L'Ansaldino, n. 5, 1954
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 5, 1954
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), tronco di forno rotante costruito al reparto Carpenteria Ansaldo e destinato a una cementeria brasiliana, 1954
A p. 20 (quarta di copertina), cacciatorpediniere in costruzione al Cantiere "Orlando" di Livorno, 1954
- Buone vacanze, p. 1
- Spirito del Muggiano, p. 2
- Le spese generali, p. 3
-Nessuno raggiunge il peschereccio "Oreto I", p. 4
- Nave forma artistica, p.5
- Le vacanze dei bambini, p. 6
- Il colore dell'industria, p. 7
- Panorama aziendale, p. 8
- Racconto di Mario Parodi "La rivincita", p. 10
- Lo sport: protagonisti del tour, p. 12
- Vita di casa, p. 13
- Fotocronaca, p.14
- La ruota del tempo, p. 16
- L'Ansaldino risponde, p. 17
- Storie in rosa, p. 18
- Cassetta delle idee, p. 19
- Cacciatorpediniere in costruzione al Cantiere "Orlando" di Livorno, p. 20 - Data testuale
- 1954 agosto 1-31
- Consistenza
- pp. 20
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Identificativo
- PER.000205/5
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
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- Collocazione
- Emeroteca
- contenuto
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FONTE ZIONE) tro FETO VERE TA 7 RARO EAT OTIS TT RAPPORTO ONTPAI
NUMERO DOPPIO
snai alter? x QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO S.A. so SEM 1 Actsio Ii
vendita al pubblico L. Gruppo Secondo 3
| $
: 5 Me I a ESE i ENI
BUONE VACANZE!
Buone vacanze a tutti, dun-
que; poichè questo è tempo di va-
canze.
Dice una antica massima che
«la felicità appartiene a chi fa
bene il proprio lavoro e lo fa se-
guire da un periodo di riposo
rigeneratore ». Senza alcun dub-
bio, gli Ansaldini hanno lavo-
rato bene, in quest'anno; il « ri-
poso rigeneratore » spetta dun-
que loro non soltanto in osse-
quio ad una norma contrattua-
le ma anche e sopratutto in vir-
tù di una obiettiva valutazione
morale. Ma, quanto alla felicità,
essa è pura utopia. Il nostro fer
vido e cordiale augurio è perciò
più modesto: siate sereni, go-
detevi con animo tranquillo que:
sto breve periodo di ferie. Il buon
lavoro che avete falto ha dato i
suoi frutti; l'Azienda, in questa
ultima annata, ha sensibilmente
progredito sulla via di una mi-
gliore produzione e di un con-
fortante equilibrio di bilancio.
Siano dunque liete e serene le
vostre vacanze.
Serene anche per voi, lavo-
ratori del Cantiere di Sestri no-
nostante in questo periodo sugli
scali non ferva il lavoro. Vi di-
ciamo, perchè sappiamo di poter-
velo dire con certezza, che l’even-
tuale sospensione non è assolu-
tamente, per voi, l’anticamera
del licenziamento; nessuno ab-
bia dubbi in proposito. Se la Di.
rezione dovrà procedere a so-
spensioni, ciò sarà in conse-
.guenza di un momentaneo rista-
gno delle costruzioni. Ma quello
che nel primo numero di que-
sto giornale vi abbiamo detto,
era e rimane vero: esistono le
premesse per una prossima ri-
presa d’attività. E’ già stato fir-
mato il contratto per la costru-
zione di una delle due turboci-
sterne da 31.500 tonnellate e per
l’altra proseguono le trattative,
come allora vi avevamo annun-
ciato. La legge in favore dei Can-
tieri è già stata approvata dai
due rami del Parlamento e sta
per entrare in vigore; le costru-
zioni navali dovranno riceverne
nuovo impulso. Queste sono le
prospettive.
Non vi sembri dunque fuori
proposito il nostro augurio. Non
è campato in aria. E viene dal
profondo del nostro animo. Tronco di forno rotante con satelliti costruito alla Carpenteria e destinato ad una cementeria brasiliana.
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uando nel novembre del
Q 1949 ci pervenne la noti-
zia che il Cantiere del
Muggiano veniva incorporato
nell’ANSALDO noi provammo
letizia ma nello stesso tempo
un senso di perplessità, un
senso direi di soggiogamento
dal prestigio e dalle tradi-
zioni del nome,
L’ANSALDO fondata da uo-
mini come gli Ansaldo, Bom-
‘brini, Rubattino, Penco, colla
sua fattiva centenaria esisten-
za, rappresentava un po’ la
storia dell’industria navale e
meccanica italiana, dalla co-
struzione delle locomotive fer-
roviarie, alle prime navi in
ferro, alle prime automobili,
ai primi aerei. Dall’ANSAL-
DO uscirono macchine e navi
che hanno fatto epoca.
Basti ricordare il « Rex»,
nastro azzurro dell’oceano, la
« Giulio Cesare », la e Litto-
rio », l’« Impero », l’« Andrea
Doria » e la « Cristoforo Co-
lombo », e moltissime altre
che confermavano nel mondo
il gusto e la sapienza dei co-
struttori genovesi.
Ma per noi combattenti, un
altro ricordo sgorgava dalla
mente e dal cuore. Nell’autun-
no del 1917 madidi, inzacche-
rati, taciturni, trascinavamo
quel poco che ci era rimasto
sul Grappa e con quel poco te-
nevamo duro, ma la lotta era
impari e l’angoscia ci chiude-
va la strozza, Poi in uno di
quei giorni incominciò a sus-
surrarsi di colle in colle, di
schiera in schiera, la frase:
coraggio ragazzi, l’ANSALDO
ci manda i cannoni. Fu un bal-
samo, un alito di resurrezione
vibrò dalla Madonnina al ma-
re. E i cannoni vennero dav-
vero e la vittoria fu nostra.
Questo ricordo è sempre ri-
masto chiuso nel cuore dei
Spirito del Muggiano
combattenti di allora e da es-
so si sprigiona ancora gratitu-
dine.
SÌ, è vero, noi entravamo al-
l’ANSALDO lieti ma un po’
sbigottiti, ancora in poco buo-
ne condizioni dopo il terribile
travaglio di tante dolorose vi-
cende.
Ci confortava però il ricor-
do del nostro passato.
Da questo scoglio disperso
nel Golfo di La Spezia cento
sommergibili avevano salpato
per il loro destino. Riaffiora-
vano alla nostra mente le tan-
te immersioni compiute, i tan-
ti collaudi alle massime pro-
fondità, rivedevamo i pavesi
palpitare vittoriosi dopo la
prova dei 100 metri; e mai
una prova fallì, mai un inci-
dente ci turbò.
Rivedevamo lo « Zara», il
« Diaz », il «Duca degli Abruz-
zi», coi loro baffi di schiuma
superare di gran lunga, spa-
valdi, le massime velocità
contrattuali, le vedevamo ac-
colte nelle squadre della Ma-
rina con ammirazione.
Noi sentivamo che uomini
che si chiamavano Laurenti,
Agnelli, Odero, Orlando, Bo-
selli, ci avevano dato l’appog-
gio della loro fama di indu-
striali e di tecnici valenti.
E che l’ANSALDO ci am-
ministrò negli 1918 sotto il no-
me di ANSALDO-SAN GIOR-
GIO,
In quel periodo furono al
Muggiano costruite le prime
motonavi italiane con motore
Fiat. ì
Ed entrammo nella nostra
nuova famiglia un po’ titu-
banti, ma a fronte alta, col-
l'impegno di fare tutto quanto
era possibile per confermarci
degni di essa, per non venir
meno al buon nome che il va-
lore dei nostri tecnici e la ca-
pacità delle nostre maestranze
ci avevano assicurato nel Pae-
se e fuori,
Ed entrammo colla forza di
animo necessaria per gettare
anche nel macero dell’umilia-
zione ogni ambizione ed ogni
orgoglio, pur di attingere alla
gioia della compattezza leale,
alla gioia ineffabile della vit-
toria.
E sotto lo scudo dell’AN-
SALDO potemmo riordinare,
restaurare, ‘abbastanza celer-
mente, mezzi, spiriti e disci-
plina.
Gli impianti del Cantiere di
già ammodernati, iniziarono il
loro esercizio; le costruzioni
intraprese e concluse da allo-
ra fino ad oggi si chiamano’
« Europa », « Ignazio Biboli-
ni», « Francesco Bibolini »,
« Frisco ». «Punta Spiga»,
« Mahroussa », « Gennamari >».
Furono anche da allora ese-
guite n. 10 trasformazioni e n.
80 riparazioni di navi.
Queste navi costruite al
Muggiano sono state ricono-
sciute ovunque come belle,
buone, eleganti. E i costi rag-
giunti sono stati confortanti.
Possiamo con tranquilla co-
scienza affermare che abbiamo
mantenuto fede all’impegno.
Noi riteniamo che per quan-
to si riferisce alla mano d’o-
pera poche riduzioni di costo
si potranno ancora ottenere;
il fattore delle spese generali
migliorerà, ma lentamente, col
migliorare delle condizioni
economiche del Paese. Dove
noi crediamo che ancora sia
possibile strappare vantaggi è
nel campo dei materiali. Per
quelli siderurgici è sperabile
che nel futuro la partecipazio-
ne nostra al pool ferro carbo-
ne porti i suoi benefici.
Ma dal costo di un chilo-
grammo di acciaio a quello di
un chilogrammo dei materiali
nave, il divario è troppo forte.
Dobbiamo, a nostro avviso,
affiatare, stringere a noi mag-
giormente i nostri fornitori,
che poi rappresentano quasi
tutta l’industria navalmecca-
nica del Paese, dobbiamo tec-
nicamente ed economicamente
fondere i nostri sforzi, dob-
biamo far sentire loro il fer-
vore e l’assillo della nostra‘
battaglia, far sentire loro il
dovere e la convenienza di as-
sicurare anche sul mare al
Paese il giusto posto che gli
compete per posizione e tra-
dizione,
E noi non siamo pessimisti.
Da questo quasi dimenticato
scoglio del Muggiano sentiamo
che il mare racchiude tante
vie del mondo, che queste vie
vedono col progresso conti-
nuamente aumentato il loro
traffico, che il mare è una
chiara palestra nella quale i
Cantiere del Muggiano, anno 41936: il varo dell'incrociatore « Duca degli Abruzzi ».
vari popoli esaltano e confron-
tano le loro conquiste, che il
nostro Paese deve sentire tut-
ta l’importanza che il mare ha
nella sua vita, perchè al pari
dell’agricoltura garantisce la
sua essitenza.
E poi in fondo la nave non
è un cattivo impiego di dena-
ro; è un oggetto mobile, che si
può trasferire, che è ben pro-
tetto dalle società assicuratri-
ci, che si può sempre vendere,
che quando ha finito il suo
servizio si demolisce: materia
che rientra nella materia.
Ma l’Armamento ha le sue
regole e il suo linguaggio, re-
gole e linguaggio che bisogna
conoscere .e capire, l’arma-
mento esige esperienza e tra-
dizioni e i nostri armatori fan-
no in genere miracoli.
Ma anche chi non ha molta
dimestichezza col mare, ma ha
fiducia di esso, può impiegare
i suoi capitali, i suoi risparmi,
poggiandosi ad un armatore
capace.
Noi amiamo la nostra ope-
ra, anche se è di quelle che
non sono mai compiute, per-
chè è fatta di evoluzione, di
perfezionamento, perchè ha
l’assillo della continuità,
E siamo contenti perchè
l’ANSALDO è in auge, perchè
in questi giorni ha consegna-
to agli Armatori sei ottime
grandi navi. Esse si chiama-
no: «Cristoforo Colombo »,
« Mina D'Amico», « Italmo-
tor >», « Giulietti », « Frisco»,
« Punta Spiga ».
Verbo forte: perchè è il ver-
bo dei fatti.
Lo Stabilimento Meccanico
della Società è poi un com-
plesso di altissimo valore, am-
mirato in tutto il mondo, che
onora il Paese.
Non ci resta quindi che con-
tinuare il nostro cammino, lie-
ti, fidenti, decisi.
Giovanni Du Jardin
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e
3
LE SPESE GENERALI
Un giudizio sulla gravità o meno dell’incidenza delle spese generali sui costi di produzione
non può essere espresso in base alla pura e semplice indicazione di
non è sufficientemente ad-
dentro nella complessa
questione delle « spese gene-
rali di produzione », che l’en-
tità di queste spese, per ta-
lune aziende (e in particolare
per quelle che, come la no-
stra, costituiscono grandi com-
plessi industriali di primaria
importanza), rappresenta una
incidenza assai rilevante e tale
da fare quasi pensare, specie a
chi in materia è assolutamente
profano, di essere di fronte a
spese di carattere indefinibile
e in gran parte inutili,
Ciò, evidentemente, può con-
durre con facilità all’affretta-
ta conclusione che i costi di
produzione risultano conse-
guentemente eccessivi e che s1
potrebbe produrre a minor
costo se non esistessero que-
ste inutili e non ben identi-
ficate spese generali,
A questo punto è opportuno
chiarire che cosa sono le spe-
se generali e a che cosa esse
vengono riferite quando se ne
dà l’incidenza percentuale.
Presso la nostra Società, e
presso molte altre aziende si-
milari, le spese generali sono
costituite da tutto quel com-
plesso di spese che maturano
nell’ambito dell’azienda all’in-
fuori di quelle che si possono
direttamente addebitare alle
S rileva in genere, da chi
singole produzioni, come le
spese della mano d’opera di-
retta e dei materiali diretti e
le spese specifiche di commes-
sa (appunto chiamate « spese
dirette »).
In altri termini, le spese ge-
nerali comprendono tutte le
voci più disparate, come: am-
mortamenti sugli impianti e
sui macchinari, competenze a-
gli impiegati e oneri e contri-
buti sociali relativi, compe-
tenze agli operai addetti ai la-
vori di manutenzione e ai ser-
vizi generali di stabilimento,
oneri e contributi sociali sul-
le competenze di tutti gli ope-
rai (ivi compresi quindi anche
quelli relativi ai salari della
mano d’opera diretta), mate-
riali di consumo e materiali
impiegati nei lavori di manu-
tenzione, consumi di energia
elettrica, gas e acqua, spese di
amministrazione, di mense
aziendali e di assistenza va-
ria, spese commerciali, poste-
legrafoniche e via di seguito.
Restano, come si è detto, e-
scluse dalle spese generali sol-
tanto le spese direttamente
imputabili alle singole com-
messe di produzione e cioè:
— le competenze relative
alla mano d’opera diretta, a
quella mano d’opera cioè che
viene direttamente impiegata
nel processo produttivo di una
specifica commessa e che è
sviluppata dagli operai spe-
cializzati e qualificati (e, nei
Cantieri Navali, anche da quei
cooproduttivi, come gruisti,
imbragatori, manovali ecc. che
lavorano specificatamente per
una determinata costruzione):
competenze costituite esclusi-
vamente dalla paga base, dal-
l'utile di cottimo, dalla con-
tingenza, dalla rivalutazione,
‘dal caro pane e dalle indenni-
tà di mancato cottimo e di la-
vori nocivi o simili;
— le spese relative ai ma-
teriali diretti e cioè a quei
materiali che vengono trasfor-
mati in prodotto finito;
— le spese specifiche di
commessa (spese dirette), co-
me, ad esempio, le spese rela-
tive ai lavori dati in appalto,
alle trasferte di personale, al-
le assicurazioni specifiche, al-
le fidejussioni bancarie, alle
tasse di registrazione di con-
tratti, ecc.
E’ quindi da rilevare innan-
zitutto che gli oneri e i con-
tributi sociali relativi alla
mano d’opera diretta, che rap-
presentano oggi ben il 73%
delle competenze, vengono
considerati a carico delle spe-
se generali, unitamente alle
spese relative alle competen-
ze degli operai addetti alle
manutenzioni e ai servizi ge-
(a N
RISE RASESTSI
Il carrellista è un po’ velocità per la quale dei semafori, della. pa-
il « signore - che - viag- sono superflui i cartelli tente in regola, del li-
gia - in - macchina > che ammoniscono di non bretto di circolazione e,
mentre tutti i suoi com- superare i 30 Km. ora- sopratutto, dei vigili
pagni di lavoro — esclu- ri, elimina la fatica a agli incroci stradali,
si naturalmente i camio- molti compagni di lavo- pronti a prendere il nu-
nisti — vanno a piedi. ro che non sono più co- mero della targa e a se-
Con una mano su un stretti a trascinare i car- gnarlo, insieme al suo
volantino e l’altra su retti a mano da un pun- nome, sul dannato tac-
una leva fa scivolare si- to all’altro dello stabi- cuino delle contravven-
lenziosamente fra i ban- limento. zioni.
chi delle officine e lun- Spesso, quando viag- Ogni tanto però qual-
go le strade dello stabi- gia a vuoto, il carrelli- cuno lo fa restare male
limento il suo veicolo sta si concede il «lus- perchè gli dice: « Guidi
che non sembra avver- so» di dare pa « pas- proprio con i piedi ».
tire il peso del carico saggio » a qualcuno che
che trasporta. Nelle cur- fa la stessa strada: in DI c a dura
ve si dà le arie di un quei momenti crede pro- Infatti i enti: elettri-
asso della bicicletta o prio di essere il «si- Gioni sa 5
L A E guidano esclusiva-
della moto, perchè tut- gnore - che - viaggia - mente con i piedi
to il suo corpo si inar- in - macchina» senza sh
ca come fosse lanciato avere la preoccupazione ALGA.
a 80 l'ora, ma la causa
è tutta della pedana sul-
la quale poggia i piedi. wu
Probabilmente, a vol-
te, quando fila a tutta
velocità (... 20, 25 km.)
gli sembra di guidare 9
una fuori serie o, più
modestamente, a causa so)
degli accumulatori, una
specie di vecchio tram
senza archetto... Comun-
que durante il suo lavo- A x
ro è quasi sempre lieto ° uu < )
e fischietta motivi di al- Di
legre canzoni in voga, =
come i giovani garzoni )
dei fornai che portano Te =
la grande cesta del pa- A È
ne appesa al manubrio i
di scassate biciclette.
In fondo, però il car-
rellista viaggia ad una
n o
nerali e agli oneri e contributi
sociali relativi,
Si deve inoltre precisare che
presso la nostra Società, quan-
do si dà l'incidenza percen-
tuale delle spese generali, si
fa sempre riferimento alla
spesa della pura mano d’opera
diretta.
Per dare un’idea più esatta
di quelle che sono le voci di
spesa che vengono registrate
a carico delle spese generali,
esponiamo qui di seguito la
composizione percentuale, ri-
ferita alla pura mano d’opera
diretta, delle spese generali
maturate nella nostra Società
durante il corso di un passato
esercizio:
Mano d’opera addetta:
una percentuale.
tributi sociali relativi), dall’al-
tro l’entità delle spese gene-
rali si ridurrebbe da 366 (spe-
se generali compresi oneri e
contributi sulla mano d’opera
diretta) a 293 (spese generali
esclusi oneri e contributi sulla
mano d'opera diretta).
Se si volesse poi andare al
limite e riferire, a titolo pu-
ramente di confronto, le spe-
se generali a tutta la mano
d'opera che matura nello sta-
bilimento maggiorata dei re-
lativi oneri e contributi, ac-
cadrebbe allora che altri 92
punti (e cioè: 53 punti rela-
tivi alla spesa della mano d’o-
pera addetta ai lavori di ma-
nutenzione e ai servizi vari e
di mensa e 39 punti relativi
ai servizi generali di stabilimento compre-
sa la manutenzione .
ai servizi delle mense aziendali
Oneri e contributi sociali relativi alla mano d’opera:
diretta .
addetta ai servizi ‘generali di stabilimento,
compresa la manutenzione n
addetta ai servizi delle mense aziendali
Competenze al personale impiegato e dirigente
e oneri e contributi sociali relativi:
competenze
oneri e contributi sociali relativi
Costo del personale sospeso, assistenza e spese
per generi mensa:
costo del personale ro e assistenza
mutualistica
generi alimentari mense
indennità sostitutiva mancata mensa
Totale delle spese generali relative al Paro
nale in forza nella Società
Materiali indiretti:
di consumo per servizi generali di stabi-
limento compresa la manutenzione
energia elettrica, gas e acqua
Ammortamenti macchine e impianti tan
Spese postelegrafoniche, commerciali,
razioni, canoni e contributi vari È 3
Totale, rispetto alla mano d’opera diretta fatta
uguale a 100. È
Nel complesso, dunque, le
spese generali sono maturate
nella percentuale del 366% ri-
spetto alle competenze della
pura mano d’opera diretta, ta-
le essendo appunto il nostro
termine di riferimento nel de-
terminare l’entità delle spese
generali.
Si noti che, di tali 366 pun-
ti, ben 278 si riferiscono alle
spese sostenute per il perso-
nale, mentre 51 punti riguar-
dano le spese per i materiali
di manutenzione e di consu-
mo (compreso energia, acqua
e gas), 24 punti sono inerenti
agli ammortamenti e i rima-
nenti 13 punti sono dati dalle
spese commerciali e di ammi-
nistrazione.
Non è inutile far qui rileva-
re che se, come avviene pres-
so altre aziende, la voce « ma-
no d'opera diretta » fosse com-
prensiva anche dei relativi 0-
neri e contributi sociali (che
rappresentano, come si è ac-
cennato, il 73% delle compe-
tenze), la percentuale del
366% di cui sopra si ridur-
rebbe automaticamente al
169%, in quanto, mentre da
un lato la base del conteggio
passerebbe da 100 (mano d’o-
pera diretta) a 173 (mano d’o-
pera diretta più oneri e con-
50%
3%
53%
73%
37%
2%
112%
LR ARTO.
. 30%
100%
MER n 7
__2%
13%
x 27890
40%
eee
51%
24%
assicu-
13%
agli oneri e contributi sociali
relativi) si sposterebbero dal-
le spese generali alla mano
d'opera, determinando la se-
guente situazione:
spesa totale della mano d’ope-
ra, compreso oneri e contribu-
ti sociali relativi (100+73+92)
265
spese generali (escluso mano
d'opera di manutenzione, dei
servizi generali e delle mense
e oneri e contributi sociali re-
ti sociali relativi (100+73% 92)
201
Per cui si avrebbe che le
spese generali verrebbero a
rappresentare, rispetto al to-
tale della mano d’opera, sol-
tanto il 76% circa.
Quanto sopra abbiamo cre-
duto opportuno di mettere in
evidenza allo scopo di far ri-
levare che un giudizio sulla
gravità o meno dell’incidenza
delle spese generali sui costi
di produzione non può essere
espresso in base alla pura e
semplice indicazione di una
percentuale; occorrerà in ogni
caso, a evitare confusioni e
giudizi inesatti e anche dan-
nosi per l’azienda, precisare
gli elementi che la determina-
no e la base cui essa viene ri-
ferita.
Teresio Rava
CON MOTORE ANSALDO SOVRALIMENTATO
Nessuno
raggiunge
il peschereccio “Oreto I,,
Al nostro Ufficio Vendita Motori è
pervenuta la seguente lettera:
Sono in dovere dì esprimere
la mia grande soddisfazione per
l'ottimo funzionamento del mo-
tore tipo 2131/4 S. da 165 ca-
valli da Voi fornitomi. Il mio
motopeschereccio «Oreto I »,
come Voi sapete, è il più velo-
ce della Sicilia. Dal giorno în
cui cominciammo a pescare, fi-
no ad oggi, non vi è stato mo-
topeschereccio che l’abbia po-
tuto raggiungere; tutti quelli
che pescano a Lampedusa, cioè
baresi, molfettesi e siciliani, so-
no rimasti meravigliati del
cammino che fa V« Oreto I»;
non vi dico poi il cammino che
fa con la rete a mare, cioè
sotto sforzo: non c’è mo-
tore da 200 e da 250 cavalli
che lo può affrontare. Voi non
lo potete credere perchè sem-
bra una cosa impossibile. Dal
giorno in cui il motore mi è sta-
to inviato fino ad oggi non ho
avuto nessuna seccatura, ben-
chè lavori notte e giorno. Nono-
stante la sua potenza effettiva
il motore consuma come se fos-
se il normale da 110 cavalli; fi-
no ad oggi non ha consumato
neanche un grammo in più. An-
cora non abbiamo smontato
niente, ed ha un avviamento
molto rapido. I mieì fratelli ed
io, non» appena avremo accu-
mulato un po’ di denaro, pren-
deremo un altro motore sovra-
limentato Ansaldo, perchè con
questo abbiamo avuta molta
soddisfazione.
Vi scrivo queste parole sen-
za scopì secondari, disinteres-
satamente, perchè quello che
dico è la pura verità e molti ar-
matori di diversi paesi sono ve-
nuti per informazioni; io mì
sono sentito orgoglioso di dire
loro la realtà delle cose, cioè
che il motore, fino " questo mo-
mento, mi ha dato delle belle
soddisfazioni morali e materia-
li. Con tutta sincerità dico mol-
te grazie all’Ansalcio, al Suo
personale meccanico ed al Svo
Capo ufficio vendita motori dr.
Castaldi, che mi ha consigliato
di mettere questo motore con
sovralimentatore.
Gradite î miei distinti osse-
qui insieme ai Vostri tecnici ed
alle Vostre maestranze.
Vincenzo Cosentino
Piazza Gondar 2 - Licata
NAVE FORMA ARTISTICA
vete mai pensato al
A posero di suggestione
di una nave? Incom-
parabilmente superiore a
quello di qualunque altro
mezzo di trasporto, com-
presa la locomotiva che
pur è tra i più espressivi.
Prendete un gruppo di
vetrine, collocate in esse le
cose più diverse, ed in una
un modello di nave, poi os-
servate il comportamento
dei passanti. La polarizza-
‘zione attorno al modello di
nave sarà notevole, e toc-
cherà piccoli e grandi, i-
gnoranti e colti, senza di-
scriminazione.
Dite che non è la forma
ma la funzione dell’ogget-
to? E’ il fascino delle cose
«esotiche che sono legate ai
viaggi oltremare, il desi-
derio di evasione che sta
nell’inconscio di tutti, per-
chè la nave vuol dire con-
‘'tinenti nuovi, oriente eso-
tico, e anche Salgari e Ver-
me? Allora metteteci un
aereo, e vedrete la diffe-
renza.
Perchè la nave è bella,
come è bello il cavallo, e
non lo è il cammello. Ep-
pure, niente di più funzio.
nale, legato ad esigenze
pratiche indiscutibili come
il rapporto tra il peso, la
capacità, e la necessità di
galleggiamento e di velo-
cità. E’ una « forma » che
ha dato sempre, attraverso
i temvi, il senso della sua
funzione pur senza tradire
il carattere della civiltà
che l’ha espressa. Prendete
una nave vichinga e voi
avrete subito una rappre-
sentazione di quel mondo
di «saga» dell’antica ci-
viltà nordica, prendete una
triremi romana e vedrete
la colonna traiana, non per
associazione di idee, per-
chè «sapete », ma perchè
si identifica la forma e-
spressiva,
I turchi per quella loro
forma di guerra a scorre-
rie avevano degli «scia-
becchi » dalle inconfondi-
bili forme che stanno alla
architettura maomettana
come gli altri «sciabecchi»
usati dalle altre potenze
mediterranee stanno alle
diverse architetture occi-
dentali che li hanno espres-
si. Le galee genovesi, quel-
le veneziane, quelle del Re
Sole, sono espressioni di
gusto diverso, e ciò mal-
grado che fino al ’700 le
navi fossero, possiamo di-
re, prodotto di maestri di
ascia più che di un corpo
di ingegneri navali, se è
vero che uno dei primi trat-
tati di ingegneria navale è
quello di Eulero del 1776.
Vuol dire che la civiltà
delle diverse epoche, che
prima veniva trasmessa al-
le navi direttamente da
questi maestri d’ascia, po-
tremmo dire empiricamen-
te, ebbe da allora il sup-
porto di una ciasse di tec-
nici, di « colti » che meglio
erano in grad» di « espri-
mere » attraverso le « for-
me» il proprio bagaglio
culiturale. Ma quali sono
i rapporti tra questa «for-
ma» e le necessità prati-
che di questo « strumen-
to »?. Una nave è bella
perchè il gusto estetico dei
progettisti (e cuindi il pe-
so di una «civiltà») la vuo-
le così, o è bella perchè è
utile (come dicono i fun-
zionalisti in architettura)?
Abbiamo voluto chiarir-
ci le idee e vedere un po’
come nasce una nostra
I disegnatori sono dun-
que mobilitati in un lavo-
ro spesso lungo e minuzio-
so (la progettazione della
«Andrea Doria», per esem-
pio, ha richiesto all’ufficio
quasi due anni di lavoro)
un lavoro di assieme che,
pur nella rigidità del pro-
getto generale, consente
al singolo di sviluppare la
propria sensibilità in al-
cuni aspetti, A questo pun-
to abbiamo chiesto se l’uf-
ficio disegnatori svolge il
suo lavoro per « specializ-
zazioni » cioè per settori
fissi e la risnosta è stata
negativa. Nessuno si fossi-
lizza in un settore partico-
lare (un disegnatore che
faccia sempre la carena, o
i nonti, ecc.) ma tutti si al-
ternano in tutti i settori.
anche se gli elementi co-
stituenti sono tecnici », E
ancora: « E’ un’opera d’ar-
te, e quindi ai un artista
solo. Il progettista è il
creatore unico, e gli altri
degli esecutori anche se,
come abbiamo detto, pos-
sono nell’esecuzione modi-
ficare i particolari ». (Qui
abbiamo pensato alle « bot-
teghe » degli artisti del Ri-
nascimento, e alle « equi-
pes » degli architetti vati-
cani).
«Allora il progettista
della nave non è soltanto
un tecnico, un ”ingegre-
re”, per intenderci? », « No,
dev'essere un tecnico con
un nizzico di genialità ar-
tistica ». E auì io. conten-
to, a incalzare: «Ma allora
costruire una nave non è
La nave è una
attraverso i secoli,
sempre,
“forma”
che ha dato
il senso
della sua funzione pur senza tradire il
carattere della civiltà che l’ha espressa
nave di oggi, una nave dei
nostri caueri. Abbiamo
pariato col sig. AlLOuSO
DpIiggi, Vice-capo aellutti-
civ progetti navi, che costì-
tuisce 11 miguor punto di
osservazione della laborio-
sa iase di progettazione di
una nave, 1] sig. Biggi, ti-
po asciutto e simpatico,
che si occupa di queste co-
se dal 1921 e che é con noi
dal 1935, ha cercato di spie-
garci come funziona que-
sto apparato, da quando il
cliente ordina una nave al
momento in cui essa viene
impostata sulio scalo. Il
cliente, armatore privato o
società statale o governo,
precisa le caratteristiche
generali: « Vorrei una na-
ve lunga così, che portasse
tanti passeggeri così e tan-
te merci così, e avesse una
velocità così. Fate voi ».
(Confesso che questo a-
spetto della cosa mi ha e-
mozionato, e ho pensato a
Gogol interpretato da Ra-
scel: « Vorrei una nave co.
sì e così, quando posso ri-
passare? »).
La sezione progetti si
mette al lavoro, sotto la
direzione dell’ing. Rougier
che, assistito dall’ing. Mau-
cer, vice-direttore, dà le
direttive ver il progetto. Il
progettista, cui risale in-
dubbiamente la paternità
della nave, la crea e la sta-
bilisce nelle sue linee e
passa il vrogetto alla sala
disegno, dove i disegnatori
lo elaborano per la reda-
zione definitiva.
E ciascuno, come diceva-
mo, puo aare aì suol alse-
ul quel «tratto al mati-
la » Cue ne moafica la ior-
ma. Lecco una prima pre-
ziosa spiegazione: su dei
dati che sono îcndamental.
mente inalterabili e di
stretto carattere funziona-
le, il disegnatore dà quel
«tocco » che può essere
appunto il «pollice del-
l'artista ». Ultimati i dise-
gni, la «vasca » di Roma
costruisce un modello in
legno riproducente tutte le
caratteristiche della care-
na ed effettua con esso le
prove nella vasca d’acqua,
che ci danno il comporta-
mento futuro della nave a-
gli effetti della resistenza
al moto. I fatti hanno sem-
pre confermato i dati for-
niti dal modello: perciò,
dopo la prova positiva in
vasca, i disegni passano al
cantiere per l'esecuzione, e
la nave nasce piano piano,
seguendo la linea del dise-
gno, fino ad assumere ai
nostri occhi la forma che
i progettisti avevano « in-
tuita » in origine.
Ed eccoci tornati all’in-
tuizione di questa « for-
ma »;.e qui la conversazio-
ne col sig. Biggi si è fatta
serrata ed interessante e
piena di sorprendenti con-
ferme: intanto non abbia-
mo trovato l'arido tecni-
cismo che una deformazio-
ne professionale avrebbe
potuto giustificare. « La na-
ve nel suo complesso è una
estrinsecazione artistica,
una scienza, ma un’arte? ».
ll sig. Biggi era un po per-
Piesso, pui ci na citato, I0r-
se per cortesia, quanto di-
ceva un professore ai suoi
allievi: «lo non vi posso
insegnare a fare il proget-
to di una nave » intenaen-
do con ciò che poteva solo
insegnar loro a scriverlo.
Comunque ci è apparso
ben chiaro che qui la for-
ma non è mai una decora-
zione fine a sè stessa, ma è
indissolubilmente legata
alle necessità funzionali, e -
forse è per questo che è
bella. La prua slanciata, ad
esempio, che conferisce al-
le nostre navi tanta legge-
rezza di linee, è determi-
aata dalla carena a bulbo
pronunciato che è scelta
per favorire la velocità del.
la nave senza aumentarne
la lunghezza La carena,
dunque, che è costruita in
base a criteri strettamente
tecnici, determina la forma
delle strutture superiori,
ma qui appurto l’arte mo-
difica e lavora. La poppa a
cuneo o a mensola (come
quella del « Rex») era
anch’essa funzionale, per-
chè consentiva un miglior
utilizzo degli snazi, ma ora
si tende a costruire le pop-
pe a incrociatore ver un’al-
tra ragione funzionale, cioè
per evitare le vibrazioni:
comunque, anche qui, la
forma è modificata dal gu-
sto, perchè nessuno potrà
paragonare la poppa dello
« Independence » a quella
5
del vecchio « Augustus »,
o quella del « London Ca-
stle» a quella dell’« An-
drea Doria ». Il sig. Biggi
ci ha raccontato a questo
proposito che al varo del
vecchio « Augustus» un
tecnico inglese disse: « La
poppa è come le nostré, ma
si vede la mano dell’ita-
liano ».
Le caratteristiche di una
« civiltà » restano dunque
inconfondibili, come dice-
vamo prima, e sono deter-
minate, naturalmente, non
solo dal gusto, ma anche da
diversi criteri di valuta-
zione delle cose (ma qui
andiamo nella critica d’ar-
te e nella filosofia: comun-
que quanto detto basterà a
far inorridire i crociani
puri). Gli americani, ad
esempio, sono quasi esclu-
visamente preoccupati dei
fattori economici, e quindi
fanno solo le cose che co-
stano meno e rendono di
più; da qui le loro cimi-
niere strette e lunghe co-
me fiammiferi (meno im-
piego di materiale col ri-
sultato di portare il fumo
il più alto possibile) e cer-
ti angoli acuti dei loro pon-
ti, e la nvovertà estetica del-
ie loro poppe, Gli inglesi
stanno su una via di mez-
zo, poichè il loro commer-
cialismo pronunciato è
temperato dalia vecchia
tradizione marinara.
Noi portiamo invece la
sigla inconfondibile del
gusto latino, e con la viva-
cità del nostro ingegno,
tendiamo ad utilizzare an-
che economicamente quel-
lo che costruiamo per ra-
gioni estetiche. Un esem-
pio: le grosse ciminiere
della «Doria» e della «Co-
lombo»; esse si inserisco-
no armoniosamente nella
architettura generale della
nave, ma sono troppo
grandi per un semplice tu-
bo di scappamento. Ecco al-
lora che vengono utilizza-
te anche per vari altri ser-
vizi di bordo.
Niente decorativismo pu-
ro, dunque (che bello, se
anche l’architettura civi-
le fosse arrivata in Italia
allo stesso punto!) ma
strutture funzionali tratta.
te con criterio artistico.
Quando l’abbiamo lascia.
to, il sig. Biggi aveva sul
volto una strana espressio-
ne di ironia, come nelle
statue etrusche, Forse era
per metterci in guardia
contro i voli di fantasia,
forse per altro. Non sap-
piamo.
Lo abbiamo lasciato tra
i suoi disegni, e siamo an-
dati a Ponte dei Mille a
vedere l’« Andrea Doria ».
L. B.
6
LE VACANZE
dei bambini
I bimbi del primo turno di vacanze nella colonia di Monte Maggio, sono ritornati
alle loro case. Dal ridente soggiorno montano, sono ridiscesi al mare col ricordo vivo
della vita all’aria aperta, delle corse sui prati e delle passeggiate serene nell’alto silenzio
dei monti. La breve parentesi di gioia spensierata si è chiusa (per quest'anno) e già
si guarda al prossimo futuro (la scuola, i libri, i maestri) e già si pensa all’altra estate,
più bella, speriamo, di questa che sta per andarsene. Ora a Monte Maggio vanno le
bimbe e sia lieta e giovevole la loro vacanza.
Alcuni giorni prima della chiusura del turno maschile è salito alla Colonia i?
Cardinale Arcivescovo che ha voluto trascorrere alcune ore tra i nostri bambini, ac.
compagnato dai Dirigenti della Società, La fotografia che sopra riportiamo ricorda la
visita ed è stata presa ne!la sede della Direzione della Colonia. Si vedono da sinistra:
l'Amministratore Delegato ing. Rosini, S. Em. il Card. Siri, la dott. Cuniberti Direttrice
della Colonia, il Direttore Generale ing. Lombardi, il segretario dell'Arcivescovo e il
Direttore centrale ing. Zirilli.
