Notiziario "C", n. 1, 1963
Contenuto
- Titolo
- Notiziario "C", n. 1, 1963
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- Essere uomini, p. 1
- Siamo giunti alla pagina più breve e dolorosa: Il tragico destino della "Caterina C", p. 2 - 3
- I colori sociali della Compagnia, p. 3
- Giornale di bordo, p. 4 - Data testuale
- 1963 gennaio - febbraio
- Estremi cronologici
- gennaio 1963 – febbraio 1963
- Consistenza
- pp. 4
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/12
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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- Collocazione
- Emeroteca
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- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
NOTIZIARIO
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno III . Numero 1 - Gennaio-Febbraio 1963
Kssere Uomini
Alcuni giorni prima dell’Era Cristiana, ur
vecchio, vestito dimessamente, errava per
le vie e le piazze di Atene, fra i mercati e
gli stadi sportivi, con in mano, tenuia alta,
una lanterna accesa: egli la avvicinava ad
uno e all’altro e poi la ritraeva scuotendo
il capo, in tono sfiduciato. A chi gli avesse
chiesto che cosa egli così stranamente stes-
se facendo, rispondeva monotono: «Cerco
l'Uomo ».
Era Diogene e il fatto è ricordato nella
Storia di tutti i tempi. « Mancano gli Uomi-
ni », è il grido di allarme che si sentì spesso
ripetere in tutti i campi e negli ambienti
più disparati: nella politica, nell'economia,
nella cultura; in Italia, in Europa, in Orien-
te, nell’Occidente. E’ la mancanza di Uomi-
ni che inceppa il vero progresso, l’attuarsi
della vera civiltà.
Essere Uomini! Ogni uomo ha la sua
propria fisionomia, diversa da ogni altro,
ed egli deve essere cosciente di questa sua
individualità; egli deve vivere ed agire su
una linea conforme a se stesso, elevando in
sé le buone qualità e combattendo le dete-
riori. E’ urtante un uomo «ffeminato, come
snatura la sua missione la donna masco-
linizzata.
L’agire in forza di un pensiero e di un
ideale, di fronte a qualsiasi circostanza, è
agire da persona intelligente: troppo spes-
So si vive mediante una catena intermina-
bile di reazioni, cioè si reagisce alla parola
dell’altro e così via in una catena intermi-
nabile; così si rinuncia alla capacità di agi-
re e si diventa un complesso istintivo ed
emotivo che reagisce a seconda delle cir-
costanze e dei momenti: in questo modo
l’uomo distrugge se stesso. L’uomo deve
conoscere se stesso, nelle sue possibilità,
nei suoi difetti, nelle sue inclinazioni.
L’Uomo non si improvvisa: è una costru-
zione che deve iniziarsi dalla tenera età e
non può avere momenti di sosta: essa ri-
chiede studio, costanza, sacrificio. Ognuno
ha il dovere di elevare il proprio livello di
qualità e capacità per poi in relazione af-
fermarsi nella posizione sociale, natural.
mente nel rispetto assoluto dei diritti de-
gli altri: occorre perciò odio alla passività.
L'Uomo, che vuol progredire, deve avere
Spirito di iniziativa ed accettare il rischio
di sbagliare, rifacendo se occorre il cam-
mino con umiltà e pazienza: non progredi-
sce colui che, per non sbagliare, non agisce
oppure non sa riconoscere di avere sba-
gliato.
L'Uomo ama il lavoro ben fatto; con lo
impegno, la costanza, la pazienza, il suo
agire si riveste di originalità, di buon gu-
Sto, di vera signorilità: ove non abbia un
po’ di cuore e di entusiasmo nell’adempi-
mento dei propri compiti, si crea in sé un
gelo, che si riflette nell'ambiente in cui egli
vive.
Sono principi che valgono per tutti, con
un crescendo di importanza e di dovere
Periodico bimestrale
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
Un insolito e tranquillo passeggero a bordo della turbonave ’’Federico Ca
mano a mano che si sale la scala delle re-
sponsabilità. E’ un impegno individuale, e
nello stesso tempo un impegno sociale, poi-
ché un vero Uomo non si impegna tanto per
se stesso, quanto per rendersi maggiormen-
te utile al prossimo, specie ai suoi familiari
e nell’ambiente in cui opera: l’aiuto reciproco
suscita la collaborazione e realizza quella
completezza di valori che conducono a bene
comune il più rapido e reale progresso.
nienie riposo
Sta per terminare un lavoro e
per incominciarne un altro. Nien-
te riposo! Ne siamo convinti tutti.
Sarà un lavoro diverso quello che
ci attende nella prossima lunga so-
sta della nave ma sarà sempre un
lavoro che dobbiamo disimpegna-
re più attentamente perché è il
più ‘importante.
Prima che marittimi, siamo pa-
dri, sposi e figli e chi volesse di-
menticare questo, sarebbe un infe-
lice perché la sua vita porterebbe
disorientamento per sé e per gli
altri.
A furia di dire che le nostre re-
lazioni con la famiglia sono quelle
dell'assegno mensile, qualcuno può
correre il rischio di crederselo. La
dura realtà, inoltre, di quattordici
mesi d'imbarco, con soste brevi e
«round trip» può fare di qualcu-
no di noi un estraneo alla fami-
glia, un essere incapace di svolge-
re quelli che sono i suoi più im-
portanti doveri.
Per fortuna questi casi, credo,
siano rari. Più frequente invece è
il caso di coloro che, sbarcati, cre-
dono che il loro compito sia finito
e inizi il meritato riposo (come
se chi è stato a casa si sia ripo-
sato già) interrotto soltanto per
qualche lavoro saltuario nel caso
che i soldi siano finiti.
