Sfoglia la rivista "L'Ansaldino", n. 5, 1959

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Parte di L'Ansaldino, n. 5, 1959

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QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSAL

II riscaldamento dell'olio
per il “ilushing,, di una turbina

ses 08

RELA]

Fig. 1) Macchina ad induzion

(E ome è noto, al termine del
montaggio di una turbina a
vapore, é necessario eseguire
il lavaggio di tutti i circuiti
di lubrificazione e regolazione
prima di iniziare le prove di
funzionamento al banco.
Questa operazione di lavag-
gio, meglio conosciuta con il
termine inglese di »- filushing »,
ha lo scopo di asportare dai
circuiti le eventuali piccole
particelle metalliche o di altra
natura residuate dalle prece-
denti lavorazioni, in modo da
evitare che poi, durante l’eser-
cizio della turbina, entrino in
circolazione producendo gravi
inconvenienti.
Generalmente il « flushing »
viene eseguito utilizzando un

normale olio minerale con vi-
scosità di 2° E a 50°5C, Questo
olio viene versato entro il ser-
batoio della turbina e mandato
in circolazione dalle pompe di
lubrificazione sistemate sul ser-
batoio stesso. Allo scopo di
conferire all'olio la maggior
efficacia detergente, lo si man-
da in circolazione alla tempe-
ratura di 80° C, circa

Qualunque sistema si adotti
per riscaldare l’olio, oecorre
che sia tale da:

a) portare in poco tempo
tutto l’olio, di solito nella
quantità di varie tonnellate,
alla temperatura voluta di
BOC:

b) permettere la regolazione
del calore fornito, in modo



a bassa frequenza

che durante il » flushing » vi
sia equilibrio termico, e la
temperatura si mantenga a re-
gime per tutta la durata della
operazione (50--80°),

Il sistema di riscaldamento a
mezzo dj serpentina immersa
nell'olio del serbatoio, e per-
corsa da vapore, potrebbe sod-
disfare entrambe le richieste,
ma risulta spesso eccessiva-
mente costoso poichè al mo-
mento del «flushing» la centra-
le di servizio dello stabilimen-»
to non è ancora in esercizio e
pertanto questa soluzione ri-
chiederebbe l'installazione di
un apposito generatore di va-
Dore,

scartato questo sistema, si
può pensare ad un riscalda-

Fig. 3) Sistemazione generale dell'impianto per il «flushing»



mento a mezzo di resistenze
elettriche immerse nell'olio,
ma questa realizzazione non è
così semplice come può sem-
brare a prima vista, Infatti,
affinchè Ja fase di riscaldamen-
to sia contenuta in un tempo
ragionevole (4+5 ore) e tenu-
to conto che il quantitativo di
olio da riscaldare si aggira, per
una turbina da 60.000 kW., sul-
le 10 tonn. circa, la potenza
necessaria per il riscaldamento
risulta di circa 70 KW, Una
resistenza elettrica di questa
potenza deve però avere una
superficie molto estesa, in mo-
do da dar luogo a bassi valori
della densità di corrente ed
evitare l'inconveniente della
carbonizzazione dell'olio. Na-
scono, perciò, difficoltà nella
sistemazione delle resistenze
entro la cassa dell'olio, e ne
consegue un aumento del co-
sto dell'impianto. Anche que-
sto sistema diventa quindi di
non economica realizzazione.
L'ufficio montaggi esterni,
ed il servizio manutenzione
dell' Ansaldo Meccanico pen-
sarono, per raggiungere tale
scopo, di utilizzare la macchi-
na elettrica che normalmente
viene usata nei cantieri di
montaggio per la ricottura ad
induzione a bassa frequenza

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124





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uscita. CASSA OLIO



PERDI sicoaone,
alta

Fig. 2) Schema dell'impianto di riscaldamento dell'olio me-
diante corrente a bassa tensione e bassa frequenza

delle tubazioni. Normalmente
questa macchina (fig, 1), è a
due posti di lavoro, nel sen-
so che può eseguire due lavo-
razioni distinte e contempo-
ranee, essendo costituita di
due circuiti uguali racchiusi
in un unico involucro,

Sommariamente descritta,
essa consiste in un autotra-
sformatore che può essere ali-
mentato con corrente monofa-
se a vari valori della tensione
(220-380-500 Volti. A valle
dell’ autotrasformatore sono
inseriti i due commutatori
{uno per ogni circuito) che
alimentano i relativi trasfor-
matori di potenza.

I circuiti ausiliari sono stu-
diati in modo che, mediante
apposite termocoppie, l'anda-
mento della temperatura sée-
sua il grafico desiderato e pre-
cedentemente impostato sui
programmatori. Yoltmetri, am-
perometri, registratori di tem-
peratura, teleruttori, ecc. com-
pletano la macchina, assai

PIROMETRO POFEAZIOMETBICO





complessa, ma che perme
que; razionali trattamenti
mici, richiesti oggi nelle m
derne costruzioni meccaniche!
Fer utilizzare questa mae
china nel riscaldamento del
l'olio, senza ingombrare l'in
terno della cassa dell’olio col
serpentine percorse da vapore
si è pensato che sarebbe stato
più semplice costringere l’ollo
stesso a circolare entro una
serpentina, appositamente co
struita, all'esterno del serba
toio,
Il riscaldamento dell'olio può
essere ottenuto facendo fun
zionare la serpentina come re
sistenza ohmica; infatti una
semplice connessione con la
macchina sopra detta, può far-
la percorrere da una forte
quantità di corrente a basa
tensione e a bassa frequenza.
Questa soluzione, oltre ad
essere economica, presenta Il
vantaggio di poter utilizzare
il dispositivo potenziometrie
autoregolatore della tempera.
tura ed il dispositivo di regi-
strazione della temperatura
stessa, di cui la macchina per
la ricottura ad induzione è
dotata.
La fig. 2 mostra lo schema di
tutto l'impianto. In essa si né
tano le flangie isolanti che de














































a wo



ed



limitano il tratto di tubazione
funzionante da resistenza oh
mica, e le posizioni delle ter.
mocoppie (TC1 e TC2) che co-
mandano l'autoregolatore e il
registratore della temperatura.

La fig. 3 mostra la sistema.
zione di massima della serpen-
tina (20 curve) e di tutta la
apparecchiatura per il riscal-
damento e la circolazione del-
l'olio durante l'operazione di
« flushing » della turbina cp
struita dall'Ansaldo per la 2a
sezione della centrale di Bari
della S.M.E,

Partendo dai seguenti ole
menti noti:

— Quantitativo totale dell'olio
10.000 Kg.;

— calore specifico dell'olio
0,45 Kceal/Kg.:

— temperatura iniziale del-
l'olio 15° C.:
— temperatura finale 80° C.
(continua a pag. 20)

Luciano Grassi












































imi rapporti
alla “S.Isabella”
navigazione

La turbocisterna * Santo Isabella", costrutta al na-
stro Cantiere di Muggiano, sta effettuando attualmente i
suoi primi viaggi. Fra i rapporti che il sig. Carlo Baroni,
lecnico del Meccanico imbarcato sulla nave, invia alla
Direzione, pubblichiamo il seguente, nella certezza che
esso interessi una vasta categoria di lettori. Ovviamente
i dati di consumo, rilevati in periodi di tempo mollo
brevi, non hanno valore assoluto; tuttavia il valore me-
dio ricavabile concorda con i dati riscontrati alle prove.

Îì giorno 4 marzo all'uscita da Suez sono stati aperti 15
î (6 + 7). Con tempo buono abbiamo avuto i seguenti dati:
#ss. amm. turb. AP, kg. 41; press. camera ruota kg. 12,2;
04; potenza HP. 8.050, - Caldaia: polverizzatori 2/44 e 1/41
caldaia, spinta nafta kg. 12,5-13; spillamento aperto ai tre
L'A questo andamento abbiamo avuto un consumo di naf-
ari a tonn. 52/24h, acqua distillata compreso soffiatura cal-
3 tonn. 4/24h.

Il giorno 7 marzo sono stati aperti altri due ugelli
£7-+-2), totale ugelli aperti 15, pari a giri 97,6, potenza
9.100. Con acqua di mare a 27° C. la pressione dell’olio ai
inetti è scesa a ke, 1,90.

Ml giorno 11 marzo sono stati aperti altri tre ugelli, totale
li aperti 11-+ 7 = 18. I dati rilevati a questo andamento
di seguenti:

giri al l/' 104;
potenza HF. 11.100;
press. amm, turb, AP. kg. 41;
temp. amm. turb. AP. SO 415;
press. amm, turb, BP. kg. 1,1;
temp, amm. turb. BP. Cl 104;
press. vap. camera ruota ke. 17,5;
press. olio ai cuscinetti ke. 1,55:
vuoto cm/Hg. 74,5
temp, acqua di mare sE 21°
spinta nafta kE. 14;

polverizzatori 3/41 per caldaia.

(Sono stati aperti tutti gli spillamenti eseluso l’evaporatore
fimo), Consumo nafta nelle 24/h, tonn. 58; consumo specifico
M00 : (24x 11.100) = 218 gr/cav, asse ora, Arrivo a Mina il
îno 12 marzo alle ore 20.

‘Durante la permanenza a Mina sono stati cambiati tutti
macchinari ausiliari, fermati quellj di sinistra e messi in
zione quelli di dritta.

‘Partenza da Mina il giorno 13 marzo alle ore 19,30 con il
Mente carico: tonn. 31.317 di crudo e tonn, 1.108 fra bunker
acqua, totale tonn. 32.420.

Alla partenza sono stati aperti 18 ugelli pari a giri 104,
Menza HP. 11.752, press. camera ruota kg. 17,5, polverizza-
H 2/36 e 1/41 per caldaia. Spillamenti chiusi.

Il giorno 15 marzo sono stati aperti altri due ugelli, totale
aperti 20, A questo andamento abbiamo i seguenti dati:

giri 1; 106,8;
potenza HP. 12.301;
press. vap. surr. caldaia kg. 41,5:
temp. vap. surr. caldaia SIL 420;
press. amm, turb. AP. Kg. 41;
temp, amm. turb. AP. °C 420;
press. camera ruota kg. 19,7;
press. vap. amm, turb. BP. kg. 1,45;
temp. vap. amm. turb, BP. °C 109;
press. olio ai cuscinetti kE. 1,38;
temp. olio uscita refrigeranti ALS dl;
vuoto em/He. 73,5;
temp. acqua di mare pe 27;

polverizzatori 2/36 - 1/41 per caldaia;
spinta nafta ke.
spillamenti aperti.

13:

Velocità media da Mina a Aden miglia 16,14 con mare
Umo e correnti varianti. Pescaggio medio 35 piedi,

Con andamento a 20 ugelli abbiamo avuto un consumo di
ta pari a tonn. 69 nelle 24 ore, e tonn. 6 di acqua distillata,
gluso supplemento al pozzo caldo; consumo specifico di com-
istibile 69.000 : (24 x 12.301) — 234 gr/cav. asse Ora.

Alla partenza da Mina è stato riempito il gavone di poppa
ide evitare vibrazioni all'apparato motore. Unico punto del
icale macchina con vibrazioni degne di rilievo è il copertino
ell'evaporatore di poppa, non preoccupante.

| Per quanto riguarda macchinari ausiliari nulla da segna-
re, funzionamento regolare.

Carlo Baroni



Ottima prova dell’ apparato

motore dell’ «Emilia Assunta”

ul peschereccio «Emilia As-

sunta» del sig. Paolo Fol-
lastrini, già motorizzato con
apparato motore Q, 265/4, è
stata sostituita nel novembre
scorso, con l'effettuata sovrali-
mentazione del motore, la
vecchia linea d’alberi con un
nuovo complesso con elica a
vale orientabili Ansaldo-Liaa-
en tipo 40 F.R. Si tratta del
primo esemplare di Questo ti-
po da noi costruito e montato
su un peschereccio.

Causa le vessime condizioni
del mare non erano state ef-
fettuate, a suo tempo, le prove
per la raccolta dei dati rela-
tivi al comportamento del
complesso, pur riscontrando
sia agli ormeggi che in un
breve assaggio effettuato alla
via il suo ottimo funziona-
mento,

Il motopeschereccio era
quindi partito per la zona di
pesca e attualmente, dopo più
di tre mesi d'esercizio, non si
hanno a lamentare anomalie
o disfunzioni di sorta al grup-
po. che è risultato di piena
soddisfazione sia del personale
di bordo che dell'armatore,

Il giorno 2 marzo il motope-
schereccio è rientrato dalla
seconda bordata di pesca, pro-
trattasi per 50 giorni nella
zona compresa fra Lampedusa
e le coste africane.

ll comanlante ha dichiarato
che la barca ha sviluppato, nei
primi mesi, una velocità alla
vela attorno aglj 11 nodi (su-
periore a quella di tutte le
altre barche che eserciscono
la pesca in quelle zone) e che
in pesca ha possibilità di tiro
e di manovra superiore alle
più ottimistiche previsioni.

Per questo ultimo viaggio di
ritorno il comandante lamen-
tava però un certo calo della
velocità del natante, manife-
stando alcuni suoi dubbi sulla
possibilità di un eventuale

sfasamento di una pala dell’eli-
ca rispetto alle altre due.

Ho fatto notare al coman-
dante ed all'armatore, sig.
Pollastrini, l'impossibilità di
tale evenienza, mentre le cau-
se dovevano ricercarsi nel na-
turale peggioramento di rendi-
mento della carena e dell'elica
dopo più di quattro mesi di
permanenza in acqua, ber ve-
getazione e incrostazioni.

Si è colta l’occasione per
procedere al controllo della
messa a punto del motore, con
la nulizia delle valvole e dei
polverizzatori. uno dei quali
era quasi completamente o-
struito, con la regolazione dei
giochi e la fasatura degli an-
ticipi, riservandoci di far con-
trollare, per seruvolo, il posi-
zionamento delle pale sul moz-
zo, in riferimento con l'indice
clella manopola di comando del
passo in sala macchine, non
appena disponibile i! palom=
baro locale,

Ultimato il controllo della
messa a bunto del motore, si
è provato il funzionamento
con l'elica innestata è rerao-
lando gradatamente il passo
dal valore zero fino a 6°, con
barca agli ormeggi.

Constatato che niente vi era
di anormale e non essendo an-
cora disponibile il palombaro,
è stato deciso di uscire ugual-
mente per la prova, rimor-
chiando con un cavo un pic-
colo battello per un eventuale
controllo in mare del propul-
sore.

La prova, durata quasi cin-
que ore, ha dato esito soddi-
sfacente, Sono state effettuate
andature con valore di passo
10°, 13°, 16° e 17%40', sempre

ai normali 360 giri/l' del mo-
tore.

Alla massima andatura è
stato effettuato un rilievo di
velocità su una base di circa
7 miglia. La velocità è risul-
tata di circa 10 nodi, che pos-
siamo ritenere ottima conside-
rando lo stato della carena e
dell'elica (4 mesi e mezzo dal-
l'ultima pulizia), la resistenza
di rimorchio del battellino e
l'assetto della nave, ch'era un
po’ alta di prua mancando di
quasi 10 tonn. di ghiaccio an-
cora da imbarcare. Sono pure
state eseguite diverse manovre
da marcia avanti a marcia ad-
dietro, arresti e virate, tutte
con esito più che soddisfacen-
te,

Alla fine delle prove l'ar-
matore sj è dimostrato moito
soddisfatto del loro esito, e
così vure il comandante, il
quale si è tranquillizzato circa
i suoi dubbi sulla possibilità
di svergolamento di una pala.
Il calo di velocità era, come
naturale, da imputarsi alla
sporcizia della carena e del-
l'elica.

Ulteriore conferma veniva
successivamente da parte del
palombaro sceso per il con-
trolio e la pulizia dell'elica,
la qouale è risultata quasi in-
teramente ricoperta da uno
spesso strato di erba e dei così
detti denti di cane, che ne ri-
ducevano molto sensibilmente
il rendimento propulsivo.

Alle prove erano presenti
l'armatore sig. Follastrini, il
comandante del peschereccio,
il tenente Cubi della Capita-
neria del Porto di Anzio, il
nostro cano zona sig. Guglijel-
mo, il nostro montatore sig.
Goldoni e il sottoscritto,

Alberto Panciroli



Ditta A.PENSO



INGROSSO CARTA CANCELLERIA
ARTICOLI PER UFFICIO TECNICO

GENOVA - Via 5. Lorenzo 2-19 - Telefono 299.706







i n i i
DEMO
Ti n

; SE ZI Sb

Spedizione a Sestri, via mare, delle caldaie costruite al Meccanico {colonna
di sinistra e sotto) e dell'impianto di stabilizzazione Denny Brown costruito
alla Nuova S, Giorgio e al CMI (sopra e in alto) per lf « Leonardo da Vinci»







na







MU E C




























Nei giorni 3, 4 e 13 febbraio
i0 state effettuate le prove
Giali sotto vapore dei due
ppi turbogeneratori desti-
alla turbocisterna »« Bri-
O Light» di 34.500 tdw.
iruita al Cantiere di Sestri
Vla «British Petroleum
iker Co.» di Londra,

Le prove hanno compreso il
itrollo dei gruppi a carico

I
Ò

{5 febbraio scorso è stato
guito il collaudo al banco
motore Ansaldo - Fiat
o 757 S (sovralimentato),
nato ad una nave in co-
Mizione presso i cantieri di
etellammare di Stabia della
Navalmeccanica » per conto
ll'armatore Lauro.

l' motore è a sette cilindri
50 mm. di diametro è 1320
im. di corsa, due tempi, sem-

de effetto, con iniezione
ieccanica del combustibile.
sovralimentato mediante

fbosoffanti a gas di scarico

normale, a sovraccarico ed al-
la velocità di fusa. Inoltre s0-
no stati controllati mediante
oscillogrrammi i salti rapidi di
carico a differenti gradi di ir-
regolarità delle macchine ed è
stata eseguita la prova di pa-
rallelo fra i due gruppi.

Sia le turbine (Ansaldo tipo
8/4 ad azione, con regolatore
Woodward) che gli alternatori

collegate in serie con le pompe
alternative per l'aria di la-
vaggio.

Il collaudo ha avuto la du-
rata complessiva di sette ore
con una prestazione normale
di 7.700 cav. a 128 giri/l' è di
sovraccarico di 8.600 cav, a 135
giri/l'. Sono state eseguite pu-
re prove di avviamento ed in-
versione di marcia, prove del
regolatore e di marcia lenta.

Al collaudo hanno assistito
l'ispettore principale sig. In-
grassia e il direttore di mac-
china sig. Aiello per la compa-

rove di turbogeneratori per la “British Light”

(C.R.D.A. tipo G.S.N. 1000/6,
con regolatore di tensione
C.G.E.) hanno funzionato ot-
timamente,

Hanno assistito al collaudo
il sig, Mac. Cuaig per la com-
pagnia armatrice della « Bri-
tish Light », l'ing. Grasselli €
il sig. Gasperini per il «Lloyd's
Register»: e alcun tecnici della
nostra Società.

rove di un motore Ansaldo-Fiat 757/S

gnia armatrice della nave, il
sig. Musso per il = Registro

Italiano Navale», gli ingg.
Grasselli e Giunti per il
« Lloyd's Register = e alcuni

tecnici dell'Ansaldo,

Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite dal
23 dicembre al 22 marzo:

— Rispetti extracontrattuali
per la turbocisterna « Ginevra
Fassio » della Società « Villain
& Fassio e Compagnia Inter-
razionale » di Genova,

— Quattordici cuscinetti
completi per riduttori e tur-
bine del cacciatorpediniere

«S. Marco » della Marina Mi-
litare Italiana.

— Banco di campionatura
per il prelievo centralizzato di
campioni di acqua e vapore
dai diversi punti del gruppo
turboalternatore fornito alla
S.I.P. (centrale di Chivasso).

