Notiziario "C", n. 3, 1963

Contenuto

Notiziario "C", n. 3, 1963
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
- Nella famiglia la vera pace, p. 1 - 2
- Il concilio interessa tutti, p. 2
- Gli ammogliati vincono il derby della Ditta Costa, p. 3
- Ha risolto tutto il favoloso "Pelli", p. 4
- Quattro piccole navi sulla via della grande rinascita, p. 5
- Giornale di bordo, p. 6
Data testuale
1963 maggio - giugno
Estremi cronologici
maggio 1963 – giugno 1963
Consistenza
pp. 6
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Famiglia Costa
Identificativo
PER.000364/14
Collocazione
Emeroteca
contenuto
Mea ANIENIMMA TIE: PANI A, aa a





Sia V ni

Anno III .- Numero 3 . Maggio - Giugno 1963 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV





Vella famiglia

la vera pace &

«E’ della più alta importan
za che le generazioni vengano
educate con adeguata formazio-
ne culturale nonché religiosa,
come è dovere e diritto dei ge-
nitori, a un profondo senso di
responsabilità in tutte le mani-
festazioni della loro vita e per-
ciò anche in ordine alla crea-
zione di una famiglia e alla pro-
creazione ed educazione dei fi-
gli. I quali devono essere for-
mati a una vita di fede e ad
una profonda fiducia nella Di-
vina Provvidenza perché siano
pronti ad affrontare fatiche e
sacrifici nell'adempimento di
una missione tanto nobile e
spesso ardua, quale è quella di
collaborare con Dio nella tra-
smissione della vita umana e
nell'educazione della prole... ».

Sono parole tratte dall’Enci-
clica «Mater et Magistra» di
Papa Giovanni XXIII, recente-
mente scomparso.

La famiglia: ecco il punto-ba-
se attorno al quale — in un
reciproco rispetto e nell’ordine
delle leggi divine e umane —
ciascuno di noi deve muoversi
perché veramente nel mondo la
pace non sia una parola vana
o falsa. « La pace è una casa»,
disse ancora Giovanni XXIII
parlando un giorno in San Pie-
tro, «la casa di tutti. Essa è
l'arco che congiunge la terra al
cielo ».

«Ma la pace», aggiunse nel.
l’altra grande Enciclica, la « Pa-
cem in Terris», «rimane solo
vuoto suono di parole se non
è basata su quell’ordine che de-
ve essere fondato sulla verità,
costruito secondo giustizia, vi-
vificato e integrato dalla carità
e posto in atto dalla libertà ».

In un mondo come quello
odierno — fatto di fermenti e











(Continua in 2.a pagina) /





IL CONCILIO Nella famiglia la vera pace

Inferessa (ul

Molti credono che i Vescovi si
siano adunati e si aduneranno nel
Concilio Ecumenico per modifica-
re ed attenuare la legge morale su
certi punti adattandola ai tempi
moderni.

E’ un errore, perché i Vescovi
non possono cambiare neppure una
sillaba di quello che appartiene ai
Comandamenti di Dio. Né i Ve-
scovi né il Papa hanno il potere
di andare contro la volontà di Dio,
che non può abdicare alla sua so-
vranità universale.

Il Concilio quindi non potrà mo-
dificare quella che è la struttura
essenziale della famiglia conceden-
do il divorzio in qualche caso pie-
toso, né le leggi che regolano la
trasmissione della vita, conceden-
do la libertà di separare il dovere
dal piacere.

Questo non si verificherà mai
perché nessuno può essere supe-
riore a Dio, nessuno può modifica-
re le sue leggi. Sarebbe come se
un Ministro volesse di suo arbitrio
modificare la Costituzione di uno
Stato emanata dalla volontà sovra-
na dell'Assemblea Costituente.

Altri poi hanno un’idea meschi-
na del Concilio e credono che il
Papa voglia disturbare tutto l’Epi-
scopato del mondo per trattare
questioni marginali come l'abito
dei preti o delle monache.

Lo scopo del Concilio è molto più
alto e importante. Precisare cioè
certi punti di dottrina che non so-
no ben chiari. Vi sono problemi su
cui conviene che la Chiesa abbia
una direttiva precisa perché i fe-
deli possano camminare su una
via sicura, Il mondo progredisce
e teorie nuove vengono ad inserir-
si in esso toccando anche la fede
e la religione, perciò la Chiesa do-
cente deve dare a noi l’indicazio-
ne della rotta di viaggio per non
correre rischio di fare naufragio.

Vi sono poi altre questioni che
riguardano la morale. Oggi si vive
così intensamente che si pongono
nuove questioni su cui è difficile
sapere il comportamento preciso
dal punto di vista dell'onestà.

Anche le leggi disciplinari, cioé
quelle che derivano solo dalla
Chiesa e non da Gesù Cristo diret-
tamente, hanno bisogno di essere
rivedute, modificate, aggiornate
per essere più aderenti alle circo-
stanze mutate dei tempi. Pensate
alla legge del digiuno, del riposo
festivo, alle leggi della giurisdi-
zione ecc... Ci sono poi immensi
e urgenti problemi di carattere pa-
storale, sul modo di avvicinare i
lontani, gli smarriti, gli atei, gli im-
migrati; sul modo di istruire le
popolazioni che sfuggono all’influen-
za del Clero. Ecco quali problemi
il Concilio deve affrontare.

Il Concilio interessa tutti quanti.
Investe tutta la Chiesa e non pos-
siamo concepire un avvenimento
che superi l'interesse di un Conci-
lio universale.

Il Concilio di Trento riformò la
disciplina dei fedeli e, attraverso
la istituzione dei Seminari, curò la
formazione del Clero in modo da
sentirne ancora oggi, dopo 400 an-
ni, il benefico influsso.

Da ciò si può misurare l’impor-
tanza di un Concilio.

Don Angelone

NOTIZIARIO ‘’€,,: pagina due

(Segue dalla l.a pagina)

di subitanee aspirazioni — cia-
scuno di noi deve portare il
suo piccolo contributo ad un
naturale, logico e giusto evol-
versi soltanto partendo dal pre-
supposto della insostituibilità
della famiglia. E’ nell'ambiente
familiare che istinti e sentimen-
ti debbono trovare la giusta
«canalizzazione », nel più am-
pio quadro di una reciproca col-
laborazione che è fatta di di-
ritti ma anche di doveri e che
deve avere come meta prima il
«bene comune ».

La comprensione e la colla-
borazione: due parole che nel-
la famiglia trovano la loro pri-
ma sorgente e si ripercuotono
— se giustamente coltivate —
nei rapporti con la società, nel.
la vita in comune, nell’ambien-
te in cui si lavora, nel mondo
sociale, Dalla serenità familiare,
dal rispetto fra i singoli com-
ponenti, dall'amore e dalla com-
prensione per il prossimo, l’uo-
mo può seguire la sua strada,
può contribuire al miglioramen-
to della collettività. Ma sempre
nel pieno rispetto delle leggi,
nell’ applicazione — spontanea
e compresa — dei diritti e dei
doveri.

Non esiste pace nella collet-
tività se prima la pace non è

nelle famiglie. I problemi di un
nucleo familiare diventano, fat-
te le debite proporzioni, i pro-
blemi di una azienda, di una
Nazione, del mondo intero.

I fatti di ogni giorno debbo-
no insegnarci ad essere consa-
pevoli del nostro ruolo nella so-
cietà. La decadenza della pace
è prima di tutto un disordine.
Nel nostro piccolo ambiente, tra
le nostre mura di casa, possia-
mo constatare come soltanto un
ordine accettato liberamente da
tutti sia in grado di dare svi-
luppo alle iniziative, alle ispi-
razioni, al progresso.

Amore verso il prossimo, tol-
leranza, reciproco rispetto, con-
siderazioni dei diritti ma anche
dei doveri, senso di responsa-
bilità, rispetto della libertà nel-
la giustizia; qui deve agire la
famiglia, qui debbono impe-
gnarsi i genitori nei confronti
dei loro figli. Affinché tutto pro-
ceda nel quadro della natura,
senza dannosi squilibri, avendo
come fine quel « bene comune »
che è interesse di tutti conser-
vare e potenziare.

Si è detto dei fermenti del
mondo d’oggi; sono tali e tanti
da far meditare. La massa, la
collettività non è che l’unione
di più uomini, parlando da un
punto di vista semplicistico e...
numerico. Ma la massa è so-

vente incontrollabile se i suoi
componenti — cioè ciascuno di
noi — non sono dotati di auto-
controllo e di una sana disci-
plina. Si torna, come si vede,
fatalmente al ruolo della fami-
glia, dei genitori. Educare nel
giusto: ecco il punto. L’uomo
ormai non può più agire da
solo, La collaborazione si è sem-
pre più imposta, ha creato for-
ze e prospettive nuove. Ma —
se lasciata a se stessa — può
creare anche pericoli e squili-
bri. Bisogna evitare tutto que-
sto, affinché il progresso non
si trasformi in un danno e va-
lichi le giuste leggi dell’ordina-
to vivere civile. La famiglia —
caposaldo dei popoli — ha il
suo ruolo da svolgere, i suoi
compiti. da assolvere. Compiti
imponenti.

