L'Ansaldino, n. 2, 1959

Contenuto

L'Ansaldino, n. 2, 1959
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
A p. 1 (copertina): lavorazione della turbina di alta pressione per la sezione termoelettrica da 150.000 kW in costruzione al Meccanico per la "SME" di Napoli
A p. 28 (quarta di copertina): fresa per lingotti costruita al CMI per la Società "Innocenti" di Milano

- Nuovi impianti al Cantiere di Muggiano, p. 2-3
- L'officina tracciatori, p. 3
- Le prove a mare della "Bernina", p. 4
- Panorama aziendale, p. 5-6-7-8
- Dall'Acciaieria al Cantiere Navale, p. 9-10-19
- Uomini alla conquista del cielo, p. 11-12
- Le imprese dell' "Artiglio" e il contributo dell'Ansaldo-Fossati, p. 13
- L'autostrada del Sole, p. 14-15
- Panorama dell'economia italiana, p. 16-17
- L'autostrada del Sole, p. 18
- Un nuovo tipo di elica, p. 18
- Le imprese dell' Artiglio, p. 18
- Impianti industriali d'illuminazione fluorescente, p. 20-21
- Storia di una lamiera, p. 22
- Cineselezione, p. 22
- Album di famiglia, p. 23
- Le manifestazioni sociali de "L' ansaldino", p. 23
- Opinioni, p. 24
- Piccoli annunci, p. 24
- Un grande concorso a premi, p. 24
- Dopolavoro, p. 25
- La Ruota del Tempo, p. 26
- Pensioni di guerra, p. 26
- Concorso pasquale, p. 27
- Memento, p. 27
Data testuale
1959 febbraio 15 - 28
Consistenza
pp. 28
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Ansaldo (1853 - ***)
Identificativo
PER.000205/98
Formato
Rivista quindicinale a stampa
contenuto
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Miri nti apra QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL''ANSALDO

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NUOVI IMPIANTI AL

A I Cantiere di Muggiano,
nel quadro del programma
annuale di ammodernamento
degli impianti, stabilito dalla
Direzione Generale, sono at-
tualmente in corso lavori di
notevole mole e sistemazioni
di nuove attrezzature che au-
menteranno le possibilità pro-
duttive del cantiere stesso.

Mentre procedono i lavori,
da tempo iniziati, per il pro-
lungamento della banchina
Mahroussa, stabilito in 147
metri, e che allorquando sarà
ultimato consentirà l'attracco
contemporaneo di 4 navi in
fase di allestimento, sono pres-
sochè ultimati i lavori della
nuova grancde officina a trac-
ciare, sorta all'estremità di
ponente del cantiere,

Altro importante lavoro in
corso, il rafforzamento dello
scalo n. 5 per metterlo in con-
dizione di sopportare meglio il
peso delle costruzioni oltre le
trentamila tonnellate,

Per tale lavoro è stata ne-
cessaria la costruzione, alla
profondità di m, 16,10 sotto il
livello del mare, di due gran-
di cassoni ad aria compressa
sui cuali è stata posta una
platea in cemento armato e s'è
dovuto provvedere alla palifi-
cazione di una zona di circa
600 metri quadrati con pali
« Simplex », previa foratura di
un vecchio strato di circa me-
tri 2,50 di calcestruzzo con tri-
velle a caduta.

Il numero dei nali «Sim-
plex » e dei fori praticati è
stato di 315 ed ogni palo è sta-
to posto alla profondità di 19
metri, Su questa vasta paliz-
zata è posta una soletta erma-
ta a gradoni dello spessore
medio di m. 1.40 portante gli
scivoli per i sottovasi e le tac-

cate centrali in cemento ar-
mato sullo scalo,
Contemporaneamente, sulla

già esistente banchina Mah-
roussa, si sta provvedendo al
montaggio di una gru mobile
su binarione della lunghezza
di oltre cento metri. Si tratta
di una gru che può sollevare,
con 41 metri di sbraccio, 5
tonnellate, e con 20 metri di
sbraccio, 15 tonnellate,
Inoltre, l'officina meccanica
è stata dotata di un megato-
mo III con testa elettronica,
magnetica e curvigrafica: ‘Una
apparecchiatura modernissima

fra le primissime (se non ad-
dirittura la prima) installate
in Italia che consente il ta-
glio di 200 flange in un'ora,
Altro megatomo, per l'offici-
na navale, di dimensioni mag-
giori del precedente, è in ar-
rivo. Con tale impianto che ha
‘uno sbraccio utile di 5 m, si
possono lavorare due lamiere
accostate da m. 2,50 ciascuna.
Recentemente sono anche

giunti in cantiere 27 converti-
tori per saldatura elettrica ad
arco a corrente continua da
400 Amp. potenza 24 cav., po-
sti su carrelli gommati e una
gru semovente, su ruote gom-
mate, « Gottwald » capace di
sollevare pesi da 300 Kg. alla
velocità di m. 48 al minuto,
sino a 15.000 Kg. alla velocità
di metri 9,6 al minuto. Que-
sta eru, fornita di motore Die-

CANTIERE DI M

sel a 4 tempi con avviamento
elettrico, ha un braccio a tra-
liecio di m, 10 dj lunghezza e
due prolunghe sino a m, 12 e
ruota a 260° alla velocità di
4 giri e mezzo al minuto: sarà
impiegata per lo snellimento
delle omerazioni di carico, sca-
rico e smistamento dej mate-
riali aj piani di prefabbrica-
zione senza dover tenere occu-
pate le gru da 35 tonnellate.





Sopra: prolungamento della banchina « Mahroussa »; sotto: due aspetti dei lavori di rafforzamento i

Infine, sempre nel quadro
della realizzazione del pro-
gramma previsto, c'è da se-
enalare che sono in fase dij si-
stemazione due trasformatori
da 500 KVA ad olio per il po-
tenziamento della cabina n. 4.
prospiciente i piani di pre-
fabbricazione, per la trasfor-
mazione dell'energia da 3.000 a
500 Volta, mentre è già stata
ordinata e sarà presto in can-



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tere, una grande spianatrice
nuova per l'officina navale.

Si tratta di una splanatrice
per lamiere da 2.300 x 33 del

peso complessivo di 85.000 kg.

fornita di 5 cilindri spianatori
comandati con una velocità di
spianatura da 5 a 10 metri al
minuto, con un motore princi-
pale di comando da 135 cav.

Aldo Galli





L’ officina tracciatori

U n progetto della D. azione,
che era anche un sentito
desiderio dei tracciatori di of-
ficina, si è realizzato al Can-
tiere di Muggiano; si tratta
della sistemazione di una nua-
va officina per la tracciatura
delle lamiere.

Fino ad ora, le lamiere ve-
nivano tracciate in una parte
delle tettoie delle officine na-
vali, su una superficie insuffi-
ciente per una normale produ-
zione e con una sistemazione
generale non del tutto appro-
priata a questo genere di lavo-
ro; lo spostamento dell'officina
tracciatori alle tettoie «O» e
«FP. oltre che permettere una
sistemazione nettamente mi-
Eliore dei tracciatori, offre la
mossibilità di un rimoderna-
mento nella sistemazione del-
le officine navali, in quanto lo
spazio lasciato libero dai trac-
gciatori, permetterà sia il
piazzamento di due nuove
macchine (una grande spiana-
trice ed un megatomo a sei
cannelli), sia lo spostamento
di alcune macchine già esi-
stenti in modo che la nuova
sistemazione sia conforme agli
attuali cieli di lavoro consen-
tendo. a parità di produzione,
un minor numero di manovre
del materiale.

Le principali opere che han-
no permesso la trasformazione
delle due tettoie, adibite ini-
zialmente a depositi (deposito
cavi elettrici e deposito legna-
mi) in officine, sono state:

— unione delle due tettoie
tra di loro con la demolizione
di un muro che le separava:

— parziale costruzione di
pavimento adatto a sopportare
carichi concentrati (zone di
transito dei carrelli per tra-
sporto lamiere);

— sostituzione di 200 ma. di
tetto con materiale trasparen-
te, in modo da consentire una
completa illuminazione a tut-
to il locale;

— aumento dei mezzi di sol-
levamento e trasporto, da due
a quattro £sru a mnonte, con
l'acquisto di due nuove gru
della portata di 5 tonnellate:

— razionale ed efficiente im-
pianto di illuminazione fluore-
scente;

— installazione di una spia-
natrice nella tettoia «P: e di

un'altra vicino alla tettoia
«Oa;

— costruzione di
capi e servizi;

— adattamento di una pic-
cola tettoia, vicino all’offici-
na, in magazzino di quadrelli
e seste;

— Costruzione di nuovi ban-
chi di tracciatura.

Con il compimento di que-
ste ed altre opere minori, la
nuova officina tracciatori viene
ad occupare il posto di uno
dei reparti più moderni e me-
glio attrezzati del nostro can-

uffici per

Sopra e sotto:

tiere; infatti i 220 ma, di de-

posito lamiere pronte alla
tracciatura consentono un suf-
ficiente approvvigionamento

perchè ogni tracciatore possa
eseguire con assoluta conti-
nuità il proprio lavoro èed i
400 metri lineari di banchi de-
stinati alla tracciatura e la lo-
ro disposizione permettono, ol-
ire che la continuità del lavoro
per tutti, la possibilità di un
"ulteriore aumento di produ-
zione; inoltre, l'assenza di ru-
mori estranei, la sufficienza di
mezzi di sollevamento e tra-

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sporto, un sollecito invio di
tutto il materiale tracciato al-
le officine navali, la presenza
di un ampio ed attrezzato ma-
gsazzino per il deposito di qua-
drelli e seste, il locale pulito
e confortevole e tanti piccoli
accorgimenti completano l’ope-
ra in modo che la capacità di
tutti coloro che eseguono, col-
laborano e guidano questo
lavoro e, soprattutto, la buona
volontà di tutti, diano sempre
più risultati tecnicamente ed
economicamente migliori.

Alberto Del Bigo

due vedute della nuova officina tracciatori

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Le prove a mare della ‘‘Bernina,,

otonave » Bernina », co-

struzione Ansaldo numero
1543: prima unità che affronta
le prove in mare nel 1959, Ri-
sultati: velocità superiore di
circa 7/10 di nodo a quella
prevista dal contratto, l'arre-
sto avviene in tre lunghezze e
mezza di nave, il diametro di
evoluzione va dalle tre alle
quattro lunghezze di nave. Le
complesse prove si sono svol-
te — il 27, il 29 gennaio ed il
5 febbraio — con regolarità
cronometrica.

Volendo essere telegrafici,
sì potrebbero riassumere così
i dati ricavati dalle prove di
questa modernissima motona-
ve. Ma faremmo opera monca.
Vogliamo anzitutto ricorda-
re che la società »« Adriatica »
ordinò a suo tempo due navi
gemelle all'Ansaldo: questa è
la « Brennero ». Entrambe so-
no state costruite al cantiere
di Livorno — la seconda è an-
cora in allestimento — ed una
terza, la «Stelvio», attual-
mente anch'essa in allestimen-

to al cantiere di Monfalcone,
è stata costruita daj «C.R.D.A»
sugli stessi progetti dell'An-
saldo.

Queste motonavi miste per
carico e passeggeri (apparato
motore su due eliche, prove-
niente dai « C.R.D.A.», della
potenza di 2200 cavalli per
asse) -hanno una stazza lorda
di 4.350 tonnellate, sono lun-
ghe 109 metri, larghe 16,20,
alte 9,75 al ponte di coperta, ed
hanno una immersione di 5,85
metri.

La « Bernina » è dunque la
prima delle tre gemelle che ha
affrontato le prove di collaudo;
la più importante delle uscite
è stata quella del 29 gennaio,
alla quale abbiamo preso par-
te, A bordo vi erano 201 per-
sone, oltre gli addetti ai ser-
vizi logistici, magistralmente
organizzati e diretti dal cav.
Francesco Galluzzo. Tra le
personalità ricordiamo il vice
direttore centrale dell’Ansaldo
ing. Corsi, i dirigenti inge.
Fanfani, Priano, Luzzatto, Fre-



I tecnici osservano i passaggi davanti ai traguardi della base

4 i

ve, Dolcini; il sig. Bigi, il co-
mandante Parodi (designato
al timone della nuova uni-
tà), gli ingg. Gandolfi (»« R.I.
Na. »), Gandusio {« American
Bureau »), Gregorat (« C.R.
D.AÀ.=»), Cimmino (Vasca Na-
vale). Per la stampa locale
presenti a bordo il dott. Aldo
Lazzarini (redattore de «Il
Giornale del Mattino») e Mau-
ro Comparini («Il Faese»),
per la « Nuova San Giorgio »
— fornitrice degli stabilizza-
tori «- Dennv Brown» di cui
è licenziataria — l'ing. Cutril
e, al comando dell'unità, j co-
mandanti Simonetti e Beretta
coadiuvati dal nostromo Ange-
lo Schiano.

Scarne le note di cronaca:
partiti all'alba di una splen-
dita giornata, si è fatto ritor-
no al munto di partenza (il
molo mediceo) poco dopo la
mezzanotte, assistendo ad una
manovra da manuale operata
dal comandante Simonetti. Du-
rante la giornata, si è corso
sulla base di Portofino. Termi-
nate le misurazioni, durante il
viaggio di ritorno a Livorno,
i due maggiori responsabili
presenti a bordo — cioè l'ing.
Luigi Favia (direttore tecnico
della Società « Adriatica ») e
l'ing. Ascenso Mauceri (diret-
tore del Cantiere »« Luigi Or-
lando ») ci hanno cortesemen-
te intrattenuti in un lungo col-
loquio che qui riassumeremo
nelle sue linee essenziali.

Le tre nuove unità assicure-
ranno fra breve una partenza
settimanale alternativamente
da Trieste e da Genova con la
durata totale del viaggio di
circa 20 giorni. La « Bernina »
inaugurerà la serie partendo a
fine febbraio da Genova e toc-
cando | porti di Livorno, Na-
poli, Catania, Alessandria, Port
Said, Beirut, Famagosta, Lata-
kia, Rodi, Izmir {o Candia),
Pireo, Corfù, Brindisi, Vene-
zia, Trieste, Date le attrattive
turistiche (caratteristica preci-
pua di queste navi e della loro
linea) dei paesi toccati dalla
linea, gli orari sono congegna-
ti in modo da permettere nei
diversi scali delle soste suffi-
cienti per l'effettuazione di
escursioni a terra.

Gli 81 passeggeri ospitabili
verranno sistemati tutti in ca-
bine di « classe unica » (prati-

camente la prima classe dei
normali transatlantici» e 24
potranno essere ospitati nelle
cabine di « classe ponte » (una
specie di classe turistica): i
disegni delle cabine sono del-
l'architetto Zoncada, mentre
quelli dei saloni sono di Pulit-
zer. Due nomi molto noti nel
campo dell'arredamento nava-
le,

Nave delle primizie è stata
felicemente definita la « Ber-
nina » perchè, oltre ai moder-
nissimi mezzi di sicurezza di
navigazione comuni ai grandi
transatlantici, oltre al fatto
di essere conforme alle pre-
scrizioni imposte dai regola-
menti e dalle convenzioni per
la sicurezza della vita umana
in mare, su questa unità molte
sono le «idee nuove » corag-
giosamente realizzate, Ce ne
è stata citata qualcuna. Nelle
cabine, per esempio, le pareti
sono tutte realizzate in lami-
nato plastico, lavabilissimo an-
che con i comuni detersivi.
Sui ponti scoperti il legno del-
la pavimentazione è stato s0-
stituito con gomma scannel-
lata, con evidenti vantaggi s0-
prattutto igienici. A bordo per-
fezionati ed automatici sono i
sistemi antincendio, e in tutta
l'unità circola aria «condizio
nata e deumidificata. E' un'al-
tra primizia il fatto che l'aria
non viene più immessa in cir-
colazione con i consueti siste-
mi, ma è invece sparsa «4A
pioggia »: vale a dire che la
temperatura è sempre costan-
te, in qualunque punto. Lo
spazio non ci consente di occu-
parci, come vorremmo, del la-
to estetico della nave, ma con-
tiamo di farne oggetto di un
prossimo servizio.

L'ing. Mauceri ci ha pun-
tualizzato l'andamento tecnico
delle prove svoltesi, come si
è detto, con assoluta regola-
rità, predisposte dai tecnici del
cantiere labronico in collabo-
razione con i colleghi interes-
sati, La prima delle due prove
(27 gennaio) era preliminare
per l'apparato motore ed era
anche una prova di velocità
progressiva. Furono provati gli
argani a salpare e gli impianti
di timoneria, effettuate le pro-
ve di arresto e di evoluzione:
tutte sulla base di Livorno
(Ardenza - Romito), con velo-

cità oscillanti dai 14 ai 18 no-
di. Scopo di queste prove era
di verificare la velocità svi-
luppata ad una determinata
potenza ed il corrispondente
regime di giri delle eliche.

Il collaudo del 29 gennaio
era soprattutto richiesto dalla
« Legge Tambroni ». Cioè si
trattava di determinare la mi-
sura in cui la nave ha diritto
ai premi previsti dalle citate
disposizioni legislative. E' in-
fatti prescritta da queste una
determinata potenza (da cui
poi viene ricavata la velocità)
e la durata della prova. Di
conseguenza sono state effet-
tuate sei ore di prove a mezzo
carico ed extra-potenza e Sl
è anche verificata quindi (due
ore di corsa) la velocità con-
trattuale a pieno carico e po-
tenza normale. Prove effettua-
te — ripetiamo — sulla base
di Portofino. Sempre durante
questi collaudi sono stati ef-
fettuati rilievi sui valori tor-
sionali dell'apparato motore,
sulle vibrazioni critiche del-
l'’asse-nave e sull'efficienza de-
gli stabilizzatori.

Una prova intensa, dunque,
ci ribadiva soddisfattissimo
l'ing. Mauceri: prova iniziata-
si al chiaro di luna e terminata
sotto uno splendido cielo stel-
lato, prova che ci piace con-
eludere con una dichiarazione
dell'ing. Pavia: «Il successo
della collaborazione « Adria-
tica - Ansaldo» è dovuto s0-
prattutto al fatto che la socie-
tà genovese è sempre disposta
ad affrontare con entusiasmo i
numerosi problemi che carat-
teristiche di navi speciali pos-
sono richiedere ».

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Contemporaneamente all'entrata in esercizio del nuovo gruppo turbogeneratore da
140.000 kW presso la centrale della « S.T.T.> a Civitavecchia, è stato ultimato il
montaggio, presso il Meccanico, della turbina destinata al gruppo turbogeneratore
da 140.000 kW della centrale della « S.I.P.» a Chivasso. Per tale gruppo è stata
eseguita, presso la sala prove turbine, la messa a punto dei vari organi della rego-
lazione e dei meccanismi ausiliari. La spedizione dei particolari di maggiore impor-
tanza e maggior peso della turbina è avvenuta, regolarmente, a mezzo di speciali
automezzi. Attualmente un gruppo di nostri tecnici e di operai sp
vedendo al montaggio definitivo presso la centrale della «S.

ecializzati sta prov-
I. P.» a Chivasso.









CANTIER





Il varo del rimorchiatore “Rio Molinassi”

Sabato 10 gennaio, alle
10,15, èé stato calato felice-
mente in mare al Cantiere di
Sestri il motorimorchiatore
« Rio Molinassi» da 150 C.V.
costrutto per nostro conto.

Madrina del piccolo scafo,
che porta il numero di cosîru-
zione 1573, è stata la gentile

signorina Laura Bronzi, fede-
lissima impiegata dell'Ansaldo.

Dopo il rito della benedizio-
ne impartita da don Gaggero,
parroco di San Francesco, la

Miri

Free

Ca ier aT
Pci

madrina ha fatto infrangere
la tradizionale bottiglia di
spumante sulla prora del « Rio
Molinassi » e sono cominciate
le complicate operazioni del
caratteristico varo,

Lo scafo, del peso di oltre
60 tonnellate, è stato sollevato
dal suo scalo di costruzione,
situato alla radice del molo le-
vantino del cantiere, per mez-
zo del paranco maggiore del
pontone-gru « Giulio Cesare »
e mediante una laboriosa ma-





Sopra: il rimorchiatore, sospeso al paranco del pontone, vie-

ne calato in mare. - Sotto:

la madrina, signorina Laura

Bronzi, fra l'ing. Boero, il sig. Emanuelli e il rag. Traversa



novra di tonneggio eseguita
tra le catene dei corpi morti
ormeggianti la « Leonardo da
Vinci» e la « Ginevra Fassio »,
è stato poi posato dolcemente
sulle acque,

Il nuovo rimorchiatore, che
sarà adibito ai nostri servizi
di ormeggio e rimorchio, in
sostituzione del vecchio »« Na-
vansaldo », ha una lunghezza
di metri 18,80, una larghezza
di 412, e stazza di 39 tonn.
lorde, Sarà munito di un mo-
tore Diesel Ansaldo da 150
cavalli-asse a 3 cilindri, a #4
tempi, semplice effetto, 360
giri al minuto.

Alla semplice cerimonia
erano presenti il Direttore del
Cantiere ingegner Gianandrea
Boero, il vice direttore ing.
Avanzini ed altri dirigenti.

‘ RISULTATI DELLE VOTAZIONI

PER LA COMMISSIONE INTERNA

L'11, il 12 e il 13 dicembre si sono svolte, presso il Cantiere
di Sestri, le operazioni di voto per l'elezione della Commissione
Interna. Nella tabella che segue diamo i risultati dello sceruti-
nio, comparati con quelli del 1957.







IMPIEGATI OPERAI
1957 1958 1957 | 1958
nS| # n.3 | "o n.* Sn | m,* da

Iscritti. . .|752} — |745| — [4588] — {4490} —
Votanti. . .|699.92,95 688 92,35|4378 95,42 4170 92,87
Schede bianche | 35 3,43 28) 4,06] 158° 3,61) 167 4,01
Schede nulle Ti 1,01] 9| 1,30) 851 194 868 2,11
Voti validi |. |654193,56/651/94,64|4135094,45/3915 93,88
VOTI DI LISTA
CGIL-FIOM. . 200|30,581219/33,64 3074/74,34|3124 79,80

Î | Ì
CISL-FIM . . 308,47,09/289 44,39 74217,95| 592 15,12
UIL-UNLM . .|146/22,331143(21,97| 319) 7,71| 199 5,08







ELETTI

impieg. | Oseral
1957 1950 |1057) 1988









Navi in bacino

— Dal 13 al 19 novembre
ha sostato lo S/s « Point Aco-
ni» di 7.162 t.s.l. della « Navor
Shipping Co.» di Panama, per
sostituzione dell'asse port'’eli-
ca.

— Dal 20 al 27 novembre ha
spostato la M’n. «Brennero»,
nuova costruzione del Cantie-
re di Livorno, in allestimento.

— Dal 30 novembre al 7 di-
cembre ha sostato la motonave
« Bernina », nuova costruzione
del Cantiere di Livorno, per
lavori di allestimento.

— Dal 7 all’8 dicembre ha
sostato la motonave « Genepe-
sca VI» di 702 ts.l. della So-
cietà « Genepesca » dj Livorno,
per carenaggio.,

— Dal 9 al 10 dicembre ha
sostato il piroscafo « Portofer-
raio » di 918 t.s.l. della « So-
cietà di Navigazione Toscana »
di Livorno, per carenaggio.

— Dal 16 dicembre al 6 sen-
naio ha sostato il cacciatorpe-
diniere « Indomito » della Ma-
rina Militare Italiana, costrui-
to al Cantiere di Livorno, per
lavori di fine garanzia,

— Dal 16 al 18 gennaio ha
sostato il piroscafo panamense
« Areka » di 2.240 t.s.l,, per ca-
renaggio e lavori da parte di
ditte esterne.

— Dal 18 al 21 gennaio ha
sostato la motocisterna « Ber-
nina», nuova costruzione del
Cantiere di Livorno, per lavori
di allestimento.







L'albero a manovelle destinato all'apparato motore della

motonave

« Brennero »,

mentre viene sollevato

dalla gru

per essere collocato a bordo della nave in allestimento

— EE ©io





pet ai ai TI

CASSETTA DELLE IDEE





Le proposte del mese di gennaio

Durante il mese di gennaio sono state esaminate
dai comitati della « Cassetta delle idee» 160 proposte,
di cui 57 sono state premiate. Ecco il dettaglio:

CANTIERE DI LIVORNO. Proposte esaminate 14, di

cui 3 premiate.

MECCANICO. Proposte esaminate 127, di cui

premiate.

CANTIERE DI SESTRI. Proposte esaminate 19, di

cui 3 premiate.

L'ammontare compiessivo dei premi è stato di li-

re 81.500.

RISE, fi EL a DPR









51



MECCANICO



Le prove del turboriduttore
per la nave cisterna “British Light”

Il 15 gennaio, presso la sala
prove turbine del Meccanico,
fì è svoita la prova ufficiale
sotto vapore di un gruppo
turboriduttore da 14.500 CV.
tipo De Laval, destinato alla
turbocisterna « British Light »
t della Società « British Tanker
Petroleum Co,» di Londra, in
allestimento presso il nostro
Cantiere di Sestri Ponente.

Durante la prova si è pro-
ceduto alla verifica del fun-

Il gruppo turboriduttore visto dall'alto



zionamento generale ciel grup-
po a velocità normale e a so-
pravelocità, alla taratura de-
gli scatti di sopravelocità del-
le due turbine, e alla andatura
massima di marcia AD.

Erano presenti alle prove,
ner la Società armatrice della
nave | sice, Vaupgh, Mae
Cuaig e Mac Naughton, per il
« Lloyd Register» gli ingg.
Grasselli e Giunti, per il Mec-
canico l'ing. Sciagata.

all'inizio delle prove







Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite nel
mese di dicembre:

— Getti vari di ghisa, per
complessive 589 tonn., per i
nostri stabilimenti Meccanico
e CMI, per i nostri cantieri di
Sestri, Muggiano e Livorno,
per aziende del gruppo I.R.I.
e per clienti diversi,

-— Eliche e getti di bronzo,
per complessive 41 tonn., per i
nostri stabilimenti Meccanico
e CMI, per i nostri cantieri di
Sestri, Muggiano e Livorno,
per aziende del gruppo I.R.I, e
per clienti diversi.

Dette commesse comportano
circa 39.000 ore lavorative.

Consegne

Il materiale più importante
consegnato nel mese di dicem-
bre è jl seguente:

Ai nostri stabilimenti Mec-
cantico e CMI e ai nostri can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 284 tonn. di getti vari
di ghisa e 75 tonn. di getti di
bronzo e di eliche, - Ad azien-
de del gruppo LRI.: 377 tonn.
di getti vari di ghisa e 16 tonn.
di getti di bronzo, - A clienti
diversi: 50 tonn. di getti vari
di ghisa e 49 tonn, di getti di
bronzo e di eliche.

Imnianto per captazione fumi sistemato

all'officina

bronzo



%









Particolare dell'impianto stabilizzatore « Denny Brown » costruito per la «Leonardo da Vinci +

7





Sopra: molino preparatore costruito allo stabilimento CMI per la cementeria « Roma »
di Arquata Scrivia. - A sinistra: montaggio del dritto di prora di una turbocisterna
da 34.500 t.d.w, in costruzione al Cantiere di Sestri per la « British Petroleum Tan-
ker Company» di Londra. - Sotto: tronco di incastellatura per cilindri motori di
gruppi elettrogeni da 2.000 kW' fuso alla nostra Fonderia per il governo argentino









DALL’ACCIAIERIA
I AL CANTIERE NAVALE

Storia

di una lamiera

onoscete tutti quelle gi-
1 gantezche strutture che si
nievano al cielo sui nostri scali:
a volte hanno la forma di una
Mauna preistorica, a volte il
ritmo di una scultura moder-
ma. Sono in realtà strutture
tben calcolate e precise, che
ibengono montate al posto loro
(ussegnato per costituire una
parte di quella ehe sarà la
nave.
1 Strutture di lamiere saldate,
‘quelle lamiere che stanno lag-
gii nel loro « parco » e comin-
(ciano con la tracciatura il lo-
(ro cammino nel cantiere, come
le detto nell'articolo che segue.

Qui vogliamo parlare delle
lamiere prima che entrino nel
contiere: dove e come nasco-
no, come sono fatte, come ar-
rivano a noi.

Naturalmente le lumiere na-
scono in un’accigieria. Pren-
diamo per esempio la «SIAC»,
che è di gran lunga il nostro
maggiore fornitore,

Tutti ne avrete visto almeno
dall'esterno i grandi impianti,
che sorgono ai piedi della col-
lina di Coronata e si specchia-
No nelle acque (quando ci s0-
mo} del iorrente Polcevera.

Le fotografie appese nei sa-
loni degli uffici ci parlano di
una lunga storia di questa no-
stra accigieria, e sono aqanche
una vera antologia del pro-
gresso siderurgico nel tempo.
Ci sono ancora i vecchi forni
fumosi, con gli uomini a torso
nudo, dei tempi in cui le la-
miere erano « tirate » a mano,
aq mezzo di lunghe tfenaglie,
sotto i piccoli cilindri, con
molte « passate » e « ripassa-
fe». Si vedono le vecchie co-
razzate con lo sperone puntu-
to, e cento uomini baffuti in
piedi su un cannone, Anzi, in
Un piazzale interno èé ancora
in piedi, nero fantasma, il vec-
chio forno per la ricottura det
cannoni, alto e quadrato come
una torre medievale. Voi sa-

i pete che la « SIAC» produsse

in passato le più potenti fra le
corazze navali italiane.

Con questo patrimonio di
tradizioni e di esperienze la
« SIAC » ha ripreso in questo
dopoguerra la produzione, ol-
trechè di grandi pezzi fucinati
come dritti di prora e di pop-
pa, alberi-motore, bracci porta
elica, ecc., di lamiere per navi.

Anzi, proprio l'anno scorsa,
per jar fronte alla crescente
richiesta dei cantieri e alle
esigenze della tecnica moder-
na, la « SIAC » ha impiantato
il nuoto « treno quarto », ulti-
mo grido in fatto di laminatoi
per lamiere pesanti.

Ma andiamo per ordine, e
cominciamo con la fusione del-
l'acciaio, passo iniziale nella
nascita della lamiera.'

La linea dei forni elettrici
dell’accinieria (sette forni «Ta-
gliaferri» di capacità indiri-
duale varia da 5 a 40 tonnel-
late e un forto americano
« Lectronem » da 40 tonnella-
te) èé veramente impressio-
nante, e non si fa della reto»
rica dicendo che fa pensare ni
draghi spaventosi delle anti.
che mitologie. I ruggiti dei
forni scuotono ogni tanto l’in-
tera navata, e si agitano le di-
verse code dei cavi elettrici a
12.000 Volts, mentre dalle na-
rici escono saettanti lingue di
fuoco, verdi e rosse. Ma, con-
cretamente, in questi forni che
io ho trattati con linguaggio
favoloso, avviene in realtà,
sotto il controllo accurato det
tecnici, una trasformazione
chimica che dà vita all'ac-
ciato. Tra le fiamme (spesso si
sprigiona dalla bocca del for-
no una bella cascata di scin-
tille) gli archi woltaici scoc-
canti fra gli elettrodi e la ca-
rica metallica, forniscono il
calore necessario alla trasfor-
mazione di quest'ultima in ac-
ciaio purissimo.

Ogni tanto si preleva un
«bicchierino» di metallo liqui-
do incandescente per sottopor-



lo al controllo, Quando il ci-
clo è compiuto, i forni si chi-
tanto da una parte come docili
animali, e dalla bocca versano
l'acciaio nella siviera, che è
quella specie di pentola enor-
me che pende da due ganci
giganteschi. L'operazione del-
la colata è quella, eternata nel
passato da stampe, acqueforti,
disegni e nel presente dalle fo-
tografie, che più ha scomodato
immagini fantasiose e mitiche,
perché davvero ha sempre
qualcosa che fa pensare alla
fueina di Vulcano, Tonnellate
di materiale incandescente
vanno a riempire la siviera.
mentre gli operai colpiti dai
riverberi sembrano piccole
ombre che si agitano a buttar
correttivi. Quando la siviera
é colma, va a riempire le lin-
gottiere, forme speciali in ghi-
sa rivestita nelle quali appun-
to l'acciaio acquista quella for-
ma di grossa « pagnotta » che
& il lingotto. Le lingottiere
sono coscienziostimente riem.
pite fino all'orlo, quindi si la-
scia solidificare l'accinio, e poi
i lingotti se ne vanno nei por-
zi di riscaldo: otto forni a dop-
più cella. Ogni cella può con-
tenere circa sette lingotti. Si
può comminare sopra i forni
come se si fosse a casa pro-
pria, su un gran piano retico-
lito, senza sentire per niente
il calore, e si sale così alla
cabina di comando dei pozzi
stessi, E° una cabina che fa
pensare, tanto per intenderci,
a quelle delle stazioni ferrovia-
rie: c'è un banco lucido, un
bel quadrante dove si accen-
dono luci rosse e gialle, delle
leve e alcuni nomini tranquil-
lamente intenti ai quadranti,
Qui, automaticamente, vengono
registrati sui quadranti i dati
provenienti dalle varie celle,
e da qui si comandano tutti i
forni, appunto a mezzo delle
leve, Il funzionamento dei Tor-
ni è a gas metano.

Quando, sulla base delle in-



Sopra: il lingotto d'acciaio. - Sotto: il processo di laminazione.

In basso:



lamiere

im attesa di

essere

inviate alla cesoia



dicazioni degli strumenti, si sa
che un lingotto è pronto, lo si
prende a mezzo della gru a
pinza, che va a pescarlo nel
forno con le sue robuste dita,
lo solleva in aria come un pas-
serotto farebbe con una bricio-
la di pane, e poi lo adagia sul
earrello ribaltatore, una specie
di sedia a sdraio che riceve il
lingotto in posizione verticale
e lo adagia in posizione oriz-
zontale sui rulli che lo tra-
sportano alle gabbie lamina-
trici.

E qui, come avrete capito,
sinto nl famoso « freno quar-
to »

E' il maggior laminatoio esi-
stente in Italia, con una lar-
ghezza di tavola di 3.750 mm.,
e può produrre fino a 20.000
tonnellate al mese di lomiere
larghe fino a m., 3,60, lunghe
fino a 25 metri e con spessore
da 8 a 120 mm.

«Treno quarto» perché é
costituito da quattro gigante-
schi cilindri, rulli enormi di
accinio speciale che lavorano,
se mi si passa l'espressione,
come i rulli della macchina
per fare la pasta, soltanto che
essi schiacciono e stirano ac-
ciaio purissimo, ricavandone
anpunto una lunga striscia
piatta che è la lamiera.

I cilindri sono mossi elettri-
camente, da un poderoso im-
pianto che sono andato u ve-
dere, dietro la parete. Si trat-
ta prima di tutto di una stazio-
ne di trasformazione dell'ener-
gia elettrica, e poi di gigante-
schi complicati apparati di ra-
me lucente, con fili di tutti i
colori e parti in movimento,
relais, ecc. Tutto ciò termina
in grandi ussi rotanti, che co-
mandano appunto i rulli del
laminatoio.

Su appositi nastri di carta,
intanto, sottili punte inchio-
strate registrano secondo per
secondo il comportamento del-
l'impianto, come se capltassero
ogni respiro di un paziente de-
licato,

Il « treno» di laminazione
vero e proprio è manovrato da
soli tre uomini, seduti in una

cabina pulitissima, con aria
condizionata, piazzata sopra
l'impianto, come certe cabine
di scambio nelle stazioni,

Una volta attorno ci lamina.
toi c'erano decine di uomini
indaffarati e sudanti, impegna-
ti con attenzione in un lavoro
pesante e pericoloso, odili ci
sono questi tre uomini in una
cabina aerea, attenti solo agli
strumenti e fa premere un pul-
sante o azionare una leva.

Si resta attoniti ad osservare
questo famoso « treno tremila-
settecentocinquanta » che sor-
de nell'immenso reparto sotto
32.000 metri quadrati di tet-
toia. In un tempo medio di cin-
que minuti il lingotto incan-
descente esce trasformato în
lamiera, e viene avviato alle
cesoie che lo tagliano nella mi-
sura voluta, per andare poi a
far sosta sui grandi piani di
raffreddamento.

E vediamo un po’ più det-
tagliatamente il ciclo: dappri-
ma il lingotto incontra la gab-
bia verticale, dove due cilindri
verticali lo lavorano di fianco,
come per farlo « dimagrire »,
noi la grande gabbia orizzon-
tale reversibile, coi quattro
cilindri orizzontali, alta tredici
metri e del peso complessivo
di 700 tonnellate, dove wiene
lmminato con varie passate e
ripassate. Ogni cilindro di la-
voro é mosso qutonomamente
dal proprio motore reversibile
a velocità variabile, secondo il
cosidetto sistema « bwin dri-
ve » qui applicato per la pri-
ma volta in Italia, A wista
d'occhio il pezzo (è un lingot-
to che diventa piano piano la-
miera), una striscia rossa, si
fa sempre più lungo e sempre
più sottile, sempre pitt sottile
e sempre più lungo, finché
esce in una lunga striscia ret-
tangolare: lo lamiera.

Cosi nasce la lamiera, così
escono da questo nuovissimo
impionto automatico tomnella-
te e tonnellate di lamiere na-
vali, ogni giorno.

La lamiera, come ho detto,





va subito ad apposite, grandi
cesoie che la tagliano secondo
le misure prestabilite, e quin-
di su un grande reticolato che
é poi il piano di raffredda-
mento.

Si capisce come le lamiere
abbigno, secondo le richieste
del cliente, speciali caratteri-
stiche, legate non soltanto alla



qualità li acciaio ottenuta in
acciaieria (e qui fa fede il car-
tellino di identità di ogni lin-
gotto), non solo alle misure,
ma anche allo spessore diver-
so, ottentito con le « passate »
del laminativio.

Poi viene il momento della
partenza. I pacchi di lamiere
hanno i loro cartellini con la



















So PORTATA

Fio È
CM attica ai È






destinazione: vi sono tutti i
cantieri d’Italia, CRDA, Mug-
giano, Livorno, Sestri, Taran-
to, ecc. Molte partono su ap-
positi carri ferroviari (ve ne
sono di quelli speciali, lunghi
tra i respingenti oltre venti
metri, sui quali si caricano le
lamiere verticalmente, come si
usa fare con gli specchi), altre
partono su autotreni,

Sono quei pacchi di lamiere
che noi arrivano al nostro
cantiere, vanno al loro « par-
co» e cdi lì iniziano quel cam-
mino che appunto le trasfor-

A sinistra: curvatura di una
dall'alto: il taglio ossiacetil
la werifica della curvatu

fa





ni



Pansaldino























el lancio dei satelliti ar-
(* tificiali nelle immensità
dello spazio si è avuta in que-
sti ultimi mesi una vera e pro-
îria gara tra americani e rus-
i Non appena gli uni hanno
ealizzato un esperimento, su-
Mito gli altri li hanno seguiti
dappresso cercando di com-
Mere ulteriori progressi, po-
lenziando e perfezionando
questi meravigliosi strumenti
della scienza e della tecnica
moderna. Su questo fronte
lella tecnica appunto si è oggi
ingaggiata la più accanita delle
battaglie, e solo c'è da sperare
che essa non abbia altro fine
e non porti a diversi risultati
Che non siano quelli di con-
Murre l'umanità sempre più
innanzi sulla via del suo mi-
‘glioramento materiale e della
bi ascesa intellettuale e mo-
Tale,

T L'opera dei russi nel campo
dei missili e dei satelliti si è

condi per portare il satellite
a 350 chilometri di altezza,
dopo di che, con un intervallo
di due secondi, fu la volta del-
l'entrata in funzione dei tre
razzi del terzo stadio che val-
sero ad imprimere al satellite
una velocità aggirantesi sui
sedicimila chilometri orari
con una spinta di straordinaria
potenza della durata di sei
secondi. Ancora una pausa di
due secondi, ed infine, con la
accensione dell'ultimo stadio,
la definitiva entrata in orbita
del satellite.

Fornire i dati relativi al
primo satellite americano {a
prescindere dal fatto che essi
— attesi gli ulteriori progressi
realizzati con incredibile ra-
pidità in questo campo — han-
no ormai, in certo senso, un
valore essenzialmente storico)
porterebbe troppo per le lun-
ghe, Basti, a titolo informativo,
far presente solo che lo « Ju-

| UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
[1 primo satellite?
| guidato da terra

metri ed ha un diametro mas-
simo di m. 1,78 in corrispon-

denza del primo stadio. Il
satellite vero e proprio,
l'« Explorer I» (0 «Alfa

1958 », secondo la denomina-

zione ufficiale dell'anno geofi- fa
insieme

sico internazionale),
con l'ultima fase del razzo vet-

tore, con il quale costituisce

un corpo unico della lunghez-

za complessiva di 203 cm. e É

del diametro di 152 mm. ha né

in orbita di chilo-
13,970: esso

un peso
grammi

Copre

57.600 chilometri in ogni rivo- DM

luzione lungo un'orbita incli-
nata di 33,5° sul piano del-
l'equatore, il cui apogeo (0
punto più lontano dalla terra)

si trova a 2.475 chilometri, ed {|

il perigeo (o punto più vicino)
a 360 chilometri. Per ogni giro
attorno alla Terra ]'« Explo-
rer I» impiega 115,8 minuti.
Di eccezionale importanza
sonoò state le rilevazioni scien-







I,

Î IN Stadio zi













DESEETE PPOspoeio
im mmm LA O,
LIE
î
Î Î |
A E E Dd È F G h

dA: mosore-ritzzo
Fi serboiato casireno ligurdo
Dmenio sari

- È pompe aimentestane properpoli
Ga malore Past »

li: motoresazioa & propergoli iottali -

È cer hurfa pia cp disireala
HT: serbotioia scada nitrico »

SS: SATELLITE . 0: ogim

Fi serbatoio elio « K:; serbeicio dimettlideazina è



|
® 0

/ K L 4
1; serbatoi elia « E; sertaniona carbirrmnte +

Bi Astra

Sezione longitudinale del razzo a tre stadi « Vanguard » %


































sviluppata secondo un ritmo
particolarmente accelerato. La
serie degli « Sputnik » ha con-
seguito dei risultati davvero
clamorosi; di fronte ai quali
quelli raggiunti dagli ameri-
cani sono sembrati passare, al-
meno in certi momenti, un
baco in seconda linea,

Il primo satellite artificiale
americano ha seguito infatti di
qualche mese Il primo suo con-
fratello sovietico, Lanciato nel-

l'«Explorer I» entrava in or-
bita, immessovi da un razzo
«Jupiter C» a quattro stadi.
. Dal momento del lancio alla
immissione in orbita del primo
satellite americano trascorsero
Solo sei minuti e 52 secondi,
a varie fasi di questo pro-
cesso furono compiute con
precisione cronometrica sì da
giungere, come preventivato,
all'immissione in orbita appun-
ito alla velocità di ben 28 mila
chilometri orari. In circa 150
fsecondi, a 90 chilometri di
‘altezza, il primo stadio dello
«Jupiter C» esaurì la sua
Iscorta di combustibile, forma-
ta di ossigeno e di un propel-

gina denominato è hydine »,
distaccandosi dal resto del
ettore per ricadere sulla ter-
fa. Segui una breve pausa,
Murante la quale le parti resi-
due del razzo salivano per
Mnerzia alla quota di 200 chi-
lometri, raggiunta la quale
Uoveva entrare in azione Il
Becco ndo stadio con j suoi un-
dici razzi a propellente solido.
Risultarono sufficienti sei se-

la notte del 81 gennaio 1959,

piter Cè», al momento del
lancio, pesa 29.500 chilogram-
mi, è alto 20 metri e 91 centi-

lente speciale a base di idra- MT.



tifiche che si sono potute effet-
tuare sulla base dei dati tra-
smessi via radio dalle perfe-

=

| preparativi per il lancio del primo satellite americano, la
notte del 3171 gennaio 1958

ll satellite collocato in orbita il 17 marzo



1958 dal

missile € Vanguard »

zionate attrezzature funzionan- a terra dij ricevere a comando

ti sul satellite.

I dati così ottenuti hanno
facilitato gli studi per i suc-
cessivi lanci dei satelliti ame-
ricani che, anche se non sem-
pre con risultati del tutto
soddisfacenti, si sono succe-
duti nel corso del 1958 con
una certa frequenza. Non è il
caso di citare tutti questi
tentativi, anche perchè, essen-
do essi di data recentissima,
sono ben presenti alla memo-
ria del pubblico, Solo sarà
sufficiente ricordare l'immis-
sione in orbita, avvenuta il 17
marzo 1958, di un piecolo
satellite, il « Vanguard I» (0
« Beta 1958», secondo la de-
nominazione dell’anno geofi-
sico internazionale), il quale
— nonostante l'esiguità delle
sue dimensioni (16 ecm. di
diametro, e 1.475 grammi di
peso) — ha realizzato note-
voli risultati ai fini delle cono-
scenze scientifiche, disponendo
esso di due trasmittenti e di
un dispositivo atto a fornire
indicazioni sulle variazioni di
temperatura dell'involucro,

Un successo non meno rile-
vante ha ottenuto il lancio
dell'« Explorer III », avvenuto
il 26 marzo 1958, Si tratta di
un satellite del peso di chilo-
grammi 14,170, che compie la
sua rivoluzione attorno alla
Terra in 115,87 minuti, con
una velocità di 230.176 chilo-
metri orari al perigeo, e 21.520
chilometri all'apogeo. Di im-
portante, come novità rispetto
ai precedenti satelliti ameri-
cani, 1'« Explorer INI » ha una
più perfetta strumentazione
scientifica, rappresentata da
un sensibilissimo registratore
a nastro magnetico o « memo-
ria magnetica » e di un diverso
sistema di irradiazione dei se-
gnali radio. L'adozione del
nuovo dispositivo, che registra
i dati raccolti dal contatore
« Geiger » sui raggi cosmici,
ha consentito per la prima
volta agli scienziati in ascolto



in soli cinque secondi, me-
diante i segnali della radio-
trasmittente da 108,03 mega-
cicli, le informazioni comple-
te sulle radiazioni solari incon-
trate dal satellite lungo un
giro intero di rivoluzione, Ne-



I





Il Jupiter C adoperato per il
lancio degli «Explorer +: 1 - Il
primo stadio a propellenti li-
quidi; 2 - il secondo stadio co-
stituito da 11 razzi a propel-
lenti solidi: 3 - il terro stadio
costituito da tre razzi a pro-
pellenti solidi; 4 - il quarto
stadio e il satellite (in nero)

TI



« Thor Abile» recante alla
sommità una « sonda lunare »,
vale a dire una specie di cap-
sula contenente delicatissimi
strumenti scientifici di rileva-
zione e misurazione. Questo
tentativo costituì, al momento
della sua attuazione, un pri-
mato senza precedenti, non
soltanto per la copia delle in-
formazioni raccolte lungo la
traiettoria, ma anche per l’al-
tezza raggiunta, 127.323 chilo-
metri dalla Terra.

