Notiziario "C", n. 6, 1966
Contenuto
- Titolo
- Notiziario "C", n. 6, 1966
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- Siamo tutti fratelli, p. 1
- Genova ha un grande "porto" in terraferma a Rivalta Scrivia, p. 2 - 3
- Giornale di bordo, p. 4
- Periplo d'Africa in 34 giorni, p. 5
- Il Natale in tutto il mondo, p. 6
- Battaglia a quattro per la conquista del "Campanile": vince la Liguria, p. 7
- Giornale di bordo, p. 8 - Data testuale
- 1966 novembre - dicembre
- Estremi cronologici
- novembre 1966 – dicembre 1966
- Consistenza
- pp. 8
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/31
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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- Collocazione
- Emeroteca
- Temi correlati
- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno VI - Numero 6 - Novembre - Dicembre 1966 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
Siamo
tutti fratelli
Le recenti alluvioni che
hanno sconvolto tante parti
dell’Italia hanno richiamato
tutti al senso della solida-
rietà, della partecipazione al
dolore altrui. Mai come in
frangenti come questo la de-
bolezza dell’uomo appare in
tutta la sua essenza. Mentre
ci si accinge alla conquista
degli spazi siderali e la Lu-
na appare sempre più alla
portata di mano, la natura
si presenta all'uomo nella
sua semplicità e nella sua
debolezza: quasi a voler ri-
cordare che, al di sopra di
ogni spirito egemonico, ri-
mane sempre — oltre il tem-
po — l'uomo: ci siamo ac-
corti, d’un tratto, dolorosa-
mente, che un semplice fiu-
me è sufficiente a provoca-
re un disastro, che alcune
frane possono, di colpo, mu-
tare la geografia.
Nel momento in cui tutti
debbono sentire il dovere di
stringersi, con calore, attor-
no a chi è stato colpito dal-
la sventura, l'appello alla
solidarietà e alla generosi-
tà appare superfluo. Gli ita-
liani, di ogni condizione so-
ciale, hanno offerto quanto
potevano per sollevare dal
disagio migliaia di loro fra-
telli.
Ma al di sopra di questo
aspetto contingente rimane
il segno di un limite che
l'uomo non deve mai dimen-
ticare. Rimane soprattutto
un impegno ad essere buo-
ni, in un mondo che facil-
mente si lascia andare alla
cattiveria e al disinteresse
verso il prossimo.
Genova ha un grande “porto,
Domenica 13 novembre è sta-
to benedetto da Sua Eminenza
il Cardinale Giuseppe Siri, Ar-
civescovo di Genova, e inaugu-
rato dal ministro dell’Industria
e Commercio, on. Giulio An-
dreotti, il «Centro di Rivalta
Scrivia », la grandiosa organir-
zazione che è stata definita co-
me un autentico «porto in ter-
raferma » e come la più effica-
ce appendice del porto di Ge-
nova. Le autorità e gli invitati
hanno avuto modo di consta-
tare la grandiosità e l’imponen-
za degli impianti, la funzionali
tà di un Centro di servizi la cui
validità ha ormai raggiunto di-
mensioni internazionali.
L’interesse suscitato da que-
sta iniziativa nei più diversi am-
bienti, nazionali ed esteri, è in-
dubbiamente giustificato non
tanto dalle soluzioni tecniche
prospettate quanto, soprattutto,
dalle idee, dai metodi di lavoro
e dagli scopi che ne costituisco-
no l’impostazione sociale. Oggi
l'umanità sta vivendo un perio-
do di profonda trasformazione
sociale, così che i rapporti si
intensificano fra gruppo e grup-
po e il lavoro isolato appare
sempre più anacronistico. E’
giunto il momento di unire le
forze, affinché il progresso eco-
nomico e sociale sia accompa-
gnato da un effettivo sviluppo
delle comunità, poiché lo scopo
finale rimane sempre quello di
un benessere comune: ogni av-
venimento, ogni fatto deve ave-
re per protagonista tutta l’u-
manità ed è evidente, pertanto,
come, in tutto il mondo, ci si
sforzi di giungere a risultati
concreti.
Il singolo, o i gruppi, non
possono prosperare se non si ri-
solvono i fondamentali proble-
mi di interesse comune, men-
tre, per contrapposto, l'egoismo
dei singoli, di gruppi o di clas-
si, ‘costituisce un fenomeno
comparabile al cancro in un or-
ganismo vivente.
Da queste idee — e a suo tem-
po « Notiziario C » ne dette am-
pia notizia — sono partiti i
promotori del Centro di Rivalta
convinti che oggi sia necessa-
rio perseguire vie moderne e
nuove in un settore tanto im-
portante quanto delicato della
economia internazionale: quel-
lo dei trasporti, marittimi, ter-
restri o aerei.
Negli ultimi tempi ci si è
sempre più lamentati per deter-
minati fenomeni contrari a una
sana economia nel campo dei
trasporti marittimi e terrestri;
si è parlato, in particolare, del
porto di Genova, del suo inta-
samento, della difficoltà di far
giungere la merce, rapidamen-
te, nelle località di destinazio-
ne; si è detto, chiaramente, che
oggi troppi ostacoli impedisco-
no il raggiungimento di una ge-
stione economicamente attiva.
Il costo di un trasporto non
è che la somma delle varie fasi
ed è evidente che se qualche
fase è antieconomica deve esse-
re individuata ed eliminata, on-
de evitare sprechi semplicemen-
te spaventosi, con ripercussioni
di carattere soprattutto socia-
le. Quale è, dunque, la vera im-
postazione economica? E’, evi.
dentemente, quella di studiare
l'impostazione migliore per tut-
te le varie fasi di trasporto in
un unico piano, coordinando
tutto e ponendo in reciproca
collaborazione e semplificando
quanto più è possibile.
Ciò è attuabile se si fa com-
prendere a tutti gli interessati
alle varie fasi di un trasporto,
che essi costituiscono un unico
organismo, che occorre per tut-
ti giungere a una visione globa-
le e che raggiungendo la mas-
sima perfezione nella esecuzio-
ne dell’intero trasporto si pro-
muove anche l’interesse di o-
gnuno. In questa visione orga-
nica, di interdipendenza, il sin-
golo deve mantenere la propria
libertà, la propria responsabili-
tà e il proprio spirito di ini-
ziativa e deve avere il giusto
riconoscimento per l’apporto
che egli offre.
Vogliamo esemplificare me-
glio? Esaminiamo brevemente,
per un trasporto marittimo-ter-
I piani di carico, serviti da binari ferroviari, nell'interno di uno de: grandi magazzini già pronti per iniziare l’attività nel
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
restre di merci varie, alcuni e-
sempi di interdipendenza tra le
diverse fasi.
La merce: se i colli fossero
riuniti in unità di carico (pa-
lettizzazione) di peso che, in re-
lazione al tipo di merce, potreb-
be variare da 500 Kg. a 1.500
Kg., tutte le fasi del trasporto
sarebbero enormemente accele-
rate. E’ vero che la palettizza-
zione comporta un costo di cir-
ca 2.000/2.500 lire, ma il rispar-
mio sul complesso del tra-
sporto potrebbe essere dell’or-
dine di varie migliaia di lire.
Evidentemente la merce potrà
sostenere la spesa maggiore se
sarà messa in grado di benefi-
ciare equamente dei vantaggi
nelle fasi successive del tra-
sporto.
La nave: può avere particola-
ri doti di velocità, di attrezzatu-
re ecc., ma è noto quanto ciò
comporti alti costi la cui conve-
nienza è condizionata dal fatto
che le operazioni portuali di
sbarco imbarco siano rapide e
contenute in eque tariffe.
Il porto: la sua efficienza e
funzionalità è condizione di eco-
nomicità per la nave e per la
merce. Si deve evitare ad esem-
pio che uno spedizioniere sia
tentato di far attendere la na-
ve, che costa un milione al gior-
no, per non correre il rischio di
assicurare la presenza di vago-
ni sottobordo in attesa di un
Centro di Rivalta.
Il 13 novembre è st
grandioso Centro di s
e il Ministro Andreo;
più vivo interesse in
propone e ch
carico la cui prontezza di sbar-
co sia incerta.
Il trasporto terrestre: Il costo
può variare notevolmente in re-
lazione alla celerità delle opera.
zioni di carico e scarico ed alla
possibilità di trovare un carico
di ritorno, dato che, per esem-
pio, il poter effettuare due cari-
chi in un giorno anziché uno
solo, può essere motivo di una
notevole riduzione di costo.
Se ora passiamo ad esamina-
re la situazione attuale di com-
petitività tra i porti, dobbiamo
constatare che mentre nel pas-
sato ogni porto aveva una zona
di influenza, zona che era con-
siderata quale riserva di caccia,
a seguito del progresso dei tra-
sporti aerei e terrestri, la mer-
ce ha oggi una grande facilità di
scelta per assicurarsi il miglior
servizio; già oggi i nostri por-
ti soffrono una riduzione di traf-
fico, ma il prossimo futuro può
riservare sorprese ancora più
amare.
terraferma a Rivalta Scrivia
ni
almente inaugurato il
esenti il Cardinale Siri
ziativa ha suscitato il
mondo - Che cosa si
mifica Rivalta
I porti esteri concorrenti, co-
me già ripetutamente abbiamo
denunciato, hanno una produtti-
vità diverse volte superiore al-
la nostra a seguito di imposta-
zioni più semplici e razionali e
perciò i loro costi sono decisa-
mente inferiori.
Si hanno in corso nuovi enor-
mi progressi, sia in fatto di na-
vi speciali che di metodi di tra-
sporto. Negli Stati Uniti in In-
ghilterra, in Olanda sono in cor-
so accordi tra grandi gruppi per
sviluppare il trasporto di gran-
di contenitori con navi speciali,
contenitori della capacità di 35
me. oppure di 60 mc.
Il puro costo di imbarco e
sbarco di un contenitore grava
sulla merce contenuta per cir-
ca 2 dollari a tonn. contro i
18/22 con i metodi tradizionali.
Una nave per contenitori può
prendere il suo completo carico
e riconsegnarlo in meno di due
giorni anziché 10/12 giorni per
la nave normale. E’ vero che i
contenitori e le navi presentano
un costo di impianto elevatissi-
mo ma il bilancio permane mol.
to favorevole; perciò i gruppi
di operatori di cui abbiamo ac-
cennato si preparano attraverso
Anversa a Rotterdam ad invade-
re tutta l’Europa realizzando
tempi, costi e qualità di traspor-
to veramente eccezionali. Già si
parla di traffici in containers
anche verso l’Australia e verso
l’Asia.
Possiamo rimanere inattivi di
fronte ad una tale situazione di
così pericolosa concorrenza?
Non è un’azione marginale
quella che deve essere intrapre-
sa, e che la Società Rivalta Scri-
via sta da tempo promuovendo,
perché è superfluo dire che il
migliore funzionamento dei no-
stri porti è causa di vita per i
porti stessi e per il nostro com-
mercio ed è condizione di pro-
gresso per il complesso della e-
conomia italiana la quale non
può rimanere succube della ini-
ziativa straniera.
