L'Ansaldino, n. 6, 1958
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 6, 1958
- Tipologia
- Rivista
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), palettatura del rotore della turbina di bassa pressione del gruppo turboalternatore da 125000 kW in costruzione allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena per la centrale di Civitavecchia della "Società Termoelettrica Tirrena"; è al lavoro Gian Franco Rossetti
A p. 20 (quarta di copertina), lingottiera ottagonale di ghisa ematite fusa al nostro stabilimento Acciaierie e Fonderie di Campi per la società "Terni"
- Palettatura del rotore della turbina di bassa pressione del gruppo turboalternatore da 125000 kW in costruzione allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena per la centrale di Civitavecchia della "Società Termoelettrica Tirrena", p. 1
- Impianti elettrici industriali, p. 2
- Nuove macchine per la lavorazione del legno al Cantiere, p. 3
- Interni della "Federico C", p. 4
- Panorama aziendale, p. 6
- La festa pasquale de "L'Ansaldino", p. 8
- Uomini alla conquista del cielo, p. 9
- La Venere d'Ille, p. 10
- Vita di casa, p. 12
- Il convegno antinfortunistico IRI, p. 15
- Dopolavoro, p. 17
- "L'Ansaldino" risponde, p. 19
- Lingottiera ottagonale di ghisa ematite fusa al nostro stabilimento Acciaierie e Fonderie di Campi per la società "Terni", p. 20 - Data testuale
- 1958 aprile 15-30
- Consistenza
- pp. 20
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/86
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
- Formato
- Periodico quindicinale a stampa
- contenuto
-
ansaldino
d quinto - numero 6 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO genova - 15 aprile 1958
La copertina: palettatura del rotore
della turbina di bassa pressione del
gruppo turboalternatore da 125.000
kW in costruzione al Meccanico per
la centrale di Civitavecchia della
« Società Termoelettrica Tirrena >»;
è al lavoro Gian Franco Rossetti,
lansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL’ ANSALDIO
*
EDITO DALL'JANSALDO 8. p. A.
x
Responsabile: Lorenzo Rebora
Sk
Redazione: Via Fieschi,
Genova
IO-II
sommario
2 IMPIANTI ELETTRICI INDUSTRIALI
di Mario Guglielmina
3 NUOVE MACCHINE PER LA LA-
VORAZIONE DEL LEGNO AL
CANTIERE
INTERNI DELLA “ FEDERICO C.”
6 PANORAMA AZIENDALE
LA FESTA PASQUALE DE “L'AN-
SALDINO ”
9 UOMINI ALLA CONQUISTA IDEL
CIELO di L. B.
10 LA VENERE D'ILLE di
Mérimée
12. VITA DI CASA
15 IL CONVEGNO ANTINFORTU-
NISTICO IRI
17 DOPOLAVÒRO
19 “L'ANSALDINO" RISPONDE
Prosper
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spartaco
Sardini, Giuseppe Rovegno - CAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; (Fegino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montesoro
- SAU: Giuseppe Sardi - MUG:
Aldo Galli, Franco Guadagnini -
LIV: Dino Dazzi - COKE: Edilio
Orlandi - ROMA: Mario Fossati
*
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Via
Monticelli, 11X Fotoincisioni A.Ceriale,
Via Lanfranconi, 43XPubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizzazione
Tribunale di Genova n. 299, 6-5 -1954
La controcopertina: lingottiera ot-
tagonale di ghisa ematite fusa alla
nostra Fonderia per la Società «Ter-
ni »; la lingottiera pesa 82.340 kg.
© ha richiesto 1500 ore di lavoro
Impianti elettrici industriali
a ormai trascorsi 25 anni
dal lontano 1933 in cui, alla
richiesta di autorizzazione deila
spesa di 350.000 lire per la co-
struzione dell’impianto elettrico
per un forno ad arco trifase da
25 tonn,, il dirigente di allora
con un sobbalzo esclamò: ” Tre»
centocinquantamila lire per due
fili!”, AI che il presentatore
senza scomporsi rispose: * Vera-
mente i... fili sono tre! ”, Era l’e-
poca in cui poteva ancora essere
consentito lamentarsi con la for-
nitrice dell'energia perchè for-
niva allo stabilimento un basso
fattore di potenza!
A distanza di tanti anni pos-
siamo affermare che l'enorme
sviluppo degli impianti elettrici
e la notevole divulgazione di
questa materia hanno fornito
anche agli inesperti di cose elet-
triche un più realistico panora-
ma, sia pure per sommi capi,
della importanza ed entità del
contributo che gli impianti eler-
trici sapientemente elaborati
possono apportare al tranquillo
funzionamento degli impianti, e
pertanto, a incidere in modo de-
terminante sulla produzione.
Fatta questa aneddotica pre-
messa e riscoperte dopo tanti
anni due ” perle” del nostro ar-
gomento, passo, per sommi capi,
all'esame dei punti fondamen-
tali che caratterizzano gli im-
pianti elettrici industriali di no-
tevole entità.
L'aumento della potenzialità
delle centrali di produzione, del-
le linee di trasporto, delle ten-
sioni in gioco, delle unità tra-
sformatrici da installarsi nelle
utenze, reso necessario in misura
sempre maggiore, dallo sviluvpo
produttivo, ha posto ai proget-
tisti degli impianti e'ettrici ed
alle case costruttrici delle appa-
recchiature, serii problemi in
ordine alle aumentate capacità
di rottura richieste agli inter-
ruttori in presenza di perturbi-
zioni e corti circuiti.
La protezione della sottosta-
zione dell'utente è strettamente
legata alle caratteristiche della
linea ad alta tensione in arrivo
ed al macchinario installato a
monte della stessa, al fine di
valutare l’entità della potenza
in gioco al verificarsi di un cor-
to circuito sugli interruttori di
manovra e protezione posti alla
entrata della linea alla sottosta-
zione, potenze queste, che vanno
da qualche centinaio di migliaia
di kVA ad oltre un mil‘one,
mentre la portata dell’interrut-
tore e dei circuiti ad esso con-
nessi in regime di esercizio è
dell'ordine di qualche migliaio
di kVA, fino a oltre trentamila
KVA per i grandi impianti chi-
mici,
La sempre crescente necessità
di ridurre le cause di arresto del
ciclo produttivo, le severe con-
dizioni di funzionamen:c che si
richiedono ai motori elettrici, il
loro stretto indispensabile
cordo con le macchine da azio-
nare, hanno imposto alla pro-
gettazione degli impianti di tra-
sformazione, distribuzione, con-
trollo e protezione selettiva, con-
dizioni di particolare esecuzione
e sicurezzii. Pe» soddîsfare a
vveste premesse è indispensa-
bile che il progettista conosca
sin dalle origini ossia dal ” pre-
ventivo” gli elementi e le ca-
ratteristiche fondamentali sia
dell’elettrodotto ad alta tensio-
ne che alimenterà l'utenza e sia
del macchinario che in esso sa-
rà installato, tenuto conto che
il dimensionamento dell’impian-
to e quindi del costo può, a
pari tensione di alimentazione,
subire notevoli variazioni strut-
turali e di costo.
Faccio un esempio limitato
ai soli interruttori primari della
sottostazione: a pari portata di
esercizio il loro prezzo può va-
riare da meno di ‘4 milione a
circa 5 milioni! Il peso, e quin-
di il costo dei circuiti ad esso
direttamente connessi seguono
pressappoco di pari passo,
Una superficiale conoscenza
delle caratteristiche di alimen-
tazione e ubicazione, delle con-
dizioni ambientali, particolar-
mente indispensabili in caso di
impianto in zone tropicali, pos-
sono causare all'atto della defi-
nitiva esecuzione notevoli modi-
ficazioni di progetto e quindi di
spesa. Una preventiva conoscen-
za delle predette caratteristiche
può anche essere determinante
per una giusta ed economica
scelta dei tipi più adatti di mo-
tori elettrici prodotti oggi dalla
industria elettrica nelle più sva-
riate esecuzioni che si possono
così riassumere;
a) In base alla forma costrut-
tiva ed accoppiamento: l’unifi-
cazione UNEL 1957 prevede 50
diverse forme e accoppiamenti
escluse le macchine verticali, i
generatori e gli assiemi,
b) In base al modo di funzio-
namento: asincroni - sincroni -
a velocità variabile.
e) In base al sistema di chiu-
sura: aperti - protetti contro lo
stillicidio - chiusi a mantello -
stagni . a sovrapressione - a si-
curezza aumentata - antidefla-
granti,
d) In base al sistema di raf-
freddamento: a ventilazione na-
turale - autoventilato - ventilato
in circuito chiuso - a ventila-
zione forzata - ad acqua - ad
idrogeno.
Si dovrà inoltre tener conto
delle temperature di riferimen-
to e di funzionamento in clima
europeo con particolare riferi.
mento al clima tropicale per gli
impianti all’estero, all'ambiente
che può essere: normale - in
presenza di gas - sotto pioggia -
in presenza di polveri infiamma
bili o aggressivi chimici,
La progettazione dei quadri e
dell'impianto elettrico deve uv-
viamente adeguarsi alle condi-
zioni sopra esposte tenendo an-
cora conto, per gli impianti in
zone tropicali, della presenza di
insetti, topi, termiti, nonchè
della condensazione nei quadri
e delle relative muffe (funghi)
che in essi possono formarsi,
Dovranno prevedersi distinti cir-
cuiti di terra di protezione dei
motori, quadri, ecc. e di fun-
zionamento (messa a terra del
neutro) e, dove richiesta, la pro-
tezione antifulmine col moder-
no sistema radioattivo,
La messa in funzione degli
impianti elettrici deve essere
preceduta da una completa veri
fica da parte di personale di si-
cura competenza di tutte le ap-
parecchiature e circuiti; in par-
ticolar modo i relè dovranno
essere provati di volta in volta
onde garantire lo scatto alla
corrente prefissata dei rispeltivi
circuiti,
I motori dovranno essere s-
soggettati alle prove di isola-
mento ed in caso di deficienze
sottoposti a prosciugamento in
stufe o, in mancanza di esse, di
adeguati mezzi di fortuna, I
trasformatori dovranno essere
assoggettati alla verifica dell'o-
lio isolante, all'eventuale tratie-
mento dello stesso e, se spediti
all’estero in atmosfera di azoto,
sottoposti a tempestiv» riempi
mento con olio tratt a colto
e debitamente sottoposto alla
prova spinterometrica per accer-
farne il grado di isolamento.
Trattandosi di impianti all'e-
stero, particolare importanza
acquista il collaudo preventivo
in fabbrica dei motori, quadri e
apparecchiature, da robustezza
e impermeabilità dell’imballag.
gio, il tempestivo controllo del
macchinario all'arrivo, l’approv-
vigionamento in tempo utile
delle parti avariate; una debita
scorta di parti di ricambio mag-
giormente soggetta a usura do-
vrà essere prevista.
Su questo argomento degli
impianti all’estero sarà sempre
buona norma, salvo casi di for-
za maggiore, ottenere dall'ac-
quirente dell'impianto, che la
fornitura comprenda anche il
montaggio in opera dell’impian-
to elettrico. In tal modo si ri-
sparmieranno amare esperienze
al cliente e noie a catena per il
fornitore dell'impianto.
Concludendo infine questo ra-
pido giro d’orizzonte su una
parte dei problemi che si affac-
ciano al progettista dei moderni
impianti elettrici industriali,
auspico una sempre più stretta
comprensione tra i progettisti
degli impianti produttivi e i
progettisti degli impianti elet-
trici uniti nel comune intento
di sempre meglio operare.
Mario Guglielmina
SUDIIIMITITMIANTANHVMHEHA VARIATA TATTONIAMIT AVANTI VANONI VMHITAONANIIAOOVAVONIOOAOITDOIAKITAMHITIONNAMIIO OTO VOOIIOAIAHtATOVAGHITANITAKTORIAAoNOKKIFODKTAATIONAAAIVTAnAKKIKAtiiniAnttianittttin
Nuovo impianto di riscaldamento
nel fabbricato servizi del Cantiere
el fabbricato servizi è sta-
to rinnovato l’impianto di
riscaldamento ampliandolo a
tutti gli spogliatoi; inoltre la
produzione dell’acqua calda è
stata adeguata all’effettiva ri-
chiesta per il servizio delle
docce,
La centrale termica assicura
una produzione giornaliera di
circa It. 200.000 di acqua calda
e 450.000 calorie orarie per il
riscaldamento, Funziona su due
caldaie orizzontali a tubi di fu-
mo a ritorno di fiamma (tipo
marino); la superficie di riscal-
damento è di 55 mq. ognuna, Le
caldaie producono vapore satu-
ro, a bassa pressione (0,5 Atm.),
con il vantaggio di portare agli
apparecchi il vapore nelle con-
dizioni termiche più vicine pos-
sibile alla temperatura di con-
densazione, Naturalmente sono
state evitate le condensazioni
nei tubi, sia con opportuni pro-
porzionamenti che con il dre-
naggio dei tubi stessi e con un
La sistemazione degli aerotermi negli spogliatoi
adeguato isolamento termico,
Le caldaie sono fornite di bru-
ciatori a nafta del tipo auto-
matico, L'acqua calda, prodotta
a mezzo di 4 scambiatori di ca-
lore, viene accumulata in 4 bal-
litori della capacità complessiva
di lt. 40.000 circa alla tempe-
ratura di 85°+90°. L’acqua cal
da è poi miscelata a mezzo di
batterie di valvole automatiche
a tre vie a regolazione termosta-
tica e distribuita a 45° alle doc-
cie.
L’installazione di valvole ter-
mostatiche nelle ammissioni di
vapore agli scambiatori di ca-
lore, combinata con la regola-
zione dei bruciatori delle caldaie
a mezzo di pressostati, sensibili
alle variazioni di pressione del
vapore, in dipendenza della ri-
chiesta, rendono il funziona
mento dell’impianto completa-
mente automatico,
Dalla stessa centrale termica
partono i collettori dell’impiaz-
to di riscaldamento, realizzato
con aerotermi alimentati con
vapore a bassa pressione.
Anche il locale della mensa è
stato riscaldato con aerotermi
alimentati a vapore prodotto da
due caldaie verticali alimentate
da bruciatori a nafta a coman-
do semiautomatico.
Due nuove turbocisterne sono state impostate recentemente nei nostri Cantieri. A sinistra la costruzione 1536 del Cantiere di Muggiano (T/c. da 31.500 t.d.w. per
la Società «Messana» di Messina); a destra la costruzione 1531 del Cantiere di Sestri (T/c. da 34.500 t.d.w. per la Società «British Petroleum Tanker» di Londra)
III DIOR BARDI VANTA MHR IO MIVEOIOAIVEITORVA OMAV AMANI ANAAO MORENO MOVANV DONE NAV ATOM ORTO AAV ONE OOO FOVOVEOAVODOO ODDO ANNO ORNV ARA AOCA IU AFMAIUDOAN ASTA UDO TORUOTOVO NUTI AO DOT TOROTE MOANA TORNANO
NUOVE MACCHINE PER LA LAVORAZIONE
DEL LEGNO AL, CANTIERE DI SESTRI
In questi ultimi tempi il
(Cantiere navale di Sestri, con-
tinuando nella sua opera di
rinnovamento e di sviluppo
delle attrezzature delle sue of-
ficine, ha arricchito le officine
di arredamento con alcune mo-
dernissime macchine, tra le
Quali segnaliamo una leviga-
trice calibratrice a cilindri,
una fresatrice a mandrino in-
clinevole volgarmente chiama-
fa tupie e una tenonatrice ad
alberi orientabili.
Con l'acquisto della leviga-
trice a cilindri si è ottima-
mente completato il ciclo di
In alto a destra:
lavoro del reparto impiallac-
ciature.
Questo reparto, che è in
continuo sviluppo per l’impie-
go sempre crescente sia dei
pannelli impiallacciati, sia dei
compensati rivestiti con mate-
riali plastici o sintetici per la
costruzione di mobili e fascia-
menti per alloggi di bordo, era
già dotato di macchine specia-
li quali la cesoia meccanica e
la giuntatrice automatica per
la preparazione dei piallacci,
di una incollatrice meccanica
a rulli e di una pressa idrau-
lica, Con l’aggiunta della levi-
tenonatrice ad alberi orientabili. Sopra, da sinistra:
SIDIVIVIIIOPOVIVIODORIAIVIORIVATIVZIGNETKIVRRETEOTOROIEUTALIANA INT ANDUVAVININEOUOEITIOMORIRIVIVRDEVEAVIOSIDDERIMOBRENE ORUSALIOMNNARNEIOIIOOETEIWRTK
gatrice a cilindri, indispensa-
bile per la preparazione dei
pannelli prima dell’incollaggio
e dopo la pressatura, esso ha
notevolmente perfezionato il
prodotto e ridotto i tempi di
lavorazione.
L’acquisto invece della fre-
satrice e della tenonatrice ri-
spondendo al principio dell’im-
piego di utensili rotanti ad al-
tissime velocità periferiche col
minimo diametro, ha dato un
decisivo impulso e perfezio-
namento alle lavorazioni per
la costruzione di mobili e pa-
ratie.
levigatrice-calibratrice a cilindro
fresatrice a mandrino inclinevole;
““—“_°_°°’— Interni dell;
Nella pagina di sinistra e poi nella pagina di destra, in senso anti
3.a classe; particolare dall'appartamento per l'armatore; cabina
* vestibolo di la classe; alloggio di lusso; sala da pranzo di 2a
Federico (.”
delle feste della 2.a classe; la sala di comando; sala da pranzo di
sala di scrittura di 2 class salone delle feste della 3.a classe;
delle feste della l.a classe; sala di soggiorno della 1l.a classe.
ES
FONDERIA
Commesse
Ecco l’elenco delle commes-
se più importanti acquisite
nel mese di marzo:
— Tamburi e carrucole di
ghisa per la Società «ORMIG»
di Ovada.
— Travi e barrotti di ghisa
per la Società « Cornigliano »
di Genova,
— Ceppi di ghisa per freni
per la « Compagnia Interna-
zionale delle Carrozze con Let-
ti » di Milano.
— Piastre, flange e bussole
di ghisa e barrotti e camicie
di bronzo per lo Stabilimento
« Ansaldo Fossati » di Genova
Sestri.
— Camicie di bronzo per la
Società « Ilva » di Genova.
— Tamburi freno di ghisa
per la Società « Fergat» di
Torino;
— Testate, fiancate e ceppi
di ghisa per la Società «SIAC»
di Genova.
Giranti e boccole di
bronzo per la Società « Termo-
meccanica » di La Spezia.
- Elica di bronzo al man-
ganese per la Società « Ge-
stione Navi Sicula » di Ge-
nova.
— Getti vari di ghisa e bron-
Getti
vari
per
di ghisa per motori
ia spedizione al
Diesel Ansaldo - Fiat pronti
nostro stabilimento Meccanico
zo per costruzioni automobili-
stiche per la Società « Alfa
Romeo » di Milano.
Dette forniture ed altre
per conto dei nostri Stabili-
menti Meccanico e CMI e per
i nostri Cantieri di Sestri,
Muggiano e Livorno, compor-
tano circa 41.000 ore lavora-
tive.
Consegne
Il materiale più importante
consegnato nel mese di marzo
è il seguente:
Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e CMI e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 330 tonn. di getti ghisa
e bronzo per costruzioni varie.
— Alla Società « Alfa Romeo »
di Milano: 251 tonn. di getti
di ghisa meccanica e bronzo
per costruzioni automobilisti-
che. — Alle Società « SIAC »
e « Cornigliano » di Genova e
« Terni » di Terni: 285 tonn. di
lingottiere di ghisa di tipo va-
rio. — Alla « Compagnia In-
ternazionale delle Carrozze con
Letti » di Milano e alle FF.
SS.: 48 tonn, di ceppi di ghisa
per freno. — A clienti vari:
57 tonn. di getti di ghisa e di
bronzo. — Ai « Cantieri Nava-
li di Taranto », ai + Cantieri
Navali Riuniti » di Genova, ai
« C.R.D.A.» di Trieste e al
nostro stabilimento Meccanico:
15 eliche, per complessive 108
tonn., di bronzo al manganese.
CANTIERE
Per i trasporti interni il Cantiere di Sestri ha 16 carrelli elettrici della portata di 3 tonn.
alimentati da batterie al
ferro - nichel. Ecco la sala per la carica degli accumulatori
dipa
IL PRECETTO PASQUALE
alla Sede, al Cantiere di Sestri,
al Cantiere di Muggiano e al C. M. I.
Anche quest'anno presso la Direzione Generale e i nostri sta-
bilimenti sociali è stata celebrata la ricorrenza della Pasqua,
Alla Direzione Generale la cerimonia si è svolta la mattina del
2 aprile con l’intervento ci S. Em. il Caraginale Siri che ha
celebrato la Messa assistito da Don Poggi. Erano presenti la
Direzione e il personale al completo. Anche al Cantiere di
Sestri, il 12 aprile, la Messa per il Precetto pasquale è stata
celebrata dal Cardinale Arcivescovo, presenti pure Mons. To-
razza e il Cappellano di fabbrica. Allo stabilimento C.M.I. ha
officiato la Messa, ii 2 aprile, il Vescovo Ausiliare Mons. Chioc-
ca. Al Cantiere di Muggiano il rito è stato celebrato il 1°
aprile dal Vescovo di La Spezia Mons. Stella. Negli stabilimen-
intervenute le Direzioni e gran parte del
ti sono personale
Mise
a
a
fa
Wies ate,
S. Em. il
Cardinale Siri alla Direzione Generale
Il Precetto pasquale al Cantiere di Sestri
Il Precetto pasquale allo stabilimento CMI di Fegino
CASSETTA DELLE IDEE
Durante il mese di marzo sono state esaminate dai
| comitati della « Cassetta delle idee » 251 proposte, di cui
89 sono state premiate. Ecco il dettaglio:
i STABILIMENTO C.M.I. Proposte esaminate 29, di cui
6 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 231, di cui 83 premiate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di lire
179.000.
Tra gli ultimi premiati risultano i seguenti dipendenti
dello stabilimento CMI: Tiziano Belloni, Mario Brassesco,
Edoardo Buscaglia, Antonio Spanò, Aldo Zumerle, Bene-
| detto Zunino.
La Società « Butangas » di Milano ha ordinato allo stabilimento
C.M.I. dieci carri serbatoio completi da costruire a tempo di
primato. | carri hanno le seguenti principali caratteristiche:
lunghezza del serbatoio, m. 14,75; capacità, mc. 74; pressione
d'esercizio, kg./cmq. 20; portata gas butano, tonn. 36; peso
totale, kg. 36.000. Ecco i primi due carri pronti per la consegna
Gruppo turboalternatore da 15.000 kW tipo « Ljungstròm » in montaggio. Il turboalter-
natore è destinato alla centrale termoelettrica di Piombino della Soc. « Ilva » di Genova
LIVORNO |
Navi in bacino
— Dal 9 all’11 febbraio ha
sostato la motonave « Genepe-
sca II » di 1.650 t.s.l. della So-
cietà « Genepesca » di Livor-
no, per verifica dell’asse porta
elica e lavori da parte di Dit-
te esterne.
— Dal 21 al 25 febbraio ha
sostato la motonave « Gene-
pesca I» di 1.650 t.s.l, della
Società « Genepesca » di Li-
vorno, per verifica dell’ asse
port’elica e lavori da parie di
Ditte esterne.
IENE ANENOMIDIHOUHTASNEIVONOTIBIRTERNEDIRNADEVINRTVINOVEONIEROEMDOCEIORKERVIVEILAVELENVANEt
Movimento Dirigenti
Col giorno 24 aprile il Con-
direttore Amministrativo dott.
Guglielmo Scalari cessa di far
parte della nostra Società per-
chè chiamato a coprire altra
importante funzione direttiva
presso un'industria napoletana
del Gruppo « Finmeccanica ».
A sostituirlo nelle funzioni
di Capo dei Servizi Ammini-
strativi del Cantiere Navale di
Sestri viene designato il Vice
Direttore Amministrativo rag.
Carlo Traversa, attualmente
Vice Direttore Amministrati-
vo del Cantiere di Muggiano.
Le funzioni di Capo dei Ser-
vizi Amministrativi del Can-
tiere di Muggiano vengono
temporaneamente assunte dal
Consulente della Società sig.
Carlo Da Massa.
UN GRUPPO DIESEL MARINO
inviato alla Fiera di Casablanca
Motore Diesel tipo Q 265/4 S sovralimentato, della potenza di
300 HP a 360 giri al 1’, appartenente al gruppo marino di pro-
pulsione costruito allo stabilimento Meccanico che l’Ansaldo
esporrà prossimamente alla Fiera internazionale di Casablanca
7
e
F rancamente ignoro come,
quando e perchè sia sorta
la consuetudine di regalare in
prossimità della Pasqua, Vuo-
vo di cioccolata alle persone
più care; e, francamente, vi
confesso — bambini — che non
desidero affatto saperlo; per-
chè altrimenti si verrebbe a
rompere un po’ l’incanto, la
atmosfera idilliaca che una
tradizione tanto gentile crea,
di volta in volta,
E, venendo alla festa del 30
marzo — la settima che ho or-
ganizzato in vostro onore — vi
dirò che iî regali vinti dai vo-
stri genitori rappresentavano
— come dire? — la sorpresa
che ogni uovo pasquale deve
racchiudere.
Voi ora, e un po’ anche i
vostri genitori, avete già qua-
si dimenticato lo spettacolo;
ma quando adesso la mamma
vi sveglia con un buon caffè,
o quando — la domenica — la
tavola è ben imbandita, o an-
cora quando uscite col vestiti-
no delle grandi occasioni tan-
to ben stirato, pensate un mo-
mento solo, qualche volta, che
— forse — c’è lo zampino di
quel premio (erano 150 in to-
tale) vinto dai vostri papà,
durante la manifestazione. Ma
vogliamo ricordarla un po’,
questa festa?
E’ cominciata, praticamente,
a mezzanotte: quando, cioè, si
è messa in moto la macchina
organizzativa, simultaneamen-
te, nei sei teatri noleggiati
appositamente.
Poi, di buon mattino, siete
giunti voi, con i vostri accom-
pagnatori, ed avete trovato già
tutto in ordine, tutto ben mes-
so, tutto festoso, tutto pronto
per la proiezione dei cartoni
animati a colori.
66 I°
Il saluto di
rito vi è
stata
porto, questa volta, dalla gen-
tile signora Esther De Barbieri,
consorte del Presidente del.
t'’Ansaldo, anche a nome del
marito — che era andato a Li.
vorno; dal Direttore Generale,
ing. Lombardi; dai Direttori
Centrali ingg. Zirilli e Casac-
cia. In ogni teatro, poi, un Di.
rigente ha presenziato alla
prosecuzione della consegna
dei premi e delle uova: per la
cronaca, sono stati il Condiret.
tore del Cantiere di Sestri —
dottor Scalari — all’« Eden »;
it dottor Enrico, dirigente del
personale del Cantiere di Se.
stri, allo « Splendor » e il dot-
tor Berta, dirigente ammini.
strativo del CMI all’« Eden».
Al « Verdi » di Sestri, sono re-
stati tutti i dirigenti che vi ha
citato più su, i quali — con
Filippi che aveva presentato
lo spettacolo — hanno colla
borato alla duplice distribu-
zione.
Alla fine, verso le 11,30, Pol.
lastro e Stradella che avevano
teso tutti i fili dell’organizza-
zione, Jannone allo « Splen-
dor », Maggiolo al « Massimo»
e Merlano all’: Eden» erano
più felici che stanchi: il loro
premio tiù ambito, in fondo,
consisteva proprio in quello. |
E spostiamoci all’« Astra»
di La Spezia, adesso: vi ha sa-.
lutati, in una sala affollatissi.
ma, Aldo Galli: con voi c’era
no autorità cittadine civili e
militari e il Vescovo che vi ha
rivolto il suo augurale saluto
e la sua paterna benedizione.
C’erano ancora il Direttore del
Cantiere, ing. Palenzona, e i
Vice Direttori ing. Avanzini e
vag. Traversa, con il coman-
dante Beretta.
Prima di ricevere l'uovo e i
A sinistra dall’alto e sotto da sinistra: stupore e felicità di |
De Barbieri, consorte del nostro Presidente, ascolta gli auguri
risacco
wr È i gb
0 morta ©
CBBEIEER
[
er evadere dalla Terra puntando ad altri pianeti si
"sono oggi stabiliti dei principî teoricamente accertati, e
lla cui validità è stata confermata attraverso le, prime
ro applicazioni pratiche,
Ma come il problema era stato visto nei tempi trascorsi?
« La cosa è interessante ad essere considerata. anche
di fuori del campo preciso e rigoroso della scienza e
Ila tecnica, Il valore umano — come anelito di progresso
\LHOMME.
DANS
F ontispizio de «L'uomo nella luna» di Goodwin
di conquista — che in essi è insito, merita davvero che
se ne parli un poco.
Evidenteme per molto tempo, mirando al cielo
tome ad un nuo campo del suo possibile dominio, l'uma-
ità non fu in grado di fare distinzioni fra spazio atmosfe-
‘0 e spazio siderale. La conoscenza del mondo celeste fu
nta e difficile a diffondersi, e per di più si verificò 5pesso
| i risultati talvolta perspicui raggiunti in materia presso
to o quel popolo andassero del tutto perduti con il
declinafe, per una ragione o per l’altra, della. civiltà. dei
opoli stessi.
.. Certo una tappa notevole nella valutazione della realtà
Spaziale fu raggiunta con l'affermazione dell’idea della plu-
Talità dei mondi. Fu probabilmente attraverso talune conce-
a religiose che siffatta idea trovò le sue prime antici-
Oni,
Ma, in questa sede, quello che maggiormente può inte-
re è piuttosto quanto, in questa o in quella guisa, si
ferisce alla conquista dei cieli.
| Ed ecco così la tradizione secondo la quale già nel 3200
nti Cristo uno dei re di Ninive, Assurbanipal, sarebbe
o negli spazi eterèi «sino a scorgere i mari e le
re di dimensioni estremamente piccole », E una tradi-
ne ancora, altrettanto antica, dice. di un principe per-
no che cavalcando un cavallo di legno avrebbe felice-
mente compiuto un lungo viaggio nelle regioni celesti simo
n prossimità del Sole.
Erodoto, dal canto suo, fa cenno replicate volte a frec-
ie di incommensurabile potenza, in grado di proiettare gli
uomini a grandissime distanze.
La leggenda del volo di Icaro, pur con tutti i suoi ele-
(menti fantastici, indirizza finalmente a concetti di una
qualehe concretezza. Essa, a ben considerarla, dice in so-
za di un primo tentativo dell'uomo di librarsi nello
azio ricorrendo ad un sistema in verità ispirato a concetti
tutt'altro che privi di logica e di razionalità.
Ma, ovviamente, il problema della conquista dello spazio
- e qui sì parla specificatamente dello spazio siderale —
mon si può dissociare dal grado delle conoscenze astro-
che.
— In Grecia lo studio dell'astronomia ebbe inizio nel 540
rima dell'era volgare ad opera di uno studioso babilonese
che fondò una scuola nell'isola di Coo. Fu questa una data
ai importante nella storia del pensiero scientifico, in
to dalla scuola di Coo venne la formulazione di concetti
damentali, quale quello della rotondità della Terra e del
lo isolamento nello spazio, Merito di questa scuola è anche
r riconosciuto non essere la Terra al centro dell'Uni-
o, ma il far. essa parte del sistema che a suo centro ha
| Sole, +
Malauguratamente, i risultati conseguiti dalla scuola di
Goo non ebbero le ‘ripercussioni che sarebbe stato logico
UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
La lunga via dei sogni
attendersi, Il pensiero greco fu dominato dalla figura di
Aristotele, e questi nel campo dell’astronomia non ebbe
affatto le geniali intuizioni che tanto lo contraddistinsero
in altri campi del sapere. Egli, sebbene in maniera non del
tutto chiara, continuava a considerare centro dell'Universo
la Terra. Quantunque non tutti i pensatori fossero dell’opi-
nione di Aristotele, fu proprio questo il punto di vista che,
almeno nel campo della scienza ufficiale, dominò incontra-
stato .per quasi quindici secoli. L’idea della pluralità dei
mondi non veniva neppure lontanamente avanzata, e la con-
seguenza logica era che nessuno, almeno nel mondo occi-
dentale, aveva la possibilità del minimo spunto per accin-
gersi a considerare in una qualsiasi maniera il tema di una
eventualità di evasione dal nostro pianeta. Diversamente,
in quei secoli, avveniva presso i popoli orientali. Presso di
essi almeno qualche fantasia in proposito la si ritrova: nel
«Corano» Maometto narr# così di un suò volo verso il trono
di Dio, e il poeta persiano Firdusi, in uno dei suoi poemi,
descrive l’ascensione di uno degli Scià negli spazi siderei e
il suo ritorno sulla Terra dopo aver scagliato una freccia
nell'immensità dei cieli.
Ma le prime possibilità, magari solo teoriche, di una
soluzione del problema del volo anche extraterrestre non si
ebbero che quando sbocciò quella vera e propria primavera
dello spirito umano che fu il Rinascimento. Liberatisi dalle
pastoie del dogmatismo, cancellata la rinunciataria formula
che già tutto era stato detto, definitivamente, da Aristotele,
gli intelletti si trovarono innanzi il più vasto campo su cui
spaziare finalmente liberi. Fu la scienza astronomica che di
ciò si avvantaggiò in particolare. Tra il 1543 e il 1619 Co-
pernico, Keplero e Galileo, diedero con le loro opere nuo-
vo volto e nuovo indirizzo all'astronomia, Copernico rifece
attuale la concezione del moto della Terra intorno al Sole;
Keplero sgombrò il campo da talune difficoltà che si încon-
travano nel valutare il moto dei pianeti, dimostrando che
questi descrivono intorno al Sole non già delle orbite circo-
lari, come prima si riteneva, ma delle orbite ellittiche; e
Galileo, infine, diede definitive prove circa l'analogia di
struttura della Luna e degli altri pianeti con la Terra,
Questo suberbo edificio dell’intelligenza e della ricerca
umana doveva poi essere degnamente completato con la
scoperta, ad opera di Newton, della legge della gravitazione
universale, in forza di attrazione appunto, in proporzione
diretta delle masse e inversa al quadrato delle distanze,
controbilanciata, mei moti orbitali, dalla forza centrifuga
sviluppata. v
Questi muovi orientamenti nelle concezioni astronomi-
che ebbero echi vasti anche in campo letterario, e molte
fantasie da essi suggerite risultarono in seguito anticipa-
zioni vere e proprie di successive scoperte scientifiche.