— Atcoppiatoio flessibile di
acciaio fucinato per il ridut-
tore ausiliario della turbonave
« Cristoforo Colombo» della
Società « Italia ».

— Apparato motore a tiur-
bina da 2x35.000 C.À, per il
cacciatorpediniere « Intrepido »
della Marina Militare Italiana.

— Rotore palettato, comple-
to di rocchetto e disco reggi-
spinta, di acciaio fucinato per
la turbodinamo da 100 kW

Pi

della turbonave turca « Sam- potenza nominale UIC dj 800
sun », cav., regime 1.500 giri/l', da
— Centootto serpentine per ©Ollocare su dieci locomotive
essiccatore per la motocister- Diese! - idrauliche da 1.600
na «Volere» dell'armatore HP delle Ferrovie deilo Stato,

Lauro.
— Parti di ricambio per la
turbina da 150 MW della cen-

trale termoelettrica di Napoli
della S.M.E.

— Tubi d'acciaio sagomati
per sostituzione fascio tubiero
orizzontale di collegamento
dei due corpi cilindrici supe-
riori di una caldaia della so-
cietà « ACNA »

— Parti di rispetto per sur-
riscaldatore inferiore di una
caldaia della « Società Italiana
per l'Industria degli Zuccheri»
di Genova.

—- Due gruppi marini Diesel
Ansaldo tipo Q 265/3 ad aspi-
razione atmosferica, ciascuno
della potenza di 150 cav. ell.
a 260 giri/l’, per pescherecci
della Società « Albimport » di
Tirana.

— Un gruppo marino Diesel
Ansaldo tipo Q 265/4 ad aspi-
razione atmosferica, della po-
tenza di 200 cav. eff. a 360
giri/1', per un peschereccio
della Società « Albimport » di
Tirana,

— Venti motori Diesel An-
saldo - Maybach tipo MD 435
sovralimentati. ciascuno della

in costruzione presso il nostro
stabilimento C.M.I,

— Un gruppo marino Diesel
Ansaldo tipo 2131/4 sovrali-
mentato, della potenza di 165
cav. ell, a 390 giri/l', per la
motonave « Catullo » in costru-
zione al Cantiere « Elio Gae-
tani» di Civitanova Marche.

Un motore industriale
Diesel Ansaldo tipo 2131/4 ad
aspirazione atmosferica, della
potenza di 120 cav. eff. a 500
giri/l’, da accoppiare a un
compressore della motonave
«Ravello» dell'armatore Achil-
le Lauro.

Un motore industriale
Diese] Ansaldo. tipo 2131/6 so-
vralimentato, della potenza di
315 cav. eff. a 500 girl/l', da
accoppiare ad un alternatore
della Società « Moncalvi » di
Pavia.

— Un motore marino Diesel
Ansaldo tipo 2131/3 ad aspi-
razione atmosferica, della po-
tenza di 80 cav. eff. a 390 gi-
rifl', per il motopeschereccio
« Lisandro » dei sigg. Volpini,
Castellani, Antognini e Buffo-
ni di Porto Recanati.

Dette commesse comportano
circa 347.000 ore lavorative.

RISULTATI DELLE VOTAZIONI
PER LA COMMISSIONE INTERNA

Il 20 e il 21 marzo si sono svolte, presso lo stabilimento
Meccanico, le operazioni di voto per l'elezione della Commis-





sione Interna. Nella tabella che segue diamo i risultati
dello scrutinio, comparati con quelli del 1957.
IMFIEGATI OFERAI ELETTI
D9STO 1980 1957 | 15959 lmpieg. | Operai
n#| n° | 9; no | Wa | me | o |1957,19591957/ 1969
“i Ò ne
Escrilti. +. .|975) — (1009) — |3398 13259 —
Votanti . - 1878/90,05 873/86,52 2994|88,] ,11(2018 89,53
Schede bianche. | 41) 4,67) 97|11,11| 74| 2,47| 88) 3,02
Schede nulle .| 11) 1,25) 15! 1,72] 59) 1,97| 4 1,47
Voti validi. . 826/94,08 761|87,17|2861 95,56|2788 95,51

VOTI DI LISTA

CGIL-FIOM. . |263/31,84|329 43,24
CISL - FIM . |333/40,31\241 31,66
UIL- UILM . .|230/27,85/191/25,10





2083|72,81|1177:78,08| 1! ll & 6
535 18,70] 375/13,46] 11 1) 2) 1
243| 8,49) 236) 8,46|- il 1| 1











Ì CASSETTA DELLE IDEE

li



il dettaglio:

CANTIERE DI SESTRI.
4 premiate.
MECCANICO, Proposte
premiate.

cui

i 7 premiate.

Ma 147.000.



Durante la seconda quindicina del mese di marzo
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 144 proposte, di cui 53 sono state premiate. Ecco

STABILIMENTO CMI. Proposte esaminate 19, di cui

L'ammontare complessivo dei

Proposte esaminate 14, di

esaminate 111, di cui 42

premi è stato di

TREAT E IRRISTRE EAT EPRIEGR E FERA

Un





Costruzioni di parti
per motori Doxford

Elementi per cementerie

ca se

be TT

file LU

E,





Testa a croce per bielle laterali di motori Diesel Doxford
Molino finitore {diametro mm. 3.160, lunghezza m, 17,65) costruito per la « Cementir > durante la fase di montaggio sui cuscinetti piede di biella

IL PRECETTO PASQUALE NEGLI STABILIMENTI

La consuetudine di adempiere al Frecetto pasquale presso i posti di lavoro è stata rispettata
anche quest'anno alla nostra Direzione Generale e negli Stabilimenti sociali, Lunedì 23 marzo,
mercoledì 25 marzo e mercoledì 1° aprile S. Em, il Cardinale Siri ha olliciato la Messa, assi
stito dai cappellani di fabbrica, rispettivamente al Meccanico, alla Direzione Generale e al Can-
tiere di Sestri. Venerdì 3 aprile la Messa è stata celebrata al CMI da Mons, Chiocca, Vescovo
ausiliare, Per il SAU £S, Em, Siri ha celebrato il rito il 6 aprile presso la Scuola Apprendisti
Sia i dirigenti, che numerose maestranze dell'Ansaldo hanno adempiuto al FPrecctto pasquale

} | FONDERIA
i

Elementi per caldaie








o
N nil



Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite nel
mese di marzo:

— Getti vari di ghisa, per
complessive 942 tonn, per i
nostri stabilimenti Meccanico
e CMI, per i nostri Cantieri
n di È È sù di Set ne e a

per aziende del gruppo I.R.I. e
Lavori per la “Cornigliano” »er aziende del su

— Eliche e getti di bronzo,
per complessive 58 tonn. per i
nostri stabilimenti Meccanico Sopra: il Card. Siri alla Direzione Generale {con l'ing. Rosini
e CMI, per i nostri Cantieri e il gr, uff, Gennaro). - Sotto: la Messa pasquale al Meccanico
di Sestri, Muggiano e Livor-
no, per aziende del gruppo
LLR.I. e per clienti diversi,

Dette commesse comporta-
no circa 70.000 ore lavorative.

Consegne

Il materiale più importante
consegnato nel mese di marzo
è il seguente:

Ai nostri stabilimenti Mec-
canico e CMI e ai nostri Can-
tieri di Sestri, Muggiano e Li.
vorno: 225 tonn. di getti vari
di ghisa e 37 tonn, di getti di
bronzo e di eliche. - Ad azien-
de del gruppo I.R.I.: 326 tonn.
di getti vari di ghisa e 69 tonn,
di getti di bronzo e di eliche,
- A clienti diversi: 97 tonn.
Rotori per motori da 3.500 e 4.500 HP revisionati allo sta- di getti vari di ghisa e 28 tonn,
bilimento CMI per conto della Società «Cornigliano + di getti di bronzo e di eliche.

Particolari di incastellature per la caldaia da 500 tonn/h di
una delle due sezioni termoelettriche da 150.000 kW ordi-
nate all' Ansaldo dalla «S.M.E.» di Napoli



6



continua

a
1

3

Salotto armatore



sala mautica,


e pass
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posti
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Lan

Sotto a sinistra:

salone da pranzo ufficial

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Sotto: particolare della sala macchine





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areserlelinio



































































signora Oreille era eco-
loma, Conosceva il valore
Îel denaro ed aveva tutto
isenale di severi principii
Bparmio. La sua domesti-
È certo, doveva fare una
fatica per rubare sulla
te il signor Oreille riu-
Nad ottenere lo spillatico
me con gran difficoltà.
fe stavano bene, e non
ino figlioli; ma la signora
le si sentiva straziare il
* ogni volta che vedeva
tudi pigliar l'uscio di ca-
Movava un vero dolore; e
*le volte che doveva fare
Spesa importante e indi-
Sabile, ci dormiva male la

ellle diceva continuamen-
la moglie:

Dovresti esser di manica
larga, tanto non ce la
mo mai a consumare la
ra rendita,

Non si sa mai quel che
succedere, — rispondeva
— è meglio aver di più
dj meno.

fa una donnetta di una
fantina d'anni, vivace.
izosa, pulita e spesso di ma-
lo marito si lamentava di
Minuo delle privazioni che
gli faceva soffrire; e di
le ne soffriva in modo par-
lare, perchè riguardavano
ua vanità.

ta archivista capo al Mi-
ero della Guerra, cd aveva
servato quel posto soltanto
‘obbedire alla moglie che
Eva accrescere le rendite,
Îlizzate, della casa.

Per due anni andò in ufficio
‘lo stesso ombrello rattop-
o, motivo di riso per i suol
leghi. Si stancò dei loro
lerzi;e ingiunse alla signora
bille di comprargli un om-
llo nuovo. Lei gliene prese
Db da otto franchi a cinquan-
che veniva venduto a quel
zzo nei grandi magazzini,
propaganda.

Nel vederlo con quell'arnese
* aveva inondato Parigi in
Hinia e migliaia di esem-
ù gli impiegati ricomin-
fono gli scherzi, e Oreille
soffri tremendamente. Quel-
mbrello poi. non valeva nul-
(Dopo tre mesi fu bell'e
lato in malora, e al Mini-
ro tutti ridevano. Fecero
fino una canzoncina che si
tiva cantare dalla mattina
i sera, in cualuntue parte
l'immensa costruzione,
Dreille, fuori di sè, ordinò a
moglie di comprargli un
ro ombrello, di seta fine, da
nti franchi, e di portargli la
tura della spesa.

sei gliene comprò uno da
Motto franchi e disse, por-
idolo al marito, tutta rossa
la rabbia:

= Ci devi andare avanti al-
Mio per cintue anni.

Oreille, trionfante. ottenne
i vero successo, in ufficio.
La sera, quando tornò a ca-
sua moglie guardò l'ombrel-
ì, inquieta,

— Non dovresti! lasciarlo co-
fstretto dall'elastico: la seta
ftrincia. Ora ci devi badare
ne, perchè non te ne com-
ferò più uno uguale!

Lo prese, sciolse il fermaglio
scrollò le pieghe. Restò at-
Inita: un buco rotondo, gros-
come un soldo, apparve nel
el mezzo dell'ombrello: una
fuciatura di sigaro!

Che cos'è? — balbettò.
Senza nemmeno guardare,
n quillo, il marito rispose:
Che c’è? Che dici?

La donna era furente, e non
riusciva a parlare dalla rab-
bia:

— Tu... tu... hai bruciato...
l’om... l'ombrello! Ma sei... sei
matto, matto! Vuoi mandarci
in rovinal...

Lui si voltò, pallido:

—— Cosa

— Ecco qui. hai
l'ombrello, Guarda!

Corse verso di lui, come se
volesse picchiarlo, e gli agitò
sotto il naso l'ombrello segna-
to dalla piccola bruciatura.

Nel vedere quel disastro,
Oreille rimase esterrefatto, e
balbettava:

— Che cos'è?... che cos'è?
Io non so nulla! Non ho fatto
nulla, te lo giuro! Non so nulla
di quel che c'è in questo om-
brello.

— Scommetto che ti sarai
messo a fare il buffone in uffi-
cio, con muesto ombrello, —
gridò lei, — avrai fatto il sal-

bruciato

veria di qualcuno, o una ven-
detta,

Suonò il campanello di casa.
Era un amico, che veniva a
cena.

La signora Oreille gli sotto-
pose il caso. Comprare un
altro ombrello no, assoluta-
mente, se lo levasse pure dalla
testa: mai più ombrelli.

L'amico disse giustamente:

- Ma in questo caso, cara
signora, si rovinerà j vestiti,
che valgono assai di piu.

La donnetta, sempre furiosa,
rispose:

— Si piglierà un ombrello
andante, ma di seta non gliene
comprerò più.

Allora Oreille si rivoltò:

— E io darò le dimissioni!
Perchè con un ombrellaccio da
quattro soldi, al Ministero non
ci vado più!

— Fate ricoprire questo, —
propose l'amico, — non do-
vrebbe costar tanto..,

cameron L'E — sa,





parare l'ombrello, perchè il di-
sastro fosse completo e la cau-
sa facilmente sostenibile. Prese
un fiammifero e fece nella se-
ta, tra le stecche, una brucia-
tura larga come una mano, poi
arrotolò delicatamente, la seta,
la fissò con l'elastico, si mise
il cappellino, prese lo scialle
e sj avviò frettolosamente ver-
so la via di Rivoli, dov'era la
società d'assicurazione.

Ma. a mano a mano che si
avvicinava, rallentava il pas-
so. Che cosa avrebbe detto?
Che le avrebbero risposto?

Guardava i numeri delle
case, Ne mancavano ancora
ventotto. Benissimo! Aveva
tempo di riflettere. Cammina-
va sempre più piano. Ad un
tratto trasali. Ecco il portone,
sul quale brillava in lettere
d'oro: « La Materna - Società
d'assicurazione contro l’incen-
dio». Di già! Si fermò un
istante, palpitante, vergognosa,

L' OMBRELLO

di Guy de Maupassant

Racconto

timbanco, l’avrai aperto per
farlo vedere. È

— L'ho aperto — rispose
Oreille, — ma una volta sola
per far vedere com'era bello,
te lo giuro.

Ma la moglie pestava i piedi
dalla rabbia e gli fece una di
quelle scenate che rendono il
focolare domestico più temi-
bile, per un uomo pacifico, di
un campo di battaglia attra-
versato dai prolettili, i

Poi fece una toppina con un
pezzetto di seta tagliato dal-
l'ombrello vecchio, che era an-
che d'un altro colore; e il gior-
no dopo Oreille andò in uffi-
cio, tutto compunto, con l’om-
brello rattoppato. Lo posò
nell'armadio e non ci pensò
più, come non si pensa a un
brutto ricordo.

Ma appena fu tornato a casa,
la sera, la moglie gli strappò
dalle mani l'ombrello, lo apri
per constatare in che condi-
zioni fosse, e rimase allibita
davanti all'irreparabile disa-
stro: era tutto costellato di
buchini, evidente effetto di
bruciature, come se qualcuno
ci avesse rovesciato la cenere
di una pipa accesa. Era rovi-
nato, senza rimedio.

Guardava quello scempio
senza parlare, troppo indignata
perchè la voce le potesse
uscire dalla strozza. Oreille
pure, vedendo quello sfacelo,
restò li sgomento, a bocca
aperta, impaurito.

I due coniugi si guardarono;
lui abbassò gli occhi, ricevette
sulla faccia l'ombrello bucato,
gettato insieme ad una scarica
di ingiurie dalla moglie invi-
perita che, in uno nuovo slan-
cio d'ira, aveva ritrovato la
voce,

— Canaglia, canaglia, fara-
butto! L’hai fatto apposta, eh?
Ma me la pagherai! Non avrai
più un ombrello...

E giù, un'altra scenata. Fi-
nalmente, dopo un'ora di tem-
peste, Oreille potè spiegarsi:
giurò che non ci capiva nulla,
che doveva essere una catti-

La signora Oreille, fuori di
sè, balbettò:

— (Ci vorranno almeno otto
franchi, per farlo ricoprire.
Otto più diciotto fa ventisei:
ventisei franchi per un om-
brello! Ma è pazzesco, è roba
da matti!

L'amico, modesto borghesuc-
cio, ebbe un'idea:

—' Fatevelo ripagare dalla
Assicurazione. Basta che sia
successo in casa, le compa-
gnie ripagano i danni.

Subito la donna si calmò:; e
dopo un attimo di riflessione
disse:

— Domattina, prima di an-
dare in ufficio. passerai alla
« Materna » per far vedere
l'ombrello e fartelo ripagare.

Oreille sussultò:

— Mai e poi mai! Vuol dire
che saranno diciotto franchi
buttati via. Non moriremo
mica!

Il giorno dopo uscì col ba-
stone, Per fortuna era bel tem-
pa,

In casa, la signora Orellle
non riusciva a darsi pace per
la perdita dei diciotto franchi.
L'ombrello stava sulla tavola
della stanza da pranzo e lei
gli girava intorno senza riu-
scire a decidersi.

Il pensiero dell'assicurazione
riaffiorava continuamente; ma
nemmeno lei aveva il co-
raggio d'affrontare gli sguardi
beffardi degli impiegati che
l'avrebbero ricevuta, perchè
davanti alla gente era timida,
arrossiva per un monnulla e
si sentiva impacciata soltanto
a dover parlare «con degli
estranei.

Ma il vensiero dei diciotto
franchi bruciava come una fe-
rita. Non ci voleva più pensa-
re, ormai; il pensiero del dan-
no però tornava, la martellava
dolorosamente. Che fare? Le
ore passavano e non si deci-
deva. Ma d'un tratto. come i
vili che diventano spavaldi, si
alzò,

— Ci andrò, e la vedremo!

Frima, tuttavia, doveva pre-

passò oltre, tornò indietro,
passò nuovamente, ritornò, ri-
passò.

Alla fine disse tra sè:

«+ Bisogna che entri; meglio
prima che poi».

Mentre entrava, s'‘accorse
che il cuore le batteva forte.

Si trovò in una gran sala
tutta contornata di sportelli,
attraverso ciascuno dei quali
si vedeva una testa d'uomo dal
corpo mascherato da una gra-
ta,

Vide un uomo che portava
delle carte sottobraccio; lo
fermò e con voce timida gli
chiese:

— Scusate, signore, mi po-
treste dire a chi ci si rivolge
per il rimborso delle cose bru-
ciate?

Quello rispose con voce so-
nora:

— Frimo piano, a destra,
prima porta a sinistra.

Nel sentir questo si intimidi
ancor più: aveva voglia di an-
darsene, di lasciar perdere, di
sacrificare i diciotto franchi.
Ma al pensiero dei soldi, le
tornò un po' di «coraggio e
comincò a salir le scale, an-
sando, fermandosi a ogni sca-
lino.

Al primo piano vide un
uscio, bussò.

— Avanti! — disse una voce
forte.

Entrò e si trovò in una
grande stanza nella quale tre
signori solenni, decorati, sta-
vano parlando, in piedi.

— Che cosa desiderate, sl-
gnora? — le chiese uno di co-
storo.

Non trovava niù le parole.
Balbettò:

— Vengo... vengo... per un
incendio.

Gentilmente quel signore le
indicò una sedia:

— Volete accomodarvi, si-
nora, tra un momento ho fi-
nito.

E volzsendosl verso gli altri,
seruitò la conversazione:

— La società, signori, pensa
che il suo impegno nei vostri

confronti non debba superare
i quattrocentomila franchi.
Non possiamo accettare la
somma di centomila franchi
che vorreste farci pagare in
più. E del resto le perizie...

Uno dei due lo interruppe:

— Basta, signore: deciderà il
tribunale. Non ci resta che ri-
tirarci.

E uscirono dopo un cerimo-
nioso scambio di saluti.

Ah, se almeno avesse avuto
il coraggio di uscire con loro;
sarebbe scappata, lasciando
perdere tutto! Ma, poteva far-
lo? Quel signore tornò, e in-
chinandosi:

— Che cosa posso fare per
voi, signora?

