"Manuale del Marino - Parte quarta - Del Mare"
Contenuto
- Tipologia
- Registro
- Descrizione
-
Testo composto da Francesco Gerolamo Ansaldo su argomenti vari inerenti il mare e la navigazione utilizzando brani tratti da altri autori e appunti. è formato dalle seguenti sezioni:
- istrumenti ed osservazioni metereologiche
- elementi di meteorologia
- del tempo
-ciclonologia
-elementi di geografia
-della circolazione atmosferica
-geografia fisica del mare
-storia della marina
-questioni fisiche
-fisica e meteorologia di mari diversi
Contiene brani e testi tratti da diversi testi in lingua italiana, inglese e francese, corredati da immagini, tabelle e carte realizzate da Francesco Gerolamo Ansaldo. - Data testuale
- 1894 settembre 10 - 1895 ottobre 25
- Consistenza
- cc. 289
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Francesco Gerolamo Ansaldo (1857 - 1926)
- Identificativo
- GBA.000112 (arc.)
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
ARCHIVIO GIOVANNI BATTISTA ANSALDOVedi tutti i contenuti con questo valore
-
4 - Francesco Gerolamo Ansaldo (1857 - 1926)Vedi tutti i contenuti con questo valore
- Data di creazione
- 10 settembre 1894
- Data d'invio
- 25 ottobre 1895
- Oggetto
- Materiale per le visite
- numero
- b. 15
- contenuto
-
IT, COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE
DEGLI ANTIOHI VENEZIANI
ll
,
Giova risuscitare le vecchie memorie. Ji ricò lo dell’antic®
grandezza commerciale e marittima di Venezia può essere esempio,
incitamen$o e rampogna ai presenti.
. Intor all’anno Mille, îl Diacono Giovanni, Vani 2hissimo ero”
mista veneto, diceva che Venezia superava di gran . INga tutte le
; circostanti province in ricchezza € magnificenza. Tr po due secoli
è mezzo, Martino da Canal narrando ‘la storia del'® città plus
belle et plus plaisante dou siècle, ploine de biouté et de t08 biens,
aggiungev® che le marchandies i corent par cele noble cité, com
fait Veive des fontaines.! # i "
Questa prosperità era dovuta al commercio.
I fuggiaschi delle laguno, risalendo con le loro barche i fiumi,
di cui dominavano le foci, avevano in sulle prime fatto commercio
di derrate comuni, come sale ® pesco ottenendo franchigie dai
vicini dominatori della terraferma : dai Greci, con 3 quali vivo
era Îl traffico, specialmente ‘a Ravenna j dai Longobardi, il cui re
Luitprando stringeva cOn il dogo paoluccio Anafesto UD irattato
di commercio © di amicizia. ?
Nel primo quarto del secolo VII: dopo aver niutato con lo
loro navi i Graci contro i Longobardi, i, Veneziani, cresciuti in
potenza; non solamente protetti, ma alleati di Bisanzio, si spiu-
sero verso mari lontani, © già alla metà di questo secolo appro”
darono alle coste dell’ Affrica © agli scali del Levante. pestreggian-
dosi con sagac® operosità ottennero privilegi da ogni banda: ai
e e
“1 Cronique dés Veniciene (Arch. Stor. Its serio I, tomo VII).
2? DANDOLO, Chron. XXI; 180. ;
4
.
€ 2 7
d 18° IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE ECO.
© e l
SERGI degl'imperatori d'Oriente s'aggiunsere i trattati con
ngobarili, i quali concessero a Venezia sicurezza e privilegi sui
loro ee con Carlo Magno, dal quale ebbero privilegi sul
mercati dei Franchi in Italia, tra i quali era celebre quello di
Campalto, sul margine della laguna. Lotario, figlio di Carloma- _
gno, lasciò liberi | Veneti di transitare con le loro merci per i
fiami è per terra, senza alcun aggravio, dal ripatico in feori è
similmente di approdare ai porti dell' impero, Nell’883 Carlo il
Grosso rinnovò i patti di libertà di traffico in tutto il sub Stato
esentando il doge Giovanni Partecipazio é gli eredi suoi da ian
poste doganali.! Altri trattati si fecero con i re, | Comuni
italiani e le nazioni germaniche. Quegli accorti Veneziani tutto
promettevano per nulla mantenere, staltramente eludendo ehi
avesse loro richiesto prestazioni, che non sì trovassero sanoite
dalle convenzioni commerciali, ma sempre però pronti a brandire
le armi per respingere con la forza chiunque avesse osato turbare
i sore interessi. ? Sostennero lotte flerissime con gl' infesti Slavi
co’ Narentani, con gli Ungheri, con Comacchio e Ravenna, con il
marchese d'Istria, ribellatasi al suo Signore, e richiedente il pro-
tattorato della Repubblica. ® Da queste guerre, combattate còn
varia fortuna, Venezi
a , Venezia uscì traondone sempre nuovi e importanti
Ia Pistro Orseolo II, Venezia divenne la più grande potenza
urne del Mediterraneo. Appena eletto doge (991), l'Orssolo
pensò a rafforzare i vincoli commerciali, e gli ambasciatori vene.
- gbbero dall'imperatore di Costantinopoli, dai Saraceni di
Da e d'Affrica, da Ottone Ill di Germania nuove franchigie, 4
| Più tardî, la soggezione della Dalmazia* (1000), dilatando la signo»
ria del Golfo Adriatico, assicurò ed estese maggiormente la veneta
Pago Il glorioso avvenimento fu festeggiato, fin da allora
carina con la benedizione del mare, che si
rmò in appresso posalizic
aa ppresso nella celebre cerimonia dello Sp' io del
Insieme con Amalfi, la cui grandezza d
Ò eclinò sullo seorcio del
‘secolo IX, Venezia era la sola padrona del commercio orientale ed
occidentale, e mentre quella città mandava le sue merci in Ispagna,
® Bomuxr, Reg. Carol. 7
Gre iui
Ra Ua farina It, vol I, pag. 71 Livorno, 1899.
Gotti neon, 1968, > Venedig inter dem Itors0g Peter II Orscoto, pag. IL,
‘ »
no parti
vano in altra parti
riore. Le lagune, da
‘amunicavano con I
glesi accorrevano &
carri
‘erano ogto vo
mercio greche i carie
colo, vendevano in Ita
riente si avevano pure Q
blica approdarono poscia
"4 In, ibid.
‘ # In un capitello della
preti alcuno
gioie, e molti altri
» Grronen; XI
na:£9, BI
naliona, tomo 1, pag 19
“gio no che da Occidente, pos
‘bagubiani, erano la indispensabile v
Italia superiore, con parsechie nazioni germa-
| Veneziani importavano
gio e lavorato, cereali, stoffe di lana, carn
più fine mercabzie di ben più alto prezzo,* per cui i dazi d'uscita
ite maggiori di quelli d'entrata. Forse, non di rado,
| trafficanti delle laguna, ricevevano a credito dalle case di com-
hi preziosi, che, & propria” rischio e perl.
lia è negli altri paesi turopet. > E dall'O-
è VioLtet Lx Duc, Dic ra
fil, COMMERCIO È LÀ NAVIGAZIONE ECO.
della Francia @ nell'Italia meridionale, i Veneziani,
lia Francia, in Germania è nell'Italia
de
190
Grado alle bocche del Po, legate per via
| inlebe e-con l'impero dei Fraochi.® E Ubgari,
Albanesi, Croati, Polacchi, Alemanni, spagnuoli, Fiamminghi e Jn--
| ila lagune ad acquistare e 2 vepdere. ® Nel ri-
gido inverno dell'860, essendosi
pierì, nun potendo servirsi di barche, andarono a
nelle è
dalle quali ritraevansi grossi E
dell'Ovest della Franccia, come
fumi e di canali navigabili. al centro d’Italia, tanto da mezzo
te ai confini della Germania a dei paesi
ia con cui Greci ed Arabi co-
Bulgari, Bosniaci,
gelate le lagune, i mercanti stra-
Rialto con |
a Costantinopoli legname; ferro greg-
o, sale; esportandone
leganti minuterie da adornamento; |.
nadagni, specialmente nelle città
Limoges. ® Le navi delia Repub-
alle coste del Marocco, solcarono Il Mar
* Crananto, Economia politica.
loggia
tini, Partari, Turchi, Ungheri, )
È 1 neri che si ritiravano lall'Orlente arano specialmonte: garo-
nni d'oro, tessuti d'ogni sorta,
ch 7 oggat preziosi o di lusso. (Rawpox Beowx, Calendar
vol. I pag. CESIT, London, 1854).
isonné du mob., tomo III, parto VII pa-
1'Fiurast ‘op. cit., tomo VI — Somenut, His.
}, 198, Pa
Nero e ìl Mar d'Azof, caricando alla Tana, pece, canapa altre
cose necessarie alla marineria,, comperando le ricche spoglie sao-
cheggiate dai Tartari «nella Cina e nelle Indie, e po
modo guadagnara circa 47 000
ducati d'oro.
terrena del Palazzo ducale sono rap
*
delle nazioni con cul i Veneziani fecero commercio;
Greci, Egiziani, Persiani.
o, sandalo
fano, cannella, pope; cassia, cubobe, gongero; GINDATMOmO, indaco,
rosso, nardo; ara muschio, velzotao, noci di galla, zolfo, denti di ele-
fante, incenso, mirra, storace, all i 7 ‘gu ;
chero, cerù, motalli Kreggk ‘bambace, velluti, tappati; ormollini, zandadi,
umo, canfora, cardamomo, guado, zuc-
seto è lane tinte, vini profumi, perlo,
da comuerco de torites les
ris, 1857. * Ù
x
tendo in tal '
*
20 Il) COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC:
%, Quando il vecchia a debole imparo bizantino, minacciato dagli
rditi Normanni, signori dell'estrema parte d'Italia, ricorse per
aiuto al giovane popolo delle lagune, | Veneziani compresero su-
bito che se In Gracia, come la Paglia, fosse caduts in potere dei
Normanni, Il commercio in Oriente, fonte priticipalisaima d'ogni
loro ricchezza, sarebbe finito.! Avendo quindi tutto l'interassa
di frenare la potenza normanna, accettarono, non senza promessa
. di largo compenso, l'invito dell'imperatore Alessio (1082), 9 dopo
‘ una lunga lotta, sostenuta con varia vicenda di fortuna, Bisanzio
—_—‘u salvo per opera di Venezia, la quale ebbe in premio dall'im-
peratore amplissimi privilegi; confermato il dominio sulla Dalma-
zia e sulla Croazia; accordato quartiere distinto in Costantinopoli;
largite molte concessioni allo chiese ed al clero; concessa libertà
di traffico, con ogni sorta di merci in qualunque punto dell'im-
© pero, salvo Candia e Cipro, senza pagare tasse di dogana, anco-
raggio, pedaggio e qualsiasi altro dazio o imposta,
A questo grado di potenza, nel secolo XI, era giunta Vene-
‘zia, a cui un poeta contemporaneo, che cantò la g
3 a uerra normanna,
® Guglielmo di Paglia, non è avaro di lodi: ud i
sro diver opum, diccague cirorina
Qua sine Adriacia inlertitue reltivvaca vinalio
Suibiacet Aitturo, sun! hmins moenia genti
è Circumarpta mari, nec ab cedilua alter ail acdss
allicrina iransira potest, nisi lintre echatuy:
È.) % . Scmpor aquit habitant, gens multa valontior iste
° Aoquoeria bellia, retinnigite per acdquora duotu*
Continuò ne' tempi seguenti il maestoso fiuira del: commercio
veneziano, 7
Nei secoli XII e XIII, i negoziatori della Repubblica rinnova-
rono patti 0 convenzioni con l'imperatore greco e con quello di
Germania, con gli Syevi e gli Angioini, con il Soldano d'Egitto e.
con quello d'Aleppo, con il Kan dei Tartari, con i re d’Armenia
o di Servia, con Ia Siria, l'Ungheria, la Croazia, con il duca di
Carinzia, con | patriarchi d'Aquileia, il conte di Biblea, le città
di Verona, Padova, Treyiso, Vicenza, Bologna, Mantova, Ferrara,
Ravenna, Osimo, Recanati, g0c.3
, ! Awsixouo, Venise é 8 Empire (ireh, dir missione rcientiighiea,
serie II, tomo iv, Li x Pr bi w
‘n e Apo Hist. potma dé rebus Normannorum, lib. IV (Her.
+ Seript., voro pe I 00 A A )
è SR Mise Tutosas, Un om sur Were Mandela uni Stnatsgàsokichie
«ter Rep. Ven., LTT. È ; tab L95
Pi w
®|
r ai
IL COMMERCIO E LÀ NAVIGAZIONE E.
MAZEN per
“Marco mat duva lontano i suoi figli in pupa Cn
Send biamon 0 della ubblica e persino ao nova dale
e irpesoe, nei quartieri delle srniiNte. | 2 "soglia
cai rip intere colonie di Veneziani, nta È creato ll prov-
Meuieano consoli; Quando veramente -si8 # 8% 1117 Teofilo
sa rituto del consoli non si #9, MS sr o cotesti con- |
vido ina sn consola veneziano în Soria. * IRR SI nie
Dv gessi del doge, oleggavano vee "i apocio di tassa
vesta ssime alla loro residenza, esigevano Ùi onessore interno
iù Soilimo sul valore delle mercì, SARTI i spore dei nobili
detta 9 onla, operando da sè, 0 appellandos n Parona ii
a mantenevano le buone relazioni Psi imosigre
" * î ‘opponeva ET
colonie, s'oppo! ‘onore @
ian e cn o alt een 0 1 ctamenro lo
ogol 3 . È ) sa
. Marco. 1a ; ro ar
e DAT "i i, e il fino ingegno | Veneziani po aan
o sgeroitare a Costantinopoli e nelle STR giudiot' »
CR, dove ebbero piazze di marosto, proprio JE” ;”
dal uu,
, torerin Gostantino-
cio Eorico Dandolo (1204) entrò Pn Even ab:
dh Venezia divenne arbitra dei destini dì guerra; 0 una quarta |
P°°! gna quarta parto dell’ immensa ra e eorismente a0n
est Ai territorio dell'impero, scegliendo + i{timo più oP por-
nr minuta, esatta, le costiere mar i {l pleno possesso”
notizia de io è Ad essì fa concesso altres E see CARL
Sem di Costantinopoli, i en a d'Oro, verso il
te dovevano \rova r la navi
Dio: alii tiel luogo più opportuno Dèî
pa ° Si
3 dagli af
Get gt ami de tte» lettini 0
L rl ondevano all'inter rolo ela
ta Si ion promuovere tutelare il comment,
\idi por bar : “i
mi-
navigazione. dere a tutte le, cause affidate al suo
E aa ian Proprio (1084), cul spettava anche
piistero, |
- r Da "o
i ‘ali fru la Puglia €
Le sebazi commerci JP
A Zare o CARAMELLESE: So = ii
Re tana De del Gamers ilci Veneziani, vol. III, lib. 1, cap VIII
/ AR;
Venezia; 1800... op. cib |
n Tacco: Mi pra Sbarco de Levant,
LASS ESE
trad. Mal L pas A Lipsia,
22 IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC,
decidere i litigi dei commercianti nazionali 6 forestieri, ebbe,
‘nel 1182, aggiunti i Giudici del Comune, per le questioni tra i
privati a il Fisco, e | Giudici del Forestier por | litigi degli stra-
Dieri.1 Verso la metà del secolo XIII, per definire le questioni di
Mereatura, furono institulti i Consoli dei Mercanti, la cui pote-
stà fa poi trasferita ai Cinque Savi‘alla Mercanzia, 11 Collegio
alle rappresaglie, instituito nel Dugento, fiuito alla metà del se-
colo XV, cul spettava di permettere ai sudditi di vendieare pri-
vatamenta rappresaglia patite, 1 Cattaveri ( 1280), preposti *alla
preservazione e al ricaperamento degli averi del Comune, | Giu-
stizieri Vecchi e Nuovi, sovrintendenti alle arti è a} mestieri,
erano altrettante magistrature vigilanti e sollecite a ordinare
quei provvedimenti a quelle leggi di commercio, reputate neces-
sarfe od utili,
Dal mare i Veneziani riconoscevano ogni loro prosperità e a}
mare davano ogni loro migliore pensiero,
Riformata la costituzione politica nel 1172, dopo l'uccisione
del doge Michiel, sì rivolsero sollecite cure alla navigazione, e fu
affidata al Consiglio Minore la vigilanza, oltre che sull'annona è
le finanze, sulla marineria. È
Fa sempre riguardato come il maggior presidio della patria
l’Arsenale, e di antichissima istituzione furono ì Provveditori 0
patroni all’Arsenal, ai quali, nel 1490, furono aggiunti } Sopra
Provveditori.
Dovevano pol esservi, poco meno che sul nascere della Re-
pubblica, leggi nantiche speciali, qualora si ponga mente agli
avanzamenti continui della navigazione. Le normo nautiche bizan-
tine, conosciute con il nome di pseudo-diritto di Rodi dell'VIII seo
colo, in cui gl'interessati alla navigazione dovevano vegliare al
gravi rischi della medesima, confondendosi in una sola persona l'ar-
matore ed il capitano, furono seguite anche a Venezia, fino a che
il crescente fiorire del traffici reso necessarie più ordinate forme,
per cni la compania de nave comprendeva i proprietarî della
nave e del carico, i quali entravano nel consiglio insieme con il noe-
chiero, col presbiter (serivano), con il penese è qualche altro uffi-
ciale di bordo? S' inizia quindi un lavoro locale legislativo, che
eseluderebbe di par sè, se non fosse già stata provata falsa l’ac-
1 * Manx; op, cit, vol. IIL capo IL
n 3 RaGaadori e Panostt, Gi Stabat Lv fini cono, ; fino a vi n
Nuoro encio, nuova série, tomo Ò 0 i n -
lissima prefazione del prof. Sacerdoti, "1° mute
i i antich o
SS ze (1201) ab
mercantili © ad un jus venetum
male, 118
ai oraria di uno statuto particolare
è nolla prima s
raccolta di leggì
ia gli ’ na
nin sulla marineria.* abbliceva un breve Capitola
us
so RAVIGAZIONE ECO.
il; COMMERCIO E LA NAY IGAZI ea
i det Consolato del mare da marta! de
ee {ì princips d’Antioe id
dipnne Lim accenni a leggi nautic -
marittimo; nella Pe
itoli sono ‘attinenti alla n
antico per la navigazione,
to è inserita un'antica
me, nel dar ordine al
sominelato con le
1), In cnì vari cap
tampa dello Statuto Vene
vano co
nautiche, che prova e
antichi ‘abitatori delle lagune abbiano
Nel 1227, ll dogs Pietro Ziani p
i itoli degli Statuti
paRtisrra olti nel 1229, ne' RR in una rac-
furono pol sY lo, a nel 1255 dal doge Kin lata: Statuta et or-
di Jacopo TO divisa în 129 capitoli, pn più compiuta da
colta di norme s et altis lignis, ti i docu-
dano noli a siglio del ea > SR nai è
un deoréto de fondamenta ss ‘aquipage
di norme rie; all'equipag
menti più da intotno alle zavorre e alle De delle
"i geni all'armamento, alle provviste, - 4
gio, a e ,
i te
navi ecc. rittima, giustamen lla storia
i tone marit della 8
Così nella legistazione fin ogni altra parte Îla via
ostransi i Veneti LE
ns i senza compagnia e senza a so A ina
Misti che poscia fu corsa da tutte
dei traflichi , r
enisola. *
> agro più minuti particolari in
‘mercio è della navigazione, cl te "i
d'atti ufficiali, che sì conserv
ossérva lo Sclopis,
del com-
ò all'ordinamento <
SI dal più vetusto volume
archivio di Stato, il Liber
ict riavimm (12
: ricatione et stroatione.
x saonia Cart: [migennaio 1220). nic
Ori decreto, sul Al 'rettembro a a Tabor Pleg. (SE: n
marzo de, navi 7 ia di duo
SORIA del Tiepolo, quasi ubbandonato e Pirito, da
rec tato. preci, nel MT in seguo 1 a osbibicto ino
secoli, fu ristampato Peo dialetto ven dol 102 o del 1528, Men lieta
ili di Piero, iN i i lì Statuti, cinque sco e
ante con lo SO Zyno scoperta, de ini. drovasi sO Biba
fortuna ebbe Li tico Codica dela TA anaseo del secolo XIV (Cl:44
scarini an, gin fine di uno 100 4
Cod, tal: è 6a.