Nella foto sotto: l’ora lieta della colazione nel refettorio,
Nelle foto a lato. Sopra: la piccola Alessandra di 3 anni e mezzo, figlia dell’impie-
gato Paris Tallini dell’Ufficio Acquisti del Cantiere del Muggiano. Sotto: il piccolo
Renzo figlio del sottocapo officina del Ferroviario Pietro Novella.
Il nostro occhio può essere
paragonato dal punto di vi-
sta funzionale ad una macchi-
na fotografica; esso risulta in-
fatti costituito di parti quali
l’iride, il cristallino e ia reti-
na che corrispondono rispetti
vamente al diaframma, all’ob-
biettivo e alla lastra.
Perchè una fotografia risul:
ti nitida occorre tener conto
della distanza e della lumino-
sità del soggetto da ritrarre e
regolare la macchina in fun-
zione di questi due fattori.
Quanto vale per la macchina
fotografica vale anche per i
nostri occhi, in quanto in essi
avviene lo stesso tipo di rego-
lazione.
Non considerando il fattore
distanza ed il relativo acco-
modamento, vediamo quanto
succede nei confronti del fat-
tore «luce». Ad una luce
troppo viva il nostro occhio
reagisce con un riflesso tipico
detto di « ammiccamento » che
unendosi all’azione dell’iride,
detto anche diaframma irideo,
regola la quantità di luce che
può penetrare nell’interno del-
l’occhio.
Ne consegue che variazioni
di luce provocano un vero e
proprio lavoro muscolare, che
si manifesta con contrazioni
del diaframma irideo e dei
muscoli dell’orbita, Il lavoro
muscolare, se eccessivo, com-
porta tensione e fatica, questa
ultima poi non rimane limita-
IL COLORE
nell’ industria
ta ad un solo muscolo, ma si
propaga ai muscoli vicini, ge-
neralizzando la sensazione di
stanchezza. Non solo, ma poi-
chè lo stimolo luminoso agisce
anche sulla retina, costituita
da elementi detti recettivi in
quanto raccolgono gli stimoli
visivi e li trasmettono tramite
il nervo ottico al cervello, la
luce può determinare danni
alla funzione visiva,
E’ facile quindi concludere
che l’illuminazione deve esse-
re razionale per quantità, qua-
lità e distribuzione e che non
si deve abusare della sorpren-
dente capacità di adattamento
dell'occhio umano; a maggiore
ragione poi quando si consi-
dera l’illuminazione degli am-
bienti di lavoro.
A questo punto occorre ag-
giungere alcune considerazio-
ni. Come è noto noi non vi-
viamo in un mondo incolore.
Sappiamo che il colore si ge-
nera dalla scomposizione del-
Il padrone di casa
i
Non se n'abbia a
male il signor Tarquinio Bardini,
miere al Canfiere di Sestri, se definiamo « padrone di casa» il magni-
fico gatto siamese che (lui beato!) alloggia
ci ha inviato la fotografia, pregandoci di pubblicarla. In effetti, nella let-
in casa sua e di cui egli
tera accompagnatoria egli ci parla con tanta ammirazione e con tale
affetto del suo « siamese », da indurci a pensare che questo splendico
felino dagli occhi magnetici sia l'assoluto, coccolato e viziato signore del-
il simpatico gattone. Ha appena compiuto
due anni d'età (ma ha già avuto due mogli legittime e sette figli); è —
afferma il suo proprietario — pieno d'intelligenza; e accompagna la sl-
‘gnora e il signor Bardini nelle loro passeggiate, tenuto a guinzaglio « co-
me un cagnolino ». Inoltre ha vivo il senso dell'ospitalità («bacia » gli
Ta casa. Si chiama « Pucci >,
ospiti), e sa giocare egregiamente alla palla, Che volete di più?
Capo-magazzi-
la luce bianca (o spettro sola-
re) e che è pertanto in stret-
to rapporto con la luce stessa.
Guardandoci intorno possia-
mo facilmente rilevare quan-
to meno luminoso risulti un
ambiente in cui predominano
le tinte scure rispetto ad un
ambiente a tinte chiare, natu-
ralmente a parità di illumi-
nazione. Non si tratta di una
impressione più o meno sog-
gettiva, ma di una proprietà
fisica del colore. Il colore as-
sorbe e riflette la luce e ogni
colore ha un suo indice di ri-
flessione.
Esaminiamo ora quali pos-
sono essere le principali cau-
se di un prematuro affatica-
mento della vista.
Insufficiente densità di luce.
- L’insufficiente densità di lu-
ce può essere determinata da
una debole intensità di illu-
minazione e da troppo piccoli
coefficienti di riflessione dei
mezzi di lavoro.
Considerando il colore tipi-
co delle macchine utensili
cioè il grigio, e conoscendone
l’indice di riflessione che è dal
5 al 10%, si può concludere
che buona parte della luce
viene assorbita dalle macchi-
ne.
Forti contrasti di densità di
luce. - L'illuminazione troppo
viva, le pareti dipinte in bian-
co a calce sforzano l’occhio
per i troppo forti contrasti che
generano.
Mascheramento. - La man-
canza di contrasto di colore
tra il pezzo da lavorare e il
resto della macchina impegna
eccessivamente la funzione
visiva.
Queste osservazioni ci per-
mettono di concludere che una
giusta applicazione del colo-
re in collegamento con una ra-
zionale illuminazione permet-
te la soluzione di importanti
problemi di fisiologia del la-
voro.
A quanto detto si aggiunge
l'opportunità di rendere il
più confortevole possibile lo
ambiente di lavoro, tenendo
conto che l’uomo vi trascorre
la maggior parte della gior-
nata.
I colori infatti hanno una
influenza innegabile sul no-
stro umore; a conferma di
quanto sopra basta accennare
al fatto che per ciascuno di
noi i colori scuri si associano
ad impressioni di depressione
e di noia e quelli chari ad un
senso di vitalità e di gioia. I
colori hanno perciò una sensi-
bile influenza psicologica che
non bisogna trascurare.
Vi sono infatti dei colori
che eccitano, altri che calma-
no, alcuni danno una sensa-
zione di freddo, altri di cal-
do; occorre perciò tenere con-
to anche di queste influenze
che opportunamente utilizza-
te permettono di attenuare ca-
ratteristiche sgradevoli di de-
terminati gruppi di mestieri.
Riassumiamo a questo pun-
to i principali compiti di un
impiego corretto del colore
nell’industria.
1) Facilitazione del compi-
mento della funzione visiva.
2) Diminuzione di un pre-
maturo affaticamento degli
occhi,
3) Azione preventiva del
colore nei confronti degli in-
fortuni
gnale,
4) Influenza positiva del co-
lore nei confronti dell’uomo
che deve lavorare.
5) Aumento dell’ordine e
della pulizia.
Consideriamo ora quali sono
i fattori che devono essere
vagliati per la scelta di colori
convenienti ad un determinato
ambiente di lavoro.
La determinazione dei colo-
ri dipende:
1) Dal colore del materiale da
lavorare.
2) Dalla sorgente luminosa
e dal contrasto che ne deriva.
3) Dal tipo di lavoro (monoto-
no, impegnativo).
4) Dalla posizione dell’am-
biente di lavoro.
5) Dal fatto che siano im-
piegate maestranze maschili o
femminili.
E’ facile dedurre che a que-
sto proposito nella scelta non
possono intervenire considera-
zioni di carattere estetico.
* * *
Considerando dal punto di vista
pratico le applicazioni di schemi
di colore per ambienti di lavoro,
si può illustrare l’esempio della
Stazione Raggi X dello Stabilimen-
to Meccanico.
A) La stazione Raggi X è stata
costruita nello Stabilimento, dato
che la rilevante quantità di radia-
mediante colori-se-
zioni emesse dal Maxitron e la lo-
ro forte penetrazione non per-
metteva di installare tale appar
recchio nelle officine di produzio-
ne. Si è utilizzato un edificio a
parte, appositamente costruito, al
fine di evitare tutti i rischi. Que-
sto edificio consta di due parti e
cioè: di una sala di operazione o
di controllo e di un insieme di lo-
cali per i servizi.
Per stabilire la colorazione delia
sala di controllo si è tenuto conto
di tutti i fattori prima elencati e
si è cercato di creare un ambien-
te in cui i contrasti fossero conve-
nientemente dosati, tenendo conto
dell’ampiezza della stanza, della
sua scarsa luminosità e del gene-
re di lavoro che in essa viene
svolto. Lo schema è il seguente:
Pareti.
Fino ad una altezza di 4 m. co-
lore verde acqua, Al disopra co-
lore acqua di calce con riflessi
verdi.
Il colore verde acqua è riposan-
te e fresco, mentre il colore ac-
qua di calce con riflessi verdi ha
permesso di sfruttare al massimo
la luce dell'ambiente, favorendo
un'illuminazione indiretta, senza
creare l'eccessivo contrasto del
bianco calce, La divisione fra 1 due
colori è stata portata'a 4 m., dal
suolo, tenendo conto che l'altezza
media dello sguardo di un operaio
che distoglie gli occhi dal lavoro
è di circa 2,50.
Infissi.
Colore alluminio che è un co-
lore chiaro che alleggerisce gli og-
getti più o meno voluminosi e in-
gombranti.
Gru principale.
Colore arancione, colore vivace
che attira l’attenzione e che do-
vrebbe diventare il colore pro-
prio di tutti i mezzi in movimen-
to nello Stabilimento.
Forcella e telaio -
sopra.
Carroponte raggi e pantografo.
Color verde-giallo che si distac-
ca sufficientemente dal verde del-
la parete, perchè più vivace.
Carcassa, - Come sopra.
Tubo raggi. - Rosso segnale.
Manovre meccaniche, -
giallo.
Elettricità e comandi
Colore rosso segnale.
Identici principi sono stati adot-
tati nella colorazione del Reparto
DEGRE e del Laboratorio Mate-
riali del Meccanico.
Carla Serra
Quadro come
Colore
elettrici. -
Posta in arrivo
All’ing. Gabbia del Meccanico
è giunta la seguente lettera di un
ex allievo del Corso motoristi che
risiede a Forio d'Ischia:
Gentilissimo ingegnere,
da questa bella isola, ma
non per un motorista che sen-
te il desiderio di affrontare le
avverstià del mare e delle
macchine, le invio questo
scritto per comunicare a lei
le mie idee e come trascorro
la vita,
Il primo lavoro che ho fat-
to, giunto a Forio, è stato
quello di parlare con il mio
Direttore e professori della
serietà di lavoro che si im-
partisce in codesta grande
fabbrica, ho parlato del com-
portamento di tutti coloro che
la compongono, ho parlato coi
motoristi come viene costrui-
to e che rendimento da un mo-
tore Ansaldo, e gli ho fatto
leggere i vostri libri.
In questo tempo ho cercato
di procurarmi lavoro, anche
per pochi giorni ma la scarsità
industriale me lo ha impedito,
quindi non mi resta che at-
tendere la richiesta dell’arma-
tore Tomasini. Devo la mia
gratitudine a lei e al sig. Co-
lombara, che con grande pre-
mura hanno sistemato un al-
lievo che non li dimenticherà
mai.
Rivolgo a lei ed a tutti gli
ingegneri, capi ed operai del-
lo Stabilimento Meccanico i
miei sinceri ed affezionati sa-
‘luti ed ossequi.
ANTONIO VERDE
*
una lettera giunta in
giorni in Redazione:
Ed ecco
questi
Caro « Ansaldino »,
senza falsa retorica, con sin-
cera gioia e non senza commo-
zione, ho salutato la tua de-
siderata nascita,
Tu forse non potrai ancora
comprendere quanto essa fos-
se necessaria e quanto ne ab-
biamo sentito per lunghissimi
anni la mancanza,
Chi ti parla a cuore ed a
viso aperto, ha l’onore di ap-
partenere alla nostra grande
famiglia dal lontano 1923, dal-
letà cioè di 12 anni, quando
continuò il solco di lavoro
tracciato dal vecchio padre,
pure ansaldino.
Il mio ininterrotto servizio
mi ha consentito di seguire,
di vivere a volte sino allo spa-
simo, le alterne fortune della
nostra Azienda, ma di non mai
dubitare di essa.
Troppo grande è il suo pa-
trimonio di opere realizzate
nel tempo, perchè si possa
non pensare che, battutasi per
il progresso, non debba sem-
pre e meglio progredire in es-
so e perchè nel mondo venga
capito ed apprezzato ancor più
il lavoro italiano.
Ma tu sai benissimo che un
grande fattore, direi quasi
l'indispensabile fattore della
riuscita, è quello dato dalla
perfetta intesa, dalla collabo-
razione sentita e sincera, dal-
la partecipazione viva ed uni-
ta di tutti noi, nessuno escluso.
Ed è per questo, per rag-
giungere questo, che sopra ad
ogni malinteso passato e pre-
sente, nella santità del lavo-
ro, che tutti unisce in un uni-
co desiderio, in una unica ne-
cessità, che contiamo molto
dalla tua nascita, e dal più
profondo dell'animo formulia-
mo per te i migliori auguri di
proficuo lavoro e prospero
avvenire.
Con affetto.
STEFANO PARRAVICINI
(Uff. Vend. Utensileria -
Ferroviario)
SEDÌ
J
Firmato il contratto
per una turbocisterna
Il 15 iuglio si è proceduto,
presso la Direzione Generale
dell’« Ansaldo », alla firma del
contratto preliminare fra la
« Miraflores » - Compafiia Na-
viera Panamena, S. A. - Pa-
nama (R. P.) e la Soc. « An-
saldo » per la costruzione e la
fornitura di una turbocister-
na da 31,500 tonn. di caratte-
ristiche identiche a quelle del-
la nave già in costruzione, per
l’« Argea », nello stesso Can-
tiere di Genova-Sestri, dove
anche la nuova unità sarà co-
struita, Erano delegati a fir-
mare il contratto, con procu-
ra speciale della suddetta
Compagnia di navigazione, i
signori: Carlo Viscardi di Lu-
gano; dott. Aieardo Pini, di
Ticino e dott. Vittorio Cor-
naro, di Ticino. Erano inoltre
presenti per la parte armato-
riale, il dott. Venturini e il
dott. F. Cameli. Da parte del-
l’« Ansaldo » hanno firmato: il
Dir. Gen. ing. Lombardi e il
Dir. comm. ing. Casaccia.
Precedentemente, gli ospiti,
che erano arrivati a Genova
il 14 sera, sono stati condotti
dal Dir. comm, ing. Casaccia
in visita sulla turbonave « C.
Colombo » ed hanno altresì
assistito alla partenza della
turbonave stessa per il viag-
gio inaugurale.
Dopo la firma del contratto,
tutti i presenti sono interve-
nuti ad una colazione, in ono-
re degli ospiti, terminata con
un brindisi aperto da brevi
parole di ringraziamento e di
augurio pronunciate dal Di-
rettore Generale dell’Ansaldo;
parole alle quali ha risposto
l'on. Pini con un elevato di-
scorso, che mirava, oltre che
a rilevare la cordialità dei
rapporti fra le due ditte in re-
lazione al Contratto stipulato,
a sottolineare che questo non
era che la premessa di una
collaborazione futura e sem-
pre più estesa fra capitale
svizzero e lavoro italiano, che
è stato esaltato dall’oratore e
dai suoi amici tutti, con par-
ticolare riguardo alle costru-
zioni navali dell’Ansaldo, che
essi hanno definito fra le mi-
gliori.
Il discorso si concludeva
simpaticamente, quando l’on.
Pini, quasi a sottolineare la
rettitudine, alla quale entram-
be le parti garantivano di im-
prontare questi primi rappor-
ti e quelli avvenire, ripeteva
il suo motto di uomo politico
e di uomo di legge: « se vuoi
tracciare il solco diritto, at-
tacca il tuo aratro ad una
stella ».
ON
ERIA |
Un’elica a quattro pale. in bronzo al manganese, recentemente
fusa alla nostra Fonderia per conto dei Cantieri Navali Riu-
niti di Ancona. L'elica,
finita di lavorazione,
presenta le
seguenti caratteristiche: diametro mm. 6000; passo mm. 4800;
peso 16 tonn. In primo piano l'operaio Giovanni De Montis;
in secondo piano l'operaio Natalino Tagliati.
CARPENTERIA
15
Tra le altre forniture in corso di costruzione, vi è un reattore del peso di circa 73 tonn.,
destinato ad una raffineria della « Socony Vacuum Italiana »
situata nel mezzogiorno
d’Italia. Nella fotografia, è illustrato uno dei tondi del reattore.
e PANORAMA
Cr x
| I
e S
LA NUOVA fesometris 3 un orgino. di
sa b b i a t r i ce sabbiatura comprendente tre
Il metodo più rapido e radi-
cale per la disossidazione e la
pulitura di lastre metalliche e
di superfici in cemento o pie-
tra, è realizzato con un getto
molto violento di un materia-
le sabbiante che colpisce la su-
perficie con la giusta forza atta
ad asportare qualsiasi elemento
non facente parte del materiale
stesso, Per noi è di particolare
interesse la pulitura e l’aspor-
tazione delle scaglie di lamina-
zione, oltre alla comunemente
detta « ruggine », dalle lamiere
che sono immesse nel ciclo di
lavoro. Tale metodo consente
un lavoro accurato, preciso e ve-
loce senza richiedere speciali
norme o apparecchi protettivi
per le maestranze addette alla
lavorazione.
In Cantiere a Sestri è entra-
ta in funzione una sabbiatrice
a getto, Tale macchina è una
VACU-BLAST a ciclo continuo.
E’ composta di: 1) un com-
plesso barellabile (a) completo
di pompa del vuoto e relativo
motore a corrente alternata tri-
fase 220 V-50 periodi ed un
serbatoio di raccolta materiale
asportato durante la sabbiatu-
ra; 2) cabina di controllo (b),
che è la parte più importante
del complesso ed è collegata al-
l’organo di sabbiatura (€); com-
prende la tubazione d’arrivo di
aria compressa (aria asciutta e
pulita), la valvola regolatrice
della pressione, le quattro val.
vole solenoidi, i filtri per l’es-
sicazione dell’ aria, l’orologio
per il funzionamento e regola-
corpi ad imbuto: neì primo in
alto trova alloggio sottovuoto
un crivello meccanico che effet-
tua la separazione del materiale
asportato da quello sabbiante;
il primo viene direttamente a-
spirato in (a), mentre il secon-
do ritorna in ciclo dosato per
mezzo di valvole comandate a
contropressione dai solenoidì
della cabina (b) ed attraverso
gli altri due imbuti di (c) il
sabbiante viene lanciato a 7
atm. di pressione dalla testa
operatrice (d) sulle superfici da
sabbiare e contemporaneamente
riaspirato dalla stessa tesla ope-
ratrice (d) rifacendo il percorso
già descritto.
Tubi di aspirazione e com-
pressione della lunghezza mas-
sima consentita. Testa sabbian-
te completa di ricambi. La te-
sta sabbiante, lungo la circon-
ferenza è dotata di una spessa
cortina di setole che evita la
dispersione di polvere e abra-
sivo, pur permettendo di segui-
re o conformarsi ad eventuali
ondulazioni e discontinuità del-
la superficie da sabbiare.
L’apparecchiatura della mac-
china sabbiatrice è stata siste-
mata in apposita costruzione
nel parco lamiere,
Con l’applicazione di un con-
gegno di avanzamento trasver-
sale e longitudinale, regolabile
ed automatico sulla testa sab-
biante, si è trasformata l’ope-
razione manuale in una mecca-
nica ed uniforme, che consente
la copertura di tutta la lamiera
per un massimo di mt. 3,30x20.
i
FE AOP re 7 TT
ong
-
2
“MECCANICO ||
AZIENDALE >
LIVORNO
M O T ORI
sovralimentati
In questi giorni hanno avuto
luogo, nella Sala Prove Motori
del Meccanico, le prove al ban-
co di due motori marini a 4
tempi sovralimentati e reversi-
bili.
I motori sono destinati cia.
scuno alla propulsione di una
motonave da carico ad elica sin-
gola da 500 tonnellate di staz-
za lorda e della velocità in ser-
vizio di 10 miglia all'ora, a
mezzo carico, in costruzione al
« Cantiere Navale Benetti di
Viareggio »,
Le caratteristiche della moto-
nave sono: stazza lorda: 500
tonn.; lunghezza fra le perpen-
dicolari: 46 mt.; larghezza mas-
sima f. o.: m, 8,60; altezza di
costruzione al ponte principale:
4,30 m.; immersione media dal-
la L.G. a pieno carico: 4,04 m.
circa; dislocamento a pieno ca-
rico: 1130 tonn.; velocità a mez-
zo carico: 10 miglia all’ora.
Il motore è del tipo Ansaldo
Q. 265/7 RS reversibile, a 4
tempi, semplice effetto, a stan-
tuffo tuffante, ad iniezione di-
retta, sovralimentato a mezzo
di turbosoffiante a gas di scari-
co e comanda direttamente tut-
ti gli ausiliari necessari al suo
funzionamento. Ha 7 cilindri di
265 mm. di diametro e 410 mm.
di corsa. Tale motore, nella s0-
luzione normale non sovrali-
mentato, sviluppa 350 cav. effet
tivi a 360 giri al minuto cui
corrisponde una pressione me-
dia effettiva di 5,92 Kg/cmq.,
una velocità media dello stan-
tuffo di 4,92 m/sec., una pres-
sione massima di combustione
di 60 Kg/emq. ed un consumo
specifico di 175 gr/cav/h.
La potenza effettiva normale
del motore sovralimentato è di
525 cav. a 360 giri al minuto,
esattamente del 50% superiore
a quella del motore non sovrali-
mentato cui corrisponde una
pressione media efl'ettiva di 8,28
Kg/emq., una pressione massi-
ma di combustione ancora di
60 Kg/cmq. ed un consumo spe-
cifico di 163 gr/cav/h, cioè del
7% inferiore a quello del mo-
tore non sovralimentato, Duran-
te le prove il motore ha rag-
giunto, mantenendola per quat-
tro ore, la potenza di 682 cav.
eff. a 410 giri, cui corrisponde
una pressione media di 9,45 Kg/
emq. ed un consumo di 175 gr/
cav/h.
Le temperature dei gas di sca-
rico del motore in esame si
mantengono sempre e notevol-
mente più basse di quelle del
motore non sovralimentato con-
frontando i valori corrispon-
denti alle potenze effettive dif-
ferenti del 50% fra loro e per..
tanto questo tipo di motore, co-
me del resto tutti i nostri mo-
tori sovralimentati, non subisce
un maggior cimento termico ri-
spetto a quelli normali.
La nostra Società da anni co-
struisce motori sovralimentati a
quattro tempi, coi quali, oltre
ad aver realizzato un migliora-
mento tecnico in quanto i moto-
ri sovralimentati hanno un mi-
nor consumo specifico di olio
combustibile e di olio lubrifi-
cante, sono inoltre meno cimen-
tati dal lato termico e mecca-
nico, risultano molto meno in-
gombranti e molto più leggeri
dei motori normali a parità di
potenza e con essi si è anche
realizzato una diminuzione di
prezzo per cav. effettivo non in-
differente per poter affrontare
la concorrenza nazionale ed
estera.
Abbiamo voluto presentare
questo esempio per dimostrare
come non sono ormai discuti-
bili i vantaggi che si ottengono
con la sovralimentazione nei
nostri motori a quattro tempi,
sia agli effetti dell’ingombro e
del peso e quindi del prezzo, sia
agli effetti del consumo di olio
combustibile e di olio lubrifi-
cante e quindi agli effetti del co-
sto di esercizio.
La nostra Società, che ha già
effettuato seri studi e lunghe
esperienze nel campo della so-
vralimentazione dei motori a 4
tempi, vogliamo sperare che non
rimanga ultima nello studio
della sovralimentazione del mo_
tore a due tempi di grande po-
tenza, verso la cui realizzazione
ormai sì sono o si stanno
orientando la quasi totalità dei
costruttori di motori.
Ing. PIETRO MARINO
CONSEGNE
Materiale spedito fra il 1.0
Giugno e il 10 Luglio:
un gruppo D.D.C.P. con mo-
tore 81/4 per la Ditta Paoletti
& Salvi; un gruppo marino
1620/6 S. per i Cantieri Riu-
niti dell’Adriatico; un gruppo
marino 2131/3 per la Ditta
Manfredi & Mascilongo; un
gruppo marino 2131/4 per la
Ditta Lo Nigro Giacomo; un
gruppo marino 2131/4 per la
Ditta Di Gennaro & Vitulano;
un gruppo marino 2131/6 per
l’Istituto Professionale di Sta-
to « Sanudo »; due gruppi ma-
rini Q. 265/7 rs. per il Can-
tiere Navale « Benetti »; un
gruppo marino Q, 370/9 rs.
per il Cantiere Navale « Dan-
te Itojz »; un gruppo marino
Q. 370/9 rs. per NAVIPU-
GLIA; un motore Ansaldo
Fiat 409/T per la Navalmec-
canica, 7.0 motore di una se-
rie di otto; tre gruppi D.A. con
motore Ansaldo Maybach
MD. 160 per la Navalmecca-
nica; tre gruppi D.A. con mo-
tore Ansaldo Maybach MD.
per i Cantieri del Tirreno; tre
gruppi D.A. con motore An-
saldo Maybach MD, 160 per i
Cantieri di Taranto; due grup-
pi D.A. da 515 kw. con moto-
re Ansaldo Fiat 364 per Em-
presa Transportes di Buenos
Aires; nove centrali termo-
elettriche da 500 kw, per la
U.R.S,S.; 27 piastre per le cal-
daie delle locomotive delle
Ferrovie Norvegesi.
Sono inoltre in corso di spe-
dizione: 120 tonn. di materia-
le per la (Centrale Termoelet-
trica della SNIACE di Torre-
lavega (Spagna); il saldo dei
materiali per la Centrale Ter-
moelettrica da 1.000 kw. FI-
BRACOLOR Tordera (Spa-
gna); materiali per la Cen-
trale Termoelettrica da 3.300
kw. per la Società Elettrica
dell'Elba; 30 piastre per le
caldaie delle locomotive del-
le Ferrovie Norvegesi.
E’ stato inoltre collaudato
il terzo motore Ansaldo Fiat
364 per l’Empresa Transpor-
tes di Buenos Aires e si sta
preparando il gruppo comple-
to da 515 kw. per la spedi-
zione.
PREMI DI ANZIANITA’
CANTIERE
Alemanno Giuseppe; Avve-
nente Salvatore; Balbi Aldo;
Barabino Ernesto; Barzaghi
Bruno; Bertola Luigi; Borzone
G. B.; Bottino Antonio; Cane-
pa Mattia; Cervetto Giovanni;
Danesi Aristide; Dodero Ago-
stino; Forlani Lina; Galli Do-
menico; Grassi Angelo; Gras-
si Giuseppe; Ivaldi Giovanni;
Lagorio Cleo; La Magna Edo-
ardo; Lava Silvio; Morabito
Francesco; Morelli Giuseppe;
Musso Elio; Nobile Luigi;
Poggi Andrea; Repetto Pa-
squale; Rossi Maria; Ruscitti
Nella; Zoccola Luciano.
CARPENTERIA
Calvi Carlo Mario; Ferran-
do Giulio; Ottonello Ema-
nuele.
FERROVIARIO
Guidi Mario; Montani Ersi-
lio; Trucco Cesare,
FONDERIA
Diana Giovanni; Tagliati
Natalino; Virdis Giovanni.
LIVORNO
Antonelli Armando; Barsali
Colombo; Barsaglini Silvano;
Cantoni Quirico; Cappelli
Otello; Cintoi Sergio; Dini Di-
no; Di Franco Enzo; Di Rosa
Angiolo; Gioli Servio; Gui-
dotti Angiolo; Lemmi Enzo;
Lotti Emilio; Mencacci Lucia-
no; Micheletti Leonetto; Mo-
lesti Angiolo; Pagni Angioli-
no; Paoli Gino; Pugliesi Si-
rio; Puntoni Dilvo; Querci Di-
no; Razzauti Iva.
MUGGIANO
Botto Salvatore; Basso G.
B.; Caminati Pietro; Chiappini
Amabile; Chiodo Pasquale; De
Michelis Ernesto; Fiorini Car-
lo; Guastini Silvano; . Lodoli
Pietro; Pacifico Raffaele; Pai-
ta Guglielmo; Pecunia Tullio;
Sassetoli Silvio; Tamberi Van-
do; Tomà Sergio; Ziglioli
Fabio.
DIC
Mainardi
Giulia.
MECCANICO.
Gambari Iole; Cellerino Cin-
zia; Nerva Sebastiano; Macciò
Nicola; Della Corte Felice;
Medica Giuseppe; Delfino Li-
liano; Timossi Ettore; Conti
Antonio; Caracciolo France-
sco; Pienovi Luciano; Berto-
lini Alberto; Castello Dante;
Gamboni Francesco; Somma-
riva Renato.
Enrico; Nocchi
E’ stata recentemente con-
segnata alla « Pirelli » di Mi-
lano una macchina biposto
per la prova dei pneumatici
costruita nel nostro Stabili-
mento. Le caratteristiche del-
la macchina sono le seguenti:
peso del basamento in ghisa
Kg. 7960; peso della ruota
strada in acciaio fuso Kg.
1600; peso della macchina fi-
nita Kg. 15788; numero dei
giri richiesto 400/1; velocità
periferica corrispondente Km.
ora 128,6. La costruzione del-
la macchina, che è stata ef-
fettuata in un tempo minore
di quello previsto contrattual-
mente, presentava
difficoltà soprattutto per la fu-
sione del basamento in ghisa
di notevoli proporzioni, per
la complessità del disegno e
per il peso rilevante (circa
8000 kg.). Il getto effettuato
dalla Fonderia del nostro
Cantiere, con formatura in
fossa, è riuscito perfettamen-
. te. Le prove di collaudo della
macchina, alle quali hanno as-
sistito i tecnici della PIREL-
LI, sono state eseguite con
piena soddisfazione dei tec-
nici stessi.
Prevenzioni
Ln fio: na
Il nostro Comitato di sicu-
rezza già funzionante in que-
sto Cantiere da parecchi anni
e con esito veramente soddi-
sfacente, in questi ultimi mesi
ha leggermente modificato lo
statuto per uniformarlo a
quello dei consociati.
Il Comitato fin dalla sua na-
scita studiò subito una serie
di provvedimenti da adottare
nei varii reparti in modo da
garantire il più possibile l’in-
columtà degli operai; inoltre
svolge opera di persuasione
verso i singoli individui per
crearne la mentalità atta alla
salvaguardia della persona.
I risultati di questa campa-
gna hanno avuto esito positi-
vo ed infatti si è notato una
diminuzione della percentua-
le degli infortuni. Mentre nel
1952 si è avuto 1 infortunio
indennizzato su 15.350 Kwh.,
nel 1953 l’indice è stato di 1
infortunio su 17.390 Kwh.
Nel lo quadrimestre del
1954, mentre in tale periodo,
essendo in pieno sviluppo l’al-
lestimento della turbocisterna
da 31.500 tonn. si prevedevano
notevoli .
(data la mole e la complessità
della nave), una recrudescen-
za ed un aggravio degli infor-
tunii, si è verificato invece
soltanto 1 infortunio indenniz-
zato su 11.279 Kwh,
FERROVIARI
Chiuso il corso
di addestramento
In un’atmosfera di viva ed
aperta cordialità, è stato con-
cluso il 17 Luglio il corso di
istruzione e addestramento al
quale hanno partecipato ven-
ti giovani venuti tra noi al
posto di loro congiunti che
avevano lasciato l'azienda, Il
Direttore ing. Arnaldi ha rin-
graziato a nome dei corsisti
l’ing. Prato e alcuni giovani
ingegneri che per oltre tre
mesi avevano curato l’inse-
gnamento del disegno, del cal-
colo e della tecnologia. Nel
salutare questi giovani operai,
che si avviano al lavoro me-
glio corredati di utili nozioni,
l'ing. Prato ha augurato ioro
di saper trarre da tali nozioni
il maggiore frutto possibile
nell’interesse personale e del
lavoro.
Si è proceduto infine alla
premiazione dei seguenti cor-
sisti: Gianfranco Castricini,
Vincenzo Petrignano, Ema-
nuele Moisello, Italo Rossi,
Giulio Bicchieri, che si sono
particolarmente distinti.
La «GIULIETTI”
consegnata alla Garibaldi
Il 23 Luglio è stata conse-
gnata alla Società Cooperati-
va di Navigazione « GARI-
BALDI » di Genova, la Tec.
« GIUSEPPE GIULIETTI ».
Erano presenti per la So-
cietà Armatrice i signori:
com.te Aldo Giachetti V. Pre-
sidente, com.te Remedi, cap.
D. M. Antonio Conte, Gaeta-
no Cotronei, De Martis, rag.
Giulietti, com.te Giuseppe Ba-
galà e Giuseppe Pane; e per
l’Ansaldo l’ing. Amedeo Ca-
saccia Direttore Centrale, e
l’ing. Giuseppe Carnevale Di-
rettore del Cantiere di Sestri.
10
I DISEGNI pa PI
DEL NOSTRO CONCORSO RACCONTO;
ulla spiaggia la scena si svolse in pochi secondi: un grido, un levarsi —
in piedi simultaneo di tutta Ja folla; un giovanotto attraversa i ©
gruppi di bagnanti come un fulmine, si butta in mare e a furio-
sissime bracciate fila come una saetta su qualche cosa che a un cen- ©
tinaio di metri si dibatte a fior d’acqua: l’afferra, lo sorregge. |
Dalla riva non si vede bene, ma si intuisce, nel silenzio improvviso, che
il giovane è' riuscito a strappare qualcuno alla morte.
Di colpo un urlo: — Ma è mia figlia. E’ mia figlia.
Una signora con i capelli grigi chiama come impazzita: — Giulia! Giulia!
Le si fanno attorno, domandano, ricercano; il nome è gridato da un capo
all’altro dello stabilimento. La ragazza è riportata svenuta sulla spiaggia fra le
braccia del suo salvatore, viene adagiata all'ombra; accorre il medico. Ma non
è nulla. Il medico dice che non è nulla. Infatti ella riapre adagio adagio gli
ecchi.
* * *
In camera, all’albergo, quando fu pienamente sicura che Giulia stava bene,
fa madre volle sapere come quel Maurizio Solimani si trovava a Viareggio pro-
prio al loro stabilimento e proprio in quell'ora, dopo il divieto assoluto di farsi
vedere e dopo le minacce e le scene. — E che vuoi che ne sappia io? — rispon-
deva la fanciulla piangendo. — Va dove vuole lui. E non viene a chiedermi il
permesso.
— E voglio anche sapere perchè lui, fra i mille giovanotti che erano sulla
spiaggia...
— Ma che ne so io? Forse perchè è il più coraggioso. Mamma, si direbbe
proprio che ti dispiaccia che mi abbia salvata.
— Mi dispiace solo che continui a ronzarti attorno questo rompicollo.
Giulia emise un gemito. — Non è vero che sia un rompicollo. Non lo puoi
dire. Non è ricco. E va bene. E’ una colpa? Hai sempre detto che neppure il
povero babbo era ricco, quando lo sposasti.
— Io — continuava la madre minacciosa — ho proibito questa relazione.
Tu sei promessa a Vannucchi...
— Non è vero. Non è vero.
— Non è promessa formale. Tu puoi fingere di non saperne nulla. Le no-
stre famiglie si sono parlate. Per dire che gradirebbero questa unione. E se tu
volessi un po’ di bene a tua madre...
— Mi butto nel fuoco, se debbo farti vedere che ti voglio bene. Ma per
sposare quel babbuasso, dovrei voler bene a lui e non a te. Voglio sposare
chi amo.
— Neppure io amavo tuo padre quando lo sposai. L’amai dopo. Matri-
monio felicissimo. Quante ragazze sposano un uomo che credono di amare e
poi si accorgono che invece non era vero nulla?
Bussarono. Entrò un cameriere con un vassoio: recava un biglietto da visi-
ta. La signora diede un’occhiata e sussultò: — Ha questo coraggio? — chiese.
Voleva rifiutare di vederlo; ma Giulia si era alzata sul cuscino rizzando gli
orecchi come un levriere. — Fate passare nel salottino —. E senza aggiungere
sillaba sgusciò via e chiuse la ragazza in camera.
Davanti a lei stava Giorgio Solimano, il padre del giovane che aveva sal-
vata sua figlia.
Aveva trent'anni di più, ma era ancora lui, sempre con la sua aria di
bell’uomo consapevole, con la cura meticolosa nel vestire, non ostante il nau-
fragio della sostanza, che l’aveva un tempo ridotto sul lastrico; alto, impettito,
sempre dignitoso, sorridente, irreprensibile.
Appena la vide tentò di baciarle la mano, poi s’inchinò col suo modo ari-
stocratico e un po’ beffardo.
Ella lo odiò in quel momento con la forza dei trent'anni trascorsi, con
l’amaro della delusione che aveva trafitta la sua vita, odiò quel suo fare, che
riconosceva: quasi cerimonioso, quasi burlesco. Lo fissò con occhi fiammeggianti
tenendo strette le mani incrociate sul petto e non fiatò.
L’altro, sicuro di sè come sempre, con un bel sorriso, disse: — Sono venu-
to per incarico di mio figlio. Ma c’è anche del mio in questo passo. Se non lo
riconoscessi, non sarei sincero. Maurizio, poverino, fa pietà. Una passione vera.
E si dispera. Io l’ho visto piangere. Ci farà una malattia, donna Teresa. Allora
ho pensato: — Il bel fatto d’oggi non è un segno del destino? —. E voi, che
un tempo avevate, come dire? la mistica del sentimento, ecco: non vorrete miti-
gare il vostro giudizio ed essere clemente? In un certo senso potrebbe essere
la nostra rivincita. Noi non abbiamo potuto per tante cause estranee, compiere
il nostro voto d’amore. Sì; fa un certo effetto dirsi queste cose trent'anni dopo.
