L'Ansaldino, n. 5, 1958
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 5, 1958
- Tipologia
- Rivista
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), foratura con maschera del collettore di vapore di una caldaia marina, eseguita dal trapanista Quintino Ghia dello stabilimento Meccanico di Sampierdarena
A p. 16 (quarta di copertina), lo scafo della turbonave "Leonardo Da Vinci" in costruzione al Cantiere navale di Sestri Ponente
- Foratura con maschera del collettore di vapore di una caldaia marina, p. 1
- Obsolescenza nelle macchine utensili, p. 2
- Varo della "Sicilmotor", p. 3
- La nuova legge sulle pensioni, p. 4
- Rimodernamento del reparto sabbiatura, p. 5
- Panorama aziendale, p. 6
- Prove della "Federico C.", p. 8
- Fuorisacco: perchè è difficile evadere dalla Terra, p. I
- La Venere d'Ille, p. II
- Vita di casa, p. IV
- Cassetta delle idee, p. 10
- La lotta contro gli infortuni, p. 11
- Dopolavoro, p. 13
- "L'Ansaldino" risponde, p. 15
- Lo scafo della turbonave "Leonardo Da Vinci" in costruzione al Cantiere di Sestri, p. 16 - Data testuale
- 1958 aprile 1-14
- Consistenza
- pp. 16
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/85
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
PERIODICIVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
- Formato
- Periodico quindicinale a stampa
- contenuto
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numero 5
Quinto -
La copertina: foratura con masche-
ra del collettore di vapore di una
caldaia marina, eseguita dal trapa-
nista Quintino Ghia del Meccanico,
l'ansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL' ANSALDO
*
EDITO DALL’ANSALDO 8. p. A.
*
Responsabile: Lorenzo Rebora
*
Via Fieschi,
Genova
Redazione: 10-II
sommario
2 OBSOLESCENZA NELLE MACCHI.
NE UTENSILI di Giuseppe Bilello
VARO DELLA «“SICILMOTOR”"
4 LA NUOVA LEGGE SULLE PEN-
SIONI
5 RIMODERNAMENTO DEL REPAR-
TO SABBIATURA di G.B. Gamondi
6 PANORAMA AZIENDALE
8 PROVE DELLA “FEDERICO C.”
10 CASSETTA DELLE IDEE
11. LA LOTTA CONTRO GLI INFOR-
TUNI
13 DOPOLAVORO
15 “L'ANSALDINO" RISPONDE
fuorisacco
I ASTRONAUTICA di L. B.
Li LA VENERE D'ILLE di Prosper Mé.
rimée
IV VITA DI CASA
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spartaco
Sardini, Giuseppe [Rovegno - CAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; DL Regino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montes
- SAU: Giu ardi -
Aldo Galli, F Guadagnini »
LIV: Dino Dazzi - COR E: Edilio
Orlandi - ROMA: Mario Fossati
EB &
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Via
Monticelli, 11% Fotoincisioni A.Ceriale,
Via Lanfranconi,43*XPubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Auto;
Tribunale di Genova n. 299, 6
La controcopertina: lo scafo della
turbonave « Leonardo da Vinci » in
costruzione al Cantiere di Sestri,
L obsolescenza nelle macchine utensili
A 1 congresso dell’AM.I. (As-
sociazione Meccanica Italia-
na), tenutosi a Napoli lo scorso
ottobre, tra i diversi argomenti
discussi è stato trattato anche
quello della « obsolescenza »
nelle macchine utensili,
La parola, che a prima vista
può sembrare stranissima, non
è altro che una definizione sem-
plificativa per indicare il supe-
ramento di una determinata
macchina utensile in uso, nei
confronti di una nuova macchi-
na tecnologicamente più pro-
gredita. Per questa ragione la
macchina in uso avrà delle
prestazioni antieconomiche e se
ne rende necessaria la sostitu-
zione,
Per chiarire meglio il con-
cetto facciamo cenno ai motivi
che possono indurre alla sosti-
tuzione del macchinario, Essa
può avvenire a causa del dete-
rioramento della macchina, cioè
perchè essa è molto vecchia, op-
pure perchè per l’ulteriore pro-
gresso avvenuto nelle macchine
utensili di nuova costruzione, la
produzione fatta sulle macchine
in dotazione non è più tecni-
camente ed economicamente ac-
cettabile. Nel primo caso la so-
stituzione viene fatta in rela-
zione alla età della macchina,
nel secondo caso perchè la di-
sponibilità di macchine miglio-
ri sul mercato rende economica-
mente consigliabile la sostitu-
zione della macchina in uso, pur
essendo quest'ultima ancora in
buone condizioni.
In generale si può dire che
alcuni tipi di macchine sono
soggette a deterioramento col
passare del tempo, ma a poca
obsolescenza, altri invece diven-
tano con maggiore facilità obso-
leti anche se non sia ancora
sopraggiunto il deterioramento.
Per esempio j trapani, le gran-
di alesatrici, le piallatrici, le
presse, ecc., sono macchine sog-
gette a poca obsolescenza, Le
fresatrici, invece, i torni paral-
leli medi e piccoli, le piccole
alesatrici, sono macchine che si
possono rendere obsolete anche
se ancora in condizioni di po-
ter lavorare in modo soddisfa-
cente.
Il fenomeno della obsolescen-
za, pur non essendo un feno-
meno nuovo nel campo indu-
striale, veniva poco considerato
in passato.
Allora la produzione non era
così elevata come attualmente;
STIRARE
Un’insolita e suggestiva veduta degli
il costo di mano d'opera era
basso e quindi il vantaggio di
una macchina che facesse ri-
sparmiare tempo nelle lavora-
zioni non era così determinante
da indurre alla sostituzione del
macchinario, In questi ultimi
anni del dopoguerra molti fat-
tori nuovi hanno accelerato e
accentuato il fenomeno dell’ob-
solescenza. Essi, in parte, pos-
sono compendiarsi in una serie
di ragioni che possiamo dire
esterne: aumento della produzio-
ne, apertura di nuovi mercati,
uppo dei paesi sottoprogre-
diti, miglioramento del tenore
di vita, maggior costo della ma-
no d’opera,
A questi fattori si aggiungono
altri che possiamo dire interni
creati dal grandioso e rapido
progresso verificatosi nella con-
cezione delle macchine utensili
stesse. Le macchine utensili og-
gi sono più robuste e dotate di
maggior potenza con gamme di
velocità più vaste; sono stati
realizzati dispositivi di co-
mando meglio raggruppati, di
manovra più rapida ed automa-
tici; si è migliorata la precisio-
ne della macchina utensile; so-
no state costruite macchine per
lavorare a ciclo; si è posta mag-
giore attenzione negli accessori
come ad es. dispositivi idrauli-
ci ed elettrici, dispositivi di pro-
tezione, ecc.
Questa meravigliosa evoluzio-
ne ha reso e rende sempre più
attuale naturalmente il proble-
ma della sostituibilità economi.
ca del macchinario, Si può quin-
di dire che il fenomeno della
obsolescenza ed il problema del-
la sostituibilità economica del
macchinario possono intendersi
come interdipendenti se non ad-
dirittura confondersi, Infatti
ove non c’è obsolescenza non
può parlarsi di sostituzione eco-
nomica e viceversa,
Lo studio del rinnovamento
del macchinario è stato impo-
stato da parte di alcuni studiosi
su basi rigorosamente secientifi-
che. Essi sono pervenuti ad al-
cune formole e schemi di cal-
colo che servono di guida per
un rapido giudizio sulla conve-
nienza della sostituzione, E’ in-
fatti chiaro che una azienda
che si rispetti non può proce-
dere al rinnovamento delle mac-
chine utensili solo perchè possa
essere interessante avere delle
batterie di macchine tecnica-
mente progredite, nè rinunziar-
vi perchè colle macchine che
possiede possa prodursi altret-
tanto bene dal punto di vista
qualitativo, utilizzando la capa-
cità delle maestranze, ma im-
piegando più tempo. Il rinnova-
mento del macchinario è per-
tanto un problema di conve-
nienza economica e finanziaria
oltrechè tecnico e come tale de-
ve essere considerato ed affron-
tato.
E’ evidente che se si facessero
frequenti sostituzioni, si avreb-
bero officine con macchine uten-
sili di alta qualità, Questo pe-
rò non risponde alle esigenze
di una buona politica di rinno-
vo delle attrezzature, Sj tratta
di trovare il punto di conve-
nienza fra vari fattori, Se si
trattiene in esercizio la vecchia
macchina si mantengono basse
quelle spese che vengono rag-
gruppate sotto la voce di conto
di capitale (cioè spese di am-
mortamento per impianti e
nuove attrezzature necessarie) e
in tal senso si accetta un costo
di esercizio per corrente, manu-
tenzione, riparazioni, più alto,
Se si procede alla sostituzione
si ottiene un’alta qualità mec-
canica ed un aumento della pro-
duzione, ma con aumento di in-
vestimenti di capitale. In que-
sl'ultimo caso le spese per ac-
quisto, installazione, ammorta-
menti ed ‘interessi relativi sono
molto alte rispetto al primo ca-
so anche se evidentemente le
spese di manutenzione, di ripa-
razioni e sorveglianza si ridu-
cono,
Per determinare la convenien-
za o meno della sostituzione
delle macchine obsolete, si deve
pertanto procedere ad una ac-
curata indagine di alcuni ele-
menti di carattere tecnico ed
economico, per esempio esami-
nare: 1) se la macchina esisten-
te è deteriorata, 2) se è adegua-
ta dal punto di vista delle di-
mensioni dei pezzi da lavorare,
della velocità della operazione,
della precisione, della rigidità,
della potenza; 3) se ha bisogno
di comandi ed attrezzature spe-
ciali, di dispositivi di sicurezza
di tipo moderno; 4) se la nuova
macchina da acquistare è in gra-
do di fare altre lavorazioni ol-
tre a quelle per cui la si acqui-
sta; 5) se con l’uso di essa di-
minuiscano gli scarti di lavora-
zione per la maggior precisione
e si possono per questo motivo
eliminare le operazioni di ag-
ue
giustaggio; 6) se diminuisce
costo di manutenzione; 7) se fa
rà risparmiare dello spazio;
in quanto tempo deve ripagarsi
la macchina per giustificarn
l’acquisto; ece.
Fatto questo esame si proced
ad un calcolo economico ricor
rendo ad uno dei tanti proce
dimenti che studiosi della mate.
ria hanno determinato. In detti
calcolo normalmente vengon
prese in considerazione le spe
che si dovrebbero sostene
nell’anno successivo per l’us
della vecchia macchina, nel cas
in cui questa venisse tenuta an
cora in opera, e quelle che s
dovrebbero sostenere per la nuo
va se questa venisse acquistata
Tali spese, nella generalità
dei casi considerate come spese
di esercizio, comprendono: il co
sto annuo ‘di energia elettrica;
le spese di manutenzione e ri
parazione; la quota annua 1
ammortamento; le spese di at
trezzatura particolare per |
nuova macchina.
Confrontando il costo di eser
cizio della nuova macchina con
quello della vecchia, l’aumento
di spesa cui si va incontro deve
essere giustificato dalla ridu
zione del costo di produzione
che la nuova macchina assicu
ra,
Questo in linea di massima i
procedimento che si segue nor-
malmente, Noi desideriamo ag-
giungere che la teoria del rin-
novo del macchinario non è w
problema tanto semplice. Esso
infatti è tuttora un problema
controverso. A nostro avviso,
con una buona politica azien-
dale quale è quella indicata da-
gli studiosi del Machinery Al
lied Institute, creatori del noto
procedimento M.A.P.I,, si pos
sono evitare gravi errori per la
economia di una azienda,
Tale politica si può compen-
diare nelle seguenti norme di-
rettive: 1) tenersi continuamen-
te informati sugli sviluppi del
le macchine operatrici; 2) segui.
re continuamente la vita di cia-
scuna macchina istituendo una
registrazione comprendente ad
esempio le spese di esercizio e
di manutenzione, Essa fornirà
degli utilissimi dati allorchè si
debba decidere della sostituzio.
ne; 3) tutte le volte che si esa-
mina l’acquisto di una macchi.
na, fare un bilancio economico
completo.
Giuseppe Bilello
IRA Rc nn aan
scali del Cantiere di Sestri dopo l’ultima nevicata
Il varo della “$
) omenica 23 marzo, alle
2 10,30, è scesa in mare al
ntiere di Sestri la motoci-
erna « Sicilmotor » di 31.080
mnellate di portata lorda,
e porta il numero di costru-
one 1528. La nave venne or-
Mata ali'Ansaldo dalla « Si-
naviglio »- di Palermo e fu
postata il 18 maggio dell’an-
) scorso.
Il varo, come sempre è av-
inulo e come sempre avverrà
o a quando le navi saranno
ostruite su uno scalo, ha su-
itato emozione in tutti i pre-
nti, e per la carica senti-
entale che gli è propria, e
er lo spettacolo in sè, anche
questa volta il vasto scena-
0 del nostro massimo stabi-
mento navale era rattristato
a una pesante cappa di nuvo-
grigie.
La costruzione della « Sicil-
tor » viene eseguita sotto
sorveglianza speciale del
Registro Italiano Navale »,
el « Lloyd's Register of Ship-
Ing» e dell’« American Bureau
Shipping » per ottenere la
Ù alta classe per navi adi-
e al trasporto di prodotti
troliferi alla rinfusa. La na-
sarà conforme alle prescri-
doni della Convenzione di
ndra del 1948, della Conven-
one di Seattle ed ai regola-
enti per il transito nei Ca-
li di Suez e di Panama, Lo
o, a struttura longitudina-
è suddiviso in trenta ci-
erne per il carico aventi ‘un
lume complessivo di 41.500
©. circa ed ha la prora slan-
ta e la poppa tipo incrocia-
E notevole nella « Sicilmo-
t», l'impiego di un motore
I propulsione di alta poten-
che ne farà la più grande
Veloce cisterna a motore ita-
na e una fra le più grandi
el mondo. Si tratta di un ap-
rato Diesel Fiat tipo 7512 S,
due tempi, semplice effetto,
alimentato, costituito da
cilindri in linea di 750 mm.
diametro e 1.320 mm. di
osa di stantuffo e della po-
enza di 14.400 C.v.
L’energia elettrica a corren-
te continua sarà fornita da due
gruppi elettrogeni Fiat tipo
A 306 ESS della potenza di
650 kW., da un gruppo di ri-
serva Fiat-Benz MB 820 Bb
da 525 kW. e da un gruppo di
emergenza da 60 kW.
La stazione di pompaggio
principale comprende due elet-
tropompe e due motopompe da
1.200 mey/h. per il carico e
due elettropompe « Stripping »
da 120 me/h.
La nave sarà dotata di rile-
vatori di gas nelle tanks, im-
MUNIFICO GESTO
della Società armatrice
In occasione del varo del-
la motocisterna « Sicilmo-
tor», la Compagnia armatri-
ce «Sicilnaviglio» di Pa-
lermo ha consegnato alla
nostra Società la somma di
lire 3.000.000 perchè fosse
destinata alle opere di assi-
stenza sociale del Cantiere
di Sestri, costruttore della
nave.
Rivolgiamo alla « Sicilna-
viglio », anche a nome delle
maestranze interessate, il
più vivo ringraziamento.
pianti di estinzione, di lavag-
gio a vapore e col sistema
« Butterworth », serpentine di
riscaldamento a vapore del
carico, apparecchi moderni di
navigazione tra cui radiotele-
grafo, radar, radiogoniometro,
ecometro, giropilota, bussola
giroscopica. Le sue caratteri
stiche principali, oltre a quelle
già citate, sono le seguenti:
lunghezza fuori tutto, m. 200;
lunghezza fra le perpendicola-
ri, m. 188,80; larghezza massi-
ma fuori ossatura, m. 26,20;
altezza al ponte di coperta,
m. 13,90; immersione media a
pieno carico, m. 10,40; veloci-
tà alle prove, nodi 16,10
Madrina della «Sicilmotor»,
che è stata benedetta da mons.
Aurelio Torazza, delegato di
S. Em. il Cardinale Arcive-
scovo, è stata la signorina
Amelia Ruffini, figlia del Pre-
sidente del Consorzio Autono-
mo del Porto di Genova gen.
Filiberto Ruffini.
Alla cerimonia del varo han-
ho assistito personalità e au-
torità civili e militari, tra cui
l'assessore Borgna per il Sin-
Gaco, l'avv. Boyer per il Pre-
sidente dell’ Amministrazione
Provinciale, il dr. Angelo Co-
sta, il Cavaliere del Lavoro
ing. Ernesto Fassio, il gene-
icilmotor”
rale Ruffini, il generale Tur-
rini comandante della zona mi-
litare, gli ingegneri La Ra-
gione e Fassio ver la Fiat
Grandi Motori, l'ing Beraldo
per il Registro Italiano Na-
vale, l’ing. Cerruti Presidente
dell’OARN ed altri. Per l’An-
saldo erano presenti il Presi-
dente avv. Federico De Bar-
bieri, l'Amministratore Dele-
gato ing. Rosini, il Direttore
Generale ing. Lombardi, il V.
Direttore Generale ing. De Vi-
to, il Direttore Commerciale
Navale ing. Casaccia, il Diret-
tore Centrale e Direttore del
Cantiere di Sestri ing. Cristo-
fori, i Condirettori del Can-
iiere di Sestri ing. Boero e
ar. Scalari, il V. Direttore
Amministrativo dr. Cerruti ed
altri.
d. j.
La nuova legge
sulle pensioni
5 ui n. 10 del 1" novem-
bre 1954 de « l’Ansaldi-
no », avevamo illustrato al-
cuni aspetti di un fattore mol-
to importante nella vita di un
lavoratore: la pensione di in-
validità e vecchiaia. Poichè
oggi l’intera materia è stata
alquanto modificata e la Gaz-
zetta Ufficiale ha recentemente
pubblicato la legge 20 febbraio
1958 n. 55 che stabilisce nuo-
ve norme in materia di Previ-
denza Sociale, crediamo di far
cosa gradita ai nostri lettori
illustrandone brevemente gli
aspetti più interessanti.
Al compimento del 60° anno
di età per gli uomini, e del 55°
per le donne, l'INPS liquiderà
a richiesta dell’interessato la
pensione di vecchiaia, calco-
lando, secondo le norme del-
l'art. 12 della legge 4-4-1952
n. 218, l'ammontare della pen-
sione base. Tale calcolo viene
effettuato sommando tutte le
quote pensionabili delle mar-
che assicurative dovute inte-
ramente dal datore di lavoro
in base al guadagno lordo del
lavoratore, esclusi gli assegni
famigliari. Tali marche hanno
valore diverso a seconda del
guadagno mensile o settima-
nale percepito dal lavoratore.
Riportiamo qui accanto le
nuove tabelle delle marche da
applicare secondo il guadagno
del lavoratore. Omettiamo
dalla tabella la ripartizione
del valore della marca, segna-
lando solo la quota pensiona-
bile che ci interessa.
Per rendere chiaro il dispo-
sitivo della legge prendiamo
ad esempio un lavoratore che
iniziando oggi la sua attività
lavorativa maturi 30 anni di
versamenti, guadagnando in
media 62.000 lire mensili lor-
de. Poichè le marche relative
avranno un valore di L. 104
caduna e la quota pensionabile
sarà di L. 78, avremo:
Anni 30 x mesi 12 = 360 contributi mensili.
Contributi mensili 3600 x 78 = L. 28.080
(totala quota pensionabile).
Procedendo quindi (per il
citato art. 12 della legge)’
avremo:
Per le prime 1500 lire il 45%, — L. 675
Per le seconde 1500 » 33% — » 495
Per le restanti 25080 » 20% = » 5016
Contributo a carico dello Stato = » 100
= L 6286
A questo punto entra in fun-
zione il fondo di adeguamento,
che è appunto previsto per
adeguare la pensione alle reali
esigenze del costo della vita.
Il fondo di adeguamento è
ottenuto con una quota (cal-
colata sempre in base alla re-
tribuzione del lavoratore) a
carico del datore di lavoro per
2/3 e del lavoratore per 1/3.
L’innovazione consiste nel
moltiplicare la pensione base
per 55 volte, anzichè 45, a par-
tire dal 1-1-1958; tutte le pen-
sioni già liquidate prima di
tale data verranno ricalcolate
apportando un aumento di cir-
ca il 22% alla pensione stessa.
Continuiamo adesso il no-
stro calcolo riferito al lavora-
tore preso ad esempio, molti-
plicando la pensione base per
55 volte. Avremo:
L 6.296 x 55=L. 345.730 pensione annua
345.73
L 12 È = L. 28.810 pens. mensile
Va tenuto però presente che
Pensione base annua
l'ammontare annuo sarà supe-
riore di 1/12 per effetto della
134 mensilità di pensione che
viene pagata a dicembre in
occasione delle feste natalizie.
Dalla recente legge è stata
portata anche un’altra impor-
tante innovazione. Si tratta
della pensione di reversibilità
le vedove un minimo così sta-
bilito:
Dal 1.1.58 L. 72.000 annue.
Dal 1.7.58 » 78.000 annue.
La domanda di pensione da
parte dei superstiti di assicu-
rati o di pensionati deve es-
sere presentata, pena la de-
Contributi dovuti per gli assicurati per ogni mese di lavoro
Per l'assicu-
Glassi di razione inva- In
contribu- ET ZIONE MENSILE lidità, veo-
"a RETRIBUZIONE ME MA MRO | gin
perstiti
la fino a L. 13.400 26 42
2a oltre L. 13.400 » ’ 21.200 36 54
Za »w » 21,200 è » 333.400 44 64
da » » 33.400 » » 41.200 56 76
Sa o» 41.200 » » 50.300 66 92
6a » » 50.300 # è 60.200 78 104
Ta #» 60.200 » » 71.500 92 120
Ba o» 71.500 » » 83.600 108 136
Ga » » 83.600 » è» 97.100 126 158
10a » +» 97.100 » » 111.800 144 176
Jia » è 111.800 » =» 128.300 160 196
12a » » 128.300 » » 146.900 178 218
13a o» 146.900 d » 165.100 200 240
14a » » 165.100 » » 183.300 220 260
1fa » » 183.300 » » 201.900 240 280
162 » » 201.900 » è» 219.700 260 300
172 » » 219.700 » » 238.000 280 326
1fa » » 238.000 » =» 257.000 300 346
10a » » 257.000 » » 281.200 320 366
202 » » 281.200 » » 305.500 340 388
2la +» » 305.500 » » 336.300 365 413
22a » » 336.300 » è» 366.600 390 438
23a » » 366.600 420 468
ai superstiti di lavoratori pen-
sionati prima dell’1-1-1945, ed
ai superstiti di assicurati de-
ceduti tra il 1-1-1940 e il 1-1-
1945, purchè questi ultimi ab-
biano maturato al momento
della morte i diritti alla pen-
sione di invalidità o di vec-
chiaia.
Ai superstiti di questi pen-
sionati o assicurati sarà rico-
nosciuta, a partire dal 1-1-58,
una pensione pari al 50% del-
la pensione già percepita o
maturata dall’assicurato. Co-
munque la legge riconosce al-
cadenza, entro due anni dalla
data di entrata in vigore del-
la nuova legge.
I minimi di pensione in atto
per pensionati ultra 65enni so-
no elevati a L, 8.000 mensili
a partire dal 1-1-1958 ed a Li-
re 9.500 dal 1-7-1958. Per i
pensionati di età inferiore ai
65 anni i minimi sono elevati
a L. 6.000 mensili dal 1-1-58,
e a L. 6.500 dal 1-7-58. Anche
per i superstiti che percepi-
scono i minimi di pensione le
quote sono elevate a L. 6.000
dal 1-1-1958 e a L. 6.500 dal
1-7-1958.
Va tenuto presente che le
Contributi dovuti per gli assicurati per ogni settimana di lavoro
1. — In generale, esclusi gli agricoli
some Per l’assicu»
Classi di razione inva- In
contribu» RETRIBUZIONE SETTIMANALE lidità, vec»
zione chiala e su- | SOmplesso
perstiti
la fino a L. 3.100 6 9
2a oltre L. 3.100 » » 4.900 8 Il
3a » » 4900 » » 7.700 10 13
4a » » 7.70 » » 9.500 13 18
5a a » 9.500 » # 11.600 15 21
6a » » 11.600 » » 13.900 18 24
7a » » 13.900 è » 16.500 21 27
8a » » 16.500 » è 19.3) 25 3l
9a o » 19.300 » » 22.400 29 37
102 » è 22.400 » » 75.800 33 4l
Ha » » 25.800 » » 29.600 ST 46
12a » » 29.600 » » 33.900 41 50
18a » » 33.900 v » 38.100 45 DE
4a » » 28.100 » » 42.300 51 62
15a » » 42.300 è » 46.600 55 66
168 » » 46.600 # » 50.700 60 71
17a » è 50.700 » » 55.000 65 76
18a » » 55.000 » » 59.300 69 80
19a » » 59,300 » » 64.900 74 85
208 è » 64.900 » ® 70.500 78 90
21a è » 70,500 » * 77.600 84 96
22a » » 77.600 » » 84.600 90 102
23a » » 84600 97 109
Italiana — Ufficio Provinciale di
maggio, dove sono ospitati ogni
l'Ansaldo,
vincia di Genova.
colonia stessa.
nuove disposizioni prescrivo-
no il nuovo ammontare che il
datore di lavoro deve tratte-
rere ai pensionati che conti-
nuano a prestare servizio nelle
aziende. La legge 1952 pre-
scriveva che per tali lavora-
tori doveva essere trattenuta,
e versata all'INPS, la quarta
parte della pensione goduta.
Da tale trattamento erano
esentati i pensionati con il
minimo di pensione, La legge
20-2-1958 eleva la quota parte
di pensione da trattenere ad
1/3, mentre per i pensionati
usufruenti del minimo di pen-
sione prescrive di trattenere
la quota parte compresa tra i
vecchi minimi e quelli in vi-
gore dal 1-1-58 e dal 1-7-58.
Resta fermo che al momento
della cessazione definitiva del
rapporto di lavoro la Previ-
Personale temminile per Montemaggio
L'Ufficio Assistenza ci informa che il Commissariato Gioventù
Genova — Via Caffaro 4/6 -—
ha aperto il reclutamento del personale femminile che intende
prestare servizio presso la colonia montana Ansaldo di Monte-
anno i figli dei lavoratori del-
Potranno presentare la domanda di vigilatrice tutte quelle
signore o signorine che abbiano superato il diciottesimo anno di
età e siano in possesso del diploma di maestra elementare, maestra
giardiniera o titolo equipollente e che risultino residenti nella pro.
Potranno presentare la domanda di inserviente tutte quelle
signore o signorine che abbiano superato il diciottesimo anno di
età e che, a giudizio insindacabile del predetto Ufficio Provinciale,
abbiano i requisiti per prestare servizio in una comunità composta
da minori, e che risultino residenti nella provincia di Genova.
Non potranno venire accettate domande di persone che risul-
tino essere parenti di primo grado di bimbi partecipanti alla
Le domande si ricevono presso il predetto Commissariato, in
Via Caffaro 4/6 - Genova - e presso l'Ufficio Assistenza della Di-
rezione Generale Ansaldo - Piazza Carignano 2, Genova,
AI
denza Sociale provvederà a
aggiungere alla pensione un
quota pari al 20% dei contr
buti pensionabili versati n
periodo successivo alla liqui
dazione della pensione stess
e moltiplicati per 55.
Un’ultima disposizione dell
recente legge, molto attes
dai reduci dell’ultima guerr:
è riportata dagli art. 7 e se
guenti. Infatti il periodo pre
stato nelle Forze Armate d:
10-6-1940 al 15-10-1946 verr
riconosciuto ‘utile ai fini dell
contribuzione; i reduci infat
avranno diritto all’applica
zione di una marca settimanal
corrispondente alla prima clas
se di retribuzione settimanal
risultante dalla seconda tabel
la pubblicata.
Giuliano Stradell:
Il ministro Bo in visita
al Muggiano
Il ministro delle Partecipa-
zioni Statali senatore Giorgio
Bo, accompagnato dall’ ing.
Guido Vignuzzi Presidente del-
la Finmeccanica, da! Prefetto
dott. Meneghini, dal Sindaco
dott, Federici, dalla on. Gotel-
li, dall’Amministratore Delega-
Da sinistra: il Ministro Bo, l’ing.
dottor Federici, il Direttore del
to ing. Giuseppe Rosini, dal
Presidente della Camera di
Commercio dott. Malco, dal
dott. Tonelli Direttore della
stessa Camera di Commercio e
dal dott. Morandi Segretario
provinciale della D.C., il gior-
no 3 marzo ha visitato il Can-
tiere di Muggiano.
Erano ad attendere il mini-
stro il Direttore del Cantiere
ing. Palenzona con i V. Diret-
tori rag. Traversa e ingg
Avanzini e Gradoli e i Diri
genti ingg. Marras e Capellc
Il ministro Bo ha compiut
un giro per il Cantiere soffer
mandosi in alcuni reparti,
si è intrattenuto con i mem
bri della Commissione Interna
Rosini, il Sindaco di La Spezia
Muggiano ingegner Palenzona
Successivamente il ministra
ha visitato altri stabilimenti
cittadini appartenenti al grup-
po IRI e in serata è stato ri-
cevuto nella sede della Camera
di Commercio dove il Presi-
dente dott. Malco e un gruppo
di operatori economici gli han-
no rappresentato la necessità
della costruzione di un grande
bacino di carenaggio nella zo-
na orientale del Cantiere di
Muggiano.
imodernamento del reparto sabbiatura
Cn i
CICLONI CAPTATORI Rex (©) ELETTROASPIRATORE
CICLONI CAPTATORI Gru ©) CAMINO DI SCARICO
COCLEA TRASP POLVERI) BOCCHE DI ASPIRAZIONE
ANEMOSTATI DI VENTIL. COCLEA TRASP SABBIA M.
N ell’opuscolo « La sicurez-
za del lavoro» recentemen-
te distribuito a tutti i Capi è
scritto: « E' diritto universal-
mente proclamato di ogni uo-
mo quello di godere il più
possibile la propria vita in
tutti gli aspetti di essa: vita
di famiglia, vita di lavoro, ri-
poso, attività personali, vita
sociale. Di conseguenza le ore
di lavoro devono costituire un
momento sano, dal punto di
vista fisico e psichico ». E’ a
questi sani concetti avviati
verso la realizzazione ormai
dovunque, che la nostra A-
zienda si ispira da tempo nel
suo piano di graduale rimo-
dernamento dei suoi impian-
ti e dei posti di lavoro perchè
l’opera del personale si svol-
ga nelle migliori condizioni
con conseguente maggiore
rendimento nella produzione.
Varie volte, su questo no-
stro giornale, abbiamo avuto
modo di descrivere i miglio-
ramenti apportati nello Sta-
bilimento Meccanico ed i lu-
singhieri risultati ottenuti,
Il reparto sabbiatura, che
quando fu costruito nel 1937
a ragione poteva essere con-
siderato fra i migliori allora
esistenti per i concetti di mo-
dernità e di igiene ai quali si
uniformava, non poteva più
far fronte alle esigenze odier-
ne che, alla luce dell’esperien-
za, prevedono condizioni di
funzionamento ben più raffi-
nate.
Gli inconvenienti maggiori
erano dati in primo luogo da
deficienze dell'impianto di
ventilazione del reparto stes-
so ed in secondo luogo da di-
sfunzione delle apparecchia-
lure per il ricupero delle gra-
niglie, le quali necessitavano
di una generale revisione.
In un primo tempo si è
provveduto a sostituire l’ im-
pianto di ventilazione esisten-
te con un altro di moderna
concezione che oltre a consen-
tire di migliorare notevolmen-
te le condizioni ambientali,
permette anche di ridurre il
tempo nelle operazioni di sab-
biatura.
Con l’impiego di tale im-
pianto, in funzione da qualche
mese, si è riusciti ad ottenere:
1) la totale aspirazione e;
captazione della polvere pro-
4) un funzionamento conti-
nuo del reparto senza la ri-
chiesta di interventi del sèr-
vizio manutenzione per man-
tenere efficiente l'impianto;
5) la raccolta del polverino
capitato dall'impianto di aspi-
razione della polvere in un
unico punto all’esterno del
fabbricato.
L'impianto di aspirazione
della polvere e di ventilazio-
ne del reparto è stato realiz-
zato così come appare sche-
maticamente dalle fotografie
allegate.
Precisamente si ha l’intro-
duzione dall’alto di aria pura,
la quale attraverso una cana-
lizzazione in muratura viene
inviata in una serie di bocche
anemostatiche (4) per una u-
niforme distribuzione nel re-
parto, senza creare correnti di
aria molesta,
A titolo di orientamento si
precisa che tale impianto as-
sicura un ricambio d’aria pa-
ri a 100 volumi ora ambiente
corrispondente a ben 56.000
me/ora.
Al disotto del grigliato di
caduta della graniglia sono si-
stemate delle bocchette (7) di
aspirazione, dell’aria e della
polvere prodotta dalla sabbia-
tura, collegate a tubazioni in
lamiera e la depolverizzazio-
ne è ottenuta mediante l’im-
piego di 10 cicloni aerofiltri
captatori di polvere (1), (2).
dotta nel reparto durante le ‘’
operazioni di sabbiatura (in
media vengono raccolti circa
30 Kg. al giorno di polverino
impalpabile);
2) un energico rinnovo del-
l’aria ambiente senza creare
correnti d’aria moleste alle
maestranze addette;
3) la selezione della polvere
dalla graniglia metallica che
consente maggiore produzione
° di pezzi sabbiati;
L’aria depolverizzata viene
richiamata dagli aerofiltri (1)
{2) attraverso un collettore
collegato ad un adeguato grup-
po elettroaspiratore centrifu-
go (5) predisposto per co-
mando a trasmissione ed azio-
nato da ‘un motore elettrico di
60 HP., e scaricata all’esterno
mediante un camino in lamie-
ra (6).
Onde limitare la manuten-
zione, lo scarico della polvere
dagli aerofiltri viene effettua-
ta su di un trasportatore mec-
canico (3) per il convoglia-
mento in un unico punto di
raccolta.
Contemporaneamente alla
messa in funzione dell’impian-
to di aspirazione descritto si
è provveduto allo smontaggio
e alla revisione generale del-
l’intero impianto di sabbiatu-
ra per il ricupero e l’isola-
mento della graniglia metal-
lica occorrente alla sabbiatu-
ra stessa.
Entro pochi giorni entrerà
in esercizio anche il razionale
impianto di convogliamento di
aria depurata e filtrata alle
maschere degli operai addetti
alla sabbiatura.
Quanto prima si provvede-
rà alla sistemazione di ‘un por-
tone di accesso appropriato e
all'eventuale schermatura del-
le pareti interne con lastre di
gomma.
G. B. Gamondi
Prove di turbine e turboalternatori
per la turbocisterna * Polinice ,,
MECCANICO
LAVORAZIONE DEI ROTORI
per la turbina da 125.000 KW
della Centrale di Civitavecchia
In alto: controllo dell’ancoraggio delle palette sul rotore della turbina di alta pressione
per il gruppo turboalternatore da 125.000 kW in costruzione per la Centrale di Civitavec-
chia della « Società Termoelettrica Tirrena ». - In basso: rotore della turbina di bassa
pressione per lo stesso gruppo turboalternatore in preparazione per la foratura degli an-
coraggi delie palette dell'ultimo stadio. - Nelle due fotografie si vede il collaudatore Derchi
6
La turbina di alta pressione durante le prove
Alla presenza del rappre-
sentante della Società di navi-
gazione « Nereide » di Paler-
mo sig. Ingrassia e dei tecnici
dei Registri Navali - R.I.Na »
e « American Bureau », hanno
avuto luogo, rispettivamente
nei giorni 6 e 24 marzo, le
prove sotto vapore della tur-
bina di bassa pressione e del-
la turbina di alta pressione fa-
centi parte del gruppo turbo-
riduttore principale dell’appa-
rato motore della turbocister-
na « Polinice » di 31 500 t.d.w.,
in allestimento al nostro Can-
tiere di Muggiano.
Dette turbine muoveranno
un riduttore ad ingranaggi del
tipo a doppia riduzione e svi-
luppante una potenza di 14.500
cav, in normale navigazione a
circa 110 giri al 1’ dell’elica.
Le prove hanno avuto, ognu-
na, la durata di quattro ore
circa e si sono svolte con per-
fetta regolarità di funziona-
mento di ogni singolo organo.
Il giorno 17 marzo, sempre
per la stessa turbocisterna, si
sono svolte le prove al banco
dei due gruppi ausiliari, costi-
tuiti da due turboalternateri
da 550 kW.
I due gruppi sono composti
da una turbina Ansaldo tipo
$ (vapore di ammissione a 40
Ata, 435° C, 9200 giri/l’) e da
un generatore « Ansaldo - San
Giorgio », da 680 kVA, cosfì
0,8, Volt. 450, Hz 60, 1200 gi-
ri/1°.
Le prove, della durata di
circa sei ore, hanno compreso:
prove di parallelo, prove ca-
rico 10% di sovraccarico, oscil-
‘ogrammi della tensione e del-
la frequenza, prove di funzio-
nalità dei vari organi di rego-
lazione e di emergenza.
Anche a queste prove hanno
presenziato il rappresentante
la Società armatrice e i tecni-
ci dei Registri navali, i quali
sono rimasti soddisfatti del
loro buon esito.
MUGGIANO
Imbarco dell’albero della turbocisterna « Polinice »
com'è noto, la nostra Società
i sta svolgendo un vasto lavo-
di preparazione e di studio
ampo nucleare, In partico-
e, sono in preparazione mol-
preventivi ed offerte relativi
parti importanti della cen-
le termonucleare: da 150.000
i che la «SENN » impian-
alla foce del fiume Gari-
mo.
Nei giorni 28 febbraio e 1.0
îtzo, il prof, Carlo Matteini e
îg. Giuseppe Angelucci, ri-
amente Presidente ed Am-
ratore Delegato della «So-
Elettronucleare Nazionale»
ing. Rappini, Dirigente del Laboratorio di ricerche e con-
follo, illustra agli ospiti gli esami
in visita al nostro stabilimento Meccanico
fu SENN «), hanno, assieme a
mameros: dirigenti e tecnici
della loro Società, visitato lo
Stabilimento Meccanico della
nostra Società e lo Stabilimento
di Campi della Società « Ansal-
do San Giorgio »,
Il prof. Matteini e Ving. An-
gelucci erano accompagnati da
Mr. Fox e da Mr, Bray della So-
cietà nordamericana « Interau-
clear » e da Mr, Guard della So-
cietà inglese « Kennedy & Don-
key »; entrambe tali Società so-
no consulenti della « SENN »,
graditi ospiti hanno com-
piuto, fra l’altro, una minuzio-
eseguiti su alcuni pezzi
FONDERIA
Ecco l'elenco delle commes-
e più importanti acquisite nel
ese di febbraio:
Getti vari di ghisa Mee-
la Società « OTO-
felara » di La Svezia,
— Camicie di bronzo BZn. 7
er la Società « Industrie Mec-
aniche Lombarde » di Mila-
— Cunei e supporti di ghisa
Er la Società « Loro & Pari-
Mi» di Milano.
— Getti vari di ghisa mecca-
ica e di bronzo per la Socie-
«Alfa Romeo » di Milaro.
— Tubi di ghisa G. 18 per
a Società « SIAC » di Genova.
— Ghiere, dadi e camicie di
bronzo per lo Stabilimento
hetallurgico « Ansaldo-Fossa-
» di Genova Sestri
-— Settori di ghisa antima-
Metica e getti di bronzo per
la Società « Ansaldo - San
dorgio » di Genova.
— Camicie in bronzo per ia
ocietà « Ilva » di Genova.