A tutta questa serie di lanci
di satelliti artificiali e di sonde
spaziali effettuati dagli ameri-
cani — quelli che abbiamo ri-
cordato non meno che gli altri
che abbiamo lasciato sotto si-
lenzio — va connesso un in-
sieme davvero imponente di
risultati scientifici e tecnici.

fd Le realizzazioni peraltro otte-

nute dai russi hanno spesso
chiaramente manifestato che
in questo campo nell'U.R.S.S,
si è molto avanti, in una posi-
zione che appare di primato.

i C'è stato però un momento in

ll Thor-Able che è servito al
lancio del razzo verso la Luna

gli altri satelliti lanciati in
precedenza le informazioni
trasmesse senza soluzione di
continuità dalle radio su di es-
si sistemate, nei tratti com-
presi tra una stazione d'ascolto
e l'altra, vanno perdute.
Ulteriori progressi furono
conseguiti con il lancio del-
l'« Explorer IV», avvenuto il
26 luglio 1958, mentre larga
messe di dati veniva nel frat-
tempo raccolta attraverso al-
cuni tentativi di sondaggio
spaziale, il primo dei quali at-
tuato l’11 ottobre 1958 con il
« Pioneer I», E' stato il « Pio-
neer» un razzo a tre stadi



cui gli americani hanno sem-
brato riprendere un netto so-

i pravvento, ed é stato precisa-

mente il 18 dicembre 1958
quando essi sono riusciti ad
inserire in orbita un gigante-
sco missile « Atlas» del peso
di circa quattro tonnellate, due
volte cioè il maggiore dei sa-
telliti sino a quel giorno lan-
ciati dai sovietici.

L'elemento più interessante
connesso al lancio dell':Atlas»
è stato rappresentato dal fatto
che questo satellite ha potuto
essere inserito in un'orbita
fissata dopo il lancio da terra.
Come è noto, invece, tutti gli
altri satelliti statunitensi degli
esperimenti precedenti sono
stati lanciati in un'orbita rigi-
damente prestabilita dopo lun-
ghi calcoli, eseguiti prima del
lancio stesso. Questo « Atlas»
è stato il primo satellite gui-
dato da terra. Inoltre esso ha
costituito la prima stazione-
relay spaziale per le teleco-
municazioni.

Un gigantesco cervello elet-
tronico, in grado di effettuare
diecimila operazioni aritmeti-



ll radiotelescopio di Milestone Hill, uno dei cinque apparati

radar di

eccezionale potenza adoperati

per localizzare

il « Pioneer »

IZ

PRA i
CRINTERETiIiCI ta

RR CI

SI TITE A Rei. n
ti

a

ei
1)



I tre motori razzo del missile balistico Atlas. | due motori laterali sviluppano una spinta uni-
taria di 68.000 Kg.: quello al centro ne sviluppa circa 27.000

che al secondo, ha controllato
e guidato la rotta dell'«Atlas».
Il cervello ha impartito al mis-
sile « istruzioni » sulla sua rot-
ta, sul momento del distacco
dei motori e altri dati relativi
al volo. Nelle prime fasi del
volo il missile ha trasmesso al
centro di controllo « informa-
zioni » matematiche in ordine

TRASMITTENTE DA
108,03. MEGACICLI

REGISTRATORE EROSIONE
PROVOCATA DAI
MICROMETEORITI

Spaccato del satellite < Explorer Ill » lanciato

al proprio comportamento in

: volo. Il cervello elettronico ha
| quindi paragonato tali dati con
| quelli relativi alla rotta prefis-

sata e, nel giro di pochi secon-
di, ha trasmesso al missile

Î tutte le variazioni necessarie
#8 per il buon esito del volo.

Altrettanto felice è stata la

| riuscita dell'esperimento di rl-
‘i trasmissione dallo spazio, che
| era uno degli obiettivi princi-
| pali che ci si riprometteva di
| raggiungere con il lancio del-

l'« Atlas», tanto è vero che Îl
satellite ha avuto anche una
denominazione proprio legata

i a questa sua specifica funzio-

ne, e precisamente quella di
« Score », dalle iniziali di « Si-
gnal Communications Orbit
Relay Experiment» (cioè espe-

i rimento di comunicazioni con

ritrasmissione orbitale). Que-
sto esperimento consiste nel-
l'inviare messaggi da una sta-
zione all'altra a terra per mez-

È zo di un apparato di ritrasmis- |
® sione

installato sul satellite,
che dispone di due radiorice-
trasmittenti operanti su una

frequenza di 132,45 e 132,905 MM

megacicli e di un registratore
magnetico in grado di imma-

gazzinare radio-messaggi di
quattro minuti e di comples-
sive 1.680 parole, E' stato così
possibile realizzare tutta una
serie di esperimenti di tele-
comunicazioni effettuati con il
satellite, esperimenti tra i qua-




ne simultanea degli stessi da
terra.

Grandi, dunque, i risultati
ottenuti dagli americani con il
lancio dello « Score »,

Ma in questo campo, nella
gara per l'assalto alle immen-

li vanno particolarmente mes- sità dello spazio cosmico, non
si in rilievo i seguenti: ci sono battute d'arresto per
1) ritrasmissione di uno spe- l'ansia di dominio degli uo-
TERMOMETRO FER TEMFER. ESTERNA
TRASMITTENTE DA 108,00 MC
TERMOMETRO
PER TEMPER.
INTERNA

APPARATO PER LA MISURA
DEI RAGGI COSMICI

ciale messaggio del Presidente
Eisenhower, registrato su na-
stro prima del lancio; 2) rice-
zione dalle stazioni a terra e
ritrasmissione, con un impul-
so speciale da terra, di un
messaggio verbale; 3) ricezio-
ne di un messaggio In tele-
serivente e ritrasmissione a
comando da terra; 4) ricezione
di sette messaggi simultanei
in telescrivente e ritrasmissio-













OSCILLATORE

TUBO GEIGER-MUELLER

il 26 marro 1958

mini sulla natura. A sole due
settimane di distanza dall'espe-
rimento dello « Score » il mon-
do doveva assistere, stupefat-
to, ad un nuovo tentativo
sovietico, quello del «Lunik»,
il più ardito (ma sino a quan-
do?) effettuato dagli uomini
nella loro orgogliosa decisione
di tradurre in realtà il mito
antico di Icaro.

I b,

iu ore. n

da

Montaggio del motore a razzo del primo stadio del Thor-Able








































ue imprese dell’ «Artiglio»
> il contributo dell’Ansaldo-Fossati

Vel nostro articolo «Vita data della nave inglese, Il ricu- e ne ordinasse gli spostamenti A nessuno venne in mente,
® gloriosa dell'e Artiglio», pero del tesoro dell'« Egypt» infinite volte. lì per li, che la fine di quel po-
ibblicato nel numero scorso, si presentò subito, infatti, come Gli scafandri usati allora dai vero granchio rappresentava la
bbiamo rievocato, fra tutte le un problema pieno di incognite, palombari per scendere alle soluzione del problema che as-
Mprese compiute in ventisette di difficoltà impreviste e di cir. grandi profondità si dimostra- sillava sli uomini dell'e Arti-
ini dalla nave più celebre del- costanze mai verificatesi fino ad rono subito inadeguati a questo glion: na nessuno, fuorchè al
t«SO.RI.MA,», quella che ne- allora, e la cui soluzione si im- scopo: essi non consentivano nè palombaro Mario Raffaelli, un
iamni dal 1928 al 1934 suscitò poneva come necessaria ed ur- una visibilità sufficiente nè una nomo che alle eccezionali doti
immirazione commossa di tut- gente, non avendo altra alter- immersione prolungata, e affa- di coraggio e di dedizione al
to. il mondo: il ricupero del nativa che una pericolosa scon- ticavano eccessivamente gli 0- lavoro univa una viva intelli-
oro dell'« Egypt », fitta. mini. Occorreva quindi ricorre- senza ed uno spirito di osserva-
(Nel descrivere le gesta del- La nave affondata, come ave- re ad altri apparecchi. . zione nacutissimo.

# Artiglio » e dei suo: valorosi vamo già detto, si era appog: Era stato nppena costruito, in Mario Raffaelli capì subito di
mlombari avevamo accennato giata su di un fondo orizzon- quel tempo, un tipo di torretta quale apparecchio aveva bisogno
Ue principali apparecchiature tale senza rovesciarsi, è per di immersione cilindrica, muni- p, Artiglio » e ne parlò ai di-
Mpiegate per operare sotto il raggiungere il tesoro occorreva ta di finestrini ché offrivano rigenti della « SO.RLMA.», An-
iare, in circostanze particola- demolire quattro ponti d'acciaio una buona visibilità e molto che questa volta lo ‘studio co-
bsime, ad una profondità di sovrastanti la cella blindata che più comoda degli scafandri, - struttivo è la realizzazione del-
30 metri. Desideriamo ora, ri- lo custodiva. Mentre i ponti La «S0.RI.MA,» pensò di l'opera furono affidati al « Fos-
îqrnando su questo affascinante saltavano pezzo per pezzo sotto utilizzare una di queste torrette, sati n; Si trattava di realizzare
Fgomento, illustrare il contri. l'azione degli esplosivi, biso- apportandovi delle modifiche n aspiratore capace di risue-
Uto dato anche in questo cam- gnava sgombrare il passo dai suggerite dalla propria espe- chiare te sterline e i lingotti
Do dalla nostra Società, e pre- rottami, agganciandoli con le rienza, e scelse per lo studio co- d'oro e d'argento dell'« Egypt »
dsamente dallo stabilimento benne dentate, Ed ecco sorgere struttivo © l'esecuzione dei la- è fatto in modo da non lasciar
Ansaldo - Fossati », le prime difficoltà; le benne non vori lo stabilimento a Fossati», eli sfuggire.

Non si pensi che la «SO.RI. solo si muovevano su e giù se- che era diretto dall'ing. Adolfo
ta. «, armatrice dell'«Artiglio», snendo il dondolio dell’« Arti. Bassi e di cnj era vice direttore
disponesse già, all'inizio delle glio », ad un paranco del quale il nostro amministratore dele-
Operazioni sul relitto del’ erano sospese, ma erano anche gato ing. Rosini, La direzione
fa Egypt », di tutti quej mezzi spinte di fianco dalle forti cor- dello stabilimento mise a dispo-
the si dimostrarono poi indi- renti di quel mare infido. Oce- sizione della « SO,RI.MA, » l’ope-
ipensabili per ripescare le ster- correva, per guidarle sui cari- ra del capo dei disegnatori cav.
line e i lingotti d'oro e d'ar- chi, che il palombaro le tenesse Pietro Dodi, tecnico di valore e
fento custoditi nella cella blin- sotto controllo per lungo tempo di sicuro affidamento, che in se
i guito si occupò pure degli altri
lavori eseguiti per conto della
« SO.RIMA. a,

Nacque così una torretta di
immersione costituita da un
corpo tubolare d'acciaio forma-
to di anelli sferici congiunti con
saldatura, e munita di una testa

di bronzo a cinque branchie e È
di una base pure di bronzo, Essa marino. Ad un ordine del pa-

forniva le seguenti prestazioni; '©Mbaro, uno scalpello coman-
1) discesa fino a 150 metri: 2) dato meccanicamente avrebbe
permanenza in immersione fino iNfranto il cristallo della bocca
a due ore; 3) visibilità in tutte di aspirazione e l'acqua, spinta

Il « Fossati «, basandosi sulle
istruzioni fornite dalla « SO-
RI.MA,», costruì, utilizzando un
tubo « Dalmine» di 70 centi-
metri di diametro, un apparec-
chio somigliante grosso modo ad
un bottiglione, lungo sei metri,
chiuso superiormente da un co-
perchio fissato con bulloni e
avente sul fondo una bocca di
aspirazione circolare, chiusa da
un cristallo temperato. L'appa-
recchio, sospeso al paranco del-
l'a Artiglio », avrebbe dovuto es-
sere calato verticalmente, con la
boeca di aspirazione in basso,
fino a pochi metri dal fondo

La torretta fu collaudata con |. SEN Do
rene L ottimo esito nei primi mesi del fi “di
Sopra: una delle migliaia di banconote indiane ripescate 10h4.e consegnata ‘alla «SOL ;

dall' «Egypt». - Sotto: la bocca del cilindro aspiratore ma » che la imbarcò subito

sull'« Artiglio n, Soltanto con
questo apparecchio, che sostitni
completamente gli scafandri, fu
possibile allora guidare i mo-
vimenti delle benne e sgombe-
rare dai rottami gli squarci
prodotti dal tritolo.

Terminato questo lavoro, una
amara delusione aspettava però
i prodi marinai dell'« Artiglio »:
le benne, di qualunque tipo,
non servivano per ricuperare il
tesoro dell'a Egypt », formato
di migliaia di piccoli pezzi
sparpagliati sul fondo dalle
esplosioni. Se talvolta una ben-
na, dopo cento tentativi, riusci-
va' ad afferrare una manciata di
sterline o una barra d'oro o
d'argento, l'esiguo carico quasi
sempre si perdeva durante la
salita,

Man mano che | giorni passa-
vano, l'insolubilità del problema
appariva sempre più evidente,
spegnendo ogni residua speran-
za. Ma una sera accadde un pic-
colo incidente che doveva esse-
re la fortuna dell'» Artiglio »:
una campana metallica, chiusa
inferiormente da un cristallo, e
usata per proteggere le lampade
destinate ad illuminare la zona
controllata dal palombaro, fu
ritirata dal fondo col cristallo
spezzato e con un grosso gran»
chio schiacciato nell'interno:
l'acqua, alla pressione di 13 at-
mosfere, ve lo aveva proiettato
con grande violenza.



i i



Il cilindro aspiratore

mosfere, si sarebbe precipitata
nel cilindro trascinando con sè
anche piccoli pezzi metallici,
L'interno del cilindro era fatto
in modo da non consentire la
fuoriuscita degli oggetti aspi-
rati.

Il 22 maggio 1933 il grosso
aspiratore veniva consegnato
alla « SORI.MA.» e qualche
giorno dopo era già a bordo del-
l'a Artiglio ». L'attesa per la
prima prova era spasmodica.
senza indugio Mario Raffaelli,
chiuso nella torretta alla cui
realizzazione aveva pure colla-
borato, si immerse in vicinanza
dell'« Egypt» e telefonò di ca-
lare l'aspiratore, Quando riten-
ne che l'apparecchio fosse sul

(continua a pag. 18)

le direzioni; 4) possibilità di ri. dalla pressione di circa 13 at- Dante Jannone
salire in superficie, in caso di

emergenza, mediante un conge- .

gno di sicurezza manovrato dal La torretta luminosa di acciaio fucinato
palombaro,



L'AUTOSTRADA DEL SOLE

P er andare da Milano a Napo-

li, quando — forse nel 1963
— saranno ultimati 1 lavori per la
costruzione dell'a Autostrada del
sole », basterà coprire 738 chilo=
metri (cento in meno di quanti
ne coccorrano attualmente). Oggi
circa 140 sono aperti al traffico ©
noi abbiamo percorso tutto il trat-
to che dalla capitale lombarda
porta a Parma: Avevamo dinanzi
un nastro lunghissimo che andava

sperdendosi all'infinito nella neb.
bia — una nebbiolima trasparen=
te, quasi prrmaverile —— è contem-

poranermente guardavamo la lan-
cetta del tachimetro ferma — in-
chiodata — sui 120 orari. Con
noi erano il collega Timo del na-
stro ufficio di Milano .«d un diri-
gente della società concessionaria
dell'antostrada (cui dobbiamo da-
ti. fotografie ed una preziosissima
collaborazione).

« Vede — ci diceva — qui la
media è veramente tale. Media. su

questa strada, significa che per trat.
ti lunghissimi la velocità è costante,
anche se non sempre può essere pa-
ri a 120 orari, come è ovvio», Non
solo, ma mai come quella mattina
— per la cronaca; il 23 gennaio —
ci era capitato di correre su di una
strada. a quella velocità, tanto
tranquilli e con addosso tanto stn-
so di distensione, di sicurezza. Ci
stavamo rendendo conto di cosa
significhi effettivamente per l'Ita-
lia l'x Autostrada del sole» la
spina dorsale cioè nelle comurnica-
zioni automobilistiche della peni-
sola. Ma sarà bene mettere un po’
d'ordine negli appunti, e presen-
tare ai lettori. sia pur sintetica-
mente, questa modernissima realiz.
zazione che occupa un posto deci-
samente preminente nelle opere
pubbliche italiane.

TLAVORI
L'inizio ufficiale dei lavori
sale al 19 maggio 10956. La «

Ti-

So»

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laden

Picci,

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i ig pet
Ì

pere

Pe
È

cità Concessioni è Costruzioni
Autostrade p, A.» di Roma (s0-
cietà a partecipazione LE.I-), che
ha stipulato la convenzione con lo
Stato. lottizza ed appalta tronchi
dell'autostrada e me affida la co-
struzione ad imprese specializzate
— sotto il controllo tecnico della
propria direzione lavori. Natural-
mente questi ultimi vengono est-
quiti con macchinari più che mo.
derni e personale altamente specia-
lizzato, L'autostrada sara larga
24 metri: 3 saranno riservati alla
banchina spartitraffico centrale {in
qualche breve tratto — come nelle
gallerie — leggermente ridotta, ma
mai esclusa), e, per i due sensi,
+ mm. e mezzo saranno riservati alle
corsie di marcia (3 m. e mezzo per
parte alla corsia di traffico ed al-
trettanti per quella di sorpasso:
larghezza costante) e. 3 mîtri per
lato: riservati alla corsia di sosta,
Anche quest'ultima — in casi par-
ticolarissimi {per esempio il pon-
te sul Po) — si riduce o scompare
addirittura, Comunque per pochis-
simo. rispitto al chilometraggio to-
tale.

La gestione è effettuata diretta-
mente dalla società romana. la
quale dovrà consegnare i vari trat.
ti dell'autostrada allo Stato. in
perfette condizioni, 30 anni dono
l'apertura ufficiale al traffico del
tratto stesso.

Forse per la prima volta in Ita-
lia su un lavoro di così erande
mole sono state applicate nella co-
struzione del corpo stradale, le più
moderne conoscenze della tecnica
ner quanto ricuarda il consolida.
mento delle terre. Infatti l'a Auto
strada del sole n non dovrà subire
nel temrno cuello che la vecchia
teenica chiamava assestamento, poi-
chè le terre vengono «e costipate »
fcompresse) in modo da attenere
il massimo della densità naturale,
superiore a quella degli stessi ter-
reni locali.



Sopra: un punto del tratto MI-

lano Piacenza - A sinistra: una

campata del ponte sul Po vista

da sotto. - A destra: un tipo
di allacciamento

Una idea della grandiosità dei
lavori vizne offerta dai 304 ponti
importanti € dii 3800 attraversa»
menti minori, Tra i ponti non
può essere dimenticato quello sul
Po. presso Piacenza. Fra pochissi.
mi mesi skrà ultimato e quindi si
potrà andare direttamente da Mi-
lano a Parma (mentre oggi si esce
a Piacenza, per rientrare dall'altra
stazione e proseguire per Parina).
Ebbene. il ponte misura. 1176
metri — il più lungo d'Europa —
ha 16 luci, le sue campate centrali
sono costituite da travi in cemento
armato precompresso, lunghe 75
metri l'una, semplicemente appos-
giare gi piloni di sostegno. Da solo
questo colosso verrà a costare due
miliardi. In totale, nel tratto Mi-
lano-Bologna. sono stati costruiti
(o sono in corso di costruzione)
15 grandi ponti — per un com-
plesso di 106 luci — varianti dai
201 al 75 metri.







Oltre che quello sul Po, altro
ponte degno di rilievo è quello sul
Taro, lungo 536 metri su 16 lu-
ci, ciascuna di 32 metri; il Lam-
bro viene invece attraversato con
un ponte avente luce centrale di
58 metri, ad arco, in cemento ar.
mato precompresso. Ben dodici so-
nò i ponti previsti in cemento ar-
mato precompresso, è ad arco, Le
luci saranno complessivamente 87.
per una lungh:zza complessiva di
4.340 metri, Vanno ricordati, s0-
prattutto. i ponti sull'Aglio (alto
più di So metri dal fondo valle ed
avente una luce unica centrale di
164 metri). quello sul Sambro
(una luce centrale di 140 metri)

sul Biscione (130 metri di ‘luce
centrale), sul Gambellato (124
metri), sul Merizzano {due luci

di 95 metri ciascuna). Sono pure
in corso di realizzazione due ponti
in acciaio nella zona di Citerna. su
12 luci, per una lunghezza di 532



"e È self







ti. La travata maggiore è lun-

bo metri,

Si conteranno pure, a lavori fini-
W 49 gallerie, tutte sul tronco
dBologna-Firenze, per uno svilup.
lo totale di 11.049 metri.

“L'a Autostrada del sole », quin-
di, non presenterà alcun incrocio»

la sovrapasserà tutta la viabilità
brdinaria. Tali «opere d'arte »
sostituiscono un complesso di ra-
falcavia e sottovia che possono così
essere riassunti: 231 opere d'arte,
per complessivi 55; metri, sul
tratto Milano-Firenze © 42 (per
Mo13 metri) sulla Napoii-Capua. I
Rtavalcavia, in genere, hanno una
funghezza di 24 metri. su due lu-
i con una pila centrale che insiste
Gullo spartitraffico: ma. in corri-
fpondenza delle stazioni. è stata
Mbolita la pila centrale ed i caval.
Favia sovrapassano l'a utostrada
Fon nn'unica luce di 26 m.e
MELZO.

T Per conservare intatta la situa-
Gione idraulica delle zone attraver-
Gate, sono stati costruiti sul tratto
Milano - Firenze qualcosa come
0185 tombini per 1305 metri e
sul tratto Capua-Napoli 44 tom-
tini per 76 metri.

Comunque le opere d'arte mag-
giorni sono state, rcalizzate in cor-
(rispondenza dei torrenti e dei fiu.
fmi della pianura padana e delle
Walli appenniniche. In totale, sulla
Milano-Firenze sono stati costruiti
(tra ponti. viadotti ©e ponticelli)
433 opere d'arte singolari —— per
un totale di 17-376 metri — e
(sulla Capua-Napoli ne sono state
[costruite 32, per un complesso di
477

7I

metri. Tra i viadotti il più
lungo è stato realizzato in comen-
to armato in travate (e il Quercia-
Sette), che misura I-070 metri su
35 luci, € presenta un tracciato in
CUrva.

Tanto per dare un'idea del la-
voro già svolto e di quello tutt'ora
Rin corso, si può dire ancora che
ammontano ad 11.500 gh operai
fidella società e delle imprese, a 470
figli impiegati, a 1-500 i mezzi mec
camici presenti, Per quanto riguarda
la occupazione operai» va tenuto
conto che quella indicata rappre-
fsenta solo il personale alle dirette
{dipendenze della società CONcessio.
Tnaria (che si riserva la costruzione
tdi un ventesimo dei lavori e la pa-
[vimentazione) e delle imprese ap-
paltatrici. Ad essi vanno aggiunte
almeno altre 20.000 unità che tro.
Vino occupazione indiretta. nonchè
queile, non determinabili, addette ad
Occupazioni terziarie conseguenti
al movimento creato dal lavoro in
tutta la fascia in cui si svolge.

Per chi ama le curiosità, dire-
mò ancora chè saranno estemiti
scavi per 40 milioni di metri cu-
li, che la pavimentazione coprirà
una superficie di 15 milioni di me-
tri quadrati. che il costo medio
per chilometro è previsto in 250
{milioni di lire fcton punte minime
tdi 162 milioni per la Capua-MNa.
poli e punte massime di 487 mi-
lioni per la Barberino-Firenze). E
potremmo comtinuare.

SLA CIRCOLAZIONE,

Ma ci preme. invece (lo spazio
tè tirannoh parlare adesso della
circolazione sull'autostrada. Argo-
mento di alta attualità poichè sono
già aperti al traffico il tratto Mila-
no-Parma (con la sola interruzione
del ponte sul Po) e quello Napoli»
Capua. per un totale di 140 chi.
lometri € 400 metri. Una « 600
Fiat » (o HP fiscali) pagher:bbe,
in totale, s70 lire di pedaggio.

Le modernissime stazioni, ele-
fanti ed automatizzate al massimo,
servono esclusivamente per l'ordi-
nata è veloce immissione ed emis-
sione del traffico ed alla raccolta
dei pedaggi. Nessun intralcio do-
vr quindi essere creato nelle adia-

cenze: niente bar, edicole, risto-
ranti, telefoni, distributori di ben-
zina, comforts che l'otente troverà
lungo la strada.

Il sistema viario degli allaccia.
menti di stazione è stato risolto
adottando uno svincolo noto sorto
il nome di « trombetta ». Sona,
queste ultime, opere per la verità
àssal costose; ma sono le sole ca-
paci di garantire la più assoluta
sicurezza durante l'inserimento ed
il «lisinserimento dal traffico. Chi
ha già viaggiato sulle mostre auto-
strade sa cosal voglia dire tutto
questo, e apprezzerà senza riserve
la soluzione adottata. Lunghe pi-
ste di accelerazione e decelerazione
completano inoltre il sistema di
svincolo. Ovvio che. vicino alle
stazioni. si è abbondato con i di-
spositivi illuminanti, ove. occorre
antinebbia, così da permettere il
transito a fari bassi, cosa che evita
ogni pericolo nelle ore notturne.

All'ingresso il personale conse
gna una scheda-biglietto di carton»
cino (che non va piegato, sgual.
cito, rovinato) il quale. in codice;
riporta le caratteristiche dell'auto=
mezzo è a stampa, il numero
contrassegno della stazione (a 1»
Milano, « 2» Lodi...) la classe
dell'autoveicolo (per l'applicazio-
ne della tariffa di pedaggio). il
giorno e l'ora di ingresso. Un rul-
lo metallico. sul piano stradale; pa-
sto a traverso gli ingressi, regi-
stra frattanto avtomaticamente i
passaggi e conta anche gli assi dei
veicoli. così che i passaggi ed 1
veicoli dovranno poi coincidere.
L'automobilista potrà uscire da
una qualsiasi delle stazioni disla-
cate lungo il percorso (o entrare
da queste in autostrada). Entran.
do ritirerà, uscendo consegnerà il
biglietto, pagando quindi un im-
porto corrispondente ai chilome-
tri effettivamente percorsi. Giù
sperimentato in altri Paesi, dove
ha dato ottimi risultati; si dà a
questo il nome di sistema autostra-
dale a « tipo chiuso n.

CORSIE DI MARCIA

Per ogni senso di marcia esi-
stono tre corsie sull'autostrada. A
destra l'automobilista trova quella
di sosta. delimitata da wna fascia
gialla rifrangente, In questa zona
è permesso sostare solo in caso di

*cossità. La corsia centrale è ri-
servata alla marcia, mentre quella
a sinistra serve esclusivamente al
sorpasso. Effettuato il quale. l'u-
tente deve ritornare al più presto
nella corsia centrale. Si potrà però
eventualmente procedere alla crea-
zione di una ulteriore corsia di
marcia per ogni carreggiata, poichè
1 cavalcavia hanno già un arco
complementare per il passaggio del.
la nuova banchina di sosta, ed i
terreni sono già espropriati per lo
spario 2 ciò necessario,

Di certo così incidenti non dos
vrebbero verificarsene e soprattutto
non dovrebbero aver luogo i tam-
ponamenti. che hanno reso tanto
tristemente note le mostre anguste
e tortuosissime strade. Ma l'edu-
cazione dovrà coraggiosamente ave.
re la meglio sulla pirateria (me-
glio: sulla follia criminale) di co-
loro che, travisando le cose. vor-
rebbero scambiare l'autostrada con
il trampolino di lancio di un mis.
sile intercontinentale.

Anche per questo le norme di
circolazione sono molto severe e
più gravi delle normali sono le
sanzioni pecuniarie, Per esempio è
vietato l'ingresso agli autostoppi-
sti, ai ciclisti, agli automezzi a due
ruote con una cilindrata inferiore
ai 150 co., a quegli automezzi non
idonei a tenere una velocità mi-
nima di 4o chilometri: è assolu-

(continna a pag, 19)

Emiddio Loscalzo

c
ù



Dall'alto: casello d'ingresso a Melegnano; viadotto in costru-
zione; la stazione di Milano; appoggio delle travi di un ponte

tosti imac

dai LA



4 Umbria è una delle reg'oni
più piccole d'Italia: Kmq.
8.456, abitanti 820.526,

Prevalentemente montuosa. ti-
picamente agricola, se si eccettuano
le accieierie di Terni, è regione con
scarsa popolazione (densità: 97 ab.
per Kmq. tra le più basse d'Ita-
lia), con molti corsi d'acqua (il

Tevere, il Nera, ecc.) è il Lago
Trasimeno.
I boschi tengono più di un “dimento e frutto ottimo: l'olio è

particolarmente apprezzato per la
finezza, il colore ambraceo, la scar-
sissima acidità. Diffusissimo, abbia-

quarto della superficie produttiva,
e quasi un quinto è lasciato al pa-
scolo permanente o all'incolto. Al-
le colture rimane dunque poco più
di metà del territorio agricolo. Tra

PANORAMA

L' Umbria, le Marche e i

per altra via alle centrali elettri-
che.

Ma è noto che le centrali elet-
triche assorbono ben poca mano

PATRIMONIO ZOOTECNICO DELLE MARCHE
COMPARATO A QUELLO DEL LAZIO





i cereali di gran lunga prevale il Tab. 1)
grano. ma il suo rendimento è

basso, persino inferiore alla media

nazionale. Pure inferiore alla me-

dia nazionale è la produzione uni- Bovini
taria di granturco, comunque assai o
diffusa specie nelle zone di alleva- Suini
mento dei suini. Poi vi sono le Ovini
colture di avena e orzo, e infine Caprini
quelle minori di patate, bietole, Equini
ecc. Maggiore importanza di tali

Marche Lazio
494.000 270.000
343.000 168.000
265.000 1.122.000
4.000 64.000
ro.000 105.000





colture hanno però quelle arboree
e arbostive. Le viti e gli olivi ap-
paiono fitti dove migliore è il ter-
reno e più mite il clima, nelle valli

mo detto, il bosco, da cui si ricava
una discreta quantità di legna da
lavoro e da ardere. Nei boschi um-






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UMBRIA

del Tevere, del Chiascio e del To-
pino, del Teverone e del Clitumno,
o, più a sud, nella Valle del Nera.

In queste valli orientate da setten-
trione a mezzogiorno le pendici
dei monti sono ben esposte al sole,
e l'uva vi matura bene e dà buoni
vini; l'olivo, protetto dai rilievi,
solo di rado incontra freddi morta-
li: gli alberi da frutto (meli e pe-
ri, peschi e ciliegi) vi crescono bene
e si vanno diffondendo. Anche più
numerosi sono gli alberi da frutto
intorno al Trasimeno.

Circa i vini, non sono in gene-
re molto alcoolici e non soppor-
tano il trasporto, salvo il famo-
sissimo «Orvieto» giustamente
apprezzato ovunque. Ma l'albero
che dà il carattere al paesaggio um-
bro (quel paesaggio tipico del'a
pittura locale del trecento, il pae-
saggio dell'u Umbria gentile ») è
l'olivo, dal rado fogliame bigio.
Esso si infittisce attorno al Trasi-
meno. e giù per la piana che da
Assisi si estende fino alla conca di
Terni, L'olivo dì assai buon ren-

bri si trovano poi molti tartufi

L'abbondanza delle. ghiande
ha fatto dell'Umbria una regione
tipica dell'allevamento dei suini,
tanto è vero che a Roma le salume-
rie si chiamano ancora oggi « nof-
cinerie ». L'Umbria ha più maiali
che il Veneto, e persino più del-
ora si possono vedere solo la do-
menica, per turisti, perchè gli altri
giorni le acque sono convogliate
l'Emilia, in qualche zona particola.
re. Secondo il bollettino di stati-
stica, al 31 dicembre 1056 l'Um-
bria aveva 319.000 suini, 322.000
ovini e 219.000 bovini.

Lo sviluppo industriale è mo-
destissimo, e riguarda quasi esclu-
sivamente pochissime industrie. Fa
eccezione il grande impianto delle
acciaierie di Terni, comunque sce-
mato d'importanza in questo do-
doguerra. Molte sono le grandi
centrali elettriche, che utilizzano
le acque del Nera, del Velino ecc,
tra le quali le maggiori d'Italia.
Una wolta il Nera aveva qui le
celebri cascate delle Marmore, ma

IO

d'opera. e oggi quasi tutta la po-
polazione vive sull'agricoltura, l'al-
levamento, il commercio è l'arti-
gianato. ÎÌ trasporti non sono
davvero ottimi: basti pensare che
l'Umbria è rimasta fino al 1865
senza ferrovie. E forse è per que-
sto che il turismo. pur sviluppato
in una regione così bella e impor-
tante artisticamente e storicamente,
non raggiunge le quote che tocca
nella vicina Toscana.

*« * *

Altra regione di non grande
superficie è quella delle Marche,
con densità pure inferiore alla me-
dia nazionale: Kmq. 9.692, abi-
tanti 1.377.271 al 31-XII-1956.

La regione si estende metà in
collina e metà in montagna, tanto
è wero che il catasto non contem-
pla affatto terreni di pianura, An-
che qui il suolo non è particolar
mente ferace e le colture sono do-
vute quasi esclusivamente alla so-
lerte e tenace fatica di intere gene-
razioni di provetti contadini. Tro-
viamo infatti nelle Marche la più
alta percentuale di agricoltori ri-
spetto alla popolazione attiva, il
67%, mentre modestissima è la
percentuale degli addetti alle indu-
strie. 19%,

Regione dunque a fisionomia
quasi totalmente agricola, un'agri-
coltura dove prevalgono le colti-
vazioni erbacee, soprattutto i ce-
reali e l'allevamento.

Tra i cereali domina il frumen-

to, ma anche il granturco ha la
sna parte, La produzione di grano

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MARCHE

e granturco si può forse valutare
a tre quarti del valore di tutta la
produzione dei campi Circa la pro-
duzione unitaria, si raggiungono i
19 qli/ha in media, e si supe-
rano i 20 nell'anconitano. Il gra-
no si coltiva ovunque, nelle con-
che e sni pianori dell'Appennino,
come nell'aspro paesaggio di Mon-
tefeltro. Ma il suo dominio d'ele-
zione sono le vallate dei corsi di
acqua, quelle del Foglio, del Me-
tauro, del Cesano, del Misa, de
Musone, del Chienti e del Tronto,
Anche la vite si può dire che si
trovi dappertutto e consente una
buona produzione di vino. metà
della quale viene esportata.

Notevole, anche se meno impor-
tante, la produzione di ortaggi
particolarmente cresciota in que-
sto dopoguerra. Le Marche sono
oggi tra le regioni più produttive
di patate, pomodori, cavolfiori e
piselli.

Le condizioni del terreno sono
particolarmente favorevoli all'alle-
vamento dei bovini: infatti nes-
sun'altra regione italiana taglia
tanto foraggio per prati avvicen-
dati, in rapporto al territorio. Le
piccole Marche hanno quasi lo stes-
so numero di suini della Toscana.
mentre vitelli e vitelloni marchi-
giani affluiscono abbondantemente

sui mercati di Milano, Torino, Ro-
ma e Napoli. La tabella 1) mo-
stra comunque il patrimonio zoo-
tecnico delle Marche, comparato a
quello del Lazio,

Sviluppatissima è l'esportazione
di bovini, di razza pregiata, sia
per riproduzione che per macel-
lazione. Va anche notato che le
Marche, con una media annuale
di Kg. 20,8 per abitante, sono la
regione d'Italia che consuma più
carne. Notevole è anche l'esporta-
zione di pollame e di uova,

Scarsissima è l'industria, e as-
sai basso il numero degli addetti.
che raggiunge appena qualche mi-
gliaio anche in quei settori tradi-
zionali come l'industria della car-
ta da disegno. da incisione, da
lettera a Fabriano: quella della
carta filieranata e da bollo a Pio-
raco; dei cartoncini per carte da
gioco ad Ascoli e della carta-pa-
glia a Tolentino: quella delle fi-
sarmoniche a Macerata e Castelfi-
dardo,

Importante per l'economia mar-
chigiana è la pesca, dato che la
regione si estende per tutta la sua
lunghezza lungo quel mare pe-
scoso che è l'Adriatico. con ben
r70 Km. di coste. Di qualche ri-
lievo il movimento portuale di An-
cona, dove nel 1956 sono atrivate











Tab. 2) I PRINCIPALI PRODOTTI DELL'’AGRICOLTURA LAZIALE
Rendimento
superficie Totale Rapporto con ||
Prodotti (migliaia (migliaia l’Italia Lazio Italia
di ettari) | di quintali) "la (q/ha) (q/ha)
I
Frumento 287 3554 45 12 17
Granturco 78 651 25 E 20
Tabacco — 32 42 re ba
Patate 24 1468 5,3 62 71
Pomodoro 6 T47 Go 133 145
Uva: i
coltivaz, specializzata 6a 5163 6,0 ai ia
coltivaz. promiscua 153
Olive:
coltivaz. specializzata 84
coltivaz. promiscua Ta 937 6,1 SR se 1
Fieno —_- 14900 4,8 — —_

































ANA

azio

B95 navi, con un totale di merci
imbarcate è sbarcate di 562,000
lomnellate.

P

* * x

Regione particolare, il Lazio.
Bstesa ben oltre i suoi confini natu
fali, e dove i dati statistici van-
lo presi con speciale cautela, dato
che sono falsati dalla presenza di
fina città comè Roma, capitale
d'Italia. Basti pensare che i
f-625.770 abitanti della regione
farebbero pensare ad una fitta den-
Wità mentre in realtà 2 milioni è
(più sono concentrati mella capitale,
€ il resto è disperso in campagne
scarsamente abitate. Così dicasi per
le cifre del reddito prodotto, che
scondo l'istituto di statistica fu
1956 di 267.026 lire per abi-
tante, cioè superiore all'Emilia e
‘al Veneto, ma dovuto all'accentra-
mento delle più svariate attività
m capitale, mentre le campagne
flaziali sono ben lungi dalla ric-
chezza del Veneto o dell'Emilia.

Îl territorio del Lazio è nella
Maggior parte dei-casi di scarsa
trtilità, e wi sostiene stentatamente
©n'economia agricola e pastorale
‘abbastanza arretrata, povera, dato
il terreno è per un terzo montuoso
& per più di metà collinare e la
imontagna è generalmente molto
elevata e fatta di dura roccia cal-
area. Del resto, la pianura stessa.
\toperta in parte da una profonda
coltre di tufi ha alla superficie una
dura cotica erbosa che rappresenta
un ben gramo pascolo. Prima di
cominciare il discorso sulla cam-
(pagna, bisogna parlare delle paludi
e della malaria, caratteristiche se-
colari di queste terre, e delle bo-
mifiche. Il [De Magistris, nel 1883,
scriveva negli atti della giunta per
l'inchiesta agraria: «L'Italia uni-
ficata trovò l'agro romano ridotto
ad una immensa solitudine, con
un regime idraulico in pieno dis-
sesto, una malaricità grave e dif-
fasa fino alle zone basse di Ro-
ma... qui hanno sede le più estese
è pestifere paludi che questa pove-
ta Italia annoveri nel suo seno... ».

Questo dimostra come le ripetute
bonifiche dei Papi (compresa la
maggiore, di Pio VI) è dei fran-
ètti non avevano sortito alcon
effetto permanente. Solo col regi-
me totalitario, impiegando grossi

capitali statali e non badando a
sacrifici, si è realizzata nell'Agro
Romano e in quello Pontino una
bonifica più a fondo, Dal 1928 al
1945 fu coperta con fabbricati
una zona di circa un milione di
metri quadrati, furono dissodati ol-
tre so.c00 ettari di terra e siste-
mati più di fS&o.000 ettari: fu
fatta irrigabile un'area di 25.000
ettari. Fu così strappato alla pa-
lude un territorio nuovo, dove
sorsero 5 cittadine e 18 borgate,
con una popolazione di circa
Go.000 abitanti. In questo dopo-

estensione sono poi quelle dell’oli-
vo e della vite, molto diffusa nei
colli laziali e ben nota per il vino
di Frascati, Si calcola che il walore
della produzione viticola sia di un
quinto del totale della produzione
agricola laziale, Circa l'allevamento
va segnalato il numero veramente
notevole di ovini (nell'Agro di
Roma si raggiunge il più alto ca-
rico in Italia: 250 pecore per
Kmq.) che tuttavia non basta al-
l'approvvigionamento della capita-
le, che ne è ghiotta da secoli.
L'industria è nel Lazio di pro-

REDDITO PRODOTTO NEL LAZIO NEL 1956









Tab. 3) (per abitante)
Numeri indici 1956
Provincie Reddito (Media Italia =—
100)
Frosinone [13.158 52,0
Latina 138.804 63,8
Rieti 149:340 68,6
Roma 332.577 152,8
Viterbo 188,025 86,4







guerra si sono fatti altri lavori,
che possiamo dire continuino per-
manentemente, e ancora è miglio=
rata la produzione di aziende
modello, come quella del Macca-
rese, a nord di Roma.

Ed ora veniamo alla produzio-
ne agricola attuale della regione: i
cereali, che occupano da un buon
terzo alla metà dell'area lavorabi-
le, dinno nn bassissimo rendimen-
to unitario: il grano 12 q.li/ha.
e il granturco ancora meno. Data
la povertà della regione, e la vita
difficile degli abitanti, l'agricoltura
è volta più che altro a soddisfare
i bisoeni immediati delle fami»
glie (come del resto vedremo spes-
so, man mano che scenderemo ver-
so Sud) e forse per questo s'insiste
a coltivare grano e granturco, que-
st'ultimo in particolare per i maiali
che forniscono la carne da insaccare
per l'inverno. Del resto, malgrado
il frumento sia coltivato su una
superficie pari al 35 o 40% de
terreno lavorabile, la sua produ-
zione non basta al consumo è ne
deve essere importato da altre re-
rioni.

La tabella 2)- mostra comun.
que i principali prodotti dell'agri-
coltura laziale,

Una buona area tengono le col-
ture ortensi, specie nella zona in-
torno alla capitale, specialmente
pomodori, carciofi, broccoli. Col-
ture che vanno aumentando in

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porzioni assai trascurabili, e i po-
chi impianti di rilievo riguardano
più che altro mecessari servizi per
la capitale. Il Lazio è persino meno
industriale della media italiana, che
è già bassissima, Gli addetti all'in-
dustria sono appena il 60 per mille
della popolazione attiva, e va con-
siderato che la maggior parte lavo-
rano in imprese artigianali. Natu-
ralmente ciò non si direbbe guar-
dando sl capitale delle imprese

industriali residenti a Roma, ma.

si tratta di una semplice residenza
burocratica. Grande è l'attività dei
trasporti, a basta pensarè al tran-
sito di persone a Roma Termini,
o al traffico dell'aeroporto di Ro-
ma-Ciampino, che nel "56 ha smi-

stato in tutto 720.000 passeggeri,
contro i 200.000 dei due azro-

porti milanesi. Il solo porto della
regione è Civitavecchia, che colle-
ga permanentemente il continente
alla Sardegna, e che ha visto nel
1956 transitare 2.242 navi, con
un totale di merci imbarcate o sbar-
cate per 1.270.000 tonnellate, è
un movimento di 478.000 passeg-
geri.

Le industrie che meritano men-
zione sono di tipo particolare, co-
me quelle cinematografiche, quelle
poligrafiche ecc, Basso è il livello
del commercio nella regione, se si
escludono gli addetti «albergo e
mensa » concentrati nella capitale.

Il volto della capitale non si
presta, ovviamente, ad una tratta-
zione economica in questa sede, è
riguarda comunque più la capitale
nazionale che quella regionale.
Inutile infine insistere sulla portata
economica, per i romani, dell'af-
flusso continuo di viaggiatori di
affari e di turisti. Roma infatti è
la città che ha la più vasta attrez-
zatura alberghiera d'Italia (e ciò
malgrado essa è spesso insufficien-
te) e nel recente Anno Santo ha
visto l'afflusso di oltre 2 milioni
di persone, con quasi 7.000.000
di gilornate-presenza.

A dimostrare comunque gli
scompensi economici dell'intera
regione, e il ruolo speciale che
vi gioca la capitale, basterà la ta-
bella 3), che mostra come se il
reddito prodotto per abitante nel
Lazio supera la media nazionale,
ciò è dovuto solo a Roma, mentre
le altre provincie sono appena at-
torno al 5so, 6o% della media
italiana.