Si lasci pure da parte — come fu cantato dall'Ariosto —
il viaggio di Astolfo nella Luna a cavallo dell'ippogrifo, ma
non si dimentichi l’opera fantastica di Keplero intitolata
« Somnium » di cui è protagonista uno strano personaggio,
che giunge pur esso sulla Luna ma con l'aiuto dei diavoli.
In questo singolare racconto di Keplero quello che racchiude
maggiore importanza è il fatto che in essa si trovano già
— con parecchi anni di anticipo su Newton — delle inte-
ressanti intuizioni relativamente alla legge della gravitazione
universale, e non solo ciò, ma anche la manifesta convin-
zione della discontinuità dell'atmosfera tra i due astri e
dell'attrito che questa avrebbe frapposto al veicolo con il
quale si fosse tentato di passare dall’uno all’altro degli astri
stessi.
Non molto tempo dopo l'idea dei viaggi astrali fu ri-
presa nelle opere di due alti prelati inglesi. La prima di
queste — dovuta al vescovo Goodwin e intitolata « L'uomo
nella Luna » ovvero « il racconto di un viaggio fin lassù » —
indica fantasiosamente come veicolo spaziale una sorta di
leggerissima zattera trainata da cigni selvatici ammaestrati.
La seconda —- pur essa dovuta alla penna di un altro ve-
scovo, Giovanni Wilkins — ha un'impostazione più elabo-
rata, in quanto — come lo dice lo stesso titolo, « La scoperta
di un mondo nella Luna » — affronta non soltanto il tema
della possibile abitabilità di questo nostro satellite, ma) an-
che il problema della costruzione di un apposito carro vo-
lante per permettere agli uomini il trasferimento dall'uno
all’altro pianeta.
Cose ancor più degne di essere sottolineate vennero
poi dette pochi anni appresso da Cyrano di Bergerac nei
suoi due volumi « Il viaggio nella Luna » e « Storia degli stati
e imperi del Sole», pubblicati rispettivamente nel 1642 e
nel 1652. Se il sistema di propulsione rappresentato da
bottiglie di rugiada poste attorno alla vita dell’astronauta
non appare nulla più che una poetica fantasia, non altret-
tanto si può dire relativamente all'idea di una carrozza vo-
lante azionata da razzi, o ad un singolare dispositivo che
si potrebbe in certo senso definire il progenitore dello stato-
reattore, uno dei tipi oggi più progrediti di motore a rea-
zione,
Ecco di che si trattava. L’astronauta si rinchiudeva in
una sorta di cabina, fornita di due fori aperti In direzioni
opposte, e munita altresì di un sistema di specchi atti 2
concentrare i raggi del sole all'interno. Scaldata a seguito
dell’azione degli specchi, l'aria contenuta nella cabina sî
dilatava fuoruscendo dal foro posteriore, il che determinava,
per reazione, la propulsione in avanti di questa strana sorta
di aeronave. Nel frattempo altra aria entrava dal foro an-
teriore, venendo a sua volta riscaldata ed espulsa attraverso
l’altro foro, rinnovando così. ininterrottamente la forza
motrice dell'aeronave stessa.
Scientificamente, ben più che non le intuizioni se pur
genialissime di Cyrano ebbe però importanza alcuni anni
dopo quanto esposto dal gesuita Francesco De Lana Terzi
nella sua opera « Magisterium naturae et artis », comparsa
tra il 1648 e il 1692. Basti dire infatti al proposito che nelle
pagine del De Lana Terzi è chiaramente formulato il prin-
cipio del veicolo più leggero dell'aria, che solo circa un
secolo dopo, nel 1783, doveva essere realizzato, con i primi
aerostati, ad opera dei fratelli Montgolfier.
I successivi sviluppi delle cognizioni scientifiche ebbero
però l’effetto di rendere gli uomini più consapevoli delle
effettive difficoltà del volo spaziale, vuoi per effetto della
rarefazione dell’aria, vuoi, soprattutto, per le dimensioni
del sistema solare.
Nonostante ciò gli uomini non abbandonano l'idea d!
una possibile evasione dalla nostra Terra, Newton abbozza
un progetto di nave siderale mossa a reazione; e nel 1742
il Kinderman fantastica di un viaggio su un satellite di uno
dei maggiori pianeti da
parte di alcuni astronauti
chiusi in un pallone in
cui si è fatto il vuoto.
E poi ancora di pro-
blemi e di viaggi siderali
parlano altri numerosi
autori, come — nel 1765
— la Raumier, lo stesso
Voltaire nel 1752 con il
suo < Micromegas >», Ema-
nuele Swendenborg ed il
francese Louis Guillaume
de La Folie.
Ma è con 1'800, a se-
guito dei progressi sempre più vasti della scienza e della
tecnica, che si aprono veramente le più promettenti pro-
La « nave volante » di
Francesco Lana
spettive anche per la navigazione aerea e interplanetaria.
Ci si fissò per aleun tempo stranamente sulla possi-
bilità di poter scoprire una materia antigravitazionale con
la quale annullare la forza di gravità, che costituisce il
maggior ostacolo per chi voglia innalzarsi e distaccarsi dalla
Terra. Di ciò discorsero non soltanto romanzieri notissimi
(come, fra i molti, il Chatelinau, Alessandro Dumas, H. G.
Wells, Perey Grey e Kurd Lasswitz), ma anche scienziati
tra i più famosi, qualî il Laplace, il Bierknes e il nostro
Majorana.
Una parola a parte, se non altro per il fascino che
ha esercitato .su intere generazioni, merita il famoso ro-
manzo di Giulio Verne «Dalla Terra alla Luna», pubblicato
nel 1895, Come mezzo per raggiungere la Luna il fantasioso
romanziere francese escogitò un cannone gigantesco, capace
di scagliare nelle immensità dello spazio celeste un proiet-
tile abitabile.
In sede di possibilità di attuazione pratica l’idea del
ricorso al cannone per il tiro interplanetarjo è stata peral-
tro abbandonata, in quanto — secondo ciò che ebbe a rile-
vare sin dal 1895 il russo Ziolkowsky — per essere adatta
allo scopo la canna del cannone stesso dovrebbe essere di
una lunghezza di parecchie centinaia di chilometri.
Difficoltà di realizzazione e di funzionamento altrettanto
gravi presentano altri mezzi meccanici escogitati per ijan-
ciare proiettili negli spazi siderali, quali enormi leve (come
suggerito dal Graffigny), oppure fionde a forma di ruota
(secondo quanto progettato dal Mas d dal Drouet), oppure
ancora molle giganti e piste circolari.
Altro sistema di propulsione cosmica che è stato preso
in considerazione è quello relativo alla « pressione di radia-
zione », che anche la luce esercita allorchè colpisce un osta-
colo. Se — cosa che appare valida in teoria ma virtualmente
impossibile in pratica — si riuscisse ad ottenere che tale
pressione prendesse il sopravvento sulla attrazione ‘gravita-
zionale i corpi verrebbero respinti dalla Terra negli spazi
cosmici con velocità crescente, Comunque, l'idea di ricor-
rere alla pressione di radiazione quale mezzo di propul-
sione in astronautica è stata accolta dal Nernst, dal Wie-
chert e dallo Sharpeller.
Concezioni non meno originali sono poi prospettate da
alcuni scrittori russi, tra i quali, ad esempio, il Krijanowsky
che ne « La morte del pianeta », apparso nel 1910, indica co-
me mezzo di propulsione la forza vibratoria dell'etere, e il
Gonciarov che ne «La psicomacchina», pubblicata nel 1924,
accenna ad un apparecchio immagazzinatore dell'energia
solare,
lb.
(continua)
La prima ascensione in mongolfiera a Versailles
3
logare e, come il giorno prima, fui costretto a mangiar per
quattro. Poi giunsero i fattori del sig. di Peyrehorade, e
mentre egli dava loro udienza, il figlio mi condusse a vedere
un calesse che aveva comprato a Tolosa per la fidanzata e che
io, non occorre dirlo, ammirai. Entrai poi con lui nella scu-
deria, dove mi tenne una mezz’ora a vantarmi i suoi cavalli,
a sciorinarmi la loro genealogia, ad elencarmi i premi, che
avevano vinto nelle corse della provincia. Infine giunse a
parlarmi della sua. futura moglie, a proposito di una giumenta
grigia che le destinava.
— Oggi la vedremo — disse —. Non so se la troverete
graziosa. Siete difficili voi, a Parigi. Ma sia qui, sia‘a Perpi-
gnano, tutti la trovano deliziosa. C'è di buono, poi, che è
molto ricca. La sua zia di Prades le ha lasciato il suo. Dav-
vero che sarò felice!
Mi urtò profondamente vedere che un giovane si mo-
strasse più commosso della dote che dei begli occhi della
sua sposina.
— V’intendete di gioielli? — continuò il signorino. —
Che ve ne pare di quest’oggetto? Ecco l’anello che le darò
domani.
Nel dir questo, si sfilò dalla prima falange del dito mi-
gnolo un anellone tempestato di diamanti, Il gioiello figurava
due mani avvinte; allusione che definii estremamente poetica.
Era un lavoro antico; ma giudicai che lo avessero ritoccato
per incastonarvi i diamanti. Internamente, si leggevano que-
ste parole in lettere gotiche: Sempr’ ab ti, ossia sempre con te.
Il a campana della colazione interruppe il nostro classico dia-
— E’ un bell’anello — riconobbi; — ma questi diamanti
aggiunti gli hanno tolto ‘un po’ del suo carattere originale.
— Oh, è assai più bello così — replicò sorridendo. —
Ci sono qui mille e duecento franchi di diamanti. Me l’ha
dato mia madre, E’ un anello di famiglia antichissimo... del
tempo della cavalleria. Lo portò mia nonna, che lo ebbe dalla
ronna sua. Dio sa quando è stato fatto. :
— A Parigi — osservai — si usa offrire un anello sem-
plicissimo formato generalmente di due metalli diversi, come
oro e platino. Ecco, l’anello che portate a quest’altro dito
sarebbe assai acconcio. Questo, invece, coi suoi diamanti e
le sue mani in rilievo è tanto grosso che non si potrebbe far
passare il guanto sopra.
— Mah! la mia signora moglie si adatterà come le parrà
meglio. Io credo che sarà quantunque assai contenta di posse-
cerlo. Mille e duecento franchi in dito, sono una gradevole
cosa.
— Quest’anellino qua — aggiunse guardando con aria
soddisfatta l’anello nudo e liscio che portava al dito — me
lo regalò una donna, in Parigi, un giorno di martedì grasso.
Ah, come me la son goduta; quando fui a Parigi, due anni fa!
Quello è il luogo dove ci si diverte!...
Ed ebbe un sospiro di rammarico.
Quel giorno dovevamo pranzare a Puygarrig, con i pa-
renti della sposa. Salimmo in carrozza e ci recammo al ca-
stello, distante all’incirca una lega e mezzo da Ille. Fui pre-
sentato ed accolto come amico della famiglia.
Non parlerò del pranzo, nè della conversazione che seguì,
e alla quale io presi poca parte. Il sig. Alfonso, seduto accanto
alla sposa, le diceva una parola all’orecchio ogni quarto d’ora.
Lei, dal canto suo, non alzava mai gli occhi, e ogni volta che
il suo promesso le parlava, arrossiva modestamente, ma gli
rispondeva senza impaccio.
La signorina di Puygarrig aveva diciotto "anni. La sua
persona, flessuosa e delicata, contrastava con la forte ossatura
del robusto fidanzato. Era rion soltanto bella, ma affascinante.
Io ammiravo la perfetta naturalezza di tutte le sue risposte;
e la sua espressione di bontà, pur non esente da una leggiera
venatura di malizia, mi ricordò, mio malgrado, la Venere
del mio ospite. In questo paragone che feci entro di me, mi
chiesi se la maggior bellezza che bisognava pur riconoscere
nella statua non dipendesse, in gran parte, dal suo piglio
tigresco. Infatti l’energia, anche nelle passioni malvage, eccita
sempre in noi lo stupore e una specie di ammirazione invo-
lontaria.
«Che peccato », pensai allontanandomi da Puygarrig,
« che una fanciulla ‘così simpatica sia ricca, e ricercata per la
sua dote da un uomo indegno di lei! ».
Sulla via del ritorno ad Ille, non sapendo troppo di che
‘ discorrere con la signora di Peyrehorade, alla quale, per buona
creanza, stimavo di dover pur rivolgere qualche volta la pa-
rola, esclamai: N
— Eccome, Signora! siete invero di mente spregiudicata
in Rossiglione: fate un matrimonio di venerdì! In Parigi sa-
remmo più superstiziosi; nessuno oserebbe ammogliarsi in
quel giorno. .
— Oh Dio! non me ne parlate — rispose. — E’ certo che
se non fosse dipeso che da me, si sarebbe scelto un altro
giorno, Ma così ha voluto Peyrehorade, e abbiamo dovuto
cedergli. Ne ho dispiacere, tuttavia. E se accadesse qualche
disgrazia? Bisogna pure che ci sia qualche motivo, se tutti,
alla fin fine, hanno paura del venerdì!
— Venerdì! — esclamò il marito — è il giorno di Ve-
nere! Ottimo giorno per un matrimonio! Voi vedete bene,
mio caro collega, che io non penso che alla mia Venere. Sul-
l’onor mio! per riguardo a lei ho scelto il venerdì, Domani,
se vorrete, prima dello sposalizio, le offriremo un piccolo
sacrificio; immoleremo due colombe-e, se io sapessi dove pro-
curarmi un po’ d’incenso...
— Vergogna, Peyrehorade! — interruppe la moglie scan-
dalizzata al massimo. — Incensare un idolo! Sarebbe un
abominio! che direbbero di noi nella regione?
— Almeno — fece il sig. Peyrehorade — mi permetterai
di cingerle il capo con una corona di rose e gigli: Manibus
date lilia plenis. }
Come vedete, Signore, la Carta costituzionale è una pa-
rola vana. Non abbiamo libertà di culto!
Le disposizioni per il giorno dopo furono fissate nel modo
seguente. Tutti dovevano esser pronti e vestiti per le dieci in
punto, Dopo la cioccolata, si sarebbe andati in carrozza a
Puygarrig. Il matrimonio civile si doveva fare nel municipio
19
. ra portentosa. Perciò,
del luogo, e la cerimonia religiosa nell’oratorio del castello.
Poi vi sarebbe stata una piccola colazione, e dopo quella si
sarebbe passato il tempo alla meno peggio fino alle sette.
Quella, sarebbe stata l’ora del ritorno ad Ille, in casa del
signor di Peyrehorade, dove avrebbero cenato insieme le due
famiglie. Il resto s'intende agevolmente. Giacchè non si poteva
ballare, si era stabilito di mangiare il più possibile.
‘ Alle otto, ero già seduto davanti alla Venere, con una
matita in mano, e per la ventesima volta ricominciavo a dise-
gnare il volto della statua senza poter riuscire a coglierne la
espressione, Il signor di Peyrehorade andava e veniva d’attorno,
dandomi consigli e ripetendomi le sue etimologie fenicie; poi
disponeva rose di Bergala sul piedistallo e in tono tragicomico
rivolgeva alla statua voti per la coppia che si apprestava a
vivere sotto il suo tetto. Verso le nove, rientrò in casa per
allindarsi, nel momento stesso in cui ne usciva il signor Al-
fonso, attillato e stretto nell’abito nuovo, in guanti bianchi,
scarpe di coppale, bottoni incisi, e con una rosa all’occhiello.
— Farete il ritratto a mia moglie? — mi domandò chinan-
‘ dosi sul mio disegno. — Anche lei è graziosa.
Il quel momento, sul campo da giuoco di cui ho già parlato,
cominciava una partita che, subito, attrasse l’attenzione del
signor Alfonso. E anch’io, stanco e senza più fiducia di ritrarre
come si deve quel diabolico viso, lasciai presto il mio disegno,
per osservare i gioca-
tori. Vi erano, tra È
questi, alcuni mulat-
tieri. spagnuoli arri-
vati il giorno prima.
Erano aragonesi e
navarresi, e quasi
tutti di uns bravu-
nonostante 1’ incorag-
giamento che riceve-
vano dalla presenza e
dai consigli del si-
gnor Alfonso, i gio-
catori d’Ille furono
abbastanza alla svel-
ta battuti da quei
nuovi campioni. Gli
spettatori razionali
erano costernati. Il
signor Alfonso guardò l’orologio. Erano soltanto le nove e mez-
zo. Sua madre non era ancora pettinata. Non esitò più: si tolse
l’abito a coda. chiese una giacca e sfidò gli spagnuoli. Io lo
guardavo fare, sorridendo un po’ sorpreso.
— Bisogna sostenere l'onore del paese — disse,
Allora lo trovai veramente bello, nel trasporto della sua
passione. La sua acconciatura, che poc’anzi lo assorbiva tutto,
ora non contava più nulla per lui. Qualche minuto prima, non
avrebbe osato vulgere il capo, per il timore di scompigliare
la sua cravatta. Adesso, non pensava più nè ai ricci déi suoi
capelli, nè alla pieghettatura così precisa del suo sparato. E
la sposa?... In fede mia, se fosse stato necessario, credo che
avrebbe fatto. rinviare il matrimonio. Lo vidi infilare-in fretta
un paio di sandali, rimboccarsi le maniche e, con aria sicura
di sè, mettersi alla testa della squadra perdente, come Cesare
quando raccolse i suoi legionari sbandati a Durazzo.
Scavalcai la siepe, scegliendomi un comodo posticino al-
l'ombra di un olmo bianco, in modo da veder bene i due
campi avversi.
Contrariamente all’aspettativa generale, il signor Alfonso
ron colse la prima palla. E’ vero. che questa arrivò rasente
terra, lanciata con forza sorprendente da un aragonese che
pareva il capo degli spaguoli, un uomo sulla quarantina, adu-
sto e nervoso, alto sei piedi, dalla pelle olivastra e ‘scura poco
meno del bronzo della statua. i
Il signor Alfonso gettò la racchetta a terra con furore.
— E’ questo maledetto anello — imprecò — che mi stringe
il dito e mi fa sbagliare una palla sicura!
Si tolse, non senza fatica, l’anello di diamanti. Mi feci
avanti per tenerglielo; ma egli non mi attese, corse alla Ve-
nere, le infilò l’anello al dito mignolo, e riprese il suo posto.
ella testa dei giocatori d’Ille,
Era pallido, ma calmo e risoluto. Da quel momento, non
commise più un solo fallo e gli spagnuoli furono completamente
battuti. L’entusiasmo degli spettatori fu di per sè uno spet-
tacolo inebriante: gli uni gettavano in aria i berretti, con
grida di gioia senza fine; gli altri, gli stringevano le mani,
chiamandolo l’onore del paese. Se avesse respinto un’invasio-
re, io credo che non avrebbe ricevuto congratulazioni più
vive nè più sincere. Il eruccio dei vinti dava anch'esso maggior
risalto alla sua. vittoria.
— Faremo altre partite, amico — disse all’aragonese in
tono di superiorità —; e allora vi darò alcuni punti di van-
taggio.
Mi sarebbe piaciuto più modesto, e l’umiliazione del rivale
quasi mi rattristò.
Il gigante spagnuolo sentì profondamente l’insulto. Non
ostante l’abbronzatura del suo volto, lo vidi impallidire sotto
pelle. Guardò con aria cupa la racchetta, stringendo i denti;
poi con voce soffocata, mormorò: Me lo pagards.
La voce del sig. di Peyrehorade turbò il trionfo del signor
Alfonso. Il mio ospite, assai meravigliato di non aver trovato
il figlio a dirigere l’allestimento della carrozza nuova trase-
colò ancor più nel vederlo che grondava sudore, con la rac-
chetta in pugno. Il sig. Alfonso corse in casa a lavarsi il viso
e le mani, infilò daccapo l’abito fiammante e le scarpe di cop-
pale, e cinque minuti dopo percorrevamo di buon trotto la
strada di Puygarrig, Tutti i giocatori di pallacorda della città
e un gran numero di spettatori ci seguirono con grida di gioia.
LA VENE
Racconto di
i cavalli vigorosi che ci
mantenersi in vantaggio
Eravamo a Puyga
verso il municipio, quandi
fronte, dicendomi sottovot
— Che pasticcio! Mi
al dito della Venere, che
non ditelo a mia madre. F
— Potreste mandare .
— Uhm! il mio dom
non mi fido affatto. Mill
Potrebbero indurre più d
penserebbe qui della m
troppo di me. Mi chiame
chè non me lo rubino! F
birbanti. Non osano avvici
ron fa nulla. Ho.un altro
La cerimonia civile e
con la dovuta pompa, e.
l'anello di una crestaia di
sposo le faceva il sacrificii
a tavola, ove si bevette, s
E
a
molto a lungo. Io soffrivo
che prorompeva intorno, i
quanto avessi potuto sper
dezza nè posa. 3
Forse il coraggio ci +
Quando, a Dio piaceni
quattro del pomeriggio. Gi
parco, che era magnifico, |
sette di Puygarrig, ornate
davanti al castello. Trasca
donne si stringevano prem
loro ammirare i. doni nuzi
che copriva i suoi bei cap
pello guarnito di piume, j
così sollecite, come di cof
le acconciature che l’uso i
cora signorine.
Erano quasi le otto qu
Ma prima si svolse una sce
di Puygarrig, che le facey
molto divota, non doveva wi
della partenza, fece alla ni
ci lacrime e abbracci senz
gonava quella separazione
partimmo, e durante il via
la sposa e di farla ridere,
Ad Ille ci attendeva }
allegria del mattino mi aj
le allusioni equivoche e i
sposo e soprattutto la spa
ber un-'istante prima di n
una serietà glaciale. Ad ogî
chio delle vicine terre di (i
Gli ero seduto accanto e mi
— State attento! mi di
Non so che sciocchezz
degli altri convitati.
Egli mi spinse il ginoò
— Quando ci alzerema
parole.
La sua espressione s
attentamente e notai la str
— Vi sentite poco ben
— No.
E ricominciò a bere. |
giunse al colmo, quando |
preteso il silenzio, le cantò
improvvisati. Eccone il se
Lo sposo volse brusca
mento che fece ridere tutti
— Sì, — continuò il si
due vicino: — una sbucò |
a malapena riuscivano
ta epidi catalani.
0 stava per muoversi
so si battè la mano in
dell'anello! E’ rimasto
la porti via! Almeno,
icorgerà di niente.
suggerii.
to ad Ille, e di questi
i franchi di diamanti!
azione. Eppoi, che si
ine? Si burlerebbero
ito della statua... Pur-
idolo fa paura a quei
tanza di braccio. Mah!
Sa si svolsero entrambe
di Puygarrig ricevette
sospettare che il suo
0 d'amore. Poi si andò
tantò perfino, e il tutto
0
Dì
i della sguaiata allegria
‘padrona di sè più di
) impaccio non era tar-
ituazioni difficili.
D fu terminato, erano le
D no a passeggio nel
ono a guardare le foro-
e danzavano sull’erbetta
îì alcune ore. Intanto le
io alla sposa, che faceva
ta cambiò abito, e notai
I reticella e con un cap-
null'altro le donne sono
possibile, a provarsi
quelle che sono an-
ose a partire per Ille.
i La zia di Madamigella
è, donna molto anziana e
noi in città. A] momento
ommovente fervorino sui
fino derivarono un fiume
di Peyrehorade para-
le Sabine. Nondimeno
lingegnarono di distrarre
cena! Se la sguaiata
‘mi urtarono ancor più
di cui furono oggetto lo
i che si. era allontanato
tavola, era pallido e di
eveva un certo-vino vec-
quasi come l’acquavite.
obbligo di avvertirlo:
‘vino...
r non essere da meno
foce bassissima mi disse:
ifate che possa dirvi due
orprese. Lo guardai più
zione del suo volto.
‘hiesi.
lì, un ragazzino di undici
vola, esibiva ai presenti
iveva slegato or ora dalla
larrettiera. Questa fu su-
ita tra i giovani, che se
na antica usanza tuttora
ali. Fu per la sposa una
.. Ma la sua confusione
Peyrehorade, dope aver
rsi catalani, a sentir lui
| afferrai bene:
— mi fa veder doppio il
tapo, con un’aria di sgo-
fehorade — sì, che ne ho
ufo — scavando la terra
no
ì D'ILLE
sper Mérimée
scura; — l’altra dal cielo a dividere — venne, tra noi, sùa
cintura.
Voleva dire: la sua giarrettiera.
— Prendi, Figlio, a tuo talento, — la romana o la nostra-
na. — Il briccone ha scelto il meglio, — voglio dir la cata-
lana. — Una è nera e l’altra è bianca; — quella è gelida e ti
stanca; — questa è fiamma, e avvampa e strina — tutto ciò
che l’avvicina.
Questa chiusa suscitò un tale evviva, applausi così stre-
pitosi e risa così sonore, da farmi temere che il soffitto stesse
per crollarci addosso. Nella cerchia dei commensali, non c’era-
no che tre facce serie: la faccia degli sposi e la mia. Avevo
un gran mal di testa. Eppoi, non so perchè, un matrimonio
mi rattrista sempre. Quello, per giunta, mi disgustava anche
un poco. :
Dopo le ultime strofe, assai libere, debbo pur dirlo, can-
‘ate dal vicesindaco, passammo nel salotto per goderci la vista
del ritiro della sposa, la quale stava per essere condotta nella
sua camera. Infatti era quasi mezzanotte.
Il sig. Alfonso mi trasse nel vano di una finestra e mi dis-
se, distogliendo lo sguardo:
— Vi farete burla di me... Ma non so ciò che mi succede...
sono stregato, che il diavolo mi si porti!
La mia prima supposizione fu che paventasse qualche in-
. fortunio, sul genere
di quelli di cui fanno
cenno Montaigne e
la’ signora di Sévi-
gné: « Tutto. l'impero
amoroso è pieno di
tragici casi... », con
quel che segue, E tra
me pensai: « Credevo
che siffatti incidenti
non capitassero che
alle persone di un
certo intelletto ».
— Avete bevuto
troppo vino di Col-
liure, caro signor Al-
fonso — gli dissi. —
Vi avevo messo in
guardia.
— Sì, può darsi.
Ma si tratta di una cosa molto più terribile.
Parlava con voce sconnessa. Lo credetti ubriaco fradicio.
— Sapete, il mio anello? — proseguì dopo un momento di
silenzio.
— Ebbene? lo hanno rubato?
— No.
— Allora, lo avete voi?
— No... io... io non riesco a toglierlo dal
Venere d’inferno!
— Via; non avrete tirato abbastanza forte.
— Altro che... Ma la Venere... ha stretto il dito.
Mi guardò fisso, con aria smarrita, appoggiandosi alla
maniglia della finestra per non cadere.
— Che favola! — osservai, — Avete troppo spinto l’anello.
Domani lo riavrete con le tenaglie. Attento, però, a non dan-
neggiare la statua.
— No, vi dico. Il dito della Venere è .rattratto, piegato.
Stringe la mano, capite? Apparentemente, è mia moglie, poichè
le ho dato il mio ‘anello... Non lo vuol più restituire.
Provai un brivido improvviso, e mi venne, per un attimo
la pelle d’oca, Poi, con un suo gran sospiro, mi giunse una
7ampata che appestava di vino, ed ogni emozione scomparve.
« Questo sciagurato — pensai — è completamente ubriaco ».
— Siete un archeologo, signore — soggiunse lo sposo no-
vello in tono lamentevole. — Conoscete quella razza di statue...
C'è forse qualche molla, qualche diavoleria che io non cono-
sco... Se andaste a vedere?
— Volentieri — assentii. — Venite con me.
— No, preferisco che andiate solo.
Uscii dal salotto.
Il tempo era cambiato mentre cenavamo, e la pioggia
cominciava a cadere copiosa. Stavo per chiedere un ombrello,
quando una considerazione mi trattenne. Sarei stato un bel
pazzo, andando ad accertarmi di ciò che mi aveva detto un
uomo sborniato! Chissà, d’altronde, che questi non volesse
anche giocarmi qualche brutto tiro, per dare motivo di
spasso a quegli onesti provinciali. Il meno che mi potesse
capitare, era d’inzupparmi sino alle midolla e di buscarmi un
buon raffreddore,
Dalla porta, diedi una sbirciata alla statua grondante ac-
qua, e me ne salii nella mia camera, senza più passare per
il salotto. Mi coricai; ma il sonno fu lungo a venire. Tutti gli
episodi della giornata si riaffacciavano alla mia mente. Pen-
savo a quella fanciulla, così bella e pura, data in pasto ad
un beone brutale. « Che affare odioso — pensai — un matri-
monio di convenienza! Un sindaco cinge la sciarpa tricolore,
un prete la stola, ed ecco la più compita giovinetta del mondo
consegnata al Minotauro! In un momento simile, che. due
amanti pagherebbero al prezzo della loro esistenza, che cosa
mai possono dirsi due persone che non si amano? Potrà mai
una' donna amare colui che una volta le apparve volgare? Le
prime impressioni non si cancellano e questo signor Alfonso
si meriterà bene di essere odiato, come sono convinto che
egli sarà... ». .
Durante il mio soliloquio, che abbrevio di molto, mi era
giunto il rumore di un vivo passeggiare su e giù per la casa,
di usci che si aprivano e si chiudevano, di veicoli che par-
tivano. Quindi, mi era sembrato di udire i passi leggieri di
parecchie donne dirette verso l'estremità del corridoio oppo-
sta alla mia camera: probabilmente il corteo della sposa, che
veniva accompagnata a letto. ‘Poi quella gente era scesa di
ruovo. La porta della giovine signora di Peyrehorade si era
chiusa. « Quale turbamento e quale disagio » pensai « deve pro-
vare quella povera figliuola! ». Mi rivoltai nel letto, di pessimo
dito di quella
umore: E’ sciocca la parte che tocca a uno scapolo, nella casa
ove si stia compiendo un matrimonio.
Regnava da un po’ di-tempo il silenzio, quando venne
turbato da passi pesanti che salivano le scale. I gradini di
legno scricchiolarono forte. 3
‘ — (Che tanghero! — esclamai. — Scommetto che ruzzo-
lerà per le. scale.
Tutto ritornò quieto. Presi un libro per cambiare il corso
delle mie idee. Era una statistica della provincia, arricchita di
una relazione del sig. di Peyrehorade sui monumenti druidici
del circondario di Prades. Alla terza pagina mi assopii.
Ebbi un sonno cattivo e mi svegliai parecchie volte. Pote-
vano essere le cinque del mattino, ed ero già desto da oltre
venti minuti, quando il gallo cantò. Stava per farsi giorno.
Udii allora distintamente gli stessi passi pesanti, lo stesso
scricchiolar, delle scale che avevo inteso prima di addormen-
tarmi. Trovai il fatto singolare. Mi sforzai, sbadigliando, di
indovinare perchè il signor Alfonso si alzasse così presto; ma
non riuscivo ad immaginare nessun motivo plausibile. Stavo
per richiudere gli occhi, allorchè la mia attenzione fu di,
nuovo sollecitata da uno scalpicciare strano, cui presto si
unirono lo squillar dei campanelli e il fracasso delle porte che
si aprivano precipitosamente. Poi avvertii un gridare confuso.
— Il mio sbornione avrà appiccato il fuoco in qualche
parte — pensai saltando giù dal letto.
Mi vestii in fretta e uscii nel corridoio. Dal capo opposto
partivano urli e lamenti, e una voce straziante dominava tutte
le altre: « Figlio mio! figlio mio! ». Era chiaro che una di-
sgrazia era capitata al sig. Alfonso.
Corsi alla camera nuziale. Era piena di gente. Il primo
spettacolo che mi colpì fu quello del giovane tuttora semive-
stito, disteso per traverso sul letto, la cui sponda era spez-
zata. Era livido, esanime. La madre, vicino a lui, piangeva e
gridava. Il sig. di Peyrehorade si affannava a strofinargli le
tempie con acqua di Colonia o gli metteva sali sotto il naso.
Ahimé!- da parecchio il figlio era morto.
Sopra un divano, all’altro capo della stanza, stava la spo-
sa, in preda a orribili convulsioni, Urlava suoni inarticolati,
e due robuste fantesche duravano gran fatica a trattenerla.
— Mio Dio! — esclamai — che è mai successo?
Mi avvicinai al letto e sollevai il corpo dello sventurato
giovane. Era già rigido e freddo. I denti stretti e il volto
cianotico esprimevano i più orrendi spasimi. Era abbastanza
chiaro che la morte era stata violenta, e l’agonia terribile. Sui
panni di lui non si vedeva tuttavia traccia di sangue. Tirai
la camicia e vidi sul petto un'impronta livida che si prolun-
gava sulie costole e nella schiena. Si sarebbe detto che fosse
rimasto’ soffocato in un cerchio di ferro; Mi venne sotto i
piedi qualcosa di duro, che giaceva sul tappeto, Mi chinai e
vidi l’anello di diamanti.
Trascinai nella loro camera il sig. di Peyrehorade e la
signora. Poi vi feci portare la sposa.
— Avete ancora una. figlia — dissi. — A lei debbono
volgersi le vostre cure.
Quindi, li lasciai soli.
Non mi pareva dubbio che il sig. Alfonso fosse rimasto
vittima di un assassinio, i cui autori avevano trovato il modo
d’introdursi quella notte nella camera della sposa. Le livi-
dure sul petto e la loro direzione circolare mi rendevano
tuttavia assai perplesso. Infatti, nè un bastone, nè una sbarra
di ferro sarebbero giovati a produrle. Ad un tratto, mi ricordai
di aver sentito dire che, a Valenza, certi sicari si servivano
di lunghi sacchi di cuoio tubolari, riempiti di sabbia fine, per
accoppare le persone che erano incaricati di sopprimere. Su-
bito, mi tornarono a mente il mulattiere aragonese e la sua
minaccia, per quanto osassi appena concepire una vendetta
così tremenda per una piccola canzonatura.