Soldi, soldi, sempre soldi. Ma vo-
gliamo convincerci che non sono
tutto! Vogliamo convincerci che a
casa dobbiamo curare valori mol-
to più importanti?
Abbiamo figli, a cui siamo man-
cati tanto, che aspettano da noi
che ne facciamo degli uomini; che
li proteggiamo da tutti quei pe-
ricoli morali di cui è saturo il mon-
do dei giovani.
Abbiamo le spose che, anche se
rassegnate per la nostra lontanan-
za, hanno diritto di sentirci vicini
per vivere con più intensità quei
pochi giorni, per amare in un mo-
do più sensibile e per essere in
due ad educare i propri figli.
Abbiamo dei genitori, a cui sia-
mo costati tanto, che hanno di-
ritto di gioire per la nostra sere-
nità e per il nostro aiuto.
Abbiamo tutti una famiglia con
cui dobbiamo unirci per elevare a
Dio la nostra comune preghiera.
Ci sono poi, quasi in ogni fami-
glia, situazioni più complesse: «bè
ghe», incomprensioni, malattie, di-
saccordi, miserie morali, ecc... Ver-
rebbe la tentazione al marittimo,
che pensa di essere sbarcato solo
per riposo, di mandare tutto a ca-
sa del diavolo e di assentarsi da
tutto, come già a bordo si è assen-
tato da tutto, o di ritornarsene a
navigare al più presto perché al-
meno là, nonostante ci stia male,
la vita è dura ma più semplice.
Verrebbe voglia di scappare come
dei vigliacchi che vogliono sfuggire
i doveri e gli ostacoli assentandosi.
Non dico che i più siano così
perché dimostrerei di non conosce-
re il mondo in cui vivo, però credo
che ai più sia venuta questa tenta-
zione e vorrei invitare tutti, prima
di sbarcare, a fare un serio esame
di coscienza.
Vorrei che, prima di sbarcare, ci
convincessimo che il lavoro più
importante nostro ci attende.
Vi saluto e benedico voi e le vo-
stre famiglie.
Don Peluffo
(Cappellano di bordo dell’«ANNA €»)
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
NONA PUNTATA
della storia della «Linea Cp
Siamo siunti alla pat
Il tragico destino
della «Caterina Cp
Siamo giunti, purtroppo, alla
pagina più breve ma più doloro-
sa della « Linea C »: una pagina
che nasce e muore in un ristret-
to periodo della seconda guerra
mondiale, ma che lascia dietro
di sé un ricordo che durerà per
sempre.
Già abbiamo visto, nelle pre-
cedenti rievocazioni di altre na-
vi, come l’entrata în guerra del-
l’Italia abbia mutato di colpo il
corso della « Linea C » (e anche
di tutte le compagnie di naviga-
zione), interrompendo l’attività
mercantile in pieno sviluppo su
tutti i mari del mondo e tra-
sformando le mostre unità in
strumenti bellici.
Siamo giunti alla «Caterina
C». La sua carta d'identità è
davvero ristretta: varata nel
1942 a Riva Trigoso, affondata
nel porto di Napoli il 28 marzo
1943. Era una motonave da ca-
rico, costruita in acciaio, lunga
135,50 metri, larga metri 19,03,
alta metri 9,05: immersione con
carico metri 7 e 99, in zavorra
metri 4.47. La stazza lorda era
di tonnellate 8.060,36; quella net-
ta, 4.818,78. L'apparato motori
era della « Fiat Grandi Motori »,
costruito a Torino mel 1942; i
cilindri erano otto.
La «Caterina C », come si è
detto, era stata costruita mei
Cantieri del Tirreno di Riva Tri-
goso; i lavori — considerando le
già pressanti difficoltà belliche
— si erano protratti per un pe-
riodo di tempo piuttosto lungo,
così che la nave, impostata nel
1939, venne varata in piena guer-
ra. Fu un varo che, pur nella
tradizionale festosità, non ebbe
il significato che solitamente ha
un avvenimento del genere; già
si sapeva, infatti, che la bella
unità — appena scesa in mare
— non avrebbe seguito il corso
della vita che le era stata riser-
vata, ma sarebbe stata subito
requisita per trasporti di mate-
riale bellico. E così fu. E, pur-
troppo, non riuscì a superare le
difficoltà del momento, effet-
tuando appena quattro viaggi
al comando del capitano Massa.
Subito dopo il varo, la nave —
requisita dal Ministero della Ma-
rina Mercantile — fu trasferita
nel porto di Napoli e iniziò i
suoi viaggi. Breve il percorso,
ma difficile e pericoloso per le
continue insidie, sia da parte
dei sottomarini che degli aerei.
La « Caterina C » trasportava vi-
veri, munizioni e carri armati
da Napoli per Trieste e Biser-
ta; la guerra d’Africa volgeva
praticamente al termine e gli
sforzi si erano fatti più intensi,
quasi disperati, per evitare una
evacuazione.
I primi quattro viaggi irascor-
sero senza nulla di notevole; na-
vigando di notte, e sotto scorta,
la nave riuscì a poriare a ter-
mine la sua missione.
Il 28 marzo del 1943, la nave —
che era al comando del cap.no
Marsi — si trovava alla fonda
del porto di Napoli, pronta a
dare inizio al suo quinto viag-
vio. Il carico era praticamente
già terminato. Nella stiva nume-
ro 2 erano state sistemate no-
vecento tonnellate di esplosivo;
la stiva numero 5 conteneva
mille tonnellate di benzina per
aereo; sulla coperta erano sta
ti sistemati 42 cannoni.