REG Siria delta legiat itol, T, 1
25
24
iL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECU.
ciò ch'esso reputava suo diritto, ® volendo, ad ssempio, ordinare
il traffico del sale, non solo mandava | suoi ufficiali a: far rispot-
tare a Ravenna i patti di quel commercio, ® ma vietava anche
con la forza ai Marchigiani ai Bolognesi di ritrarre alcun van
taggio dalle prossime saline di Cervia @ di Comacchio. * Era
questo del sale un fonte di lucro importantissimo, e al suo or-
dinamento € alla sua amministrazione vegliavano | Salinieri del
mare (1243), chiamati poscia Pi itori al Sal. V'erano due ì
tto anche di Chioggia, ail forastiero
(sal maviz), cho veniva da Cervia, deb'istria, dalla Dalmazia,
dal Mar Nero © dalia Barberla. , Per il sale,
dalla Siellia © persino
non l'Italia soltanto, ma eziandio alcuni lontani paesi erano tri-
IL
MMEROIO E LA NAVIGAZIONE ECC
Communis, d
e
leveris, che DI anche Plegiorum per i num )
L'Importazi sono contenuti (plegius-mallev erosi atti di mal-.
I banditori publ e l'esportazione erano o È
neziano potesse Sea a San Marco e in sore regolate,
paesi, sotto pena iL Re e vendere marci è vet 0, i niun ve.
beni e della d grosso multe, 6 perfin aglie in certi
È pur deg istruzione della casa, ® o della confisca dei
n: N *
i cittadini a la cura che il governo mette
nieri, per recarli al ero caricare grani o legnam etteva perchè
as eerna: a lese che a Vanezia.® Vero n porti sfra-
ma non era in scien volte più forte del Liaveito: To del
il caso di qualche buon SU
O
sorta di sale, indigeno, de
riteneva suo d
i overe di fi
Governo vietayv 'ar osservare | co.
"A mandi d
: per esempio, di vendere il lacci Do: H butarii a Venezia, © quarantamila cavalli sì movevano ogni anno
n Egitto; dall'Ungheria, dalla Oroazia, dalle parti orientali della Germania,
ra il sale veneziano nell Istria. ®
per andare ® prende
Alla fine del gecolo XIV, Venezia, ® detta del Gibbon, faceva
rivivere l'industria commerciale In Europa, e toccava il sommo
dell'opulefiza. + Le navi del Comune, armate in mercanzia, Lra-
sportavano annualmente pal mari tanto morci, per oltre quaranta
milioni di nostra moneta, che davano il 40 por cento di guada-
gno. E v'erano allora più di mille patrizi, che ‘possedevano una
rendita aunuale, di 200 a 500 mila delle nostre lira. 5
Senza parlare dei traffici con l'Oriente e con le più lontane
contrade, basti vedere quantorvivo tosse il commercio di cotoni,
dì lane, di panni d'oro ® di seta, di spezierio con le città di Lom
bardia.
Milano spendev® annualmente ® Venezia 90 000 ducati, Monza
56 000, Como, ‘Tortone, Novara, Cremona 140.000 per caduna,
Bergamo 78.000, Piacenza 25 000, Alessandria della Paglia 56 000.
| per converso, queste città mandavano allo lagune drappi psr
900.000 ducati, avendo con Venezia un movimento d'affari, p3T
28 800.000 ducati. °
Nè men vivi | negozi con È Fiorentini, | quali importavano
a Venezia 16000 pazzo di stoffa, che sì vendevano in Barberia,
in Egitto, in Soria, in Cipro, in Rodi, nella Romania, in Candia,
AE N a i ea
un patrizio, passando
viglio carico d per un porto dell'Ad.
chiamava o sospettava fosse puotsignaie Soi
stimento, e | Arre idro cui spettava la init
bor sean della MR giurare che avido >
nnota
nel 1287, cisati gii È) le merci che entravano fn città
quali tavole (registri ficiali alle tre tavole sian sà, furono,
seconda per qualsi ) era dastinata per la drapperi o, una delle
u carico poi di sa oglia specie di merce, la dea ni rg
venienti dal mare, n; il dazio in generale delle sui METRO:
riscossione del dazi 1 affidato ai Visdomini da ma deriva
e il ferro si eniga l’olio; il legname, le n laddove la
Il contrabbando ai Quattro Visdomini Una: a H-sepane
percorrevano le vai assiduamente sorvegliato. fardicaa
guardiani, armati da intorno alla città, montate ce saettie
dotte da abili novsbhi corsaletti e pancere di ferro; * da: pabbiet
e catturando le na È inerociavano sull'Adriatico, Sa
sottili e di Spaten eariche di merci proibite; 0, perseguitando
commercio flavial RITI OCRA TESEEO alal esi veri
@.° Lo Stato non era mai Soda DI ifesa del
nel far valere
* Del Li
1 Liber Cosmmunis 0 Plegiorum
atiche relazioni fra Venezia e Ravenna,
dott. Ric redelli
nio dla Cet
* Libe DIRÒ: munoseritt Î
+ Thid, ag e ESA SO, 81, 0, 80
} Pasotini, Doe. riguardanti at
pag. * Imola, 1851. . Ù
i PiLtasi, op; e loc. «il»
+ Sommen; Ifiet du comme: . pa 920, 2H. ea
+ AI tem della quarte di Chioggia (1379), i cittalini Venszioni fe-
coro ui ito di 62940,0 Lire,
È del Toinaso Mocenigo. £
« Raxupo; Vila de Puchî, (er. I Script, XXI, col. 910).
furono compilati i Regesti dal
(Venezi ), N
nezia, 1892), Nella citazioni co amo il
.
+ Ihid, ©, d6,
Fitiasi, tomo VI. i
26 IL COMMERCIO E LÀ NAVIGAZIONE ECC,
nella Morea, nell’Istria; gii stessi Fiorentini recavano ogni mese.
altre mercanzie per 70 000 ducati, avendone in cambio sete, ori,
argenti, pietre preziose, cera e zucchero.
Nella vicina Terraferma, i Veneziani, dapprima con il sale a
i grani, poi con altre merci, convenivano attratti da particolari
immunità ed esenzioni, ai celebri mercati delle Cavane di Mestre,
di Campalto, di Oriago di Musestre, di Portobuffoledo, di Por-
togruaro. Le maggiori franchigie e immunità si concedevano nel
periodo delle così dette fiere, tra le quali famose qualle di Puglia,
e sia nel movimento commerciale ed industriale, che in asso
verificavasi, come nel movimento cambiario dei capitali, che an-
davano sempre al primo congiunto, parte importantissima pren-
devano i Veneziani. 1! i
Anche nella città di Venezia si instituirono mercati, che nel
secolo XIV si chiamarano altresì bazar, con voce persiana, usata
anche in taluni documenti veneziani. ? Nel secolo 1X, sul campo
di San Pietro di Castello era un fiorente mercato, che fin dal tempo
del doge Domanico Contarini (1043-1070) dovea tenersi nel giorno
di sabato. Altro marcato a San Giovanni Battista in Gemini od
in Bragora, ed altro a San Polo, ricordato, fin dal secolo XII.
Anche sulia Piazza di San Marco, sino dal 1299 aveva luogo ogni
sabato un mercato; ma più dì tutti florente era quello di Rialto,
di cui, già nel 1097, si fa menzione, descrivendo il suo decoroso
assetto, Aonore nostri mercati, i suoi stazî, lo sne tettoie, ®
Cotesto fervore di negozî, cotesta agitazione di opore, cotesta
frequenza di forestieri davano il movimento, lo strapito, l'alle-
grezza fobbrile di una festa alla città, di cni troviamo una cu-
Piosa descrizione nei versi di un poeta del primo Quattrocento.
Esaltata Ja potenza di n
Vonoxia fomea, del mondo corona,
donna del mare, del piane del monte,
il poeta dichiara brevemente la forma del sno reggimento, quindi
descrive largamente il dominio del leone di San Marco, prima
sulle lagune, poi nell Istria, nella Dalmazia, in Oriente, da ultimo
nella Terraferma, Passa poì a narrare «come l'è posta e come
là se vive».
1 Zauuren 0 CAnAnELLESE, et, IT, 22,
In una carta datano si parla di nleuni oggetti comprarli
È nr Pribasi in bazar de sabado. (Arch. di Stato, Cons. X, Misti, reg.
ci 6h >
* In una carta di donazione dei fratelli Tisone e Pietro Orio (1007).
Colico Trocisanso, pag, 118,
portano qui i loro vini;
10 E LA NAVIGAZIONE ECO.
tro si alberga Fogni conllizione a
po Todesca, e Italici e Lom n
cas * di i
Frasane ne Dean © molti Engles!,
i È Sobavi, de molti PIRA te
pnt è Mori, 0 ANpRNRTO RE
ho vien con nave è bure È Sa
È far sun vita, © mai non s
®
E Italiani poi d'ogni regione, chè
s'cuol denari qui conven ehe. passa È
roll fà foto dle molto toxorO, .
rzanto 06 oro |
Soria cho par cl'esco do von.
dell'Adriatico, @ SEA
ano, altri le fru
IL COMMERC
e Napoli
le due coste
In cambio, Sn #
DO 6 anda a dir el vero.
carestia di poro 0 pero
è eri Sen cacghi i barci a onda
si cho quasi 86 sara di adesso. »
grin sul ponté:s0n Spata alto ove fanno
reato di Rialto
icchezza del merca mo‘ è l'olibano,
E qui eo ine non pure. il SIRO più modeste
loro nostra ne Si svesioai dell'Oriente, ma sE beccheria fornita
ls armi e Ì papa ita e pesce d'ogni sorta, © Ja selvaggina, a il
derrate, come ha A e dalla Terraferma, © iifinita e onto de
degni e da Padova, ® uri
il cus È fare).
n ion altre fossare » (ms. fuss
"a | jo de la condizione
tar ve voglio n
de «ho fanno le galie
le ricche mercanzie d'ogni specie, che
a onda
e ne divisa | varî viaggi, ®
,
PEN ionf torna i capitani
; n trionio Ve Lo
pa in Venesia par che so ri
i Si Sia quela sento
p* per l'alegreza SSIS
»
0: RA
6 Catalogna, 0 |
to sono devizi |
Cor vestidi de diversa foxa
28
%
SVVIGAZIONE ECO
gO È LA NAVISI diveral
il, COMMERCIO veano essere
temente ricordate, 9 NON se
È taglia più frequen
delle crociate:
ti dagli altri popoli sino al periodo :
_ da quelli usa
ilo sulla testa. ta
sempro ® arisce più di soventi ci
iù i i nomi
da due rematori per DIRSI Di una farono chiamato con
per cui
IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE EC,
Su per lo banche de Rinlto e in lozk
i vedi star con suo veste ile setta
che molto ben s'assetta,
che par sian nati nello empireò rogno,
Ognun de ben vestir se stima degno:
el pover non cognosci dii mazori : anco,
tutti mo par signori quattro por È
stadi da & o zitadi o castelli,
Conclude con nuova lodi alla politica, e agli alleati, che la Re
pubblica ha in tutto il mondo:
Venexia franca porta el confalane
d'ogni città, che rognn' in Cristianeamo.
Simel de questo al mondo non se trov
a
bia (gatto), per
la coffa 0 R8 izava una
\cese stava della corsia 8% a
to, è al qui ca nel mozzo de tavano 1 from
i î guardo Cn Gallen, al riparo del quat i 'impavesata,
però de laudar lei molto mi zova,! di castello
6 Ss ecle
s'e
| dal fuoco ET8%0,
Lì udì o gorazz® di cuoio, 2a dB altre macchine
fatta con sc angani, le OF
i
gio di timo-
fiore di popp® cho facevano ufficio
ti al quartier
remi laterali
ovano qua-s là acconti
no unico, a fil'dI roota, sì trovano 1
ne; del timo! 1 aa '
non ben PRATT più pesanti delle si ride, che servivano sr
Più grosse i da cento remi, le avitesclasivamente
erano | gatti ‘to. dele soldatesche, e 16"
" che al traspor e,
eh le usciere e le se Fra i legni SA Bio a remi,
E macchine d'asse n piccolo navig
vivetl, delle a remi 0 & vola, è da arrembaggio, come
deremo il ducto SIE trasporto ® forse dn ganso, gancio).
di poca pescagio Bir a di ganzaruolo ( i ciascuno dei quali
indicherebbo Îl SUO 0 mércato, s duo alber ‘ papafigum) erano
rosse 0 rollium è 6 8Ì
Le .timonum, terza delle taride,
con tre VR Gi rdo'e di più gran et caso di so
ancora di più i piccole era
ra, 5 Altro navi dara, \ marrani, 000.
anche per tag ioni, le marsiliane, 10 P
: pri, 10
ali as ,
Grande sorgente di ricchezza farono altresi la costruzione è
gli armamenti delle navi da guerra e da traffico? che andavano
ogni di più aumentando e acquistando maggior perfezione in una
città, che alla fine del secolo XIV potava contare 36.000 marinai,
16.000 operai nell'Arsenale a 3300 navi in giro, 3
Nell'iufanzia della città la acazie, lo gundular, le scanle, le
plateae (burchi è peate), servivano al commercio dei luoghi meno
lontani dall'estuario e, dopo aver solcata la quieta laguna è i
canali della città, si lagavano alle rive delle case, 0 si custodi.
vano nelle cavane; le cursorie, le o/cadi, le roscone percorre-
vano i fiumi della Terraferma e si spingevano nel mare; i dro-
monti, le galee, 1 panfîli, le chelandie, erano i bastimenti da bat-
' Questo sirvontose si attribuiace at Nengoinnsa, padovano del primo
Quattrocento, ma forso è più ragionevole Insciarlo, per ora, come com-
posiziona d'incerto autore, Il sirven in 10) totrastaci, concatenati
nella forma che provalse verso la fine del Trecento è durò in voga per
SURE, tutto il Quattrocen stampato nel 1478 a Treviso, 0 riprodo
dal Gamba nel 18% (Venozia, Alwisopoli) in Opuscolo nu.
sn lode di Venczia) 0 poi ristampato nella Maccolla di
veneziano, fu
i composto, comes canta l'ultima stro
dalle allusioni storiche del tosto, nel
Nuovo Arch. Veneto, tomo V, pag. 412 n.) ne indicò anche un tas. nella
iblioteca Marciana (It, XI, Bite, 190 sog.) n
® Il Libor Plegiorum, dall'anno 1228 al 1958 riporta PRTSR OA stime di
navi o di galere, Centosettanta lire costava la quantità di legname oc-
corrente por la costruzione di una galea, 837 per la costruzione di un
asiro, 5 lire al paio gli alberi ERRE 9 passi. Una barca era stimata
liro 18, una galea 650, un galeone 700.
? Discorso del doge Tomaso Mocenigo,
Si alo. Mena
o, nogste 373 ialetto
ta è Viana confermato
o del 1420, Vittorio Rossi
torso Pont. nel M,
1 (GUOLIELMOTTI Si della te
do “iremi, Roma 3 E
" eigiane e 7 tie vol I, Appondico, cap
0x1, 0
E, lib. T, capo XV;
30
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE PoC
& vela e di variate forme
Carpaccio,
Non Bola , È
lendità di Canto Arsenale, ma ai cantieri privati lo Stato
ordinava che ne grandissima cura, e aleune volte ato
FO epoca ssun carpentiere (marangonus) o calafa ib pure
Signoria, 1 ma A, 0 cercare altrove lavoro, senza la DI
alito). politi da che nessun veneto voti: della
guanti misavs: fs Degno navi, le quali non RT
cio nei delfi 1” ghezza della chiglia (colomba) oro le_se-
DI o bracciuoli del tagliamare piedi do: 56; slan-
, P
1 come può vedersi nei quadri di Vettor
bocca, piedi 24. Dad
bitrio, 2 24; altezza, piedi 9; larghezza del Ra gi È
Avevano, soi
» per tal mod
tevano Pa 0, molte navi una st
spiega iui nooo venite di un subito in navi SO misura e po-
lecit a Repubblica potesse rinnova. guerra; d'ceiò
udine la sua armata, novare con prodigiosa s0l-
Oltre alle v iv Y
navi pri ‘ate, ® con le quali si faceva il commerci
di tutto il Med
Iterraneo e dell
SALRZI e dell'Oceano euro *éra
mento Fazione, per co lo Stato fiera, è so spet, Inceemata:
e altri lbronasit da oa armare di Patciere, spaatent, Bicitai
metteva alli ; RO guerra, le provvedeva di . i SA
neziano, che offerte a ooncedendole a dute
preserizioni i prezzo, 4 Molte e
imposti a UE date per caricare una Dave vi A ie
L'accollata STA guidarle e agli nomini di "a } VABEGaI
volte egli stess i caricava la nave di merci, a ] là
ni , prestando giuramento d. +0 la guidava molte
sem COSASIOne l'onor del Comune di
2 pre l'itinerario «stabilito. Le 8 die
» IN caravane (squadre) di otto o
San Marco e seguendo
oni (mude) delle Hotte
poneva la necessità della
dieci galere, sotto gli or-
. Tier
e,
» Nel Liber Plesi
San Biagio Sa ‘giorn sì trovano alcuni ove
Heealiro, dirla, n ar panta Savina: Pon Sa Piro,
èsempio, il 24 marzo eco, , Acartatta;
ecima 0. 1833, Andreolo Giustinian i
L'eblo por 70 Tiro” ariani na dello stuolo che aria Pra all'ia-
caria Contarini, fa la più cara: BI link on rimase dele
di ? Vin . I grossi, La a -
Sato Seba, it mod oe nea mon pa ire ot
Stato, Mist (22 Sonnaio 1309) reg. I, c, 187, 188
. À * : A .
dini di un capo-squadra,
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC. 81
sì facevano da Venezia con carico comì-
pleto, e completamente cariche ritornavano dopo averlo cambiato
una o più volte nei varî scali. Le flotte si chiamavano con i
nomi dei loro viaggi: della Tana, quella che salpava per Cafla
e la Tana, facendo commercio con | Tartari ei Russi; di Siria,
quella per la Siria e l'Asia minore; di Romania, quella per Co-
stantinopoli e 1 porti della Romania e di Grecia; d'Egitto, è cui
spettava di fare il commercio delle coste egiziane 6 finalmente
di Fiandra, che percorreva la costa da Tripoli a Tangeri, toc-
cava la Spagna, usciva dallo Stretto di Gibilterra, costeggiava il
Marocco e navigando lungo il Portogallo e la Francia, approdava
a Bruggia, ad Anversa, & Londra.