Giravo per la casa, cercando ovunque segni di scasso,
senza trovarne, tuttavia, in nessun punto. Segni in giardino,
per vedere se gli assassini si fossero potuti introdurre da
quella parte; ma non trovai. nessun indizio sicuro. La pioggia
del giorno prima aveva, d’altronde, talmente inzuppato il ter-
reno, che questo non avrebbe potuto conservare nessuna im-
pronta abbastanza nitida, Nondimeno osservai alcune tracce
di passi profondamente stampate in due opposte direzioni, ma
su di una stessa linea, che partiva dall’angolo della siepe
attigua al campo da giuoco e giungeva sino alla porta di
casa. Potevano essere stati i passi del signor Alfonso, quando
era andato a cercare l’anello, rimasto al dito della statua.
D'altro lato, la siepe in questo punto era meno densa, e proprio
qui dovevano averla scavalcata gli assassini.
Dopo essere passato e ripassato davanti alla dea, mi fer-
mai per un attimo a guardarla. Stavolta, lo confesserò, non
potei contemplarne senza terrore l’aspetto di malvagia ironia.
Con il cervello ancora pieno delle scene orribili di cui ero
stato testimone, mi sembrò di vedere. una divinità infernale.
giubilante per ia sventura che ‘aveva calpito quella casa.
Mi ritirai nella mia camera e vi rimasi fino a mezzogiorno.
Allora uscii e chiesi notizia dei miei ospiti. Si erano un po”
calmati. Madamigella di Puygarrig, dovrei dire la vedova
del signor Alfonso, aveva ripreso i sensi. Aveva persino par-
lato al procuratore del re di Perpignano in visita di ufficio.
ad Ille, e il magistrato aveva raccolto la sua deposizione. Que-
sti mi chiese anche la mia. Gli riferii ciò che sapevo, e non
nascosi i miei sospetti sul conto del mulattiere aragonese. Or-
dine fu dato di fermar costui immediatamente.
— Avete saputo qualcosa dalla vedova del signor Alfonso?
— domandai al procuratore del re, dopo scritta e firmata la
mia deposizione.
— Quella sventurata giovine è diventata pazza — mi disse
sorridendo tristemente, — Pazza! interamente pazza! Sentite
che cosa racconta:
ì — Era coricata — dice — da pochi minuti, con le ten-
dine del letto abbassate e chiuse, quando l’uscio della stanza
si aprì e qualcuno entrò. In quel momento la sposa era dalla
narte del muro, voltata verso la parete. Non fece alcun movi.
II
FOCE 1A
SVI VRTO LUESI TR
mento, convinta che fosse il marito. Un istante dopo, il- letto
diede uno schianto, come ‘se ‘lo avessero caricato di un peso
«enorme. Ebbe molta paura, ma non osò rivoltar la testa. Cin-
que minuti, dieci minuti forse (non ha un’esatta nozione
del tempo) trascorsero a quel modo. Poi ebbe-un movimento
involontario, oppure si mosse la persona che. era nel letto;
sentì il contatto di ‘una cosa fredda- come il ghiaccio, son
parole sue, Si nascose addirittura nel corsello, tra letto e
muro, con un tremore di tutte le membra. Di lì a poco la
porta si aprì una seconda volta, ed entrò qualcuno che disse:
« Buonasera, mogliettina! ». Subito dopo, furono tirate le ten-
dine. .Udì un grido soffocato. La persona che stava accanto
a lei, nel letto, si alzò a sedere e parve allungare le braccia
in avanti. Allora volse il capo... e vide, dice, il marito in
ginocchio vicino al letto, la testa all’altezza del guanciale, tra
le braccia di una specie di gigante verdastro, che lo strin-
geva con forza. Dice, e me lo ha ripetuto venti volte, pove-
retta!... dice di aver riconosciuto... indovinatelo ‘un poco... la
Venere di bronzo, la statua del sig. di Peyrehorade... Da quan-
do è qui, tutti ne vanno fantasticando... Ma torno al racconto
della povera. demente. A quella vista, smarrì la conoscenza,
e forse che da qualche momento aveva anche smarrito la
ragione. Non c'è modo che sappia dire quanto sia durato il
suo svenimento. Tornata in sè vide ancora il fantasma, o la
statua, come si ostina a dire, ferma, con le gambe e la parte
inferiore del corpo nel letto, il busto e le braccia protesi, e
tra le braccia il marito esanime. Un gallo cantò. Allora la
statua uscì dal letto, lasciò cadere il cadavere e scomparve.
Ella si attaccò al campanello e il resto vi è noto.
Venne introdotto lo spagnuolo. Era calmo e si difese con
molta padronanza di sè e con molta presenza di spirito. In-
vero, non negò di aver manifestato il proponimento che avevo
inteso, ma nella spiegazione che ine diede pretese di non aver
voluto dire altro, se non che, una volta riposato, il giorno
dopo, avrebbe vinto ‘una partita di pallacorda contro -il suo
vincitore. Ricordo che aggiunse: .
_ Un aragonese, quando ha ricevuto un oltraggio, non
aspetta il giorno seguente per vendicarsi. Se avessi creduto
che il signor Alfonso mi volesse offendere, lo avrei accoltel-
lato lì per lì. À
Si confrontarono le sue scarpe con le impronte dei passi
nel giardino, e risultarono molto più grandi.
Infine, Palbergatore presso cui aveva preso alloggio assi-
curò che l’uomo aveva passato la notte intera a strofinare e
medicare un suo mulo malato.
L’aragonese, d’altronde, era uomo incensurato, conosciu-
tissimo nella regione, dove si recava tutti gli anni per il suo
commercio. Perciò lo rilasciarono con le debite scuse,
Stavo per dimenticare la deposizione di un domestico che
aveva visto per ultimo il signor Alfonso vivo, e più precisa-
mente nel momento in cui si approntava a salire dalla moglie.
ll sig. Alfonso aveva chiamato quell'uomo e gli aveva chiesto
con aria inquieta se sapeva dove fossi io. Il domestico rispose
di non avermi visto. Allora il signor Alfonso tirò un sospiro
e stette un minuto e più senza aprir bocca. Poi disse: E va
bene! il diavolo se lo sarà portato anche lui!
Domandai a quell’uomo se il signor Alfonso, quando aveva
parlato con lui, avesse l’anello di diamanti. Il servo esitò a
rispondere. Infine disse che credeva di no, e che ad ogni
modo non ci aveva fatto caso.
Ma poi si riprese, aggiungendo:
— Se avesse avuto quell’anello al dito, lo avrei indubbia-
mente notato, poichè credevo che l’avesse dato alla Signora.
Anch'io, nell’interrogare quell’uomo, provavo la mia pic-
cola ‘parte del terrore superstizioso che la deposizione della
vedova del signor Alfonso aveva diffuso per tutta la casa.
Ma il procuratore del re mi guardò sorridendo, ed ebbi l’ac- ‘
cortezza di non insistere.
Poche ore dopo il funerale del signor Alfonso, mi appa-
recchiai a lasciare Ille, La carrozza del sig. di Peyrehorade
doveva condurmi a Perpignano. Non ostante la debolezza delle
sue condizioni, il povero vecchio mi volle accompagnare sino
al cancello del giardino, che attraversammo in silenzio, lui
trascinandosi a stento, appoggiato al mio braccio. Al mo-
mento di separarci. gettai un ultimo sguardo alla Venere.
Benchè il mio ospite non condividesse le paure e gli odî che
questa ispirava ad una parte della sua famiglia, prevedevo
che si sarebbe voluto disfare di un oggetto che, altrimenti,
gli avrebbe ricordato ognora quella orribile sciagura. La mia
intenzione era di indurlo a collocarla in un museo. Esitavo
tuttavia ad entrare in discorso, quando il sig. Peyrehorade
volse inconsciamente la testa nella stessa direzione in cui mi
vedeva guardar fisso. Adocchiò la statua, e subito si sciolse
«in lacrime. Io lo abbracciai, e non osai più dirgli una sola
parola. Così, salii in carrozza. Nè ho più saputo, dopo la mia
partenza, se qualche ulteriore notizia sia intervenuta a chia-
‘rire il mistero di quella catastrofe,
Il signor di Peyrehorade morì pochi mesi dopo il figlio.
Col suo testamento lasciò a me i suoi manoscritti, che forse
un giorno pubblicherò. Non vi ho tuttavia trovato il rapporto
sulle iscrizioni della Venere.
P. S. Il mio amico, sig. di Pa
che la statua non esiste più. Prima cura della signora di Peyre-
horade, dopo la morte del marito, fu di mandarla în fonderia,
sicchè oggi serve alla chiesa d’Ille sotto la nuova forma di
una campana. Ma, sogziunge nella sua lettera il sig. di P.,
sembra che un maleficio persegua coloro che detengono que-
sto bronzo. Da quando la nuova campana risuona ad Ille, le
vigne son gelate due volte.
mi scrive ora da Perpignano
FINE
12
[VINRA DI GASA
EGEO
4 idee
uattro idee per la pri-
mavera, suggerite dai
sarti parigini. Il primo da
sinistra è un tailleur che
riassume, nel blousant del
dorso, i motivi della nuova
moda. Il secondo tailleur
è tipicamente giovanile e
sarà bellissimo realizzato in
grigio o in bleu. Ancora per
le più giovani il soprabito
con cintura molto bassa e
allacciatura a giro di collo.
L’ultimo è il soprabito del-
la « donna bambola » che ha
avuto così successo nelle
collezioni di primavera; è
adatto per le cerimonie im-
portanti ma può assumere
anche un carattere spor-
tivo.
La tovaglia
“glamour”
empo di primavera, tempo
”
T di collezioni, Abiti, cappel-
lini, modelli boutique e... tova-
glie, La moda ha raggiunto la
casa, è entrata in sala da pran-
zo è in cucina. Ha posato, sotto
i piatti, sotto i cucchiai, sotto
i bicchieri, il bisso ricamato a
motivi astratti, la canapa alle-
gra, il cotone vivace,
Nessuna pensa certo a procu-
rarsi una tovaglia di collezione
ma a tutte le donne di buon gu-
sto piace preparare una bella
tavola, ‘allegra e invitante. La
moda odierna è proprio un in-
centivo a questa atmosfera pia-
cevole e gentile. Propone motivi
vivaci, quadri enormi, disegni
floreali e libertà assoluta di tin-
te e di sfumature, Abbiamo visto
le cose più impreviste, riportate
sulla biancheria da tavola; le ca-
ramelle grandi al naturale, la
frutta, i gelati, il monte di Por-
tofino, Il tutto realizzato in tes-
suto robusto, conveniente, che va
tranquillamente in bucato e fa
una concorrenza spietata alla
plastica troppo comune, troppo
fredda e antipatica ai mariti,
Non solo la tovaglia rallegra
oggi il pranzo familiare; anche
le stoviglie, le posate. Difatti,
solo a starci un pò attente, di-
venta una cosa semplicissima
portare a tavola l’insalata verde
in una vaschetta rossa e i pomo-
dori o i peperoni gialli conditi
in una insalatiera verde squil-
lante. Oppure, più semplicemen-
te, mettere le posate di bachelite
(cinquanta lire al paio) gialle
sull’insalata di lattuga e quelle
azzurre sull’insalata di pomo-
doro,
Come si vede non si tratta di
cose trascendentali; soltanto di
piccole attenzioni che portano
un. po’ di glamour anche nel
pranzo familiare.
Si man giano
COSÌ ...
uvalche volta capita di essere
invitate ad un pranzo impor-
tante 0 di avere persone importan-
ti a colazione, 'E quella volta ca-
pita di avere dei dubbi sul come sl
mangia una determinata. vivanda.
Vogliamo ripensarci un po’ assle-
me? 7
CILIEGIE. .Le ciliegie sì mangiano
intere e il mocciolo .viene posato
sul piatto con le dita e non maî
con la forchetta.
DOLCI. I dolce? asciutti (torte, ciam-
belle, paste frolle, ecc.) vanno trat-
tati col coltello e la forchettina o
con la semplice. forchettina se
N,
l'impasto è tenero; i dolci a bu-
dino, come sformati e pasticci di
cioccolato, crema o simili, vanno
mangiati col cucchiaino,
SPAGHETTI. Gli spaghetti non_de-
vono in nessun caso essere tagliati
a pezzetti minuti, nè con la for-
chetta. e tanto meno con il cal
tello. Si avvolgono attorno alta
forchetta e si portano, in piccole
quantità, alla bocca,
FRUTTA COTTA, Generalmente la
frutta cotta si mangia con il cuc-
chiaio, Certe qualità di pere moiìto
dure e piccole si tagliano col col-
tello se non si riesce a farlo con
la forchetta e col cucchiaio. Ma è
i
segno che le pere non. sono al-
bastanza cotte,
CARCIOFI. Se sono crudi e con
Qualsiasi salsa i carciofi si mangia:
no staccando le foglie con le dita |
ad una ad una. Quando si arrivagi
al fondo si ricorre invece al col
tello. 1
FRUTTI CANDITI. I frutti canditi sì
prendono dal piatto su cui sono sta- _
ti presentati servendosi delle dita
e badando di non, toccare quelli
che non si desidera* mangiare, |
i
UOVA. Si mangiano con la forchet-
ta e per nessuna ragione, anche |
quando sono sode, debbono essere
toccate col coltello,
Silvana
__PERIS
Acciaio e carbone
La produzione di acciaio nell'am-
bito della comunità Europea del
Carbone e dell’Acciaio (C.E.C.A.)
— la quale, com'è noto, compren-
de l'Italia, la Francia, la Germania
Occidentale, .il. Belgio, l'Olanda è
il Lussemburgo — ha raggiunto nel
1957 un livello mai finora registra-
to. Tale produzione è stata infatti
di 59.764.000. tonnellate, contro
56.800.000 nel 1956 e 41.816.000
nel. 1952. (anno precedente l’aper-
tura del mercato comune). Nel
1957 si è pertanto avuto un inere-
mento rispettivamente del 5,2% e
del 42,6% in rapporto agli anni
1956 e 1952.
Il massimo incremento percen-
tuale si è registrato in _. Italia
(14,5%) e in Olanda (12,5%), men-
tre il massimo incremento in cifra
assoluta .si è avuto in Germania
(1.318.000. tonnellate - 5,7%).
Anche la produzione di’ ghisa e
di ferroleghe nella Comunità è sta-
ta nel 1957 superiore a qualsiasi
produzione del passato, con un in:
cremento del 3,6% rispetto al 1956
(da 43,547.000 tonn, a 45.123.000).
La produzione di carbone è in-
vece diminuita, soprattutto in se-
guito. all'aumento dei giorni non
lavorativi in Germania e nella Sar-
re. In totale sono state estratte
247.854.000 tonnellate di carbone,
contro. 249.092.000. nel. 1956 è
238.883.000 nel 1952, il che rappre.
senta una diminuzione dello 0,5%
rispetto al 1956 e un aumento del
3.8% rispetto al 1952. Tale contra-
zione si è verificata in tutti I
Paesi. membri della CECA, tranne
în. Francia, dove invece si è regi-
strato un aumento di 1.567.000
tonnellate (3,01%).
L’ emigrazione
L'anno : scorso. l'emigrazione ita-
liana ha toccato un livello record
con circa 300 mila espatri, di fron-
te ai ‘222.865 del 1956, ai 196.579
del 1955, ai 170.081 del 1954 ed ci
147.972 del 1953.
Le. rimesse degli emigrati dal 1°
gennaio al 31 dicembre 1957 ascen-
dono ‘a .187 milioni e 812,000 doì-
lari americani, pari a lire 116 mi-
liardi e 707 milioni, al cambio di
lire 625 per dollaro. Le rimesse so-
no così distribuite: 122,931,000 dol.
COPIO |
lari in compensazione nell'area del-
l'UBP e 265 mila dollari non com- |
pensati; 45 milioni 183 mila dolla-
ri_.in rimesse dirette; 15.989.005).
dollari USA ‘ provenienti dal Cana-
dà; 1.140.000 dollari di franchi sviz- .
zeri liberi; 1.804.000 dollari di lire
italiane libere, $
Nel decennio 1947-57 oltre due <
milioni di italiani si sono trasferiti
all’estero. Si calcola che, complessi.
vamente, sessi abbiano inviato iu
patria valuta per mille miliardi di
lire,
Attualmente non è ancora poss!
bile prevedere a quanto ammonter
e come si distribuirà il flusso mi-
gratorio nel corso del 1958 anche
perchè, ad esclusione della Fran-
cia che mantiene buone possibilità
ricettive, il. mercato del lavoro né
gli altri paesi europei ed in alcuni
transoceanici manifesta segni di sa-
turazione.
In Svizzera, oggi, vi sono più di
250. mila davoratori italiani, che
rappresentano oltre il 10 per cen- |
to delle forze di lavoro attive.
L'emigrazione italiana verso ]e
miniere di carbone belghe, sospesa s
dal 9 febbraio 1956 in segulto ai
noti, tragici incidenti, verrà con
tutta probabilità riaperta il 1° set- |
tembre di quest'anno, in conside |
razione delle ‘misure prese o ini-_
ziate dal Governo belga per miglio-
rare le condizioni di sicurezza nelle
miniere, per garantire la parteci-
pazione italiana al sistema di con-
trollo della sicurezza stessa, non-
chè. per la formazione professic-
nale dei minatori, le retribuzioni. |
la previdenza sociale e gli alloggi,
4 È
sinti bien pot
Scambi italo-persiani
In seguito ai nuovi accordi com-
merciali e, di pagamento entrali
in vigore nello scorso febbraio, i
volume degli scambi fra l’Italia e
la Persia, che l’anno scorso aveva
superato i 16 miliardi di lire, viene
elevato a 40 miliardi di lire nei due
sensi, prevedendosi una ulteriore
espansione delle relazioni commer-
ciali anche in virtù del più equili-
brato sistema dei pagamenti.
Le esportazioni italiane previste
dall'accordo sono macchine in ge-
nere, non contingentate, e i prin-
cipali prodotti contingentati sono:
tessuti di cotone e di lana, fibre.
per cappelli, prodotti alimentari e
siderurgici, materiale elettrico e dia
trasporto.
rasquale
saldino?
palloncini avete assistito ad un
cezionale ed applauditissimo
Spettacolo di balletto delle al-
e della Scuola di Danza
assica diretta da Anna Or-
landi, presentato da Franco
Guadagnini.
| A Livorno, infine, vi ha ospi-
ato il più bel teatro cittadino,
La Gran Guardia », e siete
Stati accolti, a nome del gior-
nale, da Emiddio Loscalzo. Sul
palcoscenico, giganteggiava un
festosissimo uovo; il magnifico
allestimento scen era opera
ilei colleghi di lavoro dei vo-
stri papà, miei collaboratori
preziosi, Vi ha salutati mons.
Pangrazio, sempre gentilmente
presente a queste iniziative, il
vice Prefetto dottor De Mar-
chi e, coll’ing. Mauceri, Diret-
tore del Cantiere, il mostro
Presidente avv. De Barbieri.
Dopo gli auguri e la distri-
buzione dei premi, il Presiden-
te ha consegnato una pergame-
a-ricordo a Giorgi e Castel-
lani da parte dei colleghi di
lavoro, memori dei loro recen-
ti successi in campo artistico
(Giorgi ha da poco brillante-
mente vinto anche un concorso
a Piombino).
Poi Loscalzo è stato preso
di mira dagli strali di Binetti
e Carpitelli, vostre antiche co-
noscenze, interpreti di un riu-
scitissimo skecht (testo e re-
gia di Livio Del Vivo). I due
attori, quasi a ricompensarlo
della fatica e pur di convin-
cerlo a lasciar cantare Gior-
gi, gli hanno offerto, con la
fascia amaranto, la cittadinan-
za onoraria labronica: tutto
questo mentre Dazzi e la si-
gnera Gasparino si disponeva-
no, con tutti i loro collabora-
tori, a fronteggiare l’ormai vi-
cino assalto alle uov
D; un gruppo all’ uscita dello
0 Fulvio Fantoni; uno degli
ospiti
Le uova « assaltate » che, in
totale, erano 6.000 (circa 1.000
per ogni locale), e i palloncini
all’idrogeno, sono spariti in
meno di un quarto d’ora: ed è
stato quello il felice epilogo
della settima manifestazione
del genere organizzata per voi.
Ma tutto questo, ditemi,
avrebbe proprio un valore se
non ci fosse, nascosto. in quel-
le uova, un po’ d’affetto, un
po’ — lasciatemelo dire — di
amore per voi bambini?
Rileggiamo insieme un mo-
mento, vi prego, un rigo della
letterina che vi scrissi il gior-
no della Befana. Diceva così,
ad un tratto: « da Livorno a La
Spezia, da La Spezia a Geno-
va, tutti voi bambini vi ritro-
verete non solo idealmente, ma
proprio fisicamente uniti in
un’ unica grande festa che
l’Ansaldo, la mostra comune
famiglia, ha preparato per voi
che siete la ragione del nostro
lavoro e la speranza di un do-
mani sereno >.
E tutto questo vale anche
per oggi, per tutte le volte
che ho organizzato una festa
per voi. Il 6 gennaio prossi-
mo — suvvia confessiamolo:
qualcuno di voi già ci pensa!
— parte di voi sarà diventata
troppo grande per ricevere un
giocattol sarà studente di
scuola media e declinerà il la-
tino; ma ci saranno pure tanti
bambini piccolissimi alla loro
prima festa.
A tutti voi, perciò, grandi e
piccini piccini, io ripeto di
cuore l'augurio di Binetti e
Carpitelli: che siate sempre
buoni e che in ogni uovo pos-
siate trovare la pace, la sere-
nità e il benessere per le vo-
stre famiglie.
l’Ansaldino
Donna Esther
della festa
« Splendor >»;
più pic
‘offerta delle «schiacciate » a Mons.
Lombardi
porge il
una mamma. Sotto:
A sinistra dall'alto: Donna Esther De Barbieri, consorte del nostro Presi-
dente, consegna uno dei premi per i genitori; un altro dei
in braccio alla madre; un gruppo davanti allo « Splendor ». Sopra: i Diret-
tori Centrali ingg. Zirilli e Casaccia, Donna Esther De Barbieri e' il Diret-
tore Generale ing. Lombardi; il balletto classico di Anna Orlandi al-
«Astra» di La Spezia. Sotto: la platea del teatro «La gran guardia» di Li-
vyorno; due bimbi spezzini che hanno « conquistato » i sospirati palloncini
D al 10 al 14 marzo si è svol-
to a Roma, nel palazzo dei
congressi all’EUR, un conve-
gno di studi, promosso dall’IRI,
sugli infortuni e sulla loro pre-
venzione,
Conscio dell'enorme impor-
nza che questo problema ri-
veste, non soltanto nell’ambito
dell'industria e della sua effi-
tienza e produttività, ma nella
vita stessa della società mo-
derna, e deciso a dare per pro-
prio conto, il contributo più
serio e più efficace possibile
alla sua soluzione, l’IRI ha vo-
luto che ogni azienda del
Gruppo facesse, per così dire,
il punto sulle esperienze accu-
mulate in materia nel corso,
breve o lungo, delia propria
attività; e che dalla somma di
tali esperienze — raffrontate
tra loro, vagliate alla luce dei
risultati ottenuti, commisurate
agli sforzi che in altri Paesi
sono stati o si vanno compien-
do al medesimo fine — i tecni-
ci e 1 dirigenti aziendali cer-
cassero di trarre nuove idee e
impulsi e convincimenti, atti
a intensificare in ogni settore
e a render praticamente più
‘proficua la battaglia antinfor-
tunistica.
Affinchè il Convegno non ri-
schiasse d’intrappolarsi in
quella tomba delle buone in-
tenzioni congressuali che è la
soverchia genericità dei temi
e delie trattazioni (per cui
tante volte, dopo aver girato e
rigirato intorno alle enuncia-
zioni di principio, non resta il
tempo per approfondire seria-
mente alcun argomento), lo si
è molto opportunamente e in-
telligentemente suddiviso in
cinque sezioni, o « gruppi di
lavoro », aventi ognuno un te-
ma ben delimitato e preciso;
sicchè la discussione non è mai
uscita di strada ed ha potuto
svilupparsi in profondità giun-
gendo a conclusioni molto no-
tevoli per chiarezza e serietà.
Aperto il 10 mattina da un
discorso augurale del Presi-
dente dell’IRI on. Aldo Fascet-
ti e da una lucida e documen-
tata relazione introduttiva del
prof. Silvio Golzio, direttore
generale della SIP, il Conve-
gno si è dunque subito frazio-
nato in cinque gruppi che han-
no separatamente trattato i se-
guenti temi: 1) « Aspetti so-
ciali ed economici della sicu-
rezza»; 2) « Orgarizzazione
aziendale della sicurezza e co-
mitati di sicurezza »; 3) « La
formazione antinfortunistica
del personale »; 4) « Aspetti
psico-sanitari della lotta antin-
fortunistica»; 5) «Le rilevazio-
ni statistiche ai fini della sicu-
rezza ».
Su ciascuno di codesti temi,
parecchie aziende avevano in-
viato comunicazioni scritte,
che sono state riassunte e com-
mentate dai relatori: i quali,
peraltro, non si sono limitati a
questo lavoro di sintesi, ma
hanno dato a loro volta, sui
singoli problemi, un cospicuo
apporto di informazioni e di
idee.
Su questa trama, fitta e or-
dinata, si è intessuta la di-
scussione, improntata sempre
a grande schiettezza e concre-
tezza; e lo «scambio delle espe-
rienze », ragione prima del
Convegno, ha avuto tutta la
ampiezza — e quindi l’utilità
— che VIRI, promuovendolo,
se ne attendeva.
Terminati i lavori dei sin-
goli gruppi, si è avuta ancora
LA LOTTA CONTRO GLI INFORTUNI
Un convegno di studi
romosso dall’
IRI
una seduta plenaria, durante
la quale il relatore generale
prof. Golzio ha tirato le som-
me del Convegno, ponendone
in luce i risultati nettamente
positivi. Erano intervenuti il
Ministro delle Partecipazioni
Statali sen. Bo e il Sottose-
gretario al Lavoro on. Delle
Fave, i cuali hanno entrambi
preso la parola per elogiare
calorosamente l'iniziativa del-
VIRI, intesa a far compiere al-
l’industria italiana ur. ulterio-
re, indispensabile progresso in
quella dura lotta antinfortuni-
stica che è — come ha egre-
giamente detto il ministro Bo
— lotta per la conquista d’un
più alto grado di civiltà. Ha
chiuso i lavori l’on. Fascetti,
affermando che Ll’IRI farà ogni
sforzo per procedere senza s0-
ste e con la maggiore celerità
possibile lungo la via che con-
duce ad una delle mete moral-
mente e socialmente più gran-
di e luminose: la sicurezza del
iavoro umano.
A] Convegno, oltre ai mas-
simi dirigenti dell’IRI e delle
varie Società finanziarie che ad
esso fanno capo, hanno parte-
cipato in gran numero diri-
genti e tecnici di quasi tutte
le aziende raggruppate nella
Finmeccanica, nella Finsider,
nella Finelettrica e nella Fin-
mare. L’Ansaldo era rappre-
sentata dall’ Amministratore
Delegato ing. Rosini, che ha
presieduto i lavori del secon-
do gruppo, dai dirigenti dott.
Mario Enrico e dott. Alberto
Tomasi, dall’ing. Salomone
ispettore principale per la pre-
venzione degli infortuni, dal-
l’Ispettore sig. Vernazza e
dall’addetto al giornale azien-
aale.
L'’IMPROVVISA SCOMPARSA
DELL’ING. GIOVANNI BRUNO
Alla fine dello scorso feb-
braio prendendo imbarco sulla
« Federico C.» per le prove
preliminari, salutammo l’ami-
co Bruno sulla banchina; con-
trariamente al suo vivo desi-
derio, le fatiche di un pesante
cielo di prove a mare male si
sarebbero conciliate con quel
periodo di riposo che gli era
stato consigliato dopo l’attivi-
tà del lungo ed intenso perio-
do di allestimento. E quella
fu, purtroppo, per me l’ultima
visione sul lavoro del compa-
gno conosciuto ancora sui
banchi delle scuole medie, del
collega che, dopo gli inizi del-
la vita professionale trascorsi
altrove, era divenuto così pre-
zioso collaboratore.
Da quindici anni — dappri-
ma in Allestimento poi in Can-
tiere — ciascuno di noi aveva
avuto modo di conoscerlo ap-
pieno e di apprezzarne la com-
pleta dedizione al lavoro, la
serietà, la disciplina, lo spiri-
to di sacrificio.
Dapprima Cano ufficio pro-
sciati e la sua scomparsa ci è
giunta tanto improvvisa che,
nel trasmetterci l’un l’altro
la dolorosa notizia, ce ne sia-
mo sentiti quasi increduli.
IL LAVORO NEI TEMPI
l XIX secolo è il secolo
del progresso e delle mac-
chine, della fede assoluta
nel vapore e nelle « mera-
viglie » della tecnica, che
comincia con le prime bici-
clette «a monopattino » e
finisce con le prime auto-
mobili. Il legno viene sosti-
tuito dal ferro, nelle navi,
mell’architettura, nei ponti;
nascono le ferrovie. si eleva
la Tour Eiffel. Di qui il pro-
digioso sviluppo della side-
rurgia, e la nascita della
moderna industria mecca-
nica. Tutto ciò era conse-
guenza da una parte della
sempre crescente produzio-
ne d'acciaio dovuta all’affi-
nazione della ghisa e dal-
l’altra dell'impiego della
macchina a vapore. In Ita-
lia Vindustria siderurgica
nacque soprattutto in se-
guito ai programmi marit-
timo-militari dell’ ammira-
glio Benedetto Brin e fu
quindi strettamente legata
all’ attività dei cantieri.
L’impianto più grandioso fu
quello di Terni. In una il-
lustrazione si vede appunto
l'interno degli stabilimenti
di Terni, attorno al 1870.
L’altra mostra un uomo da-
vanti al forno a puddellare,
che ancora si usava.
Possa ora la sua immagine
restare dinanzi a noi, circon-
data dall’affetto e dalla stima
che egli si è sempre così pro-
duzione, poi Capo settore alle-
stimento, infine V. Direttore di
esercizio, l’ing. Bruno era con-
siderato nella nostra Società di
come valente ed entusiasta in- fondamente meritata. to f z
gegnere. Ma egli ci ha ora la- Franco Cristofori
CC i I
UN FRIGORIFERO
DONATO DALLA FIAT
IN [PALIO FRA I LETTORI
La grande notorietà della Fiat - in campo nazionale e interna-
zionale — non è affidata soltanto alle automobili, agli aerei e ai motori,
ma anche alìa costruzione degli elettrodomestici, strumenti divenuti
ormai indispensabili alla vita domestica moderna.
Proprio: recentemente la Fiat ha realizzato, in questo settore,
perfezionamenti di varia natura, tutti tendenti a sempre meglio soddi-
sfare le esigenze della vasta clientela. Produce, infatti, due tipi di
lavabiancheria, che fanno automaticamente il bucato in casa, lavando
come una completa lavanderia (lavaggio, doppio risciacquio ed asciuga-
tura per centrifugazione con restituzione della biancheria quasi
pronta per la stiratura),
fontanelle refrigeranti,
gruppi refrigeranti per
applicazioni industriali e,
finalmente, frigoriferi —
sui quali fermiamo par-
ticolarmente la nostra at-
tenzione, poichè l'Azienda
torinese ci ha recente-
mente donato uno di
questi suoi « gioielli »
che formerà fra breve 1l
premio principale di un
nostro concorso.
Sono tre i tipi co-
struiti, che si differenzia-
no tra loro soprattuito
per la diversa capacità
ricettiva, oltre che per
altre caratteristiche di
costruzione. Sono, si tli-
ceva, da 225, 150 e 120
litri. Di quest'ultimo, che
ci è stato appunto gentil-
mente offerto, diamo ora
le caratteristiche: è, di-
ciamo subito. il modello
Fiat più economico e di
più basso consumo, ma
la sua capacità è più che
sufficiente alle essenziali
necessità domestiche.
Le sue dimensioni:
m. 0,55 x 0,64 x 1,125.
Ispirato al noto prece
dente modello di uguale
capienza, si differenzia
da esso per i seguenti
fino in fondo,
dî bottiglie grandi, piccole e di un certo
ancora la possibilità di sistemare bottiglie grandi anche a fianco
dell’evaporatore, dato che la larghezza di quest'ultimo non occupa
l’intero fronte del frigorifero, L'autoregolatore, con selettore di tem-
peratura a cinque posizioni, è sistemato nel fianco interno dell’ar-
madio, sotto il contenitore per carne,
Ml pannello interno della porta e della lesena di contorno del-
l'armadio è colorata in azzurro pallido; un elegante bordo cromato
decora esternamente la porta, e la chiusura è operata da una nuova
maniglia verticale, molto robusta e priva di leve interne di rinvio.
Questo tipo di frigorifero è dotato di sei piani interni, com-
preso quello dell’evaporatore, due dei quali costituiti da appositi
recipienti in materia plastica trasparente: uno per carne © pesce
fresco, l'altro per frutta e verdura. E* anche dotato di due bacinelle
di alluminio da dodici cubetti di ghiaccio cadauna, con estrattore a
leva incorporato.
Il gruppo refrigerante è sempre costituito da un moto-compres-
sore di tipo « sigillato », con motore elettrico asinerono di 1/6 HP
e compressore verticale a stantuffo con carica d'olio per lubrifi-
cazione permanente. ll condensatore è del tipo ad «U?», di media
larghezza; il fluido refrigerante, ii « Freon 12», non è tossico, nè
irritante, nè corrosivo. Minimo, infine, il consumo di corrente: da 0,5
a 0,8 kWh. al giorno.
Crediamo che la notizia giunga ben grata ai lettori, che avranno
fra breve la possibilità di disputarsi, con l’aiuto della propria abi-
lità e di un po' di fortuna, il possesso dello splendido frigorifero
donato loro dalla grande Casa torinese.
porta è
il che consente l'alloggiamento in appositi balconcini
particolari: il pannello prolungato
numero di uova, Offre
15
|
7 ’
GINESELEZIONE |
Ire films di guerra
L a un po’ di tempo as-
- sistiamo a una serie di
| ottimi films di guerra: vuol
dire che l’umaratà, di fron-
te alla minaccia satomica e
alle gravi prospettive che
essa comporta, si xente im-
pegnata ad esaminare a
fondo, a sviscerare con co-
scienza le recenti catastro-
fiche esperienze ed a trar-
re da esse una profonda
lezione morale.