Voi, per carità, sempre giovane e sempre bella, donna Teresa. Io? Mi difendo,
come posso. Ebbene: i nostri figliuoli si amano. Si può ben dire questo. Sposia-
moli. La nostra rivincita, ecco. Lasciate che io — è forse un po’ ridicolo; ma
che cosa non facciamo per i figli? — lasciate che per la seconda volta vi chieda
per Maurizio la mano della vostra Giulia.
Ella ascoltava pallida; a poco a poco crescevano in lei i fremiti dell’indi-
gnazione. Si chiedeva: — Ma è possibile che sia rimasto così superficiale e in-
cosciente? —. Era possibile. L’aveva amata; lui ricco con arie nobilesche; lei
povera maestrina che dava volentieri lezioni per rimediare ai guai dello stipen-
dio. La famiglia di lui aveva opposto un « no » più oltraggioso d’uno schiaffo.
E lui aveva ceduto, senza ribellarsi, senza difendere il suo amore, senza difen-
« Palazzo del Torchio di Bolzano » dere lei, che avrebbe mendicato pur di diventare sua moglie. Egli aveva accet-
dell'impiegato Gino Del Torre della Direzione. tato il verdetto familiare. La maestrina era una cosa troppo umile per entrare
4
fr
H
id
circ
rali è i ti ala ci i i lia
NC
RIO PARODI
in una casa con i lacchè alla porta. Gli avevano detto: — O rottura immediata
di ogni rapporto, o te ne vai per il mondo a guadagnarti il pane che mangi —.
E lui molle, senza sangue, senza audacia, a far la parte del figliuolo contrito
pur di non sciuparsi le mani. Lo aveva supplicato: — Ma affronta la vita anche
tu. Fa quello che fanno tutti! —. Inutile: la vita gli faceva paura. Un mollusco,
non un uomo. E così, annientata dall’arroganza del ricco, sdegnata da quella
mansuetudine stupida di lui, che si sorbiva i predicozzi e rinunciava all'amore
per non perdere i biscottini nella cioccolata, se n'era andata.
E dopo qualche anno di pianti si sposava; così, perchè bisognava sposarsi,
perchè glielo dicevano tutte. — E sposati. Ma sposati. Ma bisogna che tu ti
sposi. — Un negoziante onesto come il pane, lavoratore, serio; ma lei amava
l’altro, nonostante tutto. Solo il tempo aveva infine guarita la ferita del cuore;
quella dell'orgoglio era viva.
Poi la guerra aveva mutato le sorti. Suo marito costruiva una fortuna; i
Solimano perdevano la loro: catastrofe fulminea, con i titoli a due colonne sui
giornali. Giorgio si rifugiava in un posticino da colonnello a riposo, in un’opera
pia: molto decoro, poco stipendio. La vita splendida si cambiava nella decente
povertà del piccolo impiegato. Ed ora? Ora passava elegantemente sulla tra-
gedia della sua anima di fanciulla per discorrere, con modulazioni baritonali
nella voce, di « cause estranee » e della « mistica del sentimento ».
— Signor Solimano — proruppe contenendo a fatica lo sdegno — non ci
sono rivincite. La vostra famiglia mi ha insegnato in malo modo che una pari
mia era troppo umile per salire le vostre scale, senza passare dalla porta di ser-
vizio. Voi ve ne siete convinto allora, senza molto sforzo. Io non ho dimenti-
cato la lezione e mi spiace dovervela ricordare. Se io ero indegna di voi e della
vostra prosapia, è indegna mia figlia di sposare il vostro rampollo. Ho detto no.
Fin che campo sarà no.
Egli stupì a tanto accanimento. Comprese di essere odiato.
— Io — balbettò — non avevo altra strada allora...
— Ebbene: non ne ha altra neppure mia figlia.
— Va bene. Oh... se è così, va bene,
La guardò ancora un attimo e curvò il capo all’espressione di quel viso,
che trionfava nella vendetta. Suo figlio pagava per lui. Disse come fra sè: — Po-
vero ragazzo. — Poi umile, forse per la prima volta in vita sua, curvo, cammi-
nando in punta di piedi, aprì la porta, uscì rinchiudendola piano dietro di sè.
* * *
La donna rientrò in camera.
Giulia si era addormentata. La sua testa posava sul guanciale tra i capelli
d’oro. Aveva bisogno di riposo; lo aveva detto il medico.
Ebbe un pensiero: — Povera ragazza mia —. Già: anche lei; al risveglio
avrebbe saputo della visita e si sarebbe tolta dal cuore le speranze. Anche quel-
l’altro se le doveva togliere, « il povero ragazzo ». Poveri tutti e due. E lei non
ci aveva colpa; non poteva passare sullo strazio subìto. Ecco: era per il suo
strazio, per una vendetta sua. Ebbene: avrebbe raccontato tutto a sua figlia.
Proprio: l’avrebbe fatta giudice lei dell’affronto, della vita dolorosa della mamma.
Ricordava che un giorno, giovane ancora, aveva detto ad un'amica: — Tu
hai sposato l’uomo che amavi e non sai che cosa voglia dire andare all'altare
quando se ne ha un altro nel cuore —. L’amica aveva risposto: — Ma tuo ma-
rito è buono. E’ premuroso. E’ innamorato. — Lo sapeva. Era vero. Ma che
cosa contava? — Tuo marito è anche un bell’uomo, sai? — Che cosa contava?
Ora tutti i suoi anni di triboli risorgevano davanti ai suoi occhi. Gioventù spre-
cata. Poi, finalmente, i capelli bianchi, finalmente la pace.
Guardò Giulia: bella come un angelo. Capiva bene che quell’altro ne fosse
pazzo. Oh se lo capiva! Capelli biondi, ma naturali, d’un oro caldo e vivo. Eb-
bene: se sposava il Vannucchi sarebbero diventati grigi anche quelli su quella
stessa pena, sulla sua vita in croce, povera figlia, povera figlia cara. « Io sono
stata una vittima » disse parlando a sè stessa. Verissimo; ma lei poteva chiederle:
— Mamma, che c’entro io? —
— Giulia. Giulia. — a
La fanciulla balzò a sedere. — Che c’è?
L’aveva spaventata. La madre inghiottì qualche cosa, poi domandò: — Sai
chi parlava con me? — —. Io no —. — Il padre di Maurizio —. — Davvero? —.
— Ha chiesto la tua mano ancora una volta —. E tu mamma? — supplicò ella
con le lacrime nella voce. — Non ho risposto subito. Ma gli dirò di sì. Se ti
ama proprio, dico di sì —.
La ragazza s’avvinghiò a lei e la baciò furiosamente sugli occhi, sulla
fronte, sul capo; poi corse al telefono e fece un numero. — A chi parli ora? —.
— A Maurizio. Gli dò la notizia —. — Ma come fai a conoscere il suo nu-
mero? — domandò severa con un sospetto improvviso.
— Me lo disse... — mormorò la figlia confusa, con vocina timida e tre-
mebonda — Me lo disse... mentre mi portava sulla spiaggia.
— Ma se tu — proruppe la madre indignata — se tu eri svenuta?...
— Oh mamma. Ero svenuta, ma ho sentito. Non sgridarmi, mamma. Non
ho fatto nulla di male, se ho sentito.
Un trucco. Un trucco ignobile. Ebbe la tentazione di allungare due schiaffi
a quella svergognata; ma poi capì che quell’altro per la ragazza che amava, aveva
osato, ciò che il padre non aveva saputo. Doveva essere un satanasso quel
genero; ma cominciava a piacerle.
Mario Parodi
Il chiostro dell'antico convento dove ha sede il Museo.
IL MUSEO DELLA SCIENZA
Il Museo Nazionale della Scienza e
della Tecnica, nato nel nome di Leo-
nardo da Vinci, chiude un ciclo assai
lungo di precedenti tentativi di crea
re in Italia un Museo qualificato sui
problemi tecnici e scientifici che po-
tesse stare alla pari di analoghe im-
portantissime istituzioni che da mol-
ti decenni rendono famoso in tutto il
mondo tante nazioni europee e d’oltre
Oceano,
Le prime iniziative del genere si eb-
bero a Torino nel 1862, cui seguirono
altri tentativi a Milano e Firenze; ma
solo nel 1953 il sogno di poteva rea-
lizzare a Milano, grazie al contributo
di una nobile schiera di promotori e
dell’Amministrazione civica della città.
Cosa del tutto nuova negli annali di
tutti i Musei scientifici e tecnici del
mondo — e non va qui dimenticato
che prototipo di tutti i Musei è il Mu-
seion di Alessandria d’Egitto creato da
Tolomeo II Filadelfo il Museo mi-
lanese ha avuto una degnissima sede
in una costruzione storica e monu-
mentale, mirabile cornice a un tema
arido, seppure meraviglioso ai giorni
nostri, qual'è quello dello studio e del-
la conservazione di cimeli, raccolte,
novità scientifiche e tecniche,
E, se la creazione del Musco della
Scienza e della Tecnica fu lunga e dif-
ficile, non meno densa di avvenimenti
è la storia della sua sede. La costru-
zione risale infatti al 1500, durante
la permanenza di Leonardo a Milano,
quando i monaci Olivetani iniziarono
il restauro e l'ampliamento del pree-
sistente convento benedettino, arrie-
chendolo di bellissime opere artisti-
che e di una magnifica biblioteca, una
fra le più grandi d’Italia.
Con la venuta in Italia di Napoleo-
ne il convento fu trasformato in ospe-
dale militare, divenerdo in seguito ca.
serma di cavalleria prima, di arti-
glieria poi. Queste vicissitudini detur-
parono notevolmente la bellezza ar-
chitettonica dell’edificio e l’ultima
guerra mondiale, a completare l’ope-
ra devastatrice, lasciò le sue tracce di-
struggitrici e profonde. Uno dei primi
meriti che va riconosciuto al Museo
della Scienza e della Tecnica è quello
di aver iniziato la sua opera con una
vera e sagace attività di ricostruzione,
ridonando al patrimonio artistico e
culturale italiano uno dei più super-
bi ed interessanti monumenti. Tutto
è stato ripristinato seguendo gli sche-
mi degli antichi piani costruttivi per
quanto riguarda la parte monumen-
tale e di rappresentanza.
Nella ricostruita oasi umanistica
ha avuto inizio l'allestimento dell’ab-
bondante materiale già in possesso
del Museo, materiale che ogni giorno
aumenta grazie alle generose ed illu-
minate donazioni di enti, società e
privati cittadini di ogni parte d’Italia,
E° una vera gara per potenziare e va-
lorizzare questa grande istituzione
che, se partita per ultima in confron-
to alle sue consorelle straniere, sta a
grandi tappe riguadagnando il tempo
perduto e si sta mettendo alla pari
dei più grandi Musei del mondo,
Una testimonianza in questo cam-
po è data proprio dal Congresso ICOM
Unesco dello scorso anno, in cui 500
fra presidenti, direttori e tecnici di
tutti i musei del mondo hanno parte-
cipato presso il nuovo Museo alla set-
tim
d
ynata ammirazione per la sede, le
sistemazioni e l’esposizione dei pre-
ziosi cimeli e significativi pezzi della
moderna produzione italiana.
Uno degli scopi del Museo è anche
quello di dimostrare con sequenze as-
sai bene illustrate i vari settori tec-
nologici e quanto di meglio è stato
fatto sia in Italia che all’estero nel
campo delle scienze e della tecnica
ed è intendimento della Presidenza
del Museo di far sì che la maggioran-
za del materiale esposto risulti, in un
tempo assai breve, completamente
funzionante, onde il visitatore possa
immediatamente rendersi edotto degli
scopi delle invenzioni ad applicazioni
documentate.
Altra finalità del Museo è quella
della creazione di un Pantheon della
scienza, ove siano ricordati tutti |
grandi che hanno lasciato la loro im-
pronta nella civiltà del mondo.
Il Musco costituisce infine una se-
de ideale per congressi sia nazionali
che internazionali, mentre sono pron-
ti per l’impiego un salone di cinema-
tografia tecnica e culturale e una
grande aula per esperienze di fisica.
Detta aula, attrezzata con gli apparec-
chi più moderni e perfezionati, sarà
a disposizione di tutte le scuole di
Milano e provincia e di quanti gradi-
ranno assistere ad esperienze tenute
da uno scelto corpo insegnante.
Purtroppo per la ristrettezza di spa-
zio non ci è permesso dilungarci in
più ampi dettagli e nella illustrazio-
ne dei vari settori in cui è stato divi-
so il Museo. Ciò che sprona i dirigenti
del Museo, oltre alla incrollabile vo-
lontà di riuscita e di potenziamento
dell'Ente, è la constatazione del lar.
go consenso del pubblico che a poco
più di un anno dalla inaugurazione
consente di auspicare per l’istituzione
un sempre maggiore successo naziona-
le e internazionale.
Giancarlo Zipoli
na di lavori, dimostrando incon. .
=_=
regni rana de tgp te rar
te e
tI
12
LO SPORT
PROTAGONISTI (È
DEL
Ora che la macchina infer-
nale del giro ha macinato, se-
vera ed implacabile, i perso-
naggi che hanno osato sfidarla
con uno sforzo disumano che
va oltre le regole della forza
fisica e dello sport, lasciatemi
soffermare un istante a giudi-
care questa competizione che
ha preso la mano al cuore. E’
così che non ho seguito il
Tour per grandiosità di spet-
tacolo, di interessi, di recla-
me, di ammirazione chilome-
trica, ma con un senso di
amara poesia verso questi uo-
mini ai quali tutti vorrei por-
gere un fiore meritato di spe-
ranza e di fede.
Oecher un ometto sbiadito
e spigoloso, è venuto qui non
per vincere il giro come giu-
ravano i « fiamminghi », ma
come uno strano misterioso
tipo che ha una missione da
compiere,
La « Birreria Oecher» di
Anversa attende infatti dal-
l'omino, attraverso le sue im-
prese, l’esaltazione dei suoi
boccali, delle sue kellerine,
della sua scritta luminosa in
rosso brillante: Qui si beve la
birra di STAN!
Guerinel un simpaticone. Un
bruno giovanotto con un ber-
rettino bianco sulle ventitrè,
che ha delle vendette da com-
piere — dice — e perciò è
venuto al Tour.
Le vendette consistono nelle
scorpacciate di mangerecci a
tutte le ore. E’ sempre in fu-
ga. Quando non sa che fare,
insegue se stesso.
Wagtmans. L’olandese che
ha sempre i tulipani sul ma-
nubrio. Due volte possessore
della maglia gialla. Due volte
spodestato. Due volte nella
polvere... due volte sugli altar,
Ci ha schiacciato l’occhio ma-
lizioso: « E' una balordaggine
stare in testa alla classifica.
Tutti ce l’hanno con voi. Sta-
te certi! Non lo farò più!... ».
«Testa di vetro» se ne è
andato. Ma da quel cocciuto
che è non voleva ritirarsi. Era
tutto pesto e malconcio e le
gambe non giravano più. Ci
ha guardato irriducibile con
quella faccia da lucertola mo-
rente: « Ditelo a tutti! Ma-
gari in auto, ma correrò an-
| cora. L’anno prossimo lo ve-
drete se Robic è finito! ».
°
Anche Koblet ha dovuto ri-
nunciare. Povero Hugo aveva
sognato cose troppo belle. Al-
l’88° chilometro della nona
tappa il suo sogno ha perso le
ali come fanno talvolta le far-
falle sopra una fiamma di
candela.
Il «bellissimo Cecè » de)
Tour, Ferdj Kubler, ha rice-
vuto ogni giorno sacchi di let-
tere da ammiratrici. C'era tan-
to abituato che ormai le ven-
TOUR
deva per carta straccia. Del
resto, che farsene? Portarse-
le dietro legate alla sella? Pa-
zienza la donzelle carine che
lo aspettano agli arrivi per
scroccargli un bacio o un au-
tografo — dice lui — ma le
racchione che lungo il percor-
so invocano il suo nome! (An-
che per i belli la vita è dura).
Geminiani ci ha confidato:
« E' l'assenza degli italiani
che rende la corsa veloce. La
loro inventiva, sebbene rego-
lare e ammessa, si è rivelata
decisamente negativa ». Capi-
to? Ci vorrebbe la barba fin-
ta per... non intendere!
Il vecchio Leduc vincitore
di due giri ci ha sbirciato con
occhi severi: « Che bella oc-
casione hanno perso i giovani
corridori italiani. Avrebbero
potuto finalmente gettare la
livrea alle ortiche e dimostra-
re (anche quelli che vanno a
far acqua alle fontanelie) che
qualcosa ci sanno fare, sopra-
tutto senza î tromboni, D’ac-
cordo, caro Leduc! Anche ai
« clarini » occorre dare una
« personalità nuova ».
°
Mahè, un tipo strano, tutto
elastico, Tutto muscoli con il
naso a uncino. Il suo piano di
partecipazione al Tour consi-
steva interamente nella vitto-
ria a Vannes dinnanzi ai suoi
entusiasti concittadini. Ma do-
po aver tirato tutta la corsa,
il compagno di fuga Vivier lo
ha bruciato sul filo d’arrivo.
« Ormai cosa ‘ci sto a fare
qui! — ci disse amaramente.
— Per me il giro e termina-
to... ». Proprio come gli irridu-
cibili del Sampdoria che do-
po aver raccolto i soliti gene-
rosi 3 o 4 punti, nei due in-
contri con il Genoa, osano di-
re che «il campionato è fi-
nito ».
®
Il « Louison national » è il
fenomeno del baraccone. Il
grande Bobet. Il centro di at-
trazione della stampa e degli
avversari. Ogni sua parola,
ogni sorriso, ogni atto, hanno
il carattere di un’attualità pre-
stigiosa. Le fotografie, ormai,
gliel’hanno prese anche ai lac-
ci delle scarpe. Non disprezza-
teci se non sappiamo ancora
dirvi che parrucchiere fre-
quenta.
°
Ed ora non ci resta che di-
re del personaggio più impor-
tante, della figura più eminen-
te del giro: la maglia gialla!
La invisibile Circe. La don-
zella ammaliatrice. Essa sor-
ride ai suoi eroi. Li trascina.
Li vaglia. Li tenta. Li esalta.
Li tradisce! Per 30 giorni este-
nuanti li sommerge in una gi-
randola di speranze. Ma infi-
ne, sazia, si abbandona sulle
spalle del più forte, di colui
che quasi sempre ha più sof-
ferto e osato! E’ una delle po-
che femmine che, malgrado
tutto, dirà in fondo la verità...
Giuseppe Ballerino
‘ para a leggere
Domenica 11 luglio si è svolto a Villa Maria a Sestri un combattutissimo torneo di sco-
pone. Ha vinto una coppia di Ansaldini, composta da Bernieri e Ottorino.
AGVIESTOE
* Rienvenido Mr. Marshall"?
Il film ci introduce nella vi-
ta di un piccolo paese di cam-
pagna, un paesino castigliano
che somiglia tanto a certì al-
tri paesini del sud della Fran-
cia e della campagna pie:non-
VElESTTO
tese, dove i contadini lavora- |
no in pace ed in miseria e te
giornate si susseguono sempre
uguali, divise tra i campi, la
chiesetta e l’unico locale del
paese, dove si gioca a carte, si
beve e, ogni tanto, si assiste
all’esibizione di qualche com-
pagnia girovaga.
La tranquillità è interrotta
da una notizia-fulmine: arri-
verà una commissione ameri-
cana incaricata di distribuire
gli aiuti Marshall.
Tutti sembrano morsi dalla
tarantola: bisogna organizzare
i ricevimenti, il paese deve
mutare faccia, tutto deve es-
sere accogliente, caratteristi-
co, coloristico, chiassoso, un
po’ andaluso e un po’ ameri-
cano. Il sindaco, che è anche
proprietario dell’unico locale
sopradetto, e di molti terreni
intorno, è anche sordo come
un tamburo, e decide di pre-
parare qualcosa di « colossa-
le » aiutato dall’impresario gi-
rovago che « era stato a Bo-
ston e quindi conosceva i gu-
sti degli americani », Passano
giorni febbrili, e ciascuno ha i
propri incubi notturni: il pre-
te si vede processato da un
tribunale del Ku Klux Klan
per aver accusato l’America di
essere un paese di protestan-
ti, di divorzisti e di dissoluti;
il sindaco si vede sceriffo nel
locale diventato un « saloon »
dove il noto « pistolero » rap-
presentato dall’impresario lo
ferisce a causa della « più ful-
gida stella dell'Andalusia ».
Tutti, intanto, preparano la
propria richiesta da fare agli
americani. :
Il giorno tanto atteso, tut-
to il paese è in piazza con la
banda e il ragazzino si pre-
la poesiola:
gli americani passano veloce-
mente attraverso il paese sen-
za fermarsi.
Si smonta la baracca, si ca-
lano gli striscioni ed i pavesi,
in piazza si raccolgono in si-
lenzio le offerte dei paesani
per pagare i debiti contratti
per organizzare iî festeggia-
menti.
Ci sono, in questo film, una
atmosfera reale ed una uma-
nità vera; ci sono satire di-
vertenti e, forse, alcune in-
tenzioni non sviluppate. C'è
comunque un valore poetico
che lo isola da tutta la produ-
zione iberica passata e pre-
sente, IL PORTOGHESE.
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Faccione simpativo, tipica arguzia romanesca, un
po’ sfottente e vecchia filosofia del popolo: ecco Fa-
brizi.
Si presentò così, sul boccascena, a farci ridere
tutti, con la mobilità della sua espressione e la pron-
tezza della battuta, ma stiamo attenti: Fabrizi non
è una macchietta.
E’ un vero comico, e quindi un tragico, e come in
tutti gli artisti veri la sua vena popolaresca, tipica-
mente trasteverina, assume valore di universalità
proprio grazie alla sua profonda umanità. Mai in-
fatti (se non in qualche rara produzione raffazzo-
nata e mal diretta) Fabrizi ci fa ridere solleticando
le molle superficiali o infantili della nostra sensibi-
lità, ma sempre chiama in causa la nostra intelli-
genza e la nostra umanità.
Già in « Avanti c’è posto » del 1942 c’era un po’
il « castigat ridendo mores » della vecchia commedia
dell’arte, e c’era il suo incontro con Zavattini,
Poi, nel 1944, sotto la guida di Roberto Rossellini,
Fabrizi ci ha dato la toccante ed umanissima inter-
pretazione del prete cospiratore nel film « Roma città
aperta » quindi, sia pure su un piano meno impegnato,
nel 1946 « vivere in pace » di Zampa e «Mio figlio
professore » di Castellani. Nel 1947 interpreta il dram-
ma dannunziano « Giovanni Episcopo » diretto da Lat-
tuada e l’anno seguente torna a lavorare con Ros-
sellini realizzando però un film che denuncia la de-
cadenza del regista, « Francesco giullare di Dio ». Nel
1950 incontra nuovamente Zavattini con « Prima co-
munione » film discretamente diretto da Blasetti e
nel 1951 un’altra umanissima interpretazione con un
nuovo regista, Zampa, nel film « Signori in carroz-
za ». L’anno seguente Fabrizi ritorna a lavorare sotto
Blasetti, in una parte un po’ falsa (ma la colpa non è
sua) col film « Altri tempi - Zibaldone n. 1 e, nel ’53,
un’altra grande interpretazione, condotta con misura
e toccante sensibilità « Guardie e ladri », assieme a
Totò, diretto da Steno e Monicelli.
Fabrizi è un attore, concludendo, che oltre a di-
vertirci sempre in modo intelligente ci insegna qual-
cosa ogni volta, Ed è un attore (non è poco, al giorno
d’oggi) che si è sempre mantenuto su un piano digni-
toso e controllato, serio, senza concedersi a facili spe-
culazioni.
pi
Bessie:
Riceviamo spesso, indirizzate all’Ansaldino, lettere
per la « Cassetta delle Idee ». Come avevamo scritto
rel primo numero, tale cassetta è per ora in atto solo
al Meccanico e la Direzione Generale sta studiando di
estenderla a tutti gli Stabilimenti. A queste lettere
provenienti da varii stabilimenti sociali, quando trat-
tano argomenti di carattere generale, rispondiamo nel-
la rubrica « L’Ansaldino risponde +; quando invece. co-
me è accaduto per alcune, si riferiscono ad apprezzate
innovazioni per migliorare il lavoro specifico di un
reparto di uno stabilimento non possiamo che passar-
le alla competente Direzione, in attesa che questa ini-
ziativa, che evidentemente suscita l’interesse dei di-
pendenti, venga, come sopra abbiamo detto, oppor-
tunamente organizzata dalla Direzione Generale.
#19018. 69101810965 BISI RSSIN O]
1008 89) 8 ESSERSI
ate
s
Xi
ZE
CREME EI
&
i
na lettrice ci ha scrit-
to chiedendoci di par-
lare del problema del-
l'arredamento domestico,
cosa che ci accingiamo a
fare con piacere, poichè
indubbiamente il modo più
proficuo per redigere la ru-
brica resta, come già det-
to, quello di rispondere al-
le domande che ci perven-
gono, stabilendo così un
continuo colloquio con le
lettricì,
Il problema,
realisticamente,
semplice, poichè
possiamo parlare dell’arre-
damento «ideale», così
come dovrebbe essere, e
non possiamo neppure par-
lare del suo necessario in-
serimento nell’architettura
della casa.
Ciò perchè ciascuno de-
ve fare î conti con la casa
che ha, e con i mezzi a di-
trattato
non è
noi non
sposizione.
Tracceremo quindi delle
linee generali, tenendo
sempre presenti î suddetti
limiti.
Tenete soprattutto pre-
sente che le esigenze fon-
damentali restano soltanto
due: l'igiene e la comodi-
tà. Bandite quindi ogni
falso decorativismo e le
cianfrusaglie che trasfor-
mano le vostre sale in ri-
cettacoli di polvere e in
pagode cinesi.
Per l'igiene, a parte
l’impianto idrico e la si-
stemazione delle finestre e
dell'eventuale terrazzo, che
non dipendono più da voi,
se non per un’accurata ma-
nutenzione, potete fare
molto riguardo all’arreda-
mento.
Tutto dev'essere stret-
tamente razionale, a super-
fici liscie, il che facilita
enormemente la pulizia,
oltre ad essere moderna-
mente elegante.
Razionalità, linearità,
semplicità: questo deve es-
sere il comandamento
per qualunque tipo di mo-
bili.
Altro criterio fondamen-
tale è quello del risparmio
dello spazio disponibile.
A questo proposito si rac-
comandano gli armadi a
muro, che fanno risparmia-
re molto spazio. Vi sono
anche letti ribaltabili, che
si trasformano in tavolini
e stipi, e possono trasfor-
mare una camera in stan-
za da soggiorno.
Anche per i materiali si
può fare molto, onde au-
mentare l’igiene e la lu-
minosità della casa.
UTET
PETTINE VENE FIEPNTINE,
W È A 4A
6 A S A
Un materiale assai con-
sigliabile è il vetro, que-
sto elemento modernissimo
e ormai atto a tutti gli usi,
che stenta però, per vecchi
pregiudizi, ad entrare nel-
le case. Tavolini, scrivanie,
credenze, mensole (in que-
sto ultimo caso si può ado-
perare il « vis securit »). Il
vetro è pulito, è bello, è
decorativo e moderno. Dà
all’occhio l'illusione dello
spazio, Può servire, mola-
to o greggio, per balaustre
di balconi e di scale. Au-
menta grandemente, come
dicevamo, la luminosità.
Spesso, ad esempio, sì de-
ve sostituire una vecchia
porta interna, tra la sala
e il tinello, tra la sala e
una camera, tra la cucina
e un corridoîo, e sì fa una
porta nuova, tutta in le-
gno, uguale all’antica. Per-
chè non fare, quasi con la
stessa spesa, una porta a
pannelli di vetro, che dan-
no luce all’ambiente re-
trostante? Quando sì vuol
evitare la trasparenza, nel
caso dì camere da letto o
bagno, si ricorre a vetro
smerigliato. Pensate che
il vetro dà una nitidezza
irrangiungibile coì metalli,
e consente una pulizia fa-
cile e spedita.
Circa le pareti degli am-
bienti, preferibile sempre
il bianco, o le tinte molto
chiare, magarì con la ce-
mentite, lacca opaca che
sostituisce la tappezzeria.
Nella cucina, onde aumen-
tare la pulizia, sarà bene
utilizzare piasirelle fino ad
una certa altezza o prepa-
rati plastici oggi în com-
mercio. Anche per l’illu-
minazione il bianco è sem-
pre consigliabile, perchè
assorbe il 30% di luce,
mentre le pareti colorate
ne assorbono il 70%.
Circa l’illuminazione ar-
tificiale, elettrica natural-
mente, a prescindere dal
sistema a lampada o a dif-
fusori (a globo o a cande-
la) oggi molto diffusi, si
consiglia sempre l’illumi-
nazione indiretta degli am-
bienti, cioè quella data da
sorgenti luminose sottratte
alla nostra vista. Sempre
per quanto riguarda l’illu-
minazione sì tenga presen-
te che un buon impianto è
sempre incassato nel mu-
ro, dove è difeso dall’umi-
dità e dal logorio, e che in
un locale è meglio avere
poche lampade a forte in-
tensità che molte deboli.
Vediamo ora altrettanto
brevemente la sistemazio-
ne di singoli locali, alme-
no in linea di massima. Per
la cucina, pochi mobili, ca-
paci dì contenere molti
utensili. in poco spazio
(quante volte avrete la-
mentato di non potervi
muovere a piacere!) possi-
bilmente laccati alla nitro-
cellulosa, in tinta bianca o
comunque chiara. Utilissi-.
mo sarebbe un armadio che
racchiuda in sè i seguenti
reparti: l’acquaio, con sco-
lapiatti; stipo per vasella-
me e batteria da cucina;
tavola per la preparazione
delle vivande e asse scor-
revole per la pasta; cucì-
na a gas o elettrica.
La camera da letto: de-
stinate ad essa l’ambiente
migliore, con buona illu-
minazione e abbondante
aereazione. Disponete i let-
ti în senso paruilelo alle fi
nestre, alle quali metterete
tende leggiere, sempre. Ri-
petiamo: mobili semplici e
lisci, preferibilmente ribal-
tabili se avete poco spazio.
Bandite le suppellettili su-
perflue. Sono quanto mai
opportune piccole lampade
sui comodini da notte, con
luce attenuata da paralu-
me.
La stanza per i bambini
è consigliabile a costo di
qualunque sacrificio, per
intuibili ragioni. Fino ad
una certa altezza, pareti
verniciate a smalto e mo-
bili laccati in bianco, az-
zurro e rosa. Armadietti
bassi, in modo che il bam-
bino possa arrivare da so-
lo a prendere ciò che gli
serve: un fazzoletto, un li-
bro, un giocattolo. Pareti
chiare, con qualche quadro
di argomento infantile.
Si tende oggi ad abolire
la sala da pranzo per so-
stituirla con una comoda
stanza da soggiorno, con
tavolo da pranzo. Le cre-
denze sono sostituite da sti-
pì bassi in cui si dispone la
cristalleria, mentre le sto-
viglie ingombranti trovano
posto in cucina. Qui — in-
sistiamo — mensole di ve-
tro, tavolini col piano di
vetro, e qualche poltrona
comoda. Un tappeto e qual-
che stampa di gusto. Non è
necessario comprare un ar-
redamento completo; si può
costruire piano piano, man
mano che sì sostituiscono
i mobili vecchi.
Col che crediamo di a-
vere soddisfatto la nostra
lettrice, anche se in modo
sommario. Ulteriori do-
mande saranno, mnatural-
mente, graditissime.
LILIANA.
MI iii
PIET
si
Partenza della « Cristoforo Colombo » per il viaggio inaugurale.
FOTOCRONACA | ©
4
se
LA
Cantiere di Sestri: strutture della « Costr. 1494 ». Elementi per cementeria costruiti dalla Carpenteria.
siii iii
La posareti « Alicudi » recentemente varata a Livorno.
fase di rifinitura alla Fonderia,
in
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Piran
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REURE:
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si
16
Sono nati
7 Maggio: MONICA, figlia di Ga-
betta ing. Ettore (Dig) - 25 Maggio:
PAOLO, figlio di Macciolli Zeffiro
(Carp) - 31 Maggio: CHERUBINO,
figlio di Caradonna Domenico (Can)
- 6 Giugno: SILVANO, figlio di So-
brero Giovanni (Can) - 13 Giugno:
ENNI, figiio di Canci Lorenzo (Mug)
- 19 Giugno: MARZIANO, figlio di
Colombo Pietro (Mug) - 19 Giugno:
WILMA, figlia di Cortesogno Teodo-
ro (Mec) - 20 Giugno: MICHELE,
figlio di Attanasio Antonio (Mec) -
21 Giugno: GUIDO, figlio di Pasto-
rino Michele (Can) - 23 Giugno:
ALBERTO, figlio di Fiori Adolfo
(Mug) - 26 Giugno: MAURIZIO, fi-
glio di Zofrea Giuseppe (Can) - 26
Giugno: GIOVANNI, figlio di Parodi
Mario (Can) - 28 Giugno: RICCAR-
DO, figlio di Antonelli Tommaso
(Liv) - 27 Giugno: RICCARDO, fi-
glio di Sidoti Francesco (Can) - 28
Giugno: GABRIELLA, figlia di Ma-
riotti Cesare (Liv) - 3 Luglio: MA-
RISA, figlia di Ascione Luigi (Liv)
- 4 Luglio: GABRIELLA, figlia di
Coiana Mario (Can) - 4 Luglio:
STEFANO, figlio di Onorato Arman-
do (Liv) - 7 Luglio: CLAUDIO, fi-
glio di Simoncini Gino (Liv) - 10
Luglio: ORNELLA, figlia di Merello
Tommaso (Can) - 11 Luglio: MAU-
RA, figlia di Rapetti Fiorenzo (Mec)
@
BERETTI RR
E &
PARLA IL!
:MEDICO:
|
il caldo estivo, anche quest’an-
no. Esso però, oltre alla tinta-
rella, porta spesso la comparsa di
episodi gastro-inestinali, con dolori
all’addome, febbri più o meno ac-
centuate e diarrea. Queste forme, a
seconda della gravità, vanno dall’en-
terite coleriforme a quelle semplici
infezioni intestinali che si risolvono
benignamente nello spazio di pochi
giorni. Di fronte ai sintomi acuti
e di apparente gravità il medico
stesso sì pone molti interrogativi
perchè è difficile stabilire la causa
vera di queste forme. Ci si può
chiedere se si tratta di germi che
hanno invaso tutto l'organismo e che
secondariamente si localizzano nel-
l'intestino o di germi introdotti con
gli alimenti oppure ancora di viru-
lentazione di microbi ospiti abituali
del tubo gastro-enterico; oppure si
può pensare, prescindendo dagli
agenti infettivi, a fatti di intossica-
zione per l’introduzione di dati ali-
menti o per veleni prodottisi nel-
l’intestino stesso da alterazione dei
processi digestivi o anche per azio-
ne esterna, come il freddo, un’emo-
zione, ecc.
A queste cause che talora possono
essere piccole e sfuggire all’osserva-
zione la risposta patologica dell’in-
testino può essere sproporzionata-
mente grande per una reazione al-
lergica: per avere un’idea di propor-
zione in altro campo basta pensare
che a volte, per un cucchiaino di
fragole, certe persone si trovano ri-
coperte di orticaria da capo a piedi.
Di fronte ad una qualsiasi di que-
ste cause l’atteggiamento finalistico
di difesa della mucosa intestinale è
sempre lo stesso: essa tende cioè ad
eliminare le sostanze tossiche o in-
fettive con la diarrea.
Perciò la cura deve mirare a com-
battere la causa e non a fermare la
DI che sia finalmente arrivato
- 12 Luglio: MARISA, figlia di Sa-
batini Arturo (Liv).
A tutti i piccolissimi « ansaldini »
e ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi,
Si sono sposati
12 Giugno: NANI Augusto (Mec)
con Amerio Anna - 21 Giugno:
PECCHIOLI Pietro (Mec) con Mar-
chese Teresa - 27 Giugno: DEL BEL-
LO Renato (Mec) con Del Viva Emi-
lia - 28 Giugno: BRUZZONE Giu-
seppe (Carp) con Profumo Mar:a
Luigia - 29 Giugno: GAGG NO
Arialdo (Mec) con Perin Augusta -
29 Giugno: GARRE’ Teodoro (Mec)
con Magini Armanda - 30 Giugno:
TOSI Gianfranco (Liv) con Stefa-
nini Anna - 4 Luglio: BENZI Ric-
cardo (Mec) con Guala Lucia - 4
Luglio: ROMANO Luigi (Mec) con
Repetto Wanda - 5 Luglio: LUPI
Giovanni (Mug) con Traggiari Cle-
lia - 8 Luglio: SATURNO Enrico
(Mec) con Parodi Teresina - 10 Lu-
glio: MICHELI Alfredo (Mec) con
Perelli Jolanda - 13 Lug?io: FAL-
SONE Sergio (Mug) con Coliodi Ro-
sella - 15 Luglio: BERTOLUCCI
Battista (Mug) con Casentini G'u-
liana - 17 Luglio: TAMARO Gio
Batta (Mec) con Dolci Doretta - 17
Luglio: PIERACC'ONI Antonio
(Mug) con Masetti Fortunata.
Agli sposi i nostri vivissimi auguri.
diarrea, almeno entro certi limiti,
perchè se la reazione di difesa del
tubo gastro-enterino è eccessiva
possono aversi lesioni della mucosa
come ulcerazioni, o emorragie e
l'organismo può andare incontro ad
una forte perdita di acqua, disidra-
tazione, particolarmente grave spe-
cie nei bambini. E’ quindi evidente
l’importanza di stabilire la causa
possibile: spesso i primi sintomi fan-
no pensare all’ingestione di carne,
pesce, latte non perfettamente con-
servati, o di condimenti di difficile
digestione, o di alimenti non abi-
tuali come ad esempio funghi o pe-
peroni o droghe capaci di provocare
fenomeni irritativi locali. Da ulti-
mo va considerato il freddo, che
rappresenta spesso la causa di quel-
le coliche addominali estive che se-
guono l’ingestione di bevande ghiac-
ciate, di gelati, di angurie o ancora,
nelle giornate di maggior calore, se-
guono la doccia o l’immersione in
acqua molto fredda.