«Nessuno di noi è un'isola »,
è stato scritto. Viviamo accan-
to agli altri, con le aspirazioni
degli altri, col desiderio di mi
gliorare. Il nostro bene non de-
ve significare il male degli altri.
Dobbiamo procedere con ordi-
ne. Lasciamo che la famiglia
formi gli uomini per un mondo
giusto, onesto, sereno, libero
nel rispetto delle leggi, avviato
verso la conservazione e il con-
solidamento di quel «bene co-
mune » senza il quale tutto sa-
rebbe falso e illusorio.







I lettori
collaborano







Ritto sulla bitta — come il gallo
al primo squillo dell'alba — uno
grida a squarciagola: « Eccolo!...
Arriva... Uno... due... tre... quattro
pescecani ».

Il mare era verde, verde vitreo;
sopra pianamente vi passavano le
forme ambigue, bigie, fredde delle
nuvole, e la luce veniva meno e
flebile si risollevava, a tratti, co-
me la fiamma d’un lume a cui sia
per mancare l'olio.

La Franca, ferma, si cullava leg-
germente carezzata dalle onde, e
circondata da un folto stuolo di
pescecani, che ora avanzavano ora
si allontanavano. Il grosso gancio
(fornito dal macellaio) legato ad
una spessa sagola agguanta l’esca.

« Uno, uno solo, ma dobbiamo
prenderlo » balbetta un altro.

Passa qualche minuto. Gli occhi,
spremuti a raspare a foglia a fo-
glia le acque, lagnimavano: le ac-
que parevano girare vorticose at-
torno, folle giostra di malachite.

All'improvviso un urlo. « Ha ab-
boccato!!! » — « Tira!!!... », uno; «No
non tirare!!! », un altro. « Agguanta
bene!!! », un altro ancora.

La grossa fune scattando a bale-
stra dall'acqua era venuta in for-
za: tesa come ferro, gocciolante,
saliva dal mare alla poppa della
Franca. Il pescecane si dimenava,
tirava, lottava terribilmente. Lui, il
nemico dell’uomo, lui che tante vi-

accia al pescecane...

te umane avrà abbattute e vulne-
rate, avido d’esca è ora ingannato
e catturato.

«Forza Pennese... dai Zeri... tira,
tira Bruni!!! ». Il gruppo dei tena-
ci e cocciuti uomini della Franca,
dopo precedenti vani tentativi, rie-
scono ad issare a bordo il grosso
mostro. E’ lì disteso sulla coperta,
si contorce terribilmente sferzan-
do su di essa Ja sua potente co-
da: sono gli ultimi sforzi per so-
pravvivere. Il colpo di grazia dato
dal nerboruto Facchini, seguito dal-
l'urlo prepotente dell'equipaggio. Il
mostro è morto.

IMi sentii improvvisamente tra-
sportato nella mitologia, nelle fa-
vole dei mostri, che oggi non usa-
no più, perché l’uomo è diventato
lui il creatore di mostri.

Mi tornano a mente i vecchi ri-
cordi scolastici dall’Orlando Furio-
so quando Ruggero libera dall’Or-
ca Angelica, prigioniera del mostro
marino dal quale doveva essere di-
vorata. Ella poi si pone in bocca
l'anello magico e pianta Ruggero
sullo scoglio, con lancia e spada in
mano.

Ma questi ricordi esulano dalla
descrizione.

Per tutto il giro dell’orizzonte
non si vedeva che il deserto del
mare ed il lento fumare delle neb-
bie, era come essere soli sull'im-
menso mare, soli sulla terra; e la
sensazione di quella ‘infinita solitu-

dine mescolandosi con i sopradetti
ricordi di scuola, produceva in me
una specie di esaltazione, come a-
ver bevuto un vino drogato. La
folla dell'equipaggio e dei passeg-
geri era scomparsa. Erano rima-
sti alcuni passeggeri con macchi-
ne e cineprese, nonché alcuni uo-
mini dell'equipaggio.

Questi ultimi erano soddisfatti,
sulle loro facce non un segno di
eccitazione mentre squarciavano il
« Grande » mostro marino: di quel
sorriso illuminato di dentro che
ha il giocatore il quale ha vinto,
nemmeno un fiatino: facce desola-
tamente fredde e composte, con
sguardi lenti, tranquilli e nello
stesso tempo inespressivi, di sbuc-
ciatori di patate, cioè come di gen-
te impiegata in un lavoro di nes
suno interesse, quale può essere
lo sbucciar patate.

Il pescecane è lì appeso con la
sua grande bocca aperta, con le sue
tre visibili file di denti taglienti.

Ripiegai in fretta il mio entu-
siasmo contrastante con quella cal-
ma indifferente, avvertendo però,
con l’entusiasmo dello spettacolo
insolito anche una certa simpatia
verso l’animale che non può di-
fendersi, ed un sentimento di stu-
pore misto all’avversione per l’in-
differenza di quelli che «il mestie-
re» ha abituato alla «difficile»
cattura.

(Da «Palo a prua», giornalino
di bordo della FRANCA C.)



<>

4



_ Gli ammo

gliati vincono
il derby della Ditta Costa

E |

II favoloso “Pelli,, sigla da campione le reti del successo. Controllo
anti-doping per i portentosi medicamenti di un misterioso «massaggiatore»



La «grande foto »: le due squadre posano alcuni istanti prima dell'inizio dell'incontro.

Blu - Bianchi 2-0

Marcatori: nel 1° tempo: Pellicari
al 23’; nel 2° tempo: Pellicari
al 20°.

BLU (Sposati): Costa P. (Vitale);
Battistini, Vezzi; Tortello, Mini-
mel, Perotti; Costa L., Costa G.,
Pellicari, Parodi, Lavalle.

BIANCHI (Scapoli): Fichera; Rota,
Fassone (Ferrari); Bogliano, Gua-
raschi, Cannella; Gerboni, Dode-
ro, Salvo, Marengo, Obinu (Dal.
lera).

Arbitro: Costa G. III

La gente che, dopo un lungo in-
verno, era accorsa felice a godere
il pallido sole primaverile . della
passeggiata di Pegli, si domandava
stupita cosa fosse successo al Pio
XII. Una fila ininterrotta di mac-
chine ed una fiumana di persone,
già dalle due di quel sereno sabato
pomeriggio, facevano infatti la coda
per accaparrarsi î primi posti di
«tribuna numerata» dell’incontro più
interessante che la cronaca sporti-
va avesse mai registrato: stavano
per scendere in campo le formazio-
ni degli sposati e degli scapoli della
Ditta Costa.

L’ organizzazione era perfetta:
dai ragazzini raccattapalle aì distinti
«commendatori-con-pancetta » nel
ruolo di massaggiatore. Ma forse la
cosa più interessante era un nuovo
esperimento di assistenza ai gioca-
tori infortunati, messo in atto da
un distintissimo signore in camice

e con tanto di croce rossa sul brac-
cio e sul cappello: alla minima
escoriazione il nostro entrava in
campo con una valigetta di porten-
tosi medicamenti. Il lettore a que-
sto punto dubiterà senz'altro della
competenza sportiva di chi scrive,
dato che scene come quella ora
descritta, ne accadono a centinaia
sui campi da gioco; ma se quello
stesso lettore avesse avuto un po’
di pazienza prima di giudicare
l'operato di questo povero scribac-
cino, avrebbe appreso anche che
nella famosa valigetta non c’erano
bende, alcool © cerotti, bensì se-
ghe, pialle, chiavi inglesi, bulloni.
Garantiamo sull’utilità di questo
metodo: appena il presunto mas-
saggiatore si avvicinava ad un gio-
catore steso a terra con le mani
incrociate sul petto, ed i compagni
vicino in lacrime, costui immedia-
tamente balzava in piedi e ritor-
nava al suo ruolo. Meno efficace
invece ci è parso l’uso di un nuovo
tipo di disinfettante: interpretando
alla lettera il motto «il buon vino
fa sempre buon sangue », tralascia-
mo una più recente aggiunta per
ovvii motivi pubblicitarii, dalla cas-
setta prodigiosa saltavano fuori
fiaschi di vino e bottiglie di cognac
con la scusa che tanto di alcool
ve ne era bisogno.

Ma passiamo alla partita: ac-
colti dal boato della folla i venti-
due giocatori, più arbitro, massag-
giatori, fotografi e. direttori tecnici,
cercano di dare alla partita un tono
importante, schierandosi a centro
campo per il tradizionale «Hip,
Hip, Hurrà » e scambiandosi mazzi

imponenti di rose, carciofi, garofa-
ni, rapanelli e verdura fresca a vo-
lontà

Dopo le classiche corsettine sul
terreno di gioco per sciogliere i
muscoli, con esibizioni alla brasi-
liana di fini palleggi ed incitati da
figli, madri, suocere, fidanzate, non-
chè da un polemico signore con al-
toparlante, « gli atleti », «i fusti del
sabato pomeriggio », î vari Pelé, Di-

dì, Vavà genovesi, incominciavano
subito a dare calci della malora
alla palla, cercando di inviarla nei
posti più impensati.