In questi giorni abbiamo
veduto nella nostra città
tre films parimenti impor-
tanti. Il primo (in ordine
di tempo) è il pulacco «I
dannati di Varsavia » giu-
stamente premiato al Fe-
stival di Cannes del ’57. E°
un film che rievoca le an-
gosciose, eroiche e dispera-
te giornate dell’insurrezio-
ne di Varsavia del ’44, rac-
contando con commovente
sensibilità (quasi sempre
con primi piani dei perso-
naggi) l’odissea di una pat-
tuglia di insorti chiusa!
nelle fogne cittadine, alla
ricerca di una salvezza che
non verrà mai, come rivela
simbolicamente la scena in
cui due protagonisti, giun-
ti stremati alla fine di un
cunicolo dove credevano di
trovare la libertà, trovano
una pesante cancellata, die-
tro la quale scorre, irrag-
giungibile, la Vistola.
Il secondo è « Il ponte sul
fiume Kwai », giustamente
riconosciuto con numerosi
« Oscar »: si tratta di un ve-
ro capolavoro. Il regista
David Lean lo ha girato
nell’isola di Ceylon, in « ci-
nescope » ed a colori, riu-
scendo a far recitare al
paesaggio un ruolo espres-
sivo di grande importanza.
Il film mostra, oltre agli
inevitabili orrori della
guerra e ai complessi pro-
blemi di coscienza delle
persone che in essa sono
coinvolte, la cocciuta e te-
starda fedeltà alla lettera
dei regolamenti di due co-
lonnelli (uno inglese ed
uno giapponese) che fini-
ranno per perdersi senza
aver avuto un barlume di
lucidità sensata. La morale
della favola è rappresenta-
ta da un dimesso e serio
dottore inglese, che osserva
la tragedia finale con que-
ste parole: « Pazzia, paz-
zia! ». Vanno sottolineate
la regia di Lean e l’inter-
pretazione di Alec Guiness.
Il terzo film è americano,
e si chiama «I giovani leo-
ni », diretto da Dmytryk e
interpretato magistralmente
da Marlon Brando. In esso
sì svolgono due vite paral-
lele: da una parte un
giovane ebreo americano
(Montgomery Clift) delica-
to e sensibile, maltrattato
dagli stessi colleghi e dai
superiori proprio per le sue
origini; e dall’altra un uffi-
ciale nazista (Marlon Bran-
do) che è fondamentalmen-
te un bravo ragazzo, intelli-
gente, ma guastato dalla
educazione ricevuta e dalla
fedeltà agli ordini. Il film
non è al livello del film di
Lean, ma riesce a dire
ugualmente qualcosa d’im-
portante sulla tragedia in-
tima, terribile di chi riesce
1 vedere solo troppo tardi
l’inutile disastro provocato
da un irragionevole mito.
IL PORTOGHESE
16
La vignetta rappr:
Sì tratta, basandc
soluzioni devono essere
teggio. i seguenti premi:
sveglia da viaggio;
chi di Firenze: «Il
Cicognani, « Gior
domenicale » di
Nicola Lisi,
RIMARRA
IMAA
I NOSTRI CONCORSI
Un fatto storico
nta una scena che richiama un fatto storico.
sugli elementi forniti dal disegno, di indivi-
del fatto e comunicarci i loro nomi. Le
inviate
gnate ai nostri corrispondenti di stabilimento, entro il 10 mag-
gio, corredandole di nome, cognome, sigla dello stabilimento di
appartenenza e numero di cartellino, Sono in palio, per sor-
1) un macina-caffè elettrico; 2) una
3) un tovagliato per sei persone; dal 4)
al 13) uno dei seguenti libri offerti dalla Casa editrice Vallec-
museo delle figure viventi» di
ano e la paura » di David Invrea.
« Siamo tutti bambini »
Bernari, « Dove abita il prossimo » di Giuseppe Cassieri; 14)
e 15) due scatole ciascuno di cacao « Perugina ».
[Minnie
Lillian nn
in redazione, oppure conse-
Bruno
« Concerto
di Carlo
Risultati del concorso “Le canzoni scenogralate”
Le vignette rappresentano (a co.
minciare da sinistra in alto e pro-
cedendo in se antiorario per
terminare con vignetta al cen-
tro) le seguenti cinque canzoni: « I
trulli di Alberobello », « Campana-
ro della Val Padana », « Vecchio
S pone », « Papaveri e papere >»;
«E la barca tornò sola». Tra î
numerc lettori che hanno inviato
la risposta esatta, il sorteggi» (et-
fettuato alla presenza di testimoni)
ha favorito i seguenti signori: Giu-
seppe Romano del CMI {vinee una
lucidatrice elettrica offerta dalla
Mettrodomestici S, Giorgio »; Pri
mitivo Cravanzola del CMI (vince
un frullatore elettrico « Mixette »
«Na »).
offerto dalla « Elettrodomestici S.
Giorgio »); Arcangela Sardano del
CAN (vince un tovagliato per sei
persone); Sirio Petracchi, Gastone
Lazzara, Enzo Orlandini e Frar eo
Mangani di LIV (vincono ciascuno
una copia del libro «L'uomo e la
tecnica »); Luigi Redi, Pasquale
Mangini, Vasco Pianigioni, Corrado
Graziani, Ugo Monti, Piero Razzauti,
Rodolfo Mangani di LIV e Anacleto
Melani del MUG (vincono ciascuno
una copia del libro «La saldatura
elettrica »); Dino Stolfi e Bruno
Franceschi di LIV (vincono ciascu-
no due scatole di cacao « Perugi
Inoltre sono stati estratti
100 biglietti per il teatro « Duse »,
BIBLIOTECA |
Bargellini
E’ uscito recentemente, edito da
Valleechi, un elegantissimo volume
di Piero Bargellini: il primo di una
serie che consterà di otto-dieci vo-
lumi. Si tratta di un panorama sto-
rico dell'arte, e porta per titolo il
nome di una delle più tipiche e ce-
lebri località panoramiche fiorenti-
ne: « Belvedere »,
Lo scrittor®@ toscano «doveva »
cimentarsi in questo lavoro, che
non è altro se non la naturale con-
tinuazione di « Pian dei Giullari » —
il panorama della letteratura ita-
liana, Non è un modo di dire, que-
«sto; Bargellini si è accinto all’ope-
e con la
tra-
ra con gli stessi intenti,
stessa preparazione storica e
sparenza letteraria ed artistica.
L'arte greca rivive in « Belvede-
re >», attraverso anche la storia so-
ciale e politica degli elleni: ritorna
a noi plasticamente viva e dramma-
tica, Le fotografie, molte bellissime
ed accuratamente scelte, formano
una ideale cornice, alternandosi al
testo e completandolo in maniera
brillante.
Effettivamente, bisognava cha,
prima o poi, Bargellini scrivesse un
« Pian dei Giullari » dell'arte, cioè
una storia dell’arte a modo suo.
Nel liceo scoprimmo, stupiti dalla
avvincente limpida chiarezza della
sua prosa e delle sue idee, il Bar-
gellini storico della letteratura di
casa nostra, maestro affatto catte-
dratico; oggi abbiamo riscoperto,
avvicinandoci al libro con serena
fiducia, lo stesso Bargellini non os-
servatore esterno, ma narratore ca-
pace di penetrare e di rivivere vi-
cende, immagini, idee dell'antico
mondo ellenico: ancora una volta
maestro soprattutto per questo, Sa-
pevamo, insomma, di ritrovare
« quello » scrittore, limpido e pron-
to_a farci vedere e capire (questo
è il punto): e attendiamo con im-
pazienza di poter leggere i prossi-
mi volumi,
(Piero Bargellini, « Belvedere » »
vol. I - Arte greca - con appendice
sull'arte ellenica in Italia; pagg. 378,
16 tavole a colori, 220 illustrazioni
- Editore Vallecchi, 3.000 Jire).
Landolfi
Un lungo racconto, « Le due zi-
telle » e un breve romanzo, « Otta-
vio di Saint-Vincent », di Tommaso
Landolfi, compongono un volume
edito, ai primi di gennaio, da Val-
lecchi.
Due decrepite zitelle sono pra-
ticamente prigioniere, fino ad età
avanzata, di un venerando rudere
di madre gelosissima. Morta la qua-
le, niente logicamente cambia nella
loro esistenza. Finchè Bombo, scim-
mia anzianotta anzichè no (ricordo
di un fratello morto in mare), non
viene accusato di ripetuti furti sa-
crileghi perpetrati nella vicina chie
sa conventuale. Dubbio e poi cer-
tezza, conflitti di affetti e di idee,
quindi condanna ed esecuzione ca-
pitale per mano di una delle zi-
telle stesse,
Il protagonista del romanzo, Ot-
tavio di Saint-Vincent, un povero
diavolo, pseudo-poeta senza quattri-
ni, che vive nella Parigi anterivolu-
zione, Sfruttando una fortunata
combinazione, egli diventa — di
punto in bianco — presunto ma-
rito di una ricchissima ed altrettan-
to corteggiata duchessa russa. Di
qui un intrico di casi, un succe-
dersi di situazioni interessanti, un
affollarsi di personaggi vivacemente
disegnati (compare persino il Del-
fino di Franeia nelle vesti di came-
riere fasullo). Alla fine, l’annoiata
duchessa, respinti i corteggiatori
vari, perde anche Ottavio, che tor-
na a filosofare sulle rive della Sen-
na. Quest'ultimo, a conti fatti, ci
ha guadagnato una vacanza gratis,
un abito nuovo e quattro e luigi »
dimenticati in tasca,
(Tommaso Landolfi, « Ottavio di
Saint-Vincent », preceduto da una
ristampa di «Le due zitelle »; pa-
gine 184, Ed, Vallecchi, L. 1.000).
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Un panorama completo dell’ evoluzione umana
dalla creazione
sino
ai nostri giorni
rss time siti
Costituita la “Sezione calcio”
E' stata costituita recentemen-
dal Dopolavoro Aziendale
nche la « Sezione calcio ». La
organizzazione di un gruppo
lcistico su basi dopolavoristi-
the ha richiesto il superamento
di non lievi difficoltà. in quan-
, pur essendo ii giuoco del
salcio lo sport più popolare d’I-
alia, non è stato agevole con-
iliare Je diversissime aspira-
ioni dei soci con le possibilità,
ia pur modeste, che si aprono
campo pratico a questa par-
colare attività svolta da dilet-
anti.
Direttore tecnico responsabile
della «Sezione calcio » è stato
nominato il geom, Adriano Bur-
ando, impiegato presso la Di.
tezione Generale dell’Ansaldo,
lemento che ha già prestato
on buoni risultati la sua opera
quale dirigente delle squadre
giovanili della « Sampdoria »
SEZIONE PALLAVOLO
Brillante affermazione
della squadra giovanile
Domenica 31 marzo, sul cam-
po del Collegio « lalasanzio »
di Cornigliano, si è concluso il
Campionato provinciale di pal-
lavolo organizzato dal « Centro
Sportivo Italiano » di Genova,
per atleti nati dal 1938 in pol.
| L’interessante torneo, al qua-
le hanno partecipato otto squa-
dre, è stato vinto dalla « Monte
oliveto » di Multedo (campione
regionale del 1957) che si è im-
posta alla distanza dopo una
dura e incerta lotta con la squa-
dra giovanile del nostro Dopo-
lavoro. La formazione ansaldi-
pa, partecipante per la prima
tolta al campionato, ha pertan-
to ottenuto un brillantissimo
secondo posto a pari merito con
quella del Collegio « Calasan-
zio », a solo due punti dalla
apolista,
. Della nostra squadra, diretta
dal sig. Ezio Tedeschi e allenata
‘atto parte i giocatori Delfino,
Costa, Bitossi, Granieri, Casa
grande, Giraudo, Sponza, Pesce
Bisi.
SEZIONE TURISMO
La gita a Parigi
Il Dopolavoro Ansaldo, nel-
l’intento di esaudire le nume-
rose richieste pervenute, ha
ottenuto un ulteriore aumento
di posti negli alberghi di Pa-
rigi.
Le iscrizioni rimangono per-
tanto aperte fino ad esauri-
mento dei posti disponibili.
SEZIONE BOCCE
Panorama dell’ attività
Il 16 marzo si è svolta a Se-
stri Levante, la gara riservata
ai Dirigenti delle Società e dei
Dopolavoro affiliati alla F.I,G.B.
La Sezione bocciofila del nostro
Dopolavoro ha partecipato alla
competizione con il Direttore
ecnico sig. Dino Testi, e con i
igg. Tommaso Pastorino, Savi-
no Magni, Mario Gondino e Car-
lo Congiu,
Il sig. Testi,
in formazione
con due dirigenti di altre So-
cietà, si è classificato al 1°
posto.
La «Sezione bocciofila » ha
partecipato con sette terne al
è Trofeo Presidenza Nazionale
F.L.G.B., svoltosi il 23 marzo.
Nessuna squadra si è piazzata
fra le premiate,
Nella gara svoltasi a Marassi
per la « Coppa S. Margherita ».
la Sezione ha preseniato nove
terne, La squadra composta dai
giocatori Efisio Burgassi. Giu-
seppe Gaggero e Giuseppe Car-
lini si è classificata al 5° posto,
La gara pasquale, riservata ai
soci del Dopolavoro, ho regi-
strato la partecipazione di 66
giocatori suddivisi per sorteg-
gio in 22 terne, Tutti sono stati
premiati. Ecco la classifica:
1) V. Pinceti, Bozzano, Fossa-
ti; 2) Carosso, Cassina, Otello;
3) Peloso, Leonuro, Piccardo;
} N. Pinceti, Fantini, G, B,
Poggi; 5) Bruzzo, Leoncini, Ma-
gni; 6) Sanfelice, Durante, Ca-
stello; 7) Sibilla, Sparaggi, Bian-
chi; 8) Imperiale, Marchelli, C.
Rossi,
La prossima attività in pro-
gramma della Sezione è la se-
guente:
20 aprile: organiz
« Trofeo Finmeccanica », offer-
to dal Presidente della « Fin-
meccanica » stessa, La gara sarà
effettuata su sette settori. Fine
aprile - inizio maggio: la Se-
zione parteciperà con un rile-
zione del
Circolo Comunale
vante numero di squadre al 2°
Trofeo del Lavoratore, organiz-
zato dal « C.S.I.». 24 aprile;
« Trofeo XXV Aprile» a ter
ne, indetto dall'Assessorato Tu-
rismo e Sport del Comune di
Genova. 27 aprile: partecipazio-
ne in forze alla « Coppa Carli-
ni» a coppie, organizzata dal
di Chiavari.
SEZIONE ARTI FIGU.ATIVE E MODELLISMO
Inizio dell’ attività
La « Sezione Arti Figurative
e Modellismo », recentemente co-
stituita, sta per iniziare la sua
attività, Infatti, non appena ter-
minato l'arredamento dell’appo-
sito locale e provveduto il ne-
cessario materiale didattico, co-
minceranno nella Sede di Sestri
gli annunciati corsi di disegno,
pittura e scultura.
I corsi saranno effettuati in
giorni e in ore nei limiti del
possibile agevoli per tutti. In Ji-
nea di massima non sono ri-
chieste quote di partecipazione.
però è bene tener presente che
il materiale didattico non è il
limitato, per cui in un secondo
tempo ciascuno dovrà provve
dere per proprio conto all’ac-
ouisto del materiale che gli oc-
corre,
ai corsi si rice-
e al mercoledì,
19,30, presso la
Sezione in via
Le iscrizioni
vono al lunedì
dalle 18,30 alle
segreteria della
Sestri 33/2.
GRAVE LUTTO DELLA ‘’SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE‘
La tragica fine di Romualdo Gambino
sui ghiacci del Plateau Rosa
La tragica fine del disegnato-
re Romualdo Gambino sul Pla-
tean Rosa ha suscitato in tutta
la cittadinanza genovese e in
particolare nei suoi compagni
di lavoro e amici del Dopolavo-
ro, una dolorosa impressione,
Come è noto il Gambino —
che era un appassionato della
montagna e ricopriva le cariche
di segretario del gruppo alpini-
stico e responsabile dei cam-
peggi della ” Sezione attività
montane” — si era recato in
gita col gruppo sci a Cervinia il
30 marzo per effettuare delle ri-
prese cinematografiche. Unitosi
agli amici dopolavoristi Sergio
Rinaldi e Giuseppe Dodi che,
muniti di sci, erano diretti al
Piccolo Cervino, dopo un’ ora
di cammino salutava i compa-
gni e si fermava per mettere in
azione la cinepresa. Rinaldi e
Dodi a un certo punto, voltatisi
per salutarlo, lo videro tastare
il ghiaccio con la picecozza, ma
conoscendo la sua esperienza ul-
pinistica proseguirono tranquil-
ti. Purtroppo la montagna nu-
scondeva per Gambino una fa-
tale insidia. Rinaldi e Dodi, vol-
latisi un’altra volta, non lo vi-
dero più: Gambino era stato
inghiottito da una voragine a-
pertasi sotto i suoi piedi,
Tornati affannosamente indie-
tro gli amici dello sventurato si
resero subito conto della gravi-
tà della situazione e senza esi-
tare nn istante l’alpinista Ri-
naldi, fattasi legare una corda
intorno alla vita, si calava nel
profondo crepaccio con supremo
sprezzo del pericolo. Dopo tre
ore Rinaldi, spossato dalla fa-
tica, riportava alla superficie il
corpo insanguinato dell’amico,
ormai privo di pifa, Senza il
suo gesto eroico le misere spo-
glie di Gambino sarebbero ri-
maste per sempre imprigionate
in una bara di ghiaccio.
Romualdo Gambino aveva
trent'anni ed era impiegato al
Cantiere di Sestri. Era un pro-
petto alpinista e la sua espe-
rienza della montagna si era
affinata in centinaia di ardite
escursioni, Era forte e buono, e
la sna fine è da attribuirsi sol-
tanto alla tragica fatalità. La-
scia nella più profonda coster-
nazione la madre e la giovane
moglie. che al momento della
disgrazia si trovava a Sondrio
in attesa del suo primo lieto
evento. La triste notizia le è
stata tenuta pietosamente na-
scosta fino a pochi giorni or
sono, e solo dopo la nascita di
una florida bambina ha saputo
perchè il suo sposo non le era
vicino,
Il Dopolavoro Ansaldo parte-
cipa commosso al dolore dei fa-
migliari del compianto giovane,
ricordando con profondo rim-
pianto le sue doti di generosità,
di coraggio, di bontà.
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con Sede in Genova, comunica ai dipendenti
dell’ Ansaldo cha ha aperto il nuovo ingresso
ai propri magazzini in Piazza Scuole Pie, 192
dotandolo di vetrine per l’ esposizione dei propri
articoli di
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e tutti gli articoli di abbigliamento maschile,
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I signori dipendenti dell’ Ansaldo che presenteranno
questo tagliando, beneficieranno del 10%, di sconto su
acquisti per contanti e del 3%; su acquisti a rate Buoni
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17
Sono nati
22 dicembre: ROBERTO, di Pie-
tro Guerello (Mec) e di Luisa Gam-
baro - 18 gennaio: MIRCO, di En-
nio Scarpellini (Mug) e di Dina Si
monetti - 22 gennaio: PAOLO, di
Remo Bianchi (Can) e di Mara
Malaspina - 24 gennaio: GIOVANNI,
di Armido Grespiani (Mug) e di
Maria Ortolini - 10 febbraio: IVA-
NO, di Ilio Serafini (Mec) e di Giu-
seppina Scavino - 18 febbraio: LU-
CILLA MARIA, di Pietro Sarcina e
di Maria Lazzaro (Dig) - 23 feb-
braio: DONATELLA, di Serafino
Martelli (Mec) e di Erina Spuzio -
24 febbraio: MAURIZIO, di Rolando
Mombelli (Mec) e di Vittoria Cioce
- 25 febbraio: CARLO, di Bruno Di
Paco (Liv) e di Giulia Gronchi; GA-
BRIELLA, di Orlando Andreuccioli
(Coke) e di Anita Robotti - 26 feb-
braio: DONATELLA, di Domenico
Bordigoni (Mug) e di Maria Ferra-
ri - 28 febbraio: ROSSELLA, di Do-
menico Gnecco (Can) e di France-
sca Sessarego - 1° marzo: CORRA-
DO, di Bruno Romano (Mec) e di
Margherita Allia; GIORGIO LUICI,
di Marco Maruffi (Fon) e di Lucia-
na Fascioli; MARA, di Luciano
Diotallevi (Liv) e di Mirella Orlan-
i - 3 marzo: AURELIO, di Carlo
Azzarini (Mug) e di Teresa Varese;
EUGENIA, di Armando Ronchetio
(Can) e di Alba lIreda; SONIA
CLAUDIA, di Ervino Africh (Fon)
e di Elda Babbi - 4 marzo; GIUSEP-
PE, di Domenico Galea (Can) e di
Maria Simonetti; CORRADO di An-
gelo Mantero (Can) e di Luciana
Gambella; CARLO, di Domenico Lu-
centini (Mce) e di Nella Persico;
i
GENOVA -
LA SPEZIA -
LIVORNO -
FILIALE S.A.R.P.1 -
Ditta Dr. F, A GABBIO -
Ditta ULRICO ROMEI -
ANNA, di Carmelo Casazza (Mec)
e di Maria Pagliughi - 5 marzo:
SABRINA, di Silvio Ballestracci
(Can) e di Giovanna Graffione; GI.
SELLA, di Luciano Vezzosi (Mec)
e di Carmela Varriale - 6 marzo:
CINZIA, di Unico Barghi (Liv) e
di Piera De Fusco - 7 marzo: DO-
NATA, di Almo Rebolini (Mug) e
di Adriana Oligeri; ORNELLA, di
Antonio Ferretti (Can) e di Agosti
na Ferretti; MAURA, di Carlo De
Negri (Cmi) e di Elsa Esposto - 8
marzo: MARCO, di Mario Giacomi-
ni (Mec) e di Anna Maria Ferrari
- 10 marzo: MASSIMO, di Lino Bol-
loli (Cmi) e di Amelia Prefumo -
11 marzo: MAURO, di Ilario Pesce
(Can) e di Rita Carpi - 12 marzo:
MASSIMO, di ing, Andrea Celenta-
no (Dig) e di Edda Premuda - 18
marzo: MIRIANO, di Luciano Bono-
mo (Liv) e di Piera Pierotti - 19
marzo: MARINA, di Enrico Quartini
(Mec) e di Bruna Ravera; ALVA
di Fioretto Voltolini (Mec) e di A
melia Siri - 20 marzo: ARCANGE-
LO, di Giuseppe Avenoso (Fon) €
di Rosa Politi - 23 marzo: PIERO,
di Aldo Maggiani (Mug) e di Carla
Maggiani.
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ni loro genitori i nostri più fervidi
auguri,
Si; sono sposati
2 febbraio: Giuseppe PASTORINO
(Fon) con Maria Guerra — 8 feòù-
braio: Pietro RAITI (Mug) con Ma-
ria Castellini.
Agli sposi i nostri vivissimi au-
guri.
®
125 cc.
NOZZE {D’ ARGENTO
Il Capo Reparto degli elettricisti
del Cantiere di Sestri Germinale
Caniato ‘e la sua. gentile consorte
Giuseppina Parodi hanno festeggia-
to in questi giorni le nozze d'argen-
to insieme con i loro due figii
Sarina e Giovanni (quest’ultimo di-
pendente anch'egli del Cantiere di
Sestri) e con numerosi parenti.
Alla felice coppia, unita nel più
profondo affetto da venticinque an-
ni, formuliamo gli auguri più fer-
vidi,
Commiati
Per raggiunti limiti di età hanno
lasciato il Cantiere di Muggiano il
rag. Fiorenzo Verdini, Capo dei Ser.
vizi Amministrativi, e la signorina
Margherita Bigi, Capo Ufficio Conta-
bilità Generale,
Il rag. Verdini era entrato in Can-
tiere nel 1915 ed ha prestato inin-
terrotto servizio per 42 anni; la
signorina Bigi era stata assunta nel
1939 raggiungendo quindi una an-
zianità di 18 anni.
Al momento del commiato i due
impiegati, che lasciano il Cantiere
al quale per tanto tempo hanno
dedicato le loro migliori energie,
sono stati cordialmente festeggiati
dal Vice Direttore Amministrativo
rag. Traversa e da tutto il persona.
le amministrativo ed è stato loro
offerto un dono e una pergamena
a ricordo della loro apprezzata ope-
ra al Cantiere di Muggiano,
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tiere di Sestri,
Pensioni
di guerra
GINO RAPETTA. A Sua richiesta Le
comunichiamo di avere ottenuto dal
Ministero del Tesoro due copie dei
Mod, 69, che Lei potrà ritirare
presso la nostra Redazione. Nel
frattempo La informiamo che 1}
Servizio Pagamenti, in data 4-3-1958
ha provveduto ad inviare all’Uffi-
cio Provinciale del Tesoro di Geno-
va il ruolo di variazione che auto-
rizza la rettifica del cognome da
Rapetti a Rapetta.
PAOLO TOSCHI. Facciamo seguito
a quanto pubblicato sul n. 3 del
15-2-1958 per comunicarLe che il
Comitato di Liquidazione ha appro-
vato il progetto di pensione; sue-
cessivamente il Ministero del Te-
soro, con Decreto dell’11-2-1958 n,
363460, ha deciso favorevolmente,
Il Decreto è passato al Servizio Pa-
gamenti della Direzione Generale
delle Pensioni di Guerra, per l’e-
missione del ruolo e verrà tra-
smesso, insieme al libretto di pen-
sione, all'Ufficio Provinciale del Te-
soro competente per il territorio.
Con il prossimo numero contiamo
di poterLe comunicare gli estremi
di trasmissione anzidetti.
ANTONIO ATTANASIO. Il Ministero
del Tesoro, con Decreto n. 2169715
del 23-11-57, Le concede la pensio-
ne vitalizia di 6a categoria a decor-
rere dall'8-1-1948. Il Servizio Pa-
gamenti ha trasmesso ii ruolo di
variazione all'Ufficio Provinciale del
Tesoro di Genova in data 21 dicem-
bre 1957. Con questi dati può re-
carsi all'Ufficio del Tesoro per sol-
lecitare la liquidazione.
GIUSEPPE FERRANDO. Le comuni-
chiamo che il Suo ricorso presso
la Corte dei Conti porta il numero
327456.. E' completo del fascicolo
amministrativo e trovasi all'esame
per l'istruttoria,
CESIRA CANDIA ved, PONTINI. C3
i i quanto pubblicato nel
n; -2 -2-1958, per comunicarLe
che il Comitato di Liquidazione ha
respinto ancora una volta il Pro-
getto di pensione al Servizio com.
petente per una ulteriore istrutto-
ria. Seguiremo la pratica presso Il
detto Ufilcio e Le daremo notizie
appena possibile.
:
Ì
i
i
&
;
4,5 CV, velocità 75 Km/h
consumo 1,8 litri per 100 Km.
L. 128.000
ì
150 cc. G. S.
8 CV, velocità 100 Km/h,
consumo 3 litri per 100 Km.
L. 178.000
150 cc.
5.5 CV, velocità 80 Km/h,
consumo 2,2 litri per 100 Km.
L. 148.000
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Telefono 22,685
Telefono 22.062
PIAGGIO
18
Caro Ansaldino,
gradirei sapere in base a
uale meccanismo di conteggio
premio di produzione perce-
ito dalla categoria impiegati
la fine del decorso mese di
bbraio risulta da lire 20.200
lire 40.000 per gl’impiegati
lla DIG, mentre è stato da
le lire 3.000 a lire 6.000 cir-
per gl'impiegati del CAN.
Ringrazio
ALFREDO GIANNONE (CAN)
Le regolamentazioni che de-
rminano il premio di produ-
ione agli impiegati del CAN
a quelli della DIG sono ba-
fe necessariamente su crite-
i diversi.
Infatti il premio di produ-
ione del CAN è proporzionato
irettamente alla quantità di
voro fatto e inversamente al
impo impiegato per farlo,
entre quello della DIG è ri-
erito a criteri di rendimento
isurati dal rapporto fra le
e teoriche previste per il
nzionamento dei vari servizi
le ore effettivamente spese
er compierli.
Comunque di seguito ripor-
iamo le medie mensili — pro
apite — licuidate agli impie-
gati del CAN e della DIG, per
conguaglio premio produzione
riferite, per ragioni di unifor-
mità, non al solo trimestre ci-
tato dal sig. Giannone, ma al-
l’intero anno 1957, suddiviso
per categorie:
CAN DIG
la categ. 9.615 12.912
2a categ. 3.073 7.160
3a categ. 2.750 4.856
E’ evidente che il congua-
glio premio produzione liqui-
dato agli impiegati della DIG
sia superiore a quello degli
impiegati del CAN, ma occor-
Te tenere presente che le pre-
stazioni di carattere straordi-
nario incidono negativamente
ai fini della determinazione
del ‘premio. di» produzione ..e
ui di seguito riportiamo le
medie mensili — pro capite —
liquidate per lavoro straordi-
mario e quote orarie (44-48)
agli impiegati del CAN e della
DIG nell’anno 1957 suddivise
per categorie:
CAN DIG
la categ. 8.916 570
2.a categ. 15.270 2.083
3.a categ, 14.600 857
°
Caro Ansaldino,
desidero anzitutto ringra-
ziare — anche a nome de-
gli altri ansaldini, di cui sono
certo di interpretare i senti-
menti — la Direzione Centrale
e tutti coloro che hanno colla-
‘borato alla buona riuscita del-
fa ormai tradizionale festa pa-
squale per la consegna del-
l'uovo di cioccolatto ai bambi-
mi, festa allietata da una feli-
| ANSALDINI
IMOBILI
involgendoVi alla Ditta
|CARDONA «&
GENOVA - VICO DEL FERRO 5-7 r.
(Da Via Garibaldi a Piazza del Ferro)
Telefoni: 21.518 - 204.723
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ARREDATE COMODAMENTE
E BENE LA VOSTRA CASA
con
MODERNI SOLIDI
A RATE di Lire
cissima scelta di films e car-
toni animati.
Per dare a queste manifesta-
zioni un'impronta ancora più
lieta e cordiale vorrei avanza-
re un modesto suggerimento,
allo scopo di dissipare un pic-
colo malumore suscitato dal
sistema di estrazione dei pre-
mi speciali ai genitori dei bam-
bini. Infatti i triangolini di car-
ta che vengono staccati dai bi-
glietti di invito e imbussolati,
non obbediscono che in piccola
parte alla rotazione impressa
all’urna al momento dell’estra-
zione di questi premi, poichè
la maggior parte di essi forma
un blocco che rimane attaccato
al fondo.
A questo inconveniente si
potrebbe ovviare arrotolando i
tagliandini prima di imbusso-
larli, in modo da facilitarne la
rotazione e quindi soddisfare
di più i candidati ai premi.
Certo che vorrai prendere
in considerazione la mia pro-
posta ti ringrazio e ti saluto
con profonda stima.
ALBERTO PARODI (CAN)
L’inconveniente da Lei la-
mentato non è purtroppo di fa-
cile soluzione. Lei avrà osser-
vato certamente con quale rit-
mo incalzante le centinaia di
ospiti entrano nei locali pre-
parati per la festa e quanto
pochi siano i minuti a dispo-
sizione degli incaricati per im-
bussolare i tagliandi. L'unica
cosa che abbiamo potuto fare
è stata quella di raccomandare
ai nostri collaboratori di far
ruotare le urne il più a lungo
possibile e di scuotere conti-
nuamente il loro contenuto.
Ia soluzione da Lei suggeri-
ta, e che avevamo già tentato,
non è assolutamente possibile.
La ringraziamo tuttavia per il
Suo cortese interessamento e
Le assicuriamo che faremo dei
teniativi per trovare un’altra
soluzione che risolva, almeno
in parte, l’inconveniente.
°
Gli ansaldini del Meccanico,
dopo aver presa visione del
programma relativo alla gita
di Parigi - organizzata dal-
l'’ENAL-Ansaldo - prendono lo
spunto per chiedere alla Dire-
zione de «l’Ansaldino » quan-
to segue:
a) Desiderano, se possibile,
sia pure con una certa appros-
simazione, conoscere i pro-
grammi annuali delle gite che
si intendono fare.
b) Dato che VENAL sta ri-
prendendosi e potenzia le sue
branche culturali e sportive,
non dovrebbe intralciare per
nessun motivo quanto viene
organizzato e portato con peri-
zia a compimento da « VPAnsal-
dino >».
c) AIP’ENAL nazionale viene
pagata mensilmente una quota
di adesione e senza di essa
GARANTITI
IIAZENO
GINOCCHIO
FATEVI RICONOSCERE
VI FAVORIREMO
non si può partecipare alle
manifestazioni.
I sottoscritti chiedono che
« l'Ansaldino », tenendo conto
di ciò, organizzi per tutti, con
spese minime, gite e manife-
stazioni varie.
SEGUONO 51 FIRME
Siamo dolenti di non poter
esaudire — almeno per il.mo-
mento — il desiderio dei let-
tori del Meccanico (e di altri
che, in questo periodo, ci han-
no scritto o telefonato per
chiedere le stesse cose). Tenu-
to conto della situazione finan-
ziaria dell'azienda, la Direzio-
ne ha ritenuto di non poter
mettere a nostra disposizione
ia somma necessaria a svol-
gere il programma di gite e
manifestazioni che avevamo
tracciato per l’anno in corso;
e ciò ha momentaneamente
bloccato ogni nostra iniziativa
di carattere ricreativo.
Speriamo tuttavia di poter
organizzare almeno una gita
per i nostri lettori, nel perio-
do feriale. Ma precisare meta,
durata e spesa è, per ora, al
di sopra delle nostre possibi-
lità.
| MEMENTO |
Alberado GALLIZIA
di 58 anni, dipendente del
Cantiere di Muggiano, dece-
duto il 19-3-1958. Era stato as-
sunto nel 1947.