La situazione, a bordo della
«Caterina C », era veramente
singolare. Oltre l'equipaggio, vi
erano circa seicento soldati, fra
italiani e tedeschi, che doveva-
no essere sbarcati a Biserta. Non
solo, ma la nave era praticamer-
te divisa in due: dal ponte fino
a prua comandavano i tedeschi,
dal ponte a poppa gli italiani. E,
în proposito, la distinzione era
netta, quasi un linea di demar-
cazione, oltre la quale non era
concesso andare né agli uni, né
agli altri. L’accesso alle rispetti-
ve zone era severamente con-
trollato, per quanto concerne lo-
gicamente i militari. Soltanto il
personale dell’equipaggio, per al-
trettanto logici motivi di servi-
zio, poteva trasferirsi da una
zona all’altra.
Il carico, come si è detto, era
già stato praticamente ultiznoto.
La giornata era trascorsa tran-
quilla, troppo tranquilla — co-
me disse poi qualcuno -- per
non pensare a qualcosa di im-
previsto. Mancava poco alla par-
tenza, era già notte inoltrata. I
militari erano già tutti a bordo,
molti già dormivano. C'era sol-
tanto da imbarcare ancora un
pesante carro armato. E, di coi-
Il momento più bello e più felice
po, prese il via la tragedia. L’o-
stino di un bigo, improvvisamen-
te, si ruppe, provocando, di con-
seguenza, il danneggiamento del
bigo di forza. Fu necessario so-
stituirlo con uno nuovo e così
si dovette ritardare la partenza
per qualche tempo.
Ma evidentemente l’incidente
non era che il pre-allarme a ciò
che, di lì a poco, si sarebbe veri-
ficato. Durante i lavori di sosti-
tuzione del bigo di forza, per
cause sconosciute, forse per au
tocombustione, le mille tonnei-
Un momento del varo della « Caterina C. ». Da sinistra, in primo piano: l’ing.
Serrati, la Signora Bea
trice Costa De Ferrari, Madrina della nave e mamma
degli Armatori; l’ing. Rocco Piaggio; in secondo piano, al centro, il Dott.
Giacomo Costa fu F,
) più breve e più dolorosa
aterina C.»: il giorno del varo ai Cantieri del Tirreno a Riva Trigoso.
late di benzina per aereo — che
erano sistemate nella stiva nu-
mero 5 — scoppiarono e prese-
ro fuoco, estendendosi come un
lampo verso prua. Venne dato
l'allarme, ma tutto fu inutile:
sia per il precipitarsi degli av-
venimenti, sia per le scene di pa-
nico che seguirono allo scoppio.
Il più fortunato fu l’equipag-
gio: con una rapidissima opera-
zione riuscì a porsi in salvo sul-
la banchina. Intanto a bordo si
verificavano scene impressionar-
ti; i militari, colti alla sprovvi-
sta, cercavano disperatamente
di lasciare la nave; molti ci riu-
scirono, raggiungendo appena in
tempo la banchina; altri invece,
presi dal panico, sì tuffarono in
mare e perirono quasi tutti,
stretti nella mortale morsa di
fuoco che la benzina in fiamme
aveva creato tutto attorno.
Putroppo i militari italiani —
che stavano dormendo a poppa
— non ebbero alcuna possibili-
tà di scampo: erano più di cen-
to e nessuno si salvò. Quando si
accorsero del pericolo, era or-
mai tardi anche perché, intanto,
l'incendio si era andato spaven-
tosamente ingrossando e fiam-
me altissime mandavano baglio-
ri sinistri illuminando tutta la
zona circostante.
Si cercò anche di organizzare
una vasta azione di soccorso. Il
pericolo era sempre più grave
da minuto a minuto: bisognava
soprattutto evitare che le fiam-
me giungessero alle altre unità
ormeggiate attorno. Ma anche
questa manovra non riuscì. No-
nostante ogni tentativo (ma la
situazione era ormai senza via
d’uscita), come si paventava le
fiamme giunsero alla stiva nu-
mero 2, dove, come si è detto,
si trovavano sistemate novecen-
to tonnellate di esplosivo.
Fu la fine. Con una tremenda
esplosione, la « Caterina C » sal-
tò in aria, andò în mille pezzi.
Fu una pazza orrenda corsa mor-
tale: morirono molti civili che
si trovavano sulle banchine, la
stessa banchina sprofondò tra-
volgendo altre persone. Poi, col-
pite dall’esplosione, altre navi
ormeggiate attorno presero fuo-
co e affondarono, provocando
ancora morti.
Una pagina terribile, che a-
vremmo voluto mai dover rievo-
care. Il disastro — uno dei più
gravi verificatisi nei porti ita-
liani durante la guerra — susci-
tò enorme impressione, anche
se, per motivi di cautela, fu as-
sai minimizzato e la stampa ne
dette notizia con scarsissimo
rilievo.
Così nacque e morì la « Cate-
rina C », la bella unità che do-
veva solcare î mari pacificamen-
te, trasportando merci da un
continente all’altro. Nel rievo-
carla, vogliamo ricordare il sa-
crificio di tutti coloro (soldati e
civili) che nella tranquilla notte
del 18 marzo 1943 persero la vi-
ta in una serie di spaventosi
eventi.
La squadra di calcio del Gruppo “C,,
continua a mietere allori
Il «Gruppo C », la squadra di calcio che, come abbiamo rife-
rito nel numero scorso, è stata definita la « più strana del mondo »,
continua a farsi onore nel Campionato dilettanti di Prima Cate-
goria. Dopo un leggero sbandamento (dovuto in parte anche alla
disastrosa condizione dei campi di gioco) la squadra ha ripreso a
girare a pieno ritmo, mantenendosi saldamente nelle posizioni di
testa. Partita senza pretese, la formazione è in lotta per il primato.