E’ d’uopo a questo punto fare
una distinzione tra quei signori che
cercavano di fare il meno possibile
da una parte e tra quei signori
che cercavano invece di fare lo

(Continua in 4.a pagina)



I capitani delle due squadre e l'arbitro Dottor Giacomo Costa al quale il
« massaggiatore » offre... un magnifico paio di occhiali.

&

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre

Ha risolto tutto 1l

(Segue dalla 3.a pagina)

stesso dall’altra: se li dividessimo
infatti in sposati e celibi, siamo si-
curi che quello stesso noioso let-
tore di prima troverebbe da obiet-
tare dicendo che da parte nostra
siamo prevenuti contro gli sposati
O viceversa. Li chiameremo perciò
bianchi e blù, dai colori delle ri-
spettive maglie, tutte inalberanti un
bel «C ». La vittoria dunque è toc-
cata ai blù che hanno saputo meri-
tarsela per la maggior coesione del
gioco e, diciamolo pure per la mi-
glior classe (che poi questa classe
fosse quella di... leva o di gioco,
non sta a noi giudicare). I bianchi
hanno quasi sempre subito gli at-
tacchi degli avversari, difendendosi
caoticamente con spesso due o tre
battitori liberi!

Indubbiamente i bianchi, in uffi
cio, o con gli amici, avranno por-

tato come scusanti della sconfitta

un palo colpito in apertura di gara
(«se avessimo segnato allora, te lo
dico io, la partita sarebbe andata
ben diversamente! ») parecchi goal
sbagliati ed i molti pseudo-incidenti
curati con le già citate belle bevute.
Ma una storiella così fatta, crede-
teci, non ha senso, può essere rac-
contata a chi mon abbia visto la
partita.

Pur escludendo il rigore per i
blù, parato molto bene da Fichera,
tutte le migliori azioni sono parti-
te dalla metà campo di questi ul-
timi, magistralmente tenuta dal duo
Costa L. e G. (Opisso, allenatore
un tempo dei due nel Gruppo C,
continuava a gridare che glieli ave-
vano rovinati!).

D

Nessuna

scusa

Non tirino fuori quindi scuse i
bianchi, che la sconfitta è stata me-
ritata, non diciamo per loro inca-
pacità, ma per la maggior bravura
degli avversari (questa è una sto-
ria grossa come una casa, ma è
«ad usum » del solito lettore). Inu-
tile poi prendersela con l'arbitro
con la scusa che era un Costa e
che quindi ha javorito i cugini!
Niente di più falso! Ce ne fossero
di «arbitri così alla domenica sui
campi di pallacanestro!

Giunti a questo punto siamo si-
curi che se concludessimo così il
nostro articolo, quell’ormai appas-
sionato lettore, spalleggiato dal fra-
tello, ci darebbe contro, dicendo
che, stringi, stringi, non abbiamo
detto una parola della partita in
sè, nè dei giocatori. Dato che il
nostro motto è «il lettore ha sem-
pre ragione ed oggi non si fa cre-
dito », ci affrettiamo ad ubbidire.
Ma (c’è sempre un ma nella vita
degli uomini: se ci è permesso que-
sto ammonimento un po’ filosofico)
parlare dei giocatori giammai! Per
natura siamo sempre stati persone
schive da guai e non vorremmo in
questi frangenti incominciare a
farci fare un bel paio di occhi neri.

Non parleremo perciò di quel gio-
catore grasso come «un porcellino
dalla cute ben curata del gregge di
Epicuro (da Lucrezio: storico,
istruttivo e poetico) o di quel tale
dai piedi piatti o ancora di quel
portiere con i trampoli, ma passe-
remo subito alla scarna cronaca.

La prima bella azione viene da
Costa L. che, dopo una irresisti-
bile discesa effettua un forte tiro
diagonale che però Fichera para
bene.

Rispondono i bianchi con un’azio-
ne di Gerboni che passa a Salvo.
Il centrattacco con un bel dribbling
arriva a pochi passi dalla porta ed
inganna il portiere con una finta:
ma la palla colpisce l’interno del
sette ed esce.

SG

IL primo goal

Dopo un certo predominio dei
blù, al 15° Costa G. ripete l’azione
ora descritta: arriva solo in area,
si scarta terzino e portiere e tira
în porta; il palo respinge però la
palla, che attraversa lo specchio
della porta, arriva un terzino tutto
di corsa e prende la palla con le
mani. Rigore mettissimo che però
Parodi incaricato di battere, invia
tra le mani di Fichera. Azioni al-
terne, in cui di interessante si regi-
strano tre corners per parte, pe-
raltro infruttuosi. Al 23’ giunge il
primo goal: Costa L. da distante
tenta il tiro, ma la palla esce di
poco. Errore del terzino nel bat-
tere la rimessa, si impossessa del
pallone Costa G. ed anche lui tira:
ne esce una mischia în area in cui

ha la meglio Pellicari che con un.

forte tiro sulla destra insacca ine-
sorabilmente. Rispondono timida-
mente i bianchi con azioni belle
ma infruttuose di Bogliano, Gerbo-
ni e Salvo.

Nella ripresa questi stessi gioca-
tori riescono a portare all’attacco
per alcuni minuti la loro squadra,
poi la partita diventa appannaggio
dei blù. Registriamo oltre ad una
discesa di Gerboni che dopo aver
scartato tutta la difesa blù si la-
scia anticipare dal portiere (13’),
un bellissimo tiro di Costa G. da
posizione ravvicinata, a cui Vitale
risponde con un’altrettanto bella
parata. Al 20° è ancora Giovanni
Costa ad impostare la seconda re-
te, passando magistralmente a Pel-
licari che con un bellissimo pallo-
netto, inganna il portiere e sanci-
sce la vittoria. Da questo momento
alla fine nulla di interessante, se si
esclude una rete di Salvo annul-
lata per precedente fallo dello stes-
so giocatore (26°) ed una traversa
colpita da Bogliano ad un minuto
dal triplice fischio.

Tra î giocatori si sono poi parti-
colarmente distinti, da parte bian-
ca Fichera, Salvo, Bogliano e Ger-
boni; da parte blù, oltre ai due
Costa ed a Pellicari, Vitali Mini-
mel, Parodi e Perotti.

C.



Ni collaboratori

Il nostro invito di sempre: col-
laborare con noi, inviandoci brevi
articoli (firmati), fotografie e tut-
to quanto possa interessare Noti-
ziario «C.». E ricordate soprat-
tutto tre cose: siate brevi, precisi
e tempestivi. Grazie.

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro %

favoloso ” Pelli,,.



Lo « scapolo » Fichera para a terra su Lorenzo Costa protetto (si fa per
dire...) dai difensori,

E’ uno dei momenti più solenni dell'incontro. Parodi ha appena battuto
il calcio di rigore che verrà però parato dal bravissimo Fichera. Intanto,
gli altri stanno a guardare...



Vinti e vincitori al... tavolo della pace al termine della combattuta e
durissima partita. Sembra tuttavia, da certi sorrisi, che la fatica sia
stata dimenticata presto...

|









Undicesima puntata della
storia della Linea * C,,



sulla via del

» Quattro piccole navi
la grande rinascita





Ko







Marianna C.

























Antonietta C.

Giunti all'undicesima puntata, più
che di storia della LINEA «C»
dovremmo parlare ormai di crona-
ca. Siamo, infatti, nel periodo im-
mediatamente seguente la seconda
guerra mondiale; in quel periodo
contraddistinto da un operoso per
quanto difficile sforzo di ripresa, di
ritorno alla normale attività,

E, in questo numero, passano sul
NOTIZIARIO «C» quattro piccole
navi il cui ricordo può essere sem-
plicemente racchiuso in poche pa-
role: svolsero un onorato servizio,
fecero quasi da ponte fra la forza-
ta sosta bellica e il prestigioso ri-
torno della nostra Compagnia sui
mari del mondo.

Parliamo della CATERINA C.
(ex-« Marghera ») e del MARIAN-

NA C. (ex=« Arianna» e poi « Boa-

te»), della CATERINA C. (in le-
gno) e della ANTONIETTA C.
Parlando di queste unità non si
può certo sfogliare un libro pieno
di episodi e di aneddoti, a volte
lieti e a volte tristi; nè si può ac-
cennare a viaggi avventurosi,
Quattro navi del loro tempo. Le
presentiamo semplicemente attra-
verso la loro «carta d'identità ».















Caterina C.

(Ex Marghera)

La CATERINA C. \(ex-« Marghe-
ra» ed ex-« Angela ») venne costrui-
ta a Muggia, nel 1944, dalla Offi-
cina Meccanica Ettore Martinuzzi -
Cantiere Navale « Staimar ». Dati
tecnici: lunghezza metri 36,06; lar-
ghezza metri 7,02; altezza metri
3,09; stazza lorda tonnellate 239,16;
stazza netta . tonnellate 178,26; un
motore a ciclo Diesel, quattro tem-
pi. Venne acquistata dalla « Sidar-
ma» il 27-1-1947 e iscritta al Com-
partimento di Genova l’11 febbraio
col numero 2507. Unità di piccolo
cabotaggio, fu adibita al trasporto
di merce in genere. Il 17 febbraio
del 1949 fu venduta all’armatore
Paul Joergensen di Aalborg.