1 capitani d'ogui galera, chiamati comiti dal secolo XÎIl al XV,
e poi sopraccomiti, erano approvati ad unum ad unum in Mag-
gior Consiglio o in Pregadi, ! è giuravano di ben governare la
nave e di curarne la incolumità, promettendo restituirla in buono
stato all'Arsehale, dopo Il ritorno.® Promettevano inoltre di stare
sulla loro galda dal primo giorno, in cui s'incominciaca a carì-
care, di sorvegliare Ja mercanzia, d'invigilare affipchè all’equi-
paggio fossero distribuiti pane, vino e carne, di scrivere l’en-
trata è l'uscita, provvedendo con la maggior diligenza al profitto
del Comune.3 Era ad essi data facoltà di prendere il pilota e i
marinai, creduti più atti al servizio, 4 ma ne dovevano garantire
la probità e il valore. ® Obbligati inoltre a provveder d’alenne
armi ogni marinaio: « patroni teneantur habere pro quolibet ma-
<rinario unam lanceam «de fao (faggio) vel de fraxino longam ®
<quindecim pedibus supra; media cum ferris longis et media
«cum rampinis, omnes ferrate da lame per passum unum ad
« minus ». ®
1 proprie
le loro navi
tari dovevano promettere di non vendere, nè affidare
se non. a Veneziani, di esigere eguale promessa dagli
. ‘
Quod capitenei Galcarun approbentur in M, ©. ad una od uni,
di Stato, M, 0. (22 febbraio 1204) Cerberus, e. 12.
Lib. Pleg 0.8; 1. He alt
* Arch. di Stato, Attî deî Procuratori di San Marco, depositati dagli
Istituti Riî Riuniti. Andrea Mocenigo, capitan genorale,, ordinava nel
1428 la disciplina delle galere voneziane, e ne’ suoi ordini si vedono 0s-
servato‘le spese giornaliere di mantonimento, le provvigioni, i salari &
molte usanze como RETE da regolamenti assai più antichi.
Lib. Pleg., c. BU.
# Capitini: alzas debeant dicore probitatom e ubilitatem Comitorum,
Neuelerioritn e Prodoriorwa, Arch. Stato, MC. Cerberus, (10 agosto
* Legge del 1279 cit. da Zaxrri G. Orig. di alcune arti, pag. sO,
52 IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE FCC.
acquirenti, di denunziare la vendita dalle navi
notarili | giuramenti del compratori di navi, vendute fuori di
Venezia.! Un alto sentimento del dovera e uo fervore zelante
animavano i capitani, che non perdevano le notti nei porti
facevano brevissima staîe.? Caut! nel risolvere, audaci nell’esa
guire, da nossun pericolo sì lasciavano scoraggiare, e i viaggi,
che non senza cautala sono compiuti dai più arditi navigatori
moderni, essi intraprendevano con il pensiero dell'onor della pa-
tria, con la fiducia’ nei marinai liberi, operosi, fidi, obbedienti.
Perchè allora, sulle galere di San Marco, le genti anche da remo
erano liberi cittadini di Venezia o delle terre soggetto, è le ga-
lere, con nome di angurio lieto, si chiamavano volontarie o di
libertà. Soltanto a mezzo il secolo XVI, le navi furono spinte
dalle ciurme dei galeotti, schiavi 0 condannati; le galse si dis-
sero sforsate è di condannati, e gli nomini liberi che si arrola-
vano come rematori sì chiamarono scapoli, per distinguerli dagli
schiavi. Ma nei tempi gloriosi della marineria veneziana corre-
vano agli approdi 1 robusti marinai dell'Adriatico, gli onesti bar-
calnoli dei traghetti, e avendo buona paga è godendo il diritto
di portare certa quantità di mercanzia esente da gabelle, com-
pivano di buon grado il loro servizio, montavano lieti sulle navi,
che dovevano condurli in regioni lontane, a cercar terre, lingua,
costumanze ignote, a rendere rispettato il nome della patria.
All'onor della patria lontana, con la stessa decorosa fierezza,
con lo sissso fervido amore, pensavano altresi a i modesti mer-
canti, como Maffso, Niccolò è Marco Polo, £i potenti patrizi, come
Marin Sanudo Torsello, i fratelli Nicolò ed Antonio Zeno. Ji finito
non ebbe mai terrori per cotesti audaci, che traevano in salvo
la nave per mezzo ai gorghi muggianti, toceavano ignoti lidi,,
con il cuore trepidante di giola, è reduci dai perigliosi viaggi
affilavano allo scritto, a documento e ad ammasestramento del
figli, le loro osservazioni e i loro studi.
Dalle scoperte ed indagini di Marco Polo, il quale, dopo aver
percorso la Grande Tartaria, la Cina e le Indie Orientali, giunso
a tenere in sua mano la somma delle ose presso il più potente
e stendere In atti
—_
* Lib. Pleg.. c. DO.
,° Fincati, Splendore 0 decadenza della marina mercantile di Venezia,
(fiv. Marittima, Roma, maggio, 1878). Il Fincati, por provare la rapida
navigazione dei Vonaziani, porta l'esempio della galeazza di ser Andrea
Aran, che, nol 1408, carica di pellegrini per ‘l'errasanta, pet in luglio
da Venezia, giunse a Jaffa in Agosto, compiendo 1600 miglia in 83 giorni,
cho è quanto potrebbe fare la più buona nave iereanitla moderna.
Il; COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC, 533
‘signore dell'Asia, resta il mirabile libro, dettato e ene
‘del Genovesi a Rusticiano da Pisa (1298) e intitolato | ana
‘în cui il viaggiatore Immortale parve sorittor o è |
‘vece riconosciuto verace @ profondo dalla «critica mo Si
‘Di Marin Sanudo detto Torsello® è il Liber sasa i *
‘lium Crucis super Terrae Sanctae recuperationem, 4 mn
1321 @ offerto a papa Giovanni XXII. Il Sanudo (m. circa ;
î »
| dopo aver compiuto per ben cinque volte i viaggio d'Orlente,
‘è visitata l'Armenia, l'Egitto, Cipro, nato Na querazal cen
È itare la cristianità a
sorisse il suo libro per ecc a
i Veneziani la conquista de È
crociata 6 per consigliare ai | i
io di tutto l'Oriente.
i egli faceva dipendera il domin
di nai. “nlazonia da Marco Foscarini il fondamento degli studi
Stai è ur trattato, per quei tempi portenono d SE
ic Î ila politica. viso
di nautica, di commercio, di sconomia È una
*indicano i mezzi con i quali assa
ie Get n d servarsi dai con-
* nella seconda l'ordine da 03
o. * nella terza il modo di con-
militari nella grando impresa; e
der Terrasanta, dopo averla conquistata. Si ESE do
all'ardito disegn
lose e idee nuove, l'autore accenna
di continentale, perfettamente SH a ug E IRR
eone dell'Inghilterra.‘ .
tica da Napol a danno o i
sono descritto le carte e-le mappe, che accompagnato l’opera
© Dei viaggi di Nicolò ed Antonio Zeno (1380), pe soa
a Groenlandia e, precedendo di un secolo
re dna alle ‘aosta ilel Labrador, non dia "E
Sooinorià se nou una carta geografica, eseguita nel 1558 da Ni-
loro discendente. *
RIO come esseri vaganti sotto cieli ignoti taluni di co-
testi forti navigatori. Nel 1431, Pietro- Quirini, SASREraRT O
da Nicola Michiel e da Cristoforo Fioravanti, salpa da Candia,
7 attraversa il Mediterraneo e l'Atlantico, ma assalito da una do
menda burrasca, corre in balla delle onde, e dopo una lotta ter-
î i viaggi. i sioni, Vonezia,
Zu Di Marco Polo 0 degli altri viaggialura vene:
sal n Yo The Hook hd RA DONO dada cOn Suo
SR otiimo del se x insignita del titolo dnoalo di
isrista i tel secolo XVI, fu insignita di 01 u
Se atsvaatole dalla FEDE Db e secolo XIV ereditò dalla fami
gli iti il s di Torsello, a a da,
glia, Qesne: ti della statistica dalle sue orig, alla fine del sec, XVIII,
i, Vonozia, 1834, ; È
ri een seggi dei frabtalli Zeno trad, (Arch: Veneto, tomo VIII,
? "
pag. 906).
DA IL COMMERUIO È. LA NAVIGAZIONE ECO.
ribile con il mars, approda, il4 geînaio 1432, ad una terra igno-
ta, dove, secondo la relazione pubblicata dal Ramusio, dal 20
«maggio al 20 agosto è sempre giorno, e dal 20 novembre al 20
febbraio è sempre notte. Era probabilmente una delle isole” Lof-
foden, dette dei Santi e di Rustene, e modernamente Sandoè e
Rist. Alla fine del 1432, il Quirini, attraversando la Norvegia
e parte della Svezia, ritornsva a Venezia.
Neppure quando più addolciti costumi incominelano ad am-
moltire l’animo e il braccio, i giovani patrizi vistanno dal se-
guire gli esempi dei Sanudo, degli Zeno, dei Quirini, e continuano
ad addestrarsi in perigliose peregrinazioni. E dei loro viaggi
serivono anch'essi relazioni efficaci per semplicità, per osserva-
zioni profonde e consigli sapienti, mostrando come lo serittore,
il filosofo, il commerciante, il politico fossero molte volte con-
giunti în bella armonia nello stesso uomo. Le pitture evidenti
delle terre lontane, della loro vegetazione Inssureggiante, delle
loro condizioni fisiche, sì alternano alle osservazioni sulla reli-
gione, sui costumi, sulle lingue, sul commerci, alle rettificazioni
ilelle carte nautiche e geografiche.
Nicolò de' Conti, intorno al 1424, partitosi da Venezia, insle-
me con la moglie, che morì di peste nel viaggio, è quattro figliaoli,
giungeva sull'Eufrate, attraversando l'Arabia Petrea, e scendeva
al Golfo Parsico, donde, veleggiando per le Indie, arrivava al
Golfo del Malabar per spingersi fino al Gange. Dopo venticinque
anni ritornava a Venezia, La narrazione de' suoi viaggi furac-
colta da Poggio Bracciolini in latino, fu tradotta nel 1500 in por-
toghess é poi dal Ramusio in italiano,
Nel 1454, il patrizio Alviss da Cà da Mosto, a ventitre soni,
lascia la relazione de’ suoi viaggi a Madera, alle Canarie, al Capo
Bianco, al Senegal, e finalmente alle isole del Capo Verde, da lui
scoperte,
Caterino Zeno (1471). e Ambrogio Contarini (1474) stendono il” x
racconto dei loro viaggi in Persia, e Giosafatte Barbaro (1471)
di quelli compiuti alla Tana, in Russia, nella Tartaria e nella
Persia.
Nel 1496, naviga, verso la parte settentrionale d'America, ! tag
! Negli seritti di Marco Foscarini sopra viaggiatori veneziani pub-
blicati dal Mokrunoo (Marco Foscarini e Venezia nel sec. XVIII, Firenze,
1589) si attribuisce a Sebastiano Cabotto la Ioopetta, della Florida e Ter:
ranova, dovuta invoco al padro suo Giovanni, Il Foscarini non aveva -
idea sicure intorno ai Cabotto, sui quali molta luce venne portata dalla”
pubblicazione dei Diarî del Sanudo 6 dagli studi dol Brown è di altri
IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE E00, 85
sieme con il figlio Sebastiano, Giovanni Cabotto, che diviene gran
pilota del Regno d'Iughilterra, e per primo trova le variazioni
della bussola; nel 1529, Luigi Roncinotto sì spinga nell'India
astrema e nell'Arabia, e sulla fine del ‘secolo, Cesare Federici (1563-
1581) è Gaspare Balbi (1579-1581) sono i primi a far conoscere
il Pegu.
Par tutta la terra cotesti Veneziani, patrizi e plebei, mercanti”
ed artisti, portavano l’acuto ingegno, cr ‘che fino in Abissinia,
e sin dal secolo XV, si trova memoria di un Francesco 8ranca-
leone, pittore veneziano, che là visse alla Còrte di quel re, è
ornò con il suo pennello una chiesa cristiana, ;
Era conosciuto dovunque il nome veneziano; nell'India e in
Arabia sì aveano in pregio le monete d'oro di San Marco, e Va-
sco di Gama trovaya a Calicut il dueato dei Veneziani, i quali,
in molti paesi dell'Asia, avevano lasciato altresì 1 nomi di peso,
sana casttara, dramma, oncia ecc.
inglese Cooper affermava che dal Maditerraneo alla Cina
alt moneta non si conosceva all'infuori dello zecchino, 1
— Non era dunque semplice vanto quel che, sino dal 1487, seri-
vera Giosafatte Barbaro: «Quelli che hanno vista qualche parti-
cella della terra al tempo d’adesso, per la maggior parte sono
mercanti, ovvero uomini dati alla marinarezza; ilei quali due eser-
cizi, dal principio suo infino al dì presente, tanto sono stati eccel-
lenti i miei padri e signori veneziani, che eredo poter dire con
verità, che tengono in questa cosa il primato».
Non sempre le difficili peregrinazioni si fecero per scoprire
nuove terre, per allettamento di politici interessi, di utili traffici,
di sperate prosperità, ma altresì per l'idealità della scienza e
degli studi, per fini quanto meno nuli, tanto più nobili ed alti.
Benedetto Dandolo viaggiava, nel 1482, if Soria, per raccogliere
antiche medaglie; Marco Bembo andava in Africa per studiare
gli avanzi di Cartagine, indi traversata la Numidia, passava in
Ispagoa, per far raccolte d’iscrizioni nell'antica Sagunto; Pelle-
grino Brocardi, nel 1557, viaggiava nel Basso Egitto, senz'altro
intento se non di raccogliere anticaglie e di misurar le Piramidi,
come ‘prima di lui aveva fatto Marco Grimani, patriarca d'Aquileia.
E i giornali dei nocchieri ardimentosi, le descrizioni dei viag-
stranigri. Giovanni Cabotto e Nicolò de' Conti si vogliono da qualche
studioso nati a A ia. Boito, La vera RIE de vr: Conti e di G.
Sea, Uhio — Beiexo, I viaggi di » Milano, 1883.
Fiutass So ss tomo VI.
6 Il, COMMERCIO. E LA NAVIGAZIONE £0C,
gi, Insieme ai volgarizzamenti di scrittori antichi, come Annone
e Diodoro Siculo, agli scritti sulla geografia, sulla nautica, sul-
l'astronomia, sulla statistica, furono uniti in una grande raccolta
di un cosmografo insigne, Giambattista Ramusio, nato in Treviso
nel 1485, morto a Padova nel 1557.
Mirabili gli studi sulla nautica compiuti dai Veneziani, ! pri-
mi in Italia a tener pubbliche lezioni di algebra, e n instituire
cattedre di matematica applicata alla nautica. È
Giacomo de' Giroldi, nel 1428, disegnava sei carte idrografiche,
e Andrea Bianco, nel 1436, un atlante, di molta importanza per
gli studiosi, perchè contiene le Antille e il giro dell'Affrica. L'a-
tlante del Bianco è ll primo esempio di quelle mappe, di quello
carte, di quei portolani diligentissimi, che furono sommo vanto
di Venezia, e tra cuni sono ds ricordare i portolani di Grazioso
Benincasa, le trentacinque carte nautiche illustrate dallo Zurla
(1490), il mappamondo di Bernardo Silvano, aggiunto all'edizione
latina di Tolomeo (1511), il portolano di Pietro Coppo (1528),
l'Isolario di Pietro Bordone (1536), le quattro carte aggiunte al
Tolomeo di Jacopo Castaldo (1543), Il grande atlante di Battista
Agnese (1554). ® i
Ma un insuperato monumento di cosmografia veniva compiuto,
fra il 1457 è il 1459, nel solitario convento dell'Isola di San Mi-
chele, da un modesto frate camaldolese, di nome Msuro, autore
di quel planisfero, che si conservò in quel chiostro fino a che,
ne! 1811, fa portato nel Palazzo ducale. Per la sua opera me-
ravigliosa, fra Mauro deve essersi giovato dei viaggi di Nicolò
de' Conti. €
V'era negli animi come il presentimanto che un nuovo mon-
do dovessa esser scoperto. E questa fervida aspirazione verso
ignoto terre si rivelava così nelle andaci imprese dei viaggiatori,
come nei tranquilli studi degli scienziati è negli stessi consigli
del Governo. Era infatti usanza della Repubblica di tenere espo-
sta nel pubblico Palazzo alcune tavole geograficha — descriptio
orbis sive mappamundus — nelle quali assai prima della sco-
perta dell'America si stendeva il mars tra la costa occidentale
della Spagna e la costa orientale della Cina, incerto ed informe
, * Nol 1444, Piéro di Versi, veneziano, scriveva Alcune Razion de Mae
rinori, una specio di trattato gonorale di navigazione. Monetui J. Noto
dillo Lett. di Ur, Colombo (im Operette, vol. I, pag. 3 Venezia, 1820).