Questi raffreddamenti improvvisi
spesso generano una serie di turbe
neuro-vegetative riflesse sull’inte-
stino e favoriscono la virulentazione
del microbismo latente nell’interno
dell’intestino.
Chi è colpito da queste forme de-
ve mettersi a completo riposo e sta-
re a letto fino alla cessazione dei di-
sturbi diarroici e alla scomparsa
della febbre, anche se si tratta di
lievi rialzi termici. Oltre alle vec-
chie cure sintomatiche ed al clas-
sico purgante che usato con cautela
risolve spesso da solo le forme ba-
nali, e oltre a particolari diete con
apposite sostanze atte a modificare
l’ambiente intestinale, il medico oggi
dispone di una vasta gamma di far-
maci ad azione antibatterica, dai
sulfamidici ad azione intestinale
(guanidinici) agli ultimi ritrovati
nel campo degli antibiotici.
Inoltre la convalescenza, che nei
casi gravi era una volta assai lun-
ga, viene di molto abbreviata con
l’impiego di farmaci epatoprotettivi,
capaci cioè di facilitare la partico-
lare importantissima funzione anti-
tossica del fegato.
Chirone.
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IGLIORAMENTO DELLA
PRODUZIONE E DEI PREZZI
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GRADITISSIMI TUTTI I BUONI RATEALI
( Ena!, Salea, Siac, Tranvieri, Eridania, etc.)
LE COMMISSIONI !INTERNE SONO PREGATE DI
VISITARCI
PISONIS
LOANO (savona)
II ASS)
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BUONI ENAL
MAGAZZINI VITTORIA
TERE PETE PETITE
e SI
x
“LL ANSALDINO
A nome di un gruppo di la-
voratori del Meccanico chiedo
che in certe festività stabi-
lite dalla Direzione, possa av-
venire una libera visita agli
Stabilimenti « Ansaldo » die-
tro biglietto di ingresso ri-
servato ai dipendenti, i quali
potrebbero portare i loro figli
a visitare certi reparti at-
tualmente attrezzati con mac-
chinari moderni. Tali visite
sarebbero utili per una mag-
gior istruzione nel campo del-
la metalmeccanica, e sarebbe-
ro gradite ai dipendenti che
generalmente non hanno la
facoltà, come non l'hanno mai
avuta, di vedere il progresso
dei loro stabilimenti. La Di-
rezione potrebbe consentire le
visite solo per quei reparti
ove realmente esistono mac-
chinari che rispecchino il
poderoso cammino della mec-
canica moderna. Tali visite
certamente porteranno degli
ostacoli ma crediamo che con
un po' di buona volontà ci si
possa arrivare.
GIUSEPPE ROVEGNO
L’idea è ottima e la Dire-
zione l’ha, infatti, approvata.
L’Ufficio di Segreteria sta
pensando all’ organizzazione
delle visite.
2;
&
x
Nel penultimo numero del-
l’« Ansaldino » c'è un bando di
concorso per un disegno da
inviarsi alla Redazione. Nelle
modalità manca una voce im-
portante che specifica se i di-
segni ci verranno restituiti a
fine concorso oppure restano
di proprietà delia Redazione.
GIUSEPPE CAVALLINI
I disegni, pubblicati o meno,
verranno tutti restituiti agli
autori.
La persona che scrive è la
moglie di un impiegato del-
l'Ansaldo la quale approfitta
di questa possibilità per chie-
dere una cosa che tutti han-
no in cuore e desiderano.
Specialmente noi donne ab-
biamo sempre sognato e desi-
deriamo una casa confortevo-
le, moderna, con qualche con-
fort, tutta nostra, a cui dedi-
care la nostra gioia, una ca-
sa che sia accogliente, che
inviti a non uscire, che si
guardi con intima grande
soddisfazione.
Ora succede questo, che i
nostri mariti pagano le quo-
te INA-Casa, così si costrui-
scono case belle destinate a
persone e famiglie sprovviste.
E' più che giusto. Ma noi che
paghiamo, continuiamo ad
abitare in case vecchie e brut-
te e senza confort, perchè non
possiamo e non potremo mai
senza aiuto migliorare.
Perchè l'Ansaldo non ci dà
lui questo aiuto? Una volta è
stato fatto! L'Ansaldo potreb-
be garantirsi sulla nostra in-
dennità di liquidazione, e ciò
specialmente per gli impie-
gati con almeno dieci anni di
anzianità. Si potrebbe far ver-
sare subito una somma, che
so, di 500.000 lire, e poi il ri-
manente saldarlo con un fitto
di 20-25.000 lire mensili.
In attesa di leggere la ri-
sposta su l’Ansaldino, porgo
distinti saluti.
BOEMIA ELISA
Lei non sa, cara signora, co-
me desidereremmo di poterLe
rispondere diversamente, Per-
chè, nel fondo, la sua aspira-
zione di avere una casa è
una aspirazione sacrosanta.
Tuttavia, almeno per quello
che dipende da noi, non è at-
tuabile. Per un duplice or-
dine di ragioni: finanziarie e
giuridiche.
La nostra Società non è in
condizione, almeno per ora, di
ma giuridica che non consen-
te, come Lei propone, di in-
vestire comunque la liquida-
zione dei dipendenti. Essa,
per legge, è intangibile.
Auguriamoci che la marcia
verso il risanamento integrale
della nostra Società raggiun-
ga presto il suo obiettivo, ed
allora questo problema potrà
essere esaminato per avviarlo
lunga vita di lavoro.
mento Meccanico di
aziendale.
«L’ Ansaldino ”
Dalla « Cassetta delle Idee > dello Stabilimento Meccanico
ci è pervenuta la proposta n. 588
suggerisce di estendere l'invio dell'Ansaldino anche ai vecchi
pensionati dell'Ansaldo che se pur non fanno più parte attiva
della famiglia Ansaldina hanno dato alla nostra Società tutta una
La Direzione Generale ha accolto la proposta ed
abbiamo già disvosto per la raccolta degli indirizzi.
Inizieremo quindi al più presto la spedizione del no-
stro periodico ai valorosi ex collaboratori.
Rompendo la consuetudine di lasciare la priorità della ri-
sposta alla Direzione di Stabilimento, abbiamo voluto per primi
dare questa, che per noi e per i nostri ex dipendenti, è una
gradita notizia, e vorremmo pregare l'autore della proposta di
passare in Redazione per farsi conoscere.
Quasi contemporaneamente ci è giunta la lettera che pub-
blichiamo integralmente qui di seguito:
«Lo scrivente è un anziano ex impiegato dello Stabili-
Ge-Sampierdarena,
conoscente, presa visione dei primi numeri del Vostro quin-
dicinale l'« ANSALDINO » gradirebbe conoscere se, quantunque
non faccia più parte della Ditta dal 31-8-51 per aver superato
i limiti di età, gli fosse concesso l'invio della serie del men-
zionato giornale in ricordo di tanti anni di attività dedicati a
codesta Spettabile Ditta. Certo di un benevolo interessamento,
ben distintamente porge i suoi saluti.
Evidentemente questa iniziativa viene incontro al desi-
derio dei vecchi Ansaldini ai quali, di gran cuore, auguriamo
di poter per molti anni seguire con la stessa passione di
quando erano al lavoro le vicende della nostra complessa vita
ai pensionati
di un dipendente il quale
Tramite un suo
FRANCESCO CALVI >.
anticipare la somma necessa-
ria ai dipendenti che la do-
mandassero, per dare la pos-
sibilità di mettersi in una coo-
perativa e tanto meno di far
costruire in proprio degli ap-
partamenti. Vi è poi una nor-
a soluzione, come è nostro, e
non soltanto Suo, desiderio.
su
Da molto tempo mi pongo
una domanda: perchè gli as-
segni familiari per i genitori
sono così inferiori rispetto a
quelli per la moglie? Eppure,
a mio parere, i genitori abbi-
sognano, data la loro età, di
maggiori cure, mentre una
mogiie spesse volte sarebbe
ancora in grado di lavorare.
Vuole l'Ansaldino spiegarmi il
perchè? ROMANA
La misura degli assegni fa-
miliari viene determinata son
provvedimento legislativo, di-
stintamente per il coniuge, i
figli ed i genitori a carico.
Generalmente questo prov-
vedimento legislativo non fa
altro che dare riconoscimento
formale ad un accordo inter-
venuto tra le Confederazioni
dei Lavoratori e quella degli
Imprenditori che fissa di fat-
to la misura di tali assegni.
Riteniamo che il motivo per
cui, sia le parti stipulanti di
questo accordo, sia il legisla-
tore, stabiliscono la misura
degli assegni familiari più ele-
vata per il coniuge (sempre
che si tratti di coniuge che
non abbia altra occupazione 0
altro reddito, perchè in caso
contrario gli ussegni familiari
non vengono corrisposti) è a
completo ed esclusivo carico
del prestatore d’opera, per i
genitori, in genere, si dà il
caso che al loro mantenimen-
to possono concorrere altri fi-
gli o che gli stessi possano
avere qualche, sia pure limi-
tata, altra fonte di reddito
(piccole pensioni, ecc.).
Infatti, mentre per il coniu-
ge non vengono corrisposti
gli assegni familiari se lo stes-
so percepisce un reddito men-
sile superiore alle L. 5.000,
tale limite viene elevato a L.
12.000 per un genitore ed a
L. 15.000 per entrambi.
La sorte dell’archivio
radiologico della
Caro « Ansaldino »,
siccome la liquidazione del-
la Cassa Mutua Ansaldo Siac
è una cosa di fatto (già vi è
stato il passaggio di tutte le
maestranze all’INAM) terrei a
sapere che cosa ne verrà fat-
to di tutte le radiografie: ver-
ranno distrutte oppure archi-
viate?
Non credi che sarebbe mol-
to meglio consegnarle agli in-
teressati?
Se lo credi, cerca di fare
qualcosa in merito.
A nome di tutti: grazie.
ROVEGNO - Sta Mec.
Ricevuta questa lettera, l’ab-
biamo passata, per competen-
za, al Direttore Centrale ing.
Zirilli il quale ha interpellato
a sua volta il dr. De Jorio ex
commissario della Mutua ed
attualmente presidente del
collegio dei liquidatori, che ha
risposto con l’interessante let-
tera che pubblichiamo qui di
seguito:
« Caro Ingegnere.
ho visto la lettera diretta al-
V« Ansaldino », che Ella ha
avuto la cortesia di mandarmi
e che si riferisce all’archivio
delle lastre fotografiche esi-
stenti presso l’apposito repar-
to di queste Casse Mutue.
Il mutuato che scrive do-
manda di conoscere se le ra-
diografie saranno distrutte o
consegnate agli interessati o
tenute ancora in serbo.
Nell’archivio radiologico s0-
no conservate le radiografie
eseguite ad ogni singolo mu-
tuato e, a parte, la relativa
cartella sulla quale sono regi-
strati i dati nominativi, anam-
nestici, i dati dell’esame obiet-
tivo e la relazione radiologica.
Ogni esame radiologico ese-
guito è numerato progressiva-
mente ed è registrato su ap-
posita scheda nominativa in
ordine alfabetico, che permet-
te una facile ricerca di tutti
gli esami per ogni singolo ca-
so. Le pellicole radiografiche
sono ordinate numericamente
dal 1940 a tutt'oggi in appo-
site scaffalature; le cartelle
sono conservate dal 1945. Gli
esami eseguiti fino al 31 di-
cembre 1953 sono 148.095 per
un totale di circa 191.410 pel-
licole radiografiche conservate
e numerate, come si è detto,
nell’archivio radiologico.
E’ questa una organizzazio-
ne preziosa per i rilievi più
interessanti in merito alla sto-
ria di determinate affezioni
per le quali è stato necessario
un reparto radiologico.
Nell’'esporre quanto innan-
zi ho voluto quasi implicita-
mente rispondere all’: Ansal-
dino »: il Collegio di liquida-
zione delle Casse Mutue e lo
INAM hanno un interesse
prevalente comune, quello di
serbare, in favore dei lavora-
tori, intatto e funzionante
l'archivio radiologico di cui
Mutua
trattasi, semmai migliorando-
lo e perfezionandolo ove oc-
corra.
Non ritengo che vi possa
essere altra soluzione.
Nello stesso modo io penso
si possa dire di tutta quella
parte di attività organizzate e
di mezzi tecnici e strumentali
che costituiscono qualche cosa
di già creato ed indistruttibile
in favore dell’assistenza dei
lavoratori interessati: questo
qualche cosa non potrà non es-
sere considerato dall’Istituto
assuntore dell’assistenza nella
obiettiva possibilità di valer-
sene, in tutto o in parte, util-
mente a favore degli assistiti.
In queste rassicuranti argo-
mentazioni spero e credo che
sia con me d'accordo V'INAM,
nella persona del Direttore
Provinciale dr. Giovanni Gra-
ni, mentre tutto ciò che è sta-
to fatto finora per le Casse
Mutue Ansaldo Siac, sia nel
tentativo di riorganizzazione,
sia nell’avviamento graduale
della liquidazione, sia nel pas-
saggio dell’assistenza, sia nel-
l'attuale studio delle attrez-.)
zature e dei servizi con i qua-
li finora l'assistenza è stata
assicurata, ha seguito il pro-
posito non certo di distrugge-
re ma di sanare e normalizza-
re, con ogni doveroso senso di
responsabilità.
Cordiali saluti.
V. de JORIO
17
MEMENTO
RFCIOGINTITIE creo
di anni 57 dipendente dei Ser-
vizi Ausiliari, deceduto il 21
giugno 1954. Era all’Ansaldo
dal 1942. Lascia moglie e tre
figli.
Luigi LAMPUGNANI
di anni 57 dipendente del Can-
tiere, deceduto il 21 luglio
1954, Era all’Ansaldo dal 1929.
Lascia la moglie.
—— T ——_—
Aì familiari le commos-
se condoglianze de «l’An-
saldino ».
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3
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SZ
ADIRITM RITO GIAN.
=="
> SDA RIO RIN AU
9
Giacomino, portoghese,
fa il tifoso senza spese.
dd
OD
DE
i
Il maligno Giacomone,
uno scherzo si propone.
Una botte spinge, il vile,
alla base del... sedile.
LYN
Crolla tutto con fracasso.
Giacomino come un sasso...
.. Oltre il muro vien lanciato
e in tribuna accomodato.
E. la giusta punizione
dà il bottaio a Giacomone.
Bisogna ricomporre come
era in origine questa foto-
grafia ch'è stata tagliata a
pezzi (e i pezzi, come ve-
dete, sono stati da noi ri-
messi insieme con una certa
confusione).
Fra coloro che ci invie-
ranno l’esatta soluzione del-
la foto entro il 25 agosto
verrà sorteggiato un viaggio
a Firenze in occasione della
Mostra della Fonderia (19-26
Settembre).
A scelta: viaggio in 2.a
classe andata e ritorno e per-
manenza a Firenze per quat-
tro giorni (compreso il
viaggio) per una persona,
Oppure: viaggio in 3.a clas-
se andata e ritorno e perma-
menza di due giorni per due
persone,
L'assenza dallo Stabilimen-
to dovrà essere conteggiata
in conto ferie,
Avvertiamo che il taglian-
do può essere spedito:
all’Ansaldino - Recapito
Ansaldo - Genova, oppure
consegnandolo ai nostri cor-
rispondenti di STA: LIV, Dr.
Moriconi (PER) - MUG, sig.
Guadagnini (COI) - MEC,
sig. Rovegno (MOP) - CAN,
sig. Merlano (MOP) - FON,
rag. Montesoro (SES) - MEF,
sig. Maggiolo (UTEN) -
CARP, sig. Piardi (TEC)
DIG, Sig.na Gasparino (UPR).
UN VIAGGIO A FIRENZE
w
t))
7_
cin
N
Il dromedario:
gobbo! ».
zona —_
Py
Il padrone del circo: « Quante
volte ti devo dire di non mettere
la testa in bocca al leone? »,
« Hai visto? Un
cai
Mili
sar
Riteniamo utile, per le de-
duzioni che se ne possono
trarre, fare un po’ di con-
suntivo sul funzionamento
della « Cassetta delle Idee »
negli ultimi tre mesi circa. Gli
argomenti delle proposte pre-
sentate si possono riunire in
dieci gruppi, e cioè: 1) evita-
re infortuni ed aumentare la
sicurezza del personale; 2) ri-
durre gli sprechi di qualsiasi
specie; 3) eliminare operazio-
ni inutili; 4) eliminare ritardi
nella produzione; 5) migliora-
re la lavorazione; 6) preve-
nire i guasti agli impianti ed
ai macchinari; 7) migliorare
il macchinario e le attrezzatu-
re; 8) migliorare gli impianti
ed i servizi ausiliari; 9) mi-
gliorare l’attuale organizzazio-
ne; 10) quesiti personali o che
comunque hanno poca o nes-
suna attinenza con i
denti scopi della « Cassetta
delle Idee », In tutto sono sta-
te presentate 815 proposte, di
cui 187 per migliorare gli im-
pianti ed i servizi ausiliari e
155 per migliorare l’attuale or
155 per migliorare l’attuale or-
ganizzazione, con una percen-
tuale sul totale rispettiva-
mente del 12% e del 19%.
Gli altri argomenti hanno
raccolto un numero notevol-
mente inferiore di proposte.
Quelle premiate sono state
165, cioè il 20%.
ISESESI
PROPOSTA N. 01872
In considerazione che un singolo
pezzo o un complesso organico pro-
gettato in un qualsiasi Ufficio Studi
sintetizza, quindi determina, tutta
1a serie di fattori causali sia del
costo, sia della difficoltà e del tem-
po per la sua produzione e talvol-
ta, dipendentemente da questi, le
del suo
to in esercizio; è da ritenersi di
somma importanza la conoscenza
da parte del progettista o disegna-
tore di tutte le possibilità, di tutte
ie difficoltà e di tutte le convenien-
ze proprie all'officina per la quale
lavora e che tal pezzo deve pro-
durre. Intendo dire conoscenza di
quanto sopra non relativamente a
determinati reparti o a quello che
più particolarmente interessa la
produzione del suo Ufficio Studi,
bensì dell'intero complesso produt-
tivo dello Stabilimento, Questo per-
chè è bene in considerazione delle
possibilità, delle difficoltà e delle
varie convenienze, prime delle
quali quelle di esecuzione, che un
pezzo viene progettato in un modo
| anzichè in un altro e lo stesso suo
materiale, talvolta, viene prescritto.
Ne consegue da questa riflessione
che i tecnici degli Uffici Studi, pri-
ma ancora di quelli degli Uffici di
Officina e di quelli degli stessi re-
parti di lavorazione, dovrebbero es-
sere edotti su tutti quanti i pro-
blemi dell'officina, della pr
coi suoi tempi, i suoi costi, le sue
attrezzature e i suoi mezzi di con-
trollo, Questo perchè se è ben vero
che i problemi specifici dell'offici-
na, le questioni tecnologiche, le at-.
trezzature ecc, sono considerati e
risolti da tecnici specializzati, è al-
tresì vero che tutto il lavoro di
questi tecnici s'impone ed è de-
terminato in primo e quasi esclu-
sivo luogo da chi cura la proget-
tazione e le prescrizioni relative 2
quanto dev'essere costruito.
Purtroppo la situazione del per-
sonale degli Uffici Studi, non dicia-
mo del nostro Stabilimento, ma di
tutti 1 grandi Stabilimenti in Italia,
per tradizionale mancanza di con-
siderazione della necessità esposta e
di iniziative atte a migliorarla, è
in proposito alquanto deficitaria.
d’infor Î e mol-
teplici « pregiudizi tecnici » che
molto influiscono sulla razionalità
degli studi e quindi sulla produzio-
ne, sussistono radicati nella men-
te dei progettisti, dei disegnatori e
per essere realisti dobbiamo dire
anche, se non più, di alcuni diri-
genti di UMci Studi. Ciò dico non
per criticare, sla pure in senso ge-
merico ed impersonale, categoria
alla quale io pure, con le medesi-
me lacune, appartengo, bensì per
indicare uno stato di fatto ora ine-
vitabile e assolutamente non impu-
tabile all'indicata categoria di tecni-
ci bensì alla mancanza di provve-
dimenti e di iniziative atte ad evi-
tarlo.
Prima di passare a proposte cer-
cherò di indicare alcune cause del
presente stato di cose e citerò alcu-
ni esempi specifici di per
da parte di molti progettisti e dise-
gnatori che non abbiano — e sonv
f più — una esperienza personale
prece-.
completa dei problemi e delle pos-
sibilità dell'offlcina. Tra le cause
più importanti di quanto si lamenta
vi è:
1) Il fatto che raramente e so-
lo pochi tecnici di Uffici Studi han-
no potuto finora seguire in tutte le
sue fasi l'ulteriore lavoro che per
discendenza deriva agli altri Uffici
Tecnici e all’Officina da quanto essi
progettano o disegnano. Per lo più
essi non sanno più niente o ben
poco delle conseguenze e dei ri-
sultati pratici dei loro laveri, salvo
aver sentore degli inconvenienti
più gravi che a volte si verificano
nella fase di esperimento o.di eser-
cizio che per altro non possono
generalmente seguire e senza aver
potuto osservare in proprio gli ef-
fetti e notare le cause. In ogni mo-
do tutta la fase intermedia rela-
tiva alle attrezzature, alle lavora-
zioni coi loro costi e i loro pro-
blemi è dalla maggior parte di es-
sì ignorata,
2) L'impossibilità di estendere
alla generalità dei casi lVesperienza
che intorno a un dato problema
tecnico può aver fatto in un de-
terminato caso, Ad esempio può
darsi una costruzione saldata che
presenti vantaggi notevoli su una
fusa e viceversa, Casi in cui lavo-
razioni di macchina in una deter-
minata costruzione possono essere
convenienti rispetto ad altra co-
struzione che le eviterebbe e vi-
ceversa. Si danno una quantità di
casi di questo genere o di genere
diverso ma loghi ed d
molto difficile che uno stesso tec-
nico di Uffici Studi (data anche la
scarsità di scambi con l'officina)
possa avere esperienza di un nu-
mero t i casi riguard
ti lo stesso problema, ecco che —
per la tendenza a generalizzare il
pro e il contro dell'unico 0 dei
pochi casi incontrati nella propria
esperienza — si crea il € pregiudi-
zio tecnico ». Così si notano molte
volte addetti agli Uffici Studi dalle
opinioni discordi sullo stesso pro-
blema i e — pur con-
vinti ciascuno della bontà del pro-
prio punto di vista — senza la pos-
sibilità di formulare un giudizio
certo in tutti i casi.
3) La mancanza d’informazio-
ne circa il progresso delle nuove
macchine utensili dello Stabilimen-
to e conseguentemente dei tempi
di lavorazione i quali possono ren-
dere conveniente oggi, ciò che era
sconveniente ieri, per cui quella
che poteva essere opinione giusta
tratta dall'esperienza, può tramu-
tarsi oggi in un radicato pregiudi-
zio. Dirò ad esempio che proprio
a me è capitato recentemente . di
dover cambiare opinione circa la
opportunità di un certo indirizzo
nell'attuazione di una costruzione
per la rapidità insospettata di cer-
te operazioni meccaniche che, s0-
lo per questo, consigliano altre
prescrizioni ed altro procedimento.
4) Mancanza degli elementi
sussidiari alla valutazione, perchè
estranei al proprio campo di spe-
cializzazione e quindi di esperien-
za; per i La c i
di un particolare costruttivo o di
un procedimento lavorativo che si
imponga per progettazione, può ap-
parire anche grande rispetto ad
altro, quando si astragga dal ciclo
di operazioni preliminari e sussi-
diarie quali attrezzatura, trasporto,
piazzamento, strumenti di control-
lo e utensileria necessaria che pur
dev'essere fabbricata; risultando
molto svantaggioso in considerazio-
ne totale. Ciò specialmenté in ri-
guardo a grandi pezzi o a piccoli
e medi pezzi di forma complessa.
5) Mancanza d’informazioni
precise e generalizzate sulla lavo-
robilità degli acciai spinta ai limiti
di massima durezza consentita da
convenienze generalmente ignorate
dal progettista, specialmente in rap-
porto ai più moderni mezzi di la-
vorazi Ignoranza dei casi e dei
limiti di opportunità d'impiego di
acciai comuni di massima durezza,
che evitino ulteriore trattamento e
ripresa di lavorazione, in rapporto
sd acciai speciali, più costosi e che
per avere l'uguale caratteristica
che interessa impongono trattamen-
tl dopo la lavorazione e conseguen-
te ulteriore finitura (rettifica).
6) Ignoranza delle possibilità
di esecuzione di reparti dello stabi-
limento, diversi per genere e carat-
teristiche di lavorazione da quelli
più conosciuti dal progettista o dal
disegnatore, perchè (i secondi) più
particolarmente in relazione con la
produzione dell'Ufficio Studi cui
egli appartiene. Una migliore cono-
scenza di ciò potrebbe portare in
certi casi a diversa progettazione,
almenò per alcuni particolari e al-
lo sfr p inso-
spettate dell'Officina interessando a
certe produzioni reparti o mano
d'opera diversamente esclusi,
7) La mancanza di informazio-
ni precise e generalizzate circa la
saldabilità dei vari tipi di acciaio,
Sembra incredibile, ma pure non
esistono ancora nei tabellari di
normalizzazione degli Uffici Studi
delle indicazioni chiare ed esau-
rienti in proposito.
Capita così, come al sottoscritto,
di sentir considerare non saldabili
(e quindi esclusi a cagione di sal-
datura) acciai che nella esperienza
sua e di altri sono risultati sal-
dabili e applicati con esito del tut-
te soddisfacente, Capita spesso sen-
tire i disegnatori chiedere infor-
mazioni di ciò agli altri colleghi
od a superiori i quali, aleune vol-
te, non sanno cosa rispondere o
esprimono pregiudizi ritenuti da
iungo tempo veri. "
Vi è assoluta mancanza in detti
tabellari anche circa la convenien-
za o meno della saldatura per i
vari acciai in rapporto al tipo di
elettrodo da usare. Mancano tabelle
indicative della grossezza, del co-
sto, della quantità di elettrodo e del
tempo relativo alla profondità e
lunghezza di saldatura, onde poter
direttamente giudicare della con-
venienza di tale operazione ngi ca-
si in cui essa potrebbe essere so-
stituita da lavorazioni meccaniche,
specialmente di fresa e di pialla
nel pezzo pieno.
Questo quando per altre ragioni
non si voglia ricorrere a una fu-
slone.
8) In relazione con quanto det-
to al numero 7) occorrerebbero nei
i di n degli
Uffici Studi anche delle tabelle in-
dicative, sia pure in linea di mas-
sima, dei tempi d'impiego nelle
p jche di sgrossa-
tura mediante piallatura, fresatu-
ra, foratura e taglio affinchè il di-
segnatore possa con elementi di
giudizio a sua diretta e immediata
disposizione fare il confronto e va-
lutare sia pure sommariamente
delle convenienze nell'adottare un
tipo di costruzione o un altro, si
tratti pure di un pezzo 0 un
particolare costruttivo.
Le esigenze citate dal sottoscrit-
to, rappresentano soltanto alcuni
esempi di lacune che a parer suo
esistono presso gli Uffici Studi, i
cui tecnici essendo alla origine di
ogni determinazione in fatto di
le realizzazioni e le lavorazioni più
insospettate e più fuori del nor-
male compiute dall’officina, sia di
molte piccole cose come di grandi,
al fine di rendere edotti gli inte-
ressati delle effettive possibilità rea-
lizzative di tutto il complesso pro-
duttivo del nostro Stabilimento.
Ove fosse conciliabile economzica-
mente si potrebbe usare la stam-
pa per presentare almeno i più
semplici e fondamentali casì, ma è
da ritenere che quest'ultimo mezzo
richiamerebbe l'attenzione e l’'inte-
resse dei tecnici interessati ed inol-
tre risulterebbe meno suggestivo
non costituendo uno scambio per-
sonale diretto e una novità.
Ritengo far notare che se anche
la presentazione diretta a nume-
rose persone può creare qualche
problema sia di locale che di tem-
po vale sempre la pena cercare
di risolverlo, perchè tale opera di
informazione e divulgazione è —
a parere del sottoscritto — l'unica
che meriti d'essere intrapresa; es-
sendo l'istruzione e l'esperienza ac-
centrate in pochi tecnici di rilievo
perduta per lo Stabilimento al
mancare di questi, mentre se ge-
neralizzate permangono, si diffon-
dono ulteriormente e si perpetua-
no oltre a venire più sicuramente
applicate.
Se festività infrasettimanali, scio-
peri ed altri possibili eventuali in-
terruzioni per l'intero Stabilimen-
to, mon influiscono sensibilmente,
sui normali tempi produttivi, non
si vede perchè le iniziative pro-
poste qualora comportassero men-
silmente qualche ora di assenza
dagli Uffici Studi del personale ad.
detto, non potrebbero conciliarsi
con le esigenze produttive dei me-
desimi.
Altra iniziativa suggeribile, a pat-
to di non venir meno a quella di
più vasta divulgazione suindicata,
sarebbe che ogni Ufficio Studi si
formasse un tecnico che ben cono-
sca i problemi della progettazione
ma dalle qualità eclettiche e non
troppo schivo di specializzazione,
che prendendo visione di tutto il
ciclo produttivo in senso vertica-
le, cioè dall'Ufficio Studi all'Offici-
na, compreso i problemi di attrez-
zatura, utensileria e condizioni di
lavoro relative all'oggetto della
produzione specializzata del suo
produzione, richiederebbero una Vfficio; potesse essere interpellato
Visione sintetica ma più completa e fornire tutte le indicazioni ri-
delle delle ig! e dai lleghi progettisti e
delle convenienze di tutti i settori disegnatori circa le opportunità e
dello in r ai le derivanti dai ,pro-
loro studi, blemi degli altri reparti produttivi
Cer ii
a produzioni diverse potrebbero
avanzare molti altri esempi e più
ancora lo potrebbe l'officina, ma
intanto propongo di ovviare con
adeguati mezzi a quelli da me in-
dicati,
Oltre a quanto potrebbe pen-
sare la Direzione, con l'ausilio dei
competenti dei vari reparti e con
i lità a d a
attuazione, propongo che sì orga-
nizzi un serio lavoro di propa-
ganda, con mezzi d'istruzione e di
anformazione, quali relazioni a tut-
ta la ia dei tecnici di Uffici
Studi, dal dirigente di reparto al-
l’ultimo disegnatore; con confe-
renze e con proiezioni illustranti
casi tipici della pratica relativi al-
le nostre normali e — se partico-
larmente significative — speciali
costruzioni; con tutti i problemi e
le esigenze che ne scaturiscono dal
momento in cui un disegno si stac-
ca dall'Ufficio Studi intino alla rea-
lizzazione finita dell'oggetto. Oltre
ad indicare il processo seguito
perchè determinato dalla progetta-
zione iniziale, occorre illustrare
tutti gli eventuali vantaggi che ne
sarebbero derivati da una diversa
concezione, sia pure solo di alcu-
ni particolari; dall'adozione di altri
materiali ugualmente soddisfacenti;
da una variazione anche parziale
di struttura; dalla sostituzione di
alcune lavorazioni e in ogni modo,
qualora il relatore non potesse fa-
re per propria competenza o per
mancanza di elementi ricevuti, con-
siderazioni di questo genere, mo-
strare almeno tutti i desiderata
dei reparti interessati allo studio
dei mezzi di produzione e alle la-
vorazioni del caso illustrato.
Tutto ciò, bene inteso, impostan-
do ogni obbiezione e richiesta non
su opinioni precostituite ma su
quanto nel corso di quel processo
scaturì dalla pratica, per consta-
tazione e riflessione di quanti vi
presero parte } quall tutti dovreb-
bero in tal modv collaborare, Ba-
sterebbero pochi casi importanti e
pochi esempi significativi, nel sen-
so che si offrano per le singole
operazioni a una sufficiente gene-
ralizzazione, per distruggere molti
pregiudizi e apportare una sentità
utilità. ©
Occorrerebbe anche illustrare, a
scopo semplicemente informativo,
all'oggetto di studi del suo
Ufficio.
ll sottoscritto non si sente di po-
ter valutare tutto il pro e il contro
di questa ultima proposta, la quale
come si ripete non dovrebbe rap-
presentare un accentramento di
cognizioni in un solo individuo che
potrebbe ad un certo momento
mancare, ma facilitare l’azione di-
vulgati e generi: ice nel suo
particolare ambiente di tutte quel-
le nozioni richieste dalla sua più
specifica produzione.
Sperando — indipendentemente
da ogni preoccupazione di persona-
le riconoscimento — che queste 0s-
servazioni diano almeno l'ispirazio-
ne di muove idee e nuove iniziati
ve ai fini indicati, ossequio con
deferenza.
RISPOSTA
H problema esposto dal propo-
nente, oltre che dimostrare un as-
sai lodevole ed intelligente inte-
ressamento, è di grande attualità
per il nostro Stabilimento,
Non vale, evidentemente, ave-
re dotato lo Stabilimento di costosi,
nuovi mezzi di lavoro, di mezzi
modernissimi di ricerca e ‘di con-
trollo, se gl’Ingegneri, i progettisti,
4 costruttori e il personale tutto
degli Uffici Studi non sono istruiti
ed aggiornati circa 1 mezzi dispo-
Oli e le MUOVE tecniche d’esecu-
ene e controllo ‘offi-
pn del lavoro d’offi.
La Direzione ha visto questo pro-
blema da lunga data, ocra
zione e la particolare sistemazione
data al Laboratorio Materiali sono
state studiate proprio per risolvere
il problema in questione,
Si noti che del Laboratorio, men-
tre il piano terra è adibito al con-
trollo corrente dei materiali in ar-
rivo e in produzione ed fl 2.0 piano
alle analisi chimiche dei materiali,
il 1,0 piano è proprio il Labora-
tcrio ad uso degli Uffici Studi.
Ivi è una sala Proiezioni e Con-
ferenze per raccogliere le persone
allo scopo di dare loro iInforma-
ziont e promuovere scambi di
idee.
Ivi viene raccolta la biblioteca
con riferimenti bibliografici più
ampi possibili. E' d’imminente ini-
zic la proiezione di film tecnici.
VP ZN ROERO ETRE IRE IRE CPP RTRONDIONITA
ce CASSETTA DELLE IDEE +
n go
Nello stesso piano si trovano « Da-
ti e Specificazioni sui materiali » in
numerosi raccoglitori ad uso degli
Uffici Studi.
Così in questo piano sono svi-
luppati i gruppi di prova che ri-
guardano sollecitazioni nel senso
più vasto: stati di tensione per lo
studio dei disegni; rilievi di vibra-
zioni; fatica su provette e su pezzi;
usura; prove tecnologiche come
saldature, rivestimenti di tutti i ge-
neri, corrosione.
Altre prove tecnologiche che
possono interessare gli Uffici Stu-
di sono al piano terra, come trat-
tementi termici sperimentali e pro-
ve di lavorabilità e ’rendimento
utensili.
La Direzione ha inoltre in pre-
parazione un corso aggiornato sui
materiali (caratteristiche e tratta-
menti termici) che sarà tenuto ai
personale degli Uffici Studi,
}id ha inoltre in preparazione un
altro corso di conversazioni, che
saranno affidate a Tecnici diversi;
ciascuno di essi tratterà tutto ciò
che riguarda un pezzo importante
caratteristico delle nostre costru-
zioni, dalla scelta del materiale, al-
le avvertenze di disegno, alle avver
tenze di fonderia o di fucinatura.
all’attrezzatura necessaria per la
lavorazione meccanica, al ciclo di
lavoro, fino alle norme-*di collaudo
e alle avvertenze di montaggio del
pezzo.
La Direzione ritiene opportuno
che ciascuna di queste conversazio-
ni sia intitolata ad un pezzo ca-
ratteristico, allo scopo di dare un
ordine intuitivo a tutta la materia
e altresì allo scopo di dare ai pro-
gettisti e costruttori proprio le no-
tizie che loro mancano (0 possono
mancare).
Alla fine di ciascuna conversa-
zione i presenti potranno esprime-
re le loro domande, le loro osser-
vazioni, i loro dubbi in modo che
ciascuno ottenga dalle conversazio-
ni stesse un effettivo aiuto per il
migliore disimpegno del suo spe-
cifico compito.
Gli argomenti saranno, in via di
esempio:
— Rotore di grande turbina B.P.
— Rotore di turbina A.P.
-- Coperchio cilindri in acciaio fu-
so per grande motore tipo Fiat.
-- Coperchio cilindri in ghisa per
motore medio Ansaldo.
— Cassa turbina saldata per turbi-
na B.P.
—- Cassa turbina composta in ac-
ciaio fuso per turbina A.P.
— ecc.
A ciascuna conferenza dovranno
partecipare non soltanto gli specia-
listi dell'Ufficio Studi competente,
bensì anche il personale di altri
Uffici Studi: da ciò la Direzione si
ripromette l'acquisizione dei mi-
gitoramenti che possono da ciascu-
no essere ottenuti conoscendo ed
in parte adottando le tecniche più
progredite di altre specialità,
Oltre a quanto precede esiste già
presso il Laboratorio, a disposizio-
ne degli Uffici Studi, una raccolta’
di esemplari tipici che riguardano:
a) avarie e difetti;
b) processi di fabbricazione
che costituiscono l'esperienza del-
lo Stabilimento negli ultimi 5'anni.
H proponente è comunque invi-
tato a presentarsi all'ing. Rappini
per dare e ricevere ulteriori chia-
rimenti.
TAGLI D'ABITO
PRAIA MITI:
VITTORIA
MAGAZZINI
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL’ ANSALDO S.A.