Romualdo GAMBINO
di 30 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
30-3-1958. Era stato assunto
nel 1945. Lascia la moglie e
la madre. :
Renato COSTA
di 48 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
18-3-1958. Era stato assunto
nel 1936. Lascia la moglie.
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
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L’insidia
peratura.
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qualsiasi temperatura.
a
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degli acidi
Acidi nel motore? Certo: la combustione
ne lascia giorno per giorno una notevole quan.
tità nei cilindri. I loro effetti sono dannosi:
quando il motore è fermo corrodono il metallo
e, quando é in moto, ne accentuano l'usura.
Ecco perché é indispensabile un lubrificante
che neutralizzi gli acidi a mano a mano che si
formano, oltre a combattere insidie altrettanto
pericolose come l'attrito e gli sbalzi di tem.
Affidatevi a un olio speciale, come lo
-100 Motor Oil Multigrade, che com-
batte la corrosione e protegge il motore a
facilita l'avviamento
protegge il motore
combatte la corrosione
fa risparmiare carburante
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MOTOR OIL
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ansaldino
d quinto - numero 6 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO genova - 15 aprile 1958
La copertina: palettatura del rotore
della turbina di bassa pressione del
gruppo turboalternatore da 125.000
kW in costruzione al Meccanico per
la centrale di Civitavecchia della
« Società Termoelettrica Tirrena >»;
è al lavoro Gian Franco Rossetti,
lansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL’ ANSALDIO
*
EDITO DALL'JANSALDO 8. p. A.
x
Responsabile: Lorenzo Rebora
Sk
Redazione: Via Fieschi,
Genova
IO-II
sommario
2 IMPIANTI ELETTRICI INDUSTRIALI
di Mario Guglielmina
3 NUOVE MACCHINE PER LA LA-
VORAZIONE DEL LEGNO AL
CANTIERE
INTERNI DELLA “ FEDERICO C.”
6 PANORAMA AZIENDALE
LA FESTA PASQUALE DE “L'AN-
SALDINO ”
9 UOMINI ALLA CONQUISTA IDEL
CIELO di L. B.
10 LA VENERE D'ILLE di
Mérimée
12. VITA DI CASA
15 IL CONVEGNO ANTINFORTU-
NISTICO IRI
17 DOPOLAVÒRO
19 “L'ANSALDINO" RISPONDE
Prosper
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spartaco
Sardini, Giuseppe Rovegno - CAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; (Fegino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montesoro
- SAU: Giuseppe Sardi - MUG:
Aldo Galli, Franco Guadagnini -
LIV: Dino Dazzi - COKE: Edilio
Orlandi - ROMA: Mario Fossati
*
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Via
Monticelli, 11X Fotoincisioni A.Ceriale,
Via Lanfranconi, 43XPubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizzazione
Tribunale di Genova n. 299, 6-5 -1954
La controcopertina: lingottiera ot-
tagonale di ghisa ematite fusa alla
nostra Fonderia per la Società «Ter-
ni »; la lingottiera pesa 82.340 kg.
© ha richiesto 1500 ore di lavoro
Impianti elettrici industriali
a ormai trascorsi 25 anni
dal lontano 1933 in cui, alla
richiesta di autorizzazione deila
spesa di 350.000 lire per la co-
struzione dell’impianto elettrico
per un forno ad arco trifase da
25 tonn,, il dirigente di allora
con un sobbalzo esclamò: ” Tre»
centocinquantamila lire per due
fili!”, AI che il presentatore
senza scomporsi rispose: * Vera-
mente i... fili sono tre! ”, Era l’e-
poca in cui poteva ancora essere
consentito lamentarsi con la for-
nitrice dell'energia perchè for-
niva allo stabilimento un basso
fattore di potenza!
A distanza di tanti anni pos-
siamo affermare che l'enorme
sviluppo degli impianti elettrici
e la notevole divulgazione di
questa materia hanno fornito
anche agli inesperti di cose elet-
triche un più realistico panora-
ma, sia pure per sommi capi,
della importanza ed entità del
contributo che gli impianti eler-
trici sapientemente elaborati
possono apportare al tranquillo
funzionamento degli impianti, e
pertanto, a incidere in modo de-
terminante sulla produzione.
Fatta questa aneddotica pre-
messa e riscoperte dopo tanti
anni due ” perle” del nostro ar-
gomento, passo, per sommi capi,
all'esame dei punti fondamen-
tali che caratterizzano gli im-
pianti elettrici industriali di no-
tevole entità.
L'aumento della potenzialità
delle centrali di produzione, del-
le linee di trasporto, delle ten-
sioni in gioco, delle unità tra-
sformatrici da installarsi nelle
utenze, reso necessario in misura
sempre maggiore, dallo sviluvpo
produttivo, ha posto ai proget-
tisti degli impianti e'ettrici ed
alle case costruttrici delle appa-
recchiature, serii problemi in
ordine alle aumentate capacità
di rottura richieste agli inter-
ruttori in presenza di perturbi-
zioni e corti circuiti.
La protezione della sottosta-
zione dell'utente è strettamente
legata alle caratteristiche della
linea ad alta tensione in arrivo
ed al macchinario installato a
monte della stessa, al fine di
valutare l’entità della potenza
in gioco al verificarsi di un cor-
to circuito sugli interruttori di
manovra e protezione posti alla
entrata della linea alla sottosta-
zione, potenze queste, che vanno
da qualche centinaio di migliaia
di kVA ad oltre un mil‘one,
mentre la portata dell’interrut-
tore e dei circuiti ad esso con-
nessi in regime di esercizio è
dell'ordine di qualche migliaio
di kVA, fino a oltre trentamila
KVA per i grandi impianti chi-
mici,
La sempre crescente necessità
di ridurre le cause di arresto del
ciclo produttivo, le severe con-
dizioni di funzionamen:c che si
richiedono ai motori elettrici, il
loro stretto indispensabile
cordo con le macchine da azio-
nare, hanno imposto alla pro-
gettazione degli impianti di tra-
sformazione, distribuzione, con-
trollo e protezione selettiva, con-
dizioni di particolare esecuzione
e sicurezzii. Pe» soddîsfare a
vveste premesse è indispensa-
bile che il progettista conosca
sin dalle origini ossia dal ” pre-
ventivo” gli elementi e le ca-
ratteristiche fondamentali sia
dell’elettrodotto ad alta tensio-
ne che alimenterà l'utenza e sia
del macchinario che in esso sa-
rà installato, tenuto conto che
il dimensionamento dell’impian-
to e quindi del costo può, a
pari tensione di alimentazione,
subire notevoli variazioni strut-
turali e di costo.
Faccio un esempio limitato
ai soli interruttori primari della
sottostazione: a pari portata di
esercizio il loro prezzo può va-
riare da meno di ‘4 milione a
circa 5 milioni! Il peso, e quin-
di il costo dei circuiti ad esso
direttamente connessi seguono
pressappoco di pari passo,
Una superficiale conoscenza
delle caratteristiche di alimen-
tazione e ubicazione, delle con-
dizioni ambientali, particolar-
mente indispensabili in caso di
impianto in zone tropicali, pos-
sono causare all'atto della defi-
nitiva esecuzione notevoli modi-
ficazioni di progetto e quindi di
spesa. Una preventiva conoscen-
za delle predette caratteristiche
può anche essere determinante
per una giusta ed economica
scelta dei tipi più adatti di mo-
tori elettrici prodotti oggi dalla
industria elettrica nelle più sva-
riate esecuzioni che si possono
così riassumere;
a) In base alla forma costrut-
tiva ed accoppiamento: l’unifi-
cazione UNEL 1957 prevede 50
diverse forme e accoppiamenti
escluse le macchine verticali, i
generatori e gli assiemi,
b) In base al modo di funzio-
namento: asincroni - sincroni -
a velocità variabile.
e) In base al sistema di chiu-
sura: aperti - protetti contro lo
stillicidio - chiusi a mantello -
stagni . a sovrapressione - a si-
curezza aumentata - antidefla-
granti,
d) In base al sistema di raf-
freddamento: a ventilazione na-
turale - autoventilato - ventilato
in circuito chiuso - a ventila-
zione forzata - ad acqua - ad
idrogeno.
Si dovrà inoltre tener conto
delle temperature di riferimen-
to e di funzionamento in clima
europeo con particolare riferi.
mento al clima tropicale per gli
impianti all’estero, all'ambiente
che può essere: normale - in
presenza di gas - sotto pioggia -
in presenza di polveri infiamma
bili o aggressivi chimici,
La progettazione dei quadri e
dell'impianto elettrico deve uv-
viamente adeguarsi alle condi-
zioni sopra esposte tenendo an-
cora conto, per gli impianti in
zone tropicali, della presenza di
insetti, topi, termiti, nonchè
della condensazione nei quadri
e delle relative muffe (funghi)
che in essi possono formarsi,
Dovranno prevedersi distinti cir-
cuiti di terra di protezione dei
motori, quadri, ecc. e di fun-
zionamento (messa a terra del
neutro) e, dove richiesta, la pro-
tezione antifulmine col moder-
no sistema radioattivo,
La messa in funzione degli
impianti elettrici deve essere
preceduta da una completa veri
fica da parte di personale di si-
cura competenza di tutte le ap-
parecchiature e circuiti; in par-
ticolar modo i relè dovranno
essere provati di volta in volta
onde garantire lo scatto alla
corrente prefissata dei rispeltivi
circuiti,
I motori dovranno essere s-
soggettati alle prove di isola-
mento ed in caso di deficienze
sottoposti a prosciugamento in
stufe o, in mancanza di esse, di
adeguati mezzi di fortuna, I
trasformatori dovranno essere
assoggettati alla verifica dell'o-
lio isolante, all'eventuale tratie-
mento dello stesso e, se spediti
all’estero in atmosfera di azoto,
sottoposti a tempestiv» riempi
mento con olio tratt a colto
e debitamente sottoposto alla
prova spinterometrica per accer-
farne il grado di isolamento.
Trattandosi di impianti all'e-
stero, particolare importanza
acquista il collaudo preventivo
in fabbrica dei motori, quadri e
apparecchiature, da robustezza
e impermeabilità dell’imballag.
gio, il tempestivo controllo del
macchinario all'arrivo, l’approv-
vigionamento in tempo utile
delle parti avariate; una debita
scorta di parti di ricambio mag-
giormente soggetta a usura do-
vrà essere prevista.
Su questo argomento degli
impianti all’estero sarà sempre
buona norma, salvo casi di for-
za maggiore, ottenere dall'ac-
quirente dell'impianto, che la
fornitura comprenda anche il
montaggio in opera dell’impian-
to elettrico. In tal modo si ri-
sparmieranno amare esperienze
al cliente e noie a catena per il
fornitore dell'impianto.
Concludendo infine questo ra-
pido giro d’orizzonte su una
parte dei problemi che si affac-
ciano al progettista dei moderni
impianti elettrici industriali,
auspico una sempre più stretta
comprensione tra i progettisti
degli impianti produttivi e i
progettisti degli impianti elet-
trici uniti nel comune intento
di sempre meglio operare.
Mario Guglielmina
SUDIIIMITITMIANTANHVMHEHA VARIATA TATTONIAMIT AVANTI VANONI VMHITAONANIIAOOVAVONIOOAOITDOIAKITAMHITIONNAMIIO OTO VOOIIOAIAHtATOVAGHITANITAKTORIAAoNOKKIFODKTAATIONAAAIVTAnAKKIKAtiiniAnttianittttin
Nuovo impianto di riscaldamento
nel fabbricato servizi del Cantiere
el fabbricato servizi è sta-
to rinnovato l’impianto di
riscaldamento ampliandolo a
tutti gli spogliatoi; inoltre la
produzione dell’acqua calda è
stata adeguata all’effettiva ri-
chiesta per il servizio delle
docce,
La centrale termica assicura
una produzione giornaliera di
circa It. 200.000 di acqua calda
e 450.000 calorie orarie per il
riscaldamento, Funziona su due
caldaie orizzontali a tubi di fu-
mo a ritorno di fiamma (tipo
marino); la superficie di riscal-
damento è di 55 mq. ognuna, Le
caldaie producono vapore satu-
ro, a bassa pressione (0,5 Atm.),
con il vantaggio di portare agli
apparecchi il vapore nelle con-
dizioni termiche più vicine pos-
sibile alla temperatura di con-
densazione, Naturalmente sono
state evitate le condensazioni
nei tubi, sia con opportuni pro-
porzionamenti che con il dre-
naggio dei tubi stessi e con un
La sistemazione degli aerotermi negli spogliatoi
adeguato isolamento termico,
Le caldaie sono fornite di bru-
ciatori a nafta del tipo auto-
matico, L'acqua calda, prodotta
a mezzo di 4 scambiatori di ca-
lore, viene accumulata in 4 bal-
litori della capacità complessiva
di lt. 40.000 circa alla tempe-
ratura di 85°+90°. L’acqua cal
da è poi miscelata a mezzo di
batterie di valvole automatiche
a tre vie a regolazione termosta-
tica e distribuita a 45° alle doc-
cie.
L’installazione di valvole ter-
mostatiche nelle ammissioni di
vapore agli scambiatori di ca-
lore, combinata con la regola-
zione dei bruciatori delle caldaie
a mezzo di pressostati, sensibili
alle variazioni di pressione del
vapore, in dipendenza della ri-
chiesta, rendono il funziona
mento dell’impianto completa-
mente automatico,
Dalla stessa centrale termica
partono i collettori dell’impiaz-
to di riscaldamento, realizzato
con aerotermi alimentati con
vapore a bassa pressione.
Anche il locale della mensa è
stato riscaldato con aerotermi
alimentati a vapore prodotto da
due caldaie verticali alimentate
da bruciatori a nafta a coman-
do semiautomatico.
Due nuove turbocisterne sono state impostate recentemente nei nostri Cantieri. A sinistra la costruzione 1536 del Cantiere di Muggiano (T/c. da 31.500 t.d.w. per
la Società «Messana» di Messina); a destra la costruzione 1531 del Cantiere di Sestri (T/c. da 34.500 t.d.w. per la Società «British Petroleum Tanker» di Londra)
III DIOR BARDI VANTA MHR IO MIVEOIOAIVEITORVA OMAV AMANI ANAAO MORENO MOVANV DONE NAV ATOM ORTO AAV ONE OOO FOVOVEOAVODOO ODDO ANNO ORNV ARA AOCA IU AFMAIUDOAN ASTA UDO TORUOTOVO NUTI AO DOT TOROTE MOANA TORNANO
NUOVE MACCHINE PER LA LAVORAZIONE
DEL LEGNO AL, CANTIERE DI SESTRI
In questi ultimi tempi il
(Cantiere navale di Sestri, con-
tinuando nella sua opera di
rinnovamento e di sviluppo
delle attrezzature delle sue of-
ficine, ha arricchito le officine
di arredamento con alcune mo-
dernissime macchine, tra le
Quali segnaliamo una leviga-
trice calibratrice a cilindri,
una fresatrice a mandrino in-
clinevole volgarmente chiama-
fa tupie e una tenonatrice ad
alberi orientabili.
Con l'acquisto della leviga-
trice a cilindri si è ottima-
mente completato il ciclo di
In alto a destra:
lavoro del reparto impiallac-
ciature.
Questo reparto, che è in
continuo sviluppo per l’impie-
go sempre crescente sia dei
pannelli impiallacciati, sia dei
compensati rivestiti con mate-
riali plastici o sintetici per la
costruzione di mobili e fascia-
menti per alloggi di bordo, era
già dotato di macchine specia-
li quali la cesoia meccanica e
la giuntatrice automatica per
la preparazione dei piallacci,
di una incollatrice meccanica
a rulli e di una pressa idrau-
lica, Con l’aggiunta della levi-
tenonatrice ad alberi orientabili. Sopra, da sinistra:
SIDIVIVIIIOPOVIVIODORIAIVIORIVATIVZIGNETKIVRRETEOTOROIEUTALIANA INT ANDUVAVININEOUOEITIOMORIRIVIVRDEVEAVIOSIDDERIMOBRENE ORUSALIOMNNARNEIOIIOOETEIWRTK
gatrice a cilindri, indispensa-
bile per la preparazione dei
pannelli prima dell’incollaggio
e dopo la pressatura, esso ha
notevolmente perfezionato il
prodotto e ridotto i tempi di
lavorazione.
L’acquisto invece della fre-
satrice e della tenonatrice ri-
spondendo al principio dell’im-
piego di utensili rotanti ad al-
tissime velocità periferiche col
minimo diametro, ha dato un
decisivo impulso e perfezio-
namento alle lavorazioni per
la costruzione di mobili e pa-
ratie.
levigatrice-calibratrice a cilindro
fresatrice a mandrino inclinevole;
““—“_°_°°’— Interni dell;
Nella pagina di sinistra e poi nella pagina di destra, in senso anti
3.a classe; particolare dall'appartamento per l'armatore; cabina
* vestibolo di la classe; alloggio di lusso; sala da pranzo di 2a
Federico (.”
delle feste della 2.a classe; la sala di comando; sala da pranzo di
sala di scrittura di 2 class salone delle feste della 3.a classe;
delle feste della l.a classe; sala di soggiorno della 1l.a classe.
ES
FONDERIA
Commesse
Ecco l’elenco delle commes-
se più importanti acquisite
nel mese di marzo:
— Tamburi e carrucole di
ghisa per la Società «ORMIG»
di Ovada.
— Travi e barrotti di ghisa
per la Società « Cornigliano »
di Genova,
— Ceppi di ghisa per freni
per la « Compagnia Interna-
zionale delle Carrozze con Let-
ti » di Milano.
— Piastre, flange e bussole
di ghisa e barrotti e camicie
di bronzo per lo Stabilimento
« Ansaldo Fossati » di Genova
Sestri.
— Camicie di bronzo per la
Società « Ilva » di Genova.
— Tamburi freno di ghisa
per la Società « Fergat» di
Torino;
— Testate, fiancate e ceppi
di ghisa per la Società «SIAC»
di Genova.
Giranti e boccole di
bronzo per la Società « Termo-
meccanica » di La Spezia.
- Elica di bronzo al man-
ganese per la Società « Ge-
stione Navi Sicula » di Ge-
nova.
— Getti vari di ghisa e bron-
Getti
vari
per
di ghisa per motori
ia spedizione al
Diesel Ansaldo - Fiat pronti
nostro stabilimento Meccanico
zo per costruzioni automobili-
stiche per la Società « Alfa
Romeo » di Milano.
Dette forniture ed altre
per conto dei nostri Stabili-
menti Meccanico e CMI e per
i nostri Cantieri di Sestri,
Muggiano e Livorno, compor-
tano circa 41.000 ore lavora-
tive.
Consegne
Il materiale più importante
consegnato nel mese di marzo
è il seguente:
Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e CMI e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 330 tonn. di getti ghisa
e bronzo per costruzioni varie.
— Alla Società « Alfa Romeo »
di Milano: 251 tonn. di getti
di ghisa meccanica e bronzo
per costruzioni automobilisti-
che. — Alle Società « SIAC »
e « Cornigliano » di Genova e
« Terni » di Terni: 285 tonn. di
lingottiere di ghisa di tipo va-
rio. — Alla « Compagnia In-
ternazionale delle Carrozze con
Letti » di Milano e alle FF.
SS.: 48 tonn, di ceppi di ghisa
per freno. — A clienti vari:
57 tonn. di getti di ghisa e di
bronzo. — Ai « Cantieri Nava-
li di Taranto », ai + Cantieri
Navali Riuniti » di Genova, ai
« C.R.D.A.» di Trieste e al
nostro stabilimento Meccanico:
15 eliche, per complessive 108
tonn., di bronzo al manganese.
CANTIERE
Per i trasporti interni il Cantiere di Sestri ha 16 carrelli elettrici della portata di 3 tonn.
alimentati da batterie al
ferro - nichel. Ecco la sala per la carica degli accumulatori
dipa
IL PRECETTO PASQUALE
alla Sede, al Cantiere di Sestri,
al Cantiere di Muggiano e al C. M. I.
Anche quest'anno presso la Direzione Generale e i nostri sta-
bilimenti sociali è stata celebrata la ricorrenza della Pasqua,
Alla Direzione Generale la cerimonia si è svolta la mattina del
2 aprile con l’intervento ci S. Em. il Caraginale Siri che ha
celebrato la Messa assistito da Don Poggi. Erano presenti la
Direzione e il personale al completo. Anche al Cantiere di
Sestri, il 12 aprile, la Messa per il Precetto pasquale è stata
celebrata dal Cardinale Arcivescovo, presenti pure Mons. To-
razza e il Cappellano di fabbrica. Allo stabilimento C.M.I. ha
officiato la Messa, ii 2 aprile, il Vescovo Ausiliare Mons. Chioc-
ca. Al Cantiere di Muggiano il rito è stato celebrato il 1°
aprile dal Vescovo di La Spezia Mons. Stella. Negli stabilimen-
intervenute le Direzioni e gran parte del
ti sono personale
Mise
a
a
fa
Wies ate,
S. Em. il
Cardinale Siri alla Direzione Generale
Il Precetto pasquale al Cantiere di Sestri
Il Precetto pasquale allo stabilimento CMI di Fegino
CASSETTA DELLE IDEE
Durante il mese di marzo sono state esaminate dai
| comitati della « Cassetta delle idee » 251 proposte, di cui
89 sono state premiate. Ecco il dettaglio:
i STABILIMENTO C.M.I. Proposte esaminate 29, di cui
6 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 231, di cui 83 premiate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di lire
179.000.
Tra gli ultimi premiati risultano i seguenti dipendenti
dello stabilimento CMI: Tiziano Belloni, Mario Brassesco,
Edoardo Buscaglia, Antonio Spanò, Aldo Zumerle, Bene-
| detto Zunino.
La Società « Butangas » di Milano ha ordinato allo stabilimento
C.M.I. dieci carri serbatoio completi da costruire a tempo di
primato. | carri hanno le seguenti principali caratteristiche:
lunghezza del serbatoio, m. 14,75; capacità, mc. 74; pressione
d'esercizio, kg./cmq. 20; portata gas butano, tonn. 36; peso
totale, kg. 36.000. Ecco i primi due carri pronti per la consegna
Gruppo turboalternatore da 15.000 kW tipo « Ljungstròm » in montaggio. Il turboalter-
natore è destinato alla centrale termoelettrica di Piombino della Soc. « Ilva » di Genova
LIVORNO |
Navi in bacino
— Dal 9 all’11 febbraio ha
sostato la motonave « Genepe-
sca II » di 1.650 t.s.l. della So-
cietà « Genepesca » di Livor-
no, per verifica dell’asse porta
elica e lavori da parte di Dit-
te esterne.
— Dal 21 al 25 febbraio ha
sostato la motonave « Gene-
pesca I» di 1.650 t.s.l, della
Società « Genepesca » di Li-
vorno, per verifica dell’ asse
port’elica e lavori da parie di
Ditte esterne.
IENE ANENOMIDIHOUHTASNEIVONOTIBIRTERNEDIRNADEVINRTVINOVEONIEROEMDOCEIORKERVIVEILAVELENVANEt
Movimento Dirigenti
Col giorno 24 aprile il Con-
direttore Amministrativo dott.
Guglielmo Scalari cessa di far
parte della nostra Società per-
chè chiamato a coprire altra
importante funzione direttiva
presso un'industria napoletana
del Gruppo « Finmeccanica ».
A sostituirlo nelle funzioni
di Capo dei Servizi Ammini-
strativi del Cantiere Navale di
Sestri viene designato il Vice
Direttore Amministrativo rag.
Carlo Traversa, attualmente
Vice Direttore Amministrati-
vo del Cantiere di Muggiano.
Le funzioni di Capo dei Ser-
vizi Amministrativi del Can-
tiere di Muggiano vengono
temporaneamente assunte dal
Consulente della Società sig.
Carlo Da Massa.
UN GRUPPO DIESEL MARINO
inviato alla Fiera di Casablanca
Motore Diesel tipo Q 265/4 S sovralimentato, della potenza di
300 HP a 360 giri al 1’, appartenente al gruppo marino di pro-
pulsione costruito allo stabilimento Meccanico che l’Ansaldo
esporrà prossimamente alla Fiera internazionale di Casablanca
7
e
F rancamente ignoro come,
quando e perchè sia sorta
la consuetudine di regalare in
prossimità della Pasqua, Vuo-
vo di cioccolata alle persone
più care; e, francamente, vi
confesso — bambini — che non
desidero affatto saperlo; per-
chè altrimenti si verrebbe a
rompere un po’ l’incanto, la
atmosfera idilliaca che una
tradizione tanto gentile crea,
di volta in volta,
E, venendo alla festa del 30
marzo — la settima che ho or-
ganizzato in vostro onore — vi
dirò che iî regali vinti dai vo-
stri genitori rappresentavano
— come dire? — la sorpresa
che ogni uovo pasquale deve
racchiudere.
Voi ora, e un po’ anche i
vostri genitori, avete già qua-
si dimenticato lo spettacolo;
ma quando adesso la mamma
vi sveglia con un buon caffè,
o quando — la domenica — la
tavola è ben imbandita, o an-
cora quando uscite col vestiti-
no delle grandi occasioni tan-
to ben stirato, pensate un mo-
mento solo, qualche volta, che
— forse — c’è lo zampino di
quel premio (erano 150 in to-
tale) vinto dai vostri papà,
durante la manifestazione. Ma
vogliamo ricordarla un po’,
questa festa?
E’ cominciata, praticamente,
a mezzanotte: quando, cioè, si
è messa in moto la macchina
organizzativa, simultaneamen-
te, nei sei teatri noleggiati
appositamente.
Poi, di buon mattino, siete
giunti voi, con i vostri accom-
pagnatori, ed avete trovato già
tutto in ordine, tutto ben mes-
so, tutto festoso, tutto pronto
per la proiezione dei cartoni
animati a colori.
66 I°
Il saluto di
rito vi è
stata
porto, questa volta, dalla gen-
tile signora Esther De Barbieri,
consorte del Presidente del.
t'’Ansaldo, anche a nome del
marito — che era andato a Li.
vorno; dal Direttore Generale,
ing. Lombardi; dai Direttori
Centrali ingg. Zirilli e Casac-
cia. In ogni teatro, poi, un Di.
rigente ha presenziato alla
prosecuzione della consegna
dei premi e delle uova: per la
cronaca, sono stati il Condiret.
tore del Cantiere di Sestri —
dottor Scalari — all’« Eden »;
it dottor Enrico, dirigente del
personale del Cantiere di Se.
stri, allo « Splendor » e il dot-
tor Berta, dirigente ammini.
strativo del CMI all’« Eden».
Al « Verdi » di Sestri, sono re-
stati tutti i dirigenti che vi ha
citato più su, i quali — con
Filippi che aveva presentato
lo spettacolo — hanno colla
borato alla duplice distribu-
zione.
Alla fine, verso le 11,30, Pol.
lastro e Stradella che avevano
teso tutti i fili dell’organizza-
zione, Jannone allo « Splen-
dor », Maggiolo al « Massimo»
e Merlano all’: Eden» erano
più felici che stanchi: il loro
premio tiù ambito, in fondo,
consisteva proprio in quello. |
E spostiamoci all’« Astra»
di La Spezia, adesso: vi ha sa-.
lutati, in una sala affollatissi.
ma, Aldo Galli: con voi c’era
no autorità cittadine civili e
militari e il Vescovo che vi ha
rivolto il suo augurale saluto
e la sua paterna benedizione.
C’erano ancora il Direttore del
Cantiere, ing. Palenzona, e i
Vice Direttori ing. Avanzini e
vag. Traversa, con il coman-
dante Beretta.
Prima di ricevere l'uovo e i
A sinistra dall’alto e sotto da sinistra: stupore e felicità di |
De Barbieri, consorte del nostro Presidente, ascolta gli auguri
risacco
wr È i gb
0 morta ©
CBBEIEER
[
er evadere dalla Terra puntando ad altri pianeti si
"sono oggi stabiliti dei principî teoricamente accertati, e
lla cui validità è stata confermata attraverso le, prime
ro applicazioni pratiche,
Ma come il problema era stato visto nei tempi trascorsi?
« La cosa è interessante ad essere considerata. anche
di fuori del campo preciso e rigoroso della scienza e
Ila tecnica, Il valore umano — come anelito di progresso
\LHOMME.
DANS
F ontispizio de «L'uomo nella luna» di Goodwin
di conquista — che in essi è insito, merita davvero che
se ne parli un poco.
Evidenteme per molto tempo, mirando al cielo
tome ad un nuo campo del suo possibile dominio, l'uma-
ità non fu in grado di fare distinzioni fra spazio atmosfe-
‘0 e spazio siderale. La conoscenza del mondo celeste fu
nta e difficile a diffondersi, e per di più si verificò 5pesso
| i risultati talvolta perspicui raggiunti in materia presso
to o quel popolo andassero del tutto perduti con il
declinafe, per una ragione o per l’altra, della. civiltà. dei
opoli stessi.
.. Certo una tappa notevole nella valutazione della realtà
Spaziale fu raggiunta con l'affermazione dell’idea della plu-
Talità dei mondi. Fu probabilmente attraverso talune conce-
a religiose che siffatta idea trovò le sue prime antici-
Oni,
Ma, in questa sede, quello che maggiormente può inte-
re è piuttosto quanto, in questa o in quella guisa, si
ferisce alla conquista dei cieli.
| Ed ecco così la tradizione secondo la quale già nel 3200
nti Cristo uno dei re di Ninive, Assurbanipal, sarebbe
o negli spazi eterèi «sino a scorgere i mari e le
re di dimensioni estremamente piccole », E una tradi-
ne ancora, altrettanto antica, dice. di un principe per-
no che cavalcando un cavallo di legno avrebbe felice-
mente compiuto un lungo viaggio nelle regioni celesti simo
n prossimità del Sole.
Erodoto, dal canto suo, fa cenno replicate volte a frec-
ie di incommensurabile potenza, in grado di proiettare gli
uomini a grandissime distanze.
La leggenda del volo di Icaro, pur con tutti i suoi ele-
(menti fantastici, indirizza finalmente a concetti di una
qualehe concretezza. Essa, a ben considerarla, dice in so-
za di un primo tentativo dell'uomo di librarsi nello
azio ricorrendo ad un sistema in verità ispirato a concetti
tutt'altro che privi di logica e di razionalità.
Ma, ovviamente, il problema della conquista dello spazio
- e qui sì parla specificatamente dello spazio siderale —
mon si può dissociare dal grado delle conoscenze astro-
che.
— In Grecia lo studio dell'astronomia ebbe inizio nel 540
rima dell'era volgare ad opera di uno studioso babilonese
che fondò una scuola nell'isola di Coo. Fu questa una data
ai importante nella storia del pensiero scientifico, in
to dalla scuola di Coo venne la formulazione di concetti
damentali, quale quello della rotondità della Terra e del
lo isolamento nello spazio, Merito di questa scuola è anche
r riconosciuto non essere la Terra al centro dell'Uni-
o, ma il far. essa parte del sistema che a suo centro ha
| Sole, +
Malauguratamente, i risultati conseguiti dalla scuola di
Goo non ebbero le ‘ripercussioni che sarebbe stato logico
UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
La lunga via dei sogni
attendersi, Il pensiero greco fu dominato dalla figura di
Aristotele, e questi nel campo dell’astronomia non ebbe
affatto le geniali intuizioni che tanto lo contraddistinsero
in altri campi del sapere. Egli, sebbene in maniera non del
tutto chiara, continuava a considerare centro dell'Universo
la Terra. Quantunque non tutti i pensatori fossero dell’opi-
nione di Aristotele, fu proprio questo il punto di vista che,
almeno nel campo della scienza ufficiale, dominò incontra-
stato .per quasi quindici secoli. L’idea della pluralità dei
mondi non veniva neppure lontanamente avanzata, e la con-
seguenza logica era che nessuno, almeno nel mondo occi-
dentale, aveva la possibilità del minimo spunto per accin-
gersi a considerare in una qualsiasi maniera il tema di una
eventualità di evasione dal nostro pianeta. Diversamente,
in quei secoli, avveniva presso i popoli orientali. Presso di
essi almeno qualche fantasia in proposito la si ritrova: nel
«Corano» Maometto narr# così di un suò volo verso il trono
di Dio, e il poeta persiano Firdusi, in uno dei suoi poemi,
descrive l’ascensione di uno degli Scià negli spazi siderei e
il suo ritorno sulla Terra dopo aver scagliato una freccia
nell'immensità dei cieli.
Ma le prime possibilità, magari solo teoriche, di una
soluzione del problema del volo anche extraterrestre non si
ebbero che quando sbocciò quella vera e propria primavera
dello spirito umano che fu il Rinascimento. Liberatisi dalle
pastoie del dogmatismo, cancellata la rinunciataria formula
che già tutto era stato detto, definitivamente, da Aristotele,
gli intelletti si trovarono innanzi il più vasto campo su cui
spaziare finalmente liberi. Fu la scienza astronomica che di
ciò si avvantaggiò in particolare. Tra il 1543 e il 1619 Co-
pernico, Keplero e Galileo, diedero con le loro opere nuo-
vo volto e nuovo indirizzo all'astronomia, Copernico rifece
attuale la concezione del moto della Terra intorno al Sole;
Keplero sgombrò il campo da talune difficoltà che si încon-
travano nel valutare il moto dei pianeti, dimostrando che
questi descrivono intorno al Sole non già delle orbite circo-
lari, come prima si riteneva, ma delle orbite ellittiche; e
Galileo, infine, diede definitive prove circa l'analogia di
struttura della Luna e degli altri pianeti con la Terra,
Questo suberbo edificio dell’intelligenza e della ricerca
umana doveva poi essere degnamente completato con la
scoperta, ad opera di Newton, della legge della gravitazione
universale, in forza di attrazione appunto, in proporzione
diretta delle masse e inversa al quadrato delle distanze,
controbilanciata, mei moti orbitali, dalla forza centrifuga
sviluppata. v
Questi muovi orientamenti nelle concezioni astronomi-
che ebbero echi vasti anche in campo letterario, e molte
fantasie da essi suggerite risultarono in seguito anticipa-
zioni vere e proprie di successive scoperte scientifiche.