* Lazaur, Viaggiatori e namggtori concriani (in Venezia e de sat Lugnne,
lib. IT, pag: 281).
dl
. *
-28
P
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC. 37
fio delle induzioni che determinarono Colombo a tentare il
passaggi \33agg l'Occidente alle Indie. ! l
| Così li Sfiniefaro di fra Mauro, che rappresenta tutto il mon-
‘do conosciuto alla metà del secolo XV, contiene anche la divi-
iazione dell'avvenire. DI sotto all'Affrica si vede disegnato un È
| piccolo naviglio, con la prora rivolta verso l'Asia, umile araldo
di una grande idea, sorta nella mente del frate, prima che agli
sbloratori famosi balenasse il pensiero di poter girare la punta |
| Meridionale dell'Affrica è con felice navigazione transitare dal-
Europa alle Indie. sur
E anni appresso l’idea diveniva realtà, e Bartolomeo Diaz
va il Capo di Buona Speranza. L'accenno all'ardua impresa
era uscito dalla romita isola veneziana; ma il mite frate non sa-
pova che la scoperta da lui augurata avrebbe segnata la rovina
del jo di Venezia.
n: fin che Il Mediterraneo con il Mar di Marmara e
il Màr Nero, fu Il solo cammino delle Indie, Venezia tenne in sua
mano ll commercio fra l'Oriente 6 l'Occidente, Dopo la scoperta
della nuova via marittima delle Indie e del continente americano,
la concorrenza degli Spagnuoli, dei Portoghesi, e quindi degli Olan-
desi. e degli Inglesi fece rapidamente declinare la veneta en
Quarido a tutto ciò si aggiunse, per opera del Turco, la perdi a
delle isole dell'Arcipelago e di Cipro, poteva ormai dirsì che
mare s'era fatto infido alla sua Donna, e, non senza qualche ra-
“gione, il simbolico sposalizio sul Bucintoro inspirava la Reso
satira da geta francese Joachim du Bellay contro i Veneziani:
wi
... lesa vicuz cogua voni espouser la mer
* Dont ils sont les maria e le Ture l'adultere,
d | Pompro MOLMENTI.
r È . . no “di
L'eit., peg. 290. — Il prof. Buggs, dell'Università
O isidiacia. Ba: Saliamo decifrsta un'iscrizione runica, opera. se
isimin Norvegia, dalla quale apparisco che la colonia norv edi
gi a vie ‘200 n DE Toni Sin Sta carta 1482-1459),
Sui Ù % x B48). ù
Srovata dal gesuita Fisther nel caatollo di Wolf pel » sa RED È
se cr e rafiaha al to! vò moto, de eni il Colombo
nm . AL à
Biala Mocia per il sto. viaggio, erano, da lunga pezza conosciute dai
Veneziani.
Li ’
»
»
-
MARINA MERCANTILE.
Le nuove rotte transatlantiche. — Il cresciuto movimento della
navigazione a vapore attraverso l' Oceano Atlantico ha fatto pensare a
stabilire nuove rotte, per le conoscenze sempre maggiori che si hanno
della meteorologia di quel mare.
Già l'Ufficio Idrografico di Washington ha da tempo, sulle orme del
Maury, tracciato le rotte fisse fra gli Stati Uniti e l'Inghilterra, che
sono scrupolosamente seguite dai piroscafi celerissimi che transitano fra
Boston e New York da una parte, Queenstown e Capo Lizard dall'altra.
Più tardi lo stesso ufficio tracciò le rotte da seguire pei piroscafi che dal
Mediterraneo si recano agli Stati Uniti o ne ritornano. Noi abbiamo in
un fascicolo del 1893 descritto cotali rotte; ora desideriamo illustrare
quelle altre che tanto l’ ufficio americano quanto il tedesco (« Deutsclie .
Seewarte ») hanno studiato coll'intento di far sempre più avvantaggiare .
la navigazione a vapore dei progressi della meteorologia.
Fra queste nuove rotte sono certamente da considerare quelle che’
la « Seewarte » tedesca disegna mensilmente nelle sue carte piloto per i
piroscafi che si recano dal Mediterraneo agli Stati Uniti e viceversa. Tali
rotte son ben diverse da quelle proposte dall'ufficio americano e son basate
sulla esatta conoscenza delle variazioni meteorologiche. Così le rotte te-
desche non sono fisse come le americane, ma s'innalzano o si abbassano.
in latitudine secondo lo stato medio mensile della meteorologia atlantica.
Bisogna pure osservare che le rotte della carta piloto tedesca sono intese
per vapori di non comune potenza e quindi l'ufficio ha potuto? elevare
la latitudine della rotta di andata, che l'ufficio americano fissa a 33° con-
siderevolmente, fin quasi all'altezza delle Azorre, mentre non ‘pare ch’esso
accetti le rotte dei circoli massimi (di andata) che l'ufficio idrografico
di Washington fa partire da Capo S. Vincenzo e che, in verità, espongono
i piroscafi, anche i più potenti, ai persistenti e freschi venti dei quadranti
quarto e terzo. +
Quanto al ritorno, l'ufficio tedesco tien' pure lo stesso criterio e ab-
bassa la latitudine media fino a 39°, mentre l'ufficio americano fa partire
il circolo massino dalla latitudine di 41° 40; nondimeno, pei velieri non
s
È
si deve mai scendere al disotto di un certo limite, e a questo proposito
il dott. Neumayer. nel suo splendido Segelhandbuch fur den Atlanti-
schen Ozean,* edito dalla « Seewarte », osserva giustamente che com- STAGIONE
mettono errore quei velieri che, nel venire dagli Stati Uniti, scendono.
a Sud, perchè, così facendo, entrano nel perimono di alta pres-|
sione nelle vicinanze delle Azorre e hanno a soffrire molto ritardo dai
. Laritunine DEI. PassAGGIO ,
AL MERIDIANO WE.
| 50° W 40° W 30° W | 20*W
mutevoji venti che in quei paraggi si aggirano. Il peggio che può loro ac- Dicembre e Gennaio. » . + + > + > SE ® ss
cader& è di trovarsi troppo sottoventati quando, nell'ultimo tratto, avrann Rn atte pale le tar . n »
da attraversare la zona dei venti settentrionali che sogliono regnare per'Marzo. ././././..: 40%5° | * 49°
buona parte dell'anno, e Specialmente da maggio a settembre, in quel tratto, (°° 001% ICE SARA A gi " cl È 39°
dell'Oceano che intercede fra le Azorre e la costa del Portogallo. [anni 5 pel dv FP, vi 0
Per un non breve periodo dell’anno, e specialmente nei mesi di luglio M@EBo © > +0 i °
e agosto, questo centro di alta pressione nei paraggi delle Azorre assume !Giugno, Luglio e Agosto LARIO e ann) asp) dsl ds
una forma anticielonica permanente, ed è ovvio che,a seconda del giro Settembre . . . .. . . . Lu . 42 41.5 405
, logico dei venti che traggono seco, naturalmente, il mare, le navi che ottobre . . ...... È 4l' 3’ 40° 3° 39° 5°
'dal Mediterraneo vanno ai porti americani debbano passare al Sud di. inf ! HST 40° 5 ar 40° 39°
esso, e quelli che provengono dai porti degli Stati Uniti debbano mano-.
‘| vrare per passare al nord delle Azorre.
I venti settentrionali della Costa di Portogallo, e che i tedeschi ap- | sà
pellano Portugisische» Nord, fan parte appunto del sistema anticielo-
‘ nico cui alludiamo. | — Nella cartina allegata a questo articolo è segnata una rotta che dal
Le navi provenienti dai porti compresi fra il canale della Florida e Canale di Bahama va a congiungersi in latitudine 41.°40 e longitudine 49°
. il Capo Hatteras, durante la prima parte della traversata dovrebbero se- all'arco di circolo massimo che conduce a Capo Lizard. Questa rotta è per
guire la stessa rotta prescritta per la Manica. Il circolo massimo da Sandy ‘ piroscafi, ma vale anche pei velieri e piroscafi, insieme, che partono da
+Hook allo Stretto di Gibilterra, o più esattamente al Capo S. Vincenzo; Charleston e Savannah per la Manica. Se non che le navi che sieno dirette
* taglia il 50° meridiano W. al Nord del 42° parallelo, e anche quello del at Mediterraneo faranno bene a ‘seguirla fino al punto di incrociamento
:. Capo Henry taglia il meridiano a nord di 41° 5. Indi si governa per con la rotta New-York-Gibilterra che nella carta è situato verso 57° lon-
passare al nord delle Azorre. La rotta a Sud delle isole non deve se- gitudine W.e 39° latitudine Nord. Similmente una nave a vela o a vapore
, guirsi che in casi speciali, soltanto in inverno, e quando si viene da*porti ‘ che da Gibilterra dovesse recarsi al Canale della Florida potrebbe, seguendo
v situati a sud di Capo Hatteras. ‘il parallelo 33°, andare a incontrare verso il 40° meridiano la rotta che
per quella destinazione si stacca da Capo Lizard.
i La rotta direttissima da Gibilterra a S. Tommaso, che va al sud di
. Madera è compresa nella regione dell'Aliseo Nord-est e si presta benis-
simo pei piroscatì diretti all'America Centrale.
Abbiamo or ora accennato al parallelo 33°. Questo è stato adottato
abi : o: dall'ufficio idrografico di Washington per la rotta che i piroscafi da ca-
Dalla citata opera del Neumayer riportiamo i punti di passaggio dei | rico e quelli di debole forza debbono seguire nell'andare da Gibilterra a
vari meridiani, per le navi che da New-York e Filadelfia e dalla baia di New-York. L'allegata cartina mostra che i piroscafi uscenti dallo stretto
Chesapeake si dirigono allo Stretto di Gibilterra, e cioè: : di Gibilterra debbono dirigere per tagliare il meridiano 20° WG. a 33°
di latitudine presso’ l'isola Madera, indi seguire questo parallelo fino a
5 3 65° WG. ‘che è la longitudine del gruppo delle isole Bermude e di là di-
| Segethandbuch fim den Atlantischen Ozean, zweite Auflage : Merausgegeben | l'igere per tagliare il Gulf Stream, nel punto più stretto. Questa rotta, da
von der Direktion, (Hamburg, 1899). Gibilterra a Qiuova York, ha l'estensione di 3740 miglia, è cioè 580 mi-
. i I
= a: ie e di-hoa sogna
‘ glia più lunga delle rotte settentrionali che si modellano sui circoli masficercare una pogicno di ce SO, RE sa e
simi di Capo S. Vincenzo, e questa notevole differenza ha spesso tentata SA SRO i to posibio
. molti capitani a discostarsene. Ma se non si ha un buon piroscafo di grande®* 5 ; = È ot ar
dislocamento e potenza, la rotta più settentrionale riesce il più delle volta 'altrofide non si vede perchè si pa Si sa
assai più difficile e tardiva e l'avvicinarsi alle Azorre non è,in tali sd le Azorre, per Ponta e Sri inassimo di S. Vincenzo
per le ragioni già esposte, che dannoso. Tanto meno è poi utile lo sta4'ork) laddove quella regolamentare de ciRsoe niet nn. quando lo
bilire un approdo sistematico a una di quelle isole, sia pure allo sco 60 miglia più BEOVE: a ds = ca e rolungare la du-
di rifornire il carbone, perchè ciò costringe i bastimenti di poca forza nze meteorologiche possono co # Ri ; h da dire un grande
elevarsi considerevolmente a uua latitudine ove spirano quasi tutto l’anno T®!® della traversata. vav8 SRO, "i ; EROI calli come quelli
con maggior probmpilità, venti del terzo e quarto quadrante, i quali, evi-Piroscafo a due eliche, della forza di s93 a Sa Sl M iano è New
dentemente, ostachlano il viaggio di andata. Inoltre è notorio che, mentrethe tuttora sono addetti al servizio celerissimo SO di Washin-
la rotta di andata, pel nord delle Azorre, è ostacolata dal ramo meridio-Nork, la scelta d'una rotta settentrionale, sia que “ifaenia: ma per piro-
nale del Gulf Stream, la rotta meridionale, lungo il parallelo 33°, è favo4gton, sia quella della « Seewarte » BI Ru “neridionale del
rita, per l'estensione di circa 1500 miglia, da una corrente costante direttaScafi mercantili, di forza moderata, L'ASORioue, 0 Na To caso dvn
verso ovest, Ad ogni modo, invece di andare alla sorte, converrà, a tenoreParallelo 33* dev'essere consigliata SO iroscafo ad un'e-
dei casi, scegliece quella delle rotte di andata 0 di ritorno che meglio si@Yaria alla macchina o all AIbero: 200: 5 ta ue sn velatora. sì trova
adatti alle medie condizioni meteorologiche dell'epoca in cui si navigajlica che per la cresciuta mole:ha dovuto rinum & di pe “a
e delle condizioni di resistenza del piroscafo che si ha in comando. Bisogna 2SS0lutamente inabilitato ; quindi l'accordo unan nu S alle Sa in
riflettere che la necessità di ricercare condizioni meteorologiche favore N ofira l'opportunità, see E i è sinto recen-
voli è maggiore pei piroscafi mercantili da carico, che poi formano lalProco soccorso in caso di sinistro. Rn à i CE Conimerdiale [ta
maggioranza, e che per ragioni ovvie son muniti di macchine appena bad mente offerto dal piroscafo Jupiter della « n a
‘stevoli a dar loro una moderata velocità e hanno altresì una rélativa- liana » di Genova, che potè essere p Si pes dai vancrer dai
mente piccola riserva di combustibile, Ora abbiamo avuto il caso di piroscafi Partito da Porto Brapedoola RI 2 Se iù x, 18! N pr 48°
\che, perfino nei mesi di gennaio e febbraio, han voluto tenersi al disopr® ne A SI di Tutta Gi ii incinta dal piroscafo
della latitudine di Gibilterra, coll'intento di dirigere per romdo a New." i. : New
: a DI 50 tti dai è ali italiano Città di Messina che, per lo stesso parallelo si recava a Ne
York e che ben presto sono stati sopraffatti dai temporali contrari, i qua Stork Dopo vari tentativi. riuscendo i ibile, a causa del tempo cat-
avendoli costretti a esaurire la provvista di combustibile, per la voglia i RESSS sa 7 ode annie
di prueggiare, li han pure costretti, dopo molti stenti, ad accostarsi a la so il o il cagna di gate “i su e
. ini . at è ; 2_a* "AT i; Ri osserva ì v iL) | | ‘ash .
titudini più basse, ed a gettarsi, poi, precipitosamente sulla Bermuda, ond Nago San So lo Jupiter derivò verso No rd-est e, questa volta,
rifornirsi di carbone. * i, È È
i in rd. Ivi lo trovò il
Uno di questi piroscafi, che pur non era dei più lenti, impiegò recen: ÎN vicinanza della rotta fra Saint Thomas | o Capo si Mt = giunto
ndi forni’ di ‘vazi ibi piroscafo Saint Simon della « Transatlantique » che proveniva appunt
temente ben quindici giorni di navigazione, da Gibilterra alla Bermuda, 5 È pi 26 febbraio, in
iori ito Ji aridi -! da Saint Thomas, diretto all’ Havre, alle ore 3 am. del 26 febbraio,
mentre, se avesse 4 priori seguito la rotta meridionale, sarebbe proba ESSEN 44° 24 W. G. Anche il Saint Simon si provò
bilmente arrivato a New York qualche giorno prima, malgrado le stesse) Lat. 35° 36° N. e Long. 44° 34 W. S. < TTI
anni i ia M : “a rimorchiarlo, ma dovette abbandonarlo alle 10 am.
condizioni generali del tempo. La via Madera-Bermuda è considerata la ’ ? 1 ““Agziona di rott
migliore, perchè lo scopo di seguire una rotta meridionale consiste nel Non per mera combinazione, ma in conseguenza dell adozione i rotte
ra) 7 fisse, fu lo Jupiter incontrato lo stesso giorno, alle ore 3 pm. dall'He-
vetia della Società Amburghese Americana, che pure proveniva da Saint
x Thomas e si dirigeva all Havre. Questo vapore rimase tutta la notte dal
| Ti duetti mesi mpeslalmente, la zona di alfa preczione $ al Sud dalle Azory apo ali sitaivato: preso lo Jupiter, avendo il capitano promesso di do
‘e quindi un pi ‘o che voglia navig: itudini di 36°-40° Ù DE N E 1 si i ; | È
saperi DEVON Goria È di RIA AGG OOO A ponente della” Akor morchiarlo ; ma invece, l' indomani, riprese la sua rotta, Alla 1 Nada
so 301 e so ha dando a a A ad ENI PODERI ve 28 febbraio il capitano del nostro piroscafo scovri i veci 0, me
0 a TT cento, procedendo im iongitucine, mentre elio adera j f Ss . LO Supietr
fi ogonasa in ca peggiori mesi dell’anno, è soltanto di 5 de cento. Î -pore TIETRRRIO; ds da West Hartlepool a Pensaco p'
.
È
trovavasi allora in Lat. 35° 44° e Long. 44° WG. La moglie, Giunone, 4.
prese a rimorchio il marito, Giove, il mattino seguente, ed il 24 màrzo
arrivarono entrambi felicemente a Barbados.
Questo salvataggio fruttò grandi e meritati onori al capitano del piro-
scafo Jupiter, che abbandonato dal proprio equipaggio avea dato prova. di
un altissimo ‘sentimento di dovere, restandosene solo a bordo con un mac-
chinista e avendo costantemente rifiutato di trasferirsi sui piroscafi che
incontrava, fino a che non gli riuscì di portare il suo Jupiter a salva-
mento; ma non è improbabile che al suo salvataggio e alla frequenza con .
cui fu successivamente avvistato da parecchi piroscati che gli offrivano
soccorso, abbia. influito l' istituzione delle rotte fisse !.
»
x ©
Per coloro i quali sdegnano di seguire la rotta del 33° parallelo e che,
per recarsi da Gibilterra a New-York, prendono una rotta - lossodromica
diretta compresa fra le latitudini di quei due punti, diamo il riassunto
di due bellissime tavole di probabilità che il dott. Neumayer inserisce a
pag. 365-368 della citata opera: Segelhandbuch firm den Atlantischen
Ozean. Le tavole del Neumayer, di cui diamo un semplice esempio, son
basate su molte migliaia di osservazioni, estratte dai giornali delle navi
tedesche e olandesi ® e si estendono da 35° a 50°, per tutta la larghezza
dell'Atlantico, comprendendo, così, nna zona di quindici gradi, analizzata
di grado in grado, nella percentuale della probabilità dei venti dominanti,
classificati in sedici rombi della bussola, nonchè nella probabilità dei venti
d'una forza superiore a 8, e dei variabili e delle calme. Or da queste
tavole si rileva appunto che nella maggior parte dei casi, i venti domi-
nanti nella zona che ci preoccupa cioè quella di 35°-40°, provengono dai
quadranti occidentali e ciò deve persuadere i capitani delle navi da carico
che si recano ai porti americani ad adottare una rotta più meridionale.
Nel mese di ottobre prevalgono, è vero, i venti del primo quadrante,
ma al di là di 40° di longitudine W. è probabile ch'essi sieno anche più
forti al sud che al nord.
