L'Ansaldino, n. 12, 1958

Contenuto

L'Ansaldino, n. 12, 1958
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
A p. 1 (copertina), la poppa prefabbricata di una turbocisterna in costruzione a Sestri, pronta per il montaggio
A p. 28 (quarta di copertina), una fase della spedizione in USA di elementi per cementeria costruiti allo stabilimento C.M.I.

- La poppa prefabbricata di una turbocisterna in costruzione a Sestri, pronta per il montaggio, p. 1
- Consegna delle borse di studio "Fassio", p. 2
- Varo della "Brennero", p. 3
- Panorama aziendale, p. 4
- Liete vacanze a Montemaggio, p. 6
- L'impianto di Sindri è prossimo all'avviamento, p. 8
- Uomini alla conquista del cielo, p. 11
- Navi a propulsione nucleare, p. 12
- Morte di Henry Farman, p. 13
- Il cappotto, p. 14
- Aperto alle grandi navi il "mare interno" americano, p. 17
- Vita di casa, p. 18
- Ansaldini a Lugano e all'Elba, p. 20
- Dopolavoro, p. 25
- La ruota del tempo, p. 26
- I nostri concorsi, p. 27
- Una fase della spedizione in USA di elementi per cementeria, p. 28
Data testuale
1958 agosto 1-31
Consistenza
pp. 28
Stato di conservazione
Ottimo
Soggetto produttore
Ansaldo (1853 - ***)
Identificativo
PER.000205/92
Formato
Rivista quindicinale a stampa
contenuto
NUMERO DOPPIO

’ansaldino

ino quinto - numero 12-13 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL' ANSALDO genova, 15 luglio - 1 agosto 1958







«
o

a di una turbocisterna da 31.509, Par
a-Sestri, pronta per il montaggio










(DICINALE
DIPENDENTI
ANSALDO





*

EDITO DALL'ANSALDO S.p.A.

*

Responsabile : Lorenzo Rebora

Redazione: Via Fieschi, ro-11

13
14
17

20

25

Corrispondenti di
DIG: Lucia Diamante - ME
taco Sardini, Giuseppe Rover
CAN:

Genova
è
zh

sommario

CONSEGNA DELLE BORSE DI
STUDIO “ FASSIO"”

VARO DELLA
PANORAMA AZIENDALE

LIETE VACANZE A MONTE-
MAGGIO

L'IMPIANTO DI
PROSSIMO ALL'AVVIAMENTO

UOMINI ALLA CONQUISTA
DEL CIELO di |. b.

NAVI A PROPULSIONE NU.
CLEARE di Oberdan Borghetti
MORTE DI HENRY FARMAN
IL CAPPOTTO di Gégol
APERTO ALLE GRANDI NAVI
IL «MARE INTERNO" AMERI-
CANO

VITA DI CASA

ANSALDINI A LUGANO E
E ALL'ELBA

DOPOLAVORO

Re
Ls

Stabilimento :




Graziano Merlano - COMI:

(Voltri) Dina Pasquino; (Fegino)
Aurelio Maggiolo - FON: Michele
Montesoro- SAU: Giuseppe Sardi -
MUG:Aldo Galli, Franco Guadagni-
ni - LIV: Dino Dazzi - COKE: Edi.
lio Orlandi - ROMA: Mario Fossati

Spedizione in
stale gruppo II
gratuito ai dipendenti e

abbonamento po-
* Abbonamento
pensio»

nati * Stampato nella Tipografia

F.lli Pa



ino, Via Monticelli, 11 *

Fotoincisioni A, Ceriale, Via Lan-

franconi,

43 * Pubb



à SIRA,

Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954



“BRENNERO” |

SINDRI È |

Consegna delle Borse di studio ‘ Fassio”

abato 28 giugno sono state

S

consegnate, nella sala del
Politeama Genovese », le bor-
se di studio « Ernesto Fassio »,

destinate ai figli degli ansaldi
ni, Come tutti sanno, l'ing. Fas-
ha stanziato allo scopo tre
milioni per ogni sua unità che
scende in mare dai nostri scali,

Già lo scorso anno ponemmo
su queste colonne l'accento sul.
l'alto significato sociale ed uma-
no della istituzione, Qui non
vogliamo ripeterci, ma solo e-
sprimere ad Ernesto Fassio la
viva riconoscenza degli ansal-
dini: degli studenti, che vedono
spronato e premiato il loro quo-
tidiano

sio





sacrificio, e dei geni
tori, cui è stata offerta la pos-
sibilità di assicurare ni loro



ragazzi un
foso anno

altro sereno ed ope-
stico,

La platea del Politeama era
affollatissima. Erano presenti le
signore Jole Fassio, consorte del.
l’Armatore, Adriana Martellini-
Fassio e Franca Tomellini-Fas-
sio, Numerosissime le autorità
civili e militari e le personalità
del mondo culturale, industriale
ed armatoriale, tra le quali ci-
tiamo: il generale Ruffini, Pre-
sidente del Consorzio Autonomo
del Porto di Genova; il generale
Carnino, comandante del Porto;
il Questo di Genova, comm.
Ingrassia; il col, Celi, coman-
dante della Legione dei Carabi-
nieri; il vice Prefetto, dottor Gi.
bilaro; il vice Sindaco Bov
l'avv, Maggio, Presidente della
Deputazione Provinciale: mons,
Torrazza per S. E. il Cardinale
Siri; il Magnifico Rettore della
Università, professor Carlo Ce-
reti; il Provveditore agli Studi,
prof, Marzullo, il prof, Agostino





















Capocaccia, Vavv. Boyer della
Intersind, Per l’Ansaldo erano
presenti il Presidente, avv. De

Barbieri; l'Amministratore De-
legato, ing. Rosini; il Direttore
Generale, ing, Lombardi; il Di-
rigente dottor Mario Enrico;
il Dirigente del Personale del
Cantiere di Sestri, dottor Schia-
vo-Lena, e numerosissimi altri
dirigenti e tecnici delle Società
Fassio ed Ansaldo.

La semplice cerimonia ha
avuto inizio con un discorso
dell'avv. De Barbieri. Anzitutto

il nostro Presidente ha messo în
giusta luce lo spirito fraterno e
sociale dell'ing, Fassio, preoccu-



pato non solo del profitto scola.
stico e tecnico dei giovani an-
saldini, ma anche delle molte-
plici, onerose esigenze di bilan-
cio familiare: questa istituzione
integra infatti una lacuna esi.
stente nel sistema adottato, per
numerose ragioni, dall’An
per le sue borse di studio, L'av-
vocato De Barbieri si è fatto
quindi interprete della gratitu-
dine e dell'ammirazione che tut-
ti i dipendenti dell'Ansaldo nu-
trono per il cav, del lavoro Fas-
sio, « E non dimentica, sem-
pre coerente du sè stesso e sem.
pre ligio ad un'azione profon-
damente medit e tenace
ha continuato | ore — la
gloriosa tradizione dei mercan-
ti genovesi, usi a considerare un
geloso patrimonio l'affetto e la
stima di coloro con i quali ave-
vano rapporti di opere e di af-
fari ». Il Presidente gli ha quin-
di rivolto un caldo augurio per-
chè la sua opera abbia sempre
miglior fortuna.

Cessati gli applausi, Ernesto
Fassio gli ha così risposto:

« Per la seconda volta io ven-
go in mezzo a voi, in seno alla
grande e operosa famiglia del-
l'Ansaldo per compiere un atto
spontaneamente deliberato il
giorno in cui volli che ad ogni
felice varo di unità della mia
flotta uscite da questa « fucina
di navi» del nostro Paese, cor-
rispondesse un gesto a favore
di quei figli di lavoratori che
maggiormente meritano di es-
sere incoraggiati sulla via degli
studi e sul cammino dell’avve-
nire, Non è questo, vi prego di
crederlo, nè un atto formale nè
una elargizione, ma rappresen-
la, il mio pensiero e per
il mio sentire, una consapevole
partecipazione alla vita fami-



aldo


















gliare di una categoria che sem-
pre più intimamente deve col-
taborare alla mutua compren-

sione e alla armoniosa integra-
zione di tutte le forme del LA-

VORO.
Questo LAVORO — che la
Carta Costituzionale considera

come il basamento e il ” pilone
maestro ” della vita nazionale
— io ho la coscienza di avere
sempre onorato e servito colla
dedizione completa delle forze
fisiche e spirituali che la Prov.
videnza mi ha concesso, E que-
sto vi spiega quanto mi senta











1 cav, del lav, ing, Ernesto Fassio

vicino a coloro che in qualun-
que campo e in qualunque gra-
do gli dedicano le loro energie.

Ma tanto più vivo è il senti-
mento che provo in quanto le
73 borse di studio che ho il pia-
cere di consegnare sono desti.
nate ai figli di coloro che per-
petuano una delle più alte e
nobili tradizioni del popolo ita-
no e in particolare della gen-
te ligure, che essendosi in tutti
i tempi affacciata sulle vaste
vie del mare ha sentito più di
ogni altra lo stimolo a co-
struire, ed ha impegnato il suo
amor proprio a costruire meglio
di ogni altro!

Il corso dei tempi e il pro-
gresso della scienza non hanno
modificato lo " spirito”, che è
sempre all'avanguardia delle o-
perc umane,

L'antico carpentiere e maestro
d'ascia che sbozzava i tronchi e
i tondelli colla sua scure ta-
gliente, e il lavoratore che salda
oggi le lamiere della nave mo-










derna, continuano ad, essere

anin dallo stesso fervore,
Essi lavorano "in terra”, ma

il loro cuore è ” sull'acqua” e

sì congratula con ciascuno studente

segue con amore e con orgoglio
sui mari lontani ogni nave che
esce dai loro cantieri ed è nata
dall'ingegno dei tecnici e dalla
loro fatica.

Il ritmo sempre
della vita moderna rende sem-
pre più necessaria la ” qualifi-
cazione ” del lavoro: ogni nuo»
va conquista tecnica, che nasce
nei gabinetti dello scienziato e
nel laboratorio dello sperimen-
tatore, comporta la creazione, è
il sempre rinnovato afflusso, di
elementi specializzati. E c'è po.
sto per tutti, sulla scala del la-
voro, per chi giunger la vetta
attraverso un titolo universita
rio come per chi attraverso le
Scuole di arti e mestieri potrà
divenire prezioso e insostituibi-
le elemento nei vari cieli della

più veloce





produzione.
Per questo io confido — e
sarà una delle soddisfazioni

maggiori e più intime della mia
esistenza — che i giovani e i
giovanissimi ai quali sono de-
stinati questi incoraggiamenti,
atti a sgravare o alleggerire il
peso degli oneri familiari, di-

(continua a pag, 24)



Varata

la “Brennero”
a Livorno

allo stesso scalo dal quale

venti giorni prima era sta-
ta varata al Cantiere di Livor-
no al » Bernina », domenica 20
luglio è scesa in mare la moto-
nave « Brennero ». Le due uni-
tà sono state ordinate all’An-
saldo, come è noto, dalla So-

cietà di navigazione » Adria-
tica » di Venezia.
La cerimonia del varo è

cominciata alle 10,20. L'Ammi-
nistratore Apostolico della
Diocesi di Livorno, mons. An-
drea Pangrazio, ha impartito
la benedizione alla nuova mo-
tonave pronunziando la for-
mula di rito, dopodichè il
Direttore del Cantiere ing.
Ascenso Mauceri, rivolgendosi
alla madrina — la gentile si-
gnorina Camilla Dagna, figlia
del prof. dott. Egidio Dagna,
Vice Presidente e Direttore
Generale della « Finmare » —
ha richiesto secondo il ceri-
moniale d'uso il suo intervento
per far scendere in mare la
* costruzione 1542». Dopo
qualche istante la bottiglia di
spumante, con un’ampia pa-
rabola, andava ad infrangersi
sulla prora e la « Brennero »
scivolava lentamente in mare,
suscitando l’entusiasmo e la
emozione dei presenti.

La motonave « Brennero » è,
dopo la « Bernina », la seconda
di tre unità gemelle di 4.350
tonnellate di stazza lorda che
la Società « Adriatica » immet-
terà nei primi mesi dell’anno
prossimo sulle linee Italia -

Egitto - Siria - Turchia. La
terza è la «Stelvio», la cui
costruzione è stata affidata ai
* Cantieri Riuniti dell’Adria-
tico » e scenderà prossimamen-
te in mare a Monfaicone.

Ecco le dimensioni princi-
pali delle tre motonavi: lun-
ghezza fuori tutto, m. 109; lar-
ghezza massima, m. 16,20; al-
tezza al ponte di coperta, me-
tri 9,75; immersione, m. 5,85.

Esse saranno adibite al tra-
sporto di passeggeri e merci e
saranno del tipo a sovrastrut-
tura completa con castello,
cassero centrale e tughe, prora
inclinata, poppa ad incrocia-
tore, due alberi ed un fumaio-
lo. Saranno suddivise in otto
compartimenti per mezzo di
sette paratie stagne estenden-
tisi fino al ponte principale,

Per i passeggeri vi saranno
per ciascuna: otto cabine a
due posti con bagno, una ca-
bina a due posti con doccia,
nove cabine a un posto, 27
cabine a due posti, per com-
plessivi 81 posti.

Sul ponte principale saranno
sistemate una parte delle ca-
bine passeggeri, tutti gli al-
loggi dei sottufficiali e della
bassa forza, la cucina, le ripo-
sterie, la mensa per gli uffi-
ciali e quelle per l'equipaggio,
l'ambulatorio, il deposito bom-
bole CO; e depositi vari; sul
ponte di coperta ci saranno le
rimanenti cabine per i passeg-
geri con vestibolo d’entrata,
l'Ufficio Commissariato e l’Uf-




ficio turistico; sul ponte saloni
saranno sistemati, per i pas-

seggeri, la sala di soggiorno
con il bar, il vestibolo, la gal-

La madrina signorina Camilla Dagna, aziona il dispositivo per il lancio della bottiglia di spumante



leria e il salone da pranzo.

Gli apparati motori saranno
sistemati al centro delle navi
e saranno costituiti ciascuno da
due motori Diesel di propul-
sione del tipo « FIAT » 605 T,
capaci di sviluppare la potenza
normale di 2 x 2200 cavalli as-
se a circa 190 giri al l' e la
potenza massima alle prove di
2x2850 cavalli asse a un nu-
mero di giri corrispondente;
saranno inoltre costituiti ognu-
no da quattro gruppi Diesel
generatori principali, da una
calderina ausiliaria e da tutti
i meccanismi e parti comple-
mentari necessari al funziona-
mento dei motori principali e
dei vari servizi.

Le navi del tipo « Bernina »
potranno raggiungere alle
prove a pieno carico con po-
tenza normale la velocità di
16 nodi e saranno dotate dei
più moderni impianti e servi-
zi per la navigazione. Sono co-
struite sotto la sorveglianza
speciale del « Registro Italiano
Navale » e dell’: American Bu-
reau of Shipping » per la più
alta classe rispettiva e saran-
no conformi alle vigenti norme
italiane per le navi da pas-
seggeri e da carico destinate a
servizi di preminente interes-
se nazionale,

Fra i moltissimi intervenuti
alla cerimonia del varo della

« Brennero » abbiamo notato:
il Vice Prefetto dott. D'Amo-
re, il Presidente del Tribunale
dott. Francesco De Marco, il
Procuratore della Repubblica
dott. Giovanni Leone, il Co-
mandante del Presidio mili-
tare gen. Alberto Montesoro,
il Comandante dell’Accademia
navale ammiraglio Paolo Pe-
sci con il Comandante in se-
conda cap. di vascello Renato
D'Elia, il Sindaco prof. Nicola
Badaloni, il Questore dott.
Ugo Di Loreto, l’Intendente di
Finanza dott. Fausto Nudi, il
Presidente della Associazione
industriali ing. Rinaldo De
Giacomi, il Direttore dell’Uffi-
cio Tecnico della Marina col.
Giuseppe Gazzo, il Comandan-
dante della Capitaneria di Por-
to col. Francesco Capodanno
ed altri. Per la Società « Adria-
tica » è intervenuto il Presi-
dente conte Adriano Foscari e
per l’Ansaldo il Presidente
avv. Federico De Barbieri, il
Direttore Generale ing. Fede-
rico Lombardi, il Direttore
Centrale ing. Franco Cristofo-
ri e tutti i dirigenti del Can-
tiere di Livorno. I Registri
navali erano rappresentati
dall'ing. Raffaello Ferravante
{« R.I.Na. »), dal dott. Eusebio
Ceccarelli («Lloyd's Register»)
e dall'ing. Silvano Gandusio
(« American Bureau »).

IRESCTIPYIÎ







LIVORNO



Impostate una turbocisterna da 31500
e una motonave da 19200 t. d. w.

w.L

Navi in bacino

Ecco l'elenco delle navi che
sono state immesse negli ultimi
mesi nel bacino di carenaggio
del Cantiere di Livorno, con
l'indicazione dei lavori effet-
tuati:

— Dal 5 al 9 e dal 19 al 24
aprile ha sostato l’avviso scor-
ta « Bondjol» di 1.150 tonn.
disl. della Marina Militare In-
donesiana, per approntamento
fine lavori.

— Dal 15 al 17 e dal 24 al
26 aprile ha sostato l’avviso
scorta « Surapati » di 1.150

ci Amburgo, per lavori da par-
te di ditte esterne,

— Dal 9 all'11 maggio ha
sostato la motonave « Genepe-
sca III » di 404 t.s.l. della So-
cietà « Genepesca ». di Livor-
no, per carenaggio.

— Dal 12 maggio al 4 giu-
gno ha sostato la motonave
« Azuni » di 836 t.s.l. della
Società « Sardamare » di Sas-
sari, per lavori da parte di
citte esterne.

— Dal 5 all'8 giugno ha so-



Il 26 giugno è stata impostata al Cantiere di Livorno una motonave da carico secco da 19.200
t.d.w. (costr. 1563) ordinata dalla Compagnia sicula di armamento « Insulare » di Palermo. Due
giorni dopo, cioè il 28 giugno, è stata impostata sullo scalo « Morosini» una turbocisterna da
31.500 t.d.w. (costr. 1538) ordinata dalle Società riunite di navigazione « Villain & Fassio e
Compagnia Internazionale» di Genova. Nella foto l'impostazione della costruzione 1538



fr x





PUNTA (13 OE SS i OR OR TRIPPA TORNI ARRIVA ASI EI EA

CASSETTA DELLE IDEE

Le proposte della 2° quindicina di giugno

Durante la seconda quindicina del mese di giugno
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 155 proposte, di cui 35 sono state premiate. Ecco
il dettaglio:

MECCANICO. Proposte esaminate 129, di cui 29
premiate.

STABILIMENTO C.M.i. Proposte esaminate 26, di
cui 6 premiate.



L'ammontare complessivo dei premi è stato di li.
re 67.000.

Tra gli ultimi premiati risultano i seguenti dipen-
denti dello stabilimento C.M.l.: Carlo Alvigini, Giuseppe
Bisio, Carlo Colombo, Antenore Fadin, Giulio Gambo-
lato, Aimone Sturman.

,® ® *

Tra le proposte più importanti segnaliamo la se-
guente, presentata al Meccanico, che ha avuto un pre-
mio di lire 10.000:

« Si propone l'acquisto di martelli pneumatici per
la scalpellatura di diaframmi. Essi potrebbero servire
anche per la ribaditura dei peduncoli delle palette ».

Ed ecco la risposta:

«La proposta è giusta. L'officina in seguito alla
proposta ha adottato una macchina pneumatica per
scalpellare i diaframmi fusi di acciaio 0 di ghisa otte-
nendo un risparmio di tempo e un minor disagio da
parte dell'operaio nell'eseguire l’aggiustaggio dei dia-
frammi ».

IRENE RN



RITUTETIECRGLSFTESTOR LES OISE [CLI CESECIARETATAOI DNBSAG:STORDI MP LIATSIIEROD A, i tela) Rita Tae Sei biFia i Ottiene e INT noi DI

tonn. disì, della Marina Mili- stato l'avviso scorta « Surapa-

3 0

a,
Boz

Fornetto sperimentale per cemento costruito per la Società « Cementir » di Roma



tare Indonesiana, per appron-
tamento fine lavori.

— Dal 17 al 19 aprile ha
sostato il piroscafo « Marianti
Tetenes ». di 2.400 t.s.l. dell’ar-
inatore O. L. Tetenes del Pireo
(Grecia), per carenaggio.

— Dal 26 al 29 aprile ha
sostato la motonave « Genepe-
sca VI» di 702 t.s.l1. della So-
cietà « Genepesca » di Livorno,
per lavori da parte di ditte
esterne,

-—- Dal 29 al 30 aprile ha
sostato il panfilo « Running
Eagle » di 505 t.s.l. del sig. A.
Ravano di Genova, per care-
naggio.

— Dal 2 al 7 maggio ha so-
stato la motonave « Città di
Tripoli» di 3.478 t.s.l. della
Società « Tirrenia » di Napoli,
per sostituzione assi port’elica.

— Dal 7 al 9 maggio ha
sostato la motonave « Ebba
Blumenfeld » di 4.963 t.s.1, del-
l'armatore A. G. Blumenfeld

ti» della Marina Militare In-
donesiana per verifica allo sca-
fo.

— Dal 17 al 18 giugno ha
sostato il piroscafo « Portofer-
raio » di 918 t.s.l. della So-
cietà « Navigazione Toscana»
ai Livorno, per carenaggio,

— Dal 20 al 24 giugno ha
sostato la motonave + Gene-
pesca IV » di 1,220 t.s.l. della
Società « Genepesca » di Li.
vorno, per carenaggio e lavo-
ri da parte di Ditte esterne.

— Dal 30 giugno al 2 luglio
ha sostato la motonave « Maria
Fausta G.» di 2.133 t.s.l. della
Società « Gestione Esercizio
Navi Sicilia » di Palermo, per
carenaggio e lavori da parte
di Ditte esterne.

— Dal 4 al 15 luglio ha so-
stato la motonave « Bernina »
di 4.350 t.s.l. della Società
« Adriatica » di Venezia, per
lavori allo scafo e sistemazione
asse port’elica.



VISITE AGLI STABILIMENTI



Un gruppo di ufficiali della « Scuola di applicazione di fanteria
e cavalleria» di Torino, in visita al Cantiere di Sestri

Gli stabilimenti della nostra
Società sono visitati continua-
mente da personalità politiche,
industriali, da tecnici e da stu-
denti di scuole di ogni ordine
e grado a scopo di aggiorna-
mento e d'istruzione.

Guidati dal Preside prof.
Badolato, circa cinquanta stu-
denti del liceo scientifico di
Guastalla hanno compiuto re-
centemente una visita al no-
stro Cantiere di Muggiano.

Gli ospiti, che in precedenza
avevano compiuto una gita a
Firenze, Siena e Viareggio, so-
no stati ricevuti dagli ingg.
Del Bigo e Vaggioli che li
hanno accompagnati in visita
alle principali officine illu-
strando loro lo
dei lavori in corso sugli scali
e ai piani di prefabbricazione.



FONDE

RIA



tallo delta per la Società
« RIVA » di Milano.

Commesse

Ecco l’elenco delle commesse
più importanti acquisite nel
mese di giugno:

— Camicie di bronzo per la
Società «- Ilva » di Genova.

— Elica di bronzo al man-
ganese per i « Cantieri Alber-
ti » di La Spezia.

— Pia
te all'usura
« Cornigliano »

Alberi a manovella di
ghisa per la Società « Masche-
roni » di Legnano.

— Boccole di ghisa sferoi-
dale per la Società « RIV » di

È stre di ghisa resisten-
Torino.

per la Società
di Genova.



— Tubi di ghisa sferoidale
per la Società « Bongioanni »
di Cuneo.

Ruote »- Francis » di me-

| MUGGIANO





Impostata una motonave da 19200 1.d.w.



Il 28 giugno, sullo stesso scalo dal quale una settimana prima era
scesa in mare la motonave « Fucinatore >», è stata impostata al
Cantiere di Muggiano la costruzione 1549, motonave da carico da
19.200 t.d.w. per la Società « Cornigliano » di Genova. Il primo
elemento di chiglia, del peso di 28 tonnellate, è stato posto
sullo scalo alla presenza dei dirigenti del Cantiere ed è stato
benedetto dal cappellano di fabbrica don Aurelio Olivieri

— Tamburi di ghisa sferoi-
dale per la Società - ORMIG »
di Ovada.

— Contropesi e getti vari di
ghisa per la « Nuova San Gior-
gio ». di Genova Sestri.

— Matrici di ghisa per la
Società « FIAT » di Torino.

— Getti vari di ghisa mec-
canica e di bronzo per la So-
cietà + Alfa Romeo » di Mila-
no.

Dette commesse, ed altre
acquisite dai nostri stabili-
menti Meccanico e C.M.LI e dai
nostri Cantieri di Sestri, Mug-
giano e Livorno, comportano
circa 29000 ore lavorative.

Consegne

Il materiale più importante
consegnato nel mese di giugno
è il seguente:

Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e C.M.I e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 323 tonn. di getti di
ghisa e bronzo per costruzioni
varie. - Alla Società « Alfa
Romeo » di Milano: 210 tonn.
di getti di ghisa meccanica e
bronzo per costruzioni auto-
mobilistiche. - A clienti vari:
46 tonn. di getti di ghisa e
bronzo. - Alle « Ferrovie dello
Stato » e alla « Compagnia In-
ternazionale delle Carrozze
con Letti » di Milano: 12 tonn.
ai ceppi di ghisa per freni. -
Alle Società « SIAC » e « Cor-
nigliano » di Genova: 138 tonn.
di lingottiere di ghisa di tipo
vario. - Ai « Cantieri Riuniti
dell’ Adriatico » di Trieste:
un’elica di bronzo al manga-
nese del peso di 28 tonn. - Al
nostro stabilimento Meccani-
co, ai « Cantieri Navali Riu-
niti» e alla « Tankerflotta »
di Genova: sei eliche di bron-
zo al manganese per comples-
sive 34 tonn.

. '
svolgimento





CANTIERE

TERMINATO IL CORSO DI SALDATURA



« Scuola di saldatura » del

Recentemente si è concluso nella
Cantiere di Sestri un corso di addestramento per la formazione
di nuovi allievi saldatori elettrici. Vi hanno partecipato 15
giovani operai, provenienti da vari reparti dello stabilimento,
che sono stati affidati al Capo squadra Michelangelo Sacco

alle dipendenze del Vice Capo sezione dei saldatori ing.
Zennaro. Per l'occasione la « Scuola di saldatura» era stata
rimessa in efficienza per accogliere questa nuova schiera di
allievi destinati ad ingrossare le file dei saldatori elettrici. Il
corso è stato svolto colla massima regolarità ed è stato seguito
con impegno da parte di tutti gli allievi. Sono state impartite
alcune nozioni di carattere tecnico sull’operazione di saldatura
e sui problemi relativi; il programma pratico ha interessato
l'esecuzione dei cordoni di saldatura nelle varie posizioni con
i vari tipi di elettrodi, I risultati sono stati incoraggianti e
questo gruppo di operai si appresta ora ad affrontare il lavoro
di produzione. Sotto la guida dei Capi, dopo il vaglio della
* Scuola di saldatura », con l'impegno che ciascuno di essi ha
dimostrato e continuerà a dimostrare, essi si perfezioneranno
per acquisire quella pratica e quella padronanza che si richie-
dono in un provetto operaio saldatore. La « Scuola di salda-
tura » non si è chiusa, ma ha già aperto i battenti per acco-
gliere un altro gruppo di giovani, desiderosi di salire sugli
scali a collegare fra loro le lamiere delle nostre belle navi.

Il saluto dell'ing. Franco Cristolori

Al momento di lasciare la portare il nostro stabilimento
Direzione del Cantiere di Se- ad un così elevato livello di
stri l'ing. Franco Cristofori ha prestigio, rivelatosi con una

indirizzato ai suoi collaborato-
ri di ogni grado il seguente
messaggio:

Dopo due anni e mezzo di
direzione di questo nostro Can-
tiere navale, sono stato ora
definitivamente chiamato pres-
so la Direzione Generale.

Prima di allontanarmi da Se-
stri, sento il dovere di ringra-
ziare sentitamente tutti coloro
— dirigenti, impiegati ed ope-
rai — che hanno in detto pe-
riodo appieno collaborato per

lunga, esemplare e puntuale
successione di impostazioni, di
vari e di consegne,

Ad essi giunga, col mio rin-
graziamento, il mio cordiale
ricordo, ad essi l’incitamento e
l'augurio ad ancor meglio ope-
rare sotto la guida dell’ing.
Boero, che oggi assume la di-
rezione del Cantiere.

All’ing. Cristofori e all’ing.
Boero « L’ansaldino » esprime
i migliori auguri di buon la-
voro nei nuovi. alti incarichi



iberi, anche se qualcuno pur

troppo per poco, dagli im
pegni scolastici, nella Colonia
di Montemaggio i 318 piccoli
ansaldini trovano tutto quanto
di meglio può offrire la sana
vita sportiva all’ aria aperta,
razionalmente regolata dal
prof, Amelotti, che ha studiato
appositamente precise tabelle,
seguite con scrupolo dai diri-
genti che lassù soggiornano in-
sieme ai bambini, durante tut-
to il mese della loro perma-
nenza sulla cima di quella ver-
dissima ed amena collina.

L'assalto, così dobbiamo ben
chiamarlo, ai viveri (che co-
stantemente affluiscono da Ge-
nova, grazie ad un puntuale
servizio) comincia fin dal pri-
mo mattino, dalla sveglia cioè.
L'occupazione principale degli
ospiti è poi quella di riempire
la giornata con salutari pas-
seggiate tra i monti vicini e
in quei giochi che possono es-
sere effettuati all’ombra. Quan-
do infatti, la mattina del quin-
dici luglio scorso, giungemmo
a Montemaggio, fummo lieve-
mente sorpresi dal non trova-
re la solita commovente acco-
glienza dei bambini. Ce lo
spiegammo subito dopo: parte
di loro erano appunto in giro
(gli altri sarebbero andati a
passeggio nel pomeriggio), e i
restanti erano occupatissimi a
giocare gli « ottavi di finale »
alle frecce e alle bocce, in pre-
visione delle medaglie che ver-



‘anno distribuite l’ultimo gior-

no di permanenza.
Sorvoliamo sulle prodezze

degne della fama dei più ce-

lebri arcieri, sui loro centri
che farebbero invidia ad un
redivivo Robin Hood: sorvo-

liamo sulle millimetriche
costate » di certi bambini,
curamente genovesi di purissi-
ma razza (quest'anno la Colo-
nia ospita 65 livornesi, 80 spez-
zini e 173 genovesi), sorvolia-
mo sul tifo degno di campio-
nati a carattere nazionale in-
scenato dai loro compagni di
gioco; sorvoliamo su tutto que-
sto per dire che l'accoglienza
ci fu subito dopo, e festosis-
sima.

Chiedemmo a qualcuno, ov-
viamente scherzando, se sareb-
be ritornato con noi volentieri
a sera: solo la fuga, forse, ci
salvò dal linciaggio.

Così, tra qualche scherzo e
molte fotografie, si giunse al
momento del lavaggio collet-
tivo delle mani ed all’ora « so-
lenne »: all’ora, cioè, del desi-
nare. Più volte abbiamo ab-
bozzato la descrizione della
grandissima sala, gremita dei
piccoli ospiti affamati, e più
volte vi abbiamo rinunciato
perchè mai siamo stati capaci
di rendere appieno l’atmosfe-
ra. Meglio di noi parlano sen-
za dubbio le fotografie, ma
pensate: i 318 bambini entra.
no, ognuno si siede disciplina-
tamente al suo posto, ad ogni
tavola una squadra, con a ca-
po la vigilatrice. I bambini en-

ae



trano silenziosamente (incre-
dibile ma vero) e prendono
posto a braccia conserte per
evitare urti sia pure involon-
tari con le stoviglie. Poi il
gran momento: le pietanze
vengono servite e distrutte in
men che non si dica. Il silen-
zio diviene pian piano brusio,
poi ameno conversare, infine,
— alle caramelle — un boato,
un applauso solo. E' uno spet-
tacolo indimenticabile!

Dipoi il sonnellino pomeri.
diano e la ripresa dei giochi:
le bocce e le frecce sono già
state citate, poi c'è la palla-
tolo e la pallacanestro — ove
si fanno onore soprattutto li-
vornesi e spezzini — il ping-
pong, il salto, la corsa e via
dicendo. E a questo va aggiun-
to l'apparecchio televisivo, che
monopolizza l’attenzione dei
bambini verso le diciassette,
dopo la merenda; e ancora la
cena, le quattro chiacchiere,
gli ultimi scherzi (la battaglia
con i cuscini è però severa-
mente proibita, vero signor
Bertacchi?) e il quieto e me-
ritatissimo riposo della notte.

E proprio allora, felici e
stanchissimi, si abbandonano
a sogni che noì sappiamo pie-
ni di sole e di gioia

Emiddio Loscalzo

A
io
O



PITT







[OE

I

gruppo pompa-motore-turbina dall'impianto lavaggio ad acqua



| lavori Ansaldo di mon-

taggio dell'impianto di
Sindri volgono ormai al
termine, e si è ormai en-
trati nella fase di transi-
zione in cui la direzione
delle operazioni passa dal.
l’Ansaldo, che ha curato la
costruzione, la fornitura, il
trasporto a Sindri ed il
montaggio di tutti i mate-
riali, alla Montecatini, che
oltre ad avere progettato
l'impianto, ha pure il com-
pito di eseguire le prove di
avviamento di ogni unità e
dell'intero complesso, per
la verifica delle garanzie
di funzionamento, di con-
sumo e di resa.

Buona parte dei vari im-
pianti componenti l’insie-
me è già stata collaudata





meccanicamente con esito
favorevole e su alcuni di
tali impianti stanno ora
operando contemporanea.
mente sia il persunale del.
la Montecatini, per la pre.
parazione delle prove di
avviamento, sia il persona.
le delle varie Ditte monta.
trici europee e indiane.

Il personale montatore
delle varie case euronee
sta rientrando in questo
periodo alla sua sede di
origine, e viene in parte
avvicendato dai tecnici
delle stesse case, che pre.
siederanno alla verifica e
supervisione generale del
lavoro compiuto.

Il lavoro, particolarmen.
te intenso in questa fase
conclusiva, ha dovuto esse.









Impianto liquefazione ammoniaca

a Lge rss ALI
ULABCIS

TU

PINEALE

dn

JLMRLL



ear]

sedico

Impianto di compressione per li lavaggio ammoniacale è
(sopra:

compressori; sotto: sala pompe)

TO DI SINDRI

all’ avviamento

re svolto in condizioni cli-
matiche proibitive, duran-
te gli scorsi tre mesi del-
l'estate indiana, i cui inse-
parabili compagni sono i
42° C di temperatura al-
l'ombra e l’ elevatissima
umidità dell’aria.

Il recente avvento della
stagione dei monsoni, se
da un lato ha mitigato i
predetti fattori climatici,
dall'altro ha cominciato a
riversare sull’India gior-
nalmente e con intermit-
tenza irregolare, pioggie
torrenziali che ostacoiano
il proseguimento continuo
e regolare dei lavori e sot-
topongono a un duro ci-
mento la resistenza sia fi-
sica che morale di tutto il
personale, già fortemente

provato in gran parte da
un periodo più che bienna-
le di permanenza a Sindri.

Riguardando con soddi-

sfazione il lavoro finora
compiuto e l’esito favore-
vole che si prevede nel
corso delle prossime prove,
dobbiamo rivolgere il no-
stro compiacimento a tutto
il personale italiano, euro-
peo ed indiano dislocato a
Sindri, che ha collaborato
per la realizzazione dell’im-
pianto.

Particolarmente va ap-
prezzata l’opera del perso-
nale italiano ed europeo
che ha dovuto svolgere le
proprie mansioni in condi-
zioni ambientali locali pro-
fondamente diverse da
quelle europee, aggravate

per giunta dalla inesorabi-
le inclemenza del clima.
Come sempre però è pro-
prio attraverso a questo
spirito di sacrificio dei suoì
funzionari e dei suoi coila-
boratori che l’Ansaldo ha
potuto aumentare il suo
bagaglio di esperienza nel
campo delle realizzazioni
di impianti chimici desti-
nati all’estero, cosicchè es-
sa è ora in grado di affron-
tare, con prospettive di
esito sempre più soddisfa-
cente, nuove ed anche più
imponenti esecuzioni di
impianti in terre straniere,
diffondendo il nome del no-
stro industre paese ed af-
fermando sempre di più
nel mondo la capacità rea-
lizzatrice degli italiani.










Sopra: impianto acido nitrico, - Sotto: Impianto frazionamento gas. -
A destra: impianto lavaggio acqua (colonna C 1 lavaggio gas convertito)




tesi ur de
PÒ Bat.
muli ELLI Sinni TS

== î

f





Vansa Ulino

fuorisacecco

anno V - n. 12.13



a UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
Gli esperimenti

di Valier e di Opel

L a propulsione a razzo pri-
ma che utilizzata su mezzi
destinati ad affrontare le vie
del cielo ha trovato applica-
zione nel campo dei. veicoli
terrestri. Chi primo ebbe a
dedicarsi con apprezzabili ri-
sultati a questo lavoro fu un
ingegnere alto-atesino, Max
Valier, di Bolzano. Egli in ve-
rità (che molto aveva attinto
dall'opera pubblicata nel 1924
da Hermann Oberth « Il razzo
verso gli spazi planetari » e
che aveva, a sua volta, redatto
un interessante studio « L’ir-
ruzione nello spazio cosmico » )
aveva un programma ben più
ambizioso, quello cioè di per-
venire alla realizzazione del-
l'astronave. Ma, spirito prati-
co come era, e conscio delle
difficoltà che anche la sempli-
ce enunciazione dei suoi pro-
getti gli avrebbe fatalmente
fatto incontrare, il Valier ave-
va pianificato, per così dire, il
suo programma di azione, sud-
dividendolo in quattro fasi
successive. La prima si limi-
tava allo studio scientifico
delle possibilità dei tipi di
razzi già noti; la seconda con-
templava l’impiego della pro-
pulsione a razzo per il traspor-
to di persone in veicoli terre-
stri; la terza prevedeva la co-
struzione dell’aereo a razzo, e
l’ultima infine, veramente con-
clusiva di tutta questa serie
di successivi esperimenti, la
realizzazione dell'astronave.
Un piano siffatto, quale era
stato steso dal Valier, presen-
tava molti lati vantaggiosi,
primo dei quali quello di non
dare l’impressione che ci si
movesse nel campo delle pure
fantasie, fissati su progetti
troppo avveniristici. Ed il con-
cetto di gradualità cui il Va-
lier si ispirava portò ben pre-
sto i suoi frutti, in quanto il
coraggioso pioniere riuscì a



Nel 1928 il locomotore Opel Rak IM
sul binario ferroviario, raggiunse }a
velocità di 295 chilometri all'ora

trovare un finanziatore nella
persona di un grosso indu-
striale, Fritz von Opel, ma-
gnate dell’automobilistico ger-
manico.

Dalla progettazione Valier
poteva così passare in breve
volgere di tempo alle realiz-
zazioni pratiche: una serie di
prove con risultati via via
sempre più soddisfacenti, sic-
chè il 12 aprile 1928 si era in
grado di convocare a Weser-
miinde i rappresentanti della
stampa per farli assistere alla
prima partenza ufficiale della
prima automobile a razzi. La

propulsione doveva essere as-
sicurata da dodici razzi, solo
sette dei quali peraltro riusci-
rono a funzionare; ma il ri-
sultato apparve lo stesso più
che notevole, avendo l’automo-
bile così azionata raggiunto
dopo soli otto secondi dalla
partenza la velocità di oltre
cento chilometri orari, Il pub-
blico presente rimase letteral-
mente sbalordito, e tanto più
lo fu quando, dopo la rapida
corsa dell'automobile, ebbe ad
essere testimone di un’altra
non meno significativa prova
che il costruttore dei razzi ap-
plicati alla. macchina, .Fre-
drich Wilhelm Sander, ritenne
opportuno sottoporre alla sua
attenzione.

Un razzo con propellente so-
lido a combustione rapida vie-
ne infatti fissato ad una per-
tica della lunghezza di quat-
tro metri. Sei uomini rizzano
il singolare apparecchio che
viene introdotto in posizione
quasi verticale in un grosso
tubo del genere di quelli im-
piegati per la costruzione de-
gli acquedotti. Tutti gli occhi
sono fissi sulla squadra dei sei
tecnici, ed ognuno si domanda,
incuriosito, se la forza del raz-
zo sarà sufficiente per deter-
minare il sollevamento di quel
grosso peso. Ma è un attimo:
già guizza la fiamma di accen-
sione, e il razzo balza a velo-
cità prodigiosa nel cielo, co-
me scagliato da una mano tita-
nica. E allora «tutti coloro
che ancora dubitavano — potè
poi orgogliosamente scrivere
Valier — s’'inchinarono, in ri-
spettoso omaggio, alla forza
gigantesca della propulsione a
razzo ». E ce n'era del resto
ben motivo, perchè si potè cal-
colare che il razzo avesse rag-
giunto circa duemila metri ad
un velocità — per quel tempo
veramente fuori dell'ordinario



La Opel Rak Il in corsa sulla pista dell'Avus, il 23 maggio 1928



lì primo rneroplano itallano a reazione costruito dall'ing. Campini

— di oltre mille chilometri al-
l’ora,

Altri esperimenti di pro-
pulsione a razzo applicata a
veicoli terrestri furono ripe-
tuti in seguito. Nel corso del-
lo stesso anno 1928 l’Opel sul-
la pista di Berlino - Grune-
wald su un'auto fornita di 24
razzi riuscì a raggiungere la
velocità di 230 chilometri al-
l’ora, mentre il Valier, realiz-
zando un carrello a rotaie, in
una prova — e neppure del
tutto fortunata — riusciva a
lanciarsi a oltre 360 chilometri
orari.

Lo stesso Valier e sua moglie
si cimentavano poi, a Eib, in
Baviera, in tutta una serie di
esperimenti con una slitta a
razzo realizzando velocità no-
tevoli, sino a 400 chilometri
all'ora. Dal canto suo, l’Opel,
con un « veicolo ferroviario a
razzi » senza pilota riusciva a
raggiungere i 281 chilometri
orari.

Sino a questo momento ne-
gli esperimenti da lui effet-
tuati il Valier aveva impiegato
razzi a combustibile solido.
Questi comportano però un in-
conveniente: con essi si può
solo avviare il processo, ma
non più arrestarlo, e per giun-
ta non si riesce mai a garan-
tirsi dal pericolo che alcuni
dei razzi non si mettano a fun-
zionare per conto loro. Non c'è
altro che da tentare di poter
disporre di un propulsore con-
trollabile. Nella primavera del
1929 il Valier muta perciò si-
stema, puntando invece che
sul motore a razzo a combu-
stibile solido su quello con
propellenti liquidi, ed impe-
gnandosi in una serie sempre
più complessa di tentativi, fin-
chè, il 17 maggio 1930, un im-
prevedibile incidente nel cor-
so di un esperimento conclu-

Vr bb 021 MIILAPOTOMA AEREO HAL VO EREDOTE RCA NDIRO PALI Pt NOP RAR





sivo non tronca all'improvviso
la sua operosa esistenza.

Ma intanto c’era già stato
anche un tentativo di applica-
zione della propulsione a raz-
zo agli aerei. A cimentarsi in
siffatta impresa era stato anco-
ra l’Opel, il realizzatore delle
idee del quale — l’Hatry —
era peraltro ritornato al siste-
ma dei razzi a combustibile so-
lido. Il primo tentativo al
proposito fu. compiuto nell’au-
tunno del 1929 all’aerodromo
di Francoforte a mezzo di un
monoplano con superficie por-
tante alquanto rialzata e con
un’apertura di ali di dodici
metri. Il pilota era sistemato
nella parte anteriore della fu-
soliera: posteriormente era in-
vece l’apparecchiatura dei raz-
zi, a polvere, in numero com-
plessivo di dodici. L’impen-
naggio era opportunamente
studiato, risultando sufficiente-
mente in alto per evitare il

getto infiammato dei gas di
scarico
Ma il dispositivo basilare

era il carrello - catapulta, mo-
bile su rotaie di legno, aziona-
to da tre razzi capaci di una
spinta di novecento chilogram-
mi. L'aereo doveva essere lan-
ciato verso l’alto a mezzo del-
l'impulso ricevuto appunto da
questo carrello.