Marianna C.

La MARIANNA C. (ex« Arian-
na» e poi « Boate ») fu costruita
presso i Cantieri del Mediterraneo
di Pietra Ligure e varata il 10 no-
vembre 1946. Dati tecnici: lunghez



za metri 38,92; larghezza metri 7,02,
altezza metri 3,01; stazza lorda
tonnellate 243,13, stazza netta ton-
nellate 138,28; un motore a ciclo
Diesel, quattro tempi, HP. 250;
nave di piccolo cabotaggio, fu de-
stinata in particolare al traspor-
to vino. Acquistata il 7 dicembre
1946 dalla Società Ignazio Messina,
fu alla stessa Società rivenduta il
primo gennaio 1957.

Caterina C.

La CATERINA C. in legno,
fu costruita nel 1943-1945 presso i
Cantieri M. Alberti di Arma di
Taggia e varata il 7 agosto 1946.
Dati tecnici: lunghezza metri 37,99;
larghezza metri 8,20, altezza metri
3,89. Un motore a combustione in-
terna, quattro tempi costruito dal-
l’Ansaldo Meccanico di Sampier-
darena. Nave di piccolo cabotag-
gio, il 17 settembre del 1946, al
comando del cap. Acquarone, la-
sciò Sanremo e si portò a Geno-
va, dando inizio a viaggi in Sar-
degna e in Sicilia (Porto Torres,
Cagliari, Catania, Porto Empedo-
cle e Licata) con merci varie. La



velocità era di circa 10 miglia ora-
rie. Dopo essersi recata a Taranto
per imbarcare e portare a Genova
il motore della ANDREA «C >», si
recò. a Cagliari per un carico di
caolino alla rinfusa. Nel ritorno
— in seguito ad una fitta nebbia
— incappò in un fondo roccioso
nei pressi di Capo Bellavista e af-
fondò. Si era nell'aprile del 1947.
Non si ebbero perdite fra gli uo-
mini dell'equipaggio.

Antonietta C.

La motonave cisterna ANTONIET-
TA C. (ex-« Peppina C.») venne
costruita a Muggia, nel Cantiere Na-
vale Felszegi tra il 1944 e il 1946.
Dati tecnici: lunghezza metri 37,20;
larghezza metri 6,03; altezza metri
2,46; un motore a ciclo Die-
sel, quattro tempi, costruito dalla
San Giorgio di Genova Sestri. Staz-
za lorda tonnellate 193,89; stazza
netta tonnellate 145,96. Trasportò
prevalentemente olii commestibili.
Fu successivamente venduta e ri-
battezzata con il nome di «Nasche».

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina cinque









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IVLILLLIZL LL tea

TAI

Programma decennale
costruzione alloggi
per lavoratori

Con l'entrata in vigore della legge per la liquida-
zione del patrimonio edilizio della Gestione INA-CASA
(Legge 14/2/963 N. 60) è stato istituito un programma
edilizio decennale per la costruzione di alloggi per lavo-
ratori. Attualmente tale legge è in corso di regola-
mentazione.

I piani che verranno predisposti, sempre secondo
la citata nuova legge, prevedono la costruzione di al-
loggi destinati a cooperative i cui soci siano disposti
a concorrere alla costruzione stessa con l'apporto del
costo dell’area, ovvero con un versamento la cui entità
verrà stabilita dalla Gestione Case per Lavoratori al
momento del bando e che non potrà essere in ogni
caso inferiore al 15 % del costo totale dell'alloggio.

E’ inteso che possono usufruire della citata legge
soltanto coloro che versano i contributi INA-CASA e
che hanno i requisiti previsti per la concessione degli
alloggi a tipo popolare ed economico.

Pertanto. la Cooperativa Edilizia AUXILIUM-UCID
- SECONDA - con sede in Genova, Via Assarotti, 7, in
collaborazione con altre cooperative, sta predisponen-
do un piano per attuare alcune importanti iniziative
edilizie.

Per raggiungere tale scopo e per favorire i soci,
il Comune di Genova ha concesso una vasta area lot-
tizzata nella zona S. Tecla-via Sapeto a prezzo non
speculativo.

E’ molto importante ed urgente che la coopera-
tiva AUXILIUM-UCID predisponga — fin d’ora — il
suo corpo sociale per trovarsi pronta alla pubblica-
zione dei relativi bandi. Di conseguenza, tutti coloro
che desiderano fare domanda o avere maggiori infor-
mazioni possono rivolgersi alla citata Cooperativa
AUXILTUM-UCID.

Elezioni-sport sulla Franca C.

FRANCA C. Presidente: 2

ò

ARRARAAARARARARRAA



MARZAZZIAZAIAAVAAZAAZIAAZAAAZVAZZAZAZAAVAZ VV IAZ VV V0301010010010300%00072 00070230 BV

marconista Lanzil-



Durante una sosta della Franca C. a Nassau, alcuni uomini dell’equi-

paggio si sono improvvisati pescatori subacquei. E la fortuna ha assisti-

to Sciolis, Mangraviti e Ferenaz che hanno catturato questa magnifica
razza del peso di circa un quintale e mezzo.



L'equipaggio della
si è recato alle urne \per eleggere
i dirigenti del Circolo Sportivo.

In un clima di serietà e di en-
tusiastica partecipazione, si sono
svolte le operazioni di scrutinio
delle schede elettorali. Grazie alla
fattiva opera dei due presidenti
di seggio (1° uff. sig. Ghersi e 1°
macchinista sig. Calì), dei segre-
tari e degli scrutatori (cam. Fa-
vretto, picc. Priano, op. mecc.
Galdini,, bott. Meloni, carp. Gior-
gi, cuoco Nobili, macellaio Mori-
ni, mozzo Gentile) l'operazione di
spoglio ha dato i segueti risultati:

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina sei

lotti (voti 53); Segretario: 2 uff.
Sacconi (voti 34); Cassiere: ripo-
stiere Misuri (voti 29); Consiglieri:
Brath, Bardi, Favretto, Domeni-
chetti, Nobili, Gianrossi, Bruni, Pi-
pino, Bertolucci, Difolco, Vinci,
Gentile, Guidi, Priano; Assistente:
Don Angelone, Cappellano di bor-
do. Totale voti individuali: Sacco-
ni (107), Lanzillotti (99), Misuri
(90). Viti al presidente: Lanzillot-
ti (53), Sacconi (42), Misuri (37).

‘Dopo la proclamazione degli e-
letti è stato gentilmente offerto un
«vermouth» a tutti i presenti
per festeggiare l’avvenimento.

Tanti auguri...




Il giorno 29 giugno, festa dei i
Santi Pietro e Paolo, Sua ‘
Eminenza il Cardinale Giusep-
pe Siri, Arcivescovo di Genova, ‘
ordinerà Sacerdote, nella Cat- ‘
tedrale di Genova, Don Angelo %
Costa, figlio del nostro contito- è
lare Dott. Giacomo Costa fu $
Federico. ‘
Don Angelo, tre giorni dopo, 4
martedì due luglio, benedirà le 4
nozze del fratello Dottor An- 4
drea con la gentile signorina ‘
Dottoressa Santina Scolari di
Genova. ‘
Il NOTIZIARIO «C.» parteci- È
pa di tutto cuore, al doppio si- é
gnificativo e lieto avvenimento. 4
A Don Angelo gli auguri per un $
lungo e fecondo apostolato; al $
Dottor Andrea e alla sua gentile $
consorte vivissime felicitazioni $
e auguri di prospera felicità. 4

» o- o o os » £- os - -.- £- - £- - s- £- £- os o os 0 0 po >.

Nascite

° Il 9 maggio 1963 è nata a Pisa,
Cecilia Del Guerra, figlia del dott.
Giancarlo, impiegato del nostro Uf-
ficio Merci. Al papà, alla mamma,
signora Annabella, tante felicitazio-
ni; alla piccola vivi auguri.

Buon riposo...

@ Il marinaio timoniere Antonio
Loffredo, da Torre del Greco, è
sbarcato recentemente dalla BICE
COSTA ed è stato collocato a ripo-
so. Nel darcene l'annuncio, desi-
dera — tramite il nostro Giornale
— inviare un affettuoso saluto ai
suoi superiori e ai suoi compagni
di lavoro. Da parte nostra formu-
liamo al signor Loffredo gli augu-
ri di un lungo, sereno e meritato
riposo.

AR II
Lutto

@ Il 16 febbraio 1963 è scompar-
so il signor Giuseppe Novaro, padre
del nostro Ufficiale dell’ Enrico
C. Entrato quale ufficiale nella
LINFA C. il 6 giugno 1934, Giu-
seppe Novaro prese imbarco sul
«Langano » in qualità di primo uf-
ficiale, restandovi ininterrottamen-
te fino al 1945. Passò quindi a un
lavoro a terra, in qualità di impie-
gato, prima nello Stabilimento di
Sampierdarena e poi a Ponte Asse-
reto. Era in pensione dal 1954. Al.
la famiglia giungano le nostre più
sentite condoglianze.