Il prototipo dell’ automobile atomica

II " Nueleon" costruito recentemente dai progettisti della
"Ford Motor Company" è il prototipo della vettura che la
fabbrica americana intende lanciare in un domani non lontano.
HI * Nueleon”", assicurano i progettisti, ispirerà lo stile delle
automobili future. Il motore atomico non avrà dimensioni e

peso molto diversi dai motori odierni a combustione. Anche il
problema della schermatura dalle radiazioni nocive sarà risolto
senza spesse pareti di piombo, Basterà isolarlo posteriormente,
mella posizione dove è attualmente situato il motore a benzina
dei grossi motoscafi.


a vil
n, = DARA

1) Presa d'aria di raffreddamento = 2) Cabina di guida - 3) Pila
atomica - 4) Alloggiamento della capsula motrice

Il camion più grosso del mondo

nr ii FS

Il camion" YT. 100 BRerliel! ", esposto al Salone di Parigi, è
ritenuto il più grande del mondo, Pesa a pieno carico cento
tonnellate, il motore è un "12 cilindri” a V, della potenza di
600 HP, Le ruote del " Berliet" {sei su tre assi) hanno un
diametro di 2 metri e 40, e gli permettono di marciare su quei
terreni, polari o sahariani, dove nessun altro camion potrebbe
avventurarsi, Tutti i comandi, compreso lo sterzo, sono muniti
di servocomando. Il cambio è a otto marce, I freni a disco sono
di ultimissimo modello, simili a quelli delle vetture da corsa.
La cabina è munita di un perfetto impianto di condizionamento
d'aria, che assicura una temperatura ideale sia in caso di
freddo sia di caldo intenso, Inoltre, il mastodontico camion è
fornito di un impianto-radio ricevente e trasmittente, II "T 100”
permette, fra l'allro, di trasportare su ogni terreno grossi
macchinari, senza che sia necessario smontarli,



(da «Il Giorno x)

x7

L'AUTOSTRADA Un nuovo tipo di elica
DEL SOLE

(continuuz. da pag. 15)

tamente vietata la marcia normale
sulla corsia di sorpasso 0 di sosta
(ogni corsia ha ben una sua pre-
cisa ragione di esistere), è vietata
— benissimo! — la pubblicità
stradale. E ne viene da st che non
è permessa l'inversione del senso
di marcia: bisogna, in questo ca-
so, uscire da una qualsiasi strazio»
ne e mentrare dalla stessa.

_Il regolamento viene consegnato
gratuitamente all'ingresso ed è co-
munque pure riportato, nelle lince
essenziali, sul retro del biglietto
consegnato all'ingresso. A fianco
di questi ultimi, come si è detto»
eleganti quanto moderni, sorgono
i caseggiati per servizi connessi al.
le stazioni {come il radiotelefono).
I biglietti poi. una volta cons:-
gnati all'uscita, vengono inviati al
centro meccanografico (attualmente
nei pressi di Piacenza, ma destinato
ad avere la sua sede definitiva a Fi-
renze) che. applicando i più mo.
derni sistemi di © automazione ”;
si interessa della contabilità e <ielle
statistiche.

SENZA ATTRAVERSAMENTI.

Mai soggetto, durante tutto il
percorso, a ‘vincoli di sorta nei ri-
guardi degli attraversamenti e della
viabilità ordinaria e ferroviaria, du-
rante la marcia l'automobilista 1n-
contrerà segnalazioni (orizzontali
e verticali) solo nei punti necessari.
Segnalazioni visibilissime e razio.
nali. Il problema della nebbia è
stato studiato sotto ogni aspetto:
infatti le due carreggiate sono veli
mitate, ai lati, da due strisce con-
tinue gialle rifrangenti, mentre le
due corsie di marcia (due per cia-
scuna carreggiata, si intende) sono

delimitate da una striscia bianca a-

tratti. Niente paracarri, ma paline
facilmente sradicabili in caso di
incidenti e, nei punti potenzia:
mente più pericolosi, corrimano €
fascia di acciaio (guard-rail) ver-
niciata in bianco. Si tratta del si-
stema conosciuto come € parapetto
elastico » che, così sistemato, ser.
virà da difesa e da orientamento.
I manufatti sovrastanti l'antostra-
da sono muniti di rete metallica,
rete che corre pure esternamente
alla stessa, evitando così che corpi
estranei possano pregiudicare la si-
curezza della corsa.

Elemento di somma importanza
è la banchina spartitraffico, larga
— si è detto — 3 metri, che è
continua per tutti i 738 chilo-
metri. Impossibile, quindi, scon-
finare. Ma le maggiori discussioni
si sono accese intorno alla necessità
o meno della siepe antiabbagliante.
Perchè il traffico possa svolgersi
sicuro di notte e non dar luogo a
fenomeni di incertezza ottica, sa-
rebbe necessario un vero e proprio
muro di werde (alto almeno I
metro e mezzo): il che significhe-
rebbe far piombare nella monoto-
nia più nera il guidatore, Consi.
derando però che un pilota « ur-
bano », sicuro come è che niente
ostacola la sua marcia, può —- ri-
chiesto — abbassare senza pericolo
i fari; basteranno forse cespugli
di verde, a tratti fioriti, capaci di
dare oltretutto un senso di varietà
al lungo nastro stradale.

Con la «Milano-Napoli»s scom-
parirà l'antica figura del canto-
niere. poichè anche la manutenzione
è affidata a macchine modernissime.
Inoltre l'assoluta impermeabilità
dei manti superficiali consente —
per la prima volta in Italia — la
adozione su vasta. scala di decon-
gelanti chimici. Si tratta in pratica
di cloruro di sodio, cioè sale da cu-
cina che, abbassando il punto di
congelamento della soluzione acqua.
sale. impedisce la pericolosissima

tg

formazione del ghiaccio. Inutile
dire che spargimento è raccolta so=
no fatte da macchine modernissime.

Giorno e notte l'autostrada vie-
me pattugliata dai mezzi di polizia,
in continuo contatto radio con 1
posti e le sottosezioni, in grado
quindi di dare immediata. notizia
di tutto ciò che di anormale aw-
viene in ogni tratto soggetto al ri-
spertivo controllo. Le pattuglie so0-
> montate su Igoo super del-
l'« Alfa Romeo», costituiscono
una sezione adibita al servizio e-
sclusivo dell'autostrada, sono dota-
te di radio, estintori, martimetti;
pile e torce, attrezzi per immedia-
to intervento in ogni caso di inci-
denti, di cassette per il pronto soc»
sorso, di mezzi modernissimi, in-
sommi. Seguono prima un Corso
di perfezionamento e sono. soprat-
tutto, da considerare il custode vi-
gilé, è non il nemico giurato, di
ogni utent:, Ad essi infatti l'auti.
sta può mvolgersi in caso di males-
Sire 0 di guasto meccanico (e non
può fermare gli altri utenti in cor-
sa) e sara la « stradale » a provve.
dere, chiamando. nel caso, dl
ù SA.S. n (Servizio Assistenza
Stradale »). attrezzato per l'imme-
diato intervento in sede meccanica.

IL NECESSARIO RIPOSO,

Lungo l'a Autostrada del sole »
saranno date in gestione e verranno
direttamente controllate dalla so-
cietà le « aree di servizio », Cioè
all'incirca ogni so chilometri gli
utenti troveranno tutti i necessari
servizi di assistenza c «ii conforto.
L: arce saranno raccordate alla
strada con allacciamenti del tutto
simili a quelli previsti per le sta-
zioni e, come questi, saranno super
illuminati per scongiurare ogni
pericolo.

I fiori qua e là sulla banchina
spartitraffico, i giardini per la so-
sta € le aree di servizio, lo stupendo
panorama italiano, finalmente li.
bero dai cartelloni pubblicitari, il
tradizionale buongusto dei nostri
architetti, stanno facendo di questa
realizzazione un'opera di avan-
guardia nel campo tecnico èéd in
quello, non certo meno importante
e sentito, dell'estetica.

Noi abbiamo cercato di descri-
vere l'e Autostrada del sole » in
quello che ha di particolare rispetto
alle altre arterie nazionali. Basta
pensare solo un momento a questa
Opera per accorgersi del Vantagel
chè essa apporta già oggi fe molti
di più ne apporterà domani) alla
economia nazionale. Un vero e pro-
prio ponte tra nord e sud: e non
è il caso di insistere su questo ar-
gomento, sull'incremento turistico,
sullo snellimento delle comunica
zioni. sulla loro praticità, velocità
© SICUTEZZA,.

“pe



La Marina statunitense ha annunciato, recentemente, di aver realizzato un nuovo tipo
di elica per nave, che rivoluzionerà la propulsione dei mezzi marittimi. Conosciuta come
elica « super-gravitazionale », sfrutta la cavitazione (la formazione del vuoto intorno alle
pale rotanti dell'elica) per ottenere una maggiore velocità. Fino ad oggi questo fenomeno
della cavitazione ha rappresentato un ostacolo notevole per realizzare l'aumento di velo-
cita delle navi. (da « Sapere »)

L'economia americana
in rapida ripresa

L'attività economica degli Sta-
ti Uniti sta assumendo un ritmo
accelerato, con l'inserimento di
sempre nuovi settori nel forte mo»
vimento di ripresa. Siu la prudu-
zione che l'ocenpazione è il
reddito, registrano una notevole
saldezza, ed in pari tempo li vo-
lume dci nuovi ordinativi atte-
sta che la domanda è di nuovo În
ascesa. La produzione nazionale
di beni e servizi ha recistrato nei
quarto trimestre un ulteriore au-
mento rispetto al livello annuo di
430 miliardi di dollari rasg.unto
nel trimestre precedente. L'inere-
mento di oltre r2 miliardi di dol-
lari, verificatosi durante gli uiti-
mi sei mesi è dovuto quasi esclu-
sivamente all'accresciuto voinme
produttivo, poichè | prezzi sono
saliti impercettibilmente.

Il principale fattore del raffor-
rzamento della domanda per 1 pro-
dotti non durevoli e per i servi-
zi, è rappresentato dall'alto livel-
lo che il reddito individuale ha
conservato durante il periodo re-
‘gressivo: cesso infatti, al termine

-
PERISCOPIO
orse Asi

della recessione, risultava inferiore
di appena l'r,195 a quelio di un
anno fa. Comunque, il livello an-
nuo di 357,5 miliardi di dollari,
toccato nel terzo trimestre 1051.
risulta superiore di 5,5 miliardi
al precedente resord di un anno
prima. Altri elementi che hanno
procurato la stabilità dei redditi,
sono da ricercare nei crescenti be-
nefici a favore della disocenpazio»
ne, nonchè nel mantenimento dei
dividendi individuali nonostante
la forte contrazione verilicatasi nei
profitti societari,

I continenti
non sl muovono

Il professor R. R. Doell. dei
Massachusetts Institute. of Tech-
nology. ha smontato la teoria, 50-
stenuta per primo dal tedesco We-
gener nel ror15. della deriva dei
continenti. Wegener appoggiava la
sua tesì sul fatto che fossili estre-

mamente simili erano stati sco-
perti iungo le coste distantissime
dell'India, per esempio. e della
Antartide.

Altri seguaci di questi teoria.
gli ameritani Runcorn è Irving;
avevano presentato all'Unione In-
ternazionale di Geodesia e Geofi-
sica uno stucio basato sull'orien-
tazione magnetica di alcune rocce
antiche, al momento del loro raf-
freddamento. Se foss: stato pos-
sibile, essi concludevano. determi-
nare con precisione il momento di
tale raffreddamento. sarebbe stato
risolto il problema della deriva dei
continenti. Infatti sarebbe stato
possibile determinare in che po-
sizioné si trovava allora il polo
magnetico, deducendone poi gli
spostamenti che avevano subito i
continenti.

Il professor Doell decise di ap-
plicare questo sistema. Minuzio-
samente studiò rocce delle cinque
parti del mondo, antiche di deci-
ne di milioni di anni, e giunse alla
conclusione che il polo magnetico
da 60 milioni di anni conserva
pressapoco la “stessa posizione è
che da ciò si deduce una certa sta-
bilità delle mass: continentali.

APPEARS ERRO TE DOTE EER OST EVITARE EVO DEE VVTV E EPG Be TRAE TRE NYA TONE SEE OPARO IERI OR ETMPEare E CEST I

LE IMPRESE

(continuaz. da pag. 13)

punto giusto ordinò la frantu-
mazione del cristallo, e nel lat-
tiginoso chiarore delle lampade
sottomarine vide luccicare, in
un vortice di acqua melmosa, le
sterline e le barre d'oro e d'ar-
gento che si precipitavano nel-
l'aspiratore come fossero stati
fuscelli.

L'idea del palombaro viareg-
gino era stata veramente genia-
le, e ji risultati superiori ad
ogni aspettativa, Gon quel me-
raviglioso apparecchio la cam-
pagna di ricupero prese a mar-
eiare a ritmo sostenuto e fu
possibile conseguire un brillan-

te successo proprio quando sta-
va delineandosi il fallimento
dell'impresa,

Ma, prima che terminasse il

.rienupero del tesoro dell'eEgypt»,

al «Fossati» fu affidato ancora
un lavoro, più impegnativo dei
precedenti, anche se destinato
ad imprese meno elamorose.

Dopo due anni di esperienza
con la torretta di immersione,
per operare con la quale occor-
reva però valersi anche di lam-
pade sottomarine, la « SO.RI,
MA.» pensò di far costruire
una torretta speciale che potes-
se raggiungere la profondità di
350 metri e nello stesso tempo

fosse munita di una sorgente
luminosa. La felice collabora-
zione tra il committente e il
costruttore diede ancora i suoi
buoni frutti e fu realizzata una
torretta con testa a cinque
branchie simile a quella della
torretta precedente, avente un
corpo sferico di acciaio fucina-
to, svuotato con laworazione di
macchina, e una base munita di
cinque « occhi » e contenente un
potente impianto di illumina-
zione.

L'appareechio fu consegnato
alla « SO,RI.MA.» il 9 gennaio
1934 e fu usato con ottimo ri.
sultato negli ultimi mesi nella

DELL’ ARTIGLIO

campagna «di ricupero sul
l'e Egypt» e in molte altre
campagne successive.

Ora le apparecchiature fornite
dallo stabilimento « Fossati»
non servono più all'« Artiglio «,
perchè l'« Artiglio» non esiste
più, Ma il contributo che la no-
stra Società ha dato in questo
speciale ramo della tecnica ri-
mane motivo di legittima soddi.
sfazione per coloro che lavora.
rono per la « SO.RI.MA. », Per
il cav. Pletro Dodi in partico-
lare, che nel fornirci gentil
mente le notizie riportate, ha
rivissuto le ansie e le emozioni
di quegli anni ormai purtroppo
lontani,



SO OR
een

ul nr lie cinica

merd in strutture fantastiche,
saldate tra loro, e saranno al-
fine una nave.

L_ be

x

hi giungesse in visita al

nostro Cantiere e volesse
conoscere le varie fasi della
costruzione di una nave, do-
vrebbe partire dal « Parco la-
miere ». In esso sostano come
in un'enorme sala d'attesa tut-
te le lamiere ed i profilati che
giungono dalle warie ferriere
ed esso funziona come un

grande polmone che riceve il
materiale in grande quantità,
per via terrestre o marittima,
e lo consegna alla lavorazione
in maniera metodica e ben ra-
zionata, come richiesto dalla
produzione giornaliera.

Ogni lamiera porta una
« marca » che la ferriera inci-
de su di essa e che, a guisa
di un nome di battesimo, la
rende riconoscibile immedia-
tamente e facilmente dalle al-
tre, permettendo così di po-
terla disporre in una pila as-
sieme a quelle, con le quali
dovri essere wlilizzata, A cQua-
le lavoro essa sia destinata lo
troviamo seritto sulla »« distin-
ta base», emessa dall'Ufficio
produzione,

Mentre lo lamiera sosta nel
pirrco, in sola tracciati si rica»
cano dani disegni gli elementi
ne ari per trasformarla in
un pezzo utile e necessario
per la nave da costruire. Qui,
in sala, non si sente rumore
di martelli, di macchine o di
gru, ma il lavoro si svolge
equalmente a ritmo intenso.

Avuti questi elementi può
iniziarsi la lavorazione vera e
propria della lamiera. Questa,
prelevata dal parco per mezzo
di gru a calamita, viene ap-
poggiata su appositi banchi ed
imbiancata. Il tracciatore in
possesso degli elementi sopra-
detti, del disegno e della di-
stinta base, adoperando come
matita una punta d'acciaio che
scalfisce la parte imbiancata
della lamiera, traccia tutte le
linee necessarie per la lavora-
zione e il montaggio. Vediamo
così sul banco comparire di-
verse linee: ouelle in corri
spondenza delle quali la la-
miera dovrà essere tagliata,
quelle dove avranno inizio
eventuali curvature, quelle
dove dovranno essere intestate
altre lamiere. Vi saranno inol-
tre i segni indicanti i cianfrini
c le parelle, i segni indicanti
come dovri essere disposta la
lamiera al montaggio, ed infi-
ne la « marca » necessaria per
distinguere ogni pezzo dagli
altri, comprendente le indica-
zioni seguenti: numero di co-
struzione, numero della distin-
ta base, indicazione del tipo
di struttura (ponte, poratie,

[continna «o pag, 22)

Cesare Casini

‘sotto la pressa, - Sotto: una fase di tracciatura, - A destra
gi limiti estremi; una lamiera curvata esce dall'officina navale;
I simulacro di legno. - AI centro in alto: il parco lamiere

È n]
(siii
ETRE
baia) E
E S|
li IR]

-

tri gii



Impianti industriali
d'illuminazione fluorescente

P rima di parlare di impianti
di illuminazione, è mecessa-
rio chiarire le idee sulle possibi-
lità e sul modo di valutare csat-

tamente una determinata illumi-
nazione.

Purtroppo, va riconosciuto che
— malgrado i progressi dell'illu-
minotecnza moderna — quando
si deve giudicare della bonta ©

meno, di una certa illuminazioni,
non si riesce a tradurre in gran=
dezze misurabili, quella che è so-
lamente una sensazione. A parità
di livello di illuminazione, l'oc-
chio vede e giudica diversamente
secondo le diverse condizioni di
luminosità prodotte dalle divers:
riflettenze e dal tipo di radiazio-
ne luminosa. În particolare, per
quanto riguarda le officine mecca
niche. ed i locali industriali in
genere, alcuni tecnici, con pareri
spesso discordi, propongono © ri-
tengono indispencabile la conside-
razione di altre grandezze, quali,
ad esempio, la grandezza e la ve.
locità dell'oggetto, è l'attenzione
richiesta all'operaio, in funzione
della particolare importanza del
suo lavoro. {w. ing. Lwigi Mo-
rati in « Ingegneria Meccanica »
giugno 10953). Perciò allo stato
attuale delle cose. le uniche gran»
derze, sulle quali si può fare si-
curo riferimento, sono quelle det
tate dall'esperienza.

Intensità d'illuminazione

E' questa una grandezza i cu
valori medi consigliati. hanno su-
bito in questi ultimi anni -—
notevoli aumenti.

Per un'officina con lavorazioni
di media meccanica, dove il con-

trasto di luminosità, la velocità
degli oggetti, e l'attenzione ri-
chiesta. non sono malto elevati,
l'illuminoteenica moderna ribadi-
sce il concetto di illuminazione
locale, la quale. sommata ai 150
lux che dovrebbe avere ]llumi=

nazione gencrale. porti ad un to=
tale di Soo lux sul campo di la-
voro,

Cecorre riconoscere Frantamen-
te che ben poche delle nostre offi-
cine hanno un'intensità di illumi-
nazione che raggiunge questi va-
lori. e che, anche nella progetta
zione di nuovi impianti, si stabi-
liscono valori molto infer'ori, in
quanto i suddetti valori di illu-
minazone vengono spesso mienti-
ti costose esagerazioni.

E' necessario sfatare queste fal-
se ide: è riconoscere che una ab-
bondante illuminazione migliora
la qualità del prodotto. e — as-
sieme ai colori delle macchine e
delle pareti razionalmente scelti —-
diminuisce i pericoli di infortuni.
Nei paesi anglosassoni, l'intensta
di illuminazione penerale che si
consiglia ha valori molto più ele-
vati: la Illuminating Engineering
Sogiety (U.S.A.) consiglia, nei ca-
si suddetti. un'illuminazione ge-
nerale di rooo lux con un'ulu-
minazione supplementare, localiz=
rata sul campo di lavoro, di 200
lux.

Splendore (brillanza o lumi-
nanza )

E' la granderza che caratteriz-
za il senso di abbagliamento pro-
dotto da una sorgente luminosa.

E' noto che cssa viene definita
come il rapporto fra l'intensità
luminosa (in candele) di una su-
perficie emittente e l'arca della

zo

stessa {in cmq) misurata perpen-
dicolarmente al raggio luminoso
considerato. La sua unità di mi-
sura © ‘o stilb. |IB=1 ts—cos al
I stib = 1 candela ‘(1 cmq. -
cos 90°)].

Le norme italiane — ehe col-
limano abbastanza con quelle stra-
. stabiliscono i seguenti li-

mere
miti massimi per superfici iumi»
nose, non schermate. poste entro

un angolo visuale di 30° sull'o-

rizzonte (a = 10°):

-— illuminazione generale: 103
sulb:

— illuminazione locale: 0.3
sulb

Uniformità d'illuminazione

Questa grandezza viene definita
mediacte rapporti fra 1 valori
massimo, medio e minimo dell'in-
tensità di illuminazione, e perctan-
to non ha gimensioni,

In genere, prefissato un certo

valore medio di dlurminazione. i
rapporti suddetu debbono essere
tali da mon creare eccessivi con-

trasti fra le varie zone illuminate,

(quali valori ori:ntativi si può
considerare:

-— illuminazione generale:
min medio o-B e max/medio
— IO:

illuminazione locale: max)
min << 3)
è pertanto, di essi dovrà esser:
tintuto conto nella d.stribuzione

delle sorgenti luminose

IMPIANTI D° ILLUMINA.
ZIONE FLUORESCENTE

Catodi o elettrodi

Si trovano attualmente in com-
mercio. i seguenti tipi di lampade
(sarebbe più appropriato chia-
marle «radiatori elettrofluorescen-
tiv):

— 1 bassa tensione 0 a catodo
caldo preriscaldato;

a media tensione © a cato-
do semifreddo (Slimline):
ad alta tensione 0 a cato-
do freddo.

Melle fompode a cstodo caldo
preriscaldato gli clettrodi sono co-
suc da filamenti di woltra-
mio, avvolti a spirale e sistemati
alle estremità del tubo. In fase
di avviamento essi vengono pre-
riscaldati sino alla temperatura di
goo" C, circa {di qui il loro no-
me) alla quale liberano gli elet-
troni che urtano gli atomi dei va-
pori di mercurio, e fanno loro
emettere quelle radiazioni ultra-



violette, che rendono luminosa la
polvere fluorescente depositata
sulla suprficte interna della lam-
pada. Una volta adescato il pro=
CESSO, Quesso st mantiene anche
alla tensione di circa 200 V. e
di qui deriva la denominazione di
lampade B.T..

Queste lampade necessitano. ol.
tre che del reattore, anche del-
l'avviatore (starter). Specialmen-
te in seguito ai notevoli miglio-
ramenti subiti, (catodi multipli,
secondo il brevetto Duro Test
Company U.S.A.; pertezionamen=
ti negli starter e reattori, secondo
il metodo della May & Criste di
Francoforte) ess: costituiscono og:
gi, le lampade indubbiamente più
diffuse.

Una particolare esecuzione di
queste lampade è costituita dal ti-
po alnstant Starting (1-5.)» cioè a

« rapida accensione ». ÎIn queste,
i filamenti del due catodi sono
corto circuitati su se stessi, € Si

avviano starter, Risulta com
si eliminato ogni ritardo di ac
tensione devuto ad iceerterzze del
lo starter in seguito ad eventua"i
oscillazioni di tensione, ma per
contro, si rende necessario una
tensione superiore (circa 400 V.).

Per questo ultimo motivo, e
negli impianti indu-

Senza

sopratutto

striali, ov: il numero di accensioni
giormalier: è piccolo, questo tipo
di lampade è poco adottato.

Le lampade a catodo semitred»
do non hanno preriscaldamento è
si avviano senza starter, l catodi
sono ancora di wolframio, è si
riscaldano reciprocamente, in se-
guito al bombardamento elettro:
nico generato dalla più elevata
censione con cui sono alimentati

Per confronto con le lampade
precedenti presentano la stessa vi-
ta cd una minor inerzia nell'ac-
censione.

Tuttavia. per gli impianti in-
dustriali non sono consigliabili,
principalmente a causa della loro
forma lunga e sottile {Slmline
= linea snella) che le rende poco
maneggevoli.

Le lampade a catodo freddo
sono così chiamate perché la tem-
peratura di funzionamento dei lo-
rò elettrodi è di soll iso” CL.
circa.

Questi, sono costituiti di ci-
lindretti di lamierino di ferro o
di altro metallo, ed in fase di av-

viamento vengono portati al co-
lor rosso.

Queste lampade non
starter, ma necessitano di
matori survultori ner
mento.

Ad ogn upo di
conda de! suo diametro ce della
sua lunghezza corrisponde una
tensicne di adescamento e una di
regime, Per i tubi normali del
commercio “diam. = zo mm:
lungh. zo m. circa) queste ten-
sioni sono rispettivamente di
I500 e 750 V.

In questo cass, con una cor-
rente di 100 mA, si ottiene un
flusso luminoso di circa poo lu-
men per metro di tubo. In seguito
a prov: eseguite dal Servizio Ma-
nuctenzione dell'Ansaldo Meccani.
co, è risultato però che, il primiti-
vo rapporto lumen/W, ossia il
rendimento, rapidamente scende a
valori inferiori a quelli delle altre
lampade.

Quale elemento positivo si può
dire che queste lampade hanno
una vita molto lunga, per contro.
anch'esse presentano i pericoli con-
nessi con la elevata tensione di
alimentazione,

Come conclusione, e sulla base
della personale esperienza, penso
di poter dire che. le lampade a ca-
todo caldo preriscaldato. sono ie
più consigliabili per impianti in-
dustriali. Anche prescindendo dal-
l'elemento costo di impianto, di
esercizio e di manutenzione
nl quale lungo e laborioso sareb»
be un sereno confronto — resta-
no i vantaggi della loro mageior
maneggevolezza in fase di impian-
to e di periodica sostituzione, è
sopratutto resta la magcior tran-
quillità che — per la loro bassa
tensione — presentano. dal pun-
to di vista antinfortunistico.

hanno
trastor=
l'adesta-

tubo, a se

Tipo di lampada e colore del-
la luce

Mella scelta fra la lampada
fluorescente a bulbo e quella a
tubo, penso che la preferenza deb-
ba andare decisamente a quest ul-
lima.

Infatti, anch: prescindendo dal-
le note considerazioni sugli spet-
tri di distribuzione delle radiazio-
ni emessi dai due tipi di lampade,
restano quali elementi negativi
delle lampade a bulbo, il loro for-
te ritardo nell'accensione, (fin ol-
tre 3 minuti) ed il loro maggior
splendore (abbagliamento).

Comunque, in considerazione
della ioro lunga vita, e della mi-
nima manutenzione che richiedo
no, queste lampade possono tro-
vare un'ottima applicazione, per
illuminazione generale; in locali
molto alti, ove sia possibilie in-
stallarle ad oltre 12 metri dal cam-
po di lavoro. in modo da ridurre.
oltre allo splendore, anche la for-
mazione di forti ombre, caratte



















Ustica delle sorgenu luminose
untuformi.

All'Ansaldo Meccanico, queste
lampade sono infatti installate,

ton buoni risultati, nelle olficine
ontaggio Grandi Motori (h =

mt. 16) è verranno installate

anche nella costruenda officina
Montaggio e Prova Grandi Tur-
bine ‘(h. = mt. 18).

Il campo delle officine di media
Gltezza. resta invece. delle lampa-
de tubolari.

Il colore della luce è un ele-
Mm:nto al quale purtroppo non si
di l'importanza che merita, for-
se a causa della grande varieti di
colore che hanno |: lampade oggi
in commercio, 2 della pretesa di
giudicarlo così, a prima vista, st-
tondo una graduazione priva di
Tigore scientifico (es, grigio-bÒian-
ta, giallo avorio. celestina ecc.)

La luce ormai universalmente
consigliata per le officine meccani-
che è quella con temperatura di
colore di r.000 + 3,500° Kel-
Vin cioè con quella tinta calda
[eWarm White #) che assiense ai
colori. ormai unificati delle pa-

reti e delle macchine, favorisce la
creazione di ambienti conforte-

voli.
Riflettori

Per l'illuminazione generale,
ove la distanza fra il campo di
lavoro e le lampade. è notevole,
viene ormai universalmente rico-
nosciuta la convenienza, ‘tecnica
ed economica. dei riflettori a pro-
filo parabolico. senza schermi. i
quali, oltre ad un minor costo,
presentano il rendimento maggiore,

Per l'illuminazione locale © be-
ne adottare riflettori protetti con
lastre di vetro smerigliato o mé-
glio materiale plastico trasparente;
verti così ridotta la brillanza e
la luce risulterà più riposante. E'
teente l'esperisinza personale di
un ingegnere dell'Ispettorato Re-
gionale del Lavoro, ch:, in una vi-
sita di controllo. ha verbalizzato
la prescrizione. per l'illuminazio-
ne locale, di riflettori chiusi con
lastre in materiale plastico quale
protezione antinfortunistica, ten-
dente ad evitare che i tubi fluore-
senti vengano colpiti con sbarre
© attrezzi di lavoro usati dagli
Operai.

Circa il materiale di cui do-
Vranno essere costituiti i rifletto-
ri. la scelta. fra i numerosi tipi
esistenti in commercio, è bene ca-
da su quelli in metallo smaltato
a fuoco (vetrificati) che s* anche
costano un po più di quelli ver-
niciati, presentano però un mag-
fior coefficiente di riflessione ed
una maggior durata.

A seconda dell'intensità di il-

Inminazione desiderata. i riflettori
potranno contenere due o anche
tre tubi. E' rara ed economicamen-
te sconsigliabile. l'installazione di
ntlettori con un unico tubo in
muanto esso comporterebbe forti
costi di apparecchiature accessorie.
Per avere una buona uniformi-
ti d'illuminazione, i riflettori da.
ranno essere orientati in modo
che 1 tubi risultino allineati l'un
l'altro, Jongitudirmalmente all'of-
ficina.
Per quanto ricuarda la socpen-
sione. l'esperienza ba dimostrato
che il tipo con tubetti in aliami-
mo è completamente inadatto. è
deve essere sost'tuito col tipo a
catenelle.

Alimentazione delle lampade

Per generale
ormai acquisiti 1 Vantacegi
d'imentozione a 23:00 Voli
tend: a sopperire quella a
Velt anche negli impianti
lampade ad incandescenza,
Per le lampade fivorescenti, Ta
alimentazione a 220 V. ha inol-
tr: il vantaegio di necessitare di
apparecchiature ausiliarie di mi.

esnerienza sono

della
che
125
con



Uma sem-
uri

nor costo, come ad es.
plicé impedenza al posto di
reattore autotrasformatore.

L'effetto stroboscopreo (sfar-
faliamento) della luce che rappre-
senta un fenomeno di particolare
rilievo per le lampade fluorescen=
ti. può essere compensato alimen-
tando i vari gruppi di tubi vici-
ni, su due o tre fasi diverse, Il
maggior costo dell'impianto risul-
terà giustificato dall'avere una lu.
ce ch: stanca meno l'occhio.

Potenza delle lampade

I tubi fluorescenti a catodo cal-
do, che si trovano più facilmente
in commercio e che più si adatta
no alla illuminazione industriale;
hanno la potenza di 40, di 63 e
di fo W.

In genere, per i tubi da 65 è
Bo Wi. si preferisce escludere l'ar-
matura <on riflettori a sr: tubi,
allo scopo di evitare una eèccessi-
va concentrazione di flusso, men-
tré per i tubi da 40 W.. l'instal-
lazione trinà può essere ancora
AccHTala,

Molti impianti di illuminazio-
ne industriale finorescente sono
sealizzati con tubi da 4o W: qua-
si sempre si tratta di trasforma-
zioni di vecchi impianti ad in-
candescenza, realizzate. nei primi

anni d*l dopo=-guerra, quando la
cenica dell'illuminarzione. fluore=
scente non era ancora profonda-

mente conosciuta, e si procedeva
perciò ad installazioni non com-
pletamente razionali. Ne è risulta-
to che i tubi da 40 W sono oggi
i più diffusi nelle nostre aziende,
ed in essequio ad un certo con-
cttto unificatore. anehe negli im-
pianti di recente trasformazione sì
sono sistemati tubi da 40 W. in
quanto l'installazione di tubi da
6x W obbligherebbe, per avere
indispensabile unificazione. alla so-
stituzione. non solo di tutti gli
altri tubi da 40 W, ma anche dei
riflettori.

Comunque, per i nuovi im-
pianti. la preferenza dovrebbe es-
sere data alla soluzione di due
tubi da 65 W riuniti in un uni-
co riflettore.

Risulta che il tipo di impianto
suddetto. è quello di minor costo
di esercizio per lumen e per anno,
comprendendo sotto questa voce
anche la quota ammortamento, gli

interessi passivi della spesa di im-
pianto. nonchè la spesa di manu=
tenzione.

Numero delle lampade

Per determinare il numero del-
le lampade occorrenti per un im-
pianto di »liuminazione genz:rale
non cè che da elaborare 1 tre ele-
menti noti (superficie dell'offici-
na, intensità di illuminazione de-
siderata, c flusso luminoso di ogni
rubo].

In questo calcolo sara bene
porre molta cura nella scelta più

opportuna di un coefficiente K
che tenga conto delle varie di-
minuzioni di rendimento, «ome

ad es. le perdit: di flusso lumino-
s© per mutuo assorbimento delle
lampade in impianti bini o triniy
l'invecchiamento delle lampade e
delle apparecchiature, il deposito
della polvere sulle lampade e sul
riflettori, il deperimento delle su-
perfici riflettenti. i vapori di olio
o di altrà natura che possono of-
fuscare l'aria dell'officina, la pol-
vere in sospensione, ecc.

La pratica ha insegnato che il
valore di K dev'essere circa 3.

Come linea orientativa si può
pensare che, utilizzando lampade
da 65 W. con un flusso lumino-
so di diam. = 4.400 iumen. per
l'illuminazione generale di una
officina con superficie £ = t1.000
mq. nella quale si desidera otte

nere un'intensità d' illuminazione
E = izo lux, occorretanno 82
tubi fluorescenti.

Infatti il flusso luminoso to-
tale richissto sarà:

Diam, tot. = KES = 4xzox
1000 = 360,000 lumen
e quindi:

Numero lampade = Diam. tot.:
Diam. = 360.000 : 4.400 = Bz
circa,

MANUTENZIONE

Con l'avvento dell'illuminazio-
ne elettro-filnoresconte. la manu-
tenzione dei relativi impianti ha
assunto un'importanza ben mae-
siore di quanto aveva nel passato.
Basta infatti pensare che, a parità
di flusso emesso. il numero delle
lampade fluorescenti è sensibil-
mente maggiore del numero delle
lampade ad incandescenza. Ino!-
tre le lampade flurescenti abbiso-
gnano di tutta una serie di ap.
parecchiature ausiliarie (reattori,

starter e coppie di portalampade)
che ammentano la necessità di
manutenzione.

Inoltre va considerata | im-
portanza della pulizia, sia dei ri-
flettori che celle lampade scese.
Infatti queste lampade a forma
tubolare, hanno una superficie
molto più estesa delle vecchie lam-
nad:. è perciò più facilmente si
prestano a perdite di rindimen-
to per deposito di polvere. Lo
stesso puo dirsi anche per i r.-
fl:ttori.

Normalmente si ritiene che, do-
po un anno di esercizio notturno
in un'officina di media meccanica.
l'intensità di illuminazione di un
impianto fluorescente si riduca
del 40% circa in seguito ad in-
vecchiamento delle lampade e ap-
parecchiature. deposito di polve-
re sulle lampade e sui riflettori,
deterioramento delle superfici ri-
flettenti dell'ambiente,

La curva di invecchiamento
delle lampade può essere Ffacilmen-
te ricavata con esperienze di la-
boratorio, e normalmente viene
fornita dal fabbricante delle lam-
pade. Ad essa però non può es-
sere data eccessiva importanza
pratica in quanto.in realtà, essa
varia da lampada a lampada. ed
e fortemente influenzata dalle con-
dizioni di esercizio delle lampa-
de stesse,

Non potendo, d'alto canto
giudicare «a occhio » il soprag-
giunto esaurimento. in quanto si
rischia di stabilire un limite infe-
riore a quillo rcconomicamente con-
sigliabile. all’Ansaldo Meccanico
usiamo eseguire la sostituzione to-
tale delle lampade, una volta al-
l'anno, ossia a fine estate. Si ha
così un'utilizzazione dell: lampa-
de corrispondente, grosso modo,
alla vita segnalata per esse dai
fabbricanti.

Le lampade già usate vengono
lavate è sistemate su un apposito
apparecchio per misurarne il flus-
so residuo. Quando questo risul-
ta inferiore al g0% c’rca del suo
valore primitivo, allora ja lampa-
da viene definitivamente scartata ©
distrutta. Le lampade in cm il
flusso residuo supera il valore sud-
detto, vengono invec: utilizzate
nuovamente in corridoi, piccoli
matazzini, qrassaggio 200, C0SSa4
in tutti quegli ambienti ove può
essere tollerata un'illuminazione

più debole e ove le armature sono
sistemate mon troppo in alto, per
cui possono essere facilmente rag=
giunte e sostituite anche più vol-
te in in anno. quando cioè il ioro
esauriminto diviene chiaramente
evidente,

Per le apparecchiature ausilia=
rie, ossia porta-lampade e starter
si procede grosso modo come per
le lampade,

La pulizia dei riflettori merita
un cenno particolare, in quanto,
da essa, dipende molto dell'efficten-
za dell'impianto di illuminazione.

Per i riflettori in metallo smal=
tato a fuoco, di cui già abbiamo
consigliato l'uso. è sufficienu un
lavaggio con acqua tiepida e de-
tersivi. mentre per | riflettori ver-
niciati occorre procedere alla ri-
verniciatura.

Queste op:razioni non richie-
dono eccessivo lavoro se possono
essere fatte in posto. su un pon»
teggio o sui carri-ponte. ma spes-
so le esigenze di produzione non
lasciano disponibili i carri-ponte,
ed è quindi necessario smontare 1
riflettori e pulirli in officina. In
compenso. quest'ultimo sistema
offre il vantaggio di rendere pos-
sibile una più profonda manutrn-
zione di tutto l'impianto.

Il valore più conveniente dello
intervallo di tempo fra una puli-
zia e la successiva. dovrebbe esse-
re stabilito mediant: un bilancio
economico, che tenga conto del
costo di ogni operazione di puli-
zia, e del decremento prorressivo
d:l rendimento dei riflettori.

Ma quest'ultimo elemento non
è nè proporzionale nel tempo nè
comunque facilmente individua-
bile, per cui non resta ch: fidarsi
dell'esperienza.

All'Ansaldo Meccanico. usiamo
pulir: i riflettori una volta all'an.
no, contemporancamente alla so-
stituzione delle lampade. ossia
nei mesi di settembre-ottobre,

Alle perdite per deterioramen-
to delle superfici riflettenti del-
l'ambiente, non si può rima=d'ire
che tinteegiando nuovamente ra-
reti e soffitti e piverniciando msc-
chinario, attrezzature e ‘impianti.

Vla queste opere — molto cu-
Lose ben FAMAMIERICO possono
essere eseguite in base ad un bi»
lancio economico sull'efficenza
desli impianti di illuminazione.

Luciano Grassi

ZI

Storia di una lamiera

(continue,

da pag. 19)

ecc.), numero di riferimento
sul disegno.

Tutto questo lavoro deve es-
sere fatto con scrupolosa at-
tenzione e precisione, perché la
nostra lamiera dovrà andare
al giusto posto di un vasto mo-
saico, ed un eventuale e ma-
laugurato errore del traccia-
tore, difficilmente riscontrabi-
le fino a che la lamiera, com-
pletamente lavorata, non giun-
ga al montaggio, potrebbe ave-
re conseguenze gravi ed im-
prevedibili. Tutto questo i
tracciatori lo sanno e quindi
centuplicano la loro attenzio-
ne ed i loro sforzi per una
ottima riuscita del lavoro,

Finalmente la lamiera trac-
ciata entra in officina.

L'attendono rapidi trapani
elettrici, cannelli osstacetile-
nici, grandi pialle e cesoie,
frese, calandre e presse, spia-
matrici, Il lavoro qui acquista
un ritmo incalzante; la lamie-
ra passa da una macchina al-
l'altra fino a lavoro ultimato,
seguendo un percorso ben pre-
ciso, che si tende a rendere il
pit lineare possibile per evi.
tare movimenti inutili ed ot-
tenere la massima produzione
con la minor spesa.

Particolarmente interessante
è la lavorazione di una lamie-
ra che debba acquistare una
forma molto curvata, come nel
caso della chiglia all'estremità
poppiera. Dopo una prima
tracciatura di massima, che de-
finisce, grosso modo, le dimen-
sioni di tale lamieru, questa
viene tagliata dagli ossigeni-
sti ed inviata alla pressa. Qui,
i «calderai - sono in possesso
di simulacri di legno, che ri-
producono la giusta forma che
la lamiera dovrà assumere.
Essi, per creare l'esatta curva-
tura richiesta, devono servirsi
con oculatezza di tutta la loro
esperienza sugli stiramenti che
il materiale subisce quando è
sottoposto alla pressione della
pressa e sui ritiri dovuti alle
«calde », date con i cannelli
ossiacetilenici: una non per-
fetta conoscenza di questi trat-
tamenti può portare a defor-
mazioni della lamiera elimina-
bili solo con gran dispendio di
ore lavorative da parte di ope-
rai provetti e con conseguente
affaticamento del materiale.

Per questa ragione tale la-
vorazione, benchè esegtita con
l'aiuto di forti pressioni, cont
elevate temperature localizzate
e con colpi di mazza, necessita
di grande attenzione e preci-
sione ed anche di delicatezza.
Basta pensare, per comprende-
re ciò, che tale lamiera, pur
così curvata, dovrà all'atto
del montaggio. combinare per-
fettamente con le altre che le
saranno vicine ed anche con
le strutture interne. Se le sue
dimensioni sono sufficiente-
mente elevate e se ha una
curvatura o piegatura non in-
differente, nuò richiedere an-
che 40 o 45 ore di lavorazione
alla pressa,

Effettuata questa lavorazio-
ne, viene eseguita la seconda
tracciatura, non più di massi-
ma, bensi precisa, in quanto la
lamiera ha ormai acquistato la
sua forma definitiva, Vengono
così tracciati i limiti estremi
in corrispondenza dei quali
dovrà essere tagliata, le posi-
zioni delle strutture interne
con le quali verrà collegata,
le posizioni dei fori dei chio-
di, gli eventuali cianfrini e le
parelle, Quindi gli ossigenisti
con i loro cannelli e i cricca-

224

tori con i trapani pneumatici
completano la lavorazione
della lamiera,

In genere prima che questa
venga inviata al montaggio,
subisce ancora un rapido con-
trollo da parte dei calderai,
per verificare che il calore dei
cannelli durante il taglio non
abbia provocato qualche leg-
gera deformazione,

Non resta quindi che esegui-
re il montaggio a bordo, dopo
di che la nostra lamiera non
ha che da attendere il giorno
fausto del varo in cui inizierà
per lei una nuova lunga vita.

La lavorazione che abbiamo
descritta è una delle più labo-
riose e comporta il montaggio
direttamente a bordo. La mag-
gior narte delle altre lamiere
invece subisce una lavorazione
completamente diversa: esse
vengono tracciate, tagliate,
spianate o piegate se ve ne è
la necessità ed inviate al
« piazzale » dove avviene il
montaggio dei « blocchi » pre-
fabbricati.

Da questa breve descrizione,
si può comprendere quanto
costi di lavoro, di pratica, di
costanza e pazienza la lavo-
razione di una lamiera,





CINESELEZIONE

“ Peccatori
in blue jeans”

vete mai pensato al

problema di quei gio-
vani, scatenati sui « motor-
scooters », impazziti al rit-
tmo del «rock and roll 4,
eternamenite inebetiti da-
vanti ai « juke-bor », sprez-
zanti verso tutio e werso
tutti, pseudo intellettuali,
pseudo mnichilisti, psettdo
stanchi? Ci avete pensato
sicuramente, perché anche
da noi arrivano, specie in
riviera, sui vari « muretti »,
le ondate di retroguardia
di tale fenomeno.

Il regista Marcel Carné
vi ha dedicato questo film,
un film scottante, indub-
biamente, come è scottante
il problema,

Così ci passano davanti,
in una interpretazione pre-
cisa e accurata, questi gio-
vani che fanno del cinismo
il loro credo, che non cre-

dono in nulla e sono contro
tutto, e credono così di es-
sere degli uomini nuovi,
i’ avanguardia marciante
dei nostri tempi, e non so-
no che dei poveretti, che
colmano di frasi fatte il
loro vuoto interiore, che
mascherano da « rivoluzio-
narismo » la loro incanaci-
tà ad inserirsi attivamente
nella società, e vanno alla
deriva così, in attesa di un
razzo «che faccia saltare
tutto » e in tale attesa fanno
all'amore, vanno in vespa,
sognano automobili « su-
percompresse =, Sscroccano
pranzi, derubano i genitori,
fatto di tutto fuorché lavo-
rare,

Uno solo di essi matura,
attraverso l'amore vero,
quello di sempre, e attra-
rerso il dolore: vecchi ma
eterni valori umani, nei
quali credeva di non cre-
dere,

Carnè, con questo suo
film che quazza nell'immo-

ralità, ci dd dunque una
lezione di morale, e mi pa-
re che voglia dirci che, tut-
to sommato, la questione è
abbastanza grave, e di non
facile soluzione.