Lei disse, a voce bassa:

— Vengo... per questo...

Il direttore, con stupore in-
genuo, chinò gli occhi verso
l'oggetto che lei gli porgeva,

La donna cercò, con mano
tremante, di slacciare l’elasti-
co; ci riuscì dopo qualche
sforzo, e aprì di scatto lo sche-
letro cencioso dell'ombrello.

— Mi pare ridotto male... —
disse con tono compassionevo-
le l'uomo,

Lei disse, esitando:

— EF’ costato venti franchi.

Lui si stumi:

— Davvero? E' parecchio.

— Eh, si... Era un ottimo
ombrello. L'ho portato qui per-
chè vedeste in che stato era.

— Benissimo: vedo; benissi-
mo, Ma non capisco come ciò
possa riguardarmi.

La signora Oreille si senti
presa dall'inquietudine, Forse
quella società non ripagava gli
oggetti piccoli... Disse:

— Ma... è bruciato...

Ghiel signore non negò:

— Lo vedo.

La donna restò a bocca spa-
lancata, senza saper più che
dire.

Poj capì e disse svelta:

— Sono la signora Orellle:
siamo assicurati alla »« Ma-
terna » e sono venuta a farmi
rimborsare cuesto danno.

Temendo un netto rifiuto ag-
giunse:

— Chiedo soltanto che lo
facciate ricoprire.

Il direttore. impacciato, ri-
spose:

— Veramente... signora... noi
non vendiamo ombrelli. Non
possiamo incaricarci di questo
genere di riparazioni.

La donnina si sentiva nuo-
vamente a mosto. Era necessa-
rio lottare: e avrebbe lottato!
Non aveva più paura. Disse:

++ Chiedo soltanto il rimbor-
so della riparazione. La farò
eseguire io.

Il direttore era confuso.

— F' davvero una sciocchez-
za. signora. Nessuno ci ha mal
chiesto Indenrizzi ner inciden-
ti così minimi. Capirete che
non nossiamo rinvagare farzo-
letti. suanti. scone. ciabatte e
tutti cuegli osgetti che ogni
giorno mossono bruciarsi.

La donna arrossi, si
invadere dall'ira.

— Ma noi. caro sienore, nel
dicembre senrso. abbiamo avu-
fn almeno cincuecento franchi
di damni ner un incendio nel
camino. e min marito non ha
chiesto nulla alla società. Per-
ciò è giusto che questa volta
mi venga accomodato l’om-
brello.

Il direttore, fiutando la bu-
gia, disse sorridendo:

— Dovete riconoscere, si-
gnora, che è molto strano che
il signor Oreille non abbia
chiesto nulla per un danno di

senti

9

cinquecento franchi, ed ora
venga a reclamare cinque 0
sej franchi per la riparazione
di un ombrello.

La donna non si scompose, e
replicò:

— Chiedo scusa, ma il danno
di cinquecento franchi riguar-
dava la borsa del signor Orell-
le; mentre ctuello di diciotto
franchi riguarda la borsa della
signora ©Oreille, e non è la
Stessa cosa,

Il direttore cani che non se
ne sarebbe liberato facilmen-
te, che avrebbe perso tempo, è
allora le chiese rassegnato:

— Raccontatemi eom'è suc-
cesso.

La donna presenti la vittoria
e cominciò a parlare:

— EFceco, signore: nel mio in-
gresso c'è un affare di bronzo
dove sj mettono bastoni e om-
brelli. L'altro giorno, tornando
a casa, misi lì l'ombrello. Pro-
prio sonra c'è una mensolina
per tenerci candele e fiammi-
feri. Ne struscio uno; fa cilec-
ca; un altro s'accende e si spe-
gne subito; il terzo lo stesso...

Il direttore la interruppe per
dire una battuta di spirito:
Erano forse fiammiferi
del governo?

Ma lei non cani e seguitò:

— Forse. Il fatto è che il
quarto s'accese e botetti .ac-
cendere la candela, e me ne
andai in camera per mettermi
a letto. Ma, sarà passato un
quarto d'ora, mi par di sentire
puzzo di bruciato, Io ho sem-
pre paura del fuoco, Certo, se
ci sarà un incendio in casa
nostra, non sarà ner colpa
mia! Specialmente dopo quel-
la storia del camino che vi ho
detto, la notte non di dormo
più. Allora m'alzo, giro e fiuto
dappertutto, come un cane da
caccia, e alla fine m'accorgo
che l'ombrello sta bruciando.
Si vede che c'era cascato den-
tro un fiammifero. E guardate
in che stato l'ha ridotto...

Il direttore s'era rassegnato;
chiese:

— Quanto credete che sia il
danno?

La donna restò imbambolata
e non osava stabilire una ci-
fra. Alla fine disse, volendo
fare la generosa:

— Fatelo accomodare voi.
Per me va bene.

Il direttore rifiutò:

— No, signora, nom posso.
Ditemi quello che chiedete.

— Ma credo... credo... Ecco,
facciamo così; io certo non. ci
voglio guadagnare sopra; fac-
ciamo così; lo porterò da un
ombrellaio che lo ricoprirà di
seta, di quella buona, e darò
la fattura a voi. Va bene?

— Benissimo, signora. D’ac-
cordo. Ecco un biglietto per la
cassa che vi rimborserà quan-
to avrete speso.

Tese il foglio alla signora
Orellle, la quale lo afferrò, si
alzò ed uscì ringraziando, fret-
tolosa di trovarsi per la strada,
per paura che quello cambias-
se idea.

Camminava con passo alle-
gro, cercando una bottega di
ombrelli d'apparenza elegante.
Quando ne ebbe trovata una
di bell'aspetto, entrò e disse
con voce ferma:

— Vorrei che faceste rico-
prire quest'ombrello, con seta
della migliore qualità, Vorrei
proprio quel che avete di me-
glio; non bado al prezzo.

IO

Una giornata alla T. V.

on è che di punto in bian-

co chi wi scrive sia di-
ventato un astro del firmamen-
to televisivo, né che, improv-
visomente, abbia preso parte
ad una trasmissione di indovi-
nelli e voglia tediarvi con un
lungo diario, abbondando in
retroscena pitti o meno insigni-
ficanti e in ogni caso sfrutta-
tissimi, Nossignori: « Una gior-
nata alla T.V.» ha radici più
profonde, nate dalla curiosità
di vedere, per dirla in parole
povere, come fanno a metter
su, negli appositi studi, uno
spettacolo televisivo.

L'idea nacque allorquando,
approfittando di un momento
di deplorevole distrazione det
legittimi proprietari, riuscim-
mo a mettere le mani dentro
un apparecchio ricevente, au-



























dici anni e tutto (libri, grem:
biule, merenda) dava ad in
tendere che non attendessera
altro che il suono della cam.
pana per entrare in classe. In
vece attendevano paziente
mente l'arrivo dei personaggi
della televisione per la richie
sta dell'autografo, cimelio pre
zioso e amatissimo da conser-
vare tra i ricordi più cari, è
lui concedendo nelle ro
mantiche sere d'estate — il
privilegiato onore di un lan
guido sguardo alla luce di un
carezzevole raggio di luna.
Ma poichè anche gli auto
grafi oggi vengono paziente
mente collezionati come fran-
cobolli, queste romantiche ma

e confina ancora, da un lauto,
con la campagna. Non è quindi
già del tutto contaminato ed
afflitto dal traffico intensissi-
mo dei rioni vicini alla capi-
tale. Vi giungemmo nel primo
‘pomeriggio, con qualche mi-
nuto di anticipo sull’appunta-
mento fissatoci, di sabato; e
quell’'anticipo ci valse per far-
ci assistere ad una delle scene
più simpatiche della giornata.

tomaticamente riducendolo un
ammasso di rottami contorti e
mai più utilizzabili. Ma — in
quei rapidi minuti — un criti-
co e panoramico esume del
groviglio di fili e valvole che
alberga alle spalle del video
ci convinse in maniera fer-
missima di una cosa: che, cioé,
era da scartare definitivamen-
te l'idea secondo la quale pre-
sentatrici, attori, tecnici, ecc.
albergassero dentro il televi-
sore: l'iden, dicevamo, nacque
proprio allora, proprio così. E
proprio per questa ragione
siamo andati a visitare il
« Centro di produzione T.V.»
di Roma, il Clodio, in via Teu-
lada.

Il centro ha sede in un quar-
tiere di Roma che sta sorgen-
do adesso: è un po' fuori mano

Cacciatrici d’ aut ografi

In sosta dinanzi di cancelli
di ingresso, rumoreggiavano si
e no trenta ragazzine, col clas-
sico grembiulino nero indice
di appartenenza alla scuola aggressive ragazzine si sona
media: le più grandicelle a- organizzate in modo veramen-
vranno avuto al massimo do- te encomiabile, Posseggona

Sopra il titolo: <« Il musichiere», - Sotto: sala scenografica

n 1]



























album di formato ridotto
Mi pagina ospita gia la fo-
ita del personaggio, il no-
lell'onorato di tanta firma
pposito spazio religiosa-
e riservato al cimelio.
ta la parte, come definir-
irganizzativa: la dinamica
quando scorgono la... vit-
i le corrono incontro, la
Mano; la torturano, la li-
to nello spazio di cinque
iti soli, Anche perché, nel-
e di-punta, gli « assalti »
sseguono a ritmo serrato.
mu voler ora pretendere di
statistiche precise, pos-
o però dire che Gassman
te ancora un certo rispet-
che i più festeggiati sono
Magonisti del « Musichie-

e lasciamole finalmente li-
queste ingenue, accani.
me cocciatrici d'autografi,
istiamoci direttamente nel
to di produzione. Un bel
ficato moderno (forse già
sto per il volume di la-
‘che svolge), dalle tinte
fe, con netta la divisione
pizi: un'ala del fabbri.
(riservata alla parte am-
Btrativa, l'altra agli studi.

complesso
ranguardia















































Mm possiamo purtroppo di-
farci nel descrivere questo
plesso, che è veramente
lernissimo ed estremamen-
Rieressante per qualunque
utore; basti pensare solo
i « Clodio » sorge, dai piedi
a collina di Monte Mario,
di un'area di 14.000 metri
e che oggi solo i due
} sono coperti con costru-
&juori terra e che, a purte
buvii servizi ausiliari (uf-
servizi, prove, sviluppo e
pa, sale di trucco, magaz-
centrale elettrica, centra-
li condizionamento, mensa
nidale), esistono principal
te cinque studi per la pro-
ione dei programmi, con le
me di regia disposte tutte
talmente e con una super-
totale di 2.335 metri qua-
i, A questi vanno ancora
unti uno studio per gli
inci normali e di emer-
50, uno per le trasmissioni
Fiose domenicali allorché
implessi mobili risultano al-
tenti impegnati, e quello
elegiornale.

bicato al piano attico del.
palazzina, corredato di at-
ature autonome di sincro-
zazione e telecinema, si
senta in maniera del tutto
bersa da quella in cui siamo
Hi vederlo. O meglio: dal
leo noi vediamo solo lo
‘aker, che ha alle spalle un
ticolare di carta geografica,
bvutevi invece a dare uno
ardo alla fotografia mnosta
ulto a destra e vedrete
nta è, in pratica, la diffe-
ca. Lo stesso telegiornale
te con la velocità, con il
no, tante volte con la fret-
dsità di un quotidiano della
i. Alle spalle, per dir così,
lò speaker lavora tutta una
azione e tutto un agguerri-
teparto di sviluppo, stampa
ontaggio delle cronache fil-
te. Spesso capita, per esem-
| che i testi dattiloscritti
gano consegnati solo du-
te la trasmissione, mentre
Juri vengono trasmesse le
me notizie, Sono, insomma,
vero le « ultime notizie »:
quei casi il conosciutissimo
luvidini le ascolta con-
îporaneamente ai telespet-
ti e non è raro che si
Hi di un wero e proprio
iipo giornalistico ».

olto meno difficili che
immaginazione, invece, i

ci
ti

trucchi: come quello di fare
scorrere un cristallo (su cui
sono state preventivamente di-
segnate, che so? le barchette)
sutla carta geografica, per dar
l'impressione del moto ondoso
del mare e così via.

Dopo il «telegiornale» qual-
che wolta si può assistere, di
sera, alla ripresa di qualche
riuscita rubrica. Queste hanno
bisogno ovviamente di altra
preparazione, a volte lunga, a
volte complessa.

« Il mattatore », per esem-
pio. Era sabuto e gia prepara-
vano le scene per il mercoledì
successivo.

E° evidente che una rubrica
televisiva in ripresa diretta
sovverte la tradizionale divi-
sione teatrale: cioé l'orchestra
non è più in « buca », ma dove
vogliono i tecnici del suono
(se non deve apparire davanti
alle telecamere), non esistono

più ribalta, palcoscenico, sce- |

nario, quinte e così via, ma
tutto va sistemato su di una
piattaforma praticamente se-
micircolare e le varie scene
sono disposte a seconda di
quelle che saranno le esigenze
tecniche di ripresi: potranno
ad un certo momento trovarsi
affiancati senza onta per la
storia una antica lettiga ed
una fuori serie, lasciando alla
sapiente mano idei tecnici —
per l'esattezza: dei camera-
men — che inquadrano di vol-
ta in volta dei particolari, il
succedersi ordinato delle im-
magini,

Così per « L'isola del teso-
ro», in onda in quei giorni: a
parte il fatto che la nave era
arenata a fianco dei fortilizi
dell'isola, fortilizi costituiti in
buona parte da cartapesta e
legno compensato, la « nave »
costituiva un rivoluzionamento
pauroso ai tradizionali concet-
ti costruttivi dell'ingegneria:
la cabina del comandante a
terra e fttori dalla nave stessa,
anzi addirittura a ridosso del-
l'isola, la chiglia... dimenticata
dai costruttori, parte degli in-
terni costituiti da apparecchi
che poco o punto hanno a che
wedere con la tecnica della
navigazione. Il tutto, in questi
studi, praticamente fasciato da
una rete di riflettori, passerel-
le metalliche, televisori, mac-
chine da ripresa e sormontato
dalla cabina di regia.

Tutto questo, se è diverso
dal teatro tradizionalmente in-
teso, non sarebbe molto diver-
so dal cinema (chè anzi in pra-
tica proprio dalla tecnica cine-
matografica trae dirette origi-
ni quella televisiva) se non
fosse per la continuità delle
riprese. Si che esistono più
macchine da presa, ognuna
delle quali ha un suo preciso
raggio d'azione, ma è il regi-
sta che — li per lì — deve sce-
gliere l'immagine e metterla
in onda, Non sono più possi-
bili ripensamenti, correzioni,
rifacimenti,

Bisogna, a questo punto, fa-
re un passo indietro e spezzare
una lancia a favore di chi, al-
l'oscuro e pervicacemente o-
bliato, prepara le materie pri-
me per queste trasmissioni —
modeste o mopolarissime che
siano. Vogliamo dire degli
operai che preparano le scene.
Qui parliamo ad ansaldini,
cioè ad artisti. Artisti in cam-
po navalmeccanico, è vero.
Ma è altrettanto vero che i
nostri ventiquattro lettori san-
no cosa significhi preparare un
modello, o una forma, o un
qualsiasi oggetto che risponda
poi, e fedelmente, alla realtà.
Facciamo un altro esempio: in
uno qualsiasi dei nostri stabi-
limenti è quasi sempre possi-
bile trovare un modello che
rispecchi felelmente l'origina-

le, Bene, tutto questo — sla
pure su altra scala e con ben
altri intendimenti — succede
al « Clodio », ove un apposito
reparto pensa qa prefabbricare
fci venga perdonato il termi-
ne) tutta la scena, manichini
compresi, con un'abilità arti-
giana che sa molto di arte, con
pazienza e perizia, con mode-
stia e abilità, E spesse volte
il loro lavoro compare sul vi-
deo solo qualche secondo, Que-
sti artefici hanno un’ impor-
tanza forse non minore dell’at-
tore o del regista, ma i loro
nomi non compaiono mai sul
video (come mai compaiono
sui cartelloni dei teatri), op-
pure il frettoloso spettatore li
trascura con fresca leggerezza.
Eppure...

Il musichiere

Ma lasciamo perdere anche
costoro, lasciamo da parte ri-
costruzioni di navi e di pale-
stre, lasciamo correre ambien
ti afro-cubani o avveniristici e
porgiamo pure un salutino a

Telegiornale

Mario Riva ed alla sua popola
rissima rubrica musicale, As-
sistemmo alle prove: la scena
la conosciamo un po’ tutti,
compreso il violino agganciato
a mo” di tibia ad un malcapi-
tato musichiere dipinto con
colori molto forti (domina il
rosso) perché più delle altre
telegeniche. Riva (al secolo:
Mario Bonavolontà) èé un at-
tore — forse uno dei pochi —
che non ha atteggiamenti di-
wini fuori dal campo di azione
delle telecamere, è il classico
« uno dei nostri », è simpati-
cissimo e cordiale come sotto
il fuoco dei riflettori — né più
né meno. E amichevole quanto
lui è tutto il cast dei tecnici,
degli autori, delle vallette
(pardon: delle « primavera »),
degli attori, di Spartaco d'Itri
PP. arci», il « super», il
« tutto musichiere ». Erano
circa le IG e Spartaco ignora-
va ancora di dover cedere il
titolo di lì a sei ore ad una
graziosissima genovesina.
Assistemmo alle prove, dun-
que, a quelle prove cui parte-



cipano ovviamente tutti gli
interessati, parte dei quali cal-
zano già le scarpe di gomma,
gentilmente fornite dagli or-
ganizzatori. Non ci sembrò di
assistere alla trasmissione,
perchè la nostra attenzione
era continuamente sviata dal-
le giraffe, dalle telecumere in
movimento, dal succedersi del-
le luci. Non solo, ma al ma-
mento di ascoltare la musica,
fummo — con ferma cortesia
— tutti invitati od andar via:
la musica, fino al momento di
andare in onda, è segretissima
per tutti. Ritornammo la sera
ad assistere alla trasmissione
vera e propria ed alla caduta
dell'indimenticabile D'Itri: un
amico nella cabina di resta ci
assicurò che eravamo stati in-
quadrati alla fine della tra-
smissione, a maggior gloria di
quel nostro sibato televisivo e
ci giurò finanche che eravamo
— ma suarda un po” — tele-
genici. Ma, detto fra noi, chi

ci crede?
Emiddio Loscalzo

« L'isola del tesoro »: montaggio della scena



II

L a macchina a vapore por-
tò anche sui mari la più
grande rivoluzione di tutti i
tempi. Oggi, ai nostri occhi di
posteri, può sembrare pacifico
che il vapore abbia sostituito
le vele, ed invece non fu pro-
prio così, perchè anche il va-
pore, come tutte le novità, do-
vette affermarsi lentamente
superando pregiudizi, diffiden-
ze e contrarietà. Anche allora
c'era gente che non credeva
nel vapore, e diceva « non
dura mica », come oggi c'è gen-
te che non crede ancora che
andremo nella luna.

Comunque, a parte i primi
tentativi pionieristici, le rea-
lizzazioni cominciarono all'ini-
zio dell'800, naturalmente in
Inghilterra, il paese della rivo-
luzione industriale. Il primo
legno « con ciminiera» fu il
« Charlotte Dundas» costruito
da William Symington nel
1802, quindi in pieno periodo
napoleonico e prima della bat-
taglia di Trafalgar. Ma si
trattava di una specie di pic-
colo rimorchiatore, seguito nel
1807 dal « Phoénix » di John
Stevens e poi dal « Paragon »
nel 1811. Nel 1812 il « Comet»,
con una macchina della poten-
za di 4 HP cominciò un rego-
lare servizio, « tempo permet-
tendo », tra Broomielaw e
Glasgow, Nel 1815 la prima
nave a vapore, il «Richmond,
apparve sul Tamigi.