Intanto alcuni suoi giocatori si sono imposti all’attenzione gene-
rale: è il caso dell’attaccante Vandone che ha disputato una ottime
gara nella Rappresentativa della Liguria a Pinerolo e che certa-
mente farà parte della Nazionale italiana. A Pinerolo erano stati
convocati anche Berta (che non si è potuto presentare per malattia)
e De Cillia (che ha fatto da riserva).
I colori sociali
della Compagnia
1°) DALLA FONDAZIONE AL 1930.
2°) DAL 1931 al 1944.
Più
3°) DAL 1945 IN AVANTI
« Famiglia Cristiana »
«Famiglia Cristiana » è il perio-
dico del quale, da diversi anni, la
Ditta Costa offre l’abbonamento
annuale alle famiglie dei suoi di-
pendenti.
I marittimi di «Turno partico-
lare» sono pregati di provvedere
a segnalare in tempo al Cappella-
no di Bordo e all’Ufficio Persona-
le eventuali modifiche di indirizzo.
Solleciti da parte del periodico a
versare la quota dell'abbonamento
possono derivare soltanto da er-
rori amministrativi e perciò, oltre
a nulla corrispondere si prega dar-
ne comunicazione a Notiziario «C».
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
NEAR
€ GIORNALE
SR >
I. Redi )
n I
NU)
v
Nuove leve
Sezione Camera
In previsione dell'entrata in servizio, nei primi
mesi del 1965, del nuovo transatlantico in costruzione
presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico, la « Linea C »
si preoccupa di curare fin d’ora ia formazione delle
nuove leve « Sezione Camera ».
Pertanto, ha deciso di avviare il maggior numero
possibile di figli dei suoi marittimi, ai corsi di adde-
stramento negli Alberghi Scuola, indetti dall'’E.N.A.L.C.
I giovani interessati sono pregati di voler dare
la loro adesione con cortese sollecitudine, onde sia
possibile predisporre in tempo la loro partecipazione
a detti corsi, ai quali potranno essere ammessi se in
possesso almeno del diploma di terza media inferiore.
Le domande dovranno essere indirizzate all'Ufficio
Marittimi della « Linea C » — Via G. D'Annunzio, 2 -
piano XX - Genova — ed oltre all’indicazione di paren-
tela con il marittimo imbarcato, dovranno essere cor-
redate da una fotografia formato tessera, nonché dallo
scrutinio finale dei voti ottenuti all'esame di licenza
media inferiore.
P_PPT_P"MPP-MP
L'equipaggio della «Luisa Costa»
Il primo volo «charter» dell'aeroporto « Cristoforo Colombo » di Sestri
Ponente per Londra è stato compiuto per l'equipaggio della « Luisa Costa »,
la nuova nave che, col mese di gennaio (e non dicembre come era stato
scritto) è entrata a far parte della « LINEA C.» Come già è stato detto, la
«Luisa Costa» — che è gemella della « Bice Costa » — è adibita alla linea
commerciale del Sud America e compie il viaggio completo di andata e
ritorno in meno di due mesi. Nella foto: il primo equipaggio della nuova
unità davanti all’aereo che lo trasporterà a Londra
Regate pre - natalizie
della «Franca C» a St. Thomas
Il 24 dicembre dello scorso anno, vigilia di Natale, si è svolta a St. Thomas
una interessante regata a remi fra le sezioni di bordo macchina, coperta,
camera, servizi e vari della « FRANCA C. ». La giuria era composta dal co-
mandante, dal direttore di macchina, dal capo commissario e dal direttore
sanitario. Ottimo è stato il successo, Tutti i concorrenti sono stati accompa-
gnati da un forte e cavalleresco tifo, Ogni cosa era stata preparata con
estrema cura. Gli equipaggi avevano perfino le madrine: signorina Scianna
per i Servizi vari; signorina Chierichini e signorina MOontecucco per la
Camera; signorina Anselmi (infermiera) per la Macchina. Fotoreporter in
gamba; il signor Pongetti. La regata è stata vinta dalla sezione Camera.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
Ai corrispondenti in navigazione
Riceviamo regolarmente le copie
dei giornali di bordo delle nostre
navi. Notiamo con piacere che lo
spirito giornalistico si va affinan-
do, che le iniziative si moltiplica-
no. Ringraziamo tutti coloro che
ci inviano corrispondenze e ci scu-
siamo se non le vedono sempre
pubblicate. La verità è... che lo
spazio scarseggia e che Notiziario
«C» non può fare miracoli. Pre-
ghiamo pertanto tutti i nostri col-
laboratori di essere concisi, brevi,
essenziali. Soltanto così ci sarà
possibile ospitare tutte le notizie e
accontentare ogni equipaggio. Gra-
zie anche delle fotografie: sono
tante e ci troviamo pertanto nella
necessità di dover scegliere. La pre-
cedenza va logicamente alle foto
più originali e più interessanti.
Lo stesso dicasi per le notizie
relative ai « Clubs» di bordo: vor-
remmo poter dare regolarmente il
resoconto dell'attività di ognuno. I
nostri corrispondenti naviganti ne
prendano nota e vedano, se è pos-
sibile, di collaborare con noi per
rendere il giornale sempre più vivo
e interessante.
LUTTO
Il 30 gennaio 1963, all'Ospedale
Galliera di Genova, è deceduto il
marittimo Mario Bagnasco; era
nato a Levanto il 18 novembre 1904
e a Levanto abitava, in via Matal-
lana 4.
Cameriere stimato e ben voluto
da tutti, capace e di non comune
serietà professionale, Mario Bagna-
sco era entrato alle dipendenze
della nostra Compagnia il 19 feb-
braio 1948: era stato, di volta in
volta, sulla « MARIA C », sull’« AN-
DREA C», sull’« ANNA C>», sulla
« BIANCA C » e sulla « FEDERICO
C ». Il 3 dicembre 1962 era stato
sbarcato a Genova per malattia.