' Quando queste rotte fisse non erano ancora stabilite, il salvataggio era
certo più difficile. E’ celebre il caso del piroscafo Marsala che, partito da Pa-
lermo 1° 11 marzo 1880 si trovò a mezzo Oceano, privo di carbone, perchè es-
sendosi spinto ad alta latitudine, esaurì inutilmente la sua provvista di combu-
stibile nel lottare contro i temporali occidentali. Anch'esso doveite poggiaré alle
Bermude, con l’aiuto della velatura completa che teneva, e vi giunse dopo 67
giorni dalla partenza; ma in tutto questo periodo non fu visto e soccorso che
da un solo veliero. E’ vero, peraltro, che vent'anni fa l’oceano atlantico non era
frequentato da sì gran numero di navi che ora lo rendono il vero mediterraneo
del mondo moderno. .
* Resultate meteorologischer Beobachtungen von deutschen und holdndi-
schen Schiffen fiir Eingradfelder des Nordatlantischen Ozeans. 5
- extracted text
-
IT, COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE
DEGLI ANTIOHI VENEZIANI
ll
,
Giova risuscitare le vecchie memorie. Ji ricò lo dell’antic®
grandezza commerciale e marittima di Venezia può essere esempio,
incitamen$o e rampogna ai presenti.
. Intor all’anno Mille, îl Diacono Giovanni, Vani 2hissimo ero”
mista veneto, diceva che Venezia superava di gran . INga tutte le
; circostanti province in ricchezza € magnificenza. Tr po due secoli
è mezzo, Martino da Canal narrando ‘la storia del'® città plus
belle et plus plaisante dou siècle, ploine de biouté et de t08 biens,
aggiungev® che le marchandies i corent par cele noble cité, com
fait Veive des fontaines.! # i "
Questa prosperità era dovuta al commercio.
I fuggiaschi delle laguno, risalendo con le loro barche i fiumi,
di cui dominavano le foci, avevano in sulle prime fatto commercio
di derrate comuni, come sale ® pesco ottenendo franchigie dai
vicini dominatori della terraferma : dai Greci, con 3 quali vivo
era Îl traffico, specialmente ‘a Ravenna j dai Longobardi, il cui re
Luitprando stringeva cOn il dogo paoluccio Anafesto UD irattato
di commercio © di amicizia. ?
Nel primo quarto del secolo VII: dopo aver niutato con lo
loro navi i Graci contro i Longobardi, i, Veneziani, cresciuti in
potenza; non solamente protetti, ma alleati di Bisanzio, si spiu-
sero verso mari lontani, © già alla metà di questo secolo appro”
darono alle coste dell’ Affrica © agli scali del Levante. pestreggian-
dosi con sagac® operosità ottennero privilegi da ogni banda: ai
e e
“1 Cronique dés Veniciene (Arch. Stor. Its serio I, tomo VII).
2? DANDOLO, Chron. XXI; 180. ;
4
.
€ 2 7
d 18° IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE ECO.
© e l
SERGI degl'imperatori d'Oriente s'aggiunsere i trattati con
ngobarili, i quali concessero a Venezia sicurezza e privilegi sui
loro ee con Carlo Magno, dal quale ebbero privilegi sul
mercati dei Franchi in Italia, tra i quali era celebre quello di
Campalto, sul margine della laguna. Lotario, figlio di Carloma- _
gno, lasciò liberi | Veneti di transitare con le loro merci per i
fiami è per terra, senza alcun aggravio, dal ripatico in feori è
similmente di approdare ai porti dell' impero, Nell’883 Carlo il
Grosso rinnovò i patti di libertà di traffico in tutto il sub Stato
esentando il doge Giovanni Partecipazio é gli eredi suoi da ian
poste doganali.! Altri trattati si fecero con i re, | Comuni
italiani e le nazioni germaniche. Quegli accorti Veneziani tutto
promettevano per nulla mantenere, staltramente eludendo ehi
avesse loro richiesto prestazioni, che non sì trovassero sanoite
dalle convenzioni commerciali, ma sempre però pronti a brandire
le armi per respingere con la forza chiunque avesse osato turbare
i sore interessi. ? Sostennero lotte flerissime con gl' infesti Slavi
co’ Narentani, con gli Ungheri, con Comacchio e Ravenna, con il
marchese d'Istria, ribellatasi al suo Signore, e richiedente il pro-
tattorato della Repubblica. ® Da queste guerre, combattate còn
varia fortuna, Venezi
a , Venezia uscì traondone sempre nuovi e importanti
Ia Pistro Orseolo II, Venezia divenne la più grande potenza
urne del Mediterraneo. Appena eletto doge (991), l'Orssolo
pensò a rafforzare i vincoli commerciali, e gli ambasciatori vene.
- gbbero dall'imperatore di Costantinopoli, dai Saraceni di
Da e d'Affrica, da Ottone Ill di Germania nuove franchigie, 4
| Più tardî, la soggezione della Dalmazia* (1000), dilatando la signo»
ria del Golfo Adriatico, assicurò ed estese maggiormente la veneta
Pago Il glorioso avvenimento fu festeggiato, fin da allora
carina con la benedizione del mare, che si
rmò in appresso posalizic
aa ppresso nella celebre cerimonia dello Sp' io del
Insieme con Amalfi, la cui grandezza d
Ò eclinò sullo seorcio del
‘secolo IX, Venezia era la sola padrona del commercio orientale ed
occidentale, e mentre quella città mandava le sue merci in Ispagna,
® Bomuxr, Reg. Carol. 7
Gre iui
Ra Ua farina It, vol I, pag. 71 Livorno, 1899.
Gotti neon, 1968, > Venedig inter dem Itors0g Peter II Orscoto, pag. IL,
‘ »
no parti
vano in altra parti
riore. Le lagune, da
‘amunicavano con I
glesi accorrevano &
carri
‘erano ogto vo
mercio greche i carie
colo, vendevano in Ita
riente si avevano pure Q
blica approdarono poscia
"4 In, ibid.
‘ # In un capitello della
preti alcuno
gioie, e molti altri
» Grronen; XI
na:£9, BI
naliona, tomo 1, pag 19
“gio no che da Occidente, pos
‘bagubiani, erano la indispensabile v
Italia superiore, con parsechie nazioni germa-
| Veneziani importavano
gio e lavorato, cereali, stoffe di lana, carn
più fine mercabzie di ben più alto prezzo,* per cui i dazi d'uscita
ite maggiori di quelli d'entrata. Forse, non di rado,
| trafficanti delle laguna, ricevevano a credito dalle case di com-
hi preziosi, che, & propria” rischio e perl.
lia è negli altri paesi turopet. > E dall'O-
è VioLtet Lx Duc, Dic ra
fil, COMMERCIO È LÀ NAVIGAZIONE ECO.
della Francia @ nell'Italia meridionale, i Veneziani,
lia Francia, in Germania è nell'Italia
de
190
Grado alle bocche del Po, legate per via
| inlebe e-con l'impero dei Fraochi.® E Ubgari,
Albanesi, Croati, Polacchi, Alemanni, spagnuoli, Fiamminghi e Jn--
| ila lagune ad acquistare e 2 vepdere. ® Nel ri-
gido inverno dell'860, essendosi
pierì, nun potendo servirsi di barche, andarono a
nelle è
dalle quali ritraevansi grossi E
dell'Ovest della Franccia, come
fumi e di canali navigabili. al centro d’Italia, tanto da mezzo
te ai confini della Germania a dei paesi
ia con cui Greci ed Arabi co-
Bulgari, Bosniaci,
gelate le lagune, i mercanti stra-
Rialto con |
a Costantinopoli legname; ferro greg-
o, sale; esportandone
leganti minuterie da adornamento; |.
nadagni, specialmente nelle città
Limoges. ® Le navi delia Repub-
alle coste del Marocco, solcarono Il Mar
* Crananto, Economia politica.
loggia
tini, Partari, Turchi, Ungheri, )
È 1 neri che si ritiravano lall'Orlente arano specialmonte: garo-
nni d'oro, tessuti d'ogni sorta,
ch 7 oggat preziosi o di lusso. (Rawpox Beowx, Calendar
vol. I pag. CESIT, London, 1854).
isonné du mob., tomo III, parto VII pa-
1'Fiurast ‘op. cit., tomo VI — Somenut, His.
}, 198, Pa
Nero e ìl Mar d'Azof, caricando alla Tana, pece, canapa altre
cose necessarie alla marineria,, comperando le ricche spoglie sao-
cheggiate dai Tartari «nella Cina e nelle Indie, e po
modo guadagnara circa 47 000
ducati d'oro.
terrena del Palazzo ducale sono rap
*
delle nazioni con cul i Veneziani fecero commercio;
Greci, Egiziani, Persiani.
o, sandalo
fano, cannella, pope; cassia, cubobe, gongero; GINDATMOmO, indaco,
rosso, nardo; ara muschio, velzotao, noci di galla, zolfo, denti di ele-
fante, incenso, mirra, storace, all i 7 ‘gu ;
chero, cerù, motalli Kreggk ‘bambace, velluti, tappati; ormollini, zandadi,
umo, canfora, cardamomo, guado, zuc-
seto è lane tinte, vini profumi, perlo,
da comuerco de torites les
ris, 1857. * Ù
x
tendo in tal '
*
20 Il) COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC:
%, Quando il vecchia a debole imparo bizantino, minacciato dagli
rditi Normanni, signori dell'estrema parte d'Italia, ricorse per
aiuto al giovane popolo delle lagune, | Veneziani compresero su-
bito che se In Gracia, come la Paglia, fosse caduts in potere dei
Normanni, Il commercio in Oriente, fonte priticipalisaima d'ogni
loro ricchezza, sarebbe finito.! Avendo quindi tutto l'interassa
di frenare la potenza normanna, accettarono, non senza promessa
. di largo compenso, l'invito dell'imperatore Alessio (1082), 9 dopo
‘ una lunga lotta, sostenuta con varia vicenda di fortuna, Bisanzio
—_—‘u salvo per opera di Venezia, la quale ebbe in premio dall'im-
peratore amplissimi privilegi; confermato il dominio sulla Dalma-
zia e sulla Croazia; accordato quartiere distinto in Costantinopoli;
largite molte concessioni allo chiese ed al clero; concessa libertà
di traffico, con ogni sorta di merci in qualunque punto dell'im-
© pero, salvo Candia e Cipro, senza pagare tasse di dogana, anco-
raggio, pedaggio e qualsiasi altro dazio o imposta,
A questo grado di potenza, nel secolo XI, era giunta Vene-
‘zia, a cui un poeta contemporaneo, che cantò la g
3 a uerra normanna,
® Guglielmo di Paglia, non è avaro di lodi: ud i
sro diver opum, diccague cirorina
Qua sine Adriacia inlertitue reltivvaca vinalio
Suibiacet Aitturo, sun! hmins moenia genti
è Circumarpta mari, nec ab cedilua alter ail acdss
allicrina iransira potest, nisi lintre echatuy:
È.) % . Scmpor aquit habitant, gens multa valontior iste
° Aoquoeria bellia, retinnigite per acdquora duotu*
Continuò ne' tempi seguenti il maestoso fiuira del: commercio
veneziano, 7
Nei secoli XII e XIII, i negoziatori della Repubblica rinnova-
rono patti 0 convenzioni con l'imperatore greco e con quello di
Germania, con gli Syevi e gli Angioini, con il Soldano d'Egitto e.
con quello d'Aleppo, con il Kan dei Tartari, con i re d’Armenia
o di Servia, con Ia Siria, l'Ungheria, la Croazia, con il duca di
Carinzia, con | patriarchi d'Aquileia, il conte di Biblea, le città
di Verona, Padova, Treyiso, Vicenza, Bologna, Mantova, Ferrara,
Ravenna, Osimo, Recanati, g0c.3
, ! Awsixouo, Venise é 8 Empire (ireh, dir missione rcientiighiea,
serie II, tomo iv, Li x Pr bi w
‘n e Apo Hist. potma dé rebus Normannorum, lib. IV (Her.
+ Seript., voro pe I 00 A A )
è SR Mise Tutosas, Un om sur Were Mandela uni Stnatsgàsokichie
«ter Rep. Ven., LTT. È ; tab L95
Pi w
®|
r ai
IL COMMERCIO E LÀ NAVIGAZIONE E.
MAZEN per
“Marco mat duva lontano i suoi figli in pupa Cn
Send biamon 0 della ubblica e persino ao nova dale
e irpesoe, nei quartieri delle srniiNte. | 2 "soglia
cai rip intere colonie di Veneziani, nta È creato ll prov-
Meuieano consoli; Quando veramente -si8 # 8% 1117 Teofilo
sa rituto del consoli non si #9, MS sr o cotesti con- |
vido ina sn consola veneziano în Soria. * IRR SI nie
Dv gessi del doge, oleggavano vee "i apocio di tassa
vesta ssime alla loro residenza, esigevano Ùi onessore interno
iù Soilimo sul valore delle mercì, SARTI i spore dei nobili
detta 9 onla, operando da sè, 0 appellandos n Parona ii
a mantenevano le buone relazioni Psi imosigre
" * î ‘opponeva ET
colonie, s'oppo! ‘onore @
ian e cn o alt een 0 1 ctamenro lo
ogol 3 . È ) sa
. Marco. 1a ; ro ar
e DAT "i i, e il fino ingegno | Veneziani po aan
o sgeroitare a Costantinopoli e nelle STR giudiot' »
CR, dove ebbero piazze di marosto, proprio JE” ;”
dal uu,
, torerin Gostantino-
cio Eorico Dandolo (1204) entrò Pn Even ab:
dh Venezia divenne arbitra dei destini dì guerra; 0 una quarta |
P°°! gna quarta parto dell’ immensa ra e eorismente a0n
est Ai territorio dell'impero, scegliendo + i{timo più oP por-
nr minuta, esatta, le costiere mar i {l pleno possesso”
notizia de io è Ad essì fa concesso altres E see CARL
Sem di Costantinopoli, i en a d'Oro, verso il
te dovevano \rova r la navi
Dio: alii tiel luogo più opportuno Dèî
pa ° Si
3 dagli af
Get gt ami de tte» lettini 0
L rl ondevano all'inter rolo ela
ta Si ion promuovere tutelare il comment,
\idi por bar : “i
mi-
navigazione. dere a tutte le, cause affidate al suo
E aa ian Proprio (1084), cul spettava anche
piistero, |
- r Da "o
i ‘ali fru la Puglia €
Le sebazi commerci JP
A Zare o CARAMELLESE: So = ii
Re tana De del Gamers ilci Veneziani, vol. III, lib. 1, cap VIII
/ AR;
Venezia; 1800... op. cib |
n Tacco: Mi pra Sbarco de Levant,
LASS ESE
trad. Mal L pas A Lipsia,
22 IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC,
decidere i litigi dei commercianti nazionali 6 forestieri, ebbe,
‘nel 1182, aggiunti i Giudici del Comune, per le questioni tra i
privati a il Fisco, e | Giudici del Forestier por | litigi degli stra-
Dieri.1 Verso la metà del secolo XIII, per definire le questioni di
Mereatura, furono institulti i Consoli dei Mercanti, la cui pote-
stà fa poi trasferita ai Cinque Savi‘alla Mercanzia, 11 Collegio
alle rappresaglie, instituito nel Dugento, fiuito alla metà del se-
colo XV, cul spettava di permettere ai sudditi di vendieare pri-
vatamenta rappresaglia patite, 1 Cattaveri ( 1280), preposti *alla
preservazione e al ricaperamento degli averi del Comune, | Giu-
stizieri Vecchi e Nuovi, sovrintendenti alle arti è a} mestieri,
erano altrettante magistrature vigilanti e sollecite a ordinare
quei provvedimenti a quelle leggi di commercio, reputate neces-
sarfe od utili,
Dal mare i Veneziani riconoscevano ogni loro prosperità e a}
mare davano ogni loro migliore pensiero,
Riformata la costituzione politica nel 1172, dopo l'uccisione
del doge Michiel, sì rivolsero sollecite cure alla navigazione, e fu
affidata al Consiglio Minore la vigilanza, oltre che sull'annona è
le finanze, sulla marineria. È
Fa sempre riguardato come il maggior presidio della patria
l’Arsenale, e di antichissima istituzione furono ì Provveditori 0
patroni all’Arsenal, ai quali, nel 1490, furono aggiunti } Sopra
Provveditori.
Dovevano pol esservi, poco meno che sul nascere della Re-
pubblica, leggi nantiche speciali, qualora si ponga mente agli
avanzamenti continui della navigazione. Le normo nautiche bizan-
tine, conosciute con il nome di pseudo-diritto di Rodi dell'VIII seo
colo, in cui gl'interessati alla navigazione dovevano vegliare al
gravi rischi della medesima, confondendosi in una sola persona l'ar-
matore ed il capitano, furono seguite anche a Venezia, fino a che
il crescente fiorire del traffici reso necessarie più ordinate forme,
per cni la compania de nave comprendeva i proprietarî della
nave e del carico, i quali entravano nel consiglio insieme con il noe-
chiero, col presbiter (serivano), con il penese è qualche altro uffi-
ciale di bordo? S' inizia quindi un lavoro locale legislativo, che
eseluderebbe di par sè, se non fosse già stata provata falsa l’ac-
1 * Manx; op, cit, vol. IIL capo IL
n 3 RaGaadori e Panostt, Gi Stabat Lv fini cono, ; fino a vi n
Nuoro encio, nuova série, tomo Ò 0 i n -
lissima prefazione del prof. Sacerdoti, "1° mute
i i antich o
SS ze (1201) ab
mercantili © ad un jus venetum
male, 118
ai oraria di uno statuto particolare
è nolla prima s
raccolta di leggì
ia gli ’ na
nin sulla marineria.* abbliceva un breve Capitola
us
so RAVIGAZIONE ECO.
il; COMMERCIO E LA NAY IGAZI ea
i det Consolato del mare da marta! de
ee {ì princips d’Antioe id
dipnne Lim accenni a leggi nautic -
marittimo; nella Pe
itoli sono ‘attinenti alla n
antico per la navigazione,
to è inserita un'antica
me, nel dar ordine al
sominelato con le
1), In cnì vari cap
tampa dello Statuto Vene
vano co
nautiche, che prova e
antichi ‘abitatori delle lagune abbiano
Nel 1227, ll dogs Pietro Ziani p
i itoli degli Statuti
paRtisrra olti nel 1229, ne' RR in una rac-
furono pol sY lo, a nel 1255 dal doge Kin lata: Statuta et or-
di Jacopo TO divisa în 129 capitoli, pn più compiuta da
colta di norme s et altis lignis, ti i docu-
dano noli a siglio del ea > SR nai è
un deoréto de fondamenta ss ‘aquipage
di norme rie; all'equipag
menti più da intotno alle zavorre e alle De delle
"i geni all'armamento, alle provviste, - 4
gio, a e ,
i te
navi ecc. rittima, giustamen lla storia
i tone marit della 8
Così nella legistazione fin ogni altra parte Îla via
ostransi i Veneti LE
ns i senza compagnia e senza a so A ina
Misti che poscia fu corsa da tutte
dei traflichi , r
enisola. *
> agro più minuti particolari in
‘mercio è della navigazione, cl te "i
d'atti ufficiali, che sì conserv
ossérva lo Sclopis,
del com-
ò all'ordinamento <
SI dal più vetusto volume
archivio di Stato, il Liber
ict riavimm (12
: ricatione et stroatione.
x saonia Cart: [migennaio 1220). nic
Ori decreto, sul Al 'rettembro a a Tabor Pleg. (SE: n
marzo de, navi 7 ia di duo
SORIA del Tiepolo, quasi ubbandonato e Pirito, da
rec tato. preci, nel MT in seguo 1 a osbibicto ino
secoli, fu ristampato Peo dialetto ven dol 102 o del 1528, Men lieta
ili di Piero, iN i i lì Statuti, cinque sco e
ante con lo SO Zyno scoperta, de ini. drovasi sO Biba
fortuna ebbe Li tico Codica dela TA anaseo del secolo XIV (Cl:44
scarini an, gin fine di uno 100 4
Cod, tal: è 6a.