Naturalmente va ricordata.
oltre Atlantico, l'esperienza di
Fulton, che costruì il « Cler-
mont =», il quale fece ll suo
primo viaggio da New York
ad Albany l'11 agosto 1807.

Il primo piroscafo apparso
nel Mediterraneo fu il « Fer-
dinando I», napoletano, co-
struito da Pietro Andiels & C.
di Napoli « per graziosa con-
cessione» del governo borboni-
co, che stabili una linea rego-
lare per Livorno, Genova e
Marsiglia.

Poi vennero i primi viaggi
transatlantici (sempre con na-
vi di questo tipo, cioè di legno
e a ruote, che conservavano
l'alberatura per adoperare le
vele in soccorso del vapore)
con i famosi primati del « Sa-
vannah » di 2350 tonnellate e
del « Sirius » di 700 tonnellate.
Nel 1838 il « Great Western »
di 2300 tonnellate compi la
traversata da Bristol a New
York in 14 giorni.

Ma per essere pienamente
sfruttato in tutte le sue possi-
bilità, il vapore sulle navi ave-
va bisogno di due complemen-
ti: lo scafo in ferro e l'elica al
posto delle ruote.

‘Ara il titolo: primi tentativi ae di Fulton, 1807 - modello). - Sotto:



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STORIA

Le navi a vapore

Ciò perchè lo scafo di legno
non poteva sopportare le sol-
lecitazioni delle sempre più
potenti motrici a vapore, e in
più non poteva subire quel-
l’assottigliamento delle forme
necessario per sfruttare meglio
ie prestazioni della macchina,
le ruote laterali, inoltre, non
facevano presa in caso di ma-
re molto grosso, ed erano vul-
nerabilissime e quindi inadatte
alle navi da guerra.

Ma anche il ferro ebbe i
suoi nemici: si gridava che lo
scafo in ferro non avrebbe re-
sistito agli sballottamenti del
mare, che gli alberi in ferro
non avevano l'elasticità di
quelli di legno. che l'azione
corrosiva dell'acqua salata
avrebbe distrutto la carena,
che il grano nelle stive di fer-
ro marciva, e così via.

I primi tentativi furono in-
glesi, con le navi « Trial. e
« Aaron Monby », tutte in fer-
ro con ruote a pale.

Frattanto fu inventata l'eli-
ca posteriore, contemporanea-
mente dall'inglese Thomas Pe-
tit Smith e dallo svedese John



D



Ericson nel 1836, sulla base
degli studi precedenti di Lyt-
tleton, di Russel e di Sauvage.

La prima nave completa-
mente in ferro e con elica fu
il « Great Britain» di 23.380
tonnellate, progettato dal ce-
lebre ingegnere navale I. K.
Grunel, Varato nel 1843, era
lungo 98 metri e poteva por-
tare 260 passeggeri alla velo-
cità media di 9 nodi.

Fu lo stesso ing. Brunel a
scrivere dieci anni dopo una
pagina eccezionale nella storia
della marineria, una pagina
dove la realtà si sposa alla
fantascienza, dove la realizza-
zione tecnica anticipa i tempi
di almeno cinquant'anni, e per
questo l'esperimento commer-
ciale fu disastroso.

Brunel costruì una nave gi-
gsantesca, un transatlantico di
27.000 tonnellate (!) capace di
portare 5.000 passeggeri, lun-
go 210 metri, con dieci caldaie
a vapore che azionavano tre
macchine. motrici: una per
l'elica che superava i 7 metri
di diametro e due per le ruote
laterali, perchè la nave aveva

ELLA NAV.



Leti

sia l'elica che le ruote. La ve-
locità superava i 14 nodi, La
nave si chiamava « Great Ea-

stern» e fu varata nel 1854:
dopo un viaggio su di essa
Giulio Verne scerisse la sua

« Città galleggiante »,

Ma le correnti di passeggeri
tra le due sponde dell'Atlan-
tico non erano allora tali da
rendere remunerativo un tale
colosso: dopo averci rimesso
per tre anni la Società lo adibi
a nave posa-cavi e poi ancora
a nave-fiera, finchè lo vendette
come ferro vecchio.

La marina da guerra, questa
volta, restò molto indietro nel-
l'adozione del vapore. Le cau-
se furono molteplici: per pri-
ma il fatto che in principio le
applicazioni del vapore erano
legate alle ruota laterali, trop-
po facilmente vulnerabili, e
poi il tradizionalismo degli
stati maggiori. Si disse anche
che gli ufficiali di bordo erano
contrari al vapore perchè a-
vrebbe macchiato le loro belle
divise bianche, Fatto è che al-
la guerra di Crimea (1854-55)
le flotte alleate erano compo-

primi transatlantici («Great Western», 1838)









ste prevalentemente di navi
in legno, che subirono gravi!
danni dal tiro delle batterie
costiere russe, La miglior pro»
va fu fornita appunto da « mo
nitori » francesi corazzati.

Anche a Lissa, nel disgrazia-|
to scontro del 1866, le navil
erano prevalentemente in le-
gno (anche se alcune delle!
nostre avevano protezione di
ferro) e quello, possiamo dire,
fu l’ultimo scontro di tipo
: antico », nel senso che la
battaglia fu quasi decisa al.
l'abbordaggio, e con lo spero
namento.

Del resto, già nella guerra di |
secessione americana si ebbe
ro le celebri gesta dei monitori
corazzati « Merrimac» e « Mo-
nitor ».

Le prime navi da guerra a.
vapore si ebbero dunque con
l'affermazione dell'elica, e fu-
rono in un primo tempo ca-
ratterizzate dagli alti fumaioli
e dalle grandi alberature, per-
chè si mantenne la vela e dl
riguardò il vapore come ausi-
liario: è l'epoca delle nostre
famose « pirocorvette », «piro-
fregate » e dei « pirovascelli ».

Ma con l'invenzione dei
proiettili esplosivi divenne in-
dispensabile non solo lo scafo
in ferro, ma anche la corar-
zatura, fu necessaria una no-
tevole velocità, e nacquero le
moderne flotte da guerra.

Le prime navi da guerra co-|
razzate furono la francese
« Gloire » del 1859 e l'inglese.
« Warrior » del 1860, Nel 1863
fu varato il « Minotaur » com-
pletamente corazzato. Da al-
lora la lotta tra corazza è
cannone non ebbe più sosta.
Dapprima i cannoni erano
piazzati lungo le fiancate a
spuntavano dai « sabordi », co-
me nelle navi a vela, poi fu-
rono sistemati in torrette gi-
revoli, come nel « Monarch»
e nel « Royal Sovereign », La.
prima nave da guerra senza ill
residuo delle alberature vell-
che fu la « Devastation» va-
rata nel 1871,

Nel 1876 gli italiani costrul-
rono una nave di grande va-
lore, che restò un vero prota-
tipo: la « Duilio >, progettata
da Benedetto Brin. Fu la nave
più potente del tempo, con il




































mo potere offensivo e di-
o, la più alta velocità, la
iore manovrabilità. Ave-
inchi corazzati, e coraz-
pesantemente il ridotto
ile, coi cannoni, e diviso
Ue compartimenti. La
uo » era lunga m. 103,50
ga 19,70, dislocava 10.400
illate, l'apparato motore
duna potenza di 7.700 Cv.
Bimprimeva una velocità
Modi. Aveva quattro can-
ca 450 mm. (massimo ca-
(dell'epoca) sistemati in
prrette binate.

Ma scia della « Duilio»
Inuano i progressi della
na da guerra, e dopo le
lose esperienze della guer-
Usso-fiapponese (con le
ie di Tsushima e Port
ir) si arriva nel 1906 alla
eadnought »= inglese, rea-
la sui piani dell'ingegnere
no Vittorio Cuniberti, con
zzi da 305 in cinque torri

| prima guerra mondiale,
te le lunghe estenuanti
e sul mare e le cento im-
e eroiche, segnò due gran-
Ovità nel campo della stra-
i navale: il sommergibile
22 settembre 1914 l'aeU9»
sco, di 493 tonnellate e
28 uomini a bordo, affon-
n pochi minuti tre inero-
bi corazzati inglesi per
plessive 36.000 tonnellate.
1917, del resto, i tedeschi
kiarono, coj soli sommer-
5.183.621 tonnellate di
glio.

fche l'aviazione andò af-
iandosi, sia pure con quei
che oggi appaiono
storici (ma non appare già
Storica una «fortezza vo-
le» di fronte agli aviogetti
(missili?), tanto è vero che
1921, durante una prova,
ibe aeree da mille chili af-
larono la nave da guerra
ica « Ostfriesland » (preda
fica) che nella battaglia del-
Utland aveva incassato co-
T lente 18 colpi da 305,

osi apparve nelle flotte un
No tino di nave, la « por-
ei» che ebbe nella secon-
erra mondiale la parte
leone, specie nel Pacifico:
a « Battaglia dei coralli»
dotte americana e gilappo-
* si combatterono senza
fire un colpo di cannone,
ton aerei partiti dalle por-
ui abbiamo tracciato vo-
mente un quadro rapido e
ssariamente confuso, per-
‘gli sviluppi furono rapidi
i intersecarono fra le due
tre, ma soprattutto perchè
Mo arrivati ad una cronaca
* abbiamo già tracciato su
sto giornale, parlando del-
toria dell'Ansaldo.

ifatti la nostra azienda ha
to sempre la sua parola ne-
sviluppi della marineria di
sti ultimi cinquant'anni:
amo costruito i primi in-
glatori corazzati tino « Ga-
lai », abbiamo costruito la
azzata « Giulio Cesare», i
a della prima guerra mon-
si MAS di Rizzo, i fa-
aerei « Ansaldo SVA a,
idroplani, i primi sommer-
Hi. (primo sommergibile
liano il «Foca» dell'inge-
er Laurenti costruito al
giano) e cuindi le due
i grandi corazzate del se-
Wo conflitto: «Italia» e
DI Tu dB,
Ri andiamo dunque. per
esta parte. alla storia del-
saldo pubblicata a punta-
ue anni fa, e aggiungiamo
tanto che Je due novità del
bndo conflitto mondiale
fuel che riguarda la stra-
ga navale. sono state costi-





































H

de
sd
I

tuite dall'introduzione del
«radar» e dall'uso sempre
crescente dell'elicottero, Le
grandi novità del futuro, ca-
paci di rivoluzionare l'intera
strategia, (Dio voglia che non
se ne debba mai fare uso!) sa-
rebbero il missile e l'energia
termonucleare.

Riprendiamo ora, per termi-
nare con una nota più pacifi-
ca, la storia della marina mer-
cantile, che abbiamo lasciato
col « Great Eastern » è coi sa-
gni di Giulio Verne.

Il progresso nella seconda
metà dell'800 fu notevolissimo,
e ci portò dalle prime navi fu-
mose (dove ai ricchi saloni
« liberty » della prima classe
facevano riscontro le stive de-
gli emigranti ammassati in
condizioni di igiene e di sicu-
rezza addirittura precarie) fi-
no ai transatlantici colossali
con condizioni di viaggio più
umane e, per la prima classe,
confortevoli e lussuose,

I1 progresso delle macchine
segnò, grosso modo, le seguen-
ti tappe: dapprima le macchi-
ne «+ compound » (è quasi sem-
pre una sola elica), quindi le
macchine a triplice espansio-
ne e poi la turbina seguita,
dieci anni dopo, dal motore
« Diesel », Si passò così dai 12
nodi di velocità del 1850 ai
14 della fine del secolo e ai 21
del primo decennio del ‘900.
La prima nave a turbina fu
l'inglese « Turbinia » del 1894;
la prima motonave l'inglese
« Selandia » del 1912, I nomi
dei transatlantici più famosi
sono poi quelli che si trovano
nel libro d'oro del =« Nastro
azzurro », Citeremo solo i mag-
giori, per il periodo in que-
stione: fino al 1897 il primato
fu inglese, saltuariamente di-
sturbato da cualche nave ame-
ricana, Sono gli anni de] « Bal-
tic», del «Britannia», del
« City of Berlin », Foi arriva-
no i tedeschi, coi famosi « Kai-
ser Wilhelm II », « Kaiser Wil.
helm der Grosse» e infine il
*« Deutschland », 25.0 nastro
azzurro, che raggiunge j 23
nodi e mezzo. Il «Deutschland»
fu una delle prime navi a due
eliche.

Poi si ebbe, sempre prima
della guerra del '14, il ritorno
degli inglesi della » Cunard
Line » col famoso « Maureta-
nia » e poi il gemello « Lusita-
nia », proprio quello affondato
da un «U-Boot» tedesco nel
1917.

N dopoguerra vide, come
noto, una sempre crescente

fconfinna a pag, 16)

Lucio Bozzano



Dall'alto: corarrata francese
« La Gloire », 1859; incrociatore
corazzato italiano « Garibaldi »,
1899; transatlantico tedesco
«Bremen », 1932: transatlan-
tico « Great Eastern», 1854.









Ml ia pe Da Bari i ù i
DITE P PRIA IMNOLAA 4 sata pere
freni aa



13

A CINQUANT'ANNI DALL'IMPRESA DI PEARY

La conquista del Polo

ell'epoca delle grandi avven-

ture spaziali, che sono state

brevemente illustrate anche
sul nostro giornale, non crediamo
possa sembrare fuori luogo il ri.
chiamare alla mente dei lettori un
avvenimento così «terrestre» quale
tu cinquant'anni fa. il 6 apmnle
1909, la conquista del Polo Nord
da parte dell'esploratore americano
Robert Edwin Peary. Non cre-
diamo ch: sia fuori luogo perchè
le conquiste umane sono, più
meno apparentemente, legate le
une alle altr: ed hanno quasi
sempre un denominatore comune:
l'ardimento unito alla tenacia e
alla fede nella vittoria. È d'altra
parte le memorabili imprese dei
sommergibili atomici « Nautilus »
e «Skate » che recentemente han.
nò sottopassato la calotta polare
artica, non sarebbero state possibili
se diecine di womini senza paura
non avessero strappato ad uno per
uno i segreti a quell'immenso de-
serto ghiacciato, pagando a volte
con la vita il loro coraggio.

La conoscenza delle terre è dei
mari artici ha richiesto secoli di
tentativi e di esplorazioni. La pri-
ma notizia di una navigazione di
scoperta risale al IV secolo a C.,
quando il greco Pitta da Massalia
(oggi Marsiglia) si avventurò o!-
tre il Miare del Nord: ma egli
pervenne, tutt'al più. alla spor-
genza occidentale della costa nor.
Vegese,

Bisogna venire parecchie centi-
maia di anni più innanzi per ve-
dere raggiunte. col graduale espan-
dersi degli Europei verso le estre=
me contrade boreali del continente,
le inospitali terre situate oltre il
circolo polare, Il primo navigatore
che raggiunse il Capo Nord fu il
norvegese Othere nell'B7o. e in.
torno alla stessa epoca cominciano
a cliffondersi gli Scandinavi, in ar-
dit: navigazioni, tra le acque cve-

L'esploratore americano Ro-
bert E. Peary, il conquista-
tore del Polo Nord geografico

cidentali dell'oceano: di qui la
scoperta dell'Islanda nell'867 e
della Groenlandia, forse nel 925.

Questo primo espandersi degli
europei verso il settentrione non
oltrepassa però ancora, tranne che
nell'estremo nord continentale. il
circolo polare. Soltanto la grande
espansione marinara seguita alla
scoperta dell'America spinge i na-
vigatori verso gli estremi mari bo.
reali e comincia quindi il glorioso
periodo delle esplorazioni artiche,
perchè il fatto, rapidamente accer-
tato, che le terre scoperte da Cri-
stoforo Colombo, da Giovanni
Caboto e da altri al di là del-
l'Atlantico non erano le sperate
terre asiatiche del Catai, incita gli
scopritori a cercare di sorpassare

14



le estreme terre settentrionali per
giungere ai rechi paesi orientali,
che evidentemente erano situati
più in la.

Nei primi anni del ’soo, per-
tanto, qualche scopritore, per sor-
passare l'ostacolo, tenta di raggiun-
gere più elevate latitudini. kKicor-
diamo il portoghese Gaspare Cor-
tereal, che durante una naviga-
zione tra 1 ghiacci avvista Una
« ponta de Asia » che è probabil-
mente
dia, è il veneziano Sebastiano Ca-
boto, al servizio del re d'Inghilter-
ra. che risale a nord delle terre
scoperte finche èé fermato anch'egli
dai ghiacci galleggianti.

Intanto, col proseguire delle
scoperte lungo tutta la sponda
americana dell'Atlantico, le nuove
terre si rivelano ogni giorno di più
un immenso mondo nuovo, posto
fra l'Europa e l'Asia, a girare il
quale non si trova aperto altro
cammino che quello scoperto da
Magellano nell'estremo sud, trop.
po lontano da tutte le terre euro-
pee.

Di fronte a un tale stato di co-
se acquista ogni giorno maggior
valore l'ipotesi di una via di mare
che girando l'America a nord, pos-
sa permettere ai paesi settentrionali
d'Europa una navigazione non
eccessivamente lunga alle terre del-
l'Estremo Oriente (passaggio di
nord-ovest), mentre dalla parte
dell'Europa appare possibile ten-
taré una via, forse anch'essa non
troppo lunga. che, girando di lì
dalla Scandinavia e dal Mar B:an-
co, raggiunga le stesse terre orien-
tali (passaggio di nord-est).

Alla speranza di attuare uno di
questi due passaggi. o entrambi, si
divono quasi tutti 1 viaggi di
scoperta nella calotta artica dal
XVI al XVIII secolo. Solo col XIX
e col principio del XX secolo, esa.
rita la ricerca dei due passaggi. la
estenuante battaglia per svelare il
segreto polare continua per il van-
taggio esclusivo della scienza.

Il passaggio di nord-est

A cominciare dalla metà del
XVI secolo gli Inglesi, ritenendo
il passaggio di nord-est Una via
che potesse assicurar loro qualche
vantaggio nei grandi traffici asia-
tici fino allora sfruttati da altri
tentano la penetrazione del mare
artico per arrivare in Russia e dal.
la Russia in Asia.

La Compagnia dei mercanti di
Londra, detta poi comunemente
Compagnia di Moscovia, dietro
suggerimento di Sebastiano Cabo-
to manda nel 1553 una prima
spedizione al comando di sir Hugh
Willoughby. cui si deve la cono-
scenza della Nuova Zemlja (già
nota probabilmente a navigatori
russi) e il raggiungimento del
Mar Bianco. Tre anni dopo Ste-
fano Burroughs, al servizio della
stessa Compagnia. scopre l'ingres-
so meridionale del Mar di Kara
ma non riesce a proseguire, e così
pure un'altra spedizione del 1580
fallisce il tentativo di spingersi
oltre.

Gli Inglesi, sfiduciati, abbarndo.
nano momentaneamente l'impresa,
che viene assunta decisamente da-
gli Qandesi, che già dal 1565 ave-
vano effettuato qualche tentativo.
Nel 1504 gli Olandesi allestiscono
una spedizione di tre navi. di cui
una. al comando di Willem Ba-
rents, risale tutta la co-ta cocci-
dentale della Nuova Zemlia: nel
rs06 lo stesso Barents scopre l’Iso.
fa deeli Orsi e la maggiore delle
Svalbard, riprende l'esplorazione

del alari i

l'estremità della Groenlan-:



Lenno

SCO



della Nuova Zemlja finchè i ghiac-
ci lo fermano & costretto a sverna.
re in un clima crudele, non resiste
ai disagi e soccombe.