Alla vedova e ai due figli giun-
gano le più sentite e cristiane con-
doglianze del nostro Giornale.
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno III - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1962
Spedizione in abb. post., Gruppo IV
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
| —Stampa: BI-ESSE Genova
- extracted text
-
NOTIZIARIO
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno III . Numero 1 - Gennaio-Febbraio 1963
Kssere Uomini
Alcuni giorni prima dell’Era Cristiana, ur
vecchio, vestito dimessamente, errava per
le vie e le piazze di Atene, fra i mercati e
gli stadi sportivi, con in mano, tenuia alta,
una lanterna accesa: egli la avvicinava ad
uno e all’altro e poi la ritraeva scuotendo
il capo, in tono sfiduciato. A chi gli avesse
chiesto che cosa egli così stranamente stes-
se facendo, rispondeva monotono: «Cerco
l'Uomo ».
Era Diogene e il fatto è ricordato nella
Storia di tutti i tempi. « Mancano gli Uomi-
ni », è il grido di allarme che si sentì spesso
ripetere in tutti i campi e negli ambienti
più disparati: nella politica, nell'economia,
nella cultura; in Italia, in Europa, in Orien-
te, nell’Occidente. E’ la mancanza di Uomi-
ni che inceppa il vero progresso, l’attuarsi
della vera civiltà.
Essere Uomini! Ogni uomo ha la sua
propria fisionomia, diversa da ogni altro,
ed egli deve essere cosciente di questa sua
individualità; egli deve vivere ed agire su
una linea conforme a se stesso, elevando in
sé le buone qualità e combattendo le dete-
riori. E’ urtante un uomo «ffeminato, come
snatura la sua missione la donna masco-
linizzata.
L’agire in forza di un pensiero e di un
ideale, di fronte a qualsiasi circostanza, è
agire da persona intelligente: troppo spes-
So si vive mediante una catena intermina-
bile di reazioni, cioè si reagisce alla parola
dell’altro e così via in una catena intermi-
nabile; così si rinuncia alla capacità di agi-
re e si diventa un complesso istintivo ed
emotivo che reagisce a seconda delle cir-
costanze e dei momenti: in questo modo
l’uomo distrugge se stesso. L’uomo deve
conoscere se stesso, nelle sue possibilità,
nei suoi difetti, nelle sue inclinazioni.
L’Uomo non si improvvisa: è una costru-
zione che deve iniziarsi dalla tenera età e
non può avere momenti di sosta: essa ri-
chiede studio, costanza, sacrificio. Ognuno
ha il dovere di elevare il proprio livello di
qualità e capacità per poi in relazione af-
fermarsi nella posizione sociale, natural.
mente nel rispetto assoluto dei diritti de-
gli altri: occorre perciò odio alla passività.
L'Uomo, che vuol progredire, deve avere
Spirito di iniziativa ed accettare il rischio
di sbagliare, rifacendo se occorre il cam-
mino con umiltà e pazienza: non progredi-
sce colui che, per non sbagliare, non agisce
oppure non sa riconoscere di avere sba-
gliato.
L'Uomo ama il lavoro ben fatto; con lo
impegno, la costanza, la pazienza, il suo
agire si riveste di originalità, di buon gu-
Sto, di vera signorilità: ove non abbia un
po’ di cuore e di entusiasmo nell’adempi-
mento dei propri compiti, si crea in sé un
gelo, che si riflette nell'ambiente in cui egli
vive.
Sono principi che valgono per tutti, con
un crescendo di importanza e di dovere
Periodico bimestrale
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
Un insolito e tranquillo passeggero a bordo della turbonave ’’Federico Ca
mano a mano che si sale la scala delle re-
sponsabilità. E’ un impegno individuale, e
nello stesso tempo un impegno sociale, poi-
ché un vero Uomo non si impegna tanto per
se stesso, quanto per rendersi maggiormen-
te utile al prossimo, specie ai suoi familiari
e nell’ambiente in cui opera: l’aiuto reciproco
suscita la collaborazione e realizza quella
completezza di valori che conducono a bene
comune il più rapido e reale progresso.
nienie riposo
Sta per terminare un lavoro e
per incominciarne un altro. Nien-
te riposo! Ne siamo convinti tutti.
Sarà un lavoro diverso quello che
ci attende nella prossima lunga so-
sta della nave ma sarà sempre un
lavoro che dobbiamo disimpegna-
re più attentamente perché è il
più ‘importante.
Prima che marittimi, siamo pa-
dri, sposi e figli e chi volesse di-
menticare questo, sarebbe un infe-
lice perché la sua vita porterebbe
disorientamento per sé e per gli
altri.
A furia di dire che le nostre re-
lazioni con la famiglia sono quelle
dell'assegno mensile, qualcuno può
correre il rischio di crederselo. La
dura realtà, inoltre, di quattordici
mesi d'imbarco, con soste brevi e
«round trip» può fare di qualcu-
no di noi un estraneo alla fami-
glia, un essere incapace di svolge-
re quelli che sono i suoi più im-
portanti doveri.
Per fortuna questi casi, credo,
siano rari. Più frequente invece è
il caso di coloro che, sbarcati, cre-
dono che il loro compito sia finito
e inizi il meritato riposo (come
se chi è stato a casa si sia ripo-
sato già) interrotto soltanto per
qualche lavoro saltuario nel caso
che i soldi siano finiti.
Soldi, soldi, sempre soldi. Ma vo-
gliamo convincerci che non sono
tutto! Vogliamo convincerci che a
casa dobbiamo curare valori mol-
to più importanti?
Abbiamo figli, a cui siamo man-
cati tanto, che aspettano da noi
che ne facciamo degli uomini; che
li proteggiamo da tutti quei pe-
ricoli morali di cui è saturo il mon-
do dei giovani.