Dette forniture ed altre per
tonto dei nostri stabilimenti
feccanico e CMI e per i no-
ri Cantieri di Sestri, Muggia-
no e Livorno, comportano cir-
ca 52.000 ore lavorative,
Commesse e consegne
Il materiale più importante
consegnato nel mese di feb-
braio è il seguente:
Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e CMI e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 293 tonn. di getti di
ghisa e bronzo per costruzioni
varie. - Alla Società « Alfa Ro-
meo » di Milano: 233 tonn. di
getti di ghisa meccanica e
bronzo per costruzioni auto-
mobilistiche. - Alle Società
«+ SIAC » e « Cornigliano » di
Genova: 247 tonn. di lingot-
tiere di ghisa di tipo vario. -
Alla « Compagnia Internazio-
nale delle Carrozze con Letti »
di Milano: 28 tonn. di ceppi di
ghisa per freno. - A clienti va-
ri: 75 tonn. di getti di ghisa
e di bronzo. - Alla Società
« Nuove Reggiane » di Reggio
Emilia e all’« IN.M.A » di La
Spezia: 8 eliche di ghisa per
complessive 6 tonni. - Ai
«C.R.D.A.» di Trieste ai «Can.
tieri del Tirreno» e ai «Can-
tieri Navali Riuniti. di Geno-
va, al nostro stabilimento Mec-
canico e alla Società « Tirre-
nia » di Napoli: 14 eliche, per
complessive 110 tonn.. di bron-
zo al manganese.
sponenti della Società Elettronucleare Nazionale
LIVORNO
Consegnata la “Sultan Hasanudin”
g
visita al Laboratorio di Ri-
cerca e Controllo delia. nostra
Società ed hanno tenuto a di-
chiarare la loro soddisfazione
e ammirazione nel constati
l’efficiente attrezzatura, pa
nab'le a quella dei laboratori
delle più importanti industrie
meccaniche mondiali.
sa
Il prof, Matteini ha desiderato
confermare le sue segnalazioni
verbali con una lettera d'retta
all’ing. De Vito, di cui diamo
qui di seguito lo stralcio; anche
Mr. Fox, Vice Presidente della
« Internuelear Co, », ha seritto
quanto è riportato nel seguito,
"Caro De Vito,
ti ringrazio molto della tua
lettera del 3 corrente che ha
preceduto quella che avevo in
animo di scriverti per ringra-
ziarti delle cure premurose del-
le quali siamo stati oggetto du-
rante la nostra visita.
Ti posso assicurare che tutti
i nostri ingegneri, e in partico-
lare gli stranieri, sono rimasti
veramente entusiasti della
ta e in particolare del Labora-
torio e del suo dinamico Diret-
tore. Mr. Fox si è congratulato
con me per aper trovato in Ita-
lia un Laboratorio di questa
entità e anche l'inglese mi ha
detto che superiore
quello delle più importanti dit-
te inglesi.
La seconda delie 4 navi indonesiane commesse al Cantiere di
Livorno -— la corvetta « Sultan Hasanudin » — è stata conse-
gnata l’8 marzo. In alto: la bandiera indonesiana sale sul pen-
none di poppa. - In basso: la firma dei documenti di consegna
visi-
era
Faccio perciò a te, con pre-
ghiera di estenderli anche al-
l'ing. Rosini, i più wivi ralle-
gramenti per la vostra felice
iniziativa che certamente porte-
rà l'Ansaldo in una posizione di
primo piano in Europa in que-
sto nuovo campo, come
gentilmente mi ha espresso an-
che Mr. Fox.
Dato che hai voluto gentil-
mente farmi sapere i risultati
delle della turbonave
” Federico C.", aggiungo anche
i miei rallegramenti per questi
risultati veramente brillanti.
Come vecchio ingegnere che ha
passato tanti anni sul mare in
mezzo alle navi ti devo espri-
mere la mia meraviglia per i
rendimenti veramente impor.
tanti che avele ottenuto special.
mente se ci riferiamo a quella
pressione e temperatura che pel
caso della turbonave noialtri
considerate oggi modesti,
molto
prove
Carlo Matteini »,
” Caro ing. De Vito,
il signore e la signora Bray,
la signora Fox ed io ricordere-
lungo la nostra merabvi-
gliosa pisita a Genova della
scorsa fine di settimana,
La visita agli
Ansaldo è stata. istruttiva ed
interessante, e siamo rimasti
proprio impressionati. da
che abbiamo visto, L'incontro e
il pranzo col personale fu assai
piacevole, e l'ospitalità ricenn-
ta in questa nostra prima pisi-
fa a Genova fu veramente gene-
rosa, Esprimiamo la nostra ri-
conoscenza a tutti, Sinceramen-
te; Il
mo ad
stabilimenti
ciò
locomotore sperimentale Diesel-idraulico tipo ADIM-L/2-23
che ha recentemente eseguito con ottimo esito le corse di prova
Marvin Fox »
7
fia e prove ufficiali della tur-
bonave «Federico C » era-
no state fissate per il 26 feb-
braio e la partenza doveva aver
luogo dal bacino n. 4 del Porto
di Genova, alle 6. A quell’ora
infatti i dirigenti e i tecnici
della Compagnia armatrice e
dell’Ansaldo, i rappresentanti
dei Registri di classificazione
e gli invitati erano tutti a bor-
do. Non si attendeva che l’or-
dine di partire. Ma quel giorno
qualcuno aveva deciso di non
far uscire la nave in mare
aperto: il tempo. Un tempo per
nulla invitante, con mare piut-
tosto mosso, basse nuvoie mi-
nacciose e visibilità assai scar-
sa.
Anche noi eravamo a bordo
e attendevamo di conoscere le
decisioni dei responsabili del-
le prove discorrendo con un
gruppo di giornalisti. D'un
tratto, verso le 6,30, l’altopar-
iante ci informa che le prove,
causa il maltempo, sono ri-
mandate a data da stabilirsi e
ia nave è trasferita a Ponte
Somalia.
Ci ritroviamo sulla « Federi-
co C.» il 1.0 marzo a Ponte
Somalia, sempre alle 6. Que-
sta volta il tempo è davvero
galantuomo: mare calmo, cielo
sereno, visibilità ottima,
La bianca nave molla gli
ormeggi e con l’ausilio di
quattro rimorchiatori si avvia
all'imboccatura orientale del
porto, liberandosi dall’accer-
chiamento delle navi da cari-
co ormeggiate nel bacino di
Sampierdarena. Sembra una
uobile damigella scortata dai
paggetti che va a nozze attra-
versando un corteo di scarica-
tori portuali.
Alle 7 siamo in mare aperto
e ci staremo per trentasei ore.
Comincia subito il programma
del primo giorno: prove pro-
gressive sulla base misurata
iunga m. 6352,8 di Portofino -
Punta Chiappa, prova di ex-
trapotenza, inizio della navi-
gazione di 14 ore su rotta li-
bera, prove dei consumi di
nafta dell'apparato motore. Il
secondo giorno termina la na-
vigazione su rotta libera e si
effettuano le prove ufficiali
per il rilevamento della velo-
cità, della potenza, dei consu-
mi, delle vibrazioni torsionali;
si fanno le prove del timone,
di marcia indietro, le prove
degli stabilizzatori e quelle di
oscillazione.
In questi due giorni la vita
a bordo trascorre in una at-
mosfera di viva cordialità,
Le prove della “Federico C.”
quasi con ‘un tono da crociera
turistica. E come si conviene
ad una crociera turistica, sia
pure « sui generis », non sono
mancati i diversivi. Ne abbia-
mo avuti tre, a cominciare
dalla sera del primo giorno, al-
lietata dalla proiezione di un
documentario a colori di An-
area Miano sulle bellezze del-
la Superba e del film « Tammy
fiore selvaggio » pure a colo-
ri. La mattina del 2 si è veri-
ficato poi un fatto forse unico
nelle cronache delle nostre
prove a mare, Dalla stazione
R.T. chiamano d’urgenza il
Capo squadra degli elettricisti
Tramonto Branconi. Cosa è
successo? Niente di grave, tut-
t'altro: Tramonto Branconi è
diventato papà. La sua signora
ha dato alla luce un bel ma-
schietto in una clinica citta-
dina. Come si chiamerà? « Si
chiamerà Federico, in omag-
gio a questa bella nave », ci
ha dichiarato il signor Bran-
coni mentre, pallido e con
una strana e indescrivibile
espressione, riceveva molti vo-
ti augurali e si brindava alla
sua felicità nell’ufficio di se-
greteria. Alle 12,80 terzo di-
versivo: incrociamo la « Fran-
ca C.», altra bella unità degli
armatori Costa. Ci salutiamo a
vicenda con l’urlo festoso del-
le sirene e agitando i fazzolet-
ti. E' commovente, anche se
qui non siamo in mezzo al-
l'oceano. E’ sempre come in-
contrare un compatriota in
terra straniera.
Per il resto — vogliamo di-
re per quanto riguarda stret-
tamente il lato tecnico delle
prove — tutto si è svolto con
regolarità senza il minimo in-
cidente. Le previsioni in sede
ci studio si sono avverate e la
velocità, la potenza dell’ap-
parato motore, il funzionamen-
to dei vari impianti e servizi
sono risultati soddisfacenti.
Ciò ci è stato confermato sia
dai nostri tecnici che da quelli
dei Registri di classificazione.
Inoltre l’armatore dr. Angelo
Costa ci ha dichiarato con evi-
cente soddisfazione il suo com-
piacimento per l’opera dei no-
stri progettisti e dei nostri co-
struttori, mettendo in parti-
colare rilievo l’assoluta man-
canza di vibrazioni. che ga-
rantisce ai passeggeri di que-
sta nave una navigazione
assai confortevole.
La « Federico C.» ha le se-
guenti principali dimensioni:
lunghezza fuori tutto. m. 182;
RNC PI GREIENCLN NO
unno UV = md
‘evadere dalla Terra
) evoluzione della scienza
i e della tecnica moderna è
sì rapida che talune possi-
lità, che solo pochi decenni
dietro si osavano configura-
re fantasie, stanno oggi vit-
losamente entrando nel no-
delle attuazioni pratiche.
antico sogno di valicare lo
io per giungere su altri
ziali previsioni degli scien-
ati e dei tecnici trovassero un
Sono i grandi razzi, i mis-
i, gli strumenti che stanno
endo agli uomini le vie del-
\spazio siderale. Non più ru-
oroso fuoco d’artificio o arma
Ù temibile forse per gli ef-
tti psicologici che non per
i stessi suoi distruttivi risul-
ti, il razzo si è trasformato
presente nel prototipo —
ì Via di incessante perfezio-
amento — del veicolo inter-
lanetario.
I tempi si stanno al propo-
Ito accelerando al massimo.
i discorre ormai corrente-
lente — come di cosa non
iolto lontana nel tempo avve-
ire — della vossibilità per
omo di raggiungere taluni
aneti, sia la Luna come Ve-
ere e Marte, E non è trascorso
neora un decennio dal giorno
n cui il primo missile senza
quipaggio ha portato il segno
omi i ‘questa nostra
nanità nella zona a noi più
tossima dello spazio siderale:
quota 403 chilometri ‘sopra
azzo sperimentale, chiamato
WAC Corporal ». si è levato
Ai campi delle White Sands
el Nuovo Messico, realizzan-
0 questo storico risultato. La
nquista umana dello spazio
Ismico ha ufficialmente inizio
a questo giorno, da quando
auspicato successo ha corona-
il lancio di questo piccolo
azzo a combustibile liguido a
le stadî.
E’ sui razzi che la recentis-
ma ma già così saldamente
fermata tecnica astronautica
onda tutte le possibilità del
uo sicuro avvenire,
Ma perchè proprio sui razzi?
La risposta a siffatto inter-
ogativo non appare certo dif-
CI le î
Per uscire dalle regioni del-
atmosfera, dalla quale il no-
\ pianeta è tutto circondato,
gna in primo luogo vincere
orme resistenza rappresen-
a dall’attrazione terrestre.
E° questo un concetto ele-
lentare, di dominio comune,
{a sul quale tuttavia non è
rse del tutto inopportuno ri-
rnare brevemente.
Po
Tutti abbiamo conoscenza
che i corpi, liberi da legami,
cadono inevitabilmente a ter-
ra, e sappiamo altresì che ciò
avviene in quanto su di essi
agisce l’attrazione terrestre.
Si tratta di un fenomeno di
carattere generale: tutti i cor-
pi (e in essi vanno compresi
gli stessi astri) si attirano —
secondo quanto per primo ri-
conobbe Isacco Newton — in
ragione diretta della propria
massa e in ragione inversa del
cuadrato della mutua distanza.
di fatto operante, scompare di
tronte ad essa.
E’ dall’attrazione dunque che
risulta regolato il moto degli
astri nell'immensita del cieli,
ed è l’attrazione che ci tiene
avvinti al nostro pianeta: per
staccarcene bisogna riuscire a
spezzare questo legame di in-
commensurabile forza, legame
del quale peraltro si potrà
utilmente tener conto affron-
tando i problemi della naviga-
zione astrale.
Dall’intensità dell’attrazione
Isaac Newton
Traducendo il concetto in
termini di più facile accessi-
bilità. si deve dire che l’in-
fiuenza tra i corpi è reciproca,
ma che il corpo di massa mag-
giore esercita un’azione pre-
ponderante che diverrebbe
doppia se la sua massa avesse
a raddoppiarsi; viceversa, di-
venendo doppia la distanza,
l’azione attrattiva si ridurreb-
be ad un quarto di quello che
era in precedenza.
Data l’immensità della mas-
sa della Terra, alla superficie
di essa è la sua forza di attra-
zione sola che assume un ca-
rattere rilevante: quella di
tutti gli altri corpi, anche se
gravitazionale dipende sia la
velocità di caduta dei corpi
sia il loro peso. D’altra parte,
l'intensità dell’attrazione alla
superficie di ciascun pianeta
dipende dalla sua massa e dal
suo raggio.
Sulla base di questi principî
è possibile la deduzione di
dati della massima rilevanza.
Così, quanto alla velocità di
caduta dei corpi (0, con ter-
minologia più esatta, accelera-
zione di gravità) tenuto
presente che nel primo secon-
do di caduta lo spazio percor-
so da un corpo abbandonato a
sè stesso è metà dell’accele-
razione di gravità — ci si può
rendere esattamente conto del-
la entità della accelerazione
stessa sui diversi pianeti del
Sistema cui appartiene anche
la nostra Terra.
Per il Sole siffatta accele-
razione è così di 134,62 metri
al secondo, per ‘Giove 12,47,
per Saturno 5,32, per la Terra
4,90, per Plutone 4,60, per
Urano 4,30, per Venere 4,21,
per scendere poi a 2,55 per
Mercurio, 1,85 per Marte e so-
lo 0,81 per la Luna.
“Quanto al peso alla super-
ficie dei vari astri (elemento
pur'esso — come si è accen-
nato — connesso all’entità del-
l’attrazione gravitazionale) le
differenze risultano altrettan-
to sensibili. Basti, a mo’ di
esempio, precisare che un cor-
po che sulla Terra non pesa
che un chilogrammo pesereb-
be invece sul Sole ben 28 chi-
logrammi, e sulla Luna invece
solo 166 grammi.
Occorre peraltro aggiungere
che sull’entità di questa attra-
zione influisce, e in ancor
maggiore misura, la distanza,
nel senso che essa diminuisce
con l’accrescersi di questa. La
portata di tale fatto la si può
esprimere con un semplice
esempio: sul nostro pianeta, al
livello del mare, con una dif-
ferenza di altezza di tre me-
tri, un corpo, perde un milio-
nesimo del suo peso, mentre
ne perde la decimillesima par-
te se viene sollevato ad una
altezza di 300 metri.
Ma se tale è V’entità della
attrazione gravitazionale c’è
da chiedersi come gli astri, re-
ciprocamente attraendosi, non
cadano gli uni sugli altri di-
struggendosi a vicenda. Il fat-
to è che a controbilanciare la
gravità sta un’altra forza,
quella centrifuga, ‘generata
dalla velocità con la quale gli
astri si spostano nella propria
orbita.
Si verifica così che Mercu-
rio, che tra i pianeti più vi-
cini al Sole è quello sottopo-
sto all’attrazione più intensa,
presenta la velocità di trasla-
zione maggiore, ben 47,6 chi-
lometri al secondo. La Terra,
invece, assai più lontana dal
Sole e perciò meno assogget-
tata alla forza di attrazione di
questo, si sposta con una velo-
cità di 29,5 chilometri al se-
condo; e Plutone, infine, il più
lontano dei pianeti del Sistema
solare, con una velocità di soli
4,3 chilometri al secondo.
Ogni astro esercita la pro-
pria attrazione gravitazionale
sullo spazio circostante. Tale
attrazione agisce sino a di-
stanza teoricamente infinita,
ma la sua intensità si attenua
con l’aumentare della distan-.
za. e molto più rapidamente
dell’accrescersi di questa.
Quanto alla Terra è stato
enIcolato che uno stato di equi-
librio fra forza di attrazione e
forza centrifuga dovuta alla:
«Non. hanno le particelle de’
corpi Poteri o Virtù o Forze
per le quali agiscono a distan-
za le une sulle altre...?».
(Isaac Newton)
sua rotazione si raggiunge so-
lo ad una distanza di 42.300
chilometri dal centro di essa.
E’ questo il dato da tener
presente per riuscire a ren-
dersi conto di quale astrono-
mica portata — è proprio il
caso di dire — sia lo sforzo
che ,si rende necessario per
realizzare l’evasione di un cor-
po dalla Terra, intendendo
con ciò il campo gravitaziona-
le di essa. Per. conseguire un
siffatto risultato occorre im-
primere al corpo una velocità
iniziale di 11.180 metri al se-
condo, ossia qualche cosa di
più che 40.000 chilometri al-
l’ora.
‘Data la diversa. intensità
della gravità sui vari pianeti
le cose si presentano in ma-
niera ben differente nell’uno
o nell’altro caso. Ragguaglian-
do infatti ad uno lo sforzo da
impiegare perchè ‘un corpo si
iiberi del tutto dall’attrazione
terrestre, si constata che ‘lo
stesso risultato verrebbe con-
seguito su. Mercurio con un
impiego di energia notevol-
mente ridotto, e precisamente
0,146. Quantità di energia mi-
nori sarebbero analogamente
da impiegare sulla Luna
(0,045), su Marte (0,203), su
Plutone (0,450), e su Venere
(0,856). A1 contrario su altri
pianeti, per la maggiore in-
tensità della loro gravità, oc-
correrebbe un lavoro di am-
piezza notevolmente più cospi-
cua: su Urano, così, di 3,743
volte; su Nettuno di 4,155; su
Saturno di 10,062; su Giove di
28,46; e sul Sole, infine, di ben
3057 volte.
Ma torniamo alla considera-
zione delle possibilità di eva-
sione dalla Terra. Si è parlato
della necessità di una velocità
iniziale di 11.180 metri al se-
condo. Evidentemente, la tec-
nica astronautica non può es-
sere indirizzata ad ottenere di
colno la disponibilità di una
mole di lavoro tanto imponen-
te. ma più semplicemente a
realizzare una quantità di mo-
vimento sufficiente a quel fine.
La ragione di ciò è ovvia;
anche ammesso che quell’al-
tissima velocità iniziale che si
è detto fosse in pratica rag-
giungibile, ad essa si accom-
pagnerebbe inevitabilmente
tutta una serie di gravissimi
inconvenienti. Ed è perciò che,
per evadere dalla Terra, ci si
è orientati invece su macchine
ad eccelerazione costante, ca-
paci di vincere progressiva-
mente la forza di attrazione.
(continua)
I
NT MEES R Pu re POTUTA
Per esaudire il desiderio espresso, attraverso il referendum, da un
grandissimo numero di lettori, cominciamo da questo numero la pub-
blicazione di alcuni fra i più celebri racconti dell'Ottocento. Senza alcuna
pretesa di dare a questa piccola « rassegna di ‘capolavori » una forma
sistematica, cercheremo di offrirvi un quadro non troppo lacunoso, anche
se necessariamente sommario, di quella narrativa ottocentesca che ebbe
— particolarmente in Francia e in Russia — momenti d’incomparabile
splendore e che, nel suo libro d’oro, annovera. i nomi di taluni fra i
più grandi scrittori di tutti i tempi. Per non allargare troppo il campo
escluderemo, in linea di massima, gli autori del periodo romantico, per
puntare invece sui realisti o «naturalisti y, del resto assai più vicini
allo spirito. e al ‘gusto del nostro tempo.
Fra questi due grandi gruppi, quasi a segnare una fase di transi-
zione, sta, in Francia, Prosper Mérimée, Benchè appartenga al « periodo
romantico » (in cui grandeggiarono Hugo, George Sand, Lamartine), egli
non
ne subisce che in minima parte l’influenza; ed appare piuttosto
legato al classicismo settecentesco da un lato, e dal-
l'altro a quella corrente realista. da cui sbocciarono,
più tardi, i capolavori di Flaubert, di Maupassant,
dei Goncourt.
Prosper Mérimée nacque a Parigi nel 1803 e
morì a Cannes nel 1870. Fu, oltrechè scrittore, stu-
dioso appassionato di storia, d’arte, di lingue moderne
e antiche, d’archeologia (come,. del resto, apparirà
dal racconto che pubblichiamo). Nel 1828. scrisse,
per il teatro, la sua prima opera importante:’ La
Jacquerie, cui seguì, l’anno dopo, la Cronaca del
regno di Carlo IX. Comincia quindi la serie dei
grandi racconti: Matteo Falcone e Tamango (1829);
Il vaso etrusco (1830); Le anime del Purgatorio
(1834); La Venere d’Ille (1837); Colomba (1840);
Carmen (1845). Dopo questo periodo aureo, in cui
riuscì a dare il meglio di sè stesso, Mérimée pubblicò
numerose opere di carattere storico e tradusse in
francese i più grandi autori russî del tempo, da
Puskin a Turghenev; ma, nel campo della narrativa,
non riuscì più a ritrovare la vena che gli aveva ispirato i racconti
sopraelencati; i quali occupano un posto di primo piano nel quadro,
pun così ricco e splendido, della moderna letteratura francese.
Mérimée fu definito, da molti contemporanei, un cinico, un insen-
sibile. In realtà la sua visione del mondo era acuta e sostanzialmente
pessimistica, il suo spirito non aveva illusioni nè slanci; ma egli non
mancava certo di sensibilità; ed è difficile trovare nella letteratura
d’ogni tempo personaggi così completi, vivi e umani come Carmen
o Colomba.
Siamo dolenti che ragioni di spazio ci obblighino a pubblicare La
Venere d’Ille in due puntate. Spezzando il racconto in due tronconi, se
ne turba l’equilibrio d’insieme. La prima parte ha un andamento piut-
tosto lento; nella seconda, la vicenda precipita assumento un ritmo
nervoso è allucinante. Consigliamo i lettori a conservare questa prima
puntata, per poterla rileggere insieme alla seconda;. il che permetterà
loro di meglio apprezzare la mirabile unità stilistica del racconto,
n
S tavo discendendo l’ultimo pendio dei monti del Canigou
e, per quanto il sole fosse già scomparso. distinguevo
nella pianura le case della cittadina d’Ille, verso la
quale ero diretto.
— Sapete — chiesi al catalano che dal giorno prima mi
faceva da guida — sapete certamente dove abita il signor di
Peyrehorade?
— Altro che! — esclamò l’uomo. — Conosco la sua casa
come casa mia, e se non fosse tanto buio ve la indicherei. E’
la più bella d’Ille. Già; non gli mancano i quattrini al signor
di Peyrehorade; e per giunta fa sposare al figlio una donna
anche più ricca.
— E questo matrimonio si farà presto? — gli chiesi.
— Prestissimo! Può darsi che i violini siano già stati
chiamati per le nozze. Stasera, forse; o domani; oppure — che
so io? — posdomani, Lo sposalizio si farà a Puygarrig, poichè
il signor figlio sposa proprio la damigella di quel nome. Certo,
sarà un bel vedere!
Avevo, per. il signor di Peyrehorade, una commendatizia
del mio amico, sig. di P., dal quale mi era stato anche assicurato
che avrei avuto a che fare con ‘un antiquario assai dotto e,
oltre a ciò, di una inesauribile cortesia. Per costui, non po-
teva essere che un piacere mostrarmi i ruderi esistenti nel
raggio di dieci leghe. E dunque, proprio su di lui contavo per
visitare i dintorni d’Ille, ricchi — come ben sapevo — di mo-
numenti dell’antichità e del medioevo. Quel matrimonio, del
quale mi si parlava ora per la prima volta, sconcertava tutti i
miei piani.
Apparirò come un guastafeste, pensai. Ma mi attendevano;
il signor di P. aveva annunziato il mio arrivo, e bisognava
pure che mi presentassi. di
Eravamo già in pianura, quando la guida mi disse:
— Scommettiamo, signore, scommettiamo un sigafo che
io indovino ciò che andate a fare dal signor di Peyrehorade?
— Ma — risposi porgendogli il sigaro — non ci vuol mica
tanto a indovinarlo. A quest'ora, dopo sei leghe di strada nel
Canigou, ciò che più preme è cenare. x
— Già. Ma domani?... Via, scommetterei che venite a
Ille per vedere l’idolo. L’ho indovinato, vedendovi ritrarre
in disegno i santi di Serrabona.
‘— L’idolo! che idolo?
Quella parola aveva eccitato la mia curiosità.
— Come! non vi hanno detto, a Perpignano, che il sig. di
Peyrehorade ha trovato un idolo in terra?
— Volete dire una statua di terracotta, di creta?
— No, no, di bel rame, da poterne far parecchie monete
da due soldi. Toh, pesa quanto una campana di chiesa. A
pie’ di un olivo, e in luogo molto profondo, l’abbiamo scovata.
— C’eravate anche voi quando. l’hanno scoperta?
— Sissignore. Il sig. di Peyrehorade ci disse, quindici
giorni fa, a Giovanni Coll e a me, di sradicare un vecchio
olivo che era gelato fin dall'anno scorso, poichè, come sapete,
quello è stato proprio un anno cattivo. E nell’eseguire il la-
voro, ecco che il mio Giovanni Coll, il quale picchiava di
buzzo buono, dà un tale colpo di zappa, ed io sento bimm...
come se avesse battuto su una campana. Che è? dico io. Zap-
piamo ancora, zappiamo; ed eccoti che appare una mano nera,
come la mano di un morto che sbucasse di terra. Io, ho paura.
Vado subito dal padrone, e gli dico: « Ci sono dei morti, Si-
gnoria, sotto quell’olivo! Bisogna chiamare il prete». « Che
morti? » mi fa lui. Corre, e non appena scorge quella mano,
I
grida: « Un’antichità! un’antichità!». Si sarebbe creduto che
avesse trovato ‘un tesoro. Ed eccolo a sfaccendare anche lui;
con la zappa, con le mani, fa quasi altrettanto lavoro quanto
noi due.
— E così, che trovaste?
— Un gran pezzo di donna nera, nuda fino alla cintola,
ed oltre, con licenza parlando, tutta di rame. E il sig. di Peyre-
horade ci ha detto che era un idolo del tempo dei pagani, come
dire del tempo di Carlomagno!
— Vedo di che si tratta...
qualche convento distrutto. i
— Una madonna! proprio quella!... L’avrei riconosciuta
anch'io se fosse stata la santa Vergine. E’ un idolo, vi dico.
Si vede bene dall’aria che ha. Ti guarda fisso, con quegli oc-
chioni bianchi... Sembra che ti squadri in viso. Toh, chi la
guarda è costretto ad abbassare gli occhi.
— Ha gli occhi bianchi? Certamente, un lavoro d’incro-
statura nel bronzo. Sarà qualche statua romana,
— Ecco, romana! Il sig. di Peyrehorade dice che è una
Romana. Ah! vedo bene che siete una persona sapiente come
lui!
— E’ intera? ben conservata?
— Altro che, signore! Non le manca niente. E’ un’opera
ancora più bella e meglio rifinita del busto di Luigi Filippo
di gesso dipinto, che abbiamo al municipio. Ma con tutto ciò,
la faccia di quell’idolo non mi
garba. E’ di aspetto cattivo...
ed è cattiva davvero.
— Cattiva! Che cattiveria
vi ha fatto?
—.Non proprio a me; ma
ora sentirete. Ci eravamo mes-
si in quattro per. alzarla in
piedi, oltre al sig. di Peyre-
horade, che tirava la fune an-
che lui, il degno uomo! sebbe-
ne non abbia più forza di un
pulcino. A grande stento, la
poniamo ritta. Ed io stavo per
rincalzarla con ‘un coccio, quando, patatrac! eccola che cade
all'indietro. tutta d’un pezzo. Attenti. là sotto! gridai. Ma non
tuttavia così presto come sarebbe stato necessario ché Gio-
vanni Coll non fece in tempo a ritirare la gamba.
— Così, è rimasto ferito?
— Rotta netta come un palo di vigna, la sua povera
gamba! Io, quando ho visto così, ero furibondo. Volevo sfa-
sciare l’idolo a colpi di zappa, ma il sig. di Peyrehorade mi
ha trattenuto. Ha dato anche soldi a. Giovanni Coll, che
però è ancora a letto, con tutto che il guaio gli sia successo
già da quindici giorni. E il medico dice che con quella gamba
ron camminerà più mai come con l’altra. E° un peccato. Era
il nostro miglior corridore e, dopo il signorino, il più abile
giocatore di pallacorda. E bisogna dire che il sig. Alfonso di
Peyrehorade ne ha provato proprio un dispiacere, poichè era
Coll che giocava con lui. Ecco, che cosa era bello vedere:
come si rimandavano la palla. Paf! paf! mai che ‘una toccasse
terra!
Così discorrendo, facemmo il nostro ingresso ad Ille, e
presto mi trovai innanzi al signor di Peyrehorade. Era un
vecchietto vegeto e arzillo, incipriato, con il naso rosso e
l'aspetto gioviale e motteggevole. Prima ancora di aprire la
lettera del sig. di P., mi aveva fatto sedere davanti ad una
tavola ben guarnita e presentato alla moglie e al figlio come
un illustre archeologo, il quale doveva trarre il Rossiglione
dal dimenticatoio in cui lo aveva lasciato finora l’indifferenza
degli studiosi,
Mangiavo di buon appetito, poichè nulla dispone meglio
lo stomaco dell’aria viva dei monti, e al tempo stesso consi-
deravo i miei ospiti. Ho già detto qualcosa del sig. di Peyre-
horade. Debbo aggiungere che era la vivacità in persona.
Parlava, mangiava, si alzava, correva in biblioteca, mi por-
tava libri, mi mostrava stampe, mi versava da bere; non
stava mai due minuti fermo.
La moglie, un.po’ troppo grassa, come la maggior parte
delle catalane quando hanno varcato la quarantina, mi parve
‘una provincialona di tre cotte, dedita esclusivamente alle cure
domestiche. Sebbene la cena fosse tale da bastare per lo
meno a sei persone, corse in cucina, fece ammazzare due pic-
cioni, friggere migliacci, aprì non so quanti vasetti di mar-
mellata. In un attimo la tavola. fu ingombra di piatti e di
bottiglie, e sarei certamente morto d’indigestione se avessi
soltanto assaggiato tutto ciò che mi offrivano. Nondimeno, ad
ogni portata che rifiutavo, erano nuove scuse. Temevano che
non mi trovassi molto bene ad Ille. Si hanno così poveri mezzi
in provincia, e i parigini sono tanto difficili!
Tra il viavai dei genitori, il signor Alfonso di Peyre-
horade non si moveva più di un dio termine. Era un giova-
nottone di ventisei anni, dalla fisionomia bella e regolare, ma
priva di espressione. La statura e le forme atletiche di lui
giustificavano appieno la fama d’instancabile giocatore di pal-
lacorda che gli veniva fatta nella regione. Quella sera, era
vestito con eleganza, esattamente come il figurino dell'ultimo
rumero del Giornale della Moda. Ma mi sembrava impacciato
nei suoi panni; si teneva rigido come uno stollo, nel colletto
di velluto, e si voltava tutto di'un pezzo. Le mani tozze e
aduste, le unghie corte, contrastavano in modo strano con
l'abito che portava. Erano le mani di un bifolco, uscenti dalle
maniche di un damerino. D’altronde, per. quanto, nella mia
qualità di parigino, mi considerasse dalla testa ai piedi con
molta curiosità, non mi rivolse che una sola volta la parola
in tutta la serata, per chiedermi dove avessi comprato la
catena .del mio orologio.
— Ed ora, mio caro ospite — mi disse il sig. di Peyre-
Una madonna di bronzo di”
LA V
Racconto di
horade mentre la cena s
Siete in casa mia, non
tutto ciò che è degno
Bisogna che impariate a.
gli rendiate giustizia. V
stiamo per mostrarvi. Mi
bizantini, dovete vedere
Vi condurrò dovunque e
Un insulto di tosse
approfittai per dirgli c
recargli disturbo in uni
la sua famiglia. Purchè
sulle escursioni da comp
il fastidio di accompagni
— AN! volete parlar
— esclamò, tagliandomi
ciativa; si farà dopodo
glia, poichè la sposa è i
l’ha fatta erede. Così,
Avreste veduto danzare
forse vi sarebbe venuta
Si dice che i matrimoni
quei giovani, sarò libero
scusa di procurarvi la
Per un parigino, sazio
matrimonio senza ballo!
sposa.... me ne darete le
e non guardate più le
strarvi. Vi farò vedere q
sorpresa fuori dell’ordin:
— Dio mio! — rispo
casa senza che il pubbli
rare la sorpresa che mi s
vostra statua, la descrizi
che ad eccitare la mia ci
— AN! vi ha parlato
la mia bella Venere Tur...
quando sarà giorno chiaro,
ragione di ritenerla un ca
pitar meglio a proposito.
vero ignorante, spiego a
Parigi!... Vi burlerete for
ho preparato una relazio
qùario di provincia, mi
i torchi... Purché voleste
rare... Ad esempio, sono
reste questa iscrizione su
ancora chiedervi nulla! A
della Venere, oggi!
— Hai ragione, Peyt
di smetterla col tuo idol
lasci cenare il signore. Vi
duto statue molto più
sono a dozzine, e di bron
— Eccoti l’ignoranza,
— interruppe il sig. di P.
rabile cimelio alle piatte
“ Vedi con qu
parla degli d
Voi non sapete che
mia statua e che ne faces
Eh già, ne sarebbe stata la
signore!
— Capolavoro! capoli
ba fatto romper la gamba
— Vedi, moglie? —
risoluto, allungando versa
di seta versicolore — se li
gamba, non la rimpiangeri
— Dio mio! Peyreho
Fortuna che l’uomo sta mi
decidermi a guardare la d
vero Giovanni Coll!
— Ferito da Venere,
horade «con un riso alqu
quel mariuolo si lamenta:
Veneris nec
Chi non è stato ferito
Il sig. Alfonso, che ai
strizzò l’occhio con l’aria
per chiedermi: e voi, P
La cena ebbe fine. Da
e non riuscivo a dissimuli
givano. La prima ad accor
la quale osservò che er
così scomoda! Bisognava
— voi mi appartenete.
inchè non avrete visto
helle nostre montagne.
stro Rossiglione, e che
idea di tutto ciò che”
l cedro fino all’issopo.
razia di un mattone.
a riprender fiato. Ne
i molto dispiaciuto di
di tanta premura per
i suoi ottimi consigli
Uto, senza che si desse
di questo giovanotto
- Sarà una cosa spic-
Tete con noi, in fami-
orte di una zia, che
lente ballo... Peccato...
ane... Sono graziose, e
re il nostro Alfonso.
ciliege... Sabato, sposati
mo in giro. Vi chiedo
Sposalizio di provincia.
nti... e per giunta, un
edrete una sposa... una
oi siete un uomo serio
to di meglio da mo-
iservo per domani una
cile avere un tesoro in
drmato. Credo d’indovi-
o. Ma se si tratta della
a guida non è valsa
rmi all’ammirazione.
oichè così la chiamano,
lio dirvi nulla. Domani,
e allora mi direte se ho
Idinci, non potevate ca-
le iscrizioni che io, po-
ma uno scienziato di
interpretazione... perchè
presente... vecchio anti-
ato... Voglio far gemere
‘orreggermi, potrei spe-
di sapere come tradur-
‘AVE... Ma non voglio
omani! Nemmeno parola
interruppe la moglie —
na per la nostra chiesa.
n capolavoro di Mirone,
| capolavoro! dopo che
di Peyrehorade in tono
imba destra, nella calza
ì mi avesse rotto questa
oi dire queste cose!
on tutto ciò, non posso
ovoca tali sciagure. Po-
disse il sig. di Peyre-
o —, ferito da Venere,
ancese meglio del latino,
lunga, e mi guardò come
ati sbadigli che mi sfug-
i signora di Peyrehorade,
dare a dormire. Allora
letto che mi attendeva:
La vita in provincia è
genti con i rossiglionesi.
D'ILLE
sper Mérimée
Avevo un bel protestare che dopo una scarpinata in montagna
un fastello di paglia sarebbe stato per me un giaciglio deli-
zioso, mi pregavano ancora di scusare i.poveri campagnoli
che erano, se non mi trattavano tanto bene come avrebbero
desiderato. Salii finalmente nella camera che mi era destinata,
con la guida del sig. di Peyrehorade. Le scale, i cui ultimi
gradini erano in legno, sboccavano in mezzo ad un corridoio,
sul quale si aprivano un buon numero di stanze.
— Quello di destra — mi disse il mio ospite — è l’appar-
tamento : che riservo alla futura signora di Peyrehorade, La
vostra camera è al capo opposto del corridoio. Voi capite bene
-— aggiunse con l’aria di chi vuol far conoscere la propria
arguzia — voi capite bene che gli sposini debbono stare isolati.
Voi siete ad una estremità della casa, e loro a quell’altra.
Entrammo in una camera ben arredata, nella quale la
prima cosa che trattenne il mio sguardo fu un letto, lungo
sette piedi, largo sei, e così alto che ci voleva uno sgabello
per inerpicarvisi. Il mio ospite m’indicò il campanello, si assi-
curò coi suoi occhi che fosse piena la zuccheriera e le boccette
d’acqua di Colonia a posto sulla mensolina del lavabo; dopo
di che, chiestomi a più riprese se mi mancasse n'ulla, mi diede
la buona notte e mi lasciò solo.
Le finestre erano chiuse, Prima di spogliarmi, ne 'spalancai
una per respirare l’aria fresca della notte, deliziosa dopo una
lunga cena. Di fronte si ergeva il Canigou, ognora di aspetto
mirabile, ma che mi parve quella sera la più bella montagna
del mondo, illuminato com’era
da una luna splendida. Rima-
si per alcuni minuti a contem-
plarne il meraviglioso profilo,
e stavo per chiudere la fine-
stra. quando; nel. calare lo
guardo, adocchiai la statua
su di un piedistallo, a ‘una
ventina di tese dalla casa. Era
collocata all’angolo di una sie-
pe viva, che divideva un pic-
colo giardino da un ampio
spiazzo quadrato, di livello
perfetto. Questo, come seppi
in. seguito, era il campo
di pallacorda della città. Il terreno, già di proprietà del sig.
di Peyrehorade, era stato da questi ceduto al comune, per
accondiscendere alle insistenti premure del figlio.
La distanza alla quale mi trovavo dalla statua non mi
permetteva ‘di distinguerne l’atteggiamento. Potevo soltanto
stimarne l’altezza, che mi parve di circa sei piedi, In quel
momento, s'imbatterono a passare sul campo, abbastanza. vi-
cino alla siepe, due monelli del luogo. Fischiettavano il gra-
. zioso motivo del Rossiglione: Montagne regalate. Si fermarono
per guardare la statua. Uno di essi l’apostrofò persino a voce
alta. Parlava catalano; ma il tempo ormai trascorso nel Ros- .
siglione mi metteva in grado di capire presso a poco ciò che
diceva.
— Eccoti, dunque, malandrina! (il termine catalano era
più energico). Eccoti qui! — diceva. — Sei tu che hai rotto
at oi a Giovanni Coll! Se tu fossi mia, ti romperei il
collo.
— Mal! e con che? — fece il compagno. — E’ di rame,
e tanto dura che Stefano per intaccarla, vi ha spezzato la sua
lima. E’ rame del tempo dei pagani, più duro di non so che
cosa.
— Se avessi il mio tagliaferro (il giovane, a quanto sem-
bra, imparava da magnano), non ci metterei tanto a farle
schizzare quegli occhioni bianchi; sarebbe come togliere una
Tigrdoria dal guscio. C’è da cavarne argento per più di uno
scudo.
Si erano allontanati di pochi passi, quando il maggiore
dei due apprendisti si fermò di colpo.
— Bisogna che dia la buonasera all’idolo — disse.
Si calò, e dovette raccogliere un sasso. Lo vidi poi disten-
dere il braccio, scagliare qualcosa; e subito un colpo sonoro
rintronò sul bronzo. Simultaneamente, il giovane lavorante si
portò la mano alla testa, con ‘un grido di dolore.
— Me l’ha tirata indietro! — esclamò.
E subito i due monelli se la diedero a gambe. Fra chiaro
che il sasso era rimbalzato contro il metallo e aveva punito;
il mariuolo dell’oltraggio fatto alla dea.
Richiusi la finestra ridendo proprio di cuore.
-— Un vandalo di più castigato da Venere. Possano tutti i
aemolitori dei nostri vecchi monumenti avere la testa rotta
allo stesso modo!
Sn questo caritatevole augurio, mi addormentai.
Era giorno alto quando mi svegliai. Vicino al mio letto
stavano, da un lato il sig. di Peyrehorade, in veste da camera,
dall’altro un domestico mandato dalla signora, con una tazza
di cioccolata in mano.