Scoraggiati a loro volta gh
Olandesi si ritirano e tornano gli
Inglesi. Nel 1607 Henry Hudson
decide di attraversare direttamente
la calotta artica verso l'Asia, ma
non riesce a proseguire oltre 1'81°
parallelo. L'anno dopo ritenta il
passaggio verso la Nuova Zemlja,
ma anche qui è arrestato dai
ghiacci,

Dopo di ciò la navigazione nel-
le acque artiche si limita alla mona
marginale. attrattavi dai frutti
copiosissimi della caccia e della
pesca. A qualcuna delle navi hale-
niere inglesi e olandesi il caso rie
serva l'onore di muove scoperte,
ma di questo periodo le uniche
spedizioni degne di rilievo furono
una del 1671 per lo studio delle
Svalbard e un'altra del 1676, al
comando di John Wood, che di-
mostrò ancora una volta l'enorme
difficoltà di tentare un passaggio
verso l'Asia.

Le Isole Svalbard furono visi.

tate ancora scientificamente, tra il
1857 e il 1872. da cinque spedi-
zioni svedesi, all'ultima delle qua-
li partecipò il tenente Eugenio Pa-
rent della Marina Italiana. Seguo-
no altre spedizioni, di cui la più
notevole è quella del 1871 dei
due ufficiali austriaci Giulio Payer
e Carlo Wevprecht, che scopre la
Terra di Francesco Giuseppe e ar.
riva in slitta a 82°%5" di latitudine
nord.

Il 4 luglio 1878 salpa da G&-
tebòrg la spedizione svedese che,
al comando di A. E. Norden-
skiold doveva conquistare la nal-
ma della contrastata vittoria. Con
la nave & Vega », sulla quale era

LISIWANDA----

Feary 1909

-J 1900

ARCI MF a
@ su SEPP



Pe aa
‘a - È
ca PO 2A È e



imbarcato pure il capitano Giaco»
mo Bove della Marina Îtaliana:
Nordenskiéld costeggia la Siberia
settentrionale {le cui coste nel
frattempo erano state studiate è
disegnate dai Russi) fino a 200 km.
dallo stretto di Bering, dove sver.
na. Il 20 luglio 1870, felice è
commosso, sbocca nel Pacifico. Il
passaggio di nord-est è compiuto.

Il passaggio dinord-ovest

Nel 1576 Martin Frobisher ef-
fettua un primo tentativo, scopre
il tratto di mare a occidente del'a
Groenlandia e la prima nuova Ler-
fà artica americana, oggi Terra di
Baffin. Nel 1585 John Davis ar.
riva anch'egli alla Terra di Baf-
fin; compie poi un'altra spedizio-
ne, ma i risultati non vanno oltre
quelli già acquisiti. Nel 1587 ter-
zo viaggio di Davis, che scopre
l'ingresso dello stretto che oggi
prende il nome da Hudson,

Henry Hudson; inglese; dopo
aver tentato il passaggio di nord-
est due volte, nel 165009 tenta an»
che il passaggio di nord-ovest. At-
traverso lo stretto da lui nomi-
nato, piega a sud, ma è costretto
a fermarsi nell'insaccatura della
Baia di James. dove lo coglie
l'inverno e dove la ciurma, ribel-
latasi, lo uccide. Le scoperte di
Hudson vengono poi perfezionate
tra il 1612 e il 1631 da altri na-
vigatori. Resta famoso, del 1616,
il viaggio di Bylot e Baffin, che
raggiungono l'ingresso del canale
di Smith (78° latitudine nord) e
gli ingressi dei canali di Jones è
di Lancaster.

Ma le difficoltà enormi e i ri-
schi sono tali che per alcuni anni,
come già per il passaggio di nord-
est. non si parla più di nuove





























































esplorazioni. Soltanto nel XVII
secolo la Compagnia della Baia di
Hudson, tondata nel 1670 per
commercio delle pellicce e la n
cerca del passaggio di nord-ove
ficomincia 1 tentativi.

Il primo a ritentare la provi
per incarico della Compagnia è
James Knight, la cui spedizione hi
un esito tragico? tutti 1 suoi comi
ponenti periscono miseramente fr
1 ghiacci, Un'altra spedizione, nei
1737. non avanza di un passo 0
tre i limiti già raggiunti,
1741 l'Ammiragliato inglese scene
de in lizza con due navi al co
mando di Cristoforo Middle
che esplora tutta la costa nord cd
cidentale della Baia di Hudson se
za trovare il sospirato passaggi
A risultati non diversi pervengonbi
nel 1746 William Moore e Franà
cis Smith, ché però scoprono il
Chesterfield Inlet sfuggito ai ne
vigatori precedenti.

Si hanno poi due famosi viaggi
per via di terra: quello nel 17708
1771 di Samuel Hearne. ché sco!
pre la foce del fiume Coppermin
nel mar glaciale. e nel 1789 l'altro
di Alessandro Mackenzie, che sd
gue il corso è scopre la foce, ant
essi mel mar glaciale. del grande
fiame che da lui prende il nome.

Nel 1778 Giacomo Cook. con
una navigazione memorabile, se
gue la costa americana del Pacificol
fino allo stretto di Bering e rico
nosce a nord dello stretto un largoi
tratto del mare artico: con cò
egli dimostra che le terre america:
ne si spingono molto a nord,
che il passaggio di nord-ovest da
veva essere oltre quel limite,

Per la seconda volta l'ostina
zione degli uomini subisce una
scossa di fronte alle barriere della
natura e quindi, tramontato ospì
scopo utilitario, le pericolose vie
dell'Artico americano vengono al
bandonate fino al giorno in cul
sono spinti a ricercarle gli scien»
ziati. Unico precursore nel XVIII
secolo è il capitano Costantino]
Phipps che per primo tenta nel
1773. per puro amore di scienza
un'esplorazione diretta al Polo and
rivando a nord delle Svalbard fino
a 80%48" di latitudine.

Nel XIX secolo le spedizioni
scientifiche si susseguono a ritmo!
serrato. Nel 1818 John Ross pe
netra nel mare di Baffin e nel Lan
caster Sound con poco succes
L'anno dopo il suo luogotenente
Edoardo Parry scopre e segue peri
più di zoo km. lo stretto di
Principe Reggente e in s:guito pe
wiene al lago Melville Sound
non si ferma che sulla costa meri
dional: dell'Isola Melville dard
sverna; poi avvista la Terra di
Banks e ritorna, Il passaggio di
nord.ovest è percorso per quas
due terzi.

Nel 1821 seconda spedizione
Parry per cercare una via mena
settentrionale, Il tenace navigatore
fa un altro viaggio nel 1824-35)
senza altri risultati e un quarto
viaggio nel 1827, con tutt'altt
meta: il Polo Nord per la va
delle Svalbard. Parry avanza im?
perterrito fra gli icebergs, fino di
82%45" di latitudine, ma qui è ce
stretto a tornare indietro perché
la barriera di ghiaccio gli vit
incontro con una forte deriva. Il
limite da lui raggiunto rimane ind
superato fino al 1876,

Tra il 1821 e il 1826 il goa
verno britannico fa studiare siste
maticamente la costa settentrionali
americana e dei preziosi dati rate
colti fa tesoro John Ross, che nl
1820 ritenta la via del nord-ovet
ma è bloccato per tre inverni conà





ivi nel canale del Principe
jente; di qui però riesce a
Hare con le slitte tutta la Boo.
UFelix è a determinare Ja posi-
: del polo magnetico boreale;
bltimo scopre l'isola del Re
lielmo.

l' segreto del passaggio di nord-
sta per essere svelato dalla
a volontà di altri prodi esplo-
ri, Dopo un viaggio di Gior.
(Back nel 1834, P. Dease e
mas Simpson nel 1838-39 ar-
anch'essi. all'isola del Re
lielmo, però da ovest, sicchè ne
tà riconosciuta tutta la costa
Minentale dallo stretto di De-
? fino ai tortuosi passaggi che
mettono nella Baia di Hudson-
fava ora che una nave riuscisse
ongiungere la via già seguita dal
5 con questa lunga via d'ac.
è, perchè il laborioso passaggio
fhord-ovest fosse compiuto.
Dopo la tragica spedizione di
bn Franklin del 1845, in cui
ti scomparvero dopo tre sverni,
n immiragliato britannico invia
(il 1848 e il 1851 alcune navi
P ricercarne i resti e nello stesso
fiodo incarica Robert Mac Clure
tentare l'intero passaggio. Mac
Ure, pur rimanendo bloccato dai
biacci nello stretto fra la Terra
(Banks e la Terra del Principe
berto, prosegue in slitta e il 26
tobre 1850 giunge allo sbocco
tentrionale dello stretto di Mel-
Sound, lì dove era giunto
mt'anni prima il Parry: così si
fngiungevano insieme gli itinerari
fovenienti dalle due opposte par-
le il passaggio di nord-ovest era
urtualmente compiuto, anche se
în percorso per intero da una
essa nave,

“Questa impresa riuscì invece al
randé esploratore norvegese Roald
Imundsen, che nel 1903-1906,
iso a precisare la posizione del
ilo magnetico boreale dopo l'or-
i vecchia determinazione di J.

Do










irlandese Sir Ernest Shackle-
pn, che determinò la posizione
Polo magnetico antartico

L'aspetto della banchisa polare artica

Ross, non solo raggiungeva dal-
l'Europa la meta prefissata nell'iso.
la del Re Guglielmo, già tomba
della spedizione Franklin, ma di
qui proseguiva verso occidente e
riusciva a raggiungere lo stretto di
Bering con la piccola nave Gjéa
dopo tre inverni passati fra i
ghiacci.

Da Nansen a Peary

Dopo i ripetuti, estenuanti ten-
tativi per trovare i passaggi di
nord-est e di nord-ovest le spe.
dizioni verso le regioni artiche si
susseguono a ritmo più frequente.
Non è qui possibile rifare la storia
di questi viaggi. anche perchè
il nostro scopo è quello di tracciare
il Iungo.cammino che ha portato
l'uomo alla conquista del Polo solo
nelle sue linee più importanti e
spettacolari. Accenneremo solo bre-
vemente ad alcune fra le più note.
voli esplorazioni condotte per ap-
profondire l'ancora scarsa cono.
scenza delle regioni boreali e per
tentare una via per il Polo.

Nel 1893 il naturalista norve-
gese Fridtjof Nansen, convinto da
precedenti osservazioni della esi-
stenza di una grande corrente at.
traverso il bacino polare, che dal-
l'alto mare siberiano di nord-est
avrebbe dovuto fluire verso il trat-
to di mare posto fra la Groenlan-
dia e le Svalbard, salpa il 20 giu.
gno da Cristiania (oggi Oslo) con
la Fram, si fa imprigionare dai
ghiacci a ponente delle isole della
Nuova Siberia e dopo trentacinque
mesi si ritrova a nord delle Sval-
bard, avendo raggiunto con la
nave durante la deriva, la latitu-
dine di 85%57' e, in slitta, B6°14'
(circa 400 km. dal Polo).

Nel 1800 si ha la prima spe-
dizione polare italiana al comando
del Duca degli Abruzzi che con
la Stella Polare perviene all'Isola

del Principe Rodolfo: di qui il ca-
pitano Umberto Cagni riuscì a
giungere in slitta fino a 86*33" su-
perando di 35 km, l'avanzata del
Nansen.

Dal 1898 al 1gor Otto Sver-
drup, con la nave Fram, che egli
aveva già guidato nella spedizione
Nansen, attraverso lo stretto di
Jones si spinge fino alla terra di
Ellesmere e di qui, continuando le
escursioni in slitta anche durante
l'inverno, scopre una tale serie
di terre da doverlo considerare uno
dei massimi rilevatori del mondo
artico.

Ed eccoci all'anno 19009, che
doveva riservare all'americano Pea-
ry la conquista del Polo, Robert
Edwin Peary era nato a Cresson
(Pennsylvania) il 6 maggio 1856.
Nel 1881 era stato assufito come

ingegnere nella Marina degli Stati
Uniti ed era stato dapprima ad-
detto al rilevamento del costruen.
do canale di Nicaragua. Nel 1886
aveva compiuto un'escursione in
Groenlandia, dove dalla baia di
Disco si era spinto all'interno per
160 km. Nel 1891, forte di que-
sta prima esperienza artica, aveva
ottenuto dalla Accademia delle
Scienze di Filadelfia l'incarico di
condurre una spedizione all'estre=
mo nord della Groenlandia, Ben-
chè ferito gravemente a una gam-
ba, sbarca sulla sponda dello stret.
to di Smith e raggiunge in slitta
gli 82° di latitudine: il 4 luglio
scopre la Baia dell'Indipendenza.
Due anni dopo ritorna con un'al-
tra spedizione ma con scarso esito,
Ritenta nel 18094 e nell'aprile 1895
raggiunge di nuovo la Baia del-
l' Indipendenza. Sempre attirato
dalla Groenlandia vi compie altri
viaggi con buoni risultati scien-
tifici.

Intanto è maturato in ni il
proposito di raggiungere ad ogni
costo il Polo Nord. La meta lo
affascina come un miraggio. Negli
anni tra il 18098 e il 1902 studia
profondamente il piano organiz-
zativo e un primo tentativo lo
porta a nord del Capo Sheridan
fino a 8417". Stremato dalle fa.
tiche desiste e ritenta nel 1905 ma
invano. Prova ancora nel Ino e





























raggiunge gli 87°6', superando la
latitudine toccata da Cagni nel
1900.

Nel 1908, dal Capo Columbia
della Terra di Grant, si butta te-
merariamente allo sbaraglio tra
ghiacci asperrimi. Il 6 aprile 1909,
con un servo negro, quattro esqui-
mesi e quaranta cani, Peary rag-
giunge in slitta il Polo Nord. La-
cero e sfinito, piangendo di gioia
egli pianta sulla banchisa la ban.
diera stellata degli Stati Uniti di
America, coronando con la sua
fulgida vittoria gli sforzi d'una
intera età.

Tornato in patria ebbe grandi
onori e fu insignito del grado di
ammiraglio. Mori a ‘Washington
il 206 febbraio 1920.

Il polo magnetico

antartico

La determinazione del Polo ma-
gnetico antartico è avvenuta nello
stesso anno della conquista del
Polo Nord geografico: il 1909.

Mel rievocare questa importan-
te conquista scientifica di cinquan-
ta anni fa, tralasciamo delibera.
tamente di parlare delle esplorazio»
ni che l'hanno preceduta, perchè
il discorso ci porterebbe più lonta-
no di quanto ci è possibile. Ci
limitiamo pertanto a tratteggiare la
figura e l'attività dell'esploratore
cui va il merito di averne preci=
sato, per primo, la posizione:
Shackleton.

Sir Ernest Shackleton nacque a
Kilkee (Irlanda) il 15 febbraio
1874. Quand'era ancora un fa-
gazzo lasciò la casa paterna e si
arruolò in una Compagnia di na.
vigazione mercantile. Dopo alcuni
anni di vita vagabonda nel 1901
prese parte alla prima spedizione
del capitano Scott come terzo luo-
gotenente, raggiungendo con que-
sti, nel suo primo tentativo verso
il Polo - Sud, la latitudine di
8B2°17.

Tornato lo Scott in Europa nel
1904, Shackleton studia il pro-
getto di una spedizione propria e
nel luglio 1907 parte da Londra
con la nave Nimrod da lui equi-
paggiata con sedici marinai e una
scelta schiera di scienziati. Rag.
giunto il Capo Evans dell'Isola
Ross e posto il quartiere di sver-
no poco lontano dal punto dove













Tasmania

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aveva svernato lo Scott, riesce a
compiere nel marzo del 1rgo8 la
ascensione del Vulcano Erebus
(m. 4073), poi si avvia in slitta
verso sud e il 9g gennaio 1909
raggiunge la latitudine di 88°%23",
a soli 170 km. dal Polo australe.

Quasi contemporaneamente uno
dei suoi compagni di viaggio. il
dott, David, da lui incaricato, con-
duceva a meta felice dal Capo
Evans una spedizione in slitta al
Polo magnetico, precisato in la-
titudine 72%25" sud, longitu-line
154° est. Tutto il corpo di spedi-
zione, tornato col Nimrod nel mar.
zo 1900 alla Nuova Zelanda, po-
teva vantare il fortunato esito del=
le esplorazioni. dovuto alla ferma
volontà del comandante Shackle-
ton e alla perfetta organizzazione
dell'impresa, studiata in ogni par-
ticolare.

Lo Shackleton; elevato a grado
nobiliare. condusse in seguito al.
trè importanti imprese, contri
buendo in grandissima misura alla
conoscenza dell'Antartide. Mori
prematuramente al ritorno da una
spedizione il 5 gennaio 1922.

Dante Jannone

trani bi DIN ibi vino tinti ibi ia tanzinigiiiiii tizia nni ititivtaenzio ninni nuora

La Terra
è fatta a pera

La Terra non è esattamente un
elissoide di rotazione, quasi coinci.
dente con una sfera tranne che per
lo schiacciamento polare, ma ha
una sia pur lievissima deviazione
che la fa raffigurare ad una pira:
questa la sensazionale rivelazione
che nell'ambito dell'Anno geofisico
internazionale lo studio accurato
dell'orbita del satellite artificiale
americano « Vanguard » ha recato.

SI è visto infatti che il perigeo
del « Vanguard » — cioè il punto
dell'orbita più vicino alla terra —
è più basso nell'emisfero nord e
più alto quando capita al di sopra
dell'emisfero meridionale. Questo
vuol dire semplicemente che le o0s-
servazioni del moto del satellite
avvengono, nella zona nord, da
punti più alti di quelli calcolati, è
nella zona sud, da punti più bassi.
Fiù precisamente, si è constatato
che il mare nell'interno del circolo
polare artico è una quindicina di
metri più alto di quanto si sup-
poneva, mentre dalla parte opposta
si deve apportare una rettifica con-
traria.

Se occorre rivedere la concezione
di uma Terra semplicemente rigon-
fia all'Equatore, trasformandola in
un pianeta a pera, occorre anche
trarre le conseguenze di questo
fatto, e soprattutto cominciare a
immaginare come gli strati interni
della crosta terrestre possono sop.
portare il peso aggiuntivo data
dallo squilibrio di masse: si ha in-
fatti attorno alla calotta nord un
edificio di rocce troppo alto e nel-
la zona meridionale un accumulo
irregolare di materiali dovuta al
rigonfiamento. Tutto ciò non può
che privare sulla sottile crosta ter-
restre, c combra impossibile che es-
sa resista a tanto squilibrio di peso,
Probabilmente, è stato pensato, la
resistenza meccanica aggiuntiva è
fornita da strati più interni. i quali
sarebbero assai meno fluid! di
quanto finora s'immaginava.

Tra iservigi del piccolo « Van.
guard » dobbiamo anche annove-
rare quelli che sta dando per l'o-
rientamento nella navigazione, nel
qual campo — data la estrema
stabilità della sua orbita — si sta
rivelando più preciso delle stelle.
Sono queste, come noto, gli abi-
tuali punti di riferimento per il
navigante del mare e del cielo.

15

Le navi
a vapore

(continuazione da pai. 453)

specializzazione delle navi, coi
transatlantici celeri esclusiva-
mente adibiti al trasporto dei
passeggeri, navi veloci per le
merci deteriorabili, navi spe-
ciali come « navi frigorifero »,
«navi bananiere », »« petrolie-
Te a, GCC,

Ma questa è storia che gli
ansaldini conoscono benissimo,
perchè si tratta in gran parte
di storia nostra. Vorremmo so-
lo accennare ancora, sempre
nel campo del =« Nastro ar-
zurro », che entrarono in lizza
nel ‘32 i tedeschi col « Bre-
men », spodestato poi dal no-
stro « Rex» costruito a Sestri
e che fu a sua volta superato
dal francese « Normandie » e
poi dall'inglese « Queen Ma-
rv» di 85.000 tonnellate. Ora
il « Nastro azzurro» è agli
stati Uniti, col transatlantico
« United States» di 53.000 ton-
nellate, che ha superato i 35
nodi. Anche il suo disloca-
mento non straordinario ri-
spetto al »- Queen Mary. e
anche al « Queen Elizabeth »
sta nel fatto che si è impiegato
in gran misura l'alluminio e
altre leghe leggere. L'« United
States» è una nave tutta di
metallo, dove in legno vi sono
solo i pianoforti e i ceppi del
macellaio.