Abbiamo le spose che, anche se
rassegnate per la nostra lontanan-
za, hanno diritto di sentirci vicini
per vivere con più intensità quei
pochi giorni, per amare in un mo-
do più sensibile e per essere in
due ad educare i propri figli.
Abbiamo dei genitori, a cui sia-
mo costati tanto, che hanno di-
ritto di gioire per la nostra sere-
nità e per il nostro aiuto.
Abbiamo tutti una famiglia con
cui dobbiamo unirci per elevare a
Dio la nostra comune preghiera.
Ci sono poi, quasi in ogni fami-
glia, situazioni più complesse: «bè
ghe», incomprensioni, malattie, di-
saccordi, miserie morali, ecc... Ver-
rebbe la tentazione al marittimo,
che pensa di essere sbarcato solo
per riposo, di mandare tutto a ca-
sa del diavolo e di assentarsi da
tutto, come già a bordo si è assen-
tato da tutto, o di ritornarsene a
navigare al più presto perché al-
meno là, nonostante ci stia male,
la vita è dura ma più semplice.
Verrebbe voglia di scappare come
dei vigliacchi che vogliono sfuggire
i doveri e gli ostacoli assentandosi.
Non dico che i più siano così
perché dimostrerei di non conosce-
re il mondo in cui vivo, però credo
che ai più sia venuta questa tenta-
zione e vorrei invitare tutti, prima
di sbarcare, a fare un serio esame
di coscienza.
Vorrei che, prima di sbarcare, ci
convincessimo che il lavoro più
importante nostro ci attende.
Vi saluto e benedico voi e le vo-
stre famiglie.
Don Peluffo
(Cappellano di bordo dell’«ANNA €»)
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
NONA PUNTATA
della storia della «Linea Cp
Siamo siunti alla pat
Il tragico destino
della «Caterina Cp
Siamo giunti, purtroppo, alla
pagina più breve ma più doloro-
sa della « Linea C »: una pagina
che nasce e muore in un ristret-
to periodo della seconda guerra
mondiale, ma che lascia dietro
di sé un ricordo che durerà per
sempre.
Già abbiamo visto, nelle pre-
cedenti rievocazioni di altre na-
vi, come l’entrata în guerra del-
l’Italia abbia mutato di colpo il
corso della « Linea C » (e anche
di tutte le compagnie di naviga-
zione), interrompendo l’attività
mercantile in pieno sviluppo su
tutti i mari del mondo e tra-
sformando le mostre unità in
strumenti bellici.
Siamo giunti alla «Caterina
C». La sua carta d'identità è
davvero ristretta: varata nel
1942 a Riva Trigoso, affondata
nel porto di Napoli il 28 marzo
1943. Era una motonave da ca-
rico, costruita in acciaio, lunga
135,50 metri, larga metri 19,03,
alta metri 9,05: immersione con
carico metri 7 e 99, in zavorra
metri 4.47. La stazza lorda era
di tonnellate 8.060,36; quella net-
ta, 4.818,78. L'apparato motori
era della « Fiat Grandi Motori »,
costruito a Torino mel 1942; i
cilindri erano otto.
La «Caterina C », come si è
detto, era stata costruita mei
Cantieri del Tirreno di Riva Tri-
goso; i lavori — considerando le
già pressanti difficoltà belliche
— si erano protratti per un pe-
riodo di tempo piuttosto lungo,
così che la nave, impostata nel
1939, venne varata in piena guer-
ra. Fu un varo che, pur nella
tradizionale festosità, non ebbe
il significato che solitamente ha
un avvenimento del genere; già
si sapeva, infatti, che la bella
unità — appena scesa in mare
— non avrebbe seguito il corso
della vita che le era stata riser-
vata, ma sarebbe stata subito
requisita per trasporti di mate-
riale bellico. E così fu. E, pur-
troppo, non riuscì a superare le
difficoltà del momento, effet-
tuando appena quattro viaggi
al comando del capitano Massa.
Subito dopo il varo, la nave —
requisita dal Ministero della Ma-
rina Mercantile — fu trasferita
nel porto di Napoli e iniziò i
suoi viaggi. Breve il percorso,
ma difficile e pericoloso per le
continue insidie, sia da parte
dei sottomarini che degli aerei.
La « Caterina C » trasportava vi-
veri, munizioni e carri armati
da Napoli per Trieste e Biser-
ta; la guerra d’Africa volgeva
praticamente al termine e gli
sforzi si erano fatti più intensi,
quasi disperati, per evitare una
evacuazione.
I primi quattro viaggi irascor-
sero senza nulla di notevole; na-
vigando di notte, e sotto scorta,
la nave riuscì a poriare a ter-
mine la sua missione.
Il 28 marzo del 1943, la nave —
che era al comando del cap.no
Marsi — si trovava alla fonda
del porto di Napoli, pronta a
dare inizio al suo quinto viag-
vio. Il carico era praticamente
già terminato. Nella stiva nume-
ro 2 erano state sistemate no-
vecento tonnellate di esplosivo;
la stiva numero 5 conteneva
mille tonnellate di benzina per
aereo; sulla coperta erano sta
ti sistemati 42 cannoni.
La situazione, a bordo della
«Caterina C », era veramente
singolare. Oltre l'equipaggio, vi
erano circa seicento soldati, fra
italiani e tedeschi, che doveva-
no essere sbarcati a Biserta. Non
solo, ma la nave era praticamer-
te divisa in due: dal ponte fino
a prua comandavano i tedeschi,
dal ponte a poppa gli italiani. E,
în proposito, la distinzione era
netta, quasi un linea di demar-
cazione, oltre la quale non era
concesso andare né agli uni, né
agli altri. L’accesso alle rispetti-
ve zone era severamente con-
trollato, per quanto concerne lo-
gicamente i militari. Soltanto il
personale dell’equipaggio, per al-
trettanto logici motivi di servi-
zio, poteva trasferirsi da una
zona all’altra.