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno III - N. 3 - Maggio-Giugno 1963
Spedizione in abb. post., Gruppo IV





Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961

Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)

© Stampa: BI-ESSE Genova _—

FLAVIO MAGNARIN

Direttore responsabile

Tel. 58.18.51 - Casella postale 492


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Anno III .- Numero 3 . Maggio - Giugno 1963 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV





Vella famiglia

la vera pace &

«E’ della più alta importan
za che le generazioni vengano
educate con adeguata formazio-
ne culturale nonché religiosa,
come è dovere e diritto dei ge-
nitori, a un profondo senso di
responsabilità in tutte le mani-
festazioni della loro vita e per-
ciò anche in ordine alla crea-
zione di una famiglia e alla pro-
creazione ed educazione dei fi-
gli. I quali devono essere for-
mati a una vita di fede e ad
una profonda fiducia nella Di-
vina Provvidenza perché siano
pronti ad affrontare fatiche e
sacrifici nell'adempimento di
una missione tanto nobile e
spesso ardua, quale è quella di
collaborare con Dio nella tra-
smissione della vita umana e
nell'educazione della prole... ».

Sono parole tratte dall’Enci-
clica «Mater et Magistra» di
Papa Giovanni XXIII, recente-
mente scomparso.

La famiglia: ecco il punto-ba-
se attorno al quale — in un
reciproco rispetto e nell’ordine
delle leggi divine e umane —
ciascuno di noi deve muoversi
perché veramente nel mondo la
pace non sia una parola vana
o falsa. « La pace è una casa»,
disse ancora Giovanni XXIII
parlando un giorno in San Pie-
tro, «la casa di tutti. Essa è
l'arco che congiunge la terra al
cielo ».

«Ma la pace», aggiunse nel.
l’altra grande Enciclica, la « Pa-
cem in Terris», «rimane solo
vuoto suono di parole se non
è basata su quell’ordine che de-
ve essere fondato sulla verità,
costruito secondo giustizia, vi-
vificato e integrato dalla carità
e posto in atto dalla libertà ».

In un mondo come quello
odierno — fatto di fermenti e











(Continua in 2.a pagina) /





IL CONCILIO Nella famiglia la vera pace

Inferessa (ul

Molti credono che i Vescovi si
siano adunati e si aduneranno nel
Concilio Ecumenico per modifica-
re ed attenuare la legge morale su
certi punti adattandola ai tempi
moderni.

E’ un errore, perché i Vescovi
non possono cambiare neppure una
sillaba di quello che appartiene ai
Comandamenti di Dio. Né i Ve-
scovi né il Papa hanno il potere
di andare contro la volontà di Dio,
che non può abdicare alla sua so-
vranità universale.

Il Concilio quindi non potrà mo-
dificare quella che è la struttura
essenziale della famiglia conceden-
do il divorzio in qualche caso pie-
toso, né le leggi che regolano la
trasmissione della vita, conceden-
do la libertà di separare il dovere
dal piacere.

Questo non si verificherà mai
perché nessuno può essere supe-
riore a Dio, nessuno può modifica-
re le sue leggi. Sarebbe come se
un Ministro volesse di suo arbitrio
modificare la Costituzione di uno
Stato emanata dalla volontà sovra-
na dell'Assemblea Costituente.

Altri poi hanno un’idea meschi-
na del Concilio e credono che il
Papa voglia disturbare tutto l’Epi-
scopato del mondo per trattare
questioni marginali come l'abito
dei preti o delle monache.

Lo scopo del Concilio è molto più
alto e importante. Precisare cioè
certi punti di dottrina che non so-
no ben chiari. Vi sono problemi su
cui conviene che la Chiesa abbia
una direttiva precisa perché i fe-
deli possano camminare su una
via sicura, Il mondo progredisce
e teorie nuove vengono ad inserir-
si in esso toccando anche la fede
e la religione, perciò la Chiesa do-
cente deve dare a noi l’indicazio-
ne della rotta di viaggio per non
correre rischio di fare naufragio.

Vi sono poi altre questioni che
riguardano la morale. Oggi si vive
così intensamente che si pongono
nuove questioni su cui è difficile
sapere il comportamento preciso
dal punto di vista dell'onestà.

Anche le leggi disciplinari, cioé
quelle che derivano solo dalla
Chiesa e non da Gesù Cristo diret-
tamente, hanno bisogno di essere
rivedute, modificate, aggiornate
per essere più aderenti alle circo-
stanze mutate dei tempi. Pensate
alla legge del digiuno, del riposo
festivo, alle leggi della giurisdi-
zione ecc... Ci sono poi immensi
e urgenti problemi di carattere pa-
storale, sul modo di avvicinare i
lontani, gli smarriti, gli atei, gli im-
migrati; sul modo di istruire le
popolazioni che sfuggono all’influen-
za del Clero. Ecco quali problemi
il Concilio deve affrontare.

Il Concilio interessa tutti quanti.
Investe tutta la Chiesa e non pos-
siamo concepire un avvenimento
che superi l'interesse di un Conci-
lio universale.

Il Concilio di Trento riformò la
disciplina dei fedeli e, attraverso
la istituzione dei Seminari, curò la
formazione del Clero in modo da
sentirne ancora oggi, dopo 400 an-
ni, il benefico influsso.

Da ciò si può misurare l’impor-
tanza di un Concilio.

Don Angelone

NOTIZIARIO ‘’€,,: pagina due

(Segue dalla l.a pagina)

di subitanee aspirazioni — cia-
scuno di noi deve portare il
suo piccolo contributo ad un
naturale, logico e giusto evol-
versi soltanto partendo dal pre-
supposto della insostituibilità
della famiglia. E’ nell'ambiente
familiare che istinti e sentimen-
ti debbono trovare la giusta
«canalizzazione », nel più am-
pio quadro di una reciproca col-
laborazione che è fatta di di-
ritti ma anche di doveri e che
deve avere come meta prima il
«bene comune ».

La comprensione e la colla-
borazione: due parole che nel-
la famiglia trovano la loro pri-
ma sorgente e si ripercuotono
— se giustamente coltivate —
nei rapporti con la società, nel.
la vita in comune, nell’ambien-
te in cui si lavora, nel mondo
sociale, Dalla serenità familiare,
dal rispetto fra i singoli com-
ponenti, dall'amore e dalla com-
prensione per il prossimo, l’uo-
mo può seguire la sua strada,
può contribuire al miglioramen-
to della collettività. Ma sempre
nel pieno rispetto delle leggi,
nell’ applicazione — spontanea
e compresa — dei diritti e dei
doveri.

Non esiste pace nella collet-
tività se prima la pace non è

nelle famiglie. I problemi di un
nucleo familiare diventano, fat-
te le debite proporzioni, i pro-
blemi di una azienda, di una
Nazione, del mondo intero.

I fatti di ogni giorno debbo-
no insegnarci ad essere consa-
pevoli del nostro ruolo nella so-
cietà. La decadenza della pace
è prima di tutto un disordine.
Nel nostro piccolo ambiente, tra
le nostre mura di casa, possia-
mo constatare come soltanto un
ordine accettato liberamente da
tutti sia in grado di dare svi-
luppo alle iniziative, alle ispi-
razioni, al progresso.

Amore verso il prossimo, tol-
leranza, reciproco rispetto, con-
siderazioni dei diritti ma anche
dei doveri, senso di responsa-
bilità, rispetto della libertà nel-
la giustizia; qui deve agire la
famiglia, qui debbono impe-
gnarsi i genitori nei confronti
dei loro figli. Affinché tutto pro-
ceda nel quadro della natura,
senza dannosi squilibri, avendo
come fine quel « bene comune »
che è interesse di tutti conser-
vare e potenziare.

Si è detto dei fermenti del
mondo d’oggi; sono tali e tanti
da far meditare. La massa, la
collettività non è che l’unione
di più uomini, parlando da un
punto di vista semplicistico e...
numerico. Ma la massa è so-

vente incontrollabile se i suoi
componenti — cioè ciascuno di
noi — non sono dotati di auto-
controllo e di una sana disci-
plina. Si torna, come si vede,
fatalmente al ruolo della fami-
glia, dei genitori. Educare nel
giusto: ecco il punto. L’uomo
ormai non può più agire da
solo, La collaborazione si è sem-
pre più imposta, ha creato for-
ze e prospettive nuove. Ma —
se lasciata a se stessa — può
creare anche pericoli e squili-
bri. Bisogna evitare tutto que-
sto, affinché il progresso non
si trasformi in un danno e va-
lichi le giuste leggi dell’ordina-
to vivere civile. La famiglia —
caposaldo dei popoli — ha il
suo ruolo da svolgere, i suoi
compiti. da assolvere. Compiti
imponenti.

«Nessuno di noi è un'isola »,
è stato scritto. Viviamo accan-
to agli altri, con le aspirazioni
degli altri, col desiderio di mi
gliorare. Il nostro bene non de-
ve significare il male degli altri.
Dobbiamo procedere con ordi-
ne. Lasciamo che la famiglia
formi gli uomini per un mondo
giusto, onesto, sereno, libero
nel rispetto delle leggi, avviato
verso la conservazione e il con-
solidamento di quel «bene co-
mune » senza il quale tutto sa-
rebbe falso e illusorio.