Da una narte una vecchia
generazione incapace di
comprendere i giovani, una
società che dall'ultima
guerra in avanti ha fatto di
tutto per distruggere la fi-
ducia nella vita e nei va-
lori « tradizionali »; dall’al-
tra questi giovani scatenati
che danno una interpreta-

zione sbagliata e tragica
della propria insoddisfa-
zione,

Che fare allora?

Essere più semplici, più
umani, più positivi; lavo-
rare e vivere come il fra-
tello di Mie, l’infelice pro-
tagonistai oppure amare
davvero e maturare nel do-
lore come il giovane inna-
morato di Mic.

IL PORTOGHESE







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ALBUM DI FAMIGLIA











La «Mostra nazionale d'arte
dei lavoratori dell'industria »,
creata nel 1948 dalla « Gazzet-
Cta-per i lavoratori n, ha visto
quest'anno, alla sua lla edi-
zione, una larga partecipazione
e un lusinghiero successo degli
ansaldini, Uno di essi, 11 livor-
nese Piero Ceechi, ha vinto il
lo premio di pittura col suo
quadro « Oleificio »,

Come è noto, la partecipazio-
né alla mostra è aperta ai la-

voratori che occupino il tempo
lasciato loro libero dalle fati-
che quotidiane dipingendo, dise-
gnando o cimentandosi in opere
di scultura, Quest'anno hanno
esposto 223 pittori con 409
quadri, 29 seultori con 48 opere,
T6 artisti della matita con 151
disegni: ed in tutte e tre le
categorie l'Ansaldo era valida-
mente rappresentata. Per quan-
to riguarda la pittura, si legge
nella relazione del prof. Giu-
seppe Romagnoli, presidente del-
l'a Accademia Nazionale di San
Luca » e della commissione giu-
dicatrice (composta inoltre da
Livio Apolloni, Irene Brin, Dui-
lio Cambellotti, Giorgio De Chi-
rico, Virgilio Guzzi, Melchiorre
Melis, Aurelio Mistruzzi, Publio
Morbiduceci, Terzo Polazzo, F.
M. Salvi, Piero Scarpa, Carlo



Piero Cecchi ha vinto
il premio di pittura

della «Gazzetta per i Lavoratori”

che «una maggiore
di espressione, ag-
fascino del colore £
a un più vasto campo a cui
attingere l'ispirazione. fanno
della pittura l'arte preferita. E
infatti essa ha dato ancora
i migliori risultati, Tralascian-
do di prendere in considerazio-
ne alcune opere nelle quali è
evidente la mamceanza di prepa-
razione o ln negazione a dar

Tridenti)
possibilità
siunta al

forma d'arte al proprio pensie-



« Dicificio *, il quadro vincitore

in parecehie altre si sono
notati tentativi e ricerche che
testimoniano il vivo desiderio
di uscire dal dilettantismo: se-
gno questo, molto significativo,
di un passo verso una maturità
artistica da tutti auspicata »,
Fra queste opere la commis
sione ha scelto quella che, ap-
punto, per qualità di composi-

Vik,

zione, di colore, di forma è
stata ritenuta meritevole di
particolare segnalazione, asse-

gnando all'unanimità il 1,0 pre-
mio, come si è detto, a Piero
Cecchi, che ha così meritata-
mente conquistato anche l'asse-
gno di 150,000 lire.

La cerimonia della premiazio-
ne si è svolta il 15 gennaio
«corso n Roma, nella sala delle
assemblee della «Confindustria»,
dov'erano convenuti oltre un



La consegna del premio a Cecchi



centinaio di dipendenti di azien-
de industriali premiati in con-
corsi letterari e artistici e molti
figli di lavoratori vincitori di
horse di studio.

Erano presenti molte autori-
tà, tra cui il sottosegretario on.
Storchi in rappresentanza del
ministro del lavoro Vigorelli,
l'on. Quinto Quintieri, vice pre-
sidente della » Confindustria n,
il presidente dell'e E.N. P.I»
dott. Molinari, il direttore ge-
nerale del Ministero del Lavoro
dott. Purpura, il presidente del.
la Federazione dei Maestri del
Lavoro gr. uff, D'Alessandro.

Il livornese Piero Geechi lavo-
ra al Cantiere « Luigi Orlando »
da 24 anni. Ha prestato la sua
opera prima al reparto carpen-
teria, e ora si trova, da cinque
anni, al reparto vigili del fuoco,

E' molto soddisfatto di que-
st'ultimo lavoro, in quanto i
turni di servizio gli permettono
di dedicare le ore libere ni pen-
nelli ed alle tele, Da circa 10
anni, Infatti, la pittura lo ape
passiona più delle altre arti:
egli tende adesso a perfezionarsi
verso tendenze moderne, Ha già
partecipato a varie mostre, ed
ha costantemente riscosso il
consenso delle giurie e il plauso
del pubblico.

Durante la sua permanenza a
Roma per ricevere il premio,
a Piero Cecchi è stato offerto
l'appoggio dell'Ufficio Ansaldo
della capitale, presso il quale è
stato anche ricevuto dal condi-
rettore centrale com.te Lorenzo
Dalla Vedova e dal dirigente
com.te Ventura. Da essj il no-
stro Cecchi ha avuto le più vive
felicitazioni e f più fervidi au-
guri per le sue aspirazioni arti.
stiche,

Mario Fossati

Riunione del gruppo fonditori
del Centro per la produttività

Nella sede della Camera di
Commercio di Genova si è re-
centemente riunito il « Grup-
po fonditori », operante nel-
l'ambito del « Centro Provin-
ciale per la Produttività », per
ascoltare una relazione del-
l'ing. Zagnoli su una sua re-
cente visita ad impianti di
fonderia del Nord America.

Presiedeva la seduta il sig.
Mario Noris, direttore della
Fonderia Ansaldo. Erano pre-
senti il gr. uff. Gennaro, il
comm. Grondona, numerosi
operai e tecnici di fonderia di
Genova e Liguria.

FILLILETERVEPKOSSOREOLKTIVTIRI IOVDRREORO KILI VI NITRO VDORERRO RATE LLRLIRene

PREVIDENZA SOGIALE

GIOVANNI BATTISTA CAMOIRA=
NO, Ci siamo interessati del suo
caso presso In sede di Genova del
l'c Istituto Nazionale della Previ-
denza Sociale », il quale ha dispo-
sto, con lettera del 123 gennaio ‘69,
che le venga sospesa la trattenutà
di lire 5,330 mensili finchè il suo
ritorso, che ha per oggetto gli ns-
segni famigliari per. genitori ed Il
fratello, non venga dellnito dal LA
nistero del Lavoro e della FPrevi-
denza Sociale.

F' stato inoltre nostra cura se-
enalare anche la sua pratica al no-
stro corrispondente a Roma, per-
chè ne solleciti l'esame pressa |
competenti ufflei del Ministero,

ELMORE VENTURI, Per poter dée-
finire la sua pratica di pensione
quale superstite dell'assicurato Egli-
dio Mironi, occorre che ci comuni-
chi al più presto sé ll coniuge È
stato a suo tempo ricoverato Im
ospedale, e per quale periodo, Sa
rebbe opportuno che, In questo ca-
sò, passasse in redazione con | do-
cumenti in suo possesso,



LE MANIFESTAZIONI SOCIALI

de ‘“L’ansaldino,,

Come già per gli anni precedenti, « L'ansaldino »
ha preparato, per il 1959, il calendario delle manife-
stazioni sociali che, affiancando l'attività del giornale,
offrono ad un gran numero di lavoratori della nostra
azienda la possibilità di aumentare le proprie cono-
scenze nel campo tecnico, di partecipare ad attività
turistiche, e di misurare le proprie capacità artistiche.

Nel preparare questo calendario, che rappresenta
il massimo delle possibilità attuali del nostro bilancio,
si è cercato di conciliare le diverse preferenze dei
dipendenti di tutti gli stabilimenti. Siamo certi che
tutti coloro che seguono con interesse la nostra attività
troveranno di loro pieno gradimento il programma, e
che i risultati che ci proponiamo di conseguire col suo
svolgimento saranno, come per il passato, ricchi di
soddisfazioni per i lavoratori.

Ecco pertanto, in linea di massima, le manifesta-
zioni programmate, di cui di volta in volta daremo
più ampi particolari.

18 e 25 febbraio

Gite a Milano per visitare gli stabilimenti della
« Innocenti » dove si costruisce il motor-scooter « Lam-
bretta ». Ogni gita sarà effettuata con tre pullman e
vi parteciperanno i dipendenti degli stabilimenti di
Genova.





11 marzo

Manifestazione di arte varia denominata « Coro.
sello ansaldino» per l'assegnazione dell’« Ancora
d'oro » 1959, Vi possono partecipare tutti i dipendenti,
secondo le norme del regolamento in visione presso î
corrispondenti di stabilimento.

24, 25 e 26 aprile

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Mug-
giano a Venezia.





1, 2 e 3 maggio



Gita sociale a Roma dei dipendenti genovesi, che
probabilmente saranno ricevuti in udienza dal Papa.

28 maggio - 7 giugno

Mostra al « Palazzo Duccle » di Genova delle utti-
vità artistiche svolte dagli ansaldini nel tempo libero.

27, 28 e 29 giugno

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Livor-
no a Napoli.

26 luglio

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Mug-
giano a Sanremo,

20 settembre

| Gita sociale dei dipendenti degli stabilimenti di
Genova a Cannes.

| 4 ottobre

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Li-
vorno a Siena.

18 ottobre - 15 novembre

Visite degli ansaldini di Genova a complessi in-
dustriali.







Dicembre

Organizzazione della festa della Befana per i
figli dei dipendenti che si svolgerà sia a Genova che
a La Spezia e Livorno il & gennaio 1960.







Cantieri giapponesi

Abbiamo attentamente preso in
visione la relazione dell'ing. Cristo-
fori sul viaggio in Glapponè, ap-
parsa su « L'amsaldino » n, 21 del
25 dicembre 1968.

Dato l'argomento Interessante,
abblamo criduto necessario di ri»
spondere dopo aver raccolto l'oc-
correnie per manifestare le nostre
impressioni unitamente a quelle sti
altri, scaturite da «ari dibattiti fra
lavoratori dell'Ansaldo «ed in paro
tieolar modo del Cantiere di Se-
firi in merito al quesito portato im
campo.

Non siamo rimasti meravigliati al
constatare che inizialmente l'argo=
miento mon eri comaosciuto, percht
passato inorzervato a mon pochi la-
voratori e comprendiamo questo
assenteismo dal momento che i più
tanti di questi sono preoccupati dini
problemi assillamti del bilancio fa-
migliare e delle speso impreviste
che si presentano a proprio carico
{perché l'assistenza mutualistica
non corrisponde in determinnti
cari ed altri fattori); comunque ci
sono coloro che hanno trovato uno
spiraglio di tempo per intervenire
com uma risposta a mezzo di uno
scritto sul senso di riconoscere che
* nella lettura, nel pondeéerare, mi-
ditare cd intervenire, è nell'espri»
mere quanio nell'intimo ognuno
sente, con le parole è lo seritta,
che l'uomo sl forma, si esterelta al
libero scambio di vedute èe diventa
parte determinante di particolari
situazioni, cosclenzioso del proprio
ragionamento sfoclamte mel pensiero
e nell'azione, Fuori da questo rag»
gio, chi più e chi meno si sarebbe
assoggettato (direttamente o imdi-
rettamente) nd essere servizievole
al congegno antisociale, quali istru-
menti comandati, azionati a dista»
sa, succubi di favoritismi fche ne
determinano dispersioni e squili-
bri} lanciati nei momenti opportuni
dai sapienti ed avventurieri ché
proprio per loro natura non poss
sono mascorndere le mire recondite
e lo scopo da raggiungere.

Dalle impressioni raccolte si può
lire che la relazione in oggetto
pier il linguaggio adoperato ha la-
sciato amarezza, poicht mel confron=
to generico che uno può faré su
fattori disciplinari ed altri inerenti
la vita del lavoratore giapponese,
come sta seritto su « L'ansaldino »,
può facilmente sfuggire la caratte»
ristica di quel paese (basterebbe
rilegacre alcune nozioni di Lafca-
dio Henrn: « Kokoro +», traduz. dii
G, De Giorgio, ed. Laterza, Bari},
che nonostante le moderne riforme
© ligio alle tradizioni secolari.

Il contenuto dei punti 1), 2}, #4)
e 4) oliroe l'attenzione per il pro-
gresso avanzato in baze alle atiroz-
ralure poste in atto ced ndegunte
alio scopo di un miglioramento pro-
ihuttivoa, Su ciò anche il lavoratore
italiano ha richiamato l'attenzione
degli organi competenti, afflneh& le
industrie si aggiornino alle esigenze
del tempi, quindi ci soffermiamo ad
analizzare il punto 5) che qui tra-
sceriveremo integralmente per co-
modità dei lettori:

* L'opernlio glapponese costitui»
€« sce, in unione a quanto sopra ri-
© porinio, fattore determinante del
€ basso costo di quelle costruzioni
« navali, Sue caratteristiche princi-
« pali sono: vita sobria, limitazione
« di ogni spesa voluttuarla, &sem=
« pliare disciplina, buon rendimento,
x diligente prestazione, assenza di
© qualsiasi motivo esterno di di-
€ sturbo sul lavoro. Pur trovando
generi «di prima necessità a quo-
tazioni paragonabili al proprio
pusdagno, l'operaio percepisce im
media 150170 lire orarie. Egli
presta la sua opera durante l'ora-
rio di lavoro di sette ore giorna=
litre per sei giornate settimanali,
cui sono normalmente da aggiun-
gere almeno due ore di strnordi-
nario giornaliero e due domeniche
al mese, mentre solo nell'attuale
periodo di inizio di preoccupa-
zioni per un pieno carico di la-
voro futuro si sono cominciate a
ridurre le prestazioni straordina-
rit »,

Da queste sopracitate cnunelazio=
mi, specie nel fmale del punto 5),
si nota che anche il lavoratore giap-
ponese ha del problemi dn riso]
vere, Conseguentemente il periodo
di carenza di lavoro si ripercuote
è Si ripercuoterà sempre più in
avvenire con gravi conseguenze pier
li classe lavoratrice se non viene
portato rimedio in tempo sul cami-
po della occupazione, Così dicasi di
quanto sta serltto al punito 6}, Esi=
stono dei problemi, come esistono

Ri A A A A A A A A A A A A A

24

sotto altre forme e cenratteristiché
qui in Italia, sia dal lato tecnico,
amministrativo, produttivo, distri-
butivo e che si ripercuotono soclal-
mente ed economicamente sui in-
voratori,

Chi può essere colui che è con-
trario alla evoluzione del sistema
produttivo come la esigenza del
progresso scientifico lo richiede,
quando questa trasformazione è
ispirata (di fatto) nd essere um
solllevo per l'uomo quale premessa
di una muova epoca ove il lavora
è soddisfazione, è un impegno de»
cisivo per un miglior avvenire? Non
certo Il lavoratore, sempre préeoc-
cupato «del posto di lavora; non
certo il lavoratore che giustamente
riconosce nella sana organizzazione
una isorente industria attiva, che
vuole lo sforzo equiliorato «di tutti
veve i valori umani sono conmvoglia=
ti in giusta rispondenza:;. L1 lorza
ilel lavoro è una ricciezza inn pagato
wlit, & una materia prima che deve
erabere rispettata è giusiamente wa-
lutata e mon declassata, dispreszzata
eil anche mortiticata dan non pochi
dlatori di lavoro è dirigenti indu-
strinlli,

Ci sono alte personalità in mate-
rin di scienze economiche e sociali,
ci sono non pochi siudiosi in ma-
teria di produttività e distribuzione,
esistono svariate Commissioni di
studio, di consulto quall organi
coordinativi della vita del Paeso
Ebbene all'@poca attuale, cosa sl
aspetta per risolvere i problemi
della disoccupazione, del lavoro,
delia distribuzione? Cosa si aspetta
per rompere il cerchio «ell'assolu»
tsmo e scendere sul terreno della
praticità e che corrisponde alla
resltà del fatti e alla luce del sole
barre le risoluzioni dovute per un
avvenire migliore?

Per chiudere il nostro sceritto noi
possiamo fare n meno di esprimere
la nostra riconoscenza per il cma-
csetto basato sugli scambi cli vedute,
sui problemi comuni e renderci
edotti di quelle particolari situa»
zioni, la cui conoscenza non può di
qui riuscire agevole a causa della
notevole distanza tra i due Paesi
{come sta seritto su «lvansaldi=
no»), Se è valevole per i maggiori
esponenti delle società è equamen-
we © maggiormente costruitivo ©
confacente alla collaborazione necl-
proca se anche | laworatori {tecnici
e operai) a scaglioni potessero re-
carsi in visita ad aziende, cantieri,
città in qualsiasi Paese e siamo con-
vinti che solo in questa maniera
sin la vera testimonianza della con-
cezione umana che mon ha fron-
tiere, nom ha paratie slagne, Mon
ha distanze ma una sola visuale:
« ddl vivere umanamente ».

LIBERO DALL'OLIO
MARIO GAY
x

L'ingegner Franco Cristofori, di-
rettore centrale dell'Ansaldo, e una
coraggiosa pattuglia di vice-direttori
o dirigenti sono volati sino in Giap-=
pone per scoprire « quali fattori
tecniei ce umani hanno portato |
cantieri navali nipponfel all'attuale
altissimo grado di produttività ».

I risultati della Loro scoperta cone
sistono nell'avere appreso che Eli
operai giapponesi producono di più
perché sono sfruttati di più dagli
cx-samuroi dell'Impero del Sol Las
vante: che gli operai giapponesi la-
vorano anche sotto In pioggia senza
reclamare o addirittura scioperare,
come ai tempi della querra com
gli americani quando quel popolo
non ancora uscito dalle spire del
colonialismo dava la vita in mom
del suo dio-imperatore: che gli
operai ginpponesi si nutrono di po-
“o riso è poco pesce d vivono nelle
loro: case di legno alla merc& del
eleloni e del governanti.

L'ingegner Cristofori tuttavia non
ha avuto la bontà di scoprire come
vivano gli ingegneri suol pari nel
paese del Mikado, mon si è dato la
pena di sapere se tra loro sia in
uso tuttorn il karakiri, usanza ni
mostri dechi non disprezzabile del-
le caste privilegiate di quell'Impe-
ro, ® quel che è» peggio mon ha
chiesto a qualcuno di loro se usino,
per scoprire i fattori tecnici e uma-
ni, sce, èece,, di viaggiare per ll
mondo a spese, manco a dirlo, dei
lavoratori pinpponesi che non «scio.
peramo mal»,

Scearso prolitto ne ha ricavato, cl
sembra: qui nom è il Giappone, «i
re e imperatori s'è perduto il ri-
cordo, di condottieri tutti d'un pezzo
x's perduta la semente, e le sue
« scoperte » nipponiche finiranno

col servirgli ben poto, E' tornato, è
vero, dicendo che in Giappone nei
cantieri s'adotta estesamente la
prefabbricazione dello scafo al co-
nerto dall'azione degli agenti atmò-
Sferici, e che il sistema di solle-
vamento è di unn poriata di gran
lunga superiore alla mostra, ma ll
vingglo mon valewa « questa cande-
la », Se l'incegner Cristofori invece
li viaggiare per il mondo si preoe-
cupasse di far « ingeenare » i suoi
solloposti, & si prendesse la briga
di sentire i suggerimenti delle mae
&lranze, certe cose le avrebbe sco
perte prima d'ora,

Che ne penserthe l'ingegnere-vò-
lanite di « varare » in Cantiere um
ct Consiglio di fabbrica » operaio? Gli
avanzerebbe tanto tempo da dedi-
scarsi, in una bella alwola intta per
iui, alla «coltura delle « nespole
glapponosl »,

CARLO BOCCARDO (CAN)

I! signor Boccardo mostra
di non aver gradito l'articolo
dell'ing. Cristofori, Gioverà
allora precisargli che;

a) l'ing, Cristofori non ha
scritto il suddetto articolo per
soddisfare una sur vanità let-
teraria, ma unicamente per
esaudire tina nostra preghiera
(non abbiamo, infatti, dimen-
ticato che moltissimi lettori ci
hanno ripetutamente chiesto
di illustrare le attrezzature e
i metodi di lavoro delle mag-
giori industrie navalmeccani-
che straniere);

b) l'ing, Cristofori non ha
inteso esprimere apprezzi
menti di sorta circa le condi-
zioni di vita degli operai giap-
ponesi, ma si èé limitato a
descriverle obiettivamente, con
precisione e fedeltà di croni-
sta. Non è colpa sua, nè no-
stra, se dette condizioni sono
tali da suscitare lo sdegno del
signor Boccardo:

c) né l'autore dell'articolo
né alcun altro ha mai pensato
d'importare in Italia gli usi
giapponesi, per quanto con-
cerne il trattamento dei lavo-
ratori.

Quanto ai giudizi sull'utilità
del viaggio — cioé sull’utilità
di vedere con i propri occhi
come sono organizzate e come
funzionano le più forti indu-
strie similari straniere — di-
remo francamente che non ci
sembrano troppo meditati e
ragionevoli. Ma, su questo
punto, ciascuno è libero di col-
tivare le idee che preferisce.

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di paracambe, parabrezza, contachi-
lometri. Prezzo lire ZI0000 traita=
bili, Rivolgersi al sig, Bruno Scotto,
via dell'Eremo fà, Livorno (bo tele
fonare al n, interno 69 del Cantiere
di Livorno),

dello stabilimento

UN GRANDE CONCORSO A PREMI



Robin Hood e i suoi compari

1° premio: una «“Lambretta,, 175 T.V.























i Coeti Dai Dial a

— —_—_ — _—— -- ul





Queste figurine rappresentano nove personaggi della
leggenda di « Robin Hood»: 1) Robin Hood; 2) Riccar-
do Cuor di Leone; 3) Giovanni Senza Terra; 4) Il ba-
rone Fitz; 5) Guglielmo il Rosso; 6) Gilberto; 7) Il
Conte di lEssex: 4) Frate Tuck: #4 Giannetto. In un'al=
tra pagina riproduciamo, in formato più grande, una
di queste figurine, ma non la stessa per tutte le 18,000
copie de «L'ansaldino» che stampiamo. Un primo
truppo di copie avrà una certa ligurina, un secondo
gruppo un'altra figurina, un terzo gruppo un'altra an-
cora, Per altri due numeri successivi del giornale fa-
remo lo stesso, con altre figurine. Poi, per altri sei
numeri, ricominceremo da capo, variando l'ordine delle
ilgurine seguito precedentemente. Non è detto che, alla
fine, ogni ansaldino riceva tutte le figurine, perchè ciò
dipende esclusivamente dal caso. Ma i concorrenti se
le potranno scambiare, a seconda delle proprie esigenze,
per raccoglierle tutte. Solo chi avrà la raccolta com-
pleta {del formato corrispondente a quello della figu=
rina che vedrete stampata in altra pagina) potrà parte-
cipare al concorso, secondo le norme che pubblicheremo
a suo tempo, Il primo premio consiste in una magnifica
«Lambretta» 175 T.V, ultimo tipo, offerta dalla ditta
« Carotti & C.» di Genova Sampierdarena, concessio-
naria della «Innocenti» di Milano. Altri premi di va-
lore saranno annunciati di volta in volta, Avvertiamo
che la Redazione de « L'ansaldino » non assume alcuna
responsabilità per l'eventuale mancato recapito di qual-
che copia del pornale. Il concorso, riservato esclusiva-
mente ai dipendenti dell'Ansaldo, non è difficile, richie-
de solo un po' di costanza e di impegno. Coraggio
dunque e all'opera. La fortuna premierà i meritevoli.



«Lambretta » 175 T.Y., primo premio del concorso











SEZIONE MUSICA

Il “Mago Zurlì,, tra i figli

dei soci



La mattina del Lo febbraio,
là « Sezione musici del Do:
polavoro, ha offerto ai figli dei
dopolavoristi dai 5 agli 11 anni
un grazioso e riuscitissimo spel-
tacolo imperniato su di una po-
polare figura della televisione,
Cino Tortorella, più noto come
«Alago urli a,

Tra i numerosi
teatro « Massimo » di Sampier-
darena, erano il vice sindaco
gr. ul. Bovo, il prof, Maramarco
anche in rappresentanza del
provveditore agli studi, il diret-
lore centrale dell'Ansaldo ing.
Casaccia.

presenti al

Qlitre al Tortorella hanno da-
to vita allo spettacolo Nuccia
Galimberti è Franco Rossi, nel-
la parte di genitori della picco.
la Marina Paganini, e i bambi.
ni Armando Corsj (chitarrista),
M, Grazia Figari e Maria Anto.
nietta Lacelli (ballerine), Fran:
ca Gobbi (fatina), cce, Ha suo

nato l'orchestra del Dopolavoro

del Dopolavoro

x
A AN o

c lo spettacolo si è avvalso an
che della partecipazione di Nico
Balducci, il vineitore dell'e An
cora d'oro » 1957,

Una riuscita scenografia, una
simpatica e originale corcogra-
fia miziale, quasi tulta opera «di
bambini, sono valse come rito
propiziatore per invocare il Ma-
go, che ha subito polarizzato la
attenzione e gli applausi di tutti
ji presenti con i suol giochetti
che imitano le più popolari ru
briche televisive,

Le caramelle ai piecoli in-
tervenuti, i libri ai vincitori, un
intermezzo canoro di Balducci
e la simpaticissima figura del
Mago hanno saputo dare ni bam-
bini più di due ore di spontaneo
divertimento,

A ragione, dunque, Cino Tor-
torella (ringraziato alla fine dal
Ennio Campagnoli, direl-
tnre tecnico della è Sezione mu-
sica «) ha detto che sj dice Il
falso quando si afferma che

Ci,



bambini di oggi non amano più
le favole, E° falso, e lo dimostra
la prontezza con la quale hanno
indovinato i titoli delle finbe
dati come « quiz», la gioia con
la quale hanno accettato i libri,

la larga partecipazione e, s0-
prattutto, la vivacità dei loro

applausi.



SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE

Le probabili sedi
dei soggiorni alpini
I responsabili della « Sezione

attività montane » (Gruppo sog-
giorni) da tempo si stanno atti-

vamente interessando al fine di
scegliere le località per i sog

giorni estivi 19541 che siano le
più gradite ni dopolavoristi,

Sono stati interpellati centi-
main di alberghj della Val di
Aosta e delle valli dolomitiche,
Attualmente le risposte sono al
vaglio dell'apposito comitato il
quale, tra non molto tempo, do-
po aver effettuato un sopraluogo
sul posto, potrà comunicare le
località prescelte,

Al momento sembra ehe le
preferenze vadano alla Val di
Fassa (Dolomiti) che, per le sue
incomparabili bellezze, dovreb-
he certamente riscuotere il con-
senso dei dopolavoristi e delle
loro famiglie che intendono usu.
fruire di questo importante ser-
vizio del nostro Dopolavoro du-
rante le loro ferie.

]Jl programma
delle gite primaverili

Ecco il programma delle gite
organizzate dal « Grunpo escur-
sionismo » per la primavera di
quest'anno:

40 marzo:
Uri 00):
deserto

Piampaludo (me-
5 aprile: Eremo del
{m. 2830; 12 aprile:
Monte Caucaso fm, 1,245); 19
aprile: Monte Reale (m. 202);
26 aprile: Monte Campo dei Fio.
ri (m. 1.226}; 3 maggio: Monte
Rama (m. 1.148); 10 maggio:
Monte Alfeo Cm. 1.651); 17 mag
gio: Monte Cordona (m. 802);
34 maggio: Capanne di Carrega
(im, 1,371): 31 maggio: Castello
della Pietra (m. 625); 7 giugno:
Monte Maggiorasca Cm, 1.803);
14 giugno: Monte Leco (metri
1.072): 21 giugno: ciliegiata so-
ciale; 28-29 giugno: Lago Santo
(Parmense); 12-13 fuglio: Valle
dlelle Meraviglie,



SEZIONE FILATELICA

Per un francobollo
commemorativo

di Giovanni Ansaldo

Il 27 nprile p,v. ricorre il
centenario della morte dell'ing,
Giovanni Ansaldo, fondatore
della nostra Società,

A nome della « Sezione filate-
lica +, il Dopolavoro aziendale,
al fine di rendere omaggio a
questo illustre genovese e di ri-
cordare a tutti gli italiani quan»
to egli ha fatto per tuenova e
per l'industria nazionale, ha
inoltrato recentemente domanda
affinchè venga esaminata la pos-
sibilità di emettere per l’occa-
sione una serie di francobolli
commemorativi,

Ci auguriamo, © siamo certi
di esprimere il desiderio di tutti
gli ansaldini, che il competente
Ministero voglia esaudire la ri-
chiesta.

SEZIONE FOTOCCINEMA

Corsi di fotografia
e cinema a passo ridotto

fotocinema » del
Dopolavoro ha in programma,
per l'anno 1959, lorganizzazio
me e l'effettuazione di corsi

La « Sezione

Sha
rali teorico-pratici di fotogratia
e «di cinematografia a passo ri-
dotto, sempre che i partecipanti

siano in numero sufficiente,

Ogni corso si svolgerà con
unn lezione settimanale di cir
co due ore: la durata di detti

rispettivamente di

si cf

corsi sarà
circa tre mesi e le lezioni
fettueranno nei locali del Dopo
lavoro aziendale a Sampierida-
renna,

La quota di partecipazione è
stata stabilita in LL, 2.000 sia
per dl fotogralia che
per quello di cinematografia a
passo ridotto, quale contributo
versarsi anticipata-

corso di

spese, da

mente all'atto della iscrizione.
Per tutti coloro che partecipe-
ranno ad ambedue i corsi la
quota sarà ridotta a L. 4.000

complessive, Potranno essere ef-
fettuate ulteriori riduzioni.
Le iserizioni sj ricevono pres
so ln sezione n Genova-Sestri,
via Sestri SETA al mercoledi dal-
I lle 23

le ore Z1 palle @ presso la

segreteria del Dopolavoro n
Sampierdarena, VIA Achille
Stennio #/1, durante le ore di
ufficio, Si cehiuderanno impro-

rogabilmente 11 18 febbraio,

Proiezione

di cortometraggi

Mercok:dì 28 gennsio, presso
La siede «i Sampierdarena, e sla
ta proleltata, a

sala gremita.

U nik serte chi cortometraggi n
passo ridotto girati dalla « Se-
zione fotocinema durante al-

cume manifestazioni organizzate

nel 1558 dalle Sezioni Attività
Montane », è Turisma ca Mo
lorismo »,

Sullo schermo &j sono sucece
duti i segmenti films: 1) «è Sog-
giorni alpini 19558 0; #) Il duo
motoraduno del varo e: 3) Gita

all'Isola

miato

d'Elba e: 41 Vendem-

ancinle 4) Castelletto n





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ea! $
IN

Ì
È

\
i N

7 magallo.

n

ISTE



25



Sono nati

28 ottobre: PAOLA MARIA, del-
l'ing. G. B. Preve [Llv) e di An-
gela Horzzano: CARLA, di Giancarlo
Freschi {Liv} e di Marla Bacigalupo
novembre: G, dB. di Agostino
Ferrando (Can) e di Luigia Cisa-
prande »- Bd novembre: SERGIO, di
Francesco DI Bella (Caniì e di Pa-
fscquallina brramonti - là novembre:
ARMANDO, di Giuseppe tofrea
(Can) e di Angela Rusolan - Si
nowembre: LOREDANA, di Luigi
Bernini {Liv} e di Inianda Marce
cini - 22 novembre: GIUSEPFINA,
di G. B, Traverso (Can) e di Er=
manna Zabili - 23 novembre: MAD.
DALENA, di Mario Turla (Can) è
di Speranza Callesi . 24 novembré:
DANIELA, di Giuseppe Parodi {Can}
& di Caterina Dellepiane; GERAR»
DO, di Salvatore Caccia (Canì è
di Rosaria Tropta - SB novembre:
FRANCA e MAURO, di Aldo Lanza
{(Canlj è di Dora Serra » Z#4 no
vembre: DANIELA, di Eugenio Li-
gabue {Mee) e di Geromina Maran-
gana è» S0 novembrti MARCO di
Agostino Faggiani {Can} è di Em=
ma Bonelli - & dicembre: STEFÀA-
No, di Léeonetto Domenkci (Liv) è
di Neda Caluri -+ 109 dicembre:
MAURIZIO, di Umberto Mazzantini
(Liv) e di Liliana Barsi:; FABRI
4IÒ, di Pieiro Simonetti (Liv) e di
Giovanna Lubrano; SIRIO, di Ro-
berto Sostegni (Liv) e di Flora
Ciuecei: MARIO, di Pietro Balestri
{Liv} è di Adriana De Simoni »
11 dicembre: MAURO, di Angelo
Nasta {Mec} e di Maria Fantini:
DANIELA, di Serglo Lulgi Panlzza
{Mec} e di Elizabetta Seghorza - 13

-

dicembre: ALMA, di Tomaso DI
Gregorio (Mec) e di Palmira Gab
ban: ENRICO, di Giancarlo Bado

{Gan} e di Marfa Luisa Profumo »-
18 dicembre: ENRICO, di Glovanni
Tallu (Gamiì è di Rosanna Fanipadi +
18 dicembre: MARCO, di Uriano
Nunzi {Mec} e di Olga Forzoalo +
19 dicembre: SILVIA, di Walter
Amisano {Can} «e di Piera Rizzolo
= 20 dicembre: PATRIZIA, di Um-
bertaà Carati (Liv) è di Liela Dai
Corona: GIULIANO, di G. B. Dagni-

TLC

(Gan) e di

Angela Lucchi = 27
dicembre: MARCELLA, di Ampello
Elivarola {Can} e di Maria Ama
bene - 29 dicembre: ROSSELLA, di
{Giuseppe Qquaglicerini (Liv) e di
Iva Nassi.

A totti | piccolissimi ansaldini ed
al loro penitori i nostri auguri più
fervidi.

Si sono sposati

bi sertembre: Lutianà SIMONTI

{Liv} con. Loriana Ramagli - 5
Qilobre: Aldo LUSCHI (Liv) con Ve
ra Pescioli - SA dicembre: Ame-

rigo TOZZI (Mec) con Liliana Gat-

tali — 20 dicembre: Alflo PANICHI
{Liv} con Marin Grazia Pannun=
zio.

Agli sposi | mosiri vivissimi au-
euri.

Atti di onestà

L'operaio Carmine Napoli
del Cantiere di Muggiano, rin-
venuto su ‘un cassone per de-
triti un orologio d'oro da pol-
so, del valore di circa 40.000
lire, s'è affrettato a consegnar-
lo all'Ufficio Vigilanza, che ha
provveduto poi a restituirlo al
proprietario.

è è è

L’operaio Dario Bottaro del-
la Fonderia, rinvenuto nell'in-
terno dello stabilimento un
borsellino contenente denaro,
lo consegnava al capo vigilan-
za, che ne curava la restitu-
zione al proprietario.

Segnaliamo a tutti, con vivo
compiacimento, gli atti di one-
stà dei sigg. Napoli e Bottaro.



Piràagcoro





GENOVA -
LA SPEZIA -
LIVORNO -





Pensioni di guerra

Ricordiamo agli interessati che,
per poter usulrulre del nostro
strvizlo, occorre compilare le
schede in distribuzione presso I
corrispondenti cdi stabilimento,

GIORGIO CIONI, Facendo seguito
a quanto pubblicato nelle edizioni
precedenti Le comunichiamo chè Il
Ministero, nel corso della seduta del
16-10-1958, ha concluso quanto se-
gue: « Domanda per assegno a vita
respinta pier non «dipendenza dalle
infermità denunciata 3,

UiALDO BRUNETTI. In merito al»
la Sua richiesta abbiamo provvi=
dulo ad assumere notizie della Sua
pratica presso | competente 5er-
vizlo del Ministero del Tesoro, D.G.
PG. In data 2t=11-195B è stato chie
sto al Ministero Difesns-Esercitoà »
ispettorato Pensioni - il prospet-
to per lin liquidazione dell'assegno
integratore, Fra qualche tempo 100-
neremo a ricsaminnare la Sun pri
tlea per apprendere ulteriori swi-
luppi, che non mancheremo di co-
municesr,o tempestivamente,

ELENA BASSI ved, BENVENUTL
Ci è gradito poterLe comunicare le
s&guenti favorevoli conclusioni deb
la Sua pratica di pensione, (Con
decreto ministeriabe n. D1GTEG1 del
Ti-4-155B è stata concessa la pen-
sione dal 12-2-1955 {assegno ai
sensi della Legge m. 14 del SG-l-
1055), Il Servizio Pagamenti, In da
ta 21-66-1958, ha provveduto ad
inoltrare il ruolo d'iscrizione all'Uf-
flcio Provinciale del Tesoro di com-
peter,

ANTONIO CAPOZZA. A séguito
della Sua richiesta cl siamo inte
ressati della Sua pratica presso iL
competente Servizio dei Ministero,
dove abbiamo appreso che in data
15-11-1554 bo stata disposta la vi-
Rita medica presso la Commissione
miecdiien di Barl, Im cinta Z4-]=>1 999
è sinta sollecitata tnle disposizione,

VINCENZO DI FALCO, A seguito
della Sun segnalazione. abbiamo
provwecduto n rinnovare al Afiniste-

decisioni della prima domanda, clas-
siftcata «intempestiva» perchè pre-
sentala dopo | termini di scadenza
fissati dalla Legge (21-98-1055), DI
conseguenza | nuovi documenti pro-
dotti non hanno portato aleun esito,

FRANCESCO LO PRESTI, Fnccla-
fimo seguito alla nostra precedente
sepnalazione per tommicarie@ che
in data 15-1-1959 ll Servizio Paga=
menti della D.G.P.G. ha spedito il
ruolo di variazione n. 3062042
{iscrizione n. 5AS6021) all'Ullelo

Provinefale del Tesoro di Genova
con elenco 119, con il quale La
viene concesso l'assegno di T.a cip.
- tnb. D- dall'i-6G-1558 al 31-5-1961,
SI rethi in redazione per ritirare ln
cartolina «del Ministero con £ dati
sopra sscenniati, che le sarà utile
ni fini di sollecitare la liquktazione
presso i'Ullizio competente,

ANGELO MILLIA. Faecinmo se
guito alla nostra segnalazione del
15-11-1958, per informarLa che Il
Servizio competente del Miniatero
del Tesoro, dietro nostra segnala-
zione, in data 11-12-1958, ha prov.
vYixluto a sollecitare il rapporto in-
formativo giù richiesto il 26-68-1056
al Consolato Generale d'Italia.



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26



CONCORSO PASQUALE













i nostro uovo pasquale reen quattro momi di squadre di calelo

che disputano il campionato di serie Ai
Per partecipare nl concorso I

€ Napoli » e «Juventus»,

« Milan », « Fiorentina 3,
dipen

denti dell'Ansaldo devono pronosticare quale di queste quattro

squadre segnerà
promostici,

più goals

domenica
per iscritto, ai mostri corrispondenti di

15 miîrzo, consegnando 1
stabillmento

entro il 10 marzo, Tra coloro che avranno scelto la squadra ché
segnerà più goals saranno sorteggiate 10 uova di clioccolatto, 15
colombe pasquali e 20 campane di celoccolatto, Nel caso che duò
6 più squadré segnnassero lo stesso numero massimo di goale, il
sorteggio sarà falto tra coloro che avranno scelto questo squadre.



Robin Hood e i suoi compari





3 - GIOVANNI SENZA TERRA





Ecco una delle nove figurine
del grande concorso a pre-
€ Robin Hood e i suoi
compari», di cui a pag. 24
diamo le norme iniziali, La
figurina deve essere rita-
gliata dai partecipanti e
conservata fino al termine
del concorso. Ricordiamo
che potranno aspirare alla
«Lambretta» 173 T.V., €&
agli altri premi che saranno
annunciati di volta in volta,
solo coloro che avranno la
raccolta completa delle fi-
gurine.

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| MEMENTO



Samuele AZZARI

di 55 nmni, dipendente del Camtiere

di Sestri, deceduto ii 12-12-1958,
Era stato nssunto nel 1941, Lascela
la madre, la moglie è | fratelli.



Umberto GIACOMINI

di £1 anni, dipendente del Cantiere
di Sesiri, deceduto ii 16-12-1558.
Era stato assunto nel 195T. Lascia
la moglie è quattro figli,



Leonello MACCHERONI



di 58 anni, dipendente del Moecca-
nico, deceduto il 5-1-1959, Era sta-
to assunto nel 1930, Lasela la mo
ella.



Bruno FOSSI

di 52 nanni, dipendente del Cantiere
di Sestri, deceduto il 9-1-1959., Era
stato assunto nel 1939, Laseia la
mogile e due figli,



Umberto CIUCCI



La mattina del 30 gennalo scorso

un banale ineldente stradale ha
troncato la vita del falegname li
vornese Umberto Clucclì, che ha la-
sciato la maglio, il figlio Danlele di
12 nanni ed | genitori,

CI stmbra ancora impassibile
che €Giucci ci abbla lasciail. Aveva
393 anni, cra all'Ansaldo dal 1965:
di lui ci occupammo la prima volta
nel dicembre del 1957, dedicando.
gli una pagina del nostro « Album
di famiglia ». Non nascondemio im
quell'occasione la mostra ammira-

zione. per quel giovane @operala,
dotato di viva intelligenza, colto
il aperto alla cultura, ingegnoso,

attivo» «ra il recordman della cGas-
setta delle idee» livornese, lo scul=
tore della « Santa Harbara > del cam-
ibra € Grinndo », è& Soprattutto &F-
tista dl appassionato etnologo.
Oggi nol gli faremmo torto a ri-
eordare i suoi meriti, chè ll nome
di Ciucci aveva meritatamente
varcato i confini di Livorno: i suol
modelll, i totem, le sue piccole
navi curate in tutti i particolari @
ricostruite secondo una precisa in»
dagine storkea, le sue «liburnae >
gli avevano glà valso, Im più occea-
sioni, moltissimi consensi. Ripar=
larne sarebbe fare della retorica,
Ci sia solo concesso ricordare la
sua innata modestia (che in più
di una occaslone piudicammo addi
rittura eccessiva), la sua lealtà di
sportivo, ll suo ottimismo, il suo
inguaribile entusiasmo, Affezionatis-
simo alla famiglia, era un innamo
rato della vita, era pieno di vita,

* * *

Gon Umberto «Giueci « L'anzsaldi-
no ha perduto un grande amico ed
um prerloso ed Iinfaticabile collabo
ratore. Terzo premio per la scul-

tura alla < Prima mostra d'arte»
{maggio 1957) con la « Ragazza con
monigomery », terzo al recente com»
corso Letterario tom « Robin Hoad »,
chi ni parlammo ampiamente, come
abbiamo già detto, nel numero del

35 dicembre del 1057 di questo
elornalée,
Successivamente ©l aveva pre

stato tutta la sua appassionata col
laborazione nel realizzare le nostra
feste per i bambini, SI ricorderà i]
glpantesco uovo pasquale «d il re-
Sto della seena presentata nai pic»
coli nnsaldini ll #0 marzo scorsa,
che erano pratltenmento opera sua.
Ptr l'ultima Befana aveva prepa-
rato delle ense superbe, ma un lut-
tuoso incidente sul lavoro inibi giu»
stamente la realizzazione della festa.
Così non gli è stato concesso nem=
meno l'applauso dei bambini,

Lo salutammo caldamente la mat-
tina del & geenmalo scorso: non lo
abbiamo più rivisto.



Ai famigliari le commosse cons
doglianze de « L'ansaldino ».



LE DOMANDE
PER LA COLONIA
DI MONTEMAGGIO

L'Ufficio Assistenza, per conto
del « Commissariato della Gio»
wontù Italiana » ségnala che se
no aperte le domande per la
ammissione alla @©olonia di
Montemaggio di personale di
viglianza bambini e di salariate
ber i mesi di luglio è ngosto,

Fossono inoltrare domanda
tutte le persone di sesso fem»
minile che abbiano compluto |
18 anni. Il personale di *vigl-
lanza dovrà essere in possesso
del diploma di seuola media su-
periore, preferibilmente di abi-
litazione all'insegnamento lo
mentare,

Avranno la precedenza nella
ammissione le figlie dei lavora-
tori dell'Ansaldo. Le domande
dewono pervenire entro il 15
maggio alla Direzione Generale
dell'Ansaldo, Ufficio Assistenza,
piazza Carignano 2, Genova,









lansaldino

QUINDICIKALE

DELI DIPERDENSTI
DELL' AMNSALDO
bi

EDITO DALL'AsSALDO 3s.p.à.