Il carico, come si è detto, era
già stato praticamente ultiznoto.
La giornata era trascorsa tran-
quilla, troppo tranquilla — co-
me disse poi qualcuno -- per
non pensare a qualcosa di im-
previsto. Mancava poco alla par-
tenza, era già notte inoltrata. I
militari erano già tutti a bordo,
molti già dormivano. C'era sol-
tanto da imbarcare ancora un
pesante carro armato. E, di coi-
Il momento più bello e più felice
po, prese il via la tragedia. L’o-
stino di un bigo, improvvisamen-
te, si ruppe, provocando, di con-
seguenza, il danneggiamento del
bigo di forza. Fu necessario so-
stituirlo con uno nuovo e così
si dovette ritardare la partenza
per qualche tempo.
Ma evidentemente l’incidente
non era che il pre-allarme a ciò
che, di lì a poco, si sarebbe veri-
ficato. Durante i lavori di sosti-
tuzione del bigo di forza, per
cause sconosciute, forse per au
tocombustione, le mille tonnei-
Un momento del varo della « Caterina C. ». Da sinistra, in primo piano: l’ing.
Serrati, la Signora Bea
trice Costa De Ferrari, Madrina della nave e mamma
degli Armatori; l’ing. Rocco Piaggio; in secondo piano, al centro, il Dott.
Giacomo Costa fu F,
) più breve e più dolorosa
aterina C.»: il giorno del varo ai Cantieri del Tirreno a Riva Trigoso.
late di benzina per aereo — che
erano sistemate nella stiva nu-
mero 5 — scoppiarono e prese-
ro fuoco, estendendosi come un
lampo verso prua. Venne dato
l'allarme, ma tutto fu inutile:
sia per il precipitarsi degli av-
venimenti, sia per le scene di pa-
nico che seguirono allo scoppio.
Il più fortunato fu l’equipag-
gio: con una rapidissima opera-
zione riuscì a porsi in salvo sul-
la banchina. Intanto a bordo si
verificavano scene impressionar-
ti; i militari, colti alla sprovvi-
sta, cercavano disperatamente
di lasciare la nave; molti ci riu-
scirono, raggiungendo appena in
tempo la banchina; altri invece,
presi dal panico, sì tuffarono in
mare e perirono quasi tutti,
stretti nella mortale morsa di
fuoco che la benzina in fiamme
aveva creato tutto attorno.
Putroppo i militari italiani —
che stavano dormendo a poppa
— non ebbero alcuna possibili-
tà di scampo: erano più di cen-
to e nessuno si salvò. Quando si
accorsero del pericolo, era or-
mai tardi anche perché, intanto,
l'incendio si era andato spaven-
tosamente ingrossando e fiam-
me altissime mandavano baglio-
ri sinistri illuminando tutta la
zona circostante.
Si cercò anche di organizzare
una vasta azione di soccorso. Il
pericolo era sempre più grave
da minuto a minuto: bisognava
soprattutto evitare che le fiam-
me giungessero alle altre unità
ormeggiate attorno. Ma anche
questa manovra non riuscì. No-
nostante ogni tentativo (ma la
situazione era ormai senza via
d’uscita), come si paventava le
fiamme giunsero alla stiva nu-
mero 2, dove, come si è detto,
si trovavano sistemate novecen-
to tonnellate di esplosivo.
Fu la fine. Con una tremenda
esplosione, la « Caterina C » sal-
tò in aria, andò în mille pezzi.
Fu una pazza orrenda corsa mor-
tale: morirono molti civili che
si trovavano sulle banchine, la
stessa banchina sprofondò tra-
volgendo altre persone. Poi, col-
pite dall’esplosione, altre navi
ormeggiate attorno presero fuo-
co e affondarono, provocando
ancora morti.
Una pagina terribile, che a-
vremmo voluto mai dover rievo-
care. Il disastro — uno dei più
gravi verificatisi nei porti ita-
liani durante la guerra — susci-
tò enorme impressione, anche
se, per motivi di cautela, fu as-
sai minimizzato e la stampa ne
dette notizia con scarsissimo
rilievo.
Così nacque e morì la « Cate-
rina C », la bella unità che do-
veva solcare î mari pacificamen-
te, trasportando merci da un
continente all’altro. Nel rievo-
carla, vogliamo ricordare il sa-
crificio di tutti coloro (soldati e
civili) che nella tranquilla notte
del 18 marzo 1943 persero la vi-
ta in una serie di spaventosi
eventi.
La squadra di calcio del Gruppo “C,,
continua a mietere allori
Il «Gruppo C », la squadra di calcio che, come abbiamo rife-
rito nel numero scorso, è stata definita la « più strana del mondo »,
continua a farsi onore nel Campionato dilettanti di Prima Cate-
goria. Dopo un leggero sbandamento (dovuto in parte anche alla
disastrosa condizione dei campi di gioco) la squadra ha ripreso a
girare a pieno ritmo, mantenendosi saldamente nelle posizioni di
testa. Partita senza pretese, la formazione è in lotta per il primato.
Intanto alcuni suoi giocatori si sono imposti all’attenzione gene-
rale: è il caso dell’attaccante Vandone che ha disputato una ottime
gara nella Rappresentativa della Liguria a Pinerolo e che certa-
mente farà parte della Nazionale italiana. A Pinerolo erano stati
convocati anche Berta (che non si è potuto presentare per malattia)
e De Cillia (che ha fatto da riserva).