*
Edito dall’ Ansaldo S. A.
P. Carignano, 2 - Genova
cd
DANTE JANNONE
Redattore responsabile
*
Autorizzazione del Tribunale di
Genova n. 299 - 6 Maggio 1954
F.lli PAGANO - TIP.EDIT. S.p.A.
Î Via Monticelli, 11 - Genova
)
}
Telefono 83.825
*
Pubblicità SIRA Concess.
Escl.- Genova - Piazza delle /2
Vigne, 6 - Telel. 22.342 |
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NUMERO DOPPIO
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vendita al pubblico L. Gruppo Secondo 3
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: 5 Me I a ESE i ENI
BUONE VACANZE!
Buone vacanze a tutti, dun-
que; poichè questo è tempo di va-
canze.
Dice una antica massima che
«la felicità appartiene a chi fa
bene il proprio lavoro e lo fa se-
guire da un periodo di riposo
rigeneratore ». Senza alcun dub-
bio, gli Ansaldini hanno lavo-
rato bene, in quest'anno; il « ri-
poso rigeneratore » spetta dun-
que loro non soltanto in osse-
quio ad una norma contrattua-
le ma anche e sopratutto in vir-
tù di una obiettiva valutazione
morale. Ma, quanto alla felicità,
essa è pura utopia. Il nostro fer
vido e cordiale augurio è perciò
più modesto: siate sereni, go-
detevi con animo tranquillo que:
sto breve periodo di ferie. Il buon
lavoro che avete falto ha dato i
suoi frutti; l'Azienda, in questa
ultima annata, ha sensibilmente
progredito sulla via di una mi-
gliore produzione e di un con-
fortante equilibrio di bilancio.
Siano dunque liete e serene le
vostre vacanze.
Serene anche per voi, lavo-
ratori del Cantiere di Sestri no-
nostante in questo periodo sugli
scali non ferva il lavoro. Vi di-
ciamo, perchè sappiamo di poter-
velo dire con certezza, che l’even-
tuale sospensione non è assolu-
tamente, per voi, l’anticamera
del licenziamento; nessuno ab-
bia dubbi in proposito. Se la Di.
rezione dovrà procedere a so-
spensioni, ciò sarà in conse-
.guenza di un momentaneo rista-
gno delle costruzioni. Ma quello
che nel primo numero di que-
sto giornale vi abbiamo detto,
era e rimane vero: esistono le
premesse per una prossima ri-
presa d’attività. E’ già stato fir-
mato il contratto per la costru-
zione di una delle due turboci-
sterne da 31.500 tonnellate e per
l’altra proseguono le trattative,
come allora vi avevamo annun-
ciato. La legge in favore dei Can-
tieri è già stata approvata dai
due rami del Parlamento e sta
per entrare in vigore; le costru-
zioni navali dovranno riceverne
nuovo impulso. Queste sono le
prospettive.
Non vi sembri dunque fuori
proposito il nostro augurio. Non
è campato in aria. E viene dal
profondo del nostro animo. Tronco di forno rotante con satelliti costruito alla Carpenteria e destinato ad una cementeria brasiliana.
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di
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na
ddt pine
I OTTO
anna
POSTE TP POE PONE
uando nel novembre del
Q 1949 ci pervenne la noti-
zia che il Cantiere del
Muggiano veniva incorporato
nell’ANSALDO noi provammo
letizia ma nello stesso tempo
un senso di perplessità, un
senso direi di soggiogamento
dal prestigio e dalle tradi-
zioni del nome,
L’ANSALDO fondata da uo-
mini come gli Ansaldo, Bom-
‘brini, Rubattino, Penco, colla
sua fattiva centenaria esisten-
za, rappresentava un po’ la
storia dell’industria navale e
meccanica italiana, dalla co-
struzione delle locomotive fer-
roviarie, alle prime navi in
ferro, alle prime automobili,
ai primi aerei. Dall’ANSAL-
DO uscirono macchine e navi
che hanno fatto epoca.
Basti ricordare il « Rex»,
nastro azzurro dell’oceano, la
« Giulio Cesare », la e Litto-
rio », l’« Impero », l’« Andrea
Doria » e la « Cristoforo Co-
lombo », e moltissime altre
che confermavano nel mondo
il gusto e la sapienza dei co-
struttori genovesi.
Ma per noi combattenti, un
altro ricordo sgorgava dalla
mente e dal cuore. Nell’autun-
no del 1917 madidi, inzacche-
rati, taciturni, trascinavamo
quel poco che ci era rimasto
sul Grappa e con quel poco te-
nevamo duro, ma la lotta era
impari e l’angoscia ci chiude-
va la strozza, Poi in uno di
quei giorni incominciò a sus-
surrarsi di colle in colle, di
schiera in schiera, la frase:
coraggio ragazzi, l’ANSALDO
ci manda i cannoni. Fu un bal-
samo, un alito di resurrezione
vibrò dalla Madonnina al ma-
re. E i cannoni vennero dav-
vero e la vittoria fu nostra.
Questo ricordo è sempre ri-
masto chiuso nel cuore dei
Spirito del Muggiano
combattenti di allora e da es-
so si sprigiona ancora gratitu-
dine.
SÌ, è vero, noi entravamo al-
l’ANSALDO lieti ma un po’
sbigottiti, ancora in poco buo-
ne condizioni dopo il terribile
travaglio di tante dolorose vi-
cende.
Ci confortava però il ricor-
do del nostro passato.
Da questo scoglio disperso
nel Golfo di La Spezia cento
sommergibili avevano salpato
per il loro destino. Riaffiora-
vano alla nostra mente le tan-
te immersioni compiute, i tan-
ti collaudi alle massime pro-
fondità, rivedevamo i pavesi
palpitare vittoriosi dopo la
prova dei 100 metri; e mai
una prova fallì, mai un inci-
dente ci turbò.
Rivedevamo lo « Zara», il
« Diaz », il «Duca degli Abruz-
zi», coi loro baffi di schiuma
superare di gran lunga, spa-
valdi, le massime velocità
contrattuali, le vedevamo ac-
colte nelle squadre della Ma-
rina con ammirazione.
Noi sentivamo che uomini
che si chiamavano Laurenti,
Agnelli, Odero, Orlando, Bo-
selli, ci avevano dato l’appog-
gio della loro fama di indu-
striali e di tecnici valenti.
E che l’ANSALDO ci am-
ministrò negli 1918 sotto il no-
me di ANSALDO-SAN GIOR-
GIO,
In quel periodo furono al
Muggiano costruite le prime
motonavi italiane con motore
Fiat. ì
Ed entrammo nella nostra
nuova famiglia un po’ titu-
banti, ma a fronte alta, col-
l'impegno di fare tutto quanto
era possibile per confermarci
degni di essa, per non venir
meno al buon nome che il va-
lore dei nostri tecnici e la ca-
pacità delle nostre maestranze
ci avevano assicurato nel Pae-
se e fuori,
Ed entrammo colla forza di
animo necessaria per gettare
anche nel macero dell’umilia-
zione ogni ambizione ed ogni
orgoglio, pur di attingere alla
gioia della compattezza leale,
alla gioia ineffabile della vit-
toria.
E sotto lo scudo dell’AN-
SALDO potemmo riordinare,
restaurare, ‘abbastanza celer-
mente, mezzi, spiriti e disci-
plina.
Gli impianti del Cantiere di
già ammodernati, iniziarono il
loro esercizio; le costruzioni
intraprese e concluse da allo-
ra fino ad oggi si chiamano’
« Europa », « Ignazio Biboli-
ni», « Francesco Bibolini »,
« Frisco ». «Punta Spiga»,
« Mahroussa », « Gennamari >».
Furono anche da allora ese-
guite n. 10 trasformazioni e n.
80 riparazioni di navi.
Queste navi costruite al
Muggiano sono state ricono-
sciute ovunque come belle,
buone, eleganti. E i costi rag-
giunti sono stati confortanti.
Possiamo con tranquilla co-
scienza affermare che abbiamo
mantenuto fede all’impegno.
Noi riteniamo che per quan-
to si riferisce alla mano d’o-
pera poche riduzioni di costo
si potranno ancora ottenere;
il fattore delle spese generali
migliorerà, ma lentamente, col
migliorare delle condizioni
economiche del Paese. Dove
noi crediamo che ancora sia
possibile strappare vantaggi è
nel campo dei materiali. Per
quelli siderurgici è sperabile
che nel futuro la partecipazio-
ne nostra al pool ferro carbo-
ne porti i suoi benefici.
Ma dal costo di un chilo-
grammo di acciaio a quello di
un chilogrammo dei materiali
nave, il divario è troppo forte.
Dobbiamo, a nostro avviso,
affiatare, stringere a noi mag-
giormente i nostri fornitori,
che poi rappresentano quasi
tutta l’industria navalmecca-
nica del Paese, dobbiamo tec-
nicamente ed economicamente
fondere i nostri sforzi, dob-
biamo far sentire loro il fer-
vore e l’assillo della nostra‘
battaglia, far sentire loro il
dovere e la convenienza di as-
sicurare anche sul mare al
Paese il giusto posto che gli
compete per posizione e tra-
dizione,
E noi non siamo pessimisti.
Da questo quasi dimenticato
scoglio del Muggiano sentiamo
che il mare racchiude tante
vie del mondo, che queste vie
vedono col progresso conti-
nuamente aumentato il loro
traffico, che il mare è una
chiara palestra nella quale i
Cantiere del Muggiano, anno 41936: il varo dell'incrociatore « Duca degli Abruzzi ».
vari popoli esaltano e confron-
tano le loro conquiste, che il
nostro Paese deve sentire tut-
ta l’importanza che il mare ha
nella sua vita, perchè al pari
dell’agricoltura garantisce la
sua essitenza.
E poi in fondo la nave non
è un cattivo impiego di dena-
ro; è un oggetto mobile, che si
può trasferire, che è ben pro-
tetto dalle società assicuratri-
ci, che si può sempre vendere,
che quando ha finito il suo
servizio si demolisce: materia
che rientra nella materia.
Ma l’Armamento ha le sue
regole e il suo linguaggio, re-
gole e linguaggio che bisogna
conoscere .e capire, l’arma-
mento esige esperienza e tra-
dizioni e i nostri armatori fan-
no in genere miracoli.
Ma anche chi non ha molta
dimestichezza col mare, ma ha
fiducia di esso, può impiegare
i suoi capitali, i suoi risparmi,
poggiandosi ad un armatore
capace.
Noi amiamo la nostra ope-
ra, anche se è di quelle che
non sono mai compiute, per-
chè è fatta di evoluzione, di
perfezionamento, perchè ha
l’assillo della continuità,
E siamo contenti perchè
l’ANSALDO è in auge, perchè
in questi giorni ha consegna-
to agli Armatori sei ottime
grandi navi. Esse si chiama-
no: «Cristoforo Colombo »,
« Mina D'Amico», « Italmo-
tor >», « Giulietti », « Frisco»,
« Punta Spiga ».
Verbo forte: perchè è il ver-
bo dei fatti.
Lo Stabilimento Meccanico
della Società è poi un com-
plesso di altissimo valore, am-
mirato in tutto il mondo, che
onora il Paese.
Non ci resta quindi che con-
tinuare il nostro cammino, lie-
ti, fidenti, decisi.
Giovanni Du Jardin
sn i o EI iii at oi ARE i i i
e
3
LE SPESE GENERALI
Un giudizio sulla gravità o meno dell’incidenza delle spese generali sui costi di produzione
non può essere espresso in base alla pura e semplice indicazione di
non è sufficientemente ad-
dentro nella complessa
questione delle « spese gene-
rali di produzione », che l’en-
tità di queste spese, per ta-
lune aziende (e in particolare
per quelle che, come la no-
stra, costituiscono grandi com-
plessi industriali di primaria
importanza), rappresenta una
incidenza assai rilevante e tale
da fare quasi pensare, specie a
chi in materia è assolutamente
profano, di essere di fronte a
spese di carattere indefinibile
e in gran parte inutili,
Ciò, evidentemente, può con-
durre con facilità all’affretta-
ta conclusione che i costi di
produzione risultano conse-
guentemente eccessivi e che s1
potrebbe produrre a minor
costo se non esistessero que-
ste inutili e non ben identi-
ficate spese generali,
A questo punto è opportuno
chiarire che cosa sono le spe-
se generali e a che cosa esse
vengono riferite quando se ne
dà l’incidenza percentuale.
Presso la nostra Società, e
presso molte altre aziende si-
milari, le spese generali sono
costituite da tutto quel com-
plesso di spese che maturano
nell’ambito dell’azienda all’in-
fuori di quelle che si possono
direttamente addebitare alle
S rileva in genere, da chi
singole produzioni, come le
spese della mano d’opera di-
retta e dei materiali diretti e
le spese specifiche di commes-
sa (appunto chiamate « spese
dirette »).
In altri termini, le spese ge-
nerali comprendono tutte le
voci più disparate, come: am-
mortamenti sugli impianti e
sui macchinari, competenze a-
gli impiegati e oneri e contri-
buti sociali relativi, compe-
tenze agli operai addetti ai la-
vori di manutenzione e ai ser-
vizi generali di stabilimento,
oneri e contributi sociali sul-
le competenze di tutti gli ope-
rai (ivi compresi quindi anche
quelli relativi ai salari della
mano d’opera diretta), mate-
riali di consumo e materiali
impiegati nei lavori di manu-
tenzione, consumi di energia
elettrica, gas e acqua, spese di
amministrazione, di mense
aziendali e di assistenza va-
ria, spese commerciali, poste-
legrafoniche e via di seguito.
Restano, come si è detto, e-
scluse dalle spese generali sol-
tanto le spese direttamente
imputabili alle singole com-
messe di produzione e cioè:
— le competenze relative
alla mano d’opera diretta, a
quella mano d’opera cioè che
viene direttamente impiegata
nel processo produttivo di una
specifica commessa e che è
sviluppata dagli operai spe-
cializzati e qualificati (e, nei
Cantieri Navali, anche da quei
cooproduttivi, come gruisti,
imbragatori, manovali ecc. che
lavorano specificatamente per
una determinata costruzione):
competenze costituite esclusi-
vamente dalla paga base, dal-
l'utile di cottimo, dalla con-
tingenza, dalla rivalutazione,
‘dal caro pane e dalle indenni-
tà di mancato cottimo e di la-
vori nocivi o simili;
— le spese relative ai ma-
teriali diretti e cioè a quei
materiali che vengono trasfor-
mati in prodotto finito;
— le spese specifiche di
commessa (spese dirette), co-
me, ad esempio, le spese rela-
tive ai lavori dati in appalto,
alle trasferte di personale, al-
le assicurazioni specifiche, al-
le fidejussioni bancarie, alle
tasse di registrazione di con-
tratti, ecc.
E’ quindi da rilevare innan-
zitutto che gli oneri e i con-
tributi sociali relativi alla
mano d’opera diretta, che rap-
presentano oggi ben il 73%
delle competenze, vengono
considerati a carico delle spe-
se generali, unitamente alle
spese relative alle competen-
ze degli operai addetti alle
manutenzioni e ai servizi ge-
(a N
RISE RASESTSI
Il carrellista è un po’ velocità per la quale dei semafori, della. pa-
il « signore - che - viag- sono superflui i cartelli tente in regola, del li-
gia - in - macchina > che ammoniscono di non bretto di circolazione e,
mentre tutti i suoi com- superare i 30 Km. ora- sopratutto, dei vigili
pagni di lavoro — esclu- ri, elimina la fatica a agli incroci stradali,
si naturalmente i camio- molti compagni di lavo- pronti a prendere il nu-
nisti — vanno a piedi. ro che non sono più co- mero della targa e a se-
Con una mano su un stretti a trascinare i car- gnarlo, insieme al suo
volantino e l’altra su retti a mano da un pun- nome, sul dannato tac-
una leva fa scivolare si- to all’altro dello stabi- cuino delle contravven-
lenziosamente fra i ban- limento. zioni.
chi delle officine e lun- Spesso, quando viag- Ogni tanto però qual-
go le strade dello stabi- gia a vuoto, il carrelli- cuno lo fa restare male
limento il suo veicolo sta si concede il «lus- perchè gli dice: « Guidi
che non sembra avver- so» di dare pa « pas- proprio con i piedi ».
tire il peso del carico saggio » a qualcuno che
che trasporta. Nelle cur- fa la stessa strada: in DI c a dura
ve si dà le arie di un quei momenti crede pro- Infatti i enti: elettri-
asso della bicicletta o prio di essere il «si- Gioni sa 5
L A E guidano esclusiva-
della moto, perchè tut- gnore - che - viaggia - mente con i piedi
to il suo corpo si inar- in - macchina» senza sh
ca come fosse lanciato avere la preoccupazione ALGA.
a 80 l'ora, ma la causa
è tutta della pedana sul-
la quale poggia i piedi. wu
Probabilmente, a vol-
te, quando fila a tutta
velocità (... 20, 25 km.)
gli sembra di guidare 9
una fuori serie o, più
modestamente, a causa so)
degli accumulatori, una
specie di vecchio tram
senza archetto... Comun-
que durante il suo lavo- A x
ro è quasi sempre lieto ° uu < )
e fischietta motivi di al- Di
legre canzoni in voga, =
come i giovani garzoni )
dei fornai che portano Te =
la grande cesta del pa- A È
ne appesa al manubrio i
di scassate biciclette.
In fondo, però il car-
rellista viaggia ad una
n o
nerali e agli oneri e contributi
sociali relativi,
Si deve inoltre precisare che
presso la nostra Società, quan-
do si dà l'incidenza percen-
tuale delle spese generali, si
fa sempre riferimento alla
spesa della pura mano d’opera
diretta.
Per dare un’idea più esatta
di quelle che sono le voci di
spesa che vengono registrate
a carico delle spese generali,
esponiamo qui di seguito la
composizione percentuale, ri-
ferita alla pura mano d’opera
diretta, delle spese generali
maturate nella nostra Società
durante il corso di un passato
esercizio:
Mano d’opera addetta:
una percentuale.
tributi sociali relativi), dall’al-
tro l’entità delle spese gene-
rali si ridurrebbe da 366 (spe-
se generali compresi oneri e
contributi sulla mano d’opera
diretta) a 293 (spese generali
esclusi oneri e contributi sulla
mano d'opera diretta).
Se si volesse poi andare al
limite e riferire, a titolo pu-
ramente di confronto, le spe-
se generali a tutta la mano
d'opera che matura nello sta-
bilimento maggiorata dei re-
lativi oneri e contributi, ac-
cadrebbe allora che altri 92
punti (e cioè: 53 punti rela-
tivi alla spesa della mano d’o-
pera addetta ai lavori di ma-
nutenzione e ai servizi vari e
di mensa e 39 punti relativi
ai servizi generali di stabilimento compre-
sa la manutenzione .
ai servizi delle mense aziendali
Oneri e contributi sociali relativi alla mano d’opera:
diretta .
addetta ai servizi ‘generali di stabilimento,
compresa la manutenzione n
addetta ai servizi delle mense aziendali
Competenze al personale impiegato e dirigente
e oneri e contributi sociali relativi:
competenze
oneri e contributi sociali relativi
Costo del personale sospeso, assistenza e spese
per generi mensa:
costo del personale ro e assistenza
mutualistica
generi alimentari mense
indennità sostitutiva mancata mensa
Totale delle spese generali relative al Paro
nale in forza nella Società
Materiali indiretti:
di consumo per servizi generali di stabi-
limento compresa la manutenzione
energia elettrica, gas e acqua
Ammortamenti macchine e impianti tan
Spese postelegrafoniche, commerciali,
razioni, canoni e contributi vari È 3
Totale, rispetto alla mano d’opera diretta fatta
uguale a 100. È
Nel complesso, dunque, le
spese generali sono maturate
nella percentuale del 366% ri-
spetto alle competenze della
pura mano d’opera diretta, ta-
le essendo appunto il nostro
termine di riferimento nel de-
terminare l’entità delle spese
generali.
Si noti che, di tali 366 pun-
ti, ben 278 si riferiscono alle
spese sostenute per il perso-
nale, mentre 51 punti riguar-
dano le spese per i materiali
di manutenzione e di consu-
mo (compreso energia, acqua
e gas), 24 punti sono inerenti
agli ammortamenti e i rima-
nenti 13 punti sono dati dalle
spese commerciali e di ammi-
nistrazione.
Non è inutile far qui rileva-
re che se, come avviene pres-
so altre aziende, la voce « ma-
no d'opera diretta » fosse com-
prensiva anche dei relativi 0-
neri e contributi sociali (che
rappresentano, come si è ac-
cennato, il 73% delle compe-
tenze), la percentuale del
366% di cui sopra si ridur-
rebbe automaticamente al
169%, in quanto, mentre da
un lato la base del conteggio
passerebbe da 100 (mano d’o-
pera diretta) a 173 (mano d’o-
pera diretta più oneri e con-
50%
3%
53%
73%
37%
2%
112%
LR ARTO.
. 30%
100%
MER n 7
__2%
13%
x 27890
40%
eee
51%
24%
assicu-
13%
agli oneri e contributi sociali
relativi) si sposterebbero dal-
le spese generali alla mano
d'opera, determinando la se-
guente situazione:
spesa totale della mano d’ope-
ra, compreso oneri e contribu-
ti sociali relativi (100+73+92)
265
spese generali (escluso mano
d'opera di manutenzione, dei
servizi generali e delle mense
e oneri e contributi sociali re-
ti sociali relativi (100+73% 92)
201
Per cui si avrebbe che le
spese generali verrebbero a
rappresentare, rispetto al to-
tale della mano d’opera, sol-
tanto il 76% circa.
Quanto sopra abbiamo cre-
duto opportuno di mettere in
evidenza allo scopo di far ri-
levare che un giudizio sulla
gravità o meno dell’incidenza
delle spese generali sui costi
di produzione non può essere
espresso in base alla pura e
semplice indicazione di una
percentuale; occorrerà in ogni
caso, a evitare confusioni e
giudizi inesatti e anche dan-
nosi per l’azienda, precisare
gli elementi che la determina-
no e la base cui essa viene ri-
ferita.
Teresio Rava
CON MOTORE ANSALDO SOVRALIMENTATO
Nessuno
raggiunge
il peschereccio “Oreto I,,
Al nostro Ufficio Vendita Motori è
pervenuta la seguente lettera:
Sono in dovere dì esprimere
la mia grande soddisfazione per
l'ottimo funzionamento del mo-
tore tipo 2131/4 S. da 165 ca-
valli da Voi fornitomi. Il mio
motopeschereccio «Oreto I »,
come Voi sapete, è il più velo-
ce della Sicilia. Dal giorno în
cui cominciammo a pescare, fi-
no ad oggi, non vi è stato mo-
topeschereccio che l’abbia po-
tuto raggiungere; tutti quelli
che pescano a Lampedusa, cioè
baresi, molfettesi e siciliani, so-
no rimasti meravigliati del
cammino che fa V« Oreto I»;
non vi dico poi il cammino che
fa con la rete a mare, cioè
sotto sforzo: non c’è mo-
tore da 200 e da 250 cavalli
che lo può affrontare. Voi non
lo potete credere perchè sem-
bra una cosa impossibile. Dal
giorno in cui il motore mi è sta-
to inviato fino ad oggi non ho
avuto nessuna seccatura, ben-
chè lavori notte e giorno. Nono-
stante la sua potenza effettiva
il motore consuma come se fos-
se il normale da 110 cavalli; fi-
no ad oggi non ha consumato
neanche un grammo in più. An-
cora non abbiamo smontato
niente, ed ha un avviamento
molto rapido. I mieì fratelli ed
io, non» appena avremo accu-
mulato un po’ di denaro, pren-
deremo un altro motore sovra-
limentato Ansaldo, perchè con
questo abbiamo avuta molta
soddisfazione.
Vi scrivo queste parole sen-
za scopì secondari, disinteres-
satamente, perchè quello che
dico è la pura verità e molti ar-
matori di diversi paesi sono ve-
nuti per informazioni; io mì
sono sentito orgoglioso di dire
loro la realtà delle cose, cioè
che il motore, fino " questo mo-
mento, mi ha dato delle belle
soddisfazioni morali e materia-
li. Con tutta sincerità dico mol-
te grazie all’Ansalcio, al Suo
personale meccanico ed al Svo
Capo ufficio vendita motori dr.
Castaldi, che mi ha consigliato
di mettere questo motore con
sovralimentatore.
Gradite î miei distinti osse-
qui insieme ai Vostri tecnici ed
alle Vostre maestranze.
Vincenzo Cosentino
Piazza Gondar 2 - Licata
NAVE FORMA ARTISTICA
vete mai pensato al
A posero di suggestione
di una nave? Incom-
parabilmente superiore a
quello di qualunque altro
mezzo di trasporto, com-
presa la locomotiva che
pur è tra i più espressivi.
Prendete un gruppo di
vetrine, collocate in esse le
cose più diverse, ed in una
un modello di nave, poi os-
servate il comportamento
dei passanti. La polarizza-
‘zione attorno al modello di
nave sarà notevole, e toc-
cherà piccoli e grandi, i-
gnoranti e colti, senza di-
scriminazione.
Dite che non è la forma
ma la funzione dell’ogget-
to? E’ il fascino delle cose
«esotiche che sono legate ai
viaggi oltremare, il desi-
derio di evasione che sta
nell’inconscio di tutti, per-
chè la nave vuol dire con-
‘'tinenti nuovi, oriente eso-
tico, e anche Salgari e Ver-
me? Allora metteteci un
aereo, e vedrete la diffe-
renza.
Perchè la nave è bella,
come è bello il cavallo, e
non lo è il cammello. Ep-
pure, niente di più funzio.
nale, legato ad esigenze
pratiche indiscutibili come
il rapporto tra il peso, la
capacità, e la necessità di
galleggiamento e di velo-
cità. E’ una « forma » che
ha dato sempre, attraverso
i temvi, il senso della sua
funzione pur senza tradire
il carattere della civiltà
che l’ha espressa. Prendete
una nave vichinga e voi
avrete subito una rappre-
sentazione di quel mondo
di «saga» dell’antica ci-
viltà nordica, prendete una
triremi romana e vedrete
la colonna traiana, non per
associazione di idee, per-
chè «sapete », ma perchè
si identifica la forma e-
spressiva,
I turchi per quella loro
forma di guerra a scorre-
rie avevano degli «scia-
becchi » dalle inconfondi-
bili forme che stanno alla
architettura maomettana
come gli altri «sciabecchi»
usati dalle altre potenze
mediterranee stanno alle
diverse architetture occi-
dentali che li hanno espres-
si. Le galee genovesi, quel-
le veneziane, quelle del Re
Sole, sono espressioni di
gusto diverso, e ciò mal-
grado che fino al ’700 le
navi fossero, possiamo di-
re, prodotto di maestri di
ascia più che di un corpo
di ingegneri navali, se è
vero che uno dei primi trat-
tati di ingegneria navale è
quello di Eulero del 1776.
Vuol dire che la civiltà
delle diverse epoche, che
prima veniva trasmessa al-
le navi direttamente da
questi maestri d’ascia, po-
tremmo dire empiricamen-
te, ebbe da allora il sup-
porto di una ciasse di tec-
nici, di « colti » che meglio
erano in grad» di « espri-
mere » attraverso le « for-
me» il proprio bagaglio
culiturale. Ma quali sono
i rapporti tra questa «for-
ma» e le necessità prati-
che di questo « strumen-
to »?. Una nave è bella
perchè il gusto estetico dei
progettisti (e cuindi il pe-
so di una «civiltà») la vuo-
le così, o è bella perchè è
utile (come dicono i fun-
zionalisti in architettura)?
Abbiamo voluto chiarir-
ci le idee e vedere un po’
come nasce una nostra
I disegnatori sono dun-
que mobilitati in un lavo-
ro spesso lungo e minuzio-
so (la progettazione della
«Andrea Doria», per esem-
pio, ha richiesto all’ufficio
quasi due anni di lavoro)
un lavoro di assieme che,
pur nella rigidità del pro-
getto generale, consente
al singolo di sviluppare la
propria sensibilità in al-
cuni aspetti, A questo pun-
to abbiamo chiesto se l’uf-
ficio disegnatori svolge il
suo lavoro per « specializ-
zazioni » cioè per settori
fissi e la risnosta è stata
negativa. Nessuno si fossi-
lizza in un settore partico-
lare (un disegnatore che
faccia sempre la carena, o
i nonti, ecc.) ma tutti si al-
ternano in tutti i settori.
anche se gli elementi co-
stituenti sono tecnici », E
ancora: « E’ un’opera d’ar-
te, e quindi ai un artista
solo. Il progettista è il
creatore unico, e gli altri
degli esecutori anche se,
come abbiamo detto, pos-
sono nell’esecuzione modi-
ficare i particolari ». (Qui
abbiamo pensato alle « bot-
teghe » degli artisti del Ri-
nascimento, e alle « equi-
pes » degli architetti vati-
cani).
«Allora il progettista
della nave non è soltanto
un tecnico, un ”ingegre-
re”, per intenderci? », « No,
dev'essere un tecnico con
un nizzico di genialità ar-
tistica ». E auì io. conten-
to, a incalzare: «Ma allora
costruire una nave non è
La nave è una
attraverso i secoli,
sempre,
“forma”
che ha dato
il senso
della sua funzione pur senza tradire il
carattere della civiltà che l’ha espressa
nave di oggi, una nave dei
nostri caueri. Abbiamo
pariato col sig. AlLOuSO
DpIiggi, Vice-capo aellutti-
civ progetti navi, che costì-
tuisce 11 miguor punto di
osservazione della laborio-
sa iase di progettazione di
una nave, 1] sig. Biggi, ti-
po asciutto e simpatico,
che si occupa di queste co-
se dal 1921 e che é con noi
dal 1935, ha cercato di spie-
garci come funziona que-
sto apparato, da quando il
cliente ordina una nave al
momento in cui essa viene
impostata sulio scalo. Il
cliente, armatore privato o
società statale o governo,
precisa le caratteristiche
generali: « Vorrei una na-
ve lunga così, che portasse
tanti passeggeri così e tan-
te merci così, e avesse una
velocità così. Fate voi ».
(Confesso che questo a-
spetto della cosa mi ha e-
mozionato, e ho pensato a
Gogol interpretato da Ra-
scel: « Vorrei una nave co.
sì e così, quando posso ri-
passare? »).
La sezione progetti si
mette al lavoro, sotto la
direzione dell’ing. Rougier
che, assistito dall’ing. Mau-
cer, vice-direttore, dà le
direttive ver il progetto. Il
progettista, cui risale in-
dubbiamente la paternità
della nave, la crea e la sta-
bilisce nelle sue linee e
passa il vrogetto alla sala
disegno, dove i disegnatori
lo elaborano per la reda-
zione definitiva.
E ciascuno, come diceva-
mo, puo aare aì suol alse-
ul quel «tratto al mati-
la » Cue ne moafica la ior-
ma. Lecco una prima pre-
ziosa spiegazione: su dei
dati che sono îcndamental.
mente inalterabili e di
stretto carattere funziona-
le, il disegnatore dà quel
«tocco » che può essere
appunto il «pollice del-
l'artista ». Ultimati i dise-
gni, la «vasca » di Roma
costruisce un modello in
legno riproducente tutte le
caratteristiche della care-
na ed effettua con esso le
prove nella vasca d’acqua,
che ci danno il comporta-
mento futuro della nave a-
gli effetti della resistenza
al moto. I fatti hanno sem-
pre confermato i dati for-
niti dal modello: perciò,
dopo la prova positiva in
vasca, i disegni passano al
cantiere per l'esecuzione, e
la nave nasce piano piano,
seguendo la linea del dise-
gno, fino ad assumere ai
nostri occhi la forma che
i progettisti avevano « in-
tuita » in origine.
Ed eccoci tornati all’in-
tuizione di questa « for-
ma »;.e qui la conversazio-
ne col sig. Biggi si è fatta
serrata ed interessante e
piena di sorprendenti con-
ferme: intanto non abbia-
mo trovato l'arido tecni-
cismo che una deformazio-
ne professionale avrebbe
potuto giustificare. « La na-
ve nel suo complesso è una
estrinsecazione artistica,
una scienza, ma un’arte? ».
ll sig. Biggi era un po per-
Piesso, pui ci na citato, I0r-
se per cortesia, quanto di-
ceva un professore ai suoi
allievi: «lo non vi posso
insegnare a fare il proget-
to di una nave » intenaen-
do con ciò che poteva solo
insegnar loro a scriverlo.
Comunque ci è apparso
ben chiaro che qui la for-
ma non è mai una decora-
zione fine a sè stessa, ma è
indissolubilmente legata
alle necessità funzionali, e -
forse è per questo che è
bella. La prua slanciata, ad
esempio, che conferisce al-
le nostre navi tanta legge-
rezza di linee, è determi-
aata dalla carena a bulbo
pronunciato che è scelta
per favorire la velocità del.
la nave senza aumentarne
la lunghezza La carena,
dunque, che è costruita in
base a criteri strettamente
tecnici, determina la forma
delle strutture superiori,
ma qui appurto l’arte mo-
difica e lavora. La poppa a
cuneo o a mensola (come
quella del « Rex») era
anch’essa funzionale, per-
chè consentiva un miglior
utilizzo degli snazi, ma ora
si tende a costruire le pop-
pe a incrociatore ver un’al-
tra ragione funzionale, cioè
per evitare le vibrazioni:
comunque, anche qui, la
forma è modificata dal gu-
sto, perchè nessuno potrà
paragonare la poppa dello
« Independence » a quella
5
del vecchio « Augustus »,
o quella del « London Ca-
stle» a quella dell’« An-
drea Doria ». Il sig. Biggi
ci ha raccontato a questo
proposito che al varo del
vecchio « Augustus» un
tecnico inglese disse: « La
poppa è come le nostré, ma
si vede la mano dell’ita-
liano ».
Le caratteristiche di una
« civiltà » restano dunque
inconfondibili, come dice-
vamo prima, e sono deter-
minate, naturalmente, non
solo dal gusto, ma anche da
diversi criteri di valuta-
zione delle cose (ma qui
andiamo nella critica d’ar-
te e nella filosofia: comun-
que quanto detto basterà a
far inorridire i crociani
puri). Gli americani, ad
esempio, sono quasi esclu-
visamente preoccupati dei
fattori economici, e quindi
fanno solo le cose che co-
stano meno e rendono di
più; da qui le loro cimi-
niere strette e lunghe co-
me fiammiferi (meno im-
piego di materiale col ri-
sultato di portare il fumo
il più alto possibile) e cer-
ti angoli acuti dei loro pon-
ti, e la nvovertà estetica del-
ie loro poppe, Gli inglesi
stanno su una via di mez-
zo, poichè il loro commer-
cialismo pronunciato è
temperato dalia vecchia
tradizione marinara.
Noi portiamo invece la
sigla inconfondibile del
gusto latino, e con la viva-
cità del nostro ingegno,
tendiamo ad utilizzare an-
che economicamente quel-
lo che costruiamo per ra-
gioni estetiche. Un esem-
pio: le grosse ciminiere
della «Doria» e della «Co-
lombo»; esse si inserisco-
no armoniosamente nella
architettura generale della
nave, ma sono troppo
grandi per un semplice tu-
bo di scappamento. Ecco al-
lora che vengono utilizza-
te anche per vari altri ser-
vizi di bordo.
Niente decorativismo pu-
ro, dunque (che bello, se
anche l’architettura civi-
le fosse arrivata in Italia
allo stesso punto!) ma
strutture funzionali tratta.
te con criterio artistico.
Quando l’abbiamo lascia.
to, il sig. Biggi aveva sul
volto una strana espressio-
ne di ironia, come nelle
statue etrusche, Forse era
per metterci in guardia
contro i voli di fantasia,
forse per altro. Non sap-
piamo.
Lo abbiamo lasciato tra
i suoi disegni, e siamo an-
dati a Ponte dei Mille a
vedere l’« Andrea Doria ».
L. B.
6
LE VACANZE
dei bambini
I bimbi del primo turno di vacanze nella colonia di Monte Maggio, sono ritornati
alle loro case. Dal ridente soggiorno montano, sono ridiscesi al mare col ricordo vivo
della vita all’aria aperta, delle corse sui prati e delle passeggiate serene nell’alto silenzio
dei monti. La breve parentesi di gioia spensierata si è chiusa (per quest'anno) e già
si guarda al prossimo futuro (la scuola, i libri, i maestri) e già si pensa all’altra estate,
più bella, speriamo, di questa che sta per andarsene. Ora a Monte Maggio vanno le
bimbe e sia lieta e giovevole la loro vacanza.
Alcuni giorni prima della chiusura del turno maschile è salito alla Colonia i?
Cardinale Arcivescovo che ha voluto trascorrere alcune ore tra i nostri bambini, ac.
compagnato dai Dirigenti della Società, La fotografia che sopra riportiamo ricorda la
visita ed è stata presa ne!la sede della Direzione della Colonia. Si vedono da sinistra:
l'Amministratore Delegato ing. Rosini, S. Em. il Card. Siri, la dott. Cuniberti Direttrice
della Colonia, il Direttore Generale ing. Lombardi, il segretario dell'Arcivescovo e il
Direttore centrale ing. Zirilli.
Nella foto sotto: l’ora lieta della colazione nel refettorio,
Nelle foto a lato. Sopra: la piccola Alessandra di 3 anni e mezzo, figlia dell’impie-
gato Paris Tallini dell’Ufficio Acquisti del Cantiere del Muggiano. Sotto: il piccolo
Renzo figlio del sottocapo officina del Ferroviario Pietro Novella.
Il nostro occhio può essere
paragonato dal punto di vi-
sta funzionale ad una macchi-
na fotografica; esso risulta in-
fatti costituito di parti quali
l’iride, il cristallino e ia reti-
na che corrispondono rispetti
vamente al diaframma, all’ob-
biettivo e alla lastra.