Falliti per ragioni di varia
natura i primi esperimenti,
solo alla quarta prova venne
dato all’Opel di riuscire nel
suo intento, raggiungendo una
altezza di alcune diecine di
metri e realizzando una velo-
cità oraria di oltre 150 chilo-
metri.

Era il 30 settembre 1929.
L'assalto al cielo con apparec-
chi a razzo recanti uomini a
bordo era incominciato,

I b.

MGAGGE IRGHNAR ZA Mia «dl 1 bid LETT RGAELIL 05 ITVEOSO DINAORE MA

ar trummpnnnnna



(da «N Giorno»)





< FT (alieni da a"

Navi a propulsione nucleare

elle annate 1955 e, 1956 de

« L’ansaldino », sono com-
parsi diversi articoli dell’ing.
Paolo Ameglio illustranti i prin-
cipi basilari dell'energia nuclea-
re e le sue possibili applicazioni
in genere,

Nell'articolo su « L’ansaldino »
del 15 novembre 1957 è riportato
un sunto della memoria: « L’ap-
plicazione della energia nuclea-
re alla marina mercantile » del
generale del G. N. dott. ing.
Eugenio De Vito, nella quale
sono illustrate le difficoltà che
allo stato attuale ostacolano lo
sviluppo della propulsione nu-
cleare per la marina mercantile,

Per la marina militare queste
difficoltà, che sono prevalente-
mente di carattere economico,
non sussistono dato lo scopo
particolare delle sue costruzioni;
vediamo perciò che la propul-
sione nucleare su navi militari
ha già raggiunto una notevole
esperienza, Basti ricordare le
brillanti prestazioni dei som-
mergibili americani tipo « Nau-
tilus » e l’estendersi della pro-
pulsione atomica su navi di su-
perficie, portaerei, incrociatori,
ecc., in fase di costruzione o di
programmazione nelle marine
militari degli Stati Uniti d'Ame-
rica e di altre nazioni,

E’ recente infine la notizia
della impostazione in un can-
tiere americano della nave mi-
sta trasporto passeggeri e merci
« Savannah » (New York Ship-
yards 22 maggio) avente disloca-
mento di 21.840 tonn. a pieno
carico e un apparato motore
nucleare di 22,000 C.A.

La presente nota vuole illu-
strare uno studio dei nostri Uf-
fici progetti navale e meccanico,



fig. 2



fatto in collaborazione con la
Società «Fiat» (detentrice della
licenza Westinghouse per i reat-
tori nucleari di tale ditta), allo
scopo d’esaminare come si tra-
sforma il normale apparato mo-
tore sistemato sulla T/c. « Agri.
gentum », che viene ripetuto sul-
le altre cisterne attualmente in
costruzione per gli armatori
Lauro e Fassio, con un apparato
motore a reazione nucleare,

La trasformazione si riferisce
in modo particolare all'impianto
di generazione di vapore, cioè
alla sostituzione delle attuali
caldaie Ansaldo-Foster Wheeler
con un reattore atomico,

L’impianto motore propria-
mente detto nei due casi, con-
venzionale e atomico, non subi-
rà cambiamenti sostanziali, do-
vendosi solo adattare alle diver-
se condizioni termiche del vapo-
re prodotto dall'impianto gene-
ratore, In altre parole mentre in
un impianto convenzionale a-
vremo: uno o più generatori di
vapore di tipo normale, cioè
una o più caldaie, un gruppo
turboriduttore con il suo con-
densatore, i suoi ausiliari, una
o più linee d'assi e relative eli.
che, i gruppi elettrogeni e gli
altri apparecchi per i vari ser-
vizi della nave e del carico, con
un impianto a reazione atomica
ciò che varierà sarà il genera-
tore del tipo atomico, fermo re-
stando il resto con l’osservazio-
ne suaccennata.

Il generatore di vapore del ti-
po atomico sarà costituito dal
reattore nucleare il quale, se-
guendo gli orientamenti fino ad
oggi in atto, è stato scelto del
tipo ad acqua pressurizzata

cioè: il liquido raffreddante il



reattore (coolant) e che circola
nel circuito primario è acqua a
pressione.

Il reattore (vedi fig, 1) è com-
posto dal core o nocciolo conte-

fig. 1



1 - reattore

2 - generatori di vapore

3 - pompe circuito primario
4 - gruppo valvole manovra
5 - turbina A.P.

6 - turbina B,P.

7 - riduttore





controllo che servono alla rego-
tazione della reazione. Attorno
al nocciolo sono previsti adatti
diaframmi che avviano conve-
nientemente la circolazione del-





1

I







CIRCUITO DDIMACIO GEATTODE
"© SECONDADIO 49010 MOTORE
ESTRAZIONE E ALIMENTO SECONDADIO

8 - condensatore

9 - pompa estrazione

10 - eiettore
11 - gruppo riscald. alim. 1° stadio
12 - disaereatore riscald. 2° stadio
13 - pompa alimento gener, vapore
14 - riscaldatore alim. 3° stadio





nente il combustibile, in questo
caso uranio con una certa per-
centuale dell’isotopo U 235, com-
presso in forma di pastiglie in
adatti tubi di acciaio allo zirco-
nio, intervallati dalle barre di









l'acqua raffreddante, il tutto
racchiuso in un involucro di ac-
ciaio di adatto spessore atto a
resistere alla pressione dell’ac-
qua, alle temperature di funzio-
namento ed alle reazioni chimi-

che che si sviluppano nell’inter-
no. L’involucro infine è comple-
tato in alto da un cappello



smontabile per le visite e le ope-

razioni di estrazione del combu-

stibile esausto e la ricarica con

combustibile nuovo,

Il liquido raffreddante è mes-
so in movimento da una adatta
pompa di circolazione di tipo
chiuso, particolarmente studiata
per rispondere alle condizioni di
funzionamento, viene spinto nel
reattore ove si riscalda, va nel

fascio riscaldante del generatore |
di vapore, del quale diremo in

appresso, e ritorna alla pompa
di circolazione per riprendere il
suo ciclo che è detto ciclo pri.
mario,

Questa acqua a pressione, 0
pressurizzata, viene in contatto
di elementi particolarmente ra-

dioattivi, perciò si inquina an-

ch’essa risultando estremamen-
te pericolosa agli organismi
umani. Per questa ragione il
liquido stesso non può essere
sfruttato direttamente per la

produzione di energia meccanica |

ma diventa liquido combustibi-
le per generare vapore in un al-
tro apparecchio che è, appunto,
il generatore di vapore,

Questo apparecchio è compo-
sto da un fascio di tubi a chio-
ma entro i quali passa l’acqua

pressurizzata alla pressione di |

circa 140 Kg/em® ed alla tem-

peratura di circa 270° C. Ester-

namente ai tubi invece circola
altra acqua che si riscalda e si
trasforma in vapore alla pres-
sione corrispondente alla tem-
peratura anzidetta, cioè a circa



















12

"
4

35 Kg/cm?; questo sarà il va-





| volucro di acciaio,

\

i
RAZR TE SSRASINARC (calati sine e ei ara tilt iti iti ia De

“biatore di calore,

SR I VI al SR A MISTA A Pai n



IRE] MRO AT I RI DT 0

































A Miti 0 AGGNA Sa Tuamio
8 seno 0ALDI eremauruni



O
CARICO





pore che andrà a lavorare nelle
turbine,

Il nocciolo (core) è circondato
da una adeguata schermatura di
acciaio ed acqua atta ad assor-
bire le irradiazioni emanate dal
nocciolo stesso.

Ancora tutto il complesso —
nocciolo, scambiatore di calore,
pompa e le altre apparecchiatu-
re per le misure, per le regòla-
zioni, per la purificazione, per
il supplemento di acqua ecc, —
sono racchiusi in un involucro,
chiamato contenitore, che ha lo
scopo di impedire l’eventuale
espandersi di vapore radioattivo
causato da una qualunque ava-
ria al circuito primario, Il con-
tenitore è costituito da un in-
accessibile
nel suo interno mediante adatta
apertura attraverso la quale do-
vrà passare anche tutta la spe-
ciale attrezzatura necessaria per
il trasporto del combustibile
esausto e la carica del nuovo,

Il contenitore è fissato allo
scafo ed è circondato da uno
schermo biologico formato da un
anello esterno (vedi sistemazio-
ne A. M.)) che si riempie d’acqua
quando la nave navigherà in za-
vorra, mentre .resterà vuoto con
la nave a pieno carico,

In questo caso lo schermo bio-
logico sarà composto dal carico
stesso (ad es, crudoil) in mezzo
al quale è immerso il conteni-
tore come appare chiaramente
nella fig. 2 (sistemazione A.M.).
In tal modo il volume ‘dello
schermo di acqua, essendo so-
stituito da un corrispondente
volume del carico, porta ad un
aumento del carico trasportabile
con evidente vantaggio economi-
co.

Il vapore prodotto dallo scam-
a mezzo di
adatta tubazione, è condotto a
lavorare nelle turbine del grup-
po riduttore che è composto di
una turbina di alta pressione,
di una di bassa pressione, e
sottostante condensatore, nel
quale il vapore di scarico si con-
densa e l’acqua risultante viene
aspirata dalle pompe di estra-
zione, si disaerea nel disaerea-
tore e viene aspirata dalle pom-
pe di alimento che la ritornano
nello scambiatore di calore per
riprendere di nuovo la sua tra-
sformazione in vapore e così
via.

Le turbine, funzionando con
vapore saturo umido, devono ri-
spondere a particolari caratte-
ristiche e devono essere previ-
sti accorgimenti speciali per
combattere la presenza dell’ac-
qua nel fluido motore e le dan-
nose conseguenze che ne posso-
no derivare, in particolare per
l'erosione della palettatura, Do-
vranno essere sistemati perciò
degli efficaci separatori di ac-
qua all’entrata delle turbine per
separare l’acqua in sospensione
nel vapore, dovranno essere pre-
visti inoltre particolari drenag-
gi nelle turbine sempre per se-
parare l’acqua dal vapore. Un
riduttore di giri ad ingranaggi,
del consueto tipo, trasmetterà il

moto alla limea d’assi ed all’eli-
ca propulsatrice,

La sistemazione dell'impianto
completo è rappresentata nel
disegno che illustra chiaramente
tutto il complesso e nel quale
sono anche compresi i normali
ausiliari per il servizio della
motrice, del carico e della nave.

Vediamo ad esempio i gruppi
turbogeneratori per la produ-

MEZZO SECOLO DOPO

zione dell'energia elettrica, i
gruppi evaporatori per la produ-
zione dell’acqua distillata, la
batteria delle turbopompe per lo
sbarco del carico ecc. In parti.
colare è da notare la presenza
di una calderina atta a fornire
vapore ai vari servizi di bordo
ed alle turbine, per un funzio
namento ad andatura ridotta,
onde poter rientrare in porto

Manni nti tura

nel caso di avaria all'impianto
nucleare.

La vita del combustibile (ura-
nio e uranio arricchito) è di al-
meno 18 mesi di servizio con-
tinuo e sj può dimostrare che
l'economia di esercizio è tanto
più grande quanto più lunga la
navigazione dal porto d'imbarco
a quello di scarico.

Oberdan Borghetti

FIIADAVK IPSOA DAI TALBIIMODN DAN SUIGAP! HA MPHALTOOI Pm

IL CELEBRE RECORD

Morte di Henry Farman

P ochi mesi fa, il 13 gennaio,
fu celebrato a Parigi, con
una certa solennità, un singo-
lare cinquantenario: quello del
primo volo ” controllato ”, com-
piuto da Henry Farman sul
campo di Issy-les-Moulineaux,
presso Parigi,

Erano passati cinque anni dal
giorno in cui l'americano -Or-
ville Wright era riuscito per la
prima volta a far staccare da
terra la sua” macchina volan-
te” e a tenerla in aria per do-
dici secondi. In -quel periodo
molti pionieri del volo avevano
sperimentato, con maggiore o
minore succésso, aerei costruiti
da loro stessi con mezzi di for-
tuna, e molti erano riusciti ad
alzarsi per qualche centinaio di
metri; ma mai nessuno aveva
potuto tornaré al punto di par-
tenza, In altre parole, si era di-
mostrato che l'aeroplano poteva
volare, ma non che fosse possi-
bile manovrarlo e controllarne
il volo,

La gioia e l'onore del primo
volo manovrato doveva toccare
a Farman, Nato a Parigi nel
1874, Farman era stato tra i
primi a lanciarsi in quella che
allora veniva definita la ” folle
gara” del volo, In quel memo-
rabile gennaio del 1908. il pilota
francese, a bordo di uh apparec-
chio costruito dal suo amico
Voisin, percorse un chilometro
in circuito chiuso in un minuto
e 28 secondi, alla favolosa ve-
locità di 40 chilometri all'ora.
Lasciato il suolo, superò due
pali distanti venticinque metri,
virò intorno ad un terzo, posto
a 500 metri, poi fornò a passa-
re fra i due primi e si posò
esattamente là dove aveva preso
it volo. L'apparecchio aveva
raggiunto l'altezza di due metri
dal suolo.

Farman raccontò più tardi:

« Eravamo una dozzina, quel
giorno. Io ero impaziente di fa-
re omologare il mio primato per-
chè avevo diversi concorrenti
pericolosi, Mi ricordo che era
una bellissima giornata, ma che
faceva molto freddo. Allora, per
prendere quota, la tecnica era
quella di tirare al massimo i co-
mandi, Avevo constatato, inve-
ce, che un’inclinazione più leg-
gera degli alettoni favoriva mag-
giormente il decollo, Quella tro-

vata è all'origine del mio pri-
mato, Per realizzarlo, avevo
consacrato tutto il mio tempo
ad allenarmi, dormendo in un
” hangar”, non radendomj più »,

Dopo di allora, Henry Farman
colse altri non meno notevoli
successi, Già l'anno dopo, 1909,
vinse la Coppa ” Michelin” per-

furono impiegati con notevole
successo dai francesi e dagli al-
leati durante la prima guerra
mondiale,

Il 13 gennaio di quest'anno,
Farman era presente, insieme a
Voisin, alla celebrazione del
cinquantenario del suo celebre
volo in circuito chiuso. Assi-



Uno dei primi aerei « Farman »

correndo 232 chilometri in quat-
tro ore e 17 minuti. Ma egli
si era nel frattempo specializ-
zato nella produzione di aerei,
lavorando insieme ai fratelli
Dick e Maurice; e i suoi appa-
recchi, in gran parte biplani,

stette commosso alla cerimonia,

ma non potè scendere dall'auto-

mobile che lo aveva portato sul

campo di Issy-les-Moulineaux.

Era già malato da tempo, le

gambe non lo reggevano più,
Il 18 luglio è morto.



Un « Voisin > armato di mitragliatrice (1915)

ei her telai kb Re



i M 6 luglio 1908, al balipedio

i [E
E
ANNI 19.

VARO ALLA FOCE. HE

& M 26 giugno 1858, ai cantie- |;
| ri della Foce di Genova si
| vara dll piroscafo «Luni>
con macchine costruite dagli

Orlando. M « Luni > restò in i
servizio fino al 1903, fi

MEDAGLIA D'ORO,

Il 6 luglio 1858 sono pubbli-
cate dalla Camera di Com-
mercio di Torino le meda-
glie. d'oro. assegnate dalla ©
« Quadriennale esposizione
delle . industrie ».. Per la
classe «< meccanica » è pre.
miata la «< Giovanni Ansaldo
& Compagni» di Sampier-
darena per le « due locomo-
tive coi rispettivi tender;
macchine per filettare, altre
per plallare e diversi altri
oggetti >. Un'altra medaglia |
d'oro va alla «< Luigi Orlan-
do & C.> di Genova per
« due macchine a vapore per
battelli, macchine per fu-
cinare il ferro, freni per
ferrovie, ecc. >.

LUMI A GAZ.

M « Corriere Mercantije > del
8 luglio 1858 scrive: «DI
pubblico gradimento ‘e di
grande effetto riuscì la illu-
minazione a gaz dell'Acqua.
sola (lato a ponente), I no-
stri pubblici giardini, per lo
passato affatto deserti dopo
l'Ave Maria poichè le tene-
bre cacciavano la gente, as-
sunsero ieri sera un aspetto
di festa per il concorso di
eleganti e gentili signore, è
per le sinfonie della banda
musicale provveduta dal
conduttore del caffè, le qua
ll si protrassero fino alle
ore 11, Anche questo è pro-
gresso.

50 anni fa...

TRE CANNONATE.






























angyiezeo

Ema

del Muggiano, ebbero luogo
le prove del primo lotto di
piastre da 15 cm. della Casa
omericana < Midvale » per la
corazzatura dell'incrociatore
«€ S. Giorgio ». Furono spa-
ratt tre colpi di cannone da
157 con buon esito, M lotto
venne accettato,

LINEA ELETTRICA.
Nel luglio 1908 sono in cor-
so 1 lavori per la trasforma.
zione della linea ferroviaria
da Genova a Busalla dal va-
pore all’elettricità, A Geno-
i va sl costrulsce il tunnel fra
lo calata delle Grazie e ia
i stazione di Brignole,

LA NAVE FORMIDABILE.
n Corriere Mercantile » !
del is luglio 1908 pubblica:
«La nave formidabile pro-
gettata dal Cuniberti, N co-
lonnello Cuniberti, il famo- È
so ingegnere navale italiano,
pubblica sull'ultimo numero
della rivista navale « Fight-
ting ships>» un interessante ©
articolo diretto a dimostra-
re la necessità della crea-
zione di un nuovo tipo di
grande corazzata con dislo-
camento medio di 29.000
tonnellate. Queste navi do-
vrebbero servire completa-
mente nl fini strategici e tat-
tici sia di giorno che di
notte 3,

BANDIERA DI COMBATTI.
MENTO.

Maiani

IN ZIE

ital







na
i
Di

A Livorno, il 20 luglio 1903,
è consegnata solennemente
la bandiera di combatti-
mento al cacclatorpediniere
« Lanciere ».

iii

FIR

SEA ET 1 OH FT IE SET

dl

n;

dà ei a er all inn

kàkij Akàkievic voleva riportare il discorso sul ram-
A mendo, ma Petròvich non lo stette ad ascoltare neppure
fino in fondo, e gli disse: — Uno nuovo ve lo faccio
senz’altro, potete starne sicuro; ci metterò tutto il mio im-
pegno» Si potrà farlo persino come vanno di moda oggigiorno:
col bavero agganciato con fermagli a zampa, placcati in argento.
Allora Akàkij Akàkievic si avvide che senza cappotto
nuovo non c’era da cavarsela, e ne fu completamente anni-
chilito, E, infatti: con che cosa, con che denari poteva far-
selo? Certo, poteva parzialmente contare sulla futura gratifi-
cazione per le feste, ma quei denari erano già stati destinati
ormai da un pezzo, e ripartiti per altri scopi. Egli doveva
ordinarsi un paio di pantaloni nuovi, pagare un debito vecchio
al calzolaio, per la tomaia nuova agli stivali vecchi, e ordi-
nare alla cucitrice tre camicie e un paio di quei capi di bian-
cheria che non sta bene chiamar col loro nome sulla carta
stampata; in breve, i denari se ne sarebbero andati tutti
quanti, e anche se il direttore fosse stato talmente benevolo
da decretargli, anzichè quaranta rubli di gratifica, quaranta-
cinque o-cinquanta, gli sarebbe avanzata soltanto una scioc-
chezza che, a paragone col capitale del cappotto, sarebbe stata
come una goccia nel mare. Benchè egli sapesse, è vero, che
Petròvic aveva il gusto di sparare così, a bruciapelo, Dio
sa quali prezzi inverosimili, tanto che neppure sua moglie
poteva trattenersi dal gridargli: — Ma ti ha dato di volta il
cervello, scimunito? Certe volte lavora a ufo, e ora chissà
che diavolo lo ha preso di chiedere più di quel che non valga
lui stesso; — benchè egli sapesse, è vero, che Petròvic glielo
avrebbe fatto anche per ottanta rubli, dove li avrebbe presi,
però, questi ottanta rubli? Una metà, magari, si sarebbe po-
tuta raccapezzare; forse anche un pochino di più; ma dove
prender l’altra metà?...

Ma, prima, il lettore ha da sapere da dove potesse essere
presa la prima metà. Akàkij Akàkievic aveva l'abitudine di
mettere da parte, dentro una cassettina chiusa a chiave, e
con una fessura sul coperchio per introdurvi il denaro, un
soldo per ogni rublo che spendeva. Ogni sei mesi faceva la
verifica delle monetine di rame che si erano ammucchiate, e
ie sostituiva con pezzi d’argento di piccolo taglio. Faceva così
da molto tempo, e in questo modo, dopo un certo numero di
anni, si ero trovato ad avere messo da parte un capitale di
più di quaranta rubli. Una metà, dunque, ce l'aveva; ma dove
prendere l’altra metà? Dove prendere gli altri quaranta rubli?
Pensa e ripensa, Akàkij Akàkievic decise di ridurre le spese
abituali, per un annetto almeno; di abolire l’uso del tè alla
sera, non accendere, alla sera, la candela e, se avesse avuto
da fare, andarsene nella stanza della padrona a lavorare al
lume della candela di lei; per strada, camminare con la mag-
gior leggerezza possibile, e la maggior cautela, sopra le lastre
e i ciottoli, quasi in punta di piedi, per non consumare troppo
presto le suole; dare la biancheria alla lavandaia quanto più
possibilmente di rado e, per non consumarla, ogni volta, tor-
nato a casa, levarsela di dosso, e restare solo in veste da ca-
mera: una vestaglia di. mezzo cotone, antichissima, e rispar-
miata perfino dal tempo. Bisogna dire la verità che, dapprin-
cipio, gli riuscì alquanto duro abituarsi a tali privazioni, ma
dopo ci fece, in certo modo, l'abitudine, e tutto andò per il
meglio: si abituò perfino a digiunare del tutto, alla sera; in
compenso si nutriva spiritualmente, avendo sempre presente il
pensiero del futuro. cappotto.

A partire da quel tempo, fu come se la sua esistenza si
fosse fatta, in certo modo, più completa, come se egli si fosse
sposato, come se un altro essere gli fosse accanto, come se
egli non fosse più solo ma una dolce compagna terrena avesse
acconsentito a percorrere con lui il cammino della vita, e che
questa compagna fosse il cappotto: imbottito di spessa ovatta,
e con una fodera solida, senza ragnature. Si era fatto, in certo
modo, più vivace, più fermo di carattere, persino, come chi
si sia già scelto e prefisso uno scopo. Dal viso e dagli atti scom-
parvero la titubanza, l’irresolutezza; in.una parola, tutti i
contrassegni della esitazione e dell’indecisione. Talvolta gli
brillava un fuoco negli occhi, gli si affacciavano alla mente
perfino i pensieri più audaci ed impudenti: e perchè non ap-
plicare, davvero, una pelle di martora al bavero? 5

__Questi pensieri lo resero quasi distratto. Una volta, co-
piando una pratica, fu sul punto di commettere un errore,
così che mancò un pelo non gridasse: « Uh! » ad alta voce; e
si segnò. Almeno una volta al mese faceva una capatina da
Petròvie per chiacchierare un poco del cappotto: dov'era me-
glio comprare la stoffa, e di che colore; e ritornava sempre
a casa, se pur un tantino preoccupato, soddisfatto, pensando
che sarebbe infine arrivato il giorno in cui tutto ciò avrebbe
potuto essere comprato, e in cui il cappotto sarebbe stato
pronto.

Le cose andarono più rapidamente di quanto egli non
avesse preveduto. Contro ogni aspettativa, il direttore gli as-
segnò non quaranta, o quarantacinque rubli, ma addirittura
sessanta. Sia che presentisse che Akàkij Akàkievic aveva bi-
sogno di un cappotto, sia che la cosa fosse andata così, di
per sè stessa, sta di fatto che, in grazia di tale congiuntura,
Akàkij si ritrovò in tasca venti rubli di più. Questa congiun-
tura affrettò il corso della faccenda. Passarono ancora, circa,
due o tre mesi di non eccessivo digiuno, e Akàkij Akàkievic
raggranellò proprio un’ottantina di rubli, Il suo cuore, d’ordi-
nario assai calmo, cominciò a palpitare.

Subito il primo giorno egli andò con Petròvic per i ne-
gozi. Acquistarono un panno molto buono — e non fu cosa
difficile, chè già da un anno e mezzo, ormai, ci pensavano, e
non v’era stato mese in cui non fossero andati in giro per
informarsi dei prezzi; in compenso Petròvic disse che non esi-
steva panno migliore. Per la fodera scelsero un percalle, ma

14

di qualità così buona e robusta che, a'detta di Petròv!c, esso
era ancor meglio della seta; anzi, all'aspetto, perfino più lucido
ed elegante. La martora non la comprarono perchè era cara
davvero, e presero, invece, il miglior gatto che si trovasse nel
negozio; un gatto che, da lontano, poteva esser sempre scam-
biato per martora. Attorno aì cappotto Petròvic si affaccendò,
in tutto, due settimane, perchè il lavoro di trapunto era pa-
recchio; altrimenti sarebbe stato pronto più presto. Per la sua
opera Petròviec prese dedici rubli — mero non era possibile:
le cuciture erano state fatte decisamente tutte con fil di seta,
a doppia costura fitta, e ogni costura Petròvic l'aveva ripas-
sata da cima a fondo coi denti, per schiacciarla, imprimendovi
sopra disegni svariatissimi.

Fu il... è difficile dire proprio in che giorno, ma verosi-
milmente nel giorno più solenne della vita di Akàkij Akà-
kievie, che Petròvic portò finalmente il cappotto. Lo portò al
mattino, poco prima dell'ora in cui bisogna uscire per recarsi
in ufficio. Mai, in altro momento,
il cappotto sarebbe giunto più a pro-
posito, poichè i primi geli incomin-
ciavano già a farsi sentire piuttosto
acuti, e minacciavano di rafforzare
ancora. Petròvic si presentò col cap-
potto, così come conviene si pre-
senti un buon sarto. Il suo viso por-
tava impressa un’aria di tale impor-
tanza quale Akàkij Akàkievic non
gli aveva mai visto. Pareva conscio,
nel modo più integrale, di aver con-
dotto arì esito un'impresa di non
lieve portata, e di aver rivelato d’un
colpo, nella propria persona, tut-
to l’abisso che divide i sarti che
soltanto rifoderano e rabberciano gli ‘abiti da quelli che
li cuciono a nuovo. Egli trasse il cappotto dal fazzoletto
da naso entro cui lo aveva ravvolto per portarlo (questo era
un fazzoletto fresco di bucato — quindi lo ripiegò, e lo ripose
in tasca per l’uso). Tratto fuori il cappotto, ìo guardò con
estrema fierezza; e con grande maestria, tenendoio sollevato
con le mani, lo fece ricadere sopra le spalle di Akàkij Akà-
kievic; quindi lo tese, e lo acconciò sul dietro, spianandolo
verso il basso con la mano; infine ne drappeggiò Akàkii Akà-
kievic. Akàkij Akàkievic, da persona che aveva i suoi am etti,
lo volle provare con le maniche infilate; Petròvic lo aiutò a
infilare le maniche: risultò che, anche a maniche infilate, an-
dava bene. In una parola, il cappotto calzava a pennello. Pe-
trovic non lasciò perdere, certo, la buona occasione, di affer-
mare che soltanto perchè aveva magazzino senza insegna, in
un vicolo, e poi perchè conosceva da tempo Akàkij Akàkievic,
lo aveva fatto così a buon mercato, ma che sul Corso Nevà
avrebbero preso settantacinque rubli soltanto di fattura.

Di questo argomento Akàkij Akàkievic non volle nem-
meno discutere con Petròvic. Lo. pagò, lo ringraziò e, così
come stava, col cappotto nuovo, uscì per andare in ufficio.
Petròvie uscì dietro di lui e, fermatosi in mezzo alla strada,
contemplò a lungo il cappotto, di lontano; poi svoltò l’angolo
per raggiunger di corsa, attraverso un vicolo curvo, di bel
nuovo la strada, e guardare ancora una volta il cappotto da
una visuale diversa, e cioè esattamente di fronte.

Frattanto Akàkij Akàkievic se ne andava nella più fe-
stosa disposizione di spirito. Non passava un sol attimo di un
solo minuto che egli non sentisse di avere sulle spalle il cap-
potto nuovo, e già più d’una volta gli era affiorato al labbro
un sorriso di interna beatitudine. In effetti il cappotto aveva
due virtù: in primo luogo era pesante, ‘e, in secondo, elegante.
Della strada non si accorse neppure, e si ritrovò a un tratto
in ufficio; in portineria si tolse il cappotto, lo esaminò da
ogni lato, e lo affidò alla sorveglianza particolare del portiere.
Non si sa come, al ministero tutti vennero immed'atamente a
sapere che Akàkij Akàkievic aveva un cappotto ruovo, e che
il vecchio pastrano non c’era più. Tutti si precipitarono seduta
stante in portineria per guardare il cappotto nuovo di Akàkij
Akàkievic. Presero a congratularsi e a complimentarlo, così
che egli dapprima sorrise, ma poi finì col provarne quasi ver-
gogna. E quando gli si fecero attorno, e incominciarono a
dirgli che bisognava bagnare il cappotto nuovo, e che, per lo
meno, egli avrebbe dovuto invitare l’intera compagnia a una
serata, Akàkij Akàkievic fu completamente smarrito, non sa-
peva in che modo comportarsi, cosa rispondere e come scher-
mirsi. Soltanto dopo qualche minuto, rosso in faccia, prese
ad assicurare con aria molto ingenua che non si trattava mica
di un cappotto nuovo: che era, così, un cappotto vecchio. Fi-
nalmente uno degli impiegati, un tale che, nientemeno, era un
sotto-capufficio, per dimostrare di non essere affatto uomo
superbo, e non disdegnare la compagnia di coloro che erano
da meno di lui, disse: — Ebbene, la darò io una serata invece
di Akàkij Akàkievic; vi prego perciò di voler favorire stasera
a casa mia per il tè, tanto più che oggi, neanche a farlo ap-
posta, è il mio onomastico.

Gli impiegati, come è naturale, si affrettarono a porgere
gli auguri al sottocapo, e accettarono con piacere l'invito. Akà-
kij Akàkievic cercò di schermirsi, ma tutti si misero a dirgli
che era una scortesia, che era proprio una vergogna, un’inde-
cenza; e lui non potè proprio più ricusare. Del resto, più tardi,
quando pensò che ciò gli avrebbe dato modo di uscire, anche
di sera, col cappotto nuovo, n’ebbe piacere.

Tutto quel giorno, per Akàkij Akàkievic, fu ‘una festa
grandissima, solenne. Tornò a casa nello stato d'animo più
beato, si sfilò il cappotto e lo appese al muro con gran cautela,
covando ancora con gli occhi il panno e la fodera; poi tirò
fuori il vecchio pastrano, tutto sfilacciato, per fare un para-
gone. Lo guardò e gli venne perfino da ridere, tanta era la
differenza. E continuò un bel po’ ancora a ridacchiare, du-
rante il pranzo, ogni qualvolta gli tornava in mente lo stato

Racconto di



in cui era il pastrano.
non copiò proprio nulla,
finchè non fu buio. Poi,
mise il cappotto e uscì.
Dove abitasse precisam
tati, non saprei dirvelo: la
serio, e tutto quel che vi i
le strade — mi si è a tal
testa, che è assai problemat
dinato. Comunque, almeno
gato viveva nel miglior qui
t'altro che a due passi da A
Akàkij Akàkievic ti

14
G
Pi
x
n
&
si
1

alcune strade deserte e c

andava avvicinando alla
vano più animate, più affo

















































infittivano, si incominciava

ganza; qua e là, indosso agl
che cappotto col bavero di
tersi nei poveri vetturini
guarnite di borchie dorate;
quenti i cocchieri di lusso
pone, le slitte laccate, le cop
veloci per le strade, facevi
carrozze dalla serpa ornata.
dava tutte queste cose con
ormai, non usciva di sera.
vetrina illuminata di un n
in cui era raffigurata ui
stivaletto, discoprendo in
ba per niente brutta; e, a
porta di un’altra stanza, un
simo pizzo all’imperiale sol
scosse la testa ed ebbe-un.
Perchè mai ebbe quel risol
qualcosa di cui non aveva #
scuno conserva un certo fiul
molti altri impiegati, ciò ch
cesi! non c’è che dire! Se si;
sta’ certo che è proprio qui
neppure questo: mica si pu
e saper tutto quello che e
casa dove abitava il sotto e

Il sotto capufficio viv
pione rischiarava le sue scali
piano. Entrato in anticame
distesa di galosce. In mezz
v'era un samovàr, che borb
pore. Alle pareti pendevan
perfino con il collo di castoî
luto. Al di là della parete si
busto, che divennero a un
s: aprì la porta, e ne uscì
erano bicchieri vuoti, una è
Evidentemente gli impiegati
ed avevano bevuto ‘un pri
kievic, dopo aver appeso con
nella stanza; e candele, imp
sfarfallarono, tutti assieme,
orecchio veniva confusameni
da ogni parte e dal frastuon
modo piuttosto goffo, nel n
zandosi di riflettere a quel,
vano scorto, e fu salutato |
subito in anticamera, e d
e sopra, e da una parte e di
si sentisse un tantino con
l'animo candido, non potè
come ognuno gli lodasse
pisce, piantarono in asso I
narono, come è naturale, a
— il trambusto, il chiacch
sconcertavano in certo mod
davvero come contenersi, do
corpo: infine sedette accani
sbirciò un po’ in faccia que
incominciò a sbadigliare e |
era passata da un pezzo ll
letto. Voleva congedarsi d
lasciarono andare, dicendo.
una coppa di sciampagna È
a un'oretta servirono la cen
sta, vitello freddo, un pas
Akàkij Akàkievic ne fecer
egli sentì che in quella sta
tente; ma non riuscì a d
già ia mezzanotte suonata;





























tamente, e, dopo pranzo,
da sibarita, così, sui letto,
ugiare troppo, si vestì, si

npiegato che li aveva invi-
i incomincia a tradirmi sul
toburgo — tutte le case e
mescolato e confuso nella
rne cavare qualcosa di or-
d è sicuro: che quell’impie-
della città, vale a dire tut-
Akàkievic.

dapprima ad attraversare
nate; però, a misura che si
mpiegato, le strade si face-
luminate meglio; i passanti
re signore vestite con ele-

ni, capitava di vedere qual-
ro; era più difficile imbat-
slitte di legno a graticola,
sa, si facevano più fre-
etti di velluto color lam-
pelle d’orso; e sfrecciavano
idere le ruote sulla neve,
. Akàkij Akàkievic guar-
i novità; da parecchi anni,
mò incuriosito dinanzi alla
per osservare una stampa,
onna che si slacciava uno
,, completamente, una gam-
palle, faceva capolino, dalla
con le basette e un bellis-
labbro. Akàkij Akàkievic
i poi riprese la sua strada.
rchè si era imbattuto in
cognizione, ma di cui cia-
]erchè aveva pensato, come
: « Be', però questi fran-
n testa quella cosa, allora
...»? Ma forse non pensò
re nell'anima di un uomo,
n Finalmente giunse alla
0.
in piede di lusso: un lam-
ppartamento era al secondo
tij Akàkievic vide un’intera
sse, al centro della stanza,
e sprigionava nuvoli di va-
otti e mantelli, qualcuno
pure con le risvolte di vel-
‘un chiacchierio e un tram-
‘nitidi e squillanti quando
\eriere con un vassoio dove
a, e un cestino di biscotti.
) già arrivati da un pezzo,
chiere di tè. Akàkij Akà-
prie mani il cappotto, entrò
| pipe, tavoli da giuoco gli
i agli occhi, mentre il suo
ito dal brusio che si levava
» sedie smosse. Si fermò, in
la stanza, cercando, sfor-
vesse fare. Ma già lo ave-
hdi clamori, e tutti corsero
juardarono il cappotto sotto
i, Akàkij Akàkievic, benchè
iondimeno, come uomo dal-
ssere contento, nel sentire
ito. Poi tutti quanti, si ca-
suo cappotto, e se ne tor-
del whist. Tutte quelle cose
la gran folla — quelle cose
kij Akàkievic. Non sapeva
ar le mani, i piedi, e l’intero
giocatori, guardò le carte,
ell’altro, e dopo un pochino
oiarsi, tanto più che ormai
cui abitualmente andava a
lrone di casa, ma non lo
ognava assolutamente bere
e del cappotto nuovo. Di lì
parccin in un'insalata mi-

sticcini e sciampagna, A
i due coppe, dopo le quali
to era diventato più diver-
Te in nessun modo che era
i l'ora di rincasare era già

CORIO OE È 9 RR ME e (01)



trascorsa da un pezzo. Affinchè il padrone di casa non tro-
vasse qualche altro pretesto per trattenerlo, se ne uscì dalla
stanza alla chetichella, ritrovò nell’ingresso il suo cappotto,
che vide, non senza contrarietà, caduto a terra, lo scosse, lo
ripulì accuratamente, se lo infilò e, scese le scale, uscì fuori.

Le strade erano ancora illuminate. Qualche botteguccia
di generi al minuto, questi clubs permanenti delle persone
di servizio e d'ogni sorta di altre persone, era tutt'ora aperta;
altre, già chiuse, lasciavano filtrare una lama di luce lungo
la connessura dell'uscio a indicare che non érano sprovviste
di clienti e che, probabilmente, camerieri e fantesche stavano
ancora mettendo a punto i propri commenti e le proprie dis-
sertazioni, lasciando i rispettivi padroni sprofondati nella più
assoluta perplessità circa il luogo dove essi fossero andati
a finire.

Akàkij Akàkievic se ne andava in una lieta disposizione
di spirito; a un certo momento si mise perfino a trotterellare,
chissà perchè, dietro una certa si-
gnora, la quale gli era passata ac-
canto come un lampo, e che dime-
nava tutte le parti del corpo con
una agilità straordinaria. Ma subito
ristette, e riprese a camminare al
modo di prima, pian piano, stupito
egli stesso di quella trottatina, scap-
patagli Dio sa come. Ben presto
incominciarono ad allungarglisi di-
nanzi quelle strade solitarie che,
anche di giorno, non sono molto al-
legre e, peggio che peggio, di notte.
Adesso erano diventate ancora più
silenziose e deserte: i lampioni si
erano fatti più radi, si voleva rispar-
miare l'olio, evidentemente; inco-
minciarono ad apparire le case di legno, le staccionate; non
c'era in nessun luogo anima viva: vi era solo il luecichio della
neve per le strade; e le piccole casupole assopite, con le loro
imposte sbarrate, vi nereggiavano tristi. Giunse in prossimità
di un luogo ove la strada sfociava in una piazza sconfinata,
nella quale le case, all'estremità opposta, si distinguevano ap-
pena, e che aveva l’aspetto di un deserto pauroso.

Lontano, chissà dove, baluginava il lumicino di una ga-
ritta che pareva ai confini del mondo. L’allegria di Akàkij
Akàkievic diminuì in modo sensibile a questo punto. Egli
entrò nella piazza non senza un'’istintiva apprensione, come se
il suo cuore presentisse qualcosa di brutto. Si voltò per guar-
darsi alle spalle e dai lati: sembrava la distesa di un oceano,
li attorno. « No, meglio non guardare », pensò, e chiuse gli
occhi, continuando a andare avanti; e, come li riaprì per
vedere se fosse giunto alla fine della piazza, si trovò brusca-
mente di fronte, quasi a un palmo dal naso, degli uomini
baffuti. Che gente fosse, non riuscì proprio a distinguerlo.
Gli occhi gli si annebbiarono, e sentì il cuore balzargli in gola.

— Ma è mio, questo cappotto, — disse uno di costoro con
una voce che pareva un tuono, agguantandolo per il bavéro.
Akàkij Akàkievic stava per gridare: « Aiuto!» quando l’altro
gli appoggiò sulla bocca un pugno grosso quanto la testa d’un
impiegato, aggiungendo: — Provatici soltanto, a gridare!

Akàkij Akàkievic percepì, appena, che gli sfilavano il
cappotto, che gli davano un colpo col ginocchio, e che egli
cadeva a terra, riverso nella neve; e dopo non sentì più
niente. Di lì a qualche minuto tornò in sè, e si rialzò: ma
non c’era più nessuno. Ebbe la sensazione che facesse freddo
in quel deserto, e d’esser senza cappotto. Cominciò a gridare;
ma pareva che la voce non ci si provasse neppure a giungere
sino ai confini della piazza. Disperato, continuando a gridare,
si buttò a correre attraverso la piazza in direzione della garitta
accanto alla quale, poggiato all’alabarda, il gendarme se ne
stava a guardare, si sarebbe detto con curiosità, che razza di
diavolo fosse quello che gli correva incontro urlando. Akàkij
Akàkievic, raggiuntolo, incominciò a gridargli con voce rotta
dall’affanno che lui se ne stava lì a dormire, e non faceva
la guardia a un bel niente, non si accorgeva di come deru-
bassero le persone. Il gendarme rispose di non aver veduto
nulla; di aver veduto, cioè, che due uomini lo avevano fer-
mato in mezzo alla piazza, ma di aver pensato che fossero
suoi amici; e che lui avrebbe fatto meglio, anzi che leticare
senza scopo, a andare il mattino seguente dal commissario,
chè il commissario avrebbe trovato quelli che gli avevano
preso il cappotto.

Akàkij Akàkievic giunse a casa nel più completo disor-
dine: i pochi capelli che aveva ancora sulla nuca e alle tempie
erano arruffati; i fianchi, il petto e i pantaloni eran tutti spor-
chi di neve. La vecchietta, sua padrona di casa, nell'udire
quei terribili colpi alla porta, saltò giù frettolosamente dal
ietto, e con una sola scarpa infilata a un piede accorse ad
aprire, sorreggendosi con una mano, per modestia, la camicia
sul seno; ma, quando ebbe aperto, rinculò nel vedere Akàkij
Akàkievic in quelle condizioni, Dopo che egli le ebbe fatto
il racconto di ciò che era successo, essa battè le mani l’una
contro l’altra, e gli disse che bisognava andare direttamente
dal questore, che il commissario lo avrebbe imbrogliato e
menato per il naso; che era meglio andare proprio diretta-
mente dal questore; che lei, fra l’altro, lo conosceva perchè
Anna, la cuoca finlandese che era stata a servizio da lei, faceva
ora la bambinaia in casa del questore; che lei lo vedeva spes-
so, in carne ed ossa, quando passava in carrozza di lì, vicino
a casa; e che lui andava a pregare in chiesa ogni domenica
e, allo stesso tempo, guardava tutti in viso con aria allegra,
e che quindi si capiva, dall'insieme, che doveva essere proprio
un buon uomo. Ascoltato fino in fondo questo discorso, Akàkij
Akàkievic si trascinò, triste, in camera sua; e come egli pas-
sasse la notte lo lasciamo immaginare a chi sappia raffigu-
rarsi, anche in minima parte, lo stato in cui può trovarsi
un’altra persona. Di buonora, al mattino, si recò dal questore:

ui È i datati ine Dili citi A iii A ict

RAT, EIN! e E E

ma gli dissero che stava dormendo. Tornò alle dieci. — Dor-
me, — gli dissero di nuovo. Tornò alle undici. Gli dissero:
— Ma il questore non è mica in casa! —. E lui si ripresentò

all'ora di pranzo; ma in anticamera gli uscieri non intende-
vano affatto di lasciarlo entrare, e volevano sapere assoluta-
mente per quale pratica, e per quale necessità, fosse venuto,
e che cosa fosse successo; tanto che Akàkij Akàkievic, alla
fine, almeno per una volta in vita sua, volle mostrare di
aver carattere, e disse secco e deciso che doveva vedere il
questore in persona, che non dovevano permettersi di non
farlo passare, che lui veniva dal ministero per una incom-
benza burocratica, e che, ecco, se si fosse lagnato di loro,
l'avrebbero vista brutta. Di fronte a tali argomenti, gli uscieri
non osarono obiettare più nulla, e uno di loro andò ad avver-
tire il questore.