Non vogliamo tralasciare, in
questo rapidissimo scorcio dei
progressi navali del nostro se-
colo, un cenno a quella grande
conquista che fu la radio, in-
ventata dal nostro Marconi,
che stupì il mondo coi servigi
resi nell'affondamento del «Re-
public» e del «Titanic». (Si sta
proiettando in questi giorni il
film « Titanic - 41° latitudine
nord »: andate a vederlo, è un
ottimo film, cuasi documenta-
rio).

La prossima tappa, per quel
che noi possiamo già sapere.
sarà quella dei transatlantici
atomici. Poi vedremo,

Anche in questi cento anni
di progresso della marina
mercantile noi abbiamo avuto
la nostra parte, a Suo tempo
citata su queste colonne.

Basterà ricordare che ab-
biamo costruito i primi « ya-
chts +. a vapore per il Duca
Melzi d'Eril, e attraverso
la prima motonave italiana
(1'« Augustus ») siamo arrivati
al « Rex», alla « Colomba » ed
ora alla « Leonardo da Vinci ».

Abbiamo costruito nel 1888
la prima cisterna (per il tra-
sporto di acqua, naturalmen-
te), la « Sestri», e siamo ar-
rivati alla « Agrigentum », Ab-
biamo costruito gli ultimi
« clippers » per il trasporto di
minerali del Cile, e ora siamo

alle grandi navi tipo « Ac-
ciaiere ».
Ma questa è ormai storia

dei nostri giorni, è ormai cro-
naca che «L'ansaldino» ri-
porta e continuerà a riportare
di numero in numero,

Qui ha fine la nostra rapida
e necessariamente sintetica
storia delle navi, con la quale
ci proponevamo di fornire ai
nostri lettori un esile filo sul
quale seguire (meglio se ad
essi sarà venuta la voglia di
ampliare l'indagine consultan-
do le numerose opere specia-
lizzate oggi disponibili) la len-
ta ma continua evoluzione di
quel fascinoso campo della
tecnica e della civiltà umana
che ha nome « marineria ».



Citgii penna ItIILITILLAI

Aerei del futuro

Un nereo atomico americano destinato al trasporto di
installazioni motrici è isolata dai congegni atomici sistemati sulle ali. In America saranno

passeggeri, La fusoliera



le officine della « Lockheed Co.» a produrre i primi aerei a propulsione atomica.

Questa muova rubrica, che co-
milrnelamo cora, è dovuta all'an-
saldino livornese Bruno Rosi
che l'anno scorso fu 1° al cam-
pionato ltalinno di pesca cm
canna e 10 al campionato ita-
lino «li pesca in barca, Siamo
certi che l'argomrento, come spe-
ra il nostro collaboratore, sarh
gradito a moltissimi lettori.

® * *

La grande passione per que
sto genere di sport, che fino
dai primi anni della mia gio-
vinezza mi ha sempre affasci-
nato, oggi mi incoraggia a
scrivere qualche accenno sopra
alcuni tipi di pesci è i sistemi
da me ritenuti più idonei per
la loro cattura,

E' logico che non ho la pre-
tesa di essere infallibile. nè
tanto meno un enciclopedico,
però voglio sperare che il gran
numero di appassionati per
Questo sport in seno alla gran-
de famiglia ansaldina, seguirà
questa rubrica con simpatia.

Cercherò di illustrarvi la pe-
sca del parago © pagello.

Il parago è un pesce acan>
tottero marino, ésso appartiene
al s.0 genere della famiglia de-
gli Sparidi e precisamente a
quello dei « Pagellus Erythri-
nus n.

Può raggiungere la lunghez-
za di 60 cm., ha corpo oblun-
go. colore dorsalmente rosso e
ventralmente roseo. Questa spe.
cie di pesci è molto apprezzata
p:r le sue carni pregiate.

I paraghi amano vivere sun
due tipi di fondo:

— Il primo è quello che io
chiamerei il confine fra fondo
roccioso e algoso da quello di
natura sabbiosa e argillosa. Que-
sto fondo è cosparso di sco-

altri due energia nucleare. Le dimensioni dell'apparecchio sono:
apertura alare metri 23,80, La distanza fra i reattori nucleari e la cabina dell'equipaggio
risulterebbe di almeno trenta metri. Con questa disposizione si calcola che lo schermo anti-
radiazioni potrebbe essere così costituito: uno spessore di 36 centimetri di piombo per
fermare i raggi gamma, e uno spessore di I70 centimetri di acqua per fermare i neutroni ve-
loci prodotti dai reattori atomici.

GIVE :HUEDEt:MBITVASO KUVIVIY SERIE ONDA LULKIRERIGIGHTTAVALAneDssv SO OVALI L A P E S C A Gbid Bibo nibid AMAT NA RA O ELA A NAA EVLALA FRESIRATE ATA VNIZIOO A

glietti e piazzole bianche ove
crescono pianticelle chiamate
Gorgonie, Talvolta queste pian-
te costituiscono una vera selva
di ramoscelli e fiori dai colori
meravigliosi in prevalenza ten-
denti al rosso e al rosa. In essa
si annidano infinite specie di
amimaletti che costituiscono il
pascolo del parago.

— Il stcondo invece è pret-
tamente di natura argillosa e
sabbiosa, fondo generalmente
pianeggiante, anch'esso ricco di
MINQIANZIA,

I paraghi che abitano il
primo tipo di fondo assumono
colori rosso e roseo più vivaci
{sì che possano meglio mime.
tizzarsi con gli stessi colori
delle piante) di quelli che abi-
tano nel secondo,

Nei mesi dicembre - gen-
naio - febbraio i paraghi si
radunano in motte e nelle
grandi profondità, ove l'acqua
è più calda e perciò, nonostante
la rigidità della stagione, è più
ritca di pascolo.

Nel marzo - aprile . mag-
gio - giugno ritornano alle
medie profondità, sia per la de-
posizione delle uova. sia per
l'aumento del pascolo dovnto
allo scaldarsi delle acque.

Nel periodo luglio - agosto
il parago, avendo a disposizio-
me quantitativi esuberanti di
mangianza. pur rimanendo
sempre nelle stesse zone, non
abbocca facilmente.

Il periodo più felice della
pesca al parago è quello che
intercorre fra gli ultimi giorni
del mese di settembre ed i pri.
mi giorni del mese di novem=
bre. In questo periodo il pa-

TUTO ANININITDANISES VDAGSORSISIRANESINII TAO RAGAOOT2 EVNVOIO SARHGIONETT TO RAHOA ROERO REGATA TEVERE EVO AVA EROI ERANO TATO RORASOOVOOV VV O TOCESEREN EDO COVELOO GS VOLVO ROSRCOSTA GA TRLTRtA En



L'aeroplano sovietico a propulsione nucleare secondo una rivista americana di aviazione.
Dei quattro turboreattori che si vedono piazzati nelle ali, due utilizzano carburanti normali,

lunghezza metri

{da «N Giorno»)

rago si fa più vorace, perchè
cerca di mangiare più che può
per poter meglio affrontare la
carestia di mangianza dei mesi
invernali.

Ed ora vi parlerò del siste-
ma con cui io mi reco alla pe-
sca del pagello, armato di len-
ze a bolentino che io confezio.
no nella seguente maniera:
m. Ico di filo di nylon bian-
co del diametro di 35/roo di
millimetro alla cui estremità
applico un piombo del peso
che oscilla dai 35 grammi ai
5o grammi a seconda della mi-
nore © maggiore profondità
della zona di pesca. A circa 45
cm. dal piombo applico un pic-
colo tornichetto levavolte e a
sti centimetri, sempre dal piom.
bo. applico un bracciolo con
amo del n. 15, della lunghezza
di circa 30 cm. e un altro
bracciolo attaccato all'occhiel-
lo inferiore del tornichetto.

Con la barta mi reco sul
posto (tengo a precisare che il
primo segreto per poter effet-
tuare ottime pescate è quéllo di
conoscere perfettamente la ubi-
cazione della zona di pesca), mi
ancoro in maniera che la cor.
rente delle acque marine passi
trasversalmente all'imbarcazio»
né così che i bolentini peschino
fuori bordo inclinati dalla pres-
sione della corrente. La lenza
dovrà essere filata fino a far
toccare il piombo sul fando
onde permettere che il primo
amo vi resti adagiato, il secon=
do invece rimarrà sospeso di
pochi centimetri. Il parago ten.
de a pascolare con la testa sem-
pre rivolta verso il fondo,
quindi quando pescherete note.

libera da

59,40;

rete anche voi che il primo
amo (cioè quello adagiato sul
fondo) prende sempre il mag-

I cattolici
nel mondo

In base ad una statistica compi
lata in ambienti competenti vati
cani. 1 cattolici in tutto il m
ammontano oggi a 468.314.685
con 381,216 sacerdoti, dei q
260.785 appartenenti al clero
colare e 120.431 agli ordini
glosi. Le cifre che riguardano
cattolici, si riferiscono natu
mente ai cattolici battezzati.

Da questa statistica sono
cessariamente esclusi la Cina, i
Tibet, la Turchia e !'Urss peri
quali manca la possibilità di ©
precisa informazione e in cui, d
resto, le comunità cattoliche nos
rappresentano che una esigua mk
noranta,

Un'analisi particolareggiata di
queste cifre dimostra che vi è nd
mondo cattolico una media gent-
rale di un sacerdote ogni 1229
cattolici.

La media in Europa è di wi
sacerdote per ogni 875 fedeli, ia
America di uno per 2962, in A
frica di uno per 1500, in Asia di
uno per 1636 e in Oceania di
uno per 500.

Ci sono in Italia più cattoligi
battezzati che in qualsiasi altro
Paese d'Europa. Essi sono infatti
46.424.805 divisi in 281 dio
si e altre giurisdizioni ecclestasti=
che con un totale di 62.136 sr
cerdoti. Anche in Italia si rig
strano forti differenze nella di
stribuzione del clero da un punto
all'altro. Nella diocesi di Bobbio
c'è un sacerdote per 333 fedeli
nell'archidiocesi di Siena uno per
400, nelle diocesi di Aquino, Se
ra e Pontecorvo uno per 132%
nella diocesi di Massa Marittima
uno per 2400.

In Liguria vi è un sacerdoti
per 576 cattolici. in Toscana uno
per Gor.





























gior numero di pesci.

L'esca da usare varia a se.
conda della qualità di man-
gianza che popola le varie zo-
ne. Da noi quella più ricercata
per questo genere di pesca è il
gambero detto di paranza, cioè
quel gambero pescato dai pe-
scherecci nelle stesse zone in
cui vive il parago. Vi sono al.
tri tipi di esca come le rufole
di mare, pezzetti di totano
lombrichi di mare, mitili ece.
ma a parer mio meno preferite
dal parago nei confronti del
gambero suddetto.

Il parago abbocca in diversi
modi, può dare strattoni vio-
lenti ed allora la percezione sul
filo della lenza è chiara. A vol-
te prende l'esca in bocca senza
muoversi e tende a schiacciarla
non imprimendo strattoni alla
lenza ed allora quando è tra.
scorso un po' di tempo senza
aver percepito alcun tocco ri-
cuperare il filo in modo da ti-
rare insieme all'esca anche il
pesce, il quale reagisce tirando.

Il mio consiglio sulla scelta
delle zone di pesca è quello di
pescare sul fondo che delimita
il confine fra la roccia e il
fondo sabbioso, per il motivo
che i pescherecci con reti 2
traino non possono pescare su
fondo scoglioso, altrimenti per-
derebbero le attrezzatore. Quin-
di essi operano sui fondi sab.
biosi e pianeggianti, molestan-
do i paraghi i quali si rifugia-
no nelle suddette zone.

Bruno Rosi



Sopra: tecnici in sala macchine

si Me

è. - Sotto: quadro elettrico principale



Sopra: cabina dell'armatore. - Sotto: salone dell'armatore



Sotto: parte della linea d'alberi

SI
e
e
MI
sg
"i
he












CONCORSO DI DISEGNO
PER 1 BAMBINI

Per tutti i bambini (maschi e femmine) che frequen-
tano le scuole elementari e che sono figli, o comunque a
carico, dei dipendenti dell'Ansaldo, il nostro giornale ban=
disce un concorso per un disegno sul tema «Il lavoro

di papà».

| concorrenti devono consegnare ai nostri corrispon-
denti di stabilimento, entro il 30 maggio, un disegno forma-
to cm. 18 x 24 (esenuito a matita, a penna o a carboncino)
che illustri il loro papà al posto di lavoro, come essi lo
immaginano. Sul retro del disegno devono essere indicati:
nome, cognome ed età del bambino; nome, cognome, nu-
mero di cartellino è stabilimento di appartenenza del ge-

nitore o del parente che ha il bambino a carico;

nome,

indirizzo e classe della scuola elementare frequentata.

I disegni saranno giudicati da un'apposita giuria (il
cui giudizio è inappellabile) nominata dalla redazione de
« L'ansaldino +». Sono in palio, per graduatoria di merito,

i seguenti premi:

1) un trenino elettrico o una bambola

grande; 2) un battellino di gomma per spiaggia; 3) una
tenda da indiani o un servizio di cucina per bambola; 4)
un piccolo bigliardo o una bambola media; dal 5) al 14)

dieci premi minori.















aes





CINESELEZIONE

Un condannato

a morte è Îuggito
L a vicenda è tutta nel
titolo: un ufficiale fran-
cese, «resistente» nel «ma-
quis», é arrestato dai tede-

schi e rinchiuso in un car-
attesa dell’esecti-

cere, in
zione capitale. Dopo una
preparazione meticolosa e

razionale, egli riesce a fug-
gire.

Nel film non c'è nient'al-
tro, almeno apparentemen-
te, Bisogna dire che per ja-
re un Jilm così il regista
Robert Bresson abbia avu-
to del coraggio: ma il risul
tato dimostra che ne valeva
la pena, perché siamo sen-
za dubbio nel capolavoro.

Senza la minima conces-
sione, senza un attimo di
respiro, il film segue in lun-
ghi primi piani il prigio-
niero chiuso nella sua cella,
in preda allo sconforto 0
alla speranza, tutto teso
nell'unico obiettivo di fug-
gire. Ed ecco che tutto, il
volto, gli occhi, le mani, la
norta, la finestra, un cuc-
chitio, uno straccio, tutto
si trasforma in parte del
racconto, e acquista un pe-
so espressivo e drammati-
co, man mano che la mac-
china da presa lo inquadra
secondo la visione artistica
del regista,

Ma se questi sono i valori
formali del film, che dire
dell'atmosfera, tesa e com-
movente, che ne costituisce
il « contenuto»? L'uomo
non è mai solo, e non deve
lasciarsi andare: è in com-
pagnia della sua coscienza,
che sa di essere nel giusto,
e soprattutto sente vicino a
sé la soliderietà di altri
uomini, dei compagni di
sventura che soffrono come
Iui per la stessa causa. Così,
pur nel buio del carcere,
nel suo animo c'è una luce,
per la quale val la pena di
vivere, di battersi ancora.

Da notare la magnifica
interpretazione del giova-
ne Francois Leterrier, uno
studente della Sorbona, at-
tore improvvisato.

Robert Bresson è il regi-
sta di « Diario di un curata
di campagna »,

Montparnasse 19

I pittori, da un po" di tem-
po, sono di moda nel ci-
nema; e fuori dal cinema è
di moda, da un po' di tem-
po, Modigliani. Tanto è vero
che la recente mostra delle
sue opere, a Milano, ha
quuto un suocesso strepi»
toso,

Un film come Montpar-
nasse, dunque, coglie forse
il pubblico nel momento
buono, ima diremmo che lo
coglie dal lato peggiore.

Il film, infatti, sposta
tutta l’attenzione sul Modi-
olimmi come personaggio
maledetto », sulla biografia
di un giovane che passa il
suo tempo tra donne e bot-
tiglie, e che in preda ai fu-
mi dell'alcool fa anche qual.
che quadro. Si direbbe che
il regista si sia lasciato
prendere la mano dall'inter-
prete, il fascinoso Gerard
Philipe, e abbia appunto
pensato più alle amanti di
Monsieur Fipois che alla
tragica vita e alla luminosa
pittura del grande pittore
livornese.

Non è neppure molto
convincente, nel film, la ca-
ratterizzazione della Parigi
dell’epoca, come invece ci
sarebbe stato da aspettarsi
da un regista come Becker,
autore del magnifico « Ca-
sco d'oro »,

Ottima l interpretazione
di Anouk Aimée e di Lilli
Palmer.

La cosa migliore del film,
che ne riscatta in gran par-
te la banalità, é lo sequen-
“a finale, drammatica, es-
senziale, vera e spietata:
« Modi» è appena morto, €
il cinico mercante di qua-
dri, di fronte alla povera
moglie ancora ignara della
tragedia, fa man bassa su
tutta la produzione, per po-
chi soldi. Domani egli sarà
ricco, con l’opera e la fa-
tica del povero Modi, morto
senza un soldo, mentre cer-
cava inutilmente di vendere
i suoi disegni per cinque
franchi, « cinque soli fran-

chi ».
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18






















































































Il gesto

quotidiani hanno dato noti.
î ia, recentemente, di un atto
| profonda solidarietà umana
impiuto prima di morire da un
chio, Giovanni Caniato, a fa-
re di un giovane calabrese
eco, Eugenio Pucet: il dono de-
N cechi,

Ml fatto ha commosso l'opi-
ione pubblica ed ha avuto una
o particolare fra i lavoratori
all'Ansaldo, perché Gtovanni
Gnialo ero un pensionato an-
ildino che aveva lavorato per
uasi trent'anni al Meccanico.
(Si potrebbe dire, ora, che il
cchio Caniato non poteva fare
{ meno di offrire i suoi occhi:
mesto gesto meraviglioso gli
ta necessario per staccarsi dal
ondo con l'animo sereno, con
t certezza di non aver speso
nnlilmente la vita,

Nel 1922 suo figlio Germinale,
ttuolmente capo reparto elettri.
isti al Cantiere di Sestri, perse
i vista all'occhio destro in se-
tifo ad un infortunio sul la-
ro, A quei tempi la cherato-
Wastica, cioè il trapianto della
ornea, non era ancora entrata
ella scienza chirurgica, chè al
rimenti papà Caniato avrebbe
erlamente sacrificato con gioia
ino dei suoi occhi per donarlo
il figlio. Molti anni dopo, la se-
a del 5 novembre 1954, un
Ripotino del vecchio Caniato, il
dicenne Giuseppe Ponte, si
leri al wiso giocando con un
iFlobert » e anch'egli perse la
bista all'occhio destro, Questa
muova disgrazia gettò nella di-
terazione il povero nonno e da
quel momento un unico pensiero
lominò il suo animo; privarsi
lella vista per ridarla all'ado-
tato nipotino. Ma anche questa
olta ciò non fu possibile, in
rimo luogo perchè la legge sta.
bilisce che l'asportazione della
ornea deve nvvenire dopo la
Morte e poi perchè il caso del
piccolo Giuseppe non poteva ri-
solversi con la cheratoplastica.
Il responso dei medici ama-
Teggiò gli ultimi anni di Giovan-
ni Caniato, ma non intaccò la
generosità del suo cuore. Egli
informò le autorità sanitarie
tompetenti di aver deciso di do-
nare i suoi occhi, dopo la morte,
1 chiunque ne avesse avulo bi-
sogno, Quattro anni dopo l'in.
foriunio enpitato al nipote, il
20 dicembre 1958, l'oltanta-
treenne Caniato moripa senza
impianti, certo che i suoi oc-










































sublime

di Giovanni Caniato

chi avrebbero finalmente ridato
la luce agli occhi di un altro,
rimasto privo del bene più gran-
de della vita,

Quella luce che Giovanni Ca-
niato aveva negli occhi e soprat»
tutto nell'anima, non si è in-
fatti spenta. A poche ore dal de-
cesso il prof. Lorenzo Mariotti
trapiantava una delle cornee del
vecchio su un occhio, già spen-
to, di un giovane di ©} anni, il

Alfio

sarlo Eugenio Pucci da Atello
Calabro, residente a Lavagna da
aleuni anni, Il giovane, che era
diventato cieco a poco per vol-
ta, ora ci vede, Noi non possia.
mo descrivere la sua gioia e la
sua commozione, perchè non la
possiamo neppure immaginare.
Ma sappiamo che egli, che non
aveva mai pianto, ha versato un
fiume di lacrime sulla tomba
del suo benefattore, mentre le
rose che egli si apprestava a de-
porre sul tumulo gli cadevano
dolle mani tremanti e le qinoc-
chia gli si piegavano nella più
profonda offerta di riconoscenza
alla famiglia Caniato,

di |.