*

Direttore responsabile :
Arrigo Ortolani

Redazione: Via Fieschi, ro-rI
Genova

Corrispondenti di S5iabilionento:

DIG: Lucia Diamante - MEG:
Spartaco Sardini, Giuseppe Ro-
vetgno « CAN: Graziano Merlano,

Giovanni Chiarlo «+ CMI: Dina
Pasquino (Yaltril; Aurelio Mag-
giolo {Fegino} FON: Michele

Alontesoro - SAU: Giuseppe Sar-
cli - MUG:; Aldo Galli LIV:
Dino Dassi: COKE: Edilio
Urlarvdi «= MOMA: Mario Fossati

*

Specizione in abbonamento pa-
stale gruppo II * Abbonamento
eratuito ni dipendenti è pensia-
noti * stampato nella Tipogratia
F.lli Pagano, Vin Monticelli, 11 *
Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan-
franconi, 43 * Pubblicità SIHA,
scaletta Carmagnola, 7 * Autorizz,
Trib. di Genova n. 291, 6-5-1054







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a favore di impiegati e lavoratori

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#7

Fresa per lingotti costruita al CMI
per la Società “Innocenti” di Milano


extracted text
lansaldino

Miri nti apra QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL''ANSALDO

a LLTIITTTPA

DALILA TUT



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NAL 01.1
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NUOVI IMPIANTI AL

A I Cantiere di Muggiano,
nel quadro del programma
annuale di ammodernamento
degli impianti, stabilito dalla
Direzione Generale, sono at-
tualmente in corso lavori di
notevole mole e sistemazioni
di nuove attrezzature che au-
menteranno le possibilità pro-
duttive del cantiere stesso.

Mentre procedono i lavori,
da tempo iniziati, per il pro-
lungamento della banchina
Mahroussa, stabilito in 147
metri, e che allorquando sarà
ultimato consentirà l'attracco
contemporaneo di 4 navi in
fase di allestimento, sono pres-
sochè ultimati i lavori della
nuova grancde officina a trac-
ciare, sorta all'estremità di
ponente del cantiere,

Altro importante lavoro in
corso, il rafforzamento dello
scalo n. 5 per metterlo in con-
dizione di sopportare meglio il
peso delle costruzioni oltre le
trentamila tonnellate,

Per tale lavoro è stata ne-
cessaria la costruzione, alla
profondità di m, 16,10 sotto il
livello del mare, di due gran-
di cassoni ad aria compressa
sui cuali è stata posta una
platea in cemento armato e s'è
dovuto provvedere alla palifi-
cazione di una zona di circa
600 metri quadrati con pali
« Simplex », previa foratura di
un vecchio strato di circa me-
tri 2,50 di calcestruzzo con tri-
velle a caduta.

Il numero dei nali «Sim-
plex » e dei fori praticati è
stato di 315 ed ogni palo è sta-
to posto alla profondità di 19
metri, Su questa vasta paliz-
zata è posta una soletta erma-
ta a gradoni dello spessore
medio di m. 1.40 portante gli
scivoli per i sottovasi e le tac-

cate centrali in cemento ar-
mato sullo scalo,
Contemporaneamente, sulla

già esistente banchina Mah-
roussa, si sta provvedendo al
montaggio di una gru mobile
su binarione della lunghezza
di oltre cento metri. Si tratta
di una gru che può sollevare,
con 41 metri di sbraccio, 5
tonnellate, e con 20 metri di
sbraccio, 15 tonnellate,
Inoltre, l'officina meccanica
è stata dotata di un megato-
mo III con testa elettronica,
magnetica e curvigrafica: ‘Una
apparecchiatura modernissima

fra le primissime (se non ad-
dirittura la prima) installate
in Italia che consente il ta-
glio di 200 flange in un'ora,
Altro megatomo, per l'offici-
na navale, di dimensioni mag-
giori del precedente, è in ar-
rivo. Con tale impianto che ha
‘uno sbraccio utile di 5 m, si
possono lavorare due lamiere
accostate da m. 2,50 ciascuna.
Recentemente sono anche

giunti in cantiere 27 converti-
tori per saldatura elettrica ad
arco a corrente continua da
400 Amp. potenza 24 cav., po-
sti su carrelli gommati e una
gru semovente, su ruote gom-
mate, « Gottwald » capace di
sollevare pesi da 300 Kg. alla
velocità di m. 48 al minuto,
sino a 15.000 Kg. alla velocità
di metri 9,6 al minuto. Que-
sta eru, fornita di motore Die-

CANTIERE DI M

sel a 4 tempi con avviamento
elettrico, ha un braccio a tra-
liecio di m, 10 dj lunghezza e
due prolunghe sino a m, 12 e
ruota a 260° alla velocità di
4 giri e mezzo al minuto: sarà
impiegata per lo snellimento
delle omerazioni di carico, sca-
rico e smistamento dej mate-
riali aj piani di prefabbrica-
zione senza dover tenere occu-
pate le gru da 35 tonnellate.





Sopra: prolungamento della banchina « Mahroussa »; sotto: due aspetti dei lavori di rafforzamento i

Infine, sempre nel quadro
della realizzazione del pro-
gramma previsto, c'è da se-
enalare che sono in fase dij si-
stemazione due trasformatori
da 500 KVA ad olio per il po-
tenziamento della cabina n. 4.
prospiciente i piani di pre-
fabbricazione, per la trasfor-
mazione dell'energia da 3.000 a
500 Volta, mentre è già stata
ordinata e sarà presto in can-



i Pe is

eo
Ti

sw

n; » pisa







tere, una grande spianatrice
nuova per l'officina navale.

Si tratta di una splanatrice
per lamiere da 2.300 x 33 del

peso complessivo di 85.000 kg.

fornita di 5 cilindri spianatori
comandati con una velocità di
spianatura da 5 a 10 metri al
minuto, con un motore princi-
pale di comando da 135 cav.

Aldo Galli





L’ officina tracciatori

U n progetto della D. azione,
che era anche un sentito
desiderio dei tracciatori di of-
ficina, si è realizzato al Can-
tiere di Muggiano; si tratta
della sistemazione di una nua-
va officina per la tracciatura
delle lamiere.

Fino ad ora, le lamiere ve-
nivano tracciate in una parte
delle tettoie delle officine na-
vali, su una superficie insuffi-
ciente per una normale produ-
zione e con una sistemazione
generale non del tutto appro-
priata a questo genere di lavo-
ro; lo spostamento dell'officina
tracciatori alle tettoie «O» e
«FP. oltre che permettere una
sistemazione nettamente mi-
Eliore dei tracciatori, offre la
mossibilità di un rimoderna-
mento nella sistemazione del-
le officine navali, in quanto lo
spazio lasciato libero dai trac-
gciatori, permetterà sia il
piazzamento di due nuove
macchine (una grande spiana-
trice ed un megatomo a sei
cannelli), sia lo spostamento
di alcune macchine già esi-
stenti in modo che la nuova
sistemazione sia conforme agli
attuali cieli di lavoro consen-
tendo. a parità di produzione,
un minor numero di manovre
del materiale.

Le principali opere che han-
no permesso la trasformazione
delle due tettoie, adibite ini-
zialmente a depositi (deposito
cavi elettrici e deposito legna-
mi) in officine, sono state:

— unione delle due tettoie
tra di loro con la demolizione
di un muro che le separava:

— parziale costruzione di
pavimento adatto a sopportare
carichi concentrati (zone di
transito dei carrelli per tra-
sporto lamiere);

— sostituzione di 200 ma. di
tetto con materiale trasparen-
te, in modo da consentire una
completa illuminazione a tut-
to il locale;

— aumento dei mezzi di sol-
levamento e trasporto, da due
a quattro £sru a mnonte, con
l'acquisto di due nuove gru
della portata di 5 tonnellate:

— razionale ed efficiente im-
pianto di illuminazione fluore-
scente;

— installazione di una spia-
natrice nella tettoia «P: e di

un'altra vicino alla tettoia
«Oa;

— costruzione di
capi e servizi;

— adattamento di una pic-
cola tettoia, vicino all’offici-
na, in magazzino di quadrelli
e seste;

— Costruzione di nuovi ban-
chi di tracciatura.

Con il compimento di que-
ste ed altre opere minori, la
nuova officina tracciatori viene
ad occupare il posto di uno
dei reparti più moderni e me-
glio attrezzati del nostro can-

uffici per

Sopra e sotto:

tiere; infatti i 220 ma, di de-

posito lamiere pronte alla
tracciatura consentono un suf-
ficiente approvvigionamento

perchè ogni tracciatore possa
eseguire con assoluta conti-
nuità il proprio lavoro èed i
400 metri lineari di banchi de-
stinati alla tracciatura e la lo-
ro disposizione permettono, ol-
ire che la continuità del lavoro
per tutti, la possibilità di un
"ulteriore aumento di produ-
zione; inoltre, l'assenza di ru-
mori estranei, la sufficienza di
mezzi di sollevamento e tra-

I
VIa
0

bu ___È

Na

sporto, un sollecito invio di
tutto il materiale tracciato al-
le officine navali, la presenza
di un ampio ed attrezzato ma-
gsazzino per il deposito di qua-
drelli e seste, il locale pulito
e confortevole e tanti piccoli
accorgimenti completano l’ope-
ra in modo che la capacità di
tutti coloro che eseguono, col-
laborano e guidano questo
lavoro e, soprattutto, la buona
volontà di tutti, diano sempre
più risultati tecnicamente ed
economicamente migliori.

Alberto Del Bigo

due vedute della nuova officina tracciatori

he F

PRA LZ
NOA

AA
AAA
LASA
A,







Le prove a mare della ‘‘Bernina,,

otonave » Bernina », co-

struzione Ansaldo numero
1543: prima unità che affronta
le prove in mare nel 1959, Ri-
sultati: velocità superiore di
circa 7/10 di nodo a quella
prevista dal contratto, l'arre-
sto avviene in tre lunghezze e
mezza di nave, il diametro di
evoluzione va dalle tre alle
quattro lunghezze di nave. Le
complesse prove si sono svol-
te — il 27, il 29 gennaio ed il
5 febbraio — con regolarità
cronometrica.

Volendo essere telegrafici,
sì potrebbero riassumere così
i dati ricavati dalle prove di
questa modernissima motona-
ve. Ma faremmo opera monca.
Vogliamo anzitutto ricorda-
re che la società »« Adriatica »
ordinò a suo tempo due navi
gemelle all'Ansaldo: questa è
la « Brennero ». Entrambe so-
no state costruite al cantiere
di Livorno — la seconda è an-
cora in allestimento — ed una
terza, la «Stelvio», attual-
mente anch'essa in allestimen-

to al cantiere di Monfalcone,
è stata costruita daj «C.R.D.A»
sugli stessi progetti dell'An-
saldo.

Queste motonavi miste per
carico e passeggeri (apparato
motore su due eliche, prove-
niente dai « C.R.D.A.», della
potenza di 2200 cavalli per
asse) -hanno una stazza lorda
di 4.350 tonnellate, sono lun-
ghe 109 metri, larghe 16,20,
alte 9,75 al ponte di coperta, ed
hanno una immersione di 5,85
metri.

La « Bernina » è dunque la
prima delle tre gemelle che ha
affrontato le prove di collaudo;
la più importante delle uscite
è stata quella del 29 gennaio,
alla quale abbiamo preso par-
te, A bordo vi erano 201 per-
sone, oltre gli addetti ai ser-
vizi logistici, magistralmente
organizzati e diretti dal cav.
Francesco Galluzzo. Tra le
personalità ricordiamo il vice
direttore centrale dell’Ansaldo
ing. Corsi, i dirigenti inge.
Fanfani, Priano, Luzzatto, Fre-



I tecnici osservano i passaggi davanti ai traguardi della base

4 i

ve, Dolcini; il sig. Bigi, il co-
mandante Parodi (designato
al timone della nuova uni-
tà), gli ingg. Gandolfi (»« R.I.
Na. »), Gandusio {« American
Bureau »), Gregorat (« C.R.
D.AÀ.=»), Cimmino (Vasca Na-
vale). Per la stampa locale
presenti a bordo il dott. Aldo
Lazzarini (redattore de «Il
Giornale del Mattino») e Mau-
ro Comparini («Il Faese»),
per la « Nuova San Giorgio »
— fornitrice degli stabilizza-
tori «- Dennv Brown» di cui
è licenziataria — l'ing. Cutril
e, al comando dell'unità, j co-
mandanti Simonetti e Beretta
coadiuvati dal nostromo Ange-
lo Schiano.

Scarne le note di cronaca:
partiti all'alba di una splen-
dita giornata, si è fatto ritor-
no al munto di partenza (il
molo mediceo) poco dopo la
mezzanotte, assistendo ad una
manovra da manuale operata
dal comandante Simonetti. Du-
rante la giornata, si è corso
sulla base di Portofino. Termi-
nate le misurazioni, durante il
viaggio di ritorno a Livorno,
i due maggiori responsabili
presenti a bordo — cioè l'ing.
Luigi Favia (direttore tecnico
della Società « Adriatica ») e
l'ing. Ascenso Mauceri (diret-
tore del Cantiere »« Luigi Or-
lando ») ci hanno cortesemen-
te intrattenuti in un lungo col-
loquio che qui riassumeremo
nelle sue linee essenziali.

Le tre nuove unità assicure-
ranno fra breve una partenza
settimanale alternativamente
da Trieste e da Genova con la
durata totale del viaggio di
circa 20 giorni. La « Bernina »
inaugurerà la serie partendo a
fine febbraio da Genova e toc-
cando | porti di Livorno, Na-
poli, Catania, Alessandria, Port
Said, Beirut, Famagosta, Lata-
kia, Rodi, Izmir {o Candia),
Pireo, Corfù, Brindisi, Vene-
zia, Trieste, Date le attrattive
turistiche (caratteristica preci-
pua di queste navi e della loro
linea) dei paesi toccati dalla
linea, gli orari sono congegna-
ti in modo da permettere nei
diversi scali delle soste suffi-
cienti per l'effettuazione di
escursioni a terra.

Gli 81 passeggeri ospitabili
verranno sistemati tutti in ca-
bine di « classe unica » (prati-

camente la prima classe dei
normali transatlantici» e 24
potranno essere ospitati nelle
cabine di « classe ponte » (una
specie di classe turistica): i
disegni delle cabine sono del-
l'architetto Zoncada, mentre
quelli dei saloni sono di Pulit-
zer. Due nomi molto noti nel
campo dell'arredamento nava-
le,

Nave delle primizie è stata
felicemente definita la « Ber-
nina » perchè, oltre ai moder-
nissimi mezzi di sicurezza di
navigazione comuni ai grandi
transatlantici, oltre al fatto
di essere conforme alle pre-
scrizioni imposte dai regola-
menti e dalle convenzioni per
la sicurezza della vita umana
in mare, su questa unità molte
sono le «idee nuove » corag-
giosamente realizzate, Ce ne
è stata citata qualcuna. Nelle
cabine, per esempio, le pareti
sono tutte realizzate in lami-
nato plastico, lavabilissimo an-
che con i comuni detersivi.
Sui ponti scoperti il legno del-
la pavimentazione è stato s0-
stituito con gomma scannel-
lata, con evidenti vantaggi s0-
prattutto igienici. A bordo per-
fezionati ed automatici sono i
sistemi antincendio, e in tutta
l'unità circola aria «condizio
nata e deumidificata. E' un'al-
tra primizia il fatto che l'aria
non viene più immessa in cir-
colazione con i consueti siste-
mi, ma è invece sparsa «4A
pioggia »: vale a dire che la
temperatura è sempre costan-
te, in qualunque punto. Lo
spazio non ci consente di occu-
parci, come vorremmo, del la-
to estetico della nave, ma con-
tiamo di farne oggetto di un
prossimo servizio.

L'ing. Mauceri ci ha pun-
tualizzato l'andamento tecnico
delle prove svoltesi, come si
è detto, con assoluta regola-
rità, predisposte dai tecnici del
cantiere labronico in collabo-
razione con i colleghi interes-
sati, La prima delle due prove
(27 gennaio) era preliminare
per l'apparato motore ed era
anche una prova di velocità
progressiva. Furono provati gli
argani a salpare e gli impianti
di timoneria, effettuate le pro-
ve di arresto e di evoluzione:
tutte sulla base di Livorno
(Ardenza - Romito), con velo-

cità oscillanti dai 14 ai 18 no-
di. Scopo di queste prove era
di verificare la velocità svi-
luppata ad una determinata
potenza ed il corrispondente
regime di giri delle eliche.

Il collaudo del 29 gennaio
era soprattutto richiesto dalla
« Legge Tambroni ». Cioè si
trattava di determinare la mi-
sura in cui la nave ha diritto
ai premi previsti dalle citate
disposizioni legislative. E' in-
fatti prescritta da queste una
determinata potenza (da cui
poi viene ricavata la velocità)
e la durata della prova. Di
conseguenza sono state effet-
tuate sei ore di prove a mezzo
carico ed extra-potenza e Sl
è anche verificata quindi (due
ore di corsa) la velocità con-
trattuale a pieno carico e po-
tenza normale. Prove effettua-
te — ripetiamo — sulla base
di Portofino. Sempre durante
questi collaudi sono stati ef-
fettuati rilievi sui valori tor-
sionali dell'apparato motore,
sulle vibrazioni critiche del-
l'’asse-nave e sull'efficienza de-
gli stabilizzatori.

Una prova intensa, dunque,
ci ribadiva soddisfattissimo
l'ing. Mauceri: prova iniziata-
si al chiaro di luna e terminata
sotto uno splendido cielo stel-
lato, prova che ci piace con-
eludere con una dichiarazione
dell'ing. Pavia: «Il successo
della collaborazione « Adria-
tica - Ansaldo» è dovuto s0-
prattutto al fatto che la socie-
tà genovese è sempre disposta
ad affrontare con entusiasmo i
numerosi problemi che carat-
teristiche di navi speciali pos-
sono richiedere ».

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EL,

Contemporaneamente all'entrata in esercizio del nuovo gruppo turbogeneratore da
140.000 kW presso la centrale della « S.T.T.> a Civitavecchia, è stato ultimato il
montaggio, presso il Meccanico, della turbina destinata al gruppo turbogeneratore
da 140.000 kW della centrale della « S.I.P.» a Chivasso. Per tale gruppo è stata
eseguita, presso la sala prove turbine, la messa a punto dei vari organi della rego-
lazione e dei meccanismi ausiliari. La spedizione dei particolari di maggiore impor-
tanza e maggior peso della turbina è avvenuta, regolarmente, a mezzo di speciali
automezzi. Attualmente un gruppo di nostri tecnici e di operai sp
vedendo al montaggio definitivo presso la centrale della «S.

ecializzati sta prov-
I. P.» a Chivasso.









CANTIER





Il varo del rimorchiatore “Rio Molinassi”

Sabato 10 gennaio, alle
10,15, èé stato calato felice-
mente in mare al Cantiere di
Sestri il motorimorchiatore
« Rio Molinassi» da 150 C.V.
costrutto per nostro conto.

Madrina del piccolo scafo,
che porta il numero di cosîru-
zione 1573, è stata la gentile

signorina Laura Bronzi, fede-
lissima impiegata dell'Ansaldo.

Dopo il rito della benedizio-
ne impartita da don Gaggero,
parroco di San Francesco, la

Miri

Free

Ca ier aT
Pci

madrina ha fatto infrangere
la tradizionale bottiglia di
spumante sulla prora del « Rio
Molinassi » e sono cominciate
le complicate operazioni del
caratteristico varo,

Lo scafo, del peso di oltre
60 tonnellate, è stato sollevato
dal suo scalo di costruzione,
situato alla radice del molo le-
vantino del cantiere, per mez-
zo del paranco maggiore del
pontone-gru « Giulio Cesare »
e mediante una laboriosa ma-





Sopra: il rimorchiatore, sospeso al paranco del pontone, vie-

ne calato in mare. - Sotto:

la madrina, signorina Laura

Bronzi, fra l'ing. Boero, il sig. Emanuelli e il rag. Traversa



novra di tonneggio eseguita
tra le catene dei corpi morti
ormeggianti la « Leonardo da
Vinci» e la « Ginevra Fassio »,
è stato poi posato dolcemente
sulle acque,

Il nuovo rimorchiatore, che
sarà adibito ai nostri servizi
di ormeggio e rimorchio, in
sostituzione del vecchio »« Na-
vansaldo », ha una lunghezza
di metri 18,80, una larghezza
di 412, e stazza di 39 tonn.
lorde, Sarà munito di un mo-
tore Diesel Ansaldo da 150
cavalli-asse a 3 cilindri, a #4
tempi, semplice effetto, 360
giri al minuto.

Alla semplice cerimonia
erano presenti il Direttore del
Cantiere ingegner Gianandrea
Boero, il vice direttore ing.
Avanzini ed altri dirigenti.

‘ RISULTATI DELLE VOTAZIONI

PER LA COMMISSIONE INTERNA

L'11, il 12 e il 13 dicembre si sono svolte, presso il Cantiere
di Sestri, le operazioni di voto per l'elezione della Commissione
Interna. Nella tabella che segue diamo i risultati dello sceruti-
nio, comparati con quelli del 1957.







IMPIEGATI OPERAI
1957 1958 1957 | 1958
nS| # n.3 | "o n.* Sn | m,* da

Iscritti. . .|752} — |745| — [4588] — {4490} —
Votanti. . .|699.92,95 688 92,35|4378 95,42 4170 92,87
Schede bianche | 35 3,43 28) 4,06] 158° 3,61) 167 4,01
Schede nulle Ti 1,01] 9| 1,30) 851 194 868 2,11
Voti validi |. |654193,56/651/94,64|4135094,45/3915 93,88
VOTI DI LISTA
CGIL-FIOM. . 200|30,581219/33,64 3074/74,34|3124 79,80

Î | Ì
CISL-FIM . . 308,47,09/289 44,39 74217,95| 592 15,12
UIL-UNLM . .|146/22,331143(21,97| 319) 7,71| 199 5,08







ELETTI

impieg. | Oseral
1957 1950 |1057) 1988









Navi in bacino

— Dal 13 al 19 novembre
ha sostato lo S/s « Point Aco-
ni» di 7.162 t.s.l. della « Navor
Shipping Co.» di Panama, per
sostituzione dell'asse port'’eli-
ca.

— Dal 20 al 27 novembre ha
spostato la M’n. «Brennero»,
nuova costruzione del Cantie-
re di Livorno, in allestimento.

— Dal 30 novembre al 7 di-
cembre ha sostato la motonave
« Bernina », nuova costruzione
del Cantiere di Livorno, per
lavori di allestimento.

— Dal 7 all’8 dicembre ha
sostato la motonave « Genepe-
sca VI» di 702 ts.l. della So-
cietà « Genepesca » dj Livorno,
per carenaggio.,

— Dal 9 al 10 dicembre ha
sostato il piroscafo « Portofer-
raio » di 918 t.s.l. della « So-
cietà di Navigazione Toscana »
di Livorno, per carenaggio.

— Dal 16 dicembre al 6 sen-
naio ha sostato il cacciatorpe-
diniere « Indomito » della Ma-
rina Militare Italiana, costrui-
to al Cantiere di Livorno, per
lavori di fine garanzia,

— Dal 16 al 18 gennaio ha
sostato il piroscafo panamense
« Areka » di 2.240 t.s.l,, per ca-
renaggio e lavori da parte di
ditte esterne.

— Dal 18 al 21 gennaio ha
sostato la motocisterna « Ber-
nina», nuova costruzione del
Cantiere di Livorno, per lavori
di allestimento.







L'albero a manovelle destinato all'apparato motore della

motonave

« Brennero »,

mentre viene sollevato

dalla gru

per essere collocato a bordo della nave in allestimento

— EE ©io





pet ai ai TI

CASSETTA DELLE IDEE





Le proposte del mese di gennaio

Durante il mese di gennaio sono state esaminate
dai comitati della « Cassetta delle idee» 160 proposte,
di cui 57 sono state premiate. Ecco il dettaglio:

CANTIERE DI LIVORNO. Proposte esaminate 14, di

cui 3 premiate.

MECCANICO. Proposte esaminate 127, di cui

premiate.

CANTIERE DI SESTRI. Proposte esaminate 19, di

cui 3 premiate.

L'ammontare compiessivo dei premi è stato di li-

re 81.500.

RISE, fi EL a DPR









51



MECCANICO



Le prove del turboriduttore
per la nave cisterna “British Light”

Il 15 gennaio, presso la sala
prove turbine del Meccanico,
fì è svoita la prova ufficiale
sotto vapore di un gruppo
turboriduttore da 14.500 CV.
tipo De Laval, destinato alla
turbocisterna « British Light »
t della Società « British Tanker
Petroleum Co,» di Londra, in
allestimento presso il nostro
Cantiere di Sestri Ponente.

Durante la prova si è pro-
ceduto alla verifica del fun-

Il gruppo turboriduttore visto dall'alto



zionamento generale ciel grup-
po a velocità normale e a so-
pravelocità, alla taratura de-
gli scatti di sopravelocità del-
le due turbine, e alla andatura
massima di marcia AD.

Erano presenti alle prove,
ner la Società armatrice della
nave | sice, Vaupgh, Mae
Cuaig e Mac Naughton, per il
« Lloyd Register» gli ingg.
Grasselli e Giunti, per il Mec-
canico l'ing. Sciagata.

all'inizio delle prove







Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite nel
mese di dicembre:

— Getti vari di ghisa, per
complessive 589 tonn., per i
nostri stabilimenti Meccanico
e CMI, per i nostri cantieri di
Sestri, Muggiano e Livorno,
per aziende del gruppo I.R.I.
e per clienti diversi,

-— Eliche e getti di bronzo,
per complessive 41 tonn., per i
nostri stabilimenti Meccanico
e CMI, per i nostri cantieri di
Sestri, Muggiano e Livorno,
per aziende del gruppo I.R.I, e
per clienti diversi.

Dette commesse comportano
circa 39.000 ore lavorative.

Consegne

Il materiale più importante
consegnato nel mese di dicem-
bre è jl seguente:

Ai nostri stabilimenti Mec-
cantico e CMI e ai nostri can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li-
vorno: 284 tonn. di getti vari
di ghisa e 75 tonn. di getti di
bronzo e di eliche, - Ad azien-
de del gruppo LRI.: 377 tonn.
di getti vari di ghisa e 16 tonn.
di getti di bronzo, - A clienti
diversi: 50 tonn. di getti vari
di ghisa e 49 tonn, di getti di
bronzo e di eliche.

Imnianto per captazione fumi sistemato

all'officina

bronzo



%









Particolare dell'impianto stabilizzatore « Denny Brown » costruito per la «Leonardo da Vinci +

7





Sopra: molino preparatore costruito allo stabilimento CMI per la cementeria « Roma »
di Arquata Scrivia. - A sinistra: montaggio del dritto di prora di una turbocisterna
da 34.500 t.d.w, in costruzione al Cantiere di Sestri per la « British Petroleum Tan-
ker Company» di Londra. - Sotto: tronco di incastellatura per cilindri motori di
gruppi elettrogeni da 2.000 kW' fuso alla nostra Fonderia per il governo argentino









DALL’ACCIAIERIA
I AL CANTIERE NAVALE

Storia

di una lamiera

onoscete tutti quelle gi-
1 gantezche strutture che si
nievano al cielo sui nostri scali:
a volte hanno la forma di una
Mauna preistorica, a volte il
ritmo di una scultura moder-
ma. Sono in realtà strutture
tben calcolate e precise, che
ibengono montate al posto loro
(ussegnato per costituire una
parte di quella ehe sarà la
nave.
1 Strutture di lamiere saldate,
‘quelle lamiere che stanno lag-
gii nel loro « parco » e comin-
(ciano con la tracciatura il lo-
(ro cammino nel cantiere, come
le detto nell'articolo che segue.

Qui vogliamo parlare delle
lamiere prima che entrino nel
contiere: dove e come nasco-
no, come sono fatte, come ar-
rivano a noi.

Naturalmente le lumiere na-
scono in un’accigieria. Pren-
diamo per esempio la «SIAC»,
che è di gran lunga il nostro
maggiore fornitore,

Tutti ne avrete visto almeno
dall'esterno i grandi impianti,
che sorgono ai piedi della col-
lina di Coronata e si specchia-
No nelle acque (quando ci s0-
mo} del iorrente Polcevera.

Le fotografie appese nei sa-
loni degli uffici ci parlano di
una lunga storia di questa no-
stra accigieria, e sono aqanche
una vera antologia del pro-
gresso siderurgico nel tempo.
Ci sono ancora i vecchi forni
fumosi, con gli uomini a torso
nudo, dei tempi in cui le la-
miere erano « tirate » a mano,
aq mezzo di lunghe tfenaglie,
sotto i piccoli cilindri, con
molte « passate » e « ripassa-
fe». Si vedono le vecchie co-
razzate con lo sperone puntu-
to, e cento uomini baffuti in
piedi su un cannone, Anzi, in
Un piazzale interno èé ancora
in piedi, nero fantasma, il vec-
chio forno per la ricottura det
cannoni, alto e quadrato come
una torre medievale. Voi sa-

i pete che la « SIAC» produsse

in passato le più potenti fra le
corazze navali italiane.

Con questo patrimonio di
tradizioni e di esperienze la
« SIAC » ha ripreso in questo
dopoguerra la produzione, ol-
trechè di grandi pezzi fucinati
come dritti di prora e di pop-
pa, alberi-motore, bracci porta
elica, ecc., di lamiere per navi.

Anzi, proprio l'anno scorsa,
per jar fronte alla crescente
richiesta dei cantieri e alle
esigenze della tecnica moder-
na, la « SIAC » ha impiantato
il nuoto « treno quarto », ulti-
mo grido in fatto di laminatoi
per lamiere pesanti.

Ma andiamo per ordine, e
cominciamo con la fusione del-
l'acciaio, passo iniziale nella
nascita della lamiera.'

La linea dei forni elettrici
dell’accinieria (sette forni «Ta-
gliaferri» di capacità indiri-
duale varia da 5 a 40 tonnel-
late e un forto americano
« Lectronem » da 40 tonnella-
te) èé veramente impressio-
nante, e non si fa della reto»
rica dicendo che fa pensare ni
draghi spaventosi delle anti.
che mitologie. I ruggiti dei
forni scuotono ogni tanto l’in-
tera navata, e si agitano le di-
verse code dei cavi elettrici a
12.000 Volts, mentre dalle na-
rici escono saettanti lingue di
fuoco, verdi e rosse. Ma, con-
cretamente, in questi forni che
io ho trattati con linguaggio
favoloso, avviene in realtà,
sotto il controllo accurato det
tecnici, una trasformazione
chimica che dà vita all'ac-
ciato. Tra le fiamme (spesso si
sprigiona dalla bocca del for-
no una bella cascata di scin-
tille) gli archi woltaici scoc-
canti fra gli elettrodi e la ca-
rica metallica, forniscono il
calore necessario alla trasfor-
mazione di quest'ultima in ac-
ciaio purissimo.

Ogni tanto si preleva un
«bicchierino» di metallo liqui-
do incandescente per sottopor-



lo al controllo, Quando il ci-
clo è compiuto, i forni si chi-
tanto da una parte come docili
animali, e dalla bocca versano
l'acciaio nella siviera, che è
quella specie di pentola enor-
me che pende da due ganci
giganteschi. L'operazione del-
la colata è quella, eternata nel
passato da stampe, acqueforti,
disegni e nel presente dalle fo-
tografie, che più ha scomodato
immagini fantasiose e mitiche,
perché davvero ha sempre
qualcosa che fa pensare alla
fueina di Vulcano, Tonnellate
di materiale incandescente
vanno a riempire la siviera.
mentre gli operai colpiti dai
riverberi sembrano piccole
ombre che si agitano a buttar
correttivi. Quando la siviera
é colma, va a riempire le lin-
gottiere, forme speciali in ghi-
sa rivestita nelle quali appun-
to l'acciaio acquista quella for-
ma di grossa « pagnotta » che
& il lingotto. Le lingottiere
sono coscienziostimente riem.
pite fino all'orlo, quindi si la-
scia solidificare l'accinio, e poi
i lingotti se ne vanno nei por-
zi di riscaldo: otto forni a dop-
più cella. Ogni cella può con-
tenere circa sette lingotti. Si
può comminare sopra i forni
come se si fosse a casa pro-
pria, su un gran piano retico-
lito, senza sentire per niente
il calore, e si sale così alla
cabina di comando dei pozzi
stessi, E° una cabina che fa
pensare, tanto per intenderci,
a quelle delle stazioni ferrovia-
rie: c'è un banco lucido, un
bel quadrante dove si accen-
dono luci rosse e gialle, delle
leve e alcuni nomini tranquil-
lamente intenti ai quadranti,
Qui, automaticamente, vengono
registrati sui quadranti i dati
provenienti dalle varie celle,
e da qui si comandano tutti i
forni, appunto a mezzo delle
leve, Il funzionamento dei Tor-
ni è a gas metano.

Quando, sulla base delle in-



Sopra: il lingotto d'acciaio. - Sotto: il processo di laminazione.

In basso:



lamiere

im attesa di

essere

inviate alla cesoia



dicazioni degli strumenti, si sa
che un lingotto è pronto, lo si
prende a mezzo della gru a
pinza, che va a pescarlo nel
forno con le sue robuste dita,
lo solleva in aria come un pas-
serotto farebbe con una bricio-
la di pane, e poi lo adagia sul
earrello ribaltatore, una specie
di sedia a sdraio che riceve il
lingotto in posizione verticale
e lo adagia in posizione oriz-
zontale sui rulli che lo tra-
sportano alle gabbie lamina-
trici.

E qui, come avrete capito,
sinto nl famoso « freno quar-
to »

E' il maggior laminatoio esi-
stente in Italia, con una lar-
ghezza di tavola di 3.750 mm.,
e può produrre fino a 20.000
tonnellate al mese di lomiere
larghe fino a m., 3,60, lunghe
fino a 25 metri e con spessore
da 8 a 120 mm.

«Treno quarto» perché é
costituito da quattro gigante-
schi cilindri, rulli enormi di
accinio speciale che lavorano,
se mi si passa l'espressione,
come i rulli della macchina
per fare la pasta, soltanto che
essi schiacciono e stirano ac-
ciaio purissimo, ricavandone
anpunto una lunga striscia
piatta che è la lamiera.

I cilindri sono mossi elettri-
camente, da un poderoso im-
pianto che sono andato u ve-
dere, dietro la parete. Si trat-
ta prima di tutto di una stazio-
ne di trasformazione dell'ener-
gia elettrica, e poi di gigante-
schi complicati apparati di ra-
me lucente, con fili di tutti i
colori e parti in movimento,
relais, ecc. Tutto ciò termina
in grandi ussi rotanti, che co-
mandano appunto i rulli del
laminatoio.

Su appositi nastri di carta,
intanto, sottili punte inchio-
strate registrano secondo per
secondo il comportamento del-
l'impianto, come se capltassero
ogni respiro di un paziente de-
licato,

Il « treno» di laminazione
vero e proprio è manovrato da
soli tre uomini, seduti in una

cabina pulitissima, con aria
condizionata, piazzata sopra
l'impianto, come certe cabine
di scambio nelle stazioni,

Una volta attorno ci lamina.
toi c'erano decine di uomini
indaffarati e sudanti, impegna-
ti con attenzione in un lavoro
pesante e pericoloso, odili ci
sono questi tre uomini in una
cabina aerea, attenti solo agli
strumenti e fa premere un pul-
sante o azionare una leva.

Si resta attoniti ad osservare
questo famoso « treno tremila-
settecentocinquanta » che sor-
de nell'immenso reparto sotto
32.000 metri quadrati di tet-
toia. In un tempo medio di cin-
que minuti il lingotto incan-
descente esce trasformato în
lamiera, e viene avviato alle
cesoie che lo tagliano nella mi-
sura voluta, per andare poi a
far sosta sui grandi piani di
raffreddamento.

E vediamo un po’ più det-
tagliatamente il ciclo: dappri-
ma il lingotto incontra la gab-
bia verticale, dove due cilindri
verticali lo lavorano di fianco,
come per farlo « dimagrire »,
noi la grande gabbia orizzon-
tale reversibile, coi quattro
cilindri orizzontali, alta tredici
metri e del peso complessivo
di 700 tonnellate, dove wiene
lmminato con varie passate e
ripassate. Ogni cilindro di la-
voro é mosso qutonomamente
dal proprio motore reversibile
a velocità variabile, secondo il
cosidetto sistema « bwin dri-
ve » qui applicato per la pri-
ma volta in Italia, A wista
d'occhio il pezzo (è un lingot-
to che diventa piano piano la-
miera), una striscia rossa, si
fa sempre più lungo e sempre
più sottile, sempre pitt sottile
e sempre più lungo, finché
esce in una lunga striscia ret-
tangolare: lo lamiera.

Cosi nasce la lamiera, così
escono da questo nuovissimo
impionto automatico tomnella-
te e tonnellate di lamiere na-
vali, ogni giorno.

La lamiera, come ho detto,





va subito ad apposite, grandi
cesoie che la tagliano secondo
le misure prestabilite, e quin-
di su un grande reticolato che
é poi il piano di raffredda-
mento.

Si capisce come le lamiere
abbigno, secondo le richieste
del cliente, speciali caratteri-
stiche, legate non soltanto alla



qualità li acciaio ottenuta in
acciaieria (e qui fa fede il car-
tellino di identità di ogni lin-
gotto), non solo alle misure,
ma anche allo spessore diver-
so, ottentito con le « passate »
del laminativio.

Poi viene il momento della
partenza. I pacchi di lamiere
hanno i loro cartellini con la



















So PORTATA

Fio È
CM attica ai È






destinazione: vi sono tutti i
cantieri d’Italia, CRDA, Mug-
giano, Livorno, Sestri, Taran-
to, ecc. Molte partono su ap-
positi carri ferroviari (ve ne
sono di quelli speciali, lunghi
tra i respingenti oltre venti
metri, sui quali si caricano le
lamiere verticalmente, come si
usa fare con gli specchi), altre
partono su autotreni,

Sono quei pacchi di lamiere
che noi arrivano al nostro
cantiere, vanno al loro « par-
co» e cdi lì iniziano quel cam-
mino che appunto le trasfor-

A sinistra: curvatura di una
dall'alto: il taglio ossiacetil
la werifica della curvatu

fa





ni



Pansaldino























el lancio dei satelliti ar-
(* tificiali nelle immensità
dello spazio si è avuta in que-
sti ultimi mesi una vera e pro-
îria gara tra americani e rus-
i Non appena gli uni hanno
ealizzato un esperimento, su-
Mito gli altri li hanno seguiti
dappresso cercando di com-
Mere ulteriori progressi, po-
lenziando e perfezionando
questi meravigliosi strumenti
della scienza e della tecnica
moderna. Su questo fronte
lella tecnica appunto si è oggi
ingaggiata la più accanita delle
battaglie, e solo c'è da sperare
che essa non abbia altro fine
e non porti a diversi risultati
Che non siano quelli di con-
Murre l'umanità sempre più
innanzi sulla via del suo mi-
‘glioramento materiale e della
bi ascesa intellettuale e mo-
Tale,

T L'opera dei russi nel campo
dei missili e dei satelliti si è

condi per portare il satellite
a 350 chilometri di altezza,
dopo di che, con un intervallo
di due secondi, fu la volta del-
l'entrata in funzione dei tre
razzi del terzo stadio che val-
sero ad imprimere al satellite
una velocità aggirantesi sui
sedicimila chilometri orari
con una spinta di straordinaria
potenza della durata di sei
secondi. Ancora una pausa di
due secondi, ed infine, con la
accensione dell'ultimo stadio,
la definitiva entrata in orbita
del satellite.

Fornire i dati relativi al
primo satellite americano {a
prescindere dal fatto che essi
— attesi gli ulteriori progressi
realizzati con incredibile ra-
pidità in questo campo — han-
no ormai, in certo senso, un
valore essenzialmente storico)
porterebbe troppo per le lun-
ghe, Basti, a titolo informativo,
far presente solo che lo « Ju-

| UOMINI ALLA CONQUISTA DEL CIELO
[1 primo satellite?
| guidato da terra

metri ed ha un diametro mas-
simo di m. 1,78 in corrispon-

denza del primo stadio. Il
satellite vero e proprio,
l'« Explorer I» (0 «Alfa

1958 », secondo la denomina-

zione ufficiale dell'anno geofi- fa
insieme

sico internazionale),
con l'ultima fase del razzo vet-

tore, con il quale costituisce

un corpo unico della lunghez-

za complessiva di 203 cm. e É

del diametro di 152 mm. ha né

in orbita di chilo-
13,970: esso

un peso
grammi

Copre

57.600 chilometri in ogni rivo- DM

luzione lungo un'orbita incli-
nata di 33,5° sul piano del-
l'equatore, il cui apogeo (0
punto più lontano dalla terra)

si trova a 2.475 chilometri, ed {|

il perigeo (o punto più vicino)
a 360 chilometri. Per ogni giro
attorno alla Terra ]'« Explo-
rer I» impiega 115,8 minuti.
Di eccezionale importanza
sonoò state le rilevazioni scien-







I,

Î IN Stadio zi













DESEETE PPOspoeio
im mmm LA O,
LIE
î
Î Î |
A E E Dd È F G h

dA: mosore-ritzzo
Fi serboiato casireno ligurdo
Dmenio sari

- È pompe aimentestane properpoli
Ga malore Past »

li: motoresazioa & propergoli iottali -

È cer hurfa pia cp disireala
HT: serbotioia scada nitrico »

SS: SATELLITE . 0: ogim

Fi serbatoio elio « K:; serbeicio dimettlideazina è



|
® 0

/ K L 4
1; serbatoi elia « E; sertaniona carbirrmnte +

Bi Astra

Sezione longitudinale del razzo a tre stadi « Vanguard » %


































sviluppata secondo un ritmo
particolarmente accelerato. La
serie degli « Sputnik » ha con-
seguito dei risultati davvero
clamorosi; di fronte ai quali
quelli raggiunti dagli ameri-
cani sono sembrati passare, al-
meno in certi momenti, un
baco in seconda linea,

Il primo satellite artificiale
americano ha seguito infatti di
qualche mese Il primo suo con-
fratello sovietico, Lanciato nel-

l'«Explorer I» entrava in or-
bita, immessovi da un razzo
«Jupiter C» a quattro stadi.
. Dal momento del lancio alla
immissione in orbita del primo
satellite americano trascorsero
Solo sei minuti e 52 secondi,
a varie fasi di questo pro-
cesso furono compiute con
precisione cronometrica sì da
giungere, come preventivato,
all'immissione in orbita appun-
ito alla velocità di ben 28 mila
chilometri orari. In circa 150
fsecondi, a 90 chilometri di
‘altezza, il primo stadio dello
«Jupiter C» esaurì la sua
Iscorta di combustibile, forma-
ta di ossigeno e di un propel-

gina denominato è hydine »,
distaccandosi dal resto del
ettore per ricadere sulla ter-
fa. Segui una breve pausa,
Murante la quale le parti resi-
due del razzo salivano per
Mnerzia alla quota di 200 chi-
lometri, raggiunta la quale
Uoveva entrare in azione Il
Becco ndo stadio con j suoi un-
dici razzi a propellente solido.
Risultarono sufficienti sei se-

la notte del 81 gennaio 1959,

piter Cè», al momento del
lancio, pesa 29.500 chilogram-
mi, è alto 20 metri e 91 centi-

lente speciale a base di idra- MT.



tifiche che si sono potute effet-
tuare sulla base dei dati tra-
smessi via radio dalle perfe-

=

| preparativi per il lancio del primo satellite americano, la
notte del 3171 gennaio 1958

ll satellite collocato in orbita il 17 marzo



1958 dal

missile € Vanguard »

zionate attrezzature funzionan- a terra dij ricevere a comando

ti sul satellite.

I dati così ottenuti hanno
facilitato gli studi per i suc-
cessivi lanci dei satelliti ame-
ricani che, anche se non sem-
pre con risultati del tutto
soddisfacenti, si sono succe-
duti nel corso del 1958 con
una certa frequenza. Non è il
caso di citare tutti questi
tentativi, anche perchè, essen-
do essi di data recentissima,
sono ben presenti alla memo-
ria del pubblico, Solo sarà
sufficiente ricordare l'immis-
sione in orbita, avvenuta il 17
marzo 1958, di un piecolo
satellite, il « Vanguard I» (0
« Beta 1958», secondo la de-
nominazione dell’anno geofi-
sico internazionale), il quale
— nonostante l'esiguità delle
sue dimensioni (16 ecm. di
diametro, e 1.475 grammi di
peso) — ha realizzato note-
voli risultati ai fini delle cono-
scenze scientifiche, disponendo
esso di due trasmittenti e di
un dispositivo atto a fornire
indicazioni sulle variazioni di
temperatura dell'involucro,

Un successo non meno rile-
vante ha ottenuto il lancio
dell'« Explorer III », avvenuto
il 26 marzo 1958, Si tratta di
un satellite del peso di chilo-
grammi 14,170, che compie la
sua rivoluzione attorno alla
Terra in 115,87 minuti, con
una velocità di 230.176 chilo-
metri orari al perigeo, e 21.520
chilometri all'apogeo. Di im-
portante, come novità rispetto
ai precedenti satelliti ameri-
cani, 1'« Explorer INI » ha una
più perfetta strumentazione
scientifica, rappresentata da
un sensibilissimo registratore
a nastro magnetico o « memo-
ria magnetica » e di un diverso
sistema di irradiazione dei se-
gnali radio. L'adozione del
nuovo dispositivo, che registra
i dati raccolti dal contatore
« Geiger » sui raggi cosmici,
ha consentito per la prima
volta agli scienziati in ascolto



in soli cinque secondi, me-
diante i segnali della radio-
trasmittente da 108,03 mega-
cicli, le informazioni comple-
te sulle radiazioni solari incon-
trate dal satellite lungo un
giro intero di rivoluzione, Ne-



I





Il Jupiter C adoperato per il
lancio degli «Explorer +: 1 - Il
primo stadio a propellenti li-
quidi; 2 - il secondo stadio co-
stituito da 11 razzi a propel-
lenti solidi: 3 - il terro stadio
costituito da tre razzi a pro-
pellenti solidi; 4 - il quarto
stadio e il satellite (in nero)

TI



« Thor Abile» recante alla
sommità una « sonda lunare »,
vale a dire una specie di cap-
sula contenente delicatissimi
strumenti scientifici di rileva-
zione e misurazione. Questo
tentativo costituì, al momento
della sua attuazione, un pri-
mato senza precedenti, non
soltanto per la copia delle in-
formazioni raccolte lungo la
traiettoria, ma anche per l’al-
tezza raggiunta, 127.323 chilo-
metri dalla Terra.