Il questore accolse il racconto sul furto del cappotto in
un modo stranissimo, Invece di concentrare l’attenzione sul
nocciolo del fatto, incominciò ad assediare di domande Akàkij
Akàkievic: e perchè era tornato a casa così tardi? e non era
andato, forse, in qualche casa di malaffare? Così che Akàkij
Akàkievic si smarrì completamente, e andò via senza sapere
neppure se la faccenda del cappotto avrebbe avuto il debito
corso, oppure no. Tutto quel giorno fu assente dall’ufficio
(unico caso nella sua vita). Il giorno dopo si presentò pallido,
e col vecchio cappottuccio ridotto in uno stato ancor più
lacrimevole. La notizia del furto del cappotto — benchè fra
gli impiegati ve ne fossero anche di quelli che non si lascia-
ronu sfuggire neppur questa occasione per ridere alle spalle
di Akàkij Akàkievic — commosse molti. Fu deciso di fare
immediatamente una colletta in suo favore, ma raggranella-
rono proprio una sciocchezza, perchè gli impiegati si erano
ormai ridotti quasi al verde in seguito ad una sottoscrizione
per un ritratto al direttore, e un libro acquistato su proposta
del capo divisione, amico dell’autore; e così la cifra risultò
davvero una sciocchezza. Un tale, mosso da compassione, vol-
le aiutare Akàkij Akàkievic almeno con un buon consiglio,
suggerendogli di recarsi, non dal commissario — poichè, anche
dandosi il caso che il commissario fosse riuscito a ritrovare
in qualche modo il cappotto, il cappotto sarebbe rimasto in
questura. qualora egli non avesse potuto provare, in base a
documenti legali, la proprietà — ma di rivolgersi a un pezzo
grosso; che il pezzo grosso, entrando in rapporto epistolare, e
personale. con chi di ragione. avrebbe notuto far progredire
il corso della faccenda con miglior successo.

Che fare? Akàkij Akàkievic decise di recarsi dal pezzo
grosso. Quali fossero, e in cosa consistessero esattamente le
funzioni del pezzo grosso, è cosa rimasta a tutt'oggi nell’om-
bra. Ci basti sapere che un certo pezzo grosso era diventato
pezzo grosso da non molto tempo, e che prima di quel tempo
era un pezzo piccino. Del resto, anche le mansioni che adesso
ricopriva non potevano venir considerate, poi, grosse, a para-
gone di altre ben più grosse. Ma vi è sempre una cerchia di
persone per cui quel che agli occhi degli altri è ancora pic-
cino, appare grosso. Del resto egli cercava di gonfiare un po’
più la sua grossezza con molti altri espedienti, e precisamente
aveva stabilito che, allorquando egli entrava in ufficio, gli
impiegati subalterni dovessero andare ad accoglierlo fin sulle
scale; che nessuno doveva ardire di presentarsi direttamente
da lui, ma che ogni cosa avesse a procedere secondo un rigo-
rosissimo ordine gerarchico: il registratore di Collegio doveva
riferire al segretario di governatorato, il segretario di gover-
natorato al segretario titolare, o a chi altri toccava, e che
la pratica, infine, per tali tramiti, giungesse fino a lui. Vedete
fino a qual punto, nella Santa Russia, tutti sono contaminati
dall’imitazione: ciascuno mette in ridicolo il proprio supe-
riore, e poi lo scimmiotta. Si racconta perfino che un consi-
gliere titolare, quando fu nominato dirigente di un piccolo
ufficio periferico, fece innalzare immediatamente un tramezzo
per crearsi una stanza separata, a cui dette il nome di « Sala
delle udienze », e mise di piantone alla porta due inservienti
teatrali, dal colletto rosso, e coi galloni, che giravano la ma-
niglia dell’uscio, e lo aprivano a chi veniva, benchè nella
« Sala delle udienze ». ci fosse posto appena per un tavolino
di quelli comuni. Il modo di fare e le consuetudini del pezzo
grosso erano gravi e maestosi, ma concisi. Fondamento essen-
ziale del suo sistema era la severità: « Severità, severità — e
poi severità », soleva dire, e soleva guardare molto significa-
tivamente in faccia il proprio interlocutore, dopo quest'ultima
parola; benchè, del resto, non ve ne fosse alcun motivo, dato
che quella diecina di impiegati che costituiva tutta la mac-
china burocratica del suo ufficio era già, anche senza di que-
sto, debitamente impaurita: bastava che lo vedessero di lon-
tano per piantare in asso il lavoro e rimanere sull’attenti,
finchè il superiore non avesse attraversato la stanza, La sua
conversazione abituale con gli inferiori era improntata a seve-
rità, e consisteva quasi esclusivamente in tre. frasi: « Come
osate? Sapete con chi state parlando? Vi rendete conto di chi
vi sta dinanzi? ». Del resto, in fondo all’animo, era un buon
uomo, bravo con gli amici, servizievole; ma il grado di gene-
rale gli aveva dato proprio alla testa, Conseguito il grado di
generale, gli s'era come annebbiato il cervello; aveva perso
la bussola, e non sapeva assolutamente più in che modo com-
portarsi. Quando gli capitava d’essere fra i suoi pari restava
ancora una persona ammodo: una persona molto perbene; ma
non appena capitava in una società dove c’era della gente
inferiore a lui, sia pure di un grado solo, era da pigliarsi e
buttar dalla finestra: non apriva bocca; e tanto più era da
compiangere in quanto egli stesso sentiva che avrebbe potuto
passare il suo tempo incomparabilmente meglio. Gli si leg-
geva, a volte, negli occhi un gran desiderio di unirsi a qual-
che gruppetto, e a qualche conversazione interessante, ma lo
tratteneva il pensiero che sarebbe stata forse troppa condi-
scendenza, da parte sua, troppa familiarità, e con ciò avreb-
be potuto svilire la propria importanza. E per queste consi-
derazioni perdurava costantemente nel suo invariabile mu-
tismo, emettendo appena di quando in quando certi suoni
monosillabici, e meritandosi in tal maniera la nomea di indi-

15

vr fiala AA aa TAO rea
À di

viduo arcinoioso. Da questo
pezzo grosso si presentò Akà-
kij Akàkievic, e si presentò in
un momento moîto sfavore-
vole per lui, benchè, del resto,
molto favorevole per il pezzo
grosso. Il pezzo grosso si tro-
vava nel proprio gabinetto, e
stava conversando assai, assai
allegramente con un suo vec-
chio amico e compagno d'’in-
fanzia, tornato di recente a
Pietroburgo, e col quale non
si era veduto da qualche anno.
In quella vennero a dirgli che
era giunto un certo Basmàc-
kin, Domandò brusco: — Chi
è? — Gli fu risposto: — Un
impiegato. — Ah! Può aspet-
tare, ora non è il momento,
— esclamò il pezzo grosso.
Qui occorre dire che il pezzo
grosso aveva mentito nel mo-
do più assoluto: era proprio il
momento, invece; da un pezzo,
ormai, egli e l’amico suo ave-
vano vuotato tutto il sacco, e
da un pezzo ormai inframez-
zavano il discorso con assai
lunghi silenzi, badando soltan-
to a battersi dei colpettini sul-
le ginocchia e a dirsi: — Così
è, Ivàn Abràmovic! — Stepàn
Varlàmovic, è così! Ma,
nonostante questo, egli dette
ordine di far attendere l’im-
piegato per dimostrare - al-
l’amico, il quale non era più
in servizio già da tempo e si
era ritirato in campagna, quali
anticamere facessero per lui
gli impiegati. Infine, dopo che
essi ebbero chiacchierato, e an-
cor più taciuto, a sazietà, e
dopo essersi fumati un intero
sigaro, distesi su comode pol-
trone dagli schienali pieghe-
voli, il pezzo grosso, a un
tratto, sembrò risovvenirsi, e
disse al segretario, che indu-
giava sull’uscio con gli incar-
tamenti per il rapporto: —
Già, ma di là c'è un impie-
gato, mi sembra; ditegli pure
che entri. —

Come vide l’aria dimessa di
Akàkij Akàkievic, e quella sua
uniforme vecchiotta, gli si ri-
volse brusco e gli chiese: —
Cosa volete, voi? — con una
voce dura e tagliente che, di
proposito, egli aveva studiato
in precedenza, chiuso in ca-
mera e davanti allo specchio,
già una settimana prima di
essere nominato generale, e
venire insediato al posto che
occupava ora. Akàkij Akàkie-
vic, che già da qualche minuto
versava in uno stato di ade-
guata soggezione, incominciò
un tantino a impappinarsi, e
come meglio potè, nei limiti
in cui la libertà di movimenti
della lingua glielo consentiva,
prese a spiegare, intercalando
anche più spesso del solito
« quella cosa », che, già, era
un cappotto nuovo, e che lui
era stato adesso rapinato in
modo disumano, e che si era
rivolto al generale perchè que-
sti, con la sua intercessione,
in qualche modo, quella cosa,
si mettesse in corrispondenza
con il signor prefetto di poli-
zia, o qualcun altro, e cer-
casse il cappotto. Al generale,
non si sa perchè, quel com-
portamento parve familiare:

— E che, egregio signore —
continuò con voce tagliente:
— Forse che voi ignorate l’or-
dine gerarchico? Che libertà
vi prendete? Ignorate i proce-
dimenti? Voi dovevate presen-
tare prima una supplica agli
uffici; essa sarebbe andata nel-
le mani del capufficio. in quel.
le del capo sezione, quindi
sarebbe stata trasmessa al se-
gretario, e il segretario la
avrebbe porta in visione a
me...

— Ma, eccellenza, — disse
Akàkij Akàkievic, cercando di
racimolare quelle briciole di

16°

datti ei lie niet i iis

presenza di spirito che ancora
gli restavano, e accorgendosi
allo sterso tempo di essere in
un lago di sudore: — Io, ec-
cellenza, ho osato incomodarvi
perchè i segretari, quella co-
sa... è gente da non contareci...

— Come, come, come? —
disse il pezzo grosso: — Da
dove tirate fuori simile ardire?
Da dove tirate fuori simili
idee? Cos'è questa turbolenza
che sta dilagando fra la gio-
ventù contro i capi e le au-
torità?

Pareva che il pezzo grosso
non avesse notato che sul
groppone di Akàkij Akàkievic
pesavano ormai più di cin-
quant’anni, e che, quindi, se
poteva esser chiamato giovane
anche lui, lo si poteva in un
senso relativo, in relazione
cioè a chi ne avesse già set-
tanta suonati,

— Ma lo sapete a chi state
dicendo queste cose? Vi ren-
dete conto di chi vi sta di-
nanzi? Ve ne rendete conto?
Ve ne rendete conto, vi do-
mando? —, Qui egli battè un
piede per terra, alzando la
voce a un tono così acuto che
non soltanto un Akàkij Akà-
kievic ne sarebbe rimasto at-
territo. E Akàkij Akàkievie si
senti mancare; vacillò, fu pre-
so da tremore in tutto il cor-
po, e non si resse più sulle
gambe: se gli uscieri non
fossero accorsi immediatamen-
te a sostenerlo, egli sarebbe
stramazzato sul pavimento; lo
portarono via quasi esanime.
E il pezzo grosso, soddisfatto
di aver conseguito un effetto-
ne, che' superava perfino ogni
aspettativa, e completamente
inebriato al pensiero che la sua
parola potesse perfino far per-
dere i sensi a una persona,
sbirciò con la coda dell'occhio
l’amico per rendersi conto del-
l'impressione prodotta, e notò,
non senza un intimo compiaci-
mento, che l’amico si trovava
in uno stato assolutamente in-
definibile, e che lui pure inco-
minciava digià a provare una
buona dose di paura.

Come avesse disceso le sca-
le, come se ne fosse uscito per
strada, Akàkij Akàkievic non
ricordò. Non si sentiva più
nè braccia ,nè gambe: mai in
vita sua era stato strapazzato
così da un generale, che per di
più non era un superiore di-
retto. Se ne andava a bocca
spalancata nella tormenta che
sibilava per le strade, sban-
dando dai marciapiedi; il ven-
to, come è di casa a Pietro-
burgo, gli soffiava addosso da
tutte e quattro le parti, da tutti
i vicoli. Repentinamente, gli
cacciò in gola una polmonite,
ed egli arrivò a casa che non
era più in grado di pronun-
ciare una parola; si enfiò tut-
to, e si mise a letto in preda
al male. Tanta forza hanno, a
volte, le scenate meritate!

Il giorno seguente si mani-
festò una febbre fortissima,
Grazie al generoso aiuto del
clima pietroburghese, la ma-
lattia ebbe un corso più rapi-
do del prevedibile, e quando
venne il dottore, questi, ta-
stato il polso, non seppe esco-

gitare altro rimedio che pre-.

scrivergli degli impacchi, ma
unicamente perchè il malato
non restasse privo del benefico
aiuto della medicina; e, del
resto, gli annunciò seduta stan-
te il kaput irreparabile di lì
a trentasei ore; dopo di che si
rivolse alla padrona di casa e
le disse: — In quanto a voi,
signora mia, non perdete tem-
po inutilmente; ordinategli su-
bito una bara di pino, perchè
una di quercia sarebbe troppo
cara per lui.

Udì Akàkij Akàkievie que-
ste parole funeste? E, se le udì,
ne fu sbigottito, provò tri-
stezza per la sua misera vita?
Noi non ne sappiamo nulla,
poichè tutto il tempo egli fu
in stato di febbre e delirio.
Gli apparivano continuamente
visioni una più strana dell’al-
tra: ora vedeva Petròvic, e gli
ordinava, di cucirgli un cap-
potto con le tagliole per i la-
dri che, continuamente, gli
pareva di vedere spuntare da
sotto il letto; e non smetteva
dal chiamare la padrona per-
chè gli tirasse fuori i ladri
perfino da sotto le coperte;
ora, invece, per chiederle co-
me mai, lì di fronte, stesse
appeso il vecchio pastrano,
quando lui possedeva un cap-
potto nuovo; ora gli pareva di
trovarsi al cospetto del gene-
rale, mentre ascoltava la ter-
ribile sgridata, e andava ripe-
tendo: — Vi chiedo perdono,
eccellenza! —. Ora, infine, im-
precava in malo modo, pro-
nunciando parole orribili, tan-
to che la vecchia padrona si
faceva perfino il segno della
croce, perchè da lui non aveva
mai sentito niente di simile,
in vita sua; e per di più, poi,
perchè quelle parole seguivano
immediatamente alla parola
* eccellenza ». Dopo, diceva
cose prive d’ogni senso, così
che non si poteva capire pro-
prio nulla; era evidente solo
che le sue parole sconnesse e
i suoi pensieri si aggiravano
incessantemente attorno al
cappotto. Infine il povero Akà-
kij Akàkievic rese l’anima a
Dio.

Non furono apposti sigilli
nè alla camera nè agli oggetti,
prima di tutto perchè egli non
aveva eredi, e poi perchè, di
eredità, ne aveva lasciato ben
poca, e precisamente: un maz-
zetto di penne d’oca, un quin-
terno di carta protocollo, tre
paia di calzerotti, due o tre
bottoni, saltati via dai panta-
loni, e il pastrano ormai noto
al lettore. A chi andasse tut-
to ciò lo sa Iddio: su questo
punto, lo confesso, l’autore del
presente racconto non si è nep.
pure curato di informarsi.

Akàkij . Akàkievie venne
portato via e seppellito, E Pie-
troburgo rimase senza Akàkij
Akàkievic, come se non ci fos-
se mai neanche esistito. Si di-
leguò, scomparve un essere
che non era protetto da nes-
suno, a nessuno caro, e che
non interessava nessuno; che
non aveva richiamato su di sè
l’attenzione neppure del natu-
ralista, il quale non manca di
infilzare nello spillo anche una
comune mosca e studiarla al
microscopio; un essere che
aveva sofferto umilmente ogni
beffa dei compagni d’ufficio, e
che era disceso nella tomba
senza aver compiuto nulla di
notevole nella vita, ma a cui,
tuttavia, sia pure all'estremo
limite della vita, era compar-
so fuggevolmente l'ospite lu-
minoso nelle parvenze di un
cappotto, ravvivando per un
fugace istante la sua misera
esistenza; ma sul cui cano si
era poi abbattuta ineluttabil-
mente la sventura, così come
essa si abbatte sopra i potenti
della terra!...

Alcuni giorni dopo la mor-
te, venne inviato un usciere a
casa sua, dal ministero, con
l'ingiunzione che egli si pre-
sentasse immediatamente: or-
dine del capufficio; ma l’uscie-
re dovette tornare indietro con
le pive nel sacco, riferendo
che il Basmàckin non era più
in grado di presentarsi; e. alla
domanda: — Perchè? — risvo-
se con Queste parole: — Be',
così, è già morto; l'hanno se-

sibile.

polto auattro giorni fa —. Fu
in questo modo che al mini-
stero vennero a sapere della
morte di Akàkij Akàkievic. E
il giorno successivo, al suo po-
sto, sedeva già un nuovo
impiegato: incomparabilmente
più alto di. statura, e che scri-
veva le lettere dell’alfabeto con
una calligrafia non così diritta:
incomparabilmente più ineli-
nata e sghemba.

Ma chi immaginerebbe che
la storia di Akàkij Akàkievic
non sia tutta aui, e che fosse
destino che egli continuasse a
vivere per qualche giorno an-
cora, dopo la sua morte, e in
maniera strepitosa, quasi in
compenso di un'esistenza igno-
rata da tutti? Ma fu proprio
così, e la nostra storia disa-
dorna dà inopinatamente nel
fantastico alla chiusa. Per tut-
ta Pietroburgo si sparse a un
tratto la voce che, presso il
ponte Kalinkin, e per un buon
tratto oltre, aveva preso ad
apparire nottetempo un fan-
tasma sotto le spoglie di un
impiegato che andava in cerca
d’un cappotto che gli era stato
rubato; e che, col pretesto del
cappotto rubatogli, strappava
di dosso a ciascuno, senza di-
stinzione di gradò nè di titolo,
cappotti d'ogni genere e specie
col bavero di gatto, di casto-
ro, d’orso, di volpe, ovattati —
in breve — d’ogni sorta di peli
e di pelli escogitati dagli uo-
mini per riparare i propri. Un
impiegato della divisione vide
il fantasma coi suoi stessi oc-
chi, e subito ravvisò in lui
Akàkij Akàkievic; ma ciò no-
nostante fu tale la paura che
scappò a gambe levate, e per-
ciò non potè osservarlo con at-
tenzione. Vide solo che quegli,
di lontano, lo andava minac-
ciando col dito. Da ogni parte
si levarono incessanti reclami
perchè spalle e gropponi —
lasciamo andare quelli dei
consiglieri titolari, ma perfino
quelli dei consiglieri di Corte
—— andavano soggetti a reumi
dannati, in seguito alle conti-
nue avulsioni dei cappotti. In
questura fu diramato l’ordine
di acciuffare lo spettro a qual-
siasi costo, vivo o morto, e di
infliggergli una punizione du-
rissima, che servisse di esem-
pio per tutti gli altri; e mancò
poco non ci riuscissero. E pre-
cisamente: nel vicolo Kirju-
skin, un gendarne, di non so
che quartiere, aveva già af-
ferrato il fantasma per il ba-
vero, proprio sul luogo del de-
litto, mentre cercava di strap-
pare un cappotto dalle spalle
di un suonatore in pensione,
che un tempo zufolava sul pif-
fero. Avendolo preso per il
bavero, dette la voce a due al-
tri compagni, ai quali consegnò
il prigioniero perchè glielo
reggessero, mentre lui, nel
frattempo, per un secondo, si
ficcava una mano nello stivale
per trarne fuori la tabacchiera
e rinfrescarsi il naso; il quale
gli si era congelato, in vita
sua, già cinque volte; ma la
qualità del tabacco, certamen-
te, aveva da essere tale che
neppure un mostro ci avrebbe
retto. Non fece a tempo il gen-
darme, tappata la narice de-
stra col pollice, a tirar su, con
quella sinistra, mezza. presa,
che il fantasma scaricò uno
starnuto così forte da accecarli
tutti e tre con gli spruzzi.
Mentre si stropicciavano gli oc-
chi coi pugni, del fantasma non
restò nemmen la traccia, così
che essi stessi, poi, non sep-
pero rendersi ben conto se
veramente lo avessero preso
oppure no. Da quella volta i
gendarmi concepirono un tale
orrore per i morti che ebbero
paura perfino di acchiappare i



vivi, e si limitarono a gridare —

loro di lontano:
vattene,
strada!
tasma cominciò ad apparire

— Ehi, tu,

anche al di là del ponte Ka- _

linkin, spaventando non poco
i pusillanimi.

Ma non abbiamo trascurato
del tutto il pezzo grosso che,
in realtà, è stato quasi la ca-
gione prima della piega fan-
tastica assunta da una storia, |
d’altronde, perfettamente veri-
dica. Prima di tutto, giustizia
vuole che diciamo che, non
appena il povero Akàkij Akà-
kievie fu uscito, ridotto in pol-

pazzata, il pezzo grosso provò
qualcosa di simile a un moto
di compassione. Non gli era
estranea la carità; al suo cuo-
re trovavano accesso molti no-

vattene per la tua !
E l’impiegato-fan- |.

3
vere e cenere da quella stra- :
L
-

bili impulsi, benchè spesso il

grado fosse d’ostacolo al loro
esternarsi. Quando quel tale
amico di passaggio se ne fu
andato, egli si mise persino a

filosofare. sul povero Akàkij _

Akàkievic. E, quasi quotidia-
namente, da quel giorno, gli
appariva dinanzi agli occhi la
faccia di Akàkij Akàkievic,
pallida, nel mentre sbiancava
sotto le sue invettive. Il pen-
siero di lui lo inquietò a tal
punto che, una settimana do-
po, egli decise di mandare un
impiegato a. chiedere cosa ne
fosse successo, come stesse, e
se ci fosse modo, effettiva-
mente, di poterlo aiutare; e
quando gli riferirono che Akà-

febbre fulminante, ne rimase
perfino impressionato, udì den-
tro di sè dei rimbrotti di co-
scienza, e fu di cattivo umore .
tutto il giorno. Per distrarsi
in qualche maniera, e can-
cellare l'impressione spiace-
vole, andò a passar la serata
da un amico, dove trovò una
società di persone perbene e,

i
kij Akàkievic era morto di |
n

1
|

quel che più conta, tutte del ui

suo medesimo grado, o giù di
lì, cosicchè niente poteva met-
terlo a disagio. La cosa ebbe
un effetto portentoso sul suo
umore. Egli ritrovò la propria
disinvoltura, la sua conversa-
zione divenne simpatica, pia-
cevole: in una parola, passò la
serata ottimamente. A cena
bevve un paio di bicchieri di
spumante, farmaco, come è no-
to, di non trascurabile effetto
per l’allegria. La sciampagna
gli mise in corpo certe dispo-
sizioni per delle cosucce ex-

tra d'ogni genere, e in specie: —

deliberò di non tornarsene a
casa, ma di fare una capatina
da una signora di sua cono-

scenza — da Karolina Ivànov- _

na — una signora, sembra, di



origine tedesca, per la quale |

egli nutriva sensi di profonda
amicizia. Occorre dire che il

nostro pezzo grosso era uomo |

d'età non più giovane, marito.
esemplare, e' rispettabile pa-
dre di famiglia. Due figli, uno
dei quali già al servizio di
Stato, e una amabile figlia se-
dicenne,
tantino gobbo, ma grazioso,
venivano ogni giorno a ba-
ciargli la mano, dicendo « Bon-
jour, papa ». La moglie, don-

na ancora fresca, e perfino tut- —

t’altro che brutta, prima gli
dava la propria mano da ba-
ciare, e poi, rigirandola, ba-
ciava quella di lui. Ma il pez-
zo grosso — del resto piena-

domestici — aveva trovato
conveniente avere, dal lato
opposto della città, un'amica.
Questa amica non era per
niente migliore,

il mondo è pieno di simili in- |
dovinelli, e giudicarne non è

sti eat at

con un nasetto un |.

mente soddisfatto degli affetti |

e nemmeno —
più giovane, della consorte; ma







Dunaue, il
pezzo grosso discese le scale,
montò in slitta, e disse al coc-
chiere: — Da Karolina Ivà-

compito nostro.

novna! E, intabarratosi
come un nababbo nel cappotto
caldo, restò sprofondato in
quella piacevole disposizione
dello spirito, miglior del qua-
le non sapresti inventare nul-
la per un Russo; quella dispo-
sizione, cioè, in cui non pensi
a un bel niente e, nel frat-
tempo, le immagini, una più
deliziosa dell'altra, ti scivola-
no da sè nel cervello senza
che tu ti dia nemmeno la pe-
na di inseguirle. Beato, tor-
nava ad accarezzare con la
memoria quelli che erano stati
i momenti più allegri della
serata, e tutte le battute con
le quali aveva fatto ridere la
piccola cerchia di amici; molte

se le andava perfino ripetendo .

a mezza voce, e le trovava
tutt'ora divertenti: non vi è
perciò da stupirsi che ne ri-
desse di cuore egli stesso. Ma
di quando in quando una fola-
ta violenta, sbucata all’im-
provviso Dio sa da dove e chis-
sà perchè, veniva a contur-
barlo, gli tagliava la faccia,
scaraventandogli addosso uno
spolverio di neve, facendogli
sbattere come una vela il ba-
vero del cappotto o. all’im-
provviso, con una forza so-
vrannaturale, glielo rovesciava
sopra la testa, dandogli un
gran daffare per districarsene.

All'improvviso il pezzo
grosso si sentì afferrare ga-
gliardamente per il bavero.
Voltosi, scorse un ometto di
non grande statura, in un’uni-
forme vecchia, consunta. e con
terrore riconobbe in lui Akà-
kij Akàkievic. Il volto del-
l'impiegato era bianco: come
la neve; e assomigliava a quel-
lo di un morto. Ma il terrore
del pezzo grosso oltrepassò
ogni limite allorchè egli vide
che la bocca del morto si con-
torceva e, alitandogli addosso
un orrido fiato di sepolcro, pro-
nunciava le seguenti parole:

— Ah, eccoti, finalmente! Fi-
nalmente io, quella cosa, ti ho
agguantato per il bavero!
Proprio del tuo cappotto ho
bisogno! Del mio non te ne
sei occupato, tu; é mi hai fat-
to una strapazzata per giunta,
e ‘allora, adesso, dammi il tuo!

Il povero pezzo grosso fu sul
punto di rendere l’anima. Per
quanto nel suo ufficio, e in ge-
nerale coi sottoposti, fosse
persona di carattere. e benchè,
al solo cospetto del suo porta-
mento virile e del suo fisico,
tutti dicessero: « Uh, che ca-
rattere! » qui, tuttavia — come
accade a tanti uomini di aspet-
to prestante — si prese una di
quelle paure da doversi preoc-
cupare perfino, e non senza
fondale ragioni, per la pro-
pria salute. Fu lui stesso a sfi-
larsi, in un attimo, il cappot-
to dalle spalle, e a gridare al
cocchiere con voce non più
sua: — Di gran carriera! A
casa! —. Il cocchiere, nell’udi-
re una voce, che solitamente è
la voce dei momenti decisivi,
e quasi sempre è seguita da
qualcosa di molto deciso, ri-
parò ad ogni buon conto la te-
sta fra le spalle, brandì la
frusta, e la slitta partì come
un fulmine. In poco più di sei
minuti era al portone di casa.
Pallido, terrorizzato e senza
cappotto, il pezzo grosso, in-
vece di infilarsi da Katerina
Ivànovna, si infilò in casa sua,
si trascinò a stento in camera,
e passò la nottata in gran
scompiglio, tanto che il giorno
dopo, al mattino, la figliola
gli disse proprio in faccia: —
Tu, oggi, sei molto pallido, pa-
pà. —. Ma il papà stette zitto,

Ri

UNA GIGANTESCA IMPRESA AL CONFINE CANADA-USA

Aperto alle grandi navi
il ‘‘mare interno” americano

[ I primo luglio, trenta ton-
nellate di dinamite hanno
fatto saltare una diga di terra e
di rocce lunga duecento metri,
che per quattro anni lia deviato
lontano dal loro letto naturale

colo scritto dal corrispondente
de "La Stampa” il giorno in
cui la diga provvisoria fu fatta
saltare,

"Quando il flusso delle acque
terminerà, la regione e la carta



\ e 5. PAOLO
MINNEAPOLIS
Ss

4









IBUFFALO



uno dagli Stati Uniti) saranno
completate solo nella prossima
primavera, già da domani navi
oceaniche saranno alzate nelle
tre chiuse di Massena, EFisenho-
wer e Dondero, costruite sulla





ma TRENTON, S
©.
TÀ GOM CLEVELAND DO
sle acque del San Lorenzo — il geografica del continente nord- riva americana e potranno pro-

grande fiume il cui bacino com-
prende anche la serie consecu-
tiva dei cinque Grandi Laghi e
il cui corso segna in parte il
confine fra il Canadà e gli Sta-
ti Uniti — mentre una cinquan-
tina d'imprese americane e ca-
nadesi vi completavano un
grandioso sistema di tre dighe
permanenti e di sette chiuse.

Attraverso i varchi aperti dal-
l'esplosivo nella diga provviso-
ria, le acque del San Lorenzo,
che hanno qui una portata di
oltre 120.000 metri cubi al se-
condo, sono ritornate nel loro
alveo ma, trattenute ormai dalle
nuove dighe costruîte attorno
all'isola Barnhart, sono salite
al di sopra delle loro antiche
rive coprendo in quattro giorni
le famose pittoresche rapide che
impedivano alle navi di risalire
il fiume e, con esse, la moltitu-
dine di scogli ed isolotti che
avevano dato il nome di ” Mil-
le Isole” a questa sezione del
fiume, attorniata da una tren-
tina di villaggi, foreste e campi
coltivati e persino da una ri-
serva di indiani.

Per dare ai nostri lettori una
idea della ciclopica grandiosità
di questa impresa, destinata a
mutare decisamente il volto del-
l'economia canadese, riportiamo
un brano dell'interessante arti-

americano saranno trasformate
per sempre: al posto delle rapi-
de, delle ” Mille Isole” e della
pittoresca regione circostante, si
stenderà un lago profondo in
alcuni punti anche sessanta me-
tri, largo da due a trenta chilo-
metri, lungo quasi cento,

Ma l'aspetto più grandioso
dell'impresa sarà dato dal fatto
che grazie al sistema di chiuse,
il fiume ed il lago diverranno
navigabili anche per navi di al-
to mare, di grande tonnellaggio:
accadrà (quando alla fine della
estate ventura tutti i lavori sa-
ranno terminati) che il conti.
nente nordamericano avrà con-
quistato una sua ” quarta costa
marittima”, che l'Atlantico sa-
rà direttamente connesso con il
vastissimo " mare interno ame-
ricano ” formato dai laghi Erie,
Ontario, Huron, Michigan e Su-
perior, e quindi sarà possibile
attraccare navi partite da Ge-
nova, per esempio, ai moli di
Cleveland, di Chicago, di Tole-
do, di Detroit, dì Milwaukee,
di Toronto, di Duluth, a 1800
chilometri, cioè, dalla foce del
San Lorenzo.

Sebbene quattro delle cinque
chiuse canadesi (l'impresa è
stata voluta soprattutto dal Ca-
nadà ed è pagata per due terzi
dal gigantesco Dominion e per

seguire verso il Lago Ontario.
Navigando sessanta metri so-
pra le vecchie rapide, le navi
potranno trasportare fino ai li-
miti estremi del Middle West
americano le formidabili ric-
chezze minerarie scoperte da
pochi anni nel Labrador e dive-
nute ancora più preziose. da
quando la favolosa produzione
di minerale di ferro ad alto te-
nore delle colline Mesabi nel-
l'Alto Michigan si è impove-
rita, Ma soprattutto la ” via
d'acqua del San Lorenzo” come
il complesso verrà chiamato, co-



Le «Mille isole»

stituirà per le regioni setten-
trionali del Nord America quel-
lo che cento anni fa furono il
canale dell'Erie e le prime fer-
rovie che aprendo alla coloniz-
zazione le pianure centrali e le
regioni dei laghi permisero lo
immenso sviluppo della popola-

zione e della economia ameri-
cana.
Ora sarà indubbiamente il

Canada a profittare dell'impre-
sa: regioni immense, ora co-
perte di foreste, già conoscinte
per la grandissima ricchezza in
minerali e solo parzialmente
sfruttate e assai scarsamente
popolate saranno trasformate ad
un ritmo più rapido di quanto
avvenne nel Middle West. Stret-
tamente connesso a quello dei
canali, dighe e chiuse per la
navigazione è, infatti, il sîstema
di produzione dell'energia elet-
trica che raggiungerà quasi la
produzione della grande diga
del Coulee che ha contribuito in
trent'anni a trasformare radi-
calmente il Far West america-
no, dall'Oregon alla California,

La disponibilità di ingenti
quantità di energia elettrica a
basso prezzo (si calcola che co-
sterà dal dieci al venticinque
per cento meno delle già con-
venienti tariffe attuali) attire-
rà nelle zone centrali ed occi-
dentali delle provincie dell'On-
tario e dell'Alberta industrie e
imprese di ogni genere: il Ca-
nada già avviato a divenire uno
dei più proficui campi per l'in-
vestimento dei capitali nord-
americani, si attrezza ora per
mettere a pieno profitto le con-
quiste che la tecnica e la scien-
za mettono a disposizione del-
l’uomo”,







e'non disse neppure una paro-
la di quanto gli era capitato,
e dove fosse andato, e dove
avesse avuto intenzione di an-
dare. Questo avvenimento lo
impressionò fortemente. Egli
arrivò perfino a dire molto più
di rado ai propri sottoposti:
— Come osate? Ma vi rendete
conto di chi vi sta dinanzi? —
e, quando lo diceva, lo diceva
non prima di aver ascoltato di
che si trattasse,

Ma il fatto ancor più note-
vole si è che da quella volta
le apparizioni dell’impiegato-

fantasma cessarono del tutto:
si vede che il cappotto genera-
lizio gli era calzato a pennello
sulle spalle. Per lo meno non
si sentì più dire in alcun luo-
go che avessero portato via il
cappotto a nessuno. Nondime-
no le persone attive e indaf-
farate non misero affatto l’ani-
mo in pace, e andarono cian-
ciando che nej quartieri più
lontani, alla periferia, l’impie-
gato-fantasma continuava ad
apparire. E, in verità, un gen-
darme di Kolòmna vide coi
propri occhi uno spettro che

spuntava da dietro una casa;
ma, essendo egli piuttosto gra-
cilino — tanto che una volta
un cunune porcello divezzato,
uscendo di carriera da una abi-
tazione privata, lo aveva get-
tato a gambe all'aria, fra le
più matte risa dei cocchieri
che stavano lì attorno, e dai
quali egli reclamò, per la min-
chionatura, l’esazione di un
soldo a testa per il tabacco —
essendo egli, dunque, gracili-
no, non ebbe il coraggio di
fermarlo, e perciò gli andò
dietro, nel buio, sin che lo

spettro, infine, si voltò e, ar-
restandosi, gli disse: — E tu,
che vuoi? — e sfoderò un pu-
gno che neppur fra la gente
viva ne trovi di simili. — Nul-
la, — gli disse il gendarme, e
fece immediatamente dietro-
front.

Però, quel fantasma era di
statura molto più alta, aveva
degli enormi baffoni e, diret-
tosi, o così pare, verso il pon-
te Obùchov, scomparve com-
pletamente nel buio della
notte.

FINE

17



:

Importanza del colore

A tutte fa piacere avere una

casa simpatica, accoglien-
te e bella, anche se piccola e
modesta, E sta proprio alla don-
ma fare in modo che il suo pic-
colo nido sia sempre perfetta-
mente in ordine e risulti anche
migliore di quello che in realtà
esso è. Non solo per la « gen-

(come il rosso, il verde, il gial-
lo, l'azzurro) e «neutri» cioè
miscelati come il rosso mattone,
il verde oliva, il giallo uovo e
il celeste cenere,

I colori puri appunto perchè
non contengono ingredienti che
ne abbassino il tono hanno un
potere ottico elevato e perciò

glia colorata vivacemente e nel
mezzo un cestino di frutta fre-
sca che si rinnoverà in conti-
nuazione,

Nelle pareti, i colori possono
addirittura trasformare le di-
mensioni della casa. Possono
cioè abbassare, allargare, strin-
gere i singoli locali. Per « al-



te» ma anche per una dignità
propria, direi intima,

Molti sono i fattori che con-
tribuiscono a rendere bella una
casa, Questa volta parleremo del
colore che ha una importanza
grandissima perchè è capace di
fondere gli elementi più dispa-
rati e di creare, con accosta-
menti sapienti, un’armonia.

Nella scelta delle tinte è bene
farsi guidare più dalla intelli-
genza che dall’intuito (che spes-
so può ingannare) e cominciare
a distinguere i colori in « puri »

BBETTINNLGMEEITA HA

Accappatoi di spugna

devono essere usati con modera-
zione ma per lo stesso motivo
vanno impiegati sempre - per
creare una nota vivace, Così un
vecchio sofà che tradisce fin
troppo la sua origine di letto
in disuso o in attività di ser-
vizio può essere aiutato a supe-
rare il suo disagio con una se-
rie di cuscini colorati vivace-
mente, Come una vecchia tavo-
la da pranzo che porta in sè i
segni di una onorata carriera
può acquistare un aspetto nuovo
e vivace con una leggera tova-

Albiano ora ninnrenania nanne nni fsannnnaaoeretetrammenpenna nanna 1 iva nati Abe esmeno tab TA CERM TALL Dart meeTinannesnitttta amar ie 13



Nanttttementatittt





AJ mare trionfano le righe nelle tinte più squillanti. Negli
e nei la è l

® più sicuro. Ecco nella foto una graziosa indossatrice che
presenta un < costume >» in spugna a righe bianche e azzurre







lontanare » una parete sj userà
pertanto un colore freddo (az-
zurro o anche verde, il grigio
non sta bene sulle pareti di una
casa, lo vedrete negli uffici), I
colori seuri sono colori vicini:
osservate, ad esempio, nei di-
pinti gli oggetti in primo piano,
sono sempre scuri. Quindi se
vorrete stringere un locale lo fa-
rete ad esempio in un giallo ca-
rico,

Chi ha la fortuna di avere
una casa nuova, scintillante,
moderna può lasciare tutto in
bianco e colorare, ad esempio,
le porte, In una casa le abbiamo
viste, le porte, colorate tutte in
tinte diverse, Era una cosa
molto originale di grande effet-
to. Se proprio non volete arri-
vare a tanto, spargete note di
colore un po’ dovunque: il vo-
stro gusto vi darà suggerimenti
preziosi.

In cucina

I MESSICANI. Si chiamano in tan-
ti modi, a seconda delle varie re-
gioni. Ciascuna massaia, poi, ll fa
a modo suo, aggiunge o toglie a
seconda dei gusti suoi o di quelli
del suol famigliari, sapori o ingre-
dienti. Sulla base dei < messicani >
classici potete variare anche vol
questo piatto molto gustoso e invi-

tante particolarmente nella stagio- _

Cura delle mani

e mani sono sempre in pvi-

sta. Ma specialmente d’esta-
te sono veramente in primo
piano, Perciò bisognerà aumen-
tare le cure che già si fanno di
inverno in modo da sentirsi
sempre perfettamente a posto,
Anche se si fanno i lavori di
casa non è detto che si debbano
avere le mani e le unghie in
disordine: anzi il manicure è
importantissimo e lo smalto
anche. Vogliamo vedere insieme
come si fa per avere delle un-
ghie quasi perfette?

ry =

be)

Togliere lo smalto con il sol-
vente (da preferirsi quello oleo.
so che rovina meno le unghie)
e lavarsi le mani, Le tracce di
solvente sulle dita rovinano lo
smalto nuovo,

Limare le asperità delle un-
ghie con il cartoncino smeri-
gliato {si trova per 50 lire an-
che nei grandi magazzini) pre-
mendo le punte delle dita sulla
tavola, Riuscirà meglio,

ES

Mettere le mani in acqua sa-
ponata per cinque minuti e
asciugarle. Con un bastoncino
di legno d'arancio spingere in
basso le pelline e mettere in
evidenza quelle che dovranno
essere tagliate.

o

Con una crema nutriente fare
un massaggio a tutta la mano,
dalla punta delle dita al polso

con un movimento eguale di chi
infila un paio di guanti,

A

Togliere dall’unghia ogni trac-
cia di crema, poi con il pennel-

lino dare un primo tratto di

smalto molto leggermente dalla
base alla punta lasciando liberi
i due lati perchè l'unghia risulti
affusolata e sottile.

ò

Applicare un secondo strato
di smalto con molta cura e la-
sciare asciugare completamente.
Per chi avesse ” premura” un ri-
medio molto semplice; tuffare
le dita in acqua fredda e tener-
vele per un attimo,

n

Piccolo bazar.

Un pò di galateo

La forchetta va tenuta con la
estremità del manico sotto la sini-
stra mentre le prime tre dita della

stessa mano impugnano il. manico |

un po’ come se fosse una penna;
il coltello va tenuto con la destra
presso a poco allo stesso modo.

Usare con garbo e facendo forza —

con le dita non con le braccia. Le
braccia anzi dovrebbero essere te-
nute aderenti al proprio torace
senza cioè sollevare i gomiti,

Ml coltello va usato solo quando
è strettamente necessario: cioè in
sostanza per tagliare la carne o gli
affettati.

Al ristorante, o in casa d'altri,
quando sì è finito di mangiare il
tovagliolo lo si lascia sul tavolo a
sinistra del piatto senza piegarlo,
E' infatti ovvio che dovrà essere

passato subito al bucato. In casa

propria, invece, lo si può anche
piegare e riporre diligentemente
nell'apposita custodia. E' una pic-
cola attenzione che la moglie con-
sidera sempre con simpatia. è

*_.12 egs
Consigli utili

* I fumatori distratti lasciano
cadere la cenere dappertutto. Se
per colpa d'uno di loro sl sono for-
mate macchie di
piattino di porcellana, prendete un

turacciolo umido, impolveratelo di
sale e stropicciate la macchia, Ù



CARTA

Silvana
i

CANCELLERIA



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De SAVE GENOVA - PIAZZA DE MARINI, 4-6 - Telefono 290.306
Ecco come sì fa. Battete piutto-
sto sottili alcune f (il ‘o

varia a seconda del numero e de)-
l'appetito dei commensali); prepa-
rate a parte un ripieno fatto di
mortadella e carne avanzata, uni-
tevi un po' di prezzemolo tritato,
parmigiano e legate con un uovo.
Disponete un po' di ripieno su ogni
braciolina che avvolgerete su sè
stessa e legherete con filo sottile,
In una teglia mettete un po' di
burro e quando sarà colorito ag-
glungetevi i messicani badando che
si coloriscano bene da tutte e due
le parti. Quindi versate nella te-
glia una tazza di acqua calda dove
avrete sciolto un cucchiaino colmo
di salsa di pomodoro; fate cuocere
piano piano, badando che la salsa
alla fine sia ben densa,



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Sa



% a Voki sl



pi

ny
33 — nh

nl



Sopra: impianto urea (sala macchine). . Sotto:

compressori per liquefazione ammoniaca





ve”.

adi da a



Sopra:

compressori dell' impianto di frazionamento
aria -

Sotto: impianto di desolforazione gas di cokeria



ca



zo

dre
ASI 1, ‘tie
ap EMIR bah

= È

A folti gruppi i gitanti









Ansald

a Lugan

Ì I 29 giugno è stata una
giornata veramente eccezio-
nale per i 1200 ansaldini che
hanno partecipato alla nostra
oîtava gita sociale in Svizze-
ra. La meta di quest'anno è
stata Lugano. Adagiata tra il
S. Salvatore ed il lago omo-
nimo, la bella città ticinese ci
ha ricevuti con un grande
sorriso di sole, cosa eccezio-
nale in questa bislacca estate
Lugano ha fatto sfoggio di
tutta la sua bellezza, acqua e
cielo azzurrissimi e una ma-
gnifica corona di monti.