Gli ampliamenti dei porti ita-
liani sono certamente utili e
necessari, ma essi richiedono
molto tempo e non risolvereb-
bero il problema come potrà
fare il Centro di Rivalta Scri-
via la cui realizzazione è giun-
ta ormai quasi al termine per
quanto riguarda il primo lotto
Il ministro dell'Industria e Commercio, on. Andreotti
di lavori comprendente due
grandi magazzini per merci va-
rie, della superficie complessiva
di 160.000 mqa., un palazzo per
gli uffici atto ad ospitare la Do-
gana, Spedizionieri, Agenti ma-
rittimi, Banca, Assicuratori, ecc.
un’imponente rete stradale a
servizi vari.
Il Centro di Rivalta grazie al.
la sua ampiezza ed attrezzature,
oltre a decongestionare i magaz-
zini portuali ed il porto stesso,
consente l'adozione di metodi di
lavoro più razionali, in partico-
lare quello di attuare le opera-
zioni di imbarco e di sbarco per
via indiretta. Infatti l’attuale
sistema diretto, cioè di conse-
gna della merce direttamente da
nave a ricevitore e viceversa,
crea innumerevoli disfunzioni,
provoca lentezza nel lavoro e co-
sti elevati.
Il sistema indiretto, invece,
secondo il quale la nave conse-
gna la merce a magazzino por-
tuale o magazzino Rivalta e vi-
ceversa, evitando contatti diret-
ti tra ricevitore o caricatore e
la nave, consente una migliore
produttività, semplifica diverse
operazioni, riduce i costi e per-
mette attuare tre turni di lavo-
ro anziché due.
Il Centro di Rivalta favorisce
pure lo sviluppo della palettiz-
zazione (merce preparata in u-
nità di carico) e il transito dei
grandi contenitori, traffici ben
difficilmente richiamabili nella
attuale organizzazione portuale.
Un razionale uso della palettiz-
zazione, favorito dalla collabo-
razione tra coloro che interfe-
riscono nel trasporto, potrà co-
stituire la migliore difesa per
assicurare traffico ai nostri por-
ti, in concorrenza a quel traffi-
co in containers che trova par-
ticolari facilitazioni nei porti
del Nord Europa.
La riduzione di costi, valuta-
bile a diverse migliaia di lire a
tonnellata, e il miglioramento
nelle qualità dei servizi presta-
ti nei nostri porti, non può ri-
chiamare verso di essi il traffi-
co perduto e quel nuovo traffi-
co che potrebbe svilupparsi ver-
so il Centro Europa, l’Africa, e
l'Asia.
I risultati del progetto Rival.
ta, come già accennato, dipen-
dono, oltre che dalle soluzioni
tecniche, dalla particolare impo-
stazione della Società, società
di servizio e non con scopo di
lucro, anche se essa dovrà cer-
care di assicurare agli azionisti
un giusto dividendo; impegnata
a promuovere la migliore fun-
zionalità del complesso delle at-
tività che curano il servizio tra-
sporto; società che mira al « be-
ne comune », cioè un servizio
generale nell’interesse dello svi-
luppo dei traffici e del progres-
so economico.
Questa Rivalta Scrivia, nelle
sue linee essenziali. Indubbia-
mente la perfezione è difficil-
(al centro) mentre giunge a Rivalta.
mente raggiungibile, ma è chia-
ro che l’iniziativa ha mantenuto
fede ai suoi principi: quelli di
essere a disposizione della co-
munità per ottenere risultati
vantaggiosi per tutti. Lo stes-
so lavoratore non potrà, da que-
sta iniziativa, che trarre indub-
bi vantaggi: un lavoro ordinato
ed economicamente producente
ha le sue componenti in ogni
settore dell’attività umana: in
quella dell’imprenditore come
in quella del prestatore d’ope-
ra. Rivalta Scrivia, in particola-
re, offre al porto di Genova,
nuove fonti di lavoro e molti-
plica la capacità operativa di
tutto il grande emporio, negli
ultimi anni messo sovente sot-
to accusa per la sua incapacità
a ricevere e a smistare, celer-
mente, tutto il traffico. Rivalta,
in definitiva, indica la via da se-
guire per un domani di prosperi-
tà: se i traffici avranno dal
grande Centro un impulso, è
evidente che gli stessi lavora-
tori saranno i primi a goderne
i vantaggi. Il lavoro assicurerà
a tutti tranquillità e serenità; e
consentirà, inoltre, di poter im-
postare nuove iniziative. Sempre
nello spirito di una collabora-
zione fra le varie classi, oggi più
che mai condizionate — nel lo-
ro vivere e nel loro prosperare
— dalla necessità, di ordine mo-
rale oltre che materiale, di ac-
quisire per tutti un dignitoso be-
ne comune.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
Non è vero che le grandi navi
siano fredde; se questo fenomeno
si avvera, è perché sono fredde le
persone che vi abitano. Da tempo
sono convinto di ciò che affermo,
ma questa convinzione mi si è con-
fermata la sera del 22 ottobre, in
pieno Oceano Atlantico, a bordo
della EUGENIO C., quando ho a-
vuto la fortuna di assistere a una
serata organizzata dall'equipaggio.
Durante lo spettacolo non guar-
davo le scenette che si svolgevano
sul palcoscenico del bel teatro di
bordo, ma mi saziavo di contem-
plare la scena della platea. L'ot-
tanta per cento dell'equipaggio era
presente, tutti volti sorridenti e fe-
lici dopo una giornata di intenso
lavoro. Certamente ognuno aveva
la sua pena nel cuore, forse avreb-
bero desiderato avere seduti, ac-
canto a loro, i propri bambini, le
proprie mogli o fidanzate, per gioi-
MATRI
Giancarlo PIANOSI con la si-
gnorina Assunta Patti. Imperia,
chiesa parrocchiale di San Gio-
vanni Battista, 30 aprile 1966.
Giuseppe CANEPA con la si-
gnorina Giuseppina Campi. San-
tuario di Nostra Signora del
Monte, Genova, 5 maggio 1966.
Franco TORRE con la signo-
rina Maria Assunta Manisi, San
Terenzo (La Spezia), chiesa par-
rocchiale di Santa Maria Assun-
ta, 8 maggio 1966.
Emanuele FAMA’ con la signo-
rina Eugenia Zanotti. Sant’Ila-
rio al Mare (Genova), chiesa di
Nostra Signora della Mercede,
20 giugno 1966.
Werner MULLER con la si.
gnorina Maria Adelaide Massa.
Montaldo (Mondovì), chiesa par-
rocchiale della Assunzione, 30
giugno 1966.
finale.
re insieme: ma purtroppo questa
assenza rimane sempre insuperabi-
le nella vita di bordo.
Comunque sia, tutti erano feli-
ci. C'era, nell'aria, il calore di una
grande famiglia radunata attorno
al comandante, cap. Marco Simi-
cich,.che era lì a testimoniare, con
la sua presenza, uno spirito di co-
munità veramente sincero e vivo.
Avrei voluto salire sul palcosce-
nico e far notare a tutti gli spet-
tatori che il miglior numero della
serata erano loro: uniti nella gioia.
Avrei voluto dir loro di continua-
re così per tutto il tempo che que-
sta bella « ammiraglia » solcherà i
mari, perché soltanto così è più
facile navigare. Avrei voluto dire
di essere uniti nel loro lavoro, nel-
le pene e nella preghiera, come lo
erano nella gioia, perché l’EUGE-
NIO C, deve essere una nave cal-
MONI
Augusto FORLANO con la si
gnorina Irma Rolla. Genova,
chiesa parrocchiale di Sant’A-
gnese e Nostra Signora del Car-
mine, 2 luglio 1966.
Giovanni OBEROSLER con la
signorina Angela Crismani. Trie-
ste, chiesa dei Cappuccini (Mon-
tuzza), 16 luglio 1966.
Pino VINCI con la signorina
Neve Pinto, Barrifferi (Monte S.
Elia), chiesa di San Giuseppe, 16
luglio 1966.
Romano GANDINI con la si-
gnorina Giovanna Janni. Roma,
chiesa di San Gregorio al Celio,
25 luglio 1966.
Corrado FIORE con la signo-
rina Rita Calcagno. Varazze,
chiesa della Madonna della Guar-
dia Fatebenefratelli, 8 settem-
bre 1966.
Agli sposi giungano i più fer-
vidi auguri di « Notiziario C ».
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
La tarantella.
da, dove il navigare è meno duro. -
Qualcosa, però, ho detto. Non
so se sia stato un sogno o realtà,
ma ho parlato e loro mi hanno a-
scoltato. A volte si parla anche
senza muovere le labbra, perché
quando si agisce col cuore è come
se si parlasse; e in quella serata
memorabile non solo io ma molti
hanno avuto questo linguaggio, per-
ché molti hanno agito mossi dalla
mia stessa passione.
Ho seguito anche la preparazio-
ne di quella serata, Lo slancio, il
disinteresse, l’altruismo di tanti
garzoni, piccoli, camerieri, sottuf-
ficiali, mi hanno fatto capire che
qui, su questa nave, il terreno per
far crescere una Comunità c'è, ed
è buono, Comunità: che non vuol
dire somma di più individui, ma
unione di persone che non si ac-
contentano di lavorare e di man-
giare assieme, ma che sentono la
necessità di essere uniti nello spi-
rito.
Se è vero che chi ben comincia
è a metà dell’opera, allora possia-
mo dire che l'’EUGENIO C. naviga
già da parecchi anni, perché l’im-
pegno è stato splendido. E vera-
mente è così, perché è da parec-
chi anni che l’equipaggio della na-
ve vive questa vita comunitaria.
P. G.
Lo spettacolo offerto aveva il ti-
tolo: « Fantasia sul mare ». E' sta-
to presentato da Claudia Ciapesso-
ni e da Emanuele Cogoni, con l'Or-
chestra del Maestro Aldo Corsi.
"« equipe » tecnica era così com-
posta: luci: Ciack; suono: Pampu-
ro; sceneggiatura: Deselin; costu-
mi: Maria Borlani; realizzazione:
Don Peluffo; redazione grafica:
Bianchi-Biggini. In questa cornice
di organizzatori e di tecnici, si è
inserito un «cast» eccezionale,
autentici artisti che hanno offerto
uno spettacolo dell'equipaggio al-
l'equipaggio. I loro nomi (indipen-
dentemente dall'abilità, grande per
tutti): Maria Borlani, Lina Schelot-
to, Liliana Cucco, Tecla Fausti, An-
tonio Dentice, Domenico Balzano,
Impero Fanello, Antonio Formisa-
no, Stanislao Ciliberto, Antonio
Frappola, Salvatore Acampora, Di-
nato Squillante, Michele Magliulo,
Giovanni De Simone, Giovanni Lisi,
Lauro Chiodi, Salvatore Boriello,
Fausta Guidetti. Nell’intervallo so-
no stati sorteggiati ricchi premi. E
il programma? Le «14-gambe-14 »
del « Moulin Rouge », « La rosa del-
l'India », « Pulcinella a Napoli », il
« Mago » e poi ancora il « Carosel-
lo napoletano » con quella « taran-
tella internazionale » che ha strap-
pato frenetici applausi. Insomma:
una grande serata. A quando la
seconda?