Perchè una fotografia risul:
ti nitida occorre tener conto
della distanza e della lumino-
sità del soggetto da ritrarre e
regolare la macchina in fun-
zione di questi due fattori.
Quanto vale per la macchina
fotografica vale anche per i
nostri occhi, in quanto in essi
avviene lo stesso tipo di rego-
lazione.
Non considerando il fattore
distanza ed il relativo acco-
modamento, vediamo quanto
succede nei confronti del fat-
tore «luce». Ad una luce
troppo viva il nostro occhio
reagisce con un riflesso tipico
detto di « ammiccamento » che
unendosi all’azione dell’iride,
detto anche diaframma irideo,
regola la quantità di luce che
può penetrare nell’interno del-
l’occhio.
Ne consegue che variazioni
di luce provocano un vero e
proprio lavoro muscolare, che
si manifesta con contrazioni
del diaframma irideo e dei
muscoli dell’orbita, Il lavoro
muscolare, se eccessivo, com-
porta tensione e fatica, questa
ultima poi non rimane limita-
IL COLORE
nell’ industria
ta ad un solo muscolo, ma si
propaga ai muscoli vicini, ge-
neralizzando la sensazione di
stanchezza. Non solo, ma poi-
chè lo stimolo luminoso agisce
anche sulla retina, costituita
da elementi detti recettivi in
quanto raccolgono gli stimoli
visivi e li trasmettono tramite
il nervo ottico al cervello, la
luce può determinare danni
alla funzione visiva,
E’ facile quindi concludere
che l’illuminazione deve esse-
re razionale per quantità, qua-
lità e distribuzione e che non
si deve abusare della sorpren-
dente capacità di adattamento
dell'occhio umano; a maggiore
ragione poi quando si consi-
dera l’illuminazione degli am-
bienti di lavoro.
A questo punto occorre ag-
giungere alcune considerazio-
ni. Come è noto noi non vi-
viamo in un mondo incolore.
Sappiamo che il colore si ge-
nera dalla scomposizione del-
Il padrone di casa
i
Non se n'abbia a
male il signor Tarquinio Bardini,
miere al Canfiere di Sestri, se definiamo « padrone di casa» il magni-
fico gatto siamese che (lui beato!) alloggia
ci ha inviato la fotografia, pregandoci di pubblicarla. In effetti, nella let-
in casa sua e di cui egli
tera accompagnatoria egli ci parla con tanta ammirazione e con tale
affetto del suo « siamese », da indurci a pensare che questo splendico
felino dagli occhi magnetici sia l'assoluto, coccolato e viziato signore del-
il simpatico gattone. Ha appena compiuto
due anni d'età (ma ha già avuto due mogli legittime e sette figli); è —
afferma il suo proprietario — pieno d'intelligenza; e accompagna la sl-
‘gnora e il signor Bardini nelle loro passeggiate, tenuto a guinzaglio « co-
me un cagnolino ». Inoltre ha vivo il senso dell'ospitalità («bacia » gli
Ta casa. Si chiama « Pucci >,
ospiti), e sa giocare egregiamente alla palla, Che volete di più?
Capo-magazzi-
la luce bianca (o spettro sola-
re) e che è pertanto in stret-
to rapporto con la luce stessa.
Guardandoci intorno possia-
mo facilmente rilevare quan-
to meno luminoso risulti un
ambiente in cui predominano
le tinte scure rispetto ad un
ambiente a tinte chiare, natu-
ralmente a parità di illumi-
nazione. Non si tratta di una
impressione più o meno sog-
gettiva, ma di una proprietà
fisica del colore. Il colore as-
sorbe e riflette la luce e ogni
colore ha un suo indice di ri-
flessione.
Esaminiamo ora quali pos-
sono essere le principali cau-
se di un prematuro affatica-
mento della vista.
Insufficiente densità di luce.
- L’insufficiente densità di lu-
ce può essere determinata da
una debole intensità di illu-
minazione e da troppo piccoli
coefficienti di riflessione dei
mezzi di lavoro.
Considerando il colore tipi-
co delle macchine utensili
cioè il grigio, e conoscendone
l’indice di riflessione che è dal
5 al 10%, si può concludere
che buona parte della luce
viene assorbita dalle macchi-
ne.
Forti contrasti di densità di
luce. - L'illuminazione troppo
viva, le pareti dipinte in bian-
co a calce sforzano l’occhio
per i troppo forti contrasti che
generano.
Mascheramento. - La man-
canza di contrasto di colore
tra il pezzo da lavorare e il
resto della macchina impegna
eccessivamente la funzione
visiva.
Queste osservazioni ci per-
mettono di concludere che una
giusta applicazione del colo-
re in collegamento con una ra-
zionale illuminazione permet-
te la soluzione di importanti
problemi di fisiologia del la-
voro.
A quanto detto si aggiunge
l'opportunità di rendere il
più confortevole possibile lo
ambiente di lavoro, tenendo
conto che l’uomo vi trascorre
la maggior parte della gior-
nata.
I colori infatti hanno una
influenza innegabile sul no-
stro umore; a conferma di
quanto sopra basta accennare
al fatto che per ciascuno di
noi i colori scuri si associano
ad impressioni di depressione
e di noia e quelli chari ad un
senso di vitalità e di gioia. I
colori hanno perciò una sensi-
bile influenza psicologica che
non bisogna trascurare.
Vi sono infatti dei colori
che eccitano, altri che calma-
no, alcuni danno una sensa-
zione di freddo, altri di cal-
do; occorre perciò tenere con-
to anche di queste influenze
che opportunamente utilizza-
te permettono di attenuare ca-
ratteristiche sgradevoli di de-
terminati gruppi di mestieri.
Riassumiamo a questo pun-
to i principali compiti di un
impiego corretto del colore
nell’industria.
1) Facilitazione del compi-
mento della funzione visiva.
2) Diminuzione di un pre-
maturo affaticamento degli
occhi,
3) Azione preventiva del
colore nei confronti degli in-
fortuni
gnale,
4) Influenza positiva del co-
lore nei confronti dell’uomo
che deve lavorare.
5) Aumento dell’ordine e
della pulizia.
Consideriamo ora quali sono
i fattori che devono essere
vagliati per la scelta di colori
convenienti ad un determinato
ambiente di lavoro.
La determinazione dei colo-
ri dipende:
1) Dal colore del materiale da
lavorare.
2) Dalla sorgente luminosa
e dal contrasto che ne deriva.
3) Dal tipo di lavoro (monoto-
no, impegnativo).
4) Dalla posizione dell’am-
biente di lavoro.
5) Dal fatto che siano im-
piegate maestranze maschili o
femminili.
E’ facile dedurre che a que-
sto proposito nella scelta non
possono intervenire considera-
zioni di carattere estetico.
* * *
Considerando dal punto di vista
pratico le applicazioni di schemi
di colore per ambienti di lavoro,
si può illustrare l’esempio della
Stazione Raggi X dello Stabilimen-
to Meccanico.
A) La stazione Raggi X è stata
costruita nello Stabilimento, dato
che la rilevante quantità di radia-
mediante colori-se-
zioni emesse dal Maxitron e la lo-
ro forte penetrazione non per-
metteva di installare tale appar
recchio nelle officine di produzio-
ne. Si è utilizzato un edificio a
parte, appositamente costruito, al
fine di evitare tutti i rischi. Que-
sto edificio consta di due parti e
cioè: di una sala di operazione o
di controllo e di un insieme di lo-
cali per i servizi.
Per stabilire la colorazione delia
sala di controllo si è tenuto conto
di tutti i fattori prima elencati e
si è cercato di creare un ambien-
te in cui i contrasti fossero conve-
nientemente dosati, tenendo conto
dell’ampiezza della stanza, della
sua scarsa luminosità e del gene-
re di lavoro che in essa viene
svolto. Lo schema è il seguente:
Pareti.
Fino ad una altezza di 4 m. co-
lore verde acqua, Al disopra co-
lore acqua di calce con riflessi
verdi.
Il colore verde acqua è riposan-
te e fresco, mentre il colore ac-
qua di calce con riflessi verdi ha
permesso di sfruttare al massimo
la luce dell'ambiente, favorendo
un'illuminazione indiretta, senza
creare l'eccessivo contrasto del
bianco calce, La divisione fra 1 due
colori è stata portata'a 4 m., dal
suolo, tenendo conto che l'altezza
media dello sguardo di un operaio
che distoglie gli occhi dal lavoro
è di circa 2,50.
Infissi.
Colore alluminio che è un co-
lore chiaro che alleggerisce gli og-
getti più o meno voluminosi e in-
gombranti.
Gru principale.
Colore arancione, colore vivace
che attira l’attenzione e che do-
vrebbe diventare il colore pro-
prio di tutti i mezzi in movimen-
to nello Stabilimento.
Forcella e telaio -
sopra.
Carroponte raggi e pantografo.
Color verde-giallo che si distac-
ca sufficientemente dal verde del-
la parete, perchè più vivace.
Carcassa, - Come sopra.
Tubo raggi. - Rosso segnale.
Manovre meccaniche, -
giallo.
Elettricità e comandi
Colore rosso segnale.
Identici principi sono stati adot-
tati nella colorazione del Reparto
DEGRE e del Laboratorio Mate-
riali del Meccanico.
Carla Serra
Quadro come
Colore
elettrici. -
Posta in arrivo
All’ing. Gabbia del Meccanico
è giunta la seguente lettera di un
ex allievo del Corso motoristi che
risiede a Forio d'Ischia:
Gentilissimo ingegnere,
da questa bella isola, ma
non per un motorista che sen-
te il desiderio di affrontare le
avverstià del mare e delle
macchine, le invio questo
scritto per comunicare a lei
le mie idee e come trascorro
la vita,
Il primo lavoro che ho fat-
to, giunto a Forio, è stato
quello di parlare con il mio
Direttore e professori della
serietà di lavoro che si im-
partisce in codesta grande
fabbrica, ho parlato del com-
portamento di tutti coloro che
la compongono, ho parlato coi
motoristi come viene costrui-
to e che rendimento da un mo-
tore Ansaldo, e gli ho fatto
leggere i vostri libri.
In questo tempo ho cercato
di procurarmi lavoro, anche
per pochi giorni ma la scarsità
industriale me lo ha impedito,
quindi non mi resta che at-
tendere la richiesta dell’arma-
tore Tomasini. Devo la mia
gratitudine a lei e al sig. Co-
lombara, che con grande pre-
mura hanno sistemato un al-
lievo che non li dimenticherà
mai.
Rivolgo a lei ed a tutti gli
ingegneri, capi ed operai del-
lo Stabilimento Meccanico i
miei sinceri ed affezionati sa-
‘luti ed ossequi.
ANTONIO VERDE
*
una lettera giunta in
giorni in Redazione:
Ed ecco
questi
Caro « Ansaldino »,
senza falsa retorica, con sin-
cera gioia e non senza commo-
zione, ho salutato la tua de-
siderata nascita,
Tu forse non potrai ancora
comprendere quanto essa fos-
se necessaria e quanto ne ab-
biamo sentito per lunghissimi
anni la mancanza,
Chi ti parla a cuore ed a
viso aperto, ha l’onore di ap-
partenere alla nostra grande
famiglia dal lontano 1923, dal-
letà cioè di 12 anni, quando
continuò il solco di lavoro
tracciato dal vecchio padre,
pure ansaldino.
Il mio ininterrotto servizio
mi ha consentito di seguire,
di vivere a volte sino allo spa-
simo, le alterne fortune della
nostra Azienda, ma di non mai
dubitare di essa.
Troppo grande è il suo pa-
trimonio di opere realizzate
nel tempo, perchè si possa
non pensare che, battutasi per
il progresso, non debba sem-
pre e meglio progredire in es-
so e perchè nel mondo venga
capito ed apprezzato ancor più
il lavoro italiano.
Ma tu sai benissimo che un
grande fattore, direi quasi
l'indispensabile fattore della
riuscita, è quello dato dalla
perfetta intesa, dalla collabo-
razione sentita e sincera, dal-
la partecipazione viva ed uni-
ta di tutti noi, nessuno escluso.
Ed è per questo, per rag-
giungere questo, che sopra ad
ogni malinteso passato e pre-
sente, nella santità del lavo-
ro, che tutti unisce in un uni-
co desiderio, in una unica ne-
cessità, che contiamo molto
dalla tua nascita, e dal più
profondo dell'animo formulia-
mo per te i migliori auguri di
proficuo lavoro e prospero
avvenire.
Con affetto.
STEFANO PARRAVICINI
(Uff. Vend. Utensileria -
Ferroviario)
SEDÌ
J
Firmato il contratto
per una turbocisterna
Il 15 iuglio si è proceduto,
presso la Direzione Generale
dell’« Ansaldo », alla firma del
contratto preliminare fra la
« Miraflores » - Compafiia Na-
viera Panamena, S. A. - Pa-
nama (R. P.) e la Soc. « An-
saldo » per la costruzione e la
fornitura di una turbocister-
na da 31,500 tonn. di caratte-
ristiche identiche a quelle del-
la nave già in costruzione, per
l’« Argea », nello stesso Can-
tiere di Genova-Sestri, dove
anche la nuova unità sarà co-
struita, Erano delegati a fir-
mare il contratto, con procu-
ra speciale della suddetta
Compagnia di navigazione, i
signori: Carlo Viscardi di Lu-
gano; dott. Aieardo Pini, di
Ticino e dott. Vittorio Cor-
naro, di Ticino. Erano inoltre
presenti per la parte armato-
riale, il dott. Venturini e il
dott. F. Cameli. Da parte del-
l’« Ansaldo » hanno firmato: il
Dir. Gen. ing. Lombardi e il
Dir. comm. ing. Casaccia.
Precedentemente, gli ospiti,
che erano arrivati a Genova
il 14 sera, sono stati condotti
dal Dir. comm, ing. Casaccia
in visita sulla turbonave « C.
Colombo » ed hanno altresì
assistito alla partenza della
turbonave stessa per il viag-
gio inaugurale.
Dopo la firma del contratto,
tutti i presenti sono interve-
nuti ad una colazione, in ono-
re degli ospiti, terminata con
un brindisi aperto da brevi
parole di ringraziamento e di
augurio pronunciate dal Di-
rettore Generale dell’Ansaldo;
parole alle quali ha risposto
l'on. Pini con un elevato di-
scorso, che mirava, oltre che
a rilevare la cordialità dei
rapporti fra le due ditte in re-
lazione al Contratto stipulato,
a sottolineare che questo non
era che la premessa di una
collaborazione futura e sem-
pre più estesa fra capitale
svizzero e lavoro italiano, che
è stato esaltato dall’oratore e
dai suoi amici tutti, con par-
ticolare riguardo alle costru-
zioni navali dell’Ansaldo, che
essi hanno definito fra le mi-
gliori.
Il discorso si concludeva
simpaticamente, quando l’on.
Pini, quasi a sottolineare la
rettitudine, alla quale entram-
be le parti garantivano di im-
prontare questi primi rappor-
ti e quelli avvenire, ripeteva
il suo motto di uomo politico
e di uomo di legge: « se vuoi
tracciare il solco diritto, at-
tacca il tuo aratro ad una
stella ».
ON
ERIA |
Un’elica a quattro pale. in bronzo al manganese, recentemente
fusa alla nostra Fonderia per conto dei Cantieri Navali Riu-
niti di Ancona. L'elica,
finita di lavorazione,
presenta le
seguenti caratteristiche: diametro mm. 6000; passo mm. 4800;
peso 16 tonn. In primo piano l'operaio Giovanni De Montis;
in secondo piano l'operaio Natalino Tagliati.
CARPENTERIA
15
Tra le altre forniture in corso di costruzione, vi è un reattore del peso di circa 73 tonn.,
destinato ad una raffineria della « Socony Vacuum Italiana »
situata nel mezzogiorno
d’Italia. Nella fotografia, è illustrato uno dei tondi del reattore.
e PANORAMA
Cr x
| I
e S
LA NUOVA fesometris 3 un orgino. di
sa b b i a t r i ce sabbiatura comprendente tre
Il metodo più rapido e radi-
cale per la disossidazione e la
pulitura di lastre metalliche e
di superfici in cemento o pie-
tra, è realizzato con un getto
molto violento di un materia-
le sabbiante che colpisce la su-
perficie con la giusta forza atta
ad asportare qualsiasi elemento
non facente parte del materiale
stesso, Per noi è di particolare
interesse la pulitura e l’aspor-
tazione delle scaglie di lamina-
zione, oltre alla comunemente
detta « ruggine », dalle lamiere
che sono immesse nel ciclo di
lavoro. Tale metodo consente
un lavoro accurato, preciso e ve-
loce senza richiedere speciali
norme o apparecchi protettivi
per le maestranze addette alla
lavorazione.
In Cantiere a Sestri è entra-
ta in funzione una sabbiatrice
a getto, Tale macchina è una
VACU-BLAST a ciclo continuo.
E’ composta di: 1) un com-
plesso barellabile (a) completo
di pompa del vuoto e relativo
motore a corrente alternata tri-
fase 220 V-50 periodi ed un
serbatoio di raccolta materiale
asportato durante la sabbiatu-
ra; 2) cabina di controllo (b),
che è la parte più importante
del complesso ed è collegata al-
l’organo di sabbiatura (€); com-
prende la tubazione d’arrivo di
aria compressa (aria asciutta e
pulita), la valvola regolatrice
della pressione, le quattro val.
vole solenoidi, i filtri per l’es-
sicazione dell’ aria, l’orologio
per il funzionamento e regola-
corpi ad imbuto: neì primo in
alto trova alloggio sottovuoto
un crivello meccanico che effet-
tua la separazione del materiale
asportato da quello sabbiante;
il primo viene direttamente a-
spirato in (a), mentre il secon-
do ritorna in ciclo dosato per
mezzo di valvole comandate a
contropressione dai solenoidì
della cabina (b) ed attraverso
gli altri due imbuti di (c) il
sabbiante viene lanciato a 7
atm. di pressione dalla testa
operatrice (d) sulle superfici da
sabbiare e contemporaneamente
riaspirato dalla stessa tesla ope-
ratrice (d) rifacendo il percorso
già descritto.
Tubi di aspirazione e com-
pressione della lunghezza mas-
sima consentita. Testa sabbian-
te completa di ricambi. La te-
sta sabbiante, lungo la circon-
ferenza è dotata di una spessa
cortina di setole che evita la
dispersione di polvere e abra-
sivo, pur permettendo di segui-
re o conformarsi ad eventuali
ondulazioni e discontinuità del-
la superficie da sabbiare.
L’apparecchiatura della mac-
china sabbiatrice è stata siste-
mata in apposita costruzione
nel parco lamiere,
Con l’applicazione di un con-
gegno di avanzamento trasver-
sale e longitudinale, regolabile
ed automatico sulla testa sab-
biante, si è trasformata l’ope-
razione manuale in una mecca-
nica ed uniforme, che consente
la copertura di tutta la lamiera
per un massimo di mt. 3,30x20.
i
FE AOP re 7 TT
ong
-
2
“MECCANICO ||
AZIENDALE >
LIVORNO
M O T ORI
sovralimentati
In questi giorni hanno avuto
luogo, nella Sala Prove Motori
del Meccanico, le prove al ban-
co di due motori marini a 4
tempi sovralimentati e reversi-
bili.
I motori sono destinati cia.
scuno alla propulsione di una
motonave da carico ad elica sin-
gola da 500 tonnellate di staz-
za lorda e della velocità in ser-
vizio di 10 miglia all'ora, a
mezzo carico, in costruzione al
« Cantiere Navale Benetti di
Viareggio »,
Le caratteristiche della moto-
nave sono: stazza lorda: 500
tonn.; lunghezza fra le perpen-
dicolari: 46 mt.; larghezza mas-
sima f. o.: m, 8,60; altezza di
costruzione al ponte principale:
4,30 m.; immersione media dal-
la L.G. a pieno carico: 4,04 m.
circa; dislocamento a pieno ca-
rico: 1130 tonn.; velocità a mez-
zo carico: 10 miglia all’ora.
Il motore è del tipo Ansaldo
Q. 265/7 RS reversibile, a 4
tempi, semplice effetto, a stan-
tuffo tuffante, ad iniezione di-
retta, sovralimentato a mezzo
di turbosoffiante a gas di scari-
co e comanda direttamente tut-
ti gli ausiliari necessari al suo
funzionamento. Ha 7 cilindri di
265 mm. di diametro e 410 mm.
di corsa. Tale motore, nella s0-
luzione normale non sovrali-
mentato, sviluppa 350 cav. effet
tivi a 360 giri al minuto cui
corrisponde una pressione me-
dia effettiva di 5,92 Kg/cmq.,
una velocità media dello stan-
tuffo di 4,92 m/sec., una pres-
sione massima di combustione
di 60 Kg/emq. ed un consumo
specifico di 175 gr/cav/h.
La potenza effettiva normale
del motore sovralimentato è di
525 cav. a 360 giri al minuto,
esattamente del 50% superiore
a quella del motore non sovrali-
mentato cui corrisponde una
pressione media efl'ettiva di 8,28
Kg/emq., una pressione massi-
ma di combustione ancora di
60 Kg/cmq. ed un consumo spe-
cifico di 163 gr/cav/h, cioè del
7% inferiore a quello del mo-
tore non sovralimentato, Duran-
te le prove il motore ha rag-
giunto, mantenendola per quat-
tro ore, la potenza di 682 cav.
eff. a 410 giri, cui corrisponde
una pressione media di 9,45 Kg/
emq. ed un consumo di 175 gr/
cav/h.
Le temperature dei gas di sca-
rico del motore in esame si
mantengono sempre e notevol-
mente più basse di quelle del
motore non sovralimentato con-
frontando i valori corrispon-
denti alle potenze effettive dif-
ferenti del 50% fra loro e per..
tanto questo tipo di motore, co-
me del resto tutti i nostri mo-
tori sovralimentati, non subisce
un maggior cimento termico ri-
spetto a quelli normali.
La nostra Società da anni co-
struisce motori sovralimentati a
quattro tempi, coi quali, oltre
ad aver realizzato un migliora-
mento tecnico in quanto i moto-
ri sovralimentati hanno un mi-
nor consumo specifico di olio
combustibile e di olio lubrifi-
cante, sono inoltre meno cimen-
tati dal lato termico e mecca-
nico, risultano molto meno in-
gombranti e molto più leggeri
dei motori normali a parità di
potenza e con essi si è anche
realizzato una diminuzione di
prezzo per cav. effettivo non in-
differente per poter affrontare
la concorrenza nazionale ed
estera.
Abbiamo voluto presentare
questo esempio per dimostrare
come non sono ormai discuti-
bili i vantaggi che si ottengono
con la sovralimentazione nei
nostri motori a quattro tempi,
sia agli effetti dell’ingombro e
del peso e quindi del prezzo, sia
agli effetti del consumo di olio
combustibile e di olio lubrifi-
cante e quindi agli effetti del co-
sto di esercizio.
La nostra Società, che ha già
effettuato seri studi e lunghe
esperienze nel campo della so-
vralimentazione dei motori a 4
tempi, vogliamo sperare che non
rimanga ultima nello studio
della sovralimentazione del mo_
tore a due tempi di grande po-
tenza, verso la cui realizzazione
ormai sì sono o si stanno
orientando la quasi totalità dei
costruttori di motori.
Ing. PIETRO MARINO
CONSEGNE
Materiale spedito fra il 1.0
Giugno e il 10 Luglio:
un gruppo D.D.C.P. con mo-
tore 81/4 per la Ditta Paoletti
& Salvi; un gruppo marino
1620/6 S. per i Cantieri Riu-
niti dell’Adriatico; un gruppo
marino 2131/3 per la Ditta
Manfredi & Mascilongo; un
gruppo marino 2131/4 per la
Ditta Lo Nigro Giacomo; un
gruppo marino 2131/4 per la
Ditta Di Gennaro & Vitulano;
un gruppo marino 2131/6 per
l’Istituto Professionale di Sta-
to « Sanudo »; due gruppi ma-
rini Q. 265/7 rs. per il Can-
tiere Navale « Benetti »; un
gruppo marino Q, 370/9 rs.
per il Cantiere Navale « Dan-
te Itojz »; un gruppo marino
Q. 370/9 rs. per NAVIPU-
GLIA; un motore Ansaldo
Fiat 409/T per la Navalmec-
canica, 7.0 motore di una se-
rie di otto; tre gruppi D.A. con
motore Ansaldo Maybach
MD. 160 per la Navalmecca-
nica; tre gruppi D.A. con mo-
tore Ansaldo Maybach MD.
per i Cantieri del Tirreno; tre
gruppi D.A. con motore An-
saldo Maybach MD, 160 per i
Cantieri di Taranto; due grup-
pi D.A. da 515 kw. con moto-
re Ansaldo Fiat 364 per Em-
presa Transportes di Buenos
Aires; nove centrali termo-
elettriche da 500 kw, per la
U.R.S,S.; 27 piastre per le cal-
daie delle locomotive delle
Ferrovie Norvegesi.
Sono inoltre in corso di spe-
dizione: 120 tonn. di materia-
le per la (Centrale Termoelet-
trica della SNIACE di Torre-
lavega (Spagna); il saldo dei
materiali per la Centrale Ter-
moelettrica da 1.000 kw. FI-
BRACOLOR Tordera (Spa-
gna); materiali per la Cen-
trale Termoelettrica da 3.300
kw. per la Società Elettrica
dell'Elba; 30 piastre per le
caldaie delle locomotive del-
le Ferrovie Norvegesi.
E’ stato inoltre collaudato
il terzo motore Ansaldo Fiat
364 per l’Empresa Transpor-
tes di Buenos Aires e si sta
preparando il gruppo comple-
to da 515 kw. per la spedi-
zione.
PREMI DI ANZIANITA’
CANTIERE
Alemanno Giuseppe; Avve-
nente Salvatore; Balbi Aldo;
Barabino Ernesto; Barzaghi
Bruno; Bertola Luigi; Borzone
G. B.; Bottino Antonio; Cane-
pa Mattia; Cervetto Giovanni;
Danesi Aristide; Dodero Ago-
stino; Forlani Lina; Galli Do-
menico; Grassi Angelo; Gras-
si Giuseppe; Ivaldi Giovanni;
Lagorio Cleo; La Magna Edo-
ardo; Lava Silvio; Morabito
Francesco; Morelli Giuseppe;
Musso Elio; Nobile Luigi;
Poggi Andrea; Repetto Pa-
squale; Rossi Maria; Ruscitti
Nella; Zoccola Luciano.
CARPENTERIA
Calvi Carlo Mario; Ferran-
do Giulio; Ottonello Ema-
nuele.
FERROVIARIO
Guidi Mario; Montani Ersi-
lio; Trucco Cesare,
FONDERIA
Diana Giovanni; Tagliati
Natalino; Virdis Giovanni.
LIVORNO
Antonelli Armando; Barsali
Colombo; Barsaglini Silvano;
Cantoni Quirico; Cappelli
Otello; Cintoi Sergio; Dini Di-
no; Di Franco Enzo; Di Rosa
Angiolo; Gioli Servio; Gui-
dotti Angiolo; Lemmi Enzo;
Lotti Emilio; Mencacci Lucia-
no; Micheletti Leonetto; Mo-
lesti Angiolo; Pagni Angioli-
no; Paoli Gino; Pugliesi Si-
rio; Puntoni Dilvo; Querci Di-
no; Razzauti Iva.
MUGGIANO
Botto Salvatore; Basso G.
B.; Caminati Pietro; Chiappini
Amabile; Chiodo Pasquale; De
Michelis Ernesto; Fiorini Car-
lo; Guastini Silvano; . Lodoli
Pietro; Pacifico Raffaele; Pai-
ta Guglielmo; Pecunia Tullio;
Sassetoli Silvio; Tamberi Van-
do; Tomà Sergio; Ziglioli
Fabio.
DIC
Mainardi
Giulia.
MECCANICO.
Gambari Iole; Cellerino Cin-
zia; Nerva Sebastiano; Macciò
Nicola; Della Corte Felice;
Medica Giuseppe; Delfino Li-
liano; Timossi Ettore; Conti
Antonio; Caracciolo France-
sco; Pienovi Luciano; Berto-
lini Alberto; Castello Dante;
Gamboni Francesco; Somma-
riva Renato.
Enrico; Nocchi
E’ stata recentemente con-
segnata alla « Pirelli » di Mi-
lano una macchina biposto
per la prova dei pneumatici
costruita nel nostro Stabili-
mento. Le caratteristiche del-
la macchina sono le seguenti:
peso del basamento in ghisa
Kg. 7960; peso della ruota
strada in acciaio fuso Kg.
1600; peso della macchina fi-
nita Kg. 15788; numero dei
giri richiesto 400/1; velocità
periferica corrispondente Km.
ora 128,6. La costruzione del-
la macchina, che è stata ef-
fettuata in un tempo minore
di quello previsto contrattual-
mente, presentava
difficoltà soprattutto per la fu-
sione del basamento in ghisa
di notevoli proporzioni, per
la complessità del disegno e
per il peso rilevante (circa
8000 kg.). Il getto effettuato
dalla Fonderia del nostro
Cantiere, con formatura in
fossa, è riuscito perfettamen-
. te. Le prove di collaudo della
macchina, alle quali hanno as-
sistito i tecnici della PIREL-
LI, sono state eseguite con
piena soddisfazione dei tec-
nici stessi.
Prevenzioni
Ln fio: na
Il nostro Comitato di sicu-
rezza già funzionante in que-
sto Cantiere da parecchi anni
e con esito veramente soddi-
sfacente, in questi ultimi mesi
ha leggermente modificato lo
statuto per uniformarlo a
quello dei consociati.
Il Comitato fin dalla sua na-
scita studiò subito una serie
di provvedimenti da adottare
nei varii reparti in modo da
garantire il più possibile l’in-
columtà degli operai; inoltre
svolge opera di persuasione
verso i singoli individui per
crearne la mentalità atta alla
salvaguardia della persona.
I risultati di questa campa-
gna hanno avuto esito positi-
vo ed infatti si è notato una
diminuzione della percentua-
le degli infortuni. Mentre nel
1952 si è avuto 1 infortunio
indennizzato su 15.350 Kwh.,
nel 1953 l’indice è stato di 1
infortunio su 17.390 Kwh.
Nel lo quadrimestre del
1954, mentre in tale periodo,
essendo in pieno sviluppo l’al-
lestimento della turbocisterna
da 31.500 tonn. si prevedevano
notevoli .
(data la mole e la complessità
della nave), una recrudescen-
za ed un aggravio degli infor-
tunii, si è verificato invece
soltanto 1 infortunio indenniz-
zato su 11.279 Kwh,
FERROVIARI
Chiuso il corso
di addestramento
In un’atmosfera di viva ed
aperta cordialità, è stato con-
cluso il 17 Luglio il corso di
istruzione e addestramento al
quale hanno partecipato ven-
ti giovani venuti tra noi al
posto di loro congiunti che
avevano lasciato l'azienda, Il
Direttore ing. Arnaldi ha rin-
graziato a nome dei corsisti
l’ing. Prato e alcuni giovani
ingegneri che per oltre tre
mesi avevano curato l’inse-
gnamento del disegno, del cal-
colo e della tecnologia. Nel
salutare questi giovani operai,
che si avviano al lavoro me-
glio corredati di utili nozioni,
l'ing. Prato ha augurato ioro
di saper trarre da tali nozioni
il maggiore frutto possibile
nell’interesse personale e del
lavoro.
Si è proceduto infine alla
premiazione dei seguenti cor-
sisti: Gianfranco Castricini,
Vincenzo Petrignano, Ema-
nuele Moisello, Italo Rossi,
Giulio Bicchieri, che si sono
particolarmente distinti.
La «GIULIETTI”
consegnata alla Garibaldi
Il 23 Luglio è stata conse-
gnata alla Società Cooperati-
va di Navigazione « GARI-
BALDI » di Genova, la Tec.
« GIUSEPPE GIULIETTI ».
Erano presenti per la So-
cietà Armatrice i signori:
com.te Aldo Giachetti V. Pre-
sidente, com.te Remedi, cap.
D. M. Antonio Conte, Gaeta-
no Cotronei, De Martis, rag.
Giulietti, com.te Giuseppe Ba-
galà e Giuseppe Pane; e per
l’Ansaldo l’ing. Amedeo Ca-
saccia Direttore Centrale, e
l’ing. Giuseppe Carnevale Di-
rettore del Cantiere di Sestri.
10
I DISEGNI pa PI
DEL NOSTRO CONCORSO RACCONTO;
ulla spiaggia la scena si svolse in pochi secondi: un grido, un levarsi —
in piedi simultaneo di tutta Ja folla; un giovanotto attraversa i ©
gruppi di bagnanti come un fulmine, si butta in mare e a furio-
sissime bracciate fila come una saetta su qualche cosa che a un cen- ©
tinaio di metri si dibatte a fior d’acqua: l’afferra, lo sorregge. |
Dalla riva non si vede bene, ma si intuisce, nel silenzio improvviso, che
il giovane è' riuscito a strappare qualcuno alla morte.
Di colpo un urlo: — Ma è mia figlia. E’ mia figlia.
Una signora con i capelli grigi chiama come impazzita: — Giulia! Giulia!
Le si fanno attorno, domandano, ricercano; il nome è gridato da un capo
all’altro dello stabilimento. La ragazza è riportata svenuta sulla spiaggia fra le
braccia del suo salvatore, viene adagiata all'ombra; accorre il medico. Ma non
è nulla. Il medico dice che non è nulla. Infatti ella riapre adagio adagio gli
ecchi.
* * *
In camera, all’albergo, quando fu pienamente sicura che Giulia stava bene,
fa madre volle sapere come quel Maurizio Solimani si trovava a Viareggio pro-
prio al loro stabilimento e proprio in quell'ora, dopo il divieto assoluto di farsi
vedere e dopo le minacce e le scene. — E che vuoi che ne sappia io? — rispon-
deva la fanciulla piangendo. — Va dove vuole lui. E non viene a chiedermi il
permesso.
— E voglio anche sapere perchè lui, fra i mille giovanotti che erano sulla
spiaggia...
— Ma che ne so io? Forse perchè è il più coraggioso. Mamma, si direbbe
proprio che ti dispiaccia che mi abbia salvata.
— Mi dispiace solo che continui a ronzarti attorno questo rompicollo.
Giulia emise un gemito. — Non è vero che sia un rompicollo. Non lo puoi
dire. Non è ricco. E va bene. E’ una colpa? Hai sempre detto che neppure il
povero babbo era ricco, quando lo sposasti.
— Io — continuava la madre minacciosa — ho proibito questa relazione.
Tu sei promessa a Vannucchi...
— Non è vero. Non è vero.
— Non è promessa formale. Tu puoi fingere di non saperne nulla. Le no-
stre famiglie si sono parlate. Per dire che gradirebbero questa unione. E se tu
volessi un po’ di bene a tua madre...
— Mi butto nel fuoco, se debbo farti vedere che ti voglio bene. Ma per
sposare quel babbuasso, dovrei voler bene a lui e non a te. Voglio sposare
chi amo.
— Neppure io amavo tuo padre quando lo sposai. L’amai dopo. Matri-
monio felicissimo. Quante ragazze sposano un uomo che credono di amare e
poi si accorgono che invece non era vero nulla?
Bussarono. Entrò un cameriere con un vassoio: recava un biglietto da visi-
ta. La signora diede un’occhiata e sussultò: — Ha questo coraggio? — chiese.
Voleva rifiutare di vederlo; ma Giulia si era alzata sul cuscino rizzando gli
orecchi come un levriere. — Fate passare nel salottino —. E senza aggiungere
sillaba sgusciò via e chiuse la ragazza in camera.
Davanti a lei stava Giorgio Solimano, il padre del giovane che aveva sal-
vata sua figlia.
Aveva trent'anni di più, ma era ancora lui, sempre con la sua aria di
bell’uomo consapevole, con la cura meticolosa nel vestire, non ostante il nau-
fragio della sostanza, che l’aveva un tempo ridotto sul lastrico; alto, impettito,
sempre dignitoso, sorridente, irreprensibile.
Appena la vide tentò di baciarle la mano, poi s’inchinò col suo modo ari-
stocratico e un po’ beffardo.
Ella lo odiò in quel momento con la forza dei trent'anni trascorsi, con
l’amaro della delusione che aveva trafitta la sua vita, odiò quel suo fare, che
riconosceva: quasi cerimonioso, quasi burlesco. Lo fissò con occhi fiammeggianti
tenendo strette le mani incrociate sul petto e non fiatò.
L’altro, sicuro di sè come sempre, con un bel sorriso, disse: — Sono venu-
to per incarico di mio figlio. Ma c’è anche del mio in questo passo. Se non lo
riconoscessi, non sarei sincero. Maurizio, poverino, fa pietà. Una passione vera.
E si dispera. Io l’ho visto piangere. Ci farà una malattia, donna Teresa. Allora
ho pensato: — Il bel fatto d’oggi non è un segno del destino? —. E voi, che
un tempo avevate, come dire? la mistica del sentimento, ecco: non vorrete miti-
gare il vostro giudizio ed essere clemente? In un certo senso potrebbe essere
la nostra rivincita. Noi non abbiamo potuto per tante cause estranee, compiere
il nostro voto d’amore. Sì; fa un certo effetto dirsi queste cose trent'anni dopo.
Voi, per carità, sempre giovane e sempre bella, donna Teresa. Io? Mi difendo,
come posso. Ebbene: i nostri figliuoli si amano. Si può ben dire questo. Sposia-
moli. La nostra rivincita, ecco. Lasciate che io — è forse un po’ ridicolo; ma
che cosa non facciamo per i figli? — lasciate che per la seconda volta vi chieda
per Maurizio la mano della vostra Giulia.
Ella ascoltava pallida; a poco a poco crescevano in lei i fremiti dell’indi-
gnazione. Si chiedeva: — Ma è possibile che sia rimasto così superficiale e in-
cosciente? —. Era possibile. L’aveva amata; lui ricco con arie nobilesche; lei
povera maestrina che dava volentieri lezioni per rimediare ai guai dello stipen-
dio. La famiglia di lui aveva opposto un « no » più oltraggioso d’uno schiaffo.