La città presenta interessan-
ti motivi architettonici, un lun.
golago bellissimo ed una fon-
tana meravigliosa. Dalla sta-
zione si giunge al centro at-
traverso un corso fiancheggia-
to da giardini e graziose vil-
lette; e, per chi ha fretta, una
funicolare accorcia le distanze
e in un attimo trasporta i viag-
giatori nel cuore della città.

La preparazione di questa
gita è stata alquanto comples-
sa, essendosi dovuti risolvere
centinaia di piccoli problemi
connessi al passaporto collet-
tivo, alla prenotazione dei ri-
storanti, alla formazione del
treno: ma ci siamo accinti a
questa organizzazione con più
impegno e con più entusiasmo,
perchè abbiamo voluto che
l'unica gita dell’anno organiz-
zata da « L’ansaldino» la-
sciasse un ricordo degno di
Stresa, Montecarlo, Portovene-
re, Venezia, Firenze e Napoli
(per non parlare della crocie-
ra stilla « Colombo », che, nel
mondo dei nostri ricordi, ha un
posto del tutto particolare).

Siamo dunque partiti di
buon mattino lasciando a terra
alcuni ritardatari, che ci hanno
poi raggiunto alla frontiera. Il
lungo convoglio bianco-azzur-
ro ha raggiunto Luaeno poco
dopo le 10. Gli ansaldini han-
no subito invaso la città — e
forse sono restati un po’ per-
plessi per via dei prezzi espo-
sti nelle vetrine: due, tre, quat-
tro franchi: ai più anziani sem-
brava di essere tornati indie-
tro di venti anni, quando an-
che da noi con poche lire si
faceva le spesa della giornata





‘ma si trattava soltanto di una
illusione... ottica).

E’ stata una giornata piena,
una giornata di sole, di alle-
gria e turisticamente intensa.
Verso sera alla stazione ci
siamo ritrovati molto stanchi,
un po’ più abbronzati, e tutti
più che soddisfatti.

* * »*

Il lungo treno ci porta in po-
chi minuti a Chiasso dove,
espletate le formalità doganali,
riprendiamo il viaggio verso
sud, verso casa. Composto di
15 vetture, il convoglio corre
ormai verso Genova; e noi ci
accingiamo a percorrerlo da
cima a fondo, per l’ultima ispe-
zione.

Sulla prima carrozza, tutta
composta di personale del
Meccanico, il nostro Loscalzo
sta ascoltando il racconto di
alcuni gitanti che sono stati
sul San Salvatore. Una ripida
junicolare li ha nortati sulla
vetta, dove una pittoresca chie-
setta costruita nel 1861 fa da
corona al monte, Di lì, a 914
metri sul livello del mare, un
colpo d'occhio meraviglioso. Il
iago si stende tra il Brè e îl
S. Giorgio, sull’ orizzonte si
scorgono il Monte Rosa, il
Monviso e più lontano gli Ap-
pennini.

Passiamo sulla seconda vet-
tura. Qui i gitanti della Dire-
zione Generale formano alle-
gra brigata con personale del
Meccanico. Lì intrattiene tutti
la signora Gasparino con la
sua consueta cordialità. I mi-
gliori ricordi della giornata li
ha offerti l’« Elvezia », una mo-
dernissima motonave lacustre
che ha portato qualche centi-
naio di ansaldini oltre Melide
a compiere l’intero giro del la-
go. Sulla poppa dell'« Elwezia »
sventola la bandiera rosso-
crociata della Confederazione,
ma qualcuno è rimasto un po”
deluso avendo portato con sè
un grosso vocabolario che a
nulla gli è servito: qui tutti
parlano un italiano che fa in-
vidia a noi genovesi.

La terza vettura è affidata
alle cure di Lucia Diamante,
con gitanti tutti della Direzio-







È E°) @ @
t17a0î8 n quia

ne Generale. Un collega ha le
gambe indolenzite perchè ha
voluto provare quegli strani
galleggianti a pedale che sono
la caratteristica del lago di Lu-
gano: voleva forse raggiungere
Campione d’Italia, nostra di-
rimpettaia sull'altra sponda del
lago.

La quarta e quinta carrozza
sono ancora del Meccanico. La
partecipazione di questo stabi-
limento è stata davvero, come
sempre, massiccia. Rovegno în-
trattiene tutti. Da tutti è cono-
sciuto e da tutti è apprezzato
anche come maitre, funzione
che ha assolto brillantemente
al « Dante » facendo servire at
nostri gitanti un pranzo di pri-
mo ordine.

Le carrozze sei e sette sono
invase dall’allegria; l’atomico
Maggiolo sta calzando un paio
di sandali prestatigli da una
graziosa fanciulla: le sue scar-
pe sono misteriosamente spa-
rite; forse è la vendetta di un
gitante per le sue « energiche
cure », Qui la maggior parte
dei viaggiatori si scambia le
impressioni di una meraviglio
sa gita sul Generoso. Hanno
dovuto attraversare il lago e
portarsi con un’altra funicola-
re sulla vetta di questo monte
che è il più alto della zona.

Sull’ottava vettura Stradella
assolve brillantemente il dop-
pio compito di capo vettura e
di segretario di gita. E° tardi,
ma è ancora alle prese con il
personale delle Ferrovie, gen-
‘ilissimo ma scrupoloso nella
osservanza delle centinaia di
articoli del regolamento ferro-
viario. Presso la Direzione di
gita sono già affluiti un porta-
foglio, una « Condoretta », una
sciarpa ed una borsa ricupe-

ti dai nostri, ma evidente-
mente abbandonati da altri,
rettanto evidentemente di-
atti.

Merlano, instancabile, per-
»‘orre incessantemente iî corri-
joi della nove e della dieci.
Qui è buona parte del Cantie-
re. Conosciamo personalmente
i fedelissimi delle nostre gite.
Molti hanno consumato il
pranzo al « Cristallo », un gra-
zioso locale che ci ricorda un





str

SI

po’ il « Garden» di Napoli.
Tutti vogliono sapere dove
+ L'ansaldino » organizzerà la
prossima gita. Vogliono infor-
mazioni sui mezzi, suila loca-
lità e tante altre cose cui non
possiamo ancora rispondere,

Proseguiamo ta nostra escur-
sione ferroviaria incontrando
Sardi, virtuoso della tastiera
ma altrettanto valido capo co-
mitiva. Ha diretto le operazio-
ni al « Kursaal », uno dei più
eleganti locali di Lugano, rac-
cogliendo la soddisfazione di
tutti.

Chiarlo è sulla tredici. Qui
hanno organizzato un torneo a
scopone; mancino le medaglie
de « L'ansaldino », ma si corn-
soleranno con i generi di ri-
storo che, a cura della « Com-
pagnia Internazionale dei Va-
goni Letto» sono offerti ab-

bondantemente ai viaggiatori.
Siamo giunti quasi alla fine

e all Elba

di questo lungo convoglio ot-
timamente allestito dalla « Ri-
viera Express », e raggiungia-
mo le ultime due vetture, la
quattordici e la quindici, affi-
dute alle cure di Jannone.

Un collega ci chiede come
mai siamo riusciti ad ottenere
quindici vetture tutte comode.
Di questo dobbiamo ringra-
ziare il nostro Ufficio di Roma
che. come sempre, validamen-
te ci aiuta quando lanciamo il
nostro S.0.S., impantanati nel-
le panie della burocrazia. Da
queste colonne desideriamo
anche rivolgere un caloroso
ringraziamento alla polizia ita-
liana, alla Questura di Geno-
va ed alle autorità di frontiera,
che hanno fatto tutto quanto
era în loro potere per agevo-
lare le operazioni di espatrio
e di rimpatrio.

Osserviamo malinconicamen-
te gli ultimi franchi svizzeri









Sopra: la funicolare di Monte Brè. - Sotto: gruppi fotografici
davanti alla fontana del parco




































2I

Sopra:

pranzo al

Kursaal

A destra:



i livornesi in viaggio verso l’Elba





rimastici, mentre il treno
giunge a Genova, concludendo
così il nostro viaggio.

Oggi anche le ultime carto-
line spedite da Lugano sono
arrivate e del 29 giugno, San
Pietro, non resta che un ri-
cordo, un meraviglioso ricor-
do di una domenica di mezza
estate.

pP er la gita all'isola d’Elba

riservata ai dipendenti del
Cantiere « Luigi Orlando >, le
prenotazioni raggiunsero subi-
to la rispettabilissima quota di
500 unità: e a questo punto fu
giocoforza, per molto numerose
e ovvie ragioni di organizza-
zione, dare l’« alt ». E la mat-
tina del 13, undici pullman at-
tendevano i gitanti a piazza
Mazzini, Affidata alle cure di
Pollastro, capo gita, e di Daz-
zi, Stradella, Aleo, Sassetto,
Baronetto, Vaiani e Campora,
nella veste di fotoreporter, la
colonna si dirigeva velocemen-
te alla volta di Piombino. Su
uno dei pullman, unico ma gra-
ditissimo ospite, era il dottor
Aldo Lazzarini, vice capo del-
la redazione livornese del quo-
tidiano fiorentino « Il giornale
del mattino », che il martedì
seguente riportava con molta
ampiezza i favorevoli echi
della gita,

A Piombino, mentre il tra-
ghetto « Aethalia » inghiottiva
cinque pullman dei nostri, la
« Portoferraio » accoglieva i
gitanti, praticamente riservata
solo ad essi.

* |»

I colori dell'Elba non hanno
lo smalto di tante altre locali-
tà turistiche, ma piuttosto un
tono severo, forte, spesso in-
terrotto dal ferrigno di rade

chiazze senza vegetazione. L’i-
sola ha un clima invidiabile.
Oggi si sta compiendo un no-
tevole sforzo per la sua valo-
rizzazione turistica,

Ma ritorniamo alla gita: do-
po lo sbarco a fianco della na-
ve-scuola « Palinuro », fu data
agli ansaldini libertà d’'inva-
sione per una buona ora, per
dar tempo a tutti di scrivere
le immancabili cartoline illu-
strate e di acquistare i souve-
nirs e l'aleatico in botticella.
Nel frattempo sbarcavano i
pullman.

Alle 11 si
dell’isola, con le
soste nei punti più « importan-
ti» o più belli. Inutile dire
qui che all’Elba tutto parla di
Napoleone, dall'acqua minera-
le alla cima ombrosa dei mon-
ti: tutto ha fatto Napoleone,
tutto ha scoperto Napoleone
(ma non vi è restato sì e no
dieci mesi?), ovunque è stato
Napoleone. Ovunque, tranne
che « da Renzo », un ristoran-
te del golfo di Procchio: sulle
sue pareti è scritto a caratteri
cubitali che in quel locale Na-
poleone non ha mangiato mai.
E’ una soddisfazione enorme,
quindi, quella che si son tolta
108 dei « 500 », consumando li
il pranzo. Gli altri sono stati
ospiti di « Marinelli » a Mar-
ciana Marina, di « Arrighi » a
Porto Azzurro, del Monte
Capanno » a Poggio Terme e
del « Miramare » a Marina di
Campo.

I vini aspri dell’isola, l’alea-
tico soprattutto, la buona cu-
cina toscana e il gran sole in-
vitavano molto a un quieto
pisolino pomeridiano con argo-
menti fin troppo suadenti. Mol-
to quindi si deve all'energia
dei capi-comitiva se, con as-



iniziava il giro
immancabili

Sopra: in navigazione sulla motonave « Portoferraio » - Sotto:



soluto rispetto al programma,
nel primo pomeriggio le fra-
zioni di colonna potevano ri-
prendere la loro escursione.

Ad illustrare le località toc-
cate via via pensavano gli au-
tisti, dimostrat forniti oltre-
tutto di un « sense of humour »
veramente sorprendente, come
rare volte ci era stato dato di





incontrare. Procchio, San Gio-
vanni, monte Puccio, Piano di
Mola (un itinerario tra i più
seguiti) spiaggia omonima,
Porto Azzurro: tappa obbliga-
toria e veramente gradita, per
quanto i stoi colori tragica-
mente contrastino con la tetra
mole del penitenziario. E poi



ancora qualche sosta alle ville
napoleoniche, a Portoferraio e,
infine, il ritorno sulla motona-
ve, In plancia incontriamo due
simpatiche studentesse statu-
nitensi, Anita Dantas e Nancy





Maguire, la tipica ragazza
nordamericana. Si d
sì come
turisti

iscorre co
discorre con
del mondo, delle solite







cose e anche dei soliti luoghi
comuni: ma ci sorprende al
l’improvv l'esclamazione di
gioia di Nancy quando appren-
de che la « Colombo » è stata
costruita dai colleghi di lavoro
genovesi dei suoi attuali inter-
locutori, « Oh, the ” Cristoforo
Colombo”. Very, very beauti-
ful! Splendido



Tramonto alla imboccatura
del porto di Piombino, Cestini
da viaggio sui pullman, canti
a squarciagola, « attracco » a
piazza Orlando ». Sono le
22,30.



Pranzo al ristorante « Marinelli» di Marciana Marina Un gruppo di ansaldini livornesi a Portoferraio



Le borse di studio
“Ernesto Fassio”

(continunzione da pag. 2)
mostreranno di averli ben meri-
tati e sapranno utilizzarli de-
gnamente, rendendosi conto so
prattutto del loro significato mo-
rale,

Credo superfluo aggiungere
che, come ho dichiarato in ogni
altre borse dî studio
fiungeranno a queste, ogni
he una nuova nave com
messa ai Cantieri Ansaldo dalle
mie Società e di queste com-

occasione,





messe ho dato nei giorni scorsi to il tetto» di Otto Pre-

la più netta ed integrale con minger.
ferma scenderà al bacio del « La vergine sotto il tet-
mare to » è una « piece » teatrale
Ling. Fassio così ha concluso: riportata su pellicola (e
autorità che quindi senza una vera e

v Ringrazio le
hanno voluto onorare della loro
presenza questa festa del La
voro: ringrazio la Presidenza e
i dirigenti dell'Ansaldo: ringr:
zio voi tutti, giovani e anziani,
che siete qui riuniti non per una
vana e coreografica cerimonia
ma per rinnovare in piena se-
renità dj spirito un patto di
recfproca fiducia e di piena com-
prensione fra datori di lavoro e
lavoratori che aspirano a pre
parare giorni migliori per la
generazione che sale, ed alla
quale trasmetteranno un giorno
con tranquilla coscienza il frut
to dell'opera loro! »









Una calda ovazione ha sotto-
lineato le parole dell’ing. Fas-
sio. Quindi il segretario della
commissione giudicatrice, s:g.
Beriacchi, ha chiamato ad uno
ad uno sul palco i giovani, e
per tutti j 73 premiati l'Arma-

tore ha avuto una particolare
parola di elogio e di sprone a
sempre meglio operare per il

loro avvenire,

Ecco i nomi dei vincitori:

Borse di studio da 150.000 lire,
Emilio Borgo, Graziella Doddoll,
Marlo Fasolini, Pier Giorgio Muzi,

Niccolai, Nerso Pentore,
Carla Summo, Sergio Tarabuso,
Adriano Viotti,

Borse di studio da 75,000 lire.
Arsenio Balestrero, Rosita Baruzzo,
Francesca Bertolani, Adriano Bor-
mida, Ugo Brisigotti, Giuseppe Bus-
sì, Roberto Camera, Gianna Cecon,
Gian Luea Chio: Bruno Conte,
Franco Curzi
Paola
cesc








n Diana De V
Sergio Feasi, F
Franc I













Fdg: ”
Annalisa Scari
doni, Mirra Virillti,
di, Marco Voliani,

Borse di studio da 50.000 lire,
Lillana Bastianello, Anna Maria Be.
verino, Marla Nella Biagi, Madda-
lena Canepa, Domenico Canesì, Ma.

n
o Sante Spa.
Antonio Viscar-

ria Luisa Carbone, Elvira Caru-
gini, Michele Caviglia, Mirea Cavi.
glia, Franco Contorbia, Attilio Coz-

Caterina Dellepiane, Anna Mn-
Feudatari, Teresa Filosi, Anna
Fioravanti, Gian Carlo Fio»
Luigina Fortunato, Biagina
Franco Gaggero, Gra-
Anna Maria Lau-

zani,



ri
Marla
rito,
Fracchiola,
ziano Giovannini,












gelli, Paola Lucchesi, Enzo Magna-
vacca, Giullana Mazzoli, Vittorio
Meli, Elio Molfino, Giovanni Molte-
ni, Silvia Mongiardino, Gilia Musso,
Laura Pagonis, Maria Angela Par-
rucci, Anna Maria Pastorino, Gian
Paolo Patrone, Maria Franen Pe.
stari Teresa Pittaluga, Emi-
lio Puglia, ilippo Rossetti, Gabrie]-
la Solari, Roberto Stellini.




| CINESELEZIONE

Riprese
N el pieno della stagione
estiva i cinema ci pre-
sentano, qua e la, qualche
interessante ripresa.

Tra le più notevoli, segna-
liamo » Rififi » da noi re-
censito a suo tempo, « In-
termezzo » con Ingrid Berg-
man e Leslie Howard, « Ni-
notchka » con Greta Gar-
bo, « Tre uomini in barca »
tratto dall'omonimo roman-
zo dell’umorista Jerome K.
Jerome, e « La vergine sot-

propria traduzione cinema-
tografica) che conserva nel
primo tempo tutta la bril-
lante vivacità dello spas-
soso dialogo originale, Poi
tutto scade al livello di far-
sa movimentata, sul filo di
moduli ormai abusati.

Buona è l'interpretazione
di David Niven.

Il film è tutto impernia-
to sull’incredibile ingenvità
di una candida ragazza,
tanto candida da sembrare
sfrontata, e che causa una
serie interminabile di equi-
voci e di pasticci, prima di
giungere al matrimonio con
un bravo architetto. La ra-
gazza, oltrechè cundida, è
un po’ vivace ed esplosiva.

Come si vede, un film che
deve aver detto qualcosa al
regista Pietrangeli, prima
che realizzasse il suo « Na-
ta di marzo », altro film ri-
preso in questi giorni sugli
schermi. Potrà essere inte-
ressante il raffronto.

IL PORTOGHESE







Concluse le visite

alla “Cornigliano”

Si sono concluse recente-
mente le visite organizzate dal
nostro periodico allo stabili-
mento « Oscar Sinigaglia » del-
la Società « Cornigliano ». So-
ro stati utilizzati cinque pull-
man da gran turismo, uno per
visita, che sono serviti al tra-
sporto, specie dentro le mura
dello stabilimento siderurgico,
di circa 250 dipendenti, i qua-
li più volte ci hanno espresso
il loro vivo apprezzamento per
lo scopo spiccatamente cultu-
rale di questa iniziativa.

Teniamo qui particolarmente
a ringraziare la « Cornigliano »
per la gentile concessione e
l’ing. Cesaroni, impareggiabile
ed infaticabile +« cicerone », Si
deve a lui infatti se gli ansal-
dini hanno potuto soddisfare
la loro curiosità e rendersi
perfettamente conto dell’inte-
ro ciclo di lavorazione, dallo
scarico delle navi fino all’usci-
ta del prodotto dal modernis-
simo stabilimento genovese.



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Spett. Redazione de « L’An-
saldino »,

le sarò grato se vorrà corte-
semente pubblicare questo mio
ringraziamento che in qualità
di dipendente dell’Ansaldo, ap-
partenente alla categoria dei
Mutilati ed Invalidi di guerra,
rivolgo a « L’ansaldino ».





Io sottoscritto Rapetta Gino
ringrazio caldamente « L’ansal-
dino » per l'opera svolta a mio
favore, alla quale devo il ra-
pido conseguimento della ne-
cessaria documentazione e con-

Matattie REUMATICHE

ARTROSI - ARTRITI - NEVRALGIE - FIBROSITI - SCIATICHE - LOMBAGGINI

Dott. FUMAGALLI
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seguente pensione di guerra.



Certo che questa doverosa
testimonianza di gratitudine
sarà motivo di incoraggiamen-
to a tutti i mutilati e invalidi
di guerra che dipendono dal-
l’Ansaldo e che conoscono la
nzione affettuosa e costante che
il nostro giornale « L’ansaldi-
no» conduce per la tutela dei
loro interessi ed in essa ri-
pongono le loro speranze, rin-
novo il mio vivissimo grazie a
nome mio e della mia famiglia.

Dev.mo

RAPETTA GINO (MEC)

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24



Fratelli

(0 . , . e 99 hanno saputo preparare ottima.
Il «Concorso nazionale per il turismo? tà N cosi DA FANO
vinto quest'anno dal Dopolavoro Ansaldo Nelle -varie partiie:al>sono al:

ternati i seguenti giocatori:
vanni Franzosi, Antonio Parodi, ° è © È

Edoardo Costa, Mario Veronico, Tipografi Editori dal 1797
Luciano St Luciano Bini,
Vittorio Villa ranco Odicino,
Osvaldo Gi Mario Conti e
Lino Schenal.

Gli ansaldini attendono ora
le disposizioni degli organi fede-
rali, che fisseranno, quanto pri-
ma, un concentramento per la
disputa delle finali per la pro-
mozione in serie « B »,

Ecco la MA alla fine del
torneo: 1) « Ansaldo », punti 12;
2) . Volley ’ punti 8; 3)
punti 4; 4) «S. Ceci.
punti 0,

JPMDRMCN VISIERA VALDIPEIRTROTANTI pumaztni IITICSTITIITSrtITII

Il complesso turistico
Domenica 6 luglio ha avuto luogo a Ravenna la premiazione dei istituito dall'ENAL

vincitori del « Concorso nazionale per il turismo nell’anno 1957 »,

Indetto dal ’ENAL in TA del IV raduno eroe campeg per le vacanze dei lavoratori

giatori dopolavoristi. commissione giudicatrice concorso



























ha assegnato la medaglia d’oro al nostro Dopolavoro che è risul Iì problema del turismo di massa s
tato il primo d'Italia, Esso ha infatti organizzato, nel 1957, sog- Îl Italia cozza contro diflicoltà ta- 4
‘ lora insormontabili, Ja prima delle “





rni invernali a La Thuile ed estivi ad Andalo e Pinzolo, nume- quali, ovviamente, è rappresentata
rose gite escursionistiche ed alpinistiche ed ha partecipato a 14 dalîe limitate possibilità finanziarie
motoraduni nazionali e a due internazionali; inoltre il « Gruppo di molti cittadini, .

ea . i Se qualcosa di concreto si è fat-
motociclismo » ha organizzato il « 2.0 Motoraduno del varo » ed 10 in questi ultimi anni per soddi-
ha effettuato pareech'e gite turistiche in diverse città d'Italia. Si sfare in qualche modo le aspirazio-

calcola che a tali manifestazioni si siano avute oltre 10 mila pre- N dei lavoratori in questo campo, HIESE UN FAMOSO RE ALLA FAVORITA:
senze. La medaglia d'oro del primo premio per il turismo è stata eg gg drive SiR "QUALE ILSEGRETO DELLA TUA BELLEZZA,

consegnata al Presidente del nostro Dopolavoro dottor Chelini turismo non come una industria,
ma come un nobile fime di eleva- fi LA LOLIONE PREFERITA
zione sociale delle classi meno ab- LA M o
SEZIONE TURISMO un grande motoraduno interre- bienti. x N
n grande moteradiio inten 35%" Li un pento pronte E TIDA QUESTA ETERNA cloVINEZZA?
‘ : a la pei i.
GITA ALL'ELBA Simo È prevista ha parlee!” spetta all'EN.A.L., che ha istituito ___@H e »
é A pazione di oltre 2.000 centauri, quest'anno un complesso turistico a
; : ; appartenenti ai maggiori moto degno di considerazione
Per il prossimo mese di set- Ù ; ate a ate pe E I p
SE f ue clubs dell’Italia settentrionale SONO 510 CEREA PI A Lr Ò o LL »
tembre il Dopolavoro sta orga- S voratori dodici tendopoli
; mi . Anche quest'anno, oltre a
nizzando una gita all'isola d’El

nu- g ca “egli ri ‘
guenti località: Pegli, a, MADAMA PoNPADOUR .
| dEL nerosi e ricchi premi, verrà as- t0 Maurizio, Bordighera, Desen- AL SECO o ‘
ba, Il programma di massima è tei i Trofeo del varo», ANO sul ida, Valganna, Forni di
SENO segnato | ofeo del vi è Marina ‘di Ravenna, Cervia, e Mio SIGNORE lo PRENDO ceNI MATTINA
costituito da un magnifico mo- , Cecina, Siniscola e Pula oÒ
dello del galeone inglese « Eli ). Queste dodici tendopol

Scali dispongono «0 ua * vasta attretza LACELEBRE MANNITE oî DUFOUR®,,

consistente in recinzione, cu
la, parcheggio, servizi igienici





















bi guente: vi
Piombino in treno speciale; tra-
versata Piombino - Portofei
in battello: giro dell’isola in
« ' al dor ar
RRRCRNTI an spe î TSEPRO corrente elettrica, tende
raio illa poleone - ‘or due o quattro posti con divisori, ri- .

r . . ? a j p i $ acei $i "i È Î
to Azzurro - Marina di Campo - a Ovada e a Chiavari | storanti, bar, spacci, giuochi vari Usate anche voi mannite Dufour!

aa a > fa « prezzo di penslone comple-
Marciana Marina - Portofer I dopolavoristi del « Gruppo ta è irrisorio.
raio). Il programm definitivo © motociclismo hanno parteci i Ai PROSIONO: gig OL PRENRIAre
le modalità di partecipazione pato al raduno di Ovada con 40 se br n unta > DI
verranno rese note a mezzo ma- macchine e 61 persone. Ai no- per eventuali soste o 7}
nifesto. stri « centauri » è toccata la "OS 3 a ‘tranquillità. giornate
« Coppa Enal» di Ovada per il tuito parchi di campeggio ad
moto club primo classificato Alessandria, Vercelli, Imperia, Bor.
, ; i G È Ò lighera rnico, Desenza-
"Iii pr ; [Ia (ienova (2.0 CUR È o
» a della provincia di 1 op quan, a. Agordo, Ve-
I ros ssim a mostra in senso assoluto) e la « Coppa rona, Marina di
ti x 2 II » er i er a Raven a (2), Ce-
, sc » modellismo CONI per il gruppo secondo È »
di pittura, scultura e mod ella po Sa cina, Viareggio, L'Aquila, Messina,
n De RO RANSRE Siniscola, Pula e Brunello di Mon-
(Sondrio). Per_gli iscritti al-
all'A.I.T., e a F.LC:C., 11









rio







Buone prove dei centauri



















SETIONE ARTI FIGURATIVE E MODELLISMO








La Sezione arti figurative e
modellismo » organizza per il
periodo dal 15 al 23 novembre,
tra tutti i dipendenti del com-
plesso Ansaldo, una mostra di
pittura, scultura e modellismo,

raduno motociclistico di
REL ELI sensa tini alc sono mezzo di pernottame nto è di lire
presentati con 40 macchine e 59 î50 er 1 SA Preci aglio
persone, Al mostro numeroso o moto.

gruppo è stata assegnata la Accanto a quest
«Coppa Arcivescovo di Chiava- Tettamente istitu







attrezzatura di-









î i jeli to partie convenzioni con nu.
Le opere giudicate le miglio- ri, corrispondente al 2.0 pre- merosissimi niberghi luoghi di
ri dalla giur saranno pre mio di categoria « A ». cura di ogni parte d'It: per cu
miate. Per informazioni rivol 3 . in essi i lavoratori potranno tra-
cersi all Sezione arti figura- scorrere le loro fer ie estive usu-
BOrRE An È È Le SEZIONE PALLAVOLO fruendo del credito turistico del-
tive e modellismo na Sestri, l'Istituto, vale a dire 4 in
la: Caafel 93 dì è marte- seguito, con comoda rateizzazione
ne prot N60. La squadra ansaldina e senza nleuna maggiorazion
ie gica aci SERENI ERI 1a nel campionato di Serie C Per quanto riguarda le vacanze
tire dal 1° settembre prossimo). dei figli de



voratori, colonie mari-
° rt ì ne e montane direttamente gestite
Come era nelle previsioni, la dagli UMci Provine. dell'ENAL, sono
squadra di pallavolo del Dopo- pronti ad accogliere per il 1958, dal
’ i o, 4 i 1 stty inte Aiugno al settembre, diecine di mi-
Un grande motoraduno lavoro Ansaldo ha nettamente Sitia di bambini. Le principali co-
vinto il campionato regionale » SONO sit » a Barletta,
per il 7 settembre a Sestri della serie « C ». Pinarella di Cer-
Liù : ù vj n ‘ n a Pietraligure, San
Già dalle PIAZIE battute del Pietro, in Bagno, Cesenatico, Torre
campionato, l'Ansaldo si era di- pegr Igea di Rimini, V
mostrata la compagine più for- rincia). Venezia, Si
n esti eriorità è ats di Messi
te, e questa superiorità è stata Scoglitti di R
mantenuta sino alla fine, Sol- gusa) e £
tanto la squadra del « Volley le



SEZIONE MOTORISMO


















La Sezione motorismo » ha
anizzato, in occasione del
varo della turbocisterna da
31.500 tonn,, che avver il 7
settembre al Cantiere di Sestri,



or




5, Dosi luci
i (Ragusa), mentre
ivano ad Alti -





Li a 1 tI I edro,
ha tentato, senza però riuscirvi, 1% x
i i i. » 3 ® rano, », Levi
Per le annuali ferie la bi di contrastare la marcia degli steli Cc





DIOTeCA td PEA na ansaldini. Il merito del sue Etnea, Mi n
marrà chiusa da a cesso è di tutti indistintamente Etnea, tistimeri, fondello,

io di MI n) È; a | cacciatori | tiratori!
io regolare Servi. | gli atleti e della infaticabile Miao. no "one dOLenmA dI PREFERITE L'AUTOMATICO BREDA
zio dalle ore 8,30 alle 12 e SÌ DT bra alfetto scorso “complessivamente | C 10 A9 i, eo o/

Vicenza, Zi





s =" 84.844 bambini pi un totale di
dalle 15 alle 19,30, l'allenatore Luigi Gallo, che 510,774 giornate di presenza





25



Pensioni di guerra

Ricordiamo agli interessati che, che il Comitato di liquidazione ha
per poter usufruire del nostro approvato il progetto concessivo a
servizio, occorre compliare ie favore Suo e dell’orfano, Con tale
definitivo provvedimento le ver-
ranno iiquidati tutti gli arretrati
all'orfano. Il Decreto è



schede in distribuzione presso

” . Musso . 1.0 giugno: Egidio DON. I corrispondenti di stabilimento.
Sono nati DERO (Can) con Anna Maria Foti; spettan ì

, Rodolfo BERRUTI (Can) con Ar- GIACOMO ALLOISIO. La Sua pra- stato giù firmato ed è passato al

8 dicembre; MARIA ANGELA, di cangela Borottero: Arrigo PIZZOI tica di pensione, originariamente Servizio pagamenti per le varia-
i iniziata dal Servizio Infortunati Ci- zioni del ruolo da trasmettere suc-














Rosa Bezeredi (Fon) e di Romualdo NI (Mec) con Eprice: Mutti; Luigi

Novelli - 26 marzo: PAOLO ANGE- VERRI (Mec) con Giovanna Paga- vili in via Dalmazia, dove aveva as. cessivamente all'UMcio Provinciale
LO, di Ciro Corciulo (Cmi) e di no - 2 giugno: Mirella BIZZOCOLI sunto il numero di posizione ‘el Tesoro, Con Il prossimo nume-
Ada Risso - 12 aprile: ELIANO, di (Dig) con Federico Montalto - 7 in data 7-10-1957 è stata ro contiamo d'inviarLe i dati di
Augusto Calamaro (Mec) e di Gio. glugno: Re 0 CAVIGLIO (€ trasmessa, per competenza, al trasmissione,

vanna Vegzano = :28-aprile: MARIA «GOG isabella -Fornaroll; Gu vizio Dirette N. G, In via Lanciani,



4 E nc ARATA {Mec ‘on lIlvana F 8 s A
€ ai n ni > 8 Alani ptt, BACIGALU- Assumendo il numero di posizione tu I Nina rnnnmaanttnneneena ninna nenAni
- naggio: È ; v PEME nisi a Semilî t ratici N86
Robotti PO (Can) con Laudice Oneto - 14 342882, Seguiamo la pratica presso

quest'ultimo Ufficio e non manche-



PIA, dell'ing. Enric
e di Maria Lo Far
ELEONORA, di





>sco







-) e di alia Favo i mag- Riugno: Ilario TONDINI (F
(Mec) e di Amalla Favot - 14 mag remo di comunicarLe witerlori no-



gio: FRANCO, di Nativi

Maria Piras - 15 glugno: DOrO tizio. ATTO DI ONESTÀ

PIANA (Can) con Luciana Pi



















(Mec) e di Maura - 29 ' pa a

Eugenio DURANTE (Can) con Rosa nIDL, x °
maggio: MA MO, no Ro Gris Gi È È MONTE GINO RAPETTA, A seguito Sua do- , . _ efefo_s
dano (Sau) e di Giovanna Moretti (eani cen Lan Samia NONIE manda abblamo provveduto a ri- —L’operaio Ghino Romanacci Mobilificio
- 30 maggio: SERGIO, di Luigi Cle- dio LINCE (Can) con Aurora Zam. ©hiedere al Ministero del Tesoro —- del Cantiere di Livorno, rin- ;
cutin (Can) e di Carla Geraldi - poni; Candeloro BONANNO (Mec) Direzione Generale delle Pensioni ; , GIORDANO COSTA
31 maggio: ISIDORO, dell'ing. Vin- con Maria Pia Campi - 21 giugno; di Guerra — un nuovo modello 69, venuto un anello d’oro nello i
cenzo Di Bella (Can) e di Grazia Domenico MAGNANO (Can) con completato dell'art. 1 della Legge stabilimento, si affrettava a uni
Pulvirenti + 3 giugno: MARISELLA, Carla Arzà; Nicola PASTORINO n. 14 del 5-1-1955. Può ritirare il consegnarlo al Capo della vi- GENOVA - SESTRI
di Salvatore Muccio (Can) e di Ma- (Mec) con Battistina Maecidò . 22 suddetto modello presso ln nostra $ È PIERI Vi ermada Ì r.
ria Iraldo - 4 giugno: ANGELA, di giugno: Colombano TRAVERSONE Redazione, gilanza, che lo restituiva al a H 8 r.
Renato Bisio (Mec) e di Della Gam- (Can) con Dorina Casaleg BOE ocmno aouone. iL n proprietario sig. Angelo For- Telelono 471-234



bino - 5 giugno: MARINA, di Adria. No MAZZOCCHI (Can) con rme- tebraccio della Ditta « Signa-

a Sua richiesta di notizie





P, arelli (Mec) » di Alban la Satta; Paolo CURLETTO (Cm!) zione ; 2 t >
tosto a I AURA di Ma- Con Aurelia Astesiano - 26 giugno; circa Sua pratica di pensione Ni ». L'oncessionario materassi:
lo Allunno (Can) e di Giovanna ANtonio MANCIN (Cmi) con Lucia di guerra, Le comunichiamo che i Î ‘

Rei CAS ° al Gant Miggosi - 28 giugno: Lorenzo GHI- il Ministero del Tesoro (Direzione Segnaliamo a tutti, con vi-

Repetto: ANNA MARIA, di Si
Bottino (Dig) e di Caterina Ferr
- 9 giu



GLIOTTI (Can) con Palmira Ben- Generale Pensioni di Guerra), in vo compiacimento, l'atto di P e r m a I ] e Xx
\ IRIZIc Mi: gie - 29 giugno: Rolando LANDOL- data 14-6-58, ha compilato un està del ‘ R , art
AL RIZI >, di tario FI (Can) con Ida Bellafonte; .Au- progetto concessivo » n. 41250 a onesta det sig. omanacei.







n











(Can) e Clelia Ferr relio BRUZZO (Can) con Rosa Spa» Suo favore iInoltrandolo al € ri-

do . 17 giugno: ELIANA, di ndo gnoli È ,,
al la d ar ti "o.
ro (Mec) e di Elena Ro- tato di liquidazione per l'appro



Agli sposi i nostri vivissimi au- vazione. Seguiamo ancora la pra-

landelli - 20 giugno: Corrado, di pera ale a ta ©
Giovanni Timossi (Can) è-dt Eri BOT tica e Le daremo ulteriori notizie, d t
lia Piombo - 21 giugno: LAURA, di ELVINO CASANOVA, Le comuni- me tan e
Pilade Marcenaro (Mec) e di Ma- chiamo che il Ministero del Teso-
Andreani ro (Direzione Generale Pensioni di . . .
Guerra - Servizio Dirette N. G.), a L d
seguito dell'esito favorevole della cessione Ss tpen LO
visita medica per aggravamento, hn
lato due progetti concessivi a = . . .
rorevoli, inoltrandoli in data L
ia tr uno iui | CONCediamo ad impiegati
t sono sposati no ri ite ni dipendenti del- CON Gli elenchi n. 4013 e 4014, per
l'Ansaldo. Rivolgersi al nostri l'approvazione. Seguiamo sempre
RRARI (Fon) corrispondenti di stabilimento la MERNGE O non mancheremo di
con Michela Sarlo - 27 aprile: Be- BICICLETTA Bianchi > L È _ comunicarLe i numeri dei decreti È
nedetto CALCAGNO (Fon) con vendo ‘a lire 15.000. tralenbil crona PO RPe 8” RREROZIO. DEVOLI, RAT-Vias Lorenzo 23-13 = Tel 22 270-24 648
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NI (Fon) con Maria Ratto; Antonio 000. Rivolgersi in via Pria- ciamo seguito alla nostra preceden.
CAVALIERI (Fon) con Gioconda 1 Genova Sestri, te comunicazione per informarLa







A tutti i piccolissimi ansaldini
ed al loro genitori i nostri auguri
più fervidi.









ioni sono gratuite e so-





26 aprile: Giorgio F



















150 cc. G.S.

8 CV. velocitò 100 Km/h,

consumo 3 litri per 100 Km.
L. 178.000









150 cc.
5,5 CV. velocitò 80 Km/h,
consumo 2.2 litri per 100 Km.

L. 148.000







4,5 CV, velocitò 75 Km/h
consumo 1,8 litri per 100 Km
L. 128.000






PIAGGIO
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GENOVA - FILIALE S.A.R.P.I - Viale Brigate Partigiane, 92 r. - Telefono 580.641 - 2 - 3

LA SPEZIA - Ditta Dr. F. A GABBIO - Via Biassa 5 - Telefono 22.685

LIVORNO - Ditta ULRICO ROMEI - Via Ippolito Nievo, 4-6 - Telefono 22.062







26



I NOSTRI CONCORSI

MS



dB DR O IL AP





La nostra vignetta rappresenta un veliero in navigazione verso un
punto di una delle tre isole, Sul tavolo dell'ufficiale di rotta sono
segnati, nell'ordine, i seguenti appunti: 10% O ; 16° N ; 9° E;
6° S ; 4" E. Si tenga presente che ogni quadretto della figura
rappresenta un grado. Per partecipare al concorso i lettori do-
vranno saperci dire la posizione esatta in cui si troverà il veliero
alla fine del viaggio, avvalendosi del numeri e delle lettere segnati
al lati (esempio: 2 C) ed inviare le soluzioni in Redazione (oppure
consegnarle al nostri corrispondenti di stabilimento) entro il 10
agosto, Sono in pallio, per sorteggio, i seguenti premi: 1) una
valigia; 2) un ferro elettrico da stiro; 3) un servizio di tovaglie
per 6 persone; dal 4) al 13) una copia ciascuno del libro « La sal-
datura elettrica >; 14) due scatole ciascuno di cacao «€ Perugina >







“Sedici domande ai nostri lettori”

Assegnato il frigorifero Fiat



Il frigorifero Fiat in casa Torrisi

1956;
forlì.

Tra coloro che hanno inviato le
risposte esatte, il sorteggio (effet-
tuato presso lo stabilimento Fon-
deria alla presenza di testimoni) hn
favorito i seguenti signori: 1) Sa-
verio Torrisi del MEC (vince un

Le risposte esatte alle sedici 15) SAU; 16) Franco Cristo-
domande sono, nell'ordine: 1) 1853;
2) «< Sampierdarena >; 3) 1886; 4)
1896; 5) 1920; 6) 1933; 7) 1954;
8) 1954; 9) < Alicudi > è « Filicu-
di >; 10) Cantiere di Muggiano; 11)
1947; 12) Domenico Balducci; 13)
Renato Fazzi; 14) 19-20 agosto





“l’ ansaldino”
risponde





Caro Ansaldino,

siamo un gruppo di lavorato-
ri dello stabilimento C.M.I. Ab-
biamo letto la risposta che hai
dato a un gruppo di nostri
colleghi del Meccanico sulle gi-
te, e siamo molto spiacenti che
la Direzione non abbia quattri-
ni da destinare a questa atti-
vità che a noi interessa mol-
tissimo.

C'è stata, è vero, una gita a
Lugano nei giorni scorsi, alla
quale abbiamo partecipato
compatti, ma sarebbe molto
bello che il programma di que-
ste manifestazioni fosse più
sviluppato in quanto non de-
sideriamo che per partecipare
a gite o altro si debbano pren-
dere delle tessere a cui non
teniamo affatto. L'Ansaldo si
deve preoccupare per tutti i
suoi dipendenti e non per una
sola parte di essi. Grazie e
cordiali saluti.

SEGUONO 84 FIRME

La gita a Lugano del 29 giu-
gno, che ha avuto veramente
un grande successo, è tutto
quello che — a parte le ini-
ziative minori — abbiamo po-
tuto fare quest'anno a favore
degli ansaldini genovesi. E non
è poco, se si pensa alle difficol-
tà finanziarie che abbiamo do-
vuto affrontare.

Ai lavoratori del C.M.I., e a
tutti gli altri, ripetiamo che è
nostra intenzione continuare
nella strada intrapresa e per-
tanto sarà fatto ogni sforzo
perchè il programma ricreati-
vo de « L'ansaldino » sia il più
ricco e vario possibile.

Caro Ansaldino,

un gruppo di dipendenti del-
la Sede ha voluto fare una rac-
colta per offrire al Reparto
Poliomielitici del Gaslini un
apparecchio televisivo, tanto
desiderato dai piccoli ammala-
ti.

La cifra raccolta però non
è sufficiente per acquistare
l'apparecchio. Ci si appella a
te Ansaldino, certi della tua
comprensione e del tuo appog-
gio in tale iniziativa, pregan-
doti di vedere cosa potrebbe
essere fatto per integrare la
somma raggiunta fino a copri-
re il costo dell'apparecchio.

SEGUONO 33 FIRME

La sola cosa che possiamo
fare è aggiungere, per nostro
conto, diecimila lire alla som-
ma già raccolta. E rivolgere un
appello ai lettori perchè, sot-
toscrivendo anche piccole ci-
fre, contribuiscano a mandare
a buon fine la nobilissima ini-
ziativa.

mk
—€@@——______—_

frigorifero < FIAT» da 120 litri:
dal 2) all'11) Icillo Bosi del MEC,
Ester Sacco del MEC, G, B. Lap-
ponia del MEC, Mario Piso della
DIG, Stefano Chiappori del CAN,
Giorgio Camera del MEC, Edilio
Impinna della DIG, Mario Pisello
del CAN, Vincenzo Pisello 45]
‘, Franco Corbucci del CAN
(vincono ciasetmo un lenzuolo con
due federe ricamate); 12) Ines
Bozzano della DIG (vince una co-
pia del libro « Destinazione Univer-
s0 > offerto dalla € Vallecchi >); dal
13) al 17) Cesare Angeleri dei
MEC, Aldo Del Bo della DIG, rag.
Bruno Modola del MEC, Franco
Cattani del MEC, Ottorino Lanza
della DIG (vincono clascuno un
pacco di oggetti utili offerti dalla
< Pirelli >); 18) e 19) Ersilia Da-
gnino del CAN, Paolo Tagliafico del
MEC (vincono ciascuno cinque }l-
bri offerti dalla « Vallecchi »); 20)
Luigi Castelli del MEC (vince due
sentole di cacao € Perugina >).