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
Spedizione in abb. post. Gruppo IV
Anno VI - Num. 6 - Novem.-Dic. 1966 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib. di Genova N. 826 del 23/2/61
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE -. Genova
ditta Giacomo Costa fu And
Anno VI - Suppl. al Num. 6 - Novembre-Dicembre 1966
Periodico bimestrale
PERIPLO D’AFRICA IN 834 GIORNI
A mezzanotte del 9 gennaio, è partita da Genova la Eugenio C. con un pubblico
eccezionale. Esponenti dell'aristocrazia e della industria internazionale, appassio-
nati di grandi viaggi e di manifestazioni mondane erano infatti presenti sulle liste
d'imbarco per la grande crociera che in 34 giorni permetterà di fare il periplo
del continente africano toccando 15 porti rientrando a Genova il 12 febbraio.
La realizzazione di un'impresa così impegnativa in soli 34 giorni poteva essere af-
fidata esclusivamente ad un transatlantico come l'Eugenio C.; dotato di un'elevata
velocità. Il successo di adesioni dall'Italia e dall'estero ha premiato degnamente lo
sforzo organizzativo. Dal 9 gennaio quindi al 12 febbraio l'ammiraglia dell’arma-
mento privato italiano ospiterà signorilmente un pubblico internazionale offrendo
quanto di meglio lo stile e l'evoluzione del turismo italiano può dare; farà soste
nei porti più interessanti per escursioni nell'interno di questo misterioso continen-
te, permetterà di visitare grandi città moderne e villaggi africani, parchi nazionali,
le cascate Victoria, il maestoso Kilimangiaro, assistere alla grande cavalcata della
famosa Guardia Rossa di Dakar e a danze indigene zulù; tutto in un programma del
più alto interesse turistico e culturale. Può giustamente, per tutto questo, definirsi
la più grande crociera dall'Italia con la nave più moderna.
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
cotLtTLTTCCCoeo CCL. 00 0r PC_S-TLCP CC PP! P_DS-PPP_W_OO_O-M-OPO OOO
Buon Natale scandito sull’in-
fantile cantilena che ripete al-
l’infinito: « Buon Natale in giro-
tondo, buon Natale in tutto il
mondo ».
Buon Natale al messicano che
chiude l’orizzonte sotto la fal-
da del sombrero e veste pastori
e zampognari con i costumi dei
peones, a chi vive in Terrasanta
o agli indios di Cordova.
Buon Natale a chi attende la
cometa in un paesaggio bianco
di neve o a chi aspetta sotto il
sole che si rinnovi il prodigio
della Notte Santa.
Certo, per noi italiani, la ne-
ve è — mella maggioranza —
uno degli elementi caratteristi-
ci del paesaggio natalizio; tan-
to caratteristico che di essa, sia
pure posticcia, cospargiamo i
Presepi dei nostri bambini. Ep-
pure vi sono sulla Terra molti
Paesi dove la celebrazione del-
la Natività ha una cornice ben
diversa e assume tutt’altri rit-
mi e cadenze, senza perdere nul-
la, peraltro, del suo fascino evo-
cativo e del suo valore simboli-
co. Quali, ad esempio?
@® In Palestina, proprio nei luo-
ghi in cui la stella cometa an-
nunciò duemila anni fa la nasci-
ta del Messia, a Natale il clima
è dolce e senza vento, il sole
splende per tutto il giorno e la
notte è quanto mai tiepida e
limpida.
® In Messico, a Oaxaca, la na-
scita del Bambino Gesù, o « Ni-
fio Dios », dà luogo a una serie
di celebrazioni ricche di folclo-
re che riprendono antichi e sug-
gestivi riti sacri conservativi im-
mutati nei secoli, nonostante le
vicessitudini del Paese. Il Bam-
bino Gesù, di gesso, legno o ar-
gilla, viene collocato da pie don-
ne, chiamate «acostaditas » in
un prezioso vassoio e portato
nella casa di una « madrina » e-
letta di anno in anno. Qui la
statuina è vegliata fra suoni, can-
ti, spari di mortaretti e un in-
credibile consumo di dolci e di
«tequila ». Poi, dal 1 al 15 gen-
natio, il Bambino, che le donne
di Oaraca considerano ormai
cresciuto, viene portato in chie-
sa di mattina per rimanervi tut-
to il giorno ed essere riportato
la sera a casa della « madrina».
All’andata e al ritorno il piccolo
corteo, chiamato «la paradita »,
attraversa la città preceduto da
bambine în abito bianco, fan-
ciulli che recano fiaccole e sten-
dardi e donne oranti, coperte di
veli neri.
DR _O>_PPP"P MOL LP-Pv-PvrP-PeP
e'è neve
® A Cordova, nel Nuovo Messi-
co, gli indigeni salutano il Na-
tale con caratteristiche danze di
origine pagana per invocare la
caduta di abbondante pioggia e
ricchi raccolti. I balli hanno luo-
go în chiesa dopo una breve fun-
zione di rito cattolico e si svol-
gono su temi diversi: la rievoca-
zione di imprese guerresche, la
«danza dell'arcobaleno» dei
«daini », dei « serpenti », ecc. La
singolare celebrazione testimo-
nia che il Cristianesimo è entra-
to nella vita degli aborigeni, so-
prapponendosi alle consuetudini
delle preesistenti religioni dei
«popoli indii » e dando luogo a
evidenti « contaminazioni ».
@ In Sicilia, dove il Natale si
svolge solitamente senza il bian-
co manto della neve, i giovani
contadini si recano a gruppi, di
casa în casa, a chiedere strenne
e dolciumi, preceduti da una
specie di rudimentale banda
composta da cembali, campanac-
ci da buoi, e recipienti di latta.
Raccolta la «strina» (strenna),
la festa continua fino alle prime
luci dell’alba, salvo l’intervallo
dedicato alla Messa di mezza-
notte.
LP PPPPPPPPPPPP O IP PPP P
Il ceppo e il pungitopo
Anche se nelle città e in nu-
merosi centri urbani ne è rima-
sto soltanto il ricordo (perché
il progresso ha sostituito ai vec-
chi camini più moderni siste-
mi di riscaldamento), la tradi-
zione del ceppo natalizio soprav-
vive tuttora tenace nelle campa-
gne e nelle borgate di tutta Ita-
lia. Si tratta di una consuetudi-
ne millenaria che in ogni regio-
ne assume un suo aspetto par-
ticolare e caratteristico.
In Toscana, ad esempio, la «Fe-
sta del ceppo » è una tradizione
natalizia che consacra il dovere
dell’ospitalità: il 24 dicembre, al
tramonto, il capofamiglia pone
sugli alari una grossa radice di
ulivo o di quercia e vi dà fuoco;
fintanto che il ciocco continua
ad ardere, la porta di casa rima-
ne aperta e chiunque entri ha
diritto a un piatto di arrosto e,
se vuole, anche a un letto per
la notte.
In Puglia il ceppo viene cir-
condato da dodici pezzi di legno
diverso, che rappresentano î do-
dicì Apostoli; attorno alla tavo-
la siede la famiglia che ospita
tanti poveri quanti sono i suoi
morti. Analoga è l’usanza che vi-
ge în Calabria, dove però sì suo-
le adornare il ceppo con tralci
d’edera.
Paese che vaio
I costumi e le usanze che ca-
ratterizzano le festività natali-
zie, e soprattutto la notte della
vigilia, variano sensibilmente da
regione a regione e si ispirano a
tradizioni che in certi casi ri-
salgono a epoche remotissime
e che, successivamente, la Cri-
stianità ha fatto proprie. Ecco
alcuni esempi, fra i più singo-
lari:
® In Sicilia gli uomini accendo-
no falò sulla vetta delle monta-
gne e le donne spargono mancia-
te di grano sui davanzali delle
finestre, grano destinato agli uc-
cellini în cerca di cibo.
@® Nella Valle del Brenta i bim-
bi trascinano per le strade le
catene dei camini finché non
diventano lustre e pulite. Soltan-
to allora acquistano il diritto di
sedere a tavola con i grandi per
la cena della vigilia.
©® In Emilia, nella notte di Na-
tale i contadini si recano nei
vigneti e vi spargono il vino che
è rimasto dal cenone. Essi ri-
tengono, secondo una antica cre-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
denza, di propiziarsi così la ven-
demmia dell’anno dopo.
® In diverse località del Centro
e del Sud d’Italia si allestisce
ogni anno un presepe vivente,
animato da persone del luogo.
Come in Italia, del resto, an-
che negli altri Paesi del mondo
il Natale suole essere celebrato
con riti e consuetudini popolari
che conservano da secoli il loro
folclore originario.
® Negli Stati Uniti, c'è un pic-
colo paese dell’Arizona, chiama-
to Christmas, cioè Natale, che
rispedisce ogni anno, nel mese di
dicembre, milioni di cartoline ri-
cevute da ogni parte dell’ Ameri-
ca da milioni di cittadini desi-
derosi di avere un biglietto di
augurio timbrato con quel nome
simbolico.
© In Belgio, quando il ceppo
natalizio che arde nel camino e-
saurisce anche le ultime braci,
ogni luce viene spenta con esso
e il silenzio scende sulle case,
quasi a simboleggiare l’attesa
con la quale il mondo si prepa-
ra ad accogliere la Natività.
In altre regioni il compito di
accendere il gaio fuoco matali-
zio non spetta al capofamiglia,
ma alla persona più anziana, la
quale chiama poi intorno a sé i
giovani, invitandoli a percuote-
re con un bastone îl ceppo per
farne sprizzare le scintille allo
scopo di trarne l’auspicio: tante
sono le faville che si sprigiona-
no, tanti saranno gli anni che
restano da vivere. Questa tradi-
zione era evidentemente già dif-
fusa al tempo di Dante, come è
comprovato dal XVIII canto del
Paradiso, là dove il Poeta se ne
vale per descrivere le anime che
salgono al cielo
«poi come nel percuoter de’
ciocchi arsi / sorgono innume-
revoli faville / onde gli stolti so-
liono augurarsi... » .
Altrove sono i fidanzati a ri-
cavare l’oroscopo dal ceppo ac-
ceso nella Santa Notte: la futu-
ra sposa getta sulle braci alcune
noci; se esse scoppiano, il ma-
trimonio non sarà felice, mentre
se bruciano lentamente nessuna
nube offuscherà il futuro.
Un'altra simbolica consuetu-
dine italiana è quella del pungi-
topo; la pianta sempreverde che
in occasione delle festività nata-
lizie e di capodanno fa la sua
comparsa in migliaia e migliaia
di case. Essa ha origine da una
delicata e commovente leggenda
che risale all’alto Medioevo e che
può essere così riassunta.