E lui aveva ceduto, senza ribellarsi, senza difendere il suo amore, senza difen-
« Palazzo del Torchio di Bolzano » dere lei, che avrebbe mendicato pur di diventare sua moglie. Egli aveva accet-
dell'impiegato Gino Del Torre della Direzione. tato il verdetto familiare. La maestrina era una cosa troppo umile per entrare
4
fr
H
id
circ
rali è i ti ala ci i i lia
NC
RIO PARODI
in una casa con i lacchè alla porta. Gli avevano detto: — O rottura immediata
di ogni rapporto, o te ne vai per il mondo a guadagnarti il pane che mangi —.
E lui molle, senza sangue, senza audacia, a far la parte del figliuolo contrito
pur di non sciuparsi le mani. Lo aveva supplicato: — Ma affronta la vita anche
tu. Fa quello che fanno tutti! —. Inutile: la vita gli faceva paura. Un mollusco,
non un uomo. E così, annientata dall’arroganza del ricco, sdegnata da quella
mansuetudine stupida di lui, che si sorbiva i predicozzi e rinunciava all'amore
per non perdere i biscottini nella cioccolata, se n'era andata.
E dopo qualche anno di pianti si sposava; così, perchè bisognava sposarsi,
perchè glielo dicevano tutte. — E sposati. Ma sposati. Ma bisogna che tu ti
sposi. — Un negoziante onesto come il pane, lavoratore, serio; ma lei amava
l’altro, nonostante tutto. Solo il tempo aveva infine guarita la ferita del cuore;
quella dell'orgoglio era viva.
Poi la guerra aveva mutato le sorti. Suo marito costruiva una fortuna; i
Solimano perdevano la loro: catastrofe fulminea, con i titoli a due colonne sui
giornali. Giorgio si rifugiava in un posticino da colonnello a riposo, in un’opera
pia: molto decoro, poco stipendio. La vita splendida si cambiava nella decente
povertà del piccolo impiegato. Ed ora? Ora passava elegantemente sulla tra-
gedia della sua anima di fanciulla per discorrere, con modulazioni baritonali
nella voce, di « cause estranee » e della « mistica del sentimento ».
— Signor Solimano — proruppe contenendo a fatica lo sdegno — non ci
sono rivincite. La vostra famiglia mi ha insegnato in malo modo che una pari
mia era troppo umile per salire le vostre scale, senza passare dalla porta di ser-
vizio. Voi ve ne siete convinto allora, senza molto sforzo. Io non ho dimenti-
cato la lezione e mi spiace dovervela ricordare. Se io ero indegna di voi e della
vostra prosapia, è indegna mia figlia di sposare il vostro rampollo. Ho detto no.
Fin che campo sarà no.
Egli stupì a tanto accanimento. Comprese di essere odiato.
— Io — balbettò — non avevo altra strada allora...
— Ebbene: non ne ha altra neppure mia figlia.
— Va bene. Oh... se è così, va bene,
La guardò ancora un attimo e curvò il capo all’espressione di quel viso,
che trionfava nella vendetta. Suo figlio pagava per lui. Disse come fra sè: — Po-
vero ragazzo. — Poi umile, forse per la prima volta in vita sua, curvo, cammi-
nando in punta di piedi, aprì la porta, uscì rinchiudendola piano dietro di sè.
* * *
La donna rientrò in camera.
Giulia si era addormentata. La sua testa posava sul guanciale tra i capelli
d’oro. Aveva bisogno di riposo; lo aveva detto il medico.
Ebbe un pensiero: — Povera ragazza mia —. Già: anche lei; al risveglio
avrebbe saputo della visita e si sarebbe tolta dal cuore le speranze. Anche quel-
l’altro se le doveva togliere, « il povero ragazzo ». Poveri tutti e due. E lei non
ci aveva colpa; non poteva passare sullo strazio subìto. Ecco: era per il suo
strazio, per una vendetta sua. Ebbene: avrebbe raccontato tutto a sua figlia.
Proprio: l’avrebbe fatta giudice lei dell’affronto, della vita dolorosa della mamma.
Ricordava che un giorno, giovane ancora, aveva detto ad un'amica: — Tu
hai sposato l’uomo che amavi e non sai che cosa voglia dire andare all'altare
quando se ne ha un altro nel cuore —. L’amica aveva risposto: — Ma tuo ma-
rito è buono. E’ premuroso. E’ innamorato. — Lo sapeva. Era vero. Ma che
cosa contava? — Tuo marito è anche un bell’uomo, sai? — Che cosa contava?
Ora tutti i suoi anni di triboli risorgevano davanti ai suoi occhi. Gioventù spre-
cata. Poi, finalmente, i capelli bianchi, finalmente la pace.
Guardò Giulia: bella come un angelo. Capiva bene che quell’altro ne fosse
pazzo. Oh se lo capiva! Capelli biondi, ma naturali, d’un oro caldo e vivo. Eb-
bene: se sposava il Vannucchi sarebbero diventati grigi anche quelli su quella
stessa pena, sulla sua vita in croce, povera figlia, povera figlia cara. « Io sono
stata una vittima » disse parlando a sè stessa. Verissimo; ma lei poteva chiederle:
— Mamma, che c’entro io? —
— Giulia. Giulia. — a
La fanciulla balzò a sedere. — Che c’è?
L’aveva spaventata. La madre inghiottì qualche cosa, poi domandò: — Sai
chi parlava con me? — —. Io no —. — Il padre di Maurizio —. — Davvero? —.
— Ha chiesto la tua mano ancora una volta —. E tu mamma? — supplicò ella
con le lacrime nella voce. — Non ho risposto subito. Ma gli dirò di sì. Se ti
ama proprio, dico di sì —.
La ragazza s’avvinghiò a lei e la baciò furiosamente sugli occhi, sulla
fronte, sul capo; poi corse al telefono e fece un numero. — A chi parli ora? —.
— A Maurizio. Gli dò la notizia —. — Ma come fai a conoscere il suo nu-
mero? — domandò severa con un sospetto improvviso.
— Me lo disse... — mormorò la figlia confusa, con vocina timida e tre-
mebonda — Me lo disse... mentre mi portava sulla spiaggia.
— Ma se tu — proruppe la madre indignata — se tu eri svenuta?...
— Oh mamma. Ero svenuta, ma ho sentito. Non sgridarmi, mamma. Non
ho fatto nulla di male, se ho sentito.
Un trucco. Un trucco ignobile. Ebbe la tentazione di allungare due schiaffi
a quella svergognata; ma poi capì che quell’altro per la ragazza che amava, aveva
osato, ciò che il padre non aveva saputo. Doveva essere un satanasso quel
genero; ma cominciava a piacerle.
Mario Parodi
Il chiostro dell'antico convento dove ha sede il Museo.
IL MUSEO DELLA SCIENZA
Il Museo Nazionale della Scienza e
della Tecnica, nato nel nome di Leo-
nardo da Vinci, chiude un ciclo assai
lungo di precedenti tentativi di crea
re in Italia un Museo qualificato sui
problemi tecnici e scientifici che po-
tesse stare alla pari di analoghe im-
portantissime istituzioni che da mol-
ti decenni rendono famoso in tutto il
mondo tante nazioni europee e d’oltre
Oceano,
Le prime iniziative del genere si eb-
bero a Torino nel 1862, cui seguirono
altri tentativi a Milano e Firenze; ma
solo nel 1953 il sogno di poteva rea-
lizzare a Milano, grazie al contributo
di una nobile schiera di promotori e
dell’Amministrazione civica della città.
Cosa del tutto nuova negli annali di
tutti i Musei scientifici e tecnici del
mondo — e non va qui dimenticato
che prototipo di tutti i Musei è il Mu-
seion di Alessandria d’Egitto creato da
Tolomeo II Filadelfo il Museo mi-
lanese ha avuto una degnissima sede
in una costruzione storica e monu-
mentale, mirabile cornice a un tema
arido, seppure meraviglioso ai giorni
nostri, qual'è quello dello studio e del-
la conservazione di cimeli, raccolte,
novità scientifiche e tecniche,
E, se la creazione del Musco della
Scienza e della Tecnica fu lunga e dif-
ficile, non meno densa di avvenimenti
è la storia della sua sede. La costru-
zione risale infatti al 1500, durante
la permanenza di Leonardo a Milano,
quando i monaci Olivetani iniziarono
il restauro e l'ampliamento del pree-
sistente convento benedettino, arrie-
chendolo di bellissime opere artisti-
che e di una magnifica biblioteca, una
fra le più grandi d’Italia.
Con la venuta in Italia di Napoleo-
ne il convento fu trasformato in ospe-
dale militare, divenerdo in seguito ca.
serma di cavalleria prima, di arti-
glieria poi. Queste vicissitudini detur-
parono notevolmente la bellezza ar-
chitettonica dell’edificio e l’ultima
guerra mondiale, a completare l’ope-
ra devastatrice, lasciò le sue tracce di-
struggitrici e profonde. Uno dei primi
meriti che va riconosciuto al Museo
della Scienza e della Tecnica è quello
di aver iniziato la sua opera con una
vera e sagace attività di ricostruzione,
ridonando al patrimonio artistico e
culturale italiano uno dei più super-
bi ed interessanti monumenti. Tutto
è stato ripristinato seguendo gli sche-
mi degli antichi piani costruttivi per
quanto riguarda la parte monumen-
tale e di rappresentanza.
Nella ricostruita oasi umanistica
ha avuto inizio l'allestimento dell’ab-
bondante materiale già in possesso
del Museo, materiale che ogni giorno
aumenta grazie alle generose ed illu-
minate donazioni di enti, società e
privati cittadini di ogni parte d’Italia,
E° una vera gara per potenziare e va-
lorizzare questa grande istituzione
che, se partita per ultima in confron-
to alle sue consorelle straniere, sta a
grandi tappe riguadagnando il tempo
perduto e si sta mettendo alla pari
dei più grandi Musei del mondo,
Una testimonianza in questo cam-
po è data proprio dal Congresso ICOM
Unesco dello scorso anno, in cui 500
fra presidenti, direttori e tecnici di
tutti i musei del mondo hanno parte-
cipato presso il nuovo Museo alla set-
tim
d
ynata ammirazione per la sede, le
sistemazioni e l’esposizione dei pre-
ziosi cimeli e significativi pezzi della
moderna produzione italiana.
Uno degli scopi del Museo è anche
quello di dimostrare con sequenze as-
sai bene illustrate i vari settori tec-
nologici e quanto di meglio è stato
fatto sia in Italia che all’estero nel
campo delle scienze e della tecnica
ed è intendimento della Presidenza
del Museo di far sì che la maggioran-
za del materiale esposto risulti, in un
tempo assai breve, completamente
funzionante, onde il visitatore possa
immediatamente rendersi edotto degli
scopi delle invenzioni ad applicazioni
documentate.
Altra finalità del Museo è quella
della creazione di un Pantheon della
scienza, ove siano ricordati tutti |
grandi che hanno lasciato la loro im-
pronta nella civiltà del mondo.
Il Musco costituisce infine una se-
de ideale per congressi sia nazionali
che internazionali, mentre sono pron-
ti per l’impiego un salone di cinema-
tografia tecnica e culturale e una
grande aula per esperienze di fisica.
Detta aula, attrezzata con gli apparec-
chi più moderni e perfezionati, sarà
a disposizione di tutte le scuole di
Milano e provincia e di quanti gradi-
ranno assistere ad esperienze tenute
da uno scelto corpo insegnante.
Purtroppo per la ristrettezza di spa-
zio non ci è permesso dilungarci in
più ampi dettagli e nella illustrazio-
ne dei vari settori in cui è stato divi-
so il Museo. Ciò che sprona i dirigenti
del Museo, oltre alla incrollabile vo-
lontà di riuscita e di potenziamento
dell'Ente, è la constatazione del lar.
go consenso del pubblico che a poco
più di un anno dalla inaugurazione
consente di auspicare per l’istituzione
un sempre maggiore successo naziona-
le e internazionale.
Giancarlo Zipoli
na di lavori, dimostrando incon. .
=_=
regni rana de tgp te rar
te e
tI
12
LO SPORT
PROTAGONISTI (È
DEL
Ora che la macchina infer-
nale del giro ha macinato, se-
vera ed implacabile, i perso-
naggi che hanno osato sfidarla
con uno sforzo disumano che
va oltre le regole della forza
fisica e dello sport, lasciatemi
soffermare un istante a giudi-
care questa competizione che
ha preso la mano al cuore. E’
così che non ho seguito il
Tour per grandiosità di spet-
tacolo, di interessi, di recla-
me, di ammirazione chilome-
trica, ma con un senso di
amara poesia verso questi uo-
mini ai quali tutti vorrei por-
gere un fiore meritato di spe-
ranza e di fede.
Oecher un ometto sbiadito
e spigoloso, è venuto qui non
per vincere il giro come giu-
ravano i « fiamminghi », ma
come uno strano misterioso
tipo che ha una missione da
compiere,
La « Birreria Oecher» di
Anversa attende infatti dal-
l'omino, attraverso le sue im-
prese, l’esaltazione dei suoi
boccali, delle sue kellerine,
della sua scritta luminosa in
rosso brillante: Qui si beve la
birra di STAN!
Guerinel un simpaticone. Un
bruno giovanotto con un ber-
rettino bianco sulle ventitrè,
che ha delle vendette da com-
piere — dice — e perciò è
venuto al Tour.
Le vendette consistono nelle
scorpacciate di mangerecci a
tutte le ore. E’ sempre in fu-
ga. Quando non sa che fare,
insegue se stesso.
Wagtmans. L’olandese che
ha sempre i tulipani sul ma-
nubrio. Due volte possessore
della maglia gialla. Due volte
spodestato. Due volte nella
polvere... due volte sugli altar,
Ci ha schiacciato l’occhio ma-
lizioso: « E' una balordaggine
stare in testa alla classifica.
Tutti ce l’hanno con voi. Sta-
te certi! Non lo farò più!... ».
«Testa di vetro» se ne è
andato. Ma da quel cocciuto
che è non voleva ritirarsi. Era
tutto pesto e malconcio e le
gambe non giravano più. Ci
ha guardato irriducibile con
quella faccia da lucertola mo-
rente: « Ditelo a tutti! Ma-
gari in auto, ma correrò an-
| cora. L’anno prossimo lo ve-
drete se Robic è finito! ».
°
Anche Koblet ha dovuto ri-
nunciare. Povero Hugo aveva
sognato cose troppo belle. Al-
l’88° chilometro della nona
tappa il suo sogno ha perso le
ali come fanno talvolta le far-
falle sopra una fiamma di
candela.
Il «bellissimo Cecè » de)
Tour, Ferdj Kubler, ha rice-
vuto ogni giorno sacchi di let-
tere da ammiratrici. C'era tan-
to abituato che ormai le ven-
TOUR
deva per carta straccia. Del
resto, che farsene? Portarse-
le dietro legate alla sella? Pa-
zienza la donzelle carine che
lo aspettano agli arrivi per
scroccargli un bacio o un au-
tografo — dice lui — ma le
racchione che lungo il percor-
so invocano il suo nome! (An-
che per i belli la vita è dura).
Geminiani ci ha confidato:
« E' l'assenza degli italiani
che rende la corsa veloce. La
loro inventiva, sebbene rego-
lare e ammessa, si è rivelata
decisamente negativa ». Capi-
to? Ci vorrebbe la barba fin-
ta per... non intendere!
Il vecchio Leduc vincitore
di due giri ci ha sbirciato con
occhi severi: « Che bella oc-
casione hanno perso i giovani
corridori italiani. Avrebbero
potuto finalmente gettare la
livrea alle ortiche e dimostra-
re (anche quelli che vanno a
far acqua alle fontanelie) che
qualcosa ci sanno fare, sopra-
tutto senza î tromboni, D’ac-
cordo, caro Leduc! Anche ai
« clarini » occorre dare una
« personalità nuova ».
°
Mahè, un tipo strano, tutto
elastico, Tutto muscoli con il
naso a uncino. Il suo piano di
partecipazione al Tour consi-
steva interamente nella vitto-
ria a Vannes dinnanzi ai suoi
entusiasti concittadini. Ma do-
po aver tirato tutta la corsa,
il compagno di fuga Vivier lo
ha bruciato sul filo d’arrivo.
« Ormai cosa ‘ci sto a fare
qui! — ci disse amaramente.
— Per me il giro e termina-
to... ». Proprio come gli irridu-
cibili del Sampdoria che do-
po aver raccolto i soliti gene-
rosi 3 o 4 punti, nei due in-
contri con il Genoa, osano di-
re che «il campionato è fi-
nito ».
®
Il « Louison national » è il
fenomeno del baraccone. Il
grande Bobet. Il centro di at-
trazione della stampa e degli
avversari. Ogni sua parola,
ogni sorriso, ogni atto, hanno
il carattere di un’attualità pre-
stigiosa. Le fotografie, ormai,
gliel’hanno prese anche ai lac-
ci delle scarpe. Non disprezza-
teci se non sappiamo ancora
dirvi che parrucchiere fre-
quenta.
°
Ed ora non ci resta che di-
re del personaggio più impor-
tante, della figura più eminen-
te del giro: la maglia gialla!
La invisibile Circe. La don-
zella ammaliatrice. Essa sor-
ride ai suoi eroi. Li trascina.
Li vaglia. Li tenta. Li esalta.
Li tradisce! Per 30 giorni este-
nuanti li sommerge in una gi-
randola di speranze. Ma infi-
ne, sazia, si abbandona sulle
spalle del più forte, di colui
che quasi sempre ha più sof-
ferto e osato! E’ una delle po-
che femmine che, malgrado
tutto, dirà in fondo la verità...
Giuseppe Ballerino
‘ para a leggere
Domenica 11 luglio si è svolto a Villa Maria a Sestri un combattutissimo torneo di sco-
pone. Ha vinto una coppia di Ansaldini, composta da Bernieri e Ottorino.
AGVIESTOE
* Rienvenido Mr. Marshall"?
Il film ci introduce nella vi-
ta di un piccolo paese di cam-
pagna, un paesino castigliano
che somiglia tanto a certì al-
tri paesini del sud della Fran-
cia e della campagna pie:non-
VElESTTO
tese, dove i contadini lavora- |
no in pace ed in miseria e te
giornate si susseguono sempre
uguali, divise tra i campi, la
chiesetta e l’unico locale del
paese, dove si gioca a carte, si
beve e, ogni tanto, si assiste
all’esibizione di qualche com-
pagnia girovaga.
La tranquillità è interrotta
da una notizia-fulmine: arri-
verà una commissione ameri-
cana incaricata di distribuire
gli aiuti Marshall.
Tutti sembrano morsi dalla
tarantola: bisogna organizzare
i ricevimenti, il paese deve
mutare faccia, tutto deve es-
sere accogliente, caratteristi-
co, coloristico, chiassoso, un
po’ andaluso e un po’ ameri-
cano. Il sindaco, che è anche
proprietario dell’unico locale
sopradetto, e di molti terreni
intorno, è anche sordo come
un tamburo, e decide di pre-
parare qualcosa di « colossa-
le » aiutato dall’impresario gi-
rovago che « era stato a Bo-
ston e quindi conosceva i gu-
sti degli americani », Passano
giorni febbrili, e ciascuno ha i
propri incubi notturni: il pre-
te si vede processato da un
tribunale del Ku Klux Klan
per aver accusato l’America di
essere un paese di protestan-
ti, di divorzisti e di dissoluti;
il sindaco si vede sceriffo nel
locale diventato un « saloon »
dove il noto « pistolero » rap-
presentato dall’impresario lo
ferisce a causa della « più ful-
gida stella dell'Andalusia ».
Tutti, intanto, preparano la
propria richiesta da fare agli
americani. :
Il giorno tanto atteso, tut-
to il paese è in piazza con la
banda e il ragazzino si pre-
la poesiola:
gli americani passano veloce-
mente attraverso il paese sen-
za fermarsi.
Si smonta la baracca, si ca-
lano gli striscioni ed i pavesi,
in piazza si raccolgono in si-
lenzio le offerte dei paesani
per pagare i debiti contratti
per organizzare iî festeggia-
menti.
Ci sono, in questo film, una
atmosfera reale ed una uma-
nità vera; ci sono satire di-
vertenti e, forse, alcune in-
tenzioni non sviluppate. C'è
comunque un valore poetico
che lo isola da tutta la produ-
zione iberica passata e pre-
sente, IL PORTOGHESE.
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Eccoci, come promesso nel ‘primo
numero de “l'ANSALDINO” ad
informare gli appartenenti all' Ansal-
do sugli speciali sconti loro concessi:
per singoli partecipanti ai corsì
sconto 15%,
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gruppi di 8-10 persone. Detti sconti
sono estesi a tutti i familiari degli
ansaldini.
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con inizio 25 luglio.
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Faccione simpativo, tipica arguzia romanesca, un
po’ sfottente e vecchia filosofia del popolo: ecco Fa-
brizi.
Si presentò così, sul boccascena, a farci ridere
tutti, con la mobilità della sua espressione e la pron-
tezza della battuta, ma stiamo attenti: Fabrizi non
è una macchietta.
E’ un vero comico, e quindi un tragico, e come in
tutti gli artisti veri la sua vena popolaresca, tipica-
mente trasteverina, assume valore di universalità
proprio grazie alla sua profonda umanità. Mai in-
fatti (se non in qualche rara produzione raffazzo-
nata e mal diretta) Fabrizi ci fa ridere solleticando
le molle superficiali o infantili della nostra sensibi-
lità, ma sempre chiama in causa la nostra intelli-
genza e la nostra umanità.
Già in « Avanti c’è posto » del 1942 c’era un po’
il « castigat ridendo mores » della vecchia commedia
dell’arte, e c’era il suo incontro con Zavattini,
Poi, nel 1944, sotto la guida di Roberto Rossellini,
Fabrizi ci ha dato la toccante ed umanissima inter-
pretazione del prete cospiratore nel film « Roma città
aperta » quindi, sia pure su un piano meno impegnato,
nel 1946 « vivere in pace » di Zampa e «Mio figlio
professore » di Castellani. Nel 1947 interpreta il dram-
ma dannunziano « Giovanni Episcopo » diretto da Lat-
tuada e l’anno seguente torna a lavorare con Ros-
sellini realizzando però un film che denuncia la de-
cadenza del regista, « Francesco giullare di Dio ». Nel
1950 incontra nuovamente Zavattini con « Prima co-
munione » film discretamente diretto da Blasetti e
nel 1951 un’altra umanissima interpretazione con un
nuovo regista, Zampa, nel film « Signori in carroz-
za ». L’anno seguente Fabrizi ritorna a lavorare sotto
Blasetti, in una parte un po’ falsa (ma la colpa non è
sua) col film « Altri tempi - Zibaldone n. 1 e, nel ’53,
un’altra grande interpretazione, condotta con misura
e toccante sensibilità « Guardie e ladri », assieme a
Totò, diretto da Steno e Monicelli.
Fabrizi è un attore, concludendo, che oltre a di-
vertirci sempre in modo intelligente ci insegna qual-
cosa ogni volta, Ed è un attore (non è poco, al giorno
d’oggi) che si è sempre mantenuto su un piano digni-
toso e controllato, serio, senza concedersi a facili spe-
culazioni.
pi
Bessie:
Riceviamo spesso, indirizzate all’Ansaldino, lettere
per la « Cassetta delle Idee ». Come avevamo scritto
rel primo numero, tale cassetta è per ora in atto solo
al Meccanico e la Direzione Generale sta studiando di
estenderla a tutti gli Stabilimenti. A queste lettere
provenienti da varii stabilimenti sociali, quando trat-
tano argomenti di carattere generale, rispondiamo nel-
la rubrica « L’Ansaldino risponde +; quando invece. co-
me è accaduto per alcune, si riferiscono ad apprezzate
innovazioni per migliorare il lavoro specifico di un
reparto di uno stabilimento non possiamo che passar-
le alla competente Direzione, in attesa che questa ini-
ziativa, che evidentemente suscita l’interesse dei di-
pendenti, venga, come sopra abbiamo detto, oppor-
tunamente organizzata dalla Direzione Generale.
#19018. 69101810965 BISI RSSIN O]
1008 89) 8 ESSERSI
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CREME EI
&
i
na lettrice ci ha scrit-
to chiedendoci di par-
lare del problema del-
l'arredamento domestico,
cosa che ci accingiamo a
fare con piacere, poichè
indubbiamente il modo più
proficuo per redigere la ru-
brica resta, come già det-
to, quello di rispondere al-
le domande che ci perven-
gono, stabilendo così un
continuo colloquio con le
lettricì,
Il problema,
realisticamente,
semplice, poichè
possiamo parlare dell’arre-
damento «ideale», così
come dovrebbe essere, e
non possiamo neppure par-
lare del suo necessario in-
serimento nell’architettura
della casa.
Ciò perchè ciascuno de-
ve fare î conti con la casa
che ha, e con i mezzi a di-
trattato
non è
noi non
sposizione.
Tracceremo quindi delle
linee generali, tenendo
sempre presenti î suddetti
limiti.
Tenete soprattutto pre-
sente che le esigenze fon-
damentali restano soltanto
due: l'igiene e la comodi-
tà. Bandite quindi ogni
falso decorativismo e le
cianfrusaglie che trasfor-
mano le vostre sale in ri-
cettacoli di polvere e in
pagode cinesi.
Per l'igiene, a parte
l’impianto idrico e la si-
stemazione delle finestre e
dell'eventuale terrazzo, che
non dipendono più da voi,
se non per un’accurata ma-
nutenzione, potete fare
molto riguardo all’arreda-
mento.
Tutto dev'essere stret-
tamente razionale, a super-
fici liscie, il che facilita
enormemente la pulizia,
oltre ad essere moderna-
mente elegante.
Razionalità, linearità,
semplicità: questo deve es-
sere il comandamento
per qualunque tipo di mo-
bili.
Altro criterio fondamen-
tale è quello del risparmio
dello spazio disponibile.
A questo proposito si rac-
comandano gli armadi a
muro, che fanno risparmia-
re molto spazio. Vi sono
anche letti ribaltabili, che
si trasformano in tavolini
e stipi, e possono trasfor-
mare una camera in stan-
za da soggiorno.
Anche per i materiali si
può fare molto, onde au-
mentare l’igiene e la lu-
minosità della casa.
UTET
PETTINE VENE FIEPNTINE,
W È A 4A
6 A S A
Un materiale assai con-
sigliabile è il vetro, que-
sto elemento modernissimo
e ormai atto a tutti gli usi,
che stenta però, per vecchi
pregiudizi, ad entrare nel-
le case. Tavolini, scrivanie,
credenze, mensole (in que-
sto ultimo caso si può ado-
perare il « vis securit »). Il
vetro è pulito, è bello, è
decorativo e moderno. Dà
all’occhio l'illusione dello
spazio, Può servire, mola-
to o greggio, per balaustre
di balconi e di scale. Au-
menta grandemente, come
dicevamo, la luminosità.
Spesso, ad esempio, sì de-
ve sostituire una vecchia
porta interna, tra la sala
e il tinello, tra la sala e
una camera, tra la cucina
e un corridoîo, e sì fa una
porta nuova, tutta in le-
gno, uguale all’antica. Per-
chè non fare, quasi con la
stessa spesa, una porta a
pannelli di vetro, che dan-
no luce all’ambiente re-
trostante? Quando sì vuol
evitare la trasparenza, nel
caso dì camere da letto o
bagno, si ricorre a vetro
smerigliato. Pensate che
il vetro dà una nitidezza
irrangiungibile coì metalli,
e consente una pulizia fa-
cile e spedita.
Circa le pareti degli am-
bienti, preferibile sempre
il bianco, o le tinte molto
chiare, magarì con la ce-
mentite, lacca opaca che
sostituisce la tappezzeria.
Nella cucina, onde aumen-
tare la pulizia, sarà bene
utilizzare piasirelle fino ad
una certa altezza o prepa-
rati plastici oggi în com-
mercio. Anche per l’illu-
minazione il bianco è sem-
pre consigliabile, perchè
assorbe il 30% di luce,
mentre le pareti colorate
ne assorbono il 70%.
Circa l’illuminazione ar-
tificiale, elettrica natural-
mente, a prescindere dal
sistema a lampada o a dif-
fusori (a globo o a cande-
la) oggi molto diffusi, si
consiglia sempre l’illumi-
nazione indiretta degli am-
bienti, cioè quella data da
sorgenti luminose sottratte
alla nostra vista. Sempre
per quanto riguarda l’illu-
minazione sì tenga presen-
te che un buon impianto è
sempre incassato nel mu-
ro, dove è difeso dall’umi-
dità e dal logorio, e che in
un locale è meglio avere
poche lampade a forte in-
tensità che molte deboli.
Vediamo ora altrettanto
brevemente la sistemazio-
ne di singoli locali, alme-
no in linea di massima. Per
la cucina, pochi mobili, ca-
paci dì contenere molti
utensili. in poco spazio
(quante volte avrete la-
mentato di non potervi
muovere a piacere!) possi-
bilmente laccati alla nitro-
cellulosa, in tinta bianca o
comunque chiara. Utilissi-.
mo sarebbe un armadio che
racchiuda in sè i seguenti
reparti: l’acquaio, con sco-
lapiatti; stipo per vasella-
me e batteria da cucina;
tavola per la preparazione
delle vivande e asse scor-
revole per la pasta; cucì-
na a gas o elettrica.
La camera da letto: de-
stinate ad essa l’ambiente
migliore, con buona illu-
minazione e abbondante
aereazione. Disponete i let-
ti în senso paruilelo alle fi
nestre, alle quali metterete
tende leggiere, sempre. Ri-
petiamo: mobili semplici e
lisci, preferibilmente ribal-
tabili se avete poco spazio.
Bandite le suppellettili su-
perflue. Sono quanto mai
opportune piccole lampade
sui comodini da notte, con
luce attenuata da paralu-
me.
La stanza per i bambini
è consigliabile a costo di
qualunque sacrificio, per
intuibili ragioni. Fino ad
una certa altezza, pareti
verniciate a smalto e mo-
bili laccati in bianco, az-
zurro e rosa. Armadietti
bassi, in modo che il bam-
bino possa arrivare da so-
lo a prendere ciò che gli
serve: un fazzoletto, un li-
bro, un giocattolo. Pareti
chiare, con qualche quadro
di argomento infantile.
Si tende oggi ad abolire
la sala da pranzo per so-
stituirla con una comoda
stanza da soggiorno, con
tavolo da pranzo. Le cre-
denze sono sostituite da sti-
pì bassi in cui si dispone la
cristalleria, mentre le sto-
viglie ingombranti trovano
posto in cucina. Qui — in-
sistiamo — mensole di ve-
tro, tavolini col piano di
vetro, e qualche poltrona
comoda. Un tappeto e qual-
che stampa di gusto. Non è
necessario comprare un ar-
redamento completo; si può
costruire piano piano, man
mano che sì sostituiscono
i mobili vecchi.
Col che crediamo di a-
vere soddisfatto la nostra
lettrice, anche se in modo
sommario. Ulteriori do-
mande saranno, mnatural-
mente, graditissime.
LILIANA.
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Partenza della « Cristoforo Colombo » per il viaggio inaugurale.
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Cantiere di Sestri: strutture della « Costr. 1494 ». Elementi per cementeria costruiti dalla Carpenteria.
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La posareti « Alicudi » recentemente varata a Livorno.
fase di rifinitura alla Fonderia,
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Sono nati
7 Maggio: MONICA, figlia di Ga-
betta ing. Ettore (Dig) - 25 Maggio:
PAOLO, figlio di Macciolli Zeffiro
(Carp) - 31 Maggio: CHERUBINO,
figlio di Caradonna Domenico (Can)
- 6 Giugno: SILVANO, figlio di So-
brero Giovanni (Can) - 13 Giugno:
ENNI, figiio di Canci Lorenzo (Mug)
- 19 Giugno: MARZIANO, figlio di
Colombo Pietro (Mug) - 19 Giugno:
WILMA, figlia di Cortesogno Teodo-
ro (Mec) - 20 Giugno: MICHELE,
figlio di Attanasio Antonio (Mec) -
21 Giugno: GUIDO, figlio di Pasto-
rino Michele (Can) - 23 Giugno:
ALBERTO, figlio di Fiori Adolfo
(Mug) - 26 Giugno: MAURIZIO, fi-
glio di Zofrea Giuseppe (Can) - 26
Giugno: GIOVANNI, figlio di Parodi
Mario (Can) - 28 Giugno: RICCAR-
DO, figlio di Antonelli Tommaso
(Liv) - 27 Giugno: RICCARDO, fi-
glio di Sidoti Francesco (Can) - 28
Giugno: GABRIELLA, figlia di Ma-
riotti Cesare (Liv) - 3 Luglio: MA-
RISA, figlia di Ascione Luigi (Liv)
- 4 Luglio: GABRIELLA, figlia di
Coiana Mario (Can) - 4 Luglio:
STEFANO, figlio di Onorato Arman-
do (Liv) - 7 Luglio: CLAUDIO, fi-
glio di Simoncini Gino (Liv) - 10
Luglio: ORNELLA, figlia di Merello
Tommaso (Can) - 11 Luglio: MAU-
RA, figlia di Rapetti Fiorenzo (Mec)
@
BERETTI RR
E &
PARLA IL!
:MEDICO:
|
il caldo estivo, anche quest’an-
no. Esso però, oltre alla tinta-
rella, porta spesso la comparsa di
episodi gastro-inestinali, con dolori
all’addome, febbri più o meno ac-
centuate e diarrea. Queste forme, a
seconda della gravità, vanno dall’en-
terite coleriforme a quelle semplici
infezioni intestinali che si risolvono
benignamente nello spazio di pochi
giorni. Di fronte ai sintomi acuti
e di apparente gravità il medico
stesso sì pone molti interrogativi
perchè è difficile stabilire la causa
vera di queste forme. Ci si può
chiedere se si tratta di germi che
hanno invaso tutto l'organismo e che
secondariamente si localizzano nel-
l'intestino o di germi introdotti con
gli alimenti oppure ancora di viru-
lentazione di microbi ospiti abituali
del tubo gastro-enterico; oppure si
può pensare, prescindendo dagli
agenti infettivi, a fatti di intossica-
zione per l’introduzione di dati ali-
menti o per veleni prodottisi nel-
l’intestino stesso da alterazione dei
processi digestivi o anche per azio-
ne esterna, come il freddo, un’emo-
zione, ecc.
A queste cause che talora possono
essere piccole e sfuggire all’osserva-
zione la risposta patologica dell’in-
testino può essere sproporzionata-
mente grande per una reazione al-
lergica: per avere un’idea di propor-
zione in altro campo basta pensare
che a volte, per un cucchiaino di
fragole, certe persone si trovano ri-
coperte di orticaria da capo a piedi.
Di fronte ad una qualsiasi di que-
ste cause l’atteggiamento finalistico
di difesa della mucosa intestinale è
sempre lo stesso: essa tende cioè ad
eliminare le sostanze tossiche o in-
fettive con la diarrea.
Perciò la cura deve mirare a com-
battere la causa e non a fermare la
DI che sia finalmente arrivato
- 12 Luglio: MARISA, figlia di Sa-
batini Arturo (Liv).
A tutti i piccolissimi « ansaldini »
e ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi,
Si sono sposati
12 Giugno: NANI Augusto (Mec)
con Amerio Anna - 21 Giugno:
PECCHIOLI Pietro (Mec) con Mar-
chese Teresa - 27 Giugno: DEL BEL-
LO Renato (Mec) con Del Viva Emi-
lia - 28 Giugno: BRUZZONE Giu-
seppe (Carp) con Profumo Mar:a
Luigia - 29 Giugno: GAGG NO
Arialdo (Mec) con Perin Augusta -
29 Giugno: GARRE’ Teodoro (Mec)
con Magini Armanda - 30 Giugno:
TOSI Gianfranco (Liv) con Stefa-
nini Anna - 4 Luglio: BENZI Ric-
cardo (Mec) con Guala Lucia - 4
Luglio: ROMANO Luigi (Mec) con
Repetto Wanda - 5 Luglio: LUPI
Giovanni (Mug) con Traggiari Cle-
lia - 8 Luglio: SATURNO Enrico
(Mec) con Parodi Teresina - 10 Lu-
glio: MICHELI Alfredo (Mec) con
Perelli Jolanda - 13 Lug?io: FAL-
SONE Sergio (Mug) con Coliodi Ro-
sella - 15 Luglio: BERTOLUCCI
Battista (Mug) con Casentini G'u-
liana - 17 Luglio: TAMARO Gio
Batta (Mec) con Dolci Doretta - 17
Luglio: PIERACC'ONI Antonio
(Mug) con Masetti Fortunata.
Agli sposi i nostri vivissimi auguri.
diarrea, almeno entro certi limiti,
perchè se la reazione di difesa del
tubo gastro-enterino è eccessiva
possono aversi lesioni della mucosa
come ulcerazioni, o emorragie e
l'organismo può andare incontro ad
una forte perdita di acqua, disidra-
tazione, particolarmente grave spe-
cie nei bambini. E’ quindi evidente
l’importanza di stabilire la causa
possibile: spesso i primi sintomi fan-
no pensare all’ingestione di carne,
pesce, latte non perfettamente con-
servati, o di condimenti di difficile
digestione, o di alimenti non abi-
tuali come ad esempio funghi o pe-
peroni o droghe capaci di provocare
fenomeni irritativi locali. Da ulti-
mo va considerato il freddo, che
rappresenta spesso la causa di quel-
le coliche addominali estive che se-
guono l’ingestione di bevande ghiac-
ciate, di gelati, di angurie o ancora,
nelle giornate di maggior calore, se-
guono la doccia o l’immersione in
acqua molto fredda.
Questi raffreddamenti improvvisi
spesso generano una serie di turbe
neuro-vegetative riflesse sull’inte-
stino e favoriscono la virulentazione
del microbismo latente nell’interno
dell’intestino.