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27

piani
OLMI È |

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‘f, UE È

Mi
Mb

11}
Iata]

i MUC


extracted text
NUMERO DOPPIO

’ansaldino

ino quinto - numero 12-13 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL' ANSALDO genova, 15 luglio - 1 agosto 1958







«
o

a di una turbocisterna da 31.509, Par
a-Sestri, pronta per il montaggio










(DICINALE
DIPENDENTI
ANSALDO





*

EDITO DALL'ANSALDO S.p.A.

*

Responsabile : Lorenzo Rebora

Redazione: Via Fieschi, ro-11

13
14
17

20

25

Corrispondenti di
DIG: Lucia Diamante - ME
taco Sardini, Giuseppe Rover
CAN:

Genova
è
zh

sommario

CONSEGNA DELLE BORSE DI
STUDIO “ FASSIO"”

VARO DELLA
PANORAMA AZIENDALE

LIETE VACANZE A MONTE-
MAGGIO

L'IMPIANTO DI
PROSSIMO ALL'AVVIAMENTO

UOMINI ALLA CONQUISTA
DEL CIELO di |. b.

NAVI A PROPULSIONE NU.
CLEARE di Oberdan Borghetti
MORTE DI HENRY FARMAN
IL CAPPOTTO di Gégol
APERTO ALLE GRANDI NAVI
IL «MARE INTERNO" AMERI-
CANO

VITA DI CASA

ANSALDINI A LUGANO E
E ALL'ELBA

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Aurelio Maggiolo - FON: Michele
Montesoro- SAU: Giuseppe Sardi -
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franconi,

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à SIRA,

Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954



“BRENNERO” |

SINDRI È |

Consegna delle Borse di studio ‘ Fassio”

abato 28 giugno sono state

S

consegnate, nella sala del
Politeama Genovese », le bor-
se di studio « Ernesto Fassio »,

destinate ai figli degli ansaldi
ni, Come tutti sanno, l'ing. Fas-
ha stanziato allo scopo tre
milioni per ogni sua unità che
scende in mare dai nostri scali,

Già lo scorso anno ponemmo
su queste colonne l'accento sul.
l'alto significato sociale ed uma-
no della istituzione, Qui non
vogliamo ripeterci, ma solo e-
sprimere ad Ernesto Fassio la
viva riconoscenza degli ansal-
dini: degli studenti, che vedono
spronato e premiato il loro quo-
tidiano

sio





sacrificio, e dei geni
tori, cui è stata offerta la pos-
sibilità di assicurare ni loro



ragazzi un
foso anno

altro sereno ed ope-
stico,

La platea del Politeama era
affollatissima. Erano presenti le
signore Jole Fassio, consorte del.
l’Armatore, Adriana Martellini-
Fassio e Franca Tomellini-Fas-
sio, Numerosissime le autorità
civili e militari e le personalità
del mondo culturale, industriale
ed armatoriale, tra le quali ci-
tiamo: il generale Ruffini, Pre-
sidente del Consorzio Autonomo
del Porto di Genova; il generale
Carnino, comandante del Porto;
il Questo di Genova, comm.
Ingrassia; il col, Celi, coman-
dante della Legione dei Carabi-
nieri; il vice Prefetto, dottor Gi.
bilaro; il vice Sindaco Bov
l'avv, Maggio, Presidente della
Deputazione Provinciale: mons,
Torrazza per S. E. il Cardinale
Siri; il Magnifico Rettore della
Università, professor Carlo Ce-
reti; il Provveditore agli Studi,
prof, Marzullo, il prof, Agostino





















Capocaccia, Vavv. Boyer della
Intersind, Per l’Ansaldo erano
presenti il Presidente, avv. De

Barbieri; l'Amministratore De-
legato, ing. Rosini; il Direttore
Generale, ing, Lombardi; il Di-
rigente dottor Mario Enrico;
il Dirigente del Personale del
Cantiere di Sestri, dottor Schia-
vo-Lena, e numerosissimi altri
dirigenti e tecnici delle Società
Fassio ed Ansaldo.

La semplice cerimonia ha
avuto inizio con un discorso
dell'avv. De Barbieri. Anzitutto

il nostro Presidente ha messo în
giusta luce lo spirito fraterno e
sociale dell'ing, Fassio, preoccu-



pato non solo del profitto scola.
stico e tecnico dei giovani an-
saldini, ma anche delle molte-
plici, onerose esigenze di bilan-
cio familiare: questa istituzione
integra infatti una lacuna esi.
stente nel sistema adottato, per
numerose ragioni, dall’An
per le sue borse di studio, L'av-
vocato De Barbieri si è fatto
quindi interprete della gratitu-
dine e dell'ammirazione che tut-
ti i dipendenti dell'Ansaldo nu-
trono per il cav, del lavoro Fas-
sio, « E non dimentica, sem-
pre coerente du sè stesso e sem.
pre ligio ad un'azione profon-
damente medit e tenace
ha continuato | ore — la
gloriosa tradizione dei mercan-
ti genovesi, usi a considerare un
geloso patrimonio l'affetto e la
stima di coloro con i quali ave-
vano rapporti di opere e di af-
fari ». Il Presidente gli ha quin-
di rivolto un caldo augurio per-
chè la sua opera abbia sempre
miglior fortuna.

Cessati gli applausi, Ernesto
Fassio gli ha così risposto:

« Per la seconda volta io ven-
go in mezzo a voi, in seno alla
grande e operosa famiglia del-
l'Ansaldo per compiere un atto
spontaneamente deliberato il
giorno in cui volli che ad ogni
felice varo di unità della mia
flotta uscite da questa « fucina
di navi» del nostro Paese, cor-
rispondesse un gesto a favore
di quei figli di lavoratori che
maggiormente meritano di es-
sere incoraggiati sulla via degli
studi e sul cammino dell’avve-
nire, Non è questo, vi prego di
crederlo, nè un atto formale nè
una elargizione, ma rappresen-
la, il mio pensiero e per
il mio sentire, una consapevole
partecipazione alla vita fami-



aldo


















gliare di una categoria che sem-
pre più intimamente deve col-
taborare alla mutua compren-

sione e alla armoniosa integra-
zione di tutte le forme del LA-

VORO.
Questo LAVORO — che la
Carta Costituzionale considera

come il basamento e il ” pilone
maestro ” della vita nazionale
— io ho la coscienza di avere
sempre onorato e servito colla
dedizione completa delle forze
fisiche e spirituali che la Prov.
videnza mi ha concesso, E que-
sto vi spiega quanto mi senta











1 cav, del lav, ing, Ernesto Fassio

vicino a coloro che in qualun-
que campo e in qualunque gra-
do gli dedicano le loro energie.

Ma tanto più vivo è il senti-
mento che provo in quanto le
73 borse di studio che ho il pia-
cere di consegnare sono desti.
nate ai figli di coloro che per-
petuano una delle più alte e
nobili tradizioni del popolo ita-
no e in particolare della gen-
te ligure, che essendosi in tutti
i tempi affacciata sulle vaste
vie del mare ha sentito più di
ogni altra lo stimolo a co-
struire, ed ha impegnato il suo
amor proprio a costruire meglio
di ogni altro!

Il corso dei tempi e il pro-
gresso della scienza non hanno
modificato lo " spirito”, che è
sempre all'avanguardia delle o-
perc umane,

L'antico carpentiere e maestro
d'ascia che sbozzava i tronchi e
i tondelli colla sua scure ta-
gliente, e il lavoratore che salda
oggi le lamiere della nave mo-










derna, continuano ad, essere

anin dallo stesso fervore,
Essi lavorano "in terra”, ma

il loro cuore è ” sull'acqua” e

sì congratula con ciascuno studente

segue con amore e con orgoglio
sui mari lontani ogni nave che
esce dai loro cantieri ed è nata
dall'ingegno dei tecnici e dalla
loro fatica.

Il ritmo sempre
della vita moderna rende sem-
pre più necessaria la ” qualifi-
cazione ” del lavoro: ogni nuo»
va conquista tecnica, che nasce
nei gabinetti dello scienziato e
nel laboratorio dello sperimen-
tatore, comporta la creazione, è
il sempre rinnovato afflusso, di
elementi specializzati. E c'è po.
sto per tutti, sulla scala del la-
voro, per chi giunger la vetta
attraverso un titolo universita
rio come per chi attraverso le
Scuole di arti e mestieri potrà
divenire prezioso e insostituibi-
le elemento nei vari cieli della

più veloce





produzione.
Per questo io confido — e
sarà una delle soddisfazioni

maggiori e più intime della mia
esistenza — che i giovani e i
giovanissimi ai quali sono de-
stinati questi incoraggiamenti,
atti a sgravare o alleggerire il
peso degli oneri familiari, di-

(continua a pag, 24)



Varata

la “Brennero”
a Livorno

allo stesso scalo dal quale

venti giorni prima era sta-
ta varata al Cantiere di Livor-
no al » Bernina », domenica 20
luglio è scesa in mare la moto-
nave « Brennero ». Le due uni-
tà sono state ordinate all’An-
saldo, come è noto, dalla So-

cietà di navigazione » Adria-
tica » di Venezia.
La cerimonia del varo è

cominciata alle 10,20. L'Ammi-
nistratore Apostolico della
Diocesi di Livorno, mons. An-
drea Pangrazio, ha impartito
la benedizione alla nuova mo-
tonave pronunziando la for-
mula di rito, dopodichè il
Direttore del Cantiere ing.
Ascenso Mauceri, rivolgendosi
alla madrina — la gentile si-
gnorina Camilla Dagna, figlia
del prof. dott. Egidio Dagna,
Vice Presidente e Direttore
Generale della « Finmare » —
ha richiesto secondo il ceri-
moniale d'uso il suo intervento
per far scendere in mare la
* costruzione 1542». Dopo
qualche istante la bottiglia di
spumante, con un’ampia pa-
rabola, andava ad infrangersi
sulla prora e la « Brennero »
scivolava lentamente in mare,
suscitando l’entusiasmo e la
emozione dei presenti.

La motonave « Brennero » è,
dopo la « Bernina », la seconda
di tre unità gemelle di 4.350
tonnellate di stazza lorda che
la Società « Adriatica » immet-
terà nei primi mesi dell’anno
prossimo sulle linee Italia -

Egitto - Siria - Turchia. La
terza è la «Stelvio», la cui
costruzione è stata affidata ai
* Cantieri Riuniti dell’Adria-
tico » e scenderà prossimamen-
te in mare a Monfaicone.

Ecco le dimensioni princi-
pali delle tre motonavi: lun-
ghezza fuori tutto, m. 109; lar-
ghezza massima, m. 16,20; al-
tezza al ponte di coperta, me-
tri 9,75; immersione, m. 5,85.

Esse saranno adibite al tra-
sporto di passeggeri e merci e
saranno del tipo a sovrastrut-
tura completa con castello,
cassero centrale e tughe, prora
inclinata, poppa ad incrocia-
tore, due alberi ed un fumaio-
lo. Saranno suddivise in otto
compartimenti per mezzo di
sette paratie stagne estenden-
tisi fino al ponte principale,

Per i passeggeri vi saranno
per ciascuna: otto cabine a
due posti con bagno, una ca-
bina a due posti con doccia,
nove cabine a un posto, 27
cabine a due posti, per com-
plessivi 81 posti.

Sul ponte principale saranno
sistemate una parte delle ca-
bine passeggeri, tutti gli al-
loggi dei sottufficiali e della
bassa forza, la cucina, le ripo-
sterie, la mensa per gli uffi-
ciali e quelle per l'equipaggio,
l'ambulatorio, il deposito bom-
bole CO; e depositi vari; sul
ponte di coperta ci saranno le
rimanenti cabine per i passeg-
geri con vestibolo d’entrata,
l'Ufficio Commissariato e l’Uf-




ficio turistico; sul ponte saloni
saranno sistemati, per i pas-

seggeri, la sala di soggiorno
con il bar, il vestibolo, la gal-

La madrina signorina Camilla Dagna, aziona il dispositivo per il lancio della bottiglia di spumante



leria e il salone da pranzo.

Gli apparati motori saranno
sistemati al centro delle navi
e saranno costituiti ciascuno da
due motori Diesel di propul-
sione del tipo « FIAT » 605 T,
capaci di sviluppare la potenza
normale di 2 x 2200 cavalli as-
se a circa 190 giri al l' e la
potenza massima alle prove di
2x2850 cavalli asse a un nu-
mero di giri corrispondente;
saranno inoltre costituiti ognu-
no da quattro gruppi Diesel
generatori principali, da una
calderina ausiliaria e da tutti
i meccanismi e parti comple-
mentari necessari al funziona-
mento dei motori principali e
dei vari servizi.

Le navi del tipo « Bernina »
potranno raggiungere alle
prove a pieno carico con po-
tenza normale la velocità di
16 nodi e saranno dotate dei
più moderni impianti e servi-
zi per la navigazione. Sono co-
struite sotto la sorveglianza
speciale del « Registro Italiano
Navale » e dell’: American Bu-
reau of Shipping » per la più
alta classe rispettiva e saran-
no conformi alle vigenti norme
italiane per le navi da pas-
seggeri e da carico destinate a
servizi di preminente interes-
se nazionale,

Fra i moltissimi intervenuti
alla cerimonia del varo della

« Brennero » abbiamo notato:
il Vice Prefetto dott. D'Amo-
re, il Presidente del Tribunale
dott. Francesco De Marco, il
Procuratore della Repubblica
dott. Giovanni Leone, il Co-
mandante del Presidio mili-
tare gen. Alberto Montesoro,
il Comandante dell’Accademia
navale ammiraglio Paolo Pe-
sci con il Comandante in se-
conda cap. di vascello Renato
D'Elia, il Sindaco prof. Nicola
Badaloni, il Questore dott.
Ugo Di Loreto, l’Intendente di
Finanza dott. Fausto Nudi, il
Presidente della Associazione
industriali ing. Rinaldo De
Giacomi, il Direttore dell’Uffi-
cio Tecnico della Marina col.
Giuseppe Gazzo, il Comandan-
dante della Capitaneria di Por-
to col. Francesco Capodanno
ed altri. Per la Società « Adria-
tica » è intervenuto il Presi-
dente conte Adriano Foscari e
per l’Ansaldo il Presidente
avv. Federico De Barbieri, il
Direttore Generale ing. Fede-
rico Lombardi, il Direttore
Centrale ing. Franco Cristofo-
ri e tutti i dirigenti del Can-
tiere di Livorno. I Registri
navali erano rappresentati
dall'ing. Raffaello Ferravante
{« R.I.Na. »), dal dott. Eusebio
Ceccarelli («Lloyd's Register»)
e dall'ing. Silvano Gandusio
(« American Bureau »).

IRESCTIPYIÎ







LIVORNO



Impostate una turbocisterna da 31500
e una motonave da 19200 t. d. w.

w.L

Navi in bacino

Ecco l'elenco delle navi che
sono state immesse negli ultimi
mesi nel bacino di carenaggio
del Cantiere di Livorno, con
l'indicazione dei lavori effet-
tuati:

— Dal 5 al 9 e dal 19 al 24
aprile ha sostato l’avviso scor-
ta « Bondjol» di 1.150 tonn.
disl. della Marina Militare In-
donesiana, per approntamento
fine lavori.

— Dal 15 al 17 e dal 24 al
26 aprile ha sostato l’avviso
scorta « Surapati » di 1.150

ci Amburgo, per lavori da par-
te di ditte esterne,

— Dal 9 all'11 maggio ha
sostato la motonave « Genepe-
sca III » di 404 t.s.l. della So-
cietà « Genepesca ». di Livor-
no, per carenaggio.

— Dal 12 maggio al 4 giu-
gno ha sostato la motonave
« Azuni » di 836 t.s.l. della
Società « Sardamare » di Sas-
sari, per lavori da parte di
citte esterne.

— Dal 5 all'8 giugno ha so-



Il 26 giugno è stata impostata al Cantiere di Livorno una motonave da carico secco da 19.200
t.d.w. (costr. 1563) ordinata dalla Compagnia sicula di armamento « Insulare » di Palermo. Due
giorni dopo, cioè il 28 giugno, è stata impostata sullo scalo « Morosini» una turbocisterna da
31.500 t.d.w. (costr. 1538) ordinata dalle Società riunite di navigazione « Villain & Fassio e
Compagnia Internazionale» di Genova. Nella foto l'impostazione della costruzione 1538



fr x





PUNTA (13 OE SS i OR OR TRIPPA TORNI ARRIVA ASI EI EA

CASSETTA DELLE IDEE

Le proposte della 2° quindicina di giugno

Durante la seconda quindicina del mese di giugno
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 155 proposte, di cui 35 sono state premiate. Ecco
il dettaglio:

MECCANICO. Proposte esaminate 129, di cui 29
premiate.

STABILIMENTO C.M.i. Proposte esaminate 26, di
cui 6 premiate.



L'ammontare complessivo dei premi è stato di li.
re 67.000.

Tra gli ultimi premiati risultano i seguenti dipen-
denti dello stabilimento C.M.l.: Carlo Alvigini, Giuseppe
Bisio, Carlo Colombo, Antenore Fadin, Giulio Gambo-
lato, Aimone Sturman.

,® ® *

Tra le proposte più importanti segnaliamo la se-
guente, presentata al Meccanico, che ha avuto un pre-
mio di lire 10.000:

« Si propone l'acquisto di martelli pneumatici per
la scalpellatura di diaframmi. Essi potrebbero servire
anche per la ribaditura dei peduncoli delle palette ».

Ed ecco la risposta:

«La proposta è giusta. L'officina in seguito alla
proposta ha adottato una macchina pneumatica per
scalpellare i diaframmi fusi di acciaio 0 di ghisa otte-
nendo un risparmio di tempo e un minor disagio da
parte dell'operaio nell'eseguire l’aggiustaggio dei dia-
frammi ».

IRENE RN



RITUTETIECRGLSFTESTOR LES OISE [CLI CESECIARETATAOI DNBSAG:STORDI MP LIATSIIEROD A, i tela) Rita Tae Sei biFia i Ottiene e INT noi DI

tonn. disì, della Marina Mili- stato l'avviso scorta « Surapa-

3 0

a,
Boz

Fornetto sperimentale per cemento costruito per la Società « Cementir » di Roma



tare Indonesiana, per appron-
tamento fine lavori.

— Dal 17 al 19 aprile ha
sostato il piroscafo « Marianti
Tetenes ». di 2.400 t.s.l. dell’ar-
inatore O. L. Tetenes del Pireo
(Grecia), per carenaggio.

— Dal 26 al 29 aprile ha
sostato la motonave « Genepe-
sca VI» di 702 t.s.l1. della So-
cietà « Genepesca » di Livorno,
per lavori da parte di ditte
esterne,

-—- Dal 29 al 30 aprile ha
sostato il panfilo « Running
Eagle » di 505 t.s.l. del sig. A.
Ravano di Genova, per care-
naggio.

— Dal 2 al 7 maggio ha so-
stato la motonave « Città di
Tripoli» di 3.478 t.s.l. della
Società « Tirrenia » di Napoli,
per sostituzione assi port’elica.

— Dal 7 al 9 maggio ha
sostato la motonave « Ebba
Blumenfeld » di 4.963 t.s.1, del-
l'armatore A. G. Blumenfeld

ti» della Marina Militare In-
donesiana per verifica allo sca-
fo.

— Dal 17 al 18 giugno ha
sostato il piroscafo « Portofer-
raio » di 918 t.s.l. della So-
cietà « Navigazione Toscana»
ai Livorno, per carenaggio,

— Dal 20 al 24 giugno ha
sostato la motonave + Gene-
pesca IV » di 1,220 t.s.l. della
Società « Genepesca » di Li.
vorno, per carenaggio e lavo-
ri da parte di Ditte esterne.

— Dal 30 giugno al 2 luglio
ha sostato la motonave « Maria
Fausta G.» di 2.133 t.s.l. della
Società « Gestione Esercizio
Navi Sicilia » di Palermo, per
carenaggio e lavori da parte
di Ditte esterne.

— Dal 4 al 15 luglio ha so-
stato la motonave « Bernina »
di 4.350 t.s.l. della Società
« Adriatica » di Venezia, per
lavori allo scafo e sistemazione
asse port’elica.



VISITE AGLI STABILIMENTI



Un gruppo di ufficiali della « Scuola di applicazione di fanteria
e cavalleria» di Torino, in visita al Cantiere di Sestri

Gli stabilimenti della nostra
Società sono visitati continua-
mente da personalità politiche,
industriali, da tecnici e da stu-
denti di scuole di ogni ordine
e grado a scopo di aggiorna-
mento e d'istruzione.

Guidati dal Preside prof.
Badolato, circa cinquanta stu-
denti del liceo scientifico di
Guastalla hanno compiuto re-
centemente una visita al no-
stro Cantiere di Muggiano.

Gli ospiti, che in precedenza
avevano compiuto una gita a
Firenze, Siena e Viareggio, so-
no stati ricevuti dagli ingg.
Del Bigo e Vaggioli che li
hanno accompagnati in visita
alle principali officine illu-
strando loro lo
dei lavori in corso sugli scali
e ai piani di prefabbricazione.



FONDE

RIA



tallo delta per la Società
« RIVA » di Milano.

Commesse

Ecco l’elenco delle commesse
più importanti acquisite nel
mese di giugno:

— Camicie di bronzo per la
Società «- Ilva » di Genova.

— Elica di bronzo al man-
ganese per i « Cantieri Alber-
ti » di La Spezia.

— Pia
te all'usura
« Cornigliano »

Alberi a manovella di
ghisa per la Società « Masche-
roni » di Legnano.

— Boccole di ghisa sferoi-
dale per la Società « RIV » di

È stre di ghisa resisten-
Torino.

per la Società
di Genova.



— Tubi di ghisa sferoidale
per la Società « Bongioanni »
di Cuneo.

Ruote »- Francis » di me-

| MUGGIANO





Impostata una motonave da 19200 1.d.w.



Il 28 giugno, sullo stesso scalo dal quale una settimana prima era
scesa in mare la motonave « Fucinatore >», è stata impostata al
Cantiere di Muggiano la costruzione 1549, motonave da carico da
19.200 t.d.w. per la Società « Cornigliano » di Genova. Il primo
elemento di chiglia, del peso di 28 tonnellate, è stato posto
sullo scalo alla presenza dei dirigenti del Cantiere ed è stato
benedetto dal cappellano di fabbrica don Aurelio Olivieri

— Tamburi di ghisa sferoi-
dale per la Società - ORMIG »
di Ovada.

— Contropesi e getti vari di
ghisa per la « Nuova San Gior-
gio ». di Genova Sestri.

— Matrici di ghisa per la
Società « FIAT » di Torino.

— Getti vari di ghisa mec-
canica e di bronzo per la So-
cietà + Alfa Romeo » di Mila-
no.

Dette commesse, ed altre
acquisite dai nostri stabili-
menti Meccanico e C.M.LI e dai
nostri Cantieri di Sestri, Mug-
giano e Livorno, comportano
circa 29000 ore lavorative.

Consegne

Il materiale più importante
consegnato nel mese di giugno
è il seguente:

Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e C.M.I e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 323 tonn. di getti di
ghisa e bronzo per costruzioni
varie. - Alla Società « Alfa
Romeo » di Milano: 210 tonn.
di getti di ghisa meccanica e
bronzo per costruzioni auto-
mobilistiche. - A clienti vari:
46 tonn. di getti di ghisa e
bronzo. - Alle « Ferrovie dello
Stato » e alla « Compagnia In-
ternazionale delle Carrozze
con Letti » di Milano: 12 tonn.
ai ceppi di ghisa per freni. -
Alle Società « SIAC » e « Cor-
nigliano » di Genova: 138 tonn.
di lingottiere di ghisa di tipo
vario. - Ai « Cantieri Riuniti
dell’ Adriatico » di Trieste:
un’elica di bronzo al manga-
nese del peso di 28 tonn. - Al
nostro stabilimento Meccani-
co, ai « Cantieri Navali Riu-
niti» e alla « Tankerflotta »
di Genova: sei eliche di bron-
zo al manganese per comples-
sive 34 tonn.

. '
svolgimento





CANTIERE

TERMINATO IL CORSO DI SALDATURA



« Scuola di saldatura » del

Recentemente si è concluso nella
Cantiere di Sestri un corso di addestramento per la formazione
di nuovi allievi saldatori elettrici. Vi hanno partecipato 15
giovani operai, provenienti da vari reparti dello stabilimento,
che sono stati affidati al Capo squadra Michelangelo Sacco

alle dipendenze del Vice Capo sezione dei saldatori ing.
Zennaro. Per l'occasione la « Scuola di saldatura» era stata
rimessa in efficienza per accogliere questa nuova schiera di
allievi destinati ad ingrossare le file dei saldatori elettrici. Il
corso è stato svolto colla massima regolarità ed è stato seguito
con impegno da parte di tutti gli allievi. Sono state impartite
alcune nozioni di carattere tecnico sull’operazione di saldatura
e sui problemi relativi; il programma pratico ha interessato
l'esecuzione dei cordoni di saldatura nelle varie posizioni con
i vari tipi di elettrodi, I risultati sono stati incoraggianti e
questo gruppo di operai si appresta ora ad affrontare il lavoro
di produzione. Sotto la guida dei Capi, dopo il vaglio della
* Scuola di saldatura », con l'impegno che ciascuno di essi ha
dimostrato e continuerà a dimostrare, essi si perfezioneranno
per acquisire quella pratica e quella padronanza che si richie-
dono in un provetto operaio saldatore. La « Scuola di salda-
tura » non si è chiusa, ma ha già aperto i battenti per acco-
gliere un altro gruppo di giovani, desiderosi di salire sugli
scali a collegare fra loro le lamiere delle nostre belle navi.

Il saluto dell'ing. Franco Cristolori

Al momento di lasciare la portare il nostro stabilimento
Direzione del Cantiere di Se- ad un così elevato livello di
stri l'ing. Franco Cristofori ha prestigio, rivelatosi con una

indirizzato ai suoi collaborato-
ri di ogni grado il seguente
messaggio:

Dopo due anni e mezzo di
direzione di questo nostro Can-
tiere navale, sono stato ora
definitivamente chiamato pres-
so la Direzione Generale.

Prima di allontanarmi da Se-
stri, sento il dovere di ringra-
ziare sentitamente tutti coloro
— dirigenti, impiegati ed ope-
rai — che hanno in detto pe-
riodo appieno collaborato per

lunga, esemplare e puntuale
successione di impostazioni, di
vari e di consegne,

Ad essi giunga, col mio rin-
graziamento, il mio cordiale
ricordo, ad essi l’incitamento e
l'augurio ad ancor meglio ope-
rare sotto la guida dell’ing.
Boero, che oggi assume la di-
rezione del Cantiere.

All’ing. Cristofori e all’ing.
Boero « L’ansaldino » esprime
i migliori auguri di buon la-
voro nei nuovi. alti incarichi



iberi, anche se qualcuno pur

troppo per poco, dagli im
pegni scolastici, nella Colonia
di Montemaggio i 318 piccoli
ansaldini trovano tutto quanto
di meglio può offrire la sana
vita sportiva all’ aria aperta,
razionalmente regolata dal
prof, Amelotti, che ha studiato
appositamente precise tabelle,
seguite con scrupolo dai diri-
genti che lassù soggiornano in-
sieme ai bambini, durante tut-
to il mese della loro perma-
nenza sulla cima di quella ver-
dissima ed amena collina.

L'assalto, così dobbiamo ben
chiamarlo, ai viveri (che co-
stantemente affluiscono da Ge-
nova, grazie ad un puntuale
servizio) comincia fin dal pri-
mo mattino, dalla sveglia cioè.
L'occupazione principale degli
ospiti è poi quella di riempire
la giornata con salutari pas-
seggiate tra i monti vicini e
in quei giochi che possono es-
sere effettuati all’ombra. Quan-
do infatti, la mattina del quin-
dici luglio scorso, giungemmo
a Montemaggio, fummo lieve-
mente sorpresi dal non trova-
re la solita commovente acco-
glienza dei bambini. Ce lo
spiegammo subito dopo: parte
di loro erano appunto in giro
(gli altri sarebbero andati a
passeggio nel pomeriggio), e i
restanti erano occupatissimi a
giocare gli « ottavi di finale »
alle frecce e alle bocce, in pre-
visione delle medaglie che ver-



‘anno distribuite l’ultimo gior-

no di permanenza.
Sorvoliamo sulle prodezze

degne della fama dei più ce-

lebri arcieri, sui loro centri
che farebbero invidia ad un
redivivo Robin Hood: sorvo-

liamo sulle millimetriche
costate » di certi bambini,
curamente genovesi di purissi-
ma razza (quest'anno la Colo-
nia ospita 65 livornesi, 80 spez-
zini e 173 genovesi), sorvolia-
mo sul tifo degno di campio-
nati a carattere nazionale in-
scenato dai loro compagni di
gioco; sorvoliamo su tutto que-
sto per dire che l'accoglienza
ci fu subito dopo, e festosis-
sima.

Chiedemmo a qualcuno, ov-
viamente scherzando, se sareb-
be ritornato con noi volentieri
a sera: solo la fuga, forse, ci
salvò dal linciaggio.

Così, tra qualche scherzo e
molte fotografie, si giunse al
momento del lavaggio collet-
tivo delle mani ed all’ora « so-
lenne »: all’ora, cioè, del desi-
nare. Più volte abbiamo ab-
bozzato la descrizione della
grandissima sala, gremita dei
piccoli ospiti affamati, e più
volte vi abbiamo rinunciato
perchè mai siamo stati capaci
di rendere appieno l’atmosfe-
ra. Meglio di noi parlano sen-
za dubbio le fotografie, ma
pensate: i 318 bambini entra.
no, ognuno si siede disciplina-
tamente al suo posto, ad ogni
tavola una squadra, con a ca-
po la vigilatrice. I bambini en-

ae



trano silenziosamente (incre-
dibile ma vero) e prendono
posto a braccia conserte per
evitare urti sia pure involon-
tari con le stoviglie. Poi il
gran momento: le pietanze
vengono servite e distrutte in
men che non si dica. Il silen-
zio diviene pian piano brusio,
poi ameno conversare, infine,
— alle caramelle — un boato,
un applauso solo. E' uno spet-
tacolo indimenticabile!

Dipoi il sonnellino pomeri.
diano e la ripresa dei giochi:
le bocce e le frecce sono già
state citate, poi c'è la palla-
tolo e la pallacanestro — ove
si fanno onore soprattutto li-
vornesi e spezzini — il ping-
pong, il salto, la corsa e via
dicendo. E a questo va aggiun-
to l'apparecchio televisivo, che
monopolizza l’attenzione dei
bambini verso le diciassette,
dopo la merenda; e ancora la
cena, le quattro chiacchiere,
gli ultimi scherzi (la battaglia
con i cuscini è però severa-
mente proibita, vero signor
Bertacchi?) e il quieto e me-
ritatissimo riposo della notte.

E proprio allora, felici e
stanchissimi, si abbandonano
a sogni che noì sappiamo pie-
ni di sole e di gioia

Emiddio Loscalzo

A
io
O



PITT







[OE

I

gruppo pompa-motore-turbina dall'impianto lavaggio ad acqua



| lavori Ansaldo di mon-

taggio dell'impianto di
Sindri volgono ormai al
termine, e si è ormai en-
trati nella fase di transi-
zione in cui la direzione
delle operazioni passa dal.
l’Ansaldo, che ha curato la
costruzione, la fornitura, il
trasporto a Sindri ed il
montaggio di tutti i mate-
riali, alla Montecatini, che
oltre ad avere progettato
l'impianto, ha pure il com-
pito di eseguire le prove di
avviamento di ogni unità e
dell'intero complesso, per
la verifica delle garanzie
di funzionamento, di con-
sumo e di resa.

Buona parte dei vari im-
pianti componenti l’insie-
me è già stata collaudata





meccanicamente con esito
favorevole e su alcuni di
tali impianti stanno ora
operando contemporanea.
mente sia il persunale del.
la Montecatini, per la pre.
parazione delle prove di
avviamento, sia il persona.
le delle varie Ditte monta.
trici europee e indiane.

Il personale montatore
delle varie case euronee
sta rientrando in questo
periodo alla sua sede di
origine, e viene in parte
avvicendato dai tecnici
delle stesse case, che pre.
siederanno alla verifica e
supervisione generale del
lavoro compiuto.

Il lavoro, particolarmen.
te intenso in questa fase
conclusiva, ha dovuto esse.









Impianto liquefazione ammoniaca

a Lge rss ALI
ULABCIS

TU

PINEALE

dn

JLMRLL



ear]

sedico

Impianto di compressione per li lavaggio ammoniacale è
(sopra:

compressori; sotto: sala pompe)

TO DI SINDRI

all’ avviamento

re svolto in condizioni cli-
matiche proibitive, duran-
te gli scorsi tre mesi del-
l'estate indiana, i cui inse-
parabili compagni sono i
42° C di temperatura al-
l'ombra e l’ elevatissima
umidità dell’aria.

Il recente avvento della
stagione dei monsoni, se
da un lato ha mitigato i
predetti fattori climatici,
dall'altro ha cominciato a
riversare sull’India gior-
nalmente e con intermit-
tenza irregolare, pioggie
torrenziali che ostacoiano
il proseguimento continuo
e regolare dei lavori e sot-
topongono a un duro ci-
mento la resistenza sia fi-
sica che morale di tutto il
personale, già fortemente

provato in gran parte da
un periodo più che bienna-
le di permanenza a Sindri.

Riguardando con soddi-

sfazione il lavoro finora
compiuto e l’esito favore-
vole che si prevede nel
corso delle prossime prove,
dobbiamo rivolgere il no-
stro compiacimento a tutto
il personale italiano, euro-
peo ed indiano dislocato a
Sindri, che ha collaborato
per la realizzazione dell’im-
pianto.

Particolarmente va ap-
prezzata l’opera del perso-
nale italiano ed europeo
che ha dovuto svolgere le
proprie mansioni in condi-
zioni ambientali locali pro-
fondamente diverse da
quelle europee, aggravate

per giunta dalla inesorabi-
le inclemenza del clima.
Come sempre però è pro-
prio attraverso a questo
spirito di sacrificio dei suoì
funzionari e dei suoi coila-
boratori che l’Ansaldo ha
potuto aumentare il suo
bagaglio di esperienza nel
campo delle realizzazioni
di impianti chimici desti-
nati all’estero, cosicchè es-
sa è ora in grado di affron-
tare, con prospettive di
esito sempre più soddisfa-
cente, nuove ed anche più
imponenti esecuzioni di
impianti in terre straniere,
diffondendo il nome del no-
stro industre paese ed af-
fermando sempre di più
nel mondo la capacità rea-
lizzatrice degli italiani.










Sopra: impianto acido nitrico, - Sotto: Impianto frazionamento gas. -
A destra: impianto lavaggio acqua (colonna C 1 lavaggio gas convertito)




tesi ur de
PÒ Bat.
muli ELLI Sinni TS

== î

f





Vansa Ulino

fuorisacecco

anno V - n. 12.13



a UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
Gli esperimenti

di Valier e di Opel

L a propulsione a razzo pri-
ma che utilizzata su mezzi
destinati ad affrontare le vie
del cielo ha trovato applica-
zione nel campo dei. veicoli
terrestri. Chi primo ebbe a
dedicarsi con apprezzabili ri-
sultati a questo lavoro fu un
ingegnere alto-atesino, Max
Valier, di Bolzano. Egli in ve-
rità (che molto aveva attinto
dall'opera pubblicata nel 1924
da Hermann Oberth « Il razzo
verso gli spazi planetari » e
che aveva, a sua volta, redatto
un interessante studio « L’ir-
ruzione nello spazio cosmico » )
aveva un programma ben più
ambizioso, quello cioè di per-
venire alla realizzazione del-
l'astronave. Ma, spirito prati-
co come era, e conscio delle
difficoltà che anche la sempli-
ce enunciazione dei suoi pro-
getti gli avrebbe fatalmente
fatto incontrare, il Valier ave-
va pianificato, per così dire, il
suo programma di azione, sud-
dividendolo in quattro fasi
successive. La prima si limi-
tava allo studio scientifico
delle possibilità dei tipi di
razzi già noti; la seconda con-
templava l’impiego della pro-
pulsione a razzo per il traspor-
to di persone in veicoli terre-
stri; la terza prevedeva la co-
struzione dell’aereo a razzo, e
l’ultima infine, veramente con-
clusiva di tutta questa serie
di successivi esperimenti, la
realizzazione dell'astronave.
Un piano siffatto, quale era
stato steso dal Valier, presen-
tava molti lati vantaggiosi,
primo dei quali quello di non
dare l’impressione che ci si
movesse nel campo delle pure
fantasie, fissati su progetti
troppo avveniristici. Ed il con-
cetto di gradualità cui il Va-
lier si ispirava portò ben pre-
sto i suoi frutti, in quanto il
coraggioso pioniere riuscì a



Nel 1928 il locomotore Opel Rak IM
sul binario ferroviario, raggiunse }a
velocità di 295 chilometri all'ora

trovare un finanziatore nella
persona di un grosso indu-
striale, Fritz von Opel, ma-
gnate dell’automobilistico ger-
manico.

Dalla progettazione Valier
poteva così passare in breve
volgere di tempo alle realiz-
zazioni pratiche: una serie di
prove con risultati via via
sempre più soddisfacenti, sic-
chè il 12 aprile 1928 si era in
grado di convocare a Weser-
miinde i rappresentanti della
stampa per farli assistere alla
prima partenza ufficiale della
prima automobile a razzi. La

propulsione doveva essere as-
sicurata da dodici razzi, solo
sette dei quali peraltro riusci-
rono a funzionare; ma il ri-
sultato apparve lo stesso più
che notevole, avendo l’automo-
bile così azionata raggiunto
dopo soli otto secondi dalla
partenza la velocità di oltre
cento chilometri orari, Il pub-
blico presente rimase letteral-
mente sbalordito, e tanto più
lo fu quando, dopo la rapida
corsa dell'automobile, ebbe ad
essere testimone di un’altra
non meno significativa prova
che il costruttore dei razzi ap-
plicati alla. macchina, .Fre-
drich Wilhelm Sander, ritenne
opportuno sottoporre alla sua
attenzione.

Un razzo con propellente so-
lido a combustione rapida vie-
ne infatti fissato ad una per-
tica della lunghezza di quat-
tro metri. Sei uomini rizzano
il singolare apparecchio che
viene introdotto in posizione
quasi verticale in un grosso
tubo del genere di quelli im-
piegati per la costruzione de-
gli acquedotti. Tutti gli occhi
sono fissi sulla squadra dei sei
tecnici, ed ognuno si domanda,
incuriosito, se la forza del raz-
zo sarà sufficiente per deter-
minare il sollevamento di quel
grosso peso. Ma è un attimo:
già guizza la fiamma di accen-
sione, e il razzo balza a velo-
cità prodigiosa nel cielo, co-
me scagliato da una mano tita-
nica. E allora «tutti coloro
che ancora dubitavano — potè
poi orgogliosamente scrivere
Valier — s’'inchinarono, in ri-
spettoso omaggio, alla forza
gigantesca della propulsione a
razzo ». E ce n'era del resto
ben motivo, perchè si potè cal-
colare che il razzo avesse rag-
giunto circa duemila metri ad
un velocità — per quel tempo
veramente fuori dell'ordinario



La Opel Rak Il in corsa sulla pista dell'Avus, il 23 maggio 1928



lì primo rneroplano itallano a reazione costruito dall'ing. Campini

— di oltre mille chilometri al-
l’ora,

Altri esperimenti di pro-
pulsione a razzo applicata a
veicoli terrestri furono ripe-
tuti in seguito. Nel corso del-
lo stesso anno 1928 l’Opel sul-
la pista di Berlino - Grune-
wald su un'auto fornita di 24
razzi riuscì a raggiungere la
velocità di 230 chilometri al-
l’ora, mentre il Valier, realiz-
zando un carrello a rotaie, in
una prova — e neppure del
tutto fortunata — riusciva a
lanciarsi a oltre 360 chilometri
orari.

Lo stesso Valier e sua moglie
si cimentavano poi, a Eib, in
Baviera, in tutta una serie di
esperimenti con una slitta a
razzo realizzando velocità no-
tevoli, sino a 400 chilometri
all'ora. Dal canto suo, l’Opel,
con un « veicolo ferroviario a
razzi » senza pilota riusciva a
raggiungere i 281 chilometri
orari.

Sino a questo momento ne-
gli esperimenti da lui effet-
tuati il Valier aveva impiegato
razzi a combustibile solido.
Questi comportano però un in-
conveniente: con essi si può
solo avviare il processo, ma
non più arrestarlo, e per giun-
ta non si riesce mai a garan-
tirsi dal pericolo che alcuni
dei razzi non si mettano a fun-
zionare per conto loro. Non c'è
altro che da tentare di poter
disporre di un propulsore con-
trollabile. Nella primavera del
1929 il Valier muta perciò si-
stema, puntando invece che
sul motore a razzo a combu-
stibile solido su quello con
propellenti liquidi, ed impe-
gnandosi in una serie sempre
più complessa di tentativi, fin-
chè, il 17 maggio 1930, un im-
prevedibile incidente nel cor-
so di un esperimento conclu-

Vr bb 021 MIILAPOTOMA AEREO HAL VO EREDOTE RCA NDIRO PALI Pt NOP RAR





sivo non tronca all'improvviso
la sua operosa esistenza.

Ma intanto c’era già stato
anche un tentativo di applica-
zione della propulsione a raz-
zo agli aerei. A cimentarsi in
siffatta impresa era stato anco-
ra l’Opel, il realizzatore delle
idee del quale — l’Hatry —
era peraltro ritornato al siste-
ma dei razzi a combustibile so-
lido. Il primo tentativo al
proposito fu. compiuto nell’au-
tunno del 1929 all’aerodromo
di Francoforte a mezzo di un
monoplano con superficie por-
tante alquanto rialzata e con
un’apertura di ali di dodici
metri. Il pilota era sistemato
nella parte anteriore della fu-
soliera: posteriormente era in-
vece l’apparecchiatura dei raz-
zi, a polvere, in numero com-
plessivo di dodici. L’impen-
naggio era opportunamente
studiato, risultando sufficiente-
mente in alto per evitare il

getto infiammato dei gas di
scarico
Ma il dispositivo basilare

era il carrello - catapulta, mo-
bile su rotaie di legno, aziona-
to da tre razzi capaci di una
spinta di novecento chilogram-
mi. L'aereo doveva essere lan-
ciato verso l’alto a mezzo del-
l'impulso ricevuto appunto da
questo carrello.

Falliti per ragioni di varia
natura i primi esperimenti,
solo alla quarta prova venne
dato all’Opel di riuscire nel
suo intento, raggiungendo una
altezza di alcune diecine di
metri e realizzando una velo-
cità oraria di oltre 150 chilo-
metri.

Era il 30 settembre 1929.
L'assalto al cielo con apparec-
chi a razzo recanti uomini a
bordo era incominciato,

I b.