Molti secoli fa, nella notte del
24 dicembre, un arbusto disador-
no dalle foglie dure e aguzze co-
me aculei, se ne stava tutto solo
in mezzo alla radura di un bo-
sco, schivato da ogni essere vi-
vente, quando si accorse che un
grosso lupo si teneva nascosto
dietro un cespuglio, pronto ad
assalire due leprotti; la pianti
cella allora attirò l’attenzione di
un topolino di passaggio, si chi-
nò e lo punse leggermente e gli
sussurrò di far si che le piccole
lepri minacciate di morte cor-
ressero a mettersi sotto la sua
protezione. Così, infatti, avven-
ne: l’arbusto diede asilo alle
tre bestiole, disponendo i rami
în modo da formare una specie
di gabbia con gli aculei rivolti
verso l’esterno e il lupo tentò
invano, per tutta la notte, di
ghermire la sua preda, finché fu
costretto a rinunciare e dovette
allontanarsi ferito e scornato.
Al mattino, molte delle foglie
aguzze erano spezzate o divelte
e, în loro vece, delle bellissime
bacche rosse, nate d’improvviso,
adornavano la pianta, che da al-
lora in poi si sarebbe chiamata
«pungitopo ».
Serata indimenticabile il 18
novembre, sull’Eugenio €, per
uno spettacolo folkloristico of-
ferto dall’equipaggio all’equi-
paggio.
Erano in lizza quattro regio-
ni italiane: Liguria, Campania,
Sicilia e Calabria. Ognuna di es-
se doveva portare sul palcosce-
nico il proprio folklore. Una giu-
ria, formata dal nostromo Pa-
storino, dal caporale Rossetti,
dal cambusiere Castellano e dal
venditore Mistretta, presieduta
dal secondo commissario Miil-
ler nelle vesti di notaio, avrebbe
giudicato l’abilità dei protagoni-
sti con tre voti, e precisamente
uno per l’interpretazione, uno
per il folklore e una per la sce-
nografia.
Si è presentata per prima la
Calabria con la «danza dei gi-
ganti »: imitazione di una festa
paesana molto familiare in Ca-
labria. Hanno anche ballato una
frenetica tarantella calabrese che
ha riscosso applausi a non fini-
re. Oltre ad altre scenette di vi-
ta calabrese e canti, abbiamo vi-
sto un palco un cantautore. Vo-
tazione: punti 67. Interpreti: Pie-
Liguria: Johnny Mandulin.
tro Leone, Giuseppe Carso, An-
tonio Leone, Santino Scordama-
glia, Lorenzo Tomeo e Gino Ri-
dente.
La Sicilia invece ha totalizzato
69 punti e la sua superiorità è
stata evidente. Anzi, ad onor del
vero, la giuria ci è sembrata un
po’ troppo severa coi siciliani, i
quali hanno portato in scena una
realistica imitazione della pesca
al pescespada. E’ stato uno dei
numeri migliori, questo, perché
ci ha data esatta l’impressione
di essere a due passi dal pesce-
spada; si sentivano urli, parole
e gesti propri dei pescatori sici-
liani quando sono impegnati in
tale pesca. La scenografia è stata
perfetta con vera barca, remi, sa-
gole, costumi ecc.
« Delitto d’onore » ci ha porta-
ti nel vivo di alcuni tristi dram-
mi siciliani e l’interpretazione, di
tale sketch, è stata talmente ben
fatta da contribuire, da sola, ad
aumentare il punteggio della Si-
cilia. Interpreti: Lucia Patané,
Vito Baraco, Luciano D’Urso,
Francesco Sorfi, Antonio Amma-
tuna, Salvatore Carratello, Vin-
cenzo Rodi, Orazio Valastro, Gia-
como Salpietro e Francesco Zin-
cale.
La Campania è stata presenta.
ta dai Torresi sempre alla ribal-
ta coi loro canti e il loro senti-
mento « Acquarello napoletano »
è stato veramente un acquarello
di autore, perché con le sue luci,
ombre e colore ci ha fatto capi-
re Napoli, dove la vita è sempre
una festa. I venditori di anguria,
di pizza, di pesci e di acque,
coi loro canti e sorrisi, ci hanno
fatto dimenticare per un attimo
di essere a bordo portandoci in
quel mondo di semplicità e so-
gno, canto e poesia che è proprio
di Napoli. «S. Lucia luntana »
ci ha fatto rivivere una scena di
vita, tanto familiare a noi marit-
timi ma sempre così penosa e
triste. Tante volte, infatti, abbia-
mo visto emigranti che lasciano
la patria per andare in terre lon-
tane, eppure quella sera « S. Lu-
cia luntana » ci ha forse commos-
so di più, tanto è stata ben in-
terpretata. Votazione: punti 72.
Interpreti: Giuseppe Izzo, Fran-
co Imperato, Antonio Frappola,
Impero Fanello, Antonio Forni-
sani, Gina Pinto, Raffaele Fina-
mora, Salvatore Rondoni, Salva-
tore Esposito, Matteo Magliulo,
Donato Squillante, Giovanni De
Simone.
La Liguria ha aperto il suo re-
pertorio con... sì avete indovina-
to, proprio la Lanterna e il coro
dell’emigrante; una vera Lanter-
na costruita con tanto lavoro e
abilità. Il ligure, e il genovese in
particolare, è in fondo un senti-
mentale; non vive, come a torto
si pensa, soltanto per le « palan-
che », ma ha un gran cuore e sa
darlo da intendere spesso. E” sta-
to il tema della scenetta: « Uno
scagno in darsena » che ha com-
mosso fino alle lacrime. Vera-
mente le ho viste io sul volto di
molti. E’ stato un finale travol.
gente che, assieme a «Jhonny
Mandulin », interpretato dal no-
stro Govi, ha portato la vittoria
alla Liguria con punti 73! Non
poteva mancare «la riviera dei
fiori » e... i fiori erano veramen-
te tanti, qualcosa come due sac-
(segue in 4.a pagina)
Campania: Acquarello napoletano.
Sicilia: « Delitto d'onore ».
Calabria: coro calabrese.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
Da bordo della Jbattaglia a qualtro per la conquista
EUGENIO E] del “Campanile,,: vince la Liguria
N
LS AINCITE = AIAR:
TR IAA ES mas ta
RA
Ù aa
“a
wa
Andrea C.: musica,
Il 17 novembre 1966, sulla mo-
tonave ANDREA C. si è svolto,
per la quarta volta, il Festival
della canzone in mare. La mani-
festazione ha avuto, come i pre-
cedenti, un vivo successo e ha
riscosso l'approvazione di tut-
ti i presenti.
Bisogna subito dare atto al
Maestro Ugo Gaudiosi di aver a-
vuto l’ispirazione veramente fe-
lice; le canzoni presentate erano
Da sinistra: Vittorio Sangermano, Franco Scognamiglio, Benito Martino
e Gianni Cavallari.
Battaglia a quattro per Campanile
(segue dalla 3.a pagina)
chi e... tutti fabbricati a mano.
Interpreti: Emanuele Cogoni, Ma-
rio Bagnasco, Mario Roncallo,
Lina Schelotto, Irene Rotolo, Li-
no Grancagnolo, Giovanni Ranie-
ri e Giulio Arezzo.
Il tutto è stato accompagnato
dalla migliore tra le orchestre di
bordo: quella del Maestro Aldo
Corsi. Insuperabili sono state la
presentatrice Claudia Ciapessoni
e la costumista Maria Burlani, le
quali, con abilità non comune,
hanno saputo intrecciare, in un
tessuto unico, ben trenta scenet-
te, tra le più varie, del folklore
regionale italiano.
Dopo lo spettacolo, che è du-
rato tre ore, il comandante Mar-
co Simicich si è complimentato
con gli artisti dicendo: «Ciò!
no go mai visto roba compagna
a bordo de vapori! ». E’ stata la
più bella ricompensa per colo-
ro che hanno lavorato per la riu-
scita. E a questo proposito biso-
gna ricordare ancora la brava
presentatrice (Claudia Ciapes-
soni), l'orchestra (diretta impec-
cabilmente dal M.o Aldo Corsi,
con funzioni anche di regista), i
costumi di Maria Borlani, il suo-
no di Pampurio Cesari, le luci di
Ciach, la sceneggiatura di Dese-
lin, Giardina, Milazzo, Izzo, Pig-
gini, Suni, e la realizzazione che
porta il nome di don Peluffo.
P. G.
Nascite
Marco CIACH, figlio di Um-
berto e Nilde. La Spezia, 3 set-
tembre 1966.
Michele VERCELLINI, figlio
di Corrado e Chiara Molfetta,
30 ottobre 1966.
Felicitazioni ai genitori e cor-
diale « benvenuto » ai piccoli.
Matrimoni
Nunzio OLIVA con la signori-
na Dora Russo. Barnalda (Ma-
tera), chiesa del Convento, 28
settembre 1966.
Maurizio VILLA con la signo-
rina Ornella Fava.Imperia, chie-
sa parrocchiale di San Giovanni
Battista, 23 ottobre 1966.
Agli sposi felici vivissimi au-
guri.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
maestro Gaudiosi...
state tutte composte da lui du-
rante il viaggio e hanno fornito
la possibilità di presentare un
programma quanto mai interes-
sante e completo, dallo « shake »
al «twist », dalla «samba» al
«cha-cha-cha ». Naturalmente
l'orchestra di bordo — diretta
dallo stesso Gaudiosi — ha fatto
il resto, ha cioè fornito un enne-
simo saggio della propria bra-
vura.
Bravissimi anche i cantanti,
tutti allievi di Gaudiosi, i quali
si sono esibiti in pezzi anche dif-
ficili; vanno elogiati tutti. La se-
rata ha naturalmente visto an-
che altri numeri, come quello di
Gennaro Giordano e Luciano
Marzocchini, i due che hanno
presentato le loro «poesie mu-
sicali » dal titolo « L'ultimo ab-
braccio » e «Perlanera». Nel-
l’intermezzo assai applaudito an-
che Vittorio Esposito, il quale
ha cantato due successi dei pre-
cedenti Festivals e precisamente
« Virne rinda a me »'e « Tengo nu
tesoro » .
Per la cronaca diremo che a
tutti i presenti erano state con-
segnate apposite schede per in-
dicare le tre canzoni preferite.
Lo spoglio ha dato il seguente
risultato: 1°) «Perzecché » (rit-
mo allegro); 2°) « Notte napuli-
tana » (serenata); 3°) « Proverò »
(slow rock).
Applauditissimo, naturalmente,
il Maestro Gaudiosi quando, al
piano, ha ripetuto i motivi pre-
cedentemente eseguiti; e applau-
si vivi anche al paroliere Mife,
apprezzato collaboratore del
Maestro Gaudiosi.
Al termine dello spettacolo iîl
Comandante della nave ha conse-
gnato a tutti un oggetto ricordo
per la simpatica serata e, con
brevi parole, ha ringraziato ed
elogiato tutti coloro che avevano
prestato la loro opera per la buo-
na riuscita dello spettacolo.
Lucio Marzocchini nella parte di
« Perlanera ».
A noi, ora, non resta che rin-
graziare il Comando nave che ha
dato la possibilità a tutti di eva-
dere da bordo, almeno spiritual.
mente, per qualche ora, ralle-
grando equipaggio e passeggeri.
Un grazie particolare al signor
Sabbi, primo cameriere di Sala
B, il quale ha trasformato la sa-
la in un caldo e accogliente tea-
tro. E buona fortuna — oltre che
grazie — anche al Maestro Gau-
diosi: le sue canzoni non temo-
no confronti di sorta e possono
figurare degnamente in qualsiasi
Festival.