A tutta questa serie di lanci
di satelliti artificiali e di sonde
spaziali effettuati dagli ameri-
cani — quelli che abbiamo ri-
cordato non meno che gli altri
che abbiamo lasciato sotto si-
lenzio — va connesso un in-
sieme davvero imponente di
risultati scientifici e tecnici.

fd Le realizzazioni peraltro otte-

nute dai russi hanno spesso
chiaramente manifestato che
in questo campo nell'U.R.S.S,
si è molto avanti, in una posi-
zione che appare di primato.

i C'è stato però un momento in

ll Thor-Able che è servito al
lancio del razzo verso la Luna

gli altri satelliti lanciati in
precedenza le informazioni
trasmesse senza soluzione di
continuità dalle radio su di es-
si sistemate, nei tratti com-
presi tra una stazione d'ascolto
e l'altra, vanno perdute.
Ulteriori progressi furono
conseguiti con il lancio del-
l'« Explorer IV», avvenuto il
26 luglio 1958, mentre larga
messe di dati veniva nel frat-
tempo raccolta attraverso al-
cuni tentativi di sondaggio
spaziale, il primo dei quali at-
tuato l’11 ottobre 1958 con il
« Pioneer I», E' stato il « Pio-
neer» un razzo a tre stadi



cui gli americani hanno sem-
brato riprendere un netto so-

i pravvento, ed é stato precisa-

mente il 18 dicembre 1958
quando essi sono riusciti ad
inserire in orbita un gigante-
sco missile « Atlas» del peso
di circa quattro tonnellate, due
volte cioè il maggiore dei sa-
telliti sino a quel giorno lan-
ciati dai sovietici.

L'elemento più interessante
connesso al lancio dell':Atlas»
è stato rappresentato dal fatto
che questo satellite ha potuto
essere inserito in un'orbita
fissata dopo il lancio da terra.
Come è noto, invece, tutti gli
altri satelliti statunitensi degli
esperimenti precedenti sono
stati lanciati in un'orbita rigi-
damente prestabilita dopo lun-
ghi calcoli, eseguiti prima del
lancio stesso. Questo « Atlas»
è stato il primo satellite gui-
dato da terra. Inoltre esso ha
costituito la prima stazione-
relay spaziale per le teleco-
municazioni.

Un gigantesco cervello elet-
tronico, in grado di effettuare
diecimila operazioni aritmeti-



ll radiotelescopio di Milestone Hill, uno dei cinque apparati

radar di

eccezionale potenza adoperati

per localizzare

il « Pioneer »

IZ

PRA i
CRINTERETiIiCI ta

RR CI

SI TITE A Rei. n
ti

a

ei
1)



I tre motori razzo del missile balistico Atlas. | due motori laterali sviluppano una spinta uni-
taria di 68.000 Kg.: quello al centro ne sviluppa circa 27.000

che al secondo, ha controllato
e guidato la rotta dell'«Atlas».
Il cervello ha impartito al mis-
sile « istruzioni » sulla sua rot-
ta, sul momento del distacco
dei motori e altri dati relativi
al volo. Nelle prime fasi del
volo il missile ha trasmesso al
centro di controllo « informa-
zioni » matematiche in ordine

TRASMITTENTE DA
108,03. MEGACICLI

REGISTRATORE EROSIONE
PROVOCATA DAI
MICROMETEORITI

Spaccato del satellite < Explorer Ill » lanciato

al proprio comportamento in

: volo. Il cervello elettronico ha
| quindi paragonato tali dati con
| quelli relativi alla rotta prefis-

sata e, nel giro di pochi secon-
di, ha trasmesso al missile

Î tutte le variazioni necessarie
#8 per il buon esito del volo.

Altrettanto felice è stata la

| riuscita dell'esperimento di rl-
‘i trasmissione dallo spazio, che
| era uno degli obiettivi princi-
| pali che ci si riprometteva di
| raggiungere con il lancio del-

l'« Atlas», tanto è vero che Îl
satellite ha avuto anche una
denominazione proprio legata

i a questa sua specifica funzio-

ne, e precisamente quella di
« Score », dalle iniziali di « Si-
gnal Communications Orbit
Relay Experiment» (cioè espe-

i rimento di comunicazioni con

ritrasmissione orbitale). Que-
sto esperimento consiste nel-
l'inviare messaggi da una sta-
zione all'altra a terra per mez-

È zo di un apparato di ritrasmis- |
® sione

installato sul satellite,
che dispone di due radiorice-
trasmittenti operanti su una

frequenza di 132,45 e 132,905 MM

megacicli e di un registratore
magnetico in grado di imma-

gazzinare radio-messaggi di
quattro minuti e di comples-
sive 1.680 parole, E' stato così
possibile realizzare tutta una
serie di esperimenti di tele-
comunicazioni effettuati con il
satellite, esperimenti tra i qua-




ne simultanea degli stessi da
terra.

Grandi, dunque, i risultati
ottenuti dagli americani con il
lancio dello « Score »,

Ma in questo campo, nella
gara per l'assalto alle immen-

li vanno particolarmente mes- sità dello spazio cosmico, non
si in rilievo i seguenti: ci sono battute d'arresto per
1) ritrasmissione di uno spe- l'ansia di dominio degli uo-
TERMOMETRO FER TEMFER. ESTERNA
TRASMITTENTE DA 108,00 MC
TERMOMETRO
PER TEMPER.
INTERNA

APPARATO PER LA MISURA
DEI RAGGI COSMICI

ciale messaggio del Presidente
Eisenhower, registrato su na-
stro prima del lancio; 2) rice-
zione dalle stazioni a terra e
ritrasmissione, con un impul-
so speciale da terra, di un
messaggio verbale; 3) ricezio-
ne di un messaggio In tele-
serivente e ritrasmissione a
comando da terra; 4) ricezione
di sette messaggi simultanei
in telescrivente e ritrasmissio-













OSCILLATORE

TUBO GEIGER-MUELLER

il 26 marro 1958

mini sulla natura. A sole due
settimane di distanza dall'espe-
rimento dello « Score » il mon-
do doveva assistere, stupefat-
to, ad un nuovo tentativo
sovietico, quello del «Lunik»,
il più ardito (ma sino a quan-
do?) effettuato dagli uomini
nella loro orgogliosa decisione
di tradurre in realtà il mito
antico di Icaro.

I b,

iu ore. n

da

Montaggio del motore a razzo del primo stadio del Thor-Able








































ue imprese dell’ «Artiglio»
> il contributo dell’Ansaldo-Fossati

Vel nostro articolo «Vita data della nave inglese, Il ricu- e ne ordinasse gli spostamenti A nessuno venne in mente,
® gloriosa dell'e Artiglio», pero del tesoro dell'« Egypt» infinite volte. lì per li, che la fine di quel po-
ibblicato nel numero scorso, si presentò subito, infatti, come Gli scafandri usati allora dai vero granchio rappresentava la
bbiamo rievocato, fra tutte le un problema pieno di incognite, palombari per scendere alle soluzione del problema che as-
Mprese compiute in ventisette di difficoltà impreviste e di cir. grandi profondità si dimostra- sillava sli uomini dell'e Arti-
ini dalla nave più celebre del- costanze mai verificatesi fino ad rono subito inadeguati a questo glion: na nessuno, fuorchè al
t«SO.RI.MA,», quella che ne- allora, e la cui soluzione si im- scopo: essi non consentivano nè palombaro Mario Raffaelli, un
iamni dal 1928 al 1934 suscitò poneva come necessaria ed ur- una visibilità sufficiente nè una nomo che alle eccezionali doti
immirazione commossa di tut- gente, non avendo altra alter- immersione prolungata, e affa- di coraggio e di dedizione al
to. il mondo: il ricupero del nativa che una pericolosa scon- ticavano eccessivamente gli 0- lavoro univa una viva intelli-
oro dell'« Egypt », fitta. mini. Occorreva quindi ricorre- senza ed uno spirito di osserva-
(Nel descrivere le gesta del- La nave affondata, come ave- re ad altri apparecchi. . zione nacutissimo.

# Artiglio » e dei suo: valorosi vamo già detto, si era appog: Era stato nppena costruito, in Mario Raffaelli capì subito di
mlombari avevamo accennato giata su di un fondo orizzon- quel tempo, un tipo di torretta quale apparecchio aveva bisogno
Ue principali apparecchiature tale senza rovesciarsi, è per di immersione cilindrica, muni- p, Artiglio » e ne parlò ai di-
Mpiegate per operare sotto il raggiungere il tesoro occorreva ta di finestrini ché offrivano rigenti della « SO.RLMA.», An-
iare, in circostanze particola- demolire quattro ponti d'acciaio una buona visibilità e molto che questa volta lo ‘studio co-
bsime, ad una profondità di sovrastanti la cella blindata che più comoda degli scafandri, - struttivo è la realizzazione del-
30 metri. Desideriamo ora, ri- lo custodiva. Mentre i ponti La «S0.RI.MA,» pensò di l'opera furono affidati al « Fos-
îqrnando su questo affascinante saltavano pezzo per pezzo sotto utilizzare una di queste torrette, sati n; Si trattava di realizzare
Fgomento, illustrare il contri. l'azione degli esplosivi, biso- apportandovi delle modifiche n aspiratore capace di risue-
Uto dato anche in questo cam- gnava sgombrare il passo dai suggerite dalla propria espe- chiare te sterline e i lingotti
Do dalla nostra Società, e pre- rottami, agganciandoli con le rienza, e scelse per lo studio co- d'oro e d'argento dell'« Egypt »
dsamente dallo stabilimento benne dentate, Ed ecco sorgere struttivo © l'esecuzione dei la- è fatto in modo da non lasciar
Ansaldo - Fossati », le prime difficoltà; le benne non vori lo stabilimento a Fossati», eli sfuggire.

Non si pensi che la «SO.RI. solo si muovevano su e giù se- che era diretto dall'ing. Adolfo
ta. «, armatrice dell'«Artiglio», snendo il dondolio dell’« Arti. Bassi e di cnj era vice direttore
disponesse già, all'inizio delle glio », ad un paranco del quale il nostro amministratore dele-
Operazioni sul relitto del’ erano sospese, ma erano anche gato ing. Rosini, La direzione
fa Egypt », di tutti quej mezzi spinte di fianco dalle forti cor- dello stabilimento mise a dispo-
the si dimostrarono poi indi- renti di quel mare infido. Oce- sizione della « SO,RI.MA, » l’ope-
ipensabili per ripescare le ster- correva, per guidarle sui cari- ra del capo dei disegnatori cav.
line e i lingotti d'oro e d'ar- chi, che il palombaro le tenesse Pietro Dodi, tecnico di valore e
fento custoditi nella cella blin- sotto controllo per lungo tempo di sicuro affidamento, che in se
i guito si occupò pure degli altri
lavori eseguiti per conto della
« SO.RIMA. a,

Nacque così una torretta di
immersione costituita da un
corpo tubolare d'acciaio forma-
to di anelli sferici congiunti con
saldatura, e munita di una testa

di bronzo a cinque branchie e È
di una base pure di bronzo, Essa marino. Ad un ordine del pa-

forniva le seguenti prestazioni; '©Mbaro, uno scalpello coman-
1) discesa fino a 150 metri: 2) dato meccanicamente avrebbe
permanenza in immersione fino iNfranto il cristallo della bocca
a due ore; 3) visibilità in tutte di aspirazione e l'acqua, spinta

Il « Fossati «, basandosi sulle
istruzioni fornite dalla « SO-
RI.MA,», costruì, utilizzando un
tubo « Dalmine» di 70 centi-
metri di diametro, un apparec-
chio somigliante grosso modo ad
un bottiglione, lungo sei metri,
chiuso superiormente da un co-
perchio fissato con bulloni e
avente sul fondo una bocca di
aspirazione circolare, chiusa da
un cristallo temperato. L'appa-
recchio, sospeso al paranco del-
l'a Artiglio », avrebbe dovuto es-
sere calato verticalmente, con la
boeca di aspirazione in basso,
fino a pochi metri dal fondo

La torretta fu collaudata con |. SEN Do
rene L ottimo esito nei primi mesi del fi “di
Sopra: una delle migliaia di banconote indiane ripescate 10h4.e consegnata ‘alla «SOL ;

dall' «Egypt». - Sotto: la bocca del cilindro aspiratore ma » che la imbarcò subito

sull'« Artiglio n, Soltanto con
questo apparecchio, che sostitni
completamente gli scafandri, fu
possibile allora guidare i mo-
vimenti delle benne e sgombe-
rare dai rottami gli squarci
prodotti dal tritolo.

Terminato questo lavoro, una
amara delusione aspettava però
i prodi marinai dell'« Artiglio »:
le benne, di qualunque tipo,
non servivano per ricuperare il
tesoro dell'a Egypt », formato
di migliaia di piccoli pezzi
sparpagliati sul fondo dalle
esplosioni. Se talvolta una ben-
na, dopo cento tentativi, riusci-
va' ad afferrare una manciata di
sterline o una barra d'oro o
d'argento, l'esiguo carico quasi
sempre si perdeva durante la
salita,

Man mano che | giorni passa-
vano, l'insolubilità del problema
appariva sempre più evidente,
spegnendo ogni residua speran-
za. Ma una sera accadde un pic-
colo incidente che doveva esse-
re la fortuna dell'» Artiglio »:
una campana metallica, chiusa
inferiormente da un cristallo, e
usata per proteggere le lampade
destinate ad illuminare la zona
controllata dal palombaro, fu
ritirata dal fondo col cristallo
spezzato e con un grosso gran»
chio schiacciato nell'interno:
l'acqua, alla pressione di 13 at-
mosfere, ve lo aveva proiettato
con grande violenza.



i i



Il cilindro aspiratore

mosfere, si sarebbe precipitata
nel cilindro trascinando con sè
anche piccoli pezzi metallici,
L'interno del cilindro era fatto
in modo da non consentire la
fuoriuscita degli oggetti aspi-
rati.

Il 22 maggio 1933 il grosso
aspiratore veniva consegnato
alla « SORI.MA.» e qualche
giorno dopo era già a bordo del-
l'a Artiglio ». L'attesa per la
prima prova era spasmodica.
senza indugio Mario Raffaelli,
chiuso nella torretta alla cui
realizzazione aveva pure colla-
borato, si immerse in vicinanza
dell'« Egypt» e telefonò di ca-
lare l'aspiratore, Quando riten-
ne che l'apparecchio fosse sul

(continua a pag. 18)

le direzioni; 4) possibilità di ri. dalla pressione di circa 13 at- Dante Jannone
salire in superficie, in caso di

emergenza, mediante un conge- .

gno di sicurezza manovrato dal La torretta luminosa di acciaio fucinato
palombaro,



L'AUTOSTRADA DEL SOLE

P er andare da Milano a Napo-

li, quando — forse nel 1963
— saranno ultimati 1 lavori per la
costruzione dell'a Autostrada del
sole », basterà coprire 738 chilo=
metri (cento in meno di quanti
ne coccorrano attualmente). Oggi
circa 140 sono aperti al traffico ©
noi abbiamo percorso tutto il trat-
to che dalla capitale lombarda
porta a Parma: Avevamo dinanzi
un nastro lunghissimo che andava

sperdendosi all'infinito nella neb.
bia — una nebbiolima trasparen=
te, quasi prrmaverile —— è contem-

poranermente guardavamo la lan-
cetta del tachimetro ferma — in-
chiodata — sui 120 orari. Con
noi erano il collega Timo del na-
stro ufficio di Milano .«d un diri-
gente della società concessionaria
dell'antostrada (cui dobbiamo da-
ti. fotografie ed una preziosissima
collaborazione).

« Vede — ci diceva — qui la
media è veramente tale. Media. su

questa strada, significa che per trat.
ti lunghissimi la velocità è costante,
anche se non sempre può essere pa-
ri a 120 orari, come è ovvio», Non
solo, ma mai come quella mattina
— per la cronaca; il 23 gennaio —
ci era capitato di correre su di una
strada. a quella velocità, tanto
tranquilli e con addosso tanto stn-
so di distensione, di sicurezza. Ci
stavamo rendendo conto di cosa
significhi effettivamente per l'Ita-
lia l'x Autostrada del sole» la
spina dorsale cioè nelle comurnica-
zioni automobilistiche della peni-
sola. Ma sarà bene mettere un po’
d'ordine negli appunti, e presen-
tare ai lettori. sia pur sintetica-
mente, questa modernissima realiz.
zazione che occupa un posto deci-
samente preminente nelle opere
pubbliche italiane.

TLAVORI
L'inizio ufficiale dei lavori
sale al 19 maggio 10956. La «

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laden

Picci,

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cità Concessioni è Costruzioni
Autostrade p, A.» di Roma (s0-
cietà a partecipazione LE.I-), che
ha stipulato la convenzione con lo
Stato. lottizza ed appalta tronchi
dell'autostrada e me affida la co-
struzione ad imprese specializzate
— sotto il controllo tecnico della
propria direzione lavori. Natural-
mente questi ultimi vengono est-
quiti con macchinari più che mo.
derni e personale altamente specia-
lizzato, L'autostrada sara larga
24 metri: 3 saranno riservati alla
banchina spartitraffico centrale {in
qualche breve tratto — come nelle
gallerie — leggermente ridotta, ma
mai esclusa), e, per i due sensi,
+ mm. e mezzo saranno riservati alle
corsie di marcia (3 m. e mezzo per
parte alla corsia di traffico ed al-
trettanti per quella di sorpasso:
larghezza costante) e. 3 mîtri per
lato: riservati alla corsia di sosta,
Anche quest'ultima — in casi par-
ticolarissimi {per esempio il pon-
te sul Po) — si riduce o scompare
addirittura, Comunque per pochis-
simo. rispitto al chilometraggio to-
tale.

La gestione è effettuata diretta-
mente dalla società romana. la
quale dovrà consegnare i vari trat.
ti dell'autostrada allo Stato. in
perfette condizioni, 30 anni dono
l'apertura ufficiale al traffico del
tratto stesso.

Forse per la prima volta in Ita-
lia su un lavoro di così erande
mole sono state applicate nella co-
struzione del corpo stradale, le più
moderne conoscenze della tecnica
ner quanto ricuarda il consolida.
mento delle terre. Infatti l'a Auto
strada del sole n non dovrà subire
nel temrno cuello che la vecchia
teenica chiamava assestamento, poi-
chè le terre vengono «e costipate »
fcompresse) in modo da attenere
il massimo della densità naturale,
superiore a quella degli stessi ter-
reni locali.



Sopra: un punto del tratto MI-

lano Piacenza - A sinistra: una

campata del ponte sul Po vista

da sotto. - A destra: un tipo
di allacciamento

Una idea della grandiosità dei
lavori vizne offerta dai 304 ponti
importanti € dii 3800 attraversa»
menti minori, Tra i ponti non
può essere dimenticato quello sul
Po. presso Piacenza. Fra pochissi.
mi mesi skrà ultimato e quindi si
potrà andare direttamente da Mi-
lano a Parma (mentre oggi si esce
a Piacenza, per rientrare dall'altra
stazione e proseguire per Parina).
Ebbene. il ponte misura. 1176
metri — il più lungo d'Europa —
ha 16 luci, le sue campate centrali
sono costituite da travi in cemento
armato precompresso, lunghe 75
metri l'una, semplicemente appos-
giare gi piloni di sostegno. Da solo
questo colosso verrà a costare due
miliardi. In totale, nel tratto Mi-
lano-Bologna. sono stati costruiti
(o sono in corso di costruzione)
15 grandi ponti — per un com-
plesso di 106 luci — varianti dai
201 al 75 metri.







Oltre che quello sul Po, altro
ponte degno di rilievo è quello sul
Taro, lungo 536 metri su 16 lu-
ci, ciascuna di 32 metri; il Lam-
bro viene invece attraversato con
un ponte avente luce centrale di
58 metri, ad arco, in cemento ar.
mato precompresso. Ben dodici so-
nò i ponti previsti in cemento ar-
mato precompresso, è ad arco, Le
luci saranno complessivamente 87.
per una lungh:zza complessiva di
4.340 metri, Vanno ricordati, s0-
prattutto. i ponti sull'Aglio (alto
più di So metri dal fondo valle ed
avente una luce unica centrale di
164 metri). quello sul Sambro
(una luce centrale di 140 metri)

sul Biscione (130 metri di ‘luce
centrale), sul Gambellato (124
metri), sul Merizzano {due luci

di 95 metri ciascuna). Sono pure
in corso di realizzazione due ponti
in acciaio nella zona di Citerna. su
12 luci, per una lunghezza di 532



"e È self







ti. La travata maggiore è lun-

bo metri,

Si conteranno pure, a lavori fini-
W 49 gallerie, tutte sul tronco
dBologna-Firenze, per uno svilup.
lo totale di 11.049 metri.

“L'a Autostrada del sole », quin-
di, non presenterà alcun incrocio»

la sovrapasserà tutta la viabilità
brdinaria. Tali «opere d'arte »
sostituiscono un complesso di ra-
falcavia e sottovia che possono così
essere riassunti: 231 opere d'arte,
per complessivi 55; metri, sul
tratto Milano-Firenze © 42 (per
Mo13 metri) sulla Napoii-Capua. I
Rtavalcavia, in genere, hanno una
funghezza di 24 metri. su due lu-
i con una pila centrale che insiste
Gullo spartitraffico: ma. in corri-
fpondenza delle stazioni. è stata
Mbolita la pila centrale ed i caval.
Favia sovrapassano l'a utostrada
Fon nn'unica luce di 26 m.e
MELZO.

T Per conservare intatta la situa-
Gione idraulica delle zone attraver-
Gate, sono stati costruiti sul tratto
Milano - Firenze qualcosa come
0185 tombini per 1305 metri e
sul tratto Capua-Napoli 44 tom-
tini per 76 metri.

Comunque le opere d'arte mag-
giorni sono state, rcalizzate in cor-
(rispondenza dei torrenti e dei fiu.
fmi della pianura padana e delle
Walli appenniniche. In totale, sulla
Milano-Firenze sono stati costruiti
(tra ponti. viadotti ©e ponticelli)
433 opere d'arte singolari —— per
un totale di 17-376 metri — e
(sulla Capua-Napoli ne sono state
[costruite 32, per un complesso di
477

7I

metri. Tra i viadotti il più
lungo è stato realizzato in comen-
to armato in travate (e il Quercia-
Sette), che misura I-070 metri su
35 luci, € presenta un tracciato in
CUrva.

Tanto per dare un'idea del la-
voro già svolto e di quello tutt'ora
Rin corso, si può dire ancora che
ammontano ad 11.500 gh operai
fidella società e delle imprese, a 470
figli impiegati, a 1-500 i mezzi mec
camici presenti, Per quanto riguarda
la occupazione operai» va tenuto
conto che quella indicata rappre-
fsenta solo il personale alle dirette
{dipendenze della società CONcessio.
Tnaria (che si riserva la costruzione
tdi un ventesimo dei lavori e la pa-
[vimentazione) e delle imprese ap-
paltatrici. Ad essi vanno aggiunte
almeno altre 20.000 unità che tro.
Vino occupazione indiretta. nonchè
queile, non determinabili, addette ad
Occupazioni terziarie conseguenti
al movimento creato dal lavoro in
tutta la fascia in cui si svolge.

Per chi ama le curiosità, dire-
mò ancora chè saranno estemiti
scavi per 40 milioni di metri cu-
li, che la pavimentazione coprirà
una superficie di 15 milioni di me-
tri quadrati. che il costo medio
per chilometro è previsto in 250
{milioni di lire fcton punte minime
tdi 162 milioni per la Capua-MNa.
poli e punte massime di 487 mi-
lioni per la Barberino-Firenze). E
potremmo comtinuare.

SLA CIRCOLAZIONE,

Ma ci preme. invece (lo spazio
tè tirannoh parlare adesso della
circolazione sull'autostrada. Argo-
mento di alta attualità poichè sono
già aperti al traffico il tratto Mila-
no-Parma (con la sola interruzione
del ponte sul Po) e quello Napoli»
Capua. per un totale di 140 chi.
lometri € 400 metri. Una « 600
Fiat » (o HP fiscali) pagher:bbe,
in totale, s70 lire di pedaggio.

Le modernissime stazioni, ele-
fanti ed automatizzate al massimo,
servono esclusivamente per l'ordi-
nata è veloce immissione ed emis-
sione del traffico ed alla raccolta
dei pedaggi. Nessun intralcio do-
vr quindi essere creato nelle adia-

cenze: niente bar, edicole, risto-
ranti, telefoni, distributori di ben-
zina, comforts che l'otente troverà
lungo la strada.

Il sistema viario degli allaccia.
menti di stazione è stato risolto
adottando uno svincolo noto sorto
il nome di « trombetta ». Sona,
queste ultime, opere per la verità
àssal costose; ma sono le sole ca-
paci di garantire la più assoluta
sicurezza durante l'inserimento ed
il «lisinserimento dal traffico. Chi
ha già viaggiato sulle mostre auto-
strade sa cosal voglia dire tutto
questo, e apprezzerà senza riserve
la soluzione adottata. Lunghe pi-
ste di accelerazione e decelerazione
completano inoltre il sistema di
svincolo. Ovvio che. vicino alle
stazioni. si è abbondato con i di-
spositivi illuminanti, ove. occorre
antinebbia, così da permettere il
transito a fari bassi, cosa che evita
ogni pericolo nelle ore notturne.

All'ingresso il personale conse
gna una scheda-biglietto di carton»
cino (che non va piegato, sgual.
cito, rovinato) il quale. in codice;
riporta le caratteristiche dell'auto=
mezzo è a stampa, il numero
contrassegno della stazione (a 1»
Milano, « 2» Lodi...) la classe
dell'autoveicolo (per l'applicazio-
ne della tariffa di pedaggio). il
giorno e l'ora di ingresso. Un rul-
lo metallico. sul piano stradale; pa-
sto a traverso gli ingressi, regi-
stra frattanto avtomaticamente i
passaggi e conta anche gli assi dei
veicoli. così che i passaggi ed 1
veicoli dovranno poi coincidere.
L'automobilista potrà uscire da
una qualsiasi delle stazioni disla-
cate lungo il percorso (o entrare
da queste in autostrada). Entran.
do ritirerà, uscendo consegnerà il
biglietto, pagando quindi un im-
porto corrispondente ai chilome-
tri effettivamente percorsi. Giù
sperimentato in altri Paesi, dove
ha dato ottimi risultati; si dà a
questo il nome di sistema autostra-
dale a « tipo chiuso n.

CORSIE DI MARCIA

Per ogni senso di marcia esi-
stono tre corsie sull'autostrada. A
destra l'automobilista trova quella
di sosta. delimitata da wna fascia
gialla rifrangente, In questa zona
è permesso sostare solo in caso di

*cossità. La corsia centrale è ri-
servata alla marcia, mentre quella
a sinistra serve esclusivamente al
sorpasso. Effettuato il quale. l'u-
tente deve ritornare al più presto
nella corsia centrale. Si potrà però
eventualmente procedere alla crea-
zione di una ulteriore corsia di
marcia per ogni carreggiata, poichè
1 cavalcavia hanno già un arco
complementare per il passaggio del.
la nuova banchina di sosta, ed i
terreni sono già espropriati per lo
spario 2 ciò necessario,

Di certo così incidenti non dos
vrebbero verificarsene e soprattutto
non dovrebbero aver luogo i tam-
ponamenti. che hanno reso tanto
tristemente note le mostre anguste
e tortuosissime strade. Ma l'edu-
cazione dovrà coraggiosamente ave.
re la meglio sulla pirateria (me-
glio: sulla follia criminale) di co-
loro che, travisando le cose. vor-
rebbero scambiare l'autostrada con
il trampolino di lancio di un mis.
sile intercontinentale.

Anche per questo le norme di
circolazione sono molto severe e
più gravi delle normali sono le
sanzioni pecuniarie, Per esempio è
vietato l'ingresso agli autostoppi-
sti, ai ciclisti, agli automezzi a due
ruote con una cilindrata inferiore
ai 150 co., a quegli automezzi non
idonei a tenere una velocità mi-
nima di 4o chilometri: è assolu-

(continna a pag, 19)

Emiddio Loscalzo

c
ù



Dall'alto: casello d'ingresso a Melegnano; viadotto in costru-
zione; la stazione di Milano; appoggio delle travi di un ponte

tosti imac

dai LA



4 Umbria è una delle reg'oni
più piccole d'Italia: Kmq.
8.456, abitanti 820.526,

Prevalentemente montuosa. ti-
picamente agricola, se si eccettuano
le accieierie di Terni, è regione con
scarsa popolazione (densità: 97 ab.
per Kmq. tra le più basse d'Ita-
lia), con molti corsi d'acqua (il

Tevere, il Nera, ecc.) è il Lago
Trasimeno.
I boschi tengono più di un “dimento e frutto ottimo: l'olio è

particolarmente apprezzato per la
finezza, il colore ambraceo, la scar-
sissima acidità. Diffusissimo, abbia-

quarto della superficie produttiva,
e quasi un quinto è lasciato al pa-
scolo permanente o all'incolto. Al-
le colture rimane dunque poco più
di metà del territorio agricolo. Tra

PANORAMA

L' Umbria, le Marche e i

per altra via alle centrali elettri-
che.

Ma è noto che le centrali elet-
triche assorbono ben poca mano

PATRIMONIO ZOOTECNICO DELLE MARCHE
COMPARATO A QUELLO DEL LAZIO





i cereali di gran lunga prevale il Tab. 1)
grano. ma il suo rendimento è

basso, persino inferiore alla media

nazionale. Pure inferiore alla me-

dia nazionale è la produzione uni- Bovini
taria di granturco, comunque assai o
diffusa specie nelle zone di alleva- Suini
mento dei suini. Poi vi sono le Ovini
colture di avena e orzo, e infine Caprini
quelle minori di patate, bietole, Equini
ecc. Maggiore importanza di tali

Marche Lazio
494.000 270.000
343.000 168.000
265.000 1.122.000
4.000 64.000
ro.000 105.000





colture hanno però quelle arboree
e arbostive. Le viti e gli olivi ap-
paiono fitti dove migliore è il ter-
reno e più mite il clima, nelle valli

mo detto, il bosco, da cui si ricava
una discreta quantità di legna da
lavoro e da ardere. Nei boschi um-






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UMBRIA

del Tevere, del Chiascio e del To-
pino, del Teverone e del Clitumno,
o, più a sud, nella Valle del Nera.

In queste valli orientate da setten-
trione a mezzogiorno le pendici
dei monti sono ben esposte al sole,
e l'uva vi matura bene e dà buoni
vini; l'olivo, protetto dai rilievi,
solo di rado incontra freddi morta-
li: gli alberi da frutto (meli e pe-
ri, peschi e ciliegi) vi crescono bene
e si vanno diffondendo. Anche più
numerosi sono gli alberi da frutto
intorno al Trasimeno.

Circa i vini, non sono in gene-
re molto alcoolici e non soppor-
tano il trasporto, salvo il famo-
sissimo «Orvieto» giustamente
apprezzato ovunque. Ma l'albero
che dà il carattere al paesaggio um-
bro (quel paesaggio tipico del'a
pittura locale del trecento, il pae-
saggio dell'u Umbria gentile ») è
l'olivo, dal rado fogliame bigio.
Esso si infittisce attorno al Trasi-
meno. e giù per la piana che da
Assisi si estende fino alla conca di
Terni, L'olivo dì assai buon ren-

bri si trovano poi molti tartufi

L'abbondanza delle. ghiande
ha fatto dell'Umbria una regione
tipica dell'allevamento dei suini,
tanto è vero che a Roma le salume-
rie si chiamano ancora oggi « nof-
cinerie ». L'Umbria ha più maiali
che il Veneto, e persino più del-
ora si possono vedere solo la do-
menica, per turisti, perchè gli altri
giorni le acque sono convogliate
l'Emilia, in qualche zona particola.
re. Secondo il bollettino di stati-
stica, al 31 dicembre 1056 l'Um-
bria aveva 319.000 suini, 322.000
ovini e 219.000 bovini.

Lo sviluppo industriale è mo-
destissimo, e riguarda quasi esclu-
sivamente pochissime industrie. Fa
eccezione il grande impianto delle
acciaierie di Terni, comunque sce-
mato d'importanza in questo do-
doguerra. Molte sono le grandi
centrali elettriche, che utilizzano
le acque del Nera, del Velino ecc,
tra le quali le maggiori d'Italia.
Una wolta il Nera aveva qui le
celebri cascate delle Marmore, ma

IO

d'opera. e oggi quasi tutta la po-
polazione vive sull'agricoltura, l'al-
levamento, il commercio è l'arti-
gianato. ÎÌ trasporti non sono
davvero ottimi: basti pensare che
l'Umbria è rimasta fino al 1865
senza ferrovie. E forse è per que-
sto che il turismo. pur sviluppato
in una regione così bella e impor-
tante artisticamente e storicamente,
non raggiunge le quote che tocca
nella vicina Toscana.

*« * *

Altra regione di non grande
superficie è quella delle Marche,
con densità pure inferiore alla me-
dia nazionale: Kmq. 9.692, abi-
tanti 1.377.271 al 31-XII-1956.

La regione si estende metà in
collina e metà in montagna, tanto
è wero che il catasto non contem-
pla affatto terreni di pianura, An-
che qui il suolo non è particolar
mente ferace e le colture sono do-
vute quasi esclusivamente alla so-
lerte e tenace fatica di intere gene-
razioni di provetti contadini. Tro-
viamo infatti nelle Marche la più
alta percentuale di agricoltori ri-
spetto alla popolazione attiva, il
67%, mentre modestissima è la
percentuale degli addetti alle indu-
strie. 19%,

Regione dunque a fisionomia
quasi totalmente agricola, un'agri-
coltura dove prevalgono le colti-
vazioni erbacee, soprattutto i ce-
reali e l'allevamento.

Tra i cereali domina il frumen-

to, ma anche il granturco ha la
sna parte, La produzione di grano

DELL'ECONOMIA IT




















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ASCOL PICENO
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MARCHE

e granturco si può forse valutare
a tre quarti del valore di tutta la
produzione dei campi Circa la pro-
duzione unitaria, si raggiungono i
19 qli/ha in media, e si supe-
rano i 20 nell'anconitano. Il gra-
no si coltiva ovunque, nelle con-
che e sni pianori dell'Appennino,
come nell'aspro paesaggio di Mon-
tefeltro. Ma il suo dominio d'ele-
zione sono le vallate dei corsi di
acqua, quelle del Foglio, del Me-
tauro, del Cesano, del Misa, de
Musone, del Chienti e del Tronto,
Anche la vite si può dire che si
trovi dappertutto e consente una
buona produzione di vino. metà
della quale viene esportata.

Notevole, anche se meno impor-
tante, la produzione di ortaggi
particolarmente cresciota in que-
sto dopoguerra. Le Marche sono
oggi tra le regioni più produttive
di patate, pomodori, cavolfiori e
piselli.

Le condizioni del terreno sono
particolarmente favorevoli all'alle-
vamento dei bovini: infatti nes-
sun'altra regione italiana taglia
tanto foraggio per prati avvicen-
dati, in rapporto al territorio. Le
piccole Marche hanno quasi lo stes-
so numero di suini della Toscana.
mentre vitelli e vitelloni marchi-
giani affluiscono abbondantemente

sui mercati di Milano, Torino, Ro-
ma e Napoli. La tabella 1) mo-
stra comunque il patrimonio zoo-
tecnico delle Marche, comparato a
quello del Lazio,

Sviluppatissima è l'esportazione
di bovini, di razza pregiata, sia
per riproduzione che per macel-
lazione. Va anche notato che le
Marche, con una media annuale
di Kg. 20,8 per abitante, sono la
regione d'Italia che consuma più
carne. Notevole è anche l'esporta-
zione di pollame e di uova,

Scarsissima è l'industria, e as-
sai basso il numero degli addetti.
che raggiunge appena qualche mi-
gliaio anche in quei settori tradi-
zionali come l'industria della car-
ta da disegno. da incisione, da
lettera a Fabriano: quella della
carta filieranata e da bollo a Pio-
raco; dei cartoncini per carte da
gioco ad Ascoli e della carta-pa-
glia a Tolentino: quella delle fi-
sarmoniche a Macerata e Castelfi-
dardo,

Importante per l'economia mar-
chigiana è la pesca, dato che la
regione si estende per tutta la sua
lunghezza lungo quel mare pe-
scoso che è l'Adriatico. con ben
r70 Km. di coste. Di qualche ri-
lievo il movimento portuale di An-
cona, dove nel 1956 sono atrivate











Tab. 2) I PRINCIPALI PRODOTTI DELL'’AGRICOLTURA LAZIALE
Rendimento
superficie Totale Rapporto con ||
Prodotti (migliaia (migliaia l’Italia Lazio Italia
di ettari) | di quintali) "la (q/ha) (q/ha)
I
Frumento 287 3554 45 12 17
Granturco 78 651 25 E 20
Tabacco — 32 42 re ba
Patate 24 1468 5,3 62 71
Pomodoro 6 T47 Go 133 145
Uva: i
coltivaz, specializzata 6a 5163 6,0 ai ia
coltivaz. promiscua 153
Olive:
coltivaz. specializzata 84
coltivaz. promiscua Ta 937 6,1 SR se 1
Fieno —_- 14900 4,8 — —_

































ANA

azio

B95 navi, con un totale di merci
imbarcate è sbarcate di 562,000
lomnellate.

P

* * x

Regione particolare, il Lazio.
Bstesa ben oltre i suoi confini natu
fali, e dove i dati statistici van-
lo presi con speciale cautela, dato
che sono falsati dalla presenza di
fina città comè Roma, capitale
d'Italia. Basti pensare che i
f-625.770 abitanti della regione
farebbero pensare ad una fitta den-
Wità mentre in realtà 2 milioni è
(più sono concentrati mella capitale,
€ il resto è disperso in campagne
scarsamente abitate. Così dicasi per
le cifre del reddito prodotto, che
scondo l'istituto di statistica fu
1956 di 267.026 lire per abi-
tante, cioè superiore all'Emilia e
‘al Veneto, ma dovuto all'accentra-
mento delle più svariate attività
m capitale, mentre le campagne
flaziali sono ben lungi dalla ric-
chezza del Veneto o dell'Emilia.

Îl territorio del Lazio è nella
Maggior parte dei-casi di scarsa
trtilità, e wi sostiene stentatamente
©n'economia agricola e pastorale
‘abbastanza arretrata, povera, dato
il terreno è per un terzo montuoso
& per più di metà collinare e la
imontagna è generalmente molto
elevata e fatta di dura roccia cal-
area. Del resto, la pianura stessa.
\toperta in parte da una profonda
coltre di tufi ha alla superficie una
dura cotica erbosa che rappresenta
un ben gramo pascolo. Prima di
cominciare il discorso sulla cam-
(pagna, bisogna parlare delle paludi
e della malaria, caratteristiche se-
colari di queste terre, e delle bo-
mifiche. Il [De Magistris, nel 1883,
scriveva negli atti della giunta per
l'inchiesta agraria: «L'Italia uni-
ficata trovò l'agro romano ridotto
ad una immensa solitudine, con
un regime idraulico in pieno dis-
sesto, una malaricità grave e dif-
fasa fino alle zone basse di Ro-
ma... qui hanno sede le più estese
è pestifere paludi che questa pove-
ta Italia annoveri nel suo seno... ».

Questo dimostra come le ripetute
bonifiche dei Papi (compresa la
maggiore, di Pio VI) è dei fran-
ètti non avevano sortito alcon
effetto permanente. Solo col regi-
me totalitario, impiegando grossi

capitali statali e non badando a
sacrifici, si è realizzata nell'Agro
Romano e in quello Pontino una
bonifica più a fondo, Dal 1928 al
1945 fu coperta con fabbricati
una zona di circa un milione di
metri quadrati, furono dissodati ol-
tre so.c00 ettari di terra e siste-
mati più di fS&o.000 ettari: fu
fatta irrigabile un'area di 25.000
ettari. Fu così strappato alla pa-
lude un territorio nuovo, dove
sorsero 5 cittadine e 18 borgate,
con una popolazione di circa
Go.000 abitanti. In questo dopo-

estensione sono poi quelle dell’oli-
vo e della vite, molto diffusa nei
colli laziali e ben nota per il vino
di Frascati, Si calcola che il walore
della produzione viticola sia di un
quinto del totale della produzione
agricola laziale, Circa l'allevamento
va segnalato il numero veramente
notevole di ovini (nell'Agro di
Roma si raggiunge il più alto ca-
rico in Italia: 250 pecore per
Kmq.) che tuttavia non basta al-
l'approvvigionamento della capita-
le, che ne è ghiotta da secoli.
L'industria è nel Lazio di pro-

REDDITO PRODOTTO NEL LAZIO NEL 1956









Tab. 3) (per abitante)
Numeri indici 1956
Provincie Reddito (Media Italia =—
100)
Frosinone [13.158 52,0
Latina 138.804 63,8
Rieti 149:340 68,6
Roma 332.577 152,8
Viterbo 188,025 86,4







guerra si sono fatti altri lavori,
che possiamo dire continuino per-
manentemente, e ancora è miglio=
rata la produzione di aziende
modello, come quella del Macca-
rese, a nord di Roma.

Ed ora veniamo alla produzio-
ne agricola attuale della regione: i
cereali, che occupano da un buon
terzo alla metà dell'area lavorabi-
le, dinno nn bassissimo rendimen-
to unitario: il grano 12 q.li/ha.
e il granturco ancora meno. Data
la povertà della regione, e la vita
difficile degli abitanti, l'agricoltura
è volta più che altro a soddisfare
i bisoeni immediati delle fami»
glie (come del resto vedremo spes-
so, man mano che scenderemo ver-
so Sud) e forse per questo s'insiste
a coltivare grano e granturco, que-
st'ultimo in particolare per i maiali
che forniscono la carne da insaccare
per l'inverno. Del resto, malgrado
il frumento sia coltivato su una
superficie pari al 35 o 40% de
terreno lavorabile, la sua produ-
zione non basta al consumo è ne
deve essere importato da altre re-
rioni.

La tabella 2)- mostra comun.
que i principali prodotti dell'agri-
coltura laziale,

Una buona area tengono le col-
ture ortensi, specie nella zona in-
torno alla capitale, specialmente
pomodori, carciofi, broccoli. Col-
ture che vanno aumentando in

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porzioni assai trascurabili, e i po-
chi impianti di rilievo riguardano
più che altro mecessari servizi per
la capitale. Il Lazio è persino meno
industriale della media italiana, che
è già bassissima, Gli addetti all'in-
dustria sono appena il 60 per mille
della popolazione attiva, e va con-
siderato che la maggior parte lavo-
rano in imprese artigianali. Natu-
ralmente ciò non si direbbe guar-
dando sl capitale delle imprese

industriali residenti a Roma, ma.

si tratta di una semplice residenza
burocratica. Grande è l'attività dei
trasporti, a basta pensarè al tran-
sito di persone a Roma Termini,
o al traffico dell'aeroporto di Ro-
ma-Ciampino, che nel "56 ha smi-

stato in tutto 720.000 passeggeri,
contro i 200.000 dei due azro-

porti milanesi. Il solo porto della
regione è Civitavecchia, che colle-
ga permanentemente il continente
alla Sardegna, e che ha visto nel
1956 transitare 2.242 navi, con
un totale di merci imbarcate o sbar-
cate per 1.270.000 tonnellate, è
un movimento di 478.000 passeg-
geri.

Le industrie che meritano men-
zione sono di tipo particolare, co-
me quelle cinematografiche, quelle
poligrafiche ecc, Basso è il livello
del commercio nella regione, se si
escludono gli addetti «albergo e
mensa » concentrati nella capitale.

Il volto della capitale non si
presta, ovviamente, ad una tratta-
zione economica in questa sede, è
riguarda comunque più la capitale
nazionale che quella regionale.
Inutile infine insistere sulla portata
economica, per i romani, dell'af-
flusso continuo di viaggiatori di
affari e di turisti. Roma infatti è
la città che ha la più vasta attrez-
zatura alberghiera d'Italia (e ciò
malgrado essa è spesso insufficien-
te) e nel recente Anno Santo ha
visto l'afflusso di oltre 2 milioni
di persone, con quasi 7.000.000
di gilornate-presenza.

A dimostrare comunque gli
scompensi economici dell'intera
regione, e il ruolo speciale che
vi gioca la capitale, basterà la ta-
bella 3), che mostra come se il
reddito prodotto per abitante nel
Lazio supera la media nazionale,
ciò è dovuto solo a Roma, mentre
le altre provincie sono appena at-
torno al 5so, 6o% della media
italiana.