REG Siria delta legiat itol, T, 1
25
24
iL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECU.
ciò ch'esso reputava suo diritto, ® volendo, ad ssempio, ordinare
il traffico del sale, non solo mandava | suoi ufficiali a: far rispot-
tare a Ravenna i patti di quel commercio, ® ma vietava anche
con la forza ai Marchigiani ai Bolognesi di ritrarre alcun van
taggio dalle prossime saline di Cervia @ di Comacchio. * Era
questo del sale un fonte di lucro importantissimo, e al suo or-
dinamento € alla sua amministrazione vegliavano | Salinieri del
mare (1243), chiamati poscia Pi itori al Sal. V'erano due ì
tto anche di Chioggia, ail forastiero
(sal maviz), cho veniva da Cervia, deb'istria, dalla Dalmazia,
dal Mar Nero © dalia Barberla. , Per il sale,
dalla Siellia © persino
non l'Italia soltanto, ma eziandio alcuni lontani paesi erano tri-
IL
MMEROIO E LA NAVIGAZIONE ECC
Communis, d
e
leveris, che DI anche Plegiorum per i num )
L'Importazi sono contenuti (plegius-mallev erosi atti di mal-.
I banditori publ e l'esportazione erano o È
neziano potesse Sea a San Marco e in sore regolate,
paesi, sotto pena iL Re e vendere marci è vet 0, i niun ve.
beni e della d grosso multe, 6 perfin aglie in certi
È pur deg istruzione della casa, ® o della confisca dei
n: N *
i cittadini a la cura che il governo mette
nieri, per recarli al ero caricare grani o legnam etteva perchè
as eerna: a lese che a Vanezia.® Vero n porti sfra-
ma non era in scien volte più forte del Liaveito: To del
il caso di qualche buon SU
O
sorta di sale, indigeno, de
riteneva suo d
i overe di fi
Governo vietayv 'ar osservare | co.
"A mandi d
: per esempio, di vendere il lacci Do: H butarii a Venezia, © quarantamila cavalli sì movevano ogni anno
n Egitto; dall'Ungheria, dalla Oroazia, dalle parti orientali della Germania,
ra il sale veneziano nell Istria. ®
per andare ® prende
Alla fine del gecolo XIV, Venezia, ® detta del Gibbon, faceva
rivivere l'industria commerciale In Europa, e toccava il sommo
dell'opulefiza. + Le navi del Comune, armate in mercanzia, Lra-
sportavano annualmente pal mari tanto morci, per oltre quaranta
milioni di nostra moneta, che davano il 40 por cento di guada-
gno. E v'erano allora più di mille patrizi, che ‘possedevano una
rendita aunuale, di 200 a 500 mila delle nostre lira. 5
Senza parlare dei traffici con l'Oriente e con le più lontane
contrade, basti vedere quantorvivo tosse il commercio di cotoni,
dì lane, di panni d'oro ® di seta, di spezierio con le città di Lom
bardia.
Milano spendev® annualmente ® Venezia 90 000 ducati, Monza
56 000, Como, ‘Tortone, Novara, Cremona 140.000 per caduna,
Bergamo 78.000, Piacenza 25 000, Alessandria della Paglia 56 000.
| per converso, queste città mandavano allo lagune drappi psr
900.000 ducati, avendo con Venezia un movimento d'affari, p3T
28 800.000 ducati. °
Nè men vivi | negozi con È Fiorentini, | quali importavano
a Venezia 16000 pazzo di stoffa, che sì vendevano in Barberia,
in Egitto, in Soria, in Cipro, in Rodi, nella Romania, in Candia,
AE N a i ea
un patrizio, passando
viglio carico d per un porto dell'Ad.
chiamava o sospettava fosse puotsignaie Soi
stimento, e | Arre idro cui spettava la init
bor sean della MR giurare che avido >
nnota
nel 1287, cisati gii È) le merci che entravano fn città
quali tavole (registri ficiali alle tre tavole sian sà, furono,
seconda per qualsi ) era dastinata per la drapperi o, una delle
u carico poi di sa oglia specie di merce, la dea ni rg
venienti dal mare, n; il dazio in generale delle sui METRO:
riscossione del dazi 1 affidato ai Visdomini da ma deriva
e il ferro si eniga l’olio; il legname, le n laddove la
Il contrabbando ai Quattro Visdomini Una: a H-sepane
percorrevano le vai assiduamente sorvegliato. fardicaa
guardiani, armati da intorno alla città, montate ce saettie
dotte da abili novsbhi corsaletti e pancere di ferro; * da: pabbiet
e catturando le na È inerociavano sull'Adriatico, Sa
sottili e di Spaten eariche di merci proibite; 0, perseguitando
commercio flavial RITI OCRA TESEEO alal esi veri
@.° Lo Stato non era mai Soda DI ifesa del
nel far valere
* Del Li
1 Liber Cosmmunis 0 Plegiorum
atiche relazioni fra Venezia e Ravenna,
dott. Ric redelli
nio dla Cet
* Libe DIRÒ: munoseritt Î
+ Thid, ag e ESA SO, 81, 0, 80
} Pasotini, Doe. riguardanti at
pag. * Imola, 1851. . Ù
i PiLtasi, op; e loc. «il»
+ Sommen; Ifiet du comme: . pa 920, 2H. ea
+ AI tem della quarte di Chioggia (1379), i cittalini Venszioni fe-
coro ui ito di 62940,0 Lire,
È del Toinaso Mocenigo. £
« Raxupo; Vila de Puchî, (er. I Script, XXI, col. 910).
furono compilati i Regesti dal
(Venezi ), N
nezia, 1892), Nella citazioni co amo il
.
+ Ihid, ©, d6,
Fitiasi, tomo VI. i
26 IL COMMERCIO E LÀ NAVIGAZIONE ECC,
nella Morea, nell’Istria; gii stessi Fiorentini recavano ogni mese.
altre mercanzie per 70 000 ducati, avendone in cambio sete, ori,
argenti, pietre preziose, cera e zucchero.
Nella vicina Terraferma, i Veneziani, dapprima con il sale a
i grani, poi con altre merci, convenivano attratti da particolari
immunità ed esenzioni, ai celebri mercati delle Cavane di Mestre,
di Campalto, di Oriago di Musestre, di Portobuffoledo, di Por-
togruaro. Le maggiori franchigie e immunità si concedevano nel
periodo delle così dette fiere, tra le quali famose qualle di Puglia,
e sia nel movimento commerciale ed industriale, che in asso
verificavasi, come nel movimento cambiario dei capitali, che an-
davano sempre al primo congiunto, parte importantissima pren-
devano i Veneziani. 1! i
Anche nella città di Venezia si instituirono mercati, che nel
secolo XIV si chiamarano altresì bazar, con voce persiana, usata
anche in taluni documenti veneziani. ? Nel secolo 1X, sul campo
di San Pietro di Castello era un fiorente mercato, che fin dal tempo
del doge Domanico Contarini (1043-1070) dovea tenersi nel giorno
di sabato. Altro marcato a San Giovanni Battista in Gemini od
in Bragora, ed altro a San Polo, ricordato, fin dal secolo XII.
Anche sulia Piazza di San Marco, sino dal 1299 aveva luogo ogni
sabato un mercato; ma più dì tutti florente era quello di Rialto,
di cui, già nel 1097, si fa menzione, descrivendo il suo decoroso
assetto, Aonore nostri mercati, i suoi stazî, lo sne tettoie, ®
Cotesto fervore di negozî, cotesta agitazione di opore, cotesta
frequenza di forestieri davano il movimento, lo strapito, l'alle-
grezza fobbrile di una festa alla città, di cni troviamo una cu-
Piosa descrizione nei versi di un poeta del primo Quattrocento.
Esaltata Ja potenza di n
Vonoxia fomea, del mondo corona,
donna del mare, del piane del monte,
il poeta dichiara brevemente la forma del sno reggimento, quindi
descrive largamente il dominio del leone di San Marco, prima
sulle lagune, poi nell Istria, nella Dalmazia, in Oriente, da ultimo
nella Terraferma, Passa poì a narrare «come l'è posta e come
là se vive».
1 Zauuren 0 CAnAnELLESE, et, IT, 22,
In una carta datano si parla di nleuni oggetti comprarli
È nr Pribasi in bazar de sabado. (Arch. di Stato, Cons. X, Misti, reg.
ci 6h >
* In una carta di donazione dei fratelli Tisone e Pietro Orio (1007).
Colico Trocisanso, pag, 118,
portano qui i loro vini;
10 E LA NAVIGAZIONE ECO.
tro si alberga Fogni conllizione a
po Todesca, e Italici e Lom n
cas * di i
Frasane ne Dean © molti Engles!,
i È Sobavi, de molti PIRA te
pnt è Mori, 0 ANpRNRTO RE
ho vien con nave è bure È Sa
È far sun vita, © mai non s
®
E Italiani poi d'ogni regione, chè
s'cuol denari qui conven ehe. passa È
roll fà foto dle molto toxorO, .
rzanto 06 oro |
Soria cho par cl'esco do von.
dell'Adriatico, @ SEA
ano, altri le fru
IL COMMERC
e Napoli
le due coste
In cambio, Sn #
DO 6 anda a dir el vero.
carestia di poro 0 pero
è eri Sen cacghi i barci a onda
si cho quasi 86 sara di adesso. »
grin sul ponté:s0n Spata alto ove fanno
reato di Rialto
icchezza del merca mo‘ è l'olibano,
E qui eo ine non pure. il SIRO più modeste
loro nostra ne Si svesioai dell'Oriente, ma sE beccheria fornita
ls armi e Ì papa ita e pesce d'ogni sorta, © Ja selvaggina, a il
derrate, come ha A e dalla Terraferma, © iifinita e onto de
degni e da Padova, ® uri
il cus È fare).
n ion altre fossare » (ms. fuss
"a | jo de la condizione
tar ve voglio n
de «ho fanno le galie
le ricche mercanzie d'ogni specie, che
a onda
e ne divisa | varî viaggi, ®
,
PEN ionf torna i capitani
; n trionio Ve Lo
pa in Venesia par che so ri
i Si Sia quela sento
p* per l'alegreza SSIS
»
0: RA
6 Catalogna, 0 |
to sono devizi |
Cor vestidi de diversa foxa
28
%
SVVIGAZIONE ECO
gO È LA NAVISI diveral
il, COMMERCIO veano essere
temente ricordate, 9 NON se
È taglia più frequen
delle crociate:
ti dagli altri popoli sino al periodo :
_ da quelli usa
ilo sulla testa. ta
sempro ® arisce più di soventi ci
iù i i nomi
da due rematori per DIRSI Di una farono chiamato con
per cui
IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE EC,
Su per lo banche de Rinlto e in lozk
i vedi star con suo veste ile setta
che molto ben s'assetta,
che par sian nati nello empireò rogno,
Ognun de ben vestir se stima degno:
el pover non cognosci dii mazori : anco,
tutti mo par signori quattro por È
stadi da & o zitadi o castelli,
Conclude con nuova lodi alla politica, e agli alleati, che la Re
pubblica ha in tutto il mondo:
Venexia franca porta el confalane
d'ogni città, che rognn' in Cristianeamo.
Simel de questo al mondo non se trov
a
bia (gatto), per
la coffa 0 R8 izava una
\cese stava della corsia 8% a
to, è al qui ca nel mozzo de tavano 1 from
i î guardo Cn Gallen, al riparo del quat i 'impavesata,
però de laudar lei molto mi zova,! di castello
6 Ss ecle
s'e
| dal fuoco ET8%0,
Lì udì o gorazz® di cuoio, 2a dB altre macchine
fatta con sc angani, le OF
i
gio di timo-
fiore di popp® cho facevano ufficio
ti al quartier
remi laterali
ovano qua-s là acconti
no unico, a fil'dI roota, sì trovano 1
ne; del timo! 1 aa '
non ben PRATT più pesanti delle si ride, che servivano sr
Più grosse i da cento remi, le avitesclasivamente
erano | gatti ‘to. dele soldatesche, e 16"
" che al traspor e,
eh le usciere e le se Fra i legni SA Bio a remi,
E macchine d'asse n piccolo navig
vivetl, delle a remi 0 & vola, è da arrembaggio, come
deremo il ducto SIE trasporto ® forse dn ganso, gancio).
di poca pescagio Bir a di ganzaruolo ( i ciascuno dei quali
indicherebbo Îl SUO 0 mércato, s duo alber ‘ papafigum) erano
rosse 0 rollium è 6 8Ì
Le .timonum, terza delle taride,
con tre VR Gi rdo'e di più gran et caso di so
ancora di più i piccole era
ra, 5 Altro navi dara, \ marrani, 000.
anche per tag ioni, le marsiliane, 10 P
: pri, 10
ali as ,
Grande sorgente di ricchezza farono altresi la costruzione è
gli armamenti delle navi da guerra e da traffico? che andavano
ogni di più aumentando e acquistando maggior perfezione in una
città, che alla fine del secolo XIV potava contare 36.000 marinai,
16.000 operai nell'Arsenale a 3300 navi in giro, 3
Nell'iufanzia della città la acazie, lo gundular, le scanle, le
plateae (burchi è peate), servivano al commercio dei luoghi meno
lontani dall'estuario e, dopo aver solcata la quieta laguna è i
canali della città, si lagavano alle rive delle case, 0 si custodi.
vano nelle cavane; le cursorie, le o/cadi, le roscone percorre-
vano i fiumi della Terraferma e si spingevano nel mare; i dro-
monti, le galee, 1 panfîli, le chelandie, erano i bastimenti da bat-
' Questo sirvontose si attribuiace at Nengoinnsa, padovano del primo
Quattrocento, ma forso è più ragionevole Insciarlo, per ora, come com-
posiziona d'incerto autore, Il sirven in 10) totrastaci, concatenati
nella forma che provalse verso la fine del Trecento è durò in voga per
SURE, tutto il Quattrocen stampato nel 1478 a Treviso, 0 riprodo
dal Gamba nel 18% (Venozia, Alwisopoli) in Opuscolo nu.
sn lode di Venczia) 0 poi ristampato nella Maccolla di
veneziano, fu
i composto, comes canta l'ultima stro
dalle allusioni storiche del tosto, nel
Nuovo Arch. Veneto, tomo V, pag. 412 n.) ne indicò anche un tas. nella
iblioteca Marciana (It, XI, Bite, 190 sog.) n
® Il Libor Plegiorum, dall'anno 1228 al 1958 riporta PRTSR OA stime di
navi o di galere, Centosettanta lire costava la quantità di legname oc-
corrente por la costruzione di una galea, 837 per la costruzione di un
asiro, 5 lire al paio gli alberi ERRE 9 passi. Una barca era stimata
liro 18, una galea 650, un galeone 700.
? Discorso del doge Tomaso Mocenigo,
Si alo. Mena
o, nogste 373 ialetto
ta è Viana confermato
o del 1420, Vittorio Rossi
torso Pont. nel M,
1 (GUOLIELMOTTI Si della te
do “iremi, Roma 3 E
" eigiane e 7 tie vol I, Appondico, cap
0x1, 0
E, lib. T, capo XV;
30
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE PoC
& vela e di variate forme
Carpaccio,
Non Bola , È
lendità di Canto Arsenale, ma ai cantieri privati lo Stato
ordinava che ne grandissima cura, e aleune volte ato
FO epoca ssun carpentiere (marangonus) o calafa ib pure
Signoria, 1 ma A, 0 cercare altrove lavoro, senza la DI
alito). politi da che nessun veneto voti: della
guanti misavs: fs Degno navi, le quali non RT
cio nei delfi 1” ghezza della chiglia (colomba) oro le_se-
DI o bracciuoli del tagliamare piedi do: 56; slan-
, P
1 come può vedersi nei quadri di Vettor
bocca, piedi 24. Dad
bitrio, 2 24; altezza, piedi 9; larghezza del Ra gi È
Avevano, soi
» per tal mod
tevano Pa 0, molte navi una st
spiega iui nooo venite di un subito in navi SO misura e po-
lecit a Repubblica potesse rinnova. guerra; d'ceiò
udine la sua armata, novare con prodigiosa s0l-
Oltre alle v iv Y
navi pri ‘ate, ® con le quali si faceva il commerci
di tutto il Med
Iterraneo e dell
SALRZI e dell'Oceano euro *éra
mento Fazione, per co lo Stato fiera, è so spet, Inceemata:
e altri lbronasit da oa armare di Patciere, spaatent, Bicitai
metteva alli ; RO guerra, le provvedeva di . i SA
neziano, che offerte a ooncedendole a dute
preserizioni i prezzo, 4 Molte e
imposti a UE date per caricare una Dave vi A ie
L'accollata STA guidarle e agli nomini di "a } VABEGaI
volte egli stess i caricava la nave di merci, a ] là
ni , prestando giuramento d. +0 la guidava molte
sem COSASIOne l'onor del Comune di
2 pre l'itinerario «stabilito. Le 8 die
» IN caravane (squadre) di otto o
San Marco e seguendo
oni (mude) delle Hotte
poneva la necessità della
dieci galere, sotto gli or-
. Tier
e,
» Nel Liber Plesi
San Biagio Sa ‘giorn sì trovano alcuni ove
Heealiro, dirla, n ar panta Savina: Pon Sa Piro,
èsempio, il 24 marzo eco, , Acartatta;
ecima 0. 1833, Andreolo Giustinian i
L'eblo por 70 Tiro” ariani na dello stuolo che aria Pra all'ia-
caria Contarini, fa la più cara: BI link on rimase dele
di ? Vin . I grossi, La a -
Sato Seba, it mod oe nea mon pa ire ot
Stato, Mist (22 Sonnaio 1309) reg. I, c, 187, 188
. À * : A .
dini di un capo-squadra,
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC. 81
sì facevano da Venezia con carico comì-
pleto, e completamente cariche ritornavano dopo averlo cambiato
una o più volte nei varî scali. Le flotte si chiamavano con i
nomi dei loro viaggi: della Tana, quella che salpava per Cafla
e la Tana, facendo commercio con | Tartari ei Russi; di Siria,
quella per la Siria e l'Asia minore; di Romania, quella per Co-
stantinopoli e 1 porti della Romania e di Grecia; d'Egitto, è cui
spettava di fare il commercio delle coste egiziane 6 finalmente
di Fiandra, che percorreva la costa da Tripoli a Tangeri, toc-
cava la Spagna, usciva dallo Stretto di Gibilterra, costeggiava il
Marocco e navigando lungo il Portogallo e la Francia, approdava
a Bruggia, ad Anversa, & Londra.