MGAGGE IRGHNAR ZA Mia «dl 1 bid LETT RGAELIL 05 ITVEOSO DINAORE MA

ar trummpnnnnna



(da «N Giorno»)





< FT (alieni da a"

Navi a propulsione nucleare

elle annate 1955 e, 1956 de

« L’ansaldino », sono com-
parsi diversi articoli dell’ing.
Paolo Ameglio illustranti i prin-
cipi basilari dell'energia nuclea-
re e le sue possibili applicazioni
in genere,

Nell'articolo su « L’ansaldino »
del 15 novembre 1957 è riportato
un sunto della memoria: « L’ap-
plicazione della energia nuclea-
re alla marina mercantile » del
generale del G. N. dott. ing.
Eugenio De Vito, nella quale
sono illustrate le difficoltà che
allo stato attuale ostacolano lo
sviluppo della propulsione nu-
cleare per la marina mercantile,

Per la marina militare queste
difficoltà, che sono prevalente-
mente di carattere economico,
non sussistono dato lo scopo
particolare delle sue costruzioni;
vediamo perciò che la propul-
sione nucleare su navi militari
ha già raggiunto una notevole
esperienza, Basti ricordare le
brillanti prestazioni dei som-
mergibili americani tipo « Nau-
tilus » e l’estendersi della pro-
pulsione atomica su navi di su-
perficie, portaerei, incrociatori,
ecc., in fase di costruzione o di
programmazione nelle marine
militari degli Stati Uniti d'Ame-
rica e di altre nazioni,

E’ recente infine la notizia
della impostazione in un can-
tiere americano della nave mi-
sta trasporto passeggeri e merci
« Savannah » (New York Ship-
yards 22 maggio) avente disloca-
mento di 21.840 tonn. a pieno
carico e un apparato motore
nucleare di 22,000 C.A.

La presente nota vuole illu-
strare uno studio dei nostri Uf-
fici progetti navale e meccanico,



fig. 2



fatto in collaborazione con la
Società «Fiat» (detentrice della
licenza Westinghouse per i reat-
tori nucleari di tale ditta), allo
scopo d’esaminare come si tra-
sforma il normale apparato mo-
tore sistemato sulla T/c. « Agri.
gentum », che viene ripetuto sul-
le altre cisterne attualmente in
costruzione per gli armatori
Lauro e Fassio, con un apparato
motore a reazione nucleare,

La trasformazione si riferisce
in modo particolare all'impianto
di generazione di vapore, cioè
alla sostituzione delle attuali
caldaie Ansaldo-Foster Wheeler
con un reattore atomico,

L’impianto motore propria-
mente detto nei due casi, con-
venzionale e atomico, non subi-
rà cambiamenti sostanziali, do-
vendosi solo adattare alle diver-
se condizioni termiche del vapo-
re prodotto dall'impianto gene-
ratore, In altre parole mentre in
un impianto convenzionale a-
vremo: uno o più generatori di
vapore di tipo normale, cioè
una o più caldaie, un gruppo
turboriduttore con il suo con-
densatore, i suoi ausiliari, una
o più linee d'assi e relative eli.
che, i gruppi elettrogeni e gli
altri apparecchi per i vari ser-
vizi della nave e del carico, con
un impianto a reazione atomica
ciò che varierà sarà il genera-
tore del tipo atomico, fermo re-
stando il resto con l’osservazio-
ne suaccennata.

Il generatore di vapore del ti-
po atomico sarà costituito dal
reattore nucleare il quale, se-
guendo gli orientamenti fino ad
oggi in atto, è stato scelto del
tipo ad acqua pressurizzata

cioè: il liquido raffreddante il



reattore (coolant) e che circola
nel circuito primario è acqua a
pressione.

Il reattore (vedi fig, 1) è com-
posto dal core o nocciolo conte-

fig. 1



1 - reattore

2 - generatori di vapore

3 - pompe circuito primario
4 - gruppo valvole manovra
5 - turbina A.P.

6 - turbina B,P.

7 - riduttore





controllo che servono alla rego-
tazione della reazione. Attorno
al nocciolo sono previsti adatti
diaframmi che avviano conve-
nientemente la circolazione del-





1

I







CIRCUITO DDIMACIO GEATTODE
"© SECONDADIO 49010 MOTORE
ESTRAZIONE E ALIMENTO SECONDADIO

8 - condensatore

9 - pompa estrazione

10 - eiettore
11 - gruppo riscald. alim. 1° stadio
12 - disaereatore riscald. 2° stadio
13 - pompa alimento gener, vapore
14 - riscaldatore alim. 3° stadio





nente il combustibile, in questo
caso uranio con una certa per-
centuale dell’isotopo U 235, com-
presso in forma di pastiglie in
adatti tubi di acciaio allo zirco-
nio, intervallati dalle barre di









l'acqua raffreddante, il tutto
racchiuso in un involucro di ac-
ciaio di adatto spessore atto a
resistere alla pressione dell’ac-
qua, alle temperature di funzio-
namento ed alle reazioni chimi-

che che si sviluppano nell’inter-
no. L’involucro infine è comple-
tato in alto da un cappello



smontabile per le visite e le ope-

razioni di estrazione del combu-

stibile esausto e la ricarica con

combustibile nuovo,

Il liquido raffreddante è mes-
so in movimento da una adatta
pompa di circolazione di tipo
chiuso, particolarmente studiata
per rispondere alle condizioni di
funzionamento, viene spinto nel
reattore ove si riscalda, va nel

fascio riscaldante del generatore |
di vapore, del quale diremo in

appresso, e ritorna alla pompa
di circolazione per riprendere il
suo ciclo che è detto ciclo pri.
mario,

Questa acqua a pressione, 0
pressurizzata, viene in contatto
di elementi particolarmente ra-

dioattivi, perciò si inquina an-

ch’essa risultando estremamen-
te pericolosa agli organismi
umani. Per questa ragione il
liquido stesso non può essere
sfruttato direttamente per la

produzione di energia meccanica |

ma diventa liquido combustibi-
le per generare vapore in un al-
tro apparecchio che è, appunto,
il generatore di vapore,

Questo apparecchio è compo-
sto da un fascio di tubi a chio-
ma entro i quali passa l’acqua

pressurizzata alla pressione di |

circa 140 Kg/em® ed alla tem-

peratura di circa 270° C. Ester-

namente ai tubi invece circola
altra acqua che si riscalda e si
trasforma in vapore alla pres-
sione corrispondente alla tem-
peratura anzidetta, cioè a circa



















12

"
4

35 Kg/cm?; questo sarà il va-





| volucro di acciaio,

\

i
RAZR TE SSRASINARC (calati sine e ei ara tilt iti iti ia De

“biatore di calore,

SR I VI al SR A MISTA A Pai n



IRE] MRO AT I RI DT 0

































A Miti 0 AGGNA Sa Tuamio
8 seno 0ALDI eremauruni



O
CARICO





pore che andrà a lavorare nelle
turbine,

Il nocciolo (core) è circondato
da una adeguata schermatura di
acciaio ed acqua atta ad assor-
bire le irradiazioni emanate dal
nocciolo stesso.

Ancora tutto il complesso —
nocciolo, scambiatore di calore,
pompa e le altre apparecchiatu-
re per le misure, per le regòla-
zioni, per la purificazione, per
il supplemento di acqua ecc, —
sono racchiusi in un involucro,
chiamato contenitore, che ha lo
scopo di impedire l’eventuale
espandersi di vapore radioattivo
causato da una qualunque ava-
ria al circuito primario, Il con-
tenitore è costituito da un in-
accessibile
nel suo interno mediante adatta
apertura attraverso la quale do-
vrà passare anche tutta la spe-
ciale attrezzatura necessaria per
il trasporto del combustibile
esausto e la carica del nuovo,

Il contenitore è fissato allo
scafo ed è circondato da uno
schermo biologico formato da un
anello esterno (vedi sistemazio-
ne A. M.)) che si riempie d’acqua
quando la nave navigherà in za-
vorra, mentre .resterà vuoto con
la nave a pieno carico,

In questo caso lo schermo bio-
logico sarà composto dal carico
stesso (ad es, crudoil) in mezzo
al quale è immerso il conteni-
tore come appare chiaramente
nella fig. 2 (sistemazione A.M.).
In tal modo il volume ‘dello
schermo di acqua, essendo so-
stituito da un corrispondente
volume del carico, porta ad un
aumento del carico trasportabile
con evidente vantaggio economi-
co.

Il vapore prodotto dallo scam-
a mezzo di
adatta tubazione, è condotto a
lavorare nelle turbine del grup-
po riduttore che è composto di
una turbina di alta pressione,
di una di bassa pressione, e
sottostante condensatore, nel
quale il vapore di scarico si con-
densa e l’acqua risultante viene
aspirata dalle pompe di estra-
zione, si disaerea nel disaerea-
tore e viene aspirata dalle pom-
pe di alimento che la ritornano
nello scambiatore di calore per
riprendere di nuovo la sua tra-
sformazione in vapore e così
via.

Le turbine, funzionando con
vapore saturo umido, devono ri-
spondere a particolari caratte-
ristiche e devono essere previ-
sti accorgimenti speciali per
combattere la presenza dell’ac-
qua nel fluido motore e le dan-
nose conseguenze che ne posso-
no derivare, in particolare per
l'erosione della palettatura, Do-
vranno essere sistemati perciò
degli efficaci separatori di ac-
qua all’entrata delle turbine per
separare l’acqua in sospensione
nel vapore, dovranno essere pre-
visti inoltre particolari drenag-
gi nelle turbine sempre per se-
parare l’acqua dal vapore. Un
riduttore di giri ad ingranaggi,
del consueto tipo, trasmetterà il

moto alla limea d’assi ed all’eli-
ca propulsatrice,

La sistemazione dell'impianto
completo è rappresentata nel
disegno che illustra chiaramente
tutto il complesso e nel quale
sono anche compresi i normali
ausiliari per il servizio della
motrice, del carico e della nave.

Vediamo ad esempio i gruppi
turbogeneratori per la produ-

MEZZO SECOLO DOPO

zione dell'energia elettrica, i
gruppi evaporatori per la produ-
zione dell’acqua distillata, la
batteria delle turbopompe per lo
sbarco del carico ecc. In parti.
colare è da notare la presenza
di una calderina atta a fornire
vapore ai vari servizi di bordo
ed alle turbine, per un funzio
namento ad andatura ridotta,
onde poter rientrare in porto

Manni nti tura

nel caso di avaria all'impianto
nucleare.

La vita del combustibile (ura-
nio e uranio arricchito) è di al-
meno 18 mesi di servizio con-
tinuo e sj può dimostrare che
l'economia di esercizio è tanto
più grande quanto più lunga la
navigazione dal porto d'imbarco
a quello di scarico.

Oberdan Borghetti

FIIADAVK IPSOA DAI TALBIIMODN DAN SUIGAP! HA MPHALTOOI Pm

IL CELEBRE RECORD

Morte di Henry Farman

P ochi mesi fa, il 13 gennaio,
fu celebrato a Parigi, con
una certa solennità, un singo-
lare cinquantenario: quello del
primo volo ” controllato ”, com-
piuto da Henry Farman sul
campo di Issy-les-Moulineaux,
presso Parigi,

Erano passati cinque anni dal
giorno in cui l'americano -Or-
ville Wright era riuscito per la
prima volta a far staccare da
terra la sua” macchina volan-
te” e a tenerla in aria per do-
dici secondi. In -quel periodo
molti pionieri del volo avevano
sperimentato, con maggiore o
minore succésso, aerei costruiti
da loro stessi con mezzi di for-
tuna, e molti erano riusciti ad
alzarsi per qualche centinaio di
metri; ma mai nessuno aveva
potuto tornaré al punto di par-
tenza, In altre parole, si era di-
mostrato che l'aeroplano poteva
volare, ma non che fosse possi-
bile manovrarlo e controllarne
il volo,

La gioia e l'onore del primo
volo manovrato doveva toccare
a Farman, Nato a Parigi nel
1874, Farman era stato tra i
primi a lanciarsi in quella che
allora veniva definita la ” folle
gara” del volo, In quel memo-
rabile gennaio del 1908. il pilota
francese, a bordo di uh apparec-
chio costruito dal suo amico
Voisin, percorse un chilometro
in circuito chiuso in un minuto
e 28 secondi, alla favolosa ve-
locità di 40 chilometri all'ora.
Lasciato il suolo, superò due
pali distanti venticinque metri,
virò intorno ad un terzo, posto
a 500 metri, poi fornò a passa-
re fra i due primi e si posò
esattamente là dove aveva preso
it volo. L'apparecchio aveva
raggiunto l'altezza di due metri
dal suolo.

Farman raccontò più tardi:

« Eravamo una dozzina, quel
giorno. Io ero impaziente di fa-
re omologare il mio primato per-
chè avevo diversi concorrenti
pericolosi, Mi ricordo che era
una bellissima giornata, ma che
faceva molto freddo. Allora, per
prendere quota, la tecnica era
quella di tirare al massimo i co-
mandi, Avevo constatato, inve-
ce, che un’inclinazione più leg-
gera degli alettoni favoriva mag-
giormente il decollo, Quella tro-

vata è all'origine del mio pri-
mato, Per realizzarlo, avevo
consacrato tutto il mio tempo
ad allenarmi, dormendo in un
” hangar”, non radendomj più »,

Dopo di allora, Henry Farman
colse altri non meno notevoli
successi, Già l'anno dopo, 1909,
vinse la Coppa ” Michelin” per-

furono impiegati con notevole
successo dai francesi e dagli al-
leati durante la prima guerra
mondiale,

Il 13 gennaio di quest'anno,
Farman era presente, insieme a
Voisin, alla celebrazione del
cinquantenario del suo celebre
volo in circuito chiuso. Assi-



Uno dei primi aerei « Farman »

correndo 232 chilometri in quat-
tro ore e 17 minuti. Ma egli
si era nel frattempo specializ-
zato nella produzione di aerei,
lavorando insieme ai fratelli
Dick e Maurice; e i suoi appa-
recchi, in gran parte biplani,

stette commosso alla cerimonia,

ma non potè scendere dall'auto-

mobile che lo aveva portato sul

campo di Issy-les-Moulineaux.

Era già malato da tempo, le

gambe non lo reggevano più,
Il 18 luglio è morto.



Un « Voisin > armato di mitragliatrice (1915)

ei her telai kb Re



i M 6 luglio 1908, al balipedio

i [E
E
ANNI 19.

VARO ALLA FOCE. HE

& M 26 giugno 1858, ai cantie- |;
| ri della Foce di Genova si
| vara dll piroscafo «Luni>
con macchine costruite dagli

Orlando. M « Luni > restò in i
servizio fino al 1903, fi

MEDAGLIA D'ORO,

Il 6 luglio 1858 sono pubbli-
cate dalla Camera di Com-
mercio di Torino le meda-
glie. d'oro. assegnate dalla ©
« Quadriennale esposizione
delle . industrie ».. Per la
classe «< meccanica » è pre.
miata la «< Giovanni Ansaldo
& Compagni» di Sampier-
darena per le « due locomo-
tive coi rispettivi tender;
macchine per filettare, altre
per plallare e diversi altri
oggetti >. Un'altra medaglia |
d'oro va alla «< Luigi Orlan-
do & C.> di Genova per
« due macchine a vapore per
battelli, macchine per fu-
cinare il ferro, freni per
ferrovie, ecc. >.

LUMI A GAZ.

M « Corriere Mercantije > del
8 luglio 1858 scrive: «DI
pubblico gradimento ‘e di
grande effetto riuscì la illu-
minazione a gaz dell'Acqua.
sola (lato a ponente), I no-
stri pubblici giardini, per lo
passato affatto deserti dopo
l'Ave Maria poichè le tene-
bre cacciavano la gente, as-
sunsero ieri sera un aspetto
di festa per il concorso di
eleganti e gentili signore, è
per le sinfonie della banda
musicale provveduta dal
conduttore del caffè, le qua
ll si protrassero fino alle
ore 11, Anche questo è pro-
gresso.

50 anni fa...

TRE CANNONATE.






























angyiezeo

Ema

del Muggiano, ebbero luogo
le prove del primo lotto di
piastre da 15 cm. della Casa
omericana < Midvale » per la
corazzatura dell'incrociatore
«€ S. Giorgio ». Furono spa-
ratt tre colpi di cannone da
157 con buon esito, M lotto
venne accettato,

LINEA ELETTRICA.
Nel luglio 1908 sono in cor-
so 1 lavori per la trasforma.
zione della linea ferroviaria
da Genova a Busalla dal va-
pore all’elettricità, A Geno-
i va sl costrulsce il tunnel fra
lo calata delle Grazie e ia
i stazione di Brignole,

LA NAVE FORMIDABILE.
n Corriere Mercantile » !
del is luglio 1908 pubblica:
«La nave formidabile pro-
gettata dal Cuniberti, N co-
lonnello Cuniberti, il famo- È
so ingegnere navale italiano,
pubblica sull'ultimo numero
della rivista navale « Fight-
ting ships>» un interessante ©
articolo diretto a dimostra-
re la necessità della crea-
zione di un nuovo tipo di
grande corazzata con dislo-
camento medio di 29.000
tonnellate. Queste navi do-
vrebbero servire completa-
mente nl fini strategici e tat-
tici sia di giorno che di
notte 3,

BANDIERA DI COMBATTI.
MENTO.

Maiani

IN ZIE

ital







na
i
Di

A Livorno, il 20 luglio 1903,
è consegnata solennemente
la bandiera di combatti-
mento al cacclatorpediniere
« Lanciere ».

iii

FIR

SEA ET 1 OH FT IE SET

dl

n;

dà ei a er all inn

kàkij Akàkievic voleva riportare il discorso sul ram-
A mendo, ma Petròvich non lo stette ad ascoltare neppure
fino in fondo, e gli disse: — Uno nuovo ve lo faccio
senz’altro, potete starne sicuro; ci metterò tutto il mio im-
pegno» Si potrà farlo persino come vanno di moda oggigiorno:
col bavero agganciato con fermagli a zampa, placcati in argento.
Allora Akàkij Akàkievic si avvide che senza cappotto
nuovo non c’era da cavarsela, e ne fu completamente anni-
chilito, E, infatti: con che cosa, con che denari poteva far-
selo? Certo, poteva parzialmente contare sulla futura gratifi-
cazione per le feste, ma quei denari erano già stati destinati
ormai da un pezzo, e ripartiti per altri scopi. Egli doveva
ordinarsi un paio di pantaloni nuovi, pagare un debito vecchio
al calzolaio, per la tomaia nuova agli stivali vecchi, e ordi-
nare alla cucitrice tre camicie e un paio di quei capi di bian-
cheria che non sta bene chiamar col loro nome sulla carta
stampata; in breve, i denari se ne sarebbero andati tutti
quanti, e anche se il direttore fosse stato talmente benevolo
da decretargli, anzichè quaranta rubli di gratifica, quaranta-
cinque o-cinquanta, gli sarebbe avanzata soltanto una scioc-
chezza che, a paragone col capitale del cappotto, sarebbe stata
come una goccia nel mare. Benchè egli sapesse, è vero, che
Petròvic aveva il gusto di sparare così, a bruciapelo, Dio
sa quali prezzi inverosimili, tanto che neppure sua moglie
poteva trattenersi dal gridargli: — Ma ti ha dato di volta il
cervello, scimunito? Certe volte lavora a ufo, e ora chissà
che diavolo lo ha preso di chiedere più di quel che non valga
lui stesso; — benchè egli sapesse, è vero, che Petròvic glielo
avrebbe fatto anche per ottanta rubli, dove li avrebbe presi,
però, questi ottanta rubli? Una metà, magari, si sarebbe po-
tuta raccapezzare; forse anche un pochino di più; ma dove
prender l’altra metà?...

Ma, prima, il lettore ha da sapere da dove potesse essere
presa la prima metà. Akàkij Akàkievic aveva l'abitudine di
mettere da parte, dentro una cassettina chiusa a chiave, e
con una fessura sul coperchio per introdurvi il denaro, un
soldo per ogni rublo che spendeva. Ogni sei mesi faceva la
verifica delle monetine di rame che si erano ammucchiate, e
ie sostituiva con pezzi d’argento di piccolo taglio. Faceva così
da molto tempo, e in questo modo, dopo un certo numero di
anni, si ero trovato ad avere messo da parte un capitale di
più di quaranta rubli. Una metà, dunque, ce l'aveva; ma dove
prendere l’altra metà? Dove prendere gli altri quaranta rubli?
Pensa e ripensa, Akàkij Akàkievic decise di ridurre le spese
abituali, per un annetto almeno; di abolire l’uso del tè alla
sera, non accendere, alla sera, la candela e, se avesse avuto
da fare, andarsene nella stanza della padrona a lavorare al
lume della candela di lei; per strada, camminare con la mag-
gior leggerezza possibile, e la maggior cautela, sopra le lastre
e i ciottoli, quasi in punta di piedi, per non consumare troppo
presto le suole; dare la biancheria alla lavandaia quanto più
possibilmente di rado e, per non consumarla, ogni volta, tor-
nato a casa, levarsela di dosso, e restare solo in veste da ca-
mera: una vestaglia di. mezzo cotone, antichissima, e rispar-
miata perfino dal tempo. Bisogna dire la verità che, dapprin-
cipio, gli riuscì alquanto duro abituarsi a tali privazioni, ma
dopo ci fece, in certo modo, l'abitudine, e tutto andò per il
meglio: si abituò perfino a digiunare del tutto, alla sera; in
compenso si nutriva spiritualmente, avendo sempre presente il
pensiero del futuro. cappotto.

A partire da quel tempo, fu come se la sua esistenza si
fosse fatta, in certo modo, più completa, come se egli si fosse
sposato, come se un altro essere gli fosse accanto, come se
egli non fosse più solo ma una dolce compagna terrena avesse
acconsentito a percorrere con lui il cammino della vita, e che
questa compagna fosse il cappotto: imbottito di spessa ovatta,
e con una fodera solida, senza ragnature. Si era fatto, in certo
modo, più vivace, più fermo di carattere, persino, come chi
si sia già scelto e prefisso uno scopo. Dal viso e dagli atti scom-
parvero la titubanza, l’irresolutezza; in.una parola, tutti i
contrassegni della esitazione e dell’indecisione. Talvolta gli
brillava un fuoco negli occhi, gli si affacciavano alla mente
perfino i pensieri più audaci ed impudenti: e perchè non ap-
plicare, davvero, una pelle di martora al bavero? 5

__Questi pensieri lo resero quasi distratto. Una volta, co-
piando una pratica, fu sul punto di commettere un errore,
così che mancò un pelo non gridasse: « Uh! » ad alta voce; e
si segnò. Almeno una volta al mese faceva una capatina da
Petròvie per chiacchierare un poco del cappotto: dov'era me-
glio comprare la stoffa, e di che colore; e ritornava sempre
a casa, se pur un tantino preoccupato, soddisfatto, pensando
che sarebbe infine arrivato il giorno in cui tutto ciò avrebbe
potuto essere comprato, e in cui il cappotto sarebbe stato
pronto.

Le cose andarono più rapidamente di quanto egli non
avesse preveduto. Contro ogni aspettativa, il direttore gli as-
segnò non quaranta, o quarantacinque rubli, ma addirittura
sessanta. Sia che presentisse che Akàkij Akàkievic aveva bi-
sogno di un cappotto, sia che la cosa fosse andata così, di
per sè stessa, sta di fatto che, in grazia di tale congiuntura,
Akàkij si ritrovò in tasca venti rubli di più. Questa congiun-
tura affrettò il corso della faccenda. Passarono ancora, circa,
due o tre mesi di non eccessivo digiuno, e Akàkij Akàkievic
raggranellò proprio un’ottantina di rubli, Il suo cuore, d’ordi-
nario assai calmo, cominciò a palpitare.

Subito il primo giorno egli andò con Petròvic per i ne-
gozi. Acquistarono un panno molto buono — e non fu cosa
difficile, chè già da un anno e mezzo, ormai, ci pensavano, e
non v’era stato mese in cui non fossero andati in giro per
informarsi dei prezzi; in compenso Petròvic disse che non esi-
steva panno migliore. Per la fodera scelsero un percalle, ma

14

di qualità così buona e robusta che, a'detta di Petròv!c, esso
era ancor meglio della seta; anzi, all'aspetto, perfino più lucido
ed elegante. La martora non la comprarono perchè era cara
davvero, e presero, invece, il miglior gatto che si trovasse nel
negozio; un gatto che, da lontano, poteva esser sempre scam-
biato per martora. Attorno aì cappotto Petròvic si affaccendò,
in tutto, due settimane, perchè il lavoro di trapunto era pa-
recchio; altrimenti sarebbe stato pronto più presto. Per la sua
opera Petròviec prese dedici rubli — mero non era possibile:
le cuciture erano state fatte decisamente tutte con fil di seta,
a doppia costura fitta, e ogni costura Petròvic l'aveva ripas-
sata da cima a fondo coi denti, per schiacciarla, imprimendovi
sopra disegni svariatissimi.

Fu il... è difficile dire proprio in che giorno, ma verosi-
milmente nel giorno più solenne della vita di Akàkij Akà-
kievie, che Petròvic portò finalmente il cappotto. Lo portò al
mattino, poco prima dell'ora in cui bisogna uscire per recarsi
in ufficio. Mai, in altro momento,
il cappotto sarebbe giunto più a pro-
posito, poichè i primi geli incomin-
ciavano già a farsi sentire piuttosto
acuti, e minacciavano di rafforzare
ancora. Petròvic si presentò col cap-
potto, così come conviene si pre-
senti un buon sarto. Il suo viso por-
tava impressa un’aria di tale impor-
tanza quale Akàkij Akàkievic non
gli aveva mai visto. Pareva conscio,
nel modo più integrale, di aver con-
dotto arì esito un'impresa di non
lieve portata, e di aver rivelato d’un
colpo, nella propria persona, tut-
to l’abisso che divide i sarti che
soltanto rifoderano e rabberciano gli ‘abiti da quelli che
li cuciono a nuovo. Egli trasse il cappotto dal fazzoletto
da naso entro cui lo aveva ravvolto per portarlo (questo era
un fazzoletto fresco di bucato — quindi lo ripiegò, e lo ripose
in tasca per l’uso). Tratto fuori il cappotto, ìo guardò con
estrema fierezza; e con grande maestria, tenendoio sollevato
con le mani, lo fece ricadere sopra le spalle di Akàkij Akà-
kievic; quindi lo tese, e lo acconciò sul dietro, spianandolo
verso il basso con la mano; infine ne drappeggiò Akàkii Akà-
kievic. Akàkij Akàkievic, da persona che aveva i suoi am etti,
lo volle provare con le maniche infilate; Petròvic lo aiutò a
infilare le maniche: risultò che, anche a maniche infilate, an-
dava bene. In una parola, il cappotto calzava a pennello. Pe-
trovic non lasciò perdere, certo, la buona occasione, di affer-
mare che soltanto perchè aveva magazzino senza insegna, in
un vicolo, e poi perchè conosceva da tempo Akàkij Akàkievic,
lo aveva fatto così a buon mercato, ma che sul Corso Nevà
avrebbero preso settantacinque rubli soltanto di fattura.

Di questo argomento Akàkij Akàkievic non volle nem-
meno discutere con Petròvic. Lo. pagò, lo ringraziò e, così
come stava, col cappotto nuovo, uscì per andare in ufficio.
Petròvie uscì dietro di lui e, fermatosi in mezzo alla strada,
contemplò a lungo il cappotto, di lontano; poi svoltò l’angolo
per raggiunger di corsa, attraverso un vicolo curvo, di bel
nuovo la strada, e guardare ancora una volta il cappotto da
una visuale diversa, e cioè esattamente di fronte.

Frattanto Akàkij Akàkievic se ne andava nella più fe-
stosa disposizione di spirito. Non passava un sol attimo di un
solo minuto che egli non sentisse di avere sulle spalle il cap-
potto nuovo, e già più d’una volta gli era affiorato al labbro
un sorriso di interna beatitudine. In effetti il cappotto aveva
due virtù: in primo luogo era pesante, ‘e, in secondo, elegante.
Della strada non si accorse neppure, e si ritrovò a un tratto
in ufficio; in portineria si tolse il cappotto, lo esaminò da
ogni lato, e lo affidò alla sorveglianza particolare del portiere.
Non si sa come, al ministero tutti vennero immed'atamente a
sapere che Akàkij Akàkievic aveva un cappotto ruovo, e che
il vecchio pastrano non c’era più. Tutti si precipitarono seduta
stante in portineria per guardare il cappotto nuovo di Akàkij
Akàkievic. Presero a congratularsi e a complimentarlo, così
che egli dapprima sorrise, ma poi finì col provarne quasi ver-
gogna. E quando gli si fecero attorno, e incominciarono a
dirgli che bisognava bagnare il cappotto nuovo, e che, per lo
meno, egli avrebbe dovuto invitare l’intera compagnia a una
serata, Akàkij Akàkievic fu completamente smarrito, non sa-
peva in che modo comportarsi, cosa rispondere e come scher-
mirsi. Soltanto dopo qualche minuto, rosso in faccia, prese
ad assicurare con aria molto ingenua che non si trattava mica
di un cappotto nuovo: che era, così, un cappotto vecchio. Fi-
nalmente uno degli impiegati, un tale che, nientemeno, era un
sotto-capufficio, per dimostrare di non essere affatto uomo
superbo, e non disdegnare la compagnia di coloro che erano
da meno di lui, disse: — Ebbene, la darò io una serata invece
di Akàkij Akàkievic; vi prego perciò di voler favorire stasera
a casa mia per il tè, tanto più che oggi, neanche a farlo ap-
posta, è il mio onomastico.

Gli impiegati, come è naturale, si affrettarono a porgere
gli auguri al sottocapo, e accettarono con piacere l'invito. Akà-
kij Akàkievic cercò di schermirsi, ma tutti si misero a dirgli
che era una scortesia, che era proprio una vergogna, un’inde-
cenza; e lui non potè proprio più ricusare. Del resto, più tardi,
quando pensò che ciò gli avrebbe dato modo di uscire, anche
di sera, col cappotto nuovo, n’ebbe piacere.

Tutto quel giorno, per Akàkij Akàkievic, fu ‘una festa
grandissima, solenne. Tornò a casa nello stato d'animo più
beato, si sfilò il cappotto e lo appese al muro con gran cautela,
covando ancora con gli occhi il panno e la fodera; poi tirò
fuori il vecchio pastrano, tutto sfilacciato, per fare un para-
gone. Lo guardò e gli venne perfino da ridere, tanta era la
differenza. E continuò un bel po’ ancora a ridacchiare, du-
rante il pranzo, ogni qualvolta gli tornava in mente lo stato

Racconto di



in cui era il pastrano.
non copiò proprio nulla,
finchè non fu buio. Poi,
mise il cappotto e uscì.
Dove abitasse precisam
tati, non saprei dirvelo: la
serio, e tutto quel che vi i
le strade — mi si è a tal
testa, che è assai problemat
dinato. Comunque, almeno
gato viveva nel miglior qui
t'altro che a due passi da A
Akàkij Akàkievic ti

14
G
Pi
x
n
&
si
1

alcune strade deserte e c

andava avvicinando alla
vano più animate, più affo

















































infittivano, si incominciava

ganza; qua e là, indosso agl
che cappotto col bavero di
tersi nei poveri vetturini
guarnite di borchie dorate;
quenti i cocchieri di lusso
pone, le slitte laccate, le cop
veloci per le strade, facevi
carrozze dalla serpa ornata.
dava tutte queste cose con
ormai, non usciva di sera.
vetrina illuminata di un n
in cui era raffigurata ui
stivaletto, discoprendo in
ba per niente brutta; e, a
porta di un’altra stanza, un
simo pizzo all’imperiale sol
scosse la testa ed ebbe-un.
Perchè mai ebbe quel risol
qualcosa di cui non aveva #
scuno conserva un certo fiul
molti altri impiegati, ciò ch
cesi! non c’è che dire! Se si;
sta’ certo che è proprio qui
neppure questo: mica si pu
e saper tutto quello che e
casa dove abitava il sotto e

Il sotto capufficio viv
pione rischiarava le sue scali
piano. Entrato in anticame
distesa di galosce. In mezz
v'era un samovàr, che borb
pore. Alle pareti pendevan
perfino con il collo di castoî
luto. Al di là della parete si
busto, che divennero a un
s: aprì la porta, e ne uscì
erano bicchieri vuoti, una è
Evidentemente gli impiegati
ed avevano bevuto ‘un pri
kievic, dopo aver appeso con
nella stanza; e candele, imp
sfarfallarono, tutti assieme,
orecchio veniva confusameni
da ogni parte e dal frastuon
modo piuttosto goffo, nel n
zandosi di riflettere a quel,
vano scorto, e fu salutato |
subito in anticamera, e d
e sopra, e da una parte e di
si sentisse un tantino con
l'animo candido, non potè
come ognuno gli lodasse
pisce, piantarono in asso I
narono, come è naturale, a
— il trambusto, il chiacch
sconcertavano in certo mod
davvero come contenersi, do
corpo: infine sedette accani
sbirciò un po’ in faccia que
incominciò a sbadigliare e |
era passata da un pezzo ll
letto. Voleva congedarsi d
lasciarono andare, dicendo.
una coppa di sciampagna È
a un'oretta servirono la cen
sta, vitello freddo, un pas
Akàkij Akàkievic ne fecer
egli sentì che in quella sta
tente; ma non riuscì a d
già ia mezzanotte suonata;





























tamente, e, dopo pranzo,
da sibarita, così, sui letto,
ugiare troppo, si vestì, si

npiegato che li aveva invi-
i incomincia a tradirmi sul
toburgo — tutte le case e
mescolato e confuso nella
rne cavare qualcosa di or-
d è sicuro: che quell’impie-
della città, vale a dire tut-
Akàkievic.

dapprima ad attraversare
nate; però, a misura che si
mpiegato, le strade si face-
luminate meglio; i passanti
re signore vestite con ele-

ni, capitava di vedere qual-
ro; era più difficile imbat-
slitte di legno a graticola,
sa, si facevano più fre-
etti di velluto color lam-
pelle d’orso; e sfrecciavano
idere le ruote sulla neve,
. Akàkij Akàkievic guar-
i novità; da parecchi anni,
mò incuriosito dinanzi alla
per osservare una stampa,
onna che si slacciava uno
,, completamente, una gam-
palle, faceva capolino, dalla
con le basette e un bellis-
labbro. Akàkij Akàkievic
i poi riprese la sua strada.
rchè si era imbattuto in
cognizione, ma di cui cia-
]erchè aveva pensato, come
: « Be', però questi fran-
n testa quella cosa, allora
...»? Ma forse non pensò
re nell'anima di un uomo,
n Finalmente giunse alla
0.
in piede di lusso: un lam-
ppartamento era al secondo
tij Akàkievic vide un’intera
sse, al centro della stanza,
e sprigionava nuvoli di va-
otti e mantelli, qualcuno
pure con le risvolte di vel-
‘un chiacchierio e un tram-
‘nitidi e squillanti quando
\eriere con un vassoio dove
a, e un cestino di biscotti.
) già arrivati da un pezzo,
chiere di tè. Akàkij Akà-
prie mani il cappotto, entrò
| pipe, tavoli da giuoco gli
i agli occhi, mentre il suo
ito dal brusio che si levava
» sedie smosse. Si fermò, in
la stanza, cercando, sfor-
vesse fare. Ma già lo ave-
hdi clamori, e tutti corsero
juardarono il cappotto sotto
i, Akàkij Akàkievic, benchè
iondimeno, come uomo dal-
ssere contento, nel sentire
ito. Poi tutti quanti, si ca-
suo cappotto, e se ne tor-
del whist. Tutte quelle cose
la gran folla — quelle cose
kij Akàkievic. Non sapeva
ar le mani, i piedi, e l’intero
giocatori, guardò le carte,
ell’altro, e dopo un pochino
oiarsi, tanto più che ormai
cui abitualmente andava a
lrone di casa, ma non lo
ognava assolutamente bere
e del cappotto nuovo. Di lì
parccin in un'insalata mi-

sticcini e sciampagna, A
i due coppe, dopo le quali
to era diventato più diver-
Te in nessun modo che era
i l'ora di rincasare era già

CORIO OE È 9 RR ME e (01)



trascorsa da un pezzo. Affinchè il padrone di casa non tro-
vasse qualche altro pretesto per trattenerlo, se ne uscì dalla
stanza alla chetichella, ritrovò nell’ingresso il suo cappotto,
che vide, non senza contrarietà, caduto a terra, lo scosse, lo
ripulì accuratamente, se lo infilò e, scese le scale, uscì fuori.

Le strade erano ancora illuminate. Qualche botteguccia
di generi al minuto, questi clubs permanenti delle persone
di servizio e d'ogni sorta di altre persone, era tutt'ora aperta;
altre, già chiuse, lasciavano filtrare una lama di luce lungo
la connessura dell'uscio a indicare che non érano sprovviste
di clienti e che, probabilmente, camerieri e fantesche stavano
ancora mettendo a punto i propri commenti e le proprie dis-
sertazioni, lasciando i rispettivi padroni sprofondati nella più
assoluta perplessità circa il luogo dove essi fossero andati
a finire.

Akàkij Akàkievic se ne andava in una lieta disposizione
di spirito; a un certo momento si mise perfino a trotterellare,
chissà perchè, dietro una certa si-
gnora, la quale gli era passata ac-
canto come un lampo, e che dime-
nava tutte le parti del corpo con
una agilità straordinaria. Ma subito
ristette, e riprese a camminare al
modo di prima, pian piano, stupito
egli stesso di quella trottatina, scap-
patagli Dio sa come. Ben presto
incominciarono ad allungarglisi di-
nanzi quelle strade solitarie che,
anche di giorno, non sono molto al-
legre e, peggio che peggio, di notte.
Adesso erano diventate ancora più
silenziose e deserte: i lampioni si
erano fatti più radi, si voleva rispar-
miare l'olio, evidentemente; inco-
minciarono ad apparire le case di legno, le staccionate; non
c'era in nessun luogo anima viva: vi era solo il luecichio della
neve per le strade; e le piccole casupole assopite, con le loro
imposte sbarrate, vi nereggiavano tristi. Giunse in prossimità
di un luogo ove la strada sfociava in una piazza sconfinata,
nella quale le case, all'estremità opposta, si distinguevano ap-
pena, e che aveva l’aspetto di un deserto pauroso.

Lontano, chissà dove, baluginava il lumicino di una ga-
ritta che pareva ai confini del mondo. L’allegria di Akàkij
Akàkievic diminuì in modo sensibile a questo punto. Egli
entrò nella piazza non senza un'’istintiva apprensione, come se
il suo cuore presentisse qualcosa di brutto. Si voltò per guar-
darsi alle spalle e dai lati: sembrava la distesa di un oceano,
li attorno. « No, meglio non guardare », pensò, e chiuse gli
occhi, continuando a andare avanti; e, come li riaprì per
vedere se fosse giunto alla fine della piazza, si trovò brusca-
mente di fronte, quasi a un palmo dal naso, degli uomini
baffuti. Che gente fosse, non riuscì proprio a distinguerlo.
Gli occhi gli si annebbiarono, e sentì il cuore balzargli in gola.

— Ma è mio, questo cappotto, — disse uno di costoro con
una voce che pareva un tuono, agguantandolo per il bavéro.
Akàkij Akàkievic stava per gridare: « Aiuto!» quando l’altro
gli appoggiò sulla bocca un pugno grosso quanto la testa d’un
impiegato, aggiungendo: — Provatici soltanto, a gridare!

Akàkij Akàkievic percepì, appena, che gli sfilavano il
cappotto, che gli davano un colpo col ginocchio, e che egli
cadeva a terra, riverso nella neve; e dopo non sentì più
niente. Di lì a qualche minuto tornò in sè, e si rialzò: ma
non c’era più nessuno. Ebbe la sensazione che facesse freddo
in quel deserto, e d’esser senza cappotto. Cominciò a gridare;
ma pareva che la voce non ci si provasse neppure a giungere
sino ai confini della piazza. Disperato, continuando a gridare,
si buttò a correre attraverso la piazza in direzione della garitta
accanto alla quale, poggiato all’alabarda, il gendarme se ne
stava a guardare, si sarebbe detto con curiosità, che razza di
diavolo fosse quello che gli correva incontro urlando. Akàkij
Akàkievic, raggiuntolo, incominciò a gridargli con voce rotta
dall’affanno che lui se ne stava lì a dormire, e non faceva
la guardia a un bel niente, non si accorgeva di come deru-
bassero le persone. Il gendarme rispose di non aver veduto
nulla; di aver veduto, cioè, che due uomini lo avevano fer-
mato in mezzo alla piazza, ma di aver pensato che fossero
suoi amici; e che lui avrebbe fatto meglio, anzi che leticare
senza scopo, a andare il mattino seguente dal commissario,
chè il commissario avrebbe trovato quelli che gli avevano
preso il cappotto.

Akàkij Akàkievic giunse a casa nel più completo disor-
dine: i pochi capelli che aveva ancora sulla nuca e alle tempie
erano arruffati; i fianchi, il petto e i pantaloni eran tutti spor-
chi di neve. La vecchietta, sua padrona di casa, nell'udire
quei terribili colpi alla porta, saltò giù frettolosamente dal
ietto, e con una sola scarpa infilata a un piede accorse ad
aprire, sorreggendosi con una mano, per modestia, la camicia
sul seno; ma, quando ebbe aperto, rinculò nel vedere Akàkij
Akàkievic in quelle condizioni, Dopo che egli le ebbe fatto
il racconto di ciò che era successo, essa battè le mani l’una
contro l’altra, e gli disse che bisognava andare direttamente
dal questore, che il commissario lo avrebbe imbrogliato e
menato per il naso; che era meglio andare proprio diretta-
mente dal questore; che lei, fra l’altro, lo conosceva perchè
Anna, la cuoca finlandese che era stata a servizio da lei, faceva
ora la bambinaia in casa del questore; che lei lo vedeva spes-
so, in carne ed ossa, quando passava in carrozza di lì, vicino
a casa; e che lui andava a pregare in chiesa ogni domenica
e, allo stesso tempo, guardava tutti in viso con aria allegra,
e che quindi si capiva, dall'insieme, che doveva essere proprio
un buon uomo. Ascoltato fino in fondo questo discorso, Akàkij
Akàkievic si trascinò, triste, in camera sua; e come egli pas-
sasse la notte lo lasciamo immaginare a chi sappia raffigu-
rarsi, anche in minima parte, lo stato in cui può trovarsi
un’altra persona. Di buonora, al mattino, si recò dal questore:

ui È i datati ine Dili citi A iii A ict

RAT, EIN! e E E

ma gli dissero che stava dormendo. Tornò alle dieci. — Dor-
me, — gli dissero di nuovo. Tornò alle undici. Gli dissero:
— Ma il questore non è mica in casa! —. E lui si ripresentò

all'ora di pranzo; ma in anticamera gli uscieri non intende-
vano affatto di lasciarlo entrare, e volevano sapere assoluta-
mente per quale pratica, e per quale necessità, fosse venuto,
e che cosa fosse successo; tanto che Akàkij Akàkievic, alla
fine, almeno per una volta in vita sua, volle mostrare di
aver carattere, e disse secco e deciso che doveva vedere il
questore in persona, che non dovevano permettersi di non
farlo passare, che lui veniva dal ministero per una incom-
benza burocratica, e che, ecco, se si fosse lagnato di loro,
l'avrebbero vista brutta. Di fronte a tali argomenti, gli uscieri
non osarono obiettare più nulla, e uno di loro andò ad avver-
tire il questore.