Chi è colpito da queste forme de-
ve mettersi a completo riposo e sta-
re a letto fino alla cessazione dei di-
sturbi diarroici e alla scomparsa
della febbre, anche se si tratta di
lievi rialzi termici. Oltre alle vec-
chie cure sintomatiche ed al clas-
sico purgante che usato con cautela
risolve spesso da solo le forme ba-
nali, e oltre a particolari diete con
apposite sostanze atte a modificare
l’ambiente intestinale, il medico oggi
dispone di una vasta gamma di far-
maci ad azione antibatterica, dai
sulfamidici ad azione intestinale
(guanidinici) agli ultimi ritrovati
nel campo degli antibiotici.
Inoltre la convalescenza, che nei
casi gravi era una volta assai lun-
ga, viene di molto abbreviata con
l’impiego di farmaci epatoprotettivi,
capaci cioè di facilitare la partico-
lare importantissima funzione anti-
tossica del fegato.
Chirone.
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co
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IGLIORAMENTO DELLA
PRODUZIONE E DEI PREZZI
x
GRADITISSIMI TUTTI I BUONI RATEALI
( Ena!, Salea, Siac, Tranvieri, Eridania, etc.)
LE COMMISSIONI !INTERNE SONO PREGATE DI
VISITARCI
PISONIS
LOANO (savona)
II ASS)
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BUONI ENAL
MAGAZZINI VITTORIA
TERE PETE PETITE
e SI
x
“LL ANSALDINO
A nome di un gruppo di la-
voratori del Meccanico chiedo
che in certe festività stabi-
lite dalla Direzione, possa av-
venire una libera visita agli
Stabilimenti « Ansaldo » die-
tro biglietto di ingresso ri-
servato ai dipendenti, i quali
potrebbero portare i loro figli
a visitare certi reparti at-
tualmente attrezzati con mac-
chinari moderni. Tali visite
sarebbero utili per una mag-
gior istruzione nel campo del-
la metalmeccanica, e sarebbe-
ro gradite ai dipendenti che
generalmente non hanno la
facoltà, come non l'hanno mai
avuta, di vedere il progresso
dei loro stabilimenti. La Di-
rezione potrebbe consentire le
visite solo per quei reparti
ove realmente esistono mac-
chinari che rispecchino il
poderoso cammino della mec-
canica moderna. Tali visite
certamente porteranno degli
ostacoli ma crediamo che con
un po' di buona volontà ci si
possa arrivare.
GIUSEPPE ROVEGNO
L’idea è ottima e la Dire-
zione l’ha, infatti, approvata.
L’Ufficio di Segreteria sta
pensando all’ organizzazione
delle visite.
2;
&
x
Nel penultimo numero del-
l’« Ansaldino » c'è un bando di
concorso per un disegno da
inviarsi alla Redazione. Nelle
modalità manca una voce im-
portante che specifica se i di-
segni ci verranno restituiti a
fine concorso oppure restano
di proprietà delia Redazione.
GIUSEPPE CAVALLINI
I disegni, pubblicati o meno,
verranno tutti restituiti agli
autori.
La persona che scrive è la
moglie di un impiegato del-
l'Ansaldo la quale approfitta
di questa possibilità per chie-
dere una cosa che tutti han-
no in cuore e desiderano.
Specialmente noi donne ab-
biamo sempre sognato e desi-
deriamo una casa confortevo-
le, moderna, con qualche con-
fort, tutta nostra, a cui dedi-
care la nostra gioia, una ca-
sa che sia accogliente, che
inviti a non uscire, che si
guardi con intima grande
soddisfazione.
Ora succede questo, che i
nostri mariti pagano le quo-
te INA-Casa, così si costrui-
scono case belle destinate a
persone e famiglie sprovviste.
E' più che giusto. Ma noi che
paghiamo, continuiamo ad
abitare in case vecchie e brut-
te e senza confort, perchè non
possiamo e non potremo mai
senza aiuto migliorare.
Perchè l'Ansaldo non ci dà
lui questo aiuto? Una volta è
stato fatto! L'Ansaldo potreb-
be garantirsi sulla nostra in-
dennità di liquidazione, e ciò
specialmente per gli impie-
gati con almeno dieci anni di
anzianità. Si potrebbe far ver-
sare subito una somma, che
so, di 500.000 lire, e poi il ri-
manente saldarlo con un fitto
di 20-25.000 lire mensili.
In attesa di leggere la ri-
sposta su l’Ansaldino, porgo
distinti saluti.
BOEMIA ELISA
Lei non sa, cara signora, co-
me desidereremmo di poterLe
rispondere diversamente, Per-
chè, nel fondo, la sua aspira-
zione di avere una casa è
una aspirazione sacrosanta.
Tuttavia, almeno per quello
che dipende da noi, non è at-
tuabile. Per un duplice or-
dine di ragioni: finanziarie e
giuridiche.
La nostra Società non è in
condizione, almeno per ora, di
ma giuridica che non consen-
te, come Lei propone, di in-
vestire comunque la liquida-
zione dei dipendenti. Essa,
per legge, è intangibile.
Auguriamoci che la marcia
verso il risanamento integrale
della nostra Società raggiun-
ga presto il suo obiettivo, ed
allora questo problema potrà
essere esaminato per avviarlo
lunga vita di lavoro.
mento Meccanico di
aziendale.
«L’ Ansaldino ”
Dalla « Cassetta delle Idee > dello Stabilimento Meccanico
ci è pervenuta la proposta n. 588
suggerisce di estendere l'invio dell'Ansaldino anche ai vecchi
pensionati dell'Ansaldo che se pur non fanno più parte attiva
della famiglia Ansaldina hanno dato alla nostra Società tutta una
La Direzione Generale ha accolto la proposta ed
abbiamo già disvosto per la raccolta degli indirizzi.
Inizieremo quindi al più presto la spedizione del no-
stro periodico ai valorosi ex collaboratori.
Rompendo la consuetudine di lasciare la priorità della ri-
sposta alla Direzione di Stabilimento, abbiamo voluto per primi
dare questa, che per noi e per i nostri ex dipendenti, è una
gradita notizia, e vorremmo pregare l'autore della proposta di
passare in Redazione per farsi conoscere.
Quasi contemporaneamente ci è giunta la lettera che pub-
blichiamo integralmente qui di seguito:
«Lo scrivente è un anziano ex impiegato dello Stabili-
Ge-Sampierdarena,
conoscente, presa visione dei primi numeri del Vostro quin-
dicinale l'« ANSALDINO » gradirebbe conoscere se, quantunque
non faccia più parte della Ditta dal 31-8-51 per aver superato
i limiti di età, gli fosse concesso l'invio della serie del men-
zionato giornale in ricordo di tanti anni di attività dedicati a
codesta Spettabile Ditta. Certo di un benevolo interessamento,
ben distintamente porge i suoi saluti.
Evidentemente questa iniziativa viene incontro al desi-
derio dei vecchi Ansaldini ai quali, di gran cuore, auguriamo
di poter per molti anni seguire con la stessa passione di
quando erano al lavoro le vicende della nostra complessa vita
ai pensionati
di un dipendente il quale
Tramite un suo
FRANCESCO CALVI >.
anticipare la somma necessa-
ria ai dipendenti che la do-
mandassero, per dare la pos-
sibilità di mettersi in una coo-
perativa e tanto meno di far
costruire in proprio degli ap-
partamenti. Vi è poi una nor-
a soluzione, come è nostro, e
non soltanto Suo, desiderio.
su
Da molto tempo mi pongo
una domanda: perchè gli as-
segni familiari per i genitori
sono così inferiori rispetto a
quelli per la moglie? Eppure,
a mio parere, i genitori abbi-
sognano, data la loro età, di
maggiori cure, mentre una
mogiie spesse volte sarebbe
ancora in grado di lavorare.
Vuole l'Ansaldino spiegarmi il
perchè? ROMANA
La misura degli assegni fa-
miliari viene determinata son
provvedimento legislativo, di-
stintamente per il coniuge, i
figli ed i genitori a carico.
Generalmente questo prov-
vedimento legislativo non fa
altro che dare riconoscimento
formale ad un accordo inter-
venuto tra le Confederazioni
dei Lavoratori e quella degli
Imprenditori che fissa di fat-
to la misura di tali assegni.
Riteniamo che il motivo per
cui, sia le parti stipulanti di
questo accordo, sia il legisla-
tore, stabiliscono la misura
degli assegni familiari più ele-
vata per il coniuge (sempre
che si tratti di coniuge che
non abbia altra occupazione 0
altro reddito, perchè in caso
contrario gli ussegni familiari
non vengono corrisposti) è a
completo ed esclusivo carico
del prestatore d’opera, per i
genitori, in genere, si dà il
caso che al loro mantenimen-
to possono concorrere altri fi-
gli o che gli stessi possano
avere qualche, sia pure limi-
tata, altra fonte di reddito
(piccole pensioni, ecc.).
Infatti, mentre per il coniu-
ge non vengono corrisposti
gli assegni familiari se lo stes-
so percepisce un reddito men-
sile superiore alle L. 5.000,
tale limite viene elevato a L.
12.000 per un genitore ed a
L. 15.000 per entrambi.
La sorte dell’archivio
radiologico della
Caro « Ansaldino »,
siccome la liquidazione del-
la Cassa Mutua Ansaldo Siac
è una cosa di fatto (già vi è
stato il passaggio di tutte le
maestranze all’INAM) terrei a
sapere che cosa ne verrà fat-
to di tutte le radiografie: ver-
ranno distrutte oppure archi-
viate?
Non credi che sarebbe mol-
to meglio consegnarle agli in-
teressati?
Se lo credi, cerca di fare
qualcosa in merito.
A nome di tutti: grazie.
ROVEGNO - Sta Mec.
Ricevuta questa lettera, l’ab-
biamo passata, per competen-
za, al Direttore Centrale ing.
Zirilli il quale ha interpellato
a sua volta il dr. De Jorio ex
commissario della Mutua ed
attualmente presidente del
collegio dei liquidatori, che ha
risposto con l’interessante let-
tera che pubblichiamo qui di
seguito:
« Caro Ingegnere.
ho visto la lettera diretta al-
V« Ansaldino », che Ella ha
avuto la cortesia di mandarmi
e che si riferisce all’archivio
delle lastre fotografiche esi-
stenti presso l’apposito repar-
to di queste Casse Mutue.
Il mutuato che scrive do-
manda di conoscere se le ra-
diografie saranno distrutte o
consegnate agli interessati o
tenute ancora in serbo.
Nell’archivio radiologico s0-
no conservate le radiografie
eseguite ad ogni singolo mu-
tuato e, a parte, la relativa
cartella sulla quale sono regi-
strati i dati nominativi, anam-
nestici, i dati dell’esame obiet-
tivo e la relazione radiologica.
Ogni esame radiologico ese-
guito è numerato progressiva-
mente ed è registrato su ap-
posita scheda nominativa in
ordine alfabetico, che permet-
te una facile ricerca di tutti
gli esami per ogni singolo ca-
so. Le pellicole radiografiche
sono ordinate numericamente
dal 1940 a tutt'oggi in appo-
site scaffalature; le cartelle
sono conservate dal 1945. Gli
esami eseguiti fino al 31 di-
cembre 1953 sono 148.095 per
un totale di circa 191.410 pel-
licole radiografiche conservate
e numerate, come si è detto,
nell’archivio radiologico.
E’ questa una organizzazio-
ne preziosa per i rilievi più
interessanti in merito alla sto-
ria di determinate affezioni
per le quali è stato necessario
un reparto radiologico.
Nell’'esporre quanto innan-
zi ho voluto quasi implicita-
mente rispondere all’: Ansal-
dino »: il Collegio di liquida-
zione delle Casse Mutue e lo
INAM hanno un interesse
prevalente comune, quello di
serbare, in favore dei lavora-
tori, intatto e funzionante
l'archivio radiologico di cui
Mutua
trattasi, semmai migliorando-
lo e perfezionandolo ove oc-
corra.
Non ritengo che vi possa
essere altra soluzione.
Nello stesso modo io penso
si possa dire di tutta quella
parte di attività organizzate e
di mezzi tecnici e strumentali
che costituiscono qualche cosa
di già creato ed indistruttibile
in favore dell’assistenza dei
lavoratori interessati: questo
qualche cosa non potrà non es-
sere considerato dall’Istituto
assuntore dell’assistenza nella
obiettiva possibilità di valer-
sene, in tutto o in parte, util-
mente a favore degli assistiti.
In queste rassicuranti argo-
mentazioni spero e credo che
sia con me d'accordo V'INAM,
nella persona del Direttore
Provinciale dr. Giovanni Gra-
ni, mentre tutto ciò che è sta-
to fatto finora per le Casse
Mutue Ansaldo Siac, sia nel
tentativo di riorganizzazione,
sia nell’avviamento graduale
della liquidazione, sia nel pas-
saggio dell’assistenza, sia nel-
l'attuale studio delle attrez-.)
zature e dei servizi con i qua-
li finora l'assistenza è stata
assicurata, ha seguito il pro-
posito non certo di distrugge-
re ma di sanare e normalizza-
re, con ogni doveroso senso di
responsabilità.
Cordiali saluti.
V. de JORIO
17
MEMENTO
RFCIOGINTITIE creo
di anni 57 dipendente dei Ser-
vizi Ausiliari, deceduto il 21
giugno 1954. Era all’Ansaldo
dal 1942. Lascia moglie e tre
figli.
Luigi LAMPUGNANI
di anni 57 dipendente del Can-
tiere, deceduto il 21 luglio
1954, Era all’Ansaldo dal 1929.
Lascia la moglie.
—— T ——_—
Aì familiari le commos-
se condoglianze de «l’An-
saldino ».
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rece pone
Raro
SZ
ADIRITM RITO GIAN.
=="
> SDA RIO RIN AU
9
Giacomino, portoghese,
fa il tifoso senza spese.
dd
OD
DE
i
Il maligno Giacomone,
uno scherzo si propone.
Una botte spinge, il vile,
alla base del... sedile.
LYN
Crolla tutto con fracasso.
Giacomino come un sasso...
.. Oltre il muro vien lanciato
e in tribuna accomodato.
E. la giusta punizione
dà il bottaio a Giacomone.
Bisogna ricomporre come
era in origine questa foto-
grafia ch'è stata tagliata a
pezzi (e i pezzi, come ve-
dete, sono stati da noi ri-
messi insieme con una certa
confusione).
Fra coloro che ci invie-
ranno l’esatta soluzione del-
la foto entro il 25 agosto
verrà sorteggiato un viaggio
a Firenze in occasione della
Mostra della Fonderia (19-26
Settembre).
A scelta: viaggio in 2.a
classe andata e ritorno e per-
manenza a Firenze per quat-
tro giorni (compreso il
viaggio) per una persona,
Oppure: viaggio in 3.a clas-
se andata e ritorno e perma-
menza di due giorni per due
persone,
L'assenza dallo Stabilimen-
to dovrà essere conteggiata
in conto ferie,
Avvertiamo che il taglian-
do può essere spedito:
all’Ansaldino - Recapito
Ansaldo - Genova, oppure
consegnandolo ai nostri cor-
rispondenti di STA: LIV, Dr.
Moriconi (PER) - MUG, sig.
Guadagnini (COI) - MEC,
sig. Rovegno (MOP) - CAN,
sig. Merlano (MOP) - FON,
rag. Montesoro (SES) - MEF,
sig. Maggiolo (UTEN) -
CARP, sig. Piardi (TEC)
DIG, Sig.na Gasparino (UPR).
UN VIAGGIO A FIRENZE
w
t))
7_
cin
N
Il dromedario:
gobbo! ».
zona —_
Py
Il padrone del circo: « Quante
volte ti devo dire di non mettere
la testa in bocca al leone? »,
« Hai visto? Un
cai
Mili
sar
Riteniamo utile, per le de-
duzioni che se ne possono
trarre, fare un po’ di con-
suntivo sul funzionamento
della « Cassetta delle Idee »
negli ultimi tre mesi circa. Gli
argomenti delle proposte pre-
sentate si possono riunire in
dieci gruppi, e cioè: 1) evita-
re infortuni ed aumentare la
sicurezza del personale; 2) ri-
durre gli sprechi di qualsiasi
specie; 3) eliminare operazio-
ni inutili; 4) eliminare ritardi
nella produzione; 5) migliora-
re la lavorazione; 6) preve-
nire i guasti agli impianti ed
ai macchinari; 7) migliorare
il macchinario e le attrezzatu-
re; 8) migliorare gli impianti
ed i servizi ausiliari; 9) mi-
gliorare l’attuale organizzazio-
ne; 10) quesiti personali o che
comunque hanno poca o nes-
suna attinenza con i
denti scopi della « Cassetta
delle Idee », In tutto sono sta-
te presentate 815 proposte, di
cui 187 per migliorare gli im-
pianti ed i servizi ausiliari e
155 per migliorare l’attuale or
155 per migliorare l’attuale or-
ganizzazione, con una percen-
tuale sul totale rispettiva-
mente del 12% e del 19%.
Gli altri argomenti hanno
raccolto un numero notevol-
mente inferiore di proposte.
Quelle premiate sono state
165, cioè il 20%.
ISESESI
PROPOSTA N. 01872
In considerazione che un singolo
pezzo o un complesso organico pro-
gettato in un qualsiasi Ufficio Studi
sintetizza, quindi determina, tutta
1a serie di fattori causali sia del
costo, sia della difficoltà e del tem-
po per la sua produzione e talvol-
ta, dipendentemente da questi, le
del suo
to in esercizio; è da ritenersi di
somma importanza la conoscenza
da parte del progettista o disegna-
tore di tutte le possibilità, di tutte
ie difficoltà e di tutte le convenien-
ze proprie all'officina per la quale
lavora e che tal pezzo deve pro-
durre. Intendo dire conoscenza di
quanto sopra non relativamente a
determinati reparti o a quello che
più particolarmente interessa la
produzione del suo Ufficio Studi,
bensì dell'intero complesso produt-
tivo dello Stabilimento, Questo per-
chè è bene in considerazione delle
possibilità, delle difficoltà e delle
varie convenienze, prime delle
quali quelle di esecuzione, che un
pezzo viene progettato in un modo
| anzichè in un altro e lo stesso suo
materiale, talvolta, viene prescritto.
Ne consegue da questa riflessione
che i tecnici degli Uffici Studi, pri-
ma ancora di quelli degli Uffici di
Officina e di quelli degli stessi re-
parti di lavorazione, dovrebbero es-
sere edotti su tutti quanti i pro-
blemi dell'officina, della pr
coi suoi tempi, i suoi costi, le sue
attrezzature e i suoi mezzi di con-
trollo, Questo perchè se è ben vero
che i problemi specifici dell'offici-
na, le questioni tecnologiche, le at-.
trezzature ecc, sono considerati e
risolti da tecnici specializzati, è al-
tresì vero che tutto il lavoro di
questi tecnici s'impone ed è de-
terminato in primo e quasi esclu-
sivo luogo da chi cura la proget-
tazione e le prescrizioni relative 2
quanto dev'essere costruito.
Purtroppo la situazione del per-
sonale degli Uffici Studi, non dicia-
mo del nostro Stabilimento, ma di
tutti 1 grandi Stabilimenti in Italia,
per tradizionale mancanza di con-
siderazione della necessità esposta e
di iniziative atte a migliorarla, è
in proposito alquanto deficitaria.
d’infor Î e mol-
teplici « pregiudizi tecnici » che
molto influiscono sulla razionalità
degli studi e quindi sulla produzio-
ne, sussistono radicati nella men-
te dei progettisti, dei disegnatori e
per essere realisti dobbiamo dire
anche, se non più, di alcuni diri-
genti di UMci Studi. Ciò dico non
per criticare, sla pure in senso ge-
merico ed impersonale, categoria
alla quale io pure, con le medesi-
me lacune, appartengo, bensì per
indicare uno stato di fatto ora ine-
vitabile e assolutamente non impu-
tabile all'indicata categoria di tecni-
ci bensì alla mancanza di provve-
dimenti e di iniziative atte ad evi-
tarlo.
Prima di passare a proposte cer-
cherò di indicare alcune cause del
presente stato di cose e citerò alcu-
ni esempi specifici di per
da parte di molti progettisti e dise-
gnatori che non abbiano — e sonv
f più — una esperienza personale
prece-.
completa dei problemi e delle pos-
sibilità dell'offlcina. Tra le cause
più importanti di quanto si lamenta
vi è:
1) Il fatto che raramente e so-
lo pochi tecnici di Uffici Studi han-
no potuto finora seguire in tutte le
sue fasi l'ulteriore lavoro che per
discendenza deriva agli altri Uffici
Tecnici e all’Officina da quanto essi
progettano o disegnano. Per lo più
essi non sanno più niente o ben
poco delle conseguenze e dei ri-
sultati pratici dei loro laveri, salvo
aver sentore degli inconvenienti
più gravi che a volte si verificano
nella fase di esperimento o.di eser-
cizio che per altro non possono
generalmente seguire e senza aver
potuto osservare in proprio gli ef-
fetti e notare le cause. In ogni mo-
do tutta la fase intermedia rela-
tiva alle attrezzature, alle lavora-
zioni coi loro costi e i loro pro-
blemi è dalla maggior parte di es-
sì ignorata,
2) L'impossibilità di estendere
alla generalità dei casi lVesperienza
che intorno a un dato problema
tecnico può aver fatto in un de-
terminato caso, Ad esempio può
darsi una costruzione saldata che
presenti vantaggi notevoli su una
fusa e viceversa, Casi in cui lavo-
razioni di macchina in una deter-
minata costruzione possono essere
convenienti rispetto ad altra co-
struzione che le eviterebbe e vi-
ceversa. Si danno una quantità di
casi di questo genere o di genere
diverso ma loghi ed d
molto difficile che uno stesso tec-
nico di Uffici Studi (data anche la
scarsità di scambi con l'officina)
possa avere esperienza di un nu-
mero t i casi riguard
ti lo stesso problema, ecco che —
per la tendenza a generalizzare il
pro e il contro dell'unico 0 dei
pochi casi incontrati nella propria
esperienza — si crea il € pregiudi-
zio tecnico ». Così si notano molte
volte addetti agli Uffici Studi dalle
opinioni discordi sullo stesso pro-
blema i e — pur con-
vinti ciascuno della bontà del pro-
prio punto di vista — senza la pos-
sibilità di formulare un giudizio
certo in tutti i casi.
3) La mancanza d’informazio-
ne circa il progresso delle nuove
macchine utensili dello Stabilimen-
to e conseguentemente dei tempi
di lavorazione i quali possono ren-
dere conveniente oggi, ciò che era
sconveniente ieri, per cui quella
che poteva essere opinione giusta
tratta dall'esperienza, può tramu-
tarsi oggi in un radicato pregiudi-
zio. Dirò ad esempio che proprio
a me è capitato recentemente . di
dover cambiare opinione circa la
opportunità di un certo indirizzo
nell'attuazione di una costruzione
per la rapidità insospettata di cer-
te operazioni meccaniche che, s0-
lo per questo, consigliano altre
prescrizioni ed altro procedimento.
4) Mancanza degli elementi
sussidiari alla valutazione, perchè
estranei al proprio campo di spe-
cializzazione e quindi di esperien-
za; per i La c i
di un particolare costruttivo o di
un procedimento lavorativo che si
imponga per progettazione, può ap-
parire anche grande rispetto ad
altro, quando si astragga dal ciclo
di operazioni preliminari e sussi-
diarie quali attrezzatura, trasporto,
piazzamento, strumenti di control-
lo e utensileria necessaria che pur
dev'essere fabbricata; risultando
molto svantaggioso in considerazio-
ne totale. Ciò specialmenté in ri-
guardo a grandi pezzi o a piccoli
e medi pezzi di forma complessa.
5) Mancanza d’informazioni
precise e generalizzate sulla lavo-
robilità degli acciai spinta ai limiti
di massima durezza consentita da
convenienze generalmente ignorate
dal progettista, specialmente in rap-
porto ai più moderni mezzi di la-
vorazi Ignoranza dei casi e dei
limiti di opportunità d'impiego di
acciai comuni di massima durezza,
che evitino ulteriore trattamento e
ripresa di lavorazione, in rapporto
sd acciai speciali, più costosi e che
per avere l'uguale caratteristica
che interessa impongono trattamen-
tl dopo la lavorazione e conseguen-
te ulteriore finitura (rettifica).
6) Ignoranza delle possibilità
di esecuzione di reparti dello stabi-
limento, diversi per genere e carat-
teristiche di lavorazione da quelli
più conosciuti dal progettista o dal
disegnatore, perchè (i secondi) più
particolarmente in relazione con la
produzione dell'Ufficio Studi cui
egli appartiene. Una migliore cono-
scenza di ciò potrebbe portare in
certi casi a diversa progettazione,
almenò per alcuni particolari e al-
lo sfr p inso-
spettate dell'Officina interessando a
certe produzioni reparti o mano
d'opera diversamente esclusi,
7) La mancanza di informazio-
ni precise e generalizzate circa la
saldabilità dei vari tipi di acciaio,
Sembra incredibile, ma pure non
esistono ancora nei tabellari di
normalizzazione degli Uffici Studi
delle indicazioni chiare ed esau-
rienti in proposito.
Capita così, come al sottoscritto,
di sentir considerare non saldabili
(e quindi esclusi a cagione di sal-
datura) acciai che nella esperienza
sua e di altri sono risultati sal-
dabili e applicati con esito del tut-
te soddisfacente, Capita spesso sen-
tire i disegnatori chiedere infor-
mazioni di ciò agli altri colleghi
od a superiori i quali, aleune vol-
te, non sanno cosa rispondere o
esprimono pregiudizi ritenuti da
iungo tempo veri. "
Vi è assoluta mancanza in detti
tabellari anche circa la convenien-
za o meno della saldatura per i
vari acciai in rapporto al tipo di
elettrodo da usare. Mancano tabelle
indicative della grossezza, del co-
sto, della quantità di elettrodo e del
tempo relativo alla profondità e
lunghezza di saldatura, onde poter
direttamente giudicare della con-
venienza di tale operazione ngi ca-
si in cui essa potrebbe essere so-
stituita da lavorazioni meccaniche,
specialmente di fresa e di pialla
nel pezzo pieno.
Questo quando per altre ragioni
non si voglia ricorrere a una fu-
slone.
8) In relazione con quanto det-
to al numero 7) occorrerebbero nei
i di n degli
Uffici Studi anche delle tabelle in-
dicative, sia pure in linea di mas-
sima, dei tempi d'impiego nelle
p jche di sgrossa-
tura mediante piallatura, fresatu-
ra, foratura e taglio affinchè il di-
segnatore possa con elementi di
giudizio a sua diretta e immediata
disposizione fare il confronto e va-
lutare sia pure sommariamente
delle convenienze nell'adottare un
tipo di costruzione o un altro, si
tratti pure di un pezzo 0 un
particolare costruttivo.
Le esigenze citate dal sottoscrit-
to, rappresentano soltanto alcuni
esempi di lacune che a parer suo
esistono presso gli Uffici Studi, i
cui tecnici essendo alla origine di
ogni determinazione in fatto di
le realizzazioni e le lavorazioni più
insospettate e più fuori del nor-
male compiute dall’officina, sia di
molte piccole cose come di grandi,
al fine di rendere edotti gli inte-
ressati delle effettive possibilità rea-
lizzative di tutto il complesso pro-
duttivo del nostro Stabilimento.
Ove fosse conciliabile economzica-
mente si potrebbe usare la stam-
pa per presentare almeno i più
semplici e fondamentali casì, ma è
da ritenere che quest'ultimo mezzo
richiamerebbe l'attenzione e l’'inte-
resse dei tecnici interessati ed inol-
tre risulterebbe meno suggestivo
non costituendo uno scambio per-
sonale diretto e una novità.
Ritengo far notare che se anche
la presentazione diretta a nume-
rose persone può creare qualche
problema sia di locale che di tem-
po vale sempre la pena cercare
di risolverlo, perchè tale opera di
informazione e divulgazione è —
a parere del sottoscritto — l'unica
che meriti d'essere intrapresa; es-
sendo l'istruzione e l'esperienza ac-
centrate in pochi tecnici di rilievo
perduta per lo Stabilimento al
mancare di questi, mentre se ge-
neralizzate permangono, si diffon-
dono ulteriormente e si perpetua-
no oltre a venire più sicuramente
applicate.
Se festività infrasettimanali, scio-
peri ed altri possibili eventuali in-
terruzioni per l'intero Stabilimen-
to, mon influiscono sensibilmente,
sui normali tempi produttivi, non
si vede perchè le iniziative pro-
poste qualora comportassero men-
silmente qualche ora di assenza
dagli Uffici Studi del personale ad.
detto, non potrebbero conciliarsi
con le esigenze produttive dei me-
desimi.
Altra iniziativa suggeribile, a pat-
to di non venir meno a quella di
più vasta divulgazione suindicata,
sarebbe che ogni Ufficio Studi si
formasse un tecnico che ben cono-
sca i problemi della progettazione
ma dalle qualità eclettiche e non
troppo schivo di specializzazione,
che prendendo visione di tutto il
ciclo produttivo in senso vertica-
le, cioè dall'Ufficio Studi all'Offici-
na, compreso i problemi di attrez-
zatura, utensileria e condizioni di
lavoro relative all'oggetto della
produzione specializzata del suo
produzione, richiederebbero una Vfficio; potesse essere interpellato
Visione sintetica ma più completa e fornire tutte le indicazioni ri-
delle delle ig! e dai lleghi progettisti e
delle convenienze di tutti i settori disegnatori circa le opportunità e
dello in r ai le derivanti dai ,pro-
loro studi, blemi degli altri reparti produttivi
Cer ii
a produzioni diverse potrebbero
avanzare molti altri esempi e più
ancora lo potrebbe l'officina, ma
intanto propongo di ovviare con
adeguati mezzi a quelli da me in-
dicati,
Oltre a quanto potrebbe pen-
sare la Direzione, con l'ausilio dei
competenti dei vari reparti e con
i lità a d a
attuazione, propongo che sì orga-
nizzi un serio lavoro di propa-
ganda, con mezzi d'istruzione e di
anformazione, quali relazioni a tut-
ta la ia dei tecnici di Uffici
Studi, dal dirigente di reparto al-
l’ultimo disegnatore; con confe-
renze e con proiezioni illustranti
casi tipici della pratica relativi al-
le nostre normali e — se partico-
larmente significative — speciali
costruzioni; con tutti i problemi e
le esigenze che ne scaturiscono dal
momento in cui un disegno si stac-
ca dall'Ufficio Studi intino alla rea-
lizzazione finita dell'oggetto. Oltre
ad indicare il processo seguito
perchè determinato dalla progetta-
zione iniziale, occorre illustrare
tutti gli eventuali vantaggi che ne
sarebbero derivati da una diversa
concezione, sia pure solo di alcu-
ni particolari; dall'adozione di altri
materiali ugualmente soddisfacenti;
da una variazione anche parziale
di struttura; dalla sostituzione di
alcune lavorazioni e in ogni modo,
qualora il relatore non potesse fa-
re per propria competenza o per
mancanza di elementi ricevuti, con-
siderazioni di questo genere, mo-
strare almeno tutti i desiderata
dei reparti interessati allo studio
dei mezzi di produzione e alle la-
vorazioni del caso illustrato.
Tutto ciò, bene inteso, impostan-
do ogni obbiezione e richiesta non
su opinioni precostituite ma su
quanto nel corso di quel processo
scaturì dalla pratica, per consta-
tazione e riflessione di quanti vi
presero parte } quall tutti dovreb-
bero in tal modv collaborare, Ba-
sterebbero pochi casi importanti e
pochi esempi significativi, nel sen-
so che si offrano per le singole
operazioni a una sufficiente gene-
ralizzazione, per distruggere molti
pregiudizi e apportare una sentità
utilità. ©
Occorrerebbe anche illustrare, a
scopo semplicemente informativo,
all'oggetto di studi del suo
Ufficio.
ll sottoscritto non si sente di po-
ter valutare tutto il pro e il contro
di questa ultima proposta, la quale
come si ripete non dovrebbe rap-
presentare un accentramento di
cognizioni in un solo individuo che
potrebbe ad un certo momento
mancare, ma facilitare l’azione di-
vulgati e generi: ice nel suo
particolare ambiente di tutte quel-
le nozioni richieste dalla sua più
specifica produzione.
Sperando — indipendentemente
da ogni preoccupazione di persona-
le riconoscimento — che queste 0s-
servazioni diano almeno l'ispirazio-
ne di muove idee e nuove iniziati
ve ai fini indicati, ossequio con
deferenza.
RISPOSTA
H problema esposto dal propo-
nente, oltre che dimostrare un as-
sai lodevole ed intelligente inte-
ressamento, è di grande attualità
per il nostro Stabilimento,
Non vale, evidentemente, ave-
re dotato lo Stabilimento di costosi,
nuovi mezzi di lavoro, di mezzi
modernissimi di ricerca e ‘di con-
trollo, se gl’Ingegneri, i progettisti,
4 costruttori e il personale tutto
degli Uffici Studi non sono istruiti
ed aggiornati circa 1 mezzi dispo-
Oli e le MUOVE tecniche d’esecu-
ene e controllo ‘offi-
pn del lavoro d’offi.
La Direzione ha visto questo pro-
blema da lunga data, ocra
zione e la particolare sistemazione
data al Laboratorio Materiali sono
state studiate proprio per risolvere
il problema in questione,
Si noti che del Laboratorio, men-
tre il piano terra è adibito al con-
trollo corrente dei materiali in ar-
rivo e in produzione ed fl 2.0 piano
alle analisi chimiche dei materiali,
il 1,0 piano è proprio il Labora-
tcrio ad uso degli Uffici Studi.
Ivi è una sala Proiezioni e Con-
ferenze per raccogliere le persone
allo scopo di dare loro iInforma-
ziont e promuovere scambi di
idee.
Ivi viene raccolta la biblioteca
con riferimenti bibliografici più
ampi possibili. E' d’imminente ini-
zic la proiezione di film tecnici.
VP ZN ROERO ETRE IRE IRE CPP RTRONDIONITA
ce CASSETTA DELLE IDEE +
n go
Nello stesso piano si trovano « Da-
ti e Specificazioni sui materiali » in
numerosi raccoglitori ad uso degli
Uffici Studi.
Così in questo piano sono svi-
luppati i gruppi di prova che ri-
guardano sollecitazioni nel senso
più vasto: stati di tensione per lo
studio dei disegni; rilievi di vibra-
zioni; fatica su provette e su pezzi;
usura; prove tecnologiche come
saldature, rivestimenti di tutti i ge-
neri, corrosione.
Altre prove tecnologiche che
possono interessare gli Uffici Stu-
di sono al piano terra, come trat-
tementi termici sperimentali e pro-
ve di lavorabilità e ’rendimento
utensili.
La Direzione ha inoltre in pre-
parazione un corso aggiornato sui
materiali (caratteristiche e tratta-
menti termici) che sarà tenuto ai
personale degli Uffici Studi,
}id ha inoltre in preparazione un
altro corso di conversazioni, che
saranno affidate a Tecnici diversi;
ciascuno di essi tratterà tutto ciò
che riguarda un pezzo importante
caratteristico delle nostre costru-
zioni, dalla scelta del materiale, al-
le avvertenze di disegno, alle avver
tenze di fonderia o di fucinatura.
all’attrezzatura necessaria per la
lavorazione meccanica, al ciclo di
lavoro, fino alle norme-*di collaudo
e alle avvertenze di montaggio del
pezzo.
La Direzione ritiene opportuno
che ciascuna di queste conversazio-
ni sia intitolata ad un pezzo ca-
ratteristico, allo scopo di dare un
ordine intuitivo a tutta la materia
e altresì allo scopo di dare ai pro-
gettisti e costruttori proprio le no-
tizie che loro mancano (0 possono
mancare).
Alla fine di ciascuna conversa-
zione i presenti potranno esprime-
re le loro domande, le loro osser-
vazioni, i loro dubbi in modo che
ciascuno ottenga dalle conversazio-
ni stesse un effettivo aiuto per il
migliore disimpegno del suo spe-
cifico compito.
Gli argomenti saranno, in via di
esempio:
— Rotore di grande turbina B.P.
— Rotore di turbina A.P.
-- Coperchio cilindri in acciaio fu-
so per grande motore tipo Fiat.
-- Coperchio cilindri in ghisa per
motore medio Ansaldo.
— Cassa turbina saldata per turbi-
na B.P.
—- Cassa turbina composta in ac-
ciaio fuso per turbina A.P.
— ecc.
A ciascuna conferenza dovranno
partecipare non soltanto gli specia-
listi dell'Ufficio Studi competente,
bensì anche il personale di altri
Uffici Studi: da ciò la Direzione si
ripromette l'acquisizione dei mi-
gitoramenti che possono da ciascu-
no essere ottenuti conoscendo ed
in parte adottando le tecniche più
progredite di altre specialità,
Oltre a quanto precede esiste già
presso il Laboratorio, a disposizio-
ne degli Uffici Studi, una raccolta’
di esemplari tipici che riguardano:
a) avarie e difetti;
b) processi di fabbricazione
che costituiscono l'esperienza del-
lo Stabilimento negli ultimi 5'anni.
H proponente è comunque invi-
tato a presentarsi all'ing. Rappini
per dare e ricevere ulteriori chia-
rimenti.
TAGLI D'ABITO
PRAIA MITI:
VITTORIA
MAGAZZINI
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL’ ANSALDO S.A.
*
Edito dall’ Ansaldo S. A.
P. Carignano, 2 - Genova
cd
DANTE JANNONE
Redattore responsabile
*
Autorizzazione del Tribunale di
Genova n. 299 - 6 Maggio 1954
F.lli PAGANO - TIP.EDIT. S.p.A.
Î Via Monticelli, 11 - Genova
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Uno dei cacciatorpediniere commissionati dal Venezuela in costruzione al Cantiere « Orlando» di Livorno,
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