Si lasci pure da parte — come fu cantato dall'Ariosto —
il viaggio di Astolfo nella Luna a cavallo dell'ippogrifo, ma
non si dimentichi l’opera fantastica di Keplero intitolata
« Somnium » di cui è protagonista uno strano personaggio,
che giunge pur esso sulla Luna ma con l'aiuto dei diavoli.
In questo singolare racconto di Keplero quello che racchiude
maggiore importanza è il fatto che in essa si trovano già
— con parecchi anni di anticipo su Newton — delle inte-
ressanti intuizioni relativamente alla legge della gravitazione
universale, e non solo ciò, ma anche la manifesta convin-
zione della discontinuità dell'atmosfera tra i due astri e
dell'attrito che questa avrebbe frapposto al veicolo con il
quale si fosse tentato di passare dall’uno all’altro degli astri
stessi.
Non molto tempo dopo l'idea dei viaggi astrali fu ri-
presa nelle opere di due alti prelati inglesi. La prima di
queste — dovuta al vescovo Goodwin e intitolata « L'uomo
nella Luna » ovvero « il racconto di un viaggio fin lassù » —
indica fantasiosamente come veicolo spaziale una sorta di
leggerissima zattera trainata da cigni selvatici ammaestrati.
La seconda —- pur essa dovuta alla penna di un altro ve-
scovo, Giovanni Wilkins — ha un'impostazione più elabo-
rata, in quanto — come lo dice lo stesso titolo, « La scoperta
di un mondo nella Luna » — affronta non soltanto il tema
della possibile abitabilità di questo nostro satellite, ma) an-
che il problema della costruzione di un apposito carro vo-
lante per permettere agli uomini il trasferimento dall'uno
all’altro pianeta.
Cose ancor più degne di essere sottolineate vennero
poi dette pochi anni appresso da Cyrano di Bergerac nei
suoi due volumi « Il viaggio nella Luna » e « Storia degli stati
e imperi del Sole», pubblicati rispettivamente nel 1642 e
nel 1652. Se il sistema di propulsione rappresentato da
bottiglie di rugiada poste attorno alla vita dell’astronauta
non appare nulla più che una poetica fantasia, non altret-
tanto si può dire relativamente all'idea di una carrozza vo-
lante azionata da razzi, o ad un singolare dispositivo che
si potrebbe in certo senso definire il progenitore dello stato-
reattore, uno dei tipi oggi più progrediti di motore a rea-
zione,
Ecco di che si trattava. L’astronauta si rinchiudeva in
una sorta di cabina, fornita di due fori aperti In direzioni
opposte, e munita altresì di un sistema di specchi atti 2
concentrare i raggi del sole all'interno. Scaldata a seguito
dell’azione degli specchi, l'aria contenuta nella cabina sî
dilatava fuoruscendo dal foro posteriore, il che determinava,
per reazione, la propulsione in avanti di questa strana sorta
di aeronave. Nel frattempo altra aria entrava dal foro an-
teriore, venendo a sua volta riscaldata ed espulsa attraverso
l’altro foro, rinnovando così. ininterrottamente la forza
motrice dell'aeronave stessa.
Scientificamente, ben più che non le intuizioni se pur
genialissime di Cyrano ebbe però importanza alcuni anni
dopo quanto esposto dal gesuita Francesco De Lana Terzi
nella sua opera « Magisterium naturae et artis », comparsa
tra il 1648 e il 1692. Basti dire infatti al proposito che nelle
pagine del De Lana Terzi è chiaramente formulato il prin-
cipio del veicolo più leggero dell'aria, che solo circa un
secolo dopo, nel 1783, doveva essere realizzato, con i primi
aerostati, ad opera dei fratelli Montgolfier.
I successivi sviluppi delle cognizioni scientifiche ebbero
però l’effetto di rendere gli uomini più consapevoli delle
effettive difficoltà del volo spaziale, vuoi per effetto della
rarefazione dell’aria, vuoi, soprattutto, per le dimensioni
del sistema solare.
Nonostante ciò gli uomini non abbandonano l'idea d!
una possibile evasione dalla nostra Terra, Newton abbozza
un progetto di nave siderale mossa a reazione; e nel 1742
il Kinderman fantastica di un viaggio su un satellite di uno
dei maggiori pianeti da
parte di alcuni astronauti
chiusi in un pallone in
cui si è fatto il vuoto.
E poi ancora di pro-
blemi e di viaggi siderali
parlano altri numerosi
autori, come — nel 1765
— la Raumier, lo stesso
Voltaire nel 1752 con il
suo < Micromegas >», Ema-
nuele Swendenborg ed il
francese Louis Guillaume
de La Folie.
Ma è con 1'800, a se-
guito dei progressi sempre più vasti della scienza e della
tecnica, che si aprono veramente le più promettenti pro-
La « nave volante » di
Francesco Lana
spettive anche per la navigazione aerea e interplanetaria.
Ci si fissò per aleun tempo stranamente sulla possi-
bilità di poter scoprire una materia antigravitazionale con
la quale annullare la forza di gravità, che costituisce il
maggior ostacolo per chi voglia innalzarsi e distaccarsi dalla
Terra. Di ciò discorsero non soltanto romanzieri notissimi
(come, fra i molti, il Chatelinau, Alessandro Dumas, H. G.
Wells, Perey Grey e Kurd Lasswitz), ma anche scienziati
tra i più famosi, qualî il Laplace, il Bierknes e il nostro
Majorana.
Una parola a parte, se non altro per il fascino che
ha esercitato .su intere generazioni, merita il famoso ro-
manzo di Giulio Verne «Dalla Terra alla Luna», pubblicato
nel 1895, Come mezzo per raggiungere la Luna il fantasioso
romanziere francese escogitò un cannone gigantesco, capace
di scagliare nelle immensità dello spazio celeste un proiet-
tile abitabile.
In sede di possibilità di attuazione pratica l’idea del
ricorso al cannone per il tiro interplanetarjo è stata peral-
tro abbandonata, in quanto — secondo ciò che ebbe a rile-
vare sin dal 1895 il russo Ziolkowsky — per essere adatta
allo scopo la canna del cannone stesso dovrebbe essere di
una lunghezza di parecchie centinaia di chilometri.
Difficoltà di realizzazione e di funzionamento altrettanto
gravi presentano altri mezzi meccanici escogitati per ijan-
ciare proiettili negli spazi siderali, quali enormi leve (come
suggerito dal Graffigny), oppure fionde a forma di ruota
(secondo quanto progettato dal Mas d dal Drouet), oppure
ancora molle giganti e piste circolari.
Altro sistema di propulsione cosmica che è stato preso
in considerazione è quello relativo alla « pressione di radia-
zione », che anche la luce esercita allorchè colpisce un osta-
colo. Se — cosa che appare valida in teoria ma virtualmente
impossibile in pratica — si riuscisse ad ottenere che tale
pressione prendesse il sopravvento sulla attrazione ‘gravita-
zionale i corpi verrebbero respinti dalla Terra negli spazi
cosmici con velocità crescente, Comunque, l'idea di ricor-
rere alla pressione di radiazione quale mezzo di propul-
sione in astronautica è stata accolta dal Nernst, dal Wie-
chert e dallo Sharpeller.
Concezioni non meno originali sono poi prospettate da
alcuni scrittori russi, tra i quali, ad esempio, il Krijanowsky
che ne « La morte del pianeta », apparso nel 1910, indica co-
me mezzo di propulsione la forza vibratoria dell'etere, e il
Gonciarov che ne «La psicomacchina», pubblicata nel 1924,
accenna ad un apparecchio immagazzinatore dell'energia
solare,
lb.
(continua)
La prima ascensione in mongolfiera a Versailles
3
logare e, come il giorno prima, fui costretto a mangiar per
quattro. Poi giunsero i fattori del sig. di Peyrehorade, e
mentre egli dava loro udienza, il figlio mi condusse a vedere
un calesse che aveva comprato a Tolosa per la fidanzata e che
io, non occorre dirlo, ammirai. Entrai poi con lui nella scu-
deria, dove mi tenne una mezz’ora a vantarmi i suoi cavalli,
a sciorinarmi la loro genealogia, ad elencarmi i premi, che
avevano vinto nelle corse della provincia. Infine giunse a
parlarmi della sua. futura moglie, a proposito di una giumenta
grigia che le destinava.
— Oggi la vedremo — disse —. Non so se la troverete
graziosa. Siete difficili voi, a Parigi. Ma sia qui, sia‘a Perpi-
gnano, tutti la trovano deliziosa. C'è di buono, poi, che è
molto ricca. La sua zia di Prades le ha lasciato il suo. Dav-
vero che sarò felice!
Mi urtò profondamente vedere che un giovane si mo-
strasse più commosso della dote che dei begli occhi della
sua sposina.
— V’intendete di gioielli? — continuò il signorino. —
Che ve ne pare di quest’oggetto? Ecco l’anello che le darò
domani.
Nel dir questo, si sfilò dalla prima falange del dito mi-
gnolo un anellone tempestato di diamanti, Il gioiello figurava
due mani avvinte; allusione che definii estremamente poetica.
Era un lavoro antico; ma giudicai che lo avessero ritoccato
per incastonarvi i diamanti. Internamente, si leggevano que-
ste parole in lettere gotiche: Sempr’ ab ti, ossia sempre con te.
Il a campana della colazione interruppe il nostro classico dia-
— E’ un bell’anello — riconobbi; — ma questi diamanti
aggiunti gli hanno tolto ‘un po’ del suo carattere originale.
— Oh, è assai più bello così — replicò sorridendo. —
Ci sono qui mille e duecento franchi di diamanti. Me l’ha
dato mia madre, E’ un anello di famiglia antichissimo... del
tempo della cavalleria. Lo portò mia nonna, che lo ebbe dalla
ronna sua. Dio sa quando è stato fatto. :
— A Parigi — osservai — si usa offrire un anello sem-
plicissimo formato generalmente di due metalli diversi, come
oro e platino. Ecco, l’anello che portate a quest’altro dito
sarebbe assai acconcio. Questo, invece, coi suoi diamanti e
le sue mani in rilievo è tanto grosso che non si potrebbe far
passare il guanto sopra.
— Mah! la mia signora moglie si adatterà come le parrà
meglio. Io credo che sarà quantunque assai contenta di posse-
cerlo. Mille e duecento franchi in dito, sono una gradevole
cosa.
— Quest’anellino qua — aggiunse guardando con aria
soddisfatta l’anello nudo e liscio che portava al dito — me
lo regalò una donna, in Parigi, un giorno di martedì grasso.
Ah, come me la son goduta; quando fui a Parigi, due anni fa!
Quello è il luogo dove ci si diverte!...
Ed ebbe un sospiro di rammarico.
Quel giorno dovevamo pranzare a Puygarrig, con i pa-
renti della sposa. Salimmo in carrozza e ci recammo al ca-
stello, distante all’incirca una lega e mezzo da Ille. Fui pre-
sentato ed accolto come amico della famiglia.
Non parlerò del pranzo, nè della conversazione che seguì,
e alla quale io presi poca parte. Il sig. Alfonso, seduto accanto
alla sposa, le diceva una parola all’orecchio ogni quarto d’ora.
Lei, dal canto suo, non alzava mai gli occhi, e ogni volta che
il suo promesso le parlava, arrossiva modestamente, ma gli
rispondeva senza impaccio.
La signorina di Puygarrig aveva diciotto "anni. La sua
persona, flessuosa e delicata, contrastava con la forte ossatura
del robusto fidanzato. Era rion soltanto bella, ma affascinante.
Io ammiravo la perfetta naturalezza di tutte le sue risposte;
e la sua espressione di bontà, pur non esente da una leggiera
venatura di malizia, mi ricordò, mio malgrado, la Venere
del mio ospite. In questo paragone che feci entro di me, mi
chiesi se la maggior bellezza che bisognava pur riconoscere
nella statua non dipendesse, in gran parte, dal suo piglio
tigresco. Infatti l’energia, anche nelle passioni malvage, eccita
sempre in noi lo stupore e una specie di ammirazione invo-
lontaria.
«Che peccato », pensai allontanandomi da Puygarrig,
« che una fanciulla ‘così simpatica sia ricca, e ricercata per la
sua dote da un uomo indegno di lei! ».
Sulla via del ritorno ad Ille, non sapendo troppo di che
‘ discorrere con la signora di Peyrehorade, alla quale, per buona
creanza, stimavo di dover pur rivolgere qualche volta la pa-
rola, esclamai: N
— Eccome, Signora! siete invero di mente spregiudicata
in Rossiglione: fate un matrimonio di venerdì! In Parigi sa-
remmo più superstiziosi; nessuno oserebbe ammogliarsi in
quel giorno. .
— Oh Dio! non me ne parlate — rispose. — E’ certo che
se non fosse dipeso che da me, si sarebbe scelto un altro
giorno, Ma così ha voluto Peyrehorade, e abbiamo dovuto
cedergli. Ne ho dispiacere, tuttavia. E se accadesse qualche
disgrazia? Bisogna pure che ci sia qualche motivo, se tutti,
alla fin fine, hanno paura del venerdì!
— Venerdì! — esclamò il marito — è il giorno di Ve-
nere! Ottimo giorno per un matrimonio! Voi vedete bene,
mio caro collega, che io non penso che alla mia Venere. Sul-
l’onor mio! per riguardo a lei ho scelto il venerdì, Domani,
se vorrete, prima dello sposalizio, le offriremo un piccolo
sacrificio; immoleremo due colombe-e, se io sapessi dove pro-
curarmi un po’ d’incenso...
— Vergogna, Peyrehorade! — interruppe la moglie scan-
dalizzata al massimo. — Incensare un idolo! Sarebbe un
abominio! che direbbero di noi nella regione?
— Almeno — fece il sig. Peyrehorade — mi permetterai
di cingerle il capo con una corona di rose e gigli: Manibus
date lilia plenis. }
Come vedete, Signore, la Carta costituzionale è una pa-
rola vana. Non abbiamo libertà di culto!
Le disposizioni per il giorno dopo furono fissate nel modo
seguente. Tutti dovevano esser pronti e vestiti per le dieci in
punto, Dopo la cioccolata, si sarebbe andati in carrozza a
Puygarrig. Il matrimonio civile si doveva fare nel municipio
19
. ra portentosa. Perciò,
del luogo, e la cerimonia religiosa nell’oratorio del castello.
Poi vi sarebbe stata una piccola colazione, e dopo quella si
sarebbe passato il tempo alla meno peggio fino alle sette.
Quella, sarebbe stata l’ora del ritorno ad Ille, in casa del
signor di Peyrehorade, dove avrebbero cenato insieme le due
famiglie. Il resto s'intende agevolmente. Giacchè non si poteva
ballare, si era stabilito di mangiare il più possibile.
‘ Alle otto, ero già seduto davanti alla Venere, con una
matita in mano, e per la ventesima volta ricominciavo a dise-
gnare il volto della statua senza poter riuscire a coglierne la
espressione, Il signor di Peyrehorade andava e veniva d’attorno,
dandomi consigli e ripetendomi le sue etimologie fenicie; poi
disponeva rose di Bergala sul piedistallo e in tono tragicomico
rivolgeva alla statua voti per la coppia che si apprestava a
vivere sotto il suo tetto. Verso le nove, rientrò in casa per
allindarsi, nel momento stesso in cui ne usciva il signor Al-
fonso, attillato e stretto nell’abito nuovo, in guanti bianchi,
scarpe di coppale, bottoni incisi, e con una rosa all’occhiello.
— Farete il ritratto a mia moglie? — mi domandò chinan-
‘ dosi sul mio disegno. — Anche lei è graziosa.
Il quel momento, sul campo da giuoco di cui ho già parlato,
cominciava una partita che, subito, attrasse l’attenzione del
signor Alfonso. E anch’io, stanco e senza più fiducia di ritrarre
come si deve quel diabolico viso, lasciai presto il mio disegno,
per osservare i gioca-
tori. Vi erano, tra È
questi, alcuni mulat-
tieri. spagnuoli arri-
vati il giorno prima.
Erano aragonesi e
navarresi, e quasi
tutti di uns bravu-
nonostante 1’ incorag-
giamento che riceve-
vano dalla presenza e
dai consigli del si-
gnor Alfonso, i gio-
catori d’Ille furono
abbastanza alla svel-
ta battuti da quei
nuovi campioni. Gli
spettatori razionali
erano costernati. Il
signor Alfonso guardò l’orologio. Erano soltanto le nove e mez-
zo. Sua madre non era ancora pettinata. Non esitò più: si tolse
l’abito a coda. chiese una giacca e sfidò gli spagnuoli. Io lo
guardavo fare, sorridendo un po’ sorpreso.
— Bisogna sostenere l'onore del paese — disse,
Allora lo trovai veramente bello, nel trasporto della sua
passione. La sua acconciatura, che poc’anzi lo assorbiva tutto,
ora non contava più nulla per lui. Qualche minuto prima, non
avrebbe osato vulgere il capo, per il timore di scompigliare
la sua cravatta. Adesso, non pensava più nè ai ricci déi suoi
capelli, nè alla pieghettatura così precisa del suo sparato. E
la sposa?... In fede mia, se fosse stato necessario, credo che
avrebbe fatto. rinviare il matrimonio. Lo vidi infilare-in fretta
un paio di sandali, rimboccarsi le maniche e, con aria sicura
di sè, mettersi alla testa della squadra perdente, come Cesare
quando raccolse i suoi legionari sbandati a Durazzo.
Scavalcai la siepe, scegliendomi un comodo posticino al-
l'ombra di un olmo bianco, in modo da veder bene i due
campi avversi.
Contrariamente all’aspettativa generale, il signor Alfonso
ron colse la prima palla. E’ vero. che questa arrivò rasente
terra, lanciata con forza sorprendente da un aragonese che
pareva il capo degli spaguoli, un uomo sulla quarantina, adu-
sto e nervoso, alto sei piedi, dalla pelle olivastra e ‘scura poco
meno del bronzo della statua. i
Il signor Alfonso gettò la racchetta a terra con furore.
— E’ questo maledetto anello — imprecò — che mi stringe
il dito e mi fa sbagliare una palla sicura!
Si tolse, non senza fatica, l’anello di diamanti. Mi feci
avanti per tenerglielo; ma egli non mi attese, corse alla Ve-
nere, le infilò l’anello al dito mignolo, e riprese il suo posto.
ella testa dei giocatori d’Ille,
Era pallido, ma calmo e risoluto. Da quel momento, non
commise più un solo fallo e gli spagnuoli furono completamente
battuti. L’entusiasmo degli spettatori fu di per sè uno spet-
tacolo inebriante: gli uni gettavano in aria i berretti, con
grida di gioia senza fine; gli altri, gli stringevano le mani,
chiamandolo l’onore del paese. Se avesse respinto un’invasio-
re, io credo che non avrebbe ricevuto congratulazioni più
vive nè più sincere. Il eruccio dei vinti dava anch'esso maggior
risalto alla sua. vittoria.
— Faremo altre partite, amico — disse all’aragonese in
tono di superiorità —; e allora vi darò alcuni punti di van-
taggio.
Mi sarebbe piaciuto più modesto, e l’umiliazione del rivale
quasi mi rattristò.
Il gigante spagnuolo sentì profondamente l’insulto. Non
ostante l’abbronzatura del suo volto, lo vidi impallidire sotto
pelle. Guardò con aria cupa la racchetta, stringendo i denti;
poi con voce soffocata, mormorò: Me lo pagards.
La voce del sig. di Peyrehorade turbò il trionfo del signor
Alfonso. Il mio ospite, assai meravigliato di non aver trovato
il figlio a dirigere l’allestimento della carrozza nuova trase-
colò ancor più nel vederlo che grondava sudore, con la rac-
chetta in pugno. Il sig. Alfonso corse in casa a lavarsi il viso
e le mani, infilò daccapo l’abito fiammante e le scarpe di cop-
pale, e cinque minuti dopo percorrevamo di buon trotto la
strada di Puygarrig, Tutti i giocatori di pallacorda della città
e un gran numero di spettatori ci seguirono con grida di gioia.
LA VENE
Racconto di
i cavalli vigorosi che ci
mantenersi in vantaggio
Eravamo a Puyga
verso il municipio, quandi
fronte, dicendomi sottovot
— Che pasticcio! Mi
al dito della Venere, che
non ditelo a mia madre. F
— Potreste mandare .
— Uhm! il mio dom
non mi fido affatto. Mill
Potrebbero indurre più d
penserebbe qui della m
troppo di me. Mi chiame
chè non me lo rubino! F
birbanti. Non osano avvici
ron fa nulla. Ho.un altro
La cerimonia civile e
con la dovuta pompa, e.
l'anello di una crestaia di
sposo le faceva il sacrificii
a tavola, ove si bevette, s
E
a
molto a lungo. Io soffrivo
che prorompeva intorno, i
quanto avessi potuto sper
dezza nè posa. 3
Forse il coraggio ci +
Quando, a Dio piaceni
quattro del pomeriggio. Gi
parco, che era magnifico, |
sette di Puygarrig, ornate
davanti al castello. Trasca
donne si stringevano prem
loro ammirare i. doni nuzi
che copriva i suoi bei cap
pello guarnito di piume, j
così sollecite, come di cof
le acconciature che l’uso i
cora signorine.
Erano quasi le otto qu
Ma prima si svolse una sce
di Puygarrig, che le facey
molto divota, non doveva wi
della partenza, fece alla ni
ci lacrime e abbracci senz
gonava quella separazione
partimmo, e durante il via
la sposa e di farla ridere,
Ad Ille ci attendeva }
allegria del mattino mi aj
le allusioni equivoche e i
sposo e soprattutto la spa
ber un-'istante prima di n
una serietà glaciale. Ad ogî
chio delle vicine terre di (i
Gli ero seduto accanto e mi
— State attento! mi di
Non so che sciocchezz
degli altri convitati.
Egli mi spinse il ginoò
— Quando ci alzerema
parole.
La sua espressione s
attentamente e notai la str
— Vi sentite poco ben
— No.
E ricominciò a bere. |
giunse al colmo, quando |
preteso il silenzio, le cantò
improvvisati. Eccone il se
Lo sposo volse brusca
mento che fece ridere tutti
— Sì, — continuò il si
due vicino: — una sbucò |
a malapena riuscivano
ta epidi catalani.
0 stava per muoversi
so si battè la mano in
dell'anello! E’ rimasto
la porti via! Almeno,
icorgerà di niente.
suggerii.
to ad Ille, e di questi
i franchi di diamanti!
azione. Eppoi, che si
ine? Si burlerebbero
ito della statua... Pur-
idolo fa paura a quei
tanza di braccio. Mah!
Sa si svolsero entrambe
di Puygarrig ricevette
sospettare che il suo
0 d'amore. Poi si andò
tantò perfino, e il tutto
0
Dì
i della sguaiata allegria
‘padrona di sè più di
) impaccio non era tar-
ituazioni difficili.
D fu terminato, erano le
D no a passeggio nel
ono a guardare le foro-
e danzavano sull’erbetta
îì alcune ore. Intanto le
io alla sposa, che faceva
ta cambiò abito, e notai
I reticella e con un cap-
null'altro le donne sono
possibile, a provarsi
quelle che sono an-
ose a partire per Ille.
i La zia di Madamigella
è, donna molto anziana e
noi in città. A] momento
ommovente fervorino sui
fino derivarono un fiume
di Peyrehorade para-
le Sabine. Nondimeno
lingegnarono di distrarre
cena! Se la sguaiata
‘mi urtarono ancor più
di cui furono oggetto lo
i che si. era allontanato
tavola, era pallido e di
eveva un certo-vino vec-
quasi come l’acquavite.
obbligo di avvertirlo:
‘vino...
r non essere da meno
foce bassissima mi disse:
ifate che possa dirvi due
orprese. Lo guardai più
zione del suo volto.
‘hiesi.
lì, un ragazzino di undici
vola, esibiva ai presenti
iveva slegato or ora dalla
larrettiera. Questa fu su-
ita tra i giovani, che se
na antica usanza tuttora
ali. Fu per la sposa una
.. Ma la sua confusione
Peyrehorade, dope aver
rsi catalani, a sentir lui
| afferrai bene:
— mi fa veder doppio il
tapo, con un’aria di sgo-
fehorade — sì, che ne ho
ufo — scavando la terra
no
ì D'ILLE
sper Mérimée
scura; — l’altra dal cielo a dividere — venne, tra noi, sùa
cintura.
Voleva dire: la sua giarrettiera.
— Prendi, Figlio, a tuo talento, — la romana o la nostra-
na. — Il briccone ha scelto il meglio, — voglio dir la cata-
lana. — Una è nera e l’altra è bianca; — quella è gelida e ti
stanca; — questa è fiamma, e avvampa e strina — tutto ciò
che l’avvicina.
Questa chiusa suscitò un tale evviva, applausi così stre-
pitosi e risa così sonore, da farmi temere che il soffitto stesse
per crollarci addosso. Nella cerchia dei commensali, non c’era-
no che tre facce serie: la faccia degli sposi e la mia. Avevo
un gran mal di testa. Eppoi, non so perchè, un matrimonio
mi rattrista sempre. Quello, per giunta, mi disgustava anche
un poco. :
Dopo le ultime strofe, assai libere, debbo pur dirlo, can-
‘ate dal vicesindaco, passammo nel salotto per goderci la vista
del ritiro della sposa, la quale stava per essere condotta nella
sua camera. Infatti era quasi mezzanotte.
Il sig. Alfonso mi trasse nel vano di una finestra e mi dis-
se, distogliendo lo sguardo:
— Vi farete burla di me... Ma non so ciò che mi succede...
sono stregato, che il diavolo mi si porti!
La mia prima supposizione fu che paventasse qualche in-
. fortunio, sul genere
di quelli di cui fanno
cenno Montaigne e
la’ signora di Sévi-
gné: « Tutto. l'impero
amoroso è pieno di
tragici casi... », con
quel che segue, E tra
me pensai: « Credevo
che siffatti incidenti
non capitassero che
alle persone di un
certo intelletto ».
— Avete bevuto
troppo vino di Col-
liure, caro signor Al-
fonso — gli dissi. —
Vi avevo messo in
guardia.
— Sì, può darsi.
Ma si tratta di una cosa molto più terribile.
Parlava con voce sconnessa. Lo credetti ubriaco fradicio.
— Sapete, il mio anello? — proseguì dopo un momento di
silenzio.
— Ebbene? lo hanno rubato?
— No.
— Allora, lo avete voi?
— No... io... io non riesco a toglierlo dal
Venere d’inferno!
— Via; non avrete tirato abbastanza forte.
— Altro che... Ma la Venere... ha stretto il dito.
Mi guardò fisso, con aria smarrita, appoggiandosi alla
maniglia della finestra per non cadere.
— Che favola! — osservai, — Avete troppo spinto l’anello.
Domani lo riavrete con le tenaglie. Attento, però, a non dan-
neggiare la statua.
— No, vi dico. Il dito della Venere è .rattratto, piegato.
Stringe la mano, capite? Apparentemente, è mia moglie, poichè
le ho dato il mio ‘anello... Non lo vuol più restituire.
Provai un brivido improvviso, e mi venne, per un attimo
la pelle d’oca, Poi, con un suo gran sospiro, mi giunse una
7ampata che appestava di vino, ed ogni emozione scomparve.
« Questo sciagurato — pensai — è completamente ubriaco ».
— Siete un archeologo, signore — soggiunse lo sposo no-
vello in tono lamentevole. — Conoscete quella razza di statue...
C'è forse qualche molla, qualche diavoleria che io non cono-
sco... Se andaste a vedere?
— Volentieri — assentii. — Venite con me.
— No, preferisco che andiate solo.
Uscii dal salotto.
Il tempo era cambiato mentre cenavamo, e la pioggia
cominciava a cadere copiosa. Stavo per chiedere un ombrello,
quando una considerazione mi trattenne. Sarei stato un bel
pazzo, andando ad accertarmi di ciò che mi aveva detto un
uomo sborniato! Chissà, d’altronde, che questi non volesse
anche giocarmi qualche brutto tiro, per dare motivo di
spasso a quegli onesti provinciali. Il meno che mi potesse
capitare, era d’inzupparmi sino alle midolla e di buscarmi un
buon raffreddore,
Dalla porta, diedi una sbirciata alla statua grondante ac-
qua, e me ne salii nella mia camera, senza più passare per
il salotto. Mi coricai; ma il sonno fu lungo a venire. Tutti gli
episodi della giornata si riaffacciavano alla mia mente. Pen-
savo a quella fanciulla, così bella e pura, data in pasto ad
un beone brutale. « Che affare odioso — pensai — un matri-
monio di convenienza! Un sindaco cinge la sciarpa tricolore,
un prete la stola, ed ecco la più compita giovinetta del mondo
consegnata al Minotauro! In un momento simile, che. due
amanti pagherebbero al prezzo della loro esistenza, che cosa
mai possono dirsi due persone che non si amano? Potrà mai
una' donna amare colui che una volta le apparve volgare? Le
prime impressioni non si cancellano e questo signor Alfonso
si meriterà bene di essere odiato, come sono convinto che
egli sarà... ». .
Durante il mio soliloquio, che abbrevio di molto, mi era
giunto il rumore di un vivo passeggiare su e giù per la casa,
di usci che si aprivano e si chiudevano, di veicoli che par-
tivano. Quindi, mi era sembrato di udire i passi leggieri di
parecchie donne dirette verso l'estremità del corridoio oppo-
sta alla mia camera: probabilmente il corteo della sposa, che
veniva accompagnata a letto. ‘Poi quella gente era scesa di
ruovo. La porta della giovine signora di Peyrehorade si era
chiusa. « Quale turbamento e quale disagio » pensai « deve pro-
vare quella povera figliuola! ». Mi rivoltai nel letto, di pessimo
dito di quella
umore: E’ sciocca la parte che tocca a uno scapolo, nella casa
ove si stia compiendo un matrimonio.
Regnava da un po’ di-tempo il silenzio, quando venne
turbato da passi pesanti che salivano le scale. I gradini di
legno scricchiolarono forte. 3
‘ — (Che tanghero! — esclamai. — Scommetto che ruzzo-
lerà per le. scale.
Tutto ritornò quieto. Presi un libro per cambiare il corso
delle mie idee. Era una statistica della provincia, arricchita di
una relazione del sig. di Peyrehorade sui monumenti druidici
del circondario di Prades. Alla terza pagina mi assopii.
Ebbi un sonno cattivo e mi svegliai parecchie volte. Pote-
vano essere le cinque del mattino, ed ero già desto da oltre
venti minuti, quando il gallo cantò. Stava per farsi giorno.
Udii allora distintamente gli stessi passi pesanti, lo stesso
scricchiolar, delle scale che avevo inteso prima di addormen-
tarmi. Trovai il fatto singolare. Mi sforzai, sbadigliando, di
indovinare perchè il signor Alfonso si alzasse così presto; ma
non riuscivo ad immaginare nessun motivo plausibile. Stavo
per richiudere gli occhi, allorchè la mia attenzione fu di,
nuovo sollecitata da uno scalpicciare strano, cui presto si
unirono lo squillar dei campanelli e il fracasso delle porte che
si aprivano precipitosamente. Poi avvertii un gridare confuso.
— Il mio sbornione avrà appiccato il fuoco in qualche
parte — pensai saltando giù dal letto.
Mi vestii in fretta e uscii nel corridoio. Dal capo opposto
partivano urli e lamenti, e una voce straziante dominava tutte
le altre: « Figlio mio! figlio mio! ». Era chiaro che una di-
sgrazia era capitata al sig. Alfonso.
Corsi alla camera nuziale. Era piena di gente. Il primo
spettacolo che mi colpì fu quello del giovane tuttora semive-
stito, disteso per traverso sul letto, la cui sponda era spez-
zata. Era livido, esanime. La madre, vicino a lui, piangeva e
gridava. Il sig. di Peyrehorade si affannava a strofinargli le
tempie con acqua di Colonia o gli metteva sali sotto il naso.
Ahimé!- da parecchio il figlio era morto.
Sopra un divano, all’altro capo della stanza, stava la spo-
sa, in preda a orribili convulsioni, Urlava suoni inarticolati,
e due robuste fantesche duravano gran fatica a trattenerla.
— Mio Dio! — esclamai — che è mai successo?
Mi avvicinai al letto e sollevai il corpo dello sventurato
giovane. Era già rigido e freddo. I denti stretti e il volto
cianotico esprimevano i più orrendi spasimi. Era abbastanza
chiaro che la morte era stata violenta, e l’agonia terribile. Sui
panni di lui non si vedeva tuttavia traccia di sangue. Tirai
la camicia e vidi sul petto un'impronta livida che si prolun-
gava sulie costole e nella schiena. Si sarebbe detto che fosse
rimasto’ soffocato in un cerchio di ferro; Mi venne sotto i
piedi qualcosa di duro, che giaceva sul tappeto, Mi chinai e
vidi l’anello di diamanti.
Trascinai nella loro camera il sig. di Peyrehorade e la
signora. Poi vi feci portare la sposa.
— Avete ancora una. figlia — dissi. — A lei debbono
volgersi le vostre cure.
Quindi, li lasciai soli.
Non mi pareva dubbio che il sig. Alfonso fosse rimasto
vittima di un assassinio, i cui autori avevano trovato il modo
d’introdursi quella notte nella camera della sposa. Le livi-
dure sul petto e la loro direzione circolare mi rendevano
tuttavia assai perplesso. Infatti, nè un bastone, nè una sbarra
di ferro sarebbero giovati a produrle. Ad un tratto, mi ricordai
di aver sentito dire che, a Valenza, certi sicari si servivano
di lunghi sacchi di cuoio tubolari, riempiti di sabbia fine, per
accoppare le persone che erano incaricati di sopprimere. Su-
bito, mi tornarono a mente il mulattiere aragonese e la sua
minaccia, per quanto osassi appena concepire una vendetta
così tremenda per una piccola canzonatura.
Giravo per la casa, cercando ovunque segni di scasso,
senza trovarne, tuttavia, in nessun punto. Segni in giardino,
per vedere se gli assassini si fossero potuti introdurre da
quella parte; ma non trovai. nessun indizio sicuro. La pioggia
del giorno prima aveva, d’altronde, talmente inzuppato il ter-
reno, che questo non avrebbe potuto conservare nessuna im-
pronta abbastanza nitida, Nondimeno osservai alcune tracce
di passi profondamente stampate in due opposte direzioni, ma
su di una stessa linea, che partiva dall’angolo della siepe
attigua al campo da giuoco e giungeva sino alla porta di
casa. Potevano essere stati i passi del signor Alfonso, quando
era andato a cercare l’anello, rimasto al dito della statua.