I colori sociali
della Compagnia
1°) DALLA FONDAZIONE AL 1930.
2°) DAL 1931 al 1944.
Più
3°) DAL 1945 IN AVANTI
« Famiglia Cristiana »
«Famiglia Cristiana » è il perio-
dico del quale, da diversi anni, la
Ditta Costa offre l’abbonamento
annuale alle famiglie dei suoi di-
pendenti.
I marittimi di «Turno partico-
lare» sono pregati di provvedere
a segnalare in tempo al Cappella-
no di Bordo e all’Ufficio Persona-
le eventuali modifiche di indirizzo.
Solleciti da parte del periodico a
versare la quota dell'abbonamento
possono derivare soltanto da er-
rori amministrativi e perciò, oltre
a nulla corrispondere si prega dar-
ne comunicazione a Notiziario «C».
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
NEAR
€ GIORNALE
SR >
I. Redi )
n I
NU)
v
Nuove leve
Sezione Camera
In previsione dell'entrata in servizio, nei primi
mesi del 1965, del nuovo transatlantico in costruzione
presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico, la « Linea C »
si preoccupa di curare fin d’ora ia formazione delle
nuove leve « Sezione Camera ».
Pertanto, ha deciso di avviare il maggior numero
possibile di figli dei suoi marittimi, ai corsi di adde-
stramento negli Alberghi Scuola, indetti dall'’E.N.A.L.C.
I giovani interessati sono pregati di voler dare
la loro adesione con cortese sollecitudine, onde sia
possibile predisporre in tempo la loro partecipazione
a detti corsi, ai quali potranno essere ammessi se in
possesso almeno del diploma di terza media inferiore.
Le domande dovranno essere indirizzate all'Ufficio
Marittimi della « Linea C » — Via G. D'Annunzio, 2 -
piano XX - Genova — ed oltre all’indicazione di paren-
tela con il marittimo imbarcato, dovranno essere cor-
redate da una fotografia formato tessera, nonché dallo
scrutinio finale dei voti ottenuti all'esame di licenza
media inferiore.
P_PPT_P"MPP-MP
L'equipaggio della «Luisa Costa»
Il primo volo «charter» dell'aeroporto « Cristoforo Colombo » di Sestri
Ponente per Londra è stato compiuto per l'equipaggio della « Luisa Costa »,
la nuova nave che, col mese di gennaio (e non dicembre come era stato
scritto) è entrata a far parte della « LINEA C.» Come già è stato detto, la
«Luisa Costa» — che è gemella della « Bice Costa » — è adibita alla linea
commerciale del Sud America e compie il viaggio completo di andata e
ritorno in meno di due mesi. Nella foto: il primo equipaggio della nuova
unità davanti all’aereo che lo trasporterà a Londra
Regate pre - natalizie
della «Franca C» a St. Thomas
Il 24 dicembre dello scorso anno, vigilia di Natale, si è svolta a St. Thomas
una interessante regata a remi fra le sezioni di bordo macchina, coperta,
camera, servizi e vari della « FRANCA C. ». La giuria era composta dal co-
mandante, dal direttore di macchina, dal capo commissario e dal direttore
sanitario. Ottimo è stato il successo, Tutti i concorrenti sono stati accompa-
gnati da un forte e cavalleresco tifo, Ogni cosa era stata preparata con
estrema cura. Gli equipaggi avevano perfino le madrine: signorina Scianna
per i Servizi vari; signorina Chierichini e signorina MOontecucco per la
Camera; signorina Anselmi (infermiera) per la Macchina. Fotoreporter in
gamba; il signor Pongetti. La regata è stata vinta dalla sezione Camera.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
Ai corrispondenti in navigazione
Riceviamo regolarmente le copie
dei giornali di bordo delle nostre
navi. Notiamo con piacere che lo
spirito giornalistico si va affinan-
do, che le iniziative si moltiplica-
no. Ringraziamo tutti coloro che
ci inviano corrispondenze e ci scu-
siamo se non le vedono sempre
pubblicate. La verità è... che lo
spazio scarseggia e che Notiziario
«C» non può fare miracoli. Pre-
ghiamo pertanto tutti i nostri col-
laboratori di essere concisi, brevi,
essenziali. Soltanto così ci sarà
possibile ospitare tutte le notizie e
accontentare ogni equipaggio. Gra-
zie anche delle fotografie: sono
tante e ci troviamo pertanto nella
necessità di dover scegliere. La pre-
cedenza va logicamente alle foto
più originali e più interessanti.
Lo stesso dicasi per le notizie
relative ai « Clubs» di bordo: vor-
remmo poter dare regolarmente il
resoconto dell'attività di ognuno. I
nostri corrispondenti naviganti ne
prendano nota e vedano, se è pos-
sibile, di collaborare con noi per
rendere il giornale sempre più vivo
e interessante.
LUTTO
Il 30 gennaio 1963, all'Ospedale
Galliera di Genova, è deceduto il
marittimo Mario Bagnasco; era
nato a Levanto il 18 novembre 1904
e a Levanto abitava, in via Matal-
lana 4.
Cameriere stimato e ben voluto
da tutti, capace e di non comune
serietà professionale, Mario Bagna-
sco era entrato alle dipendenze
della nostra Compagnia il 19 feb-
braio 1948: era stato, di volta in
volta, sulla « MARIA C », sull’« AN-
DREA C», sull’« ANNA C>», sulla
« BIANCA C » e sulla « FEDERICO
C ». Il 3 dicembre 1962 era stato
sbarcato a Genova per malattia.
Alla vedova e ai due figli giun-
gano le più sentite e cristiane con-
doglianze del nostro Giornale.
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno III - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1962
Spedizione in abb. post., Gruppo IV
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
| —Stampa: BI-ESSE Genova
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