— Su, in piedi, Parigino! Vedeteli qua, questi pigroni del-
Îa capitale! — andava dicendo il mio ospite mentre mi vestivo
in fretta. — Sono le otto e ancora dorme! Dalle sei sono alza-
to, io. Sono salito tre volte; mi sono avvicinato all’uscio in
punta di piedi: macchè! nemmeno un segno di vita. Il troppo
dormire vi farà male, alla vostra età. E la mia Venere, che
non avete visto ancora, Su, presto, ingoiate quella tazza di
cioccolata di Barcellona... Vero contrabbando... Cioccolata co-
me questa non ne hanno, in Parigi. Mettetevi in forze, poichè,
quando sarete al cospetto della mia Venere, non riusciranno
più ad allontanarvene.
In cinque minuti fui pronto, cioè sbarbato a metà, male
abbottonato, scottato dalla cioccolata inghiottita bollente. Scesi
nel giardino, e mi trovai dinnanzi ad una statua stupenda.
Era proprio una Venere, e per giunta di mirabile bellezza.
Nuda la parte superiore del corpo, come'gli antichi solevano
rappresentare le divinità somme; la mano destra, alzata ‘al
livello del seno, era rivolta con la palma in dentro, il pollice
e le due prime dita distese, le altre leggermente piegate. La
mano sinistra, poco discosta dal fianco, sosteneva il drappeggio
che copriva la parte inferiore. Ricordava, l’atteggiamento di
quella statua, l’altro del Giocatore di morra designato, non
so bene per quale motivo, col nome di Germanico, Forse l’ar-
tefice aveva voluto rappresentare la dea nell’atto di giocare
alla morra.
Comunque sia, non è possibile vedere cosa più perfetta del
corpo di quella Venere, nulla di più soave e più voluttuoso
della sua figura, nulla di più elegante e più nobile della sua
veste. Mi ero disposto a vedere qualche opera del Basso Im-
pero; mi si parava dinnanzi un capolavoro della migliore età
della statuaria,
Ciò che soprattutto mi colpì, fu lo squisito realismo delle
forme, tanto che si sarebbero potute credere modellate sul
vero, se la natura producesse così perfetti modelli.
La capigliatura, rialzata sulla fronte, pareva essere stata
a suo tempo dorata. La testa, piccola come nella maggior
parte delle statue greche, accennava ‘un lieve inchino. Del
volto, poi, non riuscirò mai ad esprimere il carattere strano,
di un tipo non riscontrato mai in nessuna statua antica, per
quanto io mi ricordi. Non era la beliezza calma e severa degli
scultori ellèni, i quali, per sistema, imprimevano all’intero
portamento delle. loro opere una maestosa immobilità. Qui,
21 contrario, notavo con sorpresa la chiara intenzione dell’ar-
tista di rappresentare la malizia spinta sino alla malvagità.
Tutti i lineamenti erano leggermente contratti: gli occhi un
tantino obliqui, la bocca rialzata agli angoli, le narici al-
quanto dilatate. Disdegno, ironia, crudeltà si leggevano su quel
volto, raggiante tuttavia. d’incredibile bellezza. In verità, più
si guardava quella statua mirabile, e più si provava la mole-
sta impressione che una così meravigliosa beltà si accoppiasse
ad una insensibilità assoluta.
— Se il modello mai esistè — dissi al sig. di Peyrehorade
- ed io dubito che il cielo abbia mai prodotto una donna sif-
fatta, come compiango i suoi amanti! Ha dovuto porre il
suo diletto nel farli morire di disperazione. Vi è nella sua
espressione un che di feroce, eppure non ho mai visto nulla
di pari bellezza. ?
— Essa è propriamente « Venere tutta avvinghiata alla
preda! ». (1) — esclamò il sig. di Peyrehorade, contento del
mio entusiasmo.
Quella espressione d’infernale ironia era forse accresciuta
dal contrasto degli occhi brillantissimi, incastonati d’argento,
con la patina di un verde nerastro di cui il tempo aveva co-
perto tutta la statua. Quegli occhi lucenti producevano una
certa illusione di viva realtà. Mi tornarono a mente le parole
della guida, secondo cui la statua costringeva coloro che la
guardavano a calare gli occhi. Era quasi vero, e non potei
sottrarmi ad un sentimento .d’ira verso me stesso, nell’accor-
germi del lieve disagio che provavo davanti a quella figura
di bronzo.
È — Ora che avete tutto minutamente ammirato, mio caro
collega in anticaglie — disse il mio ospite — iniziamo, vi
prego, una conversazione scientifica. Che ve ne sembra di
questa iscrizione, alla quale non avete ancora badato?
Mi mostrava lo zoccolo della statua, su cui lessi queste
parole: « CAVE AMANTEM ».
— Quid dicis, doctissime? — mi chiese, stropicciandosi
le mani. — Vediamo se ci troviamo d’accordo sul significato di
questo cave amantem!
— Ma — risposi — ha due sensi. Può tradursi: « Guardati
da colui che ti ama, diffida degli amanti». Ma, in questo
senso, non so se cave amantem sarebbe un latino aureo. Se
considero l’espressione diabolica della signora, crederei piut-
tosto che l’artefice abbia voluto ‘mettere in guardia lo spetta-
tore contro questa terribile bellezza. Perciò tradurrei: « Bada
bene a te, se ella ti ama >».
— Uhm! — fece il sig. di Peyrehorade. — Sì, è una spie-
gazione plausibile; ma, se non vi dispiace, preferisco la
prima versione, che tuttavia svilupperò. Sapete chi era l’aman-
te di Venere?
— Furono in molti.
— Sì, ma il primo fu Vulcano. Non si è, dunque, voluto
intendere: « Con tutta la tua bellezza, e con quell’aria tua
sdegnosa, avrai per amante un fabbro, goffo e sciancato »?
Una profonda lezione, signore, per le donne smorfiose.
Non potei fare a meno di sorridere, tanto la spiegazione
mi parve tirata per i capelli.
— E’ una lingua tremenda, il latino, con quella sua con-
cisione — osservai per non contraddire formalmente il mio
antiquario.
E arretrai di qualche passo per meglio contemplare la
statua.
— Un momento, collega! — aggiunse il sig. di Peyrehorade
trattenendomi per un braccio. — Non avete ancora visto tutto.
C’è anche un’altra iscrizione.
E, nel dir questo; mi aiutava ad arrampicarmi.
Mi aggrappai senza tanti complimenti al collo della Ve-
nere, con la quale cominciavo a prendere confidenza. La
guardai persino un momento sotto il naso, e la trovai da vicino
ancor più cattiva e più bella. Poi mi accorsi che vi erano,
incisi sul braccio, alcuni caratteri in scrittura corsiva antica,
come subito mi sembrò. Sforzando bene lo sguardo, con
l’aiuto degli occhiali, sillabai quanto segue, mentre il sig. di
Peyrehorade ripeteva ogni parola di mano in mano che la
pronunziavo, approvando col gesto e col tono della voce.
Lessi durique:
; VENERI TURBUL...
EUTYCHES. MYRO
IMPERIO FECIT. È #
Dopo la parola TURBUL della prima riga, mi parve che
Ù (1) < C'est Vénus tout entière à sa prole attachée ». (Racine, Fedra).
II
vi fossero alcune lettere consumate, ma TURBUL era perfet-
tamente leggibile.
— E significa?.. — mi domandò quegli raggiante, con un
sorriso malizioso, poichè era certo che non sarei così agevol-
mente venuto a capo di quel TURBUL.
— Vi è una parola che ancora non mi spiego — gli dis-
offerta a Venere per suo ordine ».
— Magnificamente. Ma di TURBUL, che ne fate? Che
vuol dire: TURBUL?
— TURBUL mi rende molto perplesso. Cerco invano qual-
che noto epiteto di Venere che possa aiutarmi. Vediamo, che
ne direste di TURBULENTA? Venere che turba, che agita...
Non vi sfugge che io continuo soprattutto a considerare la
sua espressione cattiva. TURBULENTA, ‘non è poi un epiteto
troppo arrischiato per Venere — aggiunsi in tono modesto,
anche perchè non ero io stesso molto soddisfatto della ‘mia
spiegazione.
— Venere turbolenta! Venere schiamazzatrice! Ah! cre-
dete dunque che la mia Venere sia una Venere da taverna?
Nientaffatto, signore; è una Venere di buona compagnia. Ma
vi voglio spiegare questo TURBUL... Voi però promettetemi
Gi non divulgare la mia scoperta finchè non avrò stampato
la mia relazione. Che volete? vado orgoglioso di questo mio
ritrovamento... Bisogna pur che ci lasciate qualche mannellino
da spigolare ‘anche a noi, poveri diavolacci di provincia. Siete
tanto ricchi del vostro, signori sapienti di Parigi!
Dall’alto del piedistallo ove ero tuttora appollaiato, gli
promisi solennemente che mai avrei commesso l’azione inde-
gna di rubargli la sua scoperta.
— TURBUL... signore — disse avvicinandosi e abbassando
la voce per tema che altri lo potesse udire — leggete TUR-
BULNERAE.
— Capisco quanto prima.
— Ascoltatemi bene. A una Iega di qui, ai piedi della
montagna, c'è un paese che si chiama Bulternera. Il nome
aeriva per. corruzione dal latino TURBULNERA. Nulla è più
comune di queste inversioni. Bulternera, signore, fu una città
1omana. Lo avevo sempre sospettato, ma non ne avevo mai
avuto la prova. La prova, eccola, Questa Venere era la divi-
nità topica della città di Bulternera, e questo nome, Bulter-
nera, del quale ho dimostrato ora l'origine antica, prova una
cosa ancor più curiosa, e cioè che Bulternera, prima di essere
una città romana fu ‘una città fenicia!
Si fermò un attimo, per riprender fiato e godere della mia
eg Io fui tanto bravo da rattenere una voglia matta di
ridere.
— Infatti — proseguì — TURBULNERA è puro fenicio.
TUR che in francese si pronunzia come se ‘fosse scritto
TOUR,... TUR e SUR, un’identica parola, vero? SUR è il nome
fenicio di Tiro; non occorre che ve ne-ricordi il senso. BUL,
non è altro che Baal, Bàl, Bel, Bul, lievi differenze fonetiche.
Per NERA, trovo invece qualche difficoltà. Sono tentato di
credere, in mancanza di una parola fenicia, che questa par-
ticella derivi dal greco neros, umido, acquitrinoso. Avremmo
dunque una parola ibrida. Per giustificare quel neros, vi mo-
strerò a Bulternera gli acquitrini infetti in cui sfociano i
fiumiciattoli della montagna, D’altra parte, la desinenza NERA
potrebbe essere stata aggiunta molto più tardi in onore di
Nera Pivesuvia, moglie di Tetrico, la quale si sarebbe resa
benemerita' della città di Turbul. Ma, in considerazione delle
pozzanghere, preferisco la derivazione etimologica da neros.
' Fiutò una presa di tabacco con aria soddisfatta.
— Ma lasciamo i fenici, e torniamo! all’iscrizione. Io dun-
que traduco: A Venere Bulternerense Mirone dedica per or-
dine di lei questa statua, sua opera.
Mi guardai bene dal criticare quella etimologia, ma volli
, provare anch’io il mio acume, e gli dissi:
— Un momento, signore. Mirone consacrò qualcosa, ma
non vedo affatto che fosse questa statua.
— (Come! — esclamò. — Non era forse Mirone un famoso
scultore greco? L’arte sua si sarà perpetuata nella sua stirpe:
deve essere stato qualcuno dei suoi discendenti a far questa
statua. Nulla è più sicuro.
— Ma — replicai — vedo sul braccio un forellino. Penso
che sia servito a fissare qualcosa, un braccialetto, per esempio,
che questo Mirone diede a Venere come offerta espiatoria.
Mirone era un amante infelice. Venere era irritata contro di
lui: la placò dedicandole un bracciale d’oro. Notate che fecit
ha spesso l’accezione di consecravit. I due termini sono sino-
nimi. Ve ne mostrerei più di un esempio se avessi sottomano
ii Gruter o l’Orelli. E’ naturale che un innamorato veda Ve-
nere in sogno e si figuri che la dea gli ordini di regalare un
braccialetto d’oro al suo simulacro. Mirone le consacrò dunque
un braccialetto... Poi i barbari, o: qualche ladro sacrilego...
— Ah, come si vede bene che avete scritto romanzi! —
esclamò il mio ospite, porgendomi la mano perchè scendessi.
— Nossignore, è un’opera della scuola di Mirone. Basta che
osserviate il lavoro, e lo dovrete ammettere.
E’ un mio precetto non contraddire mai più di tanto gli
antiquari ostinati. Perciò, chinai la testa con l’aria della per»
sona convinta dicendo:
— E’ un pezzo stupendo. ì
— Oh, Dio! — gridò il sig. Peyrehorade — ‘ancora un
atto di vandalismo! Avranno tirato un sasso alla mia statua!
Aveva scorto un segno bianco un po’ più sopra del seno
della Venere. Una traccia simile io notai sulle dita della
mano destra, e subito congetturai, o che fossero state tocche
dal sasso nella sua traiettoria, o che un frammento ‘si fosse
staccato dalla pietra per l’irruenza dell’urto, : rimbalzando
quindi sulla mano. Narrai al mio ospite l’oltraggio di cui
ero stato testimonio e il pronto castigo che ne era stato la
conseguenza. Ne rise molto e, paragonando il lavorante a
Diomede, gli augurò di vedere, al pari del greco @roe, tutti i
suoi compagni mutati in bianchi uccelli.
(continua)
IV
ALA
Pulizie
di primavera
A
E° ormai tempo di pensare
alla pulizia di primavera:
la famosa pulizia di primavera
che terrorizza mariti, bambini
e vicini di casa. Sono giornate
campali con nervi in giro, sgri-
date a volontà, pranzi all’inse-
gna del prosciutto e dell’uovo
.al tegamino. Poì finalmente
tutto è in ordine; la moglie
si riposa felice, îl marito sì
guarda in giro soddisfatto, i
bambini si danno da fare per
ristabilire il caos di prima.
Vogliamo stabilire insieme
alcuni punti fondamentali di
questa famosa pulizia? Se-
guendoli il lavoro sarà sempli-
ficato di molto con soddisfa-
zione di tutti e soprattutto
vostra.
1) Un’attenta verifica nel-
l'armadio delle provviste pri-
ma di iniziare le pulizie sarà
utilissima: non arrischierete di
cercare l’aceto - o il petrolio
senza trovarli.
2) Cominciate a pulire dal-
Valto cornicioni e finestre. Pri-
ma togliendo la polvere all’in-
grosso, poi passando la secon-
da volta più accuratamente e
infine lavando gli stipiti di
porte e finestre con acqua cal-
da e sapomnata. In ultimo i ve-
tri.
3) Mettete in ordine tutti i
cassetti e gli armadi di cuci-
VITADIEICA
dierta pito il resto è facile: « Eutichio Mirone fece ‘questa VI ATRIA OOO nn
na. Sia tutto pulito all’interno
prima di cominciare le puli-
zie este\‘e. Facendo il contra-
rio risc..ierete di cominciare
da capo.
4) Svuotate gli armadi, spol-
veratene l’interno e spruzzate-
vi un insetticida qualsiasi. La-
sciate aperto per qualche ora
poi rimettete a posto gli abiti.
Fate lo stesso per i cassetti.
5) Staccate i quadri piccoli
2)
dalle pareti, spolverateli e pu-
lite le cornici dorate con acqua
e aceto: lo straccio .sia appena
umido. I quadri grandi cer-
cate di pulirli lasciandoli sul
posto. Attenti alle tele: mano
leggera e piumino.
6) Avrete provveduto già
in anticipo a battere poltrone,
divani, materassi ecc. in modo
che non vi sia più nessuna oc-
casione di far polvere in casa.
L’ abito nuovo
O rmai sappiamo tutto sulle
nuova moda della primave-
ra 1958: che usa lo stile 1925,
che il successore di Dior. vede
le donne come trapezi, che i
tailleurs flou ‘sono la follia del-
l’anno. Si è parlato del rosso
incandescente, del rosa Benga-
la, del giallo ranuncolo, dei cap-
pellini lusinghieri, delle calze
color ambra e di quelle color
aragosta. Un caleidoscopio di
idee che lascia perplesse.
Eppure scegliere l’abito nuo-
vo non è poi così difficile: ba-
sta puntare sul classico e rin-
verdirlo. con qualche nota o
qualche particolare che dia lo
stile 1958. Il classico quest'anno
si chiama bleu. Fatevi dunque
qualcosa di bleu e sarete aggior-
nate quest'anno come un, altro
anno,
Cominciamo dal tailleur: il
tailleur bleu in primavera è at-
tualissimo, tiene il posto di
quello. nero, è altrettanto ele-
gante, può andare, appunto, do-
ve va quello nero; in compenso
è più fresco e meno impegna-
tivo. Quello più elegante sarà
portato con la camicetta di
chiffon bianco annodata al col-
lo: il nodo ricco e vaporoso. ‘in-
fiocchetterà la giacca e darà al-
l'insieme un aspetto particolar-
mente di freschezza. Più sem-
plice e più facile la camicetta
La moda infantile
La moda infantile si evolve sotto il segno della semplicità:
semplicità di \linea, di guarnizione, di esecuzione. Ogni ten-
denza troppo accentuata è sempre da scartare: l’abbigliamento
infantile non segna mai una certa nota di attualità ma piuttosto
richiede un certo clichè affermato nel tempo, Tuttavia V'in-
ventiva è nei particolari, sempre nuovi e sempre necessaria-
mente semplici; le pieghe, i motivi carrè, i piccoli colletti
rotondi, i polsini, le guarnizioni scozzesi, i profili di velluto,
le note di maglia a coste. Nel disegno, due ‘graziosi abitini
eleganti e semplici insieme.
di picchè e di mussola; nuovis-
sima la maglietta. arancione
che farà un contrasto nuovo e
molto chic, :
Fra tailleur e vestito, molto
belli i due pezzi stile marinaro
o a sacchetto, particolarmente
curati nella linea della. giacca
che deve essere appena appena
appoggiata. Il bleu sarà rischia-
rato da un profilo freschissimo e
bianco allo scollo sempre un po-
chino svasato.
Il vestitino bleu, infine, è il
vero vestitino della primavera,
quello che tutte le donne desi-
derano avere e che sta bene a
tutte. La formula chemisier sì
è rinnovata nel corpino chiuso
e più morbido quasi sempre leg-
germente blusante.: Il « sacco »
è sempre attuale, non è tramon-
tato affatto anzi ha acquistato
più linea per un maggiore sen-
so delle proporzioni; lo scollo
non è solo accennato, ma deci-
samente aperto sulle spalle.
Prima di decidere per l’abito
primaverile tenete presente che;
se siete molto piccole vi si
addicono i vestiti dalle forme
semplici, nette con guarnizioni
verticali, le giacchette corte, i
boleri, le princesses, le redin-
gotes;
se siete troppo robuste gua-
dagnerete molto in linea, adot-
tando stoffe secche e cedevoli e
scegliendo abiti con guarnizio-
ni o pinces in diagonale che si
assottiglino intorno alla vita,
scollature a punta;
se siete troppo alte trarrete
vantaggio tagliando la figura.
con larghe cinture, volanti,
grandi tasche, colletti impor- 1
tanti; gli accessori saranno i
fantasia, cioè borsette colorate, .
guanti a risvolto vivace, gonne
e camicette in tinte contra..
stanti, 3
Silvana
ghezza fra le perpendicola-
m. 162; larghezza massima
i ossatura, m. 24; altezza
ponte di costruzione, me-
10,75. L’immersione mas-
ha a pieno carico dalla li-
di costruzione è di m. 8,35,
portata lorda corrisponden-
di tonnellate 7.700, la staz-
lorda di tonnellate 20.000.
la nave è stata ordinata al-
saldo dal « Lloyd Tirreni-
di Genova l’8 marzo 1954,
postata il 9 giugno del ’56,
ata il 31 marzo del ’57 alla
senza del Ministro della
ina Mercantile on. Gen-
o Cassiani, madrina la si-
orina Franca Costa, figlia
dr. Federico Costa, tragi-
mente perito in un inciden-
automobilistico. E’ stata co-
ita secondo le prescrizioni
sotto la sorveglianza del
Registro Italiano Navale » e
lel « Lloyd's Register of Ship-
ing » per la più alta classe,
on bordo libero di galleggia-
ilità, e sarà adibita al tra-
porto di passeggeri e merci
‘a i Paesi del Mediterraneo
il Sud America. Corrisponde
noltre pienamente alle pre-
crizioni del «Regolamento per
sicurezza della vita umana
î mare », a quanto stabilito
lalla « Convenzione per la si-
urezza della vita umana in
nare » del 1948, alle « Dispost-
ioni per la prevenzione e la
estinzione degli incendi a bor-
do delle navi mercantili », alle
« Condizioni per l’igiene e la
abitabilità degli equipaggi a
bordo delle navi mercantili
nazionali », alle leggi e rego-
lamenti per le navi da pas-
seggeri in genere e per il tra-
sporto degli emigranti. La na-
ve infine soddisfa ai regola-
inenti per la navigazione nel
Canale di Suez e nel Canale
di Panama.
L'apparato motore ha le se-
guenti principali caratteristi-
che: potenza normale, 26.000
C.A. a 140 giri al 1’; potenza
massima continua, 28.600 C.A.;
potenza normale a marcia in-
dietro, 15.500 C.A.; pressione
vapore in caldaia all’uscita del
surriscaldatore, 45 kg./cmq.;
iemperatura del vapore in cal-
daia all’uscita del surriscalda-
tore, 455° C.; pressione vapore
all'ammissione alle turbine
principali e ai gruppi elettro-
geni 44 kg./emq. E’ costituito
da: due gruppi turbine dispo-
sti in un unico locale, compo-
sti ciascuno di una turbina di
alta pressione e di una turbina
di bassa pressione che coman-
dano la corrispondente linea di
alberi a mezzo di un riduttore
ad ingranaggi (ogni gruppo
ha una turbina per la marcia
indietro incorporata nella tur-
bina di bassa pressione a mar-
cia avanti); tre caldaie a tubi
d'acqua funzionanti con com-
bustione a nafta sistemate in
un unico locale a proravia del
locale turbine; una calderina
a tubi d’acqua a tiraggio bi-
lanciato funzionante con com-
bustione a nafta, sistemata nel
locale caldaie principali; mac-
chinari ausiliari. Le motrici
principali Ansaldo e "le tre
caldaie Ansaldo - Foster Whee-
ler sono state costruite al no-
stro stabilimento Meccanico e
ie due eliche di bronzo al man-
ganese alla nostra Fonderia.
La strumentazione della
« Federico C.» è quanto di
più moderno oggi esista. In
particolare è dotata di: tre
bussole magnetiche a liquido,
una bussola giroscopica con
giropilota automatico con cin-
que ripetitrici, un radar, un
ecometro a registrazione con-
tinua, un solcometro elettrico
con segnalazione in scala nau-
tica, un inclinometro, un indi-
catore a distanza delle immer-
sioni.
L’impianto elettrico in tutte
le sue sistemazioni corrisponde
alle norme dei Registri di clas-
sificazione per la più alta clas-
se, alle norme dell’Associazio-
ne Elettrotecnica Italiana ed
alle prescrizioni della Conven-
zione di Londra del 1948. Esso
è alimentato dai seguenti ge-
neratori: quattro turbo-dinamo
principali da 800 kW. a 220 V.
corrente continua, un diesel-
dinamo di emergenza da 200
kW. a 220 V. corrente conti-
nua, tre convertitori da 250
kW. a corrente alternata tri-
fase a 200/127 V., 50 periodi,
cosfì 0,8, con eccitatrice coas-
siale, una batteria di accumu-
latori di emergenza da 50 kW.
ora a 220 V.
La «Federico C.»
ospitare 103 passeggeri nella
prima classe, 45 nella inter-
cambiabile di prima e secon-
da, 202 nella seconda classe,
106 nella intercambiabile di
seconda e terza, 438 nella ter-
za classe cabina, 318 nella ter-
za ciasse intercambiabile, per
un totale massimo di 1212 pas-
seggeri. L’equipaggio sarà
composto di 261 uomini tra uf-
ficiali e marinai.
Dopo la « Gripsholm », la
« Federico C.» è la seconda
nave costruita al nostro Can-
tiere di Sestri munita di sta-
bilizzatori « Denny - Brown ».
E, come già per l’unità sve-
dese, il collaudo degli stabi-
lizzatori ha destato il massimo
interesse ed ha dato brillanti
risultati.
Alle prove sono intervenuti
il dr. Angelo Costa, il dr. Gia-
como Costa, l’ing, Mario Co-
sta, il dr. Luigi Costa per la
Compagnia armatrice; il dr.
Filippo Cameli e gli armatori
fratelli Corrado; gli ingg.
Candido e Leonardi per il Re-
gistro Italiano Navale; l’ing.
Grasselli e il sig. Follo per il
Lloyd’s Register; il cav. Lem-
mi e il sig. Cuneo per l’Ame-
rican Bureau; l’ing. Cimmino
per la Vasca navale. Per l’An-
saldo erano presenti il Diret-
tore Generale ing. Lombardi,
il V. Direttore Generale ing.
De Vito, il Direttore Centrale
e Direttore del Cantiere di Se-
stri ing. Cristofori che ha di-
retto le prove, il Condirettore
e il V. Direttore del Cantiere
di Sestri ingg. Boero e Paz-
zano, il Condirettore dello Sta-
bilimento Meccanico ing. Za-
netti, il Capitano d’'armamento
Beretta, comandante della na-
ve alle prove, il consulente de-
gli apparati motori ing. Boz-
zo, gli ingg. Luzzatto, Parodi,
Conti Barbaran ed altri tec-
nici,
Il 13 marzo, alle ore 20, nel
salone di 1.a classe della nave,
ormeggiata nel porto di Ge-
nova, è avvenuta la cerimonia
di consegna.
Hanno firmato il dottor An-
gelo Costa per la Compagnia
armatrice e gli ingg. Lombar-
di, Cristofori e Casaccia, ri-
spettivamente Direttore Gene-
rale, Direttore Centrale e Di-
rettore Commerciale Navale
dell’Ansaldo. Subito dopo
‘’ing. Lombardi ha rivolto pa-
role augurali alla nuova unità.
Ha risposto il dr. Costa, con
parole di ringraziamento e di
augurio per la nostra Società.
Dante Jannone
potrà
A destra, dall’alto: il quadro elettrico principale; il quadro di
manovra in sala macchine; particolare del locale degli stabiliz-
zatori « Denny Brown »; la firma dei documenti di consegna della
nave (da sinistra: il
Direttore Centrale
Direttore Generale
ing. Cristofori, il
ing. Lombardi, il
dottor Angelo Costa).
Durante la seconda quindicina di febbraio sono state esaminate dai comitati della « Cas-
setta delle idee » 114 proposte, di cui 34 sono state premiate. Ecco il dettaglio:
MECCANICO. Proposte esaminate 102, di cui 30 premiate.
CANTIERE DI LIVORNO. Proposte esaminate 12, di cui 4 premiate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di lire 50.500.
Tra i premiati
della quindicina precedente risultano i
seguenti
dipendenti dello stabili-
mento CMI: Giovanni Angrisani, Mario Brassesco, Enrico Bruzzo, Erzio Cadenasso, Giuseppe
Canepa, Agostino e Primo Fassone, Luigi Ravera, G. B. Risso, Giuseppe Romano, Bruno Casarini
Bilancio di 4 anni al Meccanico
Col 1.0 febbraio 1958 ha
chiuso il suo quarto anno di
vita la « Cassetta delle idee ».
Con questa iniziativa la no-
stra Azienda si prefisse di
promuovere un sempre più vi-
che continua a dare il maggio-
re contributo alla presentazio-
rie di proposte utili (n. 398),
seguito dal COL (n. 207), dal-
la MAN (n. 191), dal PRO/
TEMPI (n. 163), dal MARB
1954
DICE LIRE
2700
2260
200
2'000
1900
reco
Toe
réoo
6800
1956 1957
vo spirito di collaborazione del
personale, di contribuire a mi-
gliorare i procedimenti di la-
voro, sia dal punto di vista
della qualità che dell’econo-
mia, di semplificare i servizi,
di ridurre i consumi.
Le reticenze iniziali e i pes-
simistici pronostici di taluni
sono stati, sia pure lentamen-
te, superati, e ciò che è degno
di rilievo è il fatto che le nu-
merose proposte a carattere
polemico e critico hanno cedu-
to a mano a mano il passo a
quelle costruttive.
Si può dire che sia il tono
umano e sia il contenuto tec-
nico delle proposte si sono
elevati di livello, denotando
in ogni settore del personale
un sempre più vivo interessa-
mento per i problemi della
produzione,
E il confronto dei risultati
numerici ottenuti, cioè il nu-
mero delle proposte premiate
e l'ammontare dei premi di-
stribuiti, confermano il miglio-
rato senso di contribuzione,
Riportiamo qui di seguito un
breve consuntivo di quanto è
stato fatto in questi quattro
anni di vita.
Dobbiamo segnalare anche
quest'anno il Reparto MAPI
IO
(n. 141) e dalla MAGR (nu-
mero 101).
I numeri consuntivi in com-
plesso sono stati:
Numero delle proposte evase 7061
Numero delle proposte premiate 2068
Percentuale 27,20%,
Premi corrisposti:
da li. 750 -- 1000. . n. 1516
o» 1500 -- 4000. . » 486
» 5000: 10000 . . » 37
è» 12000 -- 30000 . . »® 20
» 40000 -:- 75000 . . » 7
» 100.000 . . . . . » 2
Premi supplementari di cu-
mulo corrisposti:
per ogni 5 proposte premiale, n. 97;
» +» 10 » è è 4;
» 0» 15 » o 36;
è» 20 » ‘ » 24
» 25 » " » 24;
è» 30 » » v_ 19
» 35 Ù » » 15;
o 40» » » 12;
> 46.0». 1
sè» 50 » » » 8
Argomenti trattati dalle 2068
proposte premiate:
miglioramenti tecnici, cicli lav. ecc. n. 1261
miglioramenti servizi generali . . o 375
miglioramenti ambientali . . .» 285
miglioramenti antinfortunistici . . + 147
Ci auguriamo che i risultati
del nuovo anno, da poco ini-
ziato, segneranno una ulterio-
re ascesa,
Proponenti | Proposte
Bepari)e:Uiflei premiati | premiate
- 11
- 2
Si 1
- 17
- 10
e 21
” 16
- 6
- 30
a 25
- 4
- 3
- 16
- 14
- 18
- 27
- 1
- 14
E 9 4
- 9 3
È 6 25
4 7 18
- 5 9
- 4 8
- TRATT /FUCI 8 ci
- TRAG/FOMB 2 2
AMA h 14
CAL —_ .
CAM 9 16
DIL 5 11
MOES/TER 1 4
MOP — -
ORG 6 46
PER 1 2
PRO /CALD 3 #
PRO /MOT A 8
PRO/TEMPI 12 163
PRO /TURB 4 8
PRO/UTO 12 21
SAM —_ -
TET 6 14
TUM /TUT 9 19
E Propposte
E Reparto 0 Ufficio Son din.
e în forza
è
media ano.
l MAPI
2 PRO /TEMPI
3 COL
A ORG
5 TRATT /FUCI
6 AMA
7 MARB
8 PRO/CALD 0,219
9 SEVA 0,189
10 PRO/UTO 0,150
11 PRO /TURB 0,143
ke; DAT ,
13 MAN
14 MAME
l4bis PRO /MOT i
15 CAM 0,098
16 DENT 0,088
17 MAG 0,081
18 MOME 0,081
19 MOTU 0,077
20 LAB 0,070
21 MOVE 0,069
22 MAGR 0,068
23 DIL 0,085
24 TUM /TUT 0,064
25 PALE £
26 TET
27 CALD
28 RID
29 MOES/TER 0,041
50 SALD 0,036
31 VIG 0,035
32 AMPI 0,022
33 PER 0,022
34 PIST 0,021
55 TRAG /FOMB 0,016
36 MOGR 0,013
37 SAPR 0,014
38 MENSA 0,004
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di STAGIONE
iI
10°/
PRESENTANDO: IL TAGLIANDO
DI QUESTO AVVISO
|} andamento del fenomeno
infortunistico in questi
ltimi anni è stato tutt'altro
favorevole, sia per il no-
ro stabilimento, sia per tutto
complesso dell'Azienda,
iò si è verificato malgrado
interessamento sempre più
o dei comitati di sicurezza
malgrado le spese ingentis-
me che sono state fatte e si
nno facendo per adeguare
impianti e le attrezzature
le disposizioni del Decreto
esidenziale n. 547 del 27
prile 1955, che detta le nuove
e per la prevenzione de-
lì infortuni sul lavoro e che
entrato in vigore il 1.0 gen-
o 1956.
E' parso pertanto necessario
cogitare qualcosa che potes-
‘ravvivare nelle maestranze
mentalità antinfortunistica,
erando sul fattore umano,
quale si ravvisa una par-
i preponderante delle cause
i infortunio.
Si è pensato che, per susci-
are l'interessamento di tutti
lavoratori all’annoso proble-
più che le sanzioni disci-
linari e penali prescritte dal-
legge, potesse giovare il ri-
orso all’emulazione fra uo-
ini e reparti, stimolata dal-
erogazione di premi in dena-
Si è deciso, in definitiva, di
andire un concorso a premi,
eguendo i suggerimenti dati
lla Finmeccanica e le diret-
Ive impartite dalla DIG.
Entrati in questo ordine di
dee, si doveva definire la for-
del concorso, avendo da
cegliere fra tipi diversi, ba-
ati su diversi prircipii. Il
toblema è stato portato, per-
, al comitato RELP, che lo
a abbondantemente discusso
n tutti i suoi aspnetti.
Si è giunti così alla for-
dulazione di un regolamento
Îì concorso, che, con qualche
itocco, è stato approvato dal-
DIS e dal Direttore Gene-
ale, ed è stato lanciato, in via
perimentale, per il semestre
0 febbraio - 81 luglio 1958.
Gli articoli del regolamento
ono i seguenti:
«1) Un concorso a premi in de-
aro per gruppi viene istituito a
tolo sperimentale al fine di con-
ibuire alla diminuzione degli in-
ortuni nella nostra Fonderia, at-
verso la partecipazione attiva e
îteressata di tutti i lavoratori,
2) Al concorso partecipano gli
perai e gli impiegati d'officina dei
izi, officine e reparti sotto elen-
a Alcuni reparti sono accop-
ti al fine di rendere più orga-
a e sistematica la partecipazio-
e alla gara:
ON + FOBO; GHIS/ANIME +
+ GHIM; GHIS/SBAV;
GHIV /CAROS +
3 MAN; MECC; MODE; TRI.
18) Sono esclusi dal concorso gli
ppartenenti a reparti o servizi
he, per la minima pericolosità dei
Vvori cui sono adibiti, sono sog-
i solo molto raramente al ri-
thio di infortunio.
4) Il concorso ha Ja durata di
mesi 6, dal 1.0 febbraio al 31 lu-
o 1958, e comporta l’'assegna-
one di un primo premio e di
a secondo premio.
(5) Oli obiettivi da
J]er poter vincere sono:
raggiungere
LOTTA CONTRO GLI INFORTUNI
n concorso
a premi
n Fonderia
a) per aver diritto al primo pre-
mio: una diminuzione di almeno il
50% rispetto alla media di infor-
tuni verificatisi nei quattro seme-
stri precedenti;
b) per aver diritto al secondo
premio: una diminuzione di alme-
no il 30% rispetto alla media di
cui al paragrafo a),
Si intende che vinceranno i grup-
pi che avranno superato maggior-
mente le percentuali fissate,
6) Se gli obiettivi non verranno
raggiunti da alcun gruppo, non
verrà assegnato alcun premio,
7) L'ammontare dei premi viene
così fissato:
l.0 Premio: L. 5.000 per ogni
operaio o impiegato d'officina ap-
partenente al gruppo ciassificatosi
primo.
2.0 Premio: L. 3.000 per ogni
operaio o impiegato d'officina ap-
partenente al gruppo classificatosi
secondo.
8) Sono esclusi
ne quegli
ficina
dalla premiazi
impiegati d’of-
appartenenti ai gruppi vin-
che abbiano subito richiam
0 punizioni da parte dei propri su
periori per non aver fatto uso dei
protettivi (occhiali, guanti ,
arponi, gambali, maschere, ecc.)
o per aver sistematicamente trascu-
rato le norme di sicurezza e coloro
che abbiano subito infortuni dovuti
a loro esclusiva disattenzione o col-
pa, durante i sci mesi del con-
corso.
9) Le medie degli infortuni veri.
ficatisi nei semestri precedenti e
gli obiettivi da raggiungere, saran-
no pubblicati su appositi cartelli
Sui cartelli verranno riportati an
operai 0
che, a mano a mano, gli infortuni
che si verificheranno nel semestre
di gara.
10) Per eventuali chiarimenti ri-
volgersi ai Capi ».
Come si vede, si tratta di
un tipo di concorso a premi
per gruppi, basato sulla ridu-
zione del numero degli infcr-
tuni indennizzabili, rispetto al
numero verificatosi mediamen-
te nei quattro semestri prece-
denti. Sono stati fissati due
traguardi, al 50% e al 30% di
riduzione, ai quali corrispon-
de, rispettivamente, un premio
di L. 5.000 o di L. 3.000 per
ogni lavoratore,
Sono stati ammessi a parte-
cipare al concorso, oltre agli
operai, tutti gli impiegati di
officina, perchè, pur essendo
sottoposti ad un grado di ri-
schio minore, essi possono in-
fluire con opera di persuasio-
ne e di prevenzione (soprat-
tutto se si tratta di Capi) sul
comportamento degli altri la-
voratori.
Per contro sono stati esclu-
si dal concorso tutti i lavora-
tori occupati in attività che
comportano un minimo rischio
(vigilanza, collaudo. pulizia,
ecc.), nonchè il personale ad-
detto alla mensa, che svolge
un lavoro troppo diverso da
quello delle officine.
Il tipo di concorso e il re-
golamento di gara certamente
non sono perfetti, ma rappre-
sentano quanto di meglio si
potesse escogitare in Fonderia,
dato il genere di lavorazioni
che si compiono nel nostro
stabilimento, Delle inevitabili
critiche e proposte di miglio-
ramento si terrà conto nella
eventualità di dover ripetere il
concorso nei semestri succes-
sivi.
Quello che conta ora, so-
prattutto, è il risultato, e di
questo riparleremo alla fine di
iuglio.
Davide Masperi
MINT EZAARAAIARARAAAAAAAAARAAAeatneaaI®
CINESELEZIONE|
E
I dieci Comandamenti china da presa spietatamente
ingigantisce ogni angolo,
uesto film tiene cartello ogni mossa del personaggio,
A) da quaranta giorni nelle € dove ogni parola va pe-
maggiori città italiane; il sata, sono veri guai,
biglietto d’ingresso costa 700 Così, nella fastosa corte
lire; fuori del locale ci sono del Faraone, tra pesanti ten-
gli orari come per i treni; daggi che sembrano quelli
la durata dello spettacolo è del salotto della contessa
di quasi quattro ore; i” fal- Maffei, mentire le balleri-
chi sacri” di cartone hanno nette danzano, s’intessono
invaso i marciapiedi di via trame e si scontrano gelosie
Venti Settembre; tutti ne femminili. Anne Baxter è &
parlano, tutti ne scrivono, una cipettuola Nefhertale che
sicchè anche il portoghese vuole l’amore di Mosè
non può più a lungo tacere. (Charlton Heston), il quale
All’inizio del film esce da è ancora un principe guer-
riero e vittorioso che suscita
una tenda di velluto rosso scita =
Cecil B. De Mille, in smo- l'invidia di Ramesse, il fe
king (il regista principe di glio del Faraone {un Yul
Hollywood, rotto a tutte le Brinner più calvo che mai),
fatiche) che ci assicura di Ecco un saggio del brillante
aver letto i testi antichi, it dialogo: ” La tua fragranza
Pentateuco, Filone di Ales- è simile al vino di Babilo-
sandria e alcuni romanzetti nia, o Nefhertale!”, Oppure:
americani, e ci comunica che " Solo le tue labbra potranno
nel film tutto è colossale: calmare la mia sete RE n È
technicolor, vistavision, in- John Dereck è un Giosuè
teri eserciti. di comparse, avventuroso che sta fra Tar-
cenografie imponenti, un zan e lo sceicco bianco, In
ES » cast” eccezionale una nu- tanto nei campi di lavoro gli
= merosa ” troupe” restata per schiavi ebrei soffrono tutte
mesi nei deserti d'Egitto e le pene possibili, sotto la
del Sinai, Siccome tutto è sferza degli aguzzini, e la
nuova città sorge a ritmo di
” prefabbricazione”. C'è an-
che qui un losco traditore, ed
è Dathan, un Edward Robin-
son più bieco che mai.