Il questore accolse il racconto sul furto del cappotto in
un modo stranissimo, Invece di concentrare l’attenzione sul
nocciolo del fatto, incominciò ad assediare di domande Akàkij
Akàkievic: e perchè era tornato a casa così tardi? e non era
andato, forse, in qualche casa di malaffare? Così che Akàkij
Akàkievic si smarrì completamente, e andò via senza sapere
neppure se la faccenda del cappotto avrebbe avuto il debito
corso, oppure no. Tutto quel giorno fu assente dall’ufficio
(unico caso nella sua vita). Il giorno dopo si presentò pallido,
e col vecchio cappottuccio ridotto in uno stato ancor più
lacrimevole. La notizia del furto del cappotto — benchè fra
gli impiegati ve ne fossero anche di quelli che non si lascia-
ronu sfuggire neppur questa occasione per ridere alle spalle
di Akàkij Akàkievic — commosse molti. Fu deciso di fare
immediatamente una colletta in suo favore, ma raggranella-
rono proprio una sciocchezza, perchè gli impiegati si erano
ormai ridotti quasi al verde in seguito ad una sottoscrizione
per un ritratto al direttore, e un libro acquistato su proposta
del capo divisione, amico dell’autore; e così la cifra risultò
davvero una sciocchezza. Un tale, mosso da compassione, vol-
le aiutare Akàkij Akàkievic almeno con un buon consiglio,
suggerendogli di recarsi, non dal commissario — poichè, anche
dandosi il caso che il commissario fosse riuscito a ritrovare
in qualche modo il cappotto, il cappotto sarebbe rimasto in
questura. qualora egli non avesse potuto provare, in base a
documenti legali, la proprietà — ma di rivolgersi a un pezzo
grosso; che il pezzo grosso, entrando in rapporto epistolare, e
personale. con chi di ragione. avrebbe notuto far progredire
il corso della faccenda con miglior successo.

Che fare? Akàkij Akàkievic decise di recarsi dal pezzo
grosso. Quali fossero, e in cosa consistessero esattamente le
funzioni del pezzo grosso, è cosa rimasta a tutt'oggi nell’om-
bra. Ci basti sapere che un certo pezzo grosso era diventato
pezzo grosso da non molto tempo, e che prima di quel tempo
era un pezzo piccino. Del resto, anche le mansioni che adesso
ricopriva non potevano venir considerate, poi, grosse, a para-
gone di altre ben più grosse. Ma vi è sempre una cerchia di
persone per cui quel che agli occhi degli altri è ancora pic-
cino, appare grosso. Del resto egli cercava di gonfiare un po’
più la sua grossezza con molti altri espedienti, e precisamente
aveva stabilito che, allorquando egli entrava in ufficio, gli
impiegati subalterni dovessero andare ad accoglierlo fin sulle
scale; che nessuno doveva ardire di presentarsi direttamente
da lui, ma che ogni cosa avesse a procedere secondo un rigo-
rosissimo ordine gerarchico: il registratore di Collegio doveva
riferire al segretario di governatorato, il segretario di gover-
natorato al segretario titolare, o a chi altri toccava, e che
la pratica, infine, per tali tramiti, giungesse fino a lui. Vedete
fino a qual punto, nella Santa Russia, tutti sono contaminati
dall’imitazione: ciascuno mette in ridicolo il proprio supe-
riore, e poi lo scimmiotta. Si racconta perfino che un consi-
gliere titolare, quando fu nominato dirigente di un piccolo
ufficio periferico, fece innalzare immediatamente un tramezzo
per crearsi una stanza separata, a cui dette il nome di « Sala
delle udienze », e mise di piantone alla porta due inservienti
teatrali, dal colletto rosso, e coi galloni, che giravano la ma-
niglia dell’uscio, e lo aprivano a chi veniva, benchè nella
« Sala delle udienze ». ci fosse posto appena per un tavolino
di quelli comuni. Il modo di fare e le consuetudini del pezzo
grosso erano gravi e maestosi, ma concisi. Fondamento essen-
ziale del suo sistema era la severità: « Severità, severità — e
poi severità », soleva dire, e soleva guardare molto significa-
tivamente in faccia il proprio interlocutore, dopo quest'ultima
parola; benchè, del resto, non ve ne fosse alcun motivo, dato
che quella diecina di impiegati che costituiva tutta la mac-
china burocratica del suo ufficio era già, anche senza di que-
sto, debitamente impaurita: bastava che lo vedessero di lon-
tano per piantare in asso il lavoro e rimanere sull’attenti,
finchè il superiore non avesse attraversato la stanza, La sua
conversazione abituale con gli inferiori era improntata a seve-
rità, e consisteva quasi esclusivamente in tre. frasi: « Come
osate? Sapete con chi state parlando? Vi rendete conto di chi
vi sta dinanzi? ». Del resto, in fondo all’animo, era un buon
uomo, bravo con gli amici, servizievole; ma il grado di gene-
rale gli aveva dato proprio alla testa, Conseguito il grado di
generale, gli s'era come annebbiato il cervello; aveva perso
la bussola, e non sapeva assolutamente più in che modo com-
portarsi. Quando gli capitava d’essere fra i suoi pari restava
ancora una persona ammodo: una persona molto perbene; ma
non appena capitava in una società dove c’era della gente
inferiore a lui, sia pure di un grado solo, era da pigliarsi e
buttar dalla finestra: non apriva bocca; e tanto più era da
compiangere in quanto egli stesso sentiva che avrebbe potuto
passare il suo tempo incomparabilmente meglio. Gli si leg-
geva, a volte, negli occhi un gran desiderio di unirsi a qual-
che gruppetto, e a qualche conversazione interessante, ma lo
tratteneva il pensiero che sarebbe stata forse troppa condi-
scendenza, da parte sua, troppa familiarità, e con ciò avreb-
be potuto svilire la propria importanza. E per queste consi-
derazioni perdurava costantemente nel suo invariabile mu-
tismo, emettendo appena di quando in quando certi suoni
monosillabici, e meritandosi in tal maniera la nomea di indi-

15

vr fiala AA aa TAO rea
À di

viduo arcinoioso. Da questo
pezzo grosso si presentò Akà-
kij Akàkievic, e si presentò in
un momento moîto sfavore-
vole per lui, benchè, del resto,
molto favorevole per il pezzo
grosso. Il pezzo grosso si tro-
vava nel proprio gabinetto, e
stava conversando assai, assai
allegramente con un suo vec-
chio amico e compagno d'’in-
fanzia, tornato di recente a
Pietroburgo, e col quale non
si era veduto da qualche anno.
In quella vennero a dirgli che
era giunto un certo Basmàc-
kin, Domandò brusco: — Chi
è? — Gli fu risposto: — Un
impiegato. — Ah! Può aspet-
tare, ora non è il momento,
— esclamò il pezzo grosso.
Qui occorre dire che il pezzo
grosso aveva mentito nel mo-
do più assoluto: era proprio il
momento, invece; da un pezzo,
ormai, egli e l’amico suo ave-
vano vuotato tutto il sacco, e
da un pezzo ormai inframez-
zavano il discorso con assai
lunghi silenzi, badando soltan-
to a battersi dei colpettini sul-
le ginocchia e a dirsi: — Così
è, Ivàn Abràmovic! — Stepàn
Varlàmovic, è così! Ma,
nonostante questo, egli dette
ordine di far attendere l’im-
piegato per dimostrare - al-
l’amico, il quale non era più
in servizio già da tempo e si
era ritirato in campagna, quali
anticamere facessero per lui
gli impiegati. Infine, dopo che
essi ebbero chiacchierato, e an-
cor più taciuto, a sazietà, e
dopo essersi fumati un intero
sigaro, distesi su comode pol-
trone dagli schienali pieghe-
voli, il pezzo grosso, a un
tratto, sembrò risovvenirsi, e
disse al segretario, che indu-
giava sull’uscio con gli incar-
tamenti per il rapporto: —
Già, ma di là c'è un impie-
gato, mi sembra; ditegli pure
che entri. —

Come vide l’aria dimessa di
Akàkij Akàkievic, e quella sua
uniforme vecchiotta, gli si ri-
volse brusco e gli chiese: —
Cosa volete, voi? — con una
voce dura e tagliente che, di
proposito, egli aveva studiato
in precedenza, chiuso in ca-
mera e davanti allo specchio,
già una settimana prima di
essere nominato generale, e
venire insediato al posto che
occupava ora. Akàkij Akàkie-
vic, che già da qualche minuto
versava in uno stato di ade-
guata soggezione, incominciò
un tantino a impappinarsi, e
come meglio potè, nei limiti
in cui la libertà di movimenti
della lingua glielo consentiva,
prese a spiegare, intercalando
anche più spesso del solito
« quella cosa », che, già, era
un cappotto nuovo, e che lui
era stato adesso rapinato in
modo disumano, e che si era
rivolto al generale perchè que-
sti, con la sua intercessione,
in qualche modo, quella cosa,
si mettesse in corrispondenza
con il signor prefetto di poli-
zia, o qualcun altro, e cer-
casse il cappotto. Al generale,
non si sa perchè, quel com-
portamento parve familiare:

— E che, egregio signore —
continuò con voce tagliente:
— Forse che voi ignorate l’or-
dine gerarchico? Che libertà
vi prendete? Ignorate i proce-
dimenti? Voi dovevate presen-
tare prima una supplica agli
uffici; essa sarebbe andata nel-
le mani del capufficio. in quel.
le del capo sezione, quindi
sarebbe stata trasmessa al se-
gretario, e il segretario la
avrebbe porta in visione a
me...

— Ma, eccellenza, — disse
Akàkij Akàkievic, cercando di
racimolare quelle briciole di

16°

datti ei lie niet i iis

presenza di spirito che ancora
gli restavano, e accorgendosi
allo sterso tempo di essere in
un lago di sudore: — Io, ec-
cellenza, ho osato incomodarvi
perchè i segretari, quella co-
sa... è gente da non contareci...

— Come, come, come? —
disse il pezzo grosso: — Da
dove tirate fuori simile ardire?
Da dove tirate fuori simili
idee? Cos'è questa turbolenza
che sta dilagando fra la gio-
ventù contro i capi e le au-
torità?

Pareva che il pezzo grosso
non avesse notato che sul
groppone di Akàkij Akàkievic
pesavano ormai più di cin-
quant’anni, e che, quindi, se
poteva esser chiamato giovane
anche lui, lo si poteva in un
senso relativo, in relazione
cioè a chi ne avesse già set-
tanta suonati,

— Ma lo sapete a chi state
dicendo queste cose? Vi ren-
dete conto di chi vi sta di-
nanzi? Ve ne rendete conto?
Ve ne rendete conto, vi do-
mando? —, Qui egli battè un
piede per terra, alzando la
voce a un tono così acuto che
non soltanto un Akàkij Akà-
kievic ne sarebbe rimasto at-
territo. E Akàkij Akàkievie si
senti mancare; vacillò, fu pre-
so da tremore in tutto il cor-
po, e non si resse più sulle
gambe: se gli uscieri non
fossero accorsi immediatamen-
te a sostenerlo, egli sarebbe
stramazzato sul pavimento; lo
portarono via quasi esanime.
E il pezzo grosso, soddisfatto
di aver conseguito un effetto-
ne, che' superava perfino ogni
aspettativa, e completamente
inebriato al pensiero che la sua
parola potesse perfino far per-
dere i sensi a una persona,
sbirciò con la coda dell'occhio
l’amico per rendersi conto del-
l'impressione prodotta, e notò,
non senza un intimo compiaci-
mento, che l’amico si trovava
in uno stato assolutamente in-
definibile, e che lui pure inco-
minciava digià a provare una
buona dose di paura.

Come avesse disceso le sca-
le, come se ne fosse uscito per
strada, Akàkij Akàkievic non
ricordò. Non si sentiva più
nè braccia ,nè gambe: mai in
vita sua era stato strapazzato
così da un generale, che per di
più non era un superiore di-
retto. Se ne andava a bocca
spalancata nella tormenta che
sibilava per le strade, sban-
dando dai marciapiedi; il ven-
to, come è di casa a Pietro-
burgo, gli soffiava addosso da
tutte e quattro le parti, da tutti
i vicoli. Repentinamente, gli
cacciò in gola una polmonite,
ed egli arrivò a casa che non
era più in grado di pronun-
ciare una parola; si enfiò tut-
to, e si mise a letto in preda
al male. Tanta forza hanno, a
volte, le scenate meritate!

Il giorno seguente si mani-
festò una febbre fortissima,
Grazie al generoso aiuto del
clima pietroburghese, la ma-
lattia ebbe un corso più rapi-
do del prevedibile, e quando
venne il dottore, questi, ta-
stato il polso, non seppe esco-

gitare altro rimedio che pre-.

scrivergli degli impacchi, ma
unicamente perchè il malato
non restasse privo del benefico
aiuto della medicina; e, del
resto, gli annunciò seduta stan-
te il kaput irreparabile di lì
a trentasei ore; dopo di che si
rivolse alla padrona di casa e
le disse: — In quanto a voi,
signora mia, non perdete tem-
po inutilmente; ordinategli su-
bito una bara di pino, perchè
una di quercia sarebbe troppo
cara per lui.

Udì Akàkij Akàkievie que-
ste parole funeste? E, se le udì,
ne fu sbigottito, provò tri-
stezza per la sua misera vita?
Noi non ne sappiamo nulla,
poichè tutto il tempo egli fu
in stato di febbre e delirio.
Gli apparivano continuamente
visioni una più strana dell’al-
tra: ora vedeva Petròvic, e gli
ordinava, di cucirgli un cap-
potto con le tagliole per i la-
dri che, continuamente, gli
pareva di vedere spuntare da
sotto il letto; e non smetteva
dal chiamare la padrona per-
chè gli tirasse fuori i ladri
perfino da sotto le coperte;
ora, invece, per chiederle co-
me mai, lì di fronte, stesse
appeso il vecchio pastrano,
quando lui possedeva un cap-
potto nuovo; ora gli pareva di
trovarsi al cospetto del gene-
rale, mentre ascoltava la ter-
ribile sgridata, e andava ripe-
tendo: — Vi chiedo perdono,
eccellenza! —. Ora, infine, im-
precava in malo modo, pro-
nunciando parole orribili, tan-
to che la vecchia padrona si
faceva perfino il segno della
croce, perchè da lui non aveva
mai sentito niente di simile,
in vita sua; e per di più, poi,
perchè quelle parole seguivano
immediatamente alla parola
* eccellenza ». Dopo, diceva
cose prive d’ogni senso, così
che non si poteva capire pro-
prio nulla; era evidente solo
che le sue parole sconnesse e
i suoi pensieri si aggiravano
incessantemente attorno al
cappotto. Infine il povero Akà-
kij Akàkievic rese l’anima a
Dio.

Non furono apposti sigilli
nè alla camera nè agli oggetti,
prima di tutto perchè egli non
aveva eredi, e poi perchè, di
eredità, ne aveva lasciato ben
poca, e precisamente: un maz-
zetto di penne d’oca, un quin-
terno di carta protocollo, tre
paia di calzerotti, due o tre
bottoni, saltati via dai panta-
loni, e il pastrano ormai noto
al lettore. A chi andasse tut-
to ciò lo sa Iddio: su questo
punto, lo confesso, l’autore del
presente racconto non si è nep.
pure curato di informarsi.

Akàkij . Akàkievie venne
portato via e seppellito, E Pie-
troburgo rimase senza Akàkij
Akàkievic, come se non ci fos-
se mai neanche esistito. Si di-
leguò, scomparve un essere
che non era protetto da nes-
suno, a nessuno caro, e che
non interessava nessuno; che
non aveva richiamato su di sè
l’attenzione neppure del natu-
ralista, il quale non manca di
infilzare nello spillo anche una
comune mosca e studiarla al
microscopio; un essere che
aveva sofferto umilmente ogni
beffa dei compagni d’ufficio, e
che era disceso nella tomba
senza aver compiuto nulla di
notevole nella vita, ma a cui,
tuttavia, sia pure all'estremo
limite della vita, era compar-
so fuggevolmente l'ospite lu-
minoso nelle parvenze di un
cappotto, ravvivando per un
fugace istante la sua misera
esistenza; ma sul cui cano si
era poi abbattuta ineluttabil-
mente la sventura, così come
essa si abbatte sopra i potenti
della terra!...

Alcuni giorni dopo la mor-
te, venne inviato un usciere a
casa sua, dal ministero, con
l'ingiunzione che egli si pre-
sentasse immediatamente: or-
dine del capufficio; ma l’uscie-
re dovette tornare indietro con
le pive nel sacco, riferendo
che il Basmàckin non era più
in grado di presentarsi; e. alla
domanda: — Perchè? — risvo-
se con Queste parole: — Be',
così, è già morto; l'hanno se-

sibile.

polto auattro giorni fa —. Fu
in questo modo che al mini-
stero vennero a sapere della
morte di Akàkij Akàkievic. E
il giorno successivo, al suo po-
sto, sedeva già un nuovo
impiegato: incomparabilmente
più alto di. statura, e che scri-
veva le lettere dell’alfabeto con
una calligrafia non così diritta:
incomparabilmente più ineli-
nata e sghemba.

Ma chi immaginerebbe che
la storia di Akàkij Akàkievic
non sia tutta aui, e che fosse
destino che egli continuasse a
vivere per qualche giorno an-
cora, dopo la sua morte, e in
maniera strepitosa, quasi in
compenso di un'esistenza igno-
rata da tutti? Ma fu proprio
così, e la nostra storia disa-
dorna dà inopinatamente nel
fantastico alla chiusa. Per tut-
ta Pietroburgo si sparse a un
tratto la voce che, presso il
ponte Kalinkin, e per un buon
tratto oltre, aveva preso ad
apparire nottetempo un fan-
tasma sotto le spoglie di un
impiegato che andava in cerca
d’un cappotto che gli era stato
rubato; e che, col pretesto del
cappotto rubatogli, strappava
di dosso a ciascuno, senza di-
stinzione di gradò nè di titolo,
cappotti d'ogni genere e specie
col bavero di gatto, di casto-
ro, d’orso, di volpe, ovattati —
in breve — d’ogni sorta di peli
e di pelli escogitati dagli uo-
mini per riparare i propri. Un
impiegato della divisione vide
il fantasma coi suoi stessi oc-
chi, e subito ravvisò in lui
Akàkij Akàkievic; ma ciò no-
nostante fu tale la paura che
scappò a gambe levate, e per-
ciò non potè osservarlo con at-
tenzione. Vide solo che quegli,
di lontano, lo andava minac-
ciando col dito. Da ogni parte
si levarono incessanti reclami
perchè spalle e gropponi —
lasciamo andare quelli dei
consiglieri titolari, ma perfino
quelli dei consiglieri di Corte
—— andavano soggetti a reumi
dannati, in seguito alle conti-
nue avulsioni dei cappotti. In
questura fu diramato l’ordine
di acciuffare lo spettro a qual-
siasi costo, vivo o morto, e di
infliggergli una punizione du-
rissima, che servisse di esem-
pio per tutti gli altri; e mancò
poco non ci riuscissero. E pre-
cisamente: nel vicolo Kirju-
skin, un gendarne, di non so
che quartiere, aveva già af-
ferrato il fantasma per il ba-
vero, proprio sul luogo del de-
litto, mentre cercava di strap-
pare un cappotto dalle spalle
di un suonatore in pensione,
che un tempo zufolava sul pif-
fero. Avendolo preso per il
bavero, dette la voce a due al-
tri compagni, ai quali consegnò
il prigioniero perchè glielo
reggessero, mentre lui, nel
frattempo, per un secondo, si
ficcava una mano nello stivale
per trarne fuori la tabacchiera
e rinfrescarsi il naso; il quale
gli si era congelato, in vita
sua, già cinque volte; ma la
qualità del tabacco, certamen-
te, aveva da essere tale che
neppure un mostro ci avrebbe
retto. Non fece a tempo il gen-
darme, tappata la narice de-
stra col pollice, a tirar su, con
quella sinistra, mezza. presa,
che il fantasma scaricò uno
starnuto così forte da accecarli
tutti e tre con gli spruzzi.
Mentre si stropicciavano gli oc-
chi coi pugni, del fantasma non
restò nemmen la traccia, così
che essi stessi, poi, non sep-
pero rendersi ben conto se
veramente lo avessero preso
oppure no. Da quella volta i
gendarmi concepirono un tale
orrore per i morti che ebbero
paura perfino di acchiappare i



vivi, e si limitarono a gridare —

loro di lontano:
vattene,
strada!
tasma cominciò ad apparire

— Ehi, tu,

anche al di là del ponte Ka- _

linkin, spaventando non poco
i pusillanimi.

Ma non abbiamo trascurato
del tutto il pezzo grosso che,
in realtà, è stato quasi la ca-
gione prima della piega fan-
tastica assunta da una storia, |
d’altronde, perfettamente veri-
dica. Prima di tutto, giustizia
vuole che diciamo che, non
appena il povero Akàkij Akà-
kievie fu uscito, ridotto in pol-

pazzata, il pezzo grosso provò
qualcosa di simile a un moto
di compassione. Non gli era
estranea la carità; al suo cuo-
re trovavano accesso molti no-

vattene per la tua !
E l’impiegato-fan- |.

3
vere e cenere da quella stra- :
L
-

bili impulsi, benchè spesso il

grado fosse d’ostacolo al loro
esternarsi. Quando quel tale
amico di passaggio se ne fu
andato, egli si mise persino a

filosofare. sul povero Akàkij _

Akàkievic. E, quasi quotidia-
namente, da quel giorno, gli
appariva dinanzi agli occhi la
faccia di Akàkij Akàkievic,
pallida, nel mentre sbiancava
sotto le sue invettive. Il pen-
siero di lui lo inquietò a tal
punto che, una settimana do-
po, egli decise di mandare un
impiegato a. chiedere cosa ne
fosse successo, come stesse, e
se ci fosse modo, effettiva-
mente, di poterlo aiutare; e
quando gli riferirono che Akà-

febbre fulminante, ne rimase
perfino impressionato, udì den-
tro di sè dei rimbrotti di co-
scienza, e fu di cattivo umore .
tutto il giorno. Per distrarsi
in qualche maniera, e can-
cellare l'impressione spiace-
vole, andò a passar la serata
da un amico, dove trovò una
società di persone perbene e,

i
kij Akàkievic era morto di |
n

1
|

quel che più conta, tutte del ui

suo medesimo grado, o giù di
lì, cosicchè niente poteva met-
terlo a disagio. La cosa ebbe
un effetto portentoso sul suo
umore. Egli ritrovò la propria
disinvoltura, la sua conversa-
zione divenne simpatica, pia-
cevole: in una parola, passò la
serata ottimamente. A cena
bevve un paio di bicchieri di
spumante, farmaco, come è no-
to, di non trascurabile effetto
per l’allegria. La sciampagna
gli mise in corpo certe dispo-
sizioni per delle cosucce ex-

tra d'ogni genere, e in specie: —

deliberò di non tornarsene a
casa, ma di fare una capatina
da una signora di sua cono-

scenza — da Karolina Ivànov- _

na — una signora, sembra, di



origine tedesca, per la quale |

egli nutriva sensi di profonda
amicizia. Occorre dire che il

nostro pezzo grosso era uomo |

d'età non più giovane, marito.
esemplare, e' rispettabile pa-
dre di famiglia. Due figli, uno
dei quali già al servizio di
Stato, e una amabile figlia se-
dicenne,
tantino gobbo, ma grazioso,
venivano ogni giorno a ba-
ciargli la mano, dicendo « Bon-
jour, papa ». La moglie, don-

na ancora fresca, e perfino tut- —

t’altro che brutta, prima gli
dava la propria mano da ba-
ciare, e poi, rigirandola, ba-
ciava quella di lui. Ma il pez-
zo grosso — del resto piena-

domestici — aveva trovato
conveniente avere, dal lato
opposto della città, un'amica.
Questa amica non era per
niente migliore,

il mondo è pieno di simili in- |
dovinelli, e giudicarne non è

sti eat at

con un nasetto un |.

mente soddisfatto degli affetti |

e nemmeno —
più giovane, della consorte; ma







Dunaue, il
pezzo grosso discese le scale,
montò in slitta, e disse al coc-
chiere: — Da Karolina Ivà-

compito nostro.

novna! E, intabarratosi
come un nababbo nel cappotto
caldo, restò sprofondato in
quella piacevole disposizione
dello spirito, miglior del qua-
le non sapresti inventare nul-
la per un Russo; quella dispo-
sizione, cioè, in cui non pensi
a un bel niente e, nel frat-
tempo, le immagini, una più
deliziosa dell'altra, ti scivola-
no da sè nel cervello senza
che tu ti dia nemmeno la pe-
na di inseguirle. Beato, tor-
nava ad accarezzare con la
memoria quelli che erano stati
i momenti più allegri della
serata, e tutte le battute con
le quali aveva fatto ridere la
piccola cerchia di amici; molte

se le andava perfino ripetendo .

a mezza voce, e le trovava
tutt'ora divertenti: non vi è
perciò da stupirsi che ne ri-
desse di cuore egli stesso. Ma
di quando in quando una fola-
ta violenta, sbucata all’im-
provviso Dio sa da dove e chis-
sà perchè, veniva a contur-
barlo, gli tagliava la faccia,
scaraventandogli addosso uno
spolverio di neve, facendogli
sbattere come una vela il ba-
vero del cappotto o. all’im-
provviso, con una forza so-
vrannaturale, glielo rovesciava
sopra la testa, dandogli un
gran daffare per districarsene.

All'improvviso il pezzo
grosso si sentì afferrare ga-
gliardamente per il bavero.
Voltosi, scorse un ometto di
non grande statura, in un’uni-
forme vecchia, consunta. e con
terrore riconobbe in lui Akà-
kij Akàkievic. Il volto del-
l'impiegato era bianco: come
la neve; e assomigliava a quel-
lo di un morto. Ma il terrore
del pezzo grosso oltrepassò
ogni limite allorchè egli vide
che la bocca del morto si con-
torceva e, alitandogli addosso
un orrido fiato di sepolcro, pro-
nunciava le seguenti parole:

— Ah, eccoti, finalmente! Fi-
nalmente io, quella cosa, ti ho
agguantato per il bavero!
Proprio del tuo cappotto ho
bisogno! Del mio non te ne
sei occupato, tu; é mi hai fat-
to una strapazzata per giunta,
e ‘allora, adesso, dammi il tuo!

Il povero pezzo grosso fu sul
punto di rendere l’anima. Per
quanto nel suo ufficio, e in ge-
nerale coi sottoposti, fosse
persona di carattere. e benchè,
al solo cospetto del suo porta-
mento virile e del suo fisico,
tutti dicessero: « Uh, che ca-
rattere! » qui, tuttavia — come
accade a tanti uomini di aspet-
to prestante — si prese una di
quelle paure da doversi preoc-
cupare perfino, e non senza
fondale ragioni, per la pro-
pria salute. Fu lui stesso a sfi-
larsi, in un attimo, il cappot-
to dalle spalle, e a gridare al
cocchiere con voce non più
sua: — Di gran carriera! A
casa! —. Il cocchiere, nell’udi-
re una voce, che solitamente è
la voce dei momenti decisivi,
e quasi sempre è seguita da
qualcosa di molto deciso, ri-
parò ad ogni buon conto la te-
sta fra le spalle, brandì la
frusta, e la slitta partì come
un fulmine. In poco più di sei
minuti era al portone di casa.
Pallido, terrorizzato e senza
cappotto, il pezzo grosso, in-
vece di infilarsi da Katerina
Ivànovna, si infilò in casa sua,
si trascinò a stento in camera,
e passò la nottata in gran
scompiglio, tanto che il giorno
dopo, al mattino, la figliola
gli disse proprio in faccia: —
Tu, oggi, sei molto pallido, pa-
pà. —. Ma il papà stette zitto,

Ri

UNA GIGANTESCA IMPRESA AL CONFINE CANADA-USA

Aperto alle grandi navi
il ‘‘mare interno” americano

[ I primo luglio, trenta ton-
nellate di dinamite hanno
fatto saltare una diga di terra e
di rocce lunga duecento metri,
che per quattro anni lia deviato
lontano dal loro letto naturale

colo scritto dal corrispondente
de "La Stampa” il giorno in
cui la diga provvisoria fu fatta
saltare,

"Quando il flusso delle acque
terminerà, la regione e la carta



\ e 5. PAOLO
MINNEAPOLIS
Ss

4









IBUFFALO



uno dagli Stati Uniti) saranno
completate solo nella prossima
primavera, già da domani navi
oceaniche saranno alzate nelle
tre chiuse di Massena, EFisenho-
wer e Dondero, costruite sulla





ma TRENTON, S
©.
TÀ GOM CLEVELAND DO
sle acque del San Lorenzo — il geografica del continente nord- riva americana e potranno pro-

grande fiume il cui bacino com-
prende anche la serie consecu-
tiva dei cinque Grandi Laghi e
il cui corso segna in parte il
confine fra il Canadà e gli Sta-
ti Uniti — mentre una cinquan-
tina d'imprese americane e ca-
nadesi vi completavano un
grandioso sistema di tre dighe
permanenti e di sette chiuse.

Attraverso i varchi aperti dal-
l'esplosivo nella diga provviso-
ria, le acque del San Lorenzo,
che hanno qui una portata di
oltre 120.000 metri cubi al se-
condo, sono ritornate nel loro
alveo ma, trattenute ormai dalle
nuove dighe costruîte attorno
all'isola Barnhart, sono salite
al di sopra delle loro antiche
rive coprendo in quattro giorni
le famose pittoresche rapide che
impedivano alle navi di risalire
il fiume e, con esse, la moltitu-
dine di scogli ed isolotti che
avevano dato il nome di ” Mil-
le Isole” a questa sezione del
fiume, attorniata da una tren-
tina di villaggi, foreste e campi
coltivati e persino da una ri-
serva di indiani.

Per dare ai nostri lettori una
idea della ciclopica grandiosità
di questa impresa, destinata a
mutare decisamente il volto del-
l'economia canadese, riportiamo
un brano dell'interessante arti-

americano saranno trasformate
per sempre: al posto delle rapi-
de, delle ” Mille Isole” e della
pittoresca regione circostante, si
stenderà un lago profondo in
alcuni punti anche sessanta me-
tri, largo da due a trenta chilo-
metri, lungo quasi cento,

Ma l'aspetto più grandioso
dell'impresa sarà dato dal fatto
che grazie al sistema di chiuse,
il fiume ed il lago diverranno
navigabili anche per navi di al-
to mare, di grande tonnellaggio:
accadrà (quando alla fine della
estate ventura tutti i lavori sa-
ranno terminati) che il conti.
nente nordamericano avrà con-
quistato una sua ” quarta costa
marittima”, che l'Atlantico sa-
rà direttamente connesso con il
vastissimo " mare interno ame-
ricano ” formato dai laghi Erie,
Ontario, Huron, Michigan e Su-
perior, e quindi sarà possibile
attraccare navi partite da Ge-
nova, per esempio, ai moli di
Cleveland, di Chicago, di Tole-
do, di Detroit, dì Milwaukee,
di Toronto, di Duluth, a 1800
chilometri, cioè, dalla foce del
San Lorenzo.

Sebbene quattro delle cinque
chiuse canadesi (l'impresa è
stata voluta soprattutto dal Ca-
nadà ed è pagata per due terzi
dal gigantesco Dominion e per

seguire verso il Lago Ontario.
Navigando sessanta metri so-
pra le vecchie rapide, le navi
potranno trasportare fino ai li-
miti estremi del Middle West
americano le formidabili ric-
chezze minerarie scoperte da
pochi anni nel Labrador e dive-
nute ancora più preziose. da
quando la favolosa produzione
di minerale di ferro ad alto te-
nore delle colline Mesabi nel-
l'Alto Michigan si è impove-
rita, Ma soprattutto la ” via
d'acqua del San Lorenzo” come
il complesso verrà chiamato, co-



Le «Mille isole»

stituirà per le regioni setten-
trionali del Nord America quel-
lo che cento anni fa furono il
canale dell'Erie e le prime fer-
rovie che aprendo alla coloniz-
zazione le pianure centrali e le
regioni dei laghi permisero lo
immenso sviluppo della popola-

zione e della economia ameri-
cana.
Ora sarà indubbiamente il

Canada a profittare dell'impre-
sa: regioni immense, ora co-
perte di foreste, già conoscinte
per la grandissima ricchezza in
minerali e solo parzialmente
sfruttate e assai scarsamente
popolate saranno trasformate ad
un ritmo più rapido di quanto
avvenne nel Middle West. Stret-
tamente connesso a quello dei
canali, dighe e chiuse per la
navigazione è, infatti, il sîstema
di produzione dell'energia elet-
trica che raggiungerà quasi la
produzione della grande diga
del Coulee che ha contribuito in
trent'anni a trasformare radi-
calmente il Far West america-
no, dall'Oregon alla California,

La disponibilità di ingenti
quantità di energia elettrica a
basso prezzo (si calcola che co-
sterà dal dieci al venticinque
per cento meno delle già con-
venienti tariffe attuali) attire-
rà nelle zone centrali ed occi-
dentali delle provincie dell'On-
tario e dell'Alberta industrie e
imprese di ogni genere: il Ca-
nada già avviato a divenire uno
dei più proficui campi per l'in-
vestimento dei capitali nord-
americani, si attrezza ora per
mettere a pieno profitto le con-
quiste che la tecnica e la scien-
za mettono a disposizione del-
l’uomo”,







e'non disse neppure una paro-
la di quanto gli era capitato,
e dove fosse andato, e dove
avesse avuto intenzione di an-
dare. Questo avvenimento lo
impressionò fortemente. Egli
arrivò perfino a dire molto più
di rado ai propri sottoposti:
— Come osate? Ma vi rendete
conto di chi vi sta dinanzi? —
e, quando lo diceva, lo diceva
non prima di aver ascoltato di
che si trattasse,

Ma il fatto ancor più note-
vole si è che da quella volta
le apparizioni dell’impiegato-

fantasma cessarono del tutto:
si vede che il cappotto genera-
lizio gli era calzato a pennello
sulle spalle. Per lo meno non
si sentì più dire in alcun luo-
go che avessero portato via il
cappotto a nessuno. Nondime-
no le persone attive e indaf-
farate non misero affatto l’ani-
mo in pace, e andarono cian-
ciando che nej quartieri più
lontani, alla periferia, l’impie-
gato-fantasma continuava ad
apparire. E, in verità, un gen-
darme di Kolòmna vide coi
propri occhi uno spettro che

spuntava da dietro una casa;
ma, essendo egli piuttosto gra-
cilino — tanto che una volta
un cunune porcello divezzato,
uscendo di carriera da una abi-
tazione privata, lo aveva get-
tato a gambe all'aria, fra le
più matte risa dei cocchieri
che stavano lì attorno, e dai
quali egli reclamò, per la min-
chionatura, l’esazione di un
soldo a testa per il tabacco —
essendo egli, dunque, gracili-
no, non ebbe il coraggio di
fermarlo, e perciò gli andò
dietro, nel buio, sin che lo

spettro, infine, si voltò e, ar-
restandosi, gli disse: — E tu,
che vuoi? — e sfoderò un pu-
gno che neppur fra la gente
viva ne trovi di simili. — Nul-
la, — gli disse il gendarme, e
fece immediatamente dietro-
front.

Però, quel fantasma era di
statura molto più alta, aveva
degli enormi baffoni e, diret-
tosi, o così pare, verso il pon-
te Obùchov, scomparve com-
pletamente nel buio della
notte.

FINE

17



:

Importanza del colore

A tutte fa piacere avere una

casa simpatica, accoglien-
te e bella, anche se piccola e
modesta, E sta proprio alla don-
ma fare in modo che il suo pic-
colo nido sia sempre perfetta-
mente in ordine e risulti anche
migliore di quello che in realtà
esso è. Non solo per la « gen-

(come il rosso, il verde, il gial-
lo, l'azzurro) e «neutri» cioè
miscelati come il rosso mattone,
il verde oliva, il giallo uovo e
il celeste cenere,

I colori puri appunto perchè
non contengono ingredienti che
ne abbassino il tono hanno un
potere ottico elevato e perciò

glia colorata vivacemente e nel
mezzo un cestino di frutta fre-
sca che si rinnoverà in conti-
nuazione,

Nelle pareti, i colori possono
addirittura trasformare le di-
mensioni della casa. Possono
cioè abbassare, allargare, strin-
gere i singoli locali. Per « al-



te» ma anche per una dignità
propria, direi intima,

Molti sono i fattori che con-
tribuiscono a rendere bella una
casa, Questa volta parleremo del
colore che ha una importanza
grandissima perchè è capace di
fondere gli elementi più dispa-
rati e di creare, con accosta-
menti sapienti, un’armonia.

Nella scelta delle tinte è bene
farsi guidare più dalla intelli-
genza che dall’intuito (che spes-
so può ingannare) e cominciare
a distinguere i colori in « puri »

BBETTINNLGMEEITA HA

Accappatoi di spugna

devono essere usati con modera-
zione ma per lo stesso motivo
vanno impiegati sempre - per
creare una nota vivace, Così un
vecchio sofà che tradisce fin
troppo la sua origine di letto
in disuso o in attività di ser-
vizio può essere aiutato a supe-
rare il suo disagio con una se-
rie di cuscini colorati vivace-
mente, Come una vecchia tavo-
la da pranzo che porta in sè i
segni di una onorata carriera
può acquistare un aspetto nuovo
e vivace con una leggera tova-

Albiano ora ninnrenania nanne nni fsannnnaaoeretetrammenpenna nanna 1 iva nati Abe esmeno tab TA CERM TALL Dart meeTinannesnitttta amar ie 13



Nanttttementatittt





AJ mare trionfano le righe nelle tinte più squillanti. Negli
e nei la è l

® più sicuro. Ecco nella foto una graziosa indossatrice che
presenta un < costume >» in spugna a righe bianche e azzurre







lontanare » una parete sj userà
pertanto un colore freddo (az-
zurro o anche verde, il grigio
non sta bene sulle pareti di una
casa, lo vedrete negli uffici), I
colori seuri sono colori vicini:
osservate, ad esempio, nei di-
pinti gli oggetti in primo piano,
sono sempre scuri. Quindi se
vorrete stringere un locale lo fa-
rete ad esempio in un giallo ca-
rico,

Chi ha la fortuna di avere
una casa nuova, scintillante,
moderna può lasciare tutto in
bianco e colorare, ad esempio,
le porte, In una casa le abbiamo
viste, le porte, colorate tutte in
tinte diverse, Era una cosa
molto originale di grande effet-
to. Se proprio non volete arri-
vare a tanto, spargete note di
colore un po’ dovunque: il vo-
stro gusto vi darà suggerimenti
preziosi.

In cucina

I MESSICANI. Si chiamano in tan-
ti modi, a seconda delle varie re-
gioni. Ciascuna massaia, poi, ll fa
a modo suo, aggiunge o toglie a
seconda dei gusti suoi o di quelli
del suol famigliari, sapori o ingre-
dienti. Sulla base dei < messicani >
classici potete variare anche vol
questo piatto molto gustoso e invi-

tante particolarmente nella stagio- _

Cura delle mani

e mani sono sempre in pvi-

sta. Ma specialmente d’esta-
te sono veramente in primo
piano, Perciò bisognerà aumen-
tare le cure che già si fanno di
inverno in modo da sentirsi
sempre perfettamente a posto,
Anche se si fanno i lavori di
casa non è detto che si debbano
avere le mani e le unghie in
disordine: anzi il manicure è
importantissimo e lo smalto
anche. Vogliamo vedere insieme
come si fa per avere delle un-
ghie quasi perfette?

ry =

be)

Togliere lo smalto con il sol-
vente (da preferirsi quello oleo.
so che rovina meno le unghie)
e lavarsi le mani, Le tracce di
solvente sulle dita rovinano lo
smalto nuovo,

Limare le asperità delle un-
ghie con il cartoncino smeri-
gliato {si trova per 50 lire an-
che nei grandi magazzini) pre-
mendo le punte delle dita sulla
tavola, Riuscirà meglio,

ES

Mettere le mani in acqua sa-
ponata per cinque minuti e
asciugarle. Con un bastoncino
di legno d'arancio spingere in
basso le pelline e mettere in
evidenza quelle che dovranno
essere tagliate.

o

Con una crema nutriente fare
un massaggio a tutta la mano,
dalla punta delle dita al polso

con un movimento eguale di chi
infila un paio di guanti,

A

Togliere dall’unghia ogni trac-
cia di crema, poi con il pennel-

lino dare un primo tratto di

smalto molto leggermente dalla
base alla punta lasciando liberi
i due lati perchè l'unghia risulti
affusolata e sottile.

ò

Applicare un secondo strato
di smalto con molta cura e la-
sciare asciugare completamente.
Per chi avesse ” premura” un ri-
medio molto semplice; tuffare
le dita in acqua fredda e tener-
vele per un attimo,

n

Piccolo bazar.

Un pò di galateo

La forchetta va tenuta con la
estremità del manico sotto la sini-
stra mentre le prime tre dita della

stessa mano impugnano il. manico |

un po’ come se fosse una penna;
il coltello va tenuto con la destra
presso a poco allo stesso modo.

Usare con garbo e facendo forza —

con le dita non con le braccia. Le
braccia anzi dovrebbero essere te-
nute aderenti al proprio torace
senza cioè sollevare i gomiti,

Ml coltello va usato solo quando
è strettamente necessario: cioè in
sostanza per tagliare la carne o gli
affettati.

Al ristorante, o in casa d'altri,
quando sì è finito di mangiare il
tovagliolo lo si lascia sul tavolo a
sinistra del piatto senza piegarlo,
E' infatti ovvio che dovrà essere

passato subito al bucato. In casa

propria, invece, lo si può anche
piegare e riporre diligentemente
nell'apposita custodia. E' una pic-
cola attenzione che la moglie con-
sidera sempre con simpatia. è

*_.12 egs
Consigli utili

* I fumatori distratti lasciano
cadere la cenere dappertutto. Se
per colpa d'uno di loro sl sono for-
mate macchie di
piattino di porcellana, prendete un

turacciolo umido, impolveratelo di
sale e stropicciate la macchia, Ù



CARTA

Silvana
i

CANCELLERIA



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PER UFFICIO TECNICO



De SAVE GENOVA - PIAZZA DE MARINI, 4-6 - Telefono 290.306
Ecco come sì fa. Battete piutto-
sto sottili alcune f (il ‘o

varia a seconda del numero e de)-
l'appetito dei commensali); prepa-
rate a parte un ripieno fatto di
mortadella e carne avanzata, uni-
tevi un po' di prezzemolo tritato,
parmigiano e legate con un uovo.
Disponete un po' di ripieno su ogni
braciolina che avvolgerete su sè
stessa e legherete con filo sottile,
In una teglia mettete un po' di
burro e quando sarà colorito ag-
glungetevi i messicani badando che
si coloriscano bene da tutte e due
le parti. Quindi versate nella te-
glia una tazza di acqua calda dove
avrete sciolto un cucchiaino colmo
di salsa di pomodoro; fate cuocere
piano piano, badando che la salsa
alla fine sia ben densa,



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Sa



% a Voki sl



pi

ny
33 — nh

nl



Sopra: impianto urea (sala macchine). . Sotto:

compressori per liquefazione ammoniaca





ve”.

adi da a



Sopra:

compressori dell' impianto di frazionamento
aria -

Sotto: impianto di desolforazione gas di cokeria



ca



zo

dre
ASI 1, ‘tie
ap EMIR bah

= È

A folti gruppi i gitanti









Ansald

a Lugan

Ì I 29 giugno è stata una
giornata veramente eccezio-
nale per i 1200 ansaldini che
hanno partecipato alla nostra
oîtava gita sociale in Svizze-
ra. La meta di quest'anno è
stata Lugano. Adagiata tra il
S. Salvatore ed il lago omo-
nimo, la bella città ticinese ci
ha ricevuti con un grande
sorriso di sole, cosa eccezio-
nale in questa bislacca estate
Lugano ha fatto sfoggio di
tutta la sua bellezza, acqua e
cielo azzurrissimi e una ma-
gnifica corona di monti.

La città presenta interessan-
ti motivi architettonici, un lun.
golago bellissimo ed una fon-
tana meravigliosa. Dalla sta-
zione si giunge al centro at-
traverso un corso fiancheggia-
to da giardini e graziose vil-
lette; e, per chi ha fretta, una
funicolare accorcia le distanze
e in un attimo trasporta i viag-
giatori nel cuore della città.