Giorgi

scultore in ferro

asta entrare in Toscana,

da un qualsiasi angolo, per
accorgersi dopo poco che si è
messo piede in una terra d’ar-
tisti.

L'arte — anzi, più in gene-
rale, il senso delle arti figura-
tive — in questa regione é
diffuso, sentito intimamente,
così come a Napoli è sentita
e amata la musica.

Cose note. Note specialmen-
te a Livorno, che va oggi, non
diremo riscoprendo, ma certo
riesaminando i meriti sinqola-
rissimi d'uno dei suoi figli più
dotati e geniali: Amedeo Mo-
digliani.

Noi invece siamo andati a
cercarcelo, il nostro artista, in
un'officina dell: Orlando », at-
tento all'aggiustaggio. Fratel
lo di Piero, anch'egli noto per

Alfio Giorgi con

le brillantissime qualità voca-
li, Alfio Giorgi è all'Ansaldo
dal 1935, assunto come salda-
tore, e anzi allora il più gio-
vane qualificato della sua
classe (1921). Undici anni fa
si é sposato (si noti quante
volte l'II giochi nella sua vi-
ta), dopo ben dieci anni di fi-
danzamento, ed ha un bambino
undicenne, che vorrebbe di-
ventasse un perito industriale.

Vecchia sua passione è il di-
segno; e a suo padre, già sal-
datore al Cantiere e già can-
tante lirico, Alfio deve il con-
tinuo incoraggiamento a per-
severare su quella strada. Ma
disegno, pittura e scultura s0-
no restati per lui allo stato
dello conoscenza dilettantisti-
ca, per quanto l'istinto lo ab-
bia quasi sempre ben guidato

la sua maschera



Busto della signora Giorgi

lungo la difficile via dell'arte.

Ma il padre gli inculcò un'al-
tro idea, davvero geniale:
quella di creare un'opera d’ar-
te con gli stessi mezzi offerti
dal lavoro industriale; serven-
dosi cioé del ferro, come ma-
teria, e del cannello ossi-ace-
tilenico, come strumento, Gior-
gi ha accolto il suggerimento
ed è riuscito a « modellare »
le sue sculture nell'attimo —
davvero fuggente — in cui il
ferro cola, come cera, sotto la
azione della fiamma. Un'im-
presa degna di seria conside-
razione.

La tecnica è semplice (a
dirsi): il cannello ossi-aceti-
lenico fonde il metallo che,
goccia su goccia — opportu-
namente fatte codere — assu-
me una forma definita, Nei
primi tempi i suoi lavori era-
no completamente pieni. oggi
li forma con Faiuto di una
gabbia metallica, che consente
una maggiore leggerezza ed
economicità del lavoro.

Decisamente meglio di noi
parlano le fotografie: qui dob-
biamo rilevare invece la sua
estrema modestia, che più vol-
te gli ha vietato — ma perché,
poi? — di presentarsi a mostre
od esposizioni. In questi gior-



Busto di Garibaldi

ni ha modellato finalmente il
suo autoritratto (e ce lo dice
tormentandosi il povero na-
so!), che sarà l'undecima scul-
tura della serie. L'ottimo ri-
sultato ottenuto lo spronerà,
ne siamo certi, a procedere
lungo la difficile via intra-
presa.

Un gruppo di piccole sculture







3» GIOVANNI SENZA TERRA













I nostri concorsi
ROBIN HOOD

1* premio: una « Lambretta »
L175 T.V. offerta dalla Ditta «Ca-
rotti» di Sampierdarena.

Altri premi: a) viaggio di
tre giorni per due persone sul-
la « Riviera dei fiori» e Sulla

Costa sgrurra », olferto dalla

SATI - Riviera Express» di
Genova; b) buono acquisto del
valore «di lite 25.400, ollerto
dalla Ditta « Giancetto » di Sam-
pierdarena: c) corretto « Qlim-
pia» offerto dalla Ditta « Gia-
cobbes di Sestri Ponente; dd)
viattio di un piorno a Firenze
per due persone, offerto dal
clott. Piero Rimediotti di H.i-
vorno; e) valigia di cuoio, of-
ferta dalla Ditta « €. Contini
di Genova (portici XX Settem-
bre 170 r.).

UN QUADRO FAMOSO

La fotografia rappresenta uno del più famosi quadri del mondo, Per
partecipare nl concorso i dipendenti dell'Ansaldo dovranno saperci
dire, entro il 15 maggio, il nome dell'autore, il titolo del quadro e
dowe si trova. Sono in palio, per sorteggio, i seguenti premi: 1)
macchinetta per impastare; Z)} tovagliato per sei persone; 3) caf=
fettiera; 4) prodotti « Perugina »; 5} prodotti « Perugina ». Le sche-
de per lo compliazione delle risposte somo in distribuzione presso i
nostri corrispondenti di stabilimento,





RISULTATI DEI CONCORSI PRECEDENTI

Le risposte alle domande formmi- biassi del CAN (vince un ferro
tate «otto alle quattro figure (dal- lettrico da stiro); 4) Salvatore
l'alio e da sinisira a desira) sono Bontà del MIC ivince una caffet-

le sequenti: nessuno: attraversa la
strada: ombra; per reggersi 1 cal-
zoni, Tra | lettori che hanno Inviato
la soluzione esntia, Il sorieggio (ef-
fellunto presso lo stabilimento CHI
alla presenza di testimoni) ha fawo=
rita seguenti signori: 1) G, EB.
Ferreccelo del MEC {vince un frul-
latore. eletirico)l; 2) Pietro Ivaldi
del MIC feinee uma macsehina per
impasiare): 3) Francesco Balardo
del MEC fivince un lenzuolo con
federe ricamato: 4), 5) © 6) Af
tonio Ferrando del CMI, Giuseppe
Caviglio della FON e Antonio Va-
gllani déel MEC (vincono celascuno
una f«opia del libro « Magia ligu=
res): 7) e f4} Plerina Piras del
MEC e Ivo Vercesi della FON (vin.
cono ciascuno prodotti «Perugina».

n

L'architetto della cupola è Bru
nelleschi, ln chitsa è» Santa Maria
del Fiore a Firenze, Tra i numerosi
amsaldini che hanno inviato la rl-
sposta esatta, il sorteggio [effettuato
al Cantiere di Muggiano alla pre-
senza di testimoni) ha favorito
seguenti signori: 1} Anna Dolcino
del MUG {(vinee un frullino con ma-
elnn-call@ èlettrian): 2) Marlo Cam-

zo

tiera}; 4) IKicola Caviglione «del
CAN (vince procdotti « Perugina =);
5) Giuseppe Sardi «Inl SAIL {vince
prodotti « Peruzira »1,

Il sorteggio per l'abbinamento dei
premi alle figure poste davanti al-
l'albero di Matale, ha dato il se-
Quente risultato: « Presepe»: quat-
tro cassette natallzie - « Pastorel-
lo»: tre cassette di liquori »- « Tag»
chino »: un lenzuolo con federe ri-
camate e un omaggio c Perugina +
- € Pandolbet »: duet cassette di vini

€ Babbo Natale »: servizio di lo»
vaglie per sel persone. ll secondo

sorieggio, elfetiunto per celascun
eruppo di concorrenti {A seconda
della figura scelta) ha dato lqesito
seguente: «e Presepe»: Adriana Pa-
nigadi del CAN, Salvatore Daddeo

del ©CMI, Carmelo Misiti del MEC e
Antonio Scippe della FON (vineono
clascuno una cassetta natalizia) -—
« Pastorello »: Antonio Bruzzo della
FON, Giuseppe Mugnal «lol MEC,
Antonio Surnce della PON {[+wineono
ciascuno una cassetta di liquori) -
€ Tacchino »: Paolo Diegoll del CAN
(Winee un lenzuolo con tfedere ri-
camate), Engenio Giannoni della
DIG {vince un omaggio « Perwugi-

na >), Aldemaro Ferretti della FOX
{vice uno omapelo Perugina >] »

Pandolce Giuditta Rossi del
©CMI ed Edoardo Stanchi della FON
{vincono ciascumo una cassetta «di
vini) + « Babbo Natale »: Domenico
Minetto del CAN (vince un eervizio
di tovaglie per sei persone.

Î titoli del libri sono | seguenti:
« | tre moschettieri », « Quo vadis? »
ce «Il conte di Monicecristo ». Tra |
bettori che hanno inviato l'esatta
soluzione, il sorieggio (effettuato al
Cantiere di Sestri alla presenza di
testimoni) ha favorito | seguenti si-
enori: Ernesto Parizzi del MIUG
{vince uù frullatore elettricò); Gio
vanni Grafllone del CAN (vince uma
macchinetta per impastare); Anto
nilo Romeo del MEC (vince uma
spazzola elettrica): Gerardo Milone
del CAN e Angelo Bruzzone del
MEC {wincono ciascuno prodotti

Perugina >»),

Biblioteca

Prezzolini

Per il modo in cui FPrèzzolini af-
fronta e brillantemente dimostra le
sue tesi a proposito della civiltà
della storia italiana, questo libro
(Giuseppe FPrersolini = «e L'Italia fi-
niscee: setto quel che resta» - Ed.
Vallecehi » L, 2.200) d'oripinalissi-
mo impianto, può ben considerarsi
uma spegele di sassata nello stagno

del Inngehl comuni è delle celebrate

inmioccenbili convenzionalità «he
nlepginno sull'interpretazione. dela
nostra sioria patria, Il Tibro «enne

«erftio è dieci ammi in
in Inghilterra: il suo scopo ern quel
lo «li far conoscere la civiltà
linma fuori d'ltalia: e ora soltanto
î sinto tradotto per il pubblileo ili

pubblicato

lina

Hinmo,

Qugl quindi si presenta agli lia
llan] perehb ei sembra che le sue
muitine siano, mel loro stile vivacce-
mente polemico e neutissimio, il mi-
uliore antidoto cnntro i miti inero-
siati da secoli sulla storia del nostro
Mella prefazione, lAutore
mette in evidenza aleume fra le tesi
nio importanti «del libro, In primo
lungo la negata continuità fra Ra-
mo cs |Italia, il culto di Roma visto
come consolazione » delle baicste
militari cce, Poi il fallimento del
tentativo di formare uno Siato mi
gionale: FItalin arrivò sempre iron»
po tardi, mel Risorgimenio, come
nel colonialisito., le istituzioni lie
berali c moderne secco un'altra te-
zi) in Italia non nacquero e Mon
vissero che stentatamente, una vol
in importate, Ne consegue che i
csarnttori della più alta civiltà bf
linna furono universali e non mia
zionali. Proprio per quesiti enrat=
teri, come nazione, l'Italia non ha
fatto altro che autodistruiessersi: dal
punta di vista mazionale, la sua
grande rinascita cosmopolita, fu una
sventura. Per questo l'Italin unita-
ria appare finita, esaurita.

Fiasterà questio breve accenno per
indicare l'inconsueta SOSIANZIA di
questo Ilbro, nel quale pli ftaltani
potranno ritrovare, arputamente mis
puntualmente, ritratti i scenl più
salienti «della loro fNisiomnomin
rica e paicologica,

popolo

SIC






























IL RISCALDAMENT
dell'olio per il «Hushing

(continuazione da pag, i

tempo di riscaldamento
ore:

si è giunti a stabilire che, colf
una serpentina di tubi di at
ciaio del diametro di 3/4", ]
pompa di circolazione dovevi
avere una portata di circa 4
l/h.

La lunghezza totale della
serpentina, in funzione della
sua resistenza specifica a 1%
C. e della potenza necessaria a
produrre il riscaldamento (#
kVA circa) è risultata di #
metri,

Il collegamento macchina -
serpentina è stato realizzato!
su una fase, con due cavi il
parallelo ciascuno da 1x900
mmoa., lunghi 15 m., e sull’al
tra fase con tre cavi in paral:
lelo sempre lunghi 15 m. ma
di cui uno di sezione 1x0
mmqg, e gli altri due di se
zione di 1x 150 mma.

Si può dire che il sistema
adottato, che ha funzionali
perfettamente, rappresenta una
brillante soluzione del pro
blema del riscaldamento di
grandi quantitativi di olio, per
il « flushing» delle turbine





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l programma dei “Soggiorni alpini 1959”?

ll soggiorni che, come è noto, si svolgeranno a Moena (pensione
ima »), Soraga (pensione « Dolomiti »} e Pozza (albergo » Al
va »), nell'incantevole Val di Fassa, avranno inizio il 4 luglio
mine il i settembre,

Turni, Avranno la durata di 7 giorni e saranno così suddivisi:
turno dal 4 luglio all'11 luglio; 2.0 turno dall'11 luglio al 18
io: do turno dall'8 luglio al 25 luglio; 4.0 turno dal 25 luglio
agosto; 5.0 turno dal 1° agosto all'8 agosto; Go turno dall'8
fsto al 15 agosto; 7.0 turno dal 15 agosto al 22 agosto; H.0 tur-
Ual 22 agosto al 29 agosto; 9.0 turno dal 29 agosto al dò set
Mbre. Saranno accettate prenotazioni anche a più turni conse-
ivi,

Pagamento, Potrà essere effettuato anche in 6 rate, di cui la
ma di L. 2.000 in contanti (per ogni persona e per ogni sin-
lo turno) all'atto dell'iserizione, le altre mediante trattenute
Ile competenze.

Modalità. Le iserizioni si ricevono esclusivamente presso la
feteria del Dopolavoro {via A. Stennio, 5/1 - Sampierdarena)
Medi 7 maggio (Ascensione) dalle ore 9 alle 12 e, dall'8 maggio
poi, nelle ore d'ufficio, per i soci e famigliari, Dal 22 maggio
the per i non soci.

Quote di partecipazione, (settimanali - per pensione completa,
Huso bevande ed extra):



Pensione Pensione Albergo
“Wilma” | “Dolomiti” | *Al Cervo”
PERIODO Moena Soraga Pozza

Soci | Non | Soci Non | Soci Non
e fam. soci |efam. soci |efam. soci



Bassa stagione

(turni: 1-2-6-9 , 8,200 [10.700] 7.000/ 9,500] 9500 12.000
Alta stagione
(turni: 4-5-6-7) . 10.000 (12.500 | 8.900 (11.400 [11,200 (13.700

Camere all'ul-
timo piano
1. 1000in meno







Per camere singole aumento di L. 1.000

pg pu cn A
Bambini inferiori ni 6 anni sconto 30°%/a







Per famigliari dei soci si intendono quelli a carico,

Viaggio. Il Dopolavoro organizzerà il trasporto dei parteci.
anti in autopullman da gran turismo, Il prezzo di andata e ri-
iPno è fissato in L. 4,500,

Giri turistici, Allo scopo di dare la possibilità a tutti i par-
gipanti ai soggiorni di visitare con modica spesa le principali
Uate dolomitiche, un autopullman da gran turismo sarà a loro
Sposizione per i 9 turni,

#]l programma delle gite con i relativi prezzi sarà reso noto
Mlatto dell'iscrizione,





SEZIONE FOTOCIMEMA

orsi teorico-pratici di fotografia e cinema a p. r.

Lunedì 20 aprile, presso la se- 23, presso la segreteria del Do-
E di Sampierdarena, avrà ini- polavoro Ansaldo, a Genova
b un corso di fotografia e Sampierdarena, via A, Stennio,
Mmema a passo ridotto, Le le- 3/1, durante le ore di ufficio,
foni teoriclre si svolgeranno al i 1

inedì di ogni settimana, pur- Proiezione di films a p. r.
hè non festivo, in via Achille
ennio 4/1 n Sampierdarena
fille 20,30 alle 22,30, Quelle
fatiche si svolgeranno invece a
fenova Sestri, via Sestri 44, con

Venerdì 24 aprile, alle ore 21,
presso la sede di Sampierdare-
na, verranno probettati alcuni
films a passo ridotto le cui ri-
L prese sono state effettuate ‘in
Distesso orario e sempre al lu- secasione di manifestazioni or-
edi, Gli allievi avranno a di- ganizzate da sezioni del nostro
josizione un gabinetto per lo Dopolavoro
tudio del ritratto e una came- È
i oscura.

Farà seguito la proiezione di
o i Li diapositive eseguite dal Dopola-
quote di partecipazione, vorista Luigi Baldini in occa-
Pale parte contributo spese, s0- sione di alcune gite.

io state ridotte e fissate come L'ingresso sarà libero ai dopo-
gue: lavoristi e loro famigliari,
Soci del Dopolavoro è Ansal.

be: L, 500 per il solo corso di SEZIONE BOCCE
fotografia; L. 1.000 per il corso

btografia e cinema a passo ri- Buone affermazioni
lotto. i i tt:
Non soci: L. 750 per il solo dei nostri bocciofili
beso di fotografia: L. 1.500 per Sui campi del bhoceiodromo
gorso di fotografia e cinema a» Ansaldo - Fossati », l’8 marzo
isso ridotto, la nostra sezione ha organizzato

Le adesioni e le iserizioni si un incontro interaziendale a
ifettuano dietro versamento terne con j Dopolavoro « Ansal..
della «corrispondente quota, do - S. Giorgio», « Ansaldo
iresso la sede della sezione a Fossatio e «aSLA.C.»,
Genova Sestri, via Sestri 33/2, Le nostre terne Burgassi -
fl mercoledì dalle ore 21 alle Gondino - Pastorino e Barisio-

ne + Calcagno - Bulfa si sono
classificate rispettivamente al
20 cd al Jo posto,

Il direttore tecnico della se-
gione, Dino Testi, ha vinto do
menica li marzo a Chiavari la
gara » Dirigenti» organizzata
dal Comitato Provinciale della
F.I.G.B,

La terna Burgassi - Carlini »
Caviglione, classificandosi al 2.0
posto nel « Trofco Presidenza
Nazionale F.1.G.B, », organizzato
dal Comitato Provinciale e di-
sputato a Sestri il 22 marzo, ha
assicurato al nostro Dopolavoro
la Coppa « Comitato Provincia-

le F.LG.B.»,
SEZIONE PALLAVOLO

Le prime due partite
dei pallavolisti ansaldini
nel Campionato di serie B

I} 19 marzo ha avuto inizio
il campionato nazionale maschi.
le di pallavolo di serie B, al
quale partecipa la squadra del
nostro Dopolavoro,

Nella prima giornata i nostri
pallavolisti, opposti an Milano
alla forte squadra del «G, S,
Schiapparelli », hanno dovuto
soccombere dopo essersi battuti
strenuamente, Lo stesso punteg-
gio (16-14; 15-13; 15-13) dimo-
stra chie con un pizzico di for.
tuna, la vittoria avrebbe potuto
arridere ai nostri colori.