F. M.
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
Spedizione in abb, post. Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
Direttore bil
Anno VI - Suppl. n. 6 - Nov.-Dic. 1966 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib.. di Genova N. 526 del 23/2/61
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE . Genova
- extracted text
-
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno VI - Numero 6 - Novembre - Dicembre 1966 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
Siamo
tutti fratelli
Le recenti alluvioni che
hanno sconvolto tante parti
dell’Italia hanno richiamato
tutti al senso della solida-
rietà, della partecipazione al
dolore altrui. Mai come in
frangenti come questo la de-
bolezza dell’uomo appare in
tutta la sua essenza. Mentre
ci si accinge alla conquista
degli spazi siderali e la Lu-
na appare sempre più alla
portata di mano, la natura
si presenta all'uomo nella
sua semplicità e nella sua
debolezza: quasi a voler ri-
cordare che, al di sopra di
ogni spirito egemonico, ri-
mane sempre — oltre il tem-
po — l'uomo: ci siamo ac-
corti, d’un tratto, dolorosa-
mente, che un semplice fiu-
me è sufficiente a provoca-
re un disastro, che alcune
frane possono, di colpo, mu-
tare la geografia.
Nel momento in cui tutti
debbono sentire il dovere di
stringersi, con calore, attor-
no a chi è stato colpito dal-
la sventura, l'appello alla
solidarietà e alla generosi-
tà appare superfluo. Gli ita-
liani, di ogni condizione so-
ciale, hanno offerto quanto
potevano per sollevare dal
disagio migliaia di loro fra-
telli.
Ma al di sopra di questo
aspetto contingente rimane
il segno di un limite che
l'uomo non deve mai dimen-
ticare. Rimane soprattutto
un impegno ad essere buo-
ni, in un mondo che facil-
mente si lascia andare alla
cattiveria e al disinteresse
verso il prossimo.
Genova ha un grande “porto,
Domenica 13 novembre è sta-
to benedetto da Sua Eminenza
il Cardinale Giuseppe Siri, Ar-
civescovo di Genova, e inaugu-
rato dal ministro dell’Industria
e Commercio, on. Giulio An-
dreotti, il «Centro di Rivalta
Scrivia », la grandiosa organir-
zazione che è stata definita co-
me un autentico «porto in ter-
raferma » e come la più effica-
ce appendice del porto di Ge-
nova. Le autorità e gli invitati
hanno avuto modo di consta-
tare la grandiosità e l’imponen-
za degli impianti, la funzionali
tà di un Centro di servizi la cui
validità ha ormai raggiunto di-
mensioni internazionali.
L’interesse suscitato da que-
sta iniziativa nei più diversi am-
bienti, nazionali ed esteri, è in-
dubbiamente giustificato non
tanto dalle soluzioni tecniche
prospettate quanto, soprattutto,
dalle idee, dai metodi di lavoro
e dagli scopi che ne costituisco-
no l’impostazione sociale. Oggi
l'umanità sta vivendo un perio-
do di profonda trasformazione
sociale, così che i rapporti si
intensificano fra gruppo e grup-
po e il lavoro isolato appare
sempre più anacronistico. E’
giunto il momento di unire le
forze, affinché il progresso eco-
nomico e sociale sia accompa-
gnato da un effettivo sviluppo
delle comunità, poiché lo scopo
finale rimane sempre quello di
un benessere comune: ogni av-
venimento, ogni fatto deve ave-
re per protagonista tutta l’u-
manità ed è evidente, pertanto,
come, in tutto il mondo, ci si
sforzi di giungere a risultati
concreti.
Il singolo, o i gruppi, non
possono prosperare se non si ri-
solvono i fondamentali proble-
mi di interesse comune, men-
tre, per contrapposto, l'egoismo
dei singoli, di gruppi o di clas-
si, ‘costituisce un fenomeno
comparabile al cancro in un or-
ganismo vivente.
Da queste idee — e a suo tem-
po « Notiziario C » ne dette am-
pia notizia — sono partiti i
promotori del Centro di Rivalta
convinti che oggi sia necessa-
rio perseguire vie moderne e
nuove in un settore tanto im-
portante quanto delicato della
economia internazionale: quel-
lo dei trasporti, marittimi, ter-
restri o aerei.
Negli ultimi tempi ci si è
sempre più lamentati per deter-
minati fenomeni contrari a una
sana economia nel campo dei
trasporti marittimi e terrestri;
si è parlato, in particolare, del
porto di Genova, del suo inta-
samento, della difficoltà di far
giungere la merce, rapidamen-
te, nelle località di destinazio-
ne; si è detto, chiaramente, che
oggi troppi ostacoli impedisco-
no il raggiungimento di una ge-
stione economicamente attiva.
Il costo di un trasporto non
è che la somma delle varie fasi
ed è evidente che se qualche
fase è antieconomica deve esse-
re individuata ed eliminata, on-
de evitare sprechi semplicemen-
te spaventosi, con ripercussioni
di carattere soprattutto socia-
le. Quale è, dunque, la vera im-
postazione economica? E’, evi.
dentemente, quella di studiare
l'impostazione migliore per tut-
te le varie fasi di trasporto in
un unico piano, coordinando
tutto e ponendo in reciproca
collaborazione e semplificando
quanto più è possibile.
Ciò è attuabile se si fa com-
prendere a tutti gli interessati
alle varie fasi di un trasporto,
che essi costituiscono un unico
organismo, che occorre per tut-
ti giungere a una visione globa-
le e che raggiungendo la mas-
sima perfezione nella esecuzio-
ne dell’intero trasporto si pro-
muove anche l’interesse di o-
gnuno. In questa visione orga-
nica, di interdipendenza, il sin-
golo deve mantenere la propria
libertà, la propria responsabili-
tà e il proprio spirito di ini-
ziativa e deve avere il giusto
riconoscimento per l’apporto
che egli offre.
Vogliamo esemplificare me-
glio? Esaminiamo brevemente,
per un trasporto marittimo-ter-
I piani di carico, serviti da binari ferroviari, nell'interno di uno de: grandi magazzini già pronti per iniziare l’attività nel
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
restre di merci varie, alcuni e-
sempi di interdipendenza tra le
diverse fasi.
La merce: se i colli fossero
riuniti in unità di carico (pa-
lettizzazione) di peso che, in re-
lazione al tipo di merce, potreb-
be variare da 500 Kg. a 1.500
Kg., tutte le fasi del trasporto
sarebbero enormemente accele-
rate. E’ vero che la palettizza-
zione comporta un costo di cir-
ca 2.000/2.500 lire, ma il rispar-
mio sul complesso del tra-
sporto potrebbe essere dell’or-
dine di varie migliaia di lire.
Evidentemente la merce potrà
sostenere la spesa maggiore se
sarà messa in grado di benefi-
ciare equamente dei vantaggi
nelle fasi successive del tra-
sporto.
La nave: può avere particola-
ri doti di velocità, di attrezzatu-
re ecc., ma è noto quanto ciò
comporti alti costi la cui conve-
nienza è condizionata dal fatto
che le operazioni portuali di
sbarco imbarco siano rapide e
contenute in eque tariffe.
Il porto: la sua efficienza e
funzionalità è condizione di eco-
nomicità per la nave e per la
merce. Si deve evitare ad esem-
pio che uno spedizioniere sia
tentato di far attendere la na-
ve, che costa un milione al gior-
no, per non correre il rischio di
assicurare la presenza di vago-
ni sottobordo in attesa di un
Centro di Rivalta.
Il 13 novembre è st
grandioso Centro di s
e il Ministro Andreo;
più vivo interesse in
propone e ch
carico la cui prontezza di sbar-
co sia incerta.
Il trasporto terrestre: Il costo
può variare notevolmente in re-
lazione alla celerità delle opera.
zioni di carico e scarico ed alla
possibilità di trovare un carico
di ritorno, dato che, per esem-
pio, il poter effettuare due cari-
chi in un giorno anziché uno
solo, può essere motivo di una
notevole riduzione di costo.
Se ora passiamo ad esamina-
re la situazione attuale di com-
petitività tra i porti, dobbiamo
constatare che mentre nel pas-
sato ogni porto aveva una zona
di influenza, zona che era con-
siderata quale riserva di caccia,
a seguito del progresso dei tra-
sporti aerei e terrestri, la mer-
ce ha oggi una grande facilità di
scelta per assicurarsi il miglior
servizio; già oggi i nostri por-
ti soffrono una riduzione di traf-
fico, ma il prossimo futuro può
riservare sorprese ancora più
amare.
terraferma a Rivalta Scrivia
ni
almente inaugurato il
esenti il Cardinale Siri
ziativa ha suscitato il
mondo - Che cosa si
mifica Rivalta
I porti esteri concorrenti, co-
me già ripetutamente abbiamo
denunciato, hanno una produtti-
vità diverse volte superiore al-
la nostra a seguito di imposta-
zioni più semplici e razionali e
perciò i loro costi sono decisa-
mente inferiori.
Si hanno in corso nuovi enor-
mi progressi, sia in fatto di na-
vi speciali che di metodi di tra-
sporto. Negli Stati Uniti in In-
ghilterra, in Olanda sono in cor-
so accordi tra grandi gruppi per
sviluppare il trasporto di gran-
di contenitori con navi speciali,
contenitori della capacità di 35
me. oppure di 60 mc.
Il puro costo di imbarco e
sbarco di un contenitore grava
sulla merce contenuta per cir-
ca 2 dollari a tonn. contro i
18/22 con i metodi tradizionali.
Una nave per contenitori può
prendere il suo completo carico
e riconsegnarlo in meno di due
giorni anziché 10/12 giorni per
la nave normale. E’ vero che i
contenitori e le navi presentano
un costo di impianto elevatissi-
mo ma il bilancio permane mol.
to favorevole; perciò i gruppi
di operatori di cui abbiamo ac-
cennato si preparano attraverso
Anversa a Rotterdam ad invade-
re tutta l’Europa realizzando
tempi, costi e qualità di traspor-
to veramente eccezionali. Già si
parla di traffici in containers
anche verso l’Australia e verso
l’Asia.
Possiamo rimanere inattivi di
fronte ad una tale situazione di
così pericolosa concorrenza?
Non è un’azione marginale
quella che deve essere intrapre-
sa, e che la Società Rivalta Scri-
via sta da tempo promuovendo,
perché è superfluo dire che il
migliore funzionamento dei no-
stri porti è causa di vita per i
porti stessi e per il nostro com-
mercio ed è condizione di pro-
gresso per il complesso della e-
conomia italiana la quale non
può rimanere succube della ini-
ziativa straniera.
Gli ampliamenti dei porti ita-
liani sono certamente utili e
necessari, ma essi richiedono
molto tempo e non risolvereb-
bero il problema come potrà
fare il Centro di Rivalta Scri-
via la cui realizzazione è giun-
ta ormai quasi al termine per
quanto riguarda il primo lotto
Il ministro dell'Industria e Commercio, on. Andreotti
di lavori comprendente due
grandi magazzini per merci va-
rie, della superficie complessiva
di 160.000 mqa., un palazzo per
gli uffici atto ad ospitare la Do-
gana, Spedizionieri, Agenti ma-
rittimi, Banca, Assicuratori, ecc.
un’imponente rete stradale a
servizi vari.