La preparazione di questa
gita è stata alquanto comples-
sa, essendosi dovuti risolvere
centinaia di piccoli problemi
connessi al passaporto collet-
tivo, alla prenotazione dei ri-
storanti, alla formazione del
treno: ma ci siamo accinti a
questa organizzazione con più
impegno e con più entusiasmo,
perchè abbiamo voluto che
l'unica gita dell’anno organiz-
zata da « L’ansaldino» la-
sciasse un ricordo degno di
Stresa, Montecarlo, Portovene-
re, Venezia, Firenze e Napoli
(per non parlare della crocie-
ra stilla « Colombo », che, nel
mondo dei nostri ricordi, ha un
posto del tutto particolare).

Siamo dunque partiti di
buon mattino lasciando a terra
alcuni ritardatari, che ci hanno
poi raggiunto alla frontiera. Il
lungo convoglio bianco-azzur-
ro ha raggiunto Luaeno poco
dopo le 10. Gli ansaldini han-
no subito invaso la città — e
forse sono restati un po’ per-
plessi per via dei prezzi espo-
sti nelle vetrine: due, tre, quat-
tro franchi: ai più anziani sem-
brava di essere tornati indie-
tro di venti anni, quando an-
che da noi con poche lire si
faceva le spesa della giornata





‘ma si trattava soltanto di una
illusione... ottica).

E’ stata una giornata piena,
una giornata di sole, di alle-
gria e turisticamente intensa.
Verso sera alla stazione ci
siamo ritrovati molto stanchi,
un po’ più abbronzati, e tutti
più che soddisfatti.

* * »*

Il lungo treno ci porta in po-
chi minuti a Chiasso dove,
espletate le formalità doganali,
riprendiamo il viaggio verso
sud, verso casa. Composto di
15 vetture, il convoglio corre
ormai verso Genova; e noi ci
accingiamo a percorrerlo da
cima a fondo, per l’ultima ispe-
zione.

Sulla prima carrozza, tutta
composta di personale del
Meccanico, il nostro Loscalzo
sta ascoltando il racconto di
alcuni gitanti che sono stati
sul San Salvatore. Una ripida
junicolare li ha nortati sulla
vetta, dove una pittoresca chie-
setta costruita nel 1861 fa da
corona al monte, Di lì, a 914
metri sul livello del mare, un
colpo d'occhio meraviglioso. Il
iago si stende tra il Brè e îl
S. Giorgio, sull’ orizzonte si
scorgono il Monte Rosa, il
Monviso e più lontano gli Ap-
pennini.

Passiamo sulla seconda vet-
tura. Qui i gitanti della Dire-
zione Generale formano alle-
gra brigata con personale del
Meccanico. Lì intrattiene tutti
la signora Gasparino con la
sua consueta cordialità. I mi-
gliori ricordi della giornata li
ha offerti l’« Elvezia », una mo-
dernissima motonave lacustre
che ha portato qualche centi-
naio di ansaldini oltre Melide
a compiere l’intero giro del la-
go. Sulla poppa dell'« Elwezia »
sventola la bandiera rosso-
crociata della Confederazione,
ma qualcuno è rimasto un po”
deluso avendo portato con sè
un grosso vocabolario che a
nulla gli è servito: qui tutti
parlano un italiano che fa in-
vidia a noi genovesi.

La terza vettura è affidata
alle cure di Lucia Diamante,
con gitanti tutti della Direzio-







È E°) @ @
t17a0î8 n quia

ne Generale. Un collega ha le
gambe indolenzite perchè ha
voluto provare quegli strani
galleggianti a pedale che sono
la caratteristica del lago di Lu-
gano: voleva forse raggiungere
Campione d’Italia, nostra di-
rimpettaia sull'altra sponda del
lago.

La quarta e quinta carrozza
sono ancora del Meccanico. La
partecipazione di questo stabi-
limento è stata davvero, come
sempre, massiccia. Rovegno în-
trattiene tutti. Da tutti è cono-
sciuto e da tutti è apprezzato
anche come maitre, funzione
che ha assolto brillantemente
al « Dante » facendo servire at
nostri gitanti un pranzo di pri-
mo ordine.

Le carrozze sei e sette sono
invase dall’allegria; l’atomico
Maggiolo sta calzando un paio
di sandali prestatigli da una
graziosa fanciulla: le sue scar-
pe sono misteriosamente spa-
rite; forse è la vendetta di un
gitante per le sue « energiche
cure », Qui la maggior parte
dei viaggiatori si scambia le
impressioni di una meraviglio
sa gita sul Generoso. Hanno
dovuto attraversare il lago e
portarsi con un’altra funicola-
re sulla vetta di questo monte
che è il più alto della zona.

Sull’ottava vettura Stradella
assolve brillantemente il dop-
pio compito di capo vettura e
di segretario di gita. E° tardi,
ma è ancora alle prese con il
personale delle Ferrovie, gen-
‘ilissimo ma scrupoloso nella
osservanza delle centinaia di
articoli del regolamento ferro-
viario. Presso la Direzione di
gita sono già affluiti un porta-
foglio, una « Condoretta », una
sciarpa ed una borsa ricupe-

ti dai nostri, ma evidente-
mente abbandonati da altri,
rettanto evidentemente di-
atti.

Merlano, instancabile, per-
»‘orre incessantemente iî corri-
joi della nove e della dieci.
Qui è buona parte del Cantie-
re. Conosciamo personalmente
i fedelissimi delle nostre gite.
Molti hanno consumato il
pranzo al « Cristallo », un gra-
zioso locale che ci ricorda un





str

SI

po’ il « Garden» di Napoli.
Tutti vogliono sapere dove
+ L'ansaldino » organizzerà la
prossima gita. Vogliono infor-
mazioni sui mezzi, suila loca-
lità e tante altre cose cui non
possiamo ancora rispondere,

Proseguiamo ta nostra escur-
sione ferroviaria incontrando
Sardi, virtuoso della tastiera
ma altrettanto valido capo co-
mitiva. Ha diretto le operazio-
ni al « Kursaal », uno dei più
eleganti locali di Lugano, rac-
cogliendo la soddisfazione di
tutti.

Chiarlo è sulla tredici. Qui
hanno organizzato un torneo a
scopone; mancino le medaglie
de « L'ansaldino », ma si corn-
soleranno con i generi di ri-
storo che, a cura della « Com-
pagnia Internazionale dei Va-
goni Letto» sono offerti ab-

bondantemente ai viaggiatori.
Siamo giunti quasi alla fine

e all Elba

di questo lungo convoglio ot-
timamente allestito dalla « Ri-
viera Express », e raggiungia-
mo le ultime due vetture, la
quattordici e la quindici, affi-
dute alle cure di Jannone.

Un collega ci chiede come
mai siamo riusciti ad ottenere
quindici vetture tutte comode.
Di questo dobbiamo ringra-
ziare il nostro Ufficio di Roma
che. come sempre, validamen-
te ci aiuta quando lanciamo il
nostro S.0.S., impantanati nel-
le panie della burocrazia. Da
queste colonne desideriamo
anche rivolgere un caloroso
ringraziamento alla polizia ita-
liana, alla Questura di Geno-
va ed alle autorità di frontiera,
che hanno fatto tutto quanto
era în loro potere per agevo-
lare le operazioni di espatrio
e di rimpatrio.

Osserviamo malinconicamen-
te gli ultimi franchi svizzeri









Sopra: la funicolare di Monte Brè. - Sotto: gruppi fotografici
davanti alla fontana del parco




































2I

Sopra:

pranzo al

Kursaal

A destra:



i livornesi in viaggio verso l’Elba





rimastici, mentre il treno
giunge a Genova, concludendo
così il nostro viaggio.

Oggi anche le ultime carto-
line spedite da Lugano sono
arrivate e del 29 giugno, San
Pietro, non resta che un ri-
cordo, un meraviglioso ricor-
do di una domenica di mezza
estate.

pP er la gita all'isola d’Elba

riservata ai dipendenti del
Cantiere « Luigi Orlando >, le
prenotazioni raggiunsero subi-
to la rispettabilissima quota di
500 unità: e a questo punto fu
giocoforza, per molto numerose
e ovvie ragioni di organizza-
zione, dare l’« alt ». E la mat-
tina del 13, undici pullman at-
tendevano i gitanti a piazza
Mazzini, Affidata alle cure di
Pollastro, capo gita, e di Daz-
zi, Stradella, Aleo, Sassetto,
Baronetto, Vaiani e Campora,
nella veste di fotoreporter, la
colonna si dirigeva velocemen-
te alla volta di Piombino. Su
uno dei pullman, unico ma gra-
ditissimo ospite, era il dottor
Aldo Lazzarini, vice capo del-
la redazione livornese del quo-
tidiano fiorentino « Il giornale
del mattino », che il martedì
seguente riportava con molta
ampiezza i favorevoli echi
della gita,

A Piombino, mentre il tra-
ghetto « Aethalia » inghiottiva
cinque pullman dei nostri, la
« Portoferraio » accoglieva i
gitanti, praticamente riservata
solo ad essi.

* |»

I colori dell'Elba non hanno
lo smalto di tante altre locali-
tà turistiche, ma piuttosto un
tono severo, forte, spesso in-
terrotto dal ferrigno di rade

chiazze senza vegetazione. L’i-
sola ha un clima invidiabile.
Oggi si sta compiendo un no-
tevole sforzo per la sua valo-
rizzazione turistica,

Ma ritorniamo alla gita: do-
po lo sbarco a fianco della na-
ve-scuola « Palinuro », fu data
agli ansaldini libertà d’'inva-
sione per una buona ora, per
dar tempo a tutti di scrivere
le immancabili cartoline illu-
strate e di acquistare i souve-
nirs e l'aleatico in botticella.
Nel frattempo sbarcavano i
pullman.

Alle 11 si
dell’isola, con le
soste nei punti più « importan-
ti» o più belli. Inutile dire
qui che all’Elba tutto parla di
Napoleone, dall'acqua minera-
le alla cima ombrosa dei mon-
ti: tutto ha fatto Napoleone,
tutto ha scoperto Napoleone
(ma non vi è restato sì e no
dieci mesi?), ovunque è stato
Napoleone. Ovunque, tranne
che « da Renzo », un ristoran-
te del golfo di Procchio: sulle
sue pareti è scritto a caratteri
cubitali che in quel locale Na-
poleone non ha mangiato mai.
E’ una soddisfazione enorme,
quindi, quella che si son tolta
108 dei « 500 », consumando li
il pranzo. Gli altri sono stati
ospiti di « Marinelli » a Mar-
ciana Marina, di « Arrighi » a
Porto Azzurro, del Monte
Capanno » a Poggio Terme e
del « Miramare » a Marina di
Campo.

I vini aspri dell’isola, l’alea-
tico soprattutto, la buona cu-
cina toscana e il gran sole in-
vitavano molto a un quieto
pisolino pomeridiano con argo-
menti fin troppo suadenti. Mol-
to quindi si deve all'energia
dei capi-comitiva se, con as-



iniziava il giro
immancabili

Sopra: in navigazione sulla motonave « Portoferraio » - Sotto:



soluto rispetto al programma,
nel primo pomeriggio le fra-
zioni di colonna potevano ri-
prendere la loro escursione.

Ad illustrare le località toc-
cate via via pensavano gli au-
tisti, dimostrat forniti oltre-
tutto di un « sense of humour »
veramente sorprendente, come
rare volte ci era stato dato di





incontrare. Procchio, San Gio-
vanni, monte Puccio, Piano di
Mola (un itinerario tra i più
seguiti) spiaggia omonima,
Porto Azzurro: tappa obbliga-
toria e veramente gradita, per
quanto i stoi colori tragica-
mente contrastino con la tetra
mole del penitenziario. E poi



ancora qualche sosta alle ville
napoleoniche, a Portoferraio e,
infine, il ritorno sulla motona-
ve, In plancia incontriamo due
simpatiche studentesse statu-
nitensi, Anita Dantas e Nancy





Maguire, la tipica ragazza
nordamericana. Si d
sì come
turisti

iscorre co
discorre con
del mondo, delle solite







cose e anche dei soliti luoghi
comuni: ma ci sorprende al
l’improvv l'esclamazione di
gioia di Nancy quando appren-
de che la « Colombo » è stata
costruita dai colleghi di lavoro
genovesi dei suoi attuali inter-
locutori, « Oh, the ” Cristoforo
Colombo”. Very, very beauti-
ful! Splendido



Tramonto alla imboccatura
del porto di Piombino, Cestini
da viaggio sui pullman, canti
a squarciagola, « attracco » a
piazza Orlando ». Sono le
22,30.



Pranzo al ristorante « Marinelli» di Marciana Marina Un gruppo di ansaldini livornesi a Portoferraio



Le borse di studio
“Ernesto Fassio”

(continunzione da pag. 2)
mostreranno di averli ben meri-
tati e sapranno utilizzarli de-
gnamente, rendendosi conto so
prattutto del loro significato mo-
rale,

Credo superfluo aggiungere
che, come ho dichiarato in ogni
altre borse dî studio
fiungeranno a queste, ogni
he una nuova nave com
messa ai Cantieri Ansaldo dalle
mie Società e di queste com-

occasione,





messe ho dato nei giorni scorsi to il tetto» di Otto Pre-

la più netta ed integrale con minger.
ferma scenderà al bacio del « La vergine sotto il tet-
mare to » è una « piece » teatrale
Ling. Fassio così ha concluso: riportata su pellicola (e
autorità che quindi senza una vera e

v Ringrazio le
hanno voluto onorare della loro
presenza questa festa del La
voro: ringrazio la Presidenza e
i dirigenti dell'Ansaldo: ringr:
zio voi tutti, giovani e anziani,
che siete qui riuniti non per una
vana e coreografica cerimonia
ma per rinnovare in piena se-
renità dj spirito un patto di
recfproca fiducia e di piena com-
prensione fra datori di lavoro e
lavoratori che aspirano a pre
parare giorni migliori per la
generazione che sale, ed alla
quale trasmetteranno un giorno
con tranquilla coscienza il frut
to dell'opera loro! »









Una calda ovazione ha sotto-
lineato le parole dell’ing. Fas-
sio. Quindi il segretario della
commissione giudicatrice, s:g.
Beriacchi, ha chiamato ad uno
ad uno sul palco i giovani, e
per tutti j 73 premiati l'Arma-

tore ha avuto una particolare
parola di elogio e di sprone a
sempre meglio operare per il

loro avvenire,

Ecco i nomi dei vincitori:

Borse di studio da 150.000 lire,
Emilio Borgo, Graziella Doddoll,
Marlo Fasolini, Pier Giorgio Muzi,

Niccolai, Nerso Pentore,
Carla Summo, Sergio Tarabuso,
Adriano Viotti,

Borse di studio da 75,000 lire.
Arsenio Balestrero, Rosita Baruzzo,
Francesca Bertolani, Adriano Bor-
mida, Ugo Brisigotti, Giuseppe Bus-
sì, Roberto Camera, Gianna Cecon,
Gian Luea Chio: Bruno Conte,
Franco Curzi
Paola
cesc








n Diana De V
Sergio Feasi, F
Franc I













Fdg: ”
Annalisa Scari
doni, Mirra Virillti,
di, Marco Voliani,

Borse di studio da 50.000 lire,
Lillana Bastianello, Anna Maria Be.
verino, Marla Nella Biagi, Madda-
lena Canepa, Domenico Canesì, Ma.

n
o Sante Spa.
Antonio Viscar-

ria Luisa Carbone, Elvira Caru-
gini, Michele Caviglia, Mirea Cavi.
glia, Franco Contorbia, Attilio Coz-

Caterina Dellepiane, Anna Mn-
Feudatari, Teresa Filosi, Anna
Fioravanti, Gian Carlo Fio»
Luigina Fortunato, Biagina
Franco Gaggero, Gra-
Anna Maria Lau-

zani,



ri
Marla
rito,
Fracchiola,
ziano Giovannini,












gelli, Paola Lucchesi, Enzo Magna-
vacca, Giullana Mazzoli, Vittorio
Meli, Elio Molfino, Giovanni Molte-
ni, Silvia Mongiardino, Gilia Musso,
Laura Pagonis, Maria Angela Par-
rucci, Anna Maria Pastorino, Gian
Paolo Patrone, Maria Franen Pe.
stari Teresa Pittaluga, Emi-
lio Puglia, ilippo Rossetti, Gabrie]-
la Solari, Roberto Stellini.




| CINESELEZIONE

Riprese
N el pieno della stagione
estiva i cinema ci pre-
sentano, qua e la, qualche
interessante ripresa.

Tra le più notevoli, segna-
liamo » Rififi » da noi re-
censito a suo tempo, « In-
termezzo » con Ingrid Berg-
man e Leslie Howard, « Ni-
notchka » con Greta Gar-
bo, « Tre uomini in barca »
tratto dall'omonimo roman-
zo dell’umorista Jerome K.
Jerome, e « La vergine sot-

propria traduzione cinema-
tografica) che conserva nel
primo tempo tutta la bril-
lante vivacità dello spas-
soso dialogo originale, Poi
tutto scade al livello di far-
sa movimentata, sul filo di
moduli ormai abusati.

Buona è l'interpretazione
di David Niven.

Il film è tutto impernia-
to sull’incredibile ingenvità
di una candida ragazza,
tanto candida da sembrare
sfrontata, e che causa una
serie interminabile di equi-
voci e di pasticci, prima di
giungere al matrimonio con
un bravo architetto. La ra-
gazza, oltrechè cundida, è
un po’ vivace ed esplosiva.

Come si vede, un film che
deve aver detto qualcosa al
regista Pietrangeli, prima
che realizzasse il suo « Na-
ta di marzo », altro film ri-
preso in questi giorni sugli
schermi. Potrà essere inte-
ressante il raffronto.

IL PORTOGHESE







Concluse le visite

alla “Cornigliano”

Si sono concluse recente-
mente le visite organizzate dal
nostro periodico allo stabili-
mento « Oscar Sinigaglia » del-
la Società « Cornigliano ». So-
ro stati utilizzati cinque pull-
man da gran turismo, uno per
visita, che sono serviti al tra-
sporto, specie dentro le mura
dello stabilimento siderurgico,
di circa 250 dipendenti, i qua-
li più volte ci hanno espresso
il loro vivo apprezzamento per
lo scopo spiccatamente cultu-
rale di questa iniziativa.

Teniamo qui particolarmente
a ringraziare la « Cornigliano »
per la gentile concessione e
l’ing. Cesaroni, impareggiabile
ed infaticabile +« cicerone », Si
deve a lui infatti se gli ansal-
dini hanno potuto soddisfare
la loro curiosità e rendersi
perfettamente conto dell’inte-
ro ciclo di lavorazione, dallo
scarico delle navi fino all’usci-
ta del prodotto dal modernis-
simo stabilimento genovese.



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Spett. Redazione de « L’An-
saldino »,

le sarò grato se vorrà corte-
semente pubblicare questo mio
ringraziamento che in qualità
di dipendente dell’Ansaldo, ap-
partenente alla categoria dei
Mutilati ed Invalidi di guerra,
rivolgo a « L’ansaldino ».





Io sottoscritto Rapetta Gino
ringrazio caldamente « L’ansal-
dino » per l'opera svolta a mio
favore, alla quale devo il ra-
pido conseguimento della ne-
cessaria documentazione e con-

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Certo che questa doverosa
testimonianza di gratitudine
sarà motivo di incoraggiamen-
to a tutti i mutilati e invalidi
di guerra che dipendono dal-
l’Ansaldo e che conoscono la
nzione affettuosa e costante che
il nostro giornale « L’ansaldi-
no» conduce per la tutela dei
loro interessi ed in essa ri-
pongono le loro speranze, rin-
novo il mio vivissimo grazie a
nome mio e della mia famiglia.

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ne di Sanità, Reg. Min. Int. 99/41.

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bar, nel ristorante, negli allevamenti.











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Nello spazio di un secondo. nella fase di
scoppio, il motore può raggiungere per ben
trenta volte la temperatura di 2000 °C.

Basterebbe questo solo fatto a rendere neces.
sario un valido mezzo di difesa per le sue parti
vitali. È indispensabile un lubrificante che ga-
rantisca la massima resistenza alle alte tempe-
rature, oltre a combattere insidie altrettanto
pericolose come la corrosione ed il fortissimo
attrito.



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batte la corrosione e protegge il motore a
qualsiasi temperatura.

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24



Fratelli

(0 . , . e 99 hanno saputo preparare ottima.
Il «Concorso nazionale per il turismo? tà N cosi DA FANO
vinto quest'anno dal Dopolavoro Ansaldo Nelle -varie partiie:al>sono al:

ternati i seguenti giocatori:
vanni Franzosi, Antonio Parodi, ° è © È

Edoardo Costa, Mario Veronico, Tipografi Editori dal 1797
Luciano St Luciano Bini,
Vittorio Villa ranco Odicino,
Osvaldo Gi Mario Conti e
Lino Schenal.

Gli ansaldini attendono ora
le disposizioni degli organi fede-
rali, che fisseranno, quanto pri-
ma, un concentramento per la
disputa delle finali per la pro-
mozione in serie « B »,

Ecco la MA alla fine del
torneo: 1) « Ansaldo », punti 12;
2) . Volley ’ punti 8; 3)
punti 4; 4) «S. Ceci.
punti 0,

JPMDRMCN VISIERA VALDIPEIRTROTANTI pumaztni IITICSTITIITSrtITII

Il complesso turistico
Domenica 6 luglio ha avuto luogo a Ravenna la premiazione dei istituito dall'ENAL

vincitori del « Concorso nazionale per il turismo nell’anno 1957 »,

Indetto dal ’ENAL in TA del IV raduno eroe campeg per le vacanze dei lavoratori

giatori dopolavoristi. commissione giudicatrice concorso



























ha assegnato la medaglia d’oro al nostro Dopolavoro che è risul Iì problema del turismo di massa s
tato il primo d'Italia, Esso ha infatti organizzato, nel 1957, sog- Îl Italia cozza contro diflicoltà ta- 4
‘ lora insormontabili, Ja prima delle “





rni invernali a La Thuile ed estivi ad Andalo e Pinzolo, nume- quali, ovviamente, è rappresentata
rose gite escursionistiche ed alpinistiche ed ha partecipato a 14 dalîe limitate possibilità finanziarie
motoraduni nazionali e a due internazionali; inoltre il « Gruppo di molti cittadini, .

ea . i Se qualcosa di concreto si è fat-
motociclismo » ha organizzato il « 2.0 Motoraduno del varo » ed 10 in questi ultimi anni per soddi-
ha effettuato pareech'e gite turistiche in diverse città d'Italia. Si sfare in qualche modo le aspirazio-

calcola che a tali manifestazioni si siano avute oltre 10 mila pre- N dei lavoratori in questo campo, HIESE UN FAMOSO RE ALLA FAVORITA:
senze. La medaglia d'oro del primo premio per il turismo è stata eg gg drive SiR "QUALE ILSEGRETO DELLA TUA BELLEZZA,

consegnata al Presidente del nostro Dopolavoro dottor Chelini turismo non come una industria,
ma come un nobile fime di eleva- fi LA LOLIONE PREFERITA
zione sociale delle classi meno ab- LA M o
SEZIONE TURISMO un grande motoraduno interre- bienti. x N
n grande moteradiio inten 35%" Li un pento pronte E TIDA QUESTA ETERNA cloVINEZZA?
‘ : a la pei i.
GITA ALL'ELBA Simo È prevista ha parlee!” spetta all'EN.A.L., che ha istituito ___@H e »
é A pazione di oltre 2.000 centauri, quest'anno un complesso turistico a
; : ; appartenenti ai maggiori moto degno di considerazione
Per il prossimo mese di set- Ù ; ate a ate pe E I p
SE f ue clubs dell’Italia settentrionale SONO 510 CEREA PI A Lr Ò o LL »
tembre il Dopolavoro sta orga- S voratori dodici tendopoli
; mi . Anche quest'anno, oltre a
nizzando una gita all'isola d’El

nu- g ca “egli ri ‘
guenti località: Pegli, a, MADAMA PoNPADOUR .
| dEL nerosi e ricchi premi, verrà as- t0 Maurizio, Bordighera, Desen- AL SECO o ‘
ba, Il programma di massima è tei i Trofeo del varo», ANO sul ida, Valganna, Forni di
SENO segnato | ofeo del vi è Marina ‘di Ravenna, Cervia, e Mio SIGNORE lo PRENDO ceNI MATTINA
costituito da un magnifico mo- , Cecina, Siniscola e Pula oÒ
dello del galeone inglese « Eli ). Queste dodici tendopol

Scali dispongono «0 ua * vasta attretza LACELEBRE MANNITE oî DUFOUR®,,

consistente in recinzione, cu
la, parcheggio, servizi igienici





















bi guente: vi
Piombino in treno speciale; tra-
versata Piombino - Portofei
in battello: giro dell’isola in
« ' al dor ar
RRRCRNTI an spe î TSEPRO corrente elettrica, tende
raio illa poleone - ‘or due o quattro posti con divisori, ri- .

r . . ? a j p i $ acei $i "i È Î
to Azzurro - Marina di Campo - a Ovada e a Chiavari | storanti, bar, spacci, giuochi vari Usate anche voi mannite Dufour!

aa a > fa « prezzo di penslone comple-
Marciana Marina - Portofer I dopolavoristi del « Gruppo ta è irrisorio.
raio). Il programm definitivo © motociclismo hanno parteci i Ai PROSIONO: gig OL PRENRIAre
le modalità di partecipazione pato al raduno di Ovada con 40 se br n unta > DI
verranno rese note a mezzo ma- macchine e 61 persone. Ai no- per eventuali soste o 7}
nifesto. stri « centauri » è toccata la "OS 3 a ‘tranquillità. giornate
« Coppa Enal» di Ovada per il tuito parchi di campeggio ad
moto club primo classificato Alessandria, Vercelli, Imperia, Bor.
, ; i G È Ò lighera rnico, Desenza-
"Iii pr ; [Ia (ienova (2.0 CUR È o
» a della provincia di 1 op quan, a. Agordo, Ve-
I ros ssim a mostra in senso assoluto) e la « Coppa rona, Marina di
ti x 2 II » er i er a Raven a (2), Ce-
, sc » modellismo CONI per il gruppo secondo È »
di pittura, scultura e mod ella po Sa cina, Viareggio, L'Aquila, Messina,
n De RO RANSRE Siniscola, Pula e Brunello di Mon-
(Sondrio). Per_gli iscritti al-
all'A.I.T., e a F.LC:C., 11









rio







Buone prove dei centauri



















SETIONE ARTI FIGURATIVE E MODELLISMO








La Sezione arti figurative e
modellismo » organizza per il
periodo dal 15 al 23 novembre,
tra tutti i dipendenti del com-
plesso Ansaldo, una mostra di
pittura, scultura e modellismo,

raduno motociclistico di
REL ELI sensa tini alc sono mezzo di pernottame nto è di lire
presentati con 40 macchine e 59 î50 er 1 SA Preci aglio
persone, Al mostro numeroso o moto.

gruppo è stata assegnata la Accanto a quest
«Coppa Arcivescovo di Chiava- Tettamente istitu







attrezzatura di-









î i jeli to partie convenzioni con nu.
Le opere giudicate le miglio- ri, corrispondente al 2.0 pre- merosissimi niberghi luoghi di
ri dalla giur saranno pre mio di categoria « A ». cura di ogni parte d'It: per cu
miate. Per informazioni rivol 3 . in essi i lavoratori potranno tra-
cersi all Sezione arti figura- scorrere le loro fer ie estive usu-
BOrRE An È È Le SEZIONE PALLAVOLO fruendo del credito turistico del-
tive e modellismo na Sestri, l'Istituto, vale a dire 4 in
la: Caafel 93 dì è marte- seguito, con comoda rateizzazione
ne prot N60. La squadra ansaldina e senza nleuna maggiorazion
ie gica aci SERENI ERI 1a nel campionato di Serie C Per quanto riguarda le vacanze
tire dal 1° settembre prossimo). dei figli de



voratori, colonie mari-
° rt ì ne e montane direttamente gestite
Come era nelle previsioni, la dagli UMci Provine. dell'ENAL, sono
squadra di pallavolo del Dopo- pronti ad accogliere per il 1958, dal
’ i o, 4 i 1 stty inte Aiugno al settembre, diecine di mi-
Un grande motoraduno lavoro Ansaldo ha nettamente Sitia di bambini. Le principali co-
vinto il campionato regionale » SONO sit » a Barletta,
per il 7 settembre a Sestri della serie « C ». Pinarella di Cer-
Liù : ù vj n ‘ n a Pietraligure, San
Già dalle PIAZIE battute del Pietro, in Bagno, Cesenatico, Torre
campionato, l'Ansaldo si era di- pegr Igea di Rimini, V
mostrata la compagine più for- rincia). Venezia, Si
n esti eriorità è ats di Messi
te, e questa superiorità è stata Scoglitti di R
mantenuta sino alla fine, Sol- gusa) e £
tanto la squadra del « Volley le



SEZIONE MOTORISMO


















La Sezione motorismo » ha
anizzato, in occasione del
varo della turbocisterna da
31.500 tonn,, che avver il 7
settembre al Cantiere di Sestri,



or




5, Dosi luci
i (Ragusa), mentre
ivano ad Alti -





Li a 1 tI I edro,
ha tentato, senza però riuscirvi, 1% x
i i i. » 3 ® rano, », Levi
Per le annuali ferie la bi di contrastare la marcia degli steli Cc





DIOTeCA td PEA na ansaldini. Il merito del sue Etnea, Mi n
marrà chiusa da a cesso è di tutti indistintamente Etnea, tistimeri, fondello,

io di MI n) È; a | cacciatori | tiratori!
io regolare Servi. | gli atleti e della infaticabile Miao. no "one dOLenmA dI PREFERITE L'AUTOMATICO BREDA
zio dalle ore 8,30 alle 12 e SÌ DT bra alfetto scorso “complessivamente | C 10 A9 i, eo o/

Vicenza, Zi





s =" 84.844 bambini pi un totale di
dalle 15 alle 19,30, l'allenatore Luigi Gallo, che 510,774 giornate di presenza





25



Pensioni di guerra

Ricordiamo agli interessati che, che il Comitato di liquidazione ha
per poter usufruire del nostro approvato il progetto concessivo a
servizio, occorre compliare ie favore Suo e dell’orfano, Con tale
definitivo provvedimento le ver-
ranno iiquidati tutti gli arretrati
all'orfano. Il Decreto è



schede in distribuzione presso

” . Musso . 1.0 giugno: Egidio DON. I corrispondenti di stabilimento.
Sono nati DERO (Can) con Anna Maria Foti; spettan ì

, Rodolfo BERRUTI (Can) con Ar- GIACOMO ALLOISIO. La Sua pra- stato giù firmato ed è passato al

8 dicembre; MARIA ANGELA, di cangela Borottero: Arrigo PIZZOI tica di pensione, originariamente Servizio pagamenti per le varia-
i iniziata dal Servizio Infortunati Ci- zioni del ruolo da trasmettere suc-














Rosa Bezeredi (Fon) e di Romualdo NI (Mec) con Eprice: Mutti; Luigi

Novelli - 26 marzo: PAOLO ANGE- VERRI (Mec) con Giovanna Paga- vili in via Dalmazia, dove aveva as. cessivamente all'UMcio Provinciale
LO, di Ciro Corciulo (Cmi) e di no - 2 giugno: Mirella BIZZOCOLI sunto il numero di posizione ‘el Tesoro, Con Il prossimo nume-
Ada Risso - 12 aprile: ELIANO, di (Dig) con Federico Montalto - 7 in data 7-10-1957 è stata ro contiamo d'inviarLe i dati di
Augusto Calamaro (Mec) e di Gio. glugno: Re 0 CAVIGLIO (€ trasmessa, per competenza, al trasmissione,

vanna Vegzano = :28-aprile: MARIA «GOG isabella -Fornaroll; Gu vizio Dirette N. G, In via Lanciani,



4 E nc ARATA {Mec ‘on lIlvana F 8 s A
€ ai n ni > 8 Alani ptt, BACIGALU- Assumendo il numero di posizione tu I Nina rnnnmaanttnneneena ninna nenAni
- naggio: È ; v PEME nisi a Semilî t ratici N86
Robotti PO (Can) con Laudice Oneto - 14 342882, Seguiamo la pratica presso

quest'ultimo Ufficio e non manche-



PIA, dell'ing. Enric
e di Maria Lo Far
ELEONORA, di





>sco







-) e di alia Favo i mag- Riugno: Ilario TONDINI (F
(Mec) e di Amalla Favot - 14 mag remo di comunicarLe witerlori no-



gio: FRANCO, di Nativi

Maria Piras - 15 glugno: DOrO tizio. ATTO DI ONESTÀ

PIANA (Can) con Luciana Pi



















(Mec) e di Maura - 29 ' pa a

Eugenio DURANTE (Can) con Rosa nIDL, x °
maggio: MA MO, no Ro Gris Gi È È MONTE GINO RAPETTA, A seguito Sua do- , . _ efefo_s
dano (Sau) e di Giovanna Moretti (eani cen Lan Samia NONIE manda abblamo provveduto a ri- —L’operaio Ghino Romanacci Mobilificio
- 30 maggio: SERGIO, di Luigi Cle- dio LINCE (Can) con Aurora Zam. ©hiedere al Ministero del Tesoro —- del Cantiere di Livorno, rin- ;
cutin (Can) e di Carla Geraldi - poni; Candeloro BONANNO (Mec) Direzione Generale delle Pensioni ; , GIORDANO COSTA
31 maggio: ISIDORO, dell'ing. Vin- con Maria Pia Campi - 21 giugno; di Guerra — un nuovo modello 69, venuto un anello d’oro nello i
cenzo Di Bella (Can) e di Grazia Domenico MAGNANO (Can) con completato dell'art. 1 della Legge stabilimento, si affrettava a uni
Pulvirenti + 3 giugno: MARISELLA, Carla Arzà; Nicola PASTORINO n. 14 del 5-1-1955. Può ritirare il consegnarlo al Capo della vi- GENOVA - SESTRI
di Salvatore Muccio (Can) e di Ma- (Mec) con Battistina Maecidò . 22 suddetto modello presso ln nostra $ È PIERI Vi ermada Ì r.
ria Iraldo - 4 giugno: ANGELA, di giugno: Colombano TRAVERSONE Redazione, gilanza, che lo restituiva al a H 8 r.
Renato Bisio (Mec) e di Della Gam- (Can) con Dorina Casaleg BOE ocmno aouone. iL n proprietario sig. Angelo For- Telelono 471-234



bino - 5 giugno: MARINA, di Adria. No MAZZOCCHI (Can) con rme- tebraccio della Ditta « Signa-

a Sua richiesta di notizie





P, arelli (Mec) » di Alban la Satta; Paolo CURLETTO (Cm!) zione ; 2 t >
tosto a I AURA di Ma- Con Aurelia Astesiano - 26 giugno; circa Sua pratica di pensione Ni ». L'oncessionario materassi:
lo Allunno (Can) e di Giovanna ANtonio MANCIN (Cmi) con Lucia di guerra, Le comunichiamo che i Î ‘

Rei CAS ° al Gant Miggosi - 28 giugno: Lorenzo GHI- il Ministero del Tesoro (Direzione Segnaliamo a tutti, con vi-

Repetto: ANNA MARIA, di Si
Bottino (Dig) e di Caterina Ferr
- 9 giu



GLIOTTI (Can) con Palmira Ben- Generale Pensioni di Guerra), in vo compiacimento, l'atto di P e r m a I ] e Xx
\ IRIZIc Mi: gie - 29 giugno: Rolando LANDOL- data 14-6-58, ha compilato un està del ‘ R , art
AL RIZI >, di tario FI (Can) con Ida Bellafonte; .Au- progetto concessivo » n. 41250 a onesta det sig. omanacei.







n











(Can) e Clelia Ferr relio BRUZZO (Can) con Rosa Spa» Suo favore iInoltrandolo al € ri-

do . 17 giugno: ELIANA, di ndo gnoli È ,,
al la d ar ti "o.
ro (Mec) e di Elena Ro- tato di liquidazione per l'appro



Agli sposi i nostri vivissimi au- vazione. Seguiamo ancora la pra-

landelli - 20 giugno: Corrado, di pera ale a ta ©
Giovanni Timossi (Can) è-dt Eri BOT tica e Le daremo ulteriori notizie, d t
lia Piombo - 21 giugno: LAURA, di ELVINO CASANOVA, Le comuni- me tan e
Pilade Marcenaro (Mec) e di Ma- chiamo che il Ministero del Teso-
Andreani ro (Direzione Generale Pensioni di . . .
Guerra - Servizio Dirette N. G.), a L d
seguito dell'esito favorevole della cessione Ss tpen LO
visita medica per aggravamento, hn
lato due progetti concessivi a = . . .
rorevoli, inoltrandoli in data L
ia tr uno iui | CONCediamo ad impiegati
t sono sposati no ri ite ni dipendenti del- CON Gli elenchi n. 4013 e 4014, per
l'Ansaldo. Rivolgersi al nostri l'approvazione. Seguiamo sempre
RRARI (Fon) corrispondenti di stabilimento la MERNGE O non mancheremo di
con Michela Sarlo - 27 aprile: Be- BICICLETTA Bianchi > L È _ comunicarLe i numeri dei decreti È
nedetto CALCAGNO (Fon) con vendo ‘a lire 15.000. tralenbil crona PO RPe 8” RREROZIO. DEVOLI, RAT-Vias Lorenzo 23-13 = Tel 22 270-24 648
Caterina Bruzzone; Cesare SORDI- normale a sei corde, nuova, CESIRA CANDIA ved. PONTINI. Fac- 3 O a
NI (Fon) con Maria Ratto; Antonio 000. Rivolgersi in via Pria- ciamo seguito alla nostra preceden.
CAVALIERI (Fon) con Gioconda 1 Genova Sestri, te comunicazione per informarLa







A tutti i piccolissimi ansaldini
ed al loro genitori i nostri auguri
più fervidi.









ioni sono gratuite e so-





26 aprile: Giorgio F



















150 cc. G.S.

8 CV. velocitò 100 Km/h,

consumo 3 litri per 100 Km.
L. 178.000









150 cc.
5,5 CV. velocitò 80 Km/h,
consumo 2.2 litri per 100 Km.

L. 148.000







4,5 CV, velocitò 75 Km/h
consumo 1,8 litri per 100 Km
L. 128.000






PIAGGIO
_

GENOVA - FILIALE S.A.R.P.I - Viale Brigate Partigiane, 92 r. - Telefono 580.641 - 2 - 3

LA SPEZIA - Ditta Dr. F. A GABBIO - Via Biassa 5 - Telefono 22.685

LIVORNO - Ditta ULRICO ROMEI - Via Ippolito Nievo, 4-6 - Telefono 22.062







26



I NOSTRI CONCORSI

MS



dB DR O IL AP





La nostra vignetta rappresenta un veliero in navigazione verso un
punto di una delle tre isole, Sul tavolo dell'ufficiale di rotta sono
segnati, nell'ordine, i seguenti appunti: 10% O ; 16° N ; 9° E;
6° S ; 4" E. Si tenga presente che ogni quadretto della figura
rappresenta un grado. Per partecipare al concorso i lettori do-
vranno saperci dire la posizione esatta in cui si troverà il veliero
alla fine del viaggio, avvalendosi del numeri e delle lettere segnati
al lati (esempio: 2 C) ed inviare le soluzioni in Redazione (oppure
consegnarle al nostri corrispondenti di stabilimento) entro il 10
agosto, Sono in pallio, per sorteggio, i seguenti premi: 1) una
valigia; 2) un ferro elettrico da stiro; 3) un servizio di tovaglie
per 6 persone; dal 4) al 13) una copia ciascuno del libro « La sal-
datura elettrica >; 14) due scatole ciascuno di cacao «€ Perugina >







“Sedici domande ai nostri lettori”

Assegnato il frigorifero Fiat



Il frigorifero Fiat in casa Torrisi

1956;
forlì.

Tra coloro che hanno inviato le
risposte esatte, il sorteggio (effet-
tuato presso lo stabilimento Fon-
deria alla presenza di testimoni) hn
favorito i seguenti signori: 1) Sa-
verio Torrisi del MEC (vince un

Le risposte esatte alle sedici 15) SAU; 16) Franco Cristo-
domande sono, nell'ordine: 1) 1853;
2) «< Sampierdarena >; 3) 1886; 4)
1896; 5) 1920; 6) 1933; 7) 1954;
8) 1954; 9) < Alicudi > è « Filicu-
di >; 10) Cantiere di Muggiano; 11)
1947; 12) Domenico Balducci; 13)
Renato Fazzi; 14) 19-20 agosto





“l’ ansaldino”
risponde





Caro Ansaldino,

siamo un gruppo di lavorato-
ri dello stabilimento C.M.I. Ab-
biamo letto la risposta che hai
dato a un gruppo di nostri
colleghi del Meccanico sulle gi-
te, e siamo molto spiacenti che
la Direzione non abbia quattri-
ni da destinare a questa atti-
vità che a noi interessa mol-
tissimo.

C'è stata, è vero, una gita a
Lugano nei giorni scorsi, alla
quale abbiamo partecipato
compatti, ma sarebbe molto
bello che il programma di que-
ste manifestazioni fosse più
sviluppato in quanto non de-
sideriamo che per partecipare
a gite o altro si debbano pren-
dere delle tessere a cui non
teniamo affatto. L'Ansaldo si
deve preoccupare per tutti i
suoi dipendenti e non per una
sola parte di essi. Grazie e
cordiali saluti.

SEGUONO 84 FIRME

La gita a Lugano del 29 giu-
gno, che ha avuto veramente
un grande successo, è tutto
quello che — a parte le ini-
ziative minori — abbiamo po-
tuto fare quest'anno a favore
degli ansaldini genovesi. E non
è poco, se si pensa alle difficol-
tà finanziarie che abbiamo do-
vuto affrontare.

Ai lavoratori del C.M.I., e a
tutti gli altri, ripetiamo che è
nostra intenzione continuare
nella strada intrapresa e per-
tanto sarà fatto ogni sforzo
perchè il programma ricreati-
vo de « L'ansaldino » sia il più
ricco e vario possibile.

Caro Ansaldino,

un gruppo di dipendenti del-
la Sede ha voluto fare una rac-
colta per offrire al Reparto
Poliomielitici del Gaslini un
apparecchio televisivo, tanto
desiderato dai piccoli ammala-
ti.

La cifra raccolta però non
è sufficiente per acquistare
l'apparecchio. Ci si appella a
te Ansaldino, certi della tua
comprensione e del tuo appog-
gio in tale iniziativa, pregan-
doti di vedere cosa potrebbe
essere fatto per integrare la
somma raggiunta fino a copri-
re il costo dell'apparecchio.

SEGUONO 33 FIRME

La sola cosa che possiamo
fare è aggiungere, per nostro
conto, diecimila lire alla som-
ma già raccolta. E rivolgere un
appello ai lettori perchè, sot-
toscrivendo anche piccole ci-
fre, contribuiscano a mandare
a buon fine la nobilissima ini-
ziativa.

mk
—€@@——______—_

frigorifero < FIAT» da 120 litri:
dal 2) all'11) Icillo Bosi del MEC,
Ester Sacco del MEC, G, B. Lap-
ponia del MEC, Mario Piso della
DIG, Stefano Chiappori del CAN,
Giorgio Camera del MEC, Edilio
Impinna della DIG, Mario Pisello
del CAN, Vincenzo Pisello 45]
‘, Franco Corbucci del CAN
(vincono ciasetmo un lenzuolo con
due federe ricamate); 12) Ines
Bozzano della DIG (vince una co-
pia del libro « Destinazione Univer-
s0 > offerto dalla € Vallecchi >); dal
13) al 17) Cesare Angeleri dei
MEC, Aldo Del Bo della DIG, rag.
Bruno Modola del MEC, Franco
Cattani del MEC, Ottorino Lanza
della DIG (vincono clascuno un
pacco di oggetti utili offerti dalla
< Pirelli >); 18) e 19) Ersilia Da-
gnino del CAN, Paolo Tagliafico del
MEC (vincono ciascuno cinque }l-
bri offerti dalla « Vallecchi »); 20)
Luigi Castelli del MEC (vince due
sentole di cacao € Perugina >).

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