1 capitani d'ogui galera, chiamati comiti dal secolo XÎIl al XV,
e poi sopraccomiti, erano approvati ad unum ad unum in Mag-
gior Consiglio o in Pregadi, ! è giuravano di ben governare la
nave e di curarne la incolumità, promettendo restituirla in buono
stato all'Arsehale, dopo Il ritorno.® Promettevano inoltre di stare
sulla loro galda dal primo giorno, in cui s'incominciaca a carì-
care, di sorvegliare Ja mercanzia, d'invigilare affipchè all’equi-
paggio fossero distribuiti pane, vino e carne, di scrivere l’en-
trata è l'uscita, provvedendo con la maggior diligenza al profitto
del Comune.3 Era ad essi data facoltà di prendere il pilota e i
marinai, creduti più atti al servizio, 4 ma ne dovevano garantire
la probità e il valore. ® Obbligati inoltre a provveder d’alenne
armi ogni marinaio: « patroni teneantur habere pro quolibet ma-
<rinario unam lanceam «de fao (faggio) vel de fraxino longam ®
<quindecim pedibus supra; media cum ferris longis et media
«cum rampinis, omnes ferrate da lame per passum unum ad
« minus ». ®
1 proprie
le loro navi
tari dovevano promettere di non vendere, nè affidare
se non. a Veneziani, di esigere eguale promessa dagli
. ‘
Quod capitenei Galcarun approbentur in M, ©. ad una od uni,
di Stato, M, 0. (22 febbraio 1204) Cerberus, e. 12.
Lib. Pleg 0.8; 1. He alt
* Arch. di Stato, Attî deî Procuratori di San Marco, depositati dagli
Istituti Riî Riuniti. Andrea Mocenigo, capitan genorale,, ordinava nel
1428 la disciplina delle galere voneziane, e ne’ suoi ordini si vedono 0s-
servato‘le spese giornaliere di mantonimento, le provvigioni, i salari &
molte usanze como RETE da regolamenti assai più antichi.
Lib. Pleg., c. BU.
# Capitini: alzas debeant dicore probitatom e ubilitatem Comitorum,
Neuelerioritn e Prodoriorwa, Arch. Stato, MC. Cerberus, (10 agosto
* Legge del 1279 cit. da Zaxrri G. Orig. di alcune arti, pag. sO,
52 IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE FCC.
acquirenti, di denunziare la vendita dalle navi
notarili | giuramenti del compratori di navi, vendute fuori di
Venezia.! Un alto sentimento del dovera e uo fervore zelante
animavano i capitani, che non perdevano le notti nei porti
facevano brevissima staîe.? Caut! nel risolvere, audaci nell’esa
guire, da nossun pericolo sì lasciavano scoraggiare, e i viaggi,
che non senza cautala sono compiuti dai più arditi navigatori
moderni, essi intraprendevano con il pensiero dell'onor della pa-
tria, con la fiducia’ nei marinai liberi, operosi, fidi, obbedienti.
Perchè allora, sulle galere di San Marco, le genti anche da remo
erano liberi cittadini di Venezia o delle terre soggetto, è le ga-
lere, con nome di angurio lieto, si chiamavano volontarie o di
libertà. Soltanto a mezzo il secolo XVI, le navi furono spinte
dalle ciurme dei galeotti, schiavi 0 condannati; le galse si dis-
sero sforsate è di condannati, e gli nomini liberi che si arrola-
vano come rematori sì chiamarono scapoli, per distinguerli dagli
schiavi. Ma nei tempi gloriosi della marineria veneziana corre-
vano agli approdi 1 robusti marinai dell'Adriatico, gli onesti bar-
calnoli dei traghetti, e avendo buona paga è godendo il diritto
di portare certa quantità di mercanzia esente da gabelle, com-
pivano di buon grado il loro servizio, montavano lieti sulle navi,
che dovevano condurli in regioni lontane, a cercar terre, lingua,
costumanze ignote, a rendere rispettato il nome della patria.
All'onor della patria lontana, con la stessa decorosa fierezza,
con lo sissso fervido amore, pensavano altresi a i modesti mer-
canti, como Maffso, Niccolò è Marco Polo, £i potenti patrizi, come
Marin Sanudo Torsello, i fratelli Nicolò ed Antonio Zeno. Ji finito
non ebbe mai terrori per cotesti audaci, che traevano in salvo
la nave per mezzo ai gorghi muggianti, toceavano ignoti lidi,,
con il cuore trepidante di giola, è reduci dai perigliosi viaggi
affilavano allo scritto, a documento e ad ammasestramento del
figli, le loro osservazioni e i loro studi.
Dalle scoperte ed indagini di Marco Polo, il quale, dopo aver
percorso la Grande Tartaria, la Cina e le Indie Orientali, giunso
a tenere in sua mano la somma delle ose presso il più potente
e stendere In atti
—_
* Lib. Pleg.. c. DO.
,° Fincati, Splendore 0 decadenza della marina mercantile di Venezia,
(fiv. Marittima, Roma, maggio, 1878). Il Fincati, por provare la rapida
navigazione dei Vonaziani, porta l'esempio della galeazza di ser Andrea
Aran, che, nol 1408, carica di pellegrini per ‘l'errasanta, pet in luglio
da Venezia, giunse a Jaffa in Agosto, compiendo 1600 miglia in 83 giorni,
cho è quanto potrebbe fare la più buona nave iereanitla moderna.
Il; COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC, 533
‘signore dell'Asia, resta il mirabile libro, dettato e ene
‘del Genovesi a Rusticiano da Pisa (1298) e intitolato | ana
‘în cui il viaggiatore Immortale parve sorittor o è |
‘vece riconosciuto verace @ profondo dalla «critica mo Si
‘Di Marin Sanudo detto Torsello® è il Liber sasa i *
‘lium Crucis super Terrae Sanctae recuperationem, 4 mn
1321 @ offerto a papa Giovanni XXII. Il Sanudo (m. circa ;
î »
| dopo aver compiuto per ben cinque volte i viaggio d'Orlente,
‘è visitata l'Armenia, l'Egitto, Cipro, nato Na querazal cen
È itare la cristianità a
sorisse il suo libro per ecc a
i Veneziani la conquista de È
crociata 6 per consigliare ai | i
io di tutto l'Oriente.
i egli faceva dipendera il domin
di nai. “nlazonia da Marco Foscarini il fondamento degli studi
Stai è ur trattato, per quei tempi portenono d SE
ic Î ila politica. viso
di nautica, di commercio, di sconomia È una
*indicano i mezzi con i quali assa
ie Get n d servarsi dai con-
* nella seconda l'ordine da 03
o. * nella terza il modo di con-
militari nella grando impresa; e
der Terrasanta, dopo averla conquistata. Si ESE do
all'ardito disegn
lose e idee nuove, l'autore accenna
di continentale, perfettamente SH a ug E IRR
eone dell'Inghilterra.‘ .
tica da Napol a danno o i
sono descritto le carte e-le mappe, che accompagnato l’opera
© Dei viaggi di Nicolò ed Antonio Zeno (1380), pe soa
a Groenlandia e, precedendo di un secolo
re dna alle ‘aosta ilel Labrador, non dia "E
Sooinorià se nou una carta geografica, eseguita nel 1558 da Ni-
loro discendente. *
RIO come esseri vaganti sotto cieli ignoti taluni di co-
testi forti navigatori. Nel 1431, Pietro- Quirini, SASREraRT O
da Nicola Michiel e da Cristoforo Fioravanti, salpa da Candia,
7 attraversa il Mediterraneo e l'Atlantico, ma assalito da una do
menda burrasca, corre in balla delle onde, e dopo una lotta ter-
î i viaggi. i sioni, Vonezia,
Zu Di Marco Polo 0 degli altri viaggialura vene:
sal n Yo The Hook hd RA DONO dada cOn Suo
SR otiimo del se x insignita del titolo dnoalo di
isrista i tel secolo XVI, fu insignita di 01 u
Se atsvaatole dalla FEDE Db e secolo XIV ereditò dalla fami
gli iti il s di Torsello, a a da,
glia, Qesne: ti della statistica dalle sue orig, alla fine del sec, XVIII,
i, Vonozia, 1834, ; È
ri een seggi dei frabtalli Zeno trad, (Arch: Veneto, tomo VIII,
? "
pag. 906).
DA IL COMMERUIO È. LA NAVIGAZIONE ECO.
ribile con il mars, approda, il4 geînaio 1432, ad una terra igno-
ta, dove, secondo la relazione pubblicata dal Ramusio, dal 20
«maggio al 20 agosto è sempre giorno, e dal 20 novembre al 20
febbraio è sempre notte. Era probabilmente una delle isole” Lof-
foden, dette dei Santi e di Rustene, e modernamente Sandoè e
Rist. Alla fine del 1432, il Quirini, attraversando la Norvegia
e parte della Svezia, ritornsva a Venezia.
Neppure quando più addolciti costumi incominelano ad am-
moltire l’animo e il braccio, i giovani patrizi vistanno dal se-
guire gli esempi dei Sanudo, degli Zeno, dei Quirini, e continuano
ad addestrarsi in perigliose peregrinazioni. E dei loro viaggi
serivono anch'essi relazioni efficaci per semplicità, per osserva-
zioni profonde e consigli sapienti, mostrando come lo serittore,
il filosofo, il commerciante, il politico fossero molte volte con-
giunti în bella armonia nello stesso uomo. Le pitture evidenti
delle terre lontane, della loro vegetazione Inssureggiante, delle
loro condizioni fisiche, sì alternano alle osservazioni sulla reli-
gione, sui costumi, sulle lingue, sul commerci, alle rettificazioni
ilelle carte nautiche e geografiche.
Nicolò de' Conti, intorno al 1424, partitosi da Venezia, insle-
me con la moglie, che morì di peste nel viaggio, è quattro figliaoli,
giungeva sull'Eufrate, attraversando l'Arabia Petrea, e scendeva
al Golfo Parsico, donde, veleggiando per le Indie, arrivava al
Golfo del Malabar per spingersi fino al Gange. Dopo venticinque
anni ritornava a Venezia, La narrazione de' suoi viaggi furac-
colta da Poggio Bracciolini in latino, fu tradotta nel 1500 in por-
toghess é poi dal Ramusio in italiano,
Nel 1454, il patrizio Alviss da Cà da Mosto, a ventitre soni,
lascia la relazione de’ suoi viaggi a Madera, alle Canarie, al Capo
Bianco, al Senegal, e finalmente alle isole del Capo Verde, da lui
scoperte,
Caterino Zeno (1471). e Ambrogio Contarini (1474) stendono il” x
racconto dei loro viaggi in Persia, e Giosafatte Barbaro (1471)
di quelli compiuti alla Tana, in Russia, nella Tartaria e nella
Persia.
Nel 1496, naviga, verso la parte settentrionale d'America, ! tag
! Negli seritti di Marco Foscarini sopra viaggiatori veneziani pub-
blicati dal Mokrunoo (Marco Foscarini e Venezia nel sec. XVIII, Firenze,
1589) si attribuisce a Sebastiano Cabotto la Ioopetta, della Florida e Ter:
ranova, dovuta invoco al padro suo Giovanni, Il Foscarini non aveva -
idea sicure intorno ai Cabotto, sui quali molta luce venne portata dalla”
pubblicazione dei Diarî del Sanudo 6 dagli studi dol Brown è di altri
IL COMMERCIO È LA NAVIGAZIONE E00, 85
sieme con il figlio Sebastiano, Giovanni Cabotto, che diviene gran
pilota del Regno d'Iughilterra, e per primo trova le variazioni
della bussola; nel 1529, Luigi Roncinotto sì spinga nell'India
astrema e nell'Arabia, e sulla fine del ‘secolo, Cesare Federici (1563-
1581) è Gaspare Balbi (1579-1581) sono i primi a far conoscere
il Pegu.
Par tutta la terra cotesti Veneziani, patrizi e plebei, mercanti”
ed artisti, portavano l’acuto ingegno, cr ‘che fino in Abissinia,
e sin dal secolo XV, si trova memoria di un Francesco 8ranca-
leone, pittore veneziano, che là visse alla Còrte di quel re, è
ornò con il suo pennello una chiesa cristiana, ;
Era conosciuto dovunque il nome veneziano; nell'India e in
Arabia sì aveano in pregio le monete d'oro di San Marco, e Va-
sco di Gama trovaya a Calicut il dueato dei Veneziani, i quali,
in molti paesi dell'Asia, avevano lasciato altresì 1 nomi di peso,
sana casttara, dramma, oncia ecc.
inglese Cooper affermava che dal Maditerraneo alla Cina
alt moneta non si conosceva all'infuori dello zecchino, 1
— Non era dunque semplice vanto quel che, sino dal 1487, seri-
vera Giosafatte Barbaro: «Quelli che hanno vista qualche parti-
cella della terra al tempo d’adesso, per la maggior parte sono
mercanti, ovvero uomini dati alla marinarezza; ilei quali due eser-
cizi, dal principio suo infino al dì presente, tanto sono stati eccel-
lenti i miei padri e signori veneziani, che eredo poter dire con
verità, che tengono in questa cosa il primato».
Non sempre le difficili peregrinazioni si fecero per scoprire
nuove terre, per allettamento di politici interessi, di utili traffici,
di sperate prosperità, ma altresì per l'idealità della scienza e
degli studi, per fini quanto meno nuli, tanto più nobili ed alti.
Benedetto Dandolo viaggiava, nel 1482, if Soria, per raccogliere
antiche medaglie; Marco Bembo andava in Africa per studiare
gli avanzi di Cartagine, indi traversata la Numidia, passava in
Ispagoa, per far raccolte d’iscrizioni nell'antica Sagunto; Pelle-
grino Brocardi, nel 1557, viaggiava nel Basso Egitto, senz'altro
intento se non di raccogliere anticaglie e di misurar le Piramidi,
come ‘prima di lui aveva fatto Marco Grimani, patriarca d'Aquileia.
E i giornali dei nocchieri ardimentosi, le descrizioni dei viag-
stranigri. Giovanni Cabotto e Nicolò de' Conti si vogliono da qualche
studioso nati a A ia. Boito, La vera RIE de vr: Conti e di G.
Sea, Uhio — Beiexo, I viaggi di » Milano, 1883.
Fiutass So ss tomo VI.
6 Il, COMMERCIO. E LA NAVIGAZIONE £0C,
gi, Insieme ai volgarizzamenti di scrittori antichi, come Annone
e Diodoro Siculo, agli scritti sulla geografia, sulla nautica, sul-
l'astronomia, sulla statistica, furono uniti in una grande raccolta
di un cosmografo insigne, Giambattista Ramusio, nato in Treviso
nel 1485, morto a Padova nel 1557.
Mirabili gli studi sulla nautica compiuti dai Veneziani, ! pri-
mi in Italia a tener pubbliche lezioni di algebra, e n instituire
cattedre di matematica applicata alla nautica. È
Giacomo de' Giroldi, nel 1428, disegnava sei carte idrografiche,
e Andrea Bianco, nel 1436, un atlante, di molta importanza per
gli studiosi, perchè contiene le Antille e il giro dell'Affrica. L'a-
tlante del Bianco è ll primo esempio di quelle mappe, di quello
carte, di quei portolani diligentissimi, che furono sommo vanto
di Venezia, e tra cuni sono ds ricordare i portolani di Grazioso
Benincasa, le trentacinque carte nautiche illustrate dallo Zurla
(1490), il mappamondo di Bernardo Silvano, aggiunto all'edizione
latina di Tolomeo (1511), il portolano di Pietro Coppo (1528),
l'Isolario di Pietro Bordone (1536), le quattro carte aggiunte al
Tolomeo di Jacopo Castaldo (1543), Il grande atlante di Battista
Agnese (1554). ® i
Ma un insuperato monumento di cosmografia veniva compiuto,
fra il 1457 è il 1459, nel solitario convento dell'Isola di San Mi-
chele, da un modesto frate camaldolese, di nome Msuro, autore
di quel planisfero, che si conservò in quel chiostro fino a che,
ne! 1811, fa portato nel Palazzo ducale. Per la sua opera me-
ravigliosa, fra Mauro deve essersi giovato dei viaggi di Nicolò
de' Conti. €
V'era negli animi come il presentimanto che un nuovo mon-
do dovessa esser scoperto. E questa fervida aspirazione verso
ignoto terre si rivelava così nelle andaci imprese dei viaggiatori,
come nei tranquilli studi degli scienziati è negli stessi consigli
del Governo. Era infatti usanza della Repubblica di tenere espo-
sta nel pubblico Palazzo alcune tavole geograficha — descriptio
orbis sive mappamundus — nelle quali assai prima della sco-
perta dell'America si stendeva il mars tra la costa occidentale
della Spagna e la costa orientale della Cina, incerto ed informe
, * Nol 1444, Piéro di Versi, veneziano, scriveva Alcune Razion de Mae
rinori, una specio di trattato gonorale di navigazione. Monetui J. Noto
dillo Lett. di Ur, Colombo (im Operette, vol. I, pag. 3 Venezia, 1820).