I lettori
collaborano







Ritto sulla bitta — come il gallo
al primo squillo dell'alba — uno
grida a squarciagola: « Eccolo!...
Arriva... Uno... due... tre... quattro
pescecani ».

Il mare era verde, verde vitreo;
sopra pianamente vi passavano le
forme ambigue, bigie, fredde delle
nuvole, e la luce veniva meno e
flebile si risollevava, a tratti, co-
me la fiamma d’un lume a cui sia
per mancare l'olio.

La Franca, ferma, si cullava leg-
germente carezzata dalle onde, e
circondata da un folto stuolo di
pescecani, che ora avanzavano ora
si allontanavano. Il grosso gancio
(fornito dal macellaio) legato ad
una spessa sagola agguanta l’esca.

« Uno, uno solo, ma dobbiamo
prenderlo » balbetta un altro.

Passa qualche minuto. Gli occhi,
spremuti a raspare a foglia a fo-
glia le acque, lagnimavano: le ac-
que parevano girare vorticose at-
torno, folle giostra di malachite.

All'improvviso un urlo. « Ha ab-
boccato!!! » — « Tira!!!... », uno; «No
non tirare!!! », un altro. « Agguanta
bene!!! », un altro ancora.

La grossa fune scattando a bale-
stra dall'acqua era venuta in for-
za: tesa come ferro, gocciolante,
saliva dal mare alla poppa della
Franca. Il pescecane si dimenava,
tirava, lottava terribilmente. Lui, il
nemico dell’uomo, lui che tante vi-

accia al pescecane...

te umane avrà abbattute e vulne-
rate, avido d’esca è ora ingannato
e catturato.

«Forza Pennese... dai Zeri... tira,
tira Bruni!!! ». Il gruppo dei tena-
ci e cocciuti uomini della Franca,
dopo precedenti vani tentativi, rie-
scono ad issare a bordo il grosso
mostro. E’ lì disteso sulla coperta,
si contorce terribilmente sferzan-
do su di essa Ja sua potente co-
da: sono gli ultimi sforzi per so-
pravvivere. Il colpo di grazia dato
dal nerboruto Facchini, seguito dal-
l'urlo prepotente dell'equipaggio. Il
mostro è morto.

IMi sentii improvvisamente tra-
sportato nella mitologia, nelle fa-
vole dei mostri, che oggi non usa-
no più, perché l’uomo è diventato
lui il creatore di mostri.

Mi tornano a mente i vecchi ri-
cordi scolastici dall’Orlando Furio-
so quando Ruggero libera dall’Or-
ca Angelica, prigioniera del mostro
marino dal quale doveva essere di-
vorata. Ella poi si pone in bocca
l'anello magico e pianta Ruggero
sullo scoglio, con lancia e spada in
mano.

Ma questi ricordi esulano dalla
descrizione.

Per tutto il giro dell’orizzonte
non si vedeva che il deserto del
mare ed il lento fumare delle neb-
bie, era come essere soli sull'im-
menso mare, soli sulla terra; e la
sensazione di quella ‘infinita solitu-

dine mescolandosi con i sopradetti
ricordi di scuola, produceva in me
una specie di esaltazione, come a-
ver bevuto un vino drogato. La
folla dell'equipaggio e dei passeg-
geri era scomparsa. Erano rima-
sti alcuni passeggeri con macchi-
ne e cineprese, nonché alcuni uo-
mini dell'equipaggio.

Questi ultimi erano soddisfatti,
sulle loro facce non un segno di
eccitazione mentre squarciavano il
« Grande » mostro marino: di quel
sorriso illuminato di dentro che
ha il giocatore il quale ha vinto,
nemmeno un fiatino: facce desola-
tamente fredde e composte, con
sguardi lenti, tranquilli e nello
stesso tempo inespressivi, di sbuc-
ciatori di patate, cioè come di gen-
te impiegata in un lavoro di nes
suno interesse, quale può essere
lo sbucciar patate.

Il pescecane è lì appeso con la
sua grande bocca aperta, con le sue
tre visibili file di denti taglienti.

Ripiegai in fretta il mio entu-
siasmo contrastante con quella cal-
ma indifferente, avvertendo però,
con l’entusiasmo dello spettacolo
insolito anche una certa simpatia
verso l’animale che non può di-
fendersi, ed un sentimento di stu-
pore misto all’avversione per l’in-
differenza di quelli che «il mestie-
re» ha abituato alla «difficile»
cattura.

(Da «Palo a prua», giornalino
di bordo della FRANCA C.)



<>

4



_ Gli ammo

gliati vincono
il derby della Ditta Costa

E |

II favoloso “Pelli,, sigla da campione le reti del successo. Controllo
anti-doping per i portentosi medicamenti di un misterioso «massaggiatore»



La «grande foto »: le due squadre posano alcuni istanti prima dell'inizio dell'incontro.

Blu - Bianchi 2-0

Marcatori: nel 1° tempo: Pellicari
al 23’; nel 2° tempo: Pellicari
al 20°.

BLU (Sposati): Costa P. (Vitale);
Battistini, Vezzi; Tortello, Mini-
mel, Perotti; Costa L., Costa G.,
Pellicari, Parodi, Lavalle.

BIANCHI (Scapoli): Fichera; Rota,
Fassone (Ferrari); Bogliano, Gua-
raschi, Cannella; Gerboni, Dode-
ro, Salvo, Marengo, Obinu (Dal.
lera).

Arbitro: Costa G. III

La gente che, dopo un lungo in-
verno, era accorsa felice a godere
il pallido sole primaverile . della
passeggiata di Pegli, si domandava
stupita cosa fosse successo al Pio
XII. Una fila ininterrotta di mac-
chine ed una fiumana di persone,
già dalle due di quel sereno sabato
pomeriggio, facevano infatti la coda
per accaparrarsi î primi posti di
«tribuna numerata» dell’incontro più
interessante che la cronaca sporti-
va avesse mai registrato: stavano
per scendere in campo le formazio-
ni degli sposati e degli scapoli della
Ditta Costa.

L’ organizzazione era perfetta:
dai ragazzini raccattapalle aì distinti
«commendatori-con-pancetta » nel
ruolo di massaggiatore. Ma forse la
cosa più interessante era un nuovo
esperimento di assistenza ai gioca-
tori infortunati, messo in atto da
un distintissimo signore in camice

e con tanto di croce rossa sul brac-
cio e sul cappello: alla minima
escoriazione il nostro entrava in
campo con una valigetta di porten-
tosi medicamenti. Il lettore a que-
sto punto dubiterà senz'altro della
competenza sportiva di chi scrive,
dato che scene come quella ora
descritta, ne accadono a centinaia
sui campi da gioco; ma se quello
stesso lettore avesse avuto un po’
di pazienza prima di giudicare
l'operato di questo povero scribac-
cino, avrebbe appreso anche che
nella famosa valigetta non c’erano
bende, alcool © cerotti, bensì se-
ghe, pialle, chiavi inglesi, bulloni.
Garantiamo sull’utilità di questo
metodo: appena il presunto mas-
saggiatore si avvicinava ad un gio-
catore steso a terra con le mani
incrociate sul petto, ed i compagni
vicino in lacrime, costui immedia-
tamente balzava in piedi e ritor-
nava al suo ruolo. Meno efficace
invece ci è parso l’uso di un nuovo
tipo di disinfettante: interpretando
alla lettera il motto «il buon vino
fa sempre buon sangue », tralascia-
mo una più recente aggiunta per
ovvii motivi pubblicitarii, dalla cas-
setta prodigiosa saltavano fuori
fiaschi di vino e bottiglie di cognac
con la scusa che tanto di alcool
ve ne era bisogno.

Ma passiamo alla partita: ac-
colti dal boato della folla i venti-
due giocatori, più arbitro, massag-
giatori, fotografi e. direttori tecnici,
cercano di dare alla partita un tono
importante, schierandosi a centro
campo per il tradizionale «Hip,
Hip, Hurrà » e scambiandosi mazzi

imponenti di rose, carciofi, garofa-
ni, rapanelli e verdura fresca a vo-
lontà

Dopo le classiche corsettine sul
terreno di gioco per sciogliere i
muscoli, con esibizioni alla brasi-
liana di fini palleggi ed incitati da
figli, madri, suocere, fidanzate, non-
chè da un polemico signore con al-
toparlante, « gli atleti », «i fusti del
sabato pomeriggio », î vari Pelé, Di-

dì, Vavà genovesi, incominciavano
subito a dare calci della malora
alla palla, cercando di inviarla nei
posti più impensati.

E’ d’uopo a questo punto fare
una distinzione tra quei signori che
cercavano di fare il meno possibile
da una parte e tra quei signori
che cercavano invece di fare lo

(Continua in 4.a pagina)



I capitani delle due squadre e l'arbitro Dottor Giacomo Costa al quale il
« massaggiatore » offre... un magnifico paio di occhiali.