Una pronta rivincita hanno
ottenuto la domenica successiva
gli atleti validamente allenati
da Gallo, Infatti a Sestri il
aC, R, Saves + di Alessandria è
stato battuto nettamente per 3-0
(15-30: 15-7: 157). La squadra
era composta dai giocatori; A.
Parodi, A. Bitossi, M., Conti, E.
Costa, 5. Delfino, GC, Girando,
G. Franzosi, R. Granieri, L.
Steardo, V, Villa.

SEZIONE TURISMO

L'ottimo esito
della gita a San Remo

Circa 350 dopolavoristi e loro
famigliari hanno partecipato il
19 marzo alla 2.a gita organiz-
zata dalla « Sezione Turismo »
in occasione della corsa cleli-
stica Milano - S. Remo, Ha di-
retto la gita lo stesso direttore
tecnico della sezione, rag, Fulvio
Fossati, coadiuvato dai collabo-
ratori sigg. Bergamini, Rossi,
Frioli, Damele, Mora, Balbi, Da-
gnino, Orsolino,

iI gitanti hanno avuto agio di
percorrere la riviera con magni-
fici pullmans è, dopo aver assi-
stito all'arrivo della « elassicis-
sima » a 5, Remo, hanno avuto
anche il tempo di visitare la
graziosa cittadina.



SEZIONE CACCIA

L'inizio ufficiale
dell'attività venatoria

Domenica $ marzo ha avuto
ufficialmente inizio l’attività
della « Sezione caccia », Oltre 40
cacciatori hanno partecipato al-
la gita ai Giovi del Sassello,
dove è stata effettuata una bat-
tuta agli storni.

Prolleua è stata pure la gita
che sj è svolta il 22 marzo ad
Albenga. Kumerosissime allodo-
le hanno impinguato i carnieri
dei 30 cacciatori che hanno par-
tecipato alla battuta.

Ha diretto le due gite il sig.
Lupi del Cantiere di Sestri.



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vita, le caratteristiche, i drammi delle stra-
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Sono nati

18 ottobre: NIVEA, di Niveo Boc.
cini (Liv) e di Marisa Lemmi =»
27 nowtmbre: GIAN CARLO, di Da-
wide Ferrari (Mug} e di Anna Ma-
ria Campanella - 109 gennalo: REN-
LA, di Mario Benedetti (Liv) e di
Ida Marzi - 25 gennaio: DONATEL»=
LA, di Marino Bereilli {Mec} e di
Lulgina Arecco . 2 febbralo: FA»
BRIZIO, di Pietro Raiti (Mug) © di
Maria Castellini - 9 febbraio: SAUL
Ri, di Enrico Faggioni {Mug) e di
Elda Da Pozzo: MARIA, di Carlo
Nembrotti (Mug) e di Lina Alber-
getti = 12 febbralo: FABIO, di Ce-

sare Mariotti (Liv) e di Gabriella
Marlotti - 13 febbralo; FRANCE-
SH, dell'ing. Pietro Mangravitl

(Can) e di Rosina Gatto: GIOVAN.
NI, di Marlo Rombolini (Liv) e di
Siria Lucchesi - 16 febbraio: GIOR-



COMMIATI

Hanno lasciato il servizio per rap-
glunti limiti di età 1 soguenti lawo=
ratori della mostra azienda:

Direzione Generale

Giuseppe DAGNINO, assunto
1017, ispettore principale.

Giovanni BOSSI, assunto il 27-9-
1922, impiegato amministrativo,

Gav, Ugo UGHI, assunto il 10-4-1904,
capo gruppo.

Wincenzo BELLOITI, assunto
11-1935, addetto pulizia.
Ing, Cesare CARATTI, assunto il

53-12-1935, capo wulIeio,

Agostino FARAONI assunto i 27-
6-1937, addetto pulizia, 7
Agostino PASTORINO, assunto il
1&-1-1942, addetto pulizia,
Giuseppe PAVESE, assunto ll

1545, impiegato

l'8-1-

ii l*-

10.5
amministrativo,

A questi benemeriti lavoratori,
che hanno speso le loro migliori
energie per l'affermazione dell'An=
saldo, giungano | ringraziamenti più
vivi e l'augurio di un sereno riposo,

GIO. di
di Alida
CLAUDIO, di Dante Severi (Mug) è

Angelo Glordano

(Mec) è
Fagmnol = 17

febbraio:

di Norma Lagomarsini = 19 fete
braif: ROBERTO, di Giuseppe Mi-
chalini (Mec) e di Anita Palazzo -—
20 febbraio: FULVIO, di Amleto
Valenti {Can} & di Giulia Torielli:
FULVIA, di Elio Pelrano {Mec}
di Angela Campanini - 22 febbraio:
GIAN LUCA, di Marelso Gianello
(Mug) e di Silvana Ferrari; MARA
di Pletro Moruzzo (Mug) è di Wan
da Martini - #4 febbralo: ANGELA.
di Giacomo Cassurino {Mec} e di
Paolina Grillo - 25 febbraio: BIAM-
CA, di Veraldo Cardosi (Mug) e di
Elvira Bertolucci » #7 febbralo:
ROBERTO, di Adriano Ferrari
(Mec) e di Rosaria Guarnieri - 28
febbraio: ELIO, di Giulio Castellaro
(Mec) e di Adele Ottonello: GA=
BRIELLA, di Doméenteo errati
(Mug} e di Lidia Ferro - 19 marzo:
ANTONELLA, di Dario Poirt (Can)
è di Laura Carrossino; STEFANO,
di Giovanni Odicino {Mec} e di
Wanda Dugini - ® marzo: GIUSEP.
PE, dell'ingì Cesarino @(Gonella
Vitilititinti TILILIEAILIERO

TEILILI FILI ILRESSORI IAA LL bntiina ti rv]

(Mec) e di Felicia Gargiulo - 3
marzo: SANDEO, di Severino Laz
zihrl {Mug) è di Renza Cargloli -

5 marzo: MAUREIO, di Guldo Baldi
(Mec) e di Leda Campagnoli: RO-
BERTO, di Luciano Pittaluga (Mec)
e di Adriana Balbi è ll marzo:
ROSSELLA, di Giuliano Siradella
(Dig) è di Milvin Parmepgiani -
ii marzo: RICCARDO, di Dante
Jannone (Dig) è di Marisa Valpreda:
ANGELO, di Lidio Salvetti (Mug) e
di MRolanda Panella,

A tutti i piccolissimi ansaldini &d
ai loro genitori i nostri anguri più
fervidi,

Si sono sposati

Sg dicembre: Primo RICCI (Liw}
con Lorianna Nanni - 28 dicembre:
Luigi BACCI (Mug) con Anna Ma-
ria Baldini; Giro ATTAMASIO ({Ljw}
con Rita De Mavo - 3 gennalo: ing
Alfonso COZZOLINO {Mee)} con Ro.
sa De Vincenzo + 10 gennalo: geom.
Agostino TRIUZZI {Mec} con Vas
lentina Catone - Si gennaio: Luigi
CASTELLO (Mec) con Amalia Mar-
ris - % febbraio: lvano MANNI
(Liv) con Graziella Cecchetti = 14
febbralo: Luigi MENEGHETTI (Mug}
con Edda Puscini - ® marzo: Bruno
PEROTTI (Can) con Maria Mattans.

Agli sposi i nostri vivissimi
guri.

suis

Pensioni di guerra

Hicordiamo agli
per poter usufruire del nostro
servizio, occorre compilare le
schede in distribuzione presso |]
corrispondenti di stabilimento,

interessati che

DINO TOGNONI, A seguito della
Sua richiesta, abbiamo rintracelato
la Sui pratica presso Il competen=
te Servizio del Ministero del Te-
saro, dove abbiamo appreso che, im
data 6-10-1955, con Decreto nu
mero 1589756, Le è stato negato
il diritto a pensione per mon di»
pendenza da cause di servizio di
guerra, N documento richiestoci
può essere da Lel ritirato presso Il
corrispondente di stabilimento del
nostro giornale,

FERRUCCIO FERRINI. A segulto
della Sua segnalazione, cl siamo Im-

teressati cella Sua pratica presso il
competente Servizio del Ministero
del Tesoro, dove abblamo appresa
che la Commissione medicea di Li

vorno non ha eseguito la visita
medica nel 1953 perehè Lei è risul-
tato sconosciuto all'indirizzo indi»
cato (Plaza Lavagna n, #6). Per-
tanto si consiglia di (formulare
domanda diretta nl Ministero del
Tesoro » Direzione Generale Pen
sioni di Guerra - Servizio Direîte
MG. » informando dell'avvenuto

cambiamento di domicilio.

OTTORINO DADONE, 1) Ministero
del Tesoro - Direzione Generale
Pensioni di Guerra - Séervizio Im-
fortuni Gixtli - in data 9-12-1955 ha
emesso progetto negativo n. FAITH
hl padre, percehbi nom ha compiuto



i 59 unni di età e perchè non rl-

sulta innbile al lavoro.

ELENA BASSI ved. BEKMVENMUTI.
Ci riferiamo alla nostra comunici=
zione apparsa sul nostro periodico
il 15-23-1959. per precisare cho le
notizie pubblicate non si riferivano
alla Sua pratica: ll Ministero, nel
fornircele, è incorso in un caso
di omonimi.

LLETKIAKITITSA

PREVIDENZA SOCIALE

Questa rubrica è stata istitulta
per consigliare « assistere gli
ansaldini che hanno chiarimenti
da chiedere o pratiche da svol
ere inerenti la previdenza so»
«iale, Per usufruire del servizio
occorre compilare le schede im
distribuzione presso i corrispon=
denti di stabillmento.

BARTOLOMEO FIRPO.
avuto aggiornamenti alla
polcehè probabilmente percepisce
anehe uvaltra pensione, se così
non fosse ci Informi € provvede-
Pesmo in merito.

VINCENZO FOTLA, Si attende an
cora risposta da Homa in merita
al ricorso datato S5 settembre 1U5H,
la cui copla può ritirare presso sa
nostra redazione, Comunicheremo
dvientuali altre notizie.

ELMORE VENTURI. Deve fare do-
manda all'INPs «= sede di Genova »-

Mon ha
pensione

al iine di ottenere l'aceredito del
contributi assicurativi per ji po-
riodo in cui Egidio Mironi è stato

ricoverato in ospedale, La domam-
da deve essere redatta in carta
semplice; ad essa deve allegare i
cortificati in nostro possesso, ché
può ritirare presso la nostra Heda-
zione, Se preferisce, può conse-

mire a noi la domanda è provwes
all'inoltra.

direttamvente

deremo

Dn sinistra: (iorgio,
Roberto, nipote di



nipote di F, Zenobbio = Marca,
E, Cepollina = Manuela, di



ACQUISTEREI se in
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ore 31 in pal.

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LIVORNO = Ditta ULRICO ROMEI » Yia Ippolito Nievo, 4-6 - Telefono 22.062










ZA

Ferie
baro Ansaldino,

i rivolgiamo a te per avere
‘chiarimento ed una preci;
ione relativa al contratto
avoro, perchè crediamo che
in punto venga falsato, ad
‘interno, il significato delle
role.

l'art. 19 della voce « Ferie »
legge: « L'operaio ha diritto,
Mi anno, ad un periodo di
@& pari a:.., i6 giorni per
lanità di servizio da 15 a
anni». Il contratto di la-
è quindi ben chiaro
ndo dice che il diritto di
quisizione del periodo di fe-
è condizionato alla sola
zianità di servizio maturata
epoca delle ferie, che viene
bilità dalla Direzione.

Mel successivo chiarimento a
‘bale la precisazione comu-
h in ogni edizione stampata
1 dagli organismi padronali
da quelli sindacali, porta
itto: « La dizione del primo
mma... da 15 a 20 anni si-
fica che l'operaio acquisisce
diritto al godimento di 16
rni di ferie dopo 14 anni e
I giorni di servizio». E'
indi logico, anche dopo que-
i precisazione, che sono gli
ini di servizio, e non i pe-
di di ferie godute, come si
lol fare intendere, che deter-
inano l'acquisizione del dirit-
‘allo scaglione superiore.
Viene anche precisato che il
fimo periodo di ferie goduto
da godersi dal lavoratore, al-
poca fissata, anche se costi-
lito, nel caso di anzianità di
vizio inferiore all'anno, dei
idicesimi relativi ai mesi di
nzianità di servizio maturate,
ave essere considerato come
n intero periodo, agli effetti
I diritto del lavoratore allo
taglione superiore di ferie.
Dopo questa premessa, deri-
inte dal contratto di lavoro
gerante a tutti gli effetti, ci
Meghi “«L'ansaldino» sea ra-
in veduta, con un'anzianità
| assunzione dal 1* semestre
s le giornate di ferie spet-
anti siano 16, maturando il
Pindicesimo anno di anzianità
i servizio prima del periodo
eriale,

La interpretazione letterale
el contratto, senza cercare ca-
illi interessati, ci dà diritto
Ile giornate di ferie a seconda
anzianità di servizio ma-
grata all'inizio del periodo fe-
ale,

Grazie per l'ospitalità e per
B spiegazioni che certamente
i darai,





























FRANCO MORABITO

Per avere una chiara idea
ù criteri che determinano gli
toolioni di ferie a cui ha di-
tto il personale appartenente
Wa categoria operai occorre
enere presente quanto appres-
0 specificato:

I) l'operaio, all'atto in cui
Mizia il suo servizio, acquisi-
il diritto a godere di un
leriodo di ferie della durata
Mi I? giorni per ogni anno di
izio prestato, per un pe-
bdo di 7 anni:

2) l'operaio, appena radg-
unto il 7° anno di servizio,
tcquisisce il diritto a godere
di un periodo di ferie della
ourata di I4 giorni per ogni
unno di servizio prestato, per
è periodo di 8 anni;

3) l’operaio, appena rag-
giunto il 15° anno di servizio,



acquisisce il diritto a godere di
un periodo di ferie della du-
rata di 16 giorni per ogni an-
no di servizio prestato, per un
periodo di 5 anni;

4) l'operaio, maturato il 20°
anno di servizio, e cioé a 20
anni e ] giorno, acquisisce il
diritto a godere di un periodo
di ferie della durata di 18
giorni per ogni anno di ser-
vizio prestato, fino alla data
della sua morte o del suo li-
censiamento;

5) acuuisire un diritto non
significa averlo maturato; ne
deriva che l'operaio ha diritto
all'intero scaglione di ferie
quando ha compiuto un anto
di servizio in uno dei periodi
sopra previsti; nel caso invece
che abbia prestato servizio per
una parte del periodo annua-
le, ha diritto a tanti dodice-
simi di ferie quanti sono i me-
si di servizio prestati nel pe-
riodo;

6) per consuetudine il perio-

do di chiusura degli stabili.
menti per la effettuazione
delle ferie collettive viene

fissato nel mese di agosto, è
it personale operaio viene a
oodere delle ferie maturate
nel periodo intercorrente fra
il IG luglio dell'anno prece-
dente e il 15 luglio dell'anno
in cui si effettua il godimento
delle ferie stesse, e pertanto
le ferie vengono godute dal
personale operdio quando è già
iniziata la maturazione del pe-
riodo successivo;

7) quanto sopra è suffragato
dal comma 2), punto 1), det
chiarimenti a verbale di cui
all'art. 19 . parte operai - del
Contratto Nazionale per i La-
voratori addetti all’ Industria
Metallurgica, che dice: +» Nel
caso di liquidazione per riso-
luzione del rapporto di lavo-
ro, la frazione di ferie nel cor-
so del 7° o del 15° anno di
anzianità si calcolerà sulla
base di 12 giorni per il primo
caso e di 14 giorni nel secon-
do caso =»,

E' evidente che l’applica-
zione di tale norma non può
essere riferita solo al perso-
nale che lascia l'Azienda, ben-
sì deve fare riferimento al
principio generale secondo il
quale, ai fini della determina-
zione dello scaglione di ferie
da considerare, si deve avere
riquardo al momento in citi
matura il diritto alle ferie e
non al momento dell'effettivo
godimento,

Non risulta che nel contrat-
to di lavoro attualmente vi-
gente sia stato inserito quanto
afferma il firmatario della
lettera inviata a «L’ansaldino»,
e cioè che il primo periodo di
ferie goduto o da godersi dal
lavoratore, all'epoca fissata,
anche se costituito, nel caso di
anzionità di servizio inferiore
all'anno, dei dodicesimi rela-
timi ai mesi di anzianità ma-
turata, debba essere conside-
rato come un intero periodo
agli effetti del diritto del la-
voratore allo scaglione supe-
riore di ferie.

La nostra Azienda, confor-
memente alla lettera e allo
spirito del contratto sopra
menzionato, nei casi di anzia-
nità inferiore all'anno, conce-
de tanti dodicesimi di ferie
quanti sotto i mesi di servizio
maturati; nel caso in cui, al-
l'epoca delle ferie, un lavora-
tore abbia prestato un anno di
















































servizio nel quale incidano
due scaglioni diversi di ferie,
l'Azienda concede un periodo
di ferie ragguagliato ni dodi-
cesimi di servizio prestato nei
due scaglioni.

®
Riservato
ai bambini
Caro Ansaldino,

sono figlio di un dipendente
dell'Ansaldo ed un tuo affezio-
nato lettore, e vorrei farti una
domanda: non ti sembra di
dedicarci troppo poco spazio?
Perchè non indici un concorso
per un bel tema o una bella
poesia (magari genovese) ri-
servati a noi bambini? Penso
che, così, anche i nostri geni-
tori ti troverebbero più inte-
ressante e vario. Chiedo scusa
per il disturbo, ma ti prego di

volermi accontentare, se pos-
sibile.

NICOLA EDUPPE

L'idea del piccolo Nicola

non ci giunge nuova. Infatti
l'ultimo concorso riservato ai
piccoli lettori era proprio per
un tema sui loro genitori ed
ottenne, oltre a calorosi con-
sensi, anche un notevole suc-
cesso per qualità e quantità di
partecipazioni.

Comunque, anche per veni-
re incontro ai desideri dei nu-
merosi bambini che ci hanno
scritto in questo senso, ban-
diamo volentieri in altra parte
del giornale un altro concorso
riservato appunto adi più pic-
coli tra i nostri lettori.

BLEUMMER'’S



| MEMENTO





ijGiovanni GERI
di 568 anni, dipendente del Meoca-
nico, deceduto il 7-3-1559, Era stato

assunto nel 1342. Lascia la moglie
« una JSglia,

Domenico PORTA

di 61 amni, dipendente del Mecca
nico, deceduto il 15-3-1950, Era sta=
to assunto nel 192%, Lascia la mo-
gile è um figlio.

Edoardo SCORZA

di 55 anni, dipendente del Mecca
nico. deceduto il 24-53-1959, Era sta-
lo assunto mel I954.
glio e due figli.

Manlio SCOTTO

di 33 anni, dipendente del Cantiere
di Muggiano, deceduto ii 25-34-1959.
Era stato assunto nel 1947, Lascia
un figlio.

Giuseppe BOGNANNI
«dii 58 anni, dipendente del Camtiere
di Sestri, deceduto ll 5-3-1959. Era

stato assunto mel 1956, Lasela la
moglie e un fello,

Giuseppe ODONE

di 33 anni, dipendente del Cantiere
dli Sestri, deceduto il 12-35-1959, Era
stato assunto nel 1842. Lascia la

madre,





Laselan la mo









Amelio CORSI

ili 46 nanni, dipendente dello stabi.
limento CHI, deceduto Il 2-3-1959,
Erà stato astmio nel 1941, Lascela
la moglie e due figlie,

Vincenzo MALERBA

di 58 anni, dipendente dello stabi-
liméento CMT, deceduto NM 9-3-1050,
Fra stato assumto nel 1930, Lascia
la moglie,

Armando FERRANDO

di 48 anni, dipendente dello stabl-
limento CHI, deceduto Il 16-3-1950,
Era stato assunto nel 1935, Lascia
la madre, la moglie è un figlio,







AI famigliari le commosse condo-
glianze de « L'ansaldino »,



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