Poi Mosè scopre di essere
ebreo, si pone alla testa del
proprio popolo, lo porta in
salvo al di là del Mar Rosso
che si apre al suo passaggio,
colossale si sono spesi cen-
tinaia di milioni, ci sono ben
quattro sceneggiatori, decine
di costumisti, ecc,
E si comincia. Si sente su-
bito che i romanzetti ameri-
cani hanno colpito la fanta-
sia di De Mille molto di più
che non la lunga lettura dei
testi sacri: la psicologia dei
personaggi è completamente gli consegna le tavole po
assente, lo sfondo storico an- Dieci Comandamenti s o
che, la tragedia collettiva del porta fino alla Terra Pro-
opolo ebreo è esterioriz- messa. Ma la lunga odissea
del popolo ebraico nel de-
ata, lo spirito religioso mal a
serlo non si vede (e qui si
compreso.
Finchè siamo nelle scene rimpiangono davvero le due
di massa, in campo lungo, ©Te € più spese per narrarci
passi! (Com'è vero, però, gli insignificanti armeggii
amorosi alla corte egizia, e
che il progresso tecnico non
erve a niente, se non c'è la
mano dell'artista; Griffith,
quarant'anni fa, con una
perfetta e muta pellicola in
bianco e nero, quali scene di
le piaghe d'Egitto a fumetti)
forse perchè lo stesso De
Mille, che pur non manca di
coraggio, non ha osato af-
frontare simile argomento.
Casì il film termîna, in
e, î p, vedere
caga ue vista del serpeggiante Gior.
metterci!). Ma quando ar- dano, dopo quattro intermi-
riviamo ai primi piani, alle nabili ore.
scene in interni, dove la muc- IL PORTOGHESE
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II
IL LAVORO NEI TEMPI
G uardate bene questa scena: ha qualcosa di apocalittico, di dantesco, dove tra il fumo
e le catene gli uomini si muovono come oggetti di una biblica condanna Eppure non si
tratta di un documento preistorico, ma di una officina dove hanno lavorato i nostri padri.
Con la nostra rassegna siamo ormai giunti alla fine del secolo scorso. L’illustrazione
che presentiamo è tolta da un libro edito dai F.lli Treves nel 1879, intitolato « La scien-
za in famiglia» che, secondo quanto scrive l’autore, Luigi Figuier, nella prefazione, si
proponeva di portare « la scienza in famiglia, farla sedere al focolare domestico, affinchè
ci porga la spiegazione dei diversi atti che si compiono nel corso dell’esistenza ». Così,
dopo aver parlato delle bevande, degli alimenti, dei condimenti, del sapone, dei tessuti,
del cuoio e delle stufe, il libro nel capitolo nono parla dei minerali utili ed i metalli
usuali.
La scena, secondo la didascalia originale, mostra « lenorme pezzo da lavorare alla
fucina che esce abbagliante dal forno; gli uomini manovrano per condurlo sotto il mar-
tello-pestone o maglio ».
Secondo la spiegazione dello stesso Figuier, l’operazione si chiamava « cingler la
loupe » e «... si fa oggidì con un martello-pestone, massa del peso di 800 chilogrammi,
sollevata dal vapore, che si alza e si precipita per il suo peso, con movimenti molto
variati e molto misurati ».
Notate che la gru è manovrata a mano da quel gruppo di operaì che sta sullo sfondo
a sinistra, mentre il gruppo centrale manovra il pezzo incandescente, e sull’incastellatura
del maglio sta, pronto alla manovra, il «fabbro del martello-pestone ».
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E
73 DANTEN ® [oNE
pri pvina Ls
N [Feng] = ue
La vignetta rappresenta la vetrina di una libreria con le copertine
dei libri ben visibili. Nel disegno, però, c'è un errore, in quanto
una delle opere non è stata scritta dall'autore indicato, Si tratta
di individuare l'errore e comunicarci — entro il 20 aprile pros-
simo — il titolo dell'opera in questione, Sono in palio, per sor-
teggio, i seguenti premi: 1) una batteria da cucina; 2) una bi-
lancia per famiglia; 3) un tovagliato per sei persone: dal 4) al
13) uno dei seguenti libri offerti dalla Casa editrice « Vallecchi »
di Firenze: «Il museo delle figure viventi» di Bruno Cicognani,
« Giordano e la paura » di David Invrea, « Concerto domenicale »
di Nicola Lisi, « Siamo tutti bambini > di Carlo Bernari, « Dove
abita il prossimo » di Giuseppe Cassieri; 14) e 15) due scatole
ciascuno di cacao « Perugina ».
12
CET n n
LIVORNO
VIA GRANDE, 36 - tel. 2.44.18 ang. Piazza Guerrazzi
VIA GRANDE, 43 - tel. 2.51.37 ang. Via della Madonna
difficile campo dell’edi-
N DI
toria — ha molto corte- A\ \
semente consentito non iù
soltanto ad inviarci, per \ A re
recensione, i più interes- \
santi volumi di nuova
pubblicazione (fra breve
inizieremo un’ apposita
rubrica), ma anche a do-
narci un cospicuo nume-
ro di opere di noti e af-
fermati autori italiani e
stranieri, opere che, via
via, andremo mettendo
in palio nei nostri con-
corsi.
Andranno, per intanto,
ad arricchire la bibliote-
ca dei nostri lettori
seguenti volumi: « Siamo
tutti bambini» di Carlo
Bernari; « II museo delle
figure viventi» di Bruno
Cicognani; «Dove abita
il prossimo » di Giusep-
pe Cassieri; « Giordano
e la paura » di David In-
vrea; «Concerto dome-
nicale » di Nicola Lisi;
« Destinazione Universo »
di Piero Pieroni.
Segnaliamo ai lettori
il simpatico e generoso
gesto dell'editore Vallec-
chi, al quale va tutta la
nostra riconoscenza.
Generoso gesto
iell’ editore Vallecchi
L'editore Vallecchi —
uno dei più attivi e in-
telligenti fra quanti
operano, in Italia, nel
nell’ epoca dello ‘industrial da
> Dal Sal
nd
i a
LL
RETTE TETTO)
TUTTI nen
15 aprile scade il termine
Ja presentazione delle opere
concomso fotografico « Vee:
ia Genova », Si invitano i soci
a Sezione e i simpatizzanti
partecipare numerosi, non s0-
per dimostrare quanto sia
a in molti la passione per la
tografia, ma anche perchè
sta è una buona occasione
aggiudicarsi un bel premio.
desto concorso, col quale si è
ziata l’attività della Sezione
ografica, è stato voluto espres-
mente a tema obbligato per
valutare, su un piano
la proprietà del lin-
aggio e la chiarezza dell’in-
ione,
a Sezione è aperta tutti i
e venerdì dalle ore
alle 23 in via Sestri n, 33/2,
solo per ricevere fotografie,
anche per agevolare i soci
l'acquisto del materiale me-
bte il rilascio di buoni con-
mplanti un sensibile sconto,
ubblichiamo il regolamento
concorso e avverliamo che
Segreteria è a disposizione
| chiunque desideri maggiori
hiarimenti,
REGOLAMENTO
«Sezione fotografia e cinema
passo ridotto » comunica il rego-
mento del « 1.0 concorso fotogra-
in bianco e nero» sul tema
fecchia Genova », riservato agli
triti del Dopolavoro Ansaldo:
- Saranno accettate fotografie ri-
danti non soltanto soggetti ar-
hitettonici e panoramici relativi
Grande Genova, ma anche foto-
fe raffiguranti tipî e personag-
caratteristici nella loro tradizio-
occupazione,
Le opere dovranno essere ine-
e e non dovranno essere state
entate in precedenti concorsi.
Saranno accettate non più di
nque fotografie per concorrente,
nti formato minimo 18x24 e
ssimo 30x40, montate su sup-
0 di cartone rigido, formante
torno un bordo di 5 em. Saranno
ettati anche formati quadrati,
rchè di analoghe dimensioni,
— Sul retro del supporto dovrà
ere chiaramente indicato a ma-
un motto, il titolo del sogget-
se possibile, dati tecnici della
afia; il motto dovrà essere
tuto su una busta chiusa con-
ente: nome, cognome, indirizzo
tabilimento di appartenenza del
orrente,
Le iscrizioni al concorso, die-
ersamento di lire 100 per ogni
peorrente, verranno accettate
esso la Segreteria del Dopolavo-
in Genova-Sampierdarena, via
nnio 5/1, e nelle sere di mar-
e venerdì, dalle ore 21 alle 23
o la Sede della sezione in via
tri n, 33 int. 2.
Un'apposita Commissione giu-
trice stabilirà la graduatoria per
egnazione dei premi in palio.
remi non saranno cumulabili.
La mostra sarà aperta al pub-
to dal 25 al 27 aprile p.v., nei
del Dopolavoro in via Sten-
, La premiazione si effettuerà il
no 27 alle ore 10.
A mostra ultimata le fotogra-
verranno restituite ai proprie-
i che potranno ritirarle presso la
ione nei giorni di martedì e ve-
di. 1 Dopolavoro si riserva la
oltà dell'acquisto di varie opere,
verranno compensate adegua-
nente.
Viene assicurata la maggiore
genza nella conservazione ed
posizione delle opere presentate,
si declina ogni responsabilità
eventuali danni subiti dal ma-
ale per casi fortuiti o di forza
- La partecipazione al concorso
iplica l'accettazione integrale e
ondizionata del presente regola-
nto.
La Commissione giudicatrice sa-
composta dai seguenti signori:
do Della Casa (E.F.L.A.P.), Pi-
Barigelli (F.F.I.A.P.) e Dante
gini.
PREMI
1) Medaglia d'oro mm. 24 e por-
foglio contenente un buono per
L. 10.000 di materiale fotografico
(offerto dalla Società « Kodak » di
Milano); 2) Medaglia d'oro mm, 21
e premio in materiale cine del va-
lore di L. 10.000 (offerto dalla So-
cietà « Gevaert » di Milano); 3) M
daglia d’oro mm. 18 e macchina
fotografia « Digna » 6 x 6 con astue-
cio (offerto dalla Ditta « Crovetto »
di Genova); 4) Medaglia d’argento
grande e materiale fotografico del
valore di L. 4.000 (offerto dalla
Ditta « Ippolito & Cattaneo » di Ge-
nova); 5) Medaglia d'argento media
e materiale fotografico (offerto
dalla Società «€ Erca » di Milano);
6) Materiale fotografico del valore
di L. 3,000 (offerto dalla Ditta
« Ferrania » di Milano); 7) Mate-
riale fotografico del valore di lire
2.000 (offerto dalla Società « Tensi »
di Milano); 8) Materiale fotografico
del valore di L. 2.000 (offerto dalla
Società « Ferrania » di Milano); 9)
Materiale fotografico del valore di
L. 1.000; 10) Materiale fotografico
del valore di L. 1.000.
Nuova Sede sociale
a Genova Sestri
In conseguenza dello svilup-
po che le varie Sezioni vanno
assumendo, si è reso neces-
sario il decentramento di al-
cune attività. Pertanto, dal 1.0
marzo, è stata aperta una nuo-
va Sede a Genova Sestri, in
via Sestri 33/2, dove sono sta-
te allogate le seguenti Sezioni,
il cui orario è appresso speci-
ficato:
Arti figurative e modellismo
(lunedì e mercoledì dalle 18,30
alle 19,30) - Bocciofila (giove-
dì dalle 21 alle 22,30) - Caccia
(mercoledì dalle 21 alle 22,30)
- Fotografia e cinemu a passo
ridotto (mercoledì e venerdì
calle 21 alle 22,30) - Motori-
smo (martedì dalle 18 alle
19,30) - Pallavolo (martedì
dalle 20 alle 22).
SEZIONE PALLAVOLO
I successi dei giovani
La squadra giovanile continua
a mietere successi nel campio-
nato del « Centro Sportivo Ita-
liano », La sua posizione in
classifica si è maggiormente
consolidata dopo le ultime bri].
lanti affermazioni, e tutto Ja-
scia prevedere che si possa
giungere alla vittoria finale. La
nostra sorprendente squadra ha
dimostrato di avere le carte in
regola per tendere a questo lu-
singhiero risultato, nonostante
il duro ostacolo rappresentato
dalla « Monteoliveto », che ap-
pare una compagine particolar-
mente preparata.
Anche se i nostri giovani pa]-
lavolisti dovranno ammainare
le loro ambizioni, quanto hanno
già fatto è superiore al previsto
e costituisce fonte di grande
soddisfazione,
Intanto la squadra titolare
continua gli allenamenti a rit-
mo sempre più intenso, al fine
di presentarsi degnamente pre-
parata al prossimo Campionato
di Serie C.
SEZIONE
TURISMO
Visita alla XXXVI Fiera di Milano
Il Dopolavoro Ansaldo, con la
collaborazione de «l’Ansaldino»,
organizza per il 19 aprile una
gita a Milano per la visita alla
XXXVI Fiera Campionaria, Le
quote di viaggio sono le se-
guenti:
— Soci e famigliari a carico
lire 600.
— Non soci, lire 1.000,
Il biglietto d’ingresso alla Fie-
ra può essere richiesto all’atto
della prenotazione al prezzo di
L. 250. Le iscrizioni si ricevono
presso i Delegati di stabilmento
fino al 10 aprile. Sulla domanda
di adesione dovrà essere speci-
ficata la località di partenza.
Tale indicazione, per ragioni or-
ganizzative, deve ritenersi as-
solutamente impegnativa.
L’orario è il seguente: Genova
(Piazza Vittoria - Palazzo Pre-
videnza) ore 5,30 - Sampierda-
rena (Via Cantore - verso Piaz--
za Montano) ore 6 - Rivarolo
(Piazza Durazzo Pallavicini)
ore 6 - Bolzaneto (Via della
Stazione) ore 6 - Sestri (Piazza
Poch) ore 5,30; - Voltri (Capoli-
nea Celere A) ore 5,15 - Pegti
(Mediterranée) ore 5,30 - Corni-
gliano (Semaforo) ore 5,45 - Ar-
ripo a Milano ore 10 - Partenza
dal Castello Sforzesco (Parco
Sempione) ore 19,30,
L'orario di cui sopra è im-
pegnativo, Pertanto coloro che
si presenteranno alla partenza
da Genova o da Milano in ri.
tardo e non potranno perciò
fruire degli autopullman a di-
sposizione, non avranno diritto
ad alcun rimborso, nè totale nè
parziale, Inoltre nessun rimbor-
so è riconosciuto per causa di
assenza dovuta a qualsiasi
gione.
Ottime previsioni
per Îla gita a Parigi
L'annuncio della gita a Pa-
rigi ha destato, com'era lecito
attendersi, un vivissimo interes-
se. I commenti suscitati dal
rieco programma e dalle ecce-
zionali condizioni offerte dal
nostro Dopolavoro sono stati
generalmente favorevoli, tanto
da far prevedere un numero no-
tevole di adesioni. Le voci rac-
colte qua e là, nei vari Stabi-
limenti, ci fanno infatti pen-
sare che si giungerà ben pre-
sto al tutto esaurito. Purtroppo
la quota massima di presenze
consentita, pur essendo alquan-
to elevata, non basterà certa-
mente a soddisfare tutte le ri-
chieste di partecipazione che ci
verranno presentate, A tal fine
ricordiamo che i posti disponi-
bili sono stati equamente sud-
divisi fra tutti gli Stabilimenti
del complesso aziendale, in pro-
porzione al loro organico, La ci-
fra stabilita per ciascun stabi-
limento non verrà assoluta-
mente ritoccata, e ciò per quel
senso d’'imparzialità che carat-
ierizza ogni nostra manifesta
zione. Ne consegue che chi de-
sidera approfittare di questa oc-
casione, più unica che rara, do-
vrà affrettarsi poichè il giorno
dopo potrebbe essere tardi.
Avvertiamo inoltre che la si-
stemazione in alberghi di cate-
qoria diversa è stata imposta
da motivi puramente logistici,
per l'impossibilità cioè di tro-
vare alloggi dello stesso tipo,
SEZIONE ARTI FIGURATIVE E MODELLISMO
Corsi serali di disegno, pittura e
L'annunciata costituzione del-
la ” Sezione arti figurative e
modellismo ” è recentemente av-
venuta, Il Direttore tecnico re-
sponsablle della Sezione è il
sig, Glauco Poggi del Cantiere
di Sestri, coadiuvato per il
gruppo modellismo dai rag, Da-
rio Capello,
La Sezione inizia la sua at-
iività con un corso serale di
disegno, pittura e scultura. La
prima difficoltà da superare
per la realizzazione di tale cor-
so, al quale potranno parteci
pare i dopolavoristi ansaldini
ed i loro congiunti, consiste nel
diverso grado di maturazione
artistica degli stessi. E' chiaro
infatti che fra costoro vi è sen-
z'altro chi dipinge già discre-
tamente e vorrà soltanto affina-
ré o perfezionare la propria
tecnica, come pure chi è com-
pletamente profano ed ha al suo
attivo unicamente una grande
passione e il desiderio di ap-
prendere, C'è infine chi vuole ap-
profondirsi in un campo e chi in
un altro. Riprendere tutti dalle
basi elementari del disegno po-
trebbe essere vantaggioso per
taluni, ma noioso ed inutile per
altri. Il Direttore fecnico re-
sponsabile ha pertanto risolto il
problema suddividendo il corso
in due gruppi di lezioni. Nel
primo gruppo si studieranno
appunto le basi del disegno, la
prospettiva, l'impasto dei colori,
lo studio dal vero, ecc. Nel se-
condo si tratteranno argomenti
come l'estetica, la storia del-
l'arte e lo studio della composi-
zione. Naturalmente ciascuno
sarà libero di frequentare sia il
primo che il secondo gruppo di
lezioni, oppure entrambi nello
stesso tempo, Tuttavia allo sco-
po di evitare confusione e di-
sordine, sarà necessario proce-
dere ad una obiettiva valuta-
zione delle capacità individuali,
A tal fine, all'atto dell’iscrizio-
ne, sarà chiesto a ciascun socio
un disegno o un’opera da lui
eseguita, attraverso la quale gli
organizzatori potranno dedurre
approssimativamente alcuni giu-
dizi sulla preparazione degli al-
lievi e decidere di conseguenza
a quale sezione abilitarli.
I corsi verranno tenuti nella
sede di via Sestri 33/5. in gior-
scultura
ni e con orari che saranno sta-
biliti in seguito,
Le adesioni alla Sezione si
ricevono nella sede di Sestri, nei
giorni di Iunedì e mercoledì,
dalle 18,30 alle 19,30.
BIBLIOTECA
Nuovi libri in dotazione
Come è noto, la biblioteca del
Dopolavoro è in via di riordi-
namento e rammodernamento,
Da questo numero cominciamo
a pubblicare l'elenco delle ope-
re che via via vanno arriechen-
do la dotazione di libri del
Dopolavoro, limitandoci, per ra-
gioni di spazio, a citare solo
l’autore e il titolo. Ecco il primo
elenco:
Marie Beynon Ray: «Come non
essere mai stanchi »; Pierre Ros-
seau:; « Astronomia senza tele-
scopio »; J. F, Cahen: « La let-
teratura americana n; Ludovico
Geymonat: « Il pensiero scienti-
fico »; Marcelle Ehrhard: « La
letteratura russa »; Lucien Mal-
son: «IT maestri del Jazz »;
Franco Abbieti: « Storia della
musica »; Federico Pizzetti: « Le
ultime conquiste della scienza »;
Enzo Paci: « La filosofia contem-
poranea »; Roberto Tremelloni;
« Storia recente del’industria
italiana »s Marcel Griaule; «I
grandi esploratori »; Pau! Foul-
quie: « L’esistenzialismo »; An-
fonio Miotto: « La psicanalisi »;
4. F. Angelloz: « La letteratura
tedesca »; Jean Camp: « La let-
teralura spagnola ».
David Beaty: « Nel cuore del-
la tempesta »; W. R. Burnett:
« Il ribelle d'Irlanda »; Joseph
Hayes: « Ore disperate »n; Au-
guste Le Breton: « Rififi »; Ja-
mes Milton: « Passaggio obbliga-
to »; Claude Houghton: «Io so-
no Joanathan Serivener »; Geof-
frey Household: «Ritornerò a
Kandara »; Somerset W. Mau-
ghan: « Lo scheletro nella cere-
denza »; Iris Murdoch: «I gatti
ci guardano »; Mans Ruesch: « Il
numero uno »,
Inoltre segnaliamo che sono
stati recentemente acquistati
una ventina di libri gialli dei
più quotati autori, fra i quali
Ellery Queen, Mickey Spillane,
Bart Carson, Fredrich Brown ed
altri specialisti del brivido.
Una gita a Milano e sul Lago Maggiore
organizzata dal Dopolavoro di Muggiano
Il Dopolavoro Aziendale An-
saldo di Muggiano organizza,
per i giorni 24, 25, 26 e 27 apri-
le, una gita a Milano in occa-
sione della Fiera Campionaria e
sul Lago Maggiore, con il se-
guente programma:
24 aprile: sistemazione in auto-
pullman di gran turismo e parten-
za alle ore 15; arrivo a Piacenza
alle ore 19,30; sistemazione came-
re; cena e pernottamento a Pia-
cenza. - 25 aprile: partenza da Pia-
cenza alle ore 7; arrivo a Milano
alle ore 9 (entrata alla Fiera);
pranzo ed ingresso alla Fiera a cura
dei partecipanti; partenza da Mi.
lano (Fiera) ore 17,30; arrivo a
Stresa verso le ore 19 e sistema-
zione in hotel in camere a due let-
ti; cena e pernottamento a Stresa.
- 26 aprile: prima colazione in
hotel; sistemazione in battello e
partenza alle ore 9 per una piccola
crociera sul Lago Maggiore; sbarco
alle ore 9,10 all'Isola Bella e sosta
di un'ora; proseguimento alle ore
10,05 per Isola Superiore, Baveno,
Isola Madre, Suna, Pallanza ed in-
fine sbarco a Villa Taranto; visita
di Villa Taranto (un’ora circa); si-
stemazione in autopullman (che nel
frattempo avrà raggiunto per pro-
prio conto Villa Taranto) e ritorno
a Stresa; pensione completa a Stre-
sa. - 27 aprile: partenza dopo la
l.a colazione (verso le ore 8,30)
per Milano, attraverso piccole lo-
calità rivierasche del Lago Maggio-
re (Belgirate, Lesa, Meina); arrivo
previsto a Milano alle ore 11,30;
pranzo a Milano con fine alle ore
13 circa (partita di calcio facolta-
tiva); proseguimento alle ore 18
(Piazza del Duomo); arrivo a La
Spezia alle ore 23. :
Ecco le quote di partecipazio-
ne: soci L. 11.500; famigliari
L. 13.000; non sòdci L, 14.500.
Le quote sono trattenibili in
tre mensilità delle quali la pri-
ma deve essere versata prima
della partenza. Le iseridioni si
ricevono presso il Dopolavoro
di Muggiano dalle ore 12,30 alle
12,45 e si chiuderanno non ol-
tre il 10 aprile,
13
Sono nati
6 dicembre: ROBERTA, di Vini-
cio Bertò (Liv) e di Mara Anto-
nelli - 19 dicembre: MAURIZIO, di
Albo Servili (Fon) e di Giuseppa
Bellucci - 5 gennaio: PATRIZIA, di
rag. Angelo Rosini (Dig) e di Alba
Isola - 19 gennaio: CLAUDIO, di
Renzo Bonaccorsi (Liv) e di Frida
Cortellini - 23 gennaio: SILVIO, di
Dino Pampaloni (Mug) e di Elide
Cecchi - 26 gennaio: ROSSELLA, di
Raffaello Cirillo (Liv) e di Vitto-
rina Cesaretti; BRUNO, di Alfredo
Marzoli (Mec) e di Bruna Borneto
- 31 gennaio: RICCARDO, di Alfredo
Bianchi (L e di Bruna Sambaldi
- 2 febbraio: GIORGIO, di Mario
Saccone (Can) e di Caterina Pasto-
rino - 5 febbraio: MARCO, di Mario
Bilghese (Mec) e di Carmela Mer-
lino - 8 febbraio: LUCIANO, di Gio-
vanni Samueli (Mug) e di Alma
Beattini; MARINA, di Gino Barto-
lozzi (Liv) e di Edi Novi; MASSI-
MO, di Sergio Balbî (Mec) e di Sil-
via Noventa - 11 febbraio: GIO-
VANNA, di Nevio Osti (Can) e di
Teresa Ottonelli - 12 febbraio:
GERMANO, di Guido Bonaguro
(Mec) e di Gioconda Speranza - 18
febbraio: ROBERTO, di Mario Scotto
(Liv) e di Anna Maria Cannavò -
20 febbraio: CINZIA, di Giuseppe
Canepa (Can) e di Matilde Delle-
piane 21 febbraio: GABRIELE, di
Tommaso Pastorino (Can) e di Ma-
ria Ottonello - 22 febbraio: RIC-
CARDO, di Giovanni Zucca (Liv) e
di Nicla Visciano - 23 febbraio:
ALESSANDRA, di Carlo Gasperini
MI-
CHELE, di Amleto Amoldoni (Can)
(Mec) e di Luciana Grosso;
e di Rosalia Capra - 26 febbraio:
DONATELLA, di Domenico Bordi-
goni (Mug) e di Maria Ferrari;
GIACOMINO, di Gerolamo Vallarino
(Can) e di Angela Damonte; SIL.
VIA, di ing. Luciano Grassi (Mec)
e di Paola Franchini; PATRIZIA,
di Sergio Stocchi (Mec) e di An-
na Rina Molinelli - 1.0 marzo: DO-
NATELLA, di Alfredo Scarsi (Can)
e di Renata Ferraro; FEDERICO,
di Tramonto Branconi (Can) è di
Caterina Bocca - 3 marzo: MAS-
SIMO, di Carlo Celanti (Liv) e di
Franca Giacomelli - 5 marzo: LO-
RENZO, di Giovanni Casalino (Can)
e di Giovanna Doninelli - 9 marzo:
ALESSANDRO, di Mario Ghiglione
(Mec) e di Teresa Tamagno - 12
marzo: LAURA, di Francesco Maz-
zarone (Dig) e di Germana Zan-
diri,
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi.
Si sono sposati
31 agosto: ing. Pietro BROZZO
(Mec) con Elisa Motusi . 26 otto-
bre: Learco BARILE (Cmi) con Ri-
ta Rio - 15 febbraio: Bruno POCCI
(Can) con Erminia SERRACCHIO-
LI (Mec) - 23 febbraio: Antonio
DEDOLA (Can) con Maria Spiga -
24 febbraio: Biagio RESECCO (Can)
con Primina Vedali - 8 marzo:
Silvio GALLIANO (Can) con Ma-
ria Dagnino - 9 marzo: Gian Carlo
BADO (Can) con Maria Luisa Pre-
(Liv) e di Dilva Rotini - 24 feb- fumo - 12 marzo: Colombo CAN-
braio: ANTONELLA, di Vittorio NEVA (Can) con Gemma Mantero,
Antonelli (Liv) e di Bianca Cam- Agli sposi i nostri vivissimi au-
melletti; CARLO, di Ettore Prato ri.
C lati
Hanno lasciato il servizio per Giuseppe MANTOVANI, assunto ll
raggiunti limiti di età i seguenti 5-10-1929, aggiustatore,
lavoratori della nostra Azienda: Stefano FERRARO, assunto il 10-2-
30, anovale s a a
SERVIZI AUSILIARI 1930, TIuanov ale specializzato,
Matteo REPETTO, assunto il 1-1-
Mario BANDINI, assunto il 26-84 1932, capo officina,
1924, marinaio. G. B. BARABINO, assunto îl 18-6-
Giuseppe PF assunto il 1-9- 1934, disegnatore costruttore,
1932. manovratore gru. Ezio BARDOTTI, assunto 1’'11-2-
Edilio MUSANTE, assunto il 14-11- 1936, manovale specializzato,
1939, sorvegliante. Angelo TOLOTTI, assunto il 21-8-
CM 1937, pompiere.
— Attilio COMMESSI, assunto il 22-2-
Pietro BOLFO, assunto il 28-10- 1938, tornitore,
1916, aggiustatore. Calogero RIGGI, assunto il 3-19-
Attilio VENZANO, assunto il 1-8- 1938, imbragatore,
1930, V. Capo Ufficio. Francesco MANFRONI, assunto il
Luigi PITTALUGA, assunto il 17-1- 25-1-1940, tubista.
1941,
manovale specializzato,
MORELLI, assunto il 1-4-
distributore.
FONDERIA
Bartolomeo SCORZA, assunto il 23-
10-1941, animista,
BRUZZONE,
addetta puli
assunta il 1-
a,
Giustina
B-1942,
CANTIERE DI SESTRI
Tullio PARODI, assunto il 1-6-1923,
diseg ore costruttore,
Paolo PESCE, assunto il
zincatore,
10-7-1925,
Alfonso ALLOISIO, assunto il 30-
10-1925, tornitore,
Matteo BRUZZONE, assunto il 10-
5-1926, fabbro.
Michele INNOC assunto il 7-
7-1928, mari
ppe BARBERO, assunto il 22-
5-1940, tubista,
Paolo CASAZZA, assunto il
1941, scalpellatore.
Vincenzo ROMEO, assunto l’11-11-
1942, portiere.
Luigi AZZENA, assunto il
1942, falegname.
Giuseppe GIUFFRA, assunto il 25-
1-1943, distributore attrezzi,
Carlo STANCHI, assunto 1’8-9-1943,
carpentiere in ferro,
MECCANICO
Manlio RAVERA, assunto il
1919, capo squadra,
Nicola VILLA, assunto il 15-10-1920,
tracciatore meccanico.
1-7-
17-12.
21-10-
Ottavio SCIUTTO, assunto il 9-3-
1928, sorvegliante.
Maria BRUZZONE, assunta il 16-1-
1933, impiegata tecnica,
G, B. ZITTA, assunto
collaudatore.
Luigi TRAVERSO, assunto il 13-10-
1941, imbragatore.
Angelo TORRE, assunto il
1941, muratore,
Giacomo PALAZZO, assunto il 16-
3-1942, aggiustatore,
Jolanda BONGIOVANNI, assunta il
6-7-1942, impiegata amministra-
tiva.
Demetrio RAVIZZA, assunto Il 23-
7-1942, aiutante sabbiatore,
Paolina PALANDRI, assunta il 16-
2-1943, dattilografa.
Teresa PALAZZINI, assunta il 18-
2-1943, addetta mensa,
Silvia BELVEDERE, assunta il 18-
9-1944, addetta mensa,
Innocenzo TENTO, assunto il 1-12-
1948, impiegato amministrativo.
il 9-1-1939,
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Ugolino Ciardi del Cantiere di
Livorno, trovati due portafo-
gli con denaro e documenti,
appartenenti rispettivamente
ad Alessandro Mazzoni e Mau-
ro Di Sorco, provvedevano a
consegnarli all’Ufficio Vigilan-
za affinchè fossero restituiti ai
proprietari, che li ringraziano
sentitamente.
Segnaliamo a tutti. con vivo
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stà dei signori Porciani e
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Caro Ansaldino,
in Cantiere, e mi riferisco a
ello di Genova Sestri, da
impre e come avviene in ogni
tiere, con un ritmo più o
eno intenso, le navi sono im-
state, varate, consegnate:
Ì si sintetizza la costruzione
una nave.
ognuna delle costruzioni, è
ia il dirlo, sono migliaia le
ttere ed i disegni che si sus-
guono sui tavoli d’ufficio e
U banchi di lavoro.
Da queste, suddivise ed ordi-
te affiorano, per le fasi no-
oli a cui si riferiscono, le
omande al Ministero, le di-
iarazioni di costruzione, i
tratti, i programmi, gli
inzamenti, le domande di va-
o, i certificati di classe, di
lazza, di bordo libero, i ver-
mi soffermo su questo, che
l'evento più significativo del-
vita di una nave, perchè po-
prima che il varo avvenga,
costruttore ed Armatore
è uno scambio di corrispon-
nza per la designazione da
parte di quest’ultimo, della
nadrina scelta per il battesi-
o della nave. Se quanto ac-
ennato, lo consideriamo per
ni nave e per un periodo di
irca quarant'anni, si arriva ad
immaginare qualcosa di note-
le.
Dopo questa necessaria pre-
nessa arrivo al perchè di que-
to scritto. Nella segreteria del
nostro Cantiere, da oltre qua-
t'anni c'è una signorina per
cui mani è passato quanto
detto brevemente: ad ogni va-
‘o di nave alla stessa signori-
na è stato detto di occuparsi
della cerimonia, dei biglietti di
invito, dei fiori per la madrina,
di nastri e coccarde, della bot-
tiglia di spumante, delle ban-
diere e di altre cose.
Sarebbe un gesto apprezza-
bile e significativo, adesso che
questa signorina sta per essere
pollocata in pensione, se la no-
tra Direzione volesse prende-
e in considerazione la possi-
bilità di pregare l’Armatore di
ina delle navi che stanno per
ssere varate, perchè benevol-
ente ci permettesse per una
olta di designarne la madrina
quindi voler provvedere come
i son permesso di suggerire.
Per una volta, questa signo.
ina percorrerebbe in modo in-
consueto la stessa strada che
jer quarant'anni ha percorso a
piedi da casa al Cantiere, e
terminata la cerimonia, torne-
ebbe modesta e discreta co-
me sempre a casa, commossa
er la grande soddisfazione
provata e meritata.
Si creerebbe un precedente?
Sarebbe però sempre un sim-
patico precedente, già avvenu-
to qualche volta nei tempi
passati; inoltre ammesso che
persona a cui mi riferisco
on rifiuti per modestia e ri-
erbo, come ultima considera-
ione aggiungo che, condizioni
naloghe alle sopradette, per
‘agioni di tempo e di persone
on si ripetono con molta fre-
Con cordialità.
ETTORE RECCHI
La designazione della ma-
drina non spetta, come Lei sa,
all'azienda che costruisce lu
ave (in questo caso, l’Ansal-
do) ma all’armatore commit-
tente. Per quanto, dunque, si
apprezzi il Suo delicato e no-
bile pensiero, la nostra Dire-
zione non può far nulla per
tradurlo in atto.
Può soltanto segnalarlo, at-
traverso questa pubblicazione,
agli armatori clienti, nella spe-
ranza che uno di essi. prima o
poi, accolga il Suo invito.
©
Caro Ansaldino,
molte volte sono stato ten-
tato d’intervenire, più o meno
in aperta polemica con diversi
autori di scritti apparsi sul no-
stro quindicinale, ma non sono
mai riuscito a vincere quel
senso d’inferiorità, che m’im-
pedisce d’esprimere nel solo
modo in cui ho ha la pretesa
di esserne capace.
Molti con la musica, la pit-
tura o la scultura, riescono ad
esprimere cosa interiormente
provano, e questo vale anche
per gli scrittori in versi o in
prosa; ma per me, la cosa è
ben diversa. lo sento in un de-
terminato modo, che non rie-
sco mai a rendere comprensi-
bile agli a!tri, dato che non
so scrivere con la chiarezza ne-
cessaria. E’ vero che tutti gli
autori sono sempre insoddi-
sfatti delle proprie opere, ma
tra la loro insoddisfazione e la
mia c’è un abisso,
Bando ai preamboli, e venia-
mo al dunque. Da diverso tem-
po esiste un Ufficio, alla cui
direzione è stato posto un lau-
reato, con la funzione di sen-
tire e mettere in evidenza le
carenze, non sindacali od or-
ganizzative del nostro Stabili-
mento, ma dei rapporti umani
che in certe circostanze si ve-
rificano tra i Capi e i loro di-
retti dipendenti. Allo scopo,
vengono indette riunioni, du-
rante le quali queste circostan-
ze vengono esaminate, e si
cerca di chiarirle. Ma, quando
si è chiarita la situazione, e si
mette a nudo la carenza, o que-
sta era ipotetica, ed allora la
sua discussione è stata par-
zialmente inutile, o questa era
reale ed allora si dovrebbero
prendere dei provvedimenti. Ma
questo sarebbe logico, anzi
troppo logico, perchè abbia a
verificarsi all’interno della no-
stra Azienda; la logicità non
è fatta per noi. Infatti niente,
ripeto niente, è stato fatto, che
io sappia, per rendere meno
inefficiente questo settore; e
ciò non perchè gli uomini che
vi prendono parte siano degli
inetti, ma perchè così deve
essere, per soddisfare una non
chiara ragione.
Da questo si possono trarre
tutte le conseguenze immagi-
nabili. E’ superfluo pretendere
di modificare il sistema di di-
rezione della nostra Azienda;
il sistema che veniva applicato
un secolo fa, per comandare e
far eseguire un determinato
lavoro è lo stesso di quello
odierno; è superfluo pretende-
re maggiore comprensione dal-
la nostra classe dirigente; è
inutile e superfluo pretendere
che pochi e miseri vermi, come
il sottoscritto, pretendano dif-
ferentemente.
Coloro che mi leggeranno,
pensino quello che vogliono sul
mio conto, non m'interessa
l'appoggio di altri, m'interessa
esclusivamente soddisfare la
forma d’egoismo che mi spinge
a scrivere.
Non pretendo perciò di avere
molta soddisfazione, da coloro
che eventualmente saranno in-
caricati di rispondermi; la
massima soddisfazione mi è
stata data dall'aver osato scri-
vere questo insieme di parole
legate tra loro da nessun sen-
so, se non quello della critica.
Un’ultima pretesa. Nella quar-
ta pagina di un giornale cit-
tadino, settimane or sono,
sono stati pubblicati gli ele-
menti che comporranno il bi-
lancio che verrà presentato dal
Consiglio di Amministrazione
alla prossima assemblea degli
azionisti; il bilancio comporte-
rà un passivo di circa un mi-
liardo e settecento milioni, se
non vado errato. Sarebbe chie-
dere troppo, voler sapere per-
chè un anno come il 1957 che
veniva definito ottimo per la
attività cantieristica e mecca-
nica, ha presentato un bilancio
così disastroso, in confronto
agli esercizi precedenti, i quali
certamente non potevano pre-
sentare una produzione come
quella dell’anno testè trascor-
so? I commenti più disparati
sono stati fatti. Certamente,
anche se sembra impossibile,
un dipendente può preoccupar-
si dello stato in cui versa la
situazione economica della no-
stra Società, e credo che ne
abbia un poco il diritto. dato
che da questa dipende il suo
domani; un domani che si vor-
rebbe, senza stenti o paure per
noi e per i propri famigliari.
In attesa di vedere ulterior-
mente ampliati i concetti da
me miseramente esposti da
qualcuno che sia più capace
del sottoscritto, porgo a tutti
coloro che hanno avuto la bon-
tà di leggermi le mie scuse più
profonde.
ENRICO CHIOSSONE (MEC)
La Sua lettera tocca proble-
mi di così grande importanza
e di così vasta portata che
non è possibile a noi rispon-
derLe esaurientemente. L’ab-
biamo pertanto segnalata alla
Direzione della Società, la
quale sola può fornirLe le de-
lucidazioni richieste; e intan-
to, a Sua giusta soddisfazio-
ne, la pubblichiamo,
| MEMENTO
Umberto MACCAFERRI
di 53 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
14-3-1958. Era stato assunto
nel 1946.
Liborio MUGGIANI
di 56 anni, dipendente dello
Stabilimento CMI, deceduto il
"-3-1958. Era stato assunto nel
1945. Lascia una sorella.
dr. Massimo CHIOSSI
di 45 anni, dipendente del Can-
tiere di Sestri, deceduto il 21-
2-1958. Era stato assunto nel
1934, Lascia la moglie, due fi-
gli e la madre,
Silvio POLTINI
di 36 anni, dipendente del
Meccanico, deceduto il 7-2-
1958. Era stato assunto nel
1945.
Giovanni VIGO
di 35 anni, dipendente del
Meccanico, deceduto il 13-2-
1958. Era stato assunto nel
1938, Lascia la moglie e un fi-
glio,
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino»,
elpi 1174
DA
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AULIrtiti 44
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MOTOR OIL
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etero y\
a
7.000
temperatura.
l’olio per tutte le temperature
2
volte al minuto...