Il prototipo dell’ automobile atomica

II " Nueleon" costruito recentemente dai progettisti della
"Ford Motor Company" è il prototipo della vettura che la
fabbrica americana intende lanciare in un domani non lontano.
HI * Nueleon”", assicurano i progettisti, ispirerà lo stile delle
automobili future. Il motore atomico non avrà dimensioni e

peso molto diversi dai motori odierni a combustione. Anche il
problema della schermatura dalle radiazioni nocive sarà risolto
senza spesse pareti di piombo, Basterà isolarlo posteriormente,
mella posizione dove è attualmente situato il motore a benzina
dei grossi motoscafi.


a vil
n, = DARA

1) Presa d'aria di raffreddamento = 2) Cabina di guida - 3) Pila
atomica - 4) Alloggiamento della capsula motrice

Il camion più grosso del mondo

nr ii FS

Il camion" YT. 100 BRerliel! ", esposto al Salone di Parigi, è
ritenuto il più grande del mondo, Pesa a pieno carico cento
tonnellate, il motore è un "12 cilindri” a V, della potenza di
600 HP, Le ruote del " Berliet" {sei su tre assi) hanno un
diametro di 2 metri e 40, e gli permettono di marciare su quei
terreni, polari o sahariani, dove nessun altro camion potrebbe
avventurarsi, Tutti i comandi, compreso lo sterzo, sono muniti
di servocomando. Il cambio è a otto marce, I freni a disco sono
di ultimissimo modello, simili a quelli delle vetture da corsa.
La cabina è munita di un perfetto impianto di condizionamento
d'aria, che assicura una temperatura ideale sia in caso di
freddo sia di caldo intenso, Inoltre, il mastodontico camion è
fornito di un impianto-radio ricevente e trasmittente, II "T 100”
permette, fra l'allro, di trasportare su ogni terreno grossi
macchinari, senza che sia necessario smontarli,



(da «Il Giorno x)

x7

L'AUTOSTRADA Un nuovo tipo di elica
DEL SOLE

(continuuz. da pag. 15)

tamente vietata la marcia normale
sulla corsia di sorpasso 0 di sosta
(ogni corsia ha ben una sua pre-
cisa ragione di esistere), è vietata
— benissimo! — la pubblicità
stradale. E ne viene da st che non
è permessa l'inversione del senso
di marcia: bisogna, in questo ca-
so, uscire da una qualsiasi strazio»
ne e mentrare dalla stessa.

_Il regolamento viene consegnato
gratuitamente all'ingresso ed è co-
munque pure riportato, nelle lince
essenziali, sul retro del biglietto
consegnato all'ingresso. A fianco
di questi ultimi, come si è detto»
eleganti quanto moderni, sorgono
i caseggiati per servizi connessi al.
le stazioni {come il radiotelefono).
I biglietti poi. una volta cons:-
gnati all'uscita, vengono inviati al
centro meccanografico (attualmente
nei pressi di Piacenza, ma destinato
ad avere la sua sede definitiva a Fi-
renze) che. applicando i più mo.
derni sistemi di © automazione ”;
si interessa della contabilità e <ielle
statistiche.

SENZA ATTRAVERSAMENTI.

Mai soggetto, durante tutto il
percorso, a ‘vincoli di sorta nei ri-
guardi degli attraversamenti e della
viabilità ordinaria e ferroviaria, du-
rante la marcia l'automobilista 1n-
contrerà segnalazioni (orizzontali
e verticali) solo nei punti necessari.
Segnalazioni visibilissime e razio.
nali. Il problema della nebbia è
stato studiato sotto ogni aspetto:
infatti le due carreggiate sono veli
mitate, ai lati, da due strisce con-
tinue gialle rifrangenti, mentre le
due corsie di marcia (due per cia-
scuna carreggiata, si intende) sono

delimitate da una striscia bianca a-

tratti. Niente paracarri, ma paline
facilmente sradicabili in caso di
incidenti e, nei punti potenzia:
mente più pericolosi, corrimano €
fascia di acciaio (guard-rail) ver-
niciata in bianco. Si tratta del si-
stema conosciuto come € parapetto
elastico » che, così sistemato, ser.
virà da difesa e da orientamento.
I manufatti sovrastanti l'antostra-
da sono muniti di rete metallica,
rete che corre pure esternamente
alla stessa, evitando così che corpi
estranei possano pregiudicare la si-
curezza della corsa.

Elemento di somma importanza
è la banchina spartitraffico, larga
— si è detto — 3 metri, che è
continua per tutti i 738 chilo-
metri. Impossibile, quindi, scon-
finare. Ma le maggiori discussioni
si sono accese intorno alla necessità
o meno della siepe antiabbagliante.
Perchè il traffico possa svolgersi
sicuro di notte e non dar luogo a
fenomeni di incertezza ottica, sa-
rebbe necessario un vero e proprio
muro di werde (alto almeno I
metro e mezzo): il che significhe-
rebbe far piombare nella monoto-
nia più nera il guidatore, Consi.
derando però che un pilota « ur-
bano », sicuro come è che niente
ostacola la sua marcia, può —- ri-
chiesto — abbassare senza pericolo
i fari; basteranno forse cespugli
di verde, a tratti fioriti, capaci di
dare oltretutto un senso di varietà
al lungo nastro stradale.

Con la «Milano-Napoli»s scom-
parirà l'antica figura del canto-
niere. poichè anche la manutenzione
è affidata a macchine modernissime.
Inoltre l'assoluta impermeabilità
dei manti superficiali consente —
per la prima volta in Italia — la
adozione su vasta. scala di decon-
gelanti chimici. Si tratta in pratica
di cloruro di sodio, cioè sale da cu-
cina che, abbassando il punto di
congelamento della soluzione acqua.
sale. impedisce la pericolosissima

tg

formazione del ghiaccio. Inutile
dire che spargimento è raccolta so=
no fatte da macchine modernissime.

Giorno e notte l'autostrada vie-
me pattugliata dai mezzi di polizia,
in continuo contatto radio con 1
posti e le sottosezioni, in grado
quindi di dare immediata. notizia
di tutto ciò che di anormale aw-
viene in ogni tratto soggetto al ri-
spertivo controllo. Le pattuglie so0-
> montate su Igoo super del-
l'« Alfa Romeo», costituiscono
una sezione adibita al servizio e-
sclusivo dell'autostrada, sono dota-
te di radio, estintori, martimetti;
pile e torce, attrezzi per immedia-
to intervento in ogni caso di inci-
denti, di cassette per il pronto soc»
sorso, di mezzi modernissimi, in-
sommi. Seguono prima un Corso
di perfezionamento e sono. soprat-
tutto, da considerare il custode vi-
gilé, è non il nemico giurato, di
ogni utent:, Ad essi infatti l'auti.
sta può mvolgersi in caso di males-
Sire 0 di guasto meccanico (e non
può fermare gli altri utenti in cor-
sa) e sara la « stradale » a provve.
dere, chiamando. nel caso, dl
ù SA.S. n (Servizio Assistenza
Stradale »). attrezzato per l'imme-
diato intervento in sede meccanica.

IL NECESSARIO RIPOSO,

Lungo l'a Autostrada del sole »
saranno date in gestione e verranno
direttamente controllate dalla so-
cietà le « aree di servizio », Cioè
all'incirca ogni so chilometri gli
utenti troveranno tutti i necessari
servizi di assistenza c «ii conforto.
L: arce saranno raccordate alla
strada con allacciamenti del tutto
simili a quelli previsti per le sta-
zioni e, come questi, saranno super
illuminati per scongiurare ogni
pericolo.

I fiori qua e là sulla banchina
spartitraffico, i giardini per la so-
sta € le aree di servizio, lo stupendo
panorama italiano, finalmente li.
bero dai cartelloni pubblicitari, il
tradizionale buongusto dei nostri
architetti, stanno facendo di questa
realizzazione un'opera di avan-
guardia nel campo tecnico èéd in
quello, non certo meno importante
e sentito, dell'estetica.

Noi abbiamo cercato di descri-
vere l'e Autostrada del sole » in
quello che ha di particolare rispetto
alle altre arterie nazionali. Basta
pensare solo un momento a questa
Opera per accorgersi del Vantagel
chè essa apporta già oggi fe molti
di più ne apporterà domani) alla
economia nazionale. Un vero e pro-
prio ponte tra nord e sud: e non
è il caso di insistere su questo ar-
gomento, sull'incremento turistico,
sullo snellimento delle comunica
zioni. sulla loro praticità, velocità
© SICUTEZZA,.

“pe



La Marina statunitense ha annunciato, recentemente, di aver realizzato un nuovo tipo
di elica per nave, che rivoluzionerà la propulsione dei mezzi marittimi. Conosciuta come
elica « super-gravitazionale », sfrutta la cavitazione (la formazione del vuoto intorno alle
pale rotanti dell'elica) per ottenere una maggiore velocità. Fino ad oggi questo fenomeno
della cavitazione ha rappresentato un ostacolo notevole per realizzare l'aumento di velo-
cita delle navi. (da « Sapere »)

L'economia americana
in rapida ripresa

L'attività economica degli Sta-
ti Uniti sta assumendo un ritmo
accelerato, con l'inserimento di
sempre nuovi settori nel forte mo»
vimento di ripresa. Siu la prudu-
zione che l'ocenpazione è il
reddito, registrano una notevole
saldezza, ed in pari tempo li vo-
lume dci nuovi ordinativi atte-
sta che la domanda è di nuovo În
ascesa. La produzione nazionale
di beni e servizi ha recistrato nei
quarto trimestre un ulteriore au-
mento rispetto al livello annuo di
430 miliardi di dollari rasg.unto
nel trimestre precedente. L'inere-
mento di oltre r2 miliardi di dol-
lari, verificatosi durante gli uiti-
mi sei mesi è dovuto quasi esclu-
sivamente all'accresciuto voinme
produttivo, poichè | prezzi sono
saliti impercettibilmente.

Il principale fattore del raffor-
rzamento della domanda per 1 pro-
dotti non durevoli e per i servi-
zi, è rappresentato dall'alto livel-
lo che il reddito individuale ha
conservato durante il periodo re-
‘gressivo: cesso infatti, al termine

-
PERISCOPIO
orse Asi

della recessione, risultava inferiore
di appena l'r,195 a quelio di un
anno fa. Comunque, il livello an-
nuo di 357,5 miliardi di dollari,
toccato nel terzo trimestre 1051.
risulta superiore di 5,5 miliardi
al precedente resord di un anno
prima. Altri elementi che hanno
procurato la stabilità dei redditi,
sono da ricercare nei crescenti be-
nefici a favore della disocenpazio»
ne, nonchè nel mantenimento dei
dividendi individuali nonostante
la forte contrazione verilicatasi nei
profitti societari,

I continenti
non sl muovono

Il professor R. R. Doell. dei
Massachusetts Institute. of Tech-
nology. ha smontato la teoria, 50-
stenuta per primo dal tedesco We-
gener nel ror15. della deriva dei
continenti. Wegener appoggiava la
sua tesì sul fatto che fossili estre-

mamente simili erano stati sco-
perti iungo le coste distantissime
dell'India, per esempio. e della
Antartide.

Altri seguaci di questi teoria.
gli ameritani Runcorn è Irving;
avevano presentato all'Unione In-
ternazionale di Geodesia e Geofi-
sica uno stucio basato sull'orien-
tazione magnetica di alcune rocce
antiche, al momento del loro raf-
freddamento. Se foss: stato pos-
sibile, essi concludevano. determi-
nare con precisione il momento di
tale raffreddamento. sarebbe stato
risolto il problema della deriva dei
continenti. Infatti sarebbe stato
possibile determinare in che po-
sizioné si trovava allora il polo
magnetico, deducendone poi gli
spostamenti che avevano subito i
continenti.

Il professor Doell decise di ap-
plicare questo sistema. Minuzio-
samente studiò rocce delle cinque
parti del mondo, antiche di deci-
ne di milioni di anni, e giunse alla
conclusione che il polo magnetico
da 60 milioni di anni conserva
pressapoco la “stessa posizione è
che da ciò si deduce una certa sta-
bilità delle mass: continentali.

APPEARS ERRO TE DOTE EER OST EVITARE EVO DEE VVTV E EPG Be TRAE TRE NYA TONE SEE OPARO IERI OR ETMPEare E CEST I

LE IMPRESE

(continuaz. da pag. 13)

punto giusto ordinò la frantu-
mazione del cristallo, e nel lat-
tiginoso chiarore delle lampade
sottomarine vide luccicare, in
un vortice di acqua melmosa, le
sterline e le barre d'oro e d'ar-
gento che si precipitavano nel-
l'aspiratore come fossero stati
fuscelli.

L'idea del palombaro viareg-
gino era stata veramente genia-
le, e ji risultati superiori ad
ogni aspettativa, Gon quel me-
raviglioso apparecchio la cam-
pagna di ricupero prese a mar-
eiare a ritmo sostenuto e fu
possibile conseguire un brillan-

te successo proprio quando sta-
va delineandosi il fallimento
dell'impresa,

Ma, prima che terminasse il

.rienupero del tesoro dell'eEgypt»,

al «Fossati» fu affidato ancora
un lavoro, più impegnativo dei
precedenti, anche se destinato
ad imprese meno elamorose.

Dopo due anni di esperienza
con la torretta di immersione,
per operare con la quale occor-
reva però valersi anche di lam-
pade sottomarine, la « SO.RI,
MA.» pensò di far costruire
una torretta speciale che potes-
se raggiungere la profondità di
350 metri e nello stesso tempo

fosse munita di una sorgente
luminosa. La felice collabora-
zione tra il committente e il
costruttore diede ancora i suoi
buoni frutti e fu realizzata una
torretta con testa a cinque
branchie simile a quella della
torretta precedente, avente un
corpo sferico di acciaio fucina-
to, svuotato con laworazione di
macchina, e una base munita di
cinque « occhi » e contenente un
potente impianto di illumina-
zione.

L'appareechio fu consegnato
alla « SO,RI.MA.» il 9 gennaio
1934 e fu usato con ottimo ri.
sultato negli ultimi mesi nella

DELL’ ARTIGLIO

campagna «di ricupero sul
l'e Egypt» e in molte altre
campagne successive.

Ora le apparecchiature fornite
dallo stabilimento « Fossati»
non servono più all'« Artiglio «,
perchè l'« Artiglio» non esiste
più, Ma il contributo che la no-
stra Società ha dato in questo
speciale ramo della tecnica ri-
mane motivo di legittima soddi.
sfazione per coloro che lavora.
rono per la « SO.RI.MA. », Per
il cav. Pletro Dodi in partico-
lare, che nel fornirci gentil
mente le notizie riportate, ha
rivissuto le ansie e le emozioni
di quegli anni ormai purtroppo
lontani,



SO OR
een

ul nr lie cinica

merd in strutture fantastiche,
saldate tra loro, e saranno al-
fine una nave.

L_ be

x

hi giungesse in visita al

nostro Cantiere e volesse
conoscere le varie fasi della
costruzione di una nave, do-
vrebbe partire dal « Parco la-
miere ». In esso sostano come
in un'enorme sala d'attesa tut-
te le lamiere ed i profilati che
giungono dalle warie ferriere
ed esso funziona come un

grande polmone che riceve il
materiale in grande quantità,
per via terrestre o marittima,
e lo consegna alla lavorazione
in maniera metodica e ben ra-
zionata, come richiesto dalla
produzione giornaliera.

Ogni lamiera porta una
« marca » che la ferriera inci-
de su di essa e che, a guisa
di un nome di battesimo, la
rende riconoscibile immedia-
tamente e facilmente dalle al-
tre, permettendo così di po-
terla disporre in una pila as-
sieme a quelle, con le quali
dovri essere wlilizzata, A cQua-
le lavoro essa sia destinata lo
troviamo seritto sulla »« distin-
ta base», emessa dall'Ufficio
produzione,

Mentre lo lamiera sosta nel
pirrco, in sola tracciati si rica»
cano dani disegni gli elementi
ne ari per trasformarla in
un pezzo utile e necessario
per la nave da costruire. Qui,
in sala, non si sente rumore
di martelli, di macchine o di
gru, ma il lavoro si svolge
equalmente a ritmo intenso.

Avuti questi elementi può
iniziarsi la lavorazione vera e
propria della lamiera. Questa,
prelevata dal parco per mezzo
di gru a calamita, viene ap-
poggiata su appositi banchi ed
imbiancata. Il tracciatore in
possesso degli elementi sopra-
detti, del disegno e della di-
stinta base, adoperando come
matita una punta d'acciaio che
scalfisce la parte imbiancata
della lamiera, traccia tutte le
linee necessarie per la lavora-
zione e il montaggio. Vediamo
così sul banco comparire di-
verse linee: ouelle in corri
spondenza delle quali la la-
miera dovrà essere tagliata,
quelle dove avranno inizio
eventuali curvature, quelle
dove dovranno essere intestate
altre lamiere. Vi saranno inol-
tre i segni indicanti i cianfrini
c le parelle, i segni indicanti
come dovri essere disposta la
lamiera al montaggio, ed infi-
ne la « marca » necessaria per
distinguere ogni pezzo dagli
altri, comprendente le indica-
zioni seguenti: numero di co-
struzione, numero della distin-
ta base, indicazione del tipo
di struttura (ponte, poratie,

[continna «o pag, 22)

Cesare Casini

‘sotto la pressa, - Sotto: una fase di tracciatura, - A destra
gi limiti estremi; una lamiera curvata esce dall'officina navale;
I simulacro di legno. - AI centro in alto: il parco lamiere

È n]
(siii
ETRE
baia) E
E S|
li IR]

-

tri gii



Impianti industriali
d'illuminazione fluorescente

P rima di parlare di impianti
di illuminazione, è mecessa-
rio chiarire le idee sulle possibi-
lità e sul modo di valutare csat-

tamente una determinata illumi-
nazione.

Purtroppo, va riconosciuto che
— malgrado i progressi dell'illu-
minotecnza moderna — quando
si deve giudicare della bonta ©

meno, di una certa illuminazioni,
non si riesce a tradurre in gran=
dezze misurabili, quella che è so-
lamente una sensazione. A parità
di livello di illuminazione, l'oc-
chio vede e giudica diversamente
secondo le diverse condizioni di
luminosità prodotte dalle divers:
riflettenze e dal tipo di radiazio-
ne luminosa. În particolare, per
quanto riguarda le officine mecca
niche. ed i locali industriali in
genere, alcuni tecnici, con pareri
spesso discordi, propongono © ri-
tengono indispencabile la conside-
razione di altre grandezze, quali,
ad esempio, la grandezza e la ve.
locità dell'oggetto, è l'attenzione
richiesta all'operaio, in funzione
della particolare importanza del
suo lavoro. {w. ing. Lwigi Mo-
rati in « Ingegneria Meccanica »
giugno 10953). Perciò allo stato
attuale delle cose. le uniche gran»
derze, sulle quali si può fare si-
curo riferimento, sono quelle det
tate dall'esperienza.

Intensità d'illuminazione

E' questa una grandezza i cu
valori medi consigliati. hanno su-
bito in questi ultimi anni -—
notevoli aumenti.

Per un'officina con lavorazioni
di media meccanica, dove il con-

trasto di luminosità, la velocità
degli oggetti, e l'attenzione ri-
chiesta. non sono malto elevati,
l'illuminoteenica moderna ribadi-
sce il concetto di illuminazione
locale, la quale. sommata ai 150
lux che dovrebbe avere ]llumi=

nazione gencrale. porti ad un to=
tale di Soo lux sul campo di la-
voro,

Cecorre riconoscere Frantamen-
te che ben poche delle nostre offi-
cine hanno un'intensità di illumi-
nazione che raggiunge questi va-
lori. e che, anche nella progetta
zione di nuovi impianti, si stabi-
liscono valori molto infer'ori, in
quanto i suddetti valori di illu-
minazone vengono spesso mienti-
ti costose esagerazioni.

E' necessario sfatare queste fal-
se ide: è riconoscere che una ab-
bondante illuminazione migliora
la qualità del prodotto. e — as-
sieme ai colori delle macchine e
delle pareti razionalmente scelti —-
diminuisce i pericoli di infortuni.
Nei paesi anglosassoni, l'intensta
di illuminazione penerale che si
consiglia ha valori molto più ele-
vati: la Illuminating Engineering
Sogiety (U.S.A.) consiglia, nei ca-
si suddetti. un'illuminazione ge-
nerale di rooo lux con un'ulu-
minazione supplementare, localiz=
rata sul campo di lavoro, di 200
lux.

Splendore (brillanza o lumi-
nanza )

E' la granderza che caratteriz-
za il senso di abbagliamento pro-
dotto da una sorgente luminosa.

E' noto che cssa viene definita
come il rapporto fra l'intensità
luminosa (in candele) di una su-
perficie emittente e l'arca della

zo

stessa {in cmq) misurata perpen-
dicolarmente al raggio luminoso
considerato. La sua unità di mi-
sura © ‘o stilb. |IB=1 ts—cos al
I stib = 1 candela ‘(1 cmq. -
cos 90°)].

Le norme italiane — ehe col-
limano abbastanza con quelle stra-
. stabiliscono i seguenti li-

mere
miti massimi per superfici iumi»
nose, non schermate. poste entro

un angolo visuale di 30° sull'o-

rizzonte (a = 10°):

-— illuminazione generale: 103
sulb:

— illuminazione locale: 0.3
sulb

Uniformità d'illuminazione

Questa grandezza viene definita
mediacte rapporti fra 1 valori
massimo, medio e minimo dell'in-
tensità di illuminazione, e perctan-
to non ha gimensioni,

In genere, prefissato un certo

valore medio di dlurminazione. i
rapporti suddetu debbono essere
tali da mon creare eccessivi con-

trasti fra le varie zone illuminate,

(quali valori ori:ntativi si può
considerare:

-— illuminazione generale:
min medio o-B e max/medio
— IO:

illuminazione locale: max)
min << 3)
è pertanto, di essi dovrà esser:
tintuto conto nella d.stribuzione

delle sorgenti luminose

IMPIANTI D° ILLUMINA.
ZIONE FLUORESCENTE

Catodi o elettrodi

Si trovano attualmente in com-
mercio. i seguenti tipi di lampade
(sarebbe più appropriato chia-
marle «radiatori elettrofluorescen-
tiv):

— 1 bassa tensione 0 a catodo
caldo preriscaldato;

a media tensione © a cato-
do semifreddo (Slimline):
ad alta tensione 0 a cato-
do freddo.

Melle fompode a cstodo caldo
preriscaldato gli clettrodi sono co-
suc da filamenti di woltra-
mio, avvolti a spirale e sistemati
alle estremità del tubo. In fase
di avviamento essi vengono pre-
riscaldati sino alla temperatura di
goo" C, circa {di qui il loro no-
me) alla quale liberano gli elet-
troni che urtano gli atomi dei va-
pori di mercurio, e fanno loro
emettere quelle radiazioni ultra-



violette, che rendono luminosa la
polvere fluorescente depositata
sulla suprficte interna della lam-
pada. Una volta adescato il pro=
CESSO, Quesso st mantiene anche
alla tensione di circa 200 V. e
di qui deriva la denominazione di
lampade B.T..

Queste lampade necessitano. ol.
tre che del reattore, anche del-
l'avviatore (starter). Specialmen-
te in seguito ai notevoli miglio-
ramenti subiti, (catodi multipli,
secondo il brevetto Duro Test
Company U.S.A.; pertezionamen=
ti negli starter e reattori, secondo
il metodo della May & Criste di
Francoforte) ess: costituiscono og:
gi, le lampade indubbiamente più
diffuse.

Una particolare esecuzione di
queste lampade è costituita dal ti-
po alnstant Starting (1-5.)» cioè a

« rapida accensione ». ÎIn queste,
i filamenti del due catodi sono
corto circuitati su se stessi, € Si

avviano starter, Risulta com
si eliminato ogni ritardo di ac
tensione devuto ad iceerterzze del
lo starter in seguito ad eventua"i
oscillazioni di tensione, ma per
contro, si rende necessario una
tensione superiore (circa 400 V.).

Per questo ultimo motivo, e
negli impianti indu-

Senza

sopratutto

striali, ov: il numero di accensioni
giormalier: è piccolo, questo tipo
di lampade è poco adottato.

Le lampade a catodo semitred»
do non hanno preriscaldamento è
si avviano senza starter, l catodi
sono ancora di wolframio, è si
riscaldano reciprocamente, in se-
guito al bombardamento elettro:
nico generato dalla più elevata
censione con cui sono alimentati

Per confronto con le lampade
precedenti presentano la stessa vi-
ta cd una minor inerzia nell'ac-
censione.

Tuttavia. per gli impianti in-
dustriali non sono consigliabili,
principalmente a causa della loro
forma lunga e sottile {Slmline
= linea snella) che le rende poco
maneggevoli.

Le lampade a catodo freddo
sono così chiamate perché la tem-
peratura di funzionamento dei lo-
rò elettrodi è di soll iso” CL.
circa.

Questi, sono costituiti di ci-
lindretti di lamierino di ferro o
di altro metallo, ed in fase di av-

viamento vengono portati al co-
lor rosso.

Queste lampade non
starter, ma necessitano di
matori survultori ner
mento.

Ad ogn upo di
conda de! suo diametro ce della
sua lunghezza corrisponde una
tensicne di adescamento e una di
regime, Per i tubi normali del
commercio “diam. = zo mm:
lungh. zo m. circa) queste ten-
sioni sono rispettivamente di
I500 e 750 V.

In questo cass, con una cor-
rente di 100 mA, si ottiene un
flusso luminoso di circa poo lu-
men per metro di tubo. In seguito
a prov: eseguite dal Servizio Ma-
nuctenzione dell'Ansaldo Meccani.
co, è risultato però che, il primiti-
vo rapporto lumen/W, ossia il
rendimento, rapidamente scende a
valori inferiori a quelli delle altre
lampade.

Quale elemento positivo si può
dire che queste lampade hanno
una vita molto lunga, per contro.
anch'esse presentano i pericoli con-
nessi con la elevata tensione di
alimentazione,

Come conclusione, e sulla base
della personale esperienza, penso
di poter dire che. le lampade a ca-
todo caldo preriscaldato. sono ie
più consigliabili per impianti in-
dustriali. Anche prescindendo dal-
l'elemento costo di impianto, di
esercizio e di manutenzione
nl quale lungo e laborioso sareb»
be un sereno confronto — resta-
no i vantaggi della loro mageior
maneggevolezza in fase di impian-
to e di periodica sostituzione, è
sopratutto resta la magcior tran-
quillità che — per la loro bassa
tensione — presentano. dal pun-
to di vista antinfortunistico.

hanno
trastor=
l'adesta-

tubo, a se

Tipo di lampada e colore del-
la luce

Mella scelta fra la lampada
fluorescente a bulbo e quella a
tubo, penso che la preferenza deb-
ba andare decisamente a quest ul-
lima.

Infatti, anch: prescindendo dal-
le note considerazioni sugli spet-
tri di distribuzione delle radiazio-
ni emessi dai due tipi di lampade,
restano quali elementi negativi
delle lampade a bulbo, il loro for-
te ritardo nell'accensione, (fin ol-
tre 3 minuti) ed il loro maggior
splendore (abbagliamento).

Comunque, in considerazione
della ioro lunga vita, e della mi-
nima manutenzione che richiedo
no, queste lampade possono tro-
vare un'ottima applicazione, per
illuminazione generale; in locali
molto alti, ove sia possibilie in-
stallarle ad oltre 12 metri dal cam-
po di lavoro. in modo da ridurre.
oltre allo splendore, anche la for-
mazione di forti ombre, caratte



















Ustica delle sorgenu luminose
untuformi.

All'Ansaldo Meccanico, queste
lampade sono infatti installate,

ton buoni risultati, nelle olficine
ontaggio Grandi Motori (h =

mt. 16) è verranno installate

anche nella costruenda officina
Montaggio e Prova Grandi Tur-
bine ‘(h. = mt. 18).

Il campo delle officine di media
Gltezza. resta invece. delle lampa-
de tubolari.

Il colore della luce è un ele-
Mm:nto al quale purtroppo non si
di l'importanza che merita, for-
se a causa della grande varieti di
colore che hanno |: lampade oggi
in commercio, 2 della pretesa di
giudicarlo così, a prima vista, st-
tondo una graduazione priva di
Tigore scientifico (es, grigio-bÒian-
ta, giallo avorio. celestina ecc.)

La luce ormai universalmente
consigliata per le officine meccani-
che è quella con temperatura di
colore di r.000 + 3,500° Kel-
Vin cioè con quella tinta calda
[eWarm White #) che assiense ai
colori. ormai unificati delle pa-

reti e delle macchine, favorisce la
creazione di ambienti conforte-

voli.
Riflettori

Per l'illuminazione generale,
ove la distanza fra il campo di
lavoro e le lampade. è notevole,
viene ormai universalmente rico-
nosciuta la convenienza, ‘tecnica
ed economica. dei riflettori a pro-
filo parabolico. senza schermi. i
quali, oltre ad un minor costo,
presentano il rendimento maggiore,

Per l'illuminazione locale © be-
ne adottare riflettori protetti con
lastre di vetro smerigliato o mé-
glio materiale plastico trasparente;
verti così ridotta la brillanza e
la luce risulterà più riposante. E'
teente l'esperisinza personale di
un ingegnere dell'Ispettorato Re-
gionale del Lavoro, ch:, in una vi-
sita di controllo. ha verbalizzato
la prescrizione. per l'illuminazio-
ne locale, di riflettori chiusi con
lastre in materiale plastico quale
protezione antinfortunistica, ten-
dente ad evitare che i tubi fluore-
senti vengano colpiti con sbarre
© attrezzi di lavoro usati dagli
Operai.

Circa il materiale di cui do-
Vranno essere costituiti i rifletto-
ri. la scelta. fra i numerosi tipi
esistenti in commercio, è bene ca-
da su quelli in metallo smaltato
a fuoco (vetrificati) che s* anche
costano un po più di quelli ver-
niciati, presentano però un mag-
fior coefficiente di riflessione ed
una maggior durata.

A seconda dell'intensità di il-

Inminazione desiderata. i riflettori
potranno contenere due o anche
tre tubi. E' rara ed economicamen-
te sconsigliabile. l'installazione di
ntlettori con un unico tubo in
muanto esso comporterebbe forti
costi di apparecchiature accessorie.
Per avere una buona uniformi-
ti d'illuminazione, i riflettori da.
ranno essere orientati in modo
che 1 tubi risultino allineati l'un
l'altro, Jongitudirmalmente all'of-
ficina.
Per quanto ricuarda la socpen-
sione. l'esperienza ba dimostrato
che il tipo con tubetti in aliami-
mo è completamente inadatto. è
deve essere sost'tuito col tipo a
catenelle.

Alimentazione delle lampade

Per generale
ormai acquisiti 1 Vantacegi
d'imentozione a 23:00 Voli
tend: a sopperire quella a
Velt anche negli impianti
lampade ad incandescenza,
Per le lampade fivorescenti, Ta
alimentazione a 220 V. ha inol-
tr: il vantaegio di necessitare di
apparecchiature ausiliarie di mi.

esnerienza sono

della
che
125
con



Uma sem-
uri

nor costo, come ad es.
plicé impedenza al posto di
reattore autotrasformatore.

L'effetto stroboscopreo (sfar-
faliamento) della luce che rappre-
senta un fenomeno di particolare
rilievo per le lampade fluorescen=
ti. può essere compensato alimen-
tando i vari gruppi di tubi vici-
ni, su due o tre fasi diverse, Il
maggior costo dell'impianto risul-
terà giustificato dall'avere una lu.
ce ch: stanca meno l'occhio.

Potenza delle lampade

I tubi fluorescenti a catodo cal-
do, che si trovano più facilmente
in commercio e che più si adatta
no alla illuminazione industriale;
hanno la potenza di 40, di 63 e
di fo W.

In genere, per i tubi da 65 è
Bo Wi. si preferisce escludere l'ar-
matura <on riflettori a sr: tubi,
allo scopo di evitare una eèccessi-
va concentrazione di flusso, men-
tré per i tubi da 40 W.. l'instal-
lazione trinà può essere ancora
AccHTala,

Molti impianti di illuminazio-
ne industriale finorescente sono
sealizzati con tubi da 4o W: qua-
si sempre si tratta di trasforma-
zioni di vecchi impianti ad in-
candescenza, realizzate. nei primi

anni d*l dopo=-guerra, quando la
cenica dell'illuminarzione. fluore=
scente non era ancora profonda-

mente conosciuta, e si procedeva
perciò ad installazioni non com-
pletamente razionali. Ne è risulta-
to che i tubi da 40 W sono oggi
i più diffusi nelle nostre aziende,
ed in essequio ad un certo con-
cttto unificatore. anehe negli im-
pianti di recente trasformazione sì
sono sistemati tubi da 40 W. in
quanto l'installazione di tubi da
6x W obbligherebbe, per avere
indispensabile unificazione. alla so-
stituzione. non solo di tutti gli
altri tubi da 40 W, ma anche dei
riflettori.

Comunque, per i nuovi im-
pianti. la preferenza dovrebbe es-
sere data alla soluzione di due
tubi da 65 W riuniti in un uni-
co riflettore.

Risulta che il tipo di impianto
suddetto. è quello di minor costo
di esercizio per lumen e per anno,
comprendendo sotto questa voce
anche la quota ammortamento, gli

interessi passivi della spesa di im-
pianto. nonchè la spesa di manu=
tenzione.

Numero delle lampade

Per determinare il numero del-
le lampade occorrenti per un im-
pianto di »liuminazione genz:rale
non cè che da elaborare 1 tre ele-
menti noti (superficie dell'offici-
na, intensità di illuminazione de-
siderata, c flusso luminoso di ogni
rubo].

In questo calcolo sara bene
porre molta cura nella scelta più

opportuna di un coefficiente K
che tenga conto delle varie di-
minuzioni di rendimento, «ome

ad es. le perdit: di flusso lumino-
s© per mutuo assorbimento delle
lampade in impianti bini o triniy
l'invecchiamento delle lampade e
delle apparecchiature, il deposito
della polvere sulle lampade e sul
riflettori, il deperimento delle su-
perfici riflettenti. i vapori di olio
o di altrà natura che possono of-
fuscare l'aria dell'officina, la pol-
vere in sospensione, ecc.

La pratica ha insegnato che il
valore di K dev'essere circa 3.

Come linea orientativa si può
pensare che, utilizzando lampade
da 65 W. con un flusso lumino-
so di diam. = 4.400 iumen. per
l'illuminazione generale di una
officina con superficie £ = t1.000
mq. nella quale si desidera otte

nere un'intensità d' illuminazione
E = izo lux, occorretanno 82
tubi fluorescenti.

Infatti il flusso luminoso to-
tale richissto sarà:

Diam, tot. = KES = 4xzox
1000 = 360,000 lumen
e quindi:

Numero lampade = Diam. tot.:
Diam. = 360.000 : 4.400 = Bz
circa,

MANUTENZIONE

Con l'avvento dell'illuminazio-
ne elettro-filnoresconte. la manu-
tenzione dei relativi impianti ha
assunto un'importanza ben mae-
siore di quanto aveva nel passato.
Basta infatti pensare che, a parità
di flusso emesso. il numero delle
lampade fluorescenti è sensibil-
mente maggiore del numero delle
lampade ad incandescenza. Ino!-
tre le lampade flurescenti abbiso-
gnano di tutta una serie di ap.
parecchiature ausiliarie (reattori,

starter e coppie di portalampade)
che ammentano la necessità di
manutenzione.

Inoltre va considerata | im-
portanza della pulizia, sia dei ri-
flettori che celle lampade scese.
Infatti queste lampade a forma
tubolare, hanno una superficie
molto più estesa delle vecchie lam-
nad:. è perciò più facilmente si
prestano a perdite di rindimen-
to per deposito di polvere. Lo
stesso puo dirsi anche per i r.-
fl:ttori.

Normalmente si ritiene che, do-
po un anno di esercizio notturno
in un'officina di media meccanica.
l'intensità di illuminazione di un
impianto fluorescente si riduca
del 40% circa in seguito ad in-
vecchiamento delle lampade e ap-
parecchiature. deposito di polve-
re sulle lampade e sui riflettori,
deterioramento delle superfici ri-
flettenti dell'ambiente,

La curva di invecchiamento
delle lampade può essere Ffacilmen-
te ricavata con esperienze di la-
boratorio, e normalmente viene
fornita dal fabbricante delle lam-
pade. Ad essa però non può es-
sere data eccessiva importanza
pratica in quanto.in realtà, essa
varia da lampada a lampada. ed
e fortemente influenzata dalle con-
dizioni di esercizio delle lampa-
de stesse,

Non potendo, d'alto canto
giudicare «a occhio » il soprag-
giunto esaurimento. in quanto si
rischia di stabilire un limite infe-
riore a quillo rcconomicamente con-
sigliabile. all’Ansaldo Meccanico
usiamo eseguire la sostituzione to-
tale delle lampade, una volta al-
l'anno, ossia a fine estate. Si ha
così un'utilizzazione dell: lampa-
de corrispondente, grosso modo,
alla vita segnalata per esse dai
fabbricanti.

Le lampade già usate vengono
lavate è sistemate su un apposito
apparecchio per misurarne il flus-
so residuo. Quando questo risul-
ta inferiore al g0% c’rca del suo
valore primitivo, allora ja lampa-
da viene definitivamente scartata ©
distrutta. Le lampade in cm il
flusso residuo supera il valore sud-
detto, vengono invec: utilizzate
nuovamente in corridoi, piccoli
matazzini, qrassaggio 200, C0SSa4
in tutti quegli ambienti ove può
essere tollerata un'illuminazione

più debole e ove le armature sono
sistemate mon troppo in alto, per
cui possono essere facilmente rag=
giunte e sostituite anche più vol-
te in in anno. quando cioè il ioro
esauriminto diviene chiaramente
evidente,

Per le apparecchiature ausilia=
rie, ossia porta-lampade e starter
si procede grosso modo come per
le lampade,

La pulizia dei riflettori merita
un cenno particolare, in quanto,
da essa, dipende molto dell'efficten-
za dell'impianto di illuminazione.

Per i riflettori in metallo smal=
tato a fuoco, di cui già abbiamo
consigliato l'uso. è sufficienu un
lavaggio con acqua tiepida e de-
tersivi. mentre per | riflettori ver-
niciati occorre procedere alla ri-
verniciatura.

Queste op:razioni non richie-
dono eccessivo lavoro se possono
essere fatte in posto. su un pon»
teggio o sui carri-ponte. ma spes-
so le esigenze di produzione non
lasciano disponibili i carri-ponte,
ed è quindi necessario smontare 1
riflettori e pulirli in officina. In
compenso. quest'ultimo sistema
offre il vantaggio di rendere pos-
sibile una più profonda manutrn-
zione di tutto l'impianto.

Il valore più conveniente dello
intervallo di tempo fra una puli-
zia e la successiva. dovrebbe esse-
re stabilito mediant: un bilancio
economico, che tenga conto del
costo di ogni operazione di puli-
zia, e del decremento prorressivo
d:l rendimento dei riflettori.

Ma quest'ultimo elemento non
è nè proporzionale nel tempo nè
comunque facilmente individua-
bile, per cui non resta ch: fidarsi
dell'esperienza.

All'Ansaldo Meccanico. usiamo
pulir: i riflettori una volta all'an.
no, contemporancamente alla so-
stituzione delle lampade. ossia
nei mesi di settembre-ottobre,

Alle perdite per deterioramen-
to delle superfici riflettenti del-
l'ambiente, non si può rima=d'ire
che tinteegiando nuovamente ra-
reti e soffitti e piverniciando msc-
chinario, attrezzature e ‘impianti.

Vla queste opere — molto cu-
Lose ben FAMAMIERICO possono
essere eseguite in base ad un bi»
lancio economico sull'efficenza
desli impianti di illuminazione.

Luciano Grassi

ZI

Storia di una lamiera

(continue,

da pag. 19)

ecc.), numero di riferimento
sul disegno.

Tutto questo lavoro deve es-
sere fatto con scrupolosa at-
tenzione e precisione, perché la
nostra lamiera dovrà andare
al giusto posto di un vasto mo-
saico, ed un eventuale e ma-
laugurato errore del traccia-
tore, difficilmente riscontrabi-
le fino a che la lamiera, com-
pletamente lavorata, non giun-
ga al montaggio, potrebbe ave-
re conseguenze gravi ed im-
prevedibili. Tutto questo i
tracciatori lo sanno e quindi
centuplicano la loro attenzio-
ne ed i loro sforzi per una
ottima riuscita del lavoro,

Finalmente la lamiera trac-
ciata entra in officina.

L'attendono rapidi trapani
elettrici, cannelli osstacetile-
nici, grandi pialle e cesoie,
frese, calandre e presse, spia-
matrici, Il lavoro qui acquista
un ritmo incalzante; la lamie-
ra passa da una macchina al-
l'altra fino a lavoro ultimato,
seguendo un percorso ben pre-
ciso, che si tende a rendere il
pit lineare possibile per evi.
tare movimenti inutili ed ot-
tenere la massima produzione
con la minor spesa.

Particolarmente interessante
è la lavorazione di una lamie-
ra che debba acquistare una
forma molto curvata, come nel
caso della chiglia all'estremità
poppiera. Dopo una prima
tracciatura di massima, che de-
finisce, grosso modo, le dimen-
sioni di tale lamieru, questa
viene tagliata dagli ossigeni-
sti ed inviata alla pressa. Qui,
i «calderai - sono in possesso
di simulacri di legno, che ri-
producono la giusta forma che
la lamiera dovrà assumere.
Essi, per creare l'esatta curva-
tura richiesta, devono servirsi
con oculatezza di tutta la loro
esperienza sugli stiramenti che
il materiale subisce quando è
sottoposto alla pressione della
pressa e sui ritiri dovuti alle
«calde », date con i cannelli
ossiacetilenici: una non per-
fetta conoscenza di questi trat-
tamenti può portare a defor-
mazioni della lamiera elimina-
bili solo con gran dispendio di
ore lavorative da parte di ope-
rai provetti e con conseguente
affaticamento del materiale.

Per questa ragione tale la-
vorazione, benchè esegtita con
l'aiuto di forti pressioni, cont
elevate temperature localizzate
e con colpi di mazza, necessita
di grande attenzione e preci-
sione ed anche di delicatezza.
Basta pensare, per comprende-
re ciò, che tale lamiera, pur
così curvata, dovrà all'atto
del montaggio. combinare per-
fettamente con le altre che le
saranno vicine ed anche con
le strutture interne. Se le sue
dimensioni sono sufficiente-
mente elevate e se ha una
curvatura o piegatura non in-
differente, nuò richiedere an-
che 40 o 45 ore di lavorazione
alla pressa,

Effettuata questa lavorazio-
ne, viene eseguita la seconda
tracciatura, non più di massi-
ma, bensi precisa, in quanto la
lamiera ha ormai acquistato la
sua forma definitiva, Vengono
così tracciati i limiti estremi
in corrispondenza dei quali
dovrà essere tagliata, le posi-
zioni delle strutture interne
con le quali verrà collegata,
le posizioni dei fori dei chio-
di, gli eventuali cianfrini e le
parelle, Quindi gli ossigenisti
con i loro cannelli e i cricca-

224

tori con i trapani pneumatici
completano la lavorazione
della lamiera,

In genere prima che questa
venga inviata al montaggio,
subisce ancora un rapido con-
trollo da parte dei calderai,
per verificare che il calore dei
cannelli durante il taglio non
abbia provocato qualche leg-
gera deformazione,

Non resta quindi che esegui-
re il montaggio a bordo, dopo
di che la nostra lamiera non
ha che da attendere il giorno
fausto del varo in cui inizierà
per lei una nuova lunga vita.

La lavorazione che abbiamo
descritta è una delle più labo-
riose e comporta il montaggio
direttamente a bordo. La mag-
gior narte delle altre lamiere
invece subisce una lavorazione
completamente diversa: esse
vengono tracciate, tagliate,
spianate o piegate se ve ne è
la necessità ed inviate al
« piazzale » dove avviene il
montaggio dei « blocchi » pre-
fabbricati.

Da questa breve descrizione,
si può comprendere quanto
costi di lavoro, di pratica, di
costanza e pazienza la lavo-
razione di una lamiera,





CINESELEZIONE

“ Peccatori
in blue jeans”

vete mai pensato al

problema di quei gio-
vani, scatenati sui « motor-
scooters », impazziti al rit-
tmo del «rock and roll 4,
eternamenite inebetiti da-
vanti ai « juke-bor », sprez-
zanti verso tutio e werso
tutti, pseudo intellettuali,
pseudo mnichilisti, psettdo
stanchi? Ci avete pensato
sicuramente, perché anche
da noi arrivano, specie in
riviera, sui vari « muretti »,
le ondate di retroguardia
di tale fenomeno.

Il regista Marcel Carné
vi ha dedicato questo film,
un film scottante, indub-
biamente, come è scottante
il problema,

Così ci passano davanti,
in una interpretazione pre-
cisa e accurata, questi gio-
vani che fanno del cinismo
il loro credo, che non cre-

dono in nulla e sono contro
tutto, e credono così di es-
sere degli uomini nuovi,
i’ avanguardia marciante
dei nostri tempi, e non so-
no che dei poveretti, che
colmano di frasi fatte il
loro vuoto interiore, che
mascherano da « rivoluzio-
narismo » la loro incanaci-
tà ad inserirsi attivamente
nella società, e vanno alla
deriva così, in attesa di un
razzo «che faccia saltare
tutto » e in tale attesa fanno
all'amore, vanno in vespa,
sognano automobili « su-
percompresse =, Sscroccano
pranzi, derubano i genitori,
fatto di tutto fuorché lavo-
rare,

Uno solo di essi matura,
attraverso l'amore vero,
quello di sempre, e attra-
rerso il dolore: vecchi ma
eterni valori umani, nei
quali credeva di non cre-
dere,

Carnè, con questo suo
film che quazza nell'immo-

ralità, ci dd dunque una
lezione di morale, e mi pa-
re che voglia dirci che, tut-
to sommato, la questione è
abbastanza grave, e di non
facile soluzione.

Da una narte una vecchia
generazione incapace di
comprendere i giovani, una
società che dall'ultima
guerra in avanti ha fatto di
tutto per distruggere la fi-
ducia nella vita e nei va-
lori « tradizionali »; dall’al-
tra questi giovani scatenati
che danno una interpreta-

zione sbagliata e tragica
della propria insoddisfa-
zione,

Che fare allora?

Essere più semplici, più
umani, più positivi; lavo-
rare e vivere come il fra-
tello di Mie, l’infelice pro-
tagonistai oppure amare
davvero e maturare nel do-
lore come il giovane inna-
morato di Mic.