* Lazaur, Viaggiatori e namggtori concriani (in Venezia e de sat Lugnne,
lib. IT, pag: 281).
dl
. *
-28
P
IL COMMERCIO E LA NAVIGAZIONE ECC. 37
fio delle induzioni che determinarono Colombo a tentare il
passaggi \33agg l'Occidente alle Indie. ! l
| Così li Sfiniefaro di fra Mauro, che rappresenta tutto il mon-
‘do conosciuto alla metà del secolo XV, contiene anche la divi-
iazione dell'avvenire. DI sotto all'Affrica si vede disegnato un È
| piccolo naviglio, con la prora rivolta verso l'Asia, umile araldo
di una grande idea, sorta nella mente del frate, prima che agli
sbloratori famosi balenasse il pensiero di poter girare la punta |
| Meridionale dell'Affrica è con felice navigazione transitare dal-
Europa alle Indie. sur
E anni appresso l’idea diveniva realtà, e Bartolomeo Diaz
va il Capo di Buona Speranza. L'accenno all'ardua impresa
era uscito dalla romita isola veneziana; ma il mite frate non sa-
pova che la scoperta da lui augurata avrebbe segnata la rovina
del jo di Venezia.
n: fin che Il Mediterraneo con il Mar di Marmara e
il Màr Nero, fu Il solo cammino delle Indie, Venezia tenne in sua
mano ll commercio fra l'Oriente 6 l'Occidente, Dopo la scoperta
della nuova via marittima delle Indie e del continente americano,
la concorrenza degli Spagnuoli, dei Portoghesi, e quindi degli Olan-
desi. e degli Inglesi fece rapidamente declinare la veneta en
Quarido a tutto ciò si aggiunse, per opera del Turco, la perdi a
delle isole dell'Arcipelago e di Cipro, poteva ormai dirsì che
mare s'era fatto infido alla sua Donna, e, non senza qualche ra-
“gione, il simbolico sposalizio sul Bucintoro inspirava la Reso
satira da geta francese Joachim du Bellay contro i Veneziani:
wi
... lesa vicuz cogua voni espouser la mer
* Dont ils sont les maria e le Ture l'adultere,
d | Pompro MOLMENTI.
r È . . no “di
L'eit., peg. 290. — Il prof. Buggs, dell'Università
O isidiacia. Ba: Saliamo decifrsta un'iscrizione runica, opera. se
isimin Norvegia, dalla quale apparisco che la colonia norv edi
gi a vie ‘200 n DE Toni Sin Sta carta 1482-1459),
Sui Ù % x B48). ù
Srovata dal gesuita Fisther nel caatollo di Wolf pel » sa RED È
se cr e rafiaha al to! vò moto, de eni il Colombo
nm . AL à
Biala Mocia per il sto. viaggio, erano, da lunga pezza conosciute dai
Veneziani.
Li ’
»
»
MARINA MERCANTILE.
Le nuove rotte transatlantiche. — Il cresciuto movimento della
navigazione a vapore attraverso l' Oceano Atlantico ha fatto pensare a
stabilire nuove rotte, per le conoscenze sempre maggiori che si hanno
della meteorologia di quel mare.
Già l'Ufficio Idrografico di Washington ha da tempo, sulle orme del
Maury, tracciato le rotte fisse fra gli Stati Uniti e l'Inghilterra, che
sono scrupolosamente seguite dai piroscafi celerissimi che transitano fra
Boston e New York da una parte, Queenstown e Capo Lizard dall'altra.
Più tardi lo stesso ufficio tracciò le rotte da seguire pei piroscafi che dal
Mediterraneo si recano agli Stati Uniti o ne ritornano. Noi abbiamo in
un fascicolo del 1893 descritto cotali rotte; ora desideriamo illustrare
quelle altre che tanto l’ ufficio americano quanto il tedesco (« Deutsclie .
Seewarte ») hanno studiato coll'intento di far sempre più avvantaggiare .
la navigazione a vapore dei progressi della meteorologia.
Fra queste nuove rotte sono certamente da considerare quelle che’
la « Seewarte » tedesca disegna mensilmente nelle sue carte piloto per i
piroscafi che si recano dal Mediterraneo agli Stati Uniti e viceversa. Tali
rotte son ben diverse da quelle proposte dall'ufficio americano e son basate
sulla esatta conoscenza delle variazioni meteorologiche. Così le rotte te-
desche non sono fisse come le americane, ma s'innalzano o si abbassano.
in latitudine secondo lo stato medio mensile della meteorologia atlantica.
Bisogna pure osservare che le rotte della carta piloto tedesca sono intese
per vapori di non comune potenza e quindi l'ufficio ha potuto? elevare
la latitudine della rotta di andata, che l'ufficio americano fissa a 33° con-
siderevolmente, fin quasi all'altezza delle Azorre, mentre non ‘pare ch’esso
accetti le rotte dei circoli massimi (di andata) che l'ufficio idrografico
di Washington fa partire da Capo S. Vincenzo e che, in verità, espongono
i piroscafi, anche i più potenti, ai persistenti e freschi venti dei quadranti
quarto e terzo. +
Quanto al ritorno, l'ufficio tedesco tien' pure lo stesso criterio e ab-
bassa la latitudine media fino a 39°, mentre l'ufficio americano fa partire
il circolo massino dalla latitudine di 41° 40; nondimeno, pei velieri non
s
È
si deve mai scendere al disotto di un certo limite, e a questo proposito
il dott. Neumayer. nel suo splendido Segelhandbuch fur den Atlanti-
schen Ozean,* edito dalla « Seewarte », osserva giustamente che com- STAGIONE
mettono errore quei velieri che, nel venire dagli Stati Uniti, scendono.
a Sud, perchè, così facendo, entrano nel perimono di alta pres-|
sione nelle vicinanze delle Azorre e hanno a soffrire molto ritardo dai
. Laritunine DEI. PassAGGIO ,
AL MERIDIANO WE.
| 50° W 40° W 30° W | 20*W
mutevoji venti che in quei paraggi si aggirano. Il peggio che può loro ac- Dicembre e Gennaio. » . + + > + > SE ® ss
cader& è di trovarsi troppo sottoventati quando, nell'ultimo tratto, avrann Rn atte pale le tar . n »
da attraversare la zona dei venti settentrionali che sogliono regnare per'Marzo. ././././..: 40%5° | * 49°
buona parte dell'anno, e Specialmente da maggio a settembre, in quel tratto, (°° 001% ICE SARA A gi " cl È 39°
dell'Oceano che intercede fra le Azorre e la costa del Portogallo. [anni 5 pel dv FP, vi 0
Per un non breve periodo dell’anno, e specialmente nei mesi di luglio M@EBo © > +0 i °
e agosto, questo centro di alta pressione nei paraggi delle Azorre assume !Giugno, Luglio e Agosto LARIO e ann) asp) dsl ds
una forma anticielonica permanente, ed è ovvio che,a seconda del giro Settembre . . . .. . . . Lu . 42 41.5 405
, logico dei venti che traggono seco, naturalmente, il mare, le navi che ottobre . . ...... È 4l' 3’ 40° 3° 39° 5°
'dal Mediterraneo vanno ai porti americani debbano passare al Sud di. inf ! HST 40° 5 ar 40° 39°
esso, e quelli che provengono dai porti degli Stati Uniti debbano mano-.
‘| vrare per passare al nord delle Azorre.
I venti settentrionali della Costa di Portogallo, e che i tedeschi ap- | sà
pellano Portugisische» Nord, fan parte appunto del sistema anticielo-
‘ nico cui alludiamo. | — Nella cartina allegata a questo articolo è segnata una rotta che dal
Le navi provenienti dai porti compresi fra il canale della Florida e Canale di Bahama va a congiungersi in latitudine 41.°40 e longitudine 49°
. il Capo Hatteras, durante la prima parte della traversata dovrebbero se- all'arco di circolo massimo che conduce a Capo Lizard. Questa rotta è per
guire la stessa rotta prescritta per la Manica. Il circolo massimo da Sandy ‘ piroscafi, ma vale anche pei velieri e piroscafi, insieme, che partono da
+Hook allo Stretto di Gibilterra, o più esattamente al Capo S. Vincenzo; Charleston e Savannah per la Manica. Se non che le navi che sieno dirette
* taglia il 50° meridiano W. al Nord del 42° parallelo, e anche quello del at Mediterraneo faranno bene a ‘seguirla fino al punto di incrociamento
:. Capo Henry taglia il meridiano a nord di 41° 5. Indi si governa per con la rotta New-York-Gibilterra che nella carta è situato verso 57° lon-
passare al nord delle Azorre. La rotta a Sud delle isole non deve se- gitudine W.e 39° latitudine Nord. Similmente una nave a vela o a vapore
, guirsi che in casi speciali, soltanto in inverno, e quando si viene da*porti ‘ che da Gibilterra dovesse recarsi al Canale della Florida potrebbe, seguendo
v situati a sud di Capo Hatteras. ‘il parallelo 33°, andare a incontrare verso il 40° meridiano la rotta che
per quella destinazione si stacca da Capo Lizard.
i La rotta direttissima da Gibilterra a S. Tommaso, che va al sud di
. Madera è compresa nella regione dell'Aliseo Nord-est e si presta benis-
simo pei piroscatì diretti all'America Centrale.
Abbiamo or ora accennato al parallelo 33°. Questo è stato adottato
abi : o: dall'ufficio idrografico di Washington per la rotta che i piroscafi da ca-
Dalla citata opera del Neumayer riportiamo i punti di passaggio dei | rico e quelli di debole forza debbono seguire nell'andare da Gibilterra a
vari meridiani, per le navi che da New-York e Filadelfia e dalla baia di New-York. L'allegata cartina mostra che i piroscafi uscenti dallo stretto
Chesapeake si dirigono allo Stretto di Gibilterra, e cioè: : di Gibilterra debbono dirigere per tagliare il meridiano 20° WG. a 33°
di latitudine presso’ l'isola Madera, indi seguire questo parallelo fino a
5 3 65° WG. ‘che è la longitudine del gruppo delle isole Bermude e di là di-
| Segethandbuch fim den Atlantischen Ozean, zweite Auflage : Merausgegeben | l'igere per tagliare il Gulf Stream, nel punto più stretto. Questa rotta, da
von der Direktion, (Hamburg, 1899). Gibilterra a Qiuova York, ha l'estensione di 3740 miglia, è cioè 580 mi-
. i I
= a: ie e di-hoa sogna
‘ glia più lunga delle rotte settentrionali che si modellano sui circoli masficercare una pogicno di ce SO, RE sa e
simi di Capo S. Vincenzo, e questa notevole differenza ha spesso tentata SA SRO i to posibio
. molti capitani a discostarsene. Ma se non si ha un buon piroscafo di grande®* 5 ; = È ot ar
dislocamento e potenza, la rotta più settentrionale riesce il più delle volta 'altrofide non si vede perchè si pa Si sa
assai più difficile e tardiva e l'avvicinarsi alle Azorre non è,in tali sd le Azorre, per Ponta e Sri inassimo di S. Vincenzo
per le ragioni già esposte, che dannoso. Tanto meno è poi utile lo sta4'ork) laddove quella regolamentare de ciRsoe niet nn. quando lo
bilire un approdo sistematico a una di quelle isole, sia pure allo sco 60 miglia più BEOVE: a ds = ca e rolungare la du-
di rifornire il carbone, perchè ciò costringe i bastimenti di poca forza nze meteorologiche possono co # Ri ; h da dire un grande
elevarsi considerevolmente a uua latitudine ove spirano quasi tutto l’anno T®!® della traversata. vav8 SRO, "i ; EROI calli come quelli
con maggior probmpilità, venti del terzo e quarto quadrante, i quali, evi-Piroscafo a due eliche, della forza di s93 a Sa Sl M iano è New
dentemente, ostachlano il viaggio di andata. Inoltre è notorio che, mentrethe tuttora sono addetti al servizio celerissimo SO di Washin-
la rotta di andata, pel nord delle Azorre, è ostacolata dal ramo meridio-Nork, la scelta d'una rotta settentrionale, sia que “ifaenia: ma per piro-
nale del Gulf Stream, la rotta meridionale, lungo il parallelo 33°, è favo4gton, sia quella della « Seewarte » BI Ru “neridionale del
rita, per l'estensione di circa 1500 miglia, da una corrente costante direttaScafi mercantili, di forza moderata, L'ASORioue, 0 Na To caso dvn
verso ovest, Ad ogni modo, invece di andare alla sorte, converrà, a tenoreParallelo 33* dev'essere consigliata SO iroscafo ad un'e-
dei casi, scegliece quella delle rotte di andata 0 di ritorno che meglio si@Yaria alla macchina o all AIbero: 200: 5 ta ue sn velatora. sì trova
adatti alle medie condizioni meteorologiche dell'epoca in cui si navigajlica che per la cresciuta mole:ha dovuto rinum & di pe “a
e delle condizioni di resistenza del piroscafo che si ha in comando. Bisogna 2SS0lutamente inabilitato ; quindi l'accordo unan nu S alle Sa in
riflettere che la necessità di ricercare condizioni meteorologiche favore N ofira l'opportunità, see E i è sinto recen-
voli è maggiore pei piroscafi mercantili da carico, che poi formano lalProco soccorso in caso di sinistro. Rn à i CE Conimerdiale [ta
maggioranza, e che per ragioni ovvie son muniti di macchine appena bad mente offerto dal piroscafo Jupiter della « n a
‘stevoli a dar loro una moderata velocità e hanno altresì una rélativa- liana » di Genova, che potè essere p Si pes dai vancrer dai
mente piccola riserva di combustibile, Ora abbiamo avuto il caso di piroscafi Partito da Porto Brapedoola RI 2 Se iù x, 18! N pr 48°
\che, perfino nei mesi di gennaio e febbraio, han voluto tenersi al disopr® ne A SI di Tutta Gi ii incinta dal piroscafo
della latitudine di Gibilterra, coll'intento di dirigere per romdo a New." i. : New
: a DI 50 tti dai è ali italiano Città di Messina che, per lo stesso parallelo si recava a Ne
York e che ben presto sono stati sopraffatti dai temporali contrari, i qua Stork Dopo vari tentativi. riuscendo i ibile, a causa del tempo cat-
avendoli costretti a esaurire la provvista di combustibile, per la voglia i RESSS sa 7 ode annie
di prueggiare, li han pure costretti, dopo molti stenti, ad accostarsi a la so il o il cagna di gate “i su e
. ini . at è ; 2_a* "AT i; Ri osserva ì v iL) | | ‘ash .
titudini più basse, ed a gettarsi, poi, precipitosamente sulla Bermuda, ond Nago San So lo Jupiter derivò verso No rd-est e, questa volta,
rifornirsi di carbone. * i, È È
i in rd. Ivi lo trovò il
Uno di questi piroscafi, che pur non era dei più lenti, impiegò recen: ÎN vicinanza della rotta fra Saint Thomas | o Capo si Mt = giunto
ndi forni’ di ‘vazi ibi piroscafo Saint Simon della « Transatlantique » che proveniva appunt
temente ben quindici giorni di navigazione, da Gibilterra alla Bermuda, 5 È pi 26 febbraio, in
iori ito Ji aridi -! da Saint Thomas, diretto all’ Havre, alle ore 3 am. del 26 febbraio,
mentre, se avesse 4 priori seguito la rotta meridionale, sarebbe proba ESSEN 44° 24 W. G. Anche il Saint Simon si provò
bilmente arrivato a New York qualche giorno prima, malgrado le stesse) Lat. 35° 36° N. e Long. 44° 34 W. S. < TTI
anni i ia M : “a rimorchiarlo, ma dovette abbandonarlo alle 10 am.
condizioni generali del tempo. La via Madera-Bermuda è considerata la ’ ? 1 ““Agziona di rott
migliore, perchè lo scopo di seguire una rotta meridionale consiste nel Non per mera combinazione, ma in conseguenza dell adozione i rotte
ra) 7 fisse, fu lo Jupiter incontrato lo stesso giorno, alle ore 3 pm. dall'He-
vetia della Società Amburghese Americana, che pure proveniva da Saint
x Thomas e si dirigeva all Havre. Questo vapore rimase tutta la notte dal
| Ti duetti mesi mpeslalmente, la zona di alfa preczione $ al Sud dalle Azory apo ali sitaivato: preso lo Jupiter, avendo il capitano promesso di do
‘e quindi un pi ‘o che voglia navig: itudini di 36°-40° Ù DE N E 1 si i ; | È
saperi DEVON Goria È di RIA AGG OOO A ponente della” Akor morchiarlo ; ma invece, l' indomani, riprese la sua rotta, Alla 1 Nada
so 301 e so ha dando a a A ad ENI PODERI ve 28 febbraio il capitano del nostro piroscafo scovri i veci 0, me
0 a TT cento, procedendo im iongitucine, mentre elio adera j f Ss . LO Supietr
fi ogonasa in ca peggiori mesi dell’anno, è soltanto di 5 de cento. Î -pore TIETRRRIO; ds da West Hartlepool a Pensaco p'
.
È
trovavasi allora in Lat. 35° 44° e Long. 44° WG. La moglie, Giunone, 4.
prese a rimorchio il marito, Giove, il mattino seguente, ed il 24 màrzo
arrivarono entrambi felicemente a Barbados.
Questo salvataggio fruttò grandi e meritati onori al capitano del piro-
scafo Jupiter, che abbandonato dal proprio equipaggio avea dato prova. di
un altissimo ‘sentimento di dovere, restandosene solo a bordo con un mac-
chinista e avendo costantemente rifiutato di trasferirsi sui piroscafi che
incontrava, fino a che non gli riuscì di portare il suo Jupiter a salva-
mento; ma non è improbabile che al suo salvataggio e alla frequenza con .
cui fu successivamente avvistato da parecchi piroscati che gli offrivano
soccorso, abbia. influito l' istituzione delle rotte fisse !.
»
x ©
Per coloro i quali sdegnano di seguire la rotta del 33° parallelo e che,
per recarsi da Gibilterra a New-York, prendono una rotta - lossodromica
diretta compresa fra le latitudini di quei due punti, diamo il riassunto
di due bellissime tavole di probabilità che il dott. Neumayer inserisce a
pag. 365-368 della citata opera: Segelhandbuch firm den Atlantischen
Ozean. Le tavole del Neumayer, di cui diamo un semplice esempio, son
basate su molte migliaia di osservazioni, estratte dai giornali delle navi
tedesche e olandesi ® e si estendono da 35° a 50°, per tutta la larghezza
dell'Atlantico, comprendendo, così, nna zona di quindici gradi, analizzata
di grado in grado, nella percentuale della probabilità dei venti dominanti,
classificati in sedici rombi della bussola, nonchè nella probabilità dei venti
d'una forza superiore a 8, e dei variabili e delle calme. Or da queste
tavole si rileva appunto che nella maggior parte dei casi, i venti domi-
nanti nella zona che ci preoccupa cioè quella di 35°-40°, provengono dai
quadranti occidentali e ciò deve persuadere i capitani delle navi da carico
che si recano ai porti americani ad adottare una rotta più meridionale.
Nel mese di ottobre prevalgono, è vero, i venti del primo quadrante,
ma al di là di 40° di longitudine W. è probabile ch'essi sieno anche più
forti al sud che al nord.
' Quando queste rotte fisse non erano ancora stabilite, il salvataggio era
certo più difficile. E’ celebre il caso del piroscafo Marsala che, partito da Pa-
lermo 1° 11 marzo 1880 si trovò a mezzo Oceano, privo di carbone, perchè es-
sendosi spinto ad alta latitudine, esaurì inutilmente la sua provvista di combu-
stibile nel lottare contro i temporali occidentali. Anch'esso doveite poggiaré alle
Bermude, con l’aiuto della velatura completa che teneva, e vi giunse dopo 67
giorni dalla partenza; ma in tutto questo periodo non fu visto e soccorso che
da un solo veliero. E’ vero, peraltro, che vent'anni fa l’oceano atlantico non era
frequentato da sì gran numero di navi che ora lo rendono il vero mediterraneo
del mondo moderno. .
* Resultate meteorologischer Beobachtungen von deutschen und holdndi-
schen Schiffen fiir Eingradfelder des Nordatlantischen Ozeans. 5
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