D'altro lato, la siepe in questo punto era meno densa, e proprio
qui dovevano averla scavalcata gli assassini.
Dopo essere passato e ripassato davanti alla dea, mi fer-
mai per un attimo a guardarla. Stavolta, lo confesserò, non
potei contemplarne senza terrore l’aspetto di malvagia ironia.
Con il cervello ancora pieno delle scene orribili di cui ero
stato testimone, mi sembrò di vedere. una divinità infernale.
giubilante per ia sventura che ‘aveva calpito quella casa.
Mi ritirai nella mia camera e vi rimasi fino a mezzogiorno.
Allora uscii e chiesi notizia dei miei ospiti. Si erano un po”
calmati. Madamigella di Puygarrig, dovrei dire la vedova
del signor Alfonso, aveva ripreso i sensi. Aveva persino par-
lato al procuratore del re di Perpignano in visita di ufficio.
ad Ille, e il magistrato aveva raccolto la sua deposizione. Que-
sti mi chiese anche la mia. Gli riferii ciò che sapevo, e non
nascosi i miei sospetti sul conto del mulattiere aragonese. Or-
dine fu dato di fermar costui immediatamente.
— Avete saputo qualcosa dalla vedova del signor Alfonso?
— domandai al procuratore del re, dopo scritta e firmata la
mia deposizione.
— Quella sventurata giovine è diventata pazza — mi disse
sorridendo tristemente, — Pazza! interamente pazza! Sentite
che cosa racconta:
ì — Era coricata — dice — da pochi minuti, con le ten-
dine del letto abbassate e chiuse, quando l’uscio della stanza
si aprì e qualcuno entrò. In quel momento la sposa era dalla
narte del muro, voltata verso la parete. Non fece alcun movi.
II
FOCE 1A
SVI VRTO LUESI TR
mento, convinta che fosse il marito. Un istante dopo, il- letto
diede uno schianto, come ‘se ‘lo avessero caricato di un peso
«enorme. Ebbe molta paura, ma non osò rivoltar la testa. Cin-
que minuti, dieci minuti forse (non ha un’esatta nozione
del tempo) trascorsero a quel modo. Poi ebbe-un movimento
involontario, oppure si mosse la persona che. era nel letto;
sentì il contatto di ‘una cosa fredda- come il ghiaccio, son
parole sue, Si nascose addirittura nel corsello, tra letto e
muro, con un tremore di tutte le membra. Di lì a poco la
porta si aprì una seconda volta, ed entrò qualcuno che disse:
« Buonasera, mogliettina! ». Subito dopo, furono tirate le ten-
dine. .Udì un grido soffocato. La persona che stava accanto
a lei, nel letto, si alzò a sedere e parve allungare le braccia
in avanti. Allora volse il capo... e vide, dice, il marito in
ginocchio vicino al letto, la testa all’altezza del guanciale, tra
le braccia di una specie di gigante verdastro, che lo strin-
geva con forza. Dice, e me lo ha ripetuto venti volte, pove-
retta!... dice di aver riconosciuto... indovinatelo ‘un poco... la
Venere di bronzo, la statua del sig. di Peyrehorade... Da quan-
do è qui, tutti ne vanno fantasticando... Ma torno al racconto
della povera. demente. A quella vista, smarrì la conoscenza,
e forse che da qualche momento aveva anche smarrito la
ragione. Non c'è modo che sappia dire quanto sia durato il
suo svenimento. Tornata in sè vide ancora il fantasma, o la
statua, come si ostina a dire, ferma, con le gambe e la parte
inferiore del corpo nel letto, il busto e le braccia protesi, e
tra le braccia il marito esanime. Un gallo cantò. Allora la
statua uscì dal letto, lasciò cadere il cadavere e scomparve.
Ella si attaccò al campanello e il resto vi è noto.
Venne introdotto lo spagnuolo. Era calmo e si difese con
molta padronanza di sè e con molta presenza di spirito. In-
vero, non negò di aver manifestato il proponimento che avevo
inteso, ma nella spiegazione che ine diede pretese di non aver
voluto dire altro, se non che, una volta riposato, il giorno
dopo, avrebbe vinto ‘una partita di pallacorda contro -il suo
vincitore. Ricordo che aggiunse: .
_ Un aragonese, quando ha ricevuto un oltraggio, non
aspetta il giorno seguente per vendicarsi. Se avessi creduto
che il signor Alfonso mi volesse offendere, lo avrei accoltel-
lato lì per lì. À
Si confrontarono le sue scarpe con le impronte dei passi
nel giardino, e risultarono molto più grandi.
Infine, Palbergatore presso cui aveva preso alloggio assi-
curò che l’uomo aveva passato la notte intera a strofinare e
medicare un suo mulo malato.
L’aragonese, d’altronde, era uomo incensurato, conosciu-
tissimo nella regione, dove si recava tutti gli anni per il suo
commercio. Perciò lo rilasciarono con le debite scuse,
Stavo per dimenticare la deposizione di un domestico che
aveva visto per ultimo il signor Alfonso vivo, e più precisa-
mente nel momento in cui si approntava a salire dalla moglie.
ll sig. Alfonso aveva chiamato quell'uomo e gli aveva chiesto
con aria inquieta se sapeva dove fossi io. Il domestico rispose
di non avermi visto. Allora il signor Alfonso tirò un sospiro
e stette un minuto e più senza aprir bocca. Poi disse: E va
bene! il diavolo se lo sarà portato anche lui!
Domandai a quell’uomo se il signor Alfonso, quando aveva
parlato con lui, avesse l’anello di diamanti. Il servo esitò a
rispondere. Infine disse che credeva di no, e che ad ogni
modo non ci aveva fatto caso.
Ma poi si riprese, aggiungendo:
— Se avesse avuto quell’anello al dito, lo avrei indubbia-
mente notato, poichè credevo che l’avesse dato alla Signora.
Anch'io, nell’interrogare quell’uomo, provavo la mia pic-
cola ‘parte del terrore superstizioso che la deposizione della
vedova del signor Alfonso aveva diffuso per tutta la casa.
Ma il procuratore del re mi guardò sorridendo, ed ebbi l’ac- ‘
cortezza di non insistere.
Poche ore dopo il funerale del signor Alfonso, mi appa-
recchiai a lasciare Ille, La carrozza del sig. di Peyrehorade
doveva condurmi a Perpignano. Non ostante la debolezza delle
sue condizioni, il povero vecchio mi volle accompagnare sino
al cancello del giardino, che attraversammo in silenzio, lui
trascinandosi a stento, appoggiato al mio braccio. Al mo-
mento di separarci. gettai un ultimo sguardo alla Venere.
Benchè il mio ospite non condividesse le paure e gli odî che
questa ispirava ad una parte della sua famiglia, prevedevo
che si sarebbe voluto disfare di un oggetto che, altrimenti,
gli avrebbe ricordato ognora quella orribile sciagura. La mia
intenzione era di indurlo a collocarla in un museo. Esitavo
tuttavia ad entrare in discorso, quando il sig. Peyrehorade
volse inconsciamente la testa nella stessa direzione in cui mi
vedeva guardar fisso. Adocchiò la statua, e subito si sciolse
«in lacrime. Io lo abbracciai, e non osai più dirgli una sola
parola. Così, salii in carrozza. Nè ho più saputo, dopo la mia
partenza, se qualche ulteriore notizia sia intervenuta a chia-
‘rire il mistero di quella catastrofe,
Il signor di Peyrehorade morì pochi mesi dopo il figlio.
Col suo testamento lasciò a me i suoi manoscritti, che forse
un giorno pubblicherò. Non vi ho tuttavia trovato il rapporto
sulle iscrizioni della Venere.
P. S. Il mio amico, sig. di Pa
che la statua non esiste più. Prima cura della signora di Peyre-
horade, dopo la morte del marito, fu di mandarla în fonderia,
sicchè oggi serve alla chiesa d’Ille sotto la nuova forma di
una campana. Ma, sogziunge nella sua lettera il sig. di P.,
sembra che un maleficio persegua coloro che detengono que-
sto bronzo. Da quando la nuova campana risuona ad Ille, le
vigne son gelate due volte.
mi scrive ora da Perpignano
FINE
12
[VINRA DI GASA
EGEO
4 idee
uattro idee per la pri-
mavera, suggerite dai
sarti parigini. Il primo da
sinistra è un tailleur che
riassume, nel blousant del
dorso, i motivi della nuova
moda. Il secondo tailleur
è tipicamente giovanile e
sarà bellissimo realizzato in
grigio o in bleu. Ancora per
le più giovani il soprabito
con cintura molto bassa e
allacciatura a giro di collo.
L’ultimo è il soprabito del-
la « donna bambola » che ha
avuto così successo nelle
collezioni di primavera; è
adatto per le cerimonie im-
portanti ma può assumere
anche un carattere spor-
tivo.
La tovaglia
“glamour”
empo di primavera, tempo
”
T di collezioni, Abiti, cappel-
lini, modelli boutique e... tova-
glie, La moda ha raggiunto la
casa, è entrata in sala da pran-
zo è in cucina. Ha posato, sotto
i piatti, sotto i cucchiai, sotto
i bicchieri, il bisso ricamato a
motivi astratti, la canapa alle-
gra, il cotone vivace,
Nessuna pensa certo a procu-
rarsi una tovaglia di collezione
ma a tutte le donne di buon gu-
sto piace preparare una bella
tavola, ‘allegra e invitante. La
moda odierna è proprio un in-
centivo a questa atmosfera pia-
cevole e gentile. Propone motivi
vivaci, quadri enormi, disegni
floreali e libertà assoluta di tin-
te e di sfumature, Abbiamo visto
le cose più impreviste, riportate
sulla biancheria da tavola; le ca-
ramelle grandi al naturale, la
frutta, i gelati, il monte di Por-
tofino, Il tutto realizzato in tes-
suto robusto, conveniente, che va
tranquillamente in bucato e fa
una concorrenza spietata alla
plastica troppo comune, troppo
fredda e antipatica ai mariti,
Non solo la tovaglia rallegra
oggi il pranzo familiare; anche
le stoviglie, le posate. Difatti,
solo a starci un pò attente, di-
venta una cosa semplicissima
portare a tavola l’insalata verde
in una vaschetta rossa e i pomo-
dori o i peperoni gialli conditi
in una insalatiera verde squil-
lante. Oppure, più semplicemen-
te, mettere le posate di bachelite
(cinquanta lire al paio) gialle
sull’insalata di lattuga e quelle
azzurre sull’insalata di pomo-
doro,
Come si vede non si tratta di
cose trascendentali; soltanto di
piccole attenzioni che portano
un. po’ di glamour anche nel
pranzo familiare.
Si man giano
COSÌ ...
uvalche volta capita di essere
invitate ad un pranzo impor-
tante 0 di avere persone importan-
ti a colazione, 'E quella volta ca-
pita di avere dei dubbi sul come sl
mangia una determinata. vivanda.
Vogliamo ripensarci un po’ assle-
me? 7
CILIEGIE. .Le ciliegie sì mangiano
intere e il mocciolo .viene posato
sul piatto con le dita e non maî
con la forchetta.
DOLCI. I dolce? asciutti (torte, ciam-
belle, paste frolle, ecc.) vanno trat-
tati col coltello e la forchettina o
con la semplice. forchettina se
N,
l'impasto è tenero; i dolci a bu-
dino, come sformati e pasticci di
cioccolato, crema o simili, vanno
mangiati col cucchiaino,
SPAGHETTI. Gli spaghetti non_de-
vono in nessun caso essere tagliati
a pezzetti minuti, nè con la for-
chetta. e tanto meno con il cal
tello. Si avvolgono attorno alta
forchetta e si portano, in piccole
quantità, alla bocca,
FRUTTA COTTA, Generalmente la
frutta cotta si mangia con il cuc-
chiaio, Certe qualità di pere moiìto
dure e piccole si tagliano col col-
tello se non si riesce a farlo con
la forchetta e col cucchiaio. Ma è
i
segno che le pere non. sono al-
bastanza cotte,
CARCIOFI. Se sono crudi e con
Qualsiasi salsa i carciofi si mangia:
no staccando le foglie con le dita |
ad una ad una. Quando si arrivagi
al fondo si ricorre invece al col
tello. 1
FRUTTI CANDITI. I frutti canditi sì
prendono dal piatto su cui sono sta- _
ti presentati servendosi delle dita
e badando di non, toccare quelli
che non si desidera* mangiare, |
i
UOVA. Si mangiano con la forchet-
ta e per nessuna ragione, anche |
quando sono sode, debbono essere
toccate col coltello,
Silvana
__PERIS
Acciaio e carbone
La produzione di acciaio nell'am-
bito della comunità Europea del
Carbone e dell’Acciaio (C.E.C.A.)
— la quale, com'è noto, compren-
de l'Italia, la Francia, la Germania
Occidentale, .il. Belgio, l'Olanda è
il Lussemburgo — ha raggiunto nel
1957 un livello mai finora registra-
to. Tale produzione è stata infatti
di 59.764.000. tonnellate, contro
56.800.000 nel 1956 e 41.816.000
nel. 1952. (anno precedente l’aper-
tura del mercato comune). Nel
1957 si è pertanto avuto un inere-
mento rispettivamente del 5,2% e
del 42,6% in rapporto agli anni
1956 e 1952.
Il massimo incremento percen-
tuale si è registrato in _. Italia
(14,5%) e in Olanda (12,5%), men-
tre il massimo incremento in cifra
assoluta .si è avuto in Germania
(1.318.000. tonnellate - 5,7%).
Anche la produzione di’ ghisa e
di ferroleghe nella Comunità è sta-
ta nel 1957 superiore a qualsiasi
produzione del passato, con un in:
cremento del 3,6% rispetto al 1956
(da 43,547.000 tonn, a 45.123.000).
La produzione di carbone è in-
vece diminuita, soprattutto in se-
guito. all'aumento dei giorni non
lavorativi in Germania e nella Sar-
re. In totale sono state estratte
247.854.000 tonnellate di carbone,
contro. 249.092.000. nel. 1956 è
238.883.000 nel 1952, il che rappre.
senta una diminuzione dello 0,5%
rispetto al 1956 e un aumento del
3.8% rispetto al 1952. Tale contra-
zione si è verificata in tutti I
Paesi. membri della CECA, tranne
în. Francia, dove invece si è regi-
strato un aumento di 1.567.000
tonnellate (3,01%).
L’ emigrazione
L'anno : scorso. l'emigrazione ita-
liana ha toccato un livello record
con circa 300 mila espatri, di fron-
te ai ‘222.865 del 1956, ai 196.579
del 1955, ai 170.081 del 1954 ed ci
147.972 del 1953.
Le. rimesse degli emigrati dal 1°
gennaio al 31 dicembre 1957 ascen-
dono ‘a .187 milioni e 812,000 doì-
lari americani, pari a lire 116 mi-
liardi e 707 milioni, al cambio di
lire 625 per dollaro. Le rimesse so-
no così distribuite: 122,931,000 dol.
COPIO |
lari in compensazione nell'area del-
l'UBP e 265 mila dollari non com- |
pensati; 45 milioni 183 mila dolla-
ri_.in rimesse dirette; 15.989.005).
dollari USA ‘ provenienti dal Cana-
dà; 1.140.000 dollari di franchi sviz- .
zeri liberi; 1.804.000 dollari di lire
italiane libere, $
Nel decennio 1947-57 oltre due <
milioni di italiani si sono trasferiti
all’estero. Si calcola che, complessi.
vamente, sessi abbiano inviato iu
patria valuta per mille miliardi di
lire,
Attualmente non è ancora poss!
bile prevedere a quanto ammonter
e come si distribuirà il flusso mi-
gratorio nel corso del 1958 anche
perchè, ad esclusione della Fran-
cia che mantiene buone possibilità
ricettive, il. mercato del lavoro né
gli altri paesi europei ed in alcuni
transoceanici manifesta segni di sa-
turazione.
In Svizzera, oggi, vi sono più di
250. mila davoratori italiani, che
rappresentano oltre il 10 per cen- |
to delle forze di lavoro attive.
L'emigrazione italiana verso ]e
miniere di carbone belghe, sospesa s
dal 9 febbraio 1956 in segulto ai
noti, tragici incidenti, verrà con
tutta probabilità riaperta il 1° set- |
tembre di quest'anno, in conside |
razione delle ‘misure prese o ini-_
ziate dal Governo belga per miglio-
rare le condizioni di sicurezza nelle
miniere, per garantire la parteci-
pazione italiana al sistema di con-
trollo della sicurezza stessa, non-
chè. per la formazione professic-
nale dei minatori, le retribuzioni. |
la previdenza sociale e gli alloggi,
4 È
sinti bien pot
Scambi italo-persiani
In seguito ai nuovi accordi com-
merciali e, di pagamento entrali
in vigore nello scorso febbraio, i
volume degli scambi fra l’Italia e
la Persia, che l’anno scorso aveva
superato i 16 miliardi di lire, viene
elevato a 40 miliardi di lire nei due
sensi, prevedendosi una ulteriore
espansione delle relazioni commer-
ciali anche in virtù del più equili-
brato sistema dei pagamenti.
Le esportazioni italiane previste
dall'accordo sono macchine in ge-
nere, non contingentate, e i prin-
cipali prodotti contingentati sono:
tessuti di cotone e di lana, fibre.
per cappelli, prodotti alimentari e
siderurgici, materiale elettrico e dia
trasporto.
rasquale
saldino?
palloncini avete assistito ad un
cezionale ed applauditissimo
Spettacolo di balletto delle al-
e della Scuola di Danza
assica diretta da Anna Or-
landi, presentato da Franco
Guadagnini.
| A Livorno, infine, vi ha ospi-
ato il più bel teatro cittadino,
La Gran Guardia », e siete
Stati accolti, a nome del gior-
nale, da Emiddio Loscalzo. Sul
palcoscenico, giganteggiava un
festosissimo uovo; il magnifico
allestimento scen era opera
ilei colleghi di lavoro dei vo-
stri papà, miei collaboratori
preziosi, Vi ha salutati mons.
Pangrazio, sempre gentilmente
presente a queste iniziative, il
vice Prefetto dottor De Mar-
chi e, coll’ing. Mauceri, Diret-
tore del Cantiere, il mostro
Presidente avv. De Barbieri.
Dopo gli auguri e la distri-
buzione dei premi, il Presiden-
te ha consegnato una pergame-
a-ricordo a Giorgi e Castel-
lani da parte dei colleghi di
lavoro, memori dei loro recen-
ti successi in campo artistico
(Giorgi ha da poco brillante-
mente vinto anche un concorso
a Piombino).
Poi Loscalzo è stato preso
di mira dagli strali di Binetti
e Carpitelli, vostre antiche co-
noscenze, interpreti di un riu-
scitissimo skecht (testo e re-
gia di Livio Del Vivo). I due
attori, quasi a ricompensarlo
della fatica e pur di convin-
cerlo a lasciar cantare Gior-
gi, gli hanno offerto, con la
fascia amaranto, la cittadinan-
za onoraria labronica: tutto
questo mentre Dazzi e la si-
gnera Gasparino si disponeva-
no, con tutti i loro collabora-
tori, a fronteggiare l’ormai vi-
cino assalto alle uov
D; un gruppo all’ uscita dello
0 Fulvio Fantoni; uno degli
ospiti
Le uova « assaltate » che, in
totale, erano 6.000 (circa 1.000
per ogni locale), e i palloncini
all’idrogeno, sono spariti in
meno di un quarto d’ora: ed è
stato quello il felice epilogo
della settima manifestazione
del genere organizzata per voi.
Ma tutto questo, ditemi,
avrebbe proprio un valore se
non ci fosse, nascosto. in quel-
le uova, un po’ d’affetto, un
po’ — lasciatemelo dire — di
amore per voi bambini?
Rileggiamo insieme un mo-
mento, vi prego, un rigo della
letterina che vi scrissi il gior-
no della Befana. Diceva così,
ad un tratto: « da Livorno a La
Spezia, da La Spezia a Geno-
va, tutti voi bambini vi ritro-
verete non solo idealmente, ma
proprio fisicamente uniti in
un’ unica grande festa che
l’Ansaldo, la mostra comune
famiglia, ha preparato per voi
che siete la ragione del nostro
lavoro e la speranza di un do-
mani sereno >.
E tutto questo vale anche
per oggi, per tutte le volte
che ho organizzato una festa
per voi. Il 6 gennaio prossi-
mo — suvvia confessiamolo:
qualcuno di voi già ci pensa!
— parte di voi sarà diventata
troppo grande per ricevere un
giocattol sarà studente di
scuola media e declinerà il la-
tino; ma ci saranno pure tanti
bambini piccolissimi alla loro
prima festa.
A tutti voi, perciò, grandi e
piccini piccini, io ripeto di
cuore l'augurio di Binetti e
Carpitelli: che siate sempre
buoni e che in ogni uovo pos-
siate trovare la pace, la sere-
nità e il benessere per le vo-
stre famiglie.
l’Ansaldino
Donna Esther
della festa
« Splendor >»;
più pic
‘offerta delle «schiacciate » a Mons.
Lombardi
porge il
una mamma. Sotto:
A sinistra dall'alto: Donna Esther De Barbieri, consorte del nostro Presi-
dente, consegna uno dei premi per i genitori; un altro dei
in braccio alla madre; un gruppo davanti allo « Splendor ». Sopra: i Diret-
tori Centrali ingg. Zirilli e Casaccia, Donna Esther De Barbieri e' il Diret-
tore Generale ing. Lombardi; il balletto classico di Anna Orlandi al-
«Astra» di La Spezia. Sotto: la platea del teatro «La gran guardia» di Li-
vyorno; due bimbi spezzini che hanno « conquistato » i sospirati palloncini
D al 10 al 14 marzo si è svol-
to a Roma, nel palazzo dei
congressi all’EUR, un conve-
gno di studi, promosso dall’IRI,
sugli infortuni e sulla loro pre-
venzione,
Conscio dell'enorme impor-
nza che questo problema ri-
veste, non soltanto nell’ambito
dell'industria e della sua effi-
tienza e produttività, ma nella
vita stessa della società mo-
derna, e deciso a dare per pro-
prio conto, il contributo più
serio e più efficace possibile
alla sua soluzione, l’IRI ha vo-
luto che ogni azienda del
Gruppo facesse, per così dire,
il punto sulle esperienze accu-
mulate in materia nel corso,
breve o lungo, delia propria
attività; e che dalla somma di
tali esperienze — raffrontate
tra loro, vagliate alla luce dei
risultati ottenuti, commisurate
agli sforzi che in altri Paesi
sono stati o si vanno compien-
do al medesimo fine — i tecni-
ci e 1 dirigenti aziendali cer-
cassero di trarre nuove idee e
impulsi e convincimenti, atti
a intensificare in ogni settore
e a render praticamente più
‘proficua la battaglia antinfor-
tunistica.
Affinchè il Convegno non ri-
schiasse d’intrappolarsi in
quella tomba delle buone in-
tenzioni congressuali che è la
soverchia genericità dei temi
e delie trattazioni (per cui
tante volte, dopo aver girato e
rigirato intorno alle enuncia-
zioni di principio, non resta il
tempo per approfondire seria-
mente alcun argomento), lo si
è molto opportunamente e in-
telligentemente suddiviso in
cinque sezioni, o « gruppi di
lavoro », aventi ognuno un te-
ma ben delimitato e preciso;
sicchè la discussione non è mai
uscita di strada ed ha potuto
svilupparsi in profondità giun-
gendo a conclusioni molto no-
tevoli per chiarezza e serietà.
Aperto il 10 mattina da un
discorso augurale del Presi-
dente dell’IRI on. Aldo Fascet-
ti e da una lucida e documen-
tata relazione introduttiva del
prof. Silvio Golzio, direttore
generale della SIP, il Conve-
gno si è dunque subito frazio-
nato in cinque gruppi che han-
no separatamente trattato i se-
guenti temi: 1) « Aspetti so-
ciali ed economici della sicu-
rezza»; 2) « Orgarizzazione
aziendale della sicurezza e co-
mitati di sicurezza »; 3) « La
formazione antinfortunistica
del personale »; 4) « Aspetti
psico-sanitari della lotta antin-
fortunistica»; 5) «Le rilevazio-
ni statistiche ai fini della sicu-
rezza ».
Su ciascuno di codesti temi,
parecchie aziende avevano in-
viato comunicazioni scritte,
che sono state riassunte e com-
mentate dai relatori: i quali,
peraltro, non si sono limitati a
questo lavoro di sintesi, ma
hanno dato a loro volta, sui
singoli problemi, un cospicuo
apporto di informazioni e di
idee.
Su questa trama, fitta e or-
dinata, si è intessuta la di-
scussione, improntata sempre
a grande schiettezza e concre-
tezza; e lo «scambio delle espe-
rienze », ragione prima del
Convegno, ha avuto tutta la
ampiezza — e quindi l’utilità
— che VIRI, promuovendolo,
se ne attendeva.
Terminati i lavori dei sin-
goli gruppi, si è avuta ancora
LA LOTTA CONTRO GLI INFORTUNI
Un convegno di studi
romosso dall’
IRI
una seduta plenaria, durante
la quale il relatore generale
prof. Golzio ha tirato le som-
me del Convegno, ponendone
in luce i risultati nettamente
positivi. Erano intervenuti il
Ministro delle Partecipazioni
Statali sen. Bo e il Sottose-
gretario al Lavoro on. Delle
Fave, i cuali hanno entrambi
preso la parola per elogiare
calorosamente l'iniziativa del-
VIRI, intesa a far compiere al-
l’industria italiana ur. ulterio-
re, indispensabile progresso in
quella dura lotta antinfortuni-
stica che è — come ha egre-
giamente detto il ministro Bo
— lotta per la conquista d’un
più alto grado di civiltà. Ha
chiuso i lavori l’on. Fascetti,
affermando che Ll’IRI farà ogni
sforzo per procedere senza s0-
ste e con la maggiore celerità
possibile lungo la via che con-
duce ad una delle mete moral-
mente e socialmente più gran-
di e luminose: la sicurezza del
iavoro umano.
A] Convegno, oltre ai mas-
simi dirigenti dell’IRI e delle
varie Società finanziarie che ad
esso fanno capo, hanno parte-
cipato in gran numero diri-
genti e tecnici di quasi tutte
le aziende raggruppate nella
Finmeccanica, nella Finsider,
nella Finelettrica e nella Fin-
mare. L’Ansaldo era rappre-
sentata dall’ Amministratore
Delegato ing. Rosini, che ha
presieduto i lavori del secon-
do gruppo, dai dirigenti dott.
Mario Enrico e dott. Alberto
Tomasi, dall’ing. Salomone
ispettore principale per la pre-
venzione degli infortuni, dal-
l’Ispettore sig. Vernazza e
dall’addetto al giornale azien-
aale.
L'’IMPROVVISA SCOMPARSA
DELL’ING. GIOVANNI BRUNO
Alla fine dello scorso feb-
braio prendendo imbarco sulla
« Federico C.» per le prove
preliminari, salutammo l’ami-
co Bruno sulla banchina; con-
trariamente al suo vivo desi-
derio, le fatiche di un pesante
cielo di prove a mare male si
sarebbero conciliate con quel
periodo di riposo che gli era
stato consigliato dopo l’attivi-
tà del lungo ed intenso perio-
do di allestimento. E quella
fu, purtroppo, per me l’ultima
visione sul lavoro del compa-
gno conosciuto ancora sui
banchi delle scuole medie, del
collega che, dopo gli inizi del-
la vita professionale trascorsi
altrove, era divenuto così pre-
zioso collaboratore.
Da quindici anni — dappri-
ma in Allestimento poi in Can-
tiere — ciascuno di noi aveva
avuto modo di conoscerlo ap-
pieno e di apprezzarne la com-
pleta dedizione al lavoro, la
serietà, la disciplina, lo spiri-
to di sacrificio.
Dapprima Cano ufficio pro-
sciati e la sua scomparsa ci è
giunta tanto improvvisa che,
nel trasmetterci l’un l’altro
la dolorosa notizia, ce ne sia-
mo sentiti quasi increduli.
IL LAVORO NEI TEMPI
l XIX secolo è il secolo
del progresso e delle mac-
chine, della fede assoluta
nel vapore e nelle « mera-
viglie » della tecnica, che
comincia con le prime bici-
clette «a monopattino » e
finisce con le prime auto-
mobili. Il legno viene sosti-
tuito dal ferro, nelle navi,
mell’architettura, nei ponti;
nascono le ferrovie. si eleva
la Tour Eiffel. Di qui il pro-
digioso sviluppo della side-
rurgia, e la nascita della
moderna industria mecca-
nica. Tutto ciò era conse-
guenza da una parte della
sempre crescente produzio-
ne d'acciaio dovuta all’affi-
nazione della ghisa e dal-
l’altra dell'impiego della
macchina a vapore. In Ita-
lia Vindustria siderurgica
nacque soprattutto in se-
guito ai programmi marit-
timo-militari dell’ ammira-
glio Benedetto Brin e fu
quindi strettamente legata
all’ attività dei cantieri.
L’impianto più grandioso fu
quello di Terni. In una il-
lustrazione si vede appunto
l'interno degli stabilimenti
di Terni, attorno al 1870.
L’altra mostra un uomo da-
vanti al forno a puddellare,
che ancora si usava.
Possa ora la sua immagine
restare dinanzi a noi, circon-
data dall’affetto e dalla stima
che egli si è sempre così pro-
duzione, poi Capo settore alle-
stimento, infine V. Direttore di
esercizio, l’ing. Bruno era con-
siderato nella nostra Società di
come valente ed entusiasta in- fondamente meritata. to f z
gegnere. Ma egli ci ha ora la- Franco Cristofori
CC i I
UN FRIGORIFERO
DONATO DALLA FIAT
IN [PALIO FRA I LETTORI
La grande notorietà della Fiat - in campo nazionale e interna-
zionale — non è affidata soltanto alle automobili, agli aerei e ai motori,
ma anche alìa costruzione degli elettrodomestici, strumenti divenuti
ormai indispensabili alla vita domestica moderna.
Proprio: recentemente la Fiat ha realizzato, in questo settore,
perfezionamenti di varia natura, tutti tendenti a sempre meglio soddi-
sfare le esigenze della vasta clientela. Produce, infatti, due tipi di
lavabiancheria, che fanno automaticamente il bucato in casa, lavando
come una completa lavanderia (lavaggio, doppio risciacquio ed asciuga-
tura per centrifugazione con restituzione della biancheria quasi
pronta per la stiratura),
fontanelle refrigeranti,
gruppi refrigeranti per
applicazioni industriali e,
finalmente, frigoriferi —
sui quali fermiamo par-
ticolarmente la nostra at-
tenzione, poichè l'Azienda
torinese ci ha recente-
mente donato uno di
questi suoi « gioielli »
che formerà fra breve 1l
premio principale di un
nostro concorso.
Sono tre i tipi co-
struiti, che si differenzia-
no tra loro soprattuito
per la diversa capacità
ricettiva, oltre che per
altre caratteristiche di
costruzione. Sono, si tli-
ceva, da 225, 150 e 120
litri. Di quest'ultimo, che
ci è stato appunto gentil-
mente offerto, diamo ora
le caratteristiche: è, di-
ciamo subito. il modello
Fiat più economico e di
più basso consumo, ma
la sua capacità è più che
sufficiente alle essenziali
necessità domestiche.
Le sue dimensioni:
m. 0,55 x 0,64 x 1,125.
Ispirato al noto prece
dente modello di uguale
capienza, si differenzia
da esso per i seguenti
fino in fondo,
dî bottiglie grandi, piccole e di un certo
ancora la possibilità di sistemare bottiglie grandi anche a fianco
dell’evaporatore, dato che la larghezza di quest'ultimo non occupa
l’intero fronte del frigorifero, L'autoregolatore, con selettore di tem-
peratura a cinque posizioni, è sistemato nel fianco interno dell’ar-
madio, sotto il contenitore per carne,
Ml pannello interno della porta e della lesena di contorno del-
l'armadio è colorata in azzurro pallido; un elegante bordo cromato
decora esternamente la porta, e la chiusura è operata da una nuova
maniglia verticale, molto robusta e priva di leve interne di rinvio.
Questo tipo di frigorifero è dotato di sei piani interni, com-
preso quello dell’evaporatore, due dei quali costituiti da appositi
recipienti in materia plastica trasparente: uno per carne © pesce
fresco, l'altro per frutta e verdura. E* anche dotato di due bacinelle
di alluminio da dodici cubetti di ghiaccio cadauna, con estrattore a
leva incorporato.
Il gruppo refrigerante è sempre costituito da un moto-compres-
sore di tipo « sigillato », con motore elettrico asinerono di 1/6 HP
e compressore verticale a stantuffo con carica d'olio per lubrifi-
cazione permanente. ll condensatore è del tipo ad «U?», di media
larghezza; il fluido refrigerante, ii « Freon 12», non è tossico, nè
irritante, nè corrosivo. Minimo, infine, il consumo di corrente: da 0,5
a 0,8 kWh. al giorno.
Crediamo che la notizia giunga ben grata ai lettori, che avranno
fra breve la possibilità di disputarsi, con l’aiuto della propria abi-
lità e di un po' di fortuna, il possesso dello splendido frigorifero
donato loro dalla grande Casa torinese.
porta è
il che consente l'alloggiamento in appositi balconcini
particolari: il pannello prolungato
numero di uova, Offre
15
|
7 ’
GINESELEZIONE |
Ire films di guerra
L a un po’ di tempo as-
- sistiamo a una serie di
| ottimi films di guerra: vuol
dire che l’umaratà, di fron-
te alla minaccia satomica e
alle gravi prospettive che
essa comporta, si xente im-
pegnata ad esaminare a
fondo, a sviscerare con co-
scienza le recenti catastro-
fiche esperienze ed a trar-
re da esse una profonda
lezione morale.