IL PORTOGHESE







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ALBUM DI FAMIGLIA











La «Mostra nazionale d'arte
dei lavoratori dell'industria »,
creata nel 1948 dalla « Gazzet-
Cta-per i lavoratori n, ha visto
quest'anno, alla sua lla edi-
zione, una larga partecipazione
e un lusinghiero successo degli
ansaldini, Uno di essi, 11 livor-
nese Piero Ceechi, ha vinto il
lo premio di pittura col suo
quadro « Oleificio »,

Come è noto, la partecipazio-
né alla mostra è aperta ai la-

voratori che occupino il tempo
lasciato loro libero dalle fati-
che quotidiane dipingendo, dise-
gnando o cimentandosi in opere
di scultura, Quest'anno hanno
esposto 223 pittori con 409
quadri, 29 seultori con 48 opere,
T6 artisti della matita con 151
disegni: ed in tutte e tre le
categorie l'Ansaldo era valida-
mente rappresentata. Per quan-
to riguarda la pittura, si legge
nella relazione del prof. Giu-
seppe Romagnoli, presidente del-
l'a Accademia Nazionale di San
Luca » e della commissione giu-
dicatrice (composta inoltre da
Livio Apolloni, Irene Brin, Dui-
lio Cambellotti, Giorgio De Chi-
rico, Virgilio Guzzi, Melchiorre
Melis, Aurelio Mistruzzi, Publio
Morbiduceci, Terzo Polazzo, F.
M. Salvi, Piero Scarpa, Carlo



Piero Cecchi ha vinto
il premio di pittura

della «Gazzetta per i Lavoratori”

che «una maggiore
di espressione, ag-
fascino del colore £
a un più vasto campo a cui
attingere l'ispirazione. fanno
della pittura l'arte preferita. E
infatti essa ha dato ancora
i migliori risultati, Tralascian-
do di prendere in considerazio-
ne alcune opere nelle quali è
evidente la mamceanza di prepa-
razione o ln negazione a dar

Tridenti)
possibilità
siunta al

forma d'arte al proprio pensie-



« Dicificio *, il quadro vincitore

in parecehie altre si sono
notati tentativi e ricerche che
testimoniano il vivo desiderio
di uscire dal dilettantismo: se-
gno questo, molto significativo,
di un passo verso una maturità
artistica da tutti auspicata »,
Fra queste opere la commis
sione ha scelto quella che, ap-
punto, per qualità di composi-

Vik,

zione, di colore, di forma è
stata ritenuta meritevole di
particolare segnalazione, asse-

gnando all'unanimità il 1,0 pre-
mio, come si è detto, a Piero
Cecchi, che ha così meritata-
mente conquistato anche l'asse-
gno di 150,000 lire.

La cerimonia della premiazio-
ne si è svolta il 15 gennaio
«corso n Roma, nella sala delle
assemblee della «Confindustria»,
dov'erano convenuti oltre un



La consegna del premio a Cecchi



centinaio di dipendenti di azien-
de industriali premiati in con-
corsi letterari e artistici e molti
figli di lavoratori vincitori di
horse di studio.

Erano presenti molte autori-
tà, tra cui il sottosegretario on.
Storchi in rappresentanza del
ministro del lavoro Vigorelli,
l'on. Quinto Quintieri, vice pre-
sidente della » Confindustria n,
il presidente dell'e E.N. P.I»
dott. Molinari, il direttore ge-
nerale del Ministero del Lavoro
dott. Purpura, il presidente del.
la Federazione dei Maestri del
Lavoro gr. uff, D'Alessandro.

Il livornese Piero Geechi lavo-
ra al Cantiere « Luigi Orlando »
da 24 anni. Ha prestato la sua
opera prima al reparto carpen-
teria, e ora si trova, da cinque
anni, al reparto vigili del fuoco,

E' molto soddisfatto di que-
st'ultimo lavoro, in quanto i
turni di servizio gli permettono
di dedicare le ore libere ni pen-
nelli ed alle tele, Da circa 10
anni, Infatti, la pittura lo ape
passiona più delle altre arti:
egli tende adesso a perfezionarsi
verso tendenze moderne, Ha già
partecipato a varie mostre, ed
ha costantemente riscosso il
consenso delle giurie e il plauso
del pubblico.

Durante la sua permanenza a
Roma per ricevere il premio,
a Piero Cecchi è stato offerto
l'appoggio dell'Ufficio Ansaldo
della capitale, presso il quale è
stato anche ricevuto dal condi-
rettore centrale com.te Lorenzo
Dalla Vedova e dal dirigente
com.te Ventura. Da essj il no-
stro Cecchi ha avuto le più vive
felicitazioni e f più fervidi au-
guri per le sue aspirazioni arti.
stiche,

Mario Fossati

Riunione del gruppo fonditori
del Centro per la produttività

Nella sede della Camera di
Commercio di Genova si è re-
centemente riunito il « Grup-
po fonditori », operante nel-
l'ambito del « Centro Provin-
ciale per la Produttività », per
ascoltare una relazione del-
l'ing. Zagnoli su una sua re-
cente visita ad impianti di
fonderia del Nord America.

Presiedeva la seduta il sig.
Mario Noris, direttore della
Fonderia Ansaldo. Erano pre-
senti il gr. uff. Gennaro, il
comm. Grondona, numerosi
operai e tecnici di fonderia di
Genova e Liguria.

FILLILETERVEPKOSSOREOLKTIVTIRI IOVDRREORO KILI VI NITRO VDORERRO RATE LLRLIRene

PREVIDENZA SOGIALE

GIOVANNI BATTISTA CAMOIRA=
NO, Ci siamo interessati del suo
caso presso In sede di Genova del
l'c Istituto Nazionale della Previ-
denza Sociale », il quale ha dispo-
sto, con lettera del 123 gennaio ‘69,
che le venga sospesa la trattenutà
di lire 5,330 mensili finchè il suo
ritorso, che ha per oggetto gli ns-
segni famigliari per. genitori ed Il
fratello, non venga dellnito dal LA
nistero del Lavoro e della FPrevi-
denza Sociale.

F' stato inoltre nostra cura se-
enalare anche la sua pratica al no-
stro corrispondente a Roma, per-
chè ne solleciti l'esame pressa |
competenti ufflei del Ministero,

ELMORE VENTURI, Per poter dée-
finire la sua pratica di pensione
quale superstite dell'assicurato Egli-
dio Mironi, occorre che ci comuni-
chi al più presto sé ll coniuge È
stato a suo tempo ricoverato Im
ospedale, e per quale periodo, Sa
rebbe opportuno che, In questo ca-
sò, passasse in redazione con | do-
cumenti in suo possesso,



LE MANIFESTAZIONI SOCIALI

de ‘“L’ansaldino,,

Come già per gli anni precedenti, « L'ansaldino »
ha preparato, per il 1959, il calendario delle manife-
stazioni sociali che, affiancando l'attività del giornale,
offrono ad un gran numero di lavoratori della nostra
azienda la possibilità di aumentare le proprie cono-
scenze nel campo tecnico, di partecipare ad attività
turistiche, e di misurare le proprie capacità artistiche.

Nel preparare questo calendario, che rappresenta
il massimo delle possibilità attuali del nostro bilancio,
si è cercato di conciliare le diverse preferenze dei
dipendenti di tutti gli stabilimenti. Siamo certi che
tutti coloro che seguono con interesse la nostra attività
troveranno di loro pieno gradimento il programma, e
che i risultati che ci proponiamo di conseguire col suo
svolgimento saranno, come per il passato, ricchi di
soddisfazioni per i lavoratori.

Ecco pertanto, in linea di massima, le manifesta-
zioni programmate, di cui di volta in volta daremo
più ampi particolari.

18 e 25 febbraio

Gite a Milano per visitare gli stabilimenti della
« Innocenti » dove si costruisce il motor-scooter « Lam-
bretta ». Ogni gita sarà effettuata con tre pullman e
vi parteciperanno i dipendenti degli stabilimenti di
Genova.





11 marzo

Manifestazione di arte varia denominata « Coro.
sello ansaldino» per l'assegnazione dell’« Ancora
d'oro » 1959, Vi possono partecipare tutti i dipendenti,
secondo le norme del regolamento in visione presso î
corrispondenti di stabilimento.

24, 25 e 26 aprile

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Mug-
giano a Venezia.





1, 2 e 3 maggio



Gita sociale a Roma dei dipendenti genovesi, che
probabilmente saranno ricevuti in udienza dal Papa.

28 maggio - 7 giugno

Mostra al « Palazzo Duccle » di Genova delle utti-
vità artistiche svolte dagli ansaldini nel tempo libero.

27, 28 e 29 giugno

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Livor-
no a Napoli.

26 luglio

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Mug-
giano a Sanremo,

20 settembre

| Gita sociale dei dipendenti degli stabilimenti di
Genova a Cannes.

| 4 ottobre

Gita sociale dei dipendenti del Cantiere di Li-
vorno a Siena.

18 ottobre - 15 novembre

Visite degli ansaldini di Genova a complessi in-
dustriali.







Dicembre

Organizzazione della festa della Befana per i
figli dei dipendenti che si svolgerà sia a Genova che
a La Spezia e Livorno il & gennaio 1960.







Cantieri giapponesi

Abbiamo attentamente preso in
visione la relazione dell'ing. Cristo-
fori sul viaggio in Glapponè, ap-
parsa su « L'amsaldino » n, 21 del
25 dicembre 1968.

Dato l'argomento Interessante,
abblamo criduto necessario di ri»
spondere dopo aver raccolto l'oc-
correnie per manifestare le nostre
impressioni unitamente a quelle sti
altri, scaturite da «ari dibattiti fra
lavoratori dell'Ansaldo «ed in paro
tieolar modo del Cantiere di Se-
firi in merito al quesito portato im
campo.

Non siamo rimasti meravigliati al
constatare che inizialmente l'argo=
miento mon eri comaosciuto, percht
passato inorzervato a mon pochi la-
voratori e comprendiamo questo
assenteismo dal momento che i più
tanti di questi sono preoccupati dini
problemi assillamti del bilancio fa-
migliare e delle speso impreviste
che si presentano a proprio carico
{perché l'assistenza mutualistica
non corrisponde in determinnti
cari ed altri fattori); comunque ci
sono coloro che hanno trovato uno
spiraglio di tempo per intervenire
com uma risposta a mezzo di uno
scritto sul senso di riconoscere che
* nella lettura, nel pondeéerare, mi-
ditare cd intervenire, è nell'espri»
mere quanio nell'intimo ognuno
sente, con le parole è lo seritta,
che l'uomo sl forma, si esterelta al
libero scambio di vedute èe diventa
parte determinante di particolari
situazioni, cosclenzioso del proprio
ragionamento sfoclamte mel pensiero
e nell'azione, Fuori da questo rag»
gio, chi più e chi meno si sarebbe
assoggettato (direttamente o imdi-
rettamente) nd essere servizievole
al congegno antisociale, quali istru-
menti comandati, azionati a dista»
sa, succubi di favoritismi fche ne
determinano dispersioni e squili-
bri} lanciati nei momenti opportuni
dai sapienti ed avventurieri ché
proprio per loro natura non poss
sono mascorndere le mire recondite
e lo scopo da raggiungere.

Dalle impressioni raccolte si può
lire che la relazione in oggetto
pier il linguaggio adoperato ha la-
sciato amarezza, poicht mel confron=
to generico che uno può faré su
fattori disciplinari ed altri inerenti
la vita del lavoratore giapponese,
come sta seritto su « L'ansaldino »,
può facilmente sfuggire la caratte»
ristica di quel paese (basterebbe
rilegacre alcune nozioni di Lafca-
dio Henrn: « Kokoro +», traduz. dii
G, De Giorgio, ed. Laterza, Bari},
che nonostante le moderne riforme
© ligio alle tradizioni secolari.

Il contenuto dei punti 1), 2}, #4)
e 4) oliroe l'attenzione per il pro-
gresso avanzato in baze alle atiroz-
ralure poste in atto ced ndegunte
alio scopo di un miglioramento pro-
ihuttivoa, Su ciò anche il lavoratore
italiano ha richiamato l'attenzione
degli organi competenti, afflneh& le
industrie si aggiornino alle esigenze
del tempi, quindi ci soffermiamo ad
analizzare il punto 5) che qui tra-
sceriveremo integralmente per co-
modità dei lettori:

* L'opernlio glapponese costitui»
€« sce, in unione a quanto sopra ri-
© porinio, fattore determinante del
€ basso costo di quelle costruzioni
« navali, Sue caratteristiche princi-
« pali sono: vita sobria, limitazione
« di ogni spesa voluttuarla, &sem=
« pliare disciplina, buon rendimento,
x diligente prestazione, assenza di
© qualsiasi motivo esterno di di-
€ sturbo sul lavoro. Pur trovando
generi «di prima necessità a quo-
tazioni paragonabili al proprio
pusdagno, l'operaio percepisce im
media 150170 lire orarie. Egli
presta la sua opera durante l'ora-
rio di lavoro di sette ore giorna=
litre per sei giornate settimanali,
cui sono normalmente da aggiun-
gere almeno due ore di strnordi-
nario giornaliero e due domeniche
al mese, mentre solo nell'attuale
periodo di inizio di preoccupa-
zioni per un pieno carico di la-
voro futuro si sono cominciate a
ridurre le prestazioni straordina-
rit »,

Da queste sopracitate cnunelazio=
mi, specie nel fmale del punto 5),
si nota che anche il lavoratore giap-
ponese ha del problemi dn riso]
vere, Conseguentemente il periodo
di carenza di lavoro si ripercuote
è Si ripercuoterà sempre più in
avvenire con gravi conseguenze pier
li classe lavoratrice se non viene
portato rimedio in tempo sul cami-
po della occupazione, Così dicasi di
quanto sta serltto al punito 6}, Esi=
stono dei problemi, come esistono

Ri A A A A A A A A A A A A A

24

sotto altre forme e cenratteristiché
qui in Italia, sia dal lato tecnico,
amministrativo, produttivo, distri-
butivo e che si ripercuotono soclal-
mente ed economicamente sui in-
voratori,

Chi può essere colui che è con-
trario alla evoluzione del sistema
produttivo come la esigenza del
progresso scientifico lo richiede,
quando questa trasformazione è
ispirata (di fatto) nd essere um
solllevo per l'uomo quale premessa
di una muova epoca ove il lavora
è soddisfazione, è un impegno de»
cisivo per un miglior avvenire? Non
certo Il lavoratore, sempre préeoc-
cupato «del posto di lavora; non
certo il lavoratore che giustamente
riconosce nella sana organizzazione
una isorente industria attiva, che
vuole lo sforzo equiliorato «di tutti
veve i valori umani sono conmvoglia=
ti in giusta rispondenza:;. L1 lorza
ilel lavoro è una ricciezza inn pagato
wlit, & una materia prima che deve
erabere rispettata è giusiamente wa-
lutata e mon declassata, dispreszzata
eil anche mortiticata dan non pochi
dlatori di lavoro è dirigenti indu-
strinlli,

Ci sono alte personalità in mate-
rin di scienze economiche e sociali,
ci sono non pochi siudiosi in ma-
teria di produttività e distribuzione,
esistono svariate Commissioni di
studio, di consulto quall organi
coordinativi della vita del Paeso
Ebbene all'@poca attuale, cosa sl
aspetta per risolvere i problemi
della disoccupazione, del lavoro,
delia distribuzione? Cosa si aspetta
per rompere il cerchio «ell'assolu»
tsmo e scendere sul terreno della
praticità e che corrisponde alla
resltà del fatti e alla luce del sole
barre le risoluzioni dovute per un
avvenire migliore?

Per chiudere il nostro sceritto noi
possiamo fare n meno di esprimere
la nostra riconoscenza per il cma-
csetto basato sugli scambi cli vedute,
sui problemi comuni e renderci
edotti di quelle particolari situa»
zioni, la cui conoscenza non può di
qui riuscire agevole a causa della
notevole distanza tra i due Paesi
{come sta seritto su «lvansaldi=
no»), Se è valevole per i maggiori
esponenti delle società è equamen-
we © maggiormente costruitivo ©
confacente alla collaborazione necl-
proca se anche | laworatori {tecnici
e operai) a scaglioni potessero re-
carsi in visita ad aziende, cantieri,
città in qualsiasi Paese e siamo con-
vinti che solo in questa maniera
sin la vera testimonianza della con-
cezione umana che mon ha fron-
tiere, nom ha paratie slagne, Mon
ha distanze ma una sola visuale:
« ddl vivere umanamente ».

LIBERO DALL'OLIO
MARIO GAY
x

L'ingegner Franco Cristofori, di-
rettore centrale dell'Ansaldo, e una
coraggiosa pattuglia di vice-direttori
o dirigenti sono volati sino in Giap-=
pone per scoprire « quali fattori
tecniei ce umani hanno portato |
cantieri navali nipponfel all'attuale
altissimo grado di produttività ».

I risultati della Loro scoperta cone
sistono nell'avere appreso che Eli
operai giapponesi producono di più
perché sono sfruttati di più dagli
cx-samuroi dell'Impero del Sol Las
vante: che gli operai giapponesi la-
vorano anche sotto In pioggia senza
reclamare o addirittura scioperare,
come ai tempi della querra com
gli americani quando quel popolo
non ancora uscito dalle spire del
colonialismo dava la vita in mom
del suo dio-imperatore: che gli
operai ginpponesi si nutrono di po-
“o riso è poco pesce d vivono nelle
loro: case di legno alla merc& del
eleloni e del governanti.

L'ingegner Cristofori tuttavia non
ha avuto la bontà di scoprire come
vivano gli ingegneri suol pari nel
paese del Mikado, mon si è dato la
pena di sapere se tra loro sia in
uso tuttorn il karakiri, usanza ni
mostri dechi non disprezzabile del-
le caste privilegiate di quell'Impe-
ro, ® quel che è» peggio mon ha
chiesto a qualcuno di loro se usino,
per scoprire i fattori tecnici e uma-
ni, sce, èece,, di viaggiare per ll
mondo a spese, manco a dirlo, dei
lavoratori pinpponesi che non «scio.
peramo mal»,

Scearso prolitto ne ha ricavato, cl
sembra: qui nom è il Giappone, «i
re e imperatori s'è perduto il ri-
cordo, di condottieri tutti d'un pezzo
x's perduta la semente, e le sue
« scoperte » nipponiche finiranno

col servirgli ben poto, E' tornato, è
vero, dicendo che in Giappone nei
cantieri s'adotta estesamente la
prefabbricazione dello scafo al co-
nerto dall'azione degli agenti atmò-
Sferici, e che il sistema di solle-
vamento è di unn poriata di gran
lunga superiore alla mostra, ma ll
vingglo mon valewa « questa cande-
la », Se l'incegner Cristofori invece
li viaggiare per il mondo si preoe-
cupasse di far « ingeenare » i suoi
solloposti, & si prendesse la briga
di sentire i suggerimenti delle mae
&lranze, certe cose le avrebbe sco
perte prima d'ora,

Che ne penserthe l'ingegnere-vò-
lanite di « varare » in Cantiere um
ct Consiglio di fabbrica » operaio? Gli
avanzerebbe tanto tempo da dedi-
scarsi, in una bella alwola intta per
iui, alla «coltura delle « nespole
glapponosl »,

CARLO BOCCARDO (CAN)

I! signor Boccardo mostra
di non aver gradito l'articolo
dell'ing. Cristofori, Gioverà
allora precisargli che;

a) l'ing, Cristofori non ha
scritto il suddetto articolo per
soddisfare una sur vanità let-
teraria, ma unicamente per
esaudire tina nostra preghiera
(non abbiamo, infatti, dimen-
ticato che moltissimi lettori ci
hanno ripetutamente chiesto
di illustrare le attrezzature e
i metodi di lavoro delle mag-
giori industrie navalmeccani-
che straniere);

b) l'ing, Cristofori non ha
inteso esprimere apprezzi
menti di sorta circa le condi-
zioni di vita degli operai giap-
ponesi, ma si èé limitato a
descriverle obiettivamente, con
precisione e fedeltà di croni-
sta. Non è colpa sua, nè no-
stra, se dette condizioni sono
tali da suscitare lo sdegno del
signor Boccardo:

c) né l'autore dell'articolo
né alcun altro ha mai pensato
d'importare in Italia gli usi
giapponesi, per quanto con-
cerne il trattamento dei lavo-
ratori.

Quanto ai giudizi sull'utilità
del viaggio — cioé sull’utilità
di vedere con i propri occhi
come sono organizzate e come
funzionano le più forti indu-
strie similari straniere — di-
remo francamente che non ci
sembrano troppo meditati e
ragionevoli. Ma, su questo
punto, ciascuno è libero di col-
tivare le idee che preferisce.

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di Livorno),

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UN GRANDE CONCORSO A PREMI



Robin Hood e i suoi compari

1° premio: una «“Lambretta,, 175 T.V.























i Coeti Dai Dial a

— —_—_ — _—— -- ul





Queste figurine rappresentano nove personaggi della
leggenda di « Robin Hood»: 1) Robin Hood; 2) Riccar-
do Cuor di Leone; 3) Giovanni Senza Terra; 4) Il ba-
rone Fitz; 5) Guglielmo il Rosso; 6) Gilberto; 7) Il
Conte di lEssex: 4) Frate Tuck: #4 Giannetto. In un'al=
tra pagina riproduciamo, in formato più grande, una
di queste figurine, ma non la stessa per tutte le 18,000
copie de «L'ansaldino» che stampiamo. Un primo
truppo di copie avrà una certa ligurina, un secondo
gruppo un'altra figurina, un terzo gruppo un'altra an-
cora, Per altri due numeri successivi del giornale fa-
remo lo stesso, con altre figurine. Poi, per altri sei
numeri, ricominceremo da capo, variando l'ordine delle
ilgurine seguito precedentemente. Non è detto che, alla
fine, ogni ansaldino riceva tutte le figurine, perchè ciò
dipende esclusivamente dal caso. Ma i concorrenti se
le potranno scambiare, a seconda delle proprie esigenze,
per raccoglierle tutte. Solo chi avrà la raccolta com-
pleta {del formato corrispondente a quello della figu=
rina che vedrete stampata in altra pagina) potrà parte-
cipare al concorso, secondo le norme che pubblicheremo
a suo tempo, Il primo premio consiste in una magnifica
«Lambretta» 175 T.V, ultimo tipo, offerta dalla ditta
« Carotti & C.» di Genova Sampierdarena, concessio-
naria della «Innocenti» di Milano. Altri premi di va-
lore saranno annunciati di volta in volta, Avvertiamo
che la Redazione de « L'ansaldino » non assume alcuna
responsabilità per l'eventuale mancato recapito di qual-
che copia del pornale. Il concorso, riservato esclusiva-
mente ai dipendenti dell'Ansaldo, non è difficile, richie-
de solo un po' di costanza e di impegno. Coraggio
dunque e all'opera. La fortuna premierà i meritevoli.



«Lambretta » 175 T.Y., primo premio del concorso











SEZIONE MUSICA

Il “Mago Zurlì,, tra i figli

dei soci



La mattina del Lo febbraio,
là « Sezione musici del Do:
polavoro, ha offerto ai figli dei
dopolavoristi dai 5 agli 11 anni
un grazioso e riuscitissimo spel-
tacolo imperniato su di una po-
polare figura della televisione,
Cino Tortorella, più noto come
«Alago urli a,

Tra i numerosi
teatro « Massimo » di Sampier-
darena, erano il vice sindaco
gr. ul. Bovo, il prof, Maramarco
anche in rappresentanza del
provveditore agli studi, il diret-
lore centrale dell'Ansaldo ing.
Casaccia.

presenti al

Qlitre al Tortorella hanno da-
to vita allo spettacolo Nuccia
Galimberti è Franco Rossi, nel-
la parte di genitori della picco.
la Marina Paganini, e i bambi.
ni Armando Corsj (chitarrista),
M, Grazia Figari e Maria Anto.
nietta Lacelli (ballerine), Fran:
ca Gobbi (fatina), cce, Ha suo

nato l'orchestra del Dopolavoro

del Dopolavoro

x
A AN o

c lo spettacolo si è avvalso an
che della partecipazione di Nico
Balducci, il vineitore dell'e An
cora d'oro » 1957,

Una riuscita scenografia, una
simpatica e originale corcogra-
fia miziale, quasi tulta opera «di
bambini, sono valse come rito
propiziatore per invocare il Ma-
go, che ha subito polarizzato la
attenzione e gli applausi di tutti
ji presenti con i suol giochetti
che imitano le più popolari ru
briche televisive,

Le caramelle ai piecoli in-
tervenuti, i libri ai vincitori, un
intermezzo canoro di Balducci
e la simpaticissima figura del
Mago hanno saputo dare ni bam-
bini più di due ore di spontaneo
divertimento,

A ragione, dunque, Cino Tor-
torella (ringraziato alla fine dal
Ennio Campagnoli, direl-
tnre tecnico della è Sezione mu-
sica «) ha detto che sj dice Il
falso quando si afferma che

Ci,



bambini di oggi non amano più
le favole, E° falso, e lo dimostra
la prontezza con la quale hanno
indovinato i titoli delle finbe
dati come « quiz», la gioia con
la quale hanno accettato i libri,

la larga partecipazione e, s0-
prattutto, la vivacità dei loro

applausi.



SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE

Le probabili sedi
dei soggiorni alpini
I responsabili della « Sezione

attività montane » (Gruppo sog-
giorni) da tempo si stanno atti-

vamente interessando al fine di
scegliere le località per i sog

giorni estivi 19541 che siano le
più gradite ni dopolavoristi,

Sono stati interpellati centi-
main di alberghj della Val di
Aosta e delle valli dolomitiche,
Attualmente le risposte sono al
vaglio dell'apposito comitato il
quale, tra non molto tempo, do-
po aver effettuato un sopraluogo
sul posto, potrà comunicare le
località prescelte,

Al momento sembra ehe le
preferenze vadano alla Val di
Fassa (Dolomiti) che, per le sue
incomparabili bellezze, dovreb-
he certamente riscuotere il con-
senso dei dopolavoristi e delle
loro famiglie che intendono usu.
fruire di questo importante ser-
vizio del nostro Dopolavoro du-
rante le loro ferie.

]Jl programma
delle gite primaverili

Ecco il programma delle gite
organizzate dal « Grunpo escur-
sionismo » per la primavera di
quest'anno:

40 marzo:
Uri 00):
deserto

Piampaludo (me-
5 aprile: Eremo del
{m. 2830; 12 aprile:
Monte Caucaso fm, 1,245); 19
aprile: Monte Reale (m. 202);
26 aprile: Monte Campo dei Fio.
ri (m. 1.226}; 3 maggio: Monte
Rama (m. 1.148); 10 maggio:
Monte Alfeo Cm. 1.651); 17 mag
gio: Monte Cordona (m. 802);
34 maggio: Capanne di Carrega
(im, 1,371): 31 maggio: Castello
della Pietra (m. 625); 7 giugno:
Monte Maggiorasca Cm, 1.803);
14 giugno: Monte Leco (metri
1.072): 21 giugno: ciliegiata so-
ciale; 28-29 giugno: Lago Santo
(Parmense); 12-13 fuglio: Valle
dlelle Meraviglie,



SEZIONE FILATELICA

Per un francobollo
commemorativo

di Giovanni Ansaldo

Il 27 nprile p,v. ricorre il
centenario della morte dell'ing,
Giovanni Ansaldo, fondatore
della nostra Società,

A nome della « Sezione filate-
lica +, il Dopolavoro aziendale,
al fine di rendere omaggio a
questo illustre genovese e di ri-
cordare a tutti gli italiani quan»
to egli ha fatto per tuenova e
per l'industria nazionale, ha
inoltrato recentemente domanda
affinchè venga esaminata la pos-
sibilità di emettere per l’occa-
sione una serie di francobolli
commemorativi,

Ci auguriamo, © siamo certi
di esprimere il desiderio di tutti
gli ansaldini, che il competente
Ministero voglia esaudire la ri-
chiesta.

SEZIONE FOTOCCINEMA

Corsi di fotografia
e cinema a passo ridotto

fotocinema » del
Dopolavoro ha in programma,
per l'anno 1959, lorganizzazio
me e l'effettuazione di corsi

La « Sezione

Sha
rali teorico-pratici di fotogratia
e «di cinematografia a passo ri-
dotto, sempre che i partecipanti

siano in numero sufficiente,

Ogni corso si svolgerà con
unn lezione settimanale di cir
co due ore: la durata di detti

rispettivamente di

si cf

corsi sarà
circa tre mesi e le lezioni
fettueranno nei locali del Dopo
lavoro aziendale a Sampierida-
renna,

La quota di partecipazione è
stata stabilita in LL, 2.000 sia
per dl fotogralia che
per quello di cinematografia a
passo ridotto, quale contributo
versarsi anticipata-

corso di

spese, da

mente all'atto della iscrizione.
Per tutti coloro che partecipe-
ranno ad ambedue i corsi la
quota sarà ridotta a L. 4.000

complessive, Potranno essere ef-
fettuate ulteriori riduzioni.
Le iserizioni sj ricevono pres
so ln sezione n Genova-Sestri,
via Sestri SETA al mercoledi dal-
I lle 23

le ore Z1 palle @ presso la

segreteria del Dopolavoro n
Sampierdarena, VIA Achille
Stennio #/1, durante le ore di
ufficio, Si cehiuderanno impro-

rogabilmente 11 18 febbraio,

Proiezione

di cortometraggi

Mercok:dì 28 gennsio, presso
La siede «i Sampierdarena, e sla
ta proleltata, a

sala gremita.

U nik serte chi cortometraggi n
passo ridotto girati dalla « Se-
zione fotocinema durante al-

cume manifestazioni organizzate

nel 1558 dalle Sezioni Attività
Montane », è Turisma ca Mo
lorismo »,

Sullo schermo &j sono sucece
duti i segmenti films: 1) «è Sog-
giorni alpini 19558 0; #) Il duo
motoraduno del varo e: 3) Gita

all'Isola

miato

d'Elba e: 41 Vendem-

ancinle 4) Castelletto n





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Ì
È

\
i N

7 magallo.

n

ISTE



25



Sono nati

28 ottobre: PAOLA MARIA, del-
l'ing. G. B. Preve [Llv) e di An-
gela Horzzano: CARLA, di Giancarlo
Freschi {Liv} e di Marla Bacigalupo
novembre: G, dB. di Agostino
Ferrando (Can) e di Luigia Cisa-
prande »- Bd novembre: SERGIO, di
Francesco DI Bella (Caniì e di Pa-
fscquallina brramonti - là novembre:
ARMANDO, di Giuseppe tofrea
(Can) e di Angela Rusolan - Si
nowembre: LOREDANA, di Luigi
Bernini {Liv} e di Inianda Marce
cini - 22 novembre: GIUSEPFINA,
di G. B, Traverso (Can) e di Er=
manna Zabili - 23 novembre: MAD.
DALENA, di Mario Turla (Can) è
di Speranza Callesi . 24 novembré:
DANIELA, di Giuseppe Parodi {Can}
& di Caterina Dellepiane; GERAR»
DO, di Salvatore Caccia (Canì è
di Rosaria Tropta - SB novembre:
FRANCA e MAURO, di Aldo Lanza
{(Canlj è di Dora Serra » Z#4 no
vembre: DANIELA, di Eugenio Li-
gabue {Mee) e di Geromina Maran-
gana è» S0 novembrti MARCO di
Agostino Faggiani {Can} è di Em=
ma Bonelli - & dicembre: STEFÀA-
No, di Léeonetto Domenkci (Liv) è
di Neda Caluri -+ 109 dicembre:
MAURIZIO, di Umberto Mazzantini
(Liv) e di Liliana Barsi:; FABRI
4IÒ, di Pieiro Simonetti (Liv) e di
Giovanna Lubrano; SIRIO, di Ro-
berto Sostegni (Liv) e di Flora
Ciuecei: MARIO, di Pietro Balestri
{Liv} è di Adriana De Simoni »
11 dicembre: MAURO, di Angelo
Nasta {Mec} e di Maria Fantini:
DANIELA, di Serglo Lulgi Panlzza
{Mec} e di Elizabetta Seghorza - 13

-

dicembre: ALMA, di Tomaso DI
Gregorio (Mec) e di Palmira Gab
ban: ENRICO, di Giancarlo Bado

{Gan} e di Marfa Luisa Profumo »-
18 dicembre: ENRICO, di Glovanni
Tallu (Gamiì è di Rosanna Fanipadi +
18 dicembre: MARCO, di Uriano
Nunzi {Mec} e di Olga Forzoalo +
19 dicembre: SILVIA, di Walter
Amisano {Can} «e di Piera Rizzolo
= 20 dicembre: PATRIZIA, di Um-
bertaà Carati (Liv) è di Liela Dai
Corona: GIULIANO, di G. B. Dagni-

TLC

(Gan) e di

Angela Lucchi = 27
dicembre: MARCELLA, di Ampello
Elivarola {Can} e di Maria Ama
bene - 29 dicembre: ROSSELLA, di
{Giuseppe Qquaglicerini (Liv) e di
Iva Nassi.

A totti | piccolissimi ansaldini ed
al loro penitori i nostri auguri più
fervidi.

Si sono sposati

bi sertembre: Lutianà SIMONTI

{Liv} con. Loriana Ramagli - 5
Qilobre: Aldo LUSCHI (Liv) con Ve
ra Pescioli - SA dicembre: Ame-

rigo TOZZI (Mec) con Liliana Gat-

tali — 20 dicembre: Alflo PANICHI
{Liv} con Marin Grazia Pannun=
zio.

Agli sposi | mosiri vivissimi au-
euri.

Atti di onestà

L'operaio Carmine Napoli
del Cantiere di Muggiano, rin-
venuto su ‘un cassone per de-
triti un orologio d'oro da pol-
so, del valore di circa 40.000
lire, s'è affrettato a consegnar-
lo all'Ufficio Vigilanza, che ha
provveduto poi a restituirlo al
proprietario.

è è è

L’operaio Dario Bottaro del-
la Fonderia, rinvenuto nell'in-
terno dello stabilimento un
borsellino contenente denaro,
lo consegnava al capo vigilan-
za, che ne curava la restitu-
zione al proprietario.

Segnaliamo a tutti, con vivo
compiacimento, gli atti di one-
stà dei sigg. Napoli e Bottaro.



Piràagcoro





GENOVA -
LA SPEZIA -
LIVORNO -





Pensioni di guerra

Ricordiamo agli interessati che,
per poter usulrulre del nostro
strvizlo, occorre compilare le
schede in distribuzione presso I
corrispondenti cdi stabilimento,

GIORGIO CIONI, Facendo seguito
a quanto pubblicato nelle edizioni
precedenti Le comunichiamo chè Il
Ministero, nel corso della seduta del
16-10-1958, ha concluso quanto se-
gue: « Domanda per assegno a vita
respinta pier non «dipendenza dalle
infermità denunciata 3,

UiALDO BRUNETTI. In merito al»
la Sua richiesta abbiamo provvi=
dulo ad assumere notizie della Sua
pratica presso | competente 5er-
vizlo del Ministero del Tesoro, D.G.
PG. In data 2t=11-195B è stato chie
sto al Ministero Difesns-Esercitoà »
ispettorato Pensioni - il prospet-
to per lin liquidazione dell'assegno
integratore, Fra qualche tempo 100-
neremo a ricsaminnare la Sun pri
tlea per apprendere ulteriori swi-
luppi, che non mancheremo di co-
municesr,o tempestivamente,

ELENA BASSI ved, BENVENUTL
Ci è gradito poterLe comunicare le
s&guenti favorevoli conclusioni deb
la Sua pratica di pensione, (Con
decreto ministeriabe n. D1GTEG1 del
Ti-4-155B è stata concessa la pen-
sione dal 12-2-1955 {assegno ai
sensi della Legge m. 14 del SG-l-
1055), Il Servizio Pagamenti, In da
ta 21-66-1958, ha provveduto ad
inoltrare il ruolo d'iscrizione all'Uf-
flcio Provinciale del Tesoro di com-
peter,

ANTONIO CAPOZZA. A séguito
della Sua richiesta cl siamo inte
ressati della Sua pratica presso iL
competente Servizio dei Ministero,
dove abbiamo appreso che in data
15-11-1554 bo stata disposta la vi-
Rita medica presso la Commissione
miecdiien di Barl, Im cinta Z4-]=>1 999
è sinta sollecitata tnle disposizione,

VINCENZO DI FALCO, A seguito
della Sun segnalazione. abbiamo
provwecduto n rinnovare al Afiniste-

decisioni della prima domanda, clas-
siftcata «intempestiva» perchè pre-
sentala dopo | termini di scadenza
fissati dalla Legge (21-98-1055), DI
conseguenza | nuovi documenti pro-
dotti non hanno portato aleun esito,

FRANCESCO LO PRESTI, Fnccla-
fimo seguito alla nostra precedente
sepnalazione per tommicarie@ che
in data 15-1-1959 ll Servizio Paga=
menti della D.G.P.G. ha spedito il
ruolo di variazione n. 3062042
{iscrizione n. 5AS6021) all'Ullelo

Provinefale del Tesoro di Genova
con elenco 119, con il quale La
viene concesso l'assegno di T.a cip.
- tnb. D- dall'i-6G-1558 al 31-5-1961,
SI rethi in redazione per ritirare ln
cartolina «del Ministero con £ dati
sopra sscenniati, che le sarà utile
ni fini di sollecitare la liquktazione
presso i'Ullizio competente,

ANGELO MILLIA. Faecinmo se
guito alla nostra segnalazione del
15-11-1958, per informarLa che Il
Servizio competente del Miniatero
del Tesoro, dietro nostra segnala-
zione, in data 11-12-1958, ha prov.
vYixluto a sollecitare il rapporto in-
formativo giù richiesto il 26-68-1056
al Consolato Generale d'Italia.



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26



CONCORSO PASQUALE













i nostro uovo pasquale reen quattro momi di squadre di calelo

che disputano il campionato di serie Ai
Per partecipare nl concorso I

€ Napoli » e «Juventus»,

« Milan », « Fiorentina 3,
dipen

denti dell'Ansaldo devono pronosticare quale di queste quattro

squadre segnerà
promostici,

più goals

domenica
per iscritto, ai mostri corrispondenti di

15 miîrzo, consegnando 1
stabillmento

entro il 10 marzo, Tra coloro che avranno scelto la squadra ché
segnerà più goals saranno sorteggiate 10 uova di clioccolatto, 15
colombe pasquali e 20 campane di celoccolatto, Nel caso che duò
6 più squadré segnnassero lo stesso numero massimo di goale, il
sorteggio sarà falto tra coloro che avranno scelto questo squadre.



Robin Hood e i suoi compari





3 - GIOVANNI SENZA TERRA





Ecco una delle nove figurine
del grande concorso a pre-
€ Robin Hood e i suoi
compari», di cui a pag. 24
diamo le norme iniziali, La
figurina deve essere rita-
gliata dai partecipanti e
conservata fino al termine
del concorso. Ricordiamo
che potranno aspirare alla
«Lambretta» 173 T.V., €&
agli altri premi che saranno
annunciati di volta in volta,
solo coloro che avranno la
raccolta completa delle fi-
gurine.

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| MEMENTO



Samuele AZZARI

di 55 nmni, dipendente del Camtiere

di Sestri, deceduto ii 12-12-1958,
Era stato nssunto nel 1941, Lascela
la madre, la moglie è | fratelli.



Umberto GIACOMINI

di £1 anni, dipendente del Cantiere
di Sesiri, deceduto ii 16-12-1558.
Era stato assunto nel 195T. Lascia
la moglie è quattro figli,



Leonello MACCHERONI



di 58 anni, dipendente del Moecca-
nico, deceduto il 5-1-1959, Era sta-
to assunto nel 1930, Lasela la mo
ella.



Bruno FOSSI

di 52 nanni, dipendente del Cantiere
di Sestri, deceduto il 9-1-1959., Era
stato assunto nel 1939, Laseia la
mogile e due figli,



Umberto CIUCCI



La mattina del 30 gennalo scorso

un banale ineldente stradale ha
troncato la vita del falegname li
vornese Umberto Clucclì, che ha la-
sciato la maglio, il figlio Danlele di
12 nanni ed | genitori,

CI stmbra ancora impassibile
che €Giucci ci abbla lasciail. Aveva
393 anni, cra all'Ansaldo dal 1965:
di lui ci occupammo la prima volta
nel dicembre del 1957, dedicando.
gli una pagina del nostro « Album
di famiglia ». Non nascondemio im
quell'occasione la mostra ammira-

zione. per quel giovane @operala,
dotato di viva intelligenza, colto
il aperto alla cultura, ingegnoso,

attivo» «ra il recordman della cGas-
setta delle idee» livornese, lo scul=
tore della « Santa Harbara > del cam-
ibra € Grinndo », è& Soprattutto &F-
tista dl appassionato etnologo.
Oggi nol gli faremmo torto a ri-
eordare i suoi meriti, chè ll nome
di Ciucci aveva meritatamente
varcato i confini di Livorno: i suol
modelll, i totem, le sue piccole
navi curate in tutti i particolari @
ricostruite secondo una precisa in»
dagine storkea, le sue «liburnae >
gli avevano glà valso, Im più occea-
sioni, moltissimi consensi. Ripar=
larne sarebbe fare della retorica,
Ci sia solo concesso ricordare la
sua innata modestia (che in più
di una occaslone piudicammo addi
rittura eccessiva), la sua lealtà di
sportivo, ll suo ottimismo, il suo
inguaribile entusiasmo, Affezionatis-
simo alla famiglia, era un innamo
rato della vita, era pieno di vita,

* * *

Gon Umberto «Giueci « L'anzsaldi-
no ha perduto un grande amico ed
um prerloso ed Iinfaticabile collabo
ratore. Terzo premio per la scul-

tura alla < Prima mostra d'arte»
{maggio 1957) con la « Ragazza con
monigomery », terzo al recente com»
corso Letterario tom « Robin Hoad »,
chi ni parlammo ampiamente, come
abbiamo già detto, nel numero del

35 dicembre del 1057 di questo
elornalée,
Successivamente ©l aveva pre

stato tutta la sua appassionata col
laborazione nel realizzare le nostra
feste per i bambini, SI ricorderà i]
glpantesco uovo pasquale «d il re-
Sto della seena presentata nai pic»
coli nnsaldini ll #0 marzo scorsa,
che erano pratltenmento opera sua.
Ptr l'ultima Befana aveva prepa-
rato delle ense superbe, ma un lut-
tuoso incidente sul lavoro inibi giu»
stamente la realizzazione della festa.
Così non gli è stato concesso nem=
meno l'applauso dei bambini,

Lo salutammo caldamente la mat-
tina del & geenmalo scorso: non lo
abbiamo più rivisto.



Ai famigliari le commosse cons
doglianze de « L'ansaldino ».



LE DOMANDE
PER LA COLONIA
DI MONTEMAGGIO

L'Ufficio Assistenza, per conto
del « Commissariato della Gio»
wontù Italiana » ségnala che se
no aperte le domande per la
ammissione alla @©olonia di
Montemaggio di personale di
viglianza bambini e di salariate
ber i mesi di luglio è ngosto,

Fossono inoltrare domanda
tutte le persone di sesso fem»
minile che abbiano compluto |
18 anni. Il personale di *vigl-
lanza dovrà essere in possesso
del diploma di seuola media su-
periore, preferibilmente di abi-
litazione all'insegnamento lo
mentare,

Avranno la precedenza nella
ammissione le figlie dei lavora-
tori dell'Ansaldo. Le domande
dewono pervenire entro il 15
maggio alla Direzione Generale
dell'Ansaldo, Ufficio Assistenza,
piazza Carignano 2, Genova,









lansaldino

QUINDICIKALE

DELI DIPERDENSTI
DELL' AMNSALDO
bi

EDITO DALL'AsSALDO 3s.p.à.

*

Direttore responsabile :
Arrigo Ortolani

Redazione: Via Fieschi, ro-rI
Genova

Corrispondenti di S5iabilionento:

DIG: Lucia Diamante - MEG:
Spartaco Sardini, Giuseppe Ro-
vetgno « CAN: Graziano Merlano,

Giovanni Chiarlo «+ CMI: Dina
Pasquino (Yaltril; Aurelio Mag-
giolo {Fegino} FON: Michele

Alontesoro - SAU: Giuseppe Sar-
cli - MUG:; Aldo Galli LIV:
Dino Dassi: COKE: Edilio
Urlarvdi «= MOMA: Mario Fossati

*

Specizione in abbonamento pa-
stale gruppo II * Abbonamento
eratuito ni dipendenti è pensia-
noti * stampato nella Tipogratia
F.lli Pagano, Vin Monticelli, 11 *
Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan-
franconi, 43 * Pubblicità SIHA,
scaletta Carmagnola, 7 * Autorizz,
Trib. di Genova n. 291, 6-5-1054







articoli di



ENAL.

Moderna organizzazione vendita rateale
a favore di impiegati e lavoratori

LA S.M.T. SOC, MANIFATTURE ITALIANE TESSILI

con Sede in Genova, comunica ai dipendenti
dell'' Ansaldo che ha aperto il nuovo ingresso
ai propri magazzini in Piazza Scuole Pie, 19a
dotandolo di vetrine per l'esposizione dei propri

Tessuti - Confezioni - Impermeabili - Calzature

e tutti gli articoli di abbigliamento maschile,
femminile e per ragazzo,
I signori dipendenti dell’ Ansaldo che presenteranno

questo tagliando, beneficieranno del 100/, di sconto su
acquisti per contanti e del 30/, su acquisti a rate Buoni





Ditta A. PENS





GENOVA - Via S£. Lorenzo 2-19 - Telefono 299.706

INGROSSO CARTA CANCELLERIA
ARTICOLI PER UFFICIO TECNICO





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#7

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per la Società “Innocenti” di Milano


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