Il Centro di Rivalta grazie al.
la sua ampiezza ed attrezzature,
oltre a decongestionare i magaz-
zini portuali ed il porto stesso,
consente l'adozione di metodi di
lavoro più razionali, in partico-
lare quello di attuare le opera-
zioni di imbarco e di sbarco per
via indiretta. Infatti l’attuale
sistema diretto, cioè di conse-
gna della merce direttamente da
nave a ricevitore e viceversa,
crea innumerevoli disfunzioni,
provoca lentezza nel lavoro e co-
sti elevati.
Il sistema indiretto, invece,
secondo il quale la nave conse-
gna la merce a magazzino por-
tuale o magazzino Rivalta e vi-
ceversa, evitando contatti diret-
ti tra ricevitore o caricatore e
la nave, consente una migliore
produttività, semplifica diverse
operazioni, riduce i costi e per-
mette attuare tre turni di lavo-
ro anziché due.
Il Centro di Rivalta favorisce
pure lo sviluppo della palettiz-
zazione (merce preparata in u-
nità di carico) e il transito dei
grandi contenitori, traffici ben
difficilmente richiamabili nella
attuale organizzazione portuale.
Un razionale uso della palettiz-
zazione, favorito dalla collabo-
razione tra coloro che interfe-
riscono nel trasporto, potrà co-
stituire la migliore difesa per
assicurare traffico ai nostri por-
ti, in concorrenza a quel traffi-
co in containers che trova par-
ticolari facilitazioni nei porti
del Nord Europa.
La riduzione di costi, valuta-
bile a diverse migliaia di lire a
tonnellata, e il miglioramento
nelle qualità dei servizi presta-
ti nei nostri porti, non può ri-
chiamare verso di essi il traffi-
co perduto e quel nuovo traffi-
co che potrebbe svilupparsi ver-
so il Centro Europa, l’Africa, e
l'Asia.
I risultati del progetto Rival.
ta, come già accennato, dipen-
dono, oltre che dalle soluzioni
tecniche, dalla particolare impo-
stazione della Società, società
di servizio e non con scopo di
lucro, anche se essa dovrà cer-
care di assicurare agli azionisti
un giusto dividendo; impegnata
a promuovere la migliore fun-
zionalità del complesso delle at-
tività che curano il servizio tra-
sporto; società che mira al « be-
ne comune », cioè un servizio
generale nell’interesse dello svi-
luppo dei traffici e del progres-
so economico.
Questa Rivalta Scrivia, nelle
sue linee essenziali. Indubbia-
mente la perfezione è difficil-
(al centro) mentre giunge a Rivalta.
mente raggiungibile, ma è chia-
ro che l’iniziativa ha mantenuto
fede ai suoi principi: quelli di
essere a disposizione della co-
munità per ottenere risultati
vantaggiosi per tutti. Lo stes-
so lavoratore non potrà, da que-
sta iniziativa, che trarre indub-
bi vantaggi: un lavoro ordinato
ed economicamente producente
ha le sue componenti in ogni
settore dell’attività umana: in
quella dell’imprenditore come
in quella del prestatore d’ope-
ra. Rivalta Scrivia, in particola-
re, offre al porto di Genova,
nuove fonti di lavoro e molti-
plica la capacità operativa di
tutto il grande emporio, negli
ultimi anni messo sovente sot-
to accusa per la sua incapacità
a ricevere e a smistare, celer-
mente, tutto il traffico. Rivalta,
in definitiva, indica la via da se-
guire per un domani di prosperi-
tà: se i traffici avranno dal
grande Centro un impulso, è
evidente che gli stessi lavora-
tori saranno i primi a goderne
i vantaggi. Il lavoro assicurerà
a tutti tranquillità e serenità; e
consentirà, inoltre, di poter im-
postare nuove iniziative. Sempre
nello spirito di una collabora-
zione fra le varie classi, oggi più
che mai condizionate — nel lo-
ro vivere e nel loro prosperare
— dalla necessità, di ordine mo-
rale oltre che materiale, di ac-
quisire per tutti un dignitoso be-
ne comune.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
Non è vero che le grandi navi
siano fredde; se questo fenomeno
si avvera, è perché sono fredde le
persone che vi abitano. Da tempo
sono convinto di ciò che affermo,
ma questa convinzione mi si è con-
fermata la sera del 22 ottobre, in
pieno Oceano Atlantico, a bordo
della EUGENIO C., quando ho a-
vuto la fortuna di assistere a una
serata organizzata dall'equipaggio.
Durante lo spettacolo non guar-
davo le scenette che si svolgevano
sul palcoscenico del bel teatro di
bordo, ma mi saziavo di contem-
plare la scena della platea. L'ot-
tanta per cento dell'equipaggio era
presente, tutti volti sorridenti e fe-
lici dopo una giornata di intenso
lavoro. Certamente ognuno aveva
la sua pena nel cuore, forse avreb-
bero desiderato avere seduti, ac-
canto a loro, i propri bambini, le
proprie mogli o fidanzate, per gioi-
MATRI
Giancarlo PIANOSI con la si-
gnorina Assunta Patti. Imperia,
chiesa parrocchiale di San Gio-
vanni Battista, 30 aprile 1966.
Giuseppe CANEPA con la si-
gnorina Giuseppina Campi. San-
tuario di Nostra Signora del
Monte, Genova, 5 maggio 1966.
Franco TORRE con la signo-
rina Maria Assunta Manisi, San
Terenzo (La Spezia), chiesa par-
rocchiale di Santa Maria Assun-
ta, 8 maggio 1966.
Emanuele FAMA’ con la signo-
rina Eugenia Zanotti. Sant’Ila-
rio al Mare (Genova), chiesa di
Nostra Signora della Mercede,
20 giugno 1966.
Werner MULLER con la si.
gnorina Maria Adelaide Massa.
Montaldo (Mondovì), chiesa par-
rocchiale della Assunzione, 30
giugno 1966.
finale.
re insieme: ma purtroppo questa
assenza rimane sempre insuperabi-
le nella vita di bordo.
Comunque sia, tutti erano feli-
ci. C'era, nell'aria, il calore di una
grande famiglia radunata attorno
al comandante, cap. Marco Simi-
cich,.che era lì a testimoniare, con
la sua presenza, uno spirito di co-
munità veramente sincero e vivo.
Avrei voluto salire sul palcosce-
nico e far notare a tutti gli spet-
tatori che il miglior numero della
serata erano loro: uniti nella gioia.
Avrei voluto dir loro di continua-
re così per tutto il tempo che que-
sta bella « ammiraglia » solcherà i
mari, perché soltanto così è più
facile navigare. Avrei voluto dire
di essere uniti nel loro lavoro, nel-
le pene e nella preghiera, come lo
erano nella gioia, perché l’EUGE-
NIO C, deve essere una nave cal-
MONI
Augusto FORLANO con la si
gnorina Irma Rolla. Genova,
chiesa parrocchiale di Sant’A-
gnese e Nostra Signora del Car-
mine, 2 luglio 1966.
Giovanni OBEROSLER con la
signorina Angela Crismani. Trie-
ste, chiesa dei Cappuccini (Mon-
tuzza), 16 luglio 1966.
Pino VINCI con la signorina
Neve Pinto, Barrifferi (Monte S.
Elia), chiesa di San Giuseppe, 16
luglio 1966.
Romano GANDINI con la si-
gnorina Giovanna Janni. Roma,
chiesa di San Gregorio al Celio,
25 luglio 1966.
Corrado FIORE con la signo-
rina Rita Calcagno. Varazze,
chiesa della Madonna della Guar-
dia Fatebenefratelli, 8 settem-
bre 1966.
Agli sposi giungano i più fer-
vidi auguri di « Notiziario C ».
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
La tarantella.
da, dove il navigare è meno duro. -
Qualcosa, però, ho detto. Non
so se sia stato un sogno o realtà,
ma ho parlato e loro mi hanno a-
scoltato. A volte si parla anche
senza muovere le labbra, perché
quando si agisce col cuore è come
se si parlasse; e in quella serata
memorabile non solo io ma molti
hanno avuto questo linguaggio, per-
ché molti hanno agito mossi dalla
mia stessa passione.
Ho seguito anche la preparazio-
ne di quella serata, Lo slancio, il
disinteresse, l’altruismo di tanti
garzoni, piccoli, camerieri, sottuf-
ficiali, mi hanno fatto capire che
qui, su questa nave, il terreno per
far crescere una Comunità c'è, ed
è buono, Comunità: che non vuol
dire somma di più individui, ma
unione di persone che non si ac-
contentano di lavorare e di man-
giare assieme, ma che sentono la
necessità di essere uniti nello spi-
rito.
Se è vero che chi ben comincia
è a metà dell’opera, allora possia-
mo dire che l'’EUGENIO C. naviga
già da parecchi anni, perché l’im-
pegno è stato splendido. E vera-
mente è così, perché è da parec-
chi anni che l’equipaggio della na-
ve vive questa vita comunitaria.
P. G.
Lo spettacolo offerto aveva il ti-
tolo: « Fantasia sul mare ». E' sta-
to presentato da Claudia Ciapesso-
ni e da Emanuele Cogoni, con l'Or-
chestra del Maestro Aldo Corsi.
"« equipe » tecnica era così com-
posta: luci: Ciack; suono: Pampu-
ro; sceneggiatura: Deselin; costu-
mi: Maria Borlani; realizzazione:
Don Peluffo; redazione grafica:
Bianchi-Biggini. In questa cornice
di organizzatori e di tecnici, si è
inserito un «cast» eccezionale,
autentici artisti che hanno offerto
uno spettacolo dell'equipaggio al-
l'equipaggio. I loro nomi (indipen-
dentemente dall'abilità, grande per
tutti): Maria Borlani, Lina Schelot-
to, Liliana Cucco, Tecla Fausti, An-
tonio Dentice, Domenico Balzano,
Impero Fanello, Antonio Formisa-
no, Stanislao Ciliberto, Antonio
Frappola, Salvatore Acampora, Di-
nato Squillante, Michele Magliulo,
Giovanni De Simone, Giovanni Lisi,
Lauro Chiodi, Salvatore Boriello,
Fausta Guidetti. Nell’intervallo so-
no stati sorteggiati ricchi premi. E
il programma? Le «14-gambe-14 »
del « Moulin Rouge », « La rosa del-
l'India », « Pulcinella a Napoli », il
« Mago » e poi ancora il « Carosel-
lo napoletano » con quella « taran-
tella internazionale » che ha strap-
pato frenetici applausi. Insomma:
una grande serata. A quando la
seconda?