A un regime medio di 83500 giri, ogni ci.
lindro viene percorso dal pistone 7000 volte in
un minuto. Se non sono ben protette da un
olio particolarmente resistente all'attrito, do
vuto alle elevate pressioni e allo strisciamento,
le parti vitali del motore alla lunga risentono
di questo sforzo poderoso. E ci sono insidie al.
trettanto pericolose, che un buon lubrificante
deve combattere: la corrosione e gli sbalzi di
Affidatevi a un olio speciale, come lo
Shell X -100 Motor Oil Multigrade, che com-
batte la corrosione e protegge il motore a
qualsiasi temperatura.
facilita l'avviamento
protegge il motore
combatte la corrosione
fa risparmiare carburante
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numero 5
Quinto -
La copertina: foratura con masche-
ra del collettore di vapore di una
caldaia marina, eseguita dal trapa-
nista Quintino Ghia del Meccanico,
l'ansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL' ANSALDO
*
EDITO DALL’ANSALDO 8. p. A.
*
Responsabile: Lorenzo Rebora
*
Via Fieschi,
Genova
Redazione: 10-II
sommario
2 OBSOLESCENZA NELLE MACCHI.
NE UTENSILI di Giuseppe Bilello
VARO DELLA «“SICILMOTOR”"
4 LA NUOVA LEGGE SULLE PEN-
SIONI
5 RIMODERNAMENTO DEL REPAR-
TO SABBIATURA di G.B. Gamondi
6 PANORAMA AZIENDALE
8 PROVE DELLA “FEDERICO C.”
10 CASSETTA DELLE IDEE
11. LA LOTTA CONTRO GLI INFOR-
TUNI
13 DOPOLAVORO
15 “L'ANSALDINO" RISPONDE
fuorisacco
I ASTRONAUTICA di L. B.
Li LA VENERE D'ILLE di Prosper Mé.
rimée
IV VITA DI CASA
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spartaco
Sardini, Giuseppe [Rovegno - CAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; DL Regino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montes
- SAU: Giu ardi -
Aldo Galli, F Guadagnini »
LIV: Dino Dazzi - COR E: Edilio
Orlandi - ROMA: Mario Fossati
EB &
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Via
Monticelli, 11% Fotoincisioni A.Ceriale,
Via Lanfranconi,43*XPubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Auto;
Tribunale di Genova n. 299, 6
La controcopertina: lo scafo della
turbonave « Leonardo da Vinci » in
costruzione al Cantiere di Sestri,
L obsolescenza nelle macchine utensili
A 1 congresso dell’AM.I. (As-
sociazione Meccanica Italia-
na), tenutosi a Napoli lo scorso
ottobre, tra i diversi argomenti
discussi è stato trattato anche
quello della « obsolescenza »
nelle macchine utensili,
La parola, che a prima vista
può sembrare stranissima, non
è altro che una definizione sem-
plificativa per indicare il supe-
ramento di una determinata
macchina utensile in uso, nei
confronti di una nuova macchi-
na tecnologicamente più pro-
gredita. Per questa ragione la
macchina in uso avrà delle
prestazioni antieconomiche e se
ne rende necessaria la sostitu-
zione,
Per chiarire meglio il con-
cetto facciamo cenno ai motivi
che possono indurre alla sosti-
tuzione del macchinario, Essa
può avvenire a causa del dete-
rioramento della macchina, cioè
perchè essa è molto vecchia, op-
pure perchè per l’ulteriore pro-
gresso avvenuto nelle macchine
utensili di nuova costruzione, la
produzione fatta sulle macchine
in dotazione non è più tecni-
camente ed economicamente ac-
cettabile. Nel primo caso la so-
stituzione viene fatta in rela-
zione alla età della macchina,
nel secondo caso perchè la di-
sponibilità di macchine miglio-
ri sul mercato rende economica-
mente consigliabile la sostitu-
zione della macchina in uso, pur
essendo quest'ultima ancora in
buone condizioni.
In generale si può dire che
alcuni tipi di macchine sono
soggette a deterioramento col
passare del tempo, ma a poca
obsolescenza, altri invece diven-
tano con maggiore facilità obso-
leti anche se non sia ancora
sopraggiunto il deterioramento.
Per esempio j trapani, le gran-
di alesatrici, le piallatrici, le
presse, ecc., sono macchine sog-
gette a poca obsolescenza, Le
fresatrici, invece, i torni paral-
leli medi e piccoli, le piccole
alesatrici, sono macchine che si
possono rendere obsolete anche
se ancora in condizioni di po-
ter lavorare in modo soddisfa-
cente.
Il fenomeno della obsolescen-
za, pur non essendo un feno-
meno nuovo nel campo indu-
striale, veniva poco considerato
in passato.
Allora la produzione non era
così elevata come attualmente;
STIRARE
Un’insolita e suggestiva veduta degli
il costo di mano d'opera era
basso e quindi il vantaggio di
una macchina che facesse ri-
sparmiare tempo nelle lavora-
zioni non era così determinante
da indurre alla sostituzione del
macchinario, In questi ultimi
anni del dopoguerra molti fat-
tori nuovi hanno accelerato e
accentuato il fenomeno dell’ob-
solescenza. Essi, in parte, pos-
sono compendiarsi in una serie
di ragioni che possiamo dire
esterne: aumento della produzio-
ne, apertura di nuovi mercati,
uppo dei paesi sottoprogre-
diti, miglioramento del tenore
di vita, maggior costo della ma-
no d’opera,
A questi fattori si aggiungono
altri che possiamo dire interni
creati dal grandioso e rapido
progresso verificatosi nella con-
cezione delle macchine utensili
stesse. Le macchine utensili og-
gi sono più robuste e dotate di
maggior potenza con gamme di
velocità più vaste; sono stati
realizzati dispositivi di co-
mando meglio raggruppati, di
manovra più rapida ed automa-
tici; si è migliorata la precisio-
ne della macchina utensile; so-
no state costruite macchine per
lavorare a ciclo; si è posta mag-
giore attenzione negli accessori
come ad es. dispositivi idrauli-
ci ed elettrici, dispositivi di pro-
tezione, ecc.
Questa meravigliosa evoluzio-
ne ha reso e rende sempre più
attuale naturalmente il proble-
ma della sostituibilità economi.
ca del macchinario, Si può quin-
di dire che il fenomeno della
obsolescenza ed il problema del-
la sostituibilità economica del
macchinario possono intendersi
come interdipendenti se non ad-
dirittura confondersi, Infatti
ove non c’è obsolescenza non
può parlarsi di sostituzione eco-
nomica e viceversa,
Lo studio del rinnovamento
del macchinario è stato impo-
stato da parte di alcuni studiosi
su basi rigorosamente secientifi-
che. Essi sono pervenuti ad al-
cune formole e schemi di cal-
colo che servono di guida per
un rapido giudizio sulla conve-
nienza della sostituzione, E’ in-
fatti chiaro che una azienda
che si rispetti non può proce-
dere al rinnovamento delle mac-
chine utensili solo perchè possa
essere interessante avere delle
batterie di macchine tecnica-
mente progredite, nè rinunziar-
vi perchè colle macchine che
possiede possa prodursi altret-
tanto bene dal punto di vista
qualitativo, utilizzando la capa-
cità delle maestranze, ma im-
piegando più tempo. Il rinnova-
mento del macchinario è per-
tanto un problema di conve-
nienza economica e finanziaria
oltrechè tecnico e come tale de-
ve essere considerato ed affron-
tato.
E’ evidente che se si facessero
frequenti sostituzioni, si avreb-
bero officine con macchine uten-
sili di alta qualità, Questo pe-
rò non risponde alle esigenze
di una buona politica di rinno-
vo delle attrezzature, Sj tratta
di trovare il punto di conve-
nienza fra vari fattori, Se si
trattiene in esercizio la vecchia
macchina si mantengono basse
quelle spese che vengono rag-
gruppate sotto la voce di conto
di capitale (cioè spese di am-
mortamento per impianti e
nuove attrezzature necessarie) e
in tal senso si accetta un costo
di esercizio per corrente, manu-
tenzione, riparazioni, più alto,
Se si procede alla sostituzione
si ottiene un’alta qualità mec-
canica ed un aumento della pro-
duzione, ma con aumento di in-
vestimenti di capitale. In que-
sl'ultimo caso le spese per ac-
quisto, installazione, ammorta-
menti ed ‘interessi relativi sono
molto alte rispetto al primo ca-
so anche se evidentemente le
spese di manutenzione, di ripa-
razioni e sorveglianza si ridu-
cono,
Per determinare la convenien-
za o meno della sostituzione
delle macchine obsolete, si deve
pertanto procedere ad una ac-
curata indagine di alcuni ele-
menti di carattere tecnico ed
economico, per esempio esami-
nare: 1) se la macchina esisten-
te è deteriorata, 2) se è adegua-
ta dal punto di vista delle di-
mensioni dei pezzi da lavorare,
della velocità della operazione,
della precisione, della rigidità,
della potenza; 3) se ha bisogno
di comandi ed attrezzature spe-
ciali, di dispositivi di sicurezza
di tipo moderno; 4) se la nuova
macchina da acquistare è in gra-
do di fare altre lavorazioni ol-
tre a quelle per cui la si acqui-
sta; 5) se con l’uso di essa di-
minuiscano gli scarti di lavora-
zione per la maggior precisione
e si possono per questo motivo
eliminare le operazioni di ag-
ue
giustaggio; 6) se diminuisce
costo di manutenzione; 7) se fa
rà risparmiare dello spazio;
in quanto tempo deve ripagarsi
la macchina per giustificarn
l’acquisto; ece.
Fatto questo esame si proced
ad un calcolo economico ricor
rendo ad uno dei tanti proce
dimenti che studiosi della mate.
ria hanno determinato. In detti
calcolo normalmente vengon
prese in considerazione le spe
che si dovrebbero sostene
nell’anno successivo per l’us
della vecchia macchina, nel cas
in cui questa venisse tenuta an
cora in opera, e quelle che s
dovrebbero sostenere per la nuo
va se questa venisse acquistata
Tali spese, nella generalità
dei casi considerate come spese
di esercizio, comprendono: il co
sto annuo ‘di energia elettrica;
le spese di manutenzione e ri
parazione; la quota annua 1
ammortamento; le spese di at
trezzatura particolare per |
nuova macchina.
Confrontando il costo di eser
cizio della nuova macchina con
quello della vecchia, l’aumento
di spesa cui si va incontro deve
essere giustificato dalla ridu
zione del costo di produzione
che la nuova macchina assicu
ra,
Questo in linea di massima i
procedimento che si segue nor-
malmente, Noi desideriamo ag-
giungere che la teoria del rin-
novo del macchinario non è w
problema tanto semplice. Esso
infatti è tuttora un problema
controverso. A nostro avviso,
con una buona politica azien-
dale quale è quella indicata da-
gli studiosi del Machinery Al
lied Institute, creatori del noto
procedimento M.A.P.I,, si pos
sono evitare gravi errori per la
economia di una azienda,
Tale politica si può compen-
diare nelle seguenti norme di-
rettive: 1) tenersi continuamen-
te informati sugli sviluppi del
le macchine operatrici; 2) segui.
re continuamente la vita di cia-
scuna macchina istituendo una
registrazione comprendente ad
esempio le spese di esercizio e
di manutenzione, Essa fornirà
degli utilissimi dati allorchè si
debba decidere della sostituzio.
ne; 3) tutte le volte che si esa-
mina l’acquisto di una macchi.
na, fare un bilancio economico
completo.
Giuseppe Bilello
IRA Rc nn aan
scali del Cantiere di Sestri dopo l’ultima nevicata
Il varo della “$
) omenica 23 marzo, alle
2 10,30, è scesa in mare al
ntiere di Sestri la motoci-
erna « Sicilmotor » di 31.080
mnellate di portata lorda,
e porta il numero di costru-
one 1528. La nave venne or-
Mata ali'Ansaldo dalla « Si-
naviglio »- di Palermo e fu
postata il 18 maggio dell’an-
) scorso.
Il varo, come sempre è av-
inulo e come sempre avverrà
o a quando le navi saranno
ostruite su uno scalo, ha su-
itato emozione in tutti i pre-
nti, e per la carica senti-
entale che gli è propria, e
er lo spettacolo in sè, anche
questa volta il vasto scena-
0 del nostro massimo stabi-
mento navale era rattristato
a una pesante cappa di nuvo-
grigie.
La costruzione della « Sicil-
tor » viene eseguita sotto
sorveglianza speciale del
Registro Italiano Navale »,
el « Lloyd's Register of Ship-
Ing» e dell’« American Bureau
Shipping » per ottenere la
Ù alta classe per navi adi-
e al trasporto di prodotti
troliferi alla rinfusa. La na-
sarà conforme alle prescri-
doni della Convenzione di
ndra del 1948, della Conven-
one di Seattle ed ai regola-
enti per il transito nei Ca-
li di Suez e di Panama, Lo
o, a struttura longitudina-
è suddiviso in trenta ci-
erne per il carico aventi ‘un
lume complessivo di 41.500
©. circa ed ha la prora slan-
ta e la poppa tipo incrocia-
E notevole nella « Sicilmo-
t», l'impiego di un motore
I propulsione di alta poten-
che ne farà la più grande
Veloce cisterna a motore ita-
na e una fra le più grandi
el mondo. Si tratta di un ap-
rato Diesel Fiat tipo 7512 S,
due tempi, semplice effetto,
alimentato, costituito da
cilindri in linea di 750 mm.
diametro e 1.320 mm. di
osa di stantuffo e della po-
enza di 14.400 C.v.
L’energia elettrica a corren-
te continua sarà fornita da due
gruppi elettrogeni Fiat tipo
A 306 ESS della potenza di
650 kW., da un gruppo di ri-
serva Fiat-Benz MB 820 Bb
da 525 kW. e da un gruppo di
emergenza da 60 kW.
La stazione di pompaggio
principale comprende due elet-
tropompe e due motopompe da
1.200 mey/h. per il carico e
due elettropompe « Stripping »
da 120 me/h.
La nave sarà dotata di rile-
vatori di gas nelle tanks, im-
MUNIFICO GESTO
della Società armatrice
In occasione del varo del-
la motocisterna « Sicilmo-
tor», la Compagnia armatri-
ce «Sicilnaviglio» di Pa-
lermo ha consegnato alla
nostra Società la somma di
lire 3.000.000 perchè fosse
destinata alle opere di assi-
stenza sociale del Cantiere
di Sestri, costruttore della
nave.
Rivolgiamo alla « Sicilna-
viglio », anche a nome delle
maestranze interessate, il
più vivo ringraziamento.
pianti di estinzione, di lavag-
gio a vapore e col sistema
« Butterworth », serpentine di
riscaldamento a vapore del
carico, apparecchi moderni di
navigazione tra cui radiotele-
grafo, radar, radiogoniometro,
ecometro, giropilota, bussola
giroscopica. Le sue caratteri
stiche principali, oltre a quelle
già citate, sono le seguenti:
lunghezza fuori tutto, m. 200;
lunghezza fra le perpendicola-
ri, m. 188,80; larghezza massi-
ma fuori ossatura, m. 26,20;
altezza al ponte di coperta,
m. 13,90; immersione media a
pieno carico, m. 10,40; veloci-
tà alle prove, nodi 16,10
Madrina della «Sicilmotor»,
che è stata benedetta da mons.
Aurelio Torazza, delegato di
S. Em. il Cardinale Arcive-
scovo, è stata la signorina
Amelia Ruffini, figlia del Pre-
sidente del Consorzio Autono-
mo del Porto di Genova gen.
Filiberto Ruffini.
Alla cerimonia del varo han-
ho assistito personalità e au-
torità civili e militari, tra cui
l'assessore Borgna per il Sin-
Gaco, l'avv. Boyer per il Pre-
sidente dell’ Amministrazione
Provinciale, il dr. Angelo Co-
sta, il Cavaliere del Lavoro
ing. Ernesto Fassio, il gene-
icilmotor”
rale Ruffini, il generale Tur-
rini comandante della zona mi-
litare, gli ingegneri La Ra-
gione e Fassio ver la Fiat
Grandi Motori, l'ing Beraldo
per il Registro Italiano Na-
vale, l’ing. Cerruti Presidente
dell’OARN ed altri. Per l’An-
saldo erano presenti il Presi-
dente avv. Federico De Bar-
bieri, l'Amministratore Dele-
gato ing. Rosini, il Direttore
Generale ing. Lombardi, il V.
Direttore Generale ing. De Vi-
to, il Direttore Commerciale
Navale ing. Casaccia, il Diret-
tore Centrale e Direttore del
Cantiere di Sestri ing. Cristo-
fori, i Condirettori del Can-
iiere di Sestri ing. Boero e
ar. Scalari, il V. Direttore
Amministrativo dr. Cerruti ed
altri.
d. j.
La nuova legge
sulle pensioni
5 ui n. 10 del 1" novem-
bre 1954 de « l’Ansaldi-
no », avevamo illustrato al-
cuni aspetti di un fattore mol-
to importante nella vita di un
lavoratore: la pensione di in-
validità e vecchiaia. Poichè
oggi l’intera materia è stata
alquanto modificata e la Gaz-
zetta Ufficiale ha recentemente
pubblicato la legge 20 febbraio
1958 n. 55 che stabilisce nuo-
ve norme in materia di Previ-
denza Sociale, crediamo di far
cosa gradita ai nostri lettori
illustrandone brevemente gli
aspetti più interessanti.
Al compimento del 60° anno
di età per gli uomini, e del 55°
per le donne, l'INPS liquiderà
a richiesta dell’interessato la
pensione di vecchiaia, calco-
lando, secondo le norme del-
l'art. 12 della legge 4-4-1952
n. 218, l'ammontare della pen-
sione base. Tale calcolo viene
effettuato sommando tutte le
quote pensionabili delle mar-
che assicurative dovute inte-
ramente dal datore di lavoro
in base al guadagno lordo del
lavoratore, esclusi gli assegni
famigliari. Tali marche hanno
valore diverso a seconda del
guadagno mensile o settima-
nale percepito dal lavoratore.
Riportiamo qui accanto le
nuove tabelle delle marche da
applicare secondo il guadagno
del lavoratore. Omettiamo
dalla tabella la ripartizione
del valore della marca, segna-
lando solo la quota pensiona-
bile che ci interessa.
Per rendere chiaro il dispo-
sitivo della legge prendiamo
ad esempio un lavoratore che
iniziando oggi la sua attività
lavorativa maturi 30 anni di
versamenti, guadagnando in
media 62.000 lire mensili lor-
de. Poichè le marche relative
avranno un valore di L. 104
caduna e la quota pensionabile
sarà di L. 78, avremo:
Anni 30 x mesi 12 = 360 contributi mensili.
Contributi mensili 3600 x 78 = L. 28.080
(totala quota pensionabile).
Procedendo quindi (per il
citato art. 12 della legge)’
avremo:
Per le prime 1500 lire il 45%, — L. 675
Per le seconde 1500 » 33% — » 495
Per le restanti 25080 » 20% = » 5016
Contributo a carico dello Stato = » 100
= L 6286
A questo punto entra in fun-
zione il fondo di adeguamento,
che è appunto previsto per
adeguare la pensione alle reali
esigenze del costo della vita.
Il fondo di adeguamento è
ottenuto con una quota (cal-
colata sempre in base alla re-
tribuzione del lavoratore) a
carico del datore di lavoro per
2/3 e del lavoratore per 1/3.
L’innovazione consiste nel
moltiplicare la pensione base
per 55 volte, anzichè 45, a par-
tire dal 1-1-1958; tutte le pen-
sioni già liquidate prima di
tale data verranno ricalcolate
apportando un aumento di cir-
ca il 22% alla pensione stessa.
Continuiamo adesso il no-
stro calcolo riferito al lavora-
tore preso ad esempio, molti-
plicando la pensione base per
55 volte. Avremo:
L 6.296 x 55=L. 345.730 pensione annua
345.73
L 12 È = L. 28.810 pens. mensile
Va tenuto però presente che
Pensione base annua
l'ammontare annuo sarà supe-
riore di 1/12 per effetto della
134 mensilità di pensione che
viene pagata a dicembre in
occasione delle feste natalizie.
Dalla recente legge è stata
portata anche un’altra impor-
tante innovazione. Si tratta
della pensione di reversibilità
le vedove un minimo così sta-
bilito:
Dal 1.1.58 L. 72.000 annue.
Dal 1.7.58 » 78.000 annue.
La domanda di pensione da
parte dei superstiti di assicu-
rati o di pensionati deve es-
sere presentata, pena la de-
Contributi dovuti per gli assicurati per ogni mese di lavoro
Per l'assicu-
Glassi di razione inva- In
contribu- ET ZIONE MENSILE lidità, veo-
"a RETRIBUZIONE ME MA MRO | gin
perstiti
la fino a L. 13.400 26 42
2a oltre L. 13.400 » ’ 21.200 36 54
Za »w » 21,200 è » 333.400 44 64
da » » 33.400 » » 41.200 56 76
Sa o» 41.200 » » 50.300 66 92
6a » » 50.300 # è 60.200 78 104
Ta #» 60.200 » » 71.500 92 120
Ba o» 71.500 » » 83.600 108 136
Ga » » 83.600 » è» 97.100 126 158
10a » +» 97.100 » » 111.800 144 176
Jia » è 111.800 » =» 128.300 160 196
12a » » 128.300 » » 146.900 178 218
13a o» 146.900 d » 165.100 200 240
14a » » 165.100 » » 183.300 220 260
1fa » » 183.300 » » 201.900 240 280
162 » » 201.900 » è» 219.700 260 300
172 » » 219.700 » » 238.000 280 326
1fa » » 238.000 » =» 257.000 300 346
10a » » 257.000 » » 281.200 320 366
202 » » 281.200 » » 305.500 340 388
2la +» » 305.500 » » 336.300 365 413
22a » » 336.300 » è» 366.600 390 438
23a » » 366.600 420 468
ai superstiti di lavoratori pen-
sionati prima dell’1-1-1945, ed
ai superstiti di assicurati de-
ceduti tra il 1-1-1940 e il 1-1-
1945, purchè questi ultimi ab-
biano maturato al momento
della morte i diritti alla pen-
sione di invalidità o di vec-
chiaia.
Ai superstiti di questi pen-
sionati o assicurati sarà rico-
nosciuta, a partire dal 1-1-58,
una pensione pari al 50% del-
la pensione già percepita o
maturata dall’assicurato. Co-
munque la legge riconosce al-
cadenza, entro due anni dalla
data di entrata in vigore del-
la nuova legge.
I minimi di pensione in atto
per pensionati ultra 65enni so-
no elevati a L, 8.000 mensili
a partire dal 1-1-1958 ed a Li-
re 9.500 dal 1-7-1958. Per i
pensionati di età inferiore ai
65 anni i minimi sono elevati
a L. 6.000 mensili dal 1-1-58,
e a L. 6.500 dal 1-7-58. Anche
per i superstiti che percepi-
scono i minimi di pensione le
quote sono elevate a L. 6.000
dal 1-1-1958 e a L. 6.500 dal
1-7-1958.
Va tenuto presente che le
Contributi dovuti per gli assicurati per ogni settimana di lavoro
1. — In generale, esclusi gli agricoli
some Per l’assicu»
Classi di razione inva- In
contribu» RETRIBUZIONE SETTIMANALE lidità, vec»
zione chiala e su- | SOmplesso
perstiti
la fino a L. 3.100 6 9
2a oltre L. 3.100 » » 4.900 8 Il
3a » » 4900 » » 7.700 10 13
4a » » 7.70 » » 9.500 13 18
5a a » 9.500 » # 11.600 15 21
6a » » 11.600 » » 13.900 18 24
7a » » 13.900 è » 16.500 21 27
8a » » 16.500 » è 19.3) 25 3l
9a o » 19.300 » » 22.400 29 37
102 » è 22.400 » » 75.800 33 4l
Ha » » 25.800 » » 29.600 ST 46
12a » » 29.600 » » 33.900 41 50
18a » » 33.900 v » 38.100 45 DE
4a » » 28.100 » » 42.300 51 62
15a » » 42.300 è » 46.600 55 66
168 » » 46.600 # » 50.700 60 71
17a » è 50.700 » » 55.000 65 76
18a » » 55.000 » » 59.300 69 80
19a » » 59,300 » » 64.900 74 85
208 è » 64.900 » ® 70.500 78 90
21a è » 70,500 » * 77.600 84 96
22a » » 77.600 » » 84.600 90 102
23a » » 84600 97 109
Italiana — Ufficio Provinciale di
maggio, dove sono ospitati ogni
l'Ansaldo,
vincia di Genova.
colonia stessa.
nuove disposizioni prescrivo-
no il nuovo ammontare che il
datore di lavoro deve tratte-
rere ai pensionati che conti-
nuano a prestare servizio nelle
aziende. La legge 1952 pre-
scriveva che per tali lavora-
tori doveva essere trattenuta,
e versata all'INPS, la quarta
parte della pensione goduta.
Da tale trattamento erano
esentati i pensionati con il
minimo di pensione, La legge
20-2-1958 eleva la quota parte
di pensione da trattenere ad
1/3, mentre per i pensionati
usufruenti del minimo di pen-
sione prescrive di trattenere
la quota parte compresa tra i
vecchi minimi e quelli in vi-
gore dal 1-1-58 e dal 1-7-58.
Resta fermo che al momento
della cessazione definitiva del
rapporto di lavoro la Previ-
Personale temminile per Montemaggio
L'Ufficio Assistenza ci informa che il Commissariato Gioventù
Genova — Via Caffaro 4/6 -—
ha aperto il reclutamento del personale femminile che intende
prestare servizio presso la colonia montana Ansaldo di Monte-
anno i figli dei lavoratori del-
Potranno presentare la domanda di vigilatrice tutte quelle
signore o signorine che abbiano superato il diciottesimo anno di
età e siano in possesso del diploma di maestra elementare, maestra
giardiniera o titolo equipollente e che risultino residenti nella pro.
Potranno presentare la domanda di inserviente tutte quelle
signore o signorine che abbiano superato il diciottesimo anno di
età e che, a giudizio insindacabile del predetto Ufficio Provinciale,
abbiano i requisiti per prestare servizio in una comunità composta
da minori, e che risultino residenti nella provincia di Genova.
Non potranno venire accettate domande di persone che risul-
tino essere parenti di primo grado di bimbi partecipanti alla
Le domande si ricevono presso il predetto Commissariato, in
Via Caffaro 4/6 - Genova - e presso l'Ufficio Assistenza della Di-
rezione Generale Ansaldo - Piazza Carignano 2, Genova,
AI
denza Sociale provvederà a
aggiungere alla pensione un
quota pari al 20% dei contr
buti pensionabili versati n
periodo successivo alla liqui
dazione della pensione stess
e moltiplicati per 55.
Un’ultima disposizione dell
recente legge, molto attes
dai reduci dell’ultima guerr:
è riportata dagli art. 7 e se
guenti. Infatti il periodo pre
stato nelle Forze Armate d:
10-6-1940 al 15-10-1946 verr
riconosciuto ‘utile ai fini dell
contribuzione; i reduci infat
avranno diritto all’applica
zione di una marca settimanal
corrispondente alla prima clas
se di retribuzione settimanal
risultante dalla seconda tabel
la pubblicata.
Giuliano Stradell:
Il ministro Bo in visita
al Muggiano
Il ministro delle Partecipa-
zioni Statali senatore Giorgio
Bo, accompagnato dall’ ing.
Guido Vignuzzi Presidente del-
la Finmeccanica, da! Prefetto
dott. Meneghini, dal Sindaco
dott, Federici, dalla on. Gotel-
li, dall’Amministratore Delega-
Da sinistra: il Ministro Bo, l’ing.
dottor Federici, il Direttore del
to ing. Giuseppe Rosini, dal
Presidente della Camera di
Commercio dott. Malco, dal
dott. Tonelli Direttore della
stessa Camera di Commercio e
dal dott. Morandi Segretario
provinciale della D.C., il gior-
no 3 marzo ha visitato il Can-
tiere di Muggiano.
Erano ad attendere il mini-
stro il Direttore del Cantiere
ing. Palenzona con i V. Diret-
tori rag. Traversa e ingg
Avanzini e Gradoli e i Diri
genti ingg. Marras e Capellc
Il ministro Bo ha compiut
un giro per il Cantiere soffer
mandosi in alcuni reparti,
si è intrattenuto con i mem
bri della Commissione Interna
Rosini, il Sindaco di La Spezia
Muggiano ingegner Palenzona
Successivamente il ministra
ha visitato altri stabilimenti
cittadini appartenenti al grup-
po IRI e in serata è stato ri-
cevuto nella sede della Camera
di Commercio dove il Presi-
dente dott. Malco e un gruppo
di operatori economici gli han-
no rappresentato la necessità
della costruzione di un grande
bacino di carenaggio nella zo-
na orientale del Cantiere di
Muggiano.
imodernamento del reparto sabbiatura
Cn i
CICLONI CAPTATORI Rex (©) ELETTROASPIRATORE
CICLONI CAPTATORI Gru ©) CAMINO DI SCARICO
COCLEA TRASP POLVERI) BOCCHE DI ASPIRAZIONE
ANEMOSTATI DI VENTIL. COCLEA TRASP SABBIA M.
N ell’opuscolo « La sicurez-
za del lavoro» recentemen-
te distribuito a tutti i Capi è
scritto: « E' diritto universal-
mente proclamato di ogni uo-
mo quello di godere il più
possibile la propria vita in
tutti gli aspetti di essa: vita
di famiglia, vita di lavoro, ri-
poso, attività personali, vita
sociale. Di conseguenza le ore
di lavoro devono costituire un
momento sano, dal punto di
vista fisico e psichico ». E’ a
questi sani concetti avviati
verso la realizzazione ormai
dovunque, che la nostra A-
zienda si ispira da tempo nel
suo piano di graduale rimo-
dernamento dei suoi impian-
ti e dei posti di lavoro perchè
l’opera del personale si svol-
ga nelle migliori condizioni
con conseguente maggiore
rendimento nella produzione.
Varie volte, su questo no-
stro giornale, abbiamo avuto
modo di descrivere i miglio-
ramenti apportati nello Sta-
bilimento Meccanico ed i lu-
singhieri risultati ottenuti,
Il reparto sabbiatura, che
quando fu costruito nel 1937
a ragione poteva essere con-
siderato fra i migliori allora
esistenti per i concetti di mo-
dernità e di igiene ai quali si
uniformava, non poteva più
far fronte alle esigenze odier-
ne che, alla luce dell’esperien-
za, prevedono condizioni di
funzionamento ben più raffi-
nate.
Gli inconvenienti maggiori
erano dati in primo luogo da
deficienze dell'impianto di
ventilazione del reparto stes-
so ed in secondo luogo da di-
sfunzione delle apparecchia-
lure per il ricupero delle gra-
niglie, le quali necessitavano
di una generale revisione.
In un primo tempo si è
provveduto a sostituire l’ im-
pianto di ventilazione esisten-
te con un altro di moderna
concezione che oltre a consen-
tire di migliorare notevolmen-
te le condizioni ambientali,
permette anche di ridurre il
tempo nelle operazioni di sab-
biatura.
Con l’impiego di tale im-
pianto, in funzione da qualche
mese, si è riusciti ad ottenere:
1) la totale aspirazione e;
captazione della polvere pro-
4) un funzionamento conti-
nuo del reparto senza la ri-
chiesta di interventi del sèr-
vizio manutenzione per man-
tenere efficiente l'impianto;
5) la raccolta del polverino
capitato dall'impianto di aspi-
razione della polvere in un
unico punto all’esterno del
fabbricato.
L'impianto di aspirazione
della polvere e di ventilazio-
ne del reparto è stato realiz-
zato così come appare sche-
maticamente dalle fotografie
allegate.
Precisamente si ha l’intro-
duzione dall’alto di aria pura,
la quale attraverso una cana-
lizzazione in muratura viene
inviata in una serie di bocche
anemostatiche (4) per una u-
niforme distribuzione nel re-
parto, senza creare correnti di
aria molesta,
A titolo di orientamento si
precisa che tale impianto as-
sicura un ricambio d’aria pa-
ri a 100 volumi ora ambiente
corrispondente a ben 56.000
me/ora.
Al disotto del grigliato di
caduta della graniglia sono si-
stemate delle bocchette (7) di
aspirazione, dell’aria e della
polvere prodotta dalla sabbia-
tura, collegate a tubazioni in
lamiera e la depolverizzazio-
ne è ottenuta mediante l’im-
piego di 10 cicloni aerofiltri
captatori di polvere (1), (2).
dotta nel reparto durante le ‘’
operazioni di sabbiatura (in
media vengono raccolti circa
30 Kg. al giorno di polverino
impalpabile);
2) un energico rinnovo del-
l’aria ambiente senza creare
correnti d’aria moleste alle
maestranze addette;
3) la selezione della polvere
dalla graniglia metallica che
consente maggiore produzione
° di pezzi sabbiati;
L’aria depolverizzata viene
richiamata dagli aerofiltri (1)
{2) attraverso un collettore
collegato ad un adeguato grup-
po elettroaspiratore centrifu-
go (5) predisposto per co-
mando a trasmissione ed azio-
nato da ‘un motore elettrico di
60 HP., e scaricata all’esterno
mediante un camino in lamie-
ra (6).
Onde limitare la manuten-
zione, lo scarico della polvere
dagli aerofiltri viene effettua-
ta su di un trasportatore mec-
canico (3) per il convoglia-
mento in un unico punto di
raccolta.
Contemporaneamente alla
messa in funzione dell’impian-
to di aspirazione descritto si
è provveduto allo smontaggio
e alla revisione generale del-
l’intero impianto di sabbiatu-
ra per il ricupero e l’isola-
mento della graniglia metal-
lica occorrente alla sabbiatu-
ra stessa.
Entro pochi giorni entrerà
in esercizio anche il razionale
impianto di convogliamento di
aria depurata e filtrata alle
maschere degli operai addetti
alla sabbiatura.
Quanto prima si provvede-
rà alla sistemazione di ‘un por-
tone di accesso appropriato e
all'eventuale schermatura del-
le pareti interne con lastre di
gomma.
G. B. Gamondi
Prove di turbine e turboalternatori
per la turbocisterna * Polinice ,,
MECCANICO
LAVORAZIONE DEI ROTORI
per la turbina da 125.000 KW
della Centrale di Civitavecchia
In alto: controllo dell’ancoraggio delle palette sul rotore della turbina di alta pressione
per il gruppo turboalternatore da 125.000 kW in costruzione per la Centrale di Civitavec-
chia della « Società Termoelettrica Tirrena ». - In basso: rotore della turbina di bassa
pressione per lo stesso gruppo turboalternatore in preparazione per la foratura degli an-
coraggi delie palette dell'ultimo stadio. - Nelle due fotografie si vede il collaudatore Derchi
6
La turbina di alta pressione durante le prove
Alla presenza del rappre-
sentante della Società di navi-
gazione « Nereide » di Paler-
mo sig. Ingrassia e dei tecnici
dei Registri Navali - R.I.Na »
e « American Bureau », hanno
avuto luogo, rispettivamente
nei giorni 6 e 24 marzo, le
prove sotto vapore della tur-
bina di bassa pressione e del-
la turbina di alta pressione fa-
centi parte del gruppo turbo-
riduttore principale dell’appa-
rato motore della turbocister-
na « Polinice » di 31 500 t.d.w.,
in allestimento al nostro Can-
tiere di Muggiano.
Dette turbine muoveranno
un riduttore ad ingranaggi del
tipo a doppia riduzione e svi-
luppante una potenza di 14.500
cav, in normale navigazione a
circa 110 giri al 1’ dell’elica.
Le prove hanno avuto, ognu-
na, la durata di quattro ore
circa e si sono svolte con per-
fetta regolarità di funziona-
mento di ogni singolo organo.
Il giorno 17 marzo, sempre
per la stessa turbocisterna, si
sono svolte le prove al banco
dei due gruppi ausiliari, costi-
tuiti da due turboalternateri
da 550 kW.
I due gruppi sono composti
da una turbina Ansaldo tipo
$ (vapore di ammissione a 40
Ata, 435° C, 9200 giri/l’) e da
un generatore « Ansaldo - San
Giorgio », da 680 kVA, cosfì
0,8, Volt. 450, Hz 60, 1200 gi-
ri/1°.
Le prove, della durata di
circa sei ore, hanno compreso:
prove di parallelo, prove ca-
rico 10% di sovraccarico, oscil-
‘ogrammi della tensione e del-
la frequenza, prove di funzio-
nalità dei vari organi di rego-
lazione e di emergenza.
Anche a queste prove hanno
presenziato il rappresentante
la Società armatrice e i tecni-
ci dei Registri navali, i quali
sono rimasti soddisfatti del
loro buon esito.
MUGGIANO
Imbarco dell’albero della turbocisterna « Polinice »
com'è noto, la nostra Società
i sta svolgendo un vasto lavo-
di preparazione e di studio
ampo nucleare, In partico-
e, sono in preparazione mol-
preventivi ed offerte relativi
parti importanti della cen-
le termonucleare: da 150.000
i che la «SENN » impian-
alla foce del fiume Gari-
mo.
Nei giorni 28 febbraio e 1.0
îtzo, il prof, Carlo Matteini e
îg. Giuseppe Angelucci, ri-
amente Presidente ed Am-
ratore Delegato della «So-
Elettronucleare Nazionale»
ing. Rappini, Dirigente del Laboratorio di ricerche e con-
follo, illustra agli ospiti gli esami
in visita al nostro stabilimento Meccanico
fu SENN «), hanno, assieme a
mameros: dirigenti e tecnici
della loro Società, visitato lo
Stabilimento Meccanico della
nostra Società e lo Stabilimento
di Campi della Società « Ansal-
do San Giorgio »,
Il prof. Matteini e Ving. An-
gelucci erano accompagnati da
Mr. Fox e da Mr, Bray della So-
cietà nordamericana « Interau-
clear » e da Mr, Guard della So-
cietà inglese « Kennedy & Don-
key »; entrambe tali Società so-
no consulenti della « SENN »,
graditi ospiti hanno com-
piuto, fra l’altro, una minuzio-
eseguiti su alcuni pezzi
FONDERIA
Ecco l'elenco delle commes-
e più importanti acquisite nel
ese di febbraio:
Getti vari di ghisa Mee-
la Società « OTO-
felara » di La Svezia,
— Camicie di bronzo BZn. 7
er la Società « Industrie Mec-
aniche Lombarde » di Mila-
— Cunei e supporti di ghisa
Er la Società « Loro & Pari-
Mi» di Milano.
— Getti vari di ghisa mecca-
ica e di bronzo per la Socie-
«Alfa Romeo » di Milaro.
— Tubi di ghisa G. 18 per
a Società « SIAC » di Genova.
— Ghiere, dadi e camicie di
bronzo per lo Stabilimento
hetallurgico « Ansaldo-Fossa-
» di Genova Sestri
-— Settori di ghisa antima-
Metica e getti di bronzo per
la Società « Ansaldo - San
dorgio » di Genova.
— Camicie in bronzo per ia
ocietà « Ilva » di Genova.
Dette forniture ed altre per
tonto dei nostri stabilimenti
feccanico e CMI e per i no-
ri Cantieri di Sestri, Muggia-
no e Livorno, comportano cir-
ca 52.000 ore lavorative,
Commesse e consegne
Il materiale più importante
consegnato nel mese di feb-
braio è il seguente:
Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e CMI e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 293 tonn. di getti di
ghisa e bronzo per costruzioni
varie. - Alla Società « Alfa Ro-
meo » di Milano: 233 tonn. di
getti di ghisa meccanica e
bronzo per costruzioni auto-
mobilistiche. - Alle Società
«+ SIAC » e « Cornigliano » di
Genova: 247 tonn. di lingot-
tiere di ghisa di tipo vario. -
Alla « Compagnia Internazio-
nale delle Carrozze con Letti »
di Milano: 28 tonn. di ceppi di
ghisa per freno. - A clienti va-
ri: 75 tonn. di getti di ghisa
e di bronzo. - Alla Società
« Nuove Reggiane » di Reggio
Emilia e all’« IN.M.A » di La
Spezia: 8 eliche di ghisa per
complessive 6 tonni. - Ai
«C.R.D.A.» di Trieste ai «Can.
tieri del Tirreno» e ai «Can-
tieri Navali Riuniti. di Geno-
va, al nostro stabilimento Mec-
canico e alla Società « Tirre-
nia » di Napoli: 14 eliche, per
complessive 110 tonn.. di bron-
zo al manganese.
sponenti della Società Elettronucleare Nazionale
LIVORNO
Consegnata la “Sultan Hasanudin”
g
visita al Laboratorio di Ri-
cerca e Controllo delia. nostra
Società ed hanno tenuto a di-
chiarare la loro soddisfazione
e ammirazione nel constati
l’efficiente attrezzatura, pa
nab'le a quella dei laboratori
delle più importanti industrie
meccaniche mondiali.
sa
Il prof, Matteini ha desiderato
confermare le sue segnalazioni
verbali con una lettera d'retta
all’ing. De Vito, di cui diamo
qui di seguito lo stralcio; anche
Mr. Fox, Vice Presidente della
« Internuelear Co, », ha seritto
quanto è riportato nel seguito,
"Caro De Vito,
ti ringrazio molto della tua
lettera del 3 corrente che ha
preceduto quella che avevo in
animo di scriverti per ringra-
ziarti delle cure premurose del-
le quali siamo stati oggetto du-
rante la nostra visita.