&

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre

Ha risolto tutto 1l

(Segue dalla 3.a pagina)

stesso dall’altra: se li dividessimo
infatti in sposati e celibi, siamo si-
curi che quello stesso noioso let-
tore di prima troverebbe da obiet-
tare dicendo che da parte nostra
siamo prevenuti contro gli sposati
O viceversa. Li chiameremo perciò
bianchi e blù, dai colori delle ri-
spettive maglie, tutte inalberanti un
bel «C ». La vittoria dunque è toc-
cata ai blù che hanno saputo meri-
tarsela per la maggior coesione del
gioco e, diciamolo pure per la mi-
glior classe (che poi questa classe
fosse quella di... leva o di gioco,
non sta a noi giudicare). I bianchi
hanno quasi sempre subito gli at-
tacchi degli avversari, difendendosi
caoticamente con spesso due o tre
battitori liberi!

Indubbiamente i bianchi, in uffi
cio, o con gli amici, avranno por-

tato come scusanti della sconfitta

un palo colpito in apertura di gara
(«se avessimo segnato allora, te lo
dico io, la partita sarebbe andata
ben diversamente! ») parecchi goal
sbagliati ed i molti pseudo-incidenti
curati con le già citate belle bevute.
Ma una storiella così fatta, crede-
teci, non ha senso, può essere rac-
contata a chi mon abbia visto la
partita.

Pur escludendo il rigore per i
blù, parato molto bene da Fichera,
tutte le migliori azioni sono parti-
te dalla metà campo di questi ul-
timi, magistralmente tenuta dal duo
Costa L. e G. (Opisso, allenatore
un tempo dei due nel Gruppo C,
continuava a gridare che glieli ave-
vano rovinati!).

D

Nessuna

scusa

Non tirino fuori quindi scuse i
bianchi, che la sconfitta è stata me-
ritata, non diciamo per loro inca-
pacità, ma per la maggior bravura
degli avversari (questa è una sto-
ria grossa come una casa, ma è
«ad usum » del solito lettore). Inu-
tile poi prendersela con l'arbitro
con la scusa che era un Costa e
che quindi ha javorito i cugini!
Niente di più falso! Ce ne fossero
di «arbitri così alla domenica sui
campi di pallacanestro!

Giunti a questo punto siamo si-
curi che se concludessimo così il
nostro articolo, quell’ormai appas-
sionato lettore, spalleggiato dal fra-
tello, ci darebbe contro, dicendo
che, stringi, stringi, non abbiamo
detto una parola della partita in
sè, nè dei giocatori. Dato che il
nostro motto è «il lettore ha sem-
pre ragione ed oggi non si fa cre-
dito », ci affrettiamo ad ubbidire.
Ma (c’è sempre un ma nella vita
degli uomini: se ci è permesso que-
sto ammonimento un po’ filosofico)
parlare dei giocatori giammai! Per
natura siamo sempre stati persone
schive da guai e non vorremmo in
questi frangenti incominciare a
farci fare un bel paio di occhi neri.

Non parleremo perciò di quel gio-
catore grasso come «un porcellino
dalla cute ben curata del gregge di
Epicuro (da Lucrezio: storico,
istruttivo e poetico) o di quel tale
dai piedi piatti o ancora di quel
portiere con i trampoli, ma passe-
remo subito alla scarna cronaca.

La prima bella azione viene da
Costa L. che, dopo una irresisti-
bile discesa effettua un forte tiro
diagonale che però Fichera para
bene.

Rispondono i bianchi con un’azio-
ne di Gerboni che passa a Salvo.
Il centrattacco con un bel dribbling
arriva a pochi passi dalla porta ed
inganna il portiere con una finta:
ma la palla colpisce l’interno del
sette ed esce.

SG

IL primo goal

Dopo un certo predominio dei
blù, al 15° Costa G. ripete l’azione
ora descritta: arriva solo in area,
si scarta terzino e portiere e tira
în porta; il palo respinge però la
palla, che attraversa lo specchio
della porta, arriva un terzino tutto
di corsa e prende la palla con le
mani. Rigore mettissimo che però
Parodi incaricato di battere, invia
tra le mani di Fichera. Azioni al-
terne, in cui di interessante si regi-
strano tre corners per parte, pe-
raltro infruttuosi. Al 23’ giunge il
primo goal: Costa L. da distante
tenta il tiro, ma la palla esce di
poco. Errore del terzino nel bat-
tere la rimessa, si impossessa del
pallone Costa G. ed anche lui tira:
ne esce una mischia în area in cui

ha la meglio Pellicari che con un.

forte tiro sulla destra insacca ine-
sorabilmente. Rispondono timida-
mente i bianchi con azioni belle
ma infruttuose di Bogliano, Gerbo-
ni e Salvo.

Nella ripresa questi stessi gioca-
tori riescono a portare all’attacco
per alcuni minuti la loro squadra,
poi la partita diventa appannaggio
dei blù. Registriamo oltre ad una
discesa di Gerboni che dopo aver
scartato tutta la difesa blù si la-
scia anticipare dal portiere (13’),
un bellissimo tiro di Costa G. da
posizione ravvicinata, a cui Vitale
risponde con un’altrettanto bella
parata. Al 20° è ancora Giovanni
Costa ad impostare la seconda re-
te, passando magistralmente a Pel-
licari che con un bellissimo pallo-
netto, inganna il portiere e sanci-
sce la vittoria. Da questo momento
alla fine nulla di interessante, se si
esclude una rete di Salvo annul-
lata per precedente fallo dello stes-
so giocatore (26°) ed una traversa
colpita da Bogliano ad un minuto
dal triplice fischio.

Tra î giocatori si sono poi parti-
colarmente distinti, da parte bian-
ca Fichera, Salvo, Bogliano e Ger-
boni; da parte blù, oltre ai due
Costa ed a Pellicari, Vitali Mini-
mel, Parodi e Perotti.

C.



Ni collaboratori

Il nostro invito di sempre: col-
laborare con noi, inviandoci brevi
articoli (firmati), fotografie e tut-
to quanto possa interessare Noti-
ziario «C.». E ricordate soprat-
tutto tre cose: siate brevi, precisi
e tempestivi. Grazie.

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro %

favoloso ” Pelli,,.



Lo « scapolo » Fichera para a terra su Lorenzo Costa protetto (si fa per
dire...) dai difensori,

E’ uno dei momenti più solenni dell'incontro. Parodi ha appena battuto
il calcio di rigore che verrà però parato dal bravissimo Fichera. Intanto,
gli altri stanno a guardare...



Vinti e vincitori al... tavolo della pace al termine della combattuta e
durissima partita. Sembra tuttavia, da certi sorrisi, che la fatica sia
stata dimenticata presto...

|









Undicesima puntata della
storia della Linea * C,,



sulla via del

» Quattro piccole navi
la grande rinascita





Ko







Marianna C.

























Antonietta C.

Giunti all'undicesima puntata, più
che di storia della LINEA «C»
dovremmo parlare ormai di crona-
ca. Siamo, infatti, nel periodo im-
mediatamente seguente la seconda
guerra mondiale; in quel periodo
contraddistinto da un operoso per
quanto difficile sforzo di ripresa, di
ritorno alla normale attività,

E, in questo numero, passano sul
NOTIZIARIO «C» quattro piccole
navi il cui ricordo può essere sem-
plicemente racchiuso in poche pa-
role: svolsero un onorato servizio,
fecero quasi da ponte fra la forza-
ta sosta bellica e il prestigioso ri-
torno della nostra Compagnia sui
mari del mondo.

Parliamo della CATERINA C.
(ex-« Marghera ») e del MARIAN-

NA C. (ex=« Arianna» e poi « Boa-

te»), della CATERINA C. (in le-
gno) e della ANTONIETTA C.
Parlando di queste unità non si
può certo sfogliare un libro pieno
di episodi e di aneddoti, a volte
lieti e a volte tristi; nè si può ac-
cennare a viaggi avventurosi,
Quattro navi del loro tempo. Le
presentiamo semplicemente attra-
verso la loro «carta d'identità ».















Caterina C.

(Ex Marghera)

La CATERINA C. \(ex-« Marghe-
ra» ed ex-« Angela ») venne costrui-
ta a Muggia, nel 1944, dalla Offi-
cina Meccanica Ettore Martinuzzi -
Cantiere Navale « Staimar ». Dati
tecnici: lunghezza metri 36,06; lar-
ghezza metri 7,02; altezza metri
3,09; stazza lorda tonnellate 239,16;
stazza netta . tonnellate 178,26; un
motore a ciclo Diesel, quattro tem-
pi. Venne acquistata dalla « Sidar-
ma» il 27-1-1947 e iscritta al Com-
partimento di Genova l’11 febbraio
col numero 2507. Unità di piccolo
cabotaggio, fu adibita al trasporto
di merce in genere. Il 17 febbraio
del 1949 fu venduta all’armatore
Paul Joergensen di Aalborg.

Marianna C.