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
Spedizione in abb. post. Gruppo IV
Anno VI - Num. 6 - Novem.-Dic. 1966 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib. di Genova N. 826 del 23/2/61
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE -. Genova
ditta Giacomo Costa fu And
Anno VI - Suppl. al Num. 6 - Novembre-Dicembre 1966
Periodico bimestrale
PERIPLO D’AFRICA IN 834 GIORNI
A mezzanotte del 9 gennaio, è partita da Genova la Eugenio C. con un pubblico
eccezionale. Esponenti dell'aristocrazia e della industria internazionale, appassio-
nati di grandi viaggi e di manifestazioni mondane erano infatti presenti sulle liste
d'imbarco per la grande crociera che in 34 giorni permetterà di fare il periplo
del continente africano toccando 15 porti rientrando a Genova il 12 febbraio.
La realizzazione di un'impresa così impegnativa in soli 34 giorni poteva essere af-
fidata esclusivamente ad un transatlantico come l'Eugenio C.; dotato di un'elevata
velocità. Il successo di adesioni dall'Italia e dall'estero ha premiato degnamente lo
sforzo organizzativo. Dal 9 gennaio quindi al 12 febbraio l'ammiraglia dell’arma-
mento privato italiano ospiterà signorilmente un pubblico internazionale offrendo
quanto di meglio lo stile e l'evoluzione del turismo italiano può dare; farà soste
nei porti più interessanti per escursioni nell'interno di questo misterioso continen-
te, permetterà di visitare grandi città moderne e villaggi africani, parchi nazionali,
le cascate Victoria, il maestoso Kilimangiaro, assistere alla grande cavalcata della
famosa Guardia Rossa di Dakar e a danze indigene zulù; tutto in un programma del
più alto interesse turistico e culturale. Può giustamente, per tutto questo, definirsi
la più grande crociera dall'Italia con la nave più moderna.
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
cotLtTLTTCCCoeo CCL. 00 0r PC_S-TLCP CC PP! P_DS-PPP_W_OO_O-M-OPO OOO
Buon Natale scandito sull’in-
fantile cantilena che ripete al-
l’infinito: « Buon Natale in giro-
tondo, buon Natale in tutto il
mondo ».
Buon Natale al messicano che
chiude l’orizzonte sotto la fal-
da del sombrero e veste pastori
e zampognari con i costumi dei
peones, a chi vive in Terrasanta
o agli indios di Cordova.
Buon Natale a chi attende la
cometa in un paesaggio bianco
di neve o a chi aspetta sotto il
sole che si rinnovi il prodigio
della Notte Santa.
Certo, per noi italiani, la ne-
ve è — mella maggioranza —
uno degli elementi caratteristi-
ci del paesaggio natalizio; tan-
to caratteristico che di essa, sia
pure posticcia, cospargiamo i
Presepi dei nostri bambini. Ep-
pure vi sono sulla Terra molti
Paesi dove la celebrazione del-
la Natività ha una cornice ben
diversa e assume tutt’altri rit-
mi e cadenze, senza perdere nul-
la, peraltro, del suo fascino evo-
cativo e del suo valore simboli-
co. Quali, ad esempio?
@® In Palestina, proprio nei luo-
ghi in cui la stella cometa an-
nunciò duemila anni fa la nasci-
ta del Messia, a Natale il clima
è dolce e senza vento, il sole
splende per tutto il giorno e la
notte è quanto mai tiepida e
limpida.
® In Messico, a Oaxaca, la na-
scita del Bambino Gesù, o « Ni-
fio Dios », dà luogo a una serie
di celebrazioni ricche di folclo-
re che riprendono antichi e sug-
gestivi riti sacri conservativi im-
mutati nei secoli, nonostante le
vicessitudini del Paese. Il Bam-
bino Gesù, di gesso, legno o ar-
gilla, viene collocato da pie don-
ne, chiamate «acostaditas » in
un prezioso vassoio e portato
nella casa di una « madrina » e-
letta di anno in anno. Qui la
statuina è vegliata fra suoni, can-
ti, spari di mortaretti e un in-
credibile consumo di dolci e di
«tequila ». Poi, dal 1 al 15 gen-
natio, il Bambino, che le donne
di Oaraca considerano ormai
cresciuto, viene portato in chie-
sa di mattina per rimanervi tut-
to il giorno ed essere riportato
la sera a casa della « madrina».
All’andata e al ritorno il piccolo
corteo, chiamato «la paradita »,
attraversa la città preceduto da
bambine în abito bianco, fan-
ciulli che recano fiaccole e sten-
dardi e donne oranti, coperte di
veli neri.
DR _O>_PPP"P MOL LP-Pv-PvrP-PeP
e'è neve
® A Cordova, nel Nuovo Messi-
co, gli indigeni salutano il Na-
tale con caratteristiche danze di
origine pagana per invocare la
caduta di abbondante pioggia e
ricchi raccolti. I balli hanno luo-
go în chiesa dopo una breve fun-
zione di rito cattolico e si svol-
gono su temi diversi: la rievoca-
zione di imprese guerresche, la
«danza dell'arcobaleno» dei
«daini », dei « serpenti », ecc. La
singolare celebrazione testimo-
nia che il Cristianesimo è entra-
to nella vita degli aborigeni, so-
prapponendosi alle consuetudini
delle preesistenti religioni dei
«popoli indii » e dando luogo a
evidenti « contaminazioni ».
@ In Sicilia, dove il Natale si
svolge solitamente senza il bian-
co manto della neve, i giovani
contadini si recano a gruppi, di
casa în casa, a chiedere strenne
e dolciumi, preceduti da una
specie di rudimentale banda
composta da cembali, campanac-
ci da buoi, e recipienti di latta.
Raccolta la «strina» (strenna),
la festa continua fino alle prime
luci dell’alba, salvo l’intervallo
dedicato alla Messa di mezza-
notte.
LP PPPPPPPPPPPP O IP PPP P
Il ceppo e il pungitopo
Anche se nelle città e in nu-
merosi centri urbani ne è rima-
sto soltanto il ricordo (perché
il progresso ha sostituito ai vec-
chi camini più moderni siste-
mi di riscaldamento), la tradi-
zione del ceppo natalizio soprav-
vive tuttora tenace nelle campa-
gne e nelle borgate di tutta Ita-
lia. Si tratta di una consuetudi-
ne millenaria che in ogni regio-
ne assume un suo aspetto par-
ticolare e caratteristico.
In Toscana, ad esempio, la «Fe-
sta del ceppo » è una tradizione
natalizia che consacra il dovere
dell’ospitalità: il 24 dicembre, al
tramonto, il capofamiglia pone
sugli alari una grossa radice di
ulivo o di quercia e vi dà fuoco;
fintanto che il ciocco continua
ad ardere, la porta di casa rima-
ne aperta e chiunque entri ha
diritto a un piatto di arrosto e,
se vuole, anche a un letto per
la notte.
In Puglia il ceppo viene cir-
condato da dodici pezzi di legno
diverso, che rappresentano î do-
dicì Apostoli; attorno alla tavo-
la siede la famiglia che ospita
tanti poveri quanti sono i suoi
morti. Analoga è l’usanza che vi-
ge în Calabria, dove però sì suo-
le adornare il ceppo con tralci
d’edera.
Paese che vaio
I costumi e le usanze che ca-
ratterizzano le festività natali-
zie, e soprattutto la notte della
vigilia, variano sensibilmente da
regione a regione e si ispirano a
tradizioni che in certi casi ri-
salgono a epoche remotissime
e che, successivamente, la Cri-
stianità ha fatto proprie. Ecco
alcuni esempi, fra i più singo-
lari:
® In Sicilia gli uomini accendo-
no falò sulla vetta delle monta-
gne e le donne spargono mancia-
te di grano sui davanzali delle
finestre, grano destinato agli uc-
cellini în cerca di cibo.
@® Nella Valle del Brenta i bim-
bi trascinano per le strade le
catene dei camini finché non
diventano lustre e pulite. Soltan-
to allora acquistano il diritto di
sedere a tavola con i grandi per
la cena della vigilia.
©® In Emilia, nella notte di Na-
tale i contadini si recano nei
vigneti e vi spargono il vino che
è rimasto dal cenone. Essi ri-
tengono, secondo una antica cre-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
denza, di propiziarsi così la ven-
demmia dell’anno dopo.
® In diverse località del Centro
e del Sud d’Italia si allestisce
ogni anno un presepe vivente,
animato da persone del luogo.
Come in Italia, del resto, an-
che negli altri Paesi del mondo
il Natale suole essere celebrato
con riti e consuetudini popolari
che conservano da secoli il loro
folclore originario.
® Negli Stati Uniti, c'è un pic-
colo paese dell’Arizona, chiama-
to Christmas, cioè Natale, che
rispedisce ogni anno, nel mese di
dicembre, milioni di cartoline ri-
cevute da ogni parte dell’ Ameri-
ca da milioni di cittadini desi-
derosi di avere un biglietto di
augurio timbrato con quel nome
simbolico.
© In Belgio, quando il ceppo
natalizio che arde nel camino e-
saurisce anche le ultime braci,
ogni luce viene spenta con esso
e il silenzio scende sulle case,
quasi a simboleggiare l’attesa
con la quale il mondo si prepa-
ra ad accogliere la Natività.
In altre regioni il compito di
accendere il gaio fuoco matali-
zio non spetta al capofamiglia,
ma alla persona più anziana, la
quale chiama poi intorno a sé i
giovani, invitandoli a percuote-
re con un bastone îl ceppo per
farne sprizzare le scintille allo
scopo di trarne l’auspicio: tante
sono le faville che si sprigiona-
no, tanti saranno gli anni che
restano da vivere. Questa tradi-
zione era evidentemente già dif-
fusa al tempo di Dante, come è
comprovato dal XVIII canto del
Paradiso, là dove il Poeta se ne
vale per descrivere le anime che
salgono al cielo
«poi come nel percuoter de’
ciocchi arsi / sorgono innume-
revoli faville / onde gli stolti so-
liono augurarsi... » .
Altrove sono i fidanzati a ri-
cavare l’oroscopo dal ceppo ac-
ceso nella Santa Notte: la futu-
ra sposa getta sulle braci alcune
noci; se esse scoppiano, il ma-
trimonio non sarà felice, mentre
se bruciano lentamente nessuna
nube offuscherà il futuro.
Un'altra simbolica consuetu-
dine italiana è quella del pungi-
topo; la pianta sempreverde che
in occasione delle festività nata-
lizie e di capodanno fa la sua
comparsa in migliaia e migliaia
di case. Essa ha origine da una
delicata e commovente leggenda
che risale all’alto Medioevo e che
può essere così riassunta.
Molti secoli fa, nella notte del
24 dicembre, un arbusto disador-
no dalle foglie dure e aguzze co-
me aculei, se ne stava tutto solo
in mezzo alla radura di un bo-
sco, schivato da ogni essere vi-
vente, quando si accorse che un
grosso lupo si teneva nascosto
dietro un cespuglio, pronto ad
assalire due leprotti; la pianti
cella allora attirò l’attenzione di
un topolino di passaggio, si chi-
nò e lo punse leggermente e gli
sussurrò di far si che le piccole
lepri minacciate di morte cor-
ressero a mettersi sotto la sua
protezione. Così, infatti, avven-
ne: l’arbusto diede asilo alle
tre bestiole, disponendo i rami
în modo da formare una specie
di gabbia con gli aculei rivolti
verso l’esterno e il lupo tentò
invano, per tutta la notte, di
ghermire la sua preda, finché fu
costretto a rinunciare e dovette
allontanarsi ferito e scornato.