Ti posso assicurare che tutti
i nostri ingegneri, e in partico-
lare gli stranieri, sono rimasti
veramente entusiasti della
ta e in particolare del Labora-
torio e del suo dinamico Diret-
tore. Mr. Fox si è congratulato
con me per aper trovato in Ita-
lia un Laboratorio di questa
entità e anche l'inglese mi ha
detto che superiore
quello delle più importanti dit-
te inglesi.
La seconda delie 4 navi indonesiane commesse al Cantiere di
Livorno -— la corvetta « Sultan Hasanudin » — è stata conse-
gnata l’8 marzo. In alto: la bandiera indonesiana sale sul pen-
none di poppa. - In basso: la firma dei documenti di consegna
visi-
era
Faccio perciò a te, con pre-
ghiera di estenderli anche al-
l'ing. Rosini, i più wivi ralle-
gramenti per la vostra felice
iniziativa che certamente porte-
rà l'Ansaldo in una posizione di
primo piano in Europa in que-
sto nuovo campo, come
gentilmente mi ha espresso an-
che Mr. Fox.
Dato che hai voluto gentil-
mente farmi sapere i risultati
delle della turbonave
” Federico C.", aggiungo anche
i miei rallegramenti per questi
risultati veramente brillanti.
Come vecchio ingegnere che ha
passato tanti anni sul mare in
mezzo alle navi ti devo espri-
mere la mia meraviglia per i
rendimenti veramente impor.
tanti che avele ottenuto special.
mente se ci riferiamo a quella
pressione e temperatura che pel
caso della turbonave noialtri
considerate oggi modesti,
molto
prove
Carlo Matteini »,
” Caro ing. De Vito,
il signore e la signora Bray,
la signora Fox ed io ricordere-
lungo la nostra merabvi-
gliosa pisita a Genova della
scorsa fine di settimana,
La visita agli
Ansaldo è stata. istruttiva ed
interessante, e siamo rimasti
proprio impressionati. da
che abbiamo visto, L'incontro e
il pranzo col personale fu assai
piacevole, e l'ospitalità ricenn-
ta in questa nostra prima pisi-
fa a Genova fu veramente gene-
rosa, Esprimiamo la nostra ri-
conoscenza a tutti, Sinceramen-
te; Il
mo ad
stabilimenti
ciò
locomotore sperimentale Diesel-idraulico tipo ADIM-L/2-23
che ha recentemente eseguito con ottimo esito le corse di prova
Marvin Fox »
7
fia e prove ufficiali della tur-
bonave «Federico C » era-
no state fissate per il 26 feb-
braio e la partenza doveva aver
luogo dal bacino n. 4 del Porto
di Genova, alle 6. A quell’ora
infatti i dirigenti e i tecnici
della Compagnia armatrice e
dell’Ansaldo, i rappresentanti
dei Registri di classificazione
e gli invitati erano tutti a bor-
do. Non si attendeva che l’or-
dine di partire. Ma quel giorno
qualcuno aveva deciso di non
far uscire la nave in mare
aperto: il tempo. Un tempo per
nulla invitante, con mare piut-
tosto mosso, basse nuvoie mi-
nacciose e visibilità assai scar-
sa.
Anche noi eravamo a bordo
e attendevamo di conoscere le
decisioni dei responsabili del-
le prove discorrendo con un
gruppo di giornalisti. D'un
tratto, verso le 6,30, l’altopar-
iante ci informa che le prove,
causa il maltempo, sono ri-
mandate a data da stabilirsi e
ia nave è trasferita a Ponte
Somalia.
Ci ritroviamo sulla « Federi-
co C.» il 1.0 marzo a Ponte
Somalia, sempre alle 6. Que-
sta volta il tempo è davvero
galantuomo: mare calmo, cielo
sereno, visibilità ottima,
La bianca nave molla gli
ormeggi e con l’ausilio di
quattro rimorchiatori si avvia
all'imboccatura orientale del
porto, liberandosi dall’accer-
chiamento delle navi da cari-
co ormeggiate nel bacino di
Sampierdarena. Sembra una
uobile damigella scortata dai
paggetti che va a nozze attra-
versando un corteo di scarica-
tori portuali.
Alle 7 siamo in mare aperto
e ci staremo per trentasei ore.
Comincia subito il programma
del primo giorno: prove pro-
gressive sulla base misurata
iunga m. 6352,8 di Portofino -
Punta Chiappa, prova di ex-
trapotenza, inizio della navi-
gazione di 14 ore su rotta li-
bera, prove dei consumi di
nafta dell'apparato motore. Il
secondo giorno termina la na-
vigazione su rotta libera e si
effettuano le prove ufficiali
per il rilevamento della velo-
cità, della potenza, dei consu-
mi, delle vibrazioni torsionali;
si fanno le prove del timone,
di marcia indietro, le prove
degli stabilizzatori e quelle di
oscillazione.
In questi due giorni la vita
a bordo trascorre in una at-
mosfera di viva cordialità,
Le prove della “Federico C.”
quasi con ‘un tono da crociera
turistica. E come si conviene
ad una crociera turistica, sia
pure « sui generis », non sono
mancati i diversivi. Ne abbia-
mo avuti tre, a cominciare
dalla sera del primo giorno, al-
lietata dalla proiezione di un
documentario a colori di An-
area Miano sulle bellezze del-
la Superba e del film « Tammy
fiore selvaggio » pure a colo-
ri. La mattina del 2 si è veri-
ficato poi un fatto forse unico
nelle cronache delle nostre
prove a mare, Dalla stazione
R.T. chiamano d’urgenza il
Capo squadra degli elettricisti
Tramonto Branconi. Cosa è
successo? Niente di grave, tut-
t'altro: Tramonto Branconi è
diventato papà. La sua signora
ha dato alla luce un bel ma-
schietto in una clinica citta-
dina. Come si chiamerà? « Si
chiamerà Federico, in omag-
gio a questa bella nave », ci
ha dichiarato il signor Bran-
coni mentre, pallido e con
una strana e indescrivibile
espressione, riceveva molti vo-
ti augurali e si brindava alla
sua felicità nell’ufficio di se-
greteria. Alle 12,80 terzo di-
versivo: incrociamo la « Fran-
ca C.», altra bella unità degli
armatori Costa. Ci salutiamo a
vicenda con l’urlo festoso del-
le sirene e agitando i fazzolet-
ti. E' commovente, anche se
qui non siamo in mezzo al-
l'oceano. E’ sempre come in-
contrare un compatriota in
terra straniera.
Per il resto — vogliamo di-
re per quanto riguarda stret-
tamente il lato tecnico delle
prove — tutto si è svolto con
regolarità senza il minimo in-
cidente. Le previsioni in sede
ci studio si sono avverate e la
velocità, la potenza dell’ap-
parato motore, il funzionamen-
to dei vari impianti e servizi
sono risultati soddisfacenti.
Ciò ci è stato confermato sia
dai nostri tecnici che da quelli
dei Registri di classificazione.
Inoltre l’armatore dr. Angelo
Costa ci ha dichiarato con evi-
cente soddisfazione il suo com-
piacimento per l’opera dei no-
stri progettisti e dei nostri co-
struttori, mettendo in parti-
colare rilievo l’assoluta man-
canza di vibrazioni. che ga-
rantisce ai passeggeri di que-
sta nave una navigazione
assai confortevole.
La « Federico C.» ha le se-
guenti principali dimensioni:
lunghezza fuori tutto. m. 182;
RNC PI GREIENCLN NO
unno UV = md
‘evadere dalla Terra
) evoluzione della scienza
i e della tecnica moderna è
sì rapida che talune possi-
lità, che solo pochi decenni
dietro si osavano configura-
re fantasie, stanno oggi vit-
losamente entrando nel no-
delle attuazioni pratiche.
antico sogno di valicare lo
io per giungere su altri
ziali previsioni degli scien-
ati e dei tecnici trovassero un
Sono i grandi razzi, i mis-
i, gli strumenti che stanno
endo agli uomini le vie del-
\spazio siderale. Non più ru-
oroso fuoco d’artificio o arma
Ù temibile forse per gli ef-
tti psicologici che non per
i stessi suoi distruttivi risul-
ti, il razzo si è trasformato
presente nel prototipo —
ì Via di incessante perfezio-
amento — del veicolo inter-
lanetario.
I tempi si stanno al propo-
Ito accelerando al massimo.
i discorre ormai corrente-
lente — come di cosa non
iolto lontana nel tempo avve-
ire — della vossibilità per
omo di raggiungere taluni
aneti, sia la Luna come Ve-
ere e Marte, E non è trascorso
neora un decennio dal giorno
n cui il primo missile senza
quipaggio ha portato il segno
omi i ‘questa nostra
nanità nella zona a noi più
tossima dello spazio siderale:
quota 403 chilometri ‘sopra
azzo sperimentale, chiamato
WAC Corporal ». si è levato
Ai campi delle White Sands
el Nuovo Messico, realizzan-
0 questo storico risultato. La
nquista umana dello spazio
Ismico ha ufficialmente inizio
a questo giorno, da quando
auspicato successo ha corona-
il lancio di questo piccolo
azzo a combustibile liguido a
le stadî.
E’ sui razzi che la recentis-
ma ma già così saldamente
fermata tecnica astronautica
onda tutte le possibilità del
uo sicuro avvenire,
Ma perchè proprio sui razzi?
La risposta a siffatto inter-
ogativo non appare certo dif-
CI le î
Per uscire dalle regioni del-
atmosfera, dalla quale il no-
\ pianeta è tutto circondato,
gna in primo luogo vincere
orme resistenza rappresen-
a dall’attrazione terrestre.
E° questo un concetto ele-
lentare, di dominio comune,
{a sul quale tuttavia non è
rse del tutto inopportuno ri-
rnare brevemente.
Po
Tutti abbiamo conoscenza
che i corpi, liberi da legami,
cadono inevitabilmente a ter-
ra, e sappiamo altresì che ciò
avviene in quanto su di essi
agisce l’attrazione terrestre.
Si tratta di un fenomeno di
carattere generale: tutti i cor-
pi (e in essi vanno compresi
gli stessi astri) si attirano —
secondo quanto per primo ri-
conobbe Isacco Newton — in
ragione diretta della propria
massa e in ragione inversa del
cuadrato della mutua distanza.
di fatto operante, scompare di
tronte ad essa.
E’ dall’attrazione dunque che
risulta regolato il moto degli
astri nell'immensita del cieli,
ed è l’attrazione che ci tiene
avvinti al nostro pianeta: per
staccarcene bisogna riuscire a
spezzare questo legame di in-
commensurabile forza, legame
del quale peraltro si potrà
utilmente tener conto affron-
tando i problemi della naviga-
zione astrale.
Dall’intensità dell’attrazione
Isaac Newton
Traducendo il concetto in
termini di più facile accessi-
bilità. si deve dire che l’in-
fiuenza tra i corpi è reciproca,
ma che il corpo di massa mag-
giore esercita un’azione pre-
ponderante che diverrebbe
doppia se la sua massa avesse
a raddoppiarsi; viceversa, di-
venendo doppia la distanza,
l’azione attrattiva si ridurreb-
be ad un quarto di quello che
era in precedenza.
Data l’immensità della mas-
sa della Terra, alla superficie
di essa è la sua forza di attra-
zione sola che assume un ca-
rattere rilevante: quella di
tutti gli altri corpi, anche se
gravitazionale dipende sia la
velocità di caduta dei corpi
sia il loro peso. D’altra parte,
l'intensità dell’attrazione alla
superficie di ciascun pianeta
dipende dalla sua massa e dal
suo raggio.
Sulla base di questi principî
è possibile la deduzione di
dati della massima rilevanza.
Così, quanto alla velocità di
caduta dei corpi (0, con ter-
minologia più esatta, accelera-
zione di gravità) tenuto
presente che nel primo secon-
do di caduta lo spazio percor-
so da un corpo abbandonato a
sè stesso è metà dell’accele-
razione di gravità — ci si può
rendere esattamente conto del-
la entità della accelerazione
stessa sui diversi pianeti del
Sistema cui appartiene anche
la nostra Terra.
Per il Sole siffatta accele-
razione è così di 134,62 metri
al secondo, per ‘Giove 12,47,
per Saturno 5,32, per la Terra
4,90, per Plutone 4,60, per
Urano 4,30, per Venere 4,21,
per scendere poi a 2,55 per
Mercurio, 1,85 per Marte e so-
lo 0,81 per la Luna.
“Quanto al peso alla super-
ficie dei vari astri (elemento
pur'esso — come si è accen-
nato — connesso all’entità del-
l’attrazione gravitazionale) le
differenze risultano altrettan-
to sensibili. Basti, a mo’ di
esempio, precisare che un cor-
po che sulla Terra non pesa
che un chilogrammo pesereb-
be invece sul Sole ben 28 chi-
logrammi, e sulla Luna invece
solo 166 grammi.
Occorre peraltro aggiungere
che sull’entità di questa attra-
zione influisce, e in ancor
maggiore misura, la distanza,
nel senso che essa diminuisce
con l’accrescersi di questa. La
portata di tale fatto la si può
esprimere con un semplice
esempio: sul nostro pianeta, al
livello del mare, con una dif-
ferenza di altezza di tre me-
tri, un corpo, perde un milio-
nesimo del suo peso, mentre
ne perde la decimillesima par-
te se viene sollevato ad una
altezza di 300 metri.
Ma se tale è V’entità della
attrazione gravitazionale c’è
da chiedersi come gli astri, re-
ciprocamente attraendosi, non
cadano gli uni sugli altri di-
struggendosi a vicenda. Il fat-
to è che a controbilanciare la
gravità sta un’altra forza,
quella centrifuga, ‘generata
dalla velocità con la quale gli
astri si spostano nella propria
orbita.
Si verifica così che Mercu-
rio, che tra i pianeti più vi-
cini al Sole è quello sottopo-
sto all’attrazione più intensa,
presenta la velocità di trasla-
zione maggiore, ben 47,6 chi-
lometri al secondo. La Terra,
invece, assai più lontana dal
Sole e perciò meno assogget-
tata alla forza di attrazione di
questo, si sposta con una velo-
cità di 29,5 chilometri al se-
condo; e Plutone, infine, il più
lontano dei pianeti del Sistema
solare, con una velocità di soli
4,3 chilometri al secondo.
Ogni astro esercita la pro-
pria attrazione gravitazionale
sullo spazio circostante. Tale
attrazione agisce sino a di-
stanza teoricamente infinita,
ma la sua intensità si attenua
con l’aumentare della distan-.
za. e molto più rapidamente
dell’accrescersi di questa.
Quanto alla Terra è stato
enIcolato che uno stato di equi-
librio fra forza di attrazione e
forza centrifuga dovuta alla:
«Non. hanno le particelle de’
corpi Poteri o Virtù o Forze
per le quali agiscono a distan-
za le une sulle altre...?».
(Isaac Newton)
sua rotazione si raggiunge so-
lo ad una distanza di 42.300
chilometri dal centro di essa.
E’ questo il dato da tener
presente per riuscire a ren-
dersi conto di quale astrono-
mica portata — è proprio il
caso di dire — sia lo sforzo
che ,si rende necessario per
realizzare l’evasione di un cor-
po dalla Terra, intendendo
con ciò il campo gravitaziona-
le di essa. Per. conseguire un
siffatto risultato occorre im-
primere al corpo una velocità
iniziale di 11.180 metri al se-
condo, ossia qualche cosa di
più che 40.000 chilometri al-
l’ora.
‘Data la diversa. intensità
della gravità sui vari pianeti
le cose si presentano in ma-
niera ben differente nell’uno
o nell’altro caso. Ragguaglian-
do infatti ad uno lo sforzo da
impiegare perchè ‘un corpo si
iiberi del tutto dall’attrazione
terrestre, si constata che ‘lo
stesso risultato verrebbe con-
seguito su. Mercurio con un
impiego di energia notevol-
mente ridotto, e precisamente
0,146. Quantità di energia mi-
nori sarebbero analogamente
da impiegare sulla Luna
(0,045), su Marte (0,203), su
Plutone (0,450), e su Venere
(0,856). A1 contrario su altri
pianeti, per la maggiore in-
tensità della loro gravità, oc-
correrebbe un lavoro di am-
piezza notevolmente più cospi-
cua: su Urano, così, di 3,743
volte; su Nettuno di 4,155; su
Saturno di 10,062; su Giove di
28,46; e sul Sole, infine, di ben
3057 volte.
Ma torniamo alla considera-
zione delle possibilità di eva-
sione dalla Terra. Si è parlato
della necessità di una velocità
iniziale di 11.180 metri al se-
condo. Evidentemente, la tec-
nica astronautica non può es-
sere indirizzata ad ottenere di
colno la disponibilità di una
mole di lavoro tanto imponen-
te. ma più semplicemente a
realizzare una quantità di mo-
vimento sufficiente a quel fine.
La ragione di ciò è ovvia;
anche ammesso che quell’al-
tissima velocità iniziale che si
è detto fosse in pratica rag-
giungibile, ad essa si accom-
pagnerebbe inevitabilmente
tutta una serie di gravissimi
inconvenienti. Ed è perciò che,
per evadere dalla Terra, ci si
è orientati invece su macchine
ad eccelerazione costante, ca-
paci di vincere progressiva-
mente la forza di attrazione.
(continua)
I
NT MEES R Pu re POTUTA
Per esaudire il desiderio espresso, attraverso il referendum, da un
grandissimo numero di lettori, cominciamo da questo numero la pub-
blicazione di alcuni fra i più celebri racconti dell'Ottocento. Senza alcuna
pretesa di dare a questa piccola « rassegna di ‘capolavori » una forma
sistematica, cercheremo di offrirvi un quadro non troppo lacunoso, anche
se necessariamente sommario, di quella narrativa ottocentesca che ebbe
— particolarmente in Francia e in Russia — momenti d’incomparabile
splendore e che, nel suo libro d’oro, annovera. i nomi di taluni fra i
più grandi scrittori di tutti i tempi. Per non allargare troppo il campo
escluderemo, in linea di massima, gli autori del periodo romantico, per
puntare invece sui realisti o «naturalisti y, del resto assai più vicini
allo spirito. e al ‘gusto del nostro tempo.
Fra questi due grandi gruppi, quasi a segnare una fase di transi-
zione, sta, in Francia, Prosper Mérimée, Benchè appartenga al « periodo
romantico » (in cui grandeggiarono Hugo, George Sand, Lamartine), egli
non
ne subisce che in minima parte l’influenza; ed appare piuttosto
legato al classicismo settecentesco da un lato, e dal-
l'altro a quella corrente realista. da cui sbocciarono,
più tardi, i capolavori di Flaubert, di Maupassant,
dei Goncourt.
Prosper Mérimée nacque a Parigi nel 1803 e
morì a Cannes nel 1870. Fu, oltrechè scrittore, stu-
dioso appassionato di storia, d’arte, di lingue moderne
e antiche, d’archeologia (come,. del resto, apparirà
dal racconto che pubblichiamo). Nel 1828. scrisse,
per il teatro, la sua prima opera importante:’ La
Jacquerie, cui seguì, l’anno dopo, la Cronaca del
regno di Carlo IX. Comincia quindi la serie dei
grandi racconti: Matteo Falcone e Tamango (1829);
Il vaso etrusco (1830); Le anime del Purgatorio
(1834); La Venere d’Ille (1837); Colomba (1840);
Carmen (1845). Dopo questo periodo aureo, in cui
riuscì a dare il meglio di sè stesso, Mérimée pubblicò
numerose opere di carattere storico e tradusse in
francese i più grandi autori russî del tempo, da
Puskin a Turghenev; ma, nel campo della narrativa,
non riuscì più a ritrovare la vena che gli aveva ispirato i racconti
sopraelencati; i quali occupano un posto di primo piano nel quadro,
pun così ricco e splendido, della moderna letteratura francese.
Mérimée fu definito, da molti contemporanei, un cinico, un insen-
sibile. In realtà la sua visione del mondo era acuta e sostanzialmente
pessimistica, il suo spirito non aveva illusioni nè slanci; ma egli non
mancava certo di sensibilità; ed è difficile trovare nella letteratura
d’ogni tempo personaggi così completi, vivi e umani come Carmen
o Colomba.
Siamo dolenti che ragioni di spazio ci obblighino a pubblicare La
Venere d’Ille in due puntate. Spezzando il racconto in due tronconi, se
ne turba l’equilibrio d’insieme. La prima parte ha un andamento piut-
tosto lento; nella seconda, la vicenda precipita assumento un ritmo
nervoso è allucinante. Consigliamo i lettori a conservare questa prima
puntata, per poterla rileggere insieme alla seconda;. il che permetterà
loro di meglio apprezzare la mirabile unità stilistica del racconto,
n
S tavo discendendo l’ultimo pendio dei monti del Canigou
e, per quanto il sole fosse già scomparso. distinguevo
nella pianura le case della cittadina d’Ille, verso la
quale ero diretto.
— Sapete — chiesi al catalano che dal giorno prima mi
faceva da guida — sapete certamente dove abita il signor di
Peyrehorade?
— Altro che! — esclamò l’uomo. — Conosco la sua casa
come casa mia, e se non fosse tanto buio ve la indicherei. E’
la più bella d’Ille. Già; non gli mancano i quattrini al signor
di Peyrehorade; e per giunta fa sposare al figlio una donna
anche più ricca.
— E questo matrimonio si farà presto? — gli chiesi.
— Prestissimo! Può darsi che i violini siano già stati
chiamati per le nozze. Stasera, forse; o domani; oppure — che
so io? — posdomani, Lo sposalizio si farà a Puygarrig, poichè
il signor figlio sposa proprio la damigella di quel nome. Certo,
sarà un bel vedere!
Avevo, per. il signor di Peyrehorade, una commendatizia
del mio amico, sig. di P., dal quale mi era stato anche assicurato
che avrei avuto a che fare con ‘un antiquario assai dotto e,
oltre a ciò, di una inesauribile cortesia. Per costui, non po-
teva essere che un piacere mostrarmi i ruderi esistenti nel
raggio di dieci leghe. E dunque, proprio su di lui contavo per
visitare i dintorni d’Ille, ricchi — come ben sapevo — di mo-
numenti dell’antichità e del medioevo. Quel matrimonio, del
quale mi si parlava ora per la prima volta, sconcertava tutti i
miei piani.
Apparirò come un guastafeste, pensai. Ma mi attendevano;
il signor di P. aveva annunziato il mio arrivo, e bisognava
pure che mi presentassi. di
Eravamo già in pianura, quando la guida mi disse:
— Scommettiamo, signore, scommettiamo un sigafo che
io indovino ciò che andate a fare dal signor di Peyrehorade?
— Ma — risposi porgendogli il sigaro — non ci vuol mica
tanto a indovinarlo. A quest'ora, dopo sei leghe di strada nel
Canigou, ciò che più preme è cenare. x
— Già. Ma domani?... Via, scommetterei che venite a
Ille per vedere l’idolo. L’ho indovinato, vedendovi ritrarre
in disegno i santi di Serrabona.
‘— L’idolo! che idolo?
Quella parola aveva eccitato la mia curiosità.
— Come! non vi hanno detto, a Perpignano, che il sig. di
Peyrehorade ha trovato un idolo in terra?
— Volete dire una statua di terracotta, di creta?
— No, no, di bel rame, da poterne far parecchie monete
da due soldi. Toh, pesa quanto una campana di chiesa. A
pie’ di un olivo, e in luogo molto profondo, l’abbiamo scovata.
— C’eravate anche voi quando. l’hanno scoperta?
— Sissignore. Il sig. di Peyrehorade ci disse, quindici
giorni fa, a Giovanni Coll e a me, di sradicare un vecchio
olivo che era gelato fin dall'anno scorso, poichè, come sapete,
quello è stato proprio un anno cattivo. E nell’eseguire il la-
voro, ecco che il mio Giovanni Coll, il quale picchiava di
buzzo buono, dà un tale colpo di zappa, ed io sento bimm...
come se avesse battuto su una campana. Che è? dico io. Zap-
piamo ancora, zappiamo; ed eccoti che appare una mano nera,
come la mano di un morto che sbucasse di terra. Io, ho paura.
Vado subito dal padrone, e gli dico: « Ci sono dei morti, Si-
gnoria, sotto quell’olivo! Bisogna chiamare il prete». « Che
morti? » mi fa lui. Corre, e non appena scorge quella mano,
I
grida: « Un’antichità! un’antichità!». Si sarebbe creduto che
avesse trovato ‘un tesoro. Ed eccolo a sfaccendare anche lui;
con la zappa, con le mani, fa quasi altrettanto lavoro quanto
noi due.
— E così, che trovaste?
— Un gran pezzo di donna nera, nuda fino alla cintola,
ed oltre, con licenza parlando, tutta di rame. E il sig. di Peyre-
horade ci ha detto che era un idolo del tempo dei pagani, come
dire del tempo di Carlomagno!
— Vedo di che si tratta...
qualche convento distrutto. i
— Una madonna! proprio quella!... L’avrei riconosciuta
anch'io se fosse stata la santa Vergine. E’ un idolo, vi dico.
Si vede bene dall’aria che ha. Ti guarda fisso, con quegli oc-
chioni bianchi... Sembra che ti squadri in viso. Toh, chi la
guarda è costretto ad abbassare gli occhi.
— Ha gli occhi bianchi? Certamente, un lavoro d’incro-
statura nel bronzo. Sarà qualche statua romana,
— Ecco, romana! Il sig. di Peyrehorade dice che è una
Romana. Ah! vedo bene che siete una persona sapiente come
lui!
— E’ intera? ben conservata?
— Altro che, signore! Non le manca niente. E’ un’opera
ancora più bella e meglio rifinita del busto di Luigi Filippo
di gesso dipinto, che abbiamo al municipio. Ma con tutto ciò,
la faccia di quell’idolo non mi
garba. E’ di aspetto cattivo...
ed è cattiva davvero.
— Cattiva! Che cattiveria
vi ha fatto?
—.Non proprio a me; ma
ora sentirete. Ci eravamo mes-
si in quattro per. alzarla in
piedi, oltre al sig. di Peyre-
horade, che tirava la fune an-
che lui, il degno uomo! sebbe-
ne non abbia più forza di un
pulcino. A grande stento, la
poniamo ritta. Ed io stavo per
rincalzarla con ‘un coccio, quando, patatrac! eccola che cade
all'indietro. tutta d’un pezzo. Attenti. là sotto! gridai. Ma non
tuttavia così presto come sarebbe stato necessario ché Gio-
vanni Coll non fece in tempo a ritirare la gamba.
— Così, è rimasto ferito?
— Rotta netta come un palo di vigna, la sua povera
gamba! Io, quando ho visto così, ero furibondo. Volevo sfa-
sciare l’idolo a colpi di zappa, ma il sig. di Peyrehorade mi
ha trattenuto. Ha dato anche soldi a. Giovanni Coll, che
però è ancora a letto, con tutto che il guaio gli sia successo
già da quindici giorni. E il medico dice che con quella gamba
ron camminerà più mai come con l’altra. E° un peccato. Era
il nostro miglior corridore e, dopo il signorino, il più abile
giocatore di pallacorda. E bisogna dire che il sig. Alfonso di
Peyrehorade ne ha provato proprio un dispiacere, poichè era
Coll che giocava con lui. Ecco, che cosa era bello vedere:
come si rimandavano la palla. Paf! paf! mai che ‘una toccasse
terra!
Così discorrendo, facemmo il nostro ingresso ad Ille, e
presto mi trovai innanzi al signor di Peyrehorade. Era un
vecchietto vegeto e arzillo, incipriato, con il naso rosso e
l'aspetto gioviale e motteggevole. Prima ancora di aprire la
lettera del sig. di P., mi aveva fatto sedere davanti ad una
tavola ben guarnita e presentato alla moglie e al figlio come
un illustre archeologo, il quale doveva trarre il Rossiglione
dal dimenticatoio in cui lo aveva lasciato finora l’indifferenza
degli studiosi,
Mangiavo di buon appetito, poichè nulla dispone meglio
lo stomaco dell’aria viva dei monti, e al tempo stesso consi-
deravo i miei ospiti. Ho già detto qualcosa del sig. di Peyre-
horade. Debbo aggiungere che era la vivacità in persona.
Parlava, mangiava, si alzava, correva in biblioteca, mi por-
tava libri, mi mostrava stampe, mi versava da bere; non
stava mai due minuti fermo.
La moglie, un.po’ troppo grassa, come la maggior parte
delle catalane quando hanno varcato la quarantina, mi parve
‘una provincialona di tre cotte, dedita esclusivamente alle cure
domestiche. Sebbene la cena fosse tale da bastare per lo
meno a sei persone, corse in cucina, fece ammazzare due pic-
cioni, friggere migliacci, aprì non so quanti vasetti di mar-
mellata. In un attimo la tavola. fu ingombra di piatti e di
bottiglie, e sarei certamente morto d’indigestione se avessi
soltanto assaggiato tutto ciò che mi offrivano. Nondimeno, ad
ogni portata che rifiutavo, erano nuove scuse. Temevano che
non mi trovassi molto bene ad Ille. Si hanno così poveri mezzi
in provincia, e i parigini sono tanto difficili!
Tra il viavai dei genitori, il signor Alfonso di Peyre-
horade non si moveva più di un dio termine. Era un giova-
nottone di ventisei anni, dalla fisionomia bella e regolare, ma
priva di espressione. La statura e le forme atletiche di lui
giustificavano appieno la fama d’instancabile giocatore di pal-
lacorda che gli veniva fatta nella regione. Quella sera, era
vestito con eleganza, esattamente come il figurino dell'ultimo
rumero del Giornale della Moda. Ma mi sembrava impacciato
nei suoi panni; si teneva rigido come uno stollo, nel colletto
di velluto, e si voltava tutto di'un pezzo. Le mani tozze e
aduste, le unghie corte, contrastavano in modo strano con
l'abito che portava. Erano le mani di un bifolco, uscenti dalle
maniche di un damerino. D’altronde, per. quanto, nella mia
qualità di parigino, mi considerasse dalla testa ai piedi con
molta curiosità, non mi rivolse che una sola volta la parola
in tutta la serata, per chiedermi dove avessi comprato la
catena .del mio orologio.
— Ed ora, mio caro ospite — mi disse il sig. di Peyre-
Una madonna di bronzo di”
LA V
Racconto di
horade mentre la cena s
Siete in casa mia, non
tutto ciò che è degno
Bisogna che impariate a.
gli rendiate giustizia. V
stiamo per mostrarvi. Mi
bizantini, dovete vedere
Vi condurrò dovunque e
Un insulto di tosse
approfittai per dirgli c
recargli disturbo in uni
la sua famiglia. Purchè
sulle escursioni da comp
il fastidio di accompagni
— AN! volete parlar
— esclamò, tagliandomi
ciativa; si farà dopodo
glia, poichè la sposa è i
l’ha fatta erede. Così,
Avreste veduto danzare
forse vi sarebbe venuta
Si dice che i matrimoni
quei giovani, sarò libero
scusa di procurarvi la
Per un parigino, sazio
matrimonio senza ballo!
sposa.... me ne darete le
e non guardate più le
strarvi. Vi farò vedere q
sorpresa fuori dell’ordin:
— Dio mio! — rispo
casa senza che il pubbli
rare la sorpresa che mi s
vostra statua, la descrizi
che ad eccitare la mia ci
— AN! vi ha parlato
la mia bella Venere Tur...
quando sarà giorno chiaro,
ragione di ritenerla un ca
pitar meglio a proposito.
vero ignorante, spiego a
Parigi!... Vi burlerete for
ho preparato una relazio
qùario di provincia, mi
i torchi... Purché voleste
rare... Ad esempio, sono
reste questa iscrizione su
ancora chiedervi nulla! A
della Venere, oggi!
— Hai ragione, Peyt
di smetterla col tuo idol
lasci cenare il signore. Vi
duto statue molto più
sono a dozzine, e di bron
— Eccoti l’ignoranza,
— interruppe il sig. di P.
rabile cimelio alle piatte
“ Vedi con qu
parla degli d
Voi non sapete che
mia statua e che ne faces
Eh già, ne sarebbe stata la
signore!
— Capolavoro! capoli
ba fatto romper la gamba
— Vedi, moglie? —
risoluto, allungando versa
di seta versicolore — se li
gamba, non la rimpiangeri
— Dio mio! Peyreho
Fortuna che l’uomo sta mi
decidermi a guardare la d
vero Giovanni Coll!
— Ferito da Venere,
horade «con un riso alqu
quel mariuolo si lamenta:
Veneris nec
Chi non è stato ferito
Il sig. Alfonso, che ai
strizzò l’occhio con l’aria
per chiedermi: e voi, P
La cena ebbe fine. Da
e non riuscivo a dissimuli
givano. La prima ad accor
la quale osservò che er
così scomoda! Bisognava
— voi mi appartenete.
inchè non avrete visto
helle nostre montagne.
stro Rossiglione, e che
idea di tutto ciò che”
l cedro fino all’issopo.
razia di un mattone.
a riprender fiato. Ne
i molto dispiaciuto di
di tanta premura per
i suoi ottimi consigli
Uto, senza che si desse
di questo giovanotto
- Sarà una cosa spic-
Tete con noi, in fami-
orte di una zia, che
lente ballo... Peccato...
ane... Sono graziose, e
re il nostro Alfonso.
ciliege... Sabato, sposati
mo in giro. Vi chiedo
Sposalizio di provincia.
nti... e per giunta, un
edrete una sposa... una
oi siete un uomo serio
to di meglio da mo-
iservo per domani una
cile avere un tesoro in
drmato. Credo d’indovi-
o. Ma se si tratta della
a guida non è valsa
rmi all’ammirazione.
oichè così la chiamano,
lio dirvi nulla. Domani,
e allora mi direte se ho
Idinci, non potevate ca-
le iscrizioni che io, po-
ma uno scienziato di
interpretazione... perchè
presente... vecchio anti-
ato... Voglio far gemere
‘orreggermi, potrei spe-
di sapere come tradur-
‘AVE... Ma non voglio
omani! Nemmeno parola
interruppe la moglie —
na per la nostra chiesa.
n capolavoro di Mirone,
| capolavoro! dopo che
di Peyrehorade in tono
imba destra, nella calza
ì mi avesse rotto questa
oi dire queste cose!
on tutto ciò, non posso
ovoca tali sciagure. Po-
disse il sig. di Peyre-
o —, ferito da Venere,
ancese meglio del latino,
lunga, e mi guardò come
ati sbadigli che mi sfug-
i signora di Peyrehorade,
dare a dormire. Allora
letto che mi attendeva:
La vita in provincia è
genti con i rossiglionesi.
D'ILLE
sper Mérimée
Avevo un bel protestare che dopo una scarpinata in montagna
un fastello di paglia sarebbe stato per me un giaciglio deli-
zioso, mi pregavano ancora di scusare i.poveri campagnoli
che erano, se non mi trattavano tanto bene come avrebbero
desiderato. Salii finalmente nella camera che mi era destinata,
con la guida del sig. di Peyrehorade. Le scale, i cui ultimi
gradini erano in legno, sboccavano in mezzo ad un corridoio,
sul quale si aprivano un buon numero di stanze.
— Quello di destra — mi disse il mio ospite — è l’appar-
tamento : che riservo alla futura signora di Peyrehorade, La
vostra camera è al capo opposto del corridoio. Voi capite bene
-— aggiunse con l’aria di chi vuol far conoscere la propria
arguzia — voi capite bene che gli sposini debbono stare isolati.
Voi siete ad una estremità della casa, e loro a quell’altra.
Entrammo in una camera ben arredata, nella quale la
prima cosa che trattenne il mio sguardo fu un letto, lungo
sette piedi, largo sei, e così alto che ci voleva uno sgabello
per inerpicarvisi. Il mio ospite m’indicò il campanello, si assi-
curò coi suoi occhi che fosse piena la zuccheriera e le boccette
d’acqua di Colonia a posto sulla mensolina del lavabo; dopo
di che, chiestomi a più riprese se mi mancasse n'ulla, mi diede
la buona notte e mi lasciò solo.
Le finestre erano chiuse, Prima di spogliarmi, ne 'spalancai
una per respirare l’aria fresca della notte, deliziosa dopo una
lunga cena. Di fronte si ergeva il Canigou, ognora di aspetto
mirabile, ma che mi parve quella sera la più bella montagna
del mondo, illuminato com’era
da una luna splendida. Rima-
si per alcuni minuti a contem-
plarne il meraviglioso profilo,
e stavo per chiudere la fine-
stra. quando; nel. calare lo
guardo, adocchiai la statua
su di un piedistallo, a ‘una
ventina di tese dalla casa. Era
collocata all’angolo di una sie-
pe viva, che divideva un pic-
colo giardino da un ampio
spiazzo quadrato, di livello
perfetto. Questo, come seppi
in. seguito, era il campo
di pallacorda della città. Il terreno, già di proprietà del sig.
di Peyrehorade, era stato da questi ceduto al comune, per
accondiscendere alle insistenti premure del figlio.
La distanza alla quale mi trovavo dalla statua non mi
permetteva ‘di distinguerne l’atteggiamento. Potevo soltanto
stimarne l’altezza, che mi parve di circa sei piedi, In quel
momento, s'imbatterono a passare sul campo, abbastanza. vi-
cino alla siepe, due monelli del luogo. Fischiettavano il gra-
. zioso motivo del Rossiglione: Montagne regalate. Si fermarono
per guardare la statua. Uno di essi l’apostrofò persino a voce
alta. Parlava catalano; ma il tempo ormai trascorso nel Ros- .
siglione mi metteva in grado di capire presso a poco ciò che
diceva.
— Eccoti, dunque, malandrina! (il termine catalano era
più energico). Eccoti qui! — diceva. — Sei tu che hai rotto
at oi a Giovanni Coll! Se tu fossi mia, ti romperei il
collo.
— Mal! e con che? — fece il compagno. — E’ di rame,
e tanto dura che Stefano per intaccarla, vi ha spezzato la sua
lima. E’ rame del tempo dei pagani, più duro di non so che
cosa.
— Se avessi il mio tagliaferro (il giovane, a quanto sem-
bra, imparava da magnano), non ci metterei tanto a farle
schizzare quegli occhioni bianchi; sarebbe come togliere una
Tigrdoria dal guscio. C’è da cavarne argento per più di uno
scudo.
Si erano allontanati di pochi passi, quando il maggiore
dei due apprendisti si fermò di colpo.
— Bisogna che dia la buonasera all’idolo — disse.
Si calò, e dovette raccogliere un sasso. Lo vidi poi disten-
dere il braccio, scagliare qualcosa; e subito un colpo sonoro
rintronò sul bronzo. Simultaneamente, il giovane lavorante si
portò la mano alla testa, con ‘un grido di dolore.
— Me l’ha tirata indietro! — esclamò.
E subito i due monelli se la diedero a gambe. Fra chiaro
che il sasso era rimbalzato contro il metallo e aveva punito;
il mariuolo dell’oltraggio fatto alla dea.
Richiusi la finestra ridendo proprio di cuore.
-— Un vandalo di più castigato da Venere. Possano tutti i
aemolitori dei nostri vecchi monumenti avere la testa rotta
allo stesso modo!
Sn questo caritatevole augurio, mi addormentai.
Era giorno alto quando mi svegliai. Vicino al mio letto
stavano, da un lato il sig. di Peyrehorade, in veste da camera,
dall’altro un domestico mandato dalla signora, con una tazza
di cioccolata in mano.
— Su, in piedi, Parigino! Vedeteli qua, questi pigroni del-
Îa capitale! — andava dicendo il mio ospite mentre mi vestivo
in fretta. — Sono le otto e ancora dorme! Dalle sei sono alza-
to, io. Sono salito tre volte; mi sono avvicinato all’uscio in
punta di piedi: macchè! nemmeno un segno di vita. Il troppo
dormire vi farà male, alla vostra età. E la mia Venere, che
non avete visto ancora, Su, presto, ingoiate quella tazza di
cioccolata di Barcellona... Vero contrabbando... Cioccolata co-
me questa non ne hanno, in Parigi. Mettetevi in forze, poichè,
quando sarete al cospetto della mia Venere, non riusciranno
più ad allontanarvene.
In cinque minuti fui pronto, cioè sbarbato a metà, male
abbottonato, scottato dalla cioccolata inghiottita bollente. Scesi
nel giardino, e mi trovai dinnanzi ad una statua stupenda.