In questi giorni abbiamo
veduto nella nostra città
tre films parimenti impor-
tanti. Il primo (in ordine
di tempo) è il pulacco «I
dannati di Varsavia » giu-
stamente premiato al Fe-
stival di Cannes del ’57. E°
un film che rievoca le an-
gosciose, eroiche e dispera-
te giornate dell’insurrezio-
ne di Varsavia del ’44, rac-
contando con commovente
sensibilità (quasi sempre
con primi piani dei perso-
naggi) l’odissea di una pat-
tuglia di insorti chiusa!
nelle fogne cittadine, alla
ricerca di una salvezza che
non verrà mai, come rivela
simbolicamente la scena in
cui due protagonisti, giun-
ti stremati alla fine di un
cunicolo dove credevano di
trovare la libertà, trovano
una pesante cancellata, die-
tro la quale scorre, irrag-
giungibile, la Vistola.
Il secondo è « Il ponte sul
fiume Kwai », giustamente
riconosciuto con numerosi
« Oscar »: si tratta di un ve-
ro capolavoro. Il regista
David Lean lo ha girato
nell’isola di Ceylon, in « ci-
nescope » ed a colori, riu-
scendo a far recitare al
paesaggio un ruolo espres-
sivo di grande importanza.
Il film mostra, oltre agli
inevitabili orrori della
guerra e ai complessi pro-
blemi di coscienza delle
persone che in essa sono
coinvolte, la cocciuta e te-
starda fedeltà alla lettera
dei regolamenti di due co-
lonnelli (uno inglese ed
uno giapponese) che fini-
ranno per perdersi senza
aver avuto un barlume di
lucidità sensata. La morale
della favola è rappresenta-
ta da un dimesso e serio
dottore inglese, che osserva
la tragedia finale con que-
ste parole: « Pazzia, paz-
zia! ». Vanno sottolineate
la regia di Lean e l’inter-
pretazione di Alec Guiness.
Il terzo film è americano,
e si chiama «I giovani leo-
ni », diretto da Dmytryk e
interpretato magistralmente
da Marlon Brando. In esso
sì svolgono due vite paral-
lele: da una parte un
giovane ebreo americano
(Montgomery Clift) delica-
to e sensibile, maltrattato
dagli stessi colleghi e dai
superiori proprio per le sue
origini; e dall’altra un uffi-
ciale nazista (Marlon Bran-
do) che è fondamentalmen-
te un bravo ragazzo, intelli-
gente, ma guastato dalla
educazione ricevuta e dalla
fedeltà agli ordini. Il film
non è al livello del film di
Lean, ma riesce a dire
ugualmente qualcosa d’im-
portante sulla tragedia in-
tima, terribile di chi riesce
1 vedere solo troppo tardi
l’inutile disastro provocato
da un irragionevole mito.
IL PORTOGHESE
16
La vignetta rappr:
Sì tratta, basandc
soluzioni devono essere
teggio. i seguenti premi:
sveglia da viaggio;
chi di Firenze: «Il
Cicognani, « Gior
domenicale » di
Nicola Lisi,
RIMARRA
IMAA
I NOSTRI CONCORSI
Un fatto storico
nta una scena che richiama un fatto storico.
sugli elementi forniti dal disegno, di indivi-
del fatto e comunicarci i loro nomi. Le
inviate
gnate ai nostri corrispondenti di stabilimento, entro il 10 mag-
gio, corredandole di nome, cognome, sigla dello stabilimento di
appartenenza e numero di cartellino, Sono in palio, per sor-
1) un macina-caffè elettrico; 2) una
3) un tovagliato per sei persone; dal 4)
al 13) uno dei seguenti libri offerti dalla Casa editrice Vallec-
museo delle figure viventi» di
ano e la paura » di David Invrea.
« Siamo tutti bambini »
Bernari, « Dove abita il prossimo » di Giuseppe Cassieri; 14)
e 15) due scatole ciascuno di cacao « Perugina ».
[Minnie
Lillian nn
in redazione, oppure conse-
Bruno
« Concerto
di Carlo
Risultati del concorso “Le canzoni scenogralate”
Le vignette rappresentano (a co.
minciare da sinistra in alto e pro-
cedendo in se antiorario per
terminare con vignetta al cen-
tro) le seguenti cinque canzoni: « I
trulli di Alberobello », « Campana-
ro della Val Padana », « Vecchio
S pone », « Papaveri e papere >»;
«E la barca tornò sola». Tra î
numerc lettori che hanno inviato
la risposta esatta, il sorteggi» (et-
fettuato alla presenza di testimoni)
ha favorito i seguenti signori: Giu-
seppe Romano del CMI {vinee una
lucidatrice elettrica offerta dalla
Mettrodomestici S, Giorgio »; Pri
mitivo Cravanzola del CMI (vince
un frullatore elettrico « Mixette »
«Na »).
offerto dalla « Elettrodomestici S.
Giorgio »); Arcangela Sardano del
CAN (vince un tovagliato per sei
persone); Sirio Petracchi, Gastone
Lazzara, Enzo Orlandini e Frar eo
Mangani di LIV (vincono ciascuno
una copia del libro «L'uomo e la
tecnica »); Luigi Redi, Pasquale
Mangini, Vasco Pianigioni, Corrado
Graziani, Ugo Monti, Piero Razzauti,
Rodolfo Mangani di LIV e Anacleto
Melani del MUG (vincono ciascuno
una copia del libro «La saldatura
elettrica »); Dino Stolfi e Bruno
Franceschi di LIV (vincono ciascu-
no due scatole di cacao « Perugi
Inoltre sono stati estratti
100 biglietti per il teatro « Duse »,
BIBLIOTECA |
Bargellini
E’ uscito recentemente, edito da
Valleechi, un elegantissimo volume
di Piero Bargellini: il primo di una
serie che consterà di otto-dieci vo-
lumi. Si tratta di un panorama sto-
rico dell'arte, e porta per titolo il
nome di una delle più tipiche e ce-
lebri località panoramiche fiorenti-
ne: « Belvedere »,
Lo scrittor®@ toscano «doveva »
cimentarsi in questo lavoro, che
non è altro se non la naturale con-
tinuazione di « Pian dei Giullari » —
il panorama della letteratura ita-
liana, Non è un modo di dire, que-
«sto; Bargellini si è accinto all’ope-
e con la
tra-
ra con gli stessi intenti,
stessa preparazione storica e
sparenza letteraria ed artistica.
L'arte greca rivive in « Belvede-
re >», attraverso anche la storia so-
ciale e politica degli elleni: ritorna
a noi plasticamente viva e dramma-
tica, Le fotografie, molte bellissime
ed accuratamente scelte, formano
una ideale cornice, alternandosi al
testo e completandolo in maniera
brillante.
Effettivamente, bisognava cha,
prima o poi, Bargellini scrivesse un
« Pian dei Giullari » dell'arte, cioè
una storia dell’arte a modo suo.
Nel liceo scoprimmo, stupiti dalla
avvincente limpida chiarezza della
sua prosa e delle sue idee, il Bar-
gellini storico della letteratura di
casa nostra, maestro affatto catte-
dratico; oggi abbiamo riscoperto,
avvicinandoci al libro con serena
fiducia, lo stesso Bargellini non os-
servatore esterno, ma narratore ca-
pace di penetrare e di rivivere vi-
cende, immagini, idee dell'antico
mondo ellenico: ancora una volta
maestro soprattutto per questo, Sa-
pevamo, insomma, di ritrovare
« quello » scrittore, limpido e pron-
to_a farci vedere e capire (questo
è il punto): e attendiamo con im-
pazienza di poter leggere i prossi-
mi volumi,
(Piero Bargellini, « Belvedere » »
vol. I - Arte greca - con appendice
sull'arte ellenica in Italia; pagg. 378,
16 tavole a colori, 220 illustrazioni
- Editore Vallecchi, 3.000 Jire).
Landolfi
Un lungo racconto, « Le due zi-
telle » e un breve romanzo, « Otta-
vio di Saint-Vincent », di Tommaso
Landolfi, compongono un volume
edito, ai primi di gennaio, da Val-
lecchi.
Due decrepite zitelle sono pra-
ticamente prigioniere, fino ad età
avanzata, di un venerando rudere
di madre gelosissima. Morta la qua-
le, niente logicamente cambia nella
loro esistenza. Finchè Bombo, scim-
mia anzianotta anzichè no (ricordo
di un fratello morto in mare), non
viene accusato di ripetuti furti sa-
crileghi perpetrati nella vicina chie
sa conventuale. Dubbio e poi cer-
tezza, conflitti di affetti e di idee,
quindi condanna ed esecuzione ca-
pitale per mano di una delle zi-
telle stesse,
Il protagonista del romanzo, Ot-
tavio di Saint-Vincent, un povero
diavolo, pseudo-poeta senza quattri-
ni, che vive nella Parigi anterivolu-
zione, Sfruttando una fortunata
combinazione, egli diventa — di
punto in bianco — presunto ma-
rito di una ricchissima ed altrettan-
to corteggiata duchessa russa. Di
qui un intrico di casi, un succe-
dersi di situazioni interessanti, un
affollarsi di personaggi vivacemente
disegnati (compare persino il Del-
fino di Franeia nelle vesti di came-
riere fasullo). Alla fine, l’annoiata
duchessa, respinti i corteggiatori
vari, perde anche Ottavio, che tor-
na a filosofare sulle rive della Sen-
na. Quest'ultimo, a conti fatti, ci
ha guadagnato una vacanza gratis,
un abito nuovo e quattro e luigi »
dimenticati in tasca,
(Tommaso Landolfi, « Ottavio di
Saint-Vincent », preceduto da una
ristampa di «Le due zitelle »; pa-
gine 184, Ed, Vallecchi, L. 1.000).
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dalla creazione
sino
ai nostri giorni
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Costituita la “Sezione calcio”
E' stata costituita recentemen-
dal Dopolavoro Aziendale
nche la « Sezione calcio ». La
organizzazione di un gruppo
lcistico su basi dopolavoristi-
the ha richiesto il superamento
di non lievi difficoltà. in quan-
, pur essendo ii giuoco del
salcio lo sport più popolare d’I-
alia, non è stato agevole con-
iliare Je diversissime aspira-
ioni dei soci con le possibilità,
ia pur modeste, che si aprono
campo pratico a questa par-
colare attività svolta da dilet-
anti.
Direttore tecnico responsabile
della «Sezione calcio » è stato
nominato il geom, Adriano Bur-
ando, impiegato presso la Di.
tezione Generale dell’Ansaldo,
lemento che ha già prestato
on buoni risultati la sua opera
quale dirigente delle squadre
giovanili della « Sampdoria »
SEZIONE PALLAVOLO
Brillante affermazione
della squadra giovanile
Domenica 31 marzo, sul cam-
po del Collegio « lalasanzio »
di Cornigliano, si è concluso il
Campionato provinciale di pal-
lavolo organizzato dal « Centro
Sportivo Italiano » di Genova,
per atleti nati dal 1938 in pol.
| L’interessante torneo, al qua-
le hanno partecipato otto squa-
dre, è stato vinto dalla « Monte
oliveto » di Multedo (campione
regionale del 1957) che si è im-
posta alla distanza dopo una
dura e incerta lotta con la squa-
dra giovanile del nostro Dopo-
lavoro. La formazione ansaldi-
pa, partecipante per la prima
tolta al campionato, ha pertan-
to ottenuto un brillantissimo
secondo posto a pari merito con
quella del Collegio « Calasan-
zio », a solo due punti dalla
apolista,
. Della nostra squadra, diretta
dal sig. Ezio Tedeschi e allenata
‘atto parte i giocatori Delfino,
Costa, Bitossi, Granieri, Casa
grande, Giraudo, Sponza, Pesce
Bisi.
SEZIONE TURISMO
La gita a Parigi
Il Dopolavoro Ansaldo, nel-
l’intento di esaudire le nume-
rose richieste pervenute, ha
ottenuto un ulteriore aumento
di posti negli alberghi di Pa-
rigi.
Le iscrizioni rimangono per-
tanto aperte fino ad esauri-
mento dei posti disponibili.
SEZIONE BOCCE
Panorama dell’ attività
Il 16 marzo si è svolta a Se-
stri Levante, la gara riservata
ai Dirigenti delle Società e dei
Dopolavoro affiliati alla F.I,G.B.
La Sezione bocciofila del nostro
Dopolavoro ha partecipato alla
competizione con il Direttore
ecnico sig. Dino Testi, e con i
igg. Tommaso Pastorino, Savi-
no Magni, Mario Gondino e Car-
lo Congiu,
Il sig. Testi,
in formazione
con due dirigenti di altre So-
cietà, si è classificato al 1°
posto.
La «Sezione bocciofila » ha
partecipato con sette terne al
è Trofeo Presidenza Nazionale
F.L.G.B., svoltosi il 23 marzo.
Nessuna squadra si è piazzata
fra le premiate,
Nella gara svoltasi a Marassi
per la « Coppa S. Margherita ».
la Sezione ha preseniato nove
terne, La squadra composta dai
giocatori Efisio Burgassi. Giu-
seppe Gaggero e Giuseppe Car-
lini si è classificata al 5° posto,
La gara pasquale, riservata ai
soci del Dopolavoro, ho regi-
strato la partecipazione di 66
giocatori suddivisi per sorteg-
gio in 22 terne, Tutti sono stati
premiati. Ecco la classifica:
1) V. Pinceti, Bozzano, Fossa-
ti; 2) Carosso, Cassina, Otello;
3) Peloso, Leonuro, Piccardo;
} N. Pinceti, Fantini, G, B,
Poggi; 5) Bruzzo, Leoncini, Ma-
gni; 6) Sanfelice, Durante, Ca-
stello; 7) Sibilla, Sparaggi, Bian-
chi; 8) Imperiale, Marchelli, C.
Rossi,
La prossima attività in pro-
gramma della Sezione è la se-
guente:
20 aprile: organiz
« Trofeo Finmeccanica », offer-
to dal Presidente della « Fin-
meccanica » stessa, La gara sarà
effettuata su sette settori. Fine
aprile - inizio maggio: la Se-
zione parteciperà con un rile-
zione del
Circolo Comunale
vante numero di squadre al 2°
Trofeo del Lavoratore, organiz-
zato dal « C.S.I.». 24 aprile;
« Trofeo XXV Aprile» a ter
ne, indetto dall'Assessorato Tu-
rismo e Sport del Comune di
Genova. 27 aprile: partecipazio-
ne in forze alla « Coppa Carli-
ni» a coppie, organizzata dal
di Chiavari.
SEZIONE ARTI FIGU.ATIVE E MODELLISMO
Inizio dell’ attività
La « Sezione Arti Figurative
e Modellismo », recentemente co-
stituita, sta per iniziare la sua
attività, Infatti, non appena ter-
minato l'arredamento dell’appo-
sito locale e provveduto il ne-
cessario materiale didattico, co-
minceranno nella Sede di Sestri
gli annunciati corsi di disegno,
pittura e scultura.
I corsi saranno effettuati in
giorni e in ore nei limiti del
possibile agevoli per tutti. In Ji-
nea di massima non sono ri-
chieste quote di partecipazione.
però è bene tener presente che
il materiale didattico non è il
limitato, per cui in un secondo
tempo ciascuno dovrà provve
dere per proprio conto all’ac-
ouisto del materiale che gli oc-
corre,
ai corsi si rice-
e al mercoledì,
19,30, presso la
Sezione in via
Le iscrizioni
vono al lunedì
dalle 18,30 alle
segreteria della
Sestri 33/2.
GRAVE LUTTO DELLA ‘’SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE‘
La tragica fine di Romualdo Gambino
sui ghiacci del Plateau Rosa
La tragica fine del disegnato-
re Romualdo Gambino sul Pla-
tean Rosa ha suscitato in tutta
la cittadinanza genovese e in
particolare nei suoi compagni
di lavoro e amici del Dopolavo-
ro, una dolorosa impressione,
Come è noto il Gambino —
che era un appassionato della
montagna e ricopriva le cariche
di segretario del gruppo alpini-
stico e responsabile dei cam-
peggi della ” Sezione attività
montane” — si era recato in
gita col gruppo sci a Cervinia il
30 marzo per effettuare delle ri-
prese cinematografiche. Unitosi
agli amici dopolavoristi Sergio
Rinaldi e Giuseppe Dodi che,
muniti di sci, erano diretti al
Piccolo Cervino, dopo un’ ora
di cammino salutava i compa-
gni e si fermava per mettere in
azione la cinepresa. Rinaldi e
Dodi a un certo punto, voltatisi
per salutarlo, lo videro tastare
il ghiaccio con la picecozza, ma
conoscendo la sua esperienza ul-
pinistica proseguirono tranquil-
ti. Purtroppo la montagna nu-
scondeva per Gambino una fa-
tale insidia. Rinaldi e Dodi, vol-
latisi un’altra volta, non lo vi-
dero più: Gambino era stato
inghiottito da una voragine a-
pertasi sotto i suoi piedi,
Tornati affannosamente indie-
tro gli amici dello sventurato si
resero subito conto della gravi-
tà della situazione e senza esi-
tare nn istante l’alpinista Ri-
naldi, fattasi legare una corda
intorno alla vita, si calava nel
profondo crepaccio con supremo
sprezzo del pericolo. Dopo tre
ore Rinaldi, spossato dalla fa-
tica, riportava alla superficie il
corpo insanguinato dell’amico,
ormai privo di pifa, Senza il
suo gesto eroico le misere spo-
glie di Gambino sarebbero ri-
maste per sempre imprigionate
in una bara di ghiaccio.
Romualdo Gambino aveva
trent'anni ed era impiegato al
Cantiere di Sestri. Era un pro-
petto alpinista e la sua espe-
rienza della montagna si era
affinata in centinaia di ardite
escursioni, Era forte e buono, e
la sna fine è da attribuirsi sol-
tanto alla tragica fatalità. La-
scia nella più profonda coster-
nazione la madre e la giovane
moglie. che al momento della
disgrazia si trovava a Sondrio
in attesa del suo primo lieto
evento. La triste notizia le è
stata tenuta pietosamente na-
scosta fino a pochi giorni or
sono, e solo dopo la nascita di
una florida bambina ha saputo
perchè il suo sposo non le era
vicino,
Il Dopolavoro Ansaldo parte-
cipa commosso al dolore dei fa-
migliari del compianto giovane,
ricordando con profondo rim-
pianto le sue doti di generosità,
di coraggio, di bontà.
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con Sede in Genova, comunica ai dipendenti
dell’ Ansaldo cha ha aperto il nuovo ingresso
ai propri magazzini in Piazza Scuole Pie, 192
dotandolo di vetrine per l’ esposizione dei propri
articoli di
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questo tagliando, beneficieranno del 10%, di sconto su
acquisti per contanti e del 3%; su acquisti a rate Buoni
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17
Sono nati
22 dicembre: ROBERTO, di Pie-
tro Guerello (Mec) e di Luisa Gam-
baro - 18 gennaio: MIRCO, di En-
nio Scarpellini (Mug) e di Dina Si
monetti - 22 gennaio: PAOLO, di
Remo Bianchi (Can) e di Mara
Malaspina - 24 gennaio: GIOVANNI,
di Armido Grespiani (Mug) e di
Maria Ortolini - 10 febbraio: IVA-
NO, di Ilio Serafini (Mec) e di Giu-
seppina Scavino - 18 febbraio: LU-
CILLA MARIA, di Pietro Sarcina e
di Maria Lazzaro (Dig) - 23 feb-
braio: DONATELLA, di Serafino
Martelli (Mec) e di Erina Spuzio -
24 febbraio: MAURIZIO, di Rolando
Mombelli (Mec) e di Vittoria Cioce
- 25 febbraio: CARLO, di Bruno Di
Paco (Liv) e di Giulia Gronchi; GA-
BRIELLA, di Orlando Andreuccioli
(Coke) e di Anita Robotti - 26 feb-
braio: DONATELLA, di Domenico
Bordigoni (Mug) e di Maria Ferra-
ri - 28 febbraio: ROSSELLA, di Do-
menico Gnecco (Can) e di France-
sca Sessarego - 1° marzo: CORRA-
DO, di Bruno Romano (Mec) e di
Margherita Allia; GIORGIO LUICI,
di Marco Maruffi (Fon) e di Lucia-
na Fascioli; MARA, di Luciano
Diotallevi (Liv) e di Mirella Orlan-
i - 3 marzo: AURELIO, di Carlo
Azzarini (Mug) e di Teresa Varese;
EUGENIA, di Armando Ronchetio
(Can) e di Alba lIreda; SONIA
CLAUDIA, di Ervino Africh (Fon)
e di Elda Babbi - 4 marzo; GIUSEP-
PE, di Domenico Galea (Can) e di
Maria Simonetti; CORRADO di An-
gelo Mantero (Can) e di Luciana
Gambella; CARLO, di Domenico Lu-
centini (Mce) e di Nella Persico;
i
GENOVA -
LA SPEZIA -
LIVORNO -
FILIALE S.A.R.P.1 -
Ditta Dr. F, A GABBIO -
Ditta ULRICO ROMEI -
ANNA, di Carmelo Casazza (Mec)
e di Maria Pagliughi - 5 marzo:
SABRINA, di Silvio Ballestracci
(Can) e di Giovanna Graffione; GI.
SELLA, di Luciano Vezzosi (Mec)
e di Carmela Varriale - 6 marzo:
CINZIA, di Unico Barghi (Liv) e
di Piera De Fusco - 7 marzo: DO-
NATA, di Almo Rebolini (Mug) e
di Adriana Oligeri; ORNELLA, di
Antonio Ferretti (Can) e di Agosti
na Ferretti; MAURA, di Carlo De
Negri (Cmi) e di Elsa Esposto - 8
marzo: MARCO, di Mario Giacomi-
ni (Mec) e di Anna Maria Ferrari
- 10 marzo: MASSIMO, di Lino Bol-
loli (Cmi) e di Amelia Prefumo -
11 marzo: MAURO, di Ilario Pesce
(Can) e di Rita Carpi - 12 marzo:
MASSIMO, di ing, Andrea Celenta-
no (Dig) e di Edda Premuda - 18
marzo: MIRIANO, di Luciano Bono-
mo (Liv) e di Piera Pierotti - 19
marzo: MARINA, di Enrico Quartini
(Mec) e di Bruna Ravera; ALVA
di Fioretto Voltolini (Mec) e di A
melia Siri - 20 marzo: ARCANGE-
LO, di Giuseppe Avenoso (Fon) €
di Rosa Politi - 23 marzo: PIERO,
di Aldo Maggiani (Mug) e di Carla
Maggiani.
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ni loro genitori i nostri più fervidi
auguri,
Si; sono sposati
2 febbraio: Giuseppe PASTORINO
(Fon) con Maria Guerra — 8 feòù-
braio: Pietro RAITI (Mug) con Ma-
ria Castellini.
Agli sposi i nostri vivissimi au-
guri.
®
125 cc.
NOZZE {D’ ARGENTO
Il Capo Reparto degli elettricisti
del Cantiere di Sestri Germinale
Caniato ‘e la sua. gentile consorte
Giuseppina Parodi hanno festeggia-
to in questi giorni le nozze d'argen-
to insieme con i loro due figii
Sarina e Giovanni (quest’ultimo di-
pendente anch'egli del Cantiere di
Sestri) e con numerosi parenti.
Alla felice coppia, unita nel più
profondo affetto da venticinque an-
ni, formuliamo gli auguri più fer-
vidi,
Commiati
Per raggiunti limiti di età hanno
lasciato il Cantiere di Muggiano il
rag. Fiorenzo Verdini, Capo dei Ser.
vizi Amministrativi, e la signorina
Margherita Bigi, Capo Ufficio Conta-
bilità Generale,
Il rag. Verdini era entrato in Can-
tiere nel 1915 ed ha prestato inin-
terrotto servizio per 42 anni; la
signorina Bigi era stata assunta nel
1939 raggiungendo quindi una an-
zianità di 18 anni.
Al momento del commiato i due
impiegati, che lasciano il Cantiere
al quale per tanto tempo hanno
dedicato le loro migliori energie,
sono stati cordialmente festeggiati
dal Vice Direttore Amministrativo
rag. Traversa e da tutto il persona.
le amministrativo ed è stato loro
offerto un dono e una pergamena
a ricordo della loro apprezzata ope-
ra al Cantiere di Muggiano,
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tiere di Sestri,
Pensioni
di guerra
GINO RAPETTA. A Sua richiesta Le
comunichiamo di avere ottenuto dal
Ministero del Tesoro due copie dei
Mod, 69, che Lei potrà ritirare
presso la nostra Redazione. Nel
frattempo La informiamo che 1}
Servizio Pagamenti, in data 4-3-1958
ha provveduto ad inviare all’Uffi-
cio Provinciale del Tesoro di Geno-
va il ruolo di variazione che auto-
rizza la rettifica del cognome da
Rapetti a Rapetta.
PAOLO TOSCHI. Facciamo seguito
a quanto pubblicato sul n. 3 del
15-2-1958 per comunicarLe che il
Comitato di Liquidazione ha appro-
vato il progetto di pensione; sue-
cessivamente il Ministero del Te-
soro, con Decreto dell’11-2-1958 n,
363460, ha deciso favorevolmente,
Il Decreto è passato al Servizio Pa-
gamenti della Direzione Generale
delle Pensioni di Guerra, per l’e-
missione del ruolo e verrà tra-
smesso, insieme al libretto di pen-
sione, all'Ufficio Provinciale del Te-
soro competente per il territorio.
Con il prossimo numero contiamo
di poterLe comunicare gli estremi
di trasmissione anzidetti.
ANTONIO ATTANASIO. Il Ministero
del Tesoro, con Decreto n. 2169715
del 23-11-57, Le concede la pensio-
ne vitalizia di 6a categoria a decor-
rere dall'8-1-1948. Il Servizio Pa-
gamenti ha trasmesso ii ruolo di
variazione all'Ufficio Provinciale del
Tesoro di Genova in data 21 dicem-
bre 1957. Con questi dati può re-
carsi all'Ufficio del Tesoro per sol-
lecitare la liquidazione.
GIUSEPPE FERRANDO. Le comuni-
chiamo che il Suo ricorso presso
la Corte dei Conti porta il numero
327456.. E' completo del fascicolo
amministrativo e trovasi all'esame
per l'istruttoria,
CESIRA CANDIA ved, PONTINI. C3
i i quanto pubblicato nel
n; -2 -2-1958, per comunicarLe
che il Comitato di Liquidazione ha
respinto ancora una volta il Pro-
getto di pensione al Servizio com.
petente per una ulteriore istrutto-
ria. Seguiremo la pratica presso Il
detto Ufilcio e Le daremo notizie
appena possibile.
:
Ì
i
i
&
;
4,5 CV, velocità 75 Km/h
consumo 1,8 litri per 100 Km.
L. 128.000
ì
150 cc. G. S.
8 CV, velocità 100 Km/h,
consumo 3 litri per 100 Km.
L. 178.000
150 cc.
5.5 CV, velocità 80 Km/h,
consumo 2,2 litri per 100 Km.
L. 148.000
Viale Brigate
Via Biassa, 5 -
Via Ippolito Nievo, 4-6 -
Partigiane, 92 r, -
Telefono 580.641 - 2 - 3
Telefono 22,685
Telefono 22.062
PIAGGIO
18
Caro Ansaldino,
gradirei sapere in base a
uale meccanismo di conteggio
premio di produzione perce-
ito dalla categoria impiegati
la fine del decorso mese di
bbraio risulta da lire 20.200
lire 40.000 per gl’impiegati
lla DIG, mentre è stato da
le lire 3.000 a lire 6.000 cir-
per gl'impiegati del CAN.
Ringrazio
ALFREDO GIANNONE (CAN)
Le regolamentazioni che de-
rminano il premio di produ-
ione agli impiegati del CAN
a quelli della DIG sono ba-
fe necessariamente su crite-
i diversi.
Infatti il premio di produ-
ione del CAN è proporzionato
irettamente alla quantità di
voro fatto e inversamente al
impo impiegato per farlo,
entre quello della DIG è ri-
erito a criteri di rendimento
isurati dal rapporto fra le
e teoriche previste per il
nzionamento dei vari servizi
le ore effettivamente spese
er compierli.
Comunque di seguito ripor-
iamo le medie mensili — pro
apite — licuidate agli impie-
gati del CAN e della DIG, per
conguaglio premio produzione
riferite, per ragioni di unifor-
mità, non al solo trimestre ci-
tato dal sig. Giannone, ma al-
l’intero anno 1957, suddiviso
per categorie:
CAN DIG
la categ. 9.615 12.912
2a categ. 3.073 7.160
3a categ. 2.750 4.856
E’ evidente che il congua-
glio premio produzione liqui-
dato agli impiegati della DIG
sia superiore a quello degli
impiegati del CAN, ma occor-
Te tenere presente che le pre-
stazioni di carattere straordi-
nario incidono negativamente
ai fini della determinazione
del ‘premio. di» produzione ..e
ui di seguito riportiamo le
medie mensili — pro capite —
liquidate per lavoro straordi-
mario e quote orarie (44-48)
agli impiegati del CAN e della
DIG nell’anno 1957 suddivise
per categorie:
CAN DIG
la categ. 8.916 570
2.a categ. 15.270 2.083
3.a categ, 14.600 857
°
Caro Ansaldino,
desidero anzitutto ringra-
ziare — anche a nome de-
gli altri ansaldini, di cui sono
certo di interpretare i senti-
menti — la Direzione Centrale
e tutti coloro che hanno colla-
‘borato alla buona riuscita del-
fa ormai tradizionale festa pa-
squale per la consegna del-
l'uovo di cioccolatto ai bambi-
mi, festa allietata da una feli-
| ANSALDINI
IMOBILI
involgendoVi alla Ditta
|CARDONA «&
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Telefoni: 21.518 - 204.723
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ARREDATE COMODAMENTE
E BENE LA VOSTRA CASA
con
MODERNI SOLIDI
A RATE di Lire
cissima scelta di films e car-
toni animati.
Per dare a queste manifesta-
zioni un'impronta ancora più
lieta e cordiale vorrei avanza-
re un modesto suggerimento,
allo scopo di dissipare un pic-
colo malumore suscitato dal
sistema di estrazione dei pre-
mi speciali ai genitori dei bam-
bini. Infatti i triangolini di car-
ta che vengono staccati dai bi-
glietti di invito e imbussolati,
non obbediscono che in piccola
parte alla rotazione impressa
all’urna al momento dell’estra-
zione di questi premi, poichè
la maggior parte di essi forma
un blocco che rimane attaccato
al fondo.
A questo inconveniente si
potrebbe ovviare arrotolando i
tagliandini prima di imbusso-
larli, in modo da facilitarne la
rotazione e quindi soddisfare
di più i candidati ai premi.
Certo che vorrai prendere
in considerazione la mia pro-
posta ti ringrazio e ti saluto
con profonda stima.
ALBERTO PARODI (CAN)
L’inconveniente da Lei la-
mentato non è purtroppo di fa-
cile soluzione. Lei avrà osser-
vato certamente con quale rit-
mo incalzante le centinaia di
ospiti entrano nei locali pre-
parati per la festa e quanto
pochi siano i minuti a dispo-
sizione degli incaricati per im-
bussolare i tagliandi. L'unica
cosa che abbiamo potuto fare
è stata quella di raccomandare
ai nostri collaboratori di far
ruotare le urne il più a lungo
possibile e di scuotere conti-
nuamente il loro contenuto.
Ia soluzione da Lei suggeri-
ta, e che avevamo già tentato,
non è assolutamente possibile.
La ringraziamo tuttavia per il
Suo cortese interessamento e
Le assicuriamo che faremo dei
teniativi per trovare un’altra
soluzione che risolva, almeno
in parte, l’inconveniente.
°
Gli ansaldini del Meccanico,
dopo aver presa visione del
programma relativo alla gita
di Parigi - organizzata dal-
l'’ENAL-Ansaldo - prendono lo
spunto per chiedere alla Dire-
zione de «l’Ansaldino » quan-
to segue:
a) Desiderano, se possibile,
sia pure con una certa appros-
simazione, conoscere i pro-
grammi annuali delle gite che
si intendono fare.
b) Dato che VENAL sta ri-
prendendosi e potenzia le sue
branche culturali e sportive,
non dovrebbe intralciare per
nessun motivo quanto viene
organizzato e portato con peri-
zia a compimento da « VPAnsal-
dino >».
c) AIP’ENAL nazionale viene
pagata mensilmente una quota
di adesione e senza di essa
GARANTITI
IIAZENO
GINOCCHIO
FATEVI RICONOSCERE
VI FAVORIREMO
non si può partecipare alle
manifestazioni.
I sottoscritti chiedono che
« l'Ansaldino », tenendo conto
di ciò, organizzi per tutti, con
spese minime, gite e manife-
stazioni varie.
SEGUONO 51 FIRME
Siamo dolenti di non poter
esaudire — almeno per il.mo-
mento — il desiderio dei let-
tori del Meccanico (e di altri
che, in questo periodo, ci han-
no scritto o telefonato per
chiedere le stesse cose). Tenu-
to conto della situazione finan-
ziaria dell'azienda, la Direzio-
ne ha ritenuto di non poter
mettere a nostra disposizione
ia somma necessaria a svol-
gere il programma di gite e
manifestazioni che avevamo
tracciato per l’anno in corso;
e ciò ha momentaneamente
bloccato ogni nostra iniziativa
di carattere ricreativo.
Speriamo tuttavia di poter
organizzare almeno una gita
per i nostri lettori, nel perio-
do feriale. Ma precisare meta,
durata e spesa è, per ora, al
di sopra delle nostre possibi-
lità.
| MEMENTO |
Alberado GALLIZIA
di 58 anni, dipendente del
Cantiere di Muggiano, dece-
duto il 19-3-1958. Era stato as-
sunto nel 1947.
Romualdo GAMBINO
di 30 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
30-3-1958. Era stato assunto
nel 1945. Lascia la moglie e
la madre. :
Renato COSTA
di 48 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
18-3-1958. Era stato assunto
nel 1936. Lascia la moglie.
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
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Acidi nel motore? Certo: la combustione
ne lascia giorno per giorno una notevole quan.
tità nei cilindri. I loro effetti sono dannosi:
quando il motore è fermo corrodono il metallo
e, quando é in moto, ne accentuano l'usura.
Ecco perché é indispensabile un lubrificante
che neutralizzi gli acidi a mano a mano che si
formano, oltre a combattere insidie altrettanto
pericolose come l'attrito e gli sbalzi di tem.
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