La MARIANNA C. (ex« Arian-
na» e poi « Boate ») fu costruita
presso i Cantieri del Mediterraneo
di Pietra Ligure e varata il 10 no-
vembre 1946. Dati tecnici: lunghez



za metri 38,92; larghezza metri 7,02,
altezza metri 3,01; stazza lorda
tonnellate 243,13, stazza netta ton-
nellate 138,28; un motore a ciclo
Diesel, quattro tempi, HP. 250;
nave di piccolo cabotaggio, fu de-
stinata in particolare al traspor-
to vino. Acquistata il 7 dicembre
1946 dalla Società Ignazio Messina,
fu alla stessa Società rivenduta il
primo gennaio 1957.

Caterina C.

La CATERINA C. in legno,
fu costruita nel 1943-1945 presso i
Cantieri M. Alberti di Arma di
Taggia e varata il 7 agosto 1946.
Dati tecnici: lunghezza metri 37,99;
larghezza metri 8,20, altezza metri
3,89. Un motore a combustione in-
terna, quattro tempi costruito dal-
l’Ansaldo Meccanico di Sampier-
darena. Nave di piccolo cabotag-
gio, il 17 settembre del 1946, al
comando del cap. Acquarone, la-
sciò Sanremo e si portò a Geno-
va, dando inizio a viaggi in Sar-
degna e in Sicilia (Porto Torres,
Cagliari, Catania, Porto Empedo-
cle e Licata) con merci varie. La



velocità era di circa 10 miglia ora-
rie. Dopo essersi recata a Taranto
per imbarcare e portare a Genova
il motore della ANDREA «C >», si
recò. a Cagliari per un carico di
caolino alla rinfusa. Nel ritorno
— in seguito ad una fitta nebbia
— incappò in un fondo roccioso
nei pressi di Capo Bellavista e af-
fondò. Si era nell'aprile del 1947.
Non si ebbero perdite fra gli uo-
mini dell'equipaggio.

Antonietta C.

La motonave cisterna ANTONIET-
TA C. (ex-« Peppina C.») venne
costruita a Muggia, nel Cantiere Na-
vale Felszegi tra il 1944 e il 1946.
Dati tecnici: lunghezza metri 37,20;
larghezza metri 6,03; altezza metri
2,46; un motore a ciclo Die-
sel, quattro tempi, costruito dalla
San Giorgio di Genova Sestri. Staz-
za lorda tonnellate 193,89; stazza
netta tonnellate 145,96. Trasportò
prevalentemente olii commestibili.
Fu successivamente venduta e ri-
battezzata con il nome di «Nasche».

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina cinque









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TAI

Programma decennale
costruzione alloggi
per lavoratori

Con l'entrata in vigore della legge per la liquida-
zione del patrimonio edilizio della Gestione INA-CASA
(Legge 14/2/963 N. 60) è stato istituito un programma
edilizio decennale per la costruzione di alloggi per lavo-
ratori. Attualmente tale legge è in corso di regola-
mentazione.

I piani che verranno predisposti, sempre secondo
la citata nuova legge, prevedono la costruzione di al-
loggi destinati a cooperative i cui soci siano disposti
a concorrere alla costruzione stessa con l'apporto del
costo dell’area, ovvero con un versamento la cui entità
verrà stabilita dalla Gestione Case per Lavoratori al
momento del bando e che non potrà essere in ogni
caso inferiore al 15 % del costo totale dell'alloggio.

E’ inteso che possono usufruire della citata legge
soltanto coloro che versano i contributi INA-CASA e
che hanno i requisiti previsti per la concessione degli
alloggi a tipo popolare ed economico.

Pertanto. la Cooperativa Edilizia AUXILIUM-UCID
- SECONDA - con sede in Genova, Via Assarotti, 7, in
collaborazione con altre cooperative, sta predisponen-
do un piano per attuare alcune importanti iniziative
edilizie.

Per raggiungere tale scopo e per favorire i soci,
il Comune di Genova ha concesso una vasta area lot-
tizzata nella zona S. Tecla-via Sapeto a prezzo non
speculativo.

E’ molto importante ed urgente che la coopera-
tiva AUXILIUM-UCID predisponga — fin d’ora — il
suo corpo sociale per trovarsi pronta alla pubblica-
zione dei relativi bandi. Di conseguenza, tutti coloro
che desiderano fare domanda o avere maggiori infor-
mazioni possono rivolgersi alla citata Cooperativa
AUXILTUM-UCID.

Elezioni-sport sulla Franca C.

FRANCA C. Presidente: 2

ò

ARRARAAARARARARRAA



MARZAZZIAZAIAAVAAZAAZIAAZAAAZVAZZAZAZAAVAZ VV IAZ VV V0301010010010300%00072 00070230 BV

marconista Lanzil-



Durante una sosta della Franca C. a Nassau, alcuni uomini dell’equi-

paggio si sono improvvisati pescatori subacquei. E la fortuna ha assisti-

to Sciolis, Mangraviti e Ferenaz che hanno catturato questa magnifica
razza del peso di circa un quintale e mezzo.



L'equipaggio della
si è recato alle urne \per eleggere
i dirigenti del Circolo Sportivo.

In un clima di serietà e di en-
tusiastica partecipazione, si sono
svolte le operazioni di scrutinio
delle schede elettorali. Grazie alla
fattiva opera dei due presidenti
di seggio (1° uff. sig. Ghersi e 1°
macchinista sig. Calì), dei segre-
tari e degli scrutatori (cam. Fa-
vretto, picc. Priano, op. mecc.
Galdini,, bott. Meloni, carp. Gior-
gi, cuoco Nobili, macellaio Mori-
ni, mozzo Gentile) l'operazione di
spoglio ha dato i segueti risultati:

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina sei

lotti (voti 53); Segretario: 2 uff.
Sacconi (voti 34); Cassiere: ripo-
stiere Misuri (voti 29); Consiglieri:
Brath, Bardi, Favretto, Domeni-
chetti, Nobili, Gianrossi, Bruni, Pi-
pino, Bertolucci, Difolco, Vinci,
Gentile, Guidi, Priano; Assistente:
Don Angelone, Cappellano di bor-
do. Totale voti individuali: Sacco-
ni (107), Lanzillotti (99), Misuri
(90). Viti al presidente: Lanzillot-
ti (53), Sacconi (42), Misuri (37).

‘Dopo la proclamazione degli e-
letti è stato gentilmente offerto un
«vermouth» a tutti i presenti
per festeggiare l’avvenimento.

Tanti auguri...




Il giorno 29 giugno, festa dei i
Santi Pietro e Paolo, Sua ‘
Eminenza il Cardinale Giusep-
pe Siri, Arcivescovo di Genova, ‘
ordinerà Sacerdote, nella Cat- ‘
tedrale di Genova, Don Angelo %
Costa, figlio del nostro contito- è
lare Dott. Giacomo Costa fu $
Federico. ‘
Don Angelo, tre giorni dopo, 4
martedì due luglio, benedirà le 4
nozze del fratello Dottor An- 4
drea con la gentile signorina ‘
Dottoressa Santina Scolari di
Genova. ‘
Il NOTIZIARIO «C.» parteci- È
pa di tutto cuore, al doppio si- é
gnificativo e lieto avvenimento. 4
A Don Angelo gli auguri per un $
lungo e fecondo apostolato; al $
Dottor Andrea e alla sua gentile $
consorte vivissime felicitazioni $
e auguri di prospera felicità. 4

» o- o o os » £- os - -.- £- - £- - s- £- £- os o os 0 0 po >.

Nascite

° Il 9 maggio 1963 è nata a Pisa,
Cecilia Del Guerra, figlia del dott.
Giancarlo, impiegato del nostro Uf-
ficio Merci. Al papà, alla mamma,
signora Annabella, tante felicitazio-
ni; alla piccola vivi auguri.

Buon riposo...

@ Il marinaio timoniere Antonio
Loffredo, da Torre del Greco, è
sbarcato recentemente dalla BICE
COSTA ed è stato collocato a ripo-
so. Nel darcene l'annuncio, desi-
dera — tramite il nostro Giornale
— inviare un affettuoso saluto ai
suoi superiori e ai suoi compagni
di lavoro. Da parte nostra formu-
liamo al signor Loffredo gli augu-
ri di un lungo, sereno e meritato
riposo.

AR II
Lutto

@ Il 16 febbraio 1963 è scompar-
so il signor Giuseppe Novaro, padre
del nostro Ufficiale dell’ Enrico
C. Entrato quale ufficiale nella
LINFA C. il 6 giugno 1934, Giu-
seppe Novaro prese imbarco sul
«Langano » in qualità di primo uf-
ficiale, restandovi ininterrottamen-
te fino al 1945. Passò quindi a un
lavoro a terra, in qualità di impie-
gato, prima nello Stabilimento di
Sampierdarena e poi a Ponte Asse-
reto. Era in pensione dal 1954. Al.
la famiglia giungano le nostre più
sentite condoglianze.





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno III - N. 3 - Maggio-Giugno 1963
Spedizione in abb. post., Gruppo IV





Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961

Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)

© Stampa: BI-ESSE Genova _—

FLAVIO MAGNARIN

Direttore responsabile

Tel. 58.18.51 - Casella postale 492


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