Era proprio una Venere, e per giunta di mirabile bellezza.
Nuda la parte superiore del corpo, come'gli antichi solevano
rappresentare le divinità somme; la mano destra, alzata ‘al
livello del seno, era rivolta con la palma in dentro, il pollice
e le due prime dita distese, le altre leggermente piegate. La
mano sinistra, poco discosta dal fianco, sosteneva il drappeggio
che copriva la parte inferiore. Ricordava, l’atteggiamento di
quella statua, l’altro del Giocatore di morra designato, non
so bene per quale motivo, col nome di Germanico, Forse l’ar-
tefice aveva voluto rappresentare la dea nell’atto di giocare
alla morra.
Comunque sia, non è possibile vedere cosa più perfetta del
corpo di quella Venere, nulla di più soave e più voluttuoso
della sua figura, nulla di più elegante e più nobile della sua
veste. Mi ero disposto a vedere qualche opera del Basso Im-
pero; mi si parava dinnanzi un capolavoro della migliore età
della statuaria,
Ciò che soprattutto mi colpì, fu lo squisito realismo delle
forme, tanto che si sarebbero potute credere modellate sul
vero, se la natura producesse così perfetti modelli.
La capigliatura, rialzata sulla fronte, pareva essere stata
a suo tempo dorata. La testa, piccola come nella maggior
parte delle statue greche, accennava ‘un lieve inchino. Del
volto, poi, non riuscirò mai ad esprimere il carattere strano,
di un tipo non riscontrato mai in nessuna statua antica, per
quanto io mi ricordi. Non era la beliezza calma e severa degli
scultori ellèni, i quali, per sistema, imprimevano all’intero
portamento delle. loro opere una maestosa immobilità. Qui,
21 contrario, notavo con sorpresa la chiara intenzione dell’ar-
tista di rappresentare la malizia spinta sino alla malvagità.
Tutti i lineamenti erano leggermente contratti: gli occhi un
tantino obliqui, la bocca rialzata agli angoli, le narici al-
quanto dilatate. Disdegno, ironia, crudeltà si leggevano su quel
volto, raggiante tuttavia. d’incredibile bellezza. In verità, più
si guardava quella statua mirabile, e più si provava la mole-
sta impressione che una così meravigliosa beltà si accoppiasse
ad una insensibilità assoluta.
— Se il modello mai esistè — dissi al sig. di Peyrehorade
- ed io dubito che il cielo abbia mai prodotto una donna sif-
fatta, come compiango i suoi amanti! Ha dovuto porre il
suo diletto nel farli morire di disperazione. Vi è nella sua
espressione un che di feroce, eppure non ho mai visto nulla
di pari bellezza. ?
— Essa è propriamente « Venere tutta avvinghiata alla
preda! ». (1) — esclamò il sig. di Peyrehorade, contento del
mio entusiasmo.
Quella espressione d’infernale ironia era forse accresciuta
dal contrasto degli occhi brillantissimi, incastonati d’argento,
con la patina di un verde nerastro di cui il tempo aveva co-
perto tutta la statua. Quegli occhi lucenti producevano una
certa illusione di viva realtà. Mi tornarono a mente le parole
della guida, secondo cui la statua costringeva coloro che la
guardavano a calare gli occhi. Era quasi vero, e non potei
sottrarmi ad un sentimento .d’ira verso me stesso, nell’accor-
germi del lieve disagio che provavo davanti a quella figura
di bronzo.
È — Ora che avete tutto minutamente ammirato, mio caro
collega in anticaglie — disse il mio ospite — iniziamo, vi
prego, una conversazione scientifica. Che ve ne sembra di
questa iscrizione, alla quale non avete ancora badato?
Mi mostrava lo zoccolo della statua, su cui lessi queste
parole: « CAVE AMANTEM ».
— Quid dicis, doctissime? — mi chiese, stropicciandosi
le mani. — Vediamo se ci troviamo d’accordo sul significato di
questo cave amantem!
— Ma — risposi — ha due sensi. Può tradursi: « Guardati
da colui che ti ama, diffida degli amanti». Ma, in questo
senso, non so se cave amantem sarebbe un latino aureo. Se
considero l’espressione diabolica della signora, crederei piut-
tosto che l’artefice abbia voluto ‘mettere in guardia lo spetta-
tore contro questa terribile bellezza. Perciò tradurrei: « Bada
bene a te, se ella ti ama >».
— Uhm! — fece il sig. di Peyrehorade. — Sì, è una spie-
gazione plausibile; ma, se non vi dispiace, preferisco la
prima versione, che tuttavia svilupperò. Sapete chi era l’aman-
te di Venere?
— Furono in molti.
— Sì, ma il primo fu Vulcano. Non si è, dunque, voluto
intendere: « Con tutta la tua bellezza, e con quell’aria tua
sdegnosa, avrai per amante un fabbro, goffo e sciancato »?
Una profonda lezione, signore, per le donne smorfiose.
Non potei fare a meno di sorridere, tanto la spiegazione
mi parve tirata per i capelli.
— E’ una lingua tremenda, il latino, con quella sua con-
cisione — osservai per non contraddire formalmente il mio
antiquario.
E arretrai di qualche passo per meglio contemplare la
statua.
— Un momento, collega! — aggiunse il sig. di Peyrehorade
trattenendomi per un braccio. — Non avete ancora visto tutto.
C’è anche un’altra iscrizione.
E, nel dir questo; mi aiutava ad arrampicarmi.
Mi aggrappai senza tanti complimenti al collo della Ve-
nere, con la quale cominciavo a prendere confidenza. La
guardai persino un momento sotto il naso, e la trovai da vicino
ancor più cattiva e più bella. Poi mi accorsi che vi erano,
incisi sul braccio, alcuni caratteri in scrittura corsiva antica,
come subito mi sembrò. Sforzando bene lo sguardo, con
l’aiuto degli occhiali, sillabai quanto segue, mentre il sig. di
Peyrehorade ripeteva ogni parola di mano in mano che la
pronunziavo, approvando col gesto e col tono della voce.
Lessi durique:
; VENERI TURBUL...
EUTYCHES. MYRO
IMPERIO FECIT. È #
Dopo la parola TURBUL della prima riga, mi parve che
Ù (1) < C'est Vénus tout entière à sa prole attachée ». (Racine, Fedra).
II
vi fossero alcune lettere consumate, ma TURBUL era perfet-
tamente leggibile.
— E significa?.. — mi domandò quegli raggiante, con un
sorriso malizioso, poichè era certo che non sarei così agevol-
mente venuto a capo di quel TURBUL.
— Vi è una parola che ancora non mi spiego — gli dis-
offerta a Venere per suo ordine ».
— Magnificamente. Ma di TURBUL, che ne fate? Che
vuol dire: TURBUL?
— TURBUL mi rende molto perplesso. Cerco invano qual-
che noto epiteto di Venere che possa aiutarmi. Vediamo, che
ne direste di TURBULENTA? Venere che turba, che agita...
Non vi sfugge che io continuo soprattutto a considerare la
sua espressione cattiva. TURBULENTA, ‘non è poi un epiteto
troppo arrischiato per Venere — aggiunsi in tono modesto,
anche perchè non ero io stesso molto soddisfatto della ‘mia
spiegazione.
— Venere turbolenta! Venere schiamazzatrice! Ah! cre-
dete dunque che la mia Venere sia una Venere da taverna?
Nientaffatto, signore; è una Venere di buona compagnia. Ma
vi voglio spiegare questo TURBUL... Voi però promettetemi
Gi non divulgare la mia scoperta finchè non avrò stampato
la mia relazione. Che volete? vado orgoglioso di questo mio
ritrovamento... Bisogna pur che ci lasciate qualche mannellino
da spigolare ‘anche a noi, poveri diavolacci di provincia. Siete
tanto ricchi del vostro, signori sapienti di Parigi!
Dall’alto del piedistallo ove ero tuttora appollaiato, gli
promisi solennemente che mai avrei commesso l’azione inde-
gna di rubargli la sua scoperta.
— TURBUL... signore — disse avvicinandosi e abbassando
la voce per tema che altri lo potesse udire — leggete TUR-
BULNERAE.
— Capisco quanto prima.
— Ascoltatemi bene. A una Iega di qui, ai piedi della
montagna, c'è un paese che si chiama Bulternera. Il nome
aeriva per. corruzione dal latino TURBULNERA. Nulla è più
comune di queste inversioni. Bulternera, signore, fu una città
1omana. Lo avevo sempre sospettato, ma non ne avevo mai
avuto la prova. La prova, eccola, Questa Venere era la divi-
nità topica della città di Bulternera, e questo nome, Bulter-
nera, del quale ho dimostrato ora l'origine antica, prova una
cosa ancor più curiosa, e cioè che Bulternera, prima di essere
una città romana fu ‘una città fenicia!
Si fermò un attimo, per riprender fiato e godere della mia
eg Io fui tanto bravo da rattenere una voglia matta di
ridere.
— Infatti — proseguì — TURBULNERA è puro fenicio.
TUR che in francese si pronunzia come se ‘fosse scritto
TOUR,... TUR e SUR, un’identica parola, vero? SUR è il nome
fenicio di Tiro; non occorre che ve ne-ricordi il senso. BUL,
non è altro che Baal, Bàl, Bel, Bul, lievi differenze fonetiche.
Per NERA, trovo invece qualche difficoltà. Sono tentato di
credere, in mancanza di una parola fenicia, che questa par-
ticella derivi dal greco neros, umido, acquitrinoso. Avremmo
dunque una parola ibrida. Per giustificare quel neros, vi mo-
strerò a Bulternera gli acquitrini infetti in cui sfociano i
fiumiciattoli della montagna, D’altra parte, la desinenza NERA
potrebbe essere stata aggiunta molto più tardi in onore di
Nera Pivesuvia, moglie di Tetrico, la quale si sarebbe resa
benemerita' della città di Turbul. Ma, in considerazione delle
pozzanghere, preferisco la derivazione etimologica da neros.
' Fiutò una presa di tabacco con aria soddisfatta.
— Ma lasciamo i fenici, e torniamo! all’iscrizione. Io dun-
que traduco: A Venere Bulternerense Mirone dedica per or-
dine di lei questa statua, sua opera.
Mi guardai bene dal criticare quella etimologia, ma volli
, provare anch’io il mio acume, e gli dissi:
— Un momento, signore. Mirone consacrò qualcosa, ma
non vedo affatto che fosse questa statua.
— (Come! — esclamò. — Non era forse Mirone un famoso
scultore greco? L’arte sua si sarà perpetuata nella sua stirpe:
deve essere stato qualcuno dei suoi discendenti a far questa
statua. Nulla è più sicuro.
— Ma — replicai — vedo sul braccio un forellino. Penso
che sia servito a fissare qualcosa, un braccialetto, per esempio,
che questo Mirone diede a Venere come offerta espiatoria.
Mirone era un amante infelice. Venere era irritata contro di
lui: la placò dedicandole un bracciale d’oro. Notate che fecit
ha spesso l’accezione di consecravit. I due termini sono sino-
nimi. Ve ne mostrerei più di un esempio se avessi sottomano
ii Gruter o l’Orelli. E’ naturale che un innamorato veda Ve-
nere in sogno e si figuri che la dea gli ordini di regalare un
braccialetto d’oro al suo simulacro. Mirone le consacrò dunque
un braccialetto... Poi i barbari, o: qualche ladro sacrilego...
— Ah, come si vede bene che avete scritto romanzi! —
esclamò il mio ospite, porgendomi la mano perchè scendessi.
— Nossignore, è un’opera della scuola di Mirone. Basta che
osserviate il lavoro, e lo dovrete ammettere.
E’ un mio precetto non contraddire mai più di tanto gli
antiquari ostinati. Perciò, chinai la testa con l’aria della per»
sona convinta dicendo:
— E’ un pezzo stupendo. ì
— Oh, Dio! — gridò il sig. Peyrehorade — ‘ancora un
atto di vandalismo! Avranno tirato un sasso alla mia statua!
Aveva scorto un segno bianco un po’ più sopra del seno
della Venere. Una traccia simile io notai sulle dita della
mano destra, e subito congetturai, o che fossero state tocche
dal sasso nella sua traiettoria, o che un frammento ‘si fosse
staccato dalla pietra per l’irruenza dell’urto, : rimbalzando
quindi sulla mano. Narrai al mio ospite l’oltraggio di cui
ero stato testimonio e il pronto castigo che ne era stato la
conseguenza. Ne rise molto e, paragonando il lavorante a
Diomede, gli augurò di vedere, al pari del greco @roe, tutti i
suoi compagni mutati in bianchi uccelli.
(continua)
IV
ALA
Pulizie
di primavera
A
E° ormai tempo di pensare
alla pulizia di primavera:
la famosa pulizia di primavera
che terrorizza mariti, bambini
e vicini di casa. Sono giornate
campali con nervi in giro, sgri-
date a volontà, pranzi all’inse-
gna del prosciutto e dell’uovo
.al tegamino. Poì finalmente
tutto è in ordine; la moglie
si riposa felice, îl marito sì
guarda in giro soddisfatto, i
bambini si danno da fare per
ristabilire il caos di prima.
Vogliamo stabilire insieme
alcuni punti fondamentali di
questa famosa pulizia? Se-
guendoli il lavoro sarà sempli-
ficato di molto con soddisfa-
zione di tutti e soprattutto
vostra.
1) Un’attenta verifica nel-
l'armadio delle provviste pri-
ma di iniziare le pulizie sarà
utilissima: non arrischierete di
cercare l’aceto - o il petrolio
senza trovarli.
2) Cominciate a pulire dal-
Valto cornicioni e finestre. Pri-
ma togliendo la polvere all’in-
grosso, poi passando la secon-
da volta più accuratamente e
infine lavando gli stipiti di
porte e finestre con acqua cal-
da e sapomnata. In ultimo i ve-
tri.
3) Mettete in ordine tutti i
cassetti e gli armadi di cuci-
VITADIEICA
dierta pito il resto è facile: « Eutichio Mirone fece ‘questa VI ATRIA OOO nn
na. Sia tutto pulito all’interno
prima di cominciare le puli-
zie este\‘e. Facendo il contra-
rio risc..ierete di cominciare
da capo.
4) Svuotate gli armadi, spol-
veratene l’interno e spruzzate-
vi un insetticida qualsiasi. La-
sciate aperto per qualche ora
poi rimettete a posto gli abiti.
Fate lo stesso per i cassetti.
5) Staccate i quadri piccoli
2)
dalle pareti, spolverateli e pu-
lite le cornici dorate con acqua
e aceto: lo straccio .sia appena
umido. I quadri grandi cer-
cate di pulirli lasciandoli sul
posto. Attenti alle tele: mano
leggera e piumino.
6) Avrete provveduto già
in anticipo a battere poltrone,
divani, materassi ecc. in modo
che non vi sia più nessuna oc-
casione di far polvere in casa.
L’ abito nuovo
O rmai sappiamo tutto sulle
nuova moda della primave-
ra 1958: che usa lo stile 1925,
che il successore di Dior. vede
le donne come trapezi, che i
tailleurs flou ‘sono la follia del-
l’anno. Si è parlato del rosso
incandescente, del rosa Benga-
la, del giallo ranuncolo, dei cap-
pellini lusinghieri, delle calze
color ambra e di quelle color
aragosta. Un caleidoscopio di
idee che lascia perplesse.
Eppure scegliere l’abito nuo-
vo non è poi così difficile: ba-
sta puntare sul classico e rin-
verdirlo. con qualche nota o
qualche particolare che dia lo
stile 1958. Il classico quest'anno
si chiama bleu. Fatevi dunque
qualcosa di bleu e sarete aggior-
nate quest'anno come un, altro
anno,
Cominciamo dal tailleur: il
tailleur bleu in primavera è at-
tualissimo, tiene il posto di
quello. nero, è altrettanto ele-
gante, può andare, appunto, do-
ve va quello nero; in compenso
è più fresco e meno impegna-
tivo. Quello più elegante sarà
portato con la camicetta di
chiffon bianco annodata al col-
lo: il nodo ricco e vaporoso. ‘in-
fiocchetterà la giacca e darà al-
l'insieme un aspetto particolar-
mente di freschezza. Più sem-
plice e più facile la camicetta
La moda infantile
La moda infantile si evolve sotto il segno della semplicità:
semplicità di \linea, di guarnizione, di esecuzione. Ogni ten-
denza troppo accentuata è sempre da scartare: l’abbigliamento
infantile non segna mai una certa nota di attualità ma piuttosto
richiede un certo clichè affermato nel tempo, Tuttavia V'in-
ventiva è nei particolari, sempre nuovi e sempre necessaria-
mente semplici; le pieghe, i motivi carrè, i piccoli colletti
rotondi, i polsini, le guarnizioni scozzesi, i profili di velluto,
le note di maglia a coste. Nel disegno, due ‘graziosi abitini
eleganti e semplici insieme.
di picchè e di mussola; nuovis-
sima la maglietta. arancione
che farà un contrasto nuovo e
molto chic, :
Fra tailleur e vestito, molto
belli i due pezzi stile marinaro
o a sacchetto, particolarmente
curati nella linea della. giacca
che deve essere appena appena
appoggiata. Il bleu sarà rischia-
rato da un profilo freschissimo e
bianco allo scollo sempre un po-
chino svasato.
Il vestitino bleu, infine, è il
vero vestitino della primavera,
quello che tutte le donne desi-
derano avere e che sta bene a
tutte. La formula chemisier sì
è rinnovata nel corpino chiuso
e più morbido quasi sempre leg-
germente blusante.: Il « sacco »
è sempre attuale, non è tramon-
tato affatto anzi ha acquistato
più linea per un maggiore sen-
so delle proporzioni; lo scollo
non è solo accennato, ma deci-
samente aperto sulle spalle.
Prima di decidere per l’abito
primaverile tenete presente che;
se siete molto piccole vi si
addicono i vestiti dalle forme
semplici, nette con guarnizioni
verticali, le giacchette corte, i
boleri, le princesses, le redin-
gotes;
se siete troppo robuste gua-
dagnerete molto in linea, adot-
tando stoffe secche e cedevoli e
scegliendo abiti con guarnizio-
ni o pinces in diagonale che si
assottiglino intorno alla vita,
scollature a punta;
se siete troppo alte trarrete
vantaggio tagliando la figura.
con larghe cinture, volanti,
grandi tasche, colletti impor- 1
tanti; gli accessori saranno i
fantasia, cioè borsette colorate, .
guanti a risvolto vivace, gonne
e camicette in tinte contra..
stanti, 3
Silvana
ghezza fra le perpendicola-
m. 162; larghezza massima
i ossatura, m. 24; altezza
ponte di costruzione, me-
10,75. L’immersione mas-
ha a pieno carico dalla li-
di costruzione è di m. 8,35,
portata lorda corrisponden-
di tonnellate 7.700, la staz-
lorda di tonnellate 20.000.
la nave è stata ordinata al-
saldo dal « Lloyd Tirreni-
di Genova l’8 marzo 1954,
postata il 9 giugno del ’56,
ata il 31 marzo del ’57 alla
senza del Ministro della
ina Mercantile on. Gen-
o Cassiani, madrina la si-
orina Franca Costa, figlia
dr. Federico Costa, tragi-
mente perito in un inciden-
automobilistico. E’ stata co-
ita secondo le prescrizioni
sotto la sorveglianza del
Registro Italiano Navale » e
lel « Lloyd's Register of Ship-
ing » per la più alta classe,
on bordo libero di galleggia-
ilità, e sarà adibita al tra-
porto di passeggeri e merci
‘a i Paesi del Mediterraneo
il Sud America. Corrisponde
noltre pienamente alle pre-
crizioni del «Regolamento per
sicurezza della vita umana
î mare », a quanto stabilito
lalla « Convenzione per la si-
urezza della vita umana in
nare » del 1948, alle « Dispost-
ioni per la prevenzione e la
estinzione degli incendi a bor-
do delle navi mercantili », alle
« Condizioni per l’igiene e la
abitabilità degli equipaggi a
bordo delle navi mercantili
nazionali », alle leggi e rego-
lamenti per le navi da pas-
seggeri in genere e per il tra-
sporto degli emigranti. La na-
ve infine soddisfa ai regola-
inenti per la navigazione nel
Canale di Suez e nel Canale
di Panama.
L'apparato motore ha le se-
guenti principali caratteristi-
che: potenza normale, 26.000
C.A. a 140 giri al 1’; potenza
massima continua, 28.600 C.A.;
potenza normale a marcia in-
dietro, 15.500 C.A.; pressione
vapore in caldaia all’uscita del
surriscaldatore, 45 kg./cmq.;
iemperatura del vapore in cal-
daia all’uscita del surriscalda-
tore, 455° C.; pressione vapore
all'ammissione alle turbine
principali e ai gruppi elettro-
geni 44 kg./emq. E’ costituito
da: due gruppi turbine dispo-
sti in un unico locale, compo-
sti ciascuno di una turbina di
alta pressione e di una turbina
di bassa pressione che coman-
dano la corrispondente linea di
alberi a mezzo di un riduttore
ad ingranaggi (ogni gruppo
ha una turbina per la marcia
indietro incorporata nella tur-
bina di bassa pressione a mar-
cia avanti); tre caldaie a tubi
d'acqua funzionanti con com-
bustione a nafta sistemate in
un unico locale a proravia del
locale turbine; una calderina
a tubi d’acqua a tiraggio bi-
lanciato funzionante con com-
bustione a nafta, sistemata nel
locale caldaie principali; mac-
chinari ausiliari. Le motrici
principali Ansaldo e "le tre
caldaie Ansaldo - Foster Whee-
ler sono state costruite al no-
stro stabilimento Meccanico e
ie due eliche di bronzo al man-
ganese alla nostra Fonderia.
La strumentazione della
« Federico C.» è quanto di
più moderno oggi esista. In
particolare è dotata di: tre
bussole magnetiche a liquido,
una bussola giroscopica con
giropilota automatico con cin-
que ripetitrici, un radar, un
ecometro a registrazione con-
tinua, un solcometro elettrico
con segnalazione in scala nau-
tica, un inclinometro, un indi-
catore a distanza delle immer-
sioni.
L’impianto elettrico in tutte
le sue sistemazioni corrisponde
alle norme dei Registri di clas-
sificazione per la più alta clas-
se, alle norme dell’Associazio-
ne Elettrotecnica Italiana ed
alle prescrizioni della Conven-
zione di Londra del 1948. Esso
è alimentato dai seguenti ge-
neratori: quattro turbo-dinamo
principali da 800 kW. a 220 V.
corrente continua, un diesel-
dinamo di emergenza da 200
kW. a 220 V. corrente conti-
nua, tre convertitori da 250
kW. a corrente alternata tri-
fase a 200/127 V., 50 periodi,
cosfì 0,8, con eccitatrice coas-
siale, una batteria di accumu-
latori di emergenza da 50 kW.
ora a 220 V.
La «Federico C.»
ospitare 103 passeggeri nella
prima classe, 45 nella inter-
cambiabile di prima e secon-
da, 202 nella seconda classe,
106 nella intercambiabile di
seconda e terza, 438 nella ter-
za classe cabina, 318 nella ter-
za ciasse intercambiabile, per
un totale massimo di 1212 pas-
seggeri. L’equipaggio sarà
composto di 261 uomini tra uf-
ficiali e marinai.
Dopo la « Gripsholm », la
« Federico C.» è la seconda
nave costruita al nostro Can-
tiere di Sestri munita di sta-
bilizzatori « Denny - Brown ».
E, come già per l’unità sve-
dese, il collaudo degli stabi-
lizzatori ha destato il massimo
interesse ed ha dato brillanti
risultati.
Alle prove sono intervenuti
il dr. Angelo Costa, il dr. Gia-
como Costa, l’ing, Mario Co-
sta, il dr. Luigi Costa per la
Compagnia armatrice; il dr.
Filippo Cameli e gli armatori
fratelli Corrado; gli ingg.
Candido e Leonardi per il Re-
gistro Italiano Navale; l’ing.
Grasselli e il sig. Follo per il
Lloyd’s Register; il cav. Lem-
mi e il sig. Cuneo per l’Ame-
rican Bureau; l’ing. Cimmino
per la Vasca navale. Per l’An-
saldo erano presenti il Diret-
tore Generale ing. Lombardi,
il V. Direttore Generale ing.
De Vito, il Direttore Centrale
e Direttore del Cantiere di Se-
stri ing. Cristofori che ha di-
retto le prove, il Condirettore
e il V. Direttore del Cantiere
di Sestri ingg. Boero e Paz-
zano, il Condirettore dello Sta-
bilimento Meccanico ing. Za-
netti, il Capitano d’'armamento
Beretta, comandante della na-
ve alle prove, il consulente de-
gli apparati motori ing. Boz-
zo, gli ingg. Luzzatto, Parodi,
Conti Barbaran ed altri tec-
nici,
Il 13 marzo, alle ore 20, nel
salone di 1.a classe della nave,
ormeggiata nel porto di Ge-
nova, è avvenuta la cerimonia
di consegna.
Hanno firmato il dottor An-
gelo Costa per la Compagnia
armatrice e gli ingg. Lombar-
di, Cristofori e Casaccia, ri-
spettivamente Direttore Gene-
rale, Direttore Centrale e Di-
rettore Commerciale Navale
dell’Ansaldo. Subito dopo
‘’ing. Lombardi ha rivolto pa-
role augurali alla nuova unità.
Ha risposto il dr. Costa, con
parole di ringraziamento e di
augurio per la nostra Società.
Dante Jannone
potrà
A destra, dall’alto: il quadro elettrico principale; il quadro di
manovra in sala macchine; particolare del locale degli stabiliz-
zatori « Denny Brown »; la firma dei documenti di consegna della
nave (da sinistra: il
Direttore Centrale
Direttore Generale
ing. Cristofori, il
ing. Lombardi, il
dottor Angelo Costa).
Durante la seconda quindicina di febbraio sono state esaminate dai comitati della « Cas-
setta delle idee » 114 proposte, di cui 34 sono state premiate. Ecco il dettaglio:
MECCANICO. Proposte esaminate 102, di cui 30 premiate.
CANTIERE DI LIVORNO. Proposte esaminate 12, di cui 4 premiate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di lire 50.500.
Tra i premiati
della quindicina precedente risultano i
seguenti
dipendenti dello stabili-
mento CMI: Giovanni Angrisani, Mario Brassesco, Enrico Bruzzo, Erzio Cadenasso, Giuseppe
Canepa, Agostino e Primo Fassone, Luigi Ravera, G. B. Risso, Giuseppe Romano, Bruno Casarini
Bilancio di 4 anni al Meccanico
Col 1.0 febbraio 1958 ha
chiuso il suo quarto anno di
vita la « Cassetta delle idee ».
Con questa iniziativa la no-
stra Azienda si prefisse di
promuovere un sempre più vi-
che continua a dare il maggio-
re contributo alla presentazio-
rie di proposte utili (n. 398),
seguito dal COL (n. 207), dal-
la MAN (n. 191), dal PRO/
TEMPI (n. 163), dal MARB
1954
DICE LIRE
2700
2260
200
2'000
1900
reco
Toe
réoo
6800
1956 1957
vo spirito di collaborazione del
personale, di contribuire a mi-
gliorare i procedimenti di la-
voro, sia dal punto di vista
della qualità che dell’econo-
mia, di semplificare i servizi,
di ridurre i consumi.
Le reticenze iniziali e i pes-
simistici pronostici di taluni
sono stati, sia pure lentamen-
te, superati, e ciò che è degno
di rilievo è il fatto che le nu-
merose proposte a carattere
polemico e critico hanno cedu-
to a mano a mano il passo a
quelle costruttive.
Si può dire che sia il tono
umano e sia il contenuto tec-
nico delle proposte si sono
elevati di livello, denotando
in ogni settore del personale
un sempre più vivo interessa-
mento per i problemi della
produzione,
E il confronto dei risultati
numerici ottenuti, cioè il nu-
mero delle proposte premiate
e l'ammontare dei premi di-
stribuiti, confermano il miglio-
rato senso di contribuzione,
Riportiamo qui di seguito un
breve consuntivo di quanto è
stato fatto in questi quattro
anni di vita.
Dobbiamo segnalare anche
quest'anno il Reparto MAPI
IO
(n. 141) e dalla MAGR (nu-
mero 101).
I numeri consuntivi in com-
plesso sono stati:
Numero delle proposte evase 7061
Numero delle proposte premiate 2068
Percentuale 27,20%,
Premi corrisposti:
da li. 750 -- 1000. . n. 1516
o» 1500 -- 4000. . » 486
» 5000: 10000 . . » 37
è» 12000 -- 30000 . . »® 20
» 40000 -:- 75000 . . » 7
» 100.000 . . . . . » 2
Premi supplementari di cu-
mulo corrisposti:
per ogni 5 proposte premiale, n. 97;
» +» 10 » è è 4;
» 0» 15 » o 36;
è» 20 » ‘ » 24
» 25 » " » 24;
è» 30 » » v_ 19
» 35 Ù » » 15;
o 40» » » 12;
> 46.0». 1
sè» 50 » » » 8
Argomenti trattati dalle 2068
proposte premiate:
miglioramenti tecnici, cicli lav. ecc. n. 1261
miglioramenti servizi generali . . o 375
miglioramenti ambientali . . .» 285
miglioramenti antinfortunistici . . + 147
Ci auguriamo che i risultati
del nuovo anno, da poco ini-
ziato, segneranno una ulterio-
re ascesa,
Proponenti | Proposte
Bepari)e:Uiflei premiati | premiate
- 11
- 2
Si 1
- 17
- 10
e 21
” 16
- 6
- 30
a 25
- 4
- 3
- 16
- 14
- 18
- 27
- 1
- 14
E 9 4
- 9 3
È 6 25
4 7 18
- 5 9
- 4 8
- TRATT /FUCI 8 ci
- TRAG/FOMB 2 2
AMA h 14
CAL —_ .
CAM 9 16
DIL 5 11
MOES/TER 1 4
MOP — -
ORG 6 46
PER 1 2
PRO /CALD 3 #
PRO /MOT A 8
PRO/TEMPI 12 163
PRO /TURB 4 8
PRO/UTO 12 21
SAM —_ -
TET 6 14
TUM /TUT 9 19
E Propposte
E Reparto 0 Ufficio Son din.
e în forza
è
media ano.
l MAPI
2 PRO /TEMPI
3 COL
A ORG
5 TRATT /FUCI
6 AMA
7 MARB
8 PRO/CALD 0,219
9 SEVA 0,189
10 PRO/UTO 0,150
11 PRO /TURB 0,143
ke; DAT ,
13 MAN
14 MAME
l4bis PRO /MOT i
15 CAM 0,098
16 DENT 0,088
17 MAG 0,081
18 MOME 0,081
19 MOTU 0,077
20 LAB 0,070
21 MOVE 0,069
22 MAGR 0,068
23 DIL 0,085
24 TUM /TUT 0,064
25 PALE £
26 TET
27 CALD
28 RID
29 MOES/TER 0,041
50 SALD 0,036
31 VIG 0,035
32 AMPI 0,022
33 PER 0,022
34 PIST 0,021
55 TRAG /FOMB 0,016
36 MOGR 0,013
37 SAPR 0,014
38 MENSA 0,004
INDUSTRIA LIGURE PENNELLI E SPAZZOLE
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PORTICI” XX SETTEMBRE, 172 r.
TUTTE le NOVI
di STAGIONE
iI
10°/
PRESENTANDO: IL TAGLIANDO
DI QUESTO AVVISO
|} andamento del fenomeno
infortunistico in questi
ltimi anni è stato tutt'altro
favorevole, sia per il no-
ro stabilimento, sia per tutto
complesso dell'Azienda,
iò si è verificato malgrado
interessamento sempre più
o dei comitati di sicurezza
malgrado le spese ingentis-
me che sono state fatte e si
nno facendo per adeguare
impianti e le attrezzature
le disposizioni del Decreto
esidenziale n. 547 del 27
prile 1955, che detta le nuove
e per la prevenzione de-
lì infortuni sul lavoro e che
entrato in vigore il 1.0 gen-
o 1956.
E' parso pertanto necessario
cogitare qualcosa che potes-
‘ravvivare nelle maestranze
mentalità antinfortunistica,
erando sul fattore umano,
quale si ravvisa una par-
i preponderante delle cause
i infortunio.
Si è pensato che, per susci-
are l'interessamento di tutti
lavoratori all’annoso proble-
più che le sanzioni disci-
linari e penali prescritte dal-
legge, potesse giovare il ri-
orso all’emulazione fra uo-
ini e reparti, stimolata dal-
erogazione di premi in dena-
Si è deciso, in definitiva, di
andire un concorso a premi,
eguendo i suggerimenti dati
lla Finmeccanica e le diret-
Ive impartite dalla DIG.
Entrati in questo ordine di
dee, si doveva definire la for-
del concorso, avendo da
cegliere fra tipi diversi, ba-
ati su diversi prircipii. Il
toblema è stato portato, per-
, al comitato RELP, che lo
a abbondantemente discusso
n tutti i suoi aspnetti.
Si è giunti così alla for-
dulazione di un regolamento
Îì concorso, che, con qualche
itocco, è stato approvato dal-
DIS e dal Direttore Gene-
ale, ed è stato lanciato, in via
perimentale, per il semestre
0 febbraio - 81 luglio 1958.
Gli articoli del regolamento
ono i seguenti:
«1) Un concorso a premi in de-
aro per gruppi viene istituito a
tolo sperimentale al fine di con-
ibuire alla diminuzione degli in-
ortuni nella nostra Fonderia, at-
verso la partecipazione attiva e
îteressata di tutti i lavoratori,
2) Al concorso partecipano gli
perai e gli impiegati d'officina dei
izi, officine e reparti sotto elen-
a Alcuni reparti sono accop-
ti al fine di rendere più orga-
a e sistematica la partecipazio-
e alla gara:
ON + FOBO; GHIS/ANIME +
+ GHIM; GHIS/SBAV;
GHIV /CAROS +
3 MAN; MECC; MODE; TRI.
18) Sono esclusi dal concorso gli
ppartenenti a reparti o servizi
he, per la minima pericolosità dei
Vvori cui sono adibiti, sono sog-
i solo molto raramente al ri-
thio di infortunio.
4) Il concorso ha Ja durata di
mesi 6, dal 1.0 febbraio al 31 lu-
o 1958, e comporta l’'assegna-
one di un primo premio e di
a secondo premio.
(5) Oli obiettivi da
J]er poter vincere sono:
raggiungere
LOTTA CONTRO GLI INFORTUNI
n concorso
a premi
n Fonderia
a) per aver diritto al primo pre-
mio: una diminuzione di almeno il
50% rispetto alla media di infor-
tuni verificatisi nei quattro seme-
stri precedenti;
b) per aver diritto al secondo
premio: una diminuzione di alme-
no il 30% rispetto alla media di
cui al paragrafo a),
Si intende che vinceranno i grup-
pi che avranno superato maggior-
mente le percentuali fissate,
6) Se gli obiettivi non verranno
raggiunti da alcun gruppo, non
verrà assegnato alcun premio,
7) L'ammontare dei premi viene
così fissato:
l.0 Premio: L. 5.000 per ogni
operaio o impiegato d'officina ap-
partenente al gruppo ciassificatosi
primo.
2.0 Premio: L. 3.000 per ogni
operaio o impiegato d'officina ap-
partenente al gruppo classificatosi
secondo.
8) Sono esclusi
ne quegli
ficina
dalla premiazi
impiegati d’of-
appartenenti ai gruppi vin-
che abbiano subito richiam
0 punizioni da parte dei propri su
periori per non aver fatto uso dei
protettivi (occhiali, guanti ,
arponi, gambali, maschere, ecc.)
o per aver sistematicamente trascu-
rato le norme di sicurezza e coloro
che abbiano subito infortuni dovuti
a loro esclusiva disattenzione o col-
pa, durante i sci mesi del con-
corso.
9) Le medie degli infortuni veri.
ficatisi nei semestri precedenti e
gli obiettivi da raggiungere, saran-
no pubblicati su appositi cartelli
Sui cartelli verranno riportati an
operai 0
che, a mano a mano, gli infortuni
che si verificheranno nel semestre
di gara.
10) Per eventuali chiarimenti ri-
volgersi ai Capi ».
Come si vede, si tratta di
un tipo di concorso a premi
per gruppi, basato sulla ridu-
zione del numero degli infcr-
tuni indennizzabili, rispetto al
numero verificatosi mediamen-
te nei quattro semestri prece-
denti. Sono stati fissati due
traguardi, al 50% e al 30% di
riduzione, ai quali corrispon-
de, rispettivamente, un premio
di L. 5.000 o di L. 3.000 per
ogni lavoratore,
Sono stati ammessi a parte-
cipare al concorso, oltre agli
operai, tutti gli impiegati di
officina, perchè, pur essendo
sottoposti ad un grado di ri-
schio minore, essi possono in-
fluire con opera di persuasio-
ne e di prevenzione (soprat-
tutto se si tratta di Capi) sul
comportamento degli altri la-
voratori.
Per contro sono stati esclu-
si dal concorso tutti i lavora-
tori occupati in attività che
comportano un minimo rischio
(vigilanza, collaudo. pulizia,
ecc.), nonchè il personale ad-
detto alla mensa, che svolge
un lavoro troppo diverso da
quello delle officine.
Il tipo di concorso e il re-
golamento di gara certamente
non sono perfetti, ma rappre-
sentano quanto di meglio si
potesse escogitare in Fonderia,
dato il genere di lavorazioni
che si compiono nel nostro
stabilimento, Delle inevitabili
critiche e proposte di miglio-
ramento si terrà conto nella
eventualità di dover ripetere il
concorso nei semestri succes-
sivi.
Quello che conta ora, so-
prattutto, è il risultato, e di
questo riparleremo alla fine di
iuglio.
Davide Masperi
MINT EZAARAAIARARAAAAAAAAARAAAeatneaaI®
CINESELEZIONE|
E
I dieci Comandamenti china da presa spietatamente
ingigantisce ogni angolo,
uesto film tiene cartello ogni mossa del personaggio,
A) da quaranta giorni nelle € dove ogni parola va pe-
maggiori città italiane; il sata, sono veri guai,
biglietto d’ingresso costa 700 Così, nella fastosa corte
lire; fuori del locale ci sono del Faraone, tra pesanti ten-
gli orari come per i treni; daggi che sembrano quelli
la durata dello spettacolo è del salotto della contessa
di quasi quattro ore; i” fal- Maffei, mentire le balleri-
chi sacri” di cartone hanno nette danzano, s’intessono
invaso i marciapiedi di via trame e si scontrano gelosie
Venti Settembre; tutti ne femminili. Anne Baxter è &
parlano, tutti ne scrivono, una cipettuola Nefhertale che
sicchè anche il portoghese vuole l’amore di Mosè
non può più a lungo tacere. (Charlton Heston), il quale
All’inizio del film esce da è ancora un principe guer-
riero e vittorioso che suscita
una tenda di velluto rosso scita =
Cecil B. De Mille, in smo- l'invidia di Ramesse, il fe
king (il regista principe di glio del Faraone {un Yul
Hollywood, rotto a tutte le Brinner più calvo che mai),
fatiche) che ci assicura di Ecco un saggio del brillante
aver letto i testi antichi, it dialogo: ” La tua fragranza
Pentateuco, Filone di Ales- è simile al vino di Babilo-
sandria e alcuni romanzetti nia, o Nefhertale!”, Oppure:
americani, e ci comunica che " Solo le tue labbra potranno
nel film tutto è colossale: calmare la mia sete RE n È
technicolor, vistavision, in- John Dereck è un Giosuè
teri eserciti. di comparse, avventuroso che sta fra Tar-
cenografie imponenti, un zan e lo sceicco bianco, In
ES » cast” eccezionale una nu- tanto nei campi di lavoro gli
= merosa ” troupe” restata per schiavi ebrei soffrono tutte
mesi nei deserti d'Egitto e le pene possibili, sotto la
del Sinai, Siccome tutto è sferza degli aguzzini, e la
nuova città sorge a ritmo di
” prefabbricazione”. C'è an-
che qui un losco traditore, ed
è Dathan, un Edward Robin-
son più bieco che mai.
Poi Mosè scopre di essere
ebreo, si pone alla testa del
proprio popolo, lo porta in
salvo al di là del Mar Rosso
che si apre al suo passaggio,
colossale si sono spesi cen-
tinaia di milioni, ci sono ben
quattro sceneggiatori, decine
di costumisti, ecc,
E si comincia. Si sente su-
bito che i romanzetti ameri-
cani hanno colpito la fanta-
sia di De Mille molto di più
che non la lunga lettura dei
testi sacri: la psicologia dei
personaggi è completamente gli consegna le tavole po
assente, lo sfondo storico an- Dieci Comandamenti s o
che, la tragedia collettiva del porta fino alla Terra Pro-
opolo ebreo è esterioriz- messa. Ma la lunga odissea
del popolo ebraico nel de-
ata, lo spirito religioso mal a
serlo non si vede (e qui si
compreso.