Al mattino, molte delle foglie
aguzze erano spezzate o divelte
e, în loro vece, delle bellissime
bacche rosse, nate d’improvviso,
adornavano la pianta, che da al-
lora in poi si sarebbe chiamata
«pungitopo ».
Serata indimenticabile il 18
novembre, sull’Eugenio €, per
uno spettacolo folkloristico of-
ferto dall’equipaggio all’equi-
paggio.
Erano in lizza quattro regio-
ni italiane: Liguria, Campania,
Sicilia e Calabria. Ognuna di es-
se doveva portare sul palcosce-
nico il proprio folklore. Una giu-
ria, formata dal nostromo Pa-
storino, dal caporale Rossetti,
dal cambusiere Castellano e dal
venditore Mistretta, presieduta
dal secondo commissario Miil-
ler nelle vesti di notaio, avrebbe
giudicato l’abilità dei protagoni-
sti con tre voti, e precisamente
uno per l’interpretazione, uno
per il folklore e una per la sce-
nografia.
Si è presentata per prima la
Calabria con la «danza dei gi-
ganti »: imitazione di una festa
paesana molto familiare in Ca-
labria. Hanno anche ballato una
frenetica tarantella calabrese che
ha riscosso applausi a non fini-
re. Oltre ad altre scenette di vi-
ta calabrese e canti, abbiamo vi-
sto un palco un cantautore. Vo-
tazione: punti 67. Interpreti: Pie-
Liguria: Johnny Mandulin.
tro Leone, Giuseppe Carso, An-
tonio Leone, Santino Scordama-
glia, Lorenzo Tomeo e Gino Ri-
dente.
La Sicilia invece ha totalizzato
69 punti e la sua superiorità è
stata evidente. Anzi, ad onor del
vero, la giuria ci è sembrata un
po’ troppo severa coi siciliani, i
quali hanno portato in scena una
realistica imitazione della pesca
al pescespada. E’ stato uno dei
numeri migliori, questo, perché
ci ha data esatta l’impressione
di essere a due passi dal pesce-
spada; si sentivano urli, parole
e gesti propri dei pescatori sici-
liani quando sono impegnati in
tale pesca. La scenografia è stata
perfetta con vera barca, remi, sa-
gole, costumi ecc.
« Delitto d’onore » ci ha porta-
ti nel vivo di alcuni tristi dram-
mi siciliani e l’interpretazione, di
tale sketch, è stata talmente ben
fatta da contribuire, da sola, ad
aumentare il punteggio della Si-
cilia. Interpreti: Lucia Patané,
Vito Baraco, Luciano D’Urso,
Francesco Sorfi, Antonio Amma-
tuna, Salvatore Carratello, Vin-
cenzo Rodi, Orazio Valastro, Gia-
como Salpietro e Francesco Zin-
cale.
La Campania è stata presenta.
ta dai Torresi sempre alla ribal-
ta coi loro canti e il loro senti-
mento « Acquarello napoletano »
è stato veramente un acquarello
di autore, perché con le sue luci,
ombre e colore ci ha fatto capi-
re Napoli, dove la vita è sempre
una festa. I venditori di anguria,
di pizza, di pesci e di acque,
coi loro canti e sorrisi, ci hanno
fatto dimenticare per un attimo
di essere a bordo portandoci in
quel mondo di semplicità e so-
gno, canto e poesia che è proprio
di Napoli. «S. Lucia luntana »
ci ha fatto rivivere una scena di
vita, tanto familiare a noi marit-
timi ma sempre così penosa e
triste. Tante volte, infatti, abbia-
mo visto emigranti che lasciano
la patria per andare in terre lon-
tane, eppure quella sera « S. Lu-
cia luntana » ci ha forse commos-
so di più, tanto è stata ben in-
terpretata. Votazione: punti 72.
Interpreti: Giuseppe Izzo, Fran-
co Imperato, Antonio Frappola,
Impero Fanello, Antonio Forni-
sani, Gina Pinto, Raffaele Fina-
mora, Salvatore Rondoni, Salva-
tore Esposito, Matteo Magliulo,
Donato Squillante, Giovanni De
Simone.
La Liguria ha aperto il suo re-
pertorio con... sì avete indovina-
to, proprio la Lanterna e il coro
dell’emigrante; una vera Lanter-
na costruita con tanto lavoro e
abilità. Il ligure, e il genovese in
particolare, è in fondo un senti-
mentale; non vive, come a torto
si pensa, soltanto per le « palan-
che », ma ha un gran cuore e sa
darlo da intendere spesso. E” sta-
to il tema della scenetta: « Uno
scagno in darsena » che ha com-
mosso fino alle lacrime. Vera-
mente le ho viste io sul volto di
molti. E’ stato un finale travol.
gente che, assieme a «Jhonny
Mandulin », interpretato dal no-
stro Govi, ha portato la vittoria
alla Liguria con punti 73! Non
poteva mancare «la riviera dei
fiori » e... i fiori erano veramen-
te tanti, qualcosa come due sac-
(segue in 4.a pagina)
Campania: Acquarello napoletano.
Sicilia: « Delitto d'onore ».
Calabria: coro calabrese.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
Da bordo della Jbattaglia a qualtro per la conquista
EUGENIO E] del “Campanile,,: vince la Liguria
N
LS AINCITE = AIAR:
TR IAA ES mas ta
RA
Ù aa
“a
wa
Andrea C.: musica,
Il 17 novembre 1966, sulla mo-
tonave ANDREA C. si è svolto,
per la quarta volta, il Festival
della canzone in mare. La mani-
festazione ha avuto, come i pre-
cedenti, un vivo successo e ha
riscosso l'approvazione di tut-
ti i presenti.
Bisogna subito dare atto al
Maestro Ugo Gaudiosi di aver a-
vuto l’ispirazione veramente fe-
lice; le canzoni presentate erano
Da sinistra: Vittorio Sangermano, Franco Scognamiglio, Benito Martino
e Gianni Cavallari.
Battaglia a quattro per Campanile
(segue dalla 3.a pagina)
chi e... tutti fabbricati a mano.
Interpreti: Emanuele Cogoni, Ma-
rio Bagnasco, Mario Roncallo,
Lina Schelotto, Irene Rotolo, Li-
no Grancagnolo, Giovanni Ranie-
ri e Giulio Arezzo.
Il tutto è stato accompagnato
dalla migliore tra le orchestre di
bordo: quella del Maestro Aldo
Corsi. Insuperabili sono state la
presentatrice Claudia Ciapessoni
e la costumista Maria Burlani, le
quali, con abilità non comune,
hanno saputo intrecciare, in un
tessuto unico, ben trenta scenet-
te, tra le più varie, del folklore
regionale italiano.
Dopo lo spettacolo, che è du-
rato tre ore, il comandante Mar-
co Simicich si è complimentato
con gli artisti dicendo: «Ciò!
no go mai visto roba compagna
a bordo de vapori! ». E’ stata la
più bella ricompensa per colo-
ro che hanno lavorato per la riu-
scita. E a questo proposito biso-
gna ricordare ancora la brava
presentatrice (Claudia Ciapes-
soni), l'orchestra (diretta impec-
cabilmente dal M.o Aldo Corsi,
con funzioni anche di regista), i
costumi di Maria Borlani, il suo-
no di Pampurio Cesari, le luci di
Ciach, la sceneggiatura di Dese-
lin, Giardina, Milazzo, Izzo, Pig-
gini, Suni, e la realizzazione che
porta il nome di don Peluffo.
P. G.
Nascite
Marco CIACH, figlio di Um-
berto e Nilde. La Spezia, 3 set-
tembre 1966.
Michele VERCELLINI, figlio
di Corrado e Chiara Molfetta,
30 ottobre 1966.
Felicitazioni ai genitori e cor-
diale « benvenuto » ai piccoli.
Matrimoni
Nunzio OLIVA con la signori-
na Dora Russo. Barnalda (Ma-
tera), chiesa del Convento, 28
settembre 1966.
Maurizio VILLA con la signo-
rina Ornella Fava.Imperia, chie-
sa parrocchiale di San Giovanni
Battista, 23 ottobre 1966.
Agli sposi felici vivissimi au-
guri.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
maestro Gaudiosi...
state tutte composte da lui du-
rante il viaggio e hanno fornito
la possibilità di presentare un
programma quanto mai interes-
sante e completo, dallo « shake »
al «twist », dalla «samba» al
«cha-cha-cha ». Naturalmente
l'orchestra di bordo — diretta
dallo stesso Gaudiosi — ha fatto
il resto, ha cioè fornito un enne-
simo saggio della propria bra-
vura.
Bravissimi anche i cantanti,
tutti allievi di Gaudiosi, i quali
si sono esibiti in pezzi anche dif-
ficili; vanno elogiati tutti. La se-
rata ha naturalmente visto an-
che altri numeri, come quello di
Gennaro Giordano e Luciano
Marzocchini, i due che hanno
presentato le loro «poesie mu-
sicali » dal titolo « L'ultimo ab-
braccio » e «Perlanera». Nel-
l’intermezzo assai applaudito an-
che Vittorio Esposito, il quale
ha cantato due successi dei pre-
cedenti Festivals e precisamente
« Virne rinda a me »'e « Tengo nu
tesoro » .
Per la cronaca diremo che a
tutti i presenti erano state con-
segnate apposite schede per in-
dicare le tre canzoni preferite.
Lo spoglio ha dato il seguente
risultato: 1°) «Perzecché » (rit-
mo allegro); 2°) « Notte napuli-
tana » (serenata); 3°) « Proverò »
(slow rock).
Applauditissimo, naturalmente,
il Maestro Gaudiosi quando, al
piano, ha ripetuto i motivi pre-
cedentemente eseguiti; e applau-
si vivi anche al paroliere Mife,
apprezzato collaboratore del
Maestro Gaudiosi.
Al termine dello spettacolo iîl
Comandante della nave ha conse-
gnato a tutti un oggetto ricordo
per la simpatica serata e, con
brevi parole, ha ringraziato ed
elogiato tutti coloro che avevano
prestato la loro opera per la buo-
na riuscita dello spettacolo.
Lucio Marzocchini nella parte di
« Perlanera ».
A noi, ora, non resta che rin-
graziare il Comando nave che ha
dato la possibilità a tutti di eva-
dere da bordo, almeno spiritual.
mente, per qualche ora, ralle-
grando equipaggio e passeggeri.
Un grazie particolare al signor
Sabbi, primo cameriere di Sala
B, il quale ha trasformato la sa-
la in un caldo e accogliente tea-
tro. E buona fortuna — oltre che
grazie — anche al Maestro Gau-
diosi: le sue canzoni non temo-
no confronti di sorta e possono
figurare degnamente in qualsiasi
Festival.
F. M.
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
Spedizione in abb, post. Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
Direttore bil
Anno VI - Suppl. n. 6 - Nov.-Dic. 1966 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib.. di Genova N. 526 del 23/2/61
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE . Genova
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