Finchè siamo nelle scene rimpiangono davvero le due
di massa, in campo lungo, ©Te € più spese per narrarci
passi! (Com'è vero, però, gli insignificanti armeggii
amorosi alla corte egizia, e
che il progresso tecnico non
erve a niente, se non c'è la
mano dell'artista; Griffith,
quarant'anni fa, con una
perfetta e muta pellicola in
bianco e nero, quali scene di
le piaghe d'Egitto a fumetti)
forse perchè lo stesso De
Mille, che pur non manca di
coraggio, non ha osato af-
frontare simile argomento.
Casì il film termîna, in
e, î p, vedere
caga ue vista del serpeggiante Gior.
metterci!). Ma quando ar- dano, dopo quattro intermi-
riviamo ai primi piani, alle nabili ore.
scene in interni, dove la muc- IL PORTOGHESE
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II
IL LAVORO NEI TEMPI
G uardate bene questa scena: ha qualcosa di apocalittico, di dantesco, dove tra il fumo
e le catene gli uomini si muovono come oggetti di una biblica condanna Eppure non si
tratta di un documento preistorico, ma di una officina dove hanno lavorato i nostri padri.
Con la nostra rassegna siamo ormai giunti alla fine del secolo scorso. L’illustrazione
che presentiamo è tolta da un libro edito dai F.lli Treves nel 1879, intitolato « La scien-
za in famiglia» che, secondo quanto scrive l’autore, Luigi Figuier, nella prefazione, si
proponeva di portare « la scienza in famiglia, farla sedere al focolare domestico, affinchè
ci porga la spiegazione dei diversi atti che si compiono nel corso dell’esistenza ». Così,
dopo aver parlato delle bevande, degli alimenti, dei condimenti, del sapone, dei tessuti,
del cuoio e delle stufe, il libro nel capitolo nono parla dei minerali utili ed i metalli
usuali.
La scena, secondo la didascalia originale, mostra « lenorme pezzo da lavorare alla
fucina che esce abbagliante dal forno; gli uomini manovrano per condurlo sotto il mar-
tello-pestone o maglio ».
Secondo la spiegazione dello stesso Figuier, l’operazione si chiamava « cingler la
loupe » e «... si fa oggidì con un martello-pestone, massa del peso di 800 chilogrammi,
sollevata dal vapore, che si alza e si precipita per il suo peso, con movimenti molto
variati e molto misurati ».
Notate che la gru è manovrata a mano da quel gruppo di operaì che sta sullo sfondo
a sinistra, mentre il gruppo centrale manovra il pezzo incandescente, e sull’incastellatura
del maglio sta, pronto alla manovra, il «fabbro del martello-pestone ».
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La vignetta rappresenta la vetrina di una libreria con le copertine
dei libri ben visibili. Nel disegno, però, c'è un errore, in quanto
una delle opere non è stata scritta dall'autore indicato, Si tratta
di individuare l'errore e comunicarci — entro il 20 aprile pros-
simo — il titolo dell'opera in questione, Sono in palio, per sor-
teggio, i seguenti premi: 1) una batteria da cucina; 2) una bi-
lancia per famiglia; 3) un tovagliato per sei persone: dal 4) al
13) uno dei seguenti libri offerti dalla Casa editrice « Vallecchi »
di Firenze: «Il museo delle figure viventi» di Bruno Cicognani,
« Giordano e la paura » di David Invrea, « Concerto domenicale »
di Nicola Lisi, « Siamo tutti bambini > di Carlo Bernari, « Dove
abita il prossimo » di Giuseppe Cassieri; 14) e 15) due scatole
ciascuno di cacao « Perugina ».
12
CET n n
LIVORNO
VIA GRANDE, 36 - tel. 2.44.18 ang. Piazza Guerrazzi
VIA GRANDE, 43 - tel. 2.51.37 ang. Via della Madonna
difficile campo dell’edi-
N DI
toria — ha molto corte- A\ \
semente consentito non iù
soltanto ad inviarci, per \ A re
recensione, i più interes- \
santi volumi di nuova
pubblicazione (fra breve
inizieremo un’ apposita
rubrica), ma anche a do-
narci un cospicuo nume-
ro di opere di noti e af-
fermati autori italiani e
stranieri, opere che, via
via, andremo mettendo
in palio nei nostri con-
corsi.
Andranno, per intanto,
ad arricchire la bibliote-
ca dei nostri lettori
seguenti volumi: « Siamo
tutti bambini» di Carlo
Bernari; « II museo delle
figure viventi» di Bruno
Cicognani; «Dove abita
il prossimo » di Giusep-
pe Cassieri; « Giordano
e la paura » di David In-
vrea; «Concerto dome-
nicale » di Nicola Lisi;
« Destinazione Universo »
di Piero Pieroni.
Segnaliamo ai lettori
il simpatico e generoso
gesto dell'editore Vallec-
chi, al quale va tutta la
nostra riconoscenza.
Generoso gesto
iell’ editore Vallecchi
L'editore Vallecchi —
uno dei più attivi e in-
telligenti fra quanti
operano, in Italia, nel
nell’ epoca dello ‘industrial da
> Dal Sal
nd
i a
LL
RETTE TETTO)
TUTTI nen
15 aprile scade il termine
Ja presentazione delle opere
concomso fotografico « Vee:
ia Genova », Si invitano i soci
a Sezione e i simpatizzanti
partecipare numerosi, non s0-
per dimostrare quanto sia
a in molti la passione per la
tografia, ma anche perchè
sta è una buona occasione
aggiudicarsi un bel premio.
desto concorso, col quale si è
ziata l’attività della Sezione
ografica, è stato voluto espres-
mente a tema obbligato per
valutare, su un piano
la proprietà del lin-
aggio e la chiarezza dell’in-
ione,
a Sezione è aperta tutti i
e venerdì dalle ore
alle 23 in via Sestri n, 33/2,
solo per ricevere fotografie,
anche per agevolare i soci
l'acquisto del materiale me-
bte il rilascio di buoni con-
mplanti un sensibile sconto,
ubblichiamo il regolamento
concorso e avverliamo che
Segreteria è a disposizione
| chiunque desideri maggiori
hiarimenti,
REGOLAMENTO
«Sezione fotografia e cinema
passo ridotto » comunica il rego-
mento del « 1.0 concorso fotogra-
in bianco e nero» sul tema
fecchia Genova », riservato agli
triti del Dopolavoro Ansaldo:
- Saranno accettate fotografie ri-
danti non soltanto soggetti ar-
hitettonici e panoramici relativi
Grande Genova, ma anche foto-
fe raffiguranti tipî e personag-
caratteristici nella loro tradizio-
occupazione,
Le opere dovranno essere ine-
e e non dovranno essere state
entate in precedenti concorsi.
Saranno accettate non più di
nque fotografie per concorrente,
nti formato minimo 18x24 e
ssimo 30x40, montate su sup-
0 di cartone rigido, formante
torno un bordo di 5 em. Saranno
ettati anche formati quadrati,
rchè di analoghe dimensioni,
— Sul retro del supporto dovrà
ere chiaramente indicato a ma-
un motto, il titolo del sogget-
se possibile, dati tecnici della
afia; il motto dovrà essere
tuto su una busta chiusa con-
ente: nome, cognome, indirizzo
tabilimento di appartenenza del
orrente,
Le iscrizioni al concorso, die-
ersamento di lire 100 per ogni
peorrente, verranno accettate
esso la Segreteria del Dopolavo-
in Genova-Sampierdarena, via
nnio 5/1, e nelle sere di mar-
e venerdì, dalle ore 21 alle 23
o la Sede della sezione in via
tri n, 33 int. 2.
Un'apposita Commissione giu-
trice stabilirà la graduatoria per
egnazione dei premi in palio.
remi non saranno cumulabili.
La mostra sarà aperta al pub-
to dal 25 al 27 aprile p.v., nei
del Dopolavoro in via Sten-
, La premiazione si effettuerà il
no 27 alle ore 10.
A mostra ultimata le fotogra-
verranno restituite ai proprie-
i che potranno ritirarle presso la
ione nei giorni di martedì e ve-
di. 1 Dopolavoro si riserva la
oltà dell'acquisto di varie opere,
verranno compensate adegua-
nente.
Viene assicurata la maggiore
genza nella conservazione ed
posizione delle opere presentate,
si declina ogni responsabilità
eventuali danni subiti dal ma-
ale per casi fortuiti o di forza
- La partecipazione al concorso
iplica l'accettazione integrale e
ondizionata del presente regola-
nto.
La Commissione giudicatrice sa-
composta dai seguenti signori:
do Della Casa (E.F.L.A.P.), Pi-
Barigelli (F.F.I.A.P.) e Dante
gini.
PREMI
1) Medaglia d'oro mm. 24 e por-
foglio contenente un buono per
L. 10.000 di materiale fotografico
(offerto dalla Società « Kodak » di
Milano); 2) Medaglia d'oro mm, 21
e premio in materiale cine del va-
lore di L. 10.000 (offerto dalla So-
cietà « Gevaert » di Milano); 3) M
daglia d’oro mm. 18 e macchina
fotografia « Digna » 6 x 6 con astue-
cio (offerto dalla Ditta « Crovetto »
di Genova); 4) Medaglia d’argento
grande e materiale fotografico del
valore di L. 4.000 (offerto dalla
Ditta « Ippolito & Cattaneo » di Ge-
nova); 5) Medaglia d'argento media
e materiale fotografico (offerto
dalla Società «€ Erca » di Milano);
6) Materiale fotografico del valore
di L. 3,000 (offerto dalla Ditta
« Ferrania » di Milano); 7) Mate-
riale fotografico del valore di lire
2.000 (offerto dalla Società « Tensi »
di Milano); 8) Materiale fotografico
del valore di L. 2.000 (offerto dalla
Società « Ferrania » di Milano); 9)
Materiale fotografico del valore di
L. 1.000; 10) Materiale fotografico
del valore di L. 1.000.
Nuova Sede sociale
a Genova Sestri
In conseguenza dello svilup-
po che le varie Sezioni vanno
assumendo, si è reso neces-
sario il decentramento di al-
cune attività. Pertanto, dal 1.0
marzo, è stata aperta una nuo-
va Sede a Genova Sestri, in
via Sestri 33/2, dove sono sta-
te allogate le seguenti Sezioni,
il cui orario è appresso speci-
ficato:
Arti figurative e modellismo
(lunedì e mercoledì dalle 18,30
alle 19,30) - Bocciofila (giove-
dì dalle 21 alle 22,30) - Caccia
(mercoledì dalle 21 alle 22,30)
- Fotografia e cinemu a passo
ridotto (mercoledì e venerdì
calle 21 alle 22,30) - Motori-
smo (martedì dalle 18 alle
19,30) - Pallavolo (martedì
dalle 20 alle 22).
SEZIONE PALLAVOLO
I successi dei giovani
La squadra giovanile continua
a mietere successi nel campio-
nato del « Centro Sportivo Ita-
liano », La sua posizione in
classifica si è maggiormente
consolidata dopo le ultime bri].
lanti affermazioni, e tutto Ja-
scia prevedere che si possa
giungere alla vittoria finale. La
nostra sorprendente squadra ha
dimostrato di avere le carte in
regola per tendere a questo lu-
singhiero risultato, nonostante
il duro ostacolo rappresentato
dalla « Monteoliveto », che ap-
pare una compagine particolar-
mente preparata.
Anche se i nostri giovani pa]-
lavolisti dovranno ammainare
le loro ambizioni, quanto hanno
già fatto è superiore al previsto
e costituisce fonte di grande
soddisfazione,
Intanto la squadra titolare
continua gli allenamenti a rit-
mo sempre più intenso, al fine
di presentarsi degnamente pre-
parata al prossimo Campionato
di Serie C.
SEZIONE
TURISMO
Visita alla XXXVI Fiera di Milano
Il Dopolavoro Ansaldo, con la
collaborazione de «l’Ansaldino»,
organizza per il 19 aprile una
gita a Milano per la visita alla
XXXVI Fiera Campionaria, Le
quote di viaggio sono le se-
guenti:
— Soci e famigliari a carico
lire 600.
— Non soci, lire 1.000,
Il biglietto d’ingresso alla Fie-
ra può essere richiesto all’atto
della prenotazione al prezzo di
L. 250. Le iscrizioni si ricevono
presso i Delegati di stabilmento
fino al 10 aprile. Sulla domanda
di adesione dovrà essere speci-
ficata la località di partenza.
Tale indicazione, per ragioni or-
ganizzative, deve ritenersi as-
solutamente impegnativa.
L’orario è il seguente: Genova
(Piazza Vittoria - Palazzo Pre-
videnza) ore 5,30 - Sampierda-
rena (Via Cantore - verso Piaz--
za Montano) ore 6 - Rivarolo
(Piazza Durazzo Pallavicini)
ore 6 - Bolzaneto (Via della
Stazione) ore 6 - Sestri (Piazza
Poch) ore 5,30; - Voltri (Capoli-
nea Celere A) ore 5,15 - Pegti
(Mediterranée) ore 5,30 - Corni-
gliano (Semaforo) ore 5,45 - Ar-
ripo a Milano ore 10 - Partenza
dal Castello Sforzesco (Parco
Sempione) ore 19,30,
L'orario di cui sopra è im-
pegnativo, Pertanto coloro che
si presenteranno alla partenza
da Genova o da Milano in ri.
tardo e non potranno perciò
fruire degli autopullman a di-
sposizione, non avranno diritto
ad alcun rimborso, nè totale nè
parziale, Inoltre nessun rimbor-
so è riconosciuto per causa di
assenza dovuta a qualsiasi
gione.
Ottime previsioni
per Îla gita a Parigi
L'annuncio della gita a Pa-
rigi ha destato, com'era lecito
attendersi, un vivissimo interes-
se. I commenti suscitati dal
rieco programma e dalle ecce-
zionali condizioni offerte dal
nostro Dopolavoro sono stati
generalmente favorevoli, tanto
da far prevedere un numero no-
tevole di adesioni. Le voci rac-
colte qua e là, nei vari Stabi-
limenti, ci fanno infatti pen-
sare che si giungerà ben pre-
sto al tutto esaurito. Purtroppo
la quota massima di presenze
consentita, pur essendo alquan-
to elevata, non basterà certa-
mente a soddisfare tutte le ri-
chieste di partecipazione che ci
verranno presentate, A tal fine
ricordiamo che i posti disponi-
bili sono stati equamente sud-
divisi fra tutti gli Stabilimenti
del complesso aziendale, in pro-
porzione al loro organico, La ci-
fra stabilita per ciascun stabi-
limento non verrà assoluta-
mente ritoccata, e ciò per quel
senso d’'imparzialità che carat-
ierizza ogni nostra manifesta
zione. Ne consegue che chi de-
sidera approfittare di questa oc-
casione, più unica che rara, do-
vrà affrettarsi poichè il giorno
dopo potrebbe essere tardi.
Avvertiamo inoltre che la si-
stemazione in alberghi di cate-
qoria diversa è stata imposta
da motivi puramente logistici,
per l'impossibilità cioè di tro-
vare alloggi dello stesso tipo,
SEZIONE ARTI FIGURATIVE E MODELLISMO
Corsi serali di disegno, pittura e
L'annunciata costituzione del-
la ” Sezione arti figurative e
modellismo ” è recentemente av-
venuta, Il Direttore tecnico re-
sponsablle della Sezione è il
sig, Glauco Poggi del Cantiere
di Sestri, coadiuvato per il
gruppo modellismo dai rag, Da-
rio Capello,
La Sezione inizia la sua at-
iività con un corso serale di
disegno, pittura e scultura. La
prima difficoltà da superare
per la realizzazione di tale cor-
so, al quale potranno parteci
pare i dopolavoristi ansaldini
ed i loro congiunti, consiste nel
diverso grado di maturazione
artistica degli stessi. E' chiaro
infatti che fra costoro vi è sen-
z'altro chi dipinge già discre-
tamente e vorrà soltanto affina-
ré o perfezionare la propria
tecnica, come pure chi è com-
pletamente profano ed ha al suo
attivo unicamente una grande
passione e il desiderio di ap-
prendere, C'è infine chi vuole ap-
profondirsi in un campo e chi in
un altro. Riprendere tutti dalle
basi elementari del disegno po-
trebbe essere vantaggioso per
taluni, ma noioso ed inutile per
altri. Il Direttore fecnico re-
sponsabile ha pertanto risolto il
problema suddividendo il corso
in due gruppi di lezioni. Nel
primo gruppo si studieranno
appunto le basi del disegno, la
prospettiva, l'impasto dei colori,
lo studio dal vero, ecc. Nel se-
condo si tratteranno argomenti
come l'estetica, la storia del-
l'arte e lo studio della composi-
zione. Naturalmente ciascuno
sarà libero di frequentare sia il
primo che il secondo gruppo di
lezioni, oppure entrambi nello
stesso tempo, Tuttavia allo sco-
po di evitare confusione e di-
sordine, sarà necessario proce-
dere ad una obiettiva valuta-
zione delle capacità individuali,
A tal fine, all'atto dell’iscrizio-
ne, sarà chiesto a ciascun socio
un disegno o un’opera da lui
eseguita, attraverso la quale gli
organizzatori potranno dedurre
approssimativamente alcuni giu-
dizi sulla preparazione degli al-
lievi e decidere di conseguenza
a quale sezione abilitarli.
I corsi verranno tenuti nella
sede di via Sestri 33/5. in gior-
scultura
ni e con orari che saranno sta-
biliti in seguito,
Le adesioni alla Sezione si
ricevono nella sede di Sestri, nei
giorni di Iunedì e mercoledì,
dalle 18,30 alle 19,30.
BIBLIOTECA
Nuovi libri in dotazione
Come è noto, la biblioteca del
Dopolavoro è in via di riordi-
namento e rammodernamento,
Da questo numero cominciamo
a pubblicare l'elenco delle ope-
re che via via vanno arriechen-
do la dotazione di libri del
Dopolavoro, limitandoci, per ra-
gioni di spazio, a citare solo
l’autore e il titolo. Ecco il primo
elenco:
Marie Beynon Ray: «Come non
essere mai stanchi »; Pierre Ros-
seau:; « Astronomia senza tele-
scopio »; J. F, Cahen: « La let-
teratura americana n; Ludovico
Geymonat: « Il pensiero scienti-
fico »; Marcelle Ehrhard: « La
letteratura russa »; Lucien Mal-
son: «IT maestri del Jazz »;
Franco Abbieti: « Storia della
musica »; Federico Pizzetti: « Le
ultime conquiste della scienza »;
Enzo Paci: « La filosofia contem-
poranea »; Roberto Tremelloni;
« Storia recente del’industria
italiana »s Marcel Griaule; «I
grandi esploratori »; Pau! Foul-
quie: « L’esistenzialismo »; An-
fonio Miotto: « La psicanalisi »;
4. F. Angelloz: « La letteratura
tedesca »; Jean Camp: « La let-
teralura spagnola ».
David Beaty: « Nel cuore del-
la tempesta »; W. R. Burnett:
« Il ribelle d'Irlanda »; Joseph
Hayes: « Ore disperate »n; Au-
guste Le Breton: « Rififi »; Ja-
mes Milton: « Passaggio obbliga-
to »; Claude Houghton: «Io so-
no Joanathan Serivener »; Geof-
frey Household: «Ritornerò a
Kandara »; Somerset W. Mau-
ghan: « Lo scheletro nella cere-
denza »; Iris Murdoch: «I gatti
ci guardano »; Mans Ruesch: « Il
numero uno »,
Inoltre segnaliamo che sono
stati recentemente acquistati
una ventina di libri gialli dei
più quotati autori, fra i quali
Ellery Queen, Mickey Spillane,
Bart Carson, Fredrich Brown ed
altri specialisti del brivido.
Una gita a Milano e sul Lago Maggiore
organizzata dal Dopolavoro di Muggiano
Il Dopolavoro Aziendale An-
saldo di Muggiano organizza,
per i giorni 24, 25, 26 e 27 apri-
le, una gita a Milano in occa-
sione della Fiera Campionaria e
sul Lago Maggiore, con il se-
guente programma:
24 aprile: sistemazione in auto-
pullman di gran turismo e parten-
za alle ore 15; arrivo a Piacenza
alle ore 19,30; sistemazione came-
re; cena e pernottamento a Pia-
cenza. - 25 aprile: partenza da Pia-
cenza alle ore 7; arrivo a Milano
alle ore 9 (entrata alla Fiera);
pranzo ed ingresso alla Fiera a cura
dei partecipanti; partenza da Mi.
lano (Fiera) ore 17,30; arrivo a
Stresa verso le ore 19 e sistema-
zione in hotel in camere a due let-
ti; cena e pernottamento a Stresa.
- 26 aprile: prima colazione in
hotel; sistemazione in battello e
partenza alle ore 9 per una piccola
crociera sul Lago Maggiore; sbarco
alle ore 9,10 all'Isola Bella e sosta
di un'ora; proseguimento alle ore
10,05 per Isola Superiore, Baveno,
Isola Madre, Suna, Pallanza ed in-
fine sbarco a Villa Taranto; visita
di Villa Taranto (un’ora circa); si-
stemazione in autopullman (che nel
frattempo avrà raggiunto per pro-
prio conto Villa Taranto) e ritorno
a Stresa; pensione completa a Stre-
sa. - 27 aprile: partenza dopo la
l.a colazione (verso le ore 8,30)
per Milano, attraverso piccole lo-
calità rivierasche del Lago Maggio-
re (Belgirate, Lesa, Meina); arrivo
previsto a Milano alle ore 11,30;
pranzo a Milano con fine alle ore
13 circa (partita di calcio facolta-
tiva); proseguimento alle ore 18
(Piazza del Duomo); arrivo a La
Spezia alle ore 23. :
Ecco le quote di partecipazio-
ne: soci L. 11.500; famigliari
L. 13.000; non sòdci L, 14.500.
Le quote sono trattenibili in
tre mensilità delle quali la pri-
ma deve essere versata prima
della partenza. Le iseridioni si
ricevono presso il Dopolavoro
di Muggiano dalle ore 12,30 alle
12,45 e si chiuderanno non ol-
tre il 10 aprile,
13
Sono nati
6 dicembre: ROBERTA, di Vini-
cio Bertò (Liv) e di Mara Anto-
nelli - 19 dicembre: MAURIZIO, di
Albo Servili (Fon) e di Giuseppa
Bellucci - 5 gennaio: PATRIZIA, di
rag. Angelo Rosini (Dig) e di Alba
Isola - 19 gennaio: CLAUDIO, di
Renzo Bonaccorsi (Liv) e di Frida
Cortellini - 23 gennaio: SILVIO, di
Dino Pampaloni (Mug) e di Elide
Cecchi - 26 gennaio: ROSSELLA, di
Raffaello Cirillo (Liv) e di Vitto-
rina Cesaretti; BRUNO, di Alfredo
Marzoli (Mec) e di Bruna Borneto
- 31 gennaio: RICCARDO, di Alfredo
Bianchi (L e di Bruna Sambaldi
- 2 febbraio: GIORGIO, di Mario
Saccone (Can) e di Caterina Pasto-
rino - 5 febbraio: MARCO, di Mario
Bilghese (Mec) e di Carmela Mer-
lino - 8 febbraio: LUCIANO, di Gio-
vanni Samueli (Mug) e di Alma
Beattini; MARINA, di Gino Barto-
lozzi (Liv) e di Edi Novi; MASSI-
MO, di Sergio Balbî (Mec) e di Sil-
via Noventa - 11 febbraio: GIO-
VANNA, di Nevio Osti (Can) e di
Teresa Ottonelli - 12 febbraio:
GERMANO, di Guido Bonaguro
(Mec) e di Gioconda Speranza - 18
febbraio: ROBERTO, di Mario Scotto
(Liv) e di Anna Maria Cannavò -
20 febbraio: CINZIA, di Giuseppe
Canepa (Can) e di Matilde Delle-
piane 21 febbraio: GABRIELE, di
Tommaso Pastorino (Can) e di Ma-
ria Ottonello - 22 febbraio: RIC-
CARDO, di Giovanni Zucca (Liv) e
di Nicla Visciano - 23 febbraio:
ALESSANDRA, di Carlo Gasperini
MI-
CHELE, di Amleto Amoldoni (Can)
(Mec) e di Luciana Grosso;
e di Rosalia Capra - 26 febbraio:
DONATELLA, di Domenico Bordi-
goni (Mug) e di Maria Ferrari;
GIACOMINO, di Gerolamo Vallarino
(Can) e di Angela Damonte; SIL.
VIA, di ing. Luciano Grassi (Mec)
e di Paola Franchini; PATRIZIA,
di Sergio Stocchi (Mec) e di An-
na Rina Molinelli - 1.0 marzo: DO-
NATELLA, di Alfredo Scarsi (Can)
e di Renata Ferraro; FEDERICO,
di Tramonto Branconi (Can) è di
Caterina Bocca - 3 marzo: MAS-
SIMO, di Carlo Celanti (Liv) e di
Franca Giacomelli - 5 marzo: LO-
RENZO, di Giovanni Casalino (Can)
e di Giovanna Doninelli - 9 marzo:
ALESSANDRO, di Mario Ghiglione
(Mec) e di Teresa Tamagno - 12
marzo: LAURA, di Francesco Maz-
zarone (Dig) e di Germana Zan-
diri,
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi.
Si sono sposati
31 agosto: ing. Pietro BROZZO
(Mec) con Elisa Motusi . 26 otto-
bre: Learco BARILE (Cmi) con Ri-
ta Rio - 15 febbraio: Bruno POCCI
(Can) con Erminia SERRACCHIO-
LI (Mec) - 23 febbraio: Antonio
DEDOLA (Can) con Maria Spiga -
24 febbraio: Biagio RESECCO (Can)
con Primina Vedali - 8 marzo:
Silvio GALLIANO (Can) con Ma-
ria Dagnino - 9 marzo: Gian Carlo
BADO (Can) con Maria Luisa Pre-
(Liv) e di Dilva Rotini - 24 feb- fumo - 12 marzo: Colombo CAN-
braio: ANTONELLA, di Vittorio NEVA (Can) con Gemma Mantero,
Antonelli (Liv) e di Bianca Cam- Agli sposi i nostri vivissimi au-
melletti; CARLO, di Ettore Prato ri.
C lati
Hanno lasciato il servizio per Giuseppe MANTOVANI, assunto ll
raggiunti limiti di età i seguenti 5-10-1929, aggiustatore,
lavoratori della nostra Azienda: Stefano FERRARO, assunto il 10-2-
30, anovale s a a
SERVIZI AUSILIARI 1930, TIuanov ale specializzato,
Matteo REPETTO, assunto il 1-1-
Mario BANDINI, assunto il 26-84 1932, capo officina,
1924, marinaio. G. B. BARABINO, assunto îl 18-6-
Giuseppe PF assunto il 1-9- 1934, disegnatore costruttore,
1932. manovratore gru. Ezio BARDOTTI, assunto 1’'11-2-
Edilio MUSANTE, assunto il 14-11- 1936, manovale specializzato,
1939, sorvegliante. Angelo TOLOTTI, assunto il 21-8-
CM 1937, pompiere.
— Attilio COMMESSI, assunto il 22-2-
Pietro BOLFO, assunto il 28-10- 1938, tornitore,
1916, aggiustatore. Calogero RIGGI, assunto il 3-19-
Attilio VENZANO, assunto il 1-8- 1938, imbragatore,
1930, V. Capo Ufficio. Francesco MANFRONI, assunto il
Luigi PITTALUGA, assunto il 17-1- 25-1-1940, tubista.
1941,
manovale specializzato,
MORELLI, assunto il 1-4-
distributore.
FONDERIA
Bartolomeo SCORZA, assunto il 23-
10-1941, animista,
BRUZZONE,
addetta puli
assunta il 1-
a,
Giustina
B-1942,
CANTIERE DI SESTRI
Tullio PARODI, assunto il 1-6-1923,
diseg ore costruttore,
Paolo PESCE, assunto il
zincatore,
10-7-1925,
Alfonso ALLOISIO, assunto il 30-
10-1925, tornitore,
Matteo BRUZZONE, assunto il 10-
5-1926, fabbro.
Michele INNOC assunto il 7-
7-1928, mari
ppe BARBERO, assunto il 22-
5-1940, tubista,
Paolo CASAZZA, assunto il
1941, scalpellatore.
Vincenzo ROMEO, assunto l’11-11-
1942, portiere.
Luigi AZZENA, assunto il
1942, falegname.
Giuseppe GIUFFRA, assunto il 25-
1-1943, distributore attrezzi,
Carlo STANCHI, assunto 1’8-9-1943,
carpentiere in ferro,
MECCANICO
Manlio RAVERA, assunto il
1919, capo squadra,
Nicola VILLA, assunto il 15-10-1920,
tracciatore meccanico.
1-7-
17-12.
21-10-
Ottavio SCIUTTO, assunto il 9-3-
1928, sorvegliante.
Maria BRUZZONE, assunta il 16-1-
1933, impiegata tecnica,
G, B. ZITTA, assunto
collaudatore.
Luigi TRAVERSO, assunto il 13-10-
1941, imbragatore.
Angelo TORRE, assunto il
1941, muratore,
Giacomo PALAZZO, assunto il 16-
3-1942, aggiustatore,
Jolanda BONGIOVANNI, assunta il
6-7-1942, impiegata amministra-
tiva.
Demetrio RAVIZZA, assunto Il 23-
7-1942, aiutante sabbiatore,
Paolina PALANDRI, assunta il 16-
2-1943, dattilografa.
Teresa PALAZZINI, assunta il 18-
2-1943, addetta mensa,
Silvia BELVEDERE, assunta il 18-
9-1944, addetta mensa,
Innocenzo TENTO, assunto il 1-12-
1948, impiegato amministrativo.
il 9-1-1939,
3-12-
A questi benemeriti lavoratori,
che hanno speso le loro migliori
energie per l'affermazione dell’An-
saldo, giungano î ringraziamenti più
vivi e l'augurio di un sereno ri-
poso,
Le inserzioni sono gratuite e so.
no riservate ai dipendenti del-
l’Ansaldo. Rivolgersi ai nostri
corrispondenti di stabilimento.
ACQUISTO, se vera occasione, mac-
china fotografica 6x9. Telefonare
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per lire 3500. Telefonare al nu-
mero 876175.
ATTI DI ONESTÀ
Gli operai Aldo Porciani e
Ugolino Ciardi del Cantiere di
Livorno, trovati due portafo-
gli con denaro e documenti,
appartenenti rispettivamente
ad Alessandro Mazzoni e Mau-
ro Di Sorco, provvedevano a
consegnarli all’Ufficio Vigilan-
za affinchè fossero restituiti ai
proprietari, che li ringraziano
sentitamente.
Segnaliamo a tutti. con vivo
compiacimento, l’atto di one-
stà dei signori Porciani e
Ciardi.
Caterina e Carlo, nipoti di Antonietta Odone (FON)
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14
Caro Ansaldino,
in Cantiere, e mi riferisco a
ello di Genova Sestri, da
impre e come avviene in ogni
tiere, con un ritmo più o
eno intenso, le navi sono im-
state, varate, consegnate:
Ì si sintetizza la costruzione
una nave.
ognuna delle costruzioni, è
ia il dirlo, sono migliaia le
ttere ed i disegni che si sus-
guono sui tavoli d’ufficio e
U banchi di lavoro.
Da queste, suddivise ed ordi-
te affiorano, per le fasi no-
oli a cui si riferiscono, le
omande al Ministero, le di-
iarazioni di costruzione, i
tratti, i programmi, gli
inzamenti, le domande di va-
o, i certificati di classe, di
lazza, di bordo libero, i ver-
mi soffermo su questo, che
l'evento più significativo del-
vita di una nave, perchè po-
prima che il varo avvenga,
costruttore ed Armatore
è uno scambio di corrispon-
nza per la designazione da
parte di quest’ultimo, della
nadrina scelta per il battesi-
o della nave. Se quanto ac-
ennato, lo consideriamo per
ni nave e per un periodo di
irca quarant'anni, si arriva ad
immaginare qualcosa di note-
le.
Dopo questa necessaria pre-
nessa arrivo al perchè di que-
to scritto. Nella segreteria del
nostro Cantiere, da oltre qua-
t'anni c'è una signorina per
cui mani è passato quanto
detto brevemente: ad ogni va-
‘o di nave alla stessa signori-
na è stato detto di occuparsi
della cerimonia, dei biglietti di
invito, dei fiori per la madrina,
di nastri e coccarde, della bot-
tiglia di spumante, delle ban-
diere e di altre cose.
Sarebbe un gesto apprezza-
bile e significativo, adesso che
questa signorina sta per essere
pollocata in pensione, se la no-
tra Direzione volesse prende-
e in considerazione la possi-
bilità di pregare l’Armatore di
ina delle navi che stanno per
ssere varate, perchè benevol-
ente ci permettesse per una
olta di designarne la madrina
quindi voler provvedere come
i son permesso di suggerire.
Per una volta, questa signo.
ina percorrerebbe in modo in-
consueto la stessa strada che
jer quarant'anni ha percorso a
piedi da casa al Cantiere, e
terminata la cerimonia, torne-
ebbe modesta e discreta co-
me sempre a casa, commossa
er la grande soddisfazione
provata e meritata.
Si creerebbe un precedente?
Sarebbe però sempre un sim-
patico precedente, già avvenu-
to qualche volta nei tempi
passati; inoltre ammesso che
persona a cui mi riferisco
on rifiuti per modestia e ri-
erbo, come ultima considera-
ione aggiungo che, condizioni
naloghe alle sopradette, per
‘agioni di tempo e di persone
on si ripetono con molta fre-
Con cordialità.
ETTORE RECCHI
La designazione della ma-
drina non spetta, come Lei sa,
all'azienda che costruisce lu
ave (in questo caso, l’Ansal-
do) ma all’armatore commit-
tente. Per quanto, dunque, si
apprezzi il Suo delicato e no-
bile pensiero, la nostra Dire-
zione non può far nulla per
tradurlo in atto.
Può soltanto segnalarlo, at-
traverso questa pubblicazione,
agli armatori clienti, nella spe-
ranza che uno di essi. prima o
poi, accolga il Suo invito.
©
Caro Ansaldino,
molte volte sono stato ten-
tato d’intervenire, più o meno
in aperta polemica con diversi
autori di scritti apparsi sul no-
stro quindicinale, ma non sono
mai riuscito a vincere quel
senso d’inferiorità, che m’im-
pedisce d’esprimere nel solo
modo in cui ho ha la pretesa
di esserne capace.
Molti con la musica, la pit-
tura o la scultura, riescono ad
esprimere cosa interiormente
provano, e questo vale anche
per gli scrittori in versi o in
prosa; ma per me, la cosa è
ben diversa. lo sento in un de-
terminato modo, che non rie-
sco mai a rendere comprensi-
bile agli a!tri, dato che non
so scrivere con la chiarezza ne-
cessaria. E’ vero che tutti gli
autori sono sempre insoddi-
sfatti delle proprie opere, ma
tra la loro insoddisfazione e la
mia c’è un abisso,
Bando ai preamboli, e venia-
mo al dunque. Da diverso tem-
po esiste un Ufficio, alla cui
direzione è stato posto un lau-
reato, con la funzione di sen-
tire e mettere in evidenza le
carenze, non sindacali od or-
ganizzative del nostro Stabili-
mento, ma dei rapporti umani
che in certe circostanze si ve-
rificano tra i Capi e i loro di-
retti dipendenti. Allo scopo,
vengono indette riunioni, du-
rante le quali queste circostan-
ze vengono esaminate, e si
cerca di chiarirle. Ma, quando
si è chiarita la situazione, e si
mette a nudo la carenza, o que-
sta era ipotetica, ed allora la
sua discussione è stata par-
zialmente inutile, o questa era
reale ed allora si dovrebbero
prendere dei provvedimenti. Ma
questo sarebbe logico, anzi
troppo logico, perchè abbia a
verificarsi all’interno della no-
stra Azienda; la logicità non
è fatta per noi. Infatti niente,
ripeto niente, è stato fatto, che
io sappia, per rendere meno
inefficiente questo settore; e
ciò non perchè gli uomini che
vi prendono parte siano degli
inetti, ma perchè così deve
essere, per soddisfare una non
chiara ragione.
Da questo si possono trarre
tutte le conseguenze immagi-
nabili. E’ superfluo pretendere
di modificare il sistema di di-
rezione della nostra Azienda;
il sistema che veniva applicato
un secolo fa, per comandare e
far eseguire un determinato
lavoro è lo stesso di quello
odierno; è superfluo pretende-
re maggiore comprensione dal-
la nostra classe dirigente; è
inutile e superfluo pretendere
che pochi e miseri vermi, come
il sottoscritto, pretendano dif-
ferentemente.
Coloro che mi leggeranno,
pensino quello che vogliono sul
mio conto, non m'interessa
l'appoggio di altri, m'interessa
esclusivamente soddisfare la
forma d’egoismo che mi spinge
a scrivere.
Non pretendo perciò di avere
molta soddisfazione, da coloro
che eventualmente saranno in-
caricati di rispondermi; la
massima soddisfazione mi è
stata data dall'aver osato scri-
vere questo insieme di parole
legate tra loro da nessun sen-
so, se non quello della critica.
Un’ultima pretesa. Nella quar-
ta pagina di un giornale cit-
tadino, settimane or sono,
sono stati pubblicati gli ele-
menti che comporranno il bi-
lancio che verrà presentato dal
Consiglio di Amministrazione
alla prossima assemblea degli
azionisti; il bilancio comporte-
rà un passivo di circa un mi-
liardo e settecento milioni, se
non vado errato. Sarebbe chie-
dere troppo, voler sapere per-
chè un anno come il 1957 che
veniva definito ottimo per la
attività cantieristica e mecca-
nica, ha presentato un bilancio
così disastroso, in confronto
agli esercizi precedenti, i quali
certamente non potevano pre-
sentare una produzione come
quella dell’anno testè trascor-
so? I commenti più disparati
sono stati fatti. Certamente,
anche se sembra impossibile,
un dipendente può preoccupar-
si dello stato in cui versa la
situazione economica della no-
stra Società, e credo che ne
abbia un poco il diritto. dato
che da questa dipende il suo
domani; un domani che si vor-
rebbe, senza stenti o paure per
noi e per i propri famigliari.
In attesa di vedere ulterior-
mente ampliati i concetti da
me miseramente esposti da
qualcuno che sia più capace
del sottoscritto, porgo a tutti
coloro che hanno avuto la bon-
tà di leggermi le mie scuse più
profonde.
ENRICO CHIOSSONE (MEC)
La Sua lettera tocca proble-
mi di così grande importanza
e di così vasta portata che
non è possibile a noi rispon-
derLe esaurientemente. L’ab-
biamo pertanto segnalata alla
Direzione della Società, la
quale sola può fornirLe le de-
lucidazioni richieste; e intan-
to, a Sua giusta soddisfazio-
ne, la pubblichiamo,
| MEMENTO
Umberto MACCAFERRI
di 53 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
14-3-1958. Era stato assunto
nel 1946.
Liborio MUGGIANI
di 56 anni, dipendente dello
Stabilimento CMI, deceduto il
"-3-1958. Era stato assunto nel
1945. Lascia una sorella.
dr. Massimo CHIOSSI
di 45 anni, dipendente del Can-
tiere di Sestri, deceduto il 21-
2-1958. Era stato assunto nel
1934, Lascia la moglie, due fi-
gli e la madre,
Silvio POLTINI
di 36 anni, dipendente del
Meccanico, deceduto il 7-2-
1958. Era stato assunto nel
1945.
Giovanni VIGO
di 35 anni, dipendente del
Meccanico, deceduto il 13-2-
1958. Era stato assunto nel
1938, Lascia la moglie e un fi-
glio,
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino»,
elpi 1174
DA
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AULIrtiti 44
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“Wfpfpj ti t64tà
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MOTOR OIL
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a
7.000
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l’olio per tutte le temperature
2
volte al minuto...
A un regime medio di 83500 giri, ogni ci.
lindro viene percorso dal pistone 7000 volte in
un minuto. Se non sono ben protette da un
olio particolarmente resistente all'attrito, do
vuto alle elevate pressioni e allo strisciamento,
le parti vitali del motore alla lunga risentono
di questo sforzo poderoso. E ci sono insidie al.
trettanto pericolose, che un buon lubrificante
deve combattere: la corrosione e gli sbalzi di
Affidatevi a un olio